Il Punto @ 17 (2018/19)

Premessa a lungo termine
 
Incastrati da una situazione pregressa, gli Hornets in estate cedevano immediatamente Dwight Howard in cambio di Timofey Mozgov.
Una trade da brividi motivata dal fatto di dover abbassare il monte ingaggi prossimo a superare la luxury tax visto che al momento la squadra non ha ambizioni per l’anello.
In una multitrade a tre con Bulls e Magic poi Mozgov finirà a Orlando da dove arriverà invece Biyombo, altro centro dallo stipendio comunque alto come i primi due.
Partiva così in salita la stagione degli Hornets che per il resto puntellavano il roster solo con piccoli aggiustamenti con la punta di diamante Tony Parker da San Antonio a dare finalmente un buon backup per Kemba come playmaker.
Dopo aver sondato vari candidati tra i quali anche l’italiano Ettore Messina, Kupchak, nuovo GM, sceglieva quello che diverrà il primo allenatore ispano-americano della NBA, ovvero James Borrego, il quale a colloquio con Mitch, oltre a convincerlo con le proprie credenziali pop-antoniane avrà dovuto sicuramente esser accondiscendente all’ipotesi prospettata dall’erede di Cho, cioè quella di non riuscire a ripulire l’alveo di quel fiume esondato sotto il crollo del monte ingaggi che ha finito per intasare il cap.
Con due stagioni mediocri e giocatori in involuzione, al nuovo coach non restava che inventarsi qualcosa, confidando anche nell’apporto dei giovani, in particolar modo del rookie Miles Bridges e del sophemore Malik Monk e partire per vedere che sarebbe accaduto in stagione perché nel caso in cui fossimo messi male a metà stagione avrebbero potuto trovar posto le speculazioni sullo smembramento del team durane la sessione invernale viste le scadenze di Kaminsky, Lamb e Walker che avrebbero potuto abbattere l’indistruttibile castello del monte salari.
La squadra però, a parte le partite in trasferta a Chicago e Cleveland perse malamente, ha sempre dimostrato di potersela giocare anche se magari risultando perdente sul filo, in qualche caso danneggiata pesantemente da grossi “errori” arbitrali.
Negli ultimi giorni si è diffusa la voce che gli Hornets starebbero chiedendo informazioni ai Wizards per attuare uno scambio che li porti alla SG Beal visto che la squadra della capitale è in disfacimento.
Non è certamente detto che il giocatore arrivi ma questo dimostra che MJ e Kupchak, pur in una situazione simile a quella dello scorso anno vogliono tentare di giungere ai playoffs e non di tankare in pieno spirito sportivo.

Da Rotoworld, una ricostruzione del roster diviso per ruolo e relative gerarchie, anche se qualche giocatore è intercambiabile almeno in un paio di ruoli.

 
 
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
In preseason Charlotte dimostrava di poter competer contro le altre squadre ma per aver test più affidabili bisognava aspettare la gara d’esordio, giocata sul magnifico parquet vintage di metà anni ’90 contro i Bucks.
Charlotte cedeva contro una delle attuali principali forze della Eastern Conference di solo un punto con l’errore di Walker da sotto e la tripla di Batum sulla sirena mancata che avrebbero potuto dare una svolta diversa all’inizio degli Hornets che rivedevano così gli antichi fantasmi della sconfitta nelle punto a punto.
Charlotte si trasferiva quindi in Florida per due trasferte, la prima morbida a Orlando, la seconda a Miami.
A Orlando non c’era storia a Miami dopo aver dominato nel primo tempo i teal & purple si facevano risucchiare nel finale vincendo solo nel secondo finale quando Walker questa volta trovando il contatto portava sul +1 dalla lunetta i Calabroni per poi sbagliare intenzionalmente il secondo non dando più tempo agli Heat per un tentativo beffa.
A Toronto Charlotte franava mentre a Chicago arrivava una sconfitta incassata nella stessa modalità W a Miami, solo che era LaVine dalla lunetta a punirci nel finale per un fallo di Monk intervenuto in seconda battuta.
La rivincita con i Bulls arrivava dopo due giorni a campi invertiti ed era tutta una sinfonia Hornets, musica che s’interrompeva ancora a Philadelphia per un altro fall short (103-105).
Charlotte tornava a vincere in casa contro gli Heat nella prima di 4 gare consecutive casalinghe, perdeva contro OKC dopo esser stata sul +19 nel terzo quarto, asfaltava una Cleveland sbrindellata dal vuoto lasciato da James e chiudeva il ciclo travolgendo Atlanta nel secondo tempo dopo una partita un po’ allegra…
La squadra di Jordan però si affacciava a un ciclo di tre trasferte consecutive perdendo di un solo punto al supplementare contro Philadelphia dopo aver incassato il 117 pari nel finale dell’ultimo quarto con una tripla di Embiid che commetteva infrazione di passi per ben due volte.
Gli arbitri non la vedevano e all’OT la spuntava Phila anche perché Zeller e Bacon finivano scientificamente out e Embiid dalla lunetta continuava il suo show favorito dagli arbitri. 132-133…
A Detroit in una partita serale gli Hornets disputavano una partita gagliarda dal punto di vista fisico costringendo i Pistons a sparare a salve da fuori vincendo in maniera lineare.
Ci si sarebbe aspettati di passare a Cleveland priva di Love e altri giocatori ma la difesa faceva acqua dall’inizio e non si rientrava più in gara perdendo malamente.
L’occasione di riscatto arrivava contro Philadelphia in casa nella notte nella quale erano onorati i 10 giocatori all-time più votati dai tifosi.
Nell’intervallo scendevano sul parquet: Muggsy Bogues, Baron Davis, Dell Curry, Kendall Gill, Alonzo Mourning e mentre Gerald Wallace dato per presente era fermato da lutto della madre (condoglianze), Al Jefferson era in Cina e LJ assente (foto di gennaio).
Sul campo esplodeva letteralmente Walker con 60 punti ma si perdeva sulla sirena per colpa di una tripla di Butler ma soprattutto di un arbitraggio assurdo che dimenticava uno dei tre tiri di Walker in lunetta nei regolamentari, assegnava uno scontro Simmons/Williams come fallo alla nostra PF che veniva espulsa e subivamo due liberi…
Amareggiato Kemba dopo un paio di giorni provava a ripartire da dove era rimasto e ci riusciva segnando 43 punti (21 nell’ultimo quarto) trascinando la squadra al recupero da -10 vincendo la partita quasi da solo (Parker spalla decisiva) e allontanando lo spettro di quei finali ravvicinati sempre così malauguratamente tristi e uguali.
Nell’ultima gara presa in esame Kemba si sedeva in panchina nell’ultimo quarto poiché la squadra risolveva la pratica Indiana già nel terzo finendo con il tirare oltre il 62% da fuori a fine partita…
Walker segnerà 16 punti con 11 assist.
9-8 dopo 17 partite, nonostante qualche amarezza una classifica più rosea delle previsioni catastrofiche dell’estate grazie alle ultime due convincenti vittorie su Boston e Indiana.

Charlotte si trova attualmente al sesto posto nella Eastern Conference e al comando della propria Division con mezza partita di vantaggio su Orlando, altra mezza sorpresa d’inizio stagione.

 
 
 
 
Prossime partite
 
Gli Hornets riprenderanno la corsa verso i playoffs il 23 novembre a Oklahoma City e il 25 saranno di scena ad Atlanta in una trasferta potenzialmente più morbida.
Gara 20 vedrà la rivincita tra Hornets e Bucks dopo la delusione della sconfitta all’esordio. Sarà ancora lo Spectrum Center ad accoglier le due squadre così come accoglierà in fila Hawks, Jazz e Pelicans, questi ultimi nella prima partita dicembrina il 2.
Minnesota fuori casa e Denver in casa continueranno ad esser sfide contro squadra a Ovest poi al Madison Square Garden gli Hornets affronteranno gli arancio-blu di Spike Lee, amico personale del presidente degli Hornets MJ.
Dopo New York Charlotte affronterà un ciclo importante di sfide casalinghe che andrà dal 12 al 21 dicembre.
Gara 27 nella notte di Santa Lucia (il 13 alla 01:00 in Italia) Charlotte vedrà le candele dei Pistons scintillare in uno scontro importante, poi ci saranno New York, i L.A. Lakers di James, Cleveland e ancora Detroit che aprirà e chiuderà questo mini-ciclo di partite nella Queen City.
Boston (il 23, ultima gara prima di Natale) e Brooklyn (a S. Stefano) saranno due trasferte che interromperanno le gare casalinghe ma la 34^ giornata vedrà Charlotte ancora in casa nella Buzz City ad affrontare nuovamente Brooklyn.
11 gare casalinghe e 6 in trasferta.
Per Charlotte, se riuscisse a ottenere almeno il numero di vittorie delle partite da disputar in casa, vorrebbe dire dare una piccola svolta alla stagione portandosi ipoteticamente sul 20-14…
Le doppie sfide con New York, Atlanta, Brooklyn e Detroit, tutte squadre dell’Est, saranno molto importanti per Charlotte che attualmente, nonostante gli infortuni di MKG e Willy Hernangomez (probabile il suo rientro stasera a OKC mentre MKG sarà ancora out) gode di un buon momento di forma.
 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Anche se non amo i paragoni, iniziare a vedere la differenza sostanziale tra il gioco che Clifford proponeva ultimamente e quello sviluppato da Borrego potrebbe essere già una prima chiave psicologica per capire il perché una squadra data da tutti gli analisti come destinata ai bassifondi di classifica in realtà stia andando meglio del previsto.
Clifford negli ultimi anni predicava la difesa a oltranza.
E’ vero, difendere è il primo passo per contrattaccare, specialmente su un campo da basket che non è lungo come quello di Holly e Benji o Capitan Tsubasa.
Questo lo sa anche Borrego che ha esaltato le caratteristiche offensive della squadra cercando di metterla a proprio agio, lasciandola libera di correre in transizione e d’esprimer la propria anima.
Con Clifford nell’ultimo anno e mezzo la squadra è parsa frenata, sui rimbalzi offensivi si utilizzava la tattica che i russi adottavano contro gli eserciti invasori nei lunghi inverni; lasciare campo senza far trovar nulla ai nemici ma sulle tavole di legno rinunciare ai rimbalzi offensivi per non esser infilati in transizione era diventato troppo oneroso, inoltre il gioco si era smarrito.
Non dico che quello voluto da Borrego sia uguale a quello che praticava quando era in Texas agli Spurs, anche perché la sua idea di gioco pare essere un ibrido tra movimento palla e un run & gun, ovvero giocate più rapide possibili, correre e sparare nel minor tempo possibile per affondare colpi “semplici”.
Questo riporta alla mente la filosofia d’antoniana ma anche i primi Hornets che sul finire degli anni ’80 e poi ’90, fino all’ultimo anno con coach Bristow, facevano del ritmo un’arma per sorprender gli avversari.
Anche il fatto che tutti possano contribuire maggiormente in fase offensiva, oltre a creare una pluralità di minacce, probabilmente convince i giocatori di poter attuare quel gioco che se finalizzato, li aiuterà a far crescere la loro autostima.
Un vantaggio che Borrego ha indubbiamente oggi, è il poter utilizzare Parker anziché Carter-Williams.
Con una PG di riserva più affidabile, migliore su tutti i fronti, la squadra migliora.
Bridges da quell’atletismo che MKG lo scorso anno sembrava aver perso, un po’ ritrovato quest’anno con lo spostamento in PF (a volte anche come C).
In attacco, oltre alle soluzioni citate e alla spinta di Kemba che continua a creare per sé e per i compagni, quando Zeller o il lungo di turno non giocano nel mezzo il pick and roll o il suo abbozzo, Charlotte usa anche a difesa avversaria schierata, spaziature molto larghe con gli esterni negli angoli e i lunghi a bordo pitturato pronti a creare il vantaggio per eventuali penetra e scarica.
Qui vediamo un’azione molto bella contro Chicago in tema.

Un grazie ad Alberto Figliolia e a Matteo Vez. per il raffronto e l’aiuto sulla dinamica dell’azione.
 
Se contro Indiana abbiamo visto una triangolazione rapida dall’angolo sinistro a quello destro con vertice alla top of the key da tre punti per ribaltare il gioco e trovar la tripla, in questa situazione vediamo un taglio back-door di Batum.

Arduo poi riepilogare tante, troppe situazioni di gioco che si creano in campo.
Queste sono solo due situazioni che Charlotte ha mostrato per far muover la difesa.
Borrego aveva detto che avrebbe voluto imprevedibilità nelle giocate, così Parker e altri giocatori inventano passaggi o sfruttano un blocco per andare a prendersi il tiro, Walker e Monk sono bravi a spinger fin sotto il canestro per delle drive and kick, ma in tutto questo si possono notare il maggior movimento della squadra rispetto allo scorso anno che porta ad avere soluzioni praticabili.
Chiuso il capitolo a raffronto con il passato, cerchiamo di capire cosa funziona e cosa non funziona anche attraverso i numeri che la NBA propone.
La panchina è senza dubbio un punto di forza maggiore rispetto lo scorso anno grazie all’arrivo di un veterano come Parker che ben interagisce con un gruppo di giovani accanto a lui.
La panchina, a confronto delle altre é 5^ per minuti giocati con 20,6 di media, 3^ negli assist (10,2), 4^ nei punti segnati con 46,8 a gara (11^ per FG% con 45,6), 7^ nei rimbalzi con 19,4, 3^ nelle stoppate con 3,0 a match e 9^ nel Deff, ovvero nella differenza tra la propria efficienza e quella avversaria con un coefficiente di 3,9.

Le migliori panchine NBA per punti realizzati.

Un altro fattore determinante nei successi degli Hornets è il comparto playmaker.
Lo vedremo nel dettaglio dei singoli nella classifica sottostante ma sicuramente se un discreto rookie come Devonte’ Graham sta facendo da pendolo tra Greensboro e Charlotte è perché coach Borrego deve dare spazio all’accoppiata Walker/Parker la quale, numeri alla mano aiuta Charlotte moltissimo.
Il Deff è di +12,8 che pone Charlotte come miglior reparto Point guard dell’intera NBA, soprattutto grazie all’esplosione di Walker che determina anche una media di 38 pt. a partita insieme a Parker.
Anche qui non c’è concorrenza, Portland, seconda, è staccata da un abisso di 7,4 pt. a gara con 30,6…
Negli assist con 10,5 a partita Kemba e Parker spingono Charlotte in quinta posizione.

Le squadre al top in PG per punti.

I migliori backcourt NBA per punti.

Nel ruolo di SG Charlotte non va così bene, anzi, ondeggia nelle statistiche ma dalla lunetta è terza con un 88,7% come è terza nel reparto ali piccole nella statistica della percentuale da tre punti con il 43,7%.
Sorprende il reparto PF che almeno nelle stoppate è primo con 2,5 a gara con un Deff di +2,7 (10^ posizione).
Con 18,1 punti invece il reparto centri è 28° migliore solo di quelli di Chicago e Golden State, si sale solamente di una posizione a rimbalzo con gli 11,4 di media e al 23° posto nelle stoppate con 1,8 ma con il 46,7%, grazie specialmente a Willy, i Calabroni sono al secondo posto per % nel tiro da tre con il 46,7%.
Il Deff però è in rosso con un -7,6 per un 27° posto.
Per quel che riguarda invece il quintetto iniziale, nel Deff, Charlotte è quindicesima galleggiando su un +1,4 aiutata tantissimo da Walker.
23,6 i rimbalzi di media che conquista nel pitturato (24^ piazza) ma passiamo ora alle statistiche complete da parte di tutto il team iniziando dal netto miglioramento della difesa sull’arco.
Gli avversari segnano con il 33,2% e Charlotte ha la quinta miglior difesa della NBA in questo particolare ambito…
Nei punti segnati è sesta con 115,7 a game, negli assist è decima con 24,7 così come nelle stoppate con 5,8 di media, nei turnover è seconda solo a San Antonio con 12,2 palloni dimostrando di poter rimanere ad alti livelli anche quest’anno nel possesso palla, anche se personalmente pensavo saremmo scesi.
Siamo decimi nella FG% con il 46,1 e 8^ nel 3FG% con 36,7 sale al 6° posto dalla lunetta con l’80,9…
Subendo 110,3 punti a gara la difesa di Charlotte è nel mezzo con un 15° posto.
Si scende al 17° se parliamo di Pace con 99,8…
Il pubblico di Charlotte è 18° in 9 partite con 145,364 spettatori totali per una media di 16,151 spettatori a gara.

Le principali statistiche di squadra.

 

Quelle più complete comprese quelle delle avversarie rapportate contro di noi…

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Vediamo qualche confronto tra giocatori con lo stesso ruolo (almeno inizialmente), partendo dal ruolo di PG:
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Aggiungiamo anche le percentuali della squadra suddivise per zone di tiro:
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Classifica Giocatori
 
 
 14°, Devonte’ Graham: 5,50
Uscito un Graham dal roster, Treveon, eccone un altro. Devonte’ è uscito da questo giro al Draft come second round pick ma è sembrato più promettente del previsto. Charlotte però ha deciso di farlo maturare facendogli fare il pendolare con i Greensboro Swarm, squadra affiliata della Lega di sviluppo. Con Charlotte ha avuto poco minutaggio e non ha potuto realmente mostrare il suo talento, anche se acerbo che lo porta a volte a esagerare con soluzioni coraggiose in passaggio ma ha visione di gioco. Davanti nel reparto playmaker ha i due mostri del roster degli Hornets, la stella Walker e il veterano Parker che stanno trascinando la squadra in questo inizio aldilà delle aspettative, il suo ruolo quindi rimane marginale e la sua annata di crescita. In tre partite ha giocato 8,3 minuti di media con un 37,5% dal campo e un 20,0% da oltre l’arco (1/5), 1,3 assist di media con 2,3 punti a game chiudono le statistiche principali, sperando abbia modo d’espanderle in qualche finale che non ha nulla da dire.
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 13°, Cody Zeller: 5,76
Cody è il giocatore che ha fatto più passi indietro in questa stagione. Da giocatore non eccezionale che si batteva riuscendo talvolta a competer con centri più fisici di lui è diventato troppo facile da battere, paradossalmente quando ha messo su più muscoli. A volte usa la posizione alzando le braccia tenendo la verticalità vista di Hibbert dalle nostre parti ma non sempre questa soluzione passiva può funzionare. A rimbalzo è stato spesso sovrastato e Borrego ha preferito correre ai ripari preferendogli per alcuni tratti della gara Hernangomez oppure Biyombo a seconda delle necessità. Spesso decisivo in passato con il suo lavoro oscuro, fino a oggi conserva il posto perché anche gli altri centri mostrano lacune difensive sotto canestro. Cody ne dimostra anche in fase di rimbalzo offensiva per andare a metter le mani su una palla a volte preferisce tap-out oppure va su scoordinatamente a una mano su alcuni palloni che potrebbe catturare così come in attacco su scarichi rapidi di Walker spesso non riesce ad afferrare palloni che poi viaggiano sul parquet preda dei difensori visto che il nostro lungo è incapace di elasticità nella parte bassa del corpo dimostrando una certa goffaggine nell’abbassarsi… Non difetta di generosità ma è anche poco reattivo sul primo passo dei brevilinei o sui passaggi corti verso di lui nel traffico i riflessi non sono eccelsi. In attacco la musica spesso cambia perché tra blocchi (il migliore dei lunghi nel roster a portarli), pick and roll, inserimenti e canestri da sotto riesce a rendersi utile ed è per questo e per il vantaggio in fatto d’anzianità sugli altri concorrenti che conserva il posto, inoltre sta tirando dalla lunetta con un irreale 91,2%. In attacco in realtà è migliorato in quasi tutte le statistiche principali a eccezione del tiro da tre punti che l’anno scorso era irrisorio avendo centrato 2 su 3 tentativi. Da 19 minuti è passato a 24,3 e da 7,1 punti a 9,5 ma forse qualcuno degli infortuni passati, ultimo quello al ginocchio, pesa leggermente sul rendimento di Zeller. Ci si augura torni a esser più efficace in difesa, ciò che lo penalizza (forse eccessivamente) nel voto, perché a Charlotte serve soprattutto lì. Sapevamo che avremmo avuto problemi sotto le plance ma a oggi sembriamo averne più del previsto.
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 12°, Nicolas Batum: 5,82
Fondamentalmente a parte pochissime partite (tra le quali quella a Miami e l’ultima a Indiana) è quello dello scorso anno anche se è passato nel ruolo di ala piccola, più congegnale a lui rispetto a quello di guardia tiratrice che aveva lo scorso anno. Calato di rendimento nell’ultima parte di questa striscia di partite (eccetto l’ultima), la squadra rimane ostaggio di un contrattone che andrà a gravare sulle casse degli Hornets sino al termine della stagione 2020/21, anno nel quale il francese eserciterà la player option (27,1 milioni) che difficilmente rifiuterà se per caso dovesse essere ancora nel roster. “Sbarazzarsene” non è nemmeno semplice perché, mistero buffo, Borrego, uno abbastanza sveglio, lo sta facendo partire ancora da starter per cercare di fargli prendere una boccata d’ossigeno e di utilizzarlo come fine passatore per collegare la palla al tiratore meglio piazzato. La pazienza dei tifosi però è finita e se sui social è comparso qualche ironico commento come il fatto che il backcourt degli Hornets avesse segnato 60 punti (Kemba 60, Batum 0) in una serata o più “cattivelli” come una ragazza diceva dovrebbe ritirarsi ora, il cattivo affare lo stanno facendo i Calabroni che lo vedono tirar male dal campo, difendere a sprazzi, magari utile su qualche aiuto su giocate che balzano agli occhi ma che sono discontinue. Troppo facile passarlo a volte e troppo facile a passaggi brutti. La rimessa floscia a Chicago nei secondi finali è costata cara, una palla persa contro Boston in un tentativo di hand-off con Bridges riuscito male sono due esempi di un turnover a 2,1 a partita anche se il francese è richiesto ancora il ruolo di collante movimenta diversi palloni ma mentre il minutaggio è uguale praticamente (da 31,0 a 30,8) gli assist di media sono scemati da 5,5 a 3,6… Con il 44,1% contro il 41,5% dello scorso anno almeno sta tirando meglio, anche perché si è preso circa il doppio di tiri ravvicinati (0/3 piedi) di quelli che cercava lo scorso anno. I punti però rispetto all’anno precedente sono in calo: da 11,6 è passato a 9,2 di media.
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 11°, Malik Monk: 5,85
Lo scorso anno aveva finito bene la stagione e anche quest’anno, pur saltellando di tanto in tanto come la puntina di un vecchio giradischi stava facendo bene, poi un passo e mezzo indietro nelle tre trasferte tra Philadelphia e Cleveland sino a gara 16 che gli costano un bel passo indietro in classifica. Tiri forzati con poco ritmo, molta velocità non seguita da altrettanta coordinazione anche se di potenziale ne avrebbe (vedere l’esaltante reverse lay-up a Miami per l’88° punto di Charlotte) dimostra di essere un giocatore “da striscia”, probabilmente anche a causa della sua giovane età. Rimane per ora quindi inaffidabile specialmente sul lato difensivo dove seppur si palesano progressi rispetto l’inizio carriera, ancora fatica a difender nell’uno contro uno e manca di visione sui tagli e back-door avversari, riuscendo ogni tanto a intercettare qualche pallone in difesa. Migliorato in lunetta, peggiorato dal campo a livello di percentuali ha però incrementato il suo bottino arrivando a toccare i 10,9 punti a partita in virtù di un netto aumento di minuti (da 13,6 dello scorso anno ai 21,3 attuali). Gli assist da 1,4 son passati a 2,3 ma il plus/minus per 100 possessi on court è ancora in saldo negativo con un -0,6 mentre l”anno scorso tuttavia era nettamente superiore con -11,8.

In preseason si era dimenticato la canotta negli spogliatoi.
I compagni gli risordano spiritosamente di portarsela questa volta… l’importante è che non si sia dimenticato come si segna.
Lo aspettiamo magari già questa notte con un contributo importante, magari l’aria da trasferta lo renderà più libero mentalmente visto che qualche accenno di disapprovazione ultimamente è arrrivato su qualche suo errore di troppo al tiro allo Spectrum Center.
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 10°, Bismack Biyombo: 5,87
Rispedito in North Carolina come un pacco smarrito, nel frattempo il contrassegno è aumentato. Questo perché Charlotte per abbassare il monte ingaggi e non pagare sovrattasse ha deciso di liberarsi dell’unico rim protector che aveva a disposizione, ovvero Dwight Howard. In cambio però dai Nets ci era pervenuto Mozgov e in questa specie d’interminabile telefilm non mancavano colpi di scena, mentre Superman si liberava dal contratto con i Nets preferendo accasarsi dai rivali divisionali di Washington, Charlotte intavolava trattative a tre con Bulls e Magic che portavano il centro russo a svernare in Florida mentre da noi tornava Biyombo dopo tre anni tra Toronto e Orlando. Il bagaglio di 17 milioni rimane tuttavia inappropriato rispetto alle prestazioni fornite ma rispetto ai 23,8 che avrebbe percepito Howard, il nuovo GM ha preferito risparmiare inserendo nel mezzo la valvola di passaggio Mozgov (firmato per 4 anni dallo stesso Kupchak quando faceva lo stesso mestiere in gialloviola) che ci sarebbe costato quest’anno 16 milioni per salire a 16,7 il prossimo anno, l’ultimo di contratto per l’europeo. A ogni modo Charlotte ha risparmiato 6,8 milioni ma ha acquisito sostanzialmente un terzo centro. Dietro Zeller e Willy ecco spuntare il congolese che forte della sua enorme mole fisica può ritagliarsi spazi limitati in momenti nella squadra ha bisogno che saranno prevalentemente per limitare avversari molto fisici, guadaganre rimbalzi e stoppare tutto il possibile. Difesa insomma… anche se la sua coordinazione e i suoi tempi in situazioni rapide a volte lo espongono al rischio di commetter fallo o di subire un canestro semplice. Embiid ha mostrato tutti i suoi limiti in una manciata di minuti… In attacco le mani non sono educatissime ed è questo lo scotto che alla fine paga finendo dietro a Cody e allo spagnolo. Se dal campo giocando sotto mette il 58,3% a oggi, dalla linea tira con il 42,9% (3/7), segnando 2,1 punti in 8,5 minuti di media. Statistiche insignificanti se non i due falli a partite e l’alto1,1 nella casella stoppate.
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 09°, Frank Kaminsky: 6,00
Frank è stato depistato da Borrego come quarto centro nelle rotazioni. Questo ha significato rimettere il Tank nell’hangar. Poco corazzato e vulnerabile in difesa, andrebbe rinforzato lo spessore sotto canestro che, nei pochissimi minuti intravisto in campo, pare sempre essere il medesimo. Probabilmente gli anni sotto la gestione Clifford l’hanno anche danneggiato in attacco dove troppo spesso si è affidato a cannoneggiare da tre punti invece di andare in avvicinamento e usare le sue mitragliatrici composte da buoni movimenti, anche se a volte un po’ troppo free style. Di fatto visto l’inutilizzo e uno stipendio che il prossimo anno sfiorerà i 5 milioni, Charlotte potrebbe tentare di scambiarlo per un giocatore più utile alla causa anche se qui entriamo nel mondo del fantamercato ma sarebbe auspicabile tentare per prendere un tipo di giocatore più utile alla causa. Un giocatore che lo scorso anno tirava con il 79,9% ai liberi, il 38% da fuori per 11,1 punti di media in 23,2 minuti. Il 45,9% però non era dato altissimo per un lungo essendo atipicamente portato a sparar da lontano. Se da due punti aveva tentato 442 volte da fuori sono stati ben 274 i tentativi… Borrego non disdegna la soluzione da fuori ma tra la difesa e forse per il suo carattere un po’ guascone e un atteggiamento difensivo che paradossalmente diventa offensivo per chi lo guarda, ora siede nella panchina profonda. Anche contro Philadelphia a Charlotte, nonostante Zeller avesse problemi a rimbalzo contro Embiid e Willy non riuscisse a difendere è stato mandato in campo il più fisico Biyombo che ha fatto danni. Nel finale con l’espulsione di Zeller e MKG in infermeria, coach Borrego ha scelto Willy ignorando ancora il Tank. Il suo minutaggio è sceso a soli 8 minuti a partita (6 le gare o gli scampoli di partita disputati), i punti a 3,3, i rimbalzi a 1,7 mentre i TO sono saliti a uno a match. Dal campo tira con il 36,8%, in attesa di statistiche (eventualmente) più consistenti anche perché ha finito per giocare minuti veri contro Indiana vista la doppia assenza di MKG e di Hernangomez per infortuni ma lo spagnolo è in day to day…
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 08°, Marvin Williams: 6,08
Il veterano degli Hornets dalla strana voce, pur partendo titolare, a 32 anni deve rifiatare di più. Borrego in oltre concedendo più spazio ai rookie lo lascia giocare circa metà gara. Dai 30,2 minuti di due stagioni or sono ai 23,7 di quella attuale. E’ così che cambiano le cifre nei punti segnati che a oggi si abbassano a 7,4. In attacco spesso viene trovato in situazioni con piedi a terra sull’arco libero di tirare e punire sullo scarico oppure a volte s’infila in taglio su giochi a due. Saltuariamente se la gioca classicamente in post basso ma non è un’azione tipica e frequente di Marvin che continua a esser valorizzato come stretch four. Dal 41,3% dello scorso anno, è sceso al 30% da oltre l’arco. Quest’anno ha sbagliato qualche open di troppo ma il su contributo in difesa è tornato a farsi sentire maggiormente. Nonostante i due minuti in meno è salito nelle rubate a 0,8 (0,7 lo scorso anno) e nelle stoppate oggi è arrivato a 0,9 (0,5 l’annata precedente). I rimbalzi sono 4,3 invece di 4,7 e sembra più stanco quando va in lunetta tanto che il 9/16 per un 56,3% che non si avvicina alle sue percentuali in carriera sopra l’80% è probabilmente figlio di questa situazione. Tirando abbastanza poco, cercando di fornire punti di rottura, è in controtendenza con ciò su scritto su Zeller sull’attacco e la difesa. Uscito per un colpo di tibia ricevuto da Young durante l’ultima partita contro Indy mentre era a terra, dovrebbe tornare presto in campo. Si guadagna la sufficienza.
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 07°, Miles Bridges: 6,21
Miles, la nostra ala piccola di riserva, all’occorrenza anche ala grande, è una specie di bomba pronta ad esplodere ma per ora in attacco ha dimostrato soprattutto di essere un dunker e saltuariamente di poter metter qualche tiro da fuori dimostrando qualche problema in più sul palleggio e sui tiri dal mid range (gioca prevalentemente sul bordo dell’arco e negli angoli accentrandosi guidato dalla linea bianca di fondo) che si deve creare. Anche negli appoggi in uno contro uno spesso va fuori misura non riuscendo bene a spingere o a ritagliarsi spazio per il tiro nonostante nelle gambe abbia due razzi. Sa muoversi bene sulla linea di fondo ma è ancora un po’ avulso dal gioco di squadra (in 21,1 minuti di media smista 0,9 assist) fornendo prestazioni discontinue, anche perché il minutaggio concessogli da Borrego è variabile a seconda della serata e questo non lo aiuta a trovare subito il ritmo. Dopo la 17^ “giornata” ha una media al tiro dal campo del 55,7 che sale al 66,7% considerando solamente i tiri da due punti, anche perché risulta difficile fermare le sue lanciate schiacciate, ma anche i tiri da tre punti dove il 40,5% (15/37) lo aiuta ad avere una media punti di 7,7. In difesa ha ancora da lavorare ma il fisico lo aiuta, rispetto a Monk poi è già un passo avanti, inoltre usa le sue capacità atletiche per arrivare dove altri non oserebbero, chiedere a Joseph stoppato da dietro da un Miles staccato da dietro, lanciatosi nell’iperspazio… Un giocatore quindi che ha margini di miglioramento che già oggi però riesce a far più cose bene. Mi ero detto entusiasta potenzialmente quando Charlotte questa estate al Draft, scambiandolo con i Clippers per Gilgeous-Alexander (l’attuale Clippers gioca più di lui e segna qualche punto in più ma ha meno dimensione perimetrale e atletica), per ora sta ripagando la fiducia.
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 06°, Guillermo Hernangomez: 6,32
Il centro spagnolo è finito in infermeria contro Indiana sfoggiando dietro la panchina una strana giacca ciclamino a quadratoni accennati bianchi. Questo dimostra la sua vivacità anche quando è seduto in panchina. Sicuramente un uomo “squadra”, nel senso che anche quando è seduto in panchina festeggia e gioisce per i compagni se producono qualcosa di buono, a Charlotte si sente sicuramente più parte del progetto visto che, nonostante la giovane età, Borrego si fida più di lui rispetto a Frank e Biz, inoltre, quando giocava per New York aveva dovuto subire un drastico calo nel minutaggio. D’altra parte Borrego vorrebbe un centro in grado di colpire anche da fuori aumentando così la spaziatura ed estendendo la minaccia sul parquet per allargare le maglie della difesa avversaria o punire sullo scarico. Con i suoi 211 se servito fuori, ha dimostrato d’esser minaccia consistente con i piedi a terra. Con un 10/17 per un 58,8% ha spesso battuto le difese avversarie con una percentuale più elevata anche dei tiri dall’interno della linea da due punti quando qualche volta dalle parti del ferro è stato stoppato. Anche lui però in difesa dimostra d’esser un po’ troppo leggero anche se in 14,2 minuti di media ha uno 0,6 in stoppata e 4,9 rimbalzi, risultando aggressivo sui palloni vaganti in difesa, spesso bravo nel recuperarli con rapidità, grinta e coordinazione. Ha un assist di media a partita e segna 7,5 punti a game. Se non è un muro in difesa è sicuramente un giocatore giovane che sta aiutando Charlotte ad avere una stagione migliore delle precedente.
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 05°, Dwayne Bacon: 6,43
Dwayne Bacon è un giocatore che nella dimensione difensiva si ritaglia il suo spazio. In difesa contro Philadelphia aveva fermato Butler nei regolamentari mentre nel supplementare aveva provato onestamente a bloccarlo ma la mano alzata è rimasta lì in maniera inefficace. Le sue stoppate sono pari a zero ma guadagna 2,2 rimbalzi a partita ed è un difensore che limita l’avversario scivolando piedi a terra mostrando buon piazzamento e velocità nell’esecuzione di questo fondamentale. Fuori dalle rotazioni a inizio stagione, quando si è fatto male MKG, quasi in concomitanza con una sua brillante prestazione di pochi minuti. A livello offensivo, ha guadagnato minutaggio rispetto a un inizio di stagione che lo aveva visto tenuto in naftalina, ma è stato poco brillante nelle successive partite per ciò che riguarda le sue incursioni per tornar sopra le righe nel finale. Ama attaccare il ferro andando sino in fondo se possibile oppure arrestarsi balzando in aria per un jumper uno contro uno o fade-away. Mostra buone doti di coordinazione se trova il ritmo della giocata. Sfrontato nell’uno contro uno, può sbagliare o segnare mostrando buona coordinazione in mezzo al traffico con tiri ricavati in spazi angusti che si ritaglia in aria, anche usando poi il plexiglass come amico. Saltuariamente può colpire da tre punti da dove è un jolly per Borrego visto che 9 delle 16 triple tentate sono andate a bersaglio (56,3%). Le cifre sono modeste essendo sceso in campo 10 volte ma con 13,5 minuti giocati, una media più consistente di altri giocatori tenuti come terza scelta nel ruolo. Il suo 9/10 dalla lunetta sino ad ora ha garantito un alto standard a gioco fermo mentre ha il 52,1% dal campo, una percentuale che lo porta a passare dai 3,3 punti segnati l’anno scorso ai 6,8 attuali. Questo fattore potrebbe mettere in difficoltà coach Borrego perché oggi anche Bacon chiede un posto al sole.
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 04°, Jeremy Lamb: 6,47
Lamb è un giocatore dal contratto in scadenza, per questo a oggi a Charlotte si parla di lui come una possibile pedina di scambio visto che lo scorso anno e in questo inizio sta dimostrando un livello superiore rispetto al passato che richiederebbe una nuova firma a cifre più alte in un discorso di salary cap già intasato. Certo… Beal costerebbe molto di più ma viene ritenuto un upgrade rispetto all’ex Thunder. Il ventiseienne scelto dai Rockets però ha aumentato ancora la sua media punti toccando il 14,1 con un 44,8% dal campo (leggermente più basso dello scorso anno), rimanendo utile in un contesto dove ha come compagno di reparto la star Walker a monopolizzare i palloni. Aggressivo nelle sue incursioni riesce a trovare anche qualche giocata “and one” con canestro e tiro libero. Con un 40/44 dalla linea sta tirando con il 90,9%.. Da fuori non è sempre affidabile ma nell’ultima gara con i Pacers ha sparato molto bene da oltre l’arco toccando oggi un totale di 38,2 di media. Guadagna un rimbalzo di media in più rispetto lo scorso anno ed è in difesa che ha aumentato i giri dove ruba 1,2 palloni a partita contro gli 0,8 dello scorso anno e spesso va a disturbare l’avversario in jumper in salto o anche in uscita in rotazione se non è il suo prova a farlo sbagliare. Non è un difensore di prima categoria o riesce a piazzarsi sempre bene come Bacon risultando a volte in difficoltà con giocatori rapidi a cambiar direzione ma guadagna sul campo con fatica i suoi 26,1 minuti. Jeremy non è una sorpresa anche se in controtendenza aveva stentato all’inizio in qualche partita ma se Charlotte dovesse arrischiarsi in qualche avventuroso scambio per arrivare a Beal o ad altri giocatori, sarebbe uno dei pezzi più interessati di Charlotte anche se mi dispiacerebbe perderlo.
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 03°, Tony Parker: 6,65
Tony doveva essere la PG di riserva, l’uomo assist della second unit che avrebbe fornito palloni ai ragazzi giovani, uomo spogliatoio che apportando esperienza migliorava gli altri ma il francese si è messo anche a giocare in proprio con gusto trovando in diverse serate la forza di spingere l’attacco di Charlotte sovrapponendosi anche qualche volta a Walker quando il capitano torna in campo. E’ lui a portar palla a dettare i ritmi. Spesso non disdegna la soluzione personale in penetrazione avendo ancora a 36 anni un discreto cambio passo ed esperienza per trovare varchi (quasi invisibili per i normali umani) sotto canestro in uno contro uno o nella selva di mani alzate protese alla difesa dell’anello oppure può battere la difesa avversaria con jumper dal mid range. In genere gioca intelligentemente riuscendo a metter ordine tra le nostre giovani fila. Sicuramente un acquisto ben riuscito da parte di Kupchak.Il giocatore nato a Bruges 36 anni fa ricava da coach Borrego 18,6 minuti a partita con un 56,8% da sotto che cala a un dignitosissimo 38,7% entro l’ultima fascia del tiro da due punti d dove spesso Parker ha messo tiri importanti. Al momento difetta del tiro da fuori con solo un 29,4% e soprattutto ai liberi dove stranamente ha un 67,6% che c’è da scommetterci, salirà durante la stagione. A lui si è chiesto anche di far da collante (che abbiano aperto una fabbrica di colle in Francia chiamandola “Premiata Ditta Parker e Batum”?) e oltre i 9,4 punti a partita di media riesce a sfornare 4,2 assist.
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 02°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,69
Salsola, in inglese tumbleweed, pianta del deserto che sembra sterpaglia rotolante nei film western. Come lei all’apparenza morta, secca, MKG si è rigenerato cambiando ruolo, tornando a giocare in attacco anche un basket prossimo alle sue caratteristiche attaccando il canestro, anche in transizione. Un rotolacampo insomma, come il nome meno noto della pianta in italiano. Borrego l’aveva fatto salire al ruolo di PF partendo dal suo naturale ruolo di SF, ma spesso l’abbiamo visto giocare anche da centro marcando elementi avversari più alti e grossi di lui con discreti risultati. Pur perdendo il ruolo di starter sta dimostrando resilienza, capacità d’adattamento all’ambiente che serve alla squadra per caratterizzare e stabilizzare il suo assetto difensivo quando MKG è in campo. Il venticinquenne è stato accostato a Draymond Green come cambio di ruolo, la storia, anche se è presto per dire se continuerà così, è cambiata al momento. In difesa sembra più forte di prima nelle stoppate dove dimostra tempismo e un certo atletismo che aveva perso. Il suo 1,3 a partita è il record personale (lo scorso anno viaggiava a 0,4) e con quasi 5 minuti in meno d’utilizzo a partita è passato da 4,1 rimbalzi la scorsa stagione ai 5,9 attuali… Poche invece le rubate ma se ha possibilità spinge o segue la transizione volentieri. Da 9,2 punti a partita è sceso a 8,6 ma come detto qui sta anche nel minutaggio e nella selezione di tiro che privilegiano i compagni. Lui attacca comunque senza paura il canestro in uno contro uno riuscendo spesso a metter dentro punti preziosi ed è da sotto che un “non tiratore” come lui può contribuire efficacemente per la squadra. Al momento sta tirando con un 48,3% al tiro e da fuori ha già provato 8 volte segnando due triple, quando il suo record di triple tentata in stagione è fermo a 9 (per ben tre volte).
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 01°, Kemba Walker: 7,14
Kemba è partito fortissimo andando di media oltre i trenta punti, poi l’inevitabile calo che spesso non ha però pregiudicato buone prestazioni. Raramente è andato sotto la sufficienza come a Cleveland anche se sui palloni nelle punto a punto finali è stato decisivo solo a Miami e in casa contro Boston mentre nella serata d’apertura ha sbagliato l’ultimo tiro, a Chicago è finito per terra sulla pressione di LaVine per colpa di un passaggio floscio di Batum, a Philadelphia è stato stoppato da Simmons al quale non sono stati fischiati i 3 secondi (dopo aver messo dentro un buon canestro in penetrazione al quale gli arbitri sbagliando non hanno fatto seguire il libero addizionale) e a Charlotte sempre contro Phila, dopo un’incredibile prestazione da 60 punti sulla quale c’è veramente poco da contestargli, è stato stoppato da Butler sul tiro finale mentre nei regolamentari aveva perso palla dopo esser riuscito a pareggiar dalla lunetta in una partita a livello personale strepitosa. Dopo la partita casalinga con Philadelphia, punto nell’orgoglio ha disputato una delle migliori gare nella sua carriera mostrando un gioco a tutto campo fatto di finte, crossover, ball handling rapido e preciso, spin, difesa, coast to coast, rimbalzi, entrate, triple e step-back. Praticamente una gamma sterminata nel suo repertorio che l’ha portato a segnar 21 punti nell’ultimo quarto contribuendo decisivamente a far rimontar la squadra dal -10 e a vincer la partita. Una gara da brividi nel lanciarsi su ogni pallone anche da stremato. Più calmo, anche se dall’inizio caldo con almeno un paio di perle regalate ai fan a inizio gara, era la partita con Indiana dove si dedicava anche all’arte dell’assist finendo con 11 andando in doppia doppia terminando con 16 punti dopo i 60 di Phila e i 43 rifilati a Boston. Kemba per un turno è stato anche in testa alla classifica marcatori di tuta la NBA, scendendo dietro a Curry nell’ultima gara anche perché non essendoci bisogno di lui nell’ultimo quarto ha guardato i compagni riposando in panchina. Il giocatore più hot del momento potrebbe aiutare a convincer “Beal” a trasferirsi a Charlotte creando una coppia di guardie esplosiva. Inutile sprecar aggettivi per un Kemba, stella brillantissima ma lontana da palcoscenici più prestigiosi, mal calcolata da molti che non vedono nella galassia Charlotte una variabile cefeide per rapportarsi al grado di bravura della nostra PG, comunque sempre al centro di speculazioni sul mercato per i risultati mediocri ottenuti da Charlotte in diverse annate precedenti. Oggi comunque vola altissimo come non mai con 28,8 punti di media in 34,8 minuti (circa sugli standard delle annate precedenti), tira dal campo con il 46,6% (mai così bene) e da fuori è al 39,4%. Negli assist è salito a 6,4 rispetto ai 5,6 dello scorso anno mentre rubate e stoppate son rimaste invariate con 1,1 e 0,3 rispettivamente. Per ogni 100 possessi con Kemba in campo la squadra guadagna 6,6 punti di media. In difesa ha problemi di statura con u suoi 185 cm ma continua a essere un abile difensore nel posizionarsi davanti all’attaccante in corsa per prender sfondamento e non è arrendevole nelle chiusure. Aveva segnato 52 punti in una partita nel 2015/16 ma quest’anno ha battuto il proprio record e quello della franchigia arrivando a 60.
Vediamo qualche record che ha infranto recentemente.

Anche l’inizio stagione non era stato affatto male, infatti…

eccolo come giocatore della settimana a Est…

Qui vediamo una grafica dopo la partita di Philadelphia che indica i vari record infranti…

 

La classifica marcatori dopo Phila. Dopo Boston Walker passerà in testa per tornare in seconda posizione dopo Indiana.

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Qui troverete la tabella voti che porta alla classifica provvisoria riepilogata nella seconda scheda sottostante.
__________________________________________________________________________Stanotte si riparte dalla dificile trasferta di OKC alle ore italiane 02:00…

Brevi aggiornamenti e classifica Southeast Division

Nonostante la sconfitta patita per mano dei Thunder che giocheranno in back to back questa notte a Washington contro dei disastrati Wizards che forse hanno patito anche oltremodo l’assenza del nostro ex Dwight Howard (rientrante nella notte ma con minuti limitati non essendo ancora guarito), i Calabroni sopravvivono al comando della peggior Division della Lega e lo saranno anche domattina vista l’assenza degli Heat dal calendario notturno con i soli Wizards e Magic impegnati contro OKC e LAL rispettivamente.

 

 

 

 

Per il momento nessun team almeno a quota .500 anche se gli Hornets avranno due buone occasioni per superare tale cifra e allungare sulle avversarie giocando contro Cleveland, la quale ha perso Love circa sino al 12 dicembre e Atlanta nelle due future giornate.

Non sarà comunque facile per Charlotte arrivare indenne alla fine della stagione sotto gli attacchi degli Heat e nel caso Washington dovesse riprendersi poiché si porta dietro qualche reminiscenza passata da combattere con dei giovani promettenti ma difensivamente ancora piuttosto acerbi.

Gli Hornets comunque hanno una possibilità concreta di battagliare per la prima posizione dovessero trovare più costanza con il proceder della stagione, senza mollare la presa a causa delle sconfitte maturate sotto i tre punti (2-17 negli ultimi due anni)…

Intanto se vi steste chiedendo che fine avesse fatto D. Graham tra un injured list e l’altra, c’è da registrare che un paio di giorni fa sia stato mandato (immagino non definitivamente) dalla società a Greensboro, società affiliata agli Hornets nella lega di sviluppo.
Essendo la terza PG ha avuto poco spazio anche se non è dispiaciuto nei brevi momenti sul parquet, dimostrando qualche pecca nella gestione ma tanta personalità, utile sin da subito.

 

 

Graham istruito da coach Borrego.

 

 

Tuttavia l’ascesa di Parker in termini di prestazioni ha decretato lo slittamento del buon Devonte’ agli Swarm.

Le gerarchie del roster si aggiornano così nella seguente maniera, anche se c’è da notare che MKG spesso funge da centro mentre Willy se contemporaneamente in campo va in marcatura più agile sulla PF e Kaminsky dovrebbe esser annoverato tra i centri ma non ha comunque avuto mai spazio in questa stagione così come Bacon e in parte Biyombo:

 

Hornets dunque pronti a provar a tornare a quota .500 allo scoccar della mezzanotte di domenica 4 novembre, occasione per ripartre contro i Cavaliers orfani di LBJ.

Hornets @ 30 (Voti)

In estate era stato fatto uscire dalla società un sondaggio rivolto ai tifosi sulle proprie preferenze riguardo ai giocatori che hanno vestito la divisa di Charlotte dal 1988 a oggi.

Questo in occasione dei 30 anni dalla nascita della franchigia, anche se poici sarebbero da considerare per Charlotte due anni di vuoto o uno in meno per gli Hornets nel passaggio da New Orleans a Charlotte nella riacquisizione del nome.

 

 

Ovviamente non troverete qui giocatoro come Paul o West che hanno giocato per New Orleans ma sono stati inclusi anche dei giocatori dell’era Bobcats.

Personalmene è una visione sulla quale dissento, ma è da considerarsi normale nell’ottica geografica trattandosi di un sondaggio principalmente rivolto ai tifosi dell’area di Charlotte anche se nulla vietava di partecipare e votare on-line, così come feci io, anche se onestamente non ricordo ora tutte le preferenze (se ne potevano scegliere 10) indicate.

In questi giorni il sito ufficiale ha dunque rivelato i player ai quali i fan sono rimasti più affezionati e nel farlo sono stati prodotti anche dei piccoli video che elencano qualche caratteristica di queste icone.

Dunque vediamo per i fan chi sono i 10 giocatori che sono riusciti a far parte della top 10:

 

10^

 

Iniziamo dunque dalla posizione numero 10 dove si piazza un giocatore che ha vestito entrambe le maglie (Cats e Hornets), riuscendo in tre anni a portare i Calabroni per ben due volte ai playoffs (una con i Bobcats e una con gli Hornets, in entrambi i casi prevalse Miami).

Big Al, grandi movimenti sul piede perno, forse il miglior giocatore per movimenti in post basso negli ultimi anni, peccato che le sue ginocchia non abbiano più retto, comunque sia per i fan, Al è tra i big…

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9^

 

Kendall Gill, uno dei primi giocatori di qualità pescato al Draft da Charlotte.

Versatile, per certi versi, anche se in ruoli differenti, mi ricorda Bridges per esplosività, capacità a rimbalzo e anche buon tiro.

Kendall finì poi a deprimersi a Seattle (un po’ grunge l’ambiente, no? Grunge da grungy, termine slang che indicava la parola sudicio, sporco) in una parentesi per tornare in maglia Hornets per un breve periodo a metà anni ’90.

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8^

 

Gerald Wallace, completamente addentro l’era Bobcats, di lui ricordiamo l’atletismo e la gran difesa.

Bravo a rubare palloni, un raggio fotonico arancio nel buio del medioevo Bobcats.

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7^

 

Il Barone (Baron Davis) era un giocatore eccitante ed eclatante.

Tirato su da Bobby Phills (fino alla tragica scomparsa del nostro ex n° 13) da rookie, il Barone ci regalò il passaggio del turno contro i Magic nel first round series dei playoffs 2002 con una palla rubata a Tracy McGrady sull’ultimo possesso dei Magic che consentì a Charlotte di vincer gara 1.

Da ricordare anche un canestro clamoroso da tre punti che sarebbe valso la vittoria per i teal in quel d’Orlando che gli arbitri riuscirono incredibilmente ad annullare facendo saltare per aria il povero coach Paul Silas.

Aancora oggi mi chiedo se sia stata malafede o incompetenza, anche se propendo più per la prima…

Fu ancora lui nel supplementare a trascinare comunque Charlotte alla vittoria.

In ultimo direi che da segnalare ci sono schiacciate d’epica potenza e numeri da circo su alcune realizzazioni che entratono nelle varie top ten settimanali di NBA Action.

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6^

 

Glen Rice arrivò da Miami nell’affare Mourning.

Due giocatori diversissimi partendo dal ruolo ma il n° 41 continuò ad affermarsi come uno dei migliori top scorer della NBA giocando a Charlotte ottime annate prima del suo passaggio ai Lakers.

Dave Cowens lo convinse che poteva anche andare dentro a schiacciare oltre che tirare da tre punti (sua specialità) rendendolo ancor più pericoloso e micidiale da fermare.

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5^

 

Tyrone “Muggsy” Bogues.

158 cm d’irreale sfida al mondo del basket.

La volontà contro la fisica.

Un moderno Gigi la trottola fatto di velocità, visione di gioco, grinta, specialmente in difesa dove i palleggiatori avversari potevano vedersi spuntare questo sgusciante giocatore da dovunque tanta era la sua voglia di dimostrare di poterci stare nella NBA.

Beniamino dei fan e non solo quelli degli Hornets che vedevano in lui un modello per provarci, magari non strettamente in sfide rivolte al basket.

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4^

 

Grand Mama (personaggio per la sponsorizzazione Converse), la vecchietta che in un vecchio telefilm americano con un brutto cappello ornato da un fiore in testa e vestito lungo abbinato faceva impallidire i gradassi al playground era in realtà Larry Johnson.

LJ era un’ala grande, un ex pugile dal fisico possente, veloce e abile nelle giocate vicino a canestro, sapeva però anche colpire da fuori.

Con l’amico Bogues formavano un tandem iconico.

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3^

 

Evidentemente i fan hanno già nel cuore Kemba, sebbene non si sia storicizzato ancora, tuttavia è il leader di Charlotte per punti segnati, triple e trascinatore del team da quando i Bobcats lo scelsero al Draft.

Presente e forse futuro della franchigia?

Legame indissolubile?

Speriamo, visto che Kemba è un giocatore fantastico in penetrazione, da oltre l’arco, i suoi step-back sono un marchio di fabbrica e in difesa è uno dei più abili giocatori a tener la posizione per ottener lo sfondamento.

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2^

 

Dal mio punto di vista è uno scempio che Dell, papà di Steph Curry (attuale giocatore dei Warriors), sia alla numero 2.

Nel mio cuore rimarrà per sempre il mio giocatore preferito.

Uno specialista da te punti con un tiro meraviglioso da vedere ed efficace, in genere entrava come sesto uomo, anche se qualche volta soleva partire in quintetto, che nel 1993/94 vinse appunto il premio come sesto uomo dell’anno.

Fu il primo giocatore scelto dagli Hornets e se consideriamo i punti targati solo Hornets (non Bobcats) a oggi sarebbe ancora leader della franchigia.

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1^

 

A dimostrare che una grande emozione regalata vale più di tanto tempo trascorso nella mediocrità (riferendosi a giocatori che sono rimasti fedeli per anni ma che hanno chiuso scialbamente la loro esperienza).

Zo segnò il canestro a fil di sirena con il quale Charlotte stupì il mondo eliminando 3-1 al primo turno playoffs i Boston Celtics di McHale e Parish in una serie tirata nel 1993 e probabilmente è questo il motivo per il quale l’ex centro ora nell’entourage degli Heat è rimasto nel cuore dei fan.

Certamente aveva grandi doti da rimbalzista e stoppatore e le sue espressioni facciali contribuovano a fara aumentare la simpatia tra i tifosi di Charlotte, un po’ meno tra gli avversari essendo un temutissimo trash talker.

Andò via a inizio stagione 1995/96 poiché il suo agente David Falk (lo stesso di MJ) iniziò a trattare con Shinn l’ingaggio.

Fu così che Shinn decise di privarsi di Mourning cambiando il corso della storia della franchigia.

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In conclusione, mancano giocatori come Mashburn, il tritatutto o Monster Mash, i compianti Bobby Phills ed Anthony Mason, Eddie Jones, David Wesley, Kelly Tripucka o Rex Chapman, ma sicuramente il campione video elencato è ben rappresentativo della storia della franchigia, sperando si possa rinnovare con nuovi giocatori ai livelli di quelli amati dai tifosi.

Le speranze Monk e Bridges in questo momento sono a Philadelphia, chissà se questa notte mostreranno lampi di classe (inizio alla 1:30 AM)…

Charlotte Hornets 2018/19 Preview

Un Malik Monk visto da me. Malik partirà dalla panchina ma potrebbe avere un impatto forte per le sorti di Charlotte.

Intro
 
 
Il confine tra virtuale e reale, tra finzione/alienazione e verità oggi si assottiglia sempre di più, in un mondo sempre più tecnologico, una specie di Matrix sembra incombere anche sulle sorti della NBA, dove la forza aggregatrice del mercato sembra formare nuclei di stelle vicine che risplendono e comandano stando al di sopra di tutto, con i piccoli mercati tagliati fuori de facto, erranti nel freddo spazio aperto dove non si vede luce.
Oltre alle proprie colpe gestionali, queste franchigie scontano la pena di veder fuggire, farsi sfilare giocatori o peggio ancora “dover pagare” player mediocri più del loro valore effettivo.
Oggettivamente, quest’anno gli analisti vedono volare i Calabroni piuttosto rasenti al suolo.
Sicuramente la perdita di Howard ha fatto scendere le quotazioni di Charlotte, la quale ha mantenuto un nucleo collaudato ma stantio che non ha generato buoni risultati negli ultimi due anni.
A parte Kemba Walker che si staglia dalla massa di giocatori mediocri, tra i titolari dello scorso anno sono rimasti Batum, MKG e M. Williams.
Il nuovo GM Kupchak non ha voluto/potuto piazzarli a qualche altro team, anche perché c’è chi, come il francese, porta in dote sotto forma di contratto e si qualità mostrata sul parquet, un fardello più pesante dell’anello scortato da Frodo sul Monte Fato.
Oneri che peseranno ancora sulle casse degli Hornets per qualche anno se il buon vecchio Kupchak non saprà “magheggiare” con il mercato.
In questa situazione di stallo è stato preso un nuovo coach, Borrego, il quale accettando questa condizione, ha per esigenza, ridefinito il gioco del team.
 
Strategia
 
Se la squadra è più o meno la stessa come potrebbero fare i Calabroni per ribaltare pronostici non dalla loro parte?
Chimica… semplicemente alchimia.
Charlotte è in cerca di quella chimica come il nostro pianeta sopravvive in equilibrio grazie a una serie di fattori quali; la distanza dalla Stella Madre (spaziature), rotazione non sincrona, ovvero non mostrando la stessa faccia alla propria stella (giro palla) e acqua in abbondanza (gioco fluido).
Charlotte dovrà però avere un’atmosfera capace di proteggerla dalle espulsioni di masse coronariche provenienti dagli attacchi avversari se non vuole essere incenerita, ecco perché Borrego ha posto l’attenzione sulla propria linea dei tre punti.
Qui vediamo Bacon contrastare Ojeleye nella maniera migliore possibile (il tiro si spegnerà sul ferro) non rimanendo passivo.
Ma qui siamo sulle metafore, andando sul concreto, in attacco ovviamente serviva un’idea nuova e questa soluzione non poteva che provenire dal nuovo allenatore capo.
Necessariamente il team dovrà giocare in maniera differente cercando attraverso il gioco di migliorare i giocatori in un contesto di squadra.
Le sue scelte impatteranno sui risultati dei Calabroni?
Onestamente non saprei dirlo perché la qualità degli interpreti è la medesima da due anni a questa parte e le cose non sono andate benissimo, ma, una “redenzione” in senso positivo (sportiva in questo caso) è uno degli accadimenti più belli che vi possano essere.
Riassumendo la filosofia offensiva di Borrego potremmo dire che gli Hornets cercheranno di spiazzare gli avversari aumentando il ritmo (faster pace) con un attacco up-tempo cercando di concludere velocemente le azioni (indicazioni danno anche un rilascio più veloce della sfera al tiro), inoltre, la soluzione da fuori dovrebbe essere implementata secondo le idee del nuovo coach.
Sostanzialmente Borrego vorrebbe che la squadra tirasse in 8 secondi se possibile.
Tornando indietro nel tempo mi ricorda i primi Hornets mixanti un po’ alla filosofia offensiva D’Antoniana.
Nulla di nuovo forse, un adeguamento al resto della NBA visto che l’anno scorso coach Clifford, ancorato a un fascinoso medioevo era rimasto uno dei pochi paladini a difendere un tipo di gioco che purtroppo si è mostrato non redditizio, vedi anche i Pistons che insieme ai Calabroni erano l’altra squadra a utilizzare quel tipo di gioco, finiti anch’essi fuori dai playoffs.
E così via la torre Howard (più per motivi economici che per qualità/tattica), ora senza di lui, naturalmente la situazione ideale sarebbe quella di andare a giocare in transizione, forzando gli avversari all’errore e/o recuperando palla.
Non solo Walker, Parker e Graham avranno la possibilità di spingere il contropiede, ma anche Monk, Lamb e MKG sono autorizzati a farlo e sembrerebbe possano portare a termine agevolmente il compito.
Per quanto riguarda i finali, una delle mie critiche più accentuate nei confronti di Clifford era l’incapacità di coinvolgere altri giocatori nelle punto a punto.
Sovente si è finito per perdere partite alle quali sarebbe bastato poco per cambiare storia.
Troppo facile individuare Walker come giocatore clutch.
Troppo scontato.
L’attenzione finiva inevitabilmente su di lui che, senza un fisico da LBJ non poteva ripetere miracoli in serie.
Il nono posto offensivo dello scorso anno non diceva però molto sulla prevedibilità dei pick and roll e delle situazioni che portavano Walker ad avere la pesante spicchiata tra le mani.
L’inefficienza è dimostrata dalle statistiche della NBA per quel che riguarda il clutch time:
98,2 punti concessi per 100 possessi (quinti, non male), ma erano scarsi appunto nell’efficienza offensiva (24°, con una media di 98,8 punti per 100 possessi che spesso non bastavano a risollevare la situazione).
Borrego ha detto:
“Guardate da dove vengo (riferendosi a San Antonio).
C’era un numero di Hall of Fame lì e nessuno ha mai dominato la palla:
Tony Parker, Manu Ginobili, Tim Duncan. Il successo è venuto fuori dalla squadra.
Quando entri nell’ultimo quarto e hai molte minacce sul pavimento sei più dinamico e più difficile da proteggere.”
“La nostra sfida ora è essere in partita nell’ultimo quarto con le squadre (avversarie) che non sanno dove stiamo andando.
Tutto quello che stiamo facendo è cercare il tiro migliore.
Potrebbe venire da Kemba, ma potrebbe venire anche da Malik Monk, Jeremy Lamb o da Marvin Williams.
Questo sarà fuori controllo per le altre squadre.
Tireranno a indovinare.
Questo ci renderà più difficili da bloccare.”
 
 
Punti deboli
 
 
Dal mio punto di vista paradossalmente l’attenzione sui punti deboli si sposta dalla panchina (lo scorso anno) al quintetto titolare, specialmente nel reparto lunghi.
In preseason Zeller ha fatto vedere buone cose in attacco tranne a Dallas ma in difesa rende troppi rimbalzi ad avversari più tosti e granitici, inoltre a volte, come alcuni compagni tende a pasticciare un po’ sotto le plance invece di andare ad afferrare saldamente la sfera.
Marvin Williams potrebbe essere l’altro giocatore non all’altezza delle controparti.
L’età sta salendo e l’atletismo non è eccelso.
Se da tre punti indovina la serata può essere importante ma a volte rimane freddo.
E’ scostante e dietro di lui c’è MKG rivalutato in un nuovo ruolo.
Bridges potrebbe anche giocare al loro posto forse ma a parte i dubbi sulla prontezza per entrare in NBA, dal lato difensivo, non sarebbe esattamente il suo ruolo naturale.
Frank Kaminsky è finito a giocar da centro e probabilmente anche fuori da rotazioni importanti.
Con un surplus di uomini digradanti di livello medio e basso, per lui potrebbero aprirsi trade a febbraio, ma chi sarà interessato a lui se dovesse scomparire dai radar?
Sicuramente il suo stipendio da rookie è basso, più appetibile di Biyombo ma cosa potrebbero ricevere i Calabroni in cambio se non un altro uomo mediocre o una scelta futura magari?
A livello di PG sembriamo esser coperti ma slittando sulle SG/SF l’inesperienza potrebbe giocare brutti scherzi, anche se il talento di Monk, Lamb e Bridges c’è e il gioco agile e veloce potrebbe esaltarne le caratteristiche
 
Obiettivo
 
Se il nuovo GM Kupchak avrà in mente di movimentare il mercato probabilmente lo scopriremo a gennaio quando la posizione degli Hornets in classifica potrebbe determinare anche uno sliding doors per la franchigia.
Se la squadra dovesse navigare in basse acque, sul fondo di una Eastern Conference non irresistibile, allora qualche giocatore potrebbe anche magari partire.
Lamb è uno tra i più gettonati, così bloccati da contratti pesanti, Jordan non vorrà pagare soldi per finire sopra la luxury tax.
Non escluderei nulla nella peggiore delle ipotesi, ma questo è un discorso simile a una previsione meteorologica fatta troppo in anticipo, quindi non affidabile anche perché se le cose dovessero prendere una buona piega, una rivalutazione di certi giocatori a fine anno darebbe più forza a Kupchak per eventuali trade.

Nel grafico a torta preso da Hoops Hype, ecco la situazione contrattuale di Charlotte.
Quasi sicuramente a fine anno per trattenere Kemba ci vorrà un adeguamento che sarà almeno del doppio del su attuale stipendio…

Torniamo al parquet…
Un po’ rinfrancato da questa preseason, se non sarà un fuoco di paglia (partite sempre da prendere come test attendibili sino a un certo punto quelle di preseason), Charlotte credo potrà essere in lotta per i playoffs a Est.
L’obiettivo rimane quello…
Leggevo che un noto sito ci avrebbe posizionati intorno alla decima posizione, ma talvolta non passano molte partite di differenza tra una settima/ottava e una decima posizione.
Agguantare un posto playoffs dopo due anni passati a guardare gli altri divertirsi nella post season, sarebbe già un successo che potrebbe passare per i giovani (forse troppo?) esterni di Charlotte.
Movimenti di Mercato Estivi
 
In estate questi sono stati i movimenti dei Calabroni:
 
Arrivi:
Bismack Biyombo (C, Orlando Magic), Tony Parker (PG, San Antonio Spurs), Miles Bridges (SF, rookie), Devonte’ Graham (PG, rookie), J.P. Macura (SG, rookie two-way contract), Jaylen Barford (PG, rookie, tagliato), Joe Chealey (PG, rookie, contratto two-way), Zach Smith (PF, rookie, tagliato), Isaiah Wilkins (rookie, tagliato).
 
Partenze:
Michael Carter-Williams (PG, Houston Rockets), Treveon Graham (SF, Brooklyn Nets), Dwight Howard (C, Brooklyn Nets, ora ai Washington Wizards), Mangok Mathiang (C, Vanoli Cremona), Timofey Mozgov (C, arrivato in estate dai Brooklyn Nets, girato agli Orlando Magic), Marcus Paige (PG, Partizan Belgrado), Julyan Stone (PG, Chicago Bulls).
 
 
Vediamo ora
 
 
 
 
I Singoli per reparto
Guardie
 
PG – Playmaker
 
Kemba Walker
N° 15. 28 anni, 185 cm, 83,5 kg.
Point guard titolare, uomo franchigia pescato al Draft ai tempi dei Bobcats.
Credo non abbia bisogno di grandi presentazioni, comunque, per eventuali neofiti Kemba è un “piccolo“ giocatore di 185 cm che fa grandi cose.
Rapido, capace di rompere anche raddoppi per fiondarsi a canestro, nell’arco degli anni ha unito la sua rapidità alla coordinazione per bombardare anche da fuori, dove i compagni possono portargli blocchi per veloci tiri dal palleggio.
Ha vinto per il secondo anno consecutivo l’NBA Sportmanship Award ma di lui si è parlato più che altro in estate dopo un suo sfogo durante il quale ha detto che si è stufato di vedere gli altri giocare i playoffs.
E il nuovo GM Kupchak che ha fatto?
Gli ha tolto la spalla Howard…
Certo, è arrivato Tony Parker, un ricambio più affidabile degli ultimi avuti che porta esperienza.
Kemba comunque ha giurato fedeltà alla franchigia che gli ha dato una possibilità lanciandolo in NBA e se sul mercato nessuno vuole fare uno scambio alla pari per Kemba (Jordan disse che l’avrebbe ceduto solo per uno scambio alla pari), l’anima di Charlotte è ben felice di rimanere, anche se a fine stagione il suo contratto andrà in scadenza e toccherà alzarlo per adeguarlo al suo valore di mercato rispetto ai salari da capogiro che negli ultimi anni percepiscono anche giocatori ai margini.
La dichiarazione:
“Mi piace molto, non dover essere sempre in ballo, non dover giocare a essere sempre in pick and roll.
Mi dà la possibilità di riposarmi in attacco e di essere più fresco alla fine difensiva.”
Dichiarazione rilasciata dopo la partita di preseason contro i Bulls dopo aver appreso da Borrego che le soluzioni offensive nei finali saranno un po’ diversificate rispetto a un passato nel quale Walker era costretto a portare la croce in maniera prevedibilissima.
 
 
Tony Parker
N° 9. 36 anni, 188 cm, 83 kg.
Arrivato da San Antonio ormai a carriera quasi spesa, Tony non avrebbe più nulla da dimostrare ma sciolto il legame indissolubile con San Antonio e coach Popovich, ha accettato a sorpresa il ruolo di secondo di Kemba, ma coach Borrego ha detto che potrebbe esserci anche occasione per farlo giocare in tandem con la nostra star, magari durante gli ultimi quarti perché Tony ovviamente porterà quell’esperienza/sapienza che potrebbe fare la differenza tra una W e una L.
Non più velocissimo (alla diciassettesima stagione) in preseason però ha fatto vedere che si ricorda ancora bene come si fa a segnare un canestro, trovando tempi e modi non convenzionali per depositare a canestro.
Il ritmo c’è e l’upgrade della PG di riserva (ritenuta dalla società come prioritaria) potrebbe essere un punto di forza della squadra nei confronti tra panchine nonostante la superficialità, lo scetticismo e lo snobismo di alcuni fan italiani che pensano giocare negli Hornets non sia confacente per uno come il francese.
Lo scorso anno fu frenato da un infortunio e in 55 partite (21 come starter) collezionò 7,7 punti e 3,5 assist.
E’ un po’ stano vederlo giocare per noi ma sicuramente lui è contento di giocare per Borrego che fu allievo di Pop.
La dichiarazione:
“Penso che (la stabilità) sia qualcosa che posso portare in questa squadra.
Sono sicuro di essere nel posto giusto per giocare insieme condividendo la palla.
Malik Monk è un grande tiratore e top scorer, il mio lavoro sarà cercare di trovarlo.”
 
Devonte’ Graham
N° 4. 23 anni, 188 cm, 83 kg.
Il rookie di casa (nato a Raleigh in North Carolina) in preseason è stato quasi oggetto misterioso fino agli 8 minuti finali con Chicago.
Entrato in campo ha regalato subito un pallone, poi ha dimostrato di non esser egoista facendo girar la sfera ma oltre al tiro, personalmente mi hanno impressionato i suoi tagli e l’abilità fatta di velocità e coordinazione con la quale ha chiuso le azioni dopo aver ricevuto in corsa un paio di passaggi.
Anche con Dallas si è confermato a buoni livelli mostrando mano calda.
Sarà il terzo play e augurandosi che i primi due godano di ottima salute, non so quanto lo vedremo in campo.
Per ascendere avrebbe bisogno di giocare qualche minuto ma quando le cose si faranno serie, non credo che il suo minutaggio sarà altissimo, a meno che Parker non abdichi. Certamente avere davanti Kemba e Tony gli sarà molto utile per apprendere finezze tecniche e imitare le giocate dei compagni visto che le possibilità fisiche e l’IQ cestistico per quel ruolo non gli mancano.
 
Joe Chealey
N° 31. 22 anni, 190 cm, 86, 2 kg.
Il N° 31 degli Hornets ha dimostrato di poter essere un giocatore utile.
Freddo nella partita contro i Mavs ha realizzato da fuori senza sentir la pressione in un finale che ci ha consentito di riagguantare i Mavs a quota 100 ma il tiro da fuori è una soluzione che potrebbe avere nel DNA.
34,7% di media al college di Charleston e un 80,5% ai liberi. Pochi gli assist al college con 3,4 a partita ma buon realizzatore.
Negli ultimi due anni la sua media punti si è assestata sul 17,9 (14,2 la totale dopo una prima annata a sfiorare i 7 pt.) e si capisce perché intravedendolo in campo.
Mano educata, mi piace. Purtroppo nel ruolo soffre la concorrenza di altri tre buoni giocatori e il suo problema è questo ma ha trovato spazio come giocatore degli Swarm con un two-way contract che gli potrebbe permettere di giocare con gli Hornets limitatamente, se ve ne fosse bisogno.
Un tiratore freddo e inaspettato potrebbe servire alla squadra in alcuni frangenti come outsider per colpire pesantemente visto che Borrego aspira ad avere minacce sul parquet sparse.
 
Jaylen Barford
N° 10. 22 anni, 190 cm, 92 kg.
Nemmeno un minuto dopo le prime tre partite di preseason, tagliato l’11 ottobre.
 
SG – Guardie Tiratrici
 
Jeremy Lamb
N°3. 26 anni, 196 cm, 83 kg.
Riconfermarsi ad alti livelli per Jeremy Lamb sarà la parola d’ordine.
Giunto al suo settimo anno di NBA a Charlotte ha trovato lo scorso anno la stagione che potrebbe rappresentare la personale svolta per i prossimi anni.
Da eterna promessa a giocatore “solido”, nel senso di affidabile e costante.
Il passaggio è stato rapido, frutto del lavoro svolto.
Ci sono le premesse perché anche quest’anno, promosso titolare in SG, svolga il suo ruolo al meglio.
Sarà stimolato da Monk e Bridges, i quali scalpitano dietro di lui.
Lo scorso anno era lui a partire dalla panchina ma i 12,9 punti, i 4,1 rimbalzi e i 2,3 assist di media, hanno convinto Borrego che avrebbe dovuto essere lui il titolare con Batum spostato in un ruolo più naturale.
I tasselli sembrano andare al loro posto ora.
Incursioni, voli in schiacciata, back-door ma anche qualche tiro forzato che non ha mai avuto paura di prendere nonostante non sempre le idee siano state buone.
Le proiezioni di basketball-reference.com per la prossima stagione di Lamb lo danno a 18,8 punti, 3,1 assist e 6,6 rimbalzi per partita.
In considerazione del minutaggio e del ruolo da titolare se tenesse questi livelli, gli Hornets potrebbero fare anche un pensierino ai playoffs ma gli avversari on saranno d’accordo. Stime ottimistiche o meno, mi è parso di vederlo tirare anche meglio, anche da oltre la linea dei tre punti, da dove non sempre era riuscito a esprimersi al massimo.
Lamb, in una stagione di rinnovo, sarà sicuramente seguito da altre squadre e se in futuro Monk e Bridges si dimostreranno all’altezza, la società potrebbe anche pensare a uno scambio per Jeremy o essere obbligata a cederlo se il contratto divenisse troppo oneroso, avendo pezzi bloccati del roster (speculazioni di mercato).
Qualcuno ipotizza che Jeremy finirà la stagione in un altra squadra, magari se Miles e Malik faranno intravedere di poter fare le stesse cose del nostro numero 3 ma personalmente se dovesse partire aspetterei la prossima estate.
Per lui comunque la parola d’ordine sarà cementare il posto da starter negli Hornets per dimostrare di poter giocare da buon titolare in una squadra NBA, abbandonando definitivamente la panchina.
 
Malik Monk
N° 1. 20 anni, 190 cm, 90 kg.
Durante la sua prima parte di stagione da rookie Monk ha raramente esaltato i fan in attacco, ma ancora peggio aveva fatto in difesa.
Il differenziale tra punti segnati e subiti quando era sul parquet era il peggiore del team, poi, a fine stagione è sembrato aver più fiducia, capire di più ritmi e tempi della NBA fino a splendere di luce propria quando a Chicago mostrò una schiacciata che faceva intendere un futuro più radioso per il numero 1 degli Hornets, sembrato poco NBA ready nella prima parte di stagione.
Il cambio d’allenatore potrebbe essere manna dal cielo per Monk.
Lo stile più agile e veloce potrebbe metterlo sul parquet, partendo dalla panchina, per ben più dei 13 minuti che l’ex coach Steve Clifford gli concedeva.
Potrebbe essere il sesto uomo degli Hornets se confermasse le buone cose intraviste in Summer League e nella preseason.
Malik manterrà l’energia, l’agilità e l’atletismo di Lamb.
Passaggi e un tiro più consistente con un miglioramento in difesa tracciano un futuro più florido per lui che di riflesso aiuterà ovviamente il team.
Se Borrego attiverà Tony Parker in modalità assist-man quando sul parquet ci saranno avversari provenienti dalle panchine, Malik, tra tiri e incursioni potrebbe esprimere alla grande il suo potenziale.
Il ruolo è affollato perché anche Miles Bridges e Dwayne Bacon vorranno minuti da giocare ma se il primo è ancora un rookie (buono), il secondo ha qualità ma non a livello del “Monaco”.
Con la benedizione di Borrego, quest’anno potremmo vedere un giocatore entusiasmante.
Anche Monk ha detto che il nuovo sistema (up-tempo style) di Borrego dovrebbe aiutarlo, aggiungendo che per lui lo scorso anno fu difficile perché giocava poco.
 
 
 
J.P. Macura
N° 55. 23 anni, 196 cm, 86 kg.
Una pessima difesa quella vista nei pochi minuti di preseason.
Più lento e spaesato di Monk all’inizio della sua avventura in NBA,
Il contratto di Macura comunque è di quelli da 45 giorni, i famigerati two-way.
Sarà inviato a Greensboro a farsi le ossa.
Giocatore chiave per Xavier nei 4 anni passati all’università.
Se in NCAA le palla rubate di media sono state 2,7 a partita continuando a fare discretamente in Summer League, difficilmente dal mio punto di vista a oggi riuscirà a dare lo stesso contributo immediatamente in NBA.
Una difesa perimetrale che sarebbe interessante per Charlotte ma che non c’è al momento.
In attacco come shooter è stato sottovalutato al college nonostante la varietà di soluzioni offensive proposte riuscendo anche a crearsi in proprio il tiro.
Wolf proverà a migliorarlo ulteriormente come tiratore da fuori e soprattutto come uomo assist, pochi i suoi 2,6 assist di media.
Bisognerà vedere se saprà anche localizzare i compagni.
Charlotte ha tanti tiratori ma forse qualche passatore in meno.
Avere un giocatore bidimensionale potrebbe essere la chiave per trovare qualche minuto in NBA se qualche giocatore dovesse essere indisponibile per qualche tempo.
Il rapido rilascio gli permetterà di essere propedeutico al gioco di Borrego anche dall’esterno, laddove come minaccia potrebbe aprire vie per tagli di giocatori rapidi pronti a inserirsi ma al momento rimane ai margini.
Ali – Forward
 
 
SF – Ali Piccole
 
Nicolas Batum
N° 5. 29 anni, 203 cm, 91 kg.
Tornerà a giocare probabilmente come ala piccola.
“Dirottato” in un ruolo più confacente alle sue caratteristiche cestistiche personalmente mi aspetto almeno un piccolo miglioramento.
Il peso della pressione negli ultimi due anni era salito.
Sulle sue spalle gravava un ruolo da SG come tiratore che dal mio punto di vista non gli si addiceva.
La frequenza con la quale era “costretto” a tirare (spesso da fuori evitando molto spesso di attaccare il canestro) abbassava le sue medie, anche se ancora non tocca la trentina (li compirà in dicembre i trenta) il fatto di doversi preoccupare anche del settore assist facilitava i compagni ma non il suo compito.
Doveva “dividere” lo spazio con Jeremy Lamb che, partendo sempre forte, aveva fatto impallidire il francese a inizio stagione.
Jeremy aveva trovato spazio per un infortunio di Batum al gomito che di certo non aveva aiutato il transalpino a uscire dalle proprie difficoltà.
Limitare il numero di tiri, produrre punti di rottura attaccando qualche volta il canestro in più, anche senza palla, oltre a smistare palloni (se è in forma ha una buona visione di gioco) per facilitare i compagni in attacco dovrebbero essere le sue scelte.
In difesa, senza più acciacchi, deve tornare a metter più pressione all’avversario di turno.
Il suo contratto è pesante e gli Hornets per invertire la rotta hanno bisogno di lui.
Le possibilità le ha, ora tocca a lui cancellare parzialmente gli ultimi due anni non a livelli sufficienti per uno come lui.
 
Miles Bridges
N° 0. 20 anni, 201 cm, 102 kg.
Balza.
Salta all’occhio immediatamente l’atletismo del rookie ma se vuole sa anche passare precisamente nel traffico.
Sembrerebbe avere due razzi ai piedi che sprigionano potenza.
In preseason ha mostrato sfacciataggine andando a schiacciare più volte; alley-oop, put-back dunk o jam dirette, la potenza sprigionata è stata dirompente.
Sapeva di doversi stagliare dalla concorrenza e in parte vi è riuscito.
Rispetto ad altri giocatori che hanno avuto gli Hornets nel recente passato sembrerebbe anche essere più pronto alla NBA (NBA ready), anche se le selezioni di tiro avute nella Summer League non sono state eccelse mentre in un contesto nel quale deve dividersi i tiri con compagni al suo livello è migliorato.
Ha beneficiato anche di spaziature migliori mostrando di saper colpire anche da fuori, fattore che per Borrego è importante.
Questa doppia dimensione potrebbe concedergli spazio nel settore swingman (SG-SF), un doppio ruolo simile, che pare abbastanza affollato.
La dichiarazione di Borrego su Bridges:
“Si adatta all’odierna NBA: è versatile, può difendere diverse posizioni, ha un tiro migliore rispetto al credito dato, può metterlo.
E’ molto più pronto per la NBA di quanto pensassi quando inizialmente lo abbiamo selezionato.”
 
 
Dwayne Bacon
N° 7. 23 anni, 198 cm, 100 kg.
Bacon probabilmente soffrirà della concorrenza nel ruolo da parte delle giovani stelle degli Hornets.
In estate sembra aver migliorato il suo gioco.
Una difesa discreta e un attacco che mi piace perché punta a canestro, specialmente perché a volte è una soluzione ad alta percentuale realizzativa se hai le caratteristiche per poterla adottare.
Troppo spesso Charlotte si è accontentata negli anni passati di andare al jumper senza avvicinarsi a canestro.
Bacon però potrebbe finire a giocare come terza SF, dietro a Batum e Bridges, ma anche volendo vederlo come SG non c’è da stare molto più allegri per Dwayne visto che Lamb e Monk occupano il posto di starter e back-up nelle gerarchie di Borrego.
Dipenderà quindi anche da come gli alti pari ruolo si esibiranno durante la stagione e se Bacon saprà migliorarsi ulteriormente guadagnando qualche minuto.
Bacon comunque pare un giocatore abbastanza solido e utile, anche se non eclatante ma probabilmente per ora, con Lamb, Monk e Bridges che sanno attaccare il ferro, sarà fuori dalle rotazioni.
 
 
Isaiah Wilkins
N° 21. 23 anni, 203 cm, 93 kg.
Tre minuti contro Miami, tagliato l’11 ottobre.
 
PF – Ali Grandi
 
Marvin Williams
N° 2. 32 anni, 206 cm, 106 kg.
Sarà ancora lui il titolare come ala grande.
MKG sarà il suo ricambio.
Slittato dal ruolo di SF a PF con Kaminsky, precedente back-up a sua volta scivolato nel reparto centri.
Borrego ha preso due giocatori per portarli a livello superiore dal punto di vista fisico ma intorno a Marvin sembra non esserci dubbio per quel che riguarda la titolarità.
Giocatore non molto atletico difensivamente parlando, in attacco qualche volta dimostra di avere ancora esplosività con rare incursioni in schiacciata mentre sono interessanti, ma pur sempre non frequenti, i suoi inserimenti e i suoi pick and roll che qualche volta chiude in equilibrio perfetto a una mano.
In qualsiasi altra squadra sarebbe probabilmente un sesto o settimo uomo, l’ideale per un giocatore che ha superato la trentina ed è avvezzo a colpire da fuori senza eccedere in soluzioni forzate.
Questo gli ha permesso d’avere una buona media realizzativa da fuori (41,3% lo scorso anno, miglior stagione personale), specialmente perché i suoi tiri sono presi in momenti nei quali la rotazione difensiva avversaria non garantiva copertura adeguata o comunque avendo qualche metro di spazio, arrivando in corsa su passaggi.
Borrego oggi però vorrebbe aumentare il tiro da fuori, ciò vuol dire che Williams probabilmente sarà costretto a prendersi qualche tiro in più rispetto al passato per dare l’esempio ai giovani compagni.
Personalmente non la ritengo un’idea fantastica nel momento in cui la conclusione sarà a basso coefficiente realizzativo.
Forse fino a oggi spesso è stato “opportunista” nel concludere a difesa spiazzata ma nelle prime tre partite di preseason su 16 tentativi ha segnato 7 volte.
La percentuale potrebbe calare ma sarà figlia di una richiesta di gioco ancora da valutare nel suo complesso.
 
 
Michael Kidd-Gilchrist
N°14. 25 anni, 201 cm, 104 kg.
Scelto al Draft NBA dopo Anthony Davis, MKG non ha certamente dato lo stesso contributo in termini di qualità rispetto a quello che il Monociglio ha dato ai Pelicans in questi anni.
Parlando con un ragazzo che giocava in una società di C al campetto, mentre io sostenevo all’inizio non mi piacesse molto (era ai Bobcats e non l’avevo ancora visto realmente in azione se non saltuariamente), mentre a lui non dispiaceva per ché lo reputava un giocatore utile.
Chi dei due avesse ragione decidetelo voi, io ho iniziato ad apprezzarlo di più vedendolo giocare i primi anni agli Hornets.
In difesa a a rimbalzo era molto presente, poi gli infortuni, il calo atletico, un fisico ferito che come una pianta stenta a riprendersi.
Dal mio punto di vista la vera domanda è se riuscirà a uscire da questo tunnel.
Ma uno come MKG che si è ripreso dalla morte del padre avvenuta quando lui aveva pochi anni (ucciso da arma da fuoco), nonostante le difficoltà e un balbettio iniziale nelle interviste avrà gli anticorpi necessari per superare anche questa prova.
Borrego, visto l’eccesso di swingman l’ha slittato nel ruolo di ala grande, dove i fisici possenti aumentano e il Re Leone (solea vedere con suo papà questo cartoon) MKG potrebbe avere più problemi in termini di scontro fisico, anche se in attacco la sua maggior versatilità e velocità sarà l’arma a suo favore in questo tipo di scontri diretti.
Dirottato però in panchina, alle spalle di Marvin Williams, gli si chiede di portare avanti la transizione, cosa che MKG sa fare, anche senza palla sa andare a rimorchio o creare spazio per il compagno.
Mark Price l’ha migliorato al tiro, un’arma che non ha mai avuto il jumper e se qualche volta ha dimostrato di riuscire a realizzare da medie distanze con buona percentuale, nonostante uno stile di tiro particolare, ancora rimane inaffidabile, soprattutto da fuori dove la tripla manca nel suo bagaglio tecnico.
Ai tempi di Belinelli si discusse se fosse lui o il nostro connazionale il giocatore migliore da mettere sul parquet nei finali, poiché con MKG le spaziature andavano accorciandosi.
SE dimostrerà di avere un buon primo passo e l’esplosività necessaria, potrebbe anche andare in entrata a colpire giocatori pari ruolo meno veloci di lui.
In difesa dovrà usare un po’ più d’agilità ma sarebbe lo stile voluto da Borrego, quello di recuperar palla.
Certo… da numero 2 al Draft a riserva potrebbe sembrare un fallimento, ma per gli Hornets avere un buon difensore su gente meno talentuosa in attacco potrebbe essere una buona mossa per recuperare punti nel caso i 5 titolari avessero accumulato gap nel punteggio.
Intorno a lui gente come Hernangomez e Monk, passatori e buoni tiratori al contempo, potrebbero aiutare la sua causa, avere schemi per tagli all’interno sarà probabilmente un’opzione avendo tiratori larghi sulle ali pronti a creare varchi.
Fing and roll tocchetti da pochi passi o tiri dalla media, in prestagione si è visto essere efficace da sotto.
Forse potremmo vedere un giocatore in grado di far la differenza partendo dalla panchina, aiutando la squadra in termini d’esperienza, lasciando al contempo a Charlotte uno starting five più equilibrato.
Se Borrego avrà trovato la soluzione per l’enigma MKG lo vedremo nel corso della Regular season.
Io faccio il tifo per lui…
 
 
Zach Smith
N° 11. 22 anni, 2013 cm per 99,8 kg.
Ha tenuto una media di 5,5 punti, 4,3 rimbalzi e 1,4 recuperi per partita con gli Atlanta Hawks in Summer League attirando l’interesse degli Hornets che però l’hanno lasciato in panchina per quasi tutto il tempo della Summer League.
Al campo di addestramento Smith potenzialmente avrebbe potuto ottenere o il posto in squadra (manca un giocatore) o un posto per il two-way contract.
17 posti, sarebbe stato il terzo rincalzo come ala grande ma è caduto in dirittura d’arrivo (a favore di Joe Chealey), nonostante l’ottimismo di fonti a lui vicine.
Poco importa se dietro MKG non ci sarà nessuno, slitterà qualcuno del roster…
L’ambiente C per esempio ora pare affollatissimo e un po’ mal assortito e lui avrebbe potuto fare da quindicesimo come PF pura (nel momento in cui scrivo il roster di Charlotte è fermo a 14 unità più i due two-way contract).
 
 
 
Centri
 
Cody Zeller
N° 40. 26 anni, 213 cm, 109 kg.
Torniamo a due anni fa.
Dopo il regno di Howard durato solamente un anno, Cody rientra come centro titolare.
Relegato in panchina, la scorsa stagione ha finito per giocare solamente 33 partite a causa dei suoi frequenti problemi con gli infortuni.
Lo strappo al menisco gli ha fatto perdere le ultime 27 partite di una stagione a intermittenza.
Il ruolo di centro però potrebbe tornare a essere il problema di Charlotte in questa stagione.
Non disponendo di un pivot completo, gli Hornets potrebbero ruotare i giocatori indicati nel ruolo da Borrego per sopperire a tale mancanza.
Cody comunque sembra essere per ora inamovibile come starter perché è il C più completo; in attacco ha buoni movimenti intorno a canestro, dalla media era migliorato, inoltre pick and roll e incursioni da dietro a fari spenti non difettano nel bagagliaio tecnico di the “Big Handsome”.
Il tiro da tre non è mai esistito ma quest’anno non lo disdegna se ha spazio.
Borrego lo stimola a provarci ma per ora le percentuali non credo saranno una minaccia per gli altri team, inoltre, le occasioni saranno rarefatte ma potrebbero comunque dar vita a spaziature migliori se solo Cody mostrasse di essere una minaccia saltuaria ma affidabile…
Senza Cody il record degli Hornets in questi anni è stato 35-59, frutto anche del lavoro che Zeller mette sul campo su ambo i lati del parquet ma nonostante si sia irrobustito fisicamente nella parte superiore del corpo, ancora non è un centro di peso anche se a livello di stoppate per due anni di fila ha avuto una media di 0,9 che l’anno scorso complici i problemi fisici e l’abbassamento del minutaggio si è ridotta a 0,6. Il 6,5 a rimbalzo (massimo in carriera), sceso al 5,4 lo scorso anno, da la dimensione di qualche difficoltà fisica, sebbene quest’anno Borrego potrebbe portare anche Batum sotto i tabelloni per dare una mano a Cody ma anche per far ripartire l’azione istantaneamente con palla in mano al francese.
Proprio il francese ha un feeling particolare con Cody, bravo a presentarsi al momento giusto per puntare a canestro quanto Nic a cedergli palla al momento giusto.
La dichiarazione:
“Sono finalmente sano ed entusiasta di andare a giocare una stagione rimanendo in salute.
Questo è il mio più grande obiettivo per l’annata. Ho perso troppe partite l’anno scorso”.
 
 
Willy Hernangomez
N° 41. 24 anni, 211 cm, 109 kg.
Il giovane centro spagnolo ha il solo difetto di esser troppo leggero per la NBA in questo ruolo.
Per il resto si adatta perfettamente al prototipo di centro moderno sapendo tirare con naturalezza e precisione anche da grande distanza.
Il bagaglio europeo tecnico se lo porta in dote ed è un vantaggio nel pitturato districandosi con ottimo movimento di piedi.
Giocatore versatile che in post basso batte tutta la concorrenza dei lunghi di Charlotte.
Meno pesante e più muscoloso rispetto a prima, potrebbe beneficiare delle spaziature dei tiratori quando sarà nei dintorni dell’area.
Potrebbe essere il backup preferito di coach Borrego, giocando insieme a MKG che non ha tiro da fuori, Willy potrebbe ottemperare anche a questa carenza del compagno per dare alla bench più profondità quando sarà impegnata sul parquet.
Ottimo passatore, potrebbe essere adatto in transizione più di Biyombo e a rimbalzo più abile di Frank visto che lo spagnolo in 11,9 minuti ha catturato 5,3 rimbalzi.
Inserendolo tra i titolari come centro, la percentuale punti della squadra dal campo è aumentata del 25% mentre il rimbalzo è aumentato del 13%.
È evidente che Hernangomez ha avuto un ottimo impatto con gli starter e in prospettiva potrebbe superare anche gli altri in un breve tempo o a medio termine, anche se io son più propenso per la seconda ipotesi, se continuerà a lavorare, potrebbe avere un impatto maggiore degli altri centri a Charlotte.
 
 
Frank Kaminsky
N° 44. 25 anni, 213 cm, 110 kg.
Non vorrei fosse un giudizio tranciante, ma sono in accordo su ciò che ho letto su un altro sito riguardo Frank.
Kaminsky è alla sua quarta stagione in NBA e a fine regular season dovrà fare i conti con l’incostanza prodotta in questi anni se non saprà trovare una stabilità di rendimento.
Nell’estate 2019 Kaminsky sarà un restricted free agent.
Se, partendo spesso dalla panchina ha una buona media di oltre 10 punti per partita nel corso della sua carriera, non supera il 43% dal campo, il che per un big man non è un fattore positivo.
C’è da dire che è stato spinto in passato a tirare molto da fuori, a volte ha forzato anche soluzioni ma se andiamo ad analizzare i rimbalzi, anche qui vediamo che non è all’altezza.
Troppo facile da spostare, troppo molle, anche in difesa.
In 23,4 minuti a gara ha finito per racimolare solamente 4,1 rimbalzi di media e le stoppate sono sullo 0,4 di media con un nadir di 0,2 lo scorso anno.
Personalmente più che il futuro a lungo termine di Frank m’interessa “il futuro di oggi” (per parafrasare quasi il titolo di un libro), ovvero, quello che farà in questa stagione.
Dovrà migliorarsi in fase difensiva ed essere più efficiente in attacco.
Può farlo, lavorando.
L’hanno fatto Walker, Lamb e tantissimi altri giocatori saliti a livello più alto.
Ovviamente, Kaminsky è un giocatore diverso da Lamb e Walker, ma è in grado di migliorare il suo gioco.
Potrebbe essere l’annata buona perché c’è questo contratto pendente o la testa di Frank sarà sempre svagata?
Ha trovato qualche minuto in preseason e lo slittamento possibile come centro potrebbe favorirlo contro i classici centri più lenti su schemi che prevedano la sua presenza all’esterno della linea dei tre punti, a patto migliori anche lì.
L’ex star del Wisconsin dovrà lottare per ottenere minuti quest’anno.
Ciò che mi chiedo è se “avrà fame” poiché mi sembra un giocatore meno tenace rispetto a molti compagni e avversari…
 
 
Bismack Biyombo
N° 8. 26 anni, 206 cm, 116 kg.
Nel giro a tre tra Hornets, Magic e Bulls ecco tornare Biyombo.
Ci si libera di Mozgov, idea iniziale bizzarra per cedere il contratto di Howard.
Alla fine del giro a due tempi, il russo lascia la North Carolina mentre Stone partirà per la Wind City (tornerà poi in Italia) per far tornare Biz alla casa base:
4,4 punti, 6,1 rimbalzi e 1,6 stoppate a partita con Charlotte nelle quattro stagioni passate sino al 2015 sono le sue medie.
Il contratto di Biyombo però è molto oneroso.
I Magic avevano deciso di puntare su di lui, ma alla prova dei fatti, potrebbe essere uno dei peggiori della NBA, comunque meglio rispetto a quello di Mozgov per qualità/prezzo.
Difesa ed esperienza saranno le armi che Biz potrà mettere in campo ma dal mio punto di vista il congolese potrebbe essere solamente uno specialista difensivo da utilizzare quando i centri di Charlotte saranno in difficoltà fisica.
Se Zeller partirà titolare e Willy come secondo, al momento Kaminsky, spostato come C, sembra essere preferito da Borrego come terzo ricambio davanti a lui.
Nonostante il contrattone quindi Biz potrebbe non vedere quasi mai la luce del parquet, anche se personalmente lo preferisco a Kaminsky
Atletico, intorno al cerchio nella vernice può dire la sua e ha il vantaggio di conoscere già i compagni di squadra storici.
Potrebbe essere un uomo squadra rimembrando anche quando in una sua puntata a Chicago qualche anno fa, portò un clochard al gelo a mangiare in un ristorante.
Un piccolo gesto che tuttavia dice molto sulle qualità di un giocatore disposto a lavorare duro per migliorarsi anche sul campo, sebbene il suo gioco sia limitato in termini di distanza in attacco.
 
In conclusione, ecco qualche giocata con le quali Charlotte ha ottenuto un buon 4-1 in preseason, da tagli centrali, a back-door, pick and pop e triple, semplici, da aperture negli angoli o schermate.
Per Borrego la parola d’ordine sarà imprevedibiltà (notare il cambio degli interpreti)…

Il Punto @ 82

@82

 

Il Passato Prossimo

In un mondo dove il sensazionalismo è la regola, in stagione, la coerenza e la costanza degli Hornets sono state quasi noiose.

L’annata ha seguito la piega presa a inizio 2017 terminando come logica imponeva, poiché, nonostante un’altra buona stagione di Kemba e all’insperato aiuto ad alti livelli di Lamb dalla panchina (solita partenza con il botto per poi finire le ultime gare in sufficienza), poco altro ha spostato in positivo la stagione di Charlotte.

Howard ha vissuto una seconda giovinezza insidiando e superando talvolta le prestazioni di Kemba ma il contorno è stato il medesimo.

Coach Clifford non è riuscito a restituire un gioco alla squadra né tanto meno un aspetto mentale aggressivo per sopperire a qualche deficit tecnico.

Alla fine una squadra senza identità con giocatori eccessivamente pagati per le prestazioni offerte, hanno decretato il fallimento della stagione 2017/18.

Gli Hornets hanno chiuso con un record negativo di 36-46 (21-20 in casa e 15-26 fuori, 11-5 nella Southeast ma sono andati 22-30 nelle 52 partite giocate contro l’Est), il medesimo della stagione 2016/17…

In generale la squadra ha giocato meglio contro le squadre dell’Ovest, anche dando battaglia contro le più forti, mentre a Est si è sempre arresa in stagione a Boston, Cleveland, Toronto e anche Miami, la quale ha portato a suo favore la serie all-time tra i due nickname/brand delle franchigie, ma di questo tratteremo un’altra volta.

Decimi a Est dietro ai Pistons anticipando solamente le due newyorchesi, Chicago, Atlanta e Orlando.

 

 

Da quando ci siamo lasciati (Il Punto @ 68) il record è stato di 7-7 pur avendo qualche partita facile sulla carta poi lasciata sul campo ma si era realmente fuori dai PO almeno dalla sconfitta casalinga con i Nets in Game 66.

Per la terza volta su quattro anni i Calabroni in un Est non all’altezza dell’Ovest hanno fallito l’obiettivo playoffs scontentando Kemba, il quale si è lamentato della situazione.

A febbraio era saltato formalmente il GM R. Cho, qualche giorno fa anche l’head coach Clifford è stato messo alla porta dal nuovo GM Kupchak seguendo logica.

A fine regular season ha salutato anche Steve Martin, nato il 14 agosto del 1952 a Millinocket (Maine), storica voce degli Hornets, dagli albori a oggi è passato dalla radio alla TV per tornare al vecchio amore fino all’ultima partita a Indianapolis.

Si dedicherà di più alla moglie e alla figlia, peccato aver chiuso sì con una vittoria ma amaramente senza playoffs.

 

 

 

 

Il Futuro

 

Gli Hornets avrebbero già sondato l’ex fenomeno Jerry Stackhouse (seguito anche dai Magic), David Fizdale (ex vice di Warriors, Hawks e Heat e attuale head coach dei Grizzlies) classe 1974 che era dato per favorito, ultimamente anche I. Udoka (attualmente assistente agli Spurs che dovrebbe avere un colloquio a fine settimana), ma l’ipotesi più affascinante per noi che seguiamo il team dal bel paese, sarebbe l’ingaggio di Ettore Messina, attuale vice degli Spurs.

San Antonio ha accordato il permesso agli Hornets per un colloquio con l’allenatore catanese che dovrebbe avvenire a breve.

 

 

LONDON, ENGLAND – MAY 12: Ettore Messina, Head Coach of CSKA Moscow gestures during the Turkish Airlines EuroLeague Final Four game 3rd and 4th place between CSKA Moscow v FC Barcelona Regal at O2 Arena on May 12, 2013 in London, United Kingdom. (Photo by Luca Sgamellotti/EB via Getty Images)

 

 

L’allenatore siciliano ha lavorato in giallo-viola con Kupchak e la stima tra i due è reciproca.

Se andasse in porto la trattativa, Messina potrebbe diventare il primo allenatore non statunitense a orchestrare un team NBA, quindi da queste parti abbiamo una ragione in più per fare il tifo per lui che vanta una lunga carriera da coach in Europa e un palmares invidiabile 4 Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani, 6 russi con il CSKA Mosca, l’argento ai campionati europei 1997, ecc.).

Da San Antonio potrebbe portare l’idea di gioco mancata a Charlotte nell’ultimo anno e chissà che Leonard, ora lanciato verso altri lidi, possa seguire il suo vice.

Per fare ciò però Kupchak dovrà compiere il capolavoro di smantellare una parte della squadra che sta intasando il salary cap.

Vediamo la tabella con i costosi contratti dei colpevoli (segnati da un riquadro rosso) che purtroppo si dovrebbero protrarre per altri anni e qualcuno, segnato in verde, vanta anche una player option.

 

 

 

 

Il primo nome sulla lista è il francese Nic Batum, stagione tormentata da problemi fisici al gomito sin da subito ma resa calata drasticamente da due anni.

Il suo è un contratto da eliminare assolutamente se si vuol tentare di prendere un big free agent.

Anche MKG, Williams, Cody Zeller e Stone credo non siano più funzionali al progetto considerando costi e attuale roster.

Il grosso punto di domanda è come si muoverà o come potrà muoversi Kupchak in una situazione piuttosto bloccata.

Smantellare tutto, fatto cadere il primo tassello potrebbe essere semplice, oppure impossibile.

Di certo le cifre nel riquadro rosso (cinque contratti) pesano complessivamente sul monte salari per 66 milioni e 271 mila dollari, ben più della metà del salary cap consentito il prossimo anno proiettato per il 2018/19 a 101 milioni e a 108 milioni la stagione successiva (luxury tax a 123 e 131 milioni rispettivamente che incrementerebbe così il margine con il salary cap)…

L’idea Leonard potrebbe essere vincente per attrarre altri buoni giocatori.

Mantenendo Kemba (rinnovo del contratto più oneroso) e Howard, con qualche innesto giusto non arrivasse la pazza idea Leonard (un tiratore in SG o SF e una PF difensiva) potremmo già passare avanti a diverse squadre a Est, ma questo è fantabasket, fantastichiamo sulla scia del possibile arrivo di Messina (attrazihornets italiana?) al quale manca solo l’esperienza da Head Coach in NBA.

 

Walker passerà a un altro team oltre che la palla?
Penso che la maggior parte dei tifosi di Charlotte si auguri di rivederlo nel team presieduto da MJ ovviamente…

 

 

 

Statistiche di squadra e confronto singoli

 

Iniziamo da un dato non interessante a livello sportivo ma “totemo omoshiroi” (molto interessante per dirla alla giapponese) dal punto di vista del business.

Charlotte è arrivata solamente venticinquesima nelle presenze.

Lo Spectrum Center complessivamente ha ospitato in 41 gare 671404 spettatori, 16.375 di media.

I continui risultati deludenti della squadra e una città più imborghesita rispetto ai tempi del 1988 stanno determinando una classifica un po’ preoccupante da questo punto di vista.

 

Prima di passare all’insieme, facciamo una piccola digressione e vediamo quali dei giocatori targati Hornets sono entrati nei primi 20 posti nelle varie classifiche NBA dedicate.

 

 

 

 

La squadra ha dimostrato preoccupante fragilità nelle gare punto a punto.

 

 

L’istogramma che mostra sulla barra del tempo della regular season, gli scarti in vittorie (verde) e sconfitte (rosso).

 

 

Otto le partite perse dai quattro punti in giù contro le due vinte avendo a favore sempre il medesimo scarto dal punto ai quattro.

Non stiamo parlando di tutte le punto a punto che magari tra FT finali hanno finito per avere anche scarti di 5/6 punti o gare terminate all’OT, tuttavia questa statistica da l’idea dell’inconsistenza alchemica difensiva del team, uno dei punti cardine persi da Clifford che Kupchak dovrà tenere in considerazione per restituire un team vincente a Jordan.

Charlotte è stata sotto per gran parte della stagione, ma alla fine ha portato a favore il bilancio tra canestri segnati e subiti infilando 8874 punti (108,2 di media) subendone 8853 (108,0).

 

 

Le percentuali al tiro complessive della squadra a fine stagione divise per aree di tiro.

 

 

Questo fa sì che gli Hornets siano stati il decimo attacco in NBA ma solamente la 19^ difesa e questo conferma la mia visione negativa sulla parte difensiva anche se offensive e defensive rating sono pari a quota 107 e quindi ciò determina un net rating (la differenza tra i due rating) a zero.

Un’altra statistica interessante è che la stagione si è chiusa con un margine galattico tra FT tentati (2216) e fischiati contro (1494).

Il problema è che Howard e altri giocatori hanno iniziato male la stagione in lunetta chiudendo alla fine della stagione con il 74,7% di realizzazioni (24° posto) mentre gli avversari con il 79,5% ci hanno relegato in ultima posizione per quel che riguarda la percentuale di FT subiti.

Certamente a parte la “scelta” o l’esigenza del fallo o compiuta sul tiratore e il più esiguo numero di FT subiti a influenzare la statistica, non siamo stati nemmeno fortunatissimi…

La squadra comunque si è dimostrata poco “cattiva” compiendo solamente 17,2 falli a partita terminando al secondo posto tra le squadre più corrette dopo esser stata a lungo prima.

Gli avversari invece hanno fatto largo uso della possibilità d’interventi irregolari con 22,4 a partita (30° posto complessivo per le squadre che ci hanno affrontato).

La squadra di Clifford anche quest’anno ha proseguito il trend delle poche palle perse concesse agli avversari finendo terza, mentre a sia a rimbalzo difensivo sia in quello complessivo è arrivata quarta grazie a Howard che ha calamitato moltissimi rimbalzi.

Il 36,9% da tre punti ci issa all’ottavo posto finale ma Charlotte non è più quella dei vari Glen Rice, Dell Curry, Tony Delk, ecc… tutti tiratori mefitici e soprattutto dall’arco la difesa è parsa un colabrodo.

Gli avversari da oltre l’arco hanno fiondato a canestro il 37,5% dei palloni relegandoci in 27^ posizione e questo era uno dei problemi indicato a inizio anno nella mia personale analisi.

Una difficoltà da risolvere assolutamente vista l’evoluzione del gioco che contempla e offre una parte molto importante ai vari shooter da oltre l’arco.

Una componente che diventa fondamentale per aprire il gioco anche sotto canestro e diventa arma letale se concessa in massicce dosi.

Per chiudere il ciclo delle statistiche basilari c’è da notare le pessime statistiche nel tiro dal campo, negli assist (in parte però qui c’è da considerare qualche fallo che ha interrotto azioni che sarebbero potute esser chiuse con il passaggio decisivo) e nelle rubate.

A livello steal siamo solamente ventottesimi mentre negli assist e nel tiro dal campo (45,0%) ci siamo assestati al ventiquattresimo posto finale in entrambi i casi. Entrando a livello più avanzato possiamo vedere che il rapporto tra assist e turnover per gli Hornets è di 1,70, il che non è malaccio visto il nono posto in classifica anche se l’assist ratio, formula complicata (Assist Ratio Formula=(Assists)*100)/ [(Field Goal Attempts)+(Free Throw Attempts*0.44)+(Assists)+(Turnovers)] ci pone in ventisettesima posizione…

A livello di percentuale di rimbalzi difensiva non c’è miglior squadra di Charlotte che ha catturato l’80,7% dei rimbalzi.

Primo posto davanti ai Bulls con 80,6%…

Si scende al quinto posto con il 51% nella percentuale totale.

Anche nei TO in % Charlotte è prima (a pari merito con Dallas) pur giocando un basket abbastanza veloce.

La domanda è…

Un basket più veloce in era moderna garantisce migliori risultati?

Per avere una risposta seria basta scorrere la classifica.

Charlotte di piazza al nono posto con un ritmo di 100,53 ma se consideriamo che al primo posto c’è New Orleans, seguita da Phoenix (retaggio D’Antoniano?) e ancora i Lakers, Philadelphia, i Warriors, i Nets, i Clippers e gli Hawks prima dei Calabroni, beh… possiamo capire che tutto dipenda dalla qualità degli interpreti e un gioco più ragionato a volte si faccia preferire perché se la velocità porta indubbiamente più sorpresa/imprevedibilità, per lo spettacolo e i risultati dipende dalle circostanze.

Proseguendo, troviamo l’Opponent’s Effective Field Goal Percentage che da una dimensione della difesa non ottimale di Charlotte che ha subito il 53,2% in questa statistica (23° posto) mentre si peggiora di due posizioni guardando la statistica delle palle perse degli avversari.

Con 13,4 Charlotte mostra una difesa troppo statica, poco aggressiva e abile a indurre l’avversario alla palla persa.

Si migliora nettamente salendo al decimo posto nelle second chance con 13,2 punti a gara ma l’attacco è stato poco lampo con i fast break points fermi a 9,3 punti a sfida (28^ posizione).

Con 43,7 punti a partita nel pitturato Charlotte, nonostante Howard è clamorosamente ventesima… Nelle “negative”, Charlotte sale al terzo posto con 14,8 punti concessi dai turnover salendo al primo per canestri concessi da second chance (OPP 2ND PTS) con 10,6.

10,7 invece i fast break pts.

Concessi agli avversari (sesti sulle trenta squadre) mentre in area concediamo 45,2 punti di media precipitando in diciassettesima fila perché se Howard non riesce a intervenire su tutti i palloni per molteplici motivi, la panchina per buona parte di stagione, ha lasciato a desiderare ancor di più.

Con il 53,5% da due punti Charlotte è ventunesima nella statistica ma a medio raggio con 13,1 saliamo al tredicesimo posto. Importante è la componente liberi se pensiamo che in percentuale siamo primi in NBA con il 17,8%.

75,6% è il valore della 3FGM%AST, ovvero, la percentuale dei tiri da tre punti realizzati grazie all’assist, però dobbiamo pensare di essere solamente ventisettesimi in questa classifica, benché i Rockets siano ultimi con 68,9%.

Con il 24,4% Charlotte sale al quarto posto (Rockets con Harden e soci primi) nelle triple realizzate senza assist, ciò è dato dal fatto che Walker e soci spesso sfruttino i blocchi di Howard o del lungo per andare alla conclusione da tre punti senza costruire alcun tipo di schema che non sia l’avvantaggiarsi passando o colpendo da dietro uno schermo.

In generale nei tiri dal campo affondati Charlotte dimostra la stessa tendenza con la venticinquesima posizione nel gioco di squadra e la sesta nei pullup o azioni solitarie nelle quali spesso Lamb è stato maestro.

24,7 gli assist concessi agli avversari (26^) a dimostrazione di un team poco propenso a spender falli o comunque a reagire in maniera più forte nelle zone critiche, e questo ha determinato alla lunga sconfitte che avrebbero potuto tramutarsi in vittorie se l’atteggiamento fosse stato meno blando.

 

 

Le statistiche principali di squadra riassunte.

 

 

 

I reparti

Iniziamo ad analizzare ruolo per ruolo la stagione dei singoli degli Hornets in maniera rapida prima di passare alla vera e propria classifica.

PG

La buona salute di Walker ha permesso di non soffrire in regia, anche se più che parlare di regia classica qui stiamo parlando di un giocatore tutto fare che smista qualche assist ma soprattutto ama andare alla conclusione.

Non importa se da tre, in penetrazione o step back, lui ama fare centro.

Trascinatore della squadra, alle sue spalle purtroppo c’è il vuoto.

Il cambio di playmaker voluto da Cho non ha sortito benefici, anzi, ha peggiorato la situazione con le due PG di riserva in fondo alla classifica dei singolo.

Da quando Lin ha scelto di andare a “fare la crana” (per dirla come Crozza travestito da On. Razzi) a Brooklyn gli Hornets non hanno più avuto un ricambio di livello.

Clifford si è ostinato a far partire Monk come PG di riserva ma la cosa non è stata che un buon esercizio di ball handling e visione di gioco, purtroppo però in termini di risultati non è stata mossa intelligente affidare a un rookie un compito non (almeno ancora) nelle sue corde.

Paige, prodotto locale, ha giocato quasi tutta la stagione per gli Swarm giocando qualche raro spezzone di partita nel garbage time.

Non pare sicuramente un fenomeno ma con un salary cap intasato, firmarlo come terzo play stabile potrebbe essere una buona mossa a patto d’andare a prendere finalmente un ricambio di Walker consistente con il quale magari possa coesistere in alcuni momenti della gara per una small ball in casi estremi.

 

 

 

 

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SG

Qui variamo un po’ dalla posizione di guardia tiratrice ad ala, oscilliamo come swingman, comunque vado sul classico…

Nicolas Batum gioca da SG ma sarebbe stato meglio spostarlo in posizione d’ala piccola, forse avrebbe prodotto un gioco diverso.

Stagione nata male con un infortunio sembrato grave (poi rientrato) che ne ha minato l’integrità fisica, ha però dimostrato di non essere un tiratore costante che prende buone scelte.

Se Kupchak avesse offerte potrebbe girarlo a qualche team per liberare qualche milione di spazio visto il suo lauto contratto.

Lamb dietro di lui ha fatto la solita stagione con partenza sprint e finale in calando ma è stato superlativo per gran parte della stagione aiutando i titolari.

Una stagione da breakdown per Jeremy che vorrei riavere il prossimo anno anche perché non ha il contratto di Batum.

Monk ha patito la partenza da rookie, subito gettato nella mischia per qualche infortunio nel settore dove opera.

Come PG non bene, come tiratore nel finale di stagione si è ripreso da una partenza orrenda e anche se la difesa non è eccelsa, non è più quel buco (vedi stoppata a Chicago sul n° 0) d’inizio regular season.

 

 

 

 

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SF

Kidd-Gilchrist, il titolare, è lontano parente di quello vero.

Vuole aiutare ma finisce per farlo nella maniera sbagliata.

Ha serate d’attività e intensità ma spesso o finisce per perder l’uomo sui passaggi, sui blocchi e sul tiro alzare la mano sembra ormai più una resa al destino, nella speranza che il tiro non vada dentro. Meno atletico d’un tempo nonostante la giovane età, i problemi fisici sembrano averne minato l’atletismo anche se paradossalmente compensa con entrati e jumper, nettamente migliorato da inizio carriera. Bacon… per Dwayne vale il discorso di Monk.

Meno talento ma kg a disposizione per entrate e difesa divenuta più rapida.

In miglioramento da inizio stagione.

Graham da terza SF si attesta poco sotto la sufficienza ma per una terza linea ci può stare.

In fondo non è andato male, anche se come la maggior parte della panchina, raramente è riuscito a dare la spinta alla squadra, però non ha ovviamente avuto un minutaggio congruo.

 

 

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PF

Marvin Williams e lo stretch four. No… non è il titolo d’un libro, è l’incarnazione del gioco moderno secondo la quale il lungo deve saper tirare.

Marvin abbassando il minutaggio si è dedicato sporadicamente ai tentativi da fuori, specialmente in avvio di primo e terzo quarto le sue bombe, a segno o meno, sono state una presenza quasi costante, tuttavia sulla schiena ha un interruttore.

Quando si spegne Charlotte gioca senza PF titolare…

Dietro di lui Kaminsky, il quale non è ancora divenuto titolare perché ha l’etica professionale di un truffatore e una difesa più molle di un cioccolatino squagliato al sole di mezzogiorno all’equatore.

Ciò non è bene ma il suo stipendio basso potrebbe anche convincere la dirigenza a rinnovargli la fiducia nella speranza oltre che a mostrare iniziative interessanti in attacco, si appassioni anche alla difesa vera, non di presenza.

 

 

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C

Dwight Howard è stato l’innesto giusto.

Rimbalzi, stoppate… non forse un difensore eccellente dal punto di vista dell’esplosività ma tanta presenza.

Se dall’altra parte il centro non è in serata o all’altezza, Dwight con il suo fisico in attacco può prendere facilmente il sopravvento, grazie al suo fisico ma anche alle varie soluzioni tecniche in suo possesso.

Si passa dal rolling hook, alla virata con alley-oop o magari un piazzato, anche da non vicino, sia banker che direttamente in retina.

In quest’aspetto è migliorato molto.

Cody Zeller si è estromesso da una lotta per il ruolo di titolare comunque già persa in partenza giocando pochissimo, tormentato dai soliti problemi fisici.

Abbiamo patito finché è rimasto nel roster O’Bryant che assomiglia molto per certi versi nel gioco a Kaminsky (difesa troppo passiva e buon attacco), poi con l’arrivo di Hernangomez abbiamo colmato i minuti senza Howard sul parquet.

L’iberico potrebbe essere un prospetto interessante per il futuro.

Contratto basso, intelligente nei movimenti, usa molto le finte.

Credo che salvo rivoluzioni totali, potrebbe rimanere.

 

 

 

 

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Passiamo ora alla “Vostra Classifica”…

 

Escludendo i due two way contract, scesi in campo con il lanternino, ho chiesto agli amici del gruppo FB italiano riguardante i Calabroni che ne pensassero della stagione dei vari player impiegati da Clifford.

Grazie a chi ha speso del tempo per dire la sua.

Devo dire che per molti il voto è stato in linea con quello che le mie medie hanno assegnato.

Certamente la tendenza è stata la sonora bocciatura per chi avrebbe dovuto farci fare il salto di qualità e invece ci ha “traditi”.

Il più votato numericamente è stato Batum, il meno votato Stone.

Eccovi comunque la classifica:

01° K. Walker: 7,86

02° D. Howard: 7,42

03° J. Lamb: 6,59

04° Hernangomez: 6,23

05° T. Graham: 6,08

06° D. Bacon: 5,94

07° Kaminsky: 5,94

08° M. Monk: 5,83

09° C. Zeller: 5,46

10° M. Williams: 5,44

11° J. Stone: 5,35

12° J. O’Bryant: 5,19

13° Kidd-Gilchrist: 5,16

14° N. Batum: 4,75

15° Carter-Williams: 4,50

 

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Passiamo ora per terminare l’articolo alla mia classifica, quella basata su tutti i voti assegnati ai giocatori in ogni singola partita in stagione e relativa media finale…

 

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Classifica Singoli

 

1) K. Walker: 6,65  

SkyWalker è l’uomo della speranza.

La speranza di ribaltare un passato e un presente non troppo soddisfacente sfidando sé stessi e i padri della NBA.

L’uomo con più talento; velocità, ball handling, crossover e step back micidiali ne fanno il pericolo n°1 per le difese avversarie.

E’ calato un po’ da tre punti rispetto allo scorso anno quando era stato sopra il 40 per chiudere al 39,9%.

Quest’anno ha chiuso con il 38,4% che rimane comunque la sua seconda miglior prestazione complessiva d’annata da oltre l’arco.

Forse si è anche abusato anche troppo di questa soluzione prendendo il vantaggio e costruendo meno a livello di gioco.

Già entrato nel mirino di molti team che necessitano di una PG per migliorare il proprio roster, Kemba, da qui fino alla fine dell’estate, salvo nuovo contratto e rassicurazioni varie di MJ, sarà nell’occhio del ciclone, che, paradossalmente è la zona più tranquilla del vortice.

Al buon Kemba non è bastato roteare su se stesso come Taz o sdoppiarsi come Multiman, aggiungendo qualche serata da trascinatore, purtroppo intorno al piatto principale il contorno si è rivelato inadeguato tanto che, a record di punti all-time ottenuto, ha iniziato ad andare in vacanza anche se è riuscito a continuare ancora un po’ la serie di FT consecutivi realizzati (interrotta a Chicago dopo 53 FT consecutivi realizzati).

Prima era riuscito a battere il record di franchigia per triple realizzate in una sola partita con ben 10 massacrando Atlanta o i Grizzlies come in questo caso.

 

 

 

Con la sua minor partecipazione al gioco ha limitato la possibilità d’infortuni ma non mi è piaciuto molto l’atteggiamento poiché dal mio punto di vista avremmo dovuto cercare di portare a casa più partite possibile anche se l’obiettivo era sfumato.

Comprendo l’amarezza, condivisa passivamente dall’esterno ma continuare a perdere non aiuta, nemmeno in ottica lottery, visto il limbo di classifica nel quale si trovavano a fluttuare gli Hornets, dietro i Pistons e su per giù alla pari con i Lakers.

Sicuramente Kemba non è più un ragazzino e pare abbia espresso frustrazione nel guardare i playoffs quasi sempre da casa.

Il suo futuro quindi pare legato a un progetto serio di rebuilding del team che lo veda coinvolto.

Di certo con la franchigia dal cap intasatissimo il suo rinnovo a cifre superiori potrebbe non aiutare…

D’altro canto, pur guadagnando moltissimo per un comune mortale, il suo valore di mercato in NBA non è certamente sui 12 milioni attuali.

Considerando il livello, le sue pretese eventuali n questo contesto (nel dorato mondo NBA) sono legittime.

Un giocatore che generalmente salta poche partite all’anno, affidabile e integro nonostante un’operazione avvenuta durante la prima stagione dei nuovi Charlotte Hornets.

Vedremo dall’altra parte i pensieri della dirigenza.

Jordan a febbraio disse che Kemba non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star.

Sarà ancora dell’idea?

Personalmente se si dovesse cedere non mi dispiacerebbe proprio il nome che citò Jordan, ovvero Leonard, poiché Charlotte ha un bisogno disperato di gente che ci sappia fare in difesa, anche se indubbiamente poi bisognerebbe tornare a compensare l’attacco, magari cedendo altri pezzi in una multitrade ma qui rientriamo nella modalità fantabasket estivo…

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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2) D. Howard: 6,63  

Superman ha disputato una stagione di alto livello riuscendo anche a fare la differenza in alcune partite.

Ad esempio ha maltrattato i Nets più volte sino a raggiungere una doppia doppia da +30 (punti e rimbalzi), un fatto che perfino nella NBA è raro…

Ha dato una grossa mano alla vittoria su Golden State a Oakland e ha battuto anche il record di Larry Johnson per quel che riguarda le doppie doppie (punti/rimbalzi) in una singola stagione.

Non gli si poteva chiedere molto di più onestamente anche perché a 32 anni, sebbene sia ancora molto possente, l’atletismo ovviamente non è quello dei 20.

Una piccola critica gli si può muovere parlando di difesa a intermittenza dell’anello.

Delle volte, in base alla situazione di partenza rinuncia a provarci lasciando qualche spazio o varco, la cosa però la faceva in maniera molto più accentuata anche Al Jefferson, l’ultimo centro con pedigree che ha avuto Charlotte, tuttavia rimane uno dei migliori centri in stoppate e rimbalzi.

Qualche passaggio a vuoto in recenti partite ai liberi, ma in stagione, dopo una pessima falsa partenza è andato migliorando molto a gioco fermo tanto da indurre altri team a rinunciare a commettere il fallo sistematico.

Anche Dallas si è arresa dopo un 2/2 dalla lunetta del nostro centro.

Si parlava di una possibile cessione di Howard per motivi di ricostruzione, ma personalmente credo che una eventuale ricostruzione vada fatta intorno a Howard o mal che vada, attorno a un perno simile.

E’ vero che Dwight fagocita molti palloni (senza restituirne fuori tanti) e se non è in serata può essere controproducente tra tecnici, tiri dal campo e liberi storti, ma porta in dote stoppate, una miriade di rimbalzi, alta percentuale nelle realizzazioni dal campo, insomma… anche con i suoi difetti l’eventuale cessione potrei avallarla solamente nel caso di un sistema di gioco valido, efficace e differente dal presente con un centro che nel pitturato si faccia rispettare, altrimenti torneremmo ad avere un buco ancor più netto in mezzo al pitturato e problemi nelle realizzazioni allo stato attuale visto che i nostri esterni non si sono dimostrati sempre brillantissimi da oltre l’arco.

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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3) J. Lamb: 6,36  

L’Agnello è andato un po’ come al suo solito calando verso fine stagione, soprattutto difensivamente dal mio punto di vista (confermato dai dati difensivi), ma le prestazioni complessivamente sono rimaste di tutto rispetto.

Qualche tiro da selezionare meglio dovrebbe prenderlo ma Lamb è un assaltatore da floater, un tiratore (non uno sparatutto) che all’occorrenza sa prendersi la responsabilità del tiro per cercare d’aiutare la panchina comunque andrà a finire.

Aumentato il minutaggio, sono aumentati anche i punti, dai 9,7 dello scorso anno ai 12,9 a fine stagione 207/18.

Ha praticamente raddoppiato le rubate, anche se non sono consistenti ma anche i turnover purtroppo, con passaggi non sempre perfetti.

Da tre punti è migliorato molto con il 37% mai raggiunto in carriera (soprattutto dai lati) rispetto alla scadenti prestazione da oltre l’arco fornita lo scorso anno, ma anche rispetto alle annate precedenti, infatti, praticamente tutti gli analisti dicono che questa sia stata la miglior stagione di Lamb nella NBA e concordo con il giudizio.

L’atletismo è ad alti livelli, lo spirito d’iniziativa non manca, qualche volta dovrebbe essere meno wild ma ci ha regalato anche splendide giocate in slam dunk giocando in questa maniera.

Sarà una lunga estate calda nella quale nessun giocatore sarà al riparo da possibilità di trade, ma se dovesse continuare a lavorare seriamente per migliorare, dato che ha ancora 25 anni lo tratterrei, salvo possibili upgrade, magari da multitrade, ma prima di cederlo bisognerà pensarci bene.

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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4) G. Hernangomez: 6,20  

Partito male, ultimo alla tornata precedente de Il Punto, con sole tre presenze all’attivo, Willy, dopo un breve periodo d’apprendimento (? cosa avrà avuto da apprendere nella povertà degli schemi da lettura da Clifford, per non parlare di una difesa inesistente, non si sa) ha fatto vedere le cose che sa fare.

Un buon lavoro a rimbalzo, sotto canestro da ambo i lati del parquet è abile a catturare rimbalzi (forse dovrebbe cambiare stile su quelli offensivi dove a volte va per il tap-out o un po’ a vuoto) anche se il suo fisico muscoloso non avendo kg (108 kg X 211 cm) in più (modello Felicio “Gabibbo”), a volte può essere spostato.

Bravo nei movimenti con il piede perno, finte, ancora bisogna vederlo meglio presumibilmente nella sua veste di passatore poiché a Charlotte senza un vero gioco anche le sue statistiche (non alte essendo un centro) sono scese.

Non lo sto dipingendo come un fenomeno, anche perché a Charlotte ha mancato alcuni tiri da sotto se disturbato, ma è in grado di lottare ed eventualmente convertire in punti.

Sicuramente come un giocatore interessante che uscendo dalla panchina può colmare bene i minuti di vuoto lasciati da Howard.

Forse un suo altro piccolo limite attuale sono certi tipi di difesa, specialmente in uno contro uno. In certe circostanze mi è parso abboccare troppo a certi movimenti.

Mani comunque rapide in difesa a cercare la steal, alla fine comunque le sue cifre in punti e rimbalzi sono interessanti in rapporto ai minuti giocati.

 

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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5) N. Batum: 6,06  

Avete presente la ruota di pietra in Superfantozzi che attraversa tutte le epoche fino a divenire curioso e misterioso oggetto nel futuro?

Ok, quello metaforicamente è Nic Batum, giocatore sul quale abbiamo ampiamente scritto e dibattuto, dalla non partenza con la nazionale transalpina in estate all’infortunio al gomito, alla crisi sul campo dovuta al dolore, ecc…

Per lui è d’obbligo parlarne in chiave futura.

E’ quel pezzo (dal mio punto di vista) inutile, se non dannoso ma soprattutto dispendioso, che gli Hornets si trovano in casa.

E’ probabile che per rifirmare Kemba quest’estate uno, almeno, tra Howard e Batum venga messo presto sul mercato.

Se Batum si trova al quinto posto in classifica, avendo raddrizzato qualche cifra nel finale non è difficile intuire la pochezza del resto del roster (varie le motivazioni).

Sicuramente Batum ha dalla sua l’età.

Tre anni in meno rispetto a Dwight e uno skill set maggiore rispetto al monotematico centro. Tuttavia sul mercato, visto il trend, è sicuramente più appetibile Howard, anche perché, non dovesse più andare bene al potenziale acquirente, allo stato attuale delle cose, non avrebbe obbligo di tenerlo altri anni poiché il suo contratto con gli Hornets scade il prossimo anno.

Purtroppo le due ultime stagioni di Batum sono state deludenti e in calando.

Più che nei numeri, nelle prestazioni sul parquet.

Nicolas, giocando qualche minuto in meno ha accusato molto il colpo a livello di media punti realizzata, c’è da dire che ha raddrizzato i suoi numeri dal campo che più o meno sono in linea con quelli dello scorso anno, ma come molti altri giocatori di Charlotte, le sue night off (notti spente) con pessime percentuali dal campo e tiri falliti in momenti importanti (quando non scompare del tutto lasciando ad altri l’onere) non hanno aiutato Charlotte ad a fare il salto di qualità che gli era stato commissionato.

Sicuramente come collante negli ultimi tempi è tornato a distribuire assist in quantità, almeno Q.B… per il resto pare che il suo gioco non si adatti molto con Howard, servito qualche volta in alley-oop ma il francese sembra giocare su lampi improvvisi più che sulla continuità e comunque ha ragione lui, non è una PG come Clifford (che ha la mania di riadattare tutti, Monk compreso) vorrebbe.

Dal mio punto di vista la ricostruzione passa forzosamente per lui che, volendo potrebbe tornare più utile come ala piccola se MKG andasse via, ma mentre Kidd-Gilchrist acquisirà 13 milioni, Batum ne porterà a casa 24, ben 11 in più che potrebbero fare la differenza per la firma di Kemba e l’acquisizione di un giocatore discreto considerando anche di cedere eventuale contropartita magari non proprio selezionata ma con più mercato…

29 anni non sono molti, ma è tra i più anziani nello spogliatoio di Charlotte, cederlo potrebbe essere un obiettivo intelligente e prioritario, ovviamente la domanda è:

Chi lo vorrà o come potrà essere scaricato ?

 

 

 

 

Voto stagione in relazione allo stipendio: 4,5

Bocciato.

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6) M. Paige: 6  

Uno dei two-way contract che ha giocato pochissimo in stagione.

Con tre voti utili guadagna un po’ per caso la sesta piazza.

Sicuramente l’impatto avuto sulla stagione di Charlotte è stato nullo per lui che ha passato gran parte della stagione con gli Swarm a Greensboro giocando 46 partite finendo con 699 punti.

Il play di 183 cm per 74 kg ha giocato con i Tar Heels in North Carolina quindi è un beniamino del pubblico locale ma per rivederlo la prossima stagione dovremo aspettare le grandi manovre di Kupchak.

Potrebbe essere anche promosso come terzo play se le esigenze monetarie dovessero farsi sentire dopo (speriamo) l’eventuale rinnovo di Kemba e l’acquisizione di un secondo play valido che comunque gli chiuderebbe la porta in faccia salvo eventuali infortuni (ipotesi che non ci auguriamo).

Ha sparacchiato un po’ dal campo in alcuni scampoli di partita concessi alla panchina profonda da Clifford ma nelle partite con più minuti ha trovato la sufficienza, sebbene il suo valore sia tutto da dimostrare a 24 anni (è del 1993).

 

 

 

Voto stagione:

Da rivedere.

 

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7) M. Kidd-Gilchrist: 5,99  

Sono rimasto abbastanza sconcertato durante l’anno da alcune prestazioni altamente negative di MKG, un uomo al quale MJ e Clifford chiedono molto sacrificio.

Sarebbe, se fosse un calciatore, unitamente il mediano, lo stopper e a oggi anche un incursore centrale poiché, se Ligabue cantando “Una vita da mediano” indicava la fatica di questo tipo di giocatori che devono recuperar palloni, frenare gli assi avversari e portare acqua, al tiro è indubbiamente migliorato.

Non stilisticamente forse, a come efficacia.

Probabilmente il fatto di dover attaccare lo sfianca ancor di più dovendo spesso occuparsi dei totem offensivi avversari.

Ciò finisce per costituire, insieme al minor atletismo d’un tempo (dovuto all’infortunio) un giocatore molto meno decisivo rispetto un tempo.

Penso che Clifford se ne sia accorto dandogli minor minutaggio.

Prima della partita di Chicago aveva ben 4 minuti in meno concessi a partita (da 29 a 25).

Anche per lui vale in parte il discorso fatto per Marvin Williams sui black-out.

Iconica la partita a Washington quando nel terzo periodo la scelta di ripiegare tre volte verso l’area ha lasciato la possibilità a Beal di chiudere la gara con tre open 3 a segno in meno di due minuti. Abbastanza sconcertato tatticamente perché non sempre sono schermi o blocchi (legittimi) a fermare la sua azione difensiva sul tiratore ma posizionamenti o scelte di raddoppio piuttosto discutibili e lui avrebbe dovuto far la differenza sul perimetro, invece Charlotte ha incassato troppi canestri a causa di posizionamenti errati ma anche d’uscite lente da blocchi o atteggiamenti troppo passivi. Gode ancora di discreta fama forse ma a guardar bene le partite ci si accorge che non è più il vero MKG.

Avremmo bisogno d’un paio d’ali nuove per volare…

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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8) M. Williams: 5,97  

Sicuramente un elemento da eliminare dal roster.

Il mio giudizio potrà sembrare netto, tagliente e ingeneroso per certi versi verso un giocatore che per un attimo aveva occupato le più alte vette nel tiro da tre punti ma lo stretch four (concetto fisso degli Hornets negli ultimi anni) di Charlotte, pur avendo anche disputato indubbiamente alcune buone gare (coincise con alcune vittorie ottenute grazie anche al suo apporto), ha dei black-out clamorosi e molti dei palloni che gli vengono offerti sono passaggi per triple aperte.

Ovviamente un giocatore NBA con tanti anni d’esperienza e mano educata ne segnerà qualcuno essendosi specializzato offensivamente in questo nel corso degli ultimi anni.

Sceso a 39,5% da tre punti prima della gara contro i Bulls del tre aprile, ha abbassato il minutaggio e numero di conclusioni tentate ma non è salito ai livelli di FG% che aveva ad Atlanta.

Entrate a parte, non ha il killer instinct per uccidere la partita.

Poche volte ha vissuto serate eroiche (@ Detroit) e il suo atletismo è limitato, anche se quando ne ha voglia, con i piedi a terra, ginocchia piegate e sedere basso a difendere, non è semplice superarlo in palleggio, inoltre dimostra spesso buon senso della posizione, non male nelle spaziature, può aiutare andando anche talvolta in stoppata ma io credo che anche lui a Charlotte abbia fatto il suo tempo.

Anche per me che sono persona poco propensa a cambiare e si affeziona al “vecchio”, credo che Marvin giostrasse in un contesto non più compatto benché il suo riconosciuto ruolo di uomo spogliatoio sia rimasto intatto integralmente, il problema forse è che però almeno a livello di gioco la squadra si dimostrava disgregata e poco unita.

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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9) F. Kaminsky: 5,96  

E’ stato l’ultimo a essere recensito in classifica nonostante la posizione, questo perché Frank secondo me è caso emblematico per la franchigia di Charlotte e il suo limbo.

Se anche i cronisti di Atlanta si sono accorti che Frank non è un buon difensore, perché mai Clifford in diversi finali si è ostinato a schierarlo?

Sicuramente l’idea era di portare qualcosa in più all’attacco ma in realtà ha finito per peggiorare le cose.

Difensore verticale blando, in attacco ha trovato punti variando un po’ il suo gioco rispetto al recente passato nel quale interpretava il ruolo di stretch four in senso stretto limitandosi a provare triple.

Il suo contratto è basso, tanto vale dargli un’altra possibilità come ala grande di riserva per vedere se continuerà a creare entrate artistiche che portano punti e saprà migliorarsi nelle percentuali da oltre l’arco.

C’è da lavorare però veramente tanto in difesa altrimenti sarebbe un buco come lo è attualmente…

Nell’ultima uscita con 10/17 dal campo ha raggiunto a Indianapolis il suo season high ottenendo 24 punti ma in una partita resa facile dalle assenze altrui…

 

 

 

 

Voto stagione:

Rimandato a ottobre (con diverse materie da recuperare).

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10) T. Graham: 5,95  

Treveon è un po’ il classico soldatino che si fa trovare pronto all’occorrenza.

Coach S. Silas che l’ha diretto in campo in una elle sue migliori prestazioni dice che Graham è un grande “ascoltatore”.

“Ascolta durante le battute. Ascolta durante il tempo di pratica, durante i tiri di lancio, quando è al lato”, ha detto Silas.

“È un talento speciale, perché molti ragazzi non hanno lo stesso obiettivo.”

Il fatto di prestare attenzione alle indicazioni ma anche ai movimenti dei compagni di reparto lo pone in una condizione speciale che affascina i coach, anche se purtroppo è innegabile che manchi di un po’ d’atletismo ma soprattutto di talento.

Graham però porta con sé due buone doti che sono: una difesa migliore di molti elementi nel roster, anche se nullo alla stoppata, e una buona precisione nello sganciare triple con piedi a terra e spazio. In questo non esagera, prende i suoi tiri, limite e pregio al contempo, anche se nel caso propenderei più per la seconda se sai di non avere la stessa precisione in alte situazioni.

Gioca con criterio ed è coscienzioso, può smistare qualche assist o provare saltuariamente la penetrazione.

Ha aumentato il suo minutaggio anche se le sue cifre non fanno la differenza ed è rimasto ai margini per gran parte della stagione con Clifford a dare spazio spesso solamente a 9/10 giocatori.

Ha il contratto in scadenza che attualmente è appena superiore a 1,3 milioni.

Come terza SF si potrebbe mantenere stando su quella cifra su per giù, altrimenti, pur apprezzando la sua buona mano da fuori sugli scarichi (tripla della sicurezza contro Phoenix) , non mi strapperei i capelli dovessimo perderlo…

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

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11) C. Zeller: 5,94  

Zeller è rimasto fuori per tutta l’ultima parte della stagione.

Dall’otto marzo nella sconfitta casalinga contro Brooklyn non è più riuscito a giocare una partita, tornando ad avere problemi al ginocchio sinistro che l’avevano già frenato in stagione.

Da cinque anni a Charlotte, ovvero da sempre da quando è in NBA, tolto il primo anno da rookie come Bobcats dove ha partecipato a ogni singola partita, è sceso negli anni a un numero di gare sempre inferiore negli ultimi tre anni.

Dalle 73 2015/16, alle 62 dello scorso anno, mentre quest’anno è andato chiudendo la stagione a sole 33 gare, pur giocando meno (solo 19 minuti) a causa dello slittamento in panchina complice l’arrivo di Howard.

C’è da fare una riflessione seria su questo giocatore che statisticamente ha chiuso per me sulla sufficienza la stagione.

Migliorato in jumper, a causa della penuria di giocatori in panchina con i quali poter attuare con semplicità i suoi proverbiali pick and roll ha cambiato un po’ il modo di giocare, questo però non l’ha fermato del tutto.

Cody è riuscito comunque a far registrare 7,1 punti, 5,4 rimbalzi (secondo dietro a Howard in questa graduatoria) e 0,6 stoppate di media.

Cifre che per un centro part time che ha perso quasi nove minuti in campo rispetto allo scorso anno, non sono per niente male se le rapportiamo a quelle dello scorso anno (10,3 pt., 6,5 rimbalzi e 0,9 stoppate).

Come difensore forse è stato limitato da guai fisici.

Pur provandoci, mi è sembrