Il Punto @ 82

@82

 

Il Passato Prossimo

In un mondo dove il sensazionalismo è la regola, in stagione, la coerenza e la costanza degli Hornets sono state quasi noiose.

L’annata ha seguito la piega presa a inizio 2017 terminando come logica imponeva, poiché, nonostante un’altra buona stagione di Kemba e all’insperato aiuto ad alti livelli di Lamb dalla panchina (solita partenza con il botto per poi finire le ultime gare in sufficienza), poco altro ha spostato in positivo la stagione di Charlotte.

Howard ha vissuto una seconda giovinezza insidiando e superando talvolta le prestazioni di Kemba ma il contorno è stato il medesimo.

Coach Clifford non è riuscito a restituire un gioco alla squadra né tanto meno un aspetto mentale aggressivo per sopperire a qualche deficit tecnico.

Alla fine una squadra senza identità con giocatori eccessivamente pagati per le prestazioni offerte, hanno decretato il fallimento della stagione 2017/18.

Gli Hornets hanno chiuso con un record negativo di 36-46 (21-20 in casa e 15-26 fuori, 11-5 nella Southeast ma sono andati 22-30 nelle 52 partite giocate contro l’Est), il medesimo della stagione 2016/17…

In generale la squadra ha giocato meglio contro le squadre dell’Ovest, anche dando battaglia contro le più forti, mentre a Est si è sempre arresa in stagione a Boston, Cleveland, Toronto e anche Miami, la quale ha portato a suo favore la serie all-time tra i due nickname/brand delle franchigie, ma di questo tratteremo un’altra volta.

Decimi a Est dietro ai Pistons anticipando solamente le due newyorchesi, Chicago, Atlanta e Orlando.

 

 

Da quando ci siamo lasciati (Il Punto @ 68) il record è stato di 7-7 pur avendo qualche partita facile sulla carta poi lasciata sul campo ma si era realmente fuori dai PO almeno dalla sconfitta casalinga con i Nets in Game 66.

Per la terza volta su quattro anni i Calabroni in un Est non all’altezza dell’Ovest hanno fallito l’obiettivo playoffs scontentando Kemba, il quale si è lamentato della situazione.

A febbraio era saltato formalmente il GM R. Cho, qualche giorno fa anche l’head coach Clifford è stato messo alla porta dal nuovo GM Kupchak seguendo logica.

A fine regular season ha salutato anche Steve Martin, nato il 14 agosto del 1952 a Millinocket (Maine), storica voce degli Hornets, dagli albori a oggi è passato dalla radio alla TV per tornare al vecchio amore fino all’ultima partita a Indianapolis.

Si dedicherà di più alla moglie e alla figlia, peccato aver chiuso sì con una vittoria ma amaramente senza playoffs.

 

 

 

 

Il Futuro

 

Gli Hornets avrebbero già sondato l’ex fenomeno Jerry Stackhouse (seguito anche dai Magic), David Fizdale (ex vice di Warriors, Hawks e Heat e attuale head coach dei Grizzlies) classe 1974 che era dato per favorito, ultimamente anche I. Udoka (attualmente assistente agli Spurs che dovrebbe avere un colloquio a fine settimana), ma l’ipotesi più affascinante per noi che seguiamo il team dal bel paese, sarebbe l’ingaggio di Ettore Messina, attuale vice degli Spurs.

San Antonio ha accordato il permesso agli Hornets per un colloquio con l’allenatore catanese che dovrebbe avvenire a breve.

 

 

LONDON, ENGLAND – MAY 12: Ettore Messina, Head Coach of CSKA Moscow gestures during the Turkish Airlines EuroLeague Final Four game 3rd and 4th place between CSKA Moscow v FC Barcelona Regal at O2 Arena on May 12, 2013 in London, United Kingdom. (Photo by Luca Sgamellotti/EB via Getty Images)

 

 

L’allenatore siciliano ha lavorato in giallo-viola con Kupchak e la stima tra i due è reciproca.

Se andasse in porto la trattativa, Messina potrebbe diventare il primo allenatore non statunitense a orchestrare un team NBA, quindi da queste parti abbiamo una ragione in più per fare il tifo per lui che vanta una lunga carriera da coach in Europa e un palmares invidiabile 4 Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani, 6 russi con il CSKA Mosca, l’argento ai campionati europei 1997, ecc.).

Da San Antonio potrebbe portare l’idea di gioco mancata a Charlotte nell’ultimo anno e chissà che Leonard, ora lanciato verso altri lidi, possa seguire il suo vice.

Per fare ciò però Kupchak dovrà compiere il capolavoro di smantellare una parte della squadra che sta intasando il salary cap.

Vediamo la tabella con i costosi contratti dei colpevoli (segnati da un riquadro rosso) che purtroppo si dovrebbero protrarre per altri anni e qualcuno, segnato in verde, vanta anche una player option.

 

 

 

 

Il primo nome sulla lista è il francese Nic Batum, stagione tormentata da problemi fisici al gomito sin da subito ma resa calata drasticamente da due anni.

Il suo è un contratto da eliminare assolutamente se si vuol tentare di prendere un big free agent.

Anche MKG, Williams, Cody Zeller e Stone credo non siano più funzionali al progetto considerando costi e attuale roster.

Il grosso punto di domanda è come si muoverà o come potrà muoversi Kupchak in una situazione piuttosto bloccata.

Smantellare tutto, fatto cadere il primo tassello potrebbe essere semplice, oppure impossibile.

Di certo le cifre nel riquadro rosso (cinque contratti) pesano complessivamente sul monte salari per 66 milioni e 271 mila dollari, ben più della metà del salary cap consentito il prossimo anno proiettato per il 2018/19 a 101 milioni e a 108 milioni la stagione successiva (luxury tax a 123 e 131 milioni rispettivamente che incrementerebbe così il margine con il salary cap)…

L’idea Leonard potrebbe essere vincente per attrarre altri buoni giocatori.

Mantenendo Kemba (rinnovo del contratto più oneroso) e Howard, con qualche innesto giusto non arrivasse la pazza idea Leonard (un tiratore in SG o SF e una PF difensiva) potremmo già passare avanti a diverse squadre a Est, ma questo è fantabasket, fantastichiamo sulla scia del possibile arrivo di Messina (attrazihornets italiana?) al quale manca solo l’esperienza da Head Coach in NBA.

 

Walker passerà a un altro team oltre che la palla?
Penso che la maggior parte dei tifosi di Charlotte si auguri di rivederlo nel team presieduto da MJ ovviamente…

 

 

 

Statistiche di squadra e confronto singoli

 

Iniziamo da un dato non interessante a livello sportivo ma “totemo omoshiroi” (molto interessante per dirla alla giapponese) dal punto di vista del business.

Charlotte è arrivata solamente venticinquesima nelle presenze.

Lo Spectrum Center complessivamente ha ospitato in 41 gare 671404 spettatori, 16.375 di media.

I continui risultati deludenti della squadra e una città più imborghesita rispetto ai tempi del 1988 stanno determinando una classifica un po’ preoccupante da questo punto di vista.

 

Prima di passare all’insieme, facciamo una piccola digressione e vediamo quali dei giocatori targati Hornets sono entrati nei primi 20 posti nelle varie classifiche NBA dedicate.

 

 

 

 

La squadra ha dimostrato preoccupante fragilità nelle gare punto a punto.

 

 

L’istogramma che mostra sulla barra del tempo della regular season, gli scarti in vittorie (verde) e sconfitte (rosso).

 

 

Otto le partite perse dai quattro punti in giù contro le due vinte avendo a favore sempre il medesimo scarto dal punto ai quattro.

Non stiamo parlando di tutte le punto a punto che magari tra FT finali hanno finito per avere anche scarti di 5/6 punti o gare terminate all’OT, tuttavia questa statistica da l’idea dell’inconsistenza alchemica difensiva del team, uno dei punti cardine persi da Clifford che Kupchak dovrà tenere in considerazione per restituire un team vincente a Jordan.

Charlotte è stata sotto per gran parte della stagione, ma alla fine ha portato a favore il bilancio tra canestri segnati e subiti infilando 8874 punti (108,2 di media) subendone 8853 (108,0).

 

 

Le percentuali al tiro complessive della squadra a fine stagione divise per aree di tiro.

 

 

Questo fa sì che gli Hornets siano stati il decimo attacco in NBA ma solamente la 19^ difesa e questo conferma la mia visione negativa sulla parte difensiva anche se offensive e defensive rating sono pari a quota 107 e quindi ciò determina un net rating (la differenza tra i due rating) a zero.

Un’altra statistica interessante è che la stagione si è chiusa con un margine galattico tra FT tentati (2216) e fischiati contro (1494).

Il problema è che Howard e altri giocatori hanno iniziato male la stagione in lunetta chiudendo alla fine della stagione con il 74,7% di realizzazioni (24° posto) mentre gli avversari con il 79,5% ci hanno relegato in ultima posizione per quel che riguarda la percentuale di FT subiti.

Certamente a parte la “scelta” o l’esigenza del fallo o compiuta sul tiratore e il più esiguo numero di FT subiti a influenzare la statistica, non siamo stati nemmeno fortunatissimi…

La squadra comunque si è dimostrata poco “cattiva” compiendo solamente 17,2 falli a partita terminando al secondo posto tra le squadre più corrette dopo esser stata a lungo prima.

Gli avversari invece hanno fatto largo uso della possibilità d’interventi irregolari con 22,4 a partita (30° posto complessivo per le squadre che ci hanno affrontato).

La squadra di Clifford anche quest’anno ha proseguito il trend delle poche palle perse concesse agli avversari finendo terza, mentre a sia a rimbalzo difensivo sia in quello complessivo è arrivata quarta grazie a Howard che ha calamitato moltissimi rimbalzi.

Il 36,9% da tre punti ci issa all’ottavo posto finale ma Charlotte non è più quella dei vari Glen Rice, Dell Curry, Tony Delk, ecc… tutti tiratori mefitici e soprattutto dall’arco la difesa è parsa un colabrodo.

Gli avversari da oltre l’arco hanno fiondato a canestro il 37,5% dei palloni relegandoci in 27^ posizione e questo era uno dei problemi indicato a inizio anno nella mia personale analisi.

Una difficoltà da risolvere assolutamente vista l’evoluzione del gioco che contempla e offre una parte molto importante ai vari shooter da oltre l’arco.

Una componente che diventa fondamentale per aprire il gioco anche sotto canestro e diventa arma letale se concessa in massicce dosi.

Per chiudere il ciclo delle statistiche basilari c’è da notare le pessime statistiche nel tiro dal campo, negli assist (in parte però qui c’è da considerare qualche fallo che ha interrotto azioni che sarebbero potute esser chiuse con il passaggio decisivo) e nelle rubate.

A livello steal siamo solamente ventottesimi mentre negli assist e nel tiro dal campo (45,0%) ci siamo assestati al ventiquattresimo posto finale in entrambi i casi. Entrando a livello più avanzato possiamo vedere che il rapporto tra assist e turnover per gli Hornets è di 1,70, il che non è malaccio visto il nono posto in classifica anche se l’assist ratio, formula complicata (Assist Ratio Formula=(Assists)*100)/ [(Field Goal Attempts)+(Free Throw Attempts*0.44)+(Assists)+(Turnovers)] ci pone in ventisettesima posizione…

A livello di percentuale di rimbalzi difensiva non c’è miglior squadra di Charlotte che ha catturato l’80,7% dei rimbalzi.

Primo posto davanti ai Bulls con 80,6%…

Si scende al quinto posto con il 51% nella percentuale totale.

Anche nei TO in % Charlotte è prima (a pari merito con Dallas) pur giocando un basket abbastanza veloce.

La domanda è…

Un basket più veloce in era moderna garantisce migliori risultati?

Per avere una risposta seria basta scorrere la classifica.

Charlotte di piazza al nono posto con un ritmo di 100,53 ma se consideriamo che al primo posto c’è New Orleans, seguita da Phoenix (retaggio D’Antoniano?) e ancora i Lakers, Philadelphia, i Warriors, i Nets, i Clippers e gli Hawks prima dei Calabroni, beh… possiamo capire che tutto dipenda dalla qualità degli interpreti e un gioco più ragionato a volte si faccia preferire perché se la velocità porta indubbiamente più sorpresa/imprevedibilità, per lo spettacolo e i risultati dipende dalle circostanze.

Proseguendo, troviamo l’Opponent’s Effective Field Goal Percentage che da una dimensione della difesa non ottimale di Charlotte che ha subito il 53,2% in questa statistica (23° posto) mentre si peggiora di due posizioni guardando la statistica delle palle perse degli avversari.

Con 13,4 Charlotte mostra una difesa troppo statica, poco aggressiva e abile a indurre l’avversario alla palla persa.

Si migliora nettamente salendo al decimo posto nelle second chance con 13,2 punti a gara ma l’attacco è stato poco lampo con i fast break points fermi a 9,3 punti a sfida (28^ posizione).

Con 43,7 punti a partita nel pitturato Charlotte, nonostante Howard è clamorosamente ventesima… Nelle “negative”, Charlotte sale al terzo posto con 14,8 punti concessi dai turnover salendo al primo per canestri concessi da second chance (OPP 2ND PTS) con 10,6.

10,7 invece i fast break pts.

Concessi agli avversari (sesti sulle trenta squadre) mentre in area concediamo 45,2 punti di media precipitando in diciassettesima fila perché se Howard non riesce a intervenire su tutti i palloni per molteplici motivi, la panchina per buona parte di stagione, ha lasciato a desiderare ancor di più.

Con il 53,5% da due punti Charlotte è ventunesima nella statistica ma a medio raggio con 13,1 saliamo al tredicesimo posto. Importante è la componente liberi se pensiamo che in percentuale siamo primi in NBA con il 17,8%.

75,6% è il valore della 3FGM%AST, ovvero, la percentuale dei tiri da tre punti realizzati grazie all’assist, però dobbiamo pensare di essere solamente ventisettesimi in questa classifica, benché i Rockets siano ultimi con 68,9%.

Con il 24,4% Charlotte sale al quarto posto (Rockets con Harden e soci primi) nelle triple realizzate senza assist, ciò è dato dal fatto che Walker e soci spesso sfruttino i blocchi di Howard o del lungo per andare alla conclusione da tre punti senza costruire alcun tipo di schema che non sia l’avvantaggiarsi passando o colpendo da dietro uno schermo.

In generale nei tiri dal campo affondati Charlotte dimostra la stessa tendenza con la venticinquesima posizione nel gioco di squadra e la sesta nei pullup o azioni solitarie nelle quali spesso Lamb è stato maestro.

24,7 gli assist concessi agli avversari (26^) a dimostrazione di un team poco propenso a spender falli o comunque a reagire in maniera più forte nelle zone critiche, e questo ha determinato alla lunga sconfitte che avrebbero potuto tramutarsi in vittorie se l’atteggiamento fosse stato meno blando.

 

 

Le statistiche principali di squadra riassunte.

 

 

 

I reparti

Iniziamo ad analizzare ruolo per ruolo la stagione dei singoli degli Hornets in maniera rapida prima di passare alla vera e propria classifica.

PG

La buona salute di Walker ha permesso di non soffrire in regia, anche se più che parlare di regia classica qui stiamo parlando di un giocatore tutto fare che smista qualche assist ma soprattutto ama andare alla conclusione.

Non importa se da tre, in penetrazione o step back, lui ama fare centro.

Trascinatore della squadra, alle sue spalle purtroppo c’è il vuoto.

Il cambio di playmaker voluto da Cho non ha sortito benefici, anzi, ha peggiorato la situazione con le due PG di riserva in fondo alla classifica dei singolo.

Da quando Lin ha scelto di andare a “fare la crana” (per dirla come Crozza travestito da On. Razzi) a Brooklyn gli Hornets non hanno più avuto un ricambio di livello.

Clifford si è ostinato a far partire Monk come PG di riserva ma la cosa non è stata che un buon esercizio di ball handling e visione di gioco, purtroppo però in termini di risultati non è stata mossa intelligente affidare a un rookie un compito non (almeno ancora) nelle sue corde.

Paige, prodotto locale, ha giocato quasi tutta la stagione per gli Swarm giocando qualche raro spezzone di partita nel garbage time.

Non pare sicuramente un fenomeno ma con un salary cap intasato, firmarlo come terzo play stabile potrebbe essere una buona mossa a patto d’andare a prendere finalmente un ricambio di Walker consistente con il quale magari possa coesistere in alcuni momenti della gara per una small ball in casi estremi.

 

 

 

 

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SG

Qui variamo un po’ dalla posizione di guardia tiratrice ad ala, oscilliamo come swingman, comunque vado sul classico…

Nicolas Batum gioca da SG ma sarebbe stato meglio spostarlo in posizione d’ala piccola, forse avrebbe prodotto un gioco diverso.

Stagione nata male con un infortunio sembrato grave (poi rientrato) che ne ha minato l’integrità fisica, ha però dimostrato di non essere un tiratore costante che prende buone scelte.

Se Kupchak avesse offerte potrebbe girarlo a qualche team per liberare qualche milione di spazio visto il suo lauto contratto.

Lamb dietro di lui ha fatto la solita stagione con partenza sprint e finale in calando ma è stato superlativo per gran parte della stagione aiutando i titolari.

Una stagione da breakdown per Jeremy che vorrei riavere il prossimo anno anche perché non ha il contratto di Batum.

Monk ha patito la partenza da rookie, subito gettato nella mischia per qualche infortunio nel settore dove opera.

Come PG non bene, come tiratore nel finale di stagione si è ripreso da una partenza orrenda e anche se la difesa non è eccelsa, non è più quel buco (vedi stoppata a Chicago sul n° 0) d’inizio regular season.

 

 

 

 

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SF

Kidd-Gilchrist, il titolare, è lontano parente di quello vero.

Vuole aiutare ma finisce per farlo nella maniera sbagliata.

Ha serate d’attività e intensità ma spesso o finisce per perder l’uomo sui passaggi, sui blocchi e sul tiro alzare la mano sembra ormai più una resa al destino, nella speranza che il tiro non vada dentro. Meno atletico d’un tempo nonostante la giovane età, i problemi fisici sembrano averne minato l’atletismo anche se paradossalmente compensa con entrati e jumper, nettamente migliorato da inizio carriera. Bacon… per Dwayne vale il discorso di Monk.

Meno talento ma kg a disposizione per entrate e difesa divenuta più rapida.

In miglioramento da inizio stagione.

Graham da terza SF si attesta poco sotto la sufficienza ma per una terza linea ci può stare.

In fondo non è andato male, anche se come la maggior parte della panchina, raramente è riuscito a dare la spinta alla squadra, però non ha ovviamente avuto un minutaggio congruo.

 

 

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PF

Marvin Williams e lo stretch four. No… non è il titolo d’un libro, è l’incarnazione del gioco moderno secondo la quale il lungo deve saper tirare.

Marvin abbassando il minutaggio si è dedicato sporadicamente ai tentativi da fuori, specialmente in avvio di primo e terzo quarto le sue bombe, a segno o meno, sono state una presenza quasi costante, tuttavia sulla schiena ha un interruttore.

Quando si spegne Charlotte gioca senza PF titolare…

Dietro di lui Kaminsky, il quale non è ancora divenuto titolare perché ha l’etica professionale di un truffatore e una difesa più molle di un cioccolatino squagliato al sole di mezzogiorno all’equatore.

Ciò non è bene ma il suo stipendio basso potrebbe anche convincere la dirigenza a rinnovargli la fiducia nella speranza oltre che a mostrare iniziative interessanti in attacco, si appassioni anche alla difesa vera, non di presenza.

 

 

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C

Dwight Howard è stato l’innesto giusto.

Rimbalzi, stoppate… non forse un difensore eccellente dal punto di vista dell’esplosività ma tanta presenza.

Se dall’altra parte il centro non è in serata o all’altezza, Dwight con il suo fisico in attacco può prendere facilmente il sopravvento, grazie al suo fisico ma anche alle varie soluzioni tecniche in suo possesso.

Si passa dal rolling hook, alla virata con alley-oop o magari un piazzato, anche da non vicino, sia banker che direttamente in retina.

In quest’aspetto è migliorato molto.

Cody Zeller si è estromesso da una lotta per il ruolo di titolare comunque già persa in partenza giocando pochissimo, tormentato dai soliti problemi fisici.

Abbiamo patito finché è rimasto nel roster O’Bryant che assomiglia molto per certi versi nel gioco a Kaminsky (difesa troppo passiva e buon attacco), poi con l’arrivo di Hernangomez abbiamo colmato i minuti senza Howard sul parquet.

L’iberico potrebbe essere un prospetto interessante per il futuro.

Contratto basso, intelligente nei movimenti, usa molto le finte.

Credo che salvo rivoluzioni totali, potrebbe rimanere.

 

 

 

 

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Passiamo ora alla “Vostra Classifica”…

 

Escludendo i due two way contract, scesi in campo con il lanternino, ho chiesto agli amici del gruppo FB italiano riguardante i Calabroni che ne pensassero della stagione dei vari player impiegati da Clifford.

Grazie a chi ha speso del tempo per dire la sua.

Devo dire che per molti il voto è stato in linea con quello che le mie medie hanno assegnato.

Certamente la tendenza è stata la sonora bocciatura per chi avrebbe dovuto farci fare il salto di qualità e invece ci ha “traditi”.

Il più votato numericamente è stato Batum, il meno votato Stone.

Eccovi comunque la classifica:

01° K. Walker: 7,86

02° D. Howard: 7,42

03° J. Lamb: 6,59

04° Hernangomez: 6,23

05° T. Graham: 6,08

06° D. Bacon: 5,94

07° Kaminsky: 5,94

08° M. Monk: 5,83

09° C. Zeller: 5,46

10° M. Williams: 5,44

11° J. Stone: 5,35

12° J. O’Bryant: 5,19

13° Kidd-Gilchrist: 5,16

14° N. Batum: 4,75

15° Carter-Williams: 4,50

 

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Passiamo ora per terminare l’articolo alla mia classifica, quella basata su tutti i voti assegnati ai giocatori in ogni singola partita in stagione e relativa media finale…

 

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Classifica Singoli

 

1) K. Walker: 6,65  

SkyWalker è l’uomo della speranza.

La speranza di ribaltare un passato e un presente non troppo soddisfacente sfidando sé stessi e i padri della NBA.

L’uomo con più talento; velocità, ball handling, crossover e step back micidiali ne fanno il pericolo n°1 per le difese avversarie.

E’ calato un po’ da tre punti rispetto allo scorso anno quando era stato sopra il 40 per chiudere al 39,9%.

Quest’anno ha chiuso con il 38,4% che rimane comunque la sua seconda miglior prestazione complessiva d’annata da oltre l’arco.

Forse si è anche abusato anche troppo di questa soluzione prendendo il vantaggio e costruendo meno a livello di gioco.

Già entrato nel mirino di molti team che necessitano di una PG per migliorare il proprio roster, Kemba, da qui fino alla fine dell’estate, salvo nuovo contratto e rassicurazioni varie di MJ, sarà nell’occhio del ciclone, che, paradossalmente è la zona più tranquilla del vortice.

Al buon Kemba non è bastato roteare su se stesso come Taz o sdoppiarsi come Multiman, aggiungendo qualche serata da trascinatore, purtroppo intorno al piatto principale il contorno si è rivelato inadeguato tanto che, a record di punti all-time ottenuto, ha iniziato ad andare in vacanza anche se è riuscito a continuare ancora un po’ la serie di FT consecutivi realizzati (interrotta a Chicago dopo 53 FT consecutivi realizzati).

Prima era riuscito a battere il record di franchigia per triple realizzate in una sola partita con ben 10 massacrando Atlanta o i Grizzlies come in questo caso.

 

 

 

Con la sua minor partecipazione al gioco ha limitato la possibilità d’infortuni ma non mi è piaciuto molto l’atteggiamento poiché dal mio punto di vista avremmo dovuto cercare di portare a casa più partite possibile anche se l’obiettivo era sfumato.

Comprendo l’amarezza, condivisa passivamente dall’esterno ma continuare a perdere non aiuta, nemmeno in ottica lottery, visto il limbo di classifica nel quale si trovavano a fluttuare gli Hornets, dietro i Pistons e su per giù alla pari con i Lakers.

Sicuramente Kemba non è più un ragazzino e pare abbia espresso frustrazione nel guardare i playoffs quasi sempre da casa.

Il suo futuro quindi pare legato a un progetto serio di rebuilding del team che lo veda coinvolto.

Di certo con la franchigia dal cap intasatissimo il suo rinnovo a cifre superiori potrebbe non aiutare…

D’altro canto, pur guadagnando moltissimo per un comune mortale, il suo valore di mercato in NBA non è certamente sui 12 milioni attuali.

Considerando il livello, le sue pretese eventuali n questo contesto (nel dorato mondo NBA) sono legittime.

Un giocatore che generalmente salta poche partite all’anno, affidabile e integro nonostante un’operazione avvenuta durante la prima stagione dei nuovi Charlotte Hornets.

Vedremo dall’altra parte i pensieri della dirigenza.

Jordan a febbraio disse che Kemba non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star.

Sarà ancora dell’idea?

Personalmente se si dovesse cedere non mi dispiacerebbe proprio il nome che citò Jordan, ovvero Leonard, poiché Charlotte ha un bisogno disperato di gente che ci sappia fare in difesa, anche se indubbiamente poi bisognerebbe tornare a compensare l’attacco, magari cedendo altri pezzi in una multitrade ma qui rientriamo nella modalità fantabasket estivo…

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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2) D. Howard: 6,63  

Superman ha disputato una stagione di alto livello riuscendo anche a fare la differenza in alcune partite.

Ad esempio ha maltrattato i Nets più volte sino a raggiungere una doppia doppia da +30 (punti e rimbalzi), un fatto che perfino nella NBA è raro…

Ha dato una grossa mano alla vittoria su Golden State a Oakland e ha battuto anche il record di Larry Johnson per quel che riguarda le doppie doppie (punti/rimbalzi) in una singola stagione.

Non gli si poteva chiedere molto di più onestamente anche perché a 32 anni, sebbene sia ancora molto possente, l’atletismo ovviamente non è quello dei 20.

Una piccola critica gli si può muovere parlando di difesa a intermittenza dell’anello.

Delle volte, in base alla situazione di partenza rinuncia a provarci lasciando qualche spazio o varco, la cosa però la faceva in maniera molto più accentuata anche Al Jefferson, l’ultimo centro con pedigree che ha avuto Charlotte, tuttavia rimane uno dei migliori centri in stoppate e rimbalzi.

Qualche passaggio a vuoto in recenti partite ai liberi, ma in stagione, dopo una pessima falsa partenza è andato migliorando molto a gioco fermo tanto da indurre altri team a rinunciare a commettere il fallo sistematico.

Anche Dallas si è arresa dopo un 2/2 dalla lunetta del nostro centro.

Si parlava di una possibile cessione di Howard per motivi di ricostruzione, ma personalmente credo che una eventuale ricostruzione vada fatta intorno a Howard o mal che vada, attorno a un perno simile.

E’ vero che Dwight fagocita molti palloni (senza restituirne fuori tanti) e se non è in serata può essere controproducente tra tecnici, tiri dal campo e liberi storti, ma porta in dote stoppate, una miriade di rimbalzi, alta percentuale nelle realizzazioni dal campo, insomma… anche con i suoi difetti l’eventuale cessione potrei avallarla solamente nel caso di un sistema di gioco valido, efficace e differente dal presente con un centro che nel pitturato si faccia rispettare, altrimenti torneremmo ad avere un buco ancor più netto in mezzo al pitturato e problemi nelle realizzazioni allo stato attuale visto che i nostri esterni non si sono dimostrati sempre brillantissimi da oltre l’arco.

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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3) J. Lamb: 6,36  

L’Agnello è andato un po’ come al suo solito calando verso fine stagione, soprattutto difensivamente dal mio punto di vista (confermato dai dati difensivi), ma le prestazioni complessivamente sono rimaste di tutto rispetto.

Qualche tiro da selezionare meglio dovrebbe prenderlo ma Lamb è un assaltatore da floater, un tiratore (non uno sparatutto) che all’occorrenza sa prendersi la responsabilità del tiro per cercare d’aiutare la panchina comunque andrà a finire.

Aumentato il minutaggio, sono aumentati anche i punti, dai 9,7 dello scorso anno ai 12,9 a fine stagione 207/18.

Ha praticamente raddoppiato le rubate, anche se non sono consistenti ma anche i turnover purtroppo, con passaggi non sempre perfetti.

Da tre punti è migliorato molto con il 37% mai raggiunto in carriera (soprattutto dai lati) rispetto alla scadenti prestazione da oltre l’arco fornita lo scorso anno, ma anche rispetto alle annate precedenti, infatti, praticamente tutti gli analisti dicono che questa sia stata la miglior stagione di Lamb nella NBA e concordo con il giudizio.

L’atletismo è ad alti livelli, lo spirito d’iniziativa non manca, qualche volta dovrebbe essere meno wild ma ci ha regalato anche splendide giocate in slam dunk giocando in questa maniera.

Sarà una lunga estate calda nella quale nessun giocatore sarà al riparo da possibilità di trade, ma se dovesse continuare a lavorare seriamente per migliorare, dato che ha ancora 25 anni lo tratterrei, salvo possibili upgrade, magari da multitrade, ma prima di cederlo bisognerà pensarci bene.

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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4) G. Hernangomez: 6,20  

Partito male, ultimo alla tornata precedente de Il Punto, con sole tre presenze all’attivo, Willy, dopo un breve periodo d’apprendimento (? cosa avrà avuto da apprendere nella povertà degli schemi da lettura da Clifford, per non parlare di una difesa inesistente, non si sa) ha fatto vedere le cose che sa fare.

Un buon lavoro a rimbalzo, sotto canestro da ambo i lati del parquet è abile a catturare rimbalzi (forse dovrebbe cambiare stile su quelli offensivi dove a volte va per il tap-out o un po’ a vuoto) anche se il suo fisico muscoloso non avendo kg (108 kg X 211 cm) in più (modello Felicio “Gabibbo”), a volte può essere spostato.

Bravo nei movimenti con il piede perno, finte, ancora bisogna vederlo meglio presumibilmente nella sua veste di passatore poiché a Charlotte senza un vero gioco anche le sue statistiche (non alte essendo un centro) sono scese.

Non lo sto dipingendo come un fenomeno, anche perché a Charlotte ha mancato alcuni tiri da sotto se disturbato, ma è in grado di lottare ed eventualmente convertire in punti.

Sicuramente come un giocatore interessante che uscendo dalla panchina può colmare bene i minuti di vuoto lasciati da Howard.

Forse un suo altro piccolo limite attuale sono certi tipi di difesa, specialmente in uno contro uno. In certe circostanze mi è parso abboccare troppo a certi movimenti.

Mani comunque rapide in difesa a cercare la steal, alla fine comunque le sue cifre in punti e rimbalzi sono interessanti in rapporto ai minuti giocati.

 

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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5) N. Batum: 6,06  

Avete presente la ruota di pietra in Superfantozzi che attraversa tutte le epoche fino a divenire curioso e misterioso oggetto nel futuro?

Ok, quello metaforicamente è Nic Batum, giocatore sul quale abbiamo ampiamente scritto e dibattuto, dalla non partenza con la nazionale transalpina in estate all’infortunio al gomito, alla crisi sul campo dovuta al dolore, ecc…

Per lui è d’obbligo parlarne in chiave futura.

E’ quel pezzo (dal mio punto di vista) inutile, se non dannoso ma soprattutto dispendioso, che gli Hornets si trovano in casa.

E’ probabile che per rifirmare Kemba quest’estate uno, almeno, tra Howard e Batum venga messo presto sul mercato.

Se Batum si trova al quinto posto in classifica, avendo raddrizzato qualche cifra nel finale non è difficile intuire la pochezza del resto del roster (varie le motivazioni).

Sicuramente Batum ha dalla sua l’età.

Tre anni in meno rispetto a Dwight e uno skill set maggiore rispetto al monotematico centro. Tuttavia sul mercato, visto il trend, è sicuramente più appetibile Howard, anche perché, non dovesse più andare bene al potenziale acquirente, allo stato attuale delle cose, non avrebbe obbligo di tenerlo altri anni poiché il suo contratto con gli Hornets scade il prossimo anno.

Purtroppo le due ultime stagioni di Batum sono state deludenti e in calando.

Più che nei numeri, nelle prestazioni sul parquet.

Nicolas, giocando qualche minuto in meno ha accusato molto il colpo a livello di media punti realizzata, c’è da dire che ha raddrizzato i suoi numeri dal campo che più o meno sono in linea con quelli dello scorso anno, ma come molti altri giocatori di Charlotte, le sue night off (notti spente) con pessime percentuali dal campo e tiri falliti in momenti importanti (quando non scompare del tutto lasciando ad altri l’onere) non hanno aiutato Charlotte ad a fare il salto di qualità che gli era stato commissionato.

Sicuramente come collante negli ultimi tempi è tornato a distribuire assist in quantità, almeno Q.B… per il resto pare che il suo gioco non si adatti molto con Howard, servito qualche volta in alley-oop ma il francese sembra giocare su lampi improvvisi più che sulla continuità e comunque ha ragione lui, non è una PG come Clifford (che ha la mania di riadattare tutti, Monk compreso) vorrebbe.

Dal mio punto di vista la ricostruzione passa forzosamente per lui che, volendo potrebbe tornare più utile come ala piccola se MKG andasse via, ma mentre Kidd-Gilchrist acquisirà 13 milioni, Batum ne porterà a casa 24, ben 11 in più che potrebbero fare la differenza per la firma di Kemba e l’acquisizione di un giocatore discreto considerando anche di cedere eventuale contropartita magari non proprio selezionata ma con più mercato…

29 anni non sono molti, ma è tra i più anziani nello spogliatoio di Charlotte, cederlo potrebbe essere un obiettivo intelligente e prioritario, ovviamente la domanda è:

Chi lo vorrà o come potrà essere scaricato ?

 

 

 

 

Voto stagione in relazione allo stipendio: 4,5

Bocciato.

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6) M. Paige: 6  

Uno dei two-way contract che ha giocato pochissimo in stagione.

Con tre voti utili guadagna un po’ per caso la sesta piazza.

Sicuramente l’impatto avuto sulla stagione di Charlotte è stato nullo per lui che ha passato gran parte della stagione con gli Swarm a Greensboro giocando 46 partite finendo con 699 punti.

Il play di 183 cm per 74 kg ha giocato con i Tar Heels in North Carolina quindi è un beniamino del pubblico locale ma per rivederlo la prossima stagione dovremo aspettare le grandi manovre di Kupchak.

Potrebbe essere anche promosso come terzo play se le esigenze monetarie dovessero farsi sentire dopo (speriamo) l’eventuale rinnovo di Kemba e l’acquisizione di un secondo play valido che comunque gli chiuderebbe la porta in faccia salvo eventuali infortuni (ipotesi che non ci auguriamo).

Ha sparacchiato un po’ dal campo in alcuni scampoli di partita concessi alla panchina profonda da Clifford ma nelle partite con più minuti ha trovato la sufficienza, sebbene il suo valore sia tutto da dimostrare a 24 anni (è del 1993).

 

 

 

Voto stagione:

Da rivedere.

 

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7) M. Kidd-Gilchrist: 5,99  

Sono rimasto abbastanza sconcertato durante l’anno da alcune prestazioni altamente negative di MKG, un uomo al quale MJ e Clifford chiedono molto sacrificio.

Sarebbe, se fosse un calciatore, unitamente il mediano, lo stopper e a oggi anche un incursore centrale poiché, se Ligabue cantando “Una vita da mediano” indicava la fatica di questo tipo di giocatori che devono recuperar palloni, frenare gli assi avversari e portare acqua, al tiro è indubbiamente migliorato.

Non stilisticamente forse, a come efficacia.

Probabilmente il fatto di dover attaccare lo sfianca ancor di più dovendo spesso occuparsi dei totem offensivi avversari.

Ciò finisce per costituire, insieme al minor atletismo d’un tempo (dovuto all’infortunio) un giocatore molto meno decisivo rispetto un tempo.

Penso che Clifford se ne sia accorto dandogli minor minutaggio.

Prima della partita di Chicago aveva ben 4 minuti in meno concessi a partita (da 29 a 25).

Anche per lui vale in parte il discorso fatto per Marvin Williams sui black-out.

Iconica la partita a Washington quando nel terzo periodo la scelta di ripiegare tre volte verso l’area ha lasciato la possibilità a Beal di chiudere la gara con tre open 3 a segno in meno di due minuti. Abbastanza sconcertato tatticamente perché non sempre sono schermi o blocchi (legittimi) a fermare la sua azione difensiva sul tiratore ma posizionamenti o scelte di raddoppio piuttosto discutibili e lui avrebbe dovuto far la differenza sul perimetro, invece Charlotte ha incassato troppi canestri a causa di posizionamenti errati ma anche d’uscite lente da blocchi o atteggiamenti troppo passivi. Gode ancora di discreta fama forse ma a guardar bene le partite ci si accorge che non è più il vero MKG.

Avremmo bisogno d’un paio d’ali nuove per volare…

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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8) M. Williams: 5,97  

Sicuramente un elemento da eliminare dal roster.

Il mio giudizio potrà sembrare netto, tagliente e ingeneroso per certi versi verso un giocatore che per un attimo aveva occupato le più alte vette nel tiro da tre punti ma lo stretch four (concetto fisso degli Hornets negli ultimi anni) di Charlotte, pur avendo anche disputato indubbiamente alcune buone gare (coincise con alcune vittorie ottenute grazie anche al suo apporto), ha dei black-out clamorosi e molti dei palloni che gli vengono offerti sono passaggi per triple aperte.

Ovviamente un giocatore NBA con tanti anni d’esperienza e mano educata ne segnerà qualcuno essendosi specializzato offensivamente in questo nel corso degli ultimi anni.

Sceso a 39,5% da tre punti prima della gara contro i Bulls del tre aprile, ha abbassato il minutaggio e numero di conclusioni tentate ma non è salito ai livelli di FG% che aveva ad Atlanta.

Entrate a parte, non ha il killer instinct per uccidere la partita.

Poche volte ha vissuto serate eroiche (@ Detroit) e il suo atletismo è limitato, anche se quando ne ha voglia, con i piedi a terra, ginocchia piegate e sedere basso a difendere, non è semplice superarlo in palleggio, inoltre dimostra spesso buon senso della posizione, non male nelle spaziature, può aiutare andando anche talvolta in stoppata ma io credo che anche lui a Charlotte abbia fatto il suo tempo.

Anche per me che sono persona poco propensa a cambiare e si affeziona al “vecchio”, credo che Marvin giostrasse in un contesto non più compatto benché il suo riconosciuto ruolo di uomo spogliatoio sia rimasto intatto integralmente, il problema forse è che però almeno a livello di gioco la squadra si dimostrava disgregata e poco unita.

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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9) F. Kaminsky: 5,96  

E’ stato l’ultimo a essere recensito in classifica nonostante la posizione, questo perché Frank secondo me è caso emblematico per la franchigia di Charlotte e il suo limbo.

Se anche i cronisti di Atlanta si sono accorti che Frank non è un buon difensore, perché mai Clifford in diversi finali si è ostinato a schierarlo?

Sicuramente l’idea era di portare qualcosa in più all’attacco ma in realtà ha finito per peggiorare le cose.

Difensore verticale blando, in attacco ha trovato punti variando un po’ il suo gioco rispetto al recente passato nel quale interpretava il ruolo di stretch four in senso stretto limitandosi a provare triple.

Il suo contratto è basso, tanto vale dargli un’altra possibilità come ala grande di riserva per vedere se continuerà a creare entrate artistiche che portano punti e saprà migliorarsi nelle percentuali da oltre l’arco.

C’è da lavorare però veramente tanto in difesa altrimenti sarebbe un buco come lo è attualmente…

Nell’ultima uscita con 10/17 dal campo ha raggiunto a Indianapolis il suo season high ottenendo 24 punti ma in una partita resa facile dalle assenze altrui…

 

 

 

 

Voto stagione:

Rimandato a ottobre (con diverse materie da recuperare).

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10) T. Graham: 5,95  

Treveon è un po’ il classico soldatino che si fa trovare pronto all’occorrenza.

Coach S. Silas che l’ha diretto in campo in una elle sue migliori prestazioni dice che Graham è un grande “ascoltatore”.

“Ascolta durante le battute. Ascolta durante il tempo di pratica, durante i tiri di lancio, quando è al lato”, ha detto Silas.

“È un talento speciale, perché molti ragazzi non hanno lo stesso obiettivo.”

Il fatto di prestare attenzione alle indicazioni ma anche ai movimenti dei compagni di reparto lo pone in una condizione speciale che affascina i coach, anche se purtroppo è innegabile che manchi di un po’ d’atletismo ma soprattutto di talento.

Graham però porta con sé due buone doti che sono: una difesa migliore di molti elementi nel roster, anche se nullo alla stoppata, e una buona precisione nello sganciare triple con piedi a terra e spazio. In questo non esagera, prende i suoi tiri, limite e pregio al contempo, anche se nel caso propenderei più per la seconda se sai di non avere la stessa precisione in alte situazioni.

Gioca con criterio ed è coscienzioso, può smistare qualche assist o provare saltuariamente la penetrazione.

Ha aumentato il suo minutaggio anche se le sue cifre non fanno la differenza ed è rimasto ai margini per gran parte della stagione con Clifford a dare spazio spesso solamente a 9/10 giocatori.

Ha il contratto in scadenza che attualmente è appena superiore a 1,3 milioni.

Come terza SF si potrebbe mantenere stando su quella cifra su per giù, altrimenti, pur apprezzando la sua buona mano da fuori sugli scarichi (tripla della sicurezza contro Phoenix) , non mi strapperei i capelli dovessimo perderlo…

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

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11) C. Zeller: 5,94  

Zeller è rimasto fuori per tutta l’ultima parte della stagione.

Dall’otto marzo nella sconfitta casalinga contro Brooklyn non è più riuscito a giocare una partita, tornando ad avere problemi al ginocchio sinistro che l’avevano già frenato in stagione.

Da cinque anni a Charlotte, ovvero da sempre da quando è in NBA, tolto il primo anno da rookie come Bobcats dove ha partecipato a ogni singola partita, è sceso negli anni a un numero di gare sempre inferiore negli ultimi tre anni.

Dalle 73 2015/16, alle 62 dello scorso anno, mentre quest’anno è andato chiudendo la stagione a sole 33 gare, pur giocando meno (solo 19 minuti) a causa dello slittamento in panchina complice l’arrivo di Howard.

C’è da fare una riflessione seria su questo giocatore che statisticamente ha chiuso per me sulla sufficienza la stagione.

Migliorato in jumper, a causa della penuria di giocatori in panchina con i quali poter attuare con semplicità i suoi proverbiali pick and roll ha cambiato un po’ il modo di giocare, questo però non l’ha fermato del tutto.

Cody è riuscito comunque a far registrare 7,1 punti, 5,4 rimbalzi (secondo dietro a Howard in questa graduatoria) e 0,6 stoppate di media.

Cifre che per un centro part time che ha perso quasi nove minuti in campo rispetto allo scorso anno, non sono per niente male se le rapportiamo a quelle dello scorso anno (10,3 pt., 6,5 rimbalzi e 0,9 stoppate).

Come difensore forse è stato limitato da guai fisici.

Pur provandoci, mi è sembrato meno efficace e meno atletico che in passato.

Non un grandissimo tiratore di liberi, ha chiuso con il 71,8%, sempre meglio del 67,9% dello scorso anno.

Il fulcro del discorso è che caviglie e soprattutto ginocchia di Zeller destano un po’ di preoccupazione.

Una valutazione medica che si confronti anche con il peso di una nuova regular season e gli urti/impatti che potrà avere va fatta essendo un giocatore injury prone, inoltre il prossimo anno Cody guadagnerà 13,5 milioni, il che blocca, unitamente ad altri contratti il nostro salary cap.

Nel ruolo però potremmo essere coperti anche senza di lui se lanciassimo come centro di riserva Hernangomez, giocatore giocane dal basso costo che potrebbe lavorare bene sui minuti lasciati dal titolare Howard.

Mathiang sarebbe un degno terzo centro dal mio punto di vista.

Pur piacendomi molto per impegno e dedizione quindi, nello stato attuale delle cose, vi fossero richieste per Cody, penserei seriamente di lasciarlo partire poiché necessitiamo di liberare salary cap e coprire maggiormente altri ruoli che attualmente sono “scoperti”.

 

 

 

A livello di stagione:

Rimandato a ottobre.

Per il futuro: Cedibile.

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12) M. Monk: 5,90  

Stagione partita in salita per il rookie che si credeva essere nettamente più preparato.

In realtà la NBA è un’altra cosa e il suo fisico, ma soprattutto i suoi tempi di gioco, non gli permisero d’inserirsi immediatamente in un contesto già collaudato pur avendo avuto numerose occasioni a inizio anno con minutaggio importante in virtù di alcune assenze (vedi Batum o MCW).

Purtroppo Clifford si è intestardito nel volerlo far giocare come PG, cosa che attualmente il buon Malik non è ed è un ruolo che non svolge con successo.

Questo ha creato per un periodo l’alternanza Monk/MCW e dire chi abbia fatto peggio come regista è ardua…

Troppe palle perse e ingenuità oltre che una difesa troppo lenta e approssimativa anche per colpa dell’apprendimento degli schemi non immediati ma per ognuno ci vuole il giusto tempo.

I suoi plus/minus erano tremendi e lentamente è scomparso dai radar per occupare la panchina profonda.

Con il venir meno delle ambizioni di Charlotte riguardo i playoffs e con l’infortunio a MCW, è rispuntato il n°1 che inizialmente ha giocato sulla sufficienza, per trovare buone partite, culminate in quel di Chicago con 21 punti, esplosi nel secondo tempo in larga parte con triple e una dunk da highlights vera.

Se non esagera e trova la mano come shooter capendo i tempi di gioco può diventare ciò che auspicavamo.

Un tiratore letale (fatto “in casa”) che tanto è mancato a Charlotte.

Nelle serate di luna storta di Williams, Walker, Kaminsky e altri tiratori da oltre l’arco , avere un tiratore affidabile può fare la differenza tra una W e una L.

 

 

 

Sommate la falsa partenza e la rinascita, se devo dare un giudizio complessivo alla stagione, considerandolo come rookie sarebbe:

Rimandato a ottobre (da tenere nel roster).

 

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13) D. Bacon: 5,87  

Dwayne non è Dwayne, o meglio… non è Wade, così come lo aveva presentato Rich Cho in estate sbagliando clamorosamente in conferenza stampa strappando un sorriso tra l’imbarazzato e il divertito del buon “Pancetta”.

Imbarazzato anche perché tutti i riflettori puntavano su Monk, mentre per il second round pick il futuro era più nebuloso.

C’era da guadagnarsi un posto in squadra.

La sua stagione è andata un po’ in parallelo con quella di Monk. Questo fa pensare anche all’inserimento dei rookie in un contesto di squadra che evidentemente li ha fatti maturare poco per volta.

Sicuramente il suo impatto, così come quello di Monk, sono stati trascurabili per le sorti del team, soprattutto se spalmati lungo tutta la stagione, tuttavia nell’ultima fase dell’annata è andato migliorando.

Dopo la vittoria contro Memphis, coach Clifford ha dichiarato:

“Ha la possibilità di essere uno starter”, precisando:

“Sto parlando di uno starter con cui puoi vincere.”

Ora… non ho le competenze tecniche di Clifford e la visione del giocatore tutti i giorni durante gli allenamenti per poterlo dire, di certo Dwayne ha migliorato molto il tiro, mostrando sempre un atletismo invidiabile grazie a balzi altissimi spiccati per la sospensione senza che questi incidano sulla sorte del tiro.

“Ha lavorato duramente con (assistenti) Bruce (Kreutzer) e Pat Delaney. Il suo livello di abilità da settembre è migliorato drasticamente “, ha detto Clifford.

Ai Seminoles, infatti, sotto la guida del coach nato a Gastonia James Leonard Hamilton (coach difensivo), Bacon ha iniziato a sviluppare la sua caratteristica veloce difesa nei movimenti, nonostante pesi 100kg distribuiti su 198 cm.

Contro i Nets ha fatto una buona partita nella nostra vittoria in rimonta, contro Memphis anche, peccato che la maledizione di Washington (c’è sempre qualcuno destinato a farsi male tra le nostre fila) abbia colpito ancora.

Su un atterraggio dopo un tentativo d’entrata, una piccola distorsione alla caviglia destra l’ha tolto di mezzo.

Stava lavorando sodo, andando in palestra anche una domenica mattina di riposo per tutti dopo il rientro dalla vittoria a Dallas.

“Mi sento a mio agio, davvero a mio agio. Mi sento come se stessi facendo ancora i miei errori, ma sto migliorando ogni giorno “, ha detto Bacon giovedì.

“Sparare”, ha detto Bacon su quello che sarà il suo prossimo obiettivo.

“Mi dicono di continuare a sparare, e lo faccio ogni giorno.”

Prima della sfida con i Magic Bacon infatti tirava, complice il pessimo avvio, con il 37,5% dal campo e con il 25,6% da tre punti.

In questo deve migliorare e lo sta lentamente facendo.

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

 

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14) J. O’Bryant III: 5,82  

Ormai fuori da un pezzo dal roster degli Hornets, tagliato anche dai Knicks immediatamente, credo rimarrà fuori dal futuro dei Calabroni senza troppi ripensamenti.

Difficile sia un cavallo di ritorno poiché, pur avendo un soft turnaround con il quale infilava spesso solo il cotone in maniera abbastanza sorprendente, mancava totalmente d’atletismo, cosa che vanificava le possibilità derivanti dal suo fisico, compresa l’altezza.

Nello scambio tra J.O.B. (più due future second round pick) e Willy, al momento (salvo scelte oculatissime dei Knicks) vi hanno guadagnato sicuramente i Calabroni che hanno portato a casa un giocatore di prospettiva futura interessante e utile.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato (anche da Cho).

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15) M. Carter-Williams: 5,80  

MCW non ha più giocato nelle ultime 14 partite prese in considerazione per infortunio.

52 totali, due volte è partito in quintetto.

Anche se era migliorato leggermente (non che ci volesse molto dal disastro iniziale), il giudizio negativo, avallato da cifre da basso playground, permane.

La decisione, unita all’esigenza di uno stipendio basso, di andare a pendere un giocatore con cifre al ribasso da anni e che ai Bulls aveva lasciato più di qualche perplessità si è dimostrato un azzardo che gli Hornets hanno pagato a caro prezzo non avendo un degno sostituto di Walker nel ruolo di playmaker.

Tiri liberi falliti, palle perse banalmente e layup mancati clamorosi compongono la galleria degli orrori della sua stagione.

Mi stupirei e non poco di rivederlo in divisa Hornets, anche perché il suo contratto (di un solo anno) è terminato e un nuovo GM si appresta a prendere il posto di R. Cho.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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16) J. Stone: 5,75  

A parte la faccia simpatica Julyan è stato poco Rolling Stone.

Più che altro l’ex Venezia ha occupato la panchina per quasi tutta la stagione giocando un pochino a fine anno, palesando però evidenti limiti.

Prova poco il tiro e fatica un po’ nella costruzione del gioco.

La pressione difensiva è sufficiente ma non sopperisce alla mancanza d’offesa.

Delle due triple tentate a Chicago la prima si schianta sul plexiglass ricadendo involontariamente dentro, sulla seconda la cometa scagliata dall’angolo destro sfiora solamente il ferro che si salva dalla rovina di un tiro con poca parabola, discendente come le sue prestazioni.

Ampiamente marginale, ha un contratto ancora per il prossimo anno a poco più di 1,6 milioni ma se si potesse promuovere Paige come terza PG cedendo Stone, risparmieremmo qualcosa, tanto, anche in caso d’assenza della seconda PG per infortunio potrebbe giocare benissimo Monk (pur non essendo il suo ruolo) senza far rimpiangere Stone.

 

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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Fuori Classifica

M. Mathiang (Two Way Contract)  

Valutiamo qui l’altro giocatore del TWC parcheggiato ai Greensboro Swarm, ovvero Mangok Mathiang in panchina contro i Grizzlies (unico voto 6,5), sceso sul parquet nell’ultimo quarto oltre a rarissimi minuti in altre partite.

Si potrebbe scrivere che, attualmente, allo stato delle cose, Mathiang potrebbe benissimo venire a fare il terzo centro in una situazione contrattuale complessiva al limite.

Non mi era dispiaciuto in preseason nei pochi minuti giocati.

Non è agilissimo nei movimenti ma garantisce rimbalzi e sa muoversi per mandare a bersaglio tiri e schiacciate ravvicinate.

 

 

 

 

Se si vuol risparmiare in terza battuta il profilo fa al caso.

 

 

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Le tabelle per ripercorrere i voti dei singoli in ogni partita giocata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La media finale seguendo le tabelle soprastanti.

 

 

 

I Coach

Rapidissima disamina sugli allenatori.

Steve Clifford,

 

 

abbiamo già detto, perso spogliatoio e gioco, in stagione ha avuto anche problemi di salute che l’hanno tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, tanto da saltare 21 partite gestite sa Stephen Silas,

 

 

Stephen Silas (a sx) con il padre Paul Silas, anch’esso ha allenato gli Hornets a più riprese per diversi anni (anche a New Orleans) sino al rientro come sfortunato capo allenatore ai Bobcats.

 

 

suo assistente.

Al suo posto il figlio d’arte subentrante Silas ha ottenuto un record di 9-12 con una personale media voto di 6,11.

La squadra sotto la sua egida è riuscita comunque a vincere contro forti squadre dell’Ovest (GSW, OKC e Utah).

La squadra sembrava più pimpante e in ripresa a cavallo fra l’anno vecchio e il nuovo ma in realtà l’assistente di Clifford ha cambiato poco riguardo a gerarchie e rotazioni rispetto alla gestione dell’head coach titolare, tanto da sembrare quasi telecomandato da casa.

Steve invece ha finito ancor peggio assistendo a delle partite in cui i suoi ragazzi non sembravano avere un “anima sportiva”, nonostante lui provasse a infondere tranquillità e fiducia.

Qualche errore è stato fatto e ciò che MJ ha rimandato lo scorso anno è accaduto inevitabilmente, cioè la rimozione di head coach e allenatore, ma dato che i colpevoli si trovano anche sul parquet, se non soprattutto sul parquet, speriamo si assistere finalmente a un cambio mirato ma epocale del roster.

Per Clifford (media voto stagione 5,89) oggi pare ci sia un interessamento di Phoenix.

Auguri a lui ma soprattutto ai nuovi Hornets per un futuro più brillante e soddisfacente.

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Per terminare, come nelle puntate di NBA Action, non poteva mancare la (mia) personale classifica sulle migliori giocate della stagione, estesa a 25 azioni.

Buon divertimento!

 

Il Punto @ 68

Premessa a lungo termine
 
Game Over.
Il canto del cigno degli Hornets 2.0 è stato emesso allo Spectrum Center contro i Brooklyn Nets in Game 66.
Partita da vincere assolutamente lasciata dall’inizio alla fine nelle mani dei Nets che non hanno trovato valida opposizione nella blanda difesa della squadra di Clifford.
Se a un paio de “Il Punto” fa eravamo dodicesimi, oggi siamo decimi grazie al fatto che New York senza Porzingis ha mollato la presa, così come Chicago che ha scambiato Mirotic (spedendolo ai Pelicans) che stava facendo un’ottima stagione dal suo rientro.
La classifica dice 29 vittorie e 39 sconfitte.

La classifica completa a Est al 15 marzo 2018.

Siamo riusciti, durante queste 17 partite prese in considerazione, a ottenere una striscia di 5 vittorie, purtroppo sono seguite altrettante sconfitte che (a mio giudizio) ci hanno ormai estromesso dai playoffs, soprattutto perché la squadra è peggiorata difensivamente mostrando vecchi difetti come le mancate o pigre chiusure sui tiratori avversari da oltre l’arco che hanno peggiorato la nostra posizione in classifica nelle triple subite.
Gli avversari da questo punto di vista ci rispettano poco, tirano molto contro Charlotte, passando al largo magari da un centro come Howard.
In estate il nuovo GM avrà un bel da fare per cercare di smantellare la squadra e piazzare giocatori che se dovessero rimanere ci farebbero assistere a un altra deprimente stagione.
Walker, Howard, Lamb sono stati gli elementi positivi di questa stagione.
Pochi altri comprimari si sono affacciati ma gran parte del team ha disputato una stagione insufficiente e non sarebbe il caso di riconfermare tali giocatori nell’anno che ospiterà l’All-Star Game.
Dal mio punto di vista serve una guardia tiratrice affidabile e un paio di ali che volino a chiudere gli spazi, il problema sarà disfarsi della paccottiglia, ammesso che a Charlotte, l’abbiano riconosciuta…
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
Charlotte si presentava a Phoenix per gara 52 crollando sul -21 nel terzo quarto ma finendo incredibilmente per vincere 115-110.
Non un unicum in questa stagione, ma quasi…
La Miles High City non era invece terra di conquista.
Le vette della città per i mortali Hornets assomigliavano all’Olimpo degli dei greci e il back to back non aiutava. Arrivava così una sconfitta mentre Cho decideva di scambiare O’Bryant e due seconde future scelte per Willy Hernangomez.
Lo spostamento sulla Pacific Coast a nord non era semplice perché ci attendevano i Trail Blazers, squadra che sta facendo bene aldilà delle previsioni (10 W consecutive attualmente).
Charlotte riusciva a trascinare all’OT la partita ma non sfruttava l’inerzia uscendo sconfitta 103-109.
Il road tour proseguiva con la tappa e Est a Salt Lake City. Un’ulteriore sconfitta e il parziale si spostava sull’1-3.
A poco serviva il rientro tra le mura amiche se l’avversaria in gara 56 si chiamava Toronto.
Sconfitta netta senza appello chiusa sul 103-123.
A bloccare la striscia di L, arrivava il 14 febbraio una vittoria a Orlando (104-102) nella giornata di San Valentino, la quale chiudeva per noi il lungo ciclo delle partite pre All-Star Game.
Accadeva durante il break che il GM Cho chiedesse certezze per il suo futuro ricevendo invece una risposta negativa. Lasciato quindi l’incarico con il solo arrivo di Hernangomez (non spostava), Charlotte tornava a casa per surclassare i Nets con un’ottima prestazione di Howard.
La trasferta a Washington indicava la sofferenza dei Wizards nei nostri confronti.
Terza partita con altrettante vittorie per la squadra di Clifford che mostrava un gioco brilante per chiudere 122-105 nella capitale.
Game 60 era uno spareggio per il diritto di sfidare Heat e Bucks nella lotta ai playoffs.
Il vantaggio era che si sarebbe giocato in casa e sul’1-1 nell’head to head stagionale tra le due squadre, era anche quindi partita spareggio in caso di classifica avulsa.
La vittoria netta degli Hornets lanciava il team di Clifford verso la quinta vittoria consecutiva per battere per la prima volta in stagione i Bulls.
118-103 il risultato finale prima di tre difficili trasferte.
A Boston, Philadelphia e Toronto non si raccoglieva nulla con la partita disputata in Canada come migliore delle gare disputate.
Poco male, c’era ancora tempo per risalire, a patto di vincere le tre gare casalinghe che avrebbero fatto in qualche modo da contraltare alle tre L esterne, invece contro i 76ers e i Nets la situazione peggiorava ulteriormente, specialmente a livello difensivo dove la squadra si dimostrava inabile nel fermare le azioni avversarie.
Clamorosamente ciò che avrebbe dovuto essere il punto di forza del team scompariva.
Nessun campo magnetico, nessuna barriera per fermare i primi 6 tiri da oltre l’arco di Crabbe dei Nets che con il suo 6/6 spingeva i Nets alla clamorosa vittoria sul campo di Charlotte.
Quinta sconfitta consecutiva in previsione della gara interna con Phoenix che valeva solo per le statistiche.
A New Orleans, nel derby “degli ultimi spostamenti” il risultato era scontato anche se gli Hornets tenevano sino alla fine ma Williams e qualche altro giocatore in pessima forma non ci davano quella spinta in più necessaria per vincere.
Il Game Over decretato da ciò che era stato mostrato dal team era ormai certificato.
 
Prossime partite
 
Come scritto nell’ultima rubrica di raccordo dei pezzi, gli Hornets non offrono garanzie e i giochi avrebbero potuto esse già fatti a meno di un mese dalla fine.
Così è stato, comunque, evitando di scrivere tutte le partite una ad una, troverete il calendario delle quattro squadre che, almeno matematicamente, si contendono un posto playoffs.
In verde le partite considerate facili, aumentando il grado di difficoltà troverete quelle con lo sfondo giallo, poi arancio, infine rosso.

Nonostante un calendario non semplice i Bucks dovrebbero conservare l’ottava posizione mentre gli Heat sembrano “agevolati” dalle gare rimanenti. Gli Hornets hanno il calendario più facile rispetto a Bucks e Pistons ma troppe partite di ritardo su Milwaukee.

 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Come nell’ultimo pezzo porremo l’accento su qualche statistica di squadra.
 
Il parziale delle ultime 17 gare è stato negativo (7-10).
Inutile quindi sperare nella post season, anche se da calendario avremo diverse occasioni contro squadre che rimarranno sotto i .500.
Con 7273 pt. Charlotte è all’undicesimo posto (107,0 di media) mentre la percentuale da 3 punti di 36,6 non sposta la posizione in classifica tra le trenta franchigie.
Siamo ventesimi con 43,5 pt. di media nel pitturato nonostante Howard.
Uno spreco il primo posto nei FT guadagnati con il 28° nei realizzati…
Qui sotto invece abbiamo un po’ di statistiche confrontate con quelle che presi dopo gara 51…
Queste invece sono le attuali statistiche di squadra prese da Basketball Reference:
 Le zone calde e fredde dalle quali Charlotte tira…
Prima di passare alla classifica dei singoli, ecco un po’ di giocatori a confronto divisi per ruolo, partendo dalla posizione di playmaker.
 
 
 
 
Classifica Giocatori
 
 
15° G. Hernangómez: 5,16
 
Subentrato a Johnny O’Bryant l’ex Knicks è andato ad affollare un reparto lunghi già coperto.
Ultima mossa di Cho prima d’eclissare la sua operatività, lo scambio potrebbe essere un tentativo d’acquisire un talento sottovalutato al momento per il futuro.
Sicuramente “Willy” mette in campo fisico e IQ cestistico, buona visione verso i compagni.
Lo spagnolo, ex compagno di Porzingis, porta un po’ di scuola europea nella NBA, ma se le lamentele per aver perso spazio ai Knicks erano fondate, agli Hornets è ancora più chiuso poiché Howard fagocita i minuti principali, mentre Zeller e all’occorrenza Kaminsky sono i prescelti per sostituire il C titolare quando va a sedersi in panchina.
Zeller, con qualche problema fisico, gli ha regalato qualche minuto in tre partite, non sfruttate benissimo…
Per il resto una serie di pochi minuti nel garbage time che servono solo a fargli annusare il parquet.
Sicuramente deve ambientarsi (Clifford vuole che impari il sistema di gioco prima di utilizzarlo con più frequenza) e farà meglio dello 0/4 ai liberi contro Boston, ma il problema è trovar spazio.
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14° M. Monk: 5,71
 
Malik in questo periodo ha avuto un incidente d’auto dalle parti di casa sua, è tornato senza eccessivi traumi in panchina per uscirne con più minuti ultimamente “grazie” all’infortunio di Michael Carter-Williams.
Gioca da PG, ma anche spesso da SG visto che tra pullup e scarichi per lui non lesina tiri provandoci senza paura.
La mano è da affinare pur essendo un tiratore naturale e nelle ultime partite qualche morbido tiro solo cotone si è visto, anche mostrando un taglio dei tempi di caricamento importante nella NBA.
Un pochino meglio nella difesa personale, tatticamente ancora un po’ girovaga, sta ancora imparando e il fatto di giocare più minuti l’aiuterà.
Visto chi sta sostituendo, difficile lo faccia rimpiangere, inoltre c’è da dar continuità alle ultime discrete uscite.

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13° J. Stone: 5,75
 
Abbassa un pochino la media nell’unica partita (dal mio punto di vista) seriamente valutabile disputata tra le ultime 17 dall’ex Venezia.
La partita è quella contro Boston dove la panchina ha avuto ampio spazio.
Praticamente era divenuto il quarto play e dietro a un mostro sacro come Kemba c’erano anche MCW (ora out) e Monk che ha preso spazio.
Difficile possa lasciare il segno, anche volendo…
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12° D. Bacon: 5,78
 
Bacon, come Hernangómez, ha collezionato parecchi s.v., per minutaggi risicatissimi nei garbage time.
Le sue due uscite più consistenti contro Boston e Toronto sono state apprezzabili.
Spero sia in netto miglioramento essendo un rookie.
Anche le esperienza agli Swarm l’hanno aiutato a riprendere fiducia e confidenza con il parquet, abbandonato con gli Hornets a inizio stagione.
C’è da capire quando e se Clifford inizierà a far giocare i rookie e i panchinari.
A dire dell’allenatore, solo quando eventualmente saremo vicini all’eliminazione matematica.
Qualche nostra vittoria quindi potrebbe protrarre il momento di minutaggi più consistenti anche per la nostra “Pancetta”…
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11° M. Carter-Williams: 5,80
 
Stagione finita per Michael Carter-Williams che a 4:05 del secondo quarto contro Toronto si è infortunato.
Visto dal Dottor Marc Cook di Novant Healt il risultato è stato un posterior labral tear in left shoulder che dovrebbe tradursi come una lacerazione antero-posteriore del labbro (glenoideo) superiore (quella che chiamano anche SLAP oltreoceano).
Il problema per MCW è che la trattenuta con il braccio flesso ai suoi danni gli costerà oltre al dolore, anche tutta la parte rimanente della stagione.
I suoi 2,7 milioni (non molti) potrebbero essere reinvestiti il prossimo anno dagli Hornets visto che MCW era stato firmato solamente per un anno e come potete vedere, non è esattamente nelle posizioni di testa della classifica.
Come ho già avuto modo di scrivere, la sua non è certamente stata una stagione positiva.
Il ruolo di vice Kemba quindi sarà ancora vacante dal dopo Lin.
Lui si è adattato spesso con aggressività, se non veemenza e furore qualche volta in difesa seguendo le direttive di Clifford con risultati altalenanti anche se al coach sembrerebbe esser stato utile per la sua altezza e la sua pressione sulla palla.
Purtroppo è spesso venuto a mancare in attacco dove ha sbagliato per buona parte della stagione diversi tiri semplici e layup.
L’elbow jumper non è confidente con la retina e le percentuali dal campo, pur alzate da qualche buona prestazione recente (più layup sinceramente) sono rimaste ai margini dell’accettabilità per un giocatore NBA.
Per l’ex Phila, Milwaukee e Chicago quindi questo sarà il suo giudizio definitivo, purtroppo negativo poiché non è riuscito a dare profondità dalla panchina.
Il rischio di cui scrivevo questa estate si è rivelato tale, un azzardo che non è stato premiato aldilà delle intenzioni positive del giocatore di rilanciarsi.
In estate aveva già avuto problemi ricorrendo a una terapia al plasma ricca di piastrine effettuata su entrambe le ginocchia per alleviare un dolore che gli ha fatto perdere le prime nove partite della stagione regolare.
Un player che avrà per la prossima estate un’incognita in più, quella dell’operazione alla spalla.
Apparso in 52 partite ha chiuso con 16,1 minuti a partita con 4,6 punti e 2,2 assist di media.
Dal campo chiude con il 33,2% che scende al 23,7% da due punti.
La quasi unica nota positiva sono stati i FT, percentuale che è aumentata sino all’82%, cifra mai raggiunta in carriera da MCW.
Qualcuno ha creato questa compilation degli orrori dell’anno di MCW. C’è da dire che qualche contatto sporco meritevole di fischio su qualche azione c’è, però avrebbe potuto in linea di massima fare meglio… Prendiamola a ridere, anche perché il povero Clifford non l’ha presa bene sul momento, un po’ come tutti noi…

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10° J. O’Bryant III: 5,82
 
Se suddividessimo la classifica dei singoli in tre parti, lui sarebbe l’ultimo del blocco centrale.
Da qui si nota la miseria per quel che riguarda la qualità che coach Clifford ha avuto a disposizione in panchina.
Con 9/10 giocatori in rotazione regolarmente a partita, il coach ha attinto in situazioni d’emergenza al terzo giocatore nella gerarchia del ruolo.
Nel suo caso l’infortunio di Zeller ha spalancato le poere a J.O.B. Che l’ultimo voto l’ha preso in gara 50.
La toccata e fuga contro Denver non è stata sufficiente per modificare un voto complessivo che è rimasto invariato. Bocciato da Cho, è stato sacrificato nello scambio con Willy Hernangomez più due future scelte al secondo giro pro Knicks.
Chiude l’annata con Charlotte a 10,5 minuti a gara e 4,8 punti a partita. Cattura in media 2,6 rimbalzi e mostra buona mano dalla lunetta con l’84%.
Purtroppo avendo già descritto il suo non atletismo, non ci si poteva aspettare un giocatore come Howard, estemporaneamente pronto a fermare in stoppata i tentativi di tiro degli avversari.
Difesa fisica ma passiva che infatti l’ha visto chiudere con un irrilevante 0,2 nella casella stoppate, stessa cifra delle steal. Simpatia eventuale a parte, non ne sentiremo la mancanza. Al momento girano Zeller, Kaminsky e Hernangomez, tutti lunghi sui quali il nuovo GM dovrà fare una riflessione per la prossima stagione in accordo con l’allenatore.
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9° M. Williams: 5,92
 
Dall’ex Johnny a Marvin passano ben 10 centesimi di punto. Uno stacco netto ma rimanendo su prestazioni di basso livello complessivo.
Williams nelle ultime 17 giornate ha giocato 15 partite (saltate le prime due prese in considerazione per una distorsione alla caviglia) nelle quali ha sparato dal campo con un 43/113 (38,0%) con più della metà dei tiri tentati che sono stati da tre punti (23/66 per un 34,8%).
Si capisce anche da qui come mai Charlotte non sia tra i top team a Est.
L’ala grande titolare (si stima abbia passato il 97% del tempo in PF e circa il 3% in SF), anche se usata spesso per colpire con punti di rottura che paiono annunciati (spesso molti dei tentativi avvengono in avvio di primo e terzo quarto, gli altri ovviamente sugli sviluppi del gioco), nelle ultime 10 partite ha segnato per ben tre volte solamente due punti a partita.
E’ salito nelle ultime 15 apparizioni sette volte in doppia cifra, ma se dovessimo alzare un po’ il tiro ci accorgeremmo che è arrivato a toccare i 15 punti in due sole circostanze (a Washington e in casa contro Phoenix nella penultima partita, gara nella quale ha messo a segno 16 punti).
Segna 9,2 punti di media a partita con cifre che rimangono discrete (41,0% da tre punti e 45,3% dal campo) ma che da sole non dicono tutto.
4,8 rimbalzi di media, 0,4 nelle stoppate, il suo defensive win shares è calato dal 2,6 dello scorso anno all’1,5 di quest’anno.
Il suo plus/minus sui 100 possessi è di +1,1.
Apprezzabile la sua onestà in un discorso di qualche giorno fa avuto con Bonnell:
“E ‘stato difficile. Non è mai stato così da queste parti. Ricordo che, anche tornando al mio primo anno qui (la stagione da 33-48 nel 2014/15), non eravamo molto bravi ma eravamo ancora in competizione, si difendeva.
Non eravamo i più talentuosi, ma abbiamo giocato duro. Non abbiamo giocato solo per noi stessi, abbiamo giocato l’uno per l’altro e per l’allenatore.
In questo momento, non stiamo facendo lo sforzo che dovremmo profondere”.
Un giocatore che avrà, oltre a quello in corso, altri due anni di contratto a salire.
Poco più di 14 milioni l’anno prossimo e oltre i 15 tra due anni, quando potrà esercitare eventualmente (fosse ancora a Charlotte) la player option.
Ai nastri di partenza della prossima stagione avrà 32 anni e anche se in stagione su 68 partite ne ha saltate solamente 4 dimostrando una certa regolarità, è esattamente il giocatore mediocre, icona del limbo della mediocrità nella quale Charlotte è sprofondata.
Unico titolare lontano dai primi posti della classifica, probabilmente anche per qualche demerito ascrivibile ai compagni che gli stanno intorno che lo costringono a giocare peggio.
Pare non essere un fan dei rigatoni…

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8° C. Zeller: 5,94
 
Cody lascia il quinto posto abbassando impercettibilmente la sua media e scendendo in classifica sotto la sufficienza.
Una media influenzata probabilmente anche dal problema al ginocchio (menisco sinistro) che più volte l’ha costretto a non poter essere convocato per diverse partite.
Anche ultimamente ha dovuto saltare le gare contro Boston e la successiva a Philadelphia per tornare a disposizione di coach Clifford prima di finire nuovamente in injury list per la gara contro Phoenix.
Non una stagione di grande impatto per Cody che, dopo essere inevitabilmente finito in panchina con l’arrivo di Howard (non ho mai capito chi pensava si potesse giocare il ruolo di titolare, solo guardando la cifra investita per Dwight) ha continuato a essere tormentato da infortuni.
Per il futuro, nonostante Cody non manchi di profondere impegno difensivo (al contrario di molti altri giocatori) e sia utile nei tap-in oltre aver migliorato la media dei piazzati, sebbene qualche tiro ultimamente l’abbia mancato (più probabilmente per la mancanza di costanza d’allenamento), c’è da riflettere seriamente su una situazione più che su un giocatore.
La panchina degli Hornets probabilmente sarà corta anche l’anno prossimo se il nuovo GM non riuscirà nel capolavoro di smantellare l’intero team portando a casa qualcosa d’interessante.
L’operazione potrebbe anche essere effettuata in due tranches con accordi preventivi per vendere i giocatori e portare a casa player utili ma con basso salario lasciando buona parte del cap pronto per acquisti futuri.
Il fatto è che dietro a Howard, dovesse essere riconfermato, avremmo bisogno di un giocatore di spessore che non abbia problemi d’infortuni per ché spesso, quando subentrano le terze linee, son dolori.
L’investimento su Willy potrebbe anche essere un rischio sul quale gli Hornets vorranno puntare la prossima stagione, ma il centro degli Hornets ha un contratto che salirà sino a 15,4 milioni nel 2020/21 (l’estensione di 4 anni è stata firmata il 31 ottobre 2016) e a questo lieve aumento potrebbe non essere corrisposta poi una presenza assidua sul parquet. Quest’anno al momento comunque ha trovato spazio con 19 minuti di media, scendendo a 7,1 punti a partita, catturando 5,4 rimbalzi.
Il 54,5% dal campo è secondo solo al 57,1% della scorsa stagione mentre, nelle tre precedenti le medie erano state più basse.
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7° F. Kaminsky: 5,96
 
Il 4 aprile compirà 25 anni e avrà modo di fare un primo bilancio della carriera NBA iniziata almeno un paio se non tre anni più tardi rispetto alla norma.
Ovviamente nel suo anno da rookie ha segnato meno giocando comunque di media 21,1 minuti.
Un’eccezione per Clifford che centellina il minutaggio degli esordienti.
Non fosse per una difesa ancora tra l’acerbo e il saltuariamente svogliato lo inserirei nel quintetto titolare.
In 23,3 minuti a partita segna 11 punti di media, dando un contributo in termini numerici migliore di quello dato da Williams.
Scendiamo nel dettaglio però… il 68/158 dal campo nelle ultime 17 partite dice che il 43% è risultato superiore del 5% rispetto a quello del nostro numero 2 Williams.
Il 29/64 da tre punti è poi pari al 45,3%.
Questa è la percentuale con la quale il cannone del Tank ha colpito il bersaglio nelle ultime 17 partite prese in considerazione.
Come si vede dalle cifre, non è un tiratore occasionale come Marvin ma un giocatore che può tentare il tiro da fuori, all’occorrenza fintare e penetrare se il difensore attardato va in chiusura e abbocca alla finta, oppure andare sotto ad appoggiare sino a inventarsi improbabili canestri circus come l’ultimo ottenuto contro Davis nella partita a New Orleans.
Si diceva non avesse compiuto progressi al tiro nel pezzo precedente ma nelle ultime giornate è lievitato.
L’80,0% ai liberi è il suo miglior dato in carriera, il 42,0% dal campo anche, così come il 37,1% da oltre l’arco, peccato non abbia la bidimensionalità che serve sul parquet.
In difesa, infatti, alcune cifre testimoniano le sue difficoltà, i 3,7 rimbalzi a partita sono miseri, le 0,3 stoppate anche, oggi spende meno falli che possano portare gli avversari a giocate da tre punti mentre le medie dei turnover, rapportate ai minuti sono sempre più o meno le medesime.
Non è uno spreca palloni in questo ambito ma non brilla per il numero di assist a partita (sceso a 1,6) poiché la panchina, a parte Lamb, non offre molte altre garanzie a livello di consistenza in attacco, quindi spesso tocca a lui inventarsi qualcosa.
12 volte in doppia cifra nelle ultime 17 con i 23 punti a Washington e i 21 a New Orleans steccando contro Brooklyn (0 pt con 0/5 dal campo) e Orlando con due punti con uno 0/2 in poco più di nove minuti e mezzo.

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6° T. Graham: 5,97
 
Scende leggermente sotto la sufficienza e il suo minutaggio nelle ultimissime partite sta calando, dopo aver superato anche i 20 minuti in diverse circostanze.
Probabilmente avendo poche armi offensive a disposizione Clifford gli preferisce Lamb, il riaffacciarsi poi di Bacon per qualche leggero, sporadico minuto, ha portato il buon Graham ad abbassare le sue medie.
Non quelle dal campo dove il 25/56 rimane un buon risultato così come l’11/26 da tre interno ai 56 FG tentati.
4,6 punti a partita e 43,0% nel tiro da oltre l’arco in 17 minuti. Sta migliorando ai liberi ma non è ancora a livello dei migliori tiratori NBA.
Il 71,7% è migliorabile.
Se fosse più costante e sviluppasse un tiro più redditizio potrebbe fare concorrenza a un MKG in calo.
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5° N. Batum: 6,07
 
Anche qui casualmente assistiamo a uno stacco di 0,10 centesimi di punto.
Da Graham, appena sotto la sufficienza, entriamo nell’ipotetico quintetto con il rendimento più alto.
Per un motivo o per l’altro, nonostante gran parte della stagione Batum sua stato sul banco dei principali imputati per il fallimento della stagione di Charlotte, è entrato nei migliori cinque. Un po’ per la modestia dei compagni e perché a prestazioni imbarazzanti fanno seguito gare nelle quali il francese si scatena.
Le 1,2 rubate a partita non compensano i suoi pigri close out che a volte ci costano triple importanti nell’economia del risultato finale.
Da fuori abbiamo problemi a contrastare i tiri e sia lui che MKG dovrebbero essere più reattivi spesso.
Il suo plus/minus nelle ultime 17 partite è stato positivo in sette occasioni mentre in altre 10 è andato in negativo. Passivi pesanti a Denver, Boston e Salt Lake City così come nell’imbarazzante gara casalinga contro i Nets.
Di contro è sceso sotto i 10 punti solamente 4 volte nelle ultime 17 partite con un massimo di punti ottenuto contro Phoenix di 29, la quale venne colpita sempre da Batum con 22 punti all’andata (seconda miglior prestazione numerica del transalpino nelle ultime 17 partite).
L’altro ieri a New Orleans si è fermato a 20, ma ancora più interessante è il dato sugli assist che sono stati 118 in 17 partite per una recente media di 6,9 palloni smazzati a partita con i quali sta rialzando la sua media ora ferma a 5,4 a game.
Con il 41,8% dal campo e il 34,0% da tre punti si è riportato a medie quasi accettabili rispetto a quelle drammatiche precedenti ma è mancata la costanza nel rispondere presente alle partite. 12,2 punti segnati con buone percentuali dalla lunetta (82,9%), ma qui non è mai sceso sotto l’80%…
Se dovesse rimanere anche la prossima stagione percepirebbe 24 milioni, un intasamento del cap che una piccola franchigia come Charlotte, nonostante il famoso proprietario, non si potrebbe permettere vista l’incostanza del francese che oggi, a stagione ormai andata, sta proponendo con molta meno frequenza, mettendo dubbi futuri magari al prossimo GM, tuttavia il suo eventuale scambio potrebbe aprire scenari differenti sul modo di giocare di un team che deve necessariamente diventare un pochino più moderno.

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4° M. Kidd-Gilchrist: 6,10
 
MKG era a 6,23 di media sino a gara 51.
E’ calato sino all’attuale 6,10, icona di uno sforzo difensivo che non c’è o è inefficace.
Tallonato ormai da Batum rischia anche la quarta piazza nonostante nelle ultime 17 gare abbia tirato con il 48% (48/100).
Ovviamente mai un tiro da tre punti, in lunetta ha messo 20 dei 28 liberi tentati mentre nel tabellino punti solo tre volte è salito in doppia cifra.
Come per Marvin, i suoi sono punti di rottura, sospensioni prese con spazio o pull-up anche andando a sfidare il difensore uno contro uno se non volate a canestro in coast to coast sempre più sporadiche però viste le sole 8 palle rubate nelle ultime 17 gare…
5 volte ha avuto un plus minus superiore allo zero, ben 11 è andato sotto, specialmente nelle trasferte si dimostra un giocatore molto ridimensionato (-21 a Denver, -16 a Portland, -12 a Toronto e -10 a Orlando).
Poco esplosivo e reattivo rispetto ai suoi standard potenziali d’inizio carriera, sembra un altro di quei giocatori che avrebbero potuto puntare sul fisico se il destino (leggasi infortunio doppio nel caso di MKG) l’avesse lasciato in pace. Invece in una partita di preseason a Orlando è iniziato il suo declino nonostante segni più punti in meno tempo. 9,5 quest’anno contro i 9,2 dell’anno scorso rispettivamente con 25,4 minuti contro i 29 dell’annata passata.
Se in attacco da il suo piccolo, limitato ma preciso contributo dal medio raggio, in difesa come detto, fatica terribilmente, specialmente quando deve andare a prendere fuori ruolo la stella avversaria.
Se un tempo vinceva incredibilmente certi confronti, oggi le sue chiusure sono superficiali o approssimative, in ritardo certe volte dai possibili pick and roll avversari se deve passare sui blocchi (situazione non facile e simpatica per nessuno che nella NBA si può ripetere di frequente) va in difficoltà e il riadattamento di Charlotte spesso non è adeguato.
+4,9 di plus/minus sui 100 possessi ma due stagioni fa era un +15,7, dipende sempre con chi giochi in quintetto…
Un po’ nervoso per un fallo non rilevato dagli arbitri viene espulso contro Philadelphia.
A memoria non ricordo altre espulsioni per MKG…

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3° J. Lamb: 6,40
 
Rimane stabile in classifica Lamb che ha perso sicuramente smalto e continuità da inizio stagione ma il suo rendimento rimane alto con un 6,40 di media, in lieve discesa dall’ultimo “Il Punto” ma il margine con MKG è abissale.
I tre giocatori sul podio sono quelli che hanno aiutato Charlotte alla grande questa stagione. Per quel che riguarda Lamb, aspettarsi di più da un giocatore che a inizio stagione avrebbe dovuto ritagliarsi minuti uscendo dalla panchina, anche a rischio scomparsa (come gli anni passati), sarebbe stato troppo, invece l’infortunio di Batum a inizio stagione ha lanciato Jeremy tra scetticismi e paure. Lui invece in estate aveva lavorato presentandosi seriamente al via della regular season.
Degli effetti ne beneficia ancora oggi nonostante si sia arrivati a gara 68. Io gli consiglierei meno jumper e più attacchi estemporanei con alzate, floater, teardrop vari e appoggi se nei paraggi c’è il lungo di turno. E’ molto abile nelle conclusioni di tale genere con le quali alza il suo tabellino.
78/166 nelle ultime 17 partite in esame, una media pari al 46,9% non è male per un incursore, un esterno leggero che va a ondate.
E’ divenuto anche abbastanza regolare, infatti, ha toccato per ben 13 volte su 17 la doppia cifra con un massimo di 17 punti a Orlando, fermandosi a 16 a Toronto e New Orleans. Ha una striscia aperta di 14 liberi consecutivi.
Deve migliorare il posizionamento difensivo.
La pressione e i close out ci sono ma deve tenere posizioni migliori per rendere di più.
A volte è costretto a rincorse per chiudere i tiratori da fuori e nonostante la generosità in NBA il tiratore con spazio è sempre una minaccia.
Se ne era parlato prima della deadline come una possibile pedina di scambio per smuovere le acque in un roster bloccato da giocatori che non attraggono gli altri team, una destinazione avrebbe potuto essere New York, dovesse tornare sul mercato in estate, fossi nell’entourage di Charlotte ci penserei “tre volte” prima di prendere in considerazione la possibilità di cederlo vista anche l’attuale poca profondità della panchina.
Lui e Frank sono i due giocatori che attualmente possono portare punti durante l’assenza dei titolari.
Il suo minutaggio è aumentato di oltre 6 minuti ed è passato dal 9,7 pt. di media della scorsa regular season ai 13,2 attuali, terzo miglior marcatore della squadra davanti a Batum che gioca 7 minuti a partita in più di lui, anche se il francese si dedica anche agli assist (cosa che Lamb è costretto a fare meno pur avendoli quasi raddoppiati da 1,2 nel 2016/17 a 2,3 quest’anno) ma se rimaniamo a Lamb, quest’anno è sopra a tutte le statistiche di media in carriera. In dubbio per dolori alla schiena per la partita di stanotte ad Atlanta.

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2° D. Howard: 6,59
 
Dwight Howard sta avendo una stagione decisamente buona. Charlotte non aveva un centro e il ruolo è stato ampiamente coperto il n° 12.
Sicuramente non può spostare da solo una partita ma in centri serate è difficile contenerlo, non solo da eventuali novizi, ma anche da centri più esperti.
Cho non è riuscito a prendere Butler in estate e il collasso delle nostre ali più il dramma di Batum a inizio stagione e una panchina con pochi uomini affidabili hanno fatto il resto, oltre alla sparizione di trame di gioco e una difesa che continua a faticare, specialmente sui tiratori…
Tornando a Dwight… c’è da dire che è diventato più confidente in stagione, non solo ai liberi dove ne segna molti di più rispetto lo scorso anno, ma anche i suoi ganci, semi-ganci e rolling hook sono spesso calibrati molto bene (55,8% dal campo) considerando che spesso sono dei duelli in uno contro uno.
Li tirerà da due passi ma sono precisi…
Ovviamente il fisico è la parte predominante di Dwight e grazie a esso in difesa riesce ad arrivare anche su qualche pallone all’ultimo secondo prima che inizi la parabola discendente del tiro.
Non sempre è reattivo nelle situazioni, qualche buco lo lascia, talvolta sceglie di non intervenire sul tiratore (non marcato da lui) uscito da un blocco per cercare l’eventuale rimbalzo o marcare il giocatore che ha sotto canestro ma non sempre gli va bene.
16,2 punti, 12,1 rimbalzi e 1,7 stoppate di media a partita sono un’ottima copertura per Charlotte.
Per un problema a una costola però ultimamente è stato meno attivo a rimbalzo calando un po’ nella statistica (dopo aver sfiorato il record di franchigia catturandone 24 nella prima sfida contro i Nets), l’unica delle tre che è sotto media rispetto la scorsa stagione ad Atlanta.

Il 56,1% ai liberi è al momento la percentuale più alta avuta da 7 anni a questa parte, bisogna tornare al 2010/11 per vedere un 59,6% ai liberi.
Sicuramente il suo stipendio incide parecchio e qualche rilassatezza difensiva (non è Mutombo) fa storcere un po’ il naso ma se non ci dovesse essere un rebuild totale, meglio lui che qualche altro centro a prezzi inferiori che tornerebbero a farci rivivere l’annata precedente.

Le statistiche di Howard negli ultimi tre anni (Houston, Atlanta e Charlotte) più quelle di carriera totali in grassetto.

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1° K. Walker: 6,67
 
Kemba è calato un po’ nelle ultime gare.
Stanchezza, forse disillusione riguardo l’obiettivo playoffs o delusione per esser stato messo sul mercato (in febbraio) a scoppio ritardato?
Non saprei, io opterei per un po’ di stanchezza dopo aver giocato forzando per buona parte della regular season.
Vedremo se si riprenderà nelle ultime gare.
Tankare adesso non avrebbe molto senso.
New York è distante e anche sorpassando Detroit non è detto che i Pistons possano sceglier prima.
Per lui l’oggi è il futuro.
Avendo ancora un anno di contratto con Charlotte a 12 milioni sicuramente dovrà accordarsi con la franchigia.
Il suo “valore di mercato” in dollaroni non è sicuramente quello attuale che risulta basso solamente per la firma che fece in un multiyear da 4 anni.
Il modo di giocare è sempre lo stesso.

Le zone di tiro dal campo, le percentuali stagionali e delle ultime cinque uscite.

Gentry ha speso buone parole per lui e non si può pretendere che un giocatore che spende tanto in attacco riesca a essere un fenomeno anche in difesa.
Abile nel prender sfondamenti, talvolta riesce a recuperare qualche pallone ma anche lui fatica nelle chiusure.
In attacco si sta intestardendo troppo nel tiro da tre punti.
Ci sono serate nelle quali il canestro gli sembra una vasca da bagno e altre nelle quali insiste ma gli entra poco o nulla finendo in momenti decisivi per non dare una mano alla squadra.
La responsabilità la prende, ma sarebbe preferibile costruire qualcosa attraverso il gioco a volte piuttosto che forzare triple uno contro uno.
Dovrebbe regolarsi di più colpendo in uscita con spazio dai blocchi di Howard o quando ha spazio (vedi la tripla contro Phoenix con assist di Batum della nostra lavagnetta tattica). Comunque sia ha anche la possibilità di divenire per le statistiche NBA, il miglior marcatore all-time per la franchigia di Charlotte (superando eventualmente Dell Curry) tra la sua esperienza ai Bobcats e quella con gli Hornets.
Non dovesse riuscirci entro fine stagione… che sia un motivo in più per rimanere?
Comunque conto su di lui perché ci regali qualche gioia da qui alla fine.
Gli venisse la voglia di tornare a fare a pugni?

Kemba in un piccolo cameo in una serie tv americana…
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I voti gara per gara nelle ultime 17 partite giocate.

La media voti con tabella completa dopo la sessantottesima partita. Coach Clifford ha attualmente una media di 5,87.

Viaggio oltre lo Sport (by Paolo)

Nella filosofia personale d’estendere ad altri e quindi d’arricchire la pagina con altri contenuti, quello che formalmente è principalmente un blog sportivo dedicato agli Hornets, non limitandosi però noiosamente a questo, insieme all’amico Paolo (lo ringrazio per il tempo dedicato), tifoso degli Hornets (forse qualcuno ricorderà i suoi video live mandati dallo Spectrum Center in occasione della partita di quasi fine anno contro i Celtics), abbiamo pensato un pezzo che valichi appunto il confine dello sport e integri anche altri contesti correlati, riprendendo la sua esperienza passata a fine anno in ben tre stati del sud degli U.S.A. (tralasciando NY).
Detto che, personalmente non amo certi retaggi culturali americani (come non ne amo molti occidentali, ma questo spirito critico mi è necessario per essere il più imparziale possibile), ciò che ne è scaturito, dal mio punto di vista, è stato un pezzo marchiato fortemente da un entusiasmo genuino, atto a far entrare il lettore nello scritto, sino a fondersi quasi nel testo.
Lo scritto di Paolo mi ha ricordato il vecchio film “La Storia Infinita”, nel quale il bambino si trovava, appunto, immerso nel libro.

La colonna sonora del film “La Storia Infinita” che fu un successo degli ’80. Cantata da Limahl, fu musicata e scritta dal tedesco Klaus Doldinger e dall’italiano Giorgio Moroder aiutato da Keith Forsey nella parte del testo.
Paolo, inoltre, ha redatto una bella e importante carrellata di foto e video, a testimoniare le esperienze personali di viaggio.
Queste arricchiscono il pezzo e magari potrebbero tornare utili se qualcuno volesse seguire le orme del nostro buon “Paolino”.
A lui i miei più sinceri complimenti quindi.
Non mi dilungo oltre, ma vi auguro una buona lettura:
 
 
Domanda Premessa:
 
Visto che siamo al momento come una tribù d’indiani chiusi in uno spazio ristretto e potremmo quasi contarci come fan italiani degli Charlotte Hornets…
Qual è il curioso motivo che l’ha spinta ad amarli?
 
Risposta Premessa:
 
Sono un tifoso Hornets da circa la metà degli anni ‘90, non so indicare una data precisa, ma ricordo che all’epoca (12/13 anni circa) entrai in una sala giochi allestita per la festa del paese e casualmente inserii un gettone in un videogioco che riguardava la NBA, scorsi il menù di selezione delle squadre e fu subito colpo di fulmine.
Quelle due parole (Charlotte Hornets) che suonavano tanto anglofone, entrarono diretta dentro di me e non mi lasciarono più.
 
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1D) Da qui al passo del viaggio negli States, indice di grande passione.
A prescindere dall’esborso economico per l’alloggio e il biglietto della partita da una posizione dalla quale si riconoscano i giocatori (probabilmente non è contemplabile un opzione “piccionaia” se si parte dall’Italia per vedere una partita NBA), nelle foto inviate a fine anno ho visto foto di stadi di vari sport.
Cosa l’ha colpita però in generale della città?
 
1R) Oltre ad essere un tifoso Hornets, sono un grande estimatore della città di Charlotte.
Naturalmente l’interesse per la squadra mi ha portato a voler conoscere il suo contesto da tutti i punti di vista, fino a fondere la passione per i “Calabroni” e per la città in una sola.
Da qui nasce il sogno di volare in America per vedere la mia squadra del cuore in azione sul proprio campo.
Dopo anni di tentativi d’organizzazione del viaggio, finalmente riesco a far combaciare tutto e a volare negli States.
La città che per anni avevo soltanto ammirato su internet, si presenta in vetro e acciaio davanti a me!
Charlotte è proprio come l’avevo sempre immaginata; non tanto grande, molti edifici moderni, alti grattacieli.
Si capisce subito che è in grande crescita.
Di per sé mi hanno colpito molto la pulizia e l’ordine, un po’ meno graziosi da vedere, gli americani nei fast food.
Ho girato le vie del centro in lungo e in largo, ho ammirato:
lo stadio di baseball dei Charlotte Knights,
lo stadio di football dei Carolina Panthers,
il Romare Bearden Park,
il Duke Energy Center,
il Bank of America Building,
l’Epicentre
e naturalmente lo Spectrum Center!
 
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2D) Io ho smesso di mangiare all’estero cibi italiani (a meno non vi sia un italiano a gestire il locale) perché troppe volte le imitazioni sono piatti letali per la vista ma soprattutto il palato.
Si dice che Charlotte sia la città delle banche (*nota del curatore-non le ama particolarmente).
Il conto lascia il palato salato?
Ma soprattutto, come e cosa ha mangiato?
C’è qualche posto che consiglierebbe?
 
2R) Fino a qualche tempo fa, Charlotte era la seconda città americana per attività finanziarie, preceduta ovviamente da NY.
Nell’ultimo anno è stata superata anche da San Francisco scendendo sul gradino più basso del podio.
Per fortuna comunque a Charlotte non ci sono solo banche, palazzi e uffici, ma anche gli Hornets, i Panthers, il pulled pork e la birra fatta in casa.

Naturalmente quando si esce dall’Italia, la maggior parte delle volte il buon cibo rimane una chimera e per ovvi motivi, in America non poteva essere diversamente.
Tralasciando i fast food aperti H24, dove puoi mangiare ogni tipo di cosa in stile “Man VS Food” con prezzi più o meno abbordabili, nei miei tre giorni in North Carolina, a livello culinario mi ha colpito in modo positivo il Queen city Q, locale situato a pochi passi dallo Spectrum Center.

Un classico esempio di uomo contro cibo…
Non lesinano sulle porzioni in America, ma secondo alcune fonti pare che il cibo sprecato negli States raggiungerebbe anche il 40% purtroppo… Non so se siano attendibili ma serve impegnarsi per finirle…

Oltre ad aver mangiato un ottimo maiale sfilettato, accompagnato da una eccellente birra (la Golden Boy spillata proprio nella Queen City), quello che ha lasciato il segno è stata la salsa BBQ, deliziosa e molto dolce.

La salsa BBQ.

In più il locale è gemellato con gli Hornets, ne trasmettono le partite e le cameriere indossano magliette in stile grafico NBA JAM con il logo degli Hornets.
Fantastiche… (nota del curatore* Anna, tranquilla, sta parlando delle magliette) Naturalmente in città ci sono anche locali mordi e fuggi dove cucinano cibo più salutare a un prezzo leggermente più alto.
Per esempio da “Dean & DeLuca” ho mangiato dei maccheroni al pesto con pomodorini e mozzarelline, piatto che, dopo giorni di hamburger, mi è sembrato la fine del mondo.
E poi ci sono anche i ristoranti più ricercati dove puoi mangiare “come da noi”, ma lì ovviamente i prezzi salgono notevolmente.
 
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3D) Terminato il giro turistico/culinario torniamo a parlare degli Hornets.
Acquisito il biglietto in Italia, com’è stata l’esperienza fantasmagorica della partita?
 
 
3R) La vacanza è stata pianificata principalmente in base al calendario degli Hornets uscito intorno a Ferragosto.
Purtroppo o per fortuna la sorte mi ha concesso solo una partita tra le mura amiche, quindi ho deciso di puntare molto sul posto a sedere.
Il biglietto (sez. 104, quella dietro alla panchina dei locali per intenderci), comprato sul sito vividseats.com circa tre mesi prima della partita, mi è costato circa 190 euro.
L’atmosfera che si respirava (sarà stata la sfida di cartello contro Boston del 27 dicembre) è fantastica sin dall’inizio, sia dentro che fuori lo stadio.

L’ubicazione dello Spectrum Center in centro a Charlotte.
330 E Trade St..
Niente a che vedere con il vecchio Alveare quasi “fuori città”…

I tifosi delle due squadre erano tutti mischiati, cantavano cori che creavano quell’atmosfera di festa che fa bene allo sport, senza sfottò né insulti.
La partita è uno show nello show, a partire dall’inno americano cantato da tutto il palazzetto che mi ha messo i brividi.

L’arena degli Hornets, inaugurata nel 2005 (*nota del curatore- Da un concerto dei Rolling Stones), è praticamente nuova, tenuta bene e pulita, con un nuovo maxi schermo tra i più grandi di tutta la NBA che amplifica il tutto.

Il maxischermo…

Un clima che ti fa capire che in Italia siamo indietro anni luce in quanto a sportiva.
E poi le cheerleader, i trampolieri, gli americani che non stanno mai fermi e ogni due per tre vanno a prendersi i loro hot-dog con bibite super size annesse e gli steward che ti dicono esattamente dove sederti.

Le Dance Brackets.

Il trampoliere. Io comunque continuo a preferire le cheerleaders…

Facendo una digressione… qualche video realizzato da Paolo nel prepartita per far comprendere l’atmosfera festosa…

Tutto organizzato nei minimi dettagli.
La partita andrà come sarebbe dovuta andare viste le forze in campo, nonostante un tentativo di rimonta, la sconfitta arriva inesorabile.
E poi sei lì che ti guardi intorno, ti perdi a vedere i giocatori in panchina, Howard che scherza con il pubblico, i telecronisti che ascolti cento volte sul tuo NBA League Pass e ora quasi li puoi toccare con mano.
Come dimenticare la mitica mascotte Hugo e gli omini che lanciano le magliette con i fucili ad aria compressa (nota del curatore* – Per fortuna non c’era Homer o avremmo avuto un lutto in casa Flanders).
La partita scivola via veloce, forse troppo, ma quello che ti rimane è qualcosa d’indimenticabile.

Anche Batum segna da tre punti.
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4D Un bilancio dell’esperienza NBA Game a prescinder dal risultato (purtroppo negativo)?
 
 
4R) Inutile dire che l’esperienza sportiva è stata fantastica, non solo a Charlotte, ma anche ad Atlanta.
Sì perché oltre alla partita in North Carolina, ho avuto la possibilità d’assistere in Georgia alla sfida NBA tra Hawks e Trail Blazers (nota del curatore*- Male Paolo, non mi starai diventando un tifoso dei Falchi? Scherzo….) e alla sfida NFL tra Falcons e Panthers (non a caso di Charlotte).

L’interno della Philips Arena ad Atlanta.

Il palazzetto degli Hawks (la Philips Arena) sta attraversando una fase di rinnovamento, ma anche qui si capisce subito l’importanza generale che hanno gli impianti per le società, che tra ristoranti e fanshop, sono il motore economico live delle squadre e naturali punti di aggregazione per la comunità (come non avviene invece in Italia).
Nota di merito aggiuntiva va allo stadio degli Atlanta Falcons, nuovo di zecca, incredibile, imponente e mega tecnologico!

L’esterno.

L’interno.

 
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5D) Quali sono i suoi ricordi più belli legati alla visita a Charlotte?
 
 
5R) Il momento più bello della vacanza è stato sicuramente quello dove ho chiesto alla mia ragazza Anna (la quale mi ha accompagnato in questa avventura) di sposarmi.
Il tutto è avvenuto al Fahrenheit, locale in cima ad un grattacielo, dal quale si può ammirare tutto lo skyline della città.

Splendido il panorama con un cielo bicolore striato di cirrocumuli.

Nonostante il mio tentativo di chiederle la mano durante la partita sul maxischermo non sia andato a buon fine per motivi tempistici a detta del front office degli Hornets, la spontaneità e la vista in cima al grattacielo è stata impagabile.
 
I Momenti sportivi topici della vacanza:

L’allenatore dei Celtics Stevens (a sinistra) quasi in incognito…

 
– foto con Brad Stevens, coach dei Celtics che vagava con un sacchetto della spesa prima della partita,
– entrare allo Spectrum Center e vedere il campo da gioco dal vivo,

Il “vichingo” TE dei Panthers, Olsen.

 
– foto con Greg Olsen, TE dei Panthers, seduto giusto un posto davanti al mio durante la partita degli Hornets,
 
– foto con un tifoso dei Panthers davanti allo stadio di football, che stava tornando dalla Virginia e che biascicava qualche parola d’italiano, visto che il padre era stato pilota nella base americana di Vicenza (nota dell’autore*- in effetti entrando nella stazione ferroviaria di Vicenza non capisci se sei entrato in città o in una base militare americana),
 
– avvicinarsi a bordo campo e vedere Walker, Batum (si proprio lui) e Irving a pochi metri,

Dell Curry in postazione.

 
– vedere Dell Curry (papà di Steph ed ex leggenda Hornets) scendere le scale a mezzo metro (nota del curatore*- Dell Curry N°1 più di Thè Lipton per me),
 
– ascoltare l’inno americano,
 
 

– giocare (gratis) a NBA JAM nella biblioteca comunale di Charleston.
 
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Conclusione
 
Ho trascorso due settimane in America, districandomi tra North Carolina, South Carolina, Georgia e NY.
Tralasciando la seconda settimina nella “Grande Mela” che è da considerarsi un mondo a sé, ci sono parecchie cose che mi hanno colpito sia in positivo che in negativo de tre stati del Sud che ho visitato, ma siccome il filo conduttore della vacanza è stato lo sport, tralascio questi “dettagli” non inerenti, così, non mi resta che elogiare la cultura sportiva americana e il suo modello organizzativo.

Il Punto @ 51

 

Premessa a lungo termine

 

Ci eravamo lasciati nell’ultimo pezzo a tema con Charlotte al dodicesimo posto sul 12-22. La situazione si è aggravata dal punto di vista temporale ma nell’arco di queste ultime 17 sfide le due vittorie consecutive ai quasi margini iniziali e finali del periodo danno un po’ di speranza nonostante il ritardo in classifica.

Oggi, abbiamo una classifica che recita 22 vittorie e 29 sconfitte.

 

Sul fondo anche Orlando con un 15-35 (.300) e Atlanta 15-37 (.288), tagliate fuori per la corsa ai playoffs, così come direi Chicago che con la trade che ha mandato Mirotic (il quale venne colpito da Portis con un pugno e ciò lo convinse a chiedere di potersene andare) ai Pelicans si è chiamata fuori definitivamente semmai avesse voluto almeno provarci.

 

Recuperate tre vittorie, la stagione è proseguita sulla falsariga delle prime 34 gare ma, nelle nove partite casalinghe disputate sono arrivate solamente 5 vittorie.

L’otto febbraio avremo la chiusura del mercato invernale e le voci su Walker si sono moltiplicate, così come sull’intoccabilità di ogni singolo giocatore di Charlotte.

Una squadra che reiteratamente lascia sul campo partite già vinte, bruciando in poco tempo consistenti vantaggi, non può che essere smantellata e rifondata secondo molti. Eppure qualcosa di buono c’è e non si era ripartiti male a fine anno con la serie di trasferte sulla costa pacifica, ma il tempo stringe e siamo all’ultimo ballo…

 

Descrizione veloce delle partite passate

Charlotte si presentava sulla costa pacifica per una serie di 4 trasferte da giocare a cavallo tra il fin anno precedente e l’inizio di quello nuovo con un record da trasferta di 2-12, uno dei peggiori dell’intera NBA.

Prima tappa Oakland contro i campioni del mondo NBA.

Nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginare che una squadra così instabile potesse passare contro GSW, pur priva di Curry, invece, dopo un primo tempo gagliardo, nel secondo accadeva l’imprevedibile con Charlotte abile a sbancare il difficile parquet di Steve Kerr.

La trasferta a Los Angeles con i Clippers era la classica degli Hornets che bruciavano il loro vantaggio cedendo a Griffin e soci.

Sacramento era una tappa che restituiva fiducia agli Hornets, abili a toccare quota 131 punti. Vittoria senza problemi come quella successiva a Los Angeles contro i gialloviola. Si tornava a Charlotte per una serie di tre partite consecutive rinfrancati dal 3-1 esterno ma l’instabilità della squadra non permetteva di portare la striscia a tre vittorie consecutive nonostante all’Alveare si presentasse una modesta Dallas.

111-115 e gare successive da giocarsi contro altre due squadre dell’Ovest.

Vittoria sui Jazz e sconfitta con i Thunder. In arrivo l’intermezzo esterno contro i Pistons, campo difficile sul quale gli Hornets coglievano un’importante affermazione che dava una nuova dimensione esterna in 3D ai Calabroni.

Sulle ali dell’entusiasmo Charlotte disintegrava in casa i rivali divisionali dei Wizards (133-109) nella prima delle cinque gare casalinghe di seguito, ma poi contro gli Heat la squadra di Clifford perdeva da sola.

Miami rimontava 10 punti negli ultimi 4 minuti pareggiando in 7 secondi (mettendo 5 punti) e sorpassando a due decimi dalla fine con un libero di Olynyk per un minimo contatto con Howard.

Brutta botta che rischiava di mandare ulteriormente in tilt la squadra già fragilissima. Si tornava a giocare con i Kings che nel finale facevano vedere i fantasmi a Charlotte, ma la minor qualità dei Re, rispetto a quella del Calore, consentiva a Kemba & Co. di portare a casa la vittoria.

Il “derby” con i Pelicans era tirato.

Charlotte spesso rimaneva in scia ma alla fine lasciava la punto a punto agli ospiti.

Atlanta chiudeva il ciclo.

Una gara simile a quella contro i Kings, con gli Hornets a prevalere grazie alla maggior inconsistenza esterna dei ragazzi di Budenholzer.

Si apriva una serie di tre trasferte con la sconfitta a Miami per 91-95 (4^ su 4 partite contro gli Heat) maturata nel finale nonostante il +15 (75-60) di vantaggio maturato a un certo punto nel terzo quarto.

Contro i Pacers andava male nel 4° quarto dopo una punto a punto e si volava ad Atlanta per vincere senza problemi in una serata che risvegliava Batum ed esaltava Kemba, capace di realizzare nove triple in serata (record personale).

Si chiudeva contro Indy in casa e nonostante l’accanita resistenza degli uomini di McMillan, Charlotte la spuntava facendo registrare nel primo quarto quota 49 punti, cifra mai toccata prima dalla franchigia in un periodo di 12 minuti.

 

Prossime partite

 

Gli Hornets casualmente riapriranno un ciclo di 4 trasferte a Ovest, come avvenuto in occasione del mio precedente pezzo.

Pura casualità, nessun algoritmo.

Phoenix (domenica sera alle 21:00), Denver, Portland e Utah.

La prima e l’ultima non hanno molto da dire, nel mezzo due squadre che battagliano per i Playoffs.

Chiudere con un 2-2 sarebbe buono ma non risolleverebbe la stagione di Charlotte.

Va detto che la gara contro i Trail Blazers potrebbe fare da spartiacque alla stagione degli imenotteri che potrebbero trovarsi radicalmente trasformati prima di questa gara programmata per l’otto febbraio americano, giorno della deadline del mercato, ma ogni giorno che passa sembra far tramontare questa ipotesi…

Kemba ha detto di non avere scelta, di cercare di spingere per raggiungere i playoffs.

A ogni modo…

Charlotte tornerà in casa successivamente per affrontare Toronto, volerà a Orlando e il 22 se la vedrà in casa contro Brooklyn nella prima sfida stagionale tra i due team.

In back to back (l’undicesimo stagionale) si andrà a Washington per poi chiudere febbraio con le gare interne contro Detroit e Chicago.

Marzo si aprirà all’insegna del tour atlantico con Boston, Philadelphia e Toronto pronte a ospitarci prima che i Sixers il 6 marzo tornino a ricambiare la visita a Charlotte.

Brooklyn e Phoenix in casa e il derby di ritorno con i Pelicans nel profondo sud della Louisiana chiuderanno il periodo a poco meno di un mese dalla chiusura della regular season.

A questo punto i giochi potrebbero esser già fatti nonostante rimangano, dopo gara 51, almeno una decina di gare da poter tranquillamente vincere visto il valore dei team contrapposti.

Purtroppo gli Hornets, belli e fragili come un bicchiere di cristallo di Boemia, non offrono garanzie.

Giovani balordi modificare un soprannome di Gianni Brera assegnato al più vecchio club calcistico d’Italia.

 

Parte statistica descrittiva di pregi e difetti

 

Tratteremo qui qualche statistica di squadra perché ci occuperemo di quelle dei singoli unendole al loro rendimento nella classifica per singoli sottostante.

Balza all’occhio intanto la fragilità visibile di questo team che nonostante la doppia mutazione avvenuta nel biennio precedente, continua a ottenere risultati non soddisfacenti. Vediamo un po’ come si è presentata Charlotte all’avvio dell’ultimo quarto nelle ultime 17 gare.

 

 

Come si può notare dal grafico soprastante gli Hornets hanno vinto 10 delle 13 partite nelle quali sono arrivati davanti all’ultimo piccolo intervallo.

 

Una delle tante ultime partite finite avanti nel terzo quarto e chiusa con una W, tenendo a distanza di sicurezza gli avversari, Nel caso di punto a punto Charlotte spesso finisce per lasciar prevalere gli avversari.

 

Tre le abbiamo lasciate sul campo, una contro Oklahoma e due rocambolesche contro gli Heat nonostante i massimi vantaggi in doppia cifra fossero stati ottenuti nel secondo tempo.

 

Il monitoraggio con istogramma di una partita persa contro gli Heat.
Si può notare il vantaggio accumolato e perso dimostrando la classica instabilità e fragilità nelle partite perse.
Gli ultimi quarti hanno iniziato a divenire un problema dalla seconda parte della scorsa stagione.

 

Siamo arrivati dietro solamente 4 volte e abbiamo sempre perso, dimostrando incapacità d’esser decisivi nell’ultimo quarto.

Questo non concorreva a dare speranza giacché c’era da recuperare terreno a causa del bilancio di 4-13 ottenuto tra gara 18 e gara 34 che ci aveva decisamente estromesso dalla zona playoffs.

Da gara 35 a gara 51 abbiamo ottenuto un parziale di 10-7, ancora lontano dall’essere utile per essere tra le squadre al sole della post season.

Philadelphia è a -11 dalla vetta dell’Est occupata da Boston, noi a -15…

I playoffs sono ancora alla portata, le partite sono tante, ma contando che la stagione si è inoltrata oltre la fase centrale, non ci si possono permettere ulteriori passi falsi.

La società era o è pronta al pull the trigger (a premere il grilletto della ricostruzione) perché la chimica del team non funziona.

Bloccati da giocatori zavorra con contratti pesanti e giovani ancora immaturi come Malik Monk e Dwayne Bacon.

Zeller è appena rientrato e potrebbe divenire un piccolo fattore per la panchina.

Un giocatore utile, non stiamo parlando certamente di una superstar, anche se il suo apporto avrebbe potuto essere utile in zona difensiva in certi finali punto a punto nelle 27 gare che ha saltato per l’operazione al ginocchio.

A proposito di ciò, vediamo qualche confronto tra giocatori, partendo proprio da Zeller e il suo sostituto O’Bryant:

 

Passiamo alle PF e così via…

 

 

Vediamo ora un po’ di statistiche di squadra partendo dal basso; i palloni rubati con sono 6,7 a partita (a gara 34 erano solamente 6,3 di media), ma la posizione tra le trenta franchigie è la ventinovesima per quel che riguarda questa statistica.

Stessa posizione negli assist con 20,8, anche se questa tematica l’approfondiremo più avanti.

Siamo ventisettesimi ai liberi come percentuale (73,3%), ventiseiesimi nei punti (9,4) realizzati sui fastbreak, mentre nelle stoppate siamo diciassettesimi con 4,7.

La situazione migliora se osserviamo il rapporto assist/turnover di 1,60 (13° posto), noni nelle seconde possibilità con 13,3 punti.

Ai piedi del podio per quel che riguarda falli commessi (quarti con 18 di media) e nella percentuale rimbalzi (51,8%), rimaniamo nella medesima posizione anche per quel che riguarda i fast break points concessi agli avversari.

Saliamo sul gradino più basso del podio nella classifica rimbalzi con 46,3 a partita e nei turnover, perdendo solo 13 palloni a match.

Argento nei rimbalzi difensivi con 35,8 e nelle seconde possibilità lasciate agli avversari chiuse con canestro (9,8).

Apriamo il capitolo panchina, la quale cerca consistenza.

Lamb ha dato parecchio questa stagione, Kaminsky vive a giornata, più lunatico di un lupo mannaro, mentre Zeller potrebbe essere il terzo elemento che migliorerà le prestazioni, in attesa che MCW cresca.

Le rotazioni corte di Clifford hanno tagliato fuori i rookie e se il roster è al completo anche J.O.B. troverà poco spazio.

A livello di punti forniti dalla bench siamo sedicesimi (35,7 pt.) così come a rimbalzo (16,1), teniamo molto bene nei liberi invertendo la tendenza generale della squadra realizzando il 78,7% (4° posto) ma i problemi arrivano al tiro con un 40,3% come percentuale realizzativa per un ventinovesimo posto.

Tutto ciò fa si che attualmente si occupi l’ultimo posto in questa particolare classifica solo per le panchine, con una differenza di +/- di -2,6 punti a gara…

Torniamo alla classifica generale. I titolari aiutano segnando punti e i 106,3 di media ci portano al 14° posto.

Tuttavia la precisione difetta e questo è un grosso problema perché se il FGA (tiri tentati) è pari a 86,5 che equivale a un sesto posto, i tiri buoni sono stati 38,4, il che ci colloca alla 21^ posizione…

La percentuale è problematica: 44,3% (migliorata rispetto al 43,6% dopo gara 34) che ci fa scendere al ventisettesimo posto.

 

Le percentuali della squadra suddivise in zone di tiro.

 

Dicevamo all’inizio del capitolo riguardo agli assist…

Charlotte è sì tra le ultime posizioni, ma è la squadra che guadagna più liberi.

Vuoi per un po’ di lentezza e prevedibilità che porta gli altri team a intercettarci, vuoi perché Howard si fa spazio con il fisico sotto le plance.

I 22,6 guadagnati a partita ci issano in prima posizione…

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Classifica Giocatori

 

 14° D. Bacon: 5,70

Dwayne Bacon non è esattamente Dwayne Wade, come era stato presentato erroneamente dall’executive R. Cho. Ha giocato solamente 13:25 nelle ultime 17 partite, finendo per andare anche a giocare qualche partita nella squadra associata minore, i Greensboro Swarm. Lì è riuscito a mettersi in evidenza in un match dove ha chiuso con 45 punti, mentre con gli Hornets solo tre volte è riuscito ad andare in doppia cifra. A inizio stagione era partito anche titolare per ben sei volte, sfruttando i problemi di MKG, ma le non troppo lusinghiere prestazioni hanno convinto un coach, non troppo propenso a fare da balia, a retrocederlo dietro T. Graham. Un peccato perché ha un bel jumper, ancora da calibrare perché scostante, potrebbe sicuramente fare di più, ma al primo anno, come rookie, non si può pretendere… Le statistiche sono mediocri e il minutaggio in ribasso avendo ora davanti a sé, tutte le altre SF e SG…

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 13° M. Monk: 5,70

Non è un caso che i due rookie scomparsi (giocavano molto di più a inizio stagione) siano in fondo alla classifica. Difesa quasi nulla, confermata dalle statistiche in rubate o stoppate. Sta imparando ma gioca troppo poco per poter apprendere velocemente. Sfortunatamente le difficoltà di Charlotte non consentono di dare più minutaggio a uno shooter che si riteneva esser più pronto. In realtà sta sparando con poco ritmo… Balza all’occhio il fatto che tiri meglio da fuori (33,7% il totale, 34,2% da 3 pt.) che da due pt. (29/88 per un 33,%). Come per Bacon poi gioca pochino, nelle ultime 17 gare i minuti sono stati 50:28 e il massimo di punti raggiunto in una recente gara è stato di 6 (contro Dallas, frutto di due triple). Fuori dalle rotazioni abituali di Clifford, solo migliorando la difesa e cercando d’esser più preciso in attacco (le sue entrate sono spesso inconcludenti, spostato come un fuscello su eventuali contatti ritenuti legali) potrà sperare di guadagnar più spazio.

 

Una speculazione dell’ultima ora vorrebbe Monk al centro delle attenzioni dei Bucks…

 

 

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 12° M. Carter-Williams: 5,76

Con Philadelphia, a inizio carriera, era un discreto passatore. Si è dimenticato per troppe partite di far ciò che andrebbe richiesto a un playmaker; metter nella miglior condizione possibile un compagno per segnare. Molte le iniziative in entrata con errori clamorosi, troppe le serate negative. Talvolta preferisce tentare la tripla aperta anziché organizzare qualche azione offensiva coinvolgendo i compagni. Purtroppo da tre ha sempre avuto percentuali pessime e anche quest’anno non è migliorato, mentre è crollato in generale nel tiro dal campo. Il 21/52 (40,3%) delle ultime 17 gare ha migliorato un pochino una percentuale appena al di sopra del 30%, ma rimane comunque insufficiente. Voci, supposizioni, congetture e consigli sull’acquisto di Mudiay o qualche altra PG al suo posto rimangono attuali perché non è riuscito a dare il cambio di passo a una panchina in difficoltà. L’impegno e l’intensità difensiva non mancano, l’efficacia però lascia a desiderare. Sta migliorando nettamente dalla lunetta e un po’ nell’utilità difensiva (vedendo anche la classifica dei singoli), dopo un avvio che aveva lasciato più di qualche perplessità.

Qui sotto la sua espulsione unitamente a quella di Tim Frazier, dopo l’iniziale piccola baruffa da contatto con Jason Snmith.

 

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11 J. O’Bryant: 5,82

Mi aveva favorevolmente impressionato l’anno scorso a Denver dove fece una gran partita in attacco. Fa vedere ancora ogni tanto qualche canestro che la media dei giocatori NBA non segnerebbe. Turnaround in uno contro uno in fade-away dall’ottima coordinazione che ricadono al centro della retina. Purtroppo però il più delle volte non è esattamente un’enciclopedia nel post passo, i movimenti sarebbero anche interessanti ma la troppa goffaggine e lentezza lo rendono bloccabile. Rilasci in gancio o tiri sbilenchi che abbassano la sua percentuale, attualmente al 40,2%, molto inferiore al 53,3% dello scorso anno (in sole 4 partite), ma anche sotto al 41,1% ottenuto con Milwaukee in 66 partite nella stagione 2015/16. Anche in difesa la lentezza e la poca esplosività per noi sono un problema. Assurto al ruolo di secondo centro dietro l’intoccabile Howard, non sta fornendo prestazioni alla Zeller. In 10,7 minuti conquista 2,7 rimbalzi e da 0,2 stoppate di media. Nickname JOB, ma non è proprio un good job, assomiglia più al Jobs Act italiano, sta smaterializzando il contenuto e le cifre si abbassano. Penso che se Zeller dovesse star bene, lo rivedremo ben poco in campo.

 

 

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 10° J. Stone: 5,90

Beh… impossibile parlare di Stone. È più fisso di una montagna di pietra e calcare che ci guarda dalla sua vetta sulle affascinanti Gorges du Verdon (in Provenza). Con Walker come titolare, MCW che nonostante le prestazioni mediocri continua a giocare e Monk all’occorrenza pronto a portar palla con le riserve, l’ex veneziano è costretto a guardare tutte le partite dalla panca. 10:09 nelle ultime 17 uscite, toccando il parquet quattro volte nel garbage time senza prendersi nessun tiro. Ha un 2/4 che risale alle prime due partite stagionali…

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 9° F. Kaminsky: 5,96

Come per Batum la parola d’ordine non può che essere incostanza. Fornisce prestazioni alternanti. In una squadra come quella di Charlotte con Clifford allenatore, credo che c’entri come la marmellata sugli spaghetti. Ha migliorato appena appena la sua difesa che prima era inesistente, oggi almeno è di facciata, esiste perché è lo stretch four di riserva. Forse si è anche programmato che sarà titolare quando le stanche ossa di Marvin lasceranno il circuito NBA. Lascia troppo spazio al tiratore o usa la verticalità contro tiratori letali. Poca resistenza sotto canestro. Il 4 aprile Frank compirà già 25 anni ma a livello statistico nei tre anni passati a Charlotte ha compiuto pochi progressi al tiro. Il tiro dal campo e il tiro da tre sono in linea con le percentuali del primo anno, le rubate anche, i rimbalzi sono calati nonostante il minutaggio, anche se qualche volta ha la scusa Howard che gravitandogli intorno ne magnetizza qualcuno… Va meglio dalla lunetta ed è passato dai 7,5 pt. Di media a gara da rookie all’attuale 10,6. Molto più abile a rifinire da sotto è salito al 70,1% dai 0/3 piedi contro il 58,7% dell’anno precedente. Da notare la statistica da tre punti nelle sconfitte… Quando non riesce a dare apporto e costanza con buone percentuali, Charlotte va in difficoltà…

 

 

 

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 8° M. Williams: 5,97

Giocatore che rimane in campo principalmente per due fattori; apprezzata dedizione al lavoro (all’allenamento) e tiro da fuori che quest’anno è migliorato rispetto all’anno precedente sino all’impennata del primo posto nella statistica dedicata (nell’intera NBA) fino a qualche partita fa. Scostante, come diversi tiratori, può passare dalla spaziale gara contro i Pistons a partite nelle quali fa mancare i suoi punti da fuori (in due gare con Miami, sua bestia nera dai playoffs 2016, ha totalizzato uno 0/7 ad esempio) non riuscendo a mettere nemmeno un canestro. Purtroppo per Charlotte questo è un problema, perché se Kemba è sempre al centro dell’attenzione e deve ricorrere a special move e a blocchi di Howard o stagger per andare al tiro da fuori, Marvin, di solito imbeccato sugli scarichi, è l’unico altro tiratore valido del quintetto (di Batum abbiamo già detto e MKG e Howard non si avvicinano nemmeno alla linea da tre), quindi servirebbe più costanza. In difesa ha qualche serata dove riesce a dar veramente fastidio all’attaccante, ma in generale lo trovo un po’ lento (non come JOB o Monk) e questo è causa del suo voto attuale nonostante le percentuali da fuori siano buonissime. Aveva iniziato il ciclo segnando zero punti contro Warriors e Clippers, poi ha trovato il ritmo con 15 contro Utah, 16 contro OKC, fino ai 21 di Detroit. Al momento out per una distorsione alla caviglia occorsa nel primo match contro i Battistrada a Indianapolis, ma non dovrebbe averne per molto.

 

 

 

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 7° T. Graham: 6

Per le mie medie ha appena toccato la sufficienza esatta, ma Graham ha preso quota vista l’impreparazione di Bacon e Monk e ha trovato maggior minutaggio anche grazie alla sua predisposizione difensiva che lo distingue da altri giocatori, ad esempio da Lamb (il quale a dire il vero quest’anno è molto più sul pezzo e dimostra meno amnesie) o da un Batum non pertinace come Treveon. Graham può contare anche su un buon tiro da fuori, ciò lo ricolloca tra i panchinari come finalizzatore sugli scarichi, sia in transizione o a difesa schierata. Capace anche di prendere qualche iniziativa verso canestro, se fermato con l’intervento irregolare deve tuttavia fare i conti con un 73,2% dalla lunetta, discreto ma non buono o eccezionale… Nelle ultime 17 gare ottime quella contro Washington e la penultima in Atlanta alla Philips Arena.

 

 

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 6° N. Batum: 6,04

L’ingranaggio che si è rotto… l’uomo sotto accusa. Abbiamo già detto molto su di lui nei pezzi precedenti. Calato nei rimbalzi, negli assist, nelle rubate e nelle stoppate (anche se impercettibilmente nelle ultime due statistiche), ha un minutaggio inferiore rispetto allo scorso anno. Non così inferiore tuttavia da giustificare il passaggio dai 15,1 punti dello scorso anno di media agli 11,9 attuali. È rimasto alle pendici del 30% nel tiro da tre punti prima di trovare spazi e ispirazione contro Atlanta in gara 50 chiusa con un 5/10 da dietro l’arco che l’ha fatto terminare esattamente al 30% da fuori. Si è ripetuto alla grandissima contr i Pacers in casa lanciando gli Hornets alla vittoria e chiudendo con 31 pt.. Forse il ruolo di collante gli sta stretto o forse ogni tanto ha bisogno di cambiare aria, sembra poco motivato, la sua difesa non è poi più così tanto aggressiva. Ha saltato l’appuntamento con la nazionale dei Galletti in estate per riposarsi ma il destino beffardo l’ha colpito ugualmente a inizio stagione dove è stato tormentato da un infortunio abbastanza probante che ha continuato a dare noie per diverso tempo, oggi che il problema pare esser scomparso dovrebbe riuscire a dar di più completando il buon backcourt titolare con Kemba, anche perché il suo basso rendimento sta influenzando l’orbita di Charlotte che potrebbe finire fuori dai consistenti pianeti da fascia abitabile per unirsi a quelli gassosi e inconsistenti nel gelido spazio. La sua palla persa dopo aver giocato una buona partita contro Miami è stata un macigno. Probabilmente Williams ha avuto troppa fretta sulla rimessa, ma lui se l’è fatta portar via come un novellino. Nelle ultime diciassette partite sono state otto le partite disputate almeno discreto livello, un po’ scostante per un contratto da oltre 22 milioni che scadrà nella stagione 2020/21, per la quale il giocatore avrà anche l’opzione di scelta a favore, ma nelle ultime due uscite ha fatto vedere di essere in decisa risalita. Speriamo continui così… in alternativa ci si augura che in estate (dovesse tornar a giocar male) si trovi un accordo con il giocatore e qualche altro team, ma soprattutto, per il bene di Charlotte, l’augurio reale è che continui a render come nelle ultime due uscite o quasi, da qui alla fine della stagione.

 

 

 

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 5° C. Zeller: 6,12

Cody è rimasto fuori per ben 27 partite, quindi impossibile parlare di queste 17. La squadra comunque ha tenuto abbastanza ottenendo un record di 12-15, anche se sono convinto che con il buon Cody avremmo avuto un record migliore senza qualche finale travagliato e puntualmente perso. La sua caratteristica difensiva avrebbe permesso d’incassare qualche punto in meno. Partendo dalla panchina ha leggermente cambiato il modo di giocare. Ha migliorato il tiro lungo da due punti perché la panchina gli offre pochi giochi per il pick and roll o inserimenti a fari spenti. Sganciato da Batum, con il quale innescava giochi a due da pick and roll è andato a perderci, così come Batum ha diminuito la statistica assist. Clifford ha deciso comunque di lasciare titolare il francese (impensabile spostare Howard in panca), preferendo utilizzare Lamb come scorer dalla panchina, visti i problemi realizzativi della bench. Un quintetto di riserva con Batum in campo potrebbe essere ancor meno efficace nella metà campo offensiva. Il suo rientro non sarà accolto come quello di Curry, ma nell’economia della squadra potrebbe rivelarsi un’arma, o meglio, uno scudo in più, compresi gli scudi d’attacco con blocchi per tripl ribaltabili in pick and roll.

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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,23

MKG è il giocatore più “italiano” in un certo senso. Non lo sto dicendo nel senso migliore, ma in maniera neutrale. Trasformista… una caratteristica che nel bene e nel male (più nella seconda ipotesi da noi) MKG forse sta percorrendo per sopravvivere. Da seconda scelta con ottima reputazione difensiva ma dalla costruzione del tiro orribile e quindi dalle basse percentuali, oggi è diventato un finalizzatore da due sullo scarico, ma anche sul pullup, riuscendo ad andare in uno contro uno a mettere il tiro diverse volte. Le penetrazioni con appoggio sono sempre state il suo pane, sia quelle in coast to coast che quelle a medio raggio. Portate con più energia un tempo, ripetute con intensità inferiore oggi, ogni tanto rimedia qualche sonora stoppata, la quale non lo fa desistere. Un ragazzo che la vita ha messo subito alla prova (il padre ucciso a Camden quando aveva quasi tre anni) e l’ha colpito ancora quando lo zio Darrin Kidd decede il giorno stesso nel quale MKG porta la lettera per giocare a Kentucky. Per questo fatto aggiunge Kidd al cognome originale giacché lo zio l’aveva cresciuto, insieme alla madre Cindy Richardson, la quale intervista al Draft dopo la scelta di suo figlio disse che MKG avrebbe dovuto esser sempre la stessa persona (umile) di prima. MKG, in effetti, pare esserlo rimasto, sa che deve lavorare ogni giorno e sottolinea quest’aspetto infischiandosene d’eventuali critiche, concentrandosi solo sul miglioramento. In diverse interviste all’inizio aveva difficoltà a parlare, sicuramente a causa del suo passato. Oggi è passato da MKG Security” a una versione più offensiva. Sul parquet rimane sempre uno dei migliori difensori a nostra disposizione ma non come un tempo, sarà che è costretto a spender energie offensive. Dai 7 rimbalzi a partita dello scorso anno siamo passati ai soli 4,5 di media anche se gioca qualche minuto in meno a gara. Diminuite anche le rubate e quasi dimezzate le stoppate, indice di meno atletismo dopo la ricaduta dell’infortunio alla spalla. Prende i suoi tiri, i compagni lo incoraggiano e lui non esagera come altri, segue il kata metron e sa qual è quindi la sua misura. Spreca poco, tanto da salire sul 51,5% dal campo, ottimo per un esterno, mentre dalla lunetta suda freddo tirando solamente con il 68,3%. Fossi il presidente terrei l’ex Kentucky a vita (“solamente” per la storia difficile) come buona riserva, ma in un contesto come quello attuale di Charlotte con tiratori “poveri”, nonostante la buona vena realizzativa, servirebbe un upgrade in grado di costruirsi il tiro e che abbia nelle mani più punti. Lo stipendio è medio e la posizione in cui venne pescato al Draft (la seconda, dietro il suo compagno di Kentucky Anthony Davis) non ne consigliano la possibilità bench. Forse potrebbe anche lasciare Charlotte ma oggi l’incertezza del mercato regna sovrana… Mi auguro un lieto fine con i playoffs da disputare per spazzare, dissipare tutte le incertezze… È dura, ma fosse facile non sarebbe divertente…

 

 

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 3° J. Lamb: 6,46

Jeremy scende dal secondo posto al terzo dopo esser stato anche al primo. Inevitabile un po’ di discesa dopo la stagione partita in maniera spettacolare. Qualche prova incolore tuttavia non ha modificato il valore del nuovo Lamb, il quale è stato citato anche al centro di voci di scambio con New York, al tramonto della trattativa per Kemba. Era chiaro che Clifford gli chiedesse principalmente punti senza dimenticare la difesa, cosa che sta facendo, nonostante nelle ultime giornate sia sembrato un po’ più rilassato in fase difensiva, tanto da rimediare con il fallo ad esempio sull’uno contro uno se rimasto attardato perché non concentrato al massimo. Sul tiratore va spesso, anche saltando, qualche volta anche in rientro se il tiratore effettua un pump fake. L’ho notato subito durante la giornata dei media interagire in maniera seria con gli intervistatori. Nelle ultime 17 gare ha tentato 168 tiri realizzandone 76 (45,2) dando consistente mano alla squadra con un picco di 18 punti ottenuto contro Sacramento in casa. È riuscito a toccare quota 20 punti o a segnarne di più per 5 volte in stagione, ma non nelle ultime 17 gare.  Da 18,4 minuti a gara è passato da 25,2, grazie a questo incremento nel minutaggio oggi Lamb viaggia in doppia cifra sui 13,6 a game contro i 9,7 dello scorso anno. Difetta in qualche turnover di troppo ma ha migliorato “sensibilmente” (rispetto alle esigue cifre precedenti e tenendo conto che è uno shooter) nei palloni rubati e negli assist smistati, sebbene siano ancora cifre trascurabili.

 

 

 

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 2° D. Howard: 6,58

Dwight Howard è un tipo simpatico ma un po’ lunatico sul parquet. Gli anni passano e con essi aumentano i dubbi per un giocatore che si è creato la propria carriera grazie alla fisicità che madre natura gli ha donato. Superman, forse motivato dall’abbandono della sua città Natale (Atlanta) si è riproposto su grandi livelli quest’anno. Certamente non azzecca tutte le serate, ma se teniamo conto delle ultime 17 sfide, ne ha sbagliate ben poche. Tre quelle che abbiamo perso quando ha giocato male, altre perse nonostante le sue prestazioni da big. Partenza alla grandissima in gara 35 contro i Warriors che l’hanno sofferto tutto il match, 29 punti e 13 rimbalzi. Va in doppia doppia da 11 partite consecutive e ha aumentato le stoppate rispetto lo scorso anno. 7 casa contro gli Hawks e 6 quelle date ai Kings. Non tutte le cifre sono in aumento rispetto all’annata con Atlanta, però nelle ultime 17 gare ha migliorato la bassissima percentuale ai liberi che aveva. Un 71/121 utile agli Hornets per non perder terreno nell’eventualità del fallo sistematico (visto solo poche volte a inizio stagione) su di lui. Si vede che ha lavorato sul particolare e l’ha fatto bene. Il fisico l’aiuta ancora in alley-oop, schiacciate esplosive ma anche su linee di fondo prese con conclusioni in reverse layup che finiscono inesorabilmente nel cesto rivelando un ballerino nel corpo di un wrestler da pesi massimi. Stagione super quella di Dwight che ha colmato il vuoto sotto le plance, grazie a lui la tattica di batter in ritirata subito dopo il tiro, indicata da Clifford è a volte inutile se Dwight in attacco prende il rimbalzo. Deve essere motivato e in fiducia per rendere al massimo. Il turnover purtroppo è sempre dietro l’angolo per vari motivi, dalla staticità nell’area offensiva al contatto troppo fisico con il difensore, qualche rara volta per il blocco in movimento e anche se non su tutti i tipi di difesa è sempre reattivo, è pur sempre una presenza disturbante per il furtivo attaccante. Alla quattordicesima stagione in corso segna ancora 15,9 pt., cattura 12,7 rimbalzi a partita, in più piazza 1,7 stoppate a gara…

 

Howard è arrivato a 33 doppie doppie, ben undici consecutive.
La foto è stata presa nel warmup contro i Pacers.

 

 

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 1° K. Walker: 6,72

Kemba è il pezzo forte della squadra. La regina sullo scacchiere. Logico che in una squadra che insegue i playoffs e si trova dopo un anno e mezzo a rischiare molto seriamente di non raggiungerli per la seconda volta consecutiva, a causa della discrasia tra contratti e rendimento di altri player, così diventati poco appetibili, le voci di cessione per rifondare integralmente o parzialmente si siano sprecate. Dopo una mezza rivolta dei tifosi che hanno minacciato di tutto un po’, Kemba è stato tolto parzialmente dal mercato dal proprietario di franchigia MJ, il quale ha detto che si sarebbe mosso solo per un’altra stella. Dato che storicamente a Charlotte sulla carta con gli scambi hanno sempre guadagnato gli altri, una predazione da rivolta dei boxer che evidentemente ha infastidito parecchio lo zoccolo duro dei fan che non ha gradito il fuori tutto iniziato con le voci fatte uscire da Woj, principalmente su Kemba (ma ipoteticamente anche su tutti gli alti componenti), motivo principale per recarsi allo Spectrum Center per veder qualcosa d’interessante e avere una chance di vittoria. Kemba mantiene i suoi standard anche se è evidente che è sempre meno clutch player in un contesto nel quale se si è in gara la palla va a lui. Raramente è riuscito da marcato a cambiar le sorti di finali già scritti ma forse pretendiamo troppo da lui. Il ragionamento funzionerebbe per un Supereroe, ma non si capisce il perché una squadra da basket debba avere questa strategia monotematica. A ogni modo Kemba ha infilato nove triple ad Atlanta in una sola serata battendo il suo precedente record di sette… È il giocatore all-star più sottovalutato della lega ma sul quale scriviamo sempre, lascio parlare le cifre…

 

 

 

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I voti giornata per giornata delle ultime 17 uscite:

 

La classifica con le medie totali da gara 1 a oggi:

 

 

Dalla-s-hop(e)?

L’eco delle voci dello Spectrum Center si spegne.
Qualcuno abbandona l’arena prima.
Si sapeva come sarebbe andata a finire in una gara punto a punto.
Lo sapevano anche quelli di Bring Back The Buzz…
 
Il morale della città sportiva è basso, il mio ancor di più, non si vince uno scontro sentito da tempo, non si vede una via d’uscita al limbo della mediocrità di una bassa classifica inaspettata ma giusta se osserviamo l’intensità che giocatori mettono sul campo nei frangenti decisivi e non solo.
Zeller è sempre out mentre nella notte abbiamo visto andare in onda per quasi tre minuti un duello O’Bryant/Cousins improponibile.
I Playoffs si allontanano sempre più, gara dopo gara perché il 6-4 delle ultime dieci partite non è sufficiente a far svoltare la stagione di Charlotte che è giunta, giocando contro New Orleans, alla quarta gara casalinga di fila.
Ne avrà ancora una contro Atlanta prima d’intensificare il calendario lontano da Charlotte.
E non è detto che sia un male.
La testa dei giocatori sembra più sgombra lontana dall’Alveare, quello che hanno in testa forse alcuni giocatori, relativamente distratti dalle voci di mercato. Inutile però nascondersi dietro a un dito.
Contano poco i disturbi esterni o episodi arbitrali capitati durante la partita; non c’è forza nei finali.
La squadra si perde dimostrando nel bilancio al fotofinish, un saldo ampiamente negativo.
Soluzioni offensive poche, rimesse in campo senza fantasia o schemi validi e difesa rivedibile in qualche occasione, la quale diventa spesso decisiva in negativo.
Le cose non vanno bene, per questo, almeno secondo Steve Kyler di Basketball Insiders, si dice che i Charlotte Hornets abbiano cercato di ingaggiare Leonard di San Antonio provando ad adescare gli Spurs con Kemba Walker.
 
Il mercato si accende sempre in prossimità della scadenza (8 febbraio quest’anno).
Voci parlano d’interessamenti di Detroit e Milwaukee per Walker, mentre un contatto tra Hornets e Mavs potrebbe essere più fattibile visti i 13 milioni sotto il tetto salariale di Dallas.
Con spazio, l’idea degli Hornets sarebbe affiancare un contrattone di quelli pesanti insieme a Walker, in cambio di?
Non si sa bene… probabilmene una prima scelta e chi altri?
I Mavs espressero nel 2016 interesse per Batum e forse oggi potrebbero interessarsi a Marvin Williams ma siamo nel completo campo delle ipotesi, Dallas potrebbe anche solamente entrare come terza squadra in un giro di scambi a tre… tutto possibile ma estremamente fumoso in questo contesto.
La speranza Dallas consisterebbenello sbarazzarsi di un contrattone, di recuperare una stella al posto di Kemba (dovesserlo cederlo) e magari una prima scelta… difficile dire quale altra squadra potrebbe esser coinvolta tra quelle sondate o le altre sei sotto il tetto salariale (Brooklyn, Sacramento, Indiana, Phoenix, Chicago) fissato per quest’anno a 99,093,000. Phila e Atlanta sono leggermente sopra.
Un po’ più intrigante, rimanendo in Texas, è l’ipotesi Leonard, suffragata da un recente “rapporto” di Jalen Rose, il quale ha detto che Kawhi vuole uscire dal contratto con San Antonio (RealGM.com).
Resta da vedere se questa uscita sia vera giacché il direttore generale degli Spurs ha detto che non c’è “nessun problema” tra la squadra e il giocatore.
Questa notizia quindi potrebbe scaturire dal lungo periodo d’inattività di Leonard causa infortunio.
Il complottismo da scambio ha raggiunto picchi altissimi quando Jordan è uscito dicendo che non avrebbe scambiato Walker per nessun giocatore se non un’altra All-Star, avvisando così potenziali GM speculatori.
Aggiungendo ad esempio però il nome di Leonard, molti hanno creduto non fosse una coincidenza, portare a casa un giocatore così importante sarebbe indubbiamente un colpo per Cho che sovvertirebbe momentaneamente le gerarchie con Buford, abilissima controparte Spurs pluripremiata con vari premi d’annata.
Ovviamente il carpe diem per acquisire Leonard è questo. Leonard è un terribile difensore, potrebbe essere l’upgrade di MKG (ormai non più lui atleticamente dopo l’infortunio alla spalla patito due stagioni fa), giocatore dalla storia particolare con il padre ucciso da un colpo d’arma da fuoco a Camden quando lui era piccolissimo.
Per tornare a Kawhi Leonard, il suo biglietto da visita recita: “Defensive Player of the Year, ex MVP delle Finali e due volte All-Star.”
Basta e avanza… inoltre quest’anno ha una media di 16,2 punti, 4,7 rimbalzi, 2,0 palle rubate e una stoppata per partita in nove gare disputate.
Gli Hornets però dovrebbero finalizzare il tutto con una multitrade o un blocco di giocatori poiché se Kemba guadagna 18 milioni quest’anno, l’anno prossimo salirà oltre i 20, contro i 12 stabili di Walker.
Per far quadrare i conti qualcuno pensa a Jeremy Lamb, giocatore che non scambierei vista la sua ottima stagione dalla panchina.
Altra voce, meno importante, ma più plausibile invece riguarda Emmanuel Mudiay, 196 cm, PG di casa a Denver che ha perso il posto da titolare a vantaggio di Jamal Murray.
La sua stagione fino a oggi non è stata un granché e forse Cho spera di rivitalizzarlo inserendolo “dietro?” (se ci sarà ancora) a Walker, giacché il cambio della guardia tra guardie playmaker di riserva nel roster degli Hornets non ha sortito effetti benefici.
Da un Sessions deludente archiviato insieme a Roberts, a un Carter-Williams altrettanto disastrato che anche ieri notte ha sbagliato un appoggio semplice, come spesso gli capita, a uno Stone invisibile, non c’è stato cambio di passo.
La parola d’ordine è quindi trovare solidità in aiuto alla squadra quando Kemba non è sul cubo del cambio.
I minuti di una vera PG di riserva consentirebbero di sviluppare anche un miglior gioco, aprire spazio per innescare gli esterni, cosa che con MCW accade di rado poiché sovente preferisce attaccare il canestro in penetrazione o tirare.
Certo… anche lui ha diminuito notevolmente il numero degli assist, anche se il playmaker al terzo anno è sceso a 18,7 minuti di media saltando diverse partite.
Pare che i Nuggets stiano pesando anche ad altri giocatori da scambiare, questo potrebbe aprire un fronte interessante, sebbene a Charlotte dovranno tenere a mente quali sono i pezzi del puzzle mancante per evitare si squilibrare i reparti.
Secondo Marc Berman del New York Post in riferimento a Mudiay:
“Le fonti dicono che i Nuggets hanno tentato di scambiarlo più volte”.
MCW è salito di pochissimo al 30,1% al tiro dal campo dopo essere stato per molto sotto il 30%, non cambia molto, è una delle percentuali più basse della lega, inoltre il 28,1% da tre di MCW è nettamente inferiore al 38,7% con il quale il congolese sta tirando da oltre l’arco.
Mudiay è un 1996, giovane con potenziale per ripartire, contro un MCW (1991) che si sta perdendo dopo il primo anno esplosivo con Philadelphia.
Scappa dal suo paese natale (il Congo), durante il secondo conflitto congolese. Suo padre purtroppo muore presto e nel 2001 la madre con i fratelli di Emmanuel scappa dal paese sotto il controllo delle milizie Tutsi per trasferirsi in America dove chiedono asilo politico.
Non è tutto rose e fiori però, la famiglia versa in condizioni economiche non semplici e lui decide di tagliare un anno ed entrare nel mondo dei Pro, approciando prima la Cina (Guandong Tigers) per inserirsi l’anno successivo nella NBA, forte di 18 pt. di media nel campionato cinese.
Settima scelta assoluta dei Denver Nuggets, inutile dire che mi piace, solo per la sua storia non facile, in simbiosi, sportivamente parlando, con quella di Charlotte.
Emmanuel sta tirando con l’80% ai liberi in questa stagione e in difesa non farebbe rimpiangere l’aggressività di MCW.

Mar 25, 2016; Los Angeles, CA, USA; Denver Nuggets guard Emmanuel Mudiay (0) dribbles the ball as Los Angeles Lakers forward Kobe Bryant (24) defends in the first quarter of the game at Staples Center. Mandatory Credit: Jayne Kamin-Oncea-USA TODAY Sports

Cosa potrebbe volere in cambio Denver non è chiaro, forse Kaminsky se qualche lungo dovesse muoversi, difficile credere che uno scambio diretto con MCW funzioni se non con qualche first round pick a favore delle Pepite in aggiunta…
Rimane il fatto che, se si vuole tentare ancora di raggiungere la post season (direi cha a fine febbraio avremo un quadro definitivo della situazione dopo le numerose trasferte), Clifford ha veramente molto bisogno di migliorare le prestazioni del proprio play di riserva.
Capitolo a parte Marvin Williams, giocatore che fece una buona stagione due anni fa per sparire nella serie contro Miami.
Raramente si è visto ad alti livelli dopo allora salvo qualche sporadica occasione ma nelle ultime uscite Marvin è apparso più tonico e motivato.
Soprattutto la sua mano è sembrata fatata in alcune partite recenti (vedi trasferta a Detroit), così da scalare la classifica dei tre punti finendo attualmente al quinto posto con il 44,4%…

Le percentuali totali in carriera confrontate con quelle dell’annata in corso. marvin è in controtendenza rispetto a molti altri giocatori ed è quinto nelle percentuali da oltre l’arco.

Come detto per Leonard, anche se stiamo parlando d’altri livelli, un Marvin così in forma potrebbe tornare a essere appetibile per altri team che cerchino un uomo d’esperienza, il problema è che a Charlotte dovrebbero promuovere Kaminsky come titolare, un giocatore con un grado di difesa inferiore, così come le percentuali da oltre l’arco.
In una NBA che parla sempre di più con il tiro da tre punti, la mancanza di uno stretch four si rivela decisiva, specialmente per quel che riguarda la squadra sorta nel 1988.
Se Batum tira male da fuori (28,8%), MKG e Howard non si avvicinano nemmeno all’arco, Kemba, sempre più marcato degli altri è sceso dal 39,9% dello scorso anno al 34,5% di questo…
Non ci sono altri tiratori in squadra da fuori estremamente affidabili se escludiamo Graham che ha la stessa percentuale di Williams ma non è in classifica avendo un numero di conclusioni tentate relativamente basso (54 con 24 realizzazioni).
Kaminsky si ferma per ora al 36,3% ed è il marcatore più vicino, seguito da Lamb con il 35,6%…
Gli Hornets nella notte hanno mancato ben 13 FT, questa tendenza è dovuta sicuramente a Howard che rimane sul 53,4% dalla lunetta (n realtà in miglioramento dopo un tragico inizio stagione a gioco fermo), ma anche a tanti altri…
Una statistica che non possiamo permetterci se consideriamo il fatto che i 27,4 liberi recuperati ci portano al primo posto con un incremento del 14,9% ma il 72,4% di realizzazioni creano un’evidente discrasia tra liberi ottenuti e percentuali di realizzazione.
27° posto con un saldo negativo di -0,90 rispetto l’annata precedente…
Zeller, ma soprattutto MKG sono chiamati a migliorarsi e, scritto con un po’ d’ironia, speriamo che Cho non ingaggi Fizz se il piano non è arrivare ultimi…

Ale e Franz, con il loro”… e Larry? E’ morto!” edito da Rizzoli, illustrati da L. Parmigiani e F. Brusco.
Spari a vuoto anche per Charlotte che deve migliorare le percentuali, comprese quelle dalla lunetta.

Il Vangelo secondo “Matteo”.

Mentre il mercato sta per tornare nel vivo e si rincorrono le sirene di eventuali trade da sogno o da incubo (Walker, Lamb eventualmente), abbiamo avuto un po’ di giorni di stacco dal basket giocato per gli Hornets, tanto da preparare un pezzo per fare il punto (dopo una serie di quattro trasferte e tre vittorie in trasferta che hanno rivitalizzato i Calabroni, ancora imbattuti in questo 2018 – domani notte torneremo a giocar contro Dallas -) della situazione con l’amico Matteo.
Sperando che i nuovi Hornets ribaltino completamente il record del 2017, la classifica attuale langue, i guerrieri si sono (io spero “ si erano”) persi sulla pista del bisonte, per citare “Faber”…
Vorrei fare quindi far sentire anche “la voce” dell’amico Matteo (qualcosa che non sia il mio monostorytelling, insomma), persona genuina, diretta, sincera e divertente.
Parlando di basket la trovo persona competente, allena per diletto, suppongo (dirà lui), in tandem una squadra di ragazzi dalle sue parti.
Per me il basket, oltre all’Olimpo dei professionisti (in particolare della NBA) è fatto da una moltitudine di sfaccettature che a più miti livelli compongono il substrato passionale e incarnano il più puro spirito del gioco, anche nel playground o nello sterrato più sperso sul pianeta con un simil anello di fortuna vive l’essenza di uno sport che va dal rilassante tiro in solitudine all’ereditato spirito di antiche battaglie campali.
Laddove qualcuno potrebbe trovare nel professionismo un compromesso tra soldi e ardore sportivo (chi segue Charlotte avrà in mente giusto un paio di nomi nello scorso anno che ricalcano il modello descritto), nel basket senza percepir denaro questa tara scompare.
Terzo allenatore intervistato (se non erro) con il quale parleremo della situazione di Charlotte.
Il Vangelo secondo Matteo, insomma…
 
1D) Più che una domanda, la prima sarà necessariamente un discorso di presentazione.
Anni (circa, se posso, di solito non si chiedono alle donne), zona, hobby e quant’altro vorrà dirci per fasci conoscere meglio, ma soprattutto… come passa il tempo e perché il basket come compagno di viaggio?
 
1R) “Mi chiamo Matteo, ho 34 anni e sono di Modena.
Tralasciando il lavoro (che “occupa” gran parte del mio tempo giornaliero/settimanale), il – poco – tempo restante lo dedico alla pallacanestro, vera e propria passione che coltivo fin da quando ero bambino.”
 
 
2D) Come mai, parlando di basket NBA, la scelta di Charlotte?
Un tempo era anche una moda… negli anni ’90 personalmente ricordo bene tra P.zza Duomo e San Babila (parlo di Milano), nugoli di giovani coetanei con cappellini dall’inconfondibile color teal accompagnati da tese a volte viola, a volte nere.
Oggi per un ragazzo giovane interessato al basket è difficile accostarsi a una squadra, che, nonostante abbia il presidente più iconico del basket, fa veramente troppa fatica.
Oltre alla scelta, che potrebbe esser stata determinata da questioni anagrafiche, perché è rimasto legato a questi colori?
 
2R) “Perché Charlotte?
Un pomeriggio del 1993 (ricordo ancora distintamente quel giorno), accompagnai mio padre a fare compere.
Ammaliato dalla vetrina di un noto negozio di articoli sportivi di Modena, entrai per dare un’occhiata mentre fantasticavo su quando anch’io avrei sfondato un giorno nel basket professionistico (chi non l’ha fatto?), tra scarpe, canotte, fascette, ecc., all’improvviso il mio sguardo cadde in un angolino dove vi erano appesi dei cappellini…
Ve ne erano una moltitudine:
Lakers, Celtics, Bulls, NY, ecc. e poi uno strano, mai visto…
Azzurro con in mezzo un calabrone che palleggiava ghignando”…

Uno dei tanti modeli dei cappellini con il logo degli Hornets che invadevano la metà degli anni ’90.

E’ stato amore a prima vista.
Da quel giorno ho iniziato a seguire le vicissitudini degli Charlotte Hornets, cosa che faccio tuttora con ancora più foga.”
 
 
3D) Domanda fiume sul progetto…
Passiamo alle note dolenti rappresentate dalla passione comune, ovvero la Charlotte 2.0.
Siamo, dopo quattro anni dal progetto di Jordan, “ereditato” dall’ultima buona stagione dei Bobcats, arrivati forse a uno dei punti più neri della nostra storia attuale (togliendo le ultime quattro partite).
Trattando l’argomento ad ampio respiro, risalendo alla stagione 2014/15, nelle nostre fila militavano già; Walker, Kidd-Gilchrist e Marvin Williams, tra i titolari, oltre a Zeller che è uno dei giocatori più utilizzati da Clifford dalla panchina ed ex titolare (oggi infortunato).
Tre sono state scelte alte ai Draft degli Hornets e M. Williams è ancora tra noi per una sorta d’intoccabilità dovuta alla sua professionalità, tuttavia, dopo il crollo avvenuto tra gennaio e febbraio dello scorso anno che ci ha fatto scivolare fuori dai playoffs, quest’anno l’arrivo di Howard avrebbe dovuto garantirci almeno la partecipazione alla postseason senza troppo soffrire, invece navighiamo pericolosamente tra le acque bassissime del fondo classifica a Est.
Mentre scrivo, solo i Nets che arrivano da una disastrata stagione, i Bulls, i Magic e gli Hawks che in estate hanno smobilitato per ricostruir domani, occupano posizioni inferiori in classifica.
Abbiamo, è vero, giocato contro signore squadre come San Antonio, Minnesota, Golden State e squadre che stavano facendo bene nel momento nel quale sono state affrontate (vedi Orlando, Memphis e Detroit).
In alcune gare, dopo aver accumulato molti punti di vantaggio, siamo crollati (New York, Boston senza Hayward, Horford e Irving che ha giocato quasi due minuti solamente, L.A. Clippers).
Con Chicago poi sono arrivati due stop pesanti al fotofinish. Quali, secondo lei, fermandoci a squadra e allenatore, le cause di queste sconfitte e più in generale del momento no coinciso con i primi di gennaio dello scorso anno?
Per completare il quadro, girando su internet, nei giorni precedenti all’uscita di scena di Clifford (problemi di salute per il coach) ho letto tante critiche verso di lui.
Non ha avuto Batum per esser a pieno organico, poi è rientrato e ha perso Walker, infine Zeller…
Come giudica l’operato di GM e presidente?
E’ adeguato il roster messogli a disposizione?
Jordan è stata la persona meno vicina al suolo come giocatore, onusto di gloria, ma come presidente sfortunatamente al momento sta barcamenandosi.
Ha concesso in estate un’altra possibilità al GM Cho, il quale ha fallito per due anni su tre l’approdo ai playoffs e ora sembra la situazione sia oscurata ancora una volta, sebbene l’energia delle ultime sfide…
Abbiamo preso Howard come primo grande colpo del mercato ma, dopo di ciò, Cho si è fermato.
Ha rimediato all’errore del mega contratto di Miles Plumlee, ma poi siamo stati vittime del suo immobilismo.
“Trader Cho” sarebbe il suo soprannome, ma da un po’ non scambia più molto, almeno… pezzi pesanti.
Con tutta la simpatia per l’uomo, se non erro, il fratello lavorava di notte per sostenere la famiglia, mi sembra che Cho si sia mangiato grossa parte della sua attendibilità. Dopo l’avvio con Seattle/OKC e la parentesi a Portland, nemmeno conclusa l’annata, anche se ingenerosamente, si fissa a Charlotte nell’estate 2011.
Logico che Cho sia ormai confidente con Jordan ma l’entusiasmo che c’era per la nuova avventura di Charlotte svanirà presto se non arriveranno anche dei risultati a dirci che se non una dinastia.
Almeno esiste anche un progetto sportivo.
Quali sono secondo lei le colpe di uno e dell’altro?
 
3R) “Il discorso è parecchio ampio e mi sembra ingiusto e del tutto errato cercare un solo responsabile.
Diciamo che tra società e squadra le colpe sono da dividere fifty fifty.
Mi spiego meglio…
Il più grosso “j’accuse” che muovo alla società è l’immobilismo.
Negli ultimi anni Cho ha chiuso 3/4 trade, troppo poco dato che movimenti così “sporadici” possono essere concessi a squadre bisognose di ritocchi minimi o d’innesti precisi.
Nel nostro caso c’era (e c’è) bisogno di un refresh quasi totale tenendo ben focalizzato ciò che si vuole raggiungere. Restando con la stessa ossatura (mediocre) per più anni si rischia di arrivare a uno stallo (classica situazione limbo) che non porta a nulla se non a denotare una totale mancanza di progetto.
L’arrivo di Howard è stato tanta roba, ma il resto?
Perché con una free agency importante appena passata non si è provato a fare qualcosa di deciso puntando al “bersaglio” grosso come hanno fatto e stanno facendo squadre come Toronto, Milwaukee, Boston ecc.?
Sembra quasi che la società si accontenti di “partecipare” e questo non è giusto nei confronti dei tifosi che ogni anno dimostrano sempre più attaccamento e amore verso questa franchigia.
Poi la parte tecnica.
Allenatore mediocre che non riesce a dare un’identità e un gioco a un gruppo ormai arrivato alla fine di un ciclo che non merita certi stipendi (Batum su tutti) e forse non merita nemmeno di stare in NBA.
Se si somma il tutto il quadro che si materializza è la situazione attuale.”
 
4D) “Il secondo album è sempre il più difficile” è una strofa di una canzone di Caparezza che s’intitola “Il secondo secondo me” nel quale si parla di luoghi comuni e malcostume.
La riedizione di Charlotte di quest’anno sta ricalcando quella dello scorso anno.
Via un centro, dentro un altro, Monk avrebbe dovuto sopperire alla cessione di Belinelli e le due guardie dietro Kemba sono state cambiate con altrettante scommesse.
Pochi ritocchi su una macchina che non funzionava perfettamente.
Ora l’auto di Charlotte sta scivolando pericolosamente su una mota che potrebbe portarci fuori strada.
Quali potrebbero essere le misure da adottare?
Qui siamo vicini al Fantabasket ma alcune occasioni come quella di Bledsoe o altri potrebbero presentarsi rimanendo vigli.
Squadre i quali giocatori per vari motivi non fanno più parte del progetto e potrebbero essere funzionali a Charlotte ve ne sono secondo lei?
 
4R) “Purtroppo dopo tre anni di alti (pochi) e bassi (tanti), bisogna che la società si guardi in faccia e ammetta che questo progetto (se cosi si vuole chiamare) è stato un sonoro fallimento.
Tralasciando il primo anno con i PO raggiunti, la stagione passata e quella corrente sono decisamente negative.
La squadra ha subito un’involuzione paurosa in termini di gioco a parte pochi elementi (Walker, Lamb e Howard), tutti gli altri sarebbero da scambiare/tradare perché sopravvalutati, a fine carriera o inadeguati per questo livello. Questo avrebbe senso, ma bisogna avere la voglia di farlo (il coraggio aggiungerei io come intervistatore), cosa che a ora sembra mancare.”
 
5D) Ultima domanda.
Tutti hanno idoli.
Anch’io ne ho di sportivi, anche se personalmente, per fortuna, non ho il culto della personalità.
Il mio baskettaro preferito era ed è (anche se non gioca più) Dell Curry, colui che è tornato alla ribalta in questi anni sotto la voce “papà di Steph”.
Comunque sia, quali sono i suoi tre giocatori preferiti degli Hornets All-Time e perché?
 
5R) “3^ posizione: “Zo” Alonzo Mourning (1992-1995)

Mourning (a terra) ha appena scagliato il FT jumper che a pochi decimi dalla fine porterà al trionfo (3-1) sui Celtics nella prima serie playoffs (1993) disputata dai Calabroni. Verrà sommerso da Curry (30), Gill, dal resto dei compagni e se non ricordo male anche da tutto il restante…

Un fenomeno.
Centro che univa tecnica con pura potenza.
Sotto le plance era letale.
Il trio con Larry e Muggsy ha permesso di centrare i PO in poco tempo e per la prima volta nella storia.
L’abbiamo visto giocare troppo poco tempo al Charlotte Coliseum da amico.
Poco dopo divenne un avversario…

 
2^ posizione: Glen Rice (1995-1998)

Coach Cowens lo convinse a buttarsi dentro. Già tiratore dalla tecnica eccezionale, divenne un’arma letale… Fu lui ad arrivare per Mourning proveniente da Miami nel novembre 1995.

Ho ancora la sua canotta n° 41 in casa.
Giocatore pazzesco.
Leader clamoroso e go to guy incredibile.
Il suo tiro era qualcosa di letale.
Primo e unico Hornet a vincere il premio di MVP di un All-Star Game.

 
1^ posizione: Baron Davis(1999-2005)

Attraverseà le due epoche degli Hornets passando da Charlotte a New Orleans mantenendo il suzumebachi no kami (lo spirito del calabrone). Genio polifunzionale, le molle ai piedi, la dinamite nelle braccia. Il barone teal & purple, dopo il primo anno difficile, iniziò fisicamente a volare…

Signore e Signori, il Barone…
Una PG in un corpo di un animale.
Con la palla faceva quello che voleva.
Le serie di PO contro Orlando e Milwaukee sono ancora nitide nella mia testa.
Onnipotenza in 191 cm di uomo.
Ho pianto quando lo hanno ceduto”…

Il Punto @ 34

Premessa a lungo termine
 
La stagione degli Hornets è in un cratere.
Questo era su per giù il titolo del Charlotte Observer di qualche settimana fa.
Immagino che anche i più irriducibili detrattori non avrebbero mai pensato che la squadra potesse essere colpita da una bomba così deflagrante.
Basta osservare la classifica dell’Est a oggi, 29 dicembre per accorgersene:
Il progetto a lungo termine di Charlotte è palesemente fallito; sia quello sportivo, sia quello contrattuale.
Quello sportivo vede i giocatori rimasti di lungo corso affievolirsi ogni sera che passa, sotto il peso del vento delle sconfitte anche la fiamma di Walker, il migliore per voti e per talento, oscilla e ondeggia.
Ultimamente non sta rendendo in alcune serate, mentre quella di Batum è completamente spenta MKG va a intermittenza ma la sua sufficienza e i suoi miglioramenti al tiro non bastano se la fiammella di Marvin Williams ha lasciato solo fumo.
Howard sta bruciando velocemente.
Il suo adattamento non è male ma anche lui, come Kemba, ha serate in cui vi sono passaggi a vuoto e non in tutte le situazioni è un top defender, sebbene non vi sia paragone con i centri dello scorso anno.
I contratti a lungo termine fatti stipulare da Cho stanno pesando parecchio, perché in un contesto che non funziona, andare a sbloccarli non sarà semplice.
Giocatori poco interessanti pagati più del loro valore di mercato (vedi Batum) non sono un affare per altri team.
Per invogliar qualcuno gli Hornets avranno bisogno d’inventarsi qualcosa.
Devo dire che per una volta l’idea basilare di Cho non era malvagia; bloccare i salari dei giocatori per qualche anno con gli stipendi in esponenziale aumento sarebbe stata la strategia perfetta per uno small market come Charlotte, ma il tradimento nel rendimento e ancor prima nell’atteggiamento di alcuni giocatori, ha reso la strategia controproducente parlando con il senno di poi.
Tuttavia si è scoperto in dicembre che questa fede nel team da parte di Cho non sia stata così incrollabile secondo Zach Lowe di ESPN.
Lowe in dicembre ha scritto che gli Hornets la scorsa primavera hanno sondato il terreno a Chicago per arrivare a Jimmy Butler.
I Bulls pere però che non avessero interesse per giocatori degli Hornets e Butler alla fine scelse di tornare sotto l’ala protettiva di coach Tom Thibodeau nel frattempo emigrato a Minneapolis come C.T. dei Tmberwolves.
Il volto del team sarebbe stato diverso, ma la pochezza del roster non ha molto da offrire da metter sulla bilancia.
Il 15 gennaio potrebbe sbloccarsi qualcosa ma in genere il GM Rich Cho fa un paio di ritocchi per migliorare la situazione.
Quest’anno però il ritardo nella corsa ai playoffs è notevole, sarebbe lecito quindi aspettarsi un cambio di strategia, anche “sacrificando” la stagione in cambio di scelte future.
Se il prossimo draft potrebbe portare in dono giocatori di puro talento, a questo punto, meglio la gallina domani che l’uovo (alla coque, francese…) oggi, per non rimanere nel limbo.
 
 
Descrizione Veloce delle Partite passate
La stagione di Charlotte proseguiva (dopo gara 17) su una cattiva strada.
Il mio 10-7 di previsione si è andato a scontrare con catastrofiche prestazioni in qualche match abbordabile.
A volte sono gli episodi a determinare l’esito delle battaglie, altre volte sono i giudici a render vani i tentativi e gli sforzi compiuti per ottener un risultato.
La seconda opzione era proprio quella capitata agli Hornets che andavano a Cleveland per una sfida impossibile con i compagni di James in ripresa.
Sfortunatamente Charlotte, dopo esser stata leggermente agevolata, finiva vittima dell’arbitraggio casalingo della terna che proteggeva una delle Star NBA, la quale riusciva a far annullare anche due FT già fischiati per Charlotte.
Altre decisioni prese con il metro truccato e Cleveland finiva per vincere di un punticino (99-100), con Charlotte complice per aver sprecato alcune occasioni dopo esser stata in vantaggio.
Il road tour proseguiva a San Antonio, dove non c’era nulla da fare.
Solita trasferta texana a vuoto e sconfitta senza recriminazioni.
A Toronto i Calabroni inseguivano i Predatori ma non riusciranno ad agganciare mai il risultato.
A Miami i Calabroni iniziavano male il mese di dicembre.
Sul 96-95 subivano un parziale di 0-9 che portava Charlotte nuovamente alla sconfitta.
Gli Hornets tornavano a giocare in casa e battevano Orlando sfruttando un ottimo ultimo quarto dopo esser partiti sul 75-74 sul finir del terzo.
La vittoria dava un po’ di sollievo perché all’Alveare erano attesi i Warriors che, nonostante il figlio di Curry rimanesse fuori (infortunato), non avevano problemi a passare sul parquet della Buzz City.
MCW mancava il layup del -5, e un parziale veloce dei Warriors ci mandava sul -15.
Archiviata la sconfitta, a Charlotte rimanevano altre due gare casalinghe, decisamente più abbordabili.
La prima partita con i Bulls era drammatica.
Il recupero nei secondi finali per portar una sfida da vincere assolutamente, contro un’avversaria modestissima era già una mezza sconfitta che si concretizzava realmente nell’OT.
Contro i Lakers la scena si ripeteva.
Hornets in crisi e sconfitta contro i gialloviola che battevamo da cinque partite di seguito.
Gara 25 era programmata a Oklahoma City, contro una squadra anch’essa un po’ in crisi, o quantomeno che non stava ottenendo i risultati sperati dopo aver investito in estate e aver affiancato a Westbrook, due pezzi da novanta come Anthony e George.
Gli Hornets sorprendevano tutti riuscendo a vincere senza patemi la loro seconda gara stagionale in trasferta sfruttando un gioco equilibrato.
A Houston si andava per firma, come contro gli Spurs.
Non bastava una gran prestazione di Howard e una buona performance di MKG che quasi ripeteva quella sciorinata in Oklahoma.
Contro gli Heat in casa si scivolava nuovamente senza poterselo più permettere, anche se di poco, mentre per ancora meno, due soli punti i Trail Blazers sopravvivevano al gran rientro degli Hornets nel secondo tempo, quando, sotto di 16 punti la gara sembrava già terminata.
Purtroppo l’incapacità di creare buone azioni nei finali (Walker contro tutti non è una soluzione da squadra di pallacanestro) era ancora una volta situazione compromettente.
Contro i Knicks, sempre allo Spectrum Center, non c’era storia, gli Hornets sciorinavano una delle migliori partite della stagione e travolgevano gli avversari, pur agevolati dall’assenza di Porzingis.
Toronto, praticamente al completo si rivelava altra avversaria non abbordabile per la forza odierna degli Hornets in serata Bobcats, si finiva così prima di Natale a giocarsi una doppia sfida in back to back contro Milwaukee che vedeva la prima gara disputarsi in Wisconsin.
Le padrone di casa avevano la meglio entrambe le volte, Charlotte vinceva la seconda sfida in gran rimonta, agevolata dall’Assenza di Antetokounmpo.
Il Natale regalava un briciolo di serenità ma il post Christmas tornava a essere un incubo senza remissione.
Contro Boston, alla presenza del nostro Paolo che inviava questo video

prima della partita allo Spectrum Center, la partenza era brutta, il secondo quarto anche peggio, finendo sul -20…
Gli Hornets rimontavano nella ripresa e a fine terzo quarto si trovavano sul -1 ma l’inconsistenza della squadra finiva per rivelarsi e il finale era il solito sfacelo, disfacimento tra palloni persi, difese per onore di firma e attacchi rivedibili…
 
 
Prossime partite
Nemmeno facendolo apposta il calendario futuro si aprirà con una serie di trasferte a Ovest.
La prima probabilmente finirà per chiudere il vecchio anno in bruttezza, com’è cominciato. A casa dei Warriors le speranze, ve ne fossero, sarebbero comunque ridotte al lumicino, il back to back in casa Clippers vedrà Charlotte giocare dopo le bollicine (all’una del primo gennaio) la prima partita del nostro nuovo anno e l’ultima ufficiale da calendario americano (essendo ancora il 31 per via del fuso orario).
Il tour proseguirà a Sacramento per rientrare a Los Angeles (sponda gialloviola), due partite almeno giocabili sulla carta nonostante l’idiosincrasia per le vittorie in trasferta.
L’undici gennaio invece inaugureremo un tris di partite casalinghe, ancora contro squadre dell’Ovest:
Dallas, Utah e Oklahoma City saranno le nostre avversarie.
Il 15 si tornerà per la seconda volta in stagione a Detroit, mentre potrebbe rivelarsi il momento decisivo della stagione subito dopo.
La squadra al momento rende molto meno del previsto ed è lontanissima dalla zona playoffs, ma se ingranasse un po’ usando un po’ di passione e un po’ d’orgoglio, potrebbe riavvicinarsi, sfruttando ben cinque partite casalinghe: Washington, Miami, Sacramento, New Orleans, Atlanta.
I Wizards sono l’avversaria più temibile ma siamo riusciti a batterli in casa dopo un OT, Miami quest’anno ci ha già battuto due volte, sebbene con scarti ridotti, ma forse per quella data Whiteside potrà riprender il suo posto in campo mentre il nostro Zeller probabilmente sarà ancora out.
Sacramento rappresenta una partita “facile” (anche se non vene sono), diciamo più facile delle altre, New Orleans con il duo big Cousins/Davis sarà una gara tutta da vedere.
Il matchup tra PF non è favorevole ma potremmo guadagnare qualcosa sugli esterni, mentre Atlanta vedrà Belinelli rientrare a Charlotte per la seconda volta dalla sua partenza prematura.
Tris di trasferte dopo la settimana e mezza passata a giocare in casa:
Ancora Miami, la prima volta contro i sorprendenti Pacers e visita che ricambierà la cortesia ad Atlanta.
Per terminare, gara 51 sarà disputata allo Spectrum Center, dove saranno di scena i sorprendenti Pacers, per la seconda sfida annuale nel volgere di breve tempo.
 
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
Da gara 18 a gara 34 è stato un calvario.
Il bilancio di 4-13 non avrebbe potuto prevederlo nemmeno il famoso Colonnello Bernacca.
I playoffs sono a 6,5 partite, tantissime perché oltre a vincerle, bisogna sperare che le altre squadre davanti, le perdano. In realtà è come se le gare fossero doppie e la post season è realmente a 13 partite dal gruppone che vede attualmente Milwaukee al quinto posto, precedere Washington, Indiana e Miami che ha l’ultima seed utile per accedere alle partite della seconda metà d’aprile.
Come scritto in apertura, tra qualche settimana, potremmo assistere a un piano B, semmai ve ne fosse uno.
Charlotte non ha tantissimi giocatori giovani e promettenti. E’ un roster studiato per vincere subito e i vari Malik Monk, Dwayne Bacon e Frank Kaminsky sono tutti in difficoltà.
I due rookie poi, sono stati spediti a Greensboro per poi esser velocemente reintegrati per la sfida contro Boston di ieri notte.
Se pensiamo che Batum, MKG, M. Williams e Zeller guadagno oltre 60 milioni quest’anno portando a casa statistiche non eccezionali, il termine underperforming pare permeare e fotografare la realtà odierna.
In questo momento, gli Hornets sono mediocri, costosi e piuttosto vecchi.
Dwight Howard ha giocato 13 stagioni NBA, Marvin Williams 12, Batum 9.
Giocatori veterani che sono qui per cercare di vincere qualcosa subito, non tra tre o quattro stagioni.
Howard e Batum costano più di ventidue milioni a testa in questa stagione e Williams più di tredici milioni e nessuno di loro è in gran miglioramento.
Se Howard tiene, Williams rimane un sufficiente comprimario, Batum è svanito insieme al suo fade-away.
Se Zeller ormai è cronico agli infortuni, quello patito da Batum ha condizionato in parte il suo rendimento, ma questo non può essere una scusa per le sue scelte di passaggio e tiro.
In difesa è molle e scostante, sebbene si lamenti di non riuscir a subire i contatti a causa del dolore al gomito, dovrebbe farsi da parte o chiedere alla società di esser lasciato fuori.
Avessimo una società e un allenatore intelligente a questo punto Lamb sarebbe titolare fisso e inamovibile in questo contesto.
Dei singoli comunque scriverò più sotto nella classifica a loro dedicata.
Far saltare in aria il roster sarà difficile, specialmente nella sessione invernale di mercato, la cosa più sensata sarebbe riuscire a liberarsi di gente come Batum, M. Williams e M. Carter-Williams, inserendo magari un paio di giovani come Bacon e Kaminsky per rendere un pochino più appetibile lo scambio.
Stephen Silas è incapace di spiegare le prestazioni di Nicolas Batum.
Il record di 12-22 è la facciata di una stagione non solo deludente a livello sportivo ma è l’icona dell’ibernazione a livello di gioco della squadra a meno che gli arresti e tiro di Walker dopo aver passato il blocco o gli uno contro uno di Howard, piuttosto che le penetrazioni solitarie e inconcludenti di Carter-Williams siano degli schemi.
Non c’è nemmeno il vantaggio derivante dal prendersi lo spazio per il tiro o quei mt. verso il canestro in alcune situazioni.
Il viaggio verso la West Coast è stato anticipato dallo tsunami sulla East Coast.
Charlotte, seppur molto all’interno, è stata raggiunta dallo tsunami anche allo Spectrum Center e il record di 10-10 casalingo è pessimo, specialmente dopo la buona partenza tra le mura amiche.
Gli Hornets non tengono sul perimetro e se anche Toronto da 3 punti in un fazzoletto di tempo è riuscita a metter 6/9 da fuori, vuol dire che non c’è speranza…
Aggiorniamo qualche statistica di squadra del team partendo dalle negative.
Charlotte si trova all’ultimo posto in palloni rubati con soli 6,3 a partita.
La situazione non migliora molto guardando una statistica con un peso specifico nettamente maggiore, ovvero, le percentuali dal campo:43,6% e penultimo posto.
Terzultimo posto negli assist con soli 20,4 a partita e si sale ancora di una posizione (ventisettesima) ai liberi.
Il 73% è molto limitante per una squadra che ne batte tantissimi (prima per FT guadagnati con 23 di media).
Da tre punti Charlotte arranca al 23° posto con il 35,1% e si capisce come osservando tutte queste percentuali al tiro, manchino degli shooter affidabili.
Con 106,4 punti subiti abbiamo la ventesima difesa in campionato, con 104,2 punti segnati il nostro attacco si trova al diciasettesimo posto.
Howard ha colmato la lacuna del pitturato se pensiamo che ora, i punti segnati dagli avversari sono 43,2 di media in vernice, il che vale un onorevole 14° posto.
Tra le statistiche positive troviamo i punti concessi agli avversari dai turnover che sono 14,5, il che ci vale un terzo posto, la seconda piazza condivide diversi record, dai rimbalzi (46,7 a partita), alla percentuale di rimbalzi difensiva (81,7% dietro i Bulls con 81,8%) ai turnover (13,4 dietro a Dallas con 13,0)…
Al primo posto vi sono i punti incassati dagli avversari su seconde possibilità.
Solamente 9,6, anche grazie ai rimbalzi, ovviamente.
Nel complesso, salvo che non accada qualcosa di totalmente imprevedibile, come scritto dal Charlotte Observer… febbraio, marzo e aprile, saranno come Ground Zero per lo Spectrum Center.
Scendiamo ora nel dettaglio dei singoli.
Le statistiche in grafica sono state estratte dal sito: www.basketball-reference.com
 
Classifica Giocatori
 
 
 14° M. Carter-Williams: 5,45
 
Il rischio si è rivelato un azzardo senza pari, un bluff impossibile da mascherare.
Il giocatore rookie of the year a Philadelphia non c’è più.
E’ rimasta solo la sua ombra.
E’ vero che i 16,4 minuti concessi dalla coppia di coach Clifford/Silas rappresentano la minor cifra nella sua carriera e potrebbe esser difficile ingranare quando il tempo sul parquet non è molto, ma è fin troppo per come sta giocando.
Sostenevo dovesse giocare lui come PG piuttosto che Monk, ma solamente per il fatto che si tratta del suo ruolo. Non si discosta molto dalle statistiche della scorsa stagione a Chicago, se poi facessimo la differenza con i pochi minuti in più concessi a Chicago, staremmo a guardar il capello.

Dopo un brutto avvio ha migliorato un po’ nei FT ma è sceso tremendamente nelle percentuali dal campo, unica sostanziale differenza con la stagione nella Wind City.
Se il 36,6% con i Bulls aveva rappresentato il pico più basso della sua carriera, il 25,5% dal campo con Charlotte non è presentabile.
Iniziative in penetrazione inefficaci e clamorosi errori da fermo sotto canestro, anche tutto solo, fanno di lui un giocatore che dovrebbe esser mandato per decenza, come minimo nella lega di sviluppo o fermato in panchina e riempito di naftalina, avessimo dei coach intelligenti.
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 13° M. Monk: 5,70
 
Gli Charlotte Hornets hanno selezionato Malik Monk, 19 anni, con la scelta n. 11 nel Draft NBA 2017.
Considerato una stella dal punto di vista offensivo, dal passaggio a Kentucky a Charlotte ha trovato molte difficoltà.
Non voglio dargli una condanna definitiva, è un esordiente e ha bisogno di tempo per imparare.
Soprattutto sta faticando ad adattarsi alla difesa in NBA. Steve Clifford stava provando a spiegargliela, almeno fino al suo problema di salute che l’ha costretto ad abbandonare la squadra.
Monk è finito rapidamente fuori dal giro delle rotazioni per un duplice motivo.
Il primo è la difesa.
Anche lui a inizio stagione diceva d’aver problemi a causa de:
“La velocità del gioco e tutti sono più intelligenti; sanno dove sono gli spazi aperti perché hanno giocato molto più a lungo “.
Questo ha permesso agli avversari d’aver una percentuale di tiro migliore quando sono stati controllati da Monk.
Fino a qualche partita fa, con Monk in campo, gli Hornets hanno concesso 108,8 punti ogni 100 possessi avversari. Uno scarto di 15,4 punti ogni 100 possessi.
Da qui si capisce che anche l’attacco, pur essendo uno shooter, non è stato eccezionale.
I suoi tiri non hanno il giusto ritmo.
Spesso gli avversari si trovano davanti a lui in un lampo e lui non è ancora riuscito a ovviare a questo problema.
I 5,9 punti in 14,5 minuti in campo con un 34,6% al tiro, non spingono Charlotte da nessuna parte.
Lo si pensava decisamente più pronto per la NBA, invece l’abbiamo visto tirare anche agli Swarm con percentuali da 33,3% periodico.

Monk a Greensboro.

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 12° J. O’ Bryant III: 5,71
 
Per un soffio davanti a Monk, ma più deludente di Monk. Ora che Zeller è out, il buon Johnny ha conquistato spazi imprevisti prima. Howard e Zeller, insieme a Kaminsky, gli chiudevano le porte del parquet.
Lo scorso anno nelle poche partite in campo fu discreto, in questa stagione invece, troppe sono state le prestazioni mediocri nelle quali ha opposto una difesa più all’europea più statica, da posizionamento.
Migliorato in diverse statistiche, segna 4,8 punti di media a partita in 10,1 minuti ma le percentuali sono in cabrata.
Dal 53,3% dello scorso anno, al 38,8% di questo. Un problema per una squadra che ha bisogno di canestri dalla panchina.
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 11° D. Bacon: 5,72
 
Vedi il discorso fatto per l’altro rookie. Gemello di Monk nelle difficoltà incontrate, sta avendo la stessa sorte di Malik.
Uscito dalle rotazioni per gli stessi motivi (anche se essendo meno attaccante, tira meno), rimane ai margini del gruppo con i suoi 3,6 punti in 15,9 minuti di media a partita.
Le altre cifre sono irrisorie, compresi i 3,1 rimbalzi a partita.
Non riesce a sprigionare il suo potenziale al tiro (ha una buona sospensione) e in entrata contro i colossi NBA.
Qui, in G-League con gli Swarm, possiamo vedere una gran prestazione di Dwayne:

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 10° J. Stone: 5,87
 
Visto pochissimo in campo anche perché alle prese con un infortunio. La coppia d’allenatori continua a preferirgli MCW che si sta rivelando una calamità naturale.
A lui e a MCW Clifford aveva chiesto pressione sulla palla, cosa che entrambi stanno facendo nel loro piccolo, ma l’ex Venezia nel contesto di Charlotte è stato più marginale di un libro impolverato, abbandonato su qualche scaffale da biblioteca.
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 9° N. Batum: 5,87
 
Numericamente la sua stagione presenta parecchie analogie con l’ultima disputata a Portland.
Dovessi racchiudere il succo del discorso in una parola sola sarebbe: “stimoli”.
Evidentemente il francese dopo qualche anno non ne ha più nonostante la rinuncia alla nazionale quest’estate e la maledizione che qualche tifoso dei “Galletti” deve avergli mandato che l’ha colpito al gomito. Cambiando parte anatomica, nemmeno uno spillo voodoo potrebbe penetrar la sua pancia che sembra piena. Il suo atteggiamento gandhiano in campo fa inferocire qualche tifoso.
Batum sembra, non solo aver perso smalto, ma aver cambiato completamente tipo di gioco dai tempi di Portland.
L’atletismo e gli inserimenti in back-door sono scomparsi. Rare le puntate verso canestro.
L’interpretazione del ruolo di passatore è quasi fissa.
Gioca circa da fermo ma riesce ugualmente a gettare qualche pallone al vento.

Il numero di assist è calato a 4,8 e anche se il minutaggio è scemato anch’esso, registriamo minori rimbalzi, minor precisione al tiro e ai liberi.
Scelte di tiro in turnaround fade-away in uno contro uno risultano alla lunga stucchevoli e inappaganti dal punto di vista meramente pratico.
Tiri a bassa percentuale e ad alto coefficiente, a volte belli da vedere se entrano ma poco pratici.
Il 28,4% da tre per una SG in NBA (l’anno scorso aveva il 33,3%) è roba da metter i brividi.
Da 15,1 punti a partita lo scorso anno è sceso a 10,0…
Attacco a parte, anche in fase difensiva sembra, appena gli avversari forzano, lasciare il passo ogni volta all’avversario.
Le stoppate sono sempre 0,4 a partita e le rubate 1,1, esattamente come lo scorso anno ma la sensazione di sicurezza difensiva con lui in campo è notevolmente peggiorata e non credo sia solo per il problema al gomito che ne limita un po’ i contatti.
Un bug virtuale che sta pesando molto.
Gli zero punti contro Toronto sono stati la descrizione del momento del transalpino se non il Canto del Cigno del galletto dalle ricchezze lussemburghesi a Charlotte…
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 8° F. Kaminsky: 5,90
 
Uno dei pochi giocatori a risalire nella media voto dopo le prime 17 partite anche se di soli 3 centesimi di punto.
Frank ha migliorato un po’ il tiro, ma ha peggiorato in rimbalzi difensivi, rubate e stoppate, regredendo a 10,6 nella tabella punti segnati, indice di minor minutaggio (22,9 contro 26,1 dell’annata precedente).
La difesa rimane il suo tallone d’Achille e in una squadra che ha già i due rookie in difficoltà, più O’Bryant, Batum, gente che abbiamo già scorso in classifica e altri che arriveranno, incide in maniera negativa, infatti, il suo voto è ancora sotto la sufficienza.
La sua media è stata influenzata dall’enorme prestazione offerta contro New York, ma la luce da fuoco fatuo si è ripersa nella nebbia per affacciarsi nuovamente contro i Bucks in casa.

Andamento scostante.
Mi aspetto qualcosa di più da lui a livello difensivo, mentre sta andando meglio con il tiro da fuori grazie a un 34,3% contro il 32,8% dello scorso anno.
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 7° M. Williams: 5,91
 
Incontriamo il secondo titolare sotto la sufficienza.
Marvin mi pare il sesto uomo in una formazione di cinque immutabili elementi.
Il peso offensivo a 31 anni non è paragonabile al contratto da oltre 13 milioni.
Il trentunenne giocatore ha preso 238 tiri in 34 partite (unico Hornet ad averle giocate tutte) tirando con un 47,1%.
Non sarebbe male se il suo attacco fosse marginale o limitato a qualche fase di partita.
E’ l’ultima opzione d’attacco o quello che va a provarci sugli scarichi.
Il 42,1% da tre è percentuale nettamente migliore rispetto a quella dell’annata scorsa ma il suo minutaggio è stato fatto scendere dagli allenatori; 26,5 oggi, contro il 30,2 della passata stagione.
9,5 punti a partita, contratto in aumento, cifre e minutaggio in discesa come il fisico che sembra limitarne la capacità di resistenza.
A Charlotte, nonostante siano presenti tante banche, forse gli affari non li sanno fare benissimo.
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 6° T. Graham: 6,05
 
Alcune buone prestazioni recenti, come quella contro Milwaukee, ne hanno alzato il voto.
Altro giocatore che era ai margini delle rotazioni ma il suo impiego è lievitato da sette minuti (lo scorso anno) agli attuali 17 di media a partita, 43,2% da fuori (mano educata da tre punti) e FT in aumento anche se paradossalmente a gioco fermo ha qualche difficoltà in più.
Sarà colpa della stanchezza perché in difesa si spende (con alterni risultati) e mancanza di concentrazione.
Lo1,1 negli assist e i 2,1 a rimbalzo non sono molta roba per il ventiquattrenne giocatore che rimane sulla sufficienza.
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 5° C. Zeller: 6,10
 
Cody Zeller è uno di quei giocatori non eccezionali ma utili alla causa.
L’arrivo di Howard l’ha spinto in panchina ma non l’ha preservato dall’ennesimo infortunio in carriera.
Il menisco mediale sinistro lacerato nella prima sfida contro i Warriors il 6 dicembre e l’operazione per la quale oggi è ancora in convalescenza…
Undici partite senza di lui e un 3-8 come bilancio.
Senza la sua difesa la panchina è divenuta più vulnerabile dal punto di vista difensivo giacché né Kaminsky né O’Bryant posseggono caratteristiche difensive simili e di far giocare Mathiang non se ne parla fino all’Apocalisse…
Lo Zeller part-time funziona per certi versi meglio del full-time.
Il taglio dei minuti ne ha aumentato la resa nelle stoppate e in proporzione i 19,9 minuti a partita contro i 27,8 dello scorso anno da titolare non hanno fatto calare moltissimo i punti.
7,2 a partita attuali contro i 10,3, 5,5 i rimbalzi totali contro i 6,5 dello scorso anno.
Calano un po’ le percentuali al tiro; il 49,5% attuale dal campo contro il 57,1% è frutto del gioco inesistente della panchina.
Cody beneficiava lo scorso anno di passaggi più smarcanti o si produceva in pick and roll dai tempi giusti.
Le sole entrate non bastano e così quest’anno ha messo in piedi un tiro dalla distanza (da due punti) molto più efficiente.
Mi dispiacerebbe se fosse ceduto perché è uno di quei giocatori che non rinuncia, va a correggere a canestro, lotta, ma in un roster così corto i suoi infortuni influenzano le stagioni.
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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,14
 
Scelta numero due al draft NBA 2011.
Criticatissimo per il suo jumper, ha lavorato per migliorarlo e vi è riuscito.
Grazie a ciò, anche se non è ancora una minaccia seria, gli Hornets non hanno più la classica palla al piede capace solamente in fase difensiva.
Prende le sue responsabilità in sospensione e non solo in entrata.
Porta adrenalina talvolta con qualche azione ma gli eventi di tal genere sono più rari, aurore boreali che scompaiono velocemente anche perché i compagni non hanno atmosfera da contrapporre al plasma solare portato da MKG.
Kidd-Gilchrist ha lavorato al suo tiro con Mark Price all’inizio della sua carriera, prima che l’ex Cavs lasciasse gli Hornets come coach degli Charlotte 49ers.
Da allora, Kidd-Gilchrist ha lavorato con lo specialista al tiro Bruce Kreutzer.
Sfortunatamente ha imparato a tirare unicamente da due punti, mentre la nuova matematica da NBA impone il tiro da tre punti, un settore nel quale MKG non pensa nemmeno a entrare.
“Cambia molto”, ha detto l’allenatore degli Hornets Stephen Silas.
“Le squadre negli anni precedenti l’hanno solo sorvegliato sul fondo della vernice.
È uno sparatutto sicuro come non l’era mai stato in passato”, ha detto ancora Silas, aggiungendo:
“Se manca un tiro, prenderà il prossimo, e questo dice molto su di lui.”
“Sono sempre stato fiducioso in me stesso nel corso degli anni, nonostante quello che tutti dicono o pensano del mio gioco”, ha detto Kidd-Gilchrist.
“Non mi crea o distrugge la giornata quello che pensano gli altri. So quanto duramente lavoro. Questo è tutto ciò che conta e lo sto dimostrando.”
Kidd-Gilchrist ha detto che i compagni di squadra, in particolare Walker e Williams gli ricordano costantemente di tirare ogni volta che ha un open.
Il suo movimento è migliorato al tiro e nonostante il team non esegua giochi per lui, trova ancora la sua strada per andare a bersaglio.

I punti sono passati da 9,2 a 10,0 di media giocando un paio di minuti in meno a partita.
Le critiche potrebbero provenire paragonando la sua difesa prima e dopo l’infortunio.
Purtroppo, dal mio punto di vista, energia ed efficienza difensiva non sono più quelle di due anni fa.
I rimbalzi sono passati da 7 a 5 a gara e le stoppate e le rubate da 1 a 0,8 per entrambe le statistiche.
Le spedizioni dei coach sugli uomini di maggior talento sono delle mission impossible che un tempo erano affrontate spesso riuscendo nell’impresa almeno di limitare il potenziale delle stelle avversarie.
Oggi non è così.
Qualche volta vi riesce, ma troppe volte le star avversarie impongono il loro bello e cattivo tempo.
Come Zeller, un altro giocatore di lungo corso da valutare.
Uno dei pochi elementi che con scambi adeguati, potrebbe portare in dote agli Hornets qualcosa di buono.
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 3° D. Howard: 6,42
 
Il veterano Howard andava a riempire il buco più evidente nel roster.
Quello del ruolo di centro titolare, orfano dopo l’addio di Jefferson.
Howard ha fornito prestazioni che numericamente non hanno nulla da obiettare.
15,5 punti a partita e 12,2 rimbalzi di media a partita oltre a 1,3 stoppate a partita.
Più coinvolto nel progetto rispetto a quello che avrebbe potuto essere giocare con Zeller, perde più palloni che con Atlanta, anche per falli di posizionamento o di reazione.
In queste ultime 17 partite la mano di Howard è decisamente migliorata dalla lunetta.
Le percentuali precedenti erano infime e non è che il 53,8% globale attuale sia quella di Dell Curry, ma sta tirando decisamente meglio a gioco fermo, se poi pensiamo che l’anno scorso con gli Hawks finì con il 53,3%…
La mia sensazione personale è che anche lui, come Walker, sera dopo sera veda sfumare i playoffs e si stia deprimendo, questo lo porta a chiudere appoggi in maniera più imprecisa per frutto di mancanza di concentrazione.
L’Howard contro tutti sotto canestro regge finché la testa gli dice qualcosa.
Il limite non è il cielo ma l’entusiasmo.
Da professionista continua a produrre ma le percentuali al tiro si sono abbassate rispetto ad Atlanta e da fuori non tira questo fa si che nello starting five gli Hornets abbiano un centro old style e MKG che non prova mai da fuori, se Batum tira malissimo, Kemba si è raffreddato, ogni tanto arriva solo qualche tracciante di Marvin Williams come desolante stella cometa a riscaldar i cuori dei tifosi Hornets e questo è un problema che comunque non può ricader sulle spalle di Howard.
Il problema degli Hornets con Howard è la difesa su certi tipi d’attacco.
Pick and roll o alcuni tipi d’entrata lo trovano impreparato. Se la strategia è lasciarlo sotto canestro contro centri come Horford o altri player, gli Hornets devono trovare la quadratura sugli esterni per rimediare a possibili giochi che vedrebbero coinvolto il centro avversario.
Il citato Horford nell’ultima partita ha tirato con un 4/6 da fuori…
Nonostante una discreta copertura della vernice, gli Hornets non sono riusciti a difendere decentemente sul perimetro, ma questo fatto dal mio punto di vista è dipeso molto di più da demeriti da difesa individuale.
Howard comunque resta un punto fermo di questo team, ma è arrivato in un momento sbagliato, alla fine di un ciclo.
Che farà se Walker dovesse decider d’andar via?
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 2° J. Lamb: 6,43
 
Jeremy Lamb scende in seconda piazza ma continua a essere uno dei migliori tra gli Hornets pur partendo dalla panchina.
Unico produttore di punti affidabile dalla bench, continua a sforzarsi su ambo i lati del campo.
I risultati sono stati meno soddisfacenti rispetto all’inizio stagione nelle ultime 17 partite ma il breackout di Lamb ormai pare conclamato.
Sta dando continuità al suo gioco offensivo spingendo Charlotte quantomeno a giocarsela.
Non avesse segnato 14 punti in un quarto contro Toronto sarebbe finita come USA-Angola alle Olimpiadi…

Gli si chiedono punti e lui riesce a ottemperare alle richieste.
26,8 minuti contro i 18,4 dello scorso anno, 35,5% da tre contro il 28,1% dell’anno scorso…
Più generoso negli assist con 2,5 a partita (1,2 la passata season) e punti aumentati da 9,7 a 14,5…
I numeri non dicono tutto ma possono spiegare alcune dinamiche.
Gli sono capitati un paio di palloni difficili in finali di partite e non è riuscito a metterli ma sarebbe forse stato pretender troppo da un giocatore che potrebbe anche essere titolare viste le prestazioni del pari ruolo, preservato a questo punto solo per il danno d’immagine e di portafoglio (significherebbe ammettere che Batum è un giocatore da panchina) che la società avrebbe nel farlo sedere in panca.
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 1° K. Walker: 6,51
 
Cala un pochino nella media ma va in testa alla classifica pur fornendo prestazioni scostanti.
Il blocco di Howard o del lungo di turno per il suo passaggio e l’arresto e tiro da tre punti è una soluzione semplice ma non sempre redditizia.
Nelle ultime partite ha faticato parecchio dalla lunga distanza dopo aver subito quel contatto che l’ha portato ad aver problemi alla spalla.
Ha ancora un anno di contratto (2018/19) ma credo che ormai, come noi fan sia un po’ frustrato dalla situazione e potrebbe anche cedere alla tentazione di chiedere anticipatamente la sua cessione a fine stagione.
Il progetto di Cho sul dar fiducia a un team spento, pur inserendo qualche miccia nuova come Howard, è fallito.
Cedere Kemba significherebbe almeno ricavarne un pari.
Se lo scenario dovesse essere privarsi dell’uomo franchigia del team non si potrebbe transigere su uno scambio equo, fosse anche solidale, tanto meglio.
Ma questi sono scenari futuri da think tank.
Rimaniamo ancorati a oggi…
Kemba garantisce ancora 21,6 punti di media, 5,8 assist, 1,1 rubate a partita e l’85,1% dalla lunetta.
Ciò che è calata è la percentuale al tiro.
42,0% al posto di 44,4% dello scorso anno e aprendo il cassetto della 3FG%, il 34,2% è cifra inferiore al 39,9% dello scorso anno, quando sorprese tutti mostrando anche un costante e preciso tiro da fuori.
In ogni caso Kemba è l’unica speranza per uscire attualmente da questa situazione, ma se i compagni (specialmente quelli della panchina) non daranno una mano, non potrà certamente bastare…

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Anteprima di Houston-Charlotte

Houston… avevamo un problema (quello delle troppe sconfitte consecutive)…
Il viaggio degli Charlotte Hornets in quel che è chiamato “corridoio dei tornado” (Kansas, Oklahoma, ecc.), è stato propedeutico a far ritrovar fiducia alla squadra.
Gli Hornets, nell’occhio del ciclone, hanno trovato una zona tranquilla nella quale riuscire a ricompattarsi dopo le deludenti, a tratti incommentabili prestazioni (culminate con le sconfitte casalinghe contro Bulls e Lakers) e a roteare vorticosamente in pochi minuti fino a raggiungere i 20 pt. di vantaggio contro i Thunder, una squadra che certamente ha qualche difficoltà, forse Westbrook pecca un po’ d’altruismo con il drive and kick, ma certamente ha un quintetto in grado d’aver un record migliore dell’attuale, in rosso.
La discesa a sud, in Texas, al contrario della gara con i Thunder vedrà i Calabroni affrontare una squadra in totale salute (i Rockets), che, secondo me, rientra nel poker di team che quest’anno può provare a cercare di vincere il titolo con Boston, Cleveland e Golden State.
Infarciti di ex Hornets, quelli di New Orleans (Paul, Gordon, Ariza e Ryan Anderson), i Rockets, oltre al Barba Harden, hanno un gioco che incarna lo spirito dei tempi fatto per poter colpire da fuori.
I tiratori non mancano.
La critica è che la squadra sia un po’ leggerina, ma compensa con le abilità, compresa quella di portare a casa finali nei quali l’esito è incerto.
E’ successo all’esordio conto i Warriors, è successo nell’ultima sfida contro i Pelicans, mentre contro di noi all’”andata”, nel finale hanno strutturato il loro vantaggio a colpi di triple.
Una sfida stellare nella città che per antonomasia è legata allo spazio grazie alla NASA.
In quest’articoletto tratto da un Superbasket uscito sul finire degli ’80, possiamo vedere ciò che si scriveva allora di Houston, “ammirando” anche il team che di lì a meno di dieci anni diverrà bicampione, sfruttando l’assenza di MJ dai parquet.
Olajuwon sarà il perno di un team che riuscirà a spazzar via i Magic di Shaquille O’Neal in una delle due finali disputate. Il pronostico odierno è tutto per i texani ovviamente, anche se gli Hornets, dopo aver “regalato” troppe partite, hanno toccato quota dieci vittorie solo a OKC, riuscendo a bloccare l’emorragia di sconfitte, in totale già sedici.
Nicolas Batum è in dubbio per la partita di stanotte poiché il fine settimana scorso ha sentito dolore al gomito sinistro riuscendo a giocare solo diciannove minuti nella penultima partita ed esser stato costretto a guardare i compagni da fuori a OKC.
Sicuramente il francese non sta rendendo come dovrebbe, nonostante la scelta di non aggregarsi alla nazionale francese in estate, il primo infortunio che l’ha colpito quest’anno, gli ha fatto perdere un po’ il ritmo ma al momento pare un giocatore che, non solo a mio parere, potrebbe rimaner fuori migliorando paradossalmente la resa della squadra che con Batum in campo pare più lenta e gioca con poca motion offense, aspettando magari da Batum il passaggio illuminante da fermo o quasi, magari sfruttando un taglio medio, un pick and roll o un back-door.
La squadra però così diviene prevedibile, mentre uno dei motivi della vittoria a casa Donovan è stato sicuramente l’aspetto offensivo:
Attacco bilanciato e mobile, buone scelte di tiro, proprio l’altro difetto di Batum che a dispetto della sua esperienza a volte tenta turnaround fade-away, catch n’shoot da tre punti girando l’anca in volo o pull-up con l’uomo addosso.
Qualche volta vedere il tiro entrare è indubbiamente esaltante, ma il prezzo che si paga è salato perché i tiri a difficile coefficiente non aiutano un team che non può permettersi troppi passi falsi in attacco.
Le sue percentuali sono in calo… dal campo due anni fa tirava con il 42,6%, l’anno scorso finì con il 40,3%, mentre quest’anno sta tirando con il 37,3%, anche se lui dice di non essere se stesso.

Batum in un’immagine presa dal Charlotte Observer, oggi. Lynne Sladky AP

“So cosa fare, ma non posso farlo” sono sue parole, complice il problema fisico. Il francese ha poi continuato dicendo di aver cercato di nascondere al compagno Mathiang, il quale chiedeva a Nicolas se stesse bene, in una recente partita, il dolore provato per cercare di reggere l’ultimo quarto e aiutare i compagni. Nic ha aggiunto:
“Afferro qualcuno o qualcuno mi afferra o qualcuno mi picchia (in partita). Ricevo dolore ogni partita.” finendo ovviamente per dire che il contatto fisico in partita è ben diverso dal gioco in allenamento o statico al tiro.
Seguendo l’ordine cronologico mostrato prima, da tre punti il primo anno aveva un 34,8%, per scendere al 33,3%, mentre quest’anno il 22,4% pare davvero una cifra da giocatore da panchina profonda.
Comunque sia, sarà valutato oggi pomeriggio.
Supponendo che sia ancora in injury list o comunque queste sue dichiarazioni dovrebbero consigliare a Silas di lasciarlo a riposo e valutare magari un altro intervento, Jeremy Lamb sarà il principale beneficiario della sua assenza.
L’ex Howard potrebbe, approfittando della non grandissima fisicità dei lunghi di Houston, fornire una buona prestazione, ma dall’altra parte dovremo esser bravi a schermare i meteoritici palloni, scagliati dalle sapienti mani dei triplisti di Houston che si trova all’11° posto con il 36,9% da fuori, mentre sale all’8° con il 47,1% dal campo ed è al quinto nei tiri liberi con il 79,8% e anche se gli Hornets non commettono molti falli (493, terza per falli commessi), la partita casalinga può inficiare il giudizio degli arbitri in talune occasioni, tanto più che l’eurostep di Harden aspetta solo il contatto. 
Provarci non costa nulla, l’importante è tornare a giocare a basket.

Il Punto @ 17 (2017/18)

Fatica notevole redarre un’analisi simile concentrata per motivi di tempo in due lunghe mezze giornate (lavorando…).
Dopo aver evidenzianto la scritta colorata (sopra il logo degli Hornets) usata da Superbasket trent’anni fa, faccio un piccolo omaggio a quello che fu un periodo nel quale Aldo Giordani, uno dei maggiori diffusori della pallacanestro in Italia, scriveva con maestria sulla copertina di una rivista arrivata fino a noi oggi.
Grazie anche a chi, interloquendo con me, mi ha dato spunti utili per ampliare il pezzo, sicuramente meno attraente di altri, essendo un’analisi della situazione.
Probabilmente molte altre cose avrebbero potuto rientrare nel pezzo, ma credo sia già abbastanza chilometrico, quindi passo direttamente alla…
 
Descrizione Veloce delle Partite:
 
La stagione di Charlotte inizia in salita.
Delle ventinove franchigie nemiche, incontriamo fuori casa quella che sarà senza dubbio la peggior possibile da affrontare:
I Detroit Pistons.
La squadra della Motor City, infatti, “giù in città”, inaugura la nuova struttura chiamata Little Caesars Arena alla presenza del “nemico pubblico n°1”, ovvero Eminem.
Si perde gara uno senza colpo ferire, poco importa se in gara due, dopo una partenza da incubo che lascia perplessità, la squadra schianta gli Atlanta Hawks, i quali comunque non si rivelano un avversario realmente consistente.
Si torna a giocar fuori e a girare male.
I Bucks, che hanno qualcosina più di noi, riescono a vincere sul loro terreno e torniamo allo Spectrum Center (dove avremo tre partite consecutive) dove una convincente vittoria sui Nuggets ci riporta a quota .500.
I primi a espugnare l’Alveare sono i Rockets, i quali con il loro gioco fatto di tiri da oltre l’arco dei tre punti si rivelano letali in un finale nel quale allungano impietosamente. Contro i sorprendenti Magic, gli Hornets vincono giocando una buona gara, così come accade episodicamente, fuori dalle mura amiche, a Memphis.
Con la vittoria in Tennessee che anticipa una bella partita giocata in casa contro i Bucks, gli Hornets sembrano girare a pieno regime nonostante il nostro best defender MKG sia lontano dal parquet per problemi personali.
Il 5-3 però è completamente ribaltato con uno 0-4 in trasferta in partite dall’andamento differente che hanno come unico comun denominatore la L finale.
A San Antonio si gioca bene ma Patty Mills nel finale indovina tre bombe ravvicinate pesanti, così, come contro Houston, nella stessa salsa texana si finisce per aver sullo stomaco questa “bomba”.
A Minneapolis la squadra non regge il passo e si perde senza troppe recriminazioni, mentre a New York giochiamo bene in attacco, ma nell’ultima parte della gara New York rimonta senza che Clifford (ancora out MKG) riuscisse a metterci un freno.
Pessima sconfitta e Hornets che volavano a Boston dove ad attenderli trovavano il colpo di fortuna estremo.
I verdi, già privi di Hayward e Horford, finivano per lasciar sul terreno dopo nemmeno due minuti anche la stella Irving, colpita duro involontariamente da Baynes (proprio compagno) in un’azione di gioco.
Gli Hornets volavano sul +18, conservavano 12 punti a dodici minuti dalla fine e finivano clamorosamente perdere con una panchina imbarazzantemente “anarchica” (nel senso peggiore del termine) in difesa e un Clifford che inseriva tardivamente i titolari, compreso MKG al rientro. Howard contribuiva perdendo alcuni palloni, così sfumava un’occasione ghiottissima.
Cinque giorni per ricompattare il gruppo si frapponevano ai prossimi ostacoli.
Cleveland in casa in risalita si rivelava troppo per gli Hornets che rabbracciavano Batum e sfoggiavano una divisa a strisce che ricordava il passato.
Il punto più basso della storia recente degli Hornets si toccava a Chicago, dove una squadra imperdonabilmente svogliata concedeva ai Bulls (senza LaVine e Mirotic) ben 123 punti vedere la media dei Tori)… finendo per perdere con Walker a fallire il layup del sorpasso a pochi secondi dalla fine dopo aver segnato ben 47 punti.
In crisi nera gli Hornets tornavano a casa per una striscia di tre partite che, stando a ciò visto in precedenza, non davano molte speranze, invece cadevano nell’ordine: Clippers, Timberwolves e Wizards, quest’ultimi all’OT dopo una partita al cardiopalma con aggancio a un paio di secondi dalla fine.
Gli Hornets si dimostravano tenaci in tutte e tre le gare e la difesa faceva la differenza nella seconda parte di queste sfide.
 
Prossime partite
 
Il calendario riservato agli Hornets nelle prossime 17 partite (fino al 28 dicembre), è abbastanza impegnativo, tuttavia avremo 11 partite casalinghe contro le sei in trasferta.
Si parte da Cleveland domani (la notte del 25 alle ore 02.00 AM italiane), dove sarà molto ostica portare a casa la quarta vittoria di fila, poi avremo un altro big match contro gli Spurs in casa il giorno seguente in back to back, sperando di non aver perso a Cleveland e consumato molte energie al contempo.
Novembre finirà con una partita, sempre rispettando l’orario italiano, con una sfida in Canada a casa Raptors, il 30…
Di questo trittico spero di riuscire a veder vincere gli Hornets almeno contro gli Speroni.
Inizio dicembre è misto.
Si parte da Miami l’uno (qui il 2 notte), per poi aver altri tre giorni di riposso prima d’affrontare in casa l’altra squadra della Florida:
I Magic.
Due giorni più tardi giocheremo la seconda della striscia di quattro partite casalinghe assegnataci.
In questo caso l’avversario è uno dei peggiori:
I GSW, duri da battere anche in casa.
Il nove e il dieci concluderemo contro i Bulls e i Lakers in back to back, due partite da vincere assolutamente, la prima per “vendicare” la sconfitta subita nella Wind City mostrando che il vento è cambiato, la seconda per continuare la marcia verso i playoffs.
OKC e Houston in trasferta non saranno passeggiate, così ci si dovrà affidare alla nuova serie di quattro partite casalinghe successive.
Questa volta le formazioni ospiti saranno in ordine cronologico:
Miami, Portland, New York e Toronto, un ciclo misto più morbido forse del precedente sperando di cogliere almeno tre vittorie.
Il 23 e il giorno dopo, alla vigilia di Natale, avremo una doppia sfida con i Bucks.
Quella più vicina al Natale sarà in casa e sperando di mantenere il fattore campo, un 1-1 pare probabile.
Il 28 tenteremo di rompere la striscia negativa contro Boston, in casa, partita ardua visti i precedenti, ma se la squadra dimostra la grinta recente ce la può fare.
10-7 è il mio pronostico cercando di fare una “media” realistica sulla base del momento attuale di Charlotte.
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
 
Gli Hornets sembrano andare su e giù vincendo e perdendo lunghe strisce di partite sovvertendo i pronostici in qualche caso.
Questa è la parte preoccupante, l’aspetto mentale più che quello tecnico.
Poiché a fine novembre avremo partite toste, l’eventuale sconfitta a Cleveland potrebbe portare gli Hornets a sfiduciarsi nuovamente.
Uno scenario che potrebbe durare qualche game se non dovessimo poi battere in back to back San Antonio.
Tuttavia, il vantaggio d’affrontare gli Speroni in casa non è trascurabile.
L’ambiente stimola Howard e galvanizza altri giocatori che fuori casa hanno rendimenti inferiori.
ll record leggermente negativo deriva dalle sei sconfitte consecutive partite da game 9 e conclusesi in game 14 a Chicago compensate da tre vittorie precedenti e tre successive.
Il record di 8-9 è invertito per quel che riguarda le partite tra casa e trasferta.
Tra le mura amiche abbiamo disputato, infatti, una partita in più concludendo con un 7-2 di tutto rispetto.
Purtroppo l’1-7 patito fuori casa risulta inficiare la classifica. Una classifica che ci vede attardati di una partita dall’ottava posizione utile per agguantare l’ottavo posto (oggi c’è Milwaukee), con Charlotte 10^ a Est.

La classifica a Est dopo la 17^ “giornata” di Charlotte.

Le rotazioni degli Hornets sono cambiate più volte quest’anno.
Difficile delinearle con un roster che non è mai quasi stato completamente a disposizione di Clifford.
In rampa di lancio Monk e Bacon a inizio stagione, con i rientri di Batum e MCW ora stanno trovando zero o meno spazio rispettivamente.
Classicamente i titolari riposano a cavallo tra il primo e il secondo quarto e tra il terzo e il quarto quarto.
Charlotte mostra problemi con i quintetti della panchina, anche se a volte sono rinforzati da uno o due titolari.
Proviamo a scendere ora nel dettaglio per vedere le tendenze di Charlotte secondo i numeri, compresi i problemi della bench.
Partiamo classificando circa tutto a seconda della posizione in classifica di Charlotte in ogni particolare statistica (salvo che non abbia un corrispettivo diretto) rispetto alle altre ventinove squadre, scegliendo d’iniziare da ciò che non va.
Ultima, cioè 30^ nelle deviazioni.
Le deflection sono 9,7 a partita, meno di qualsiasi altro team.
Rimaniamo dietro a tutti gli altri team anche nelle steal. Charlotte non è un team di ladri e le 4,5 a partita, testimoniano, insieme alle deviazioni, oltre a magari caratteristiche personali dei singoli giocatori, la poca reattività in cambio di un gioco più ordinato in difesa fatto più da posizione che da disturbo.
Penultima per quel che riguarda i tiri liberi con il 71%, Charlotte ha fatto un balzo all’indietro clamoroso rispetto alla scorsa stagione, ma con Howard sotto il 50% era preventivabile.
Anche altri giocatori comunque potrebbero in futuro tirare un po’ meglio a gioco fermo avendone le possibilità.
Gli avversari tuttavia contro di noi stanno tirando con l’81,5%, questo vuol dire due cose… che i falli spesi, spesso sono compiuti sugli uomini sbagliati e che in futuro magari potremo aver maggior fortuna, come nel caso dell’errore di Beal, decisivo nel finale.
Per quanto riguarda gli assist non va molto meglio se consideriamo il dato nudo e crudo…
27^ con 19,9 a partita.
Gli Hornets sono ventunesimi nei fast break points, 8,5 di media quelli prodotti.
Concediamo agli avversari 106,5 punti, questo ci porta attualmente a essere il diciottesimo team nella lega per quel che riguarda la statistica per la miglior difesa.
Se non ci saranno molti black-out come quello di Chicago, penso si possa risalire di diverse posizioni, anche perché, per vincere contro formazioni di maggior talento offensivo, come i Timberwolves o i Wizards, la difesa dev’essere parte non solo necessaria ma primaria.
L’attacco, con 106,9 se la passa leggermente meglio ed è in 14^ posizione.
Facendo un balzo all’indietro… quest’attacco è sostenuto da un 45% dal campo, diciassettesima percentuale al tiro che potrebbe migliorare se trovassimo soluzioni più sicure per servire Howard.
Le stoppate sono 4,7 di media e la posizione occupata è la sedicesima.
Per quanto riguarda la nostra percentuale da tre punti è salita nelle ultime cinque partite.
Dopo gara 12 eravamo fermi su un 35,9, oggi il 36,4% ci consente di essere al 12° posto.
I punti ottenuti da seconde possibilità sono 13,4 e questo ci porta all’ottavo posto nonostante la tattica cliffordiana (a doppio taglio) di ritrarsi immediatamente dopo il jumper per non subir transizioni, ricordi quella russa/sovietica sul lasciare campo, mentre qui lasciamo rimbalzi che a volte potremmo recuperare se rimanessimo quasi tutti a occupare spazi nei quali quei palloni ogni tanto cadono eludendo i difensori.
Ad aiutare in questa statistica è soprattutto Howard quindi che sotto i tabelloni avversari si fa valere prendendo posizione e sfruttando il suo fisico.
Capitolo collegato quindi è il rimbalzo offensivo:
La squadra di Jordan è quindicesima con 9,8 rimbalzi a partita mentre in difesa saliamo vertiginosamente al secondo posto catturando 37,7 rimbalzi.
Ciò fa sì che la posizione finale di Charlotte nella statistica generale a rimbalzo sia la terza con 47,5 a partita.
Le squadre avversarie provano un’infinità di triple contro la nostra difesa che l’ano scorso si piazzò ultima in questa statistica.
Siamo ventesimi per tentativi subiti ma decimi per la percentuale concessa (34,7%) e questo è un enorme progresso per un team che ha problemi sul perimetro e sui cambi lato.
Il lato debole e gli angoli che venivano attaccati, oggi sono difesi meglio del recente passato (le sei sconfitte consecutive), anche se non tutti i nostri giocatori sembrano non riconoscere il pericolo lasciando qualche volta troppa distanza all’eventuale tiratore di catch n’shoot avversario.
Lo sforzo generato nelle ultime partite per contrastare questo tipo di situazioni però sta pagando ed è stato decisivo a mio avviso per ghermire le ultime tre sfide. Charlotte rimane una squadra poco cattiva e nello spender falli il 4° posto con 19 a partita ci da in genere la possibilità di batter più liberi degli avversari ma a volte lasciamo qualcosa d’intentato.
Prima posizione invece per i turnover.
Charlotte non perde molti palloni dimostrandosi squadra abbastanza attenta.
Dei 13,4 a partita, molti sono stati i palloni persi da Howard o dai nostri play adattati che tuttavia hanno compensato con assist o punti.
Discorso a parte per la panchina che con 19,4 minuti d’impiego è il nono team ma i punti (36,8) ci fanno scendere al 15° posto.
Se poi pensiamo che la percentuale dei “colpi” andati a bersaglio da parte degli uomini usciti dalla panchina è del 39,8%, capiamo perché al momento la nostra second unit sia un problema.
Siamo penultimi in questa statistica…

Alcune nostre statistiche raffrontate con quelle degli avversar (OPP).

 
Classifica Giocatori
 
 14) D. Bacon: 5,73
 
Dwayne è uno dei cinque Hornets rimasti a esser sceso in campo in tutte le partite.
Come per Monk, che vedremo poco più giù, però, il suo utilizzo è calato da quando Batum ha rimesso piede sul parquet.
Lanciato inizialmente alla grande da Clifford insieme a Monk, è calato alla distanza.
Con caratteristiche più difensive del compagno scelto al primo giro, il 198 cm è sceso a 20,9 minuti a gara tirando con il 37% dal campo.
Ha un buon tiro in sospensione quando riesce a riprodurre la meccanica ideale, ma non sempre sembra in ritmo, così le sue prestazioni attuali dicono che 34 tiri su 92 tentati si sono infilati nella retina.
Interessante notare come si alzi la percentuale da tre punti quando può tirare dagli angoli:
41,7% contro il 33,3% dal fuori in totale.
Non ci sono altre statistiche di rilievo. 3,9 sono i rimbalzi a patita, ma considerando il minutaggio non stiamo parlando di cifre eccezionali e la difesa paga l’inesperienza.
Clifford in un’intervista, parlando in generale ha auspicato proprio il ritorno di uomini d’esperienza, facendo capire il trend futuro di Baco, salvo nuovi infortuni.
4,9 sono i punti di media.

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 13) J. Stone: 5,75
 
L’ex Reyer Venezia colleziona un paio di voti ma esce di scena contro Atlanta in gara 2.
Da allora sta osservando le partite da dietro la panchina. Potrebbe essere un discreto terzo play ma marginale.
A lui potrebbe ritagliarsi su misura il ruolo di mastino, pressatore sul portatore di palla.
In preseason aveva svolto egregiamente questo compito. Senza aspettarsi miracoli ne aspettiamo il ritorno, ma probabilmente passerebbe dalla fila dietro alla “bench”, alla panchina stessa.
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 12) M. Monk: 5,75
 
Che Monk non fosse un eccezionale difensore lo era stato detto da più parti.
Quello che si poteva prevedere era un adattamento non immediato al mondo NBA, anche se si sperava il rookie fosse già abbastanza svezzato da avere impatto immediato sull’attacco di Charlotte.
In realtà con il rientro di Batum, Monk ha smesso di giocare e questo era meno prevedibile.
Monk conserva una media di 18,5 minuti a partita ma se il nuovo infortunio di Batum dovesse rivelarsi una bazzecola, The God of Dunk, potrebbe non rivedere il campo per lungo tempo con Clifford.
La sua scomparsa ha coinciso con tre vittorie di fila di Charlotte e forse non è del tutto un caso.
In qualche circostanza si è fatto battere troppo facilmente e in altri casi, l’aiuto portatogli ha scoperto zone che gli avversari hanno utilizzato abilmente.
In attacco tira con il 34,6% dal campo che si abbassa a un 33,3% da fuori con qualche tripla sibilante il ferro.
La media punti tuttavia non è malvagia con 8,2 a partita, frutto però di un 45/130 al tiro.
L’equivoco, secondo me, di Clifford, è stato pensarlo come una combo guard, in grado di portare (già aggiungerei io) palla.
Utilizzato come playmaker ha finito per perder 16 palloni in 15 partite.
Il ragazzo ha indubbiamente del talento offensivo, ma servirà un po’ di tempo per utilizzarlo al meglio.
Si sono visti lampi di classe contro Milwaukee in casa, quando in una partita strepitosa, ha scaldato l’Alveare trascinando al successo Charlotte.

Poi il ritorno a livelli sufficienti ma con percentuali al tiro che Clifford, uno che i rookie li utilizza con il contagocce, pensa di non potersi permettere.
 

Le aree di tiro suddivise da dove Monk ha lasciato partire i suoi tiri. Il colore di fondo è in relazione alle medie degli altri giocatori della NBA. Il rosso sta a indicare che è sotto media, il giallo che è circa, più o meno nella fascia media e il verde è ovviamente il sopra la media…

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 11) F. Kaminsky: 5,87
 
Un filotto di tre partite convincenti a inizio stagione, sembrava avesse svoltato nonostante già al media day facesse intravedere eccessivi segni di simpatico squilibrio mentale.
Ovviamente il ragazzo è simpatico ma un po’ esagerato. Le sue statistiche non riguardanti i tiri sono quasi tutte in calo, anche se ciò può esser dipeso da un minutaggio leggermente inferiore (da 26.1 a 24.9).
Di certo non sta tirando benissimo ma selezionando un po’ meglio le azioni al momento ha toccato il 42,6% dal campo contro il 39,9% dello scorso anno.
E’ discontinuo nel tiro da tre punti, dove non ha grandi percentuali con il 33,3%, leggermente migliorato rispetto al 32,8% della stagione passata.
La soluzione per migliorare le sue statistiche sarebbe, come fa più spesso, tentare azioni che lo portino più vicino a canestro senza forzare eccessivamente, ma a volte tali azioni risultano scriteriate.
Anche in difesa si fa spostare o subisce troppo.
Senza eccedere, dovrebbe dare maggior fastidio almeno sui jumper avversari, cosa che non sempre fa, anzi, talvolta rimane a eccessiva distanza dall’attaccante, ciò ha comportato diverse volte (Scott con due triple l’ha testimoniato nell’ultima partita) una mancata pressione sulla palla in caso di catch’n shoot avversario.
Per il momento quindi è quasi una bocciatura…
Qui l’”Ad maiora!” potrebbe risultare un’utopia, anche se il lunatico Frank va al passo di Charlotte su e giù.
D’altra parte tra le riserve è importante e delle sue prestazioni ne risente anche il punteggio.
Con 11,3 pt. di media influisce sui punti segnati dalla panchina.
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 10) J. O’ Bryant: 5,90
 
O’ Bryant ha giocato ottenendo il suo ultimo voto utile contro Orlando in Game 6.
Poi un s.v. a Minnesota.
Ultimamente sta scaldando la panchina, anche se non gli è passato davanti nessuno.
Semplicemente Kaminsky ha aumentato il minutaggio e il buon Johnny non ha più trovato spazio.
Sotto la sufficienza, soprattutto perché in difesa uno con i suoi mezzi (206 cm per 116 kg) avrebbe potuto dare di più, anziché rimanere passivo in certe situazioni vicino a canestro.
Sarà stato questo, oltre all’esigenza di dare più minutaggio a un nucleo ristretto di giocatori ai quali dare fiducia (in genere Clifford usa 9/10 giocatori a serata) a estromettere, senza troppi rimpianti per ora, O’Byant, il quale in attacco è stato bravo dalla lunetta rimanendo “perfetto” dalla linea con un 8/8 ma peggiorando dal campo con un 40,0% contro il 53,3% dello scorso anno, sebbene si stia parlando in ambo i casi di un esiguo numero di tiri presi.
Al momento resta ai margini, dove probabilmente rimarrà se Clifford manterrà sani i suoi lunghi.
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 09) T. Graham: 5,90
 
Altro giocatore sparito dai radar, un po’ più avanti, dopo gara 11 per un infortunio.
Uscito da poco dalla injury list non risulta essere comunque un giocatore che avrà molto minutaggio e peso nelle partite degli Hornets.
Sicuramente meglio in difesa che in attacco, Treveon ha ceduto il numero 12 a Howard per prendere il 21 e il minutaggio salito a 20,5 rispetto ai 7 minuti concessi a partita lo scorso anno, con il rientro di Batum, è destinato necessariamente e drasticamente a scendere.
I suoi numeri sono in aumento anche nei punti realizzati dove, grazie al minutaggio, è passato dai 2,1 ai 4,5 in questa stagione da sophemore.
Qualche fallo speso di troppo e numeri in calo. Le sue percentuali migliori al tiro sono quelle vicino a canestro con il 50,0% da 0/3 piedi e un 42,9% da 3/10 feet mentre da tre punti è passato dal 60% della stagione scorsa al 29,4%. Con lui in campo, nonostante l’impegno, Charlotte ha un differenziale di -9,2 punti ogni 100 possessi.
Probabilmente, chi di dovere in società, visto che gli americani sono eccessivamente maniacali sulle stats, avrà notato già il particolare.
 
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 08) M. Williams: 5,91
 
Williams è l’unico titolare sotto la sufficienza attualmente. E’ meno utilizzato da Clifford.
Il tempo perso sul parquet stimato è tra i 4 e i 5 minuti. I 25,9 minuti sul campo però lo fanno rendere un po’ di più dal punto di vista difensivo ultimamente, sebbene non sempre in quest’avvio sia stato così.
Forse a 31 anni, alla tredicesima stagione NBA, la scelta di Clifford per quel che riguarda il riposo maggiore assegnato è giusta.
Non abbiamo grandissime opzioni come PF, se non quella di mettere magari Zeller accanto a Howard, ma poi le rotazioni andrebbero cambiate completamente e a mio giudizio, né O’Bryant né Kaminsky come centri sarebbero dei buoni protettori dell’anello.
Con un 44,9% dal campo è leggermente sopra la sua percentuale dello scorso anno, mentre da tre punti ha compiuto un deciso balzo in avanti arrivando al 41,0% dal 35,0% del 2016/17.
L’insufficienza deriva però dal calo dei rimbalzi, dove i 6,6 dello scorso anno non sono stati riconfermati e il 4,1 rappresenta il secondo peggior dato della sua carriera NBA in questa singola casella.
Anche le rubate, le stoppate e i punti (8,8) sono in calo, così, scendendo nel dettaglio di quest’ultima statistica, le sue percentuali sono superiori al 50% dagli 0 ai 10 piedi per scender drasticamente nella fascia compresa tra gli undici e la linea da tre punti.
Il +4,0 ogni 100 possessi però potrebbe dire che tutto sommato, insieme alla first unit, in qualche maniera, riesce ancora a essere meno fragile del previsto, sebbene sia l’anello debole offensivo e debba mantenere concentrazione e pressione difensiva per essere performante.
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 07) M. Carter-Williams: 6,00
 
MCW per gli amici, ma più per abbreviare, ha iniziato la sua stagione a Minnesota in gara 10.
Dopo tre sconfitte Clifford l’accantonava per tre partite, ma la sconfitta di Chicago, con un paio di palloni rubati a Monk e Bacon a centrocampo costringevano il coach a richiamarlo per fargli portar palla nei momenti di relax di Walker.
Con 14,5 minuti in campo e poche partite alle spalle a causa dell’infortunio che gli ha fatto saltare tutta la prima parte della stagione, MCW sta carburando.
I 3,7 punti a partita per lui sono una miseria ma si è mosso bene durante l’ultima partita infilando un paio di bombe utilissime.
Il 2,2 segnato nella casella di media assist è proporzionato al minutaggio ed è discreto, mentre con 1,5 rubate è utile a una squadra che tende ad assestarsi e al massimo a intercettare palloni piuttosto che giocar sin troppo pulita in difesa aspettando di far sbagliare l’avversario con il lavoro difensivo fatto da posizionamenti e atletismo.
MCW porta pressione sulla palla.
A tratti può essere indisciplinato e costare qualche tiro facile quando va a raddoppiare o esce in zone pericolose lasciandone scoperte altre, però se non eccede è senza dubbio un difensore affidabile per Clifford che l’ha giocato anche negli ultimi secondi di partita contro Washington.
Chissà se rivedremo più spesso l’opzione con lui e Walker in campo per una small ball che non si concretizza a buoni livelli da due anni orsono quando sulle mattonelle esagonali dello Spectrum Center calcava il parquet Jeremy Lin.
La maggior parte delle sue conclusioni sono costituite da entrate rapide con alzate sopra il difensore con le quali procurarsi eventualmente tiri liberi.
Vedremo se il gioco di passaggio fatto vedere dalla second unit riuscirà a metter più spesso in condizione il nostro portatore di palla di sfruttare il tiro da fuori, arma che comunque negli anni passati si è rivelata poco efficace con medie sempre sotto il 30%.
 
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 06) C. Zeller: 6:19
 
Cody è l’unico giocatore che è stato fatto regredire da Clifford.
Non nelle prestazioni ma a livello “gerarchico”, tuttavia è l’unico oltre a Lamb ad aver fornito dalla panchina, qualcosa di più che una risicata sufficienza.
Con l’arrivo di Howard pareva abbastanza scontato dall’inizio che Cody entrasse a partita in corso, anche se Howard ha sempre sofferto Cody tanto che i due hanno detto di non amare giocare uno contro l’altro già da tempo.
Ovviamente le statistiche risentono di un minutaggio inferiore, ma in difesa continua a essere lo stesso mastino. Qualche fallo in più speso ma i rimbalzi sono aumentati in proporzione.
Sono 6,1 al posto di 6,5 ma la media è sicuramente più alta se la rapportiamo ai minuti giocati:
27,8 la passata stagione e 19,2 in questo scorcio di stagione.
Le stoppate sono addirittura in reale aumento:1,2 al posto dello 0,9 passato.
Forse favorito dal fatto di giocare contro giocatori non sempre titolarissimi o quasi nelle squadre avversarie.
Il Tallone D’Achille o da Killer (come sostenuto da qualcuno in vecchi provini di un noto Reality Show), come per Howard, sono i liberi che, tira nettamente meglio rispetto al collega, ma la percentuale rimane ancora inferiore al 70%, ovvero 66,7%.
La percentuale da due punti si è abbassata (da tre non tira quasi mai), probabilmente perché da sotto sta rendendo meno (dal 65,5% al 48,8% dai 0 ai tre piedi) senza tanti pick and roll che giocava lo scorso anno ed è apparso meno preciso negli appoggi come evidenziato tra parentesi, mentre sulle correzioni è sembrato abbastanza presente a prescindere dal risultato, così come sta continuando a portare ottimi blocchi per i compagni che se ne avvantaggiano.
In più, tenta più spesso il piazzato dalla diagonale oltre i 16 Feet se è libero, un tiro che stilisticamente appare migliorato (pessime le percentuali dello scorso anno da quella mattonella con un 26,4%) e leggermente più fluido del passato e che, infatti, colpisce molto più frequentemente il bersaglio rispetto allo scorso anno facendo notare un progresso spaventoso se pensiamo che al momento vanno a bersaglio il 60% di questo tipo di tiri. L’anno scorso viaggiava sul +10,5 ogni 100 possessi, quest’anno è a -4,6 giocando con la seconda unità.
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  05) N. Batum: 6,30
 
Prima parte limitata dall’infortunio al gomito per il francese che rientrava per la gara casalinga contro Cleveland anticipando I tempi.
L’inizio era molto buono; concentrato e aggressivo rubava un pallone dalla rimessa dal fondo avversaria per segnare.

Nonostante la sconfitta, Batum, nelle poche prestazioni successive offerte, ha continuato a giocar più che discretamente, salvo prendersi in alcuni casi tiri ravvicinati non troppo convincenti che spesso hanno dato cattivi esiti. Molto buona la sua prestazione nel finale con i Timberwolves invece.
Nic, potrebbe aumentare le nostre statistiche nel settore palloni rubati, i cui numeri sono deficitari.
Una delle critiche che gli si muove più frequentemente è di non avere un cambio di marcia deciso che lo porti a dare beneficio alla squadra in momenti topici o di estrema difficoltà.
Non sempre è così, ma spesso ha dato questa sensazione, di continuare a fare il suo gioco senza cercare soluzioni in entrata o di forza.
Gioca più sul fioretto in attacco con tiri da tre punti fade-away, turnaround o cerca di servire compagni meglio piazzati, il che non è un male, ma non sempre è ben consigliato dalla sua testa nel prendersi tiri.
Alcuni duelli in uno contro uno in momenti delicati sarebbero da evitare, ma a volte ha ragione lui.
Nic nella percentuale tiri non è sui livelli dei sette anni a Portland da quando è arrivato a Charlotte.
Con il 41,2% dal campo è leggermente migliorato dall’annata scorsa, dove tirava con il 40,3%, peggio aveva fatto solo l’anno nel quale Portland l’aveva ceduto (40,0%). Da tre punti al momento colpisce con un 25% dovuto a un eccessivo uso del tiro uscendo dai blocchi, catch’n shoot non proprio consigliati o si fa prendere dall’impeto personale, tirando continuamente a pochi secondi di distanza.
11,2 punti di media con un minutaggio al di sotto della passata season di oltre 8 minuti.
Controverso… con lui in campo ogni 100 possessi, quest’anno siamo sul +14,1, ma ovviamente non è tutto merito suo.
Nuovo stop nell’ultima partita contro Washington, ma l’infortunio non sembra serissimo.
 
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 04) M. Kidd-Gilchrist: 6,50
 
Dall’infortunio alla spalla a oggi MKG sembra aver perso un po’ di quella straordinaria aggressività che lo portava a uscire dalla difesa per portare assalti in coast to coast che provavano a riaprire partite con la squadra in difficoltà.
Oggi pare forse, complice la salute, esser meno prorompente ma sempre prezioso elemento difensivo. L’anno scorso giocò una stagione normale, venendo un po’ preso in mezzo sul perimetro, cercando all’occorrenza di ripiegare o spostarsi sul lato debole contro la velocità del pallone mosso dagli avversari, sfida impossibile.
Se pensiamo che anche gli altri team usavano blocchi, tiri da tre con i loro migliori elementi e lui spesso si trovava ad affrontarli pur non essendo il naturale marcatore perché in un altro ruolo, ecco la stagione affannosa di MKG che oggi però può contare su un protector rim come Howard e può permettersi di usare in maniera più efficace la sua energia che gli serve in attacco dove i jumper dalla media cadono nella retina più frequentemente.
Evidentemente il lavoro di vecchia data fatto da Mark Price sta dando i suoi frutti, anche se lo stile adattato di MKG rimane comunque particolare.
Se prendiamo in esame (volutamente) i jumper o piazzati dai 10 ai 16 piedi (media distanza) il miglioramento è notevole, anche se i tentativi sono relativamente esigui.
Dal 46,7% dello scorso anno è passato all’88,9% per un giocatore sempre bollato come esempio di non essere in grado d’attaccare.

Il tiro da tre rimane un’utopia ma oggi MKG non è più un fardello offensivo, è un giocatore che può anche provare a tirare se la squadra non trova sbocchi con il suo 53,2% dal campo, forse destinato a scendere ma per ora resiste ed esiste…
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  03) D. Howard: 6,52
 
Partiamo da discorso protezione canestro, ossia, il motivo per cui Dwight è stato preso.
Buon intimidatore, nei rimbalzi sotto le plance sta andando piuttosto bene.
Quarto nella NBA con 12,9 a partita.
Vicino alle cifre dello scorso anno in questa statistica, così come a livello stoppate la media è simile.
Nei “Blocks” è 17° con 1,3 stoppate a partita.
Le note contrastanti arrivano quando deve attaccare.
Segna 15,2 punti a partita e nove volte su 17 è andato in doppia doppia…
Nelle double double è in leader in attività e il soprannome o meglio, uno dei suoi soprannomi è proprio questo…
Nella percentuale dal campo è 6° con un 59,8% (98/164) e addirittura secondo nella conversione rimbalzo d’attacco/punti.
I punti in area sono 11,4 ed è sempre sesto in tutta la NBA. Sembrerebbe tutto bene, invece a gioco fermo si palesano i limiti: se l’anno scorso tirava con un 53,3% dalla lunetta, in questo inizio di stagione le sue percentuali sono inspiegabilmente calate.
A oggi tira solamente con il 44,1%, (per fortuna ultimamente sta tornando a segnarne di più) il che è un problema se le squadre avversarie piuttosto che concedergli due punti vanno a spendere un fallo che quasi mai porterà ai due punti che si sarebbero materializzati, inoltre, cosa meno evidente, i turnover sono troppi.
Aumentati a livello esponenziale, da 2,3% dello scorso anno al 3,8 di questa prima parte di R.S..
Qualche volta è mal servito, ma in altre occasioni si è dimostrato troppo lento, con una protezione della palla troppo sufficiente o è andato in palleggio a cercar la conclusione finendo per esporsi alla rubata.
Per fortuna nelle ultime tre partite vinte ha invertito queste tendenze e tirando meglio dalla lunetta e perdendo meno palloni, Charlotte ha portato a casa la vittoria.
Deve rimanere calmo.
Nell’ultima partita è finito per terra da dove ha trattenuto l’ex compagno Gortat per una caviglia non facendolo ripartire su un’azione offensiva che non gli era andata a buon fine… Quando inizia a sorridere e le cose gli vanno bene è una specie di mastodontico simpaticone oltre a uno dei due/tre pezzi del puzzle che nell’estate scorsa ci mancavano.
 
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 02) K. Walker: 6,67
 
12° tra i marcatori con 23,0 punti a gara.
13° negli assist con 6,2 di media a partita.
Uomo al quale Clifford affida la palla per l’ultima azione decisiva.
Purtroppo la soluzione è semplice da individuare e al momento non è un gran clutch player (vedi l’errore a Chicago, dopo aver comunque segnato 47 punti) ma contro Washington si è procurato i due liberi decisivi per il pareggio rimanendo tranquillo per portarci al pareggio e alla vittoria nei supplementari.

Sarò breve perché sull’uomo sotto i riflettori di Charlotte non c’è molto se non niente di nuovo da scoprire.
Ormai Kemba a Charlotte è di casa e la targa Bobcats cambiata con quella Hornets non è stata l’unica cosa sostituta sulla macchina “Kemba”.
Le migliorie apportate in questi anni sono state notevoli. Walker sta girando quasi sulle statistiche dello scorso anno, il livello rimane alto quindi, nonostante qualche pausa.
La percentuale nel tiro da tre punti è aumentata rispetto al suo primo anno (30,5%), oggi ha il 38,9% da fuori.
Blocchi per lui e tiri rapidi non gli consentono ancora di raggiungere il 39,9% dello scorso anno da fuori, ma talvolta, specialmente quando siamo costretti a rimontare, preferisce risolvere da solo che costruire complicate azioni coinvolgendo compagni che in determinati momenti latitano sul piano offensivo.
Predilige passaggi dietro blocchi per puntare a canestro aiutato da sterzate impossibili, cambi direzione repentini, esitazioni e ripartenze, svitamenti sotto canestro… Un repertorio di un giocatore agile che, complice la scarsa copertura mediatica (rispetto agli altri team) della NBA, è considerato una stella minore.
La pecca è la misura (185 cm).
Fosse stato un pochino più alto avrebbe senza dubbio fermato più tiri avversari, mentre rimane abile nel posizionarsi davanti al semicerchio antisfondamento per recuperare charge.
Un po’ in calo nelle rubate, meglio ancora ai liberi (88,4%), Walker cede, almeno per ora, la prima posizione, alla sorpresa di quest’inizio stagione.
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 01) J. Lamb: 6,70
 
Jeremy Lamb sta senza dubbio giocando il miglior basket della sua carriera giunto al terzo anno con Charlotte.
I suoi inizi sono stati sempre entusiasmanti, poi si è sempre andando spegnendo e intristendo in panchina, ha sicuramente bisogno che gli si dia fiducia.
Gratificarlo potrebbe essere la benzina che lo fa muovere.
L’anno scorso si divideva gli spazi dalla panchina con il nostro Belinelli in un “duello” a distanza finito sostanzialmente pari, mentre quest’anno ha avuto quel colpo di fortuna da mors tua vita mea ed è partito titolare in quintetto favorito da un infortunio di Batum.
Il francese ha però ripreso il suo posto in tempi più rapidi di quelli previsti e Clifford non ci ha pensato troppo prima di fargli riprendere il suo posto in squadra, anche se Lamb stava giocando sicuramente il miglior basket della sua carriera da professionista.

Tornato in panca, oggi può andare a dare quei punti che sono mancati alla second unit in alcuni momenti chiave delle partite a cavallo tra terzo e ultimo quarto, anche se il nuovo infortunio di Batum patito proprio nell’ultima sfida, potrebbe rilanciarlo.
L’ex Oklahoma City Thunder fu scelto alla 12^ posizione dai Rockets che lo girarono immediatamente in Texas.
Con alcuni contratti da rinnovare i Thunder decisero di sacrificare Lamb spedendolo a Charlotte per non pagare la tassa sul lusso.
I suoi avvii sono sempre stati buoni, tanto da convincere Michael Jordan a rifirmarlo.
Durante la stagione però la sua discontinuità lo portava a peggiorare le prestazioni e gli allenatori a relegarlo a un minutaggio sempre più marginale con altri giocatori che s’inserivano dalla panchina nelle rotazioni prima di lui.
Lamb questa estate ha lavorato con serietà per aumentare la sua resistenza, per aggiungere un po’ di peso, ma soprattutto è l’approccio mentale quello che ha portato in vetta Lamb in questo periodo alla mia classifica interna. Steve Clifford dice che il suo giocatore quest’estate si è applicato tanto quanto qualsiasi altro Hornet.
Clifford sulla lunga estate di Jeremy ha dichiarato:
“Sono davvero entusiasta di quello che ha fatto e di dove si trova”’ al Charlotte Observer.
L’anno scorso con 9,7 punti di media a partita ottenne il suo record stagionale ma quest’anno il nostro numero 3 sta viaggiando a 16,5 di media arrivando al 47° posto totale nella classifica marcatori NBA…
Dal 28,1% da tre è passato al 40,9%, quando la pressione non è così forte sugli esterni perché hai Howard in campo puoi permetterti qualche tiro in più con cm di spazio e Lamb non sta disdegnando questi tiri anche con l’uomo che gli arriva addosso, “catch-and-shoot” che finiscono nella retina spesso superando il difensore con precise parabole.
I floater, gli arcobaleni da runner sono in aumento.
Il tocco è spesso buono e quando non lo è, spesso capita perché arriva il fallo del difensore.
Con lui l’attacco è più mobile e spesso grazie alla sua agilità, scatto, rapidità e mobilità, ha tolto le castagne dal fuoco a Clifford durante alcuni momenti in cui la squadra denotava problemi offensivi.
Un giocatore più coinvolto che è arrivato a 28,8 minuti di media in campo, dieci in più di quelli dello scorso anno (18,4).
Dai 75 assist dello scorso anno a oggi è arrivato a 54…
Forse nei pull-up non sarà un maestro, ma sta imparando anche a usare bene l’arresto e tiro passando dietro i blocchi dei vari lunghi.
Clifford disse che è il nostro “miglior giocatore a tutto campo”, considerando rimbalzi e altre statistiche, questo perché probabilmente è aiutato dalla versatilità di un’ala. Non è troppo piccolo né troppo grande, quindi usando bene le sue caratteristiche, riesce a mettere in difficoltà chiunque.
Lamb però, oltre a fornire rimbalzi, assist e punti, per essere un giocatore completo aveva bisogno di maturare sul piano difensivo, dove le amnesie si facevano spesso sentire. Quest’anno è migliorato molto.
Non sempre si è attestato su ottimi livelli, ma ad esempio nell’ultima gara contro Washington a messo a referto tre stoppate e ha contrastato quasi tutti i tiri dalle sue parti. In difesa, se continuerà così potrebbe stupire, anche se Clifford, allenatore piuttosto tradizionale, difficilmente lo preferirà a Batum nelle gerarchie, sebbene appaia evidente che, al momento, sebbene Jeremy possa non reggere a questi livelli tutta la stagione, il numero tre è nettamente più utile alla squadra e in forma del francese al momento.
Lamb è quel pezzo matto come il cavallo sulla scacchiera che potrebbe sorprendere e trascinare gli Hornets ai Playoffs alla faccia dei critici.
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Altre Grafiche e classifiche:

Le statistiche principali dei giocatori alla 17^, evidenziando la colonna punti segnati.

 

La distribuzione per posizione dei tiri tentati fino a oggi e la lotro frequenza.

 

Le aree di tiro di tutta la squadra di Charlotte.

 

I voti assegnati partita per partita.

 

La classifica in base ai voti assegnati.
La media voti in sostanza.

Hornets Preview

ANTICIPAZIHORNETS
Potessimo leggere il futuro, almeno quello prossimo (diciamo da qui a un annetto), avremmo un gran vantaggio perché ovviamente potremmo fare scelte vantaggiose, però perderemmo il gusto di percorrere quella strada che chiamiamo “destino” e in ambito sportivo diventerebbe piuttosto noioso sapere già come andrà a finire.
 
Dato che non posseggo capacità di preveggenza come Cassandra, tanto poi non mi credereste comunque (era la maledizione di Cassandra), rimaniamo ai fatti concreti…
 
Charlotte è inserita nella Southeast Division.
La divisone comprende oltre gli Charlotte Hornets, gli Atlanta Hawks, i Miami Heat, gli Orlando Magic e i Washington Wizards.
 
Gli analisti danno per favorita per la vittoria divisionale la squadra capitolina che effettivamente ha un quintetto base completo e leggermente superiore a quello di Charlotte.
Dietro i Wizards c’è chi vede Miami (gran finale lo scorso anno con un 30-11 notevole), chi vede Charlotte.
Dal mio punto di vista, oggettivamente, il quintetto degli Hornets, complessivamente, ha qualcosa in più di quello degli Heat (questo non vuol dire però automaticamente ottenere migliori risultati), dietro “le prime tre”, Orlando sembrerebbe aver fatto un piccolissimo passo in avanti, mentre gli Hawks di Belinelli dovrebbero faticare parecchio, anche se l’allenatore Budenholzer potrebbe mitigare un po’ i risultati negativi che probabilmente arriveranno (causa le perdite estive) con il gioco di squadra.
 
Allargando la visione a Est, alcune squadre come Indiana hanno perso pezzi pregiati (George) o altre hanno smobilitato (vedi Chicago che ha spedito Butler ai Timberwolves), altre ancore, a diversi livelli invece sono nella loro fase emergente (Milwaukee, Phila) ma dietro Boston e Cleveland sembrano esserci diverse squadre il cui livello non è dissimile.
 
Il GM Rich Cho è stato riconfermato in estate da Jordan dopo il fallimento della scorsa stagione e non è difficile capire che se Charlotte dovesse fallire ancora una volta l’obiettivo playoffs, la prima testa a saltare sarebbe quella del birmano/americano che si è liberato in estate di un suo recente “errore”, il contrattone di Miles Plumlee, cedendo però anche Marco Belinelli, l’unica perdita di un certo rilievo per Charlotte quest’estate, ottenendo in cambio però “la torre” Howard.

Un Dwight Howard visto da me. “La Torre”, per Clifford, sarà elemento molto importante sulla scacchiera.

 
Per fare il punto della situazione, vediamo come si presenta a inizio prestagione la squadra:
 
Roster Preseason 2017/18 – (20 giocatori)
 
PG: Kemba Walker, Michael Carter Williams, Julyan Stone, T.J. Williams, Marcus Paige.
SG: Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Malik Monk, Terry Henderson.
SF: Michael Kidd-Gilchrist, Dwayne Bacon, Treveon Graham.
PF: Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Luke Petrasek, Isaiah Hicks.
C: Dwight Howard, Cody Zeller, Mangok Mathiang.
 
Arrivi/Partenze
 
Arrivi (11):
Michael Carter-Williams (PG Chicago Bulls), Julyan Stone (PG Reyer Venezia), T.J. Williams (PG/SG undrafted), Marcus Paige (PG Salt Lake City Stars), Malik Monk (SG Draft 2017) Terry Henderson (SG undrafted), Dwayne Bacon (SF Draft 2017) Luke Petrasek (PF undrafted), Isaiah Hicks (PF undrafted), Mangok Mathiang (C/PF undrafted), Dwight Howard (Atlanta Hawks).
 
* probabilmente tre di questi giocatori saranno tagliati, mentre Paige e Mangok usufruiranno della nuova formula Two-way contract che li potrebbe veder scender sul parquet limitatamente.
Per approfondimenti vedi il roster 2017/18 all’interno del blog.
 
Partenze (6):
Ramon Sessions (PG New York Knicks), Brian Roberts (Olympiakos), Brianté Weber (Los Angeles Lakers), Marco Belinelli (SG Atlanta Hawks), Christian Wood (PF Fujian Xunxing), Miles Plumlee (Atlanta Hawks).
 
* Non ho tenuto in considerazione giocatori che erano già fuori roster prima di fine annata, quali: Spencer Hawes, Roy Hibbert, Aaron Harrison e Mike Tobey.
 
Giocatori rimasti (9):
Kemba Walker, Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Michael Kidd-Gilchrist, Treveon Graham, Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Cody Zeller.
Analisi
 
 
Partendo dall’allenatore, analizziamo i possibili vantaggi e svantaggi che Charlotte avrà nei confronti delle altre squadre.
 
Il coach, confermato da MJ, sarà ancora Steve Clifford, uno che nella NBA va parzialmente controcorrente.

Scusa Cliff…
Cercavo un dipinto surreale contenente dei calabroni scatenati, ma ho trovato solo questo con abbigliamento femminile.
Eh va beh… facciamo finta sia un look un po’ scottish.

Avendo avuto i fratelli Van Gundy come mentori, è stato influenzato da essi, soprattutto Stan, attuale allenatore dei Detroit Pistons, il quale base il proprio gioco su difesa e rimbalzi.
In quest’ottica, quelli della Motor City si sono ulteriormente rinforzati in difesa.
Clifford ha copiato, capendo dove vi fosse la falla principale da tappare aggiungendo in estate Dwight Howard, un giocatore che non è più giovanissimo e che alcuni vedono al tramonto, crepuscolare…
Tuttavia per Charlotte potrebbe essere manna dal cielo.
Ma prima di parlare di Howard, mi soffermerei ancora un attimo su Clifford.
Steve in estate ha lodato Kidd-Gilchrist che era attaccato dai detrattori per il suo tiro e l’incapacità di prendersi buoni tiri.
Clifford, riferendosi a MKG, sostiene che la spaziatura “non è tanto importante quanto la competitività, non è importante quanto la personalità e il talento naturale. È un atleta di talento, comprende il gioco ed è un ragazzo che gioca duramente e si preoccupa della squadra.”
E’ passato poi a Howard, asserendo che potrà giocare una stagione da All-Star. Inoltre ha aggiunto: “E’ uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto, è come un poliziotto che dirige il traffico in difesa.”
 
Data fiducia ai mastini della difesa, Dwight ha incassato anche la fiducia del proprietario MJ, il quale telefonandogli, probabilmente ha infuso nel centro che tutti danno per quasi finito, un certo spirito di rivalsa e in generale la stima accordata, gli darà nuovi stimoli per fare bene.
L’ex Hawks (partiamo con il quintetto base parlando subito dell’unico inserimento in esso) è un intimidatore d’area con il suo fisico capace di recuperar rimbalzi era ciò che serviva, anche se l’atletismo non può che essere in calo vista l’età e più che tirare FT, i suoi tentativi sono più simili a mattonate che altro.
 
La difesa sarà quindi la chiave per accedere ai playoffs secondo il Vangelo secondo Steve, infatti, sono rimaste le due ali titolari, Michael Kidd-Gilchrist (confermatissimo dalla società come abbiamo già letto) e Marvin Williams.
Sono rimasti ben nove giocatori, soprattutto nel reparto ali, qualcuno si va a confondere ibridamente con le posizioni di SG come swingman.
Michael Kidd-Gilchrist (MKG per i cronisti) era uno dei giocatori più brillanti in difesa prima della ricaduta dell’infortunio due anni fa, mentre l’anno scorso non ha avuto problemi fisici, ma ha mostrato meno aggressività e atletismo.
Da lui ci si attende o si spera che si avvicini ai livelli di due anni orsono per fare la differenza, anche in materia di palloni intercettati e trasformati in rapide transizioni personali o assistite per i compagni a portare punti nei fast break.
Marvin Williams è un giocatore, come Howard, che ha speso ormai gli anni migliori (a livello atletico) della sua carriera NBA (è un 1986) ma porta come Howard esperienza e a differenza di Dwight, è un uomo spogliatoio stimato dai compagni, giocatore che si sacrifica in difesa ma che in attacco lo scorso anno ha mostrato una preoccupante involuzione nelle percentuali nel tiro da fuori, cosa fondamentale per Charlotte avere uno stretch four capace di colpire con assiduità.
 
Howard in attacco aprirà sicuramente il campo per gli esterni, compresi gli adattati e qui potrebbe esserci una seconda chiave di lettura per la buona riuscita della stagione di Charlotte.
Se Pat Riley ai Lakers già a fine anni ’80 con l’addio al basket giocato di Kareem Abdul-Jabbar asseriva che l’era dei grandi centri fosse ormai tramontata a favore di altri tipi di giocatori, allora Charlotte è nel giusto.
 
Se Nicolas Batum (quando rientrerà, poiché ha subito un infortunio serio al gomito sinistro, c’è un recente articolo sul blog…auguri comunque al francese) rappresentava anche un uomo assist importante per Clifford (un credo e una necessità per lui il gioco di squadra, tanto da far risultare la squadra lo scorso anno al secondo posto in classifica per quanto riguarda il rapporto assist/turnover con 2,01, secondi anche con le 10,7 perse a partita), potrebbe ritrovare anche miglior fortuna nelle sue conclusioni quando si sposterà l’attenzione su Dwight, ancora meglio potrà andare a Kemba Walker, reduce dalla miglior stagione in carriera con 23,2 punti di media e la convocazione all’All-Star Game.
L’uomo franchigia di Jordan costituirà per gli avversari ancora l’unica minaccia a tutto campo, entrate, step-back, pick and roll, più un micidiale tiro da oltre l’arco costruito stagione dopo stagione.
Il limite sarà di essere quasi totalmente dipendenti da Kemba se le cose non dovessero girare.
Con lui in campo lo scorso anno gli Hornets hanno guadagnato ogni 100 possessi 3,5 punti mediamente sugli avversari, ma con la panchina in campo sono affondati.
Walker sarà il principale finalizzatore della squadra che ha un grosso difetto; non avere altri grandi realizzatori affidabili e continui, tuttavia se dovessimo basarci sulle statistiche dello scorso anno, la squadra a livello realizzativo si è piazzata sedicesima nella colonna destra con 104,9 punti realizzati a partita, quindi, non è del tutto vero che il team non segni, anche se è vero che il rapporto tiri effettuati/realizzati è penalizzante, arrivando da un ventiseiesimo posto con un misero 44,2% dal campo.

“Atlante” Kemba sorreggerà ancora il peso dell’attacco della squadra, ma questa volta potrebbe avere più aiuto da Howard, Lamb e Monk.

 
La mia preoccupazione maggiore però, a parte lo stress realizzativo di Kemba, è proprio l’affidabilità della difesa, la quale ha diversi punti interrogativi.
L’anno scorso concedemmo 104,7, tredicesima difesa nella NBA…
Bisognerà migliorare possibilmente anche le sole sette palle a partita rubate a gara che valgono un ventisettesimo posto.
Se i riconfermati non dovessero far meglio dello scorso anno in fase difensiva, potremmo ritrovarci ad assistere nuovamente a una stagione martoriata con avversari le cui percentuali alte sul tiro da tre (venticinquesimi con il 36,9% subito) potrebbero incidere pesantemente, per questo è arrivato un protector rim come Howard in aiuto, lasciando gli esterni più pronti a coprire sul perimetro, avendo meno preoccupazioni di chiudere il pitturato, potendo adattarsi probabilmente a spaziature migliori.
Dwight dovrebbe anche aiutare gli Hornets a lasciare il ventiduesimo posto nei rimbalzi concessi agli avversari (44,4 a partita, pari ai Lakers) e il quartultimo posto per quanto riguarda i punti nel pitturato, dando a Clifford la possibilità di utilizzare un gioco più variegato, anche se dovremo scordarci di riconfermare il primo posto nei liberi realizzati (81,5% lo scorso anno).
 
La società dopo aver sparato il primo fuoco d’artificio dell’estate NBA è rimasta quasi immobile, un po’ per i problemi del tetto salariale già al limite, un po’ perché probabilmente l’idea originale era quella di tornare a dar fiducia a un gruppo già conosciuto, con le due ali già descritte a riprendere i loro posti sul parquet.
 
Dicevamo quasi… sì, perché dopo aver preso Dwight, rimaneva il problema della PG di riserva per cercar di far girar al meglio la panchina.
Anche qui la parola d’ordine potrebbe essere “rilancio”, come nel caso del centro ex Hawks, anche per il prescelto, Michael Carter-Williams (sostituirà il deludente Sessions), ex Chicago, i numeri non sono quelli d’inizio carriera.
Brillantissimo rookie of the year nella stagione 2013/14 con i 76ers, è passato dai 16,7 punti di media dell’anno d’esordio, ai 6,6 lo scorso anno con i Bulls, ecco perché un mio precedente pezzo s’intitolava “Rischio a Carter”.
Sarà l’uomo giusto per far ripartire la panchina degli Hornets?
Considerando che probabilmente sia lui che Julyan Stone (se sarà confermato dopo il camp), sono giocatori che si adattano maggiormente alla fase difensiva (Clifford in questa preseason sta chiedendo all’ex Reyer proprio intensità difensiva) è difficile dirlo, tuttavia l’alchimia con altri giocatori che partiranno dalla panchina potrebbe divenire utile alla second-unit intera.
 
In primis vi sarà Cody Zeller, un sesto uomo di lusso, poiché l’anno scorso giocava con i titolari e il suo slittamento in panchina potrebbe avvantaggiare Charlotte nei minuti nei quali i titolari avversari andranno a rifiatare in panchina.
In estate ha messo su ancora muscoli, irrobustendo il fisico, il che dovrebbe aiutarlo ulteriormente in difesa, settore nel quale dava già una buona mano a Charlotte.
Ricordo ancora due stoppate incredibili per atletismo e tempismo in una vecchia partita contro Atlanta vinta dopo due supplementari grazie a uno dei pochi lampi di Lance Stephenson in maglia teal & purple.
La meccanica di tiro è rivedibilissima, ma sa muoversi bene tagliando a canestro o utilizzando pick and roll, infatti, con lui in campo il team ha un bilancio vincente.

Il campo visto come una scacchiera. Blocchi e pick and roll per riprodurre l’azione sottostante, nella quale Zeller mostra le sue abilità in questi giochi.

 

 
Frank Kaminsky mi sembra ancora un po’ acerbo, non mi convince il suo atteggiamento, anche fuori dal campo sembra più il classico “bomber” che uno con la testa sulle spalle.

Il marinaio Kaminsky quest’estate a un convegno a favore della monogamia…
Grazie a Matteo Vetralla per aver scovato la foto.

Ad ogni modo poiché non m’interessa particolarmente cosa faccia il buon Frank fuori dal parquet, spero Clifford riesca a coinvolgerlo anche in altre situazioni oltre al tiro da tre.
Nella prima uscita stagionale con un paio d’inserimenti nel pitturato ha messo canestri facili ma in difesa mi è sembrato piuttosto imbarazzante, specialmente se posto in posizione di centro, dove non ha fisico e prontezza, tuttavia, archiviata l’estate da cicala, potrebbe tornare a carburare, sperando di non doverlo vedere solamente colpire sugli scarichi come troppe volte gli è stato chiesto fino a oggi, un discreto bagaglio tecnico l’ha.
 
Con Batum fuori causa a inizio stagione, il ruolo di guardia tiratrice titolare sarà preso da Jeremy Lamb che sembra sia arrivato carico per questa stagione.
Serio, motivato, nelle prime due uscite si è mostrato un fluido realizzatore.
Il limite passato è stato la continuità.
 
Dietro di lui oscillerà Malik Monk, un ragazzo incredibilmente lasciato scegliere agli Hornets in undicesima posizione.
La difesa non è il suo forte e per sua stessa ammissione sta imparando gli schemi, le rotazioni difensive che Clifford gli chiede, ma in attacco ha mostrato buon tiro, personalità e un atletismo coronato da un’esplosività dinamitarda.
Un ragazzo che più che un rookie, sembra già essere mezzo pronto per il salto di qualità.
Se la salute e l’etica del lavoro l’accompagneranno, potrebbe essere un mezzo crack per far levitare o proprio lievitare gli Hornets.

Niente male per Monk come primo canestro prestagionale…

A meritare una menzione vi sono anche Dwayne Bacon, il quale da guardia potrebbe slittare in posizione di ala piccola (198 cm per 100 kg) e trovare un po’ di spazio anche se Clifford utilizza rotazioni piuttosto corte, in qualche tipo di quintetto nel quale si pensi di utilizzare la sua energia potrebbe venire utile.
Johnny O’Bryant dopo l’infortunio dello scorso anno potrebbe far rifiatare un po’ i lunghi, sperando che gli acciacchi di Howard non si facciano sentire e l’attitudine di Zeller a farsi male, non si materializzi anche quest’anno, a ogni modo nelle rotazioni prima di lui vengono anche M. Williams e F. Kaminsky.
 
Dietro di loro una pletora di semisconosciuti che probabilmente faranno da comparse.
 
L’importante sarà partire bene, il calendario iniziale delle prime venti non è semplicissimo, sarebbe importante battere Detroit (diretta concorrente) ad Auburn Hill nella prima uscita stagionale e bissare contro gli Hawks in casa, poi partirà una lunga maratona impronosticabile, influenzabile da troppe varianti.
 
A ogni modo, giusto per divertirmi, voglio essere positivo e dare fiducia alla squadra, se gli infortuni saranno contenuti, dopo il 36-46 dello scorso anno, un 45-37 potremmo portarlo a casa quest’anno.

Turn back time

Siamo quasi arrivati a metà agosto.

Buona parte d’Italia è in ferie (beati voi) e non arrivano molte novità sugli Hornets.

L’ultima riguarda una divisa alternativa, gli Hornets, come si pensava, saranno tra le otto squadre a riproporla la prossima stagione (grazie a Harrison per aver anticipato la mia lettura).

Le squadre in questione saranno:

• Atlanta Hawks (1972-76)
• Charlotte Hornets (1989-96)
• Golden State Warriors (1971-75)
• Indiana Pacers (Hickory Hoosiers)
• Los Angeles Lakers (1947-52)
• Miami Heat (1988-99)
• Milwaukee Bucks (1968-73)
• Phoenix Suns (1968-73)

E giacchè si scrive qualcosa che richiama il passato, pubblico un articolo tratto da American Superbasket (qui continuo a ringraziare il Sig. Alberto Figliolia che mi ha rifornito di materiale che acquistai ma che con il tempo era andato perso, ricordo bene il pezzo e la rivista che il giornalaio in paese faceva arrivare nel numero di due copie e finiva ovviamente presto se non ti recavi a comprarlo velocemente, internet era ancora agli albori in Italia…) datato febbraio 1998 (lo troverete anche fisso nella sottopagina ImmaginaziHornets), nel quale si parla dei vecchi Hornets di coach Dave Cowens.

La divisa qui è già la 2.0, quella con la doppia striscia per intenderci, tuttavia in tempi nei quali il basket giocato NBA è in vacanza, c’è spazio per un piacevole tuffo nel passato nella Charlotte 1997/98 di Curry (il papà di Steph), del buon e rompiscatole Anthony Mason, dell’apriscatole Glen Rice, degli amici Wesley e Phills, oltre che di Matt Geiger (l’uomo che ruppe una mano a Shaq) e il G.M. attuale di Sacramento Vlade Divac.

Buona lettura…

 

 

Hornets Top 20 2016/17

Arrivati alle soglie della finale NBA con Golden State avanti 3-0 su San Antonio e Cleveland 2-1 su Boston, per fare un riassunto video sulla stagione regolare degli Hornets, ecco la mia personale classifica dell’anno.

Una top 20 che ha come protagonisti i giocatori di Clifford, Kemba Walker, Marvin Williams, Nick Batum, ma anche Marco Belinelli e Jeremy Lamb tra gli autori dei più bei canestri teal & purple.

Buon divertimento!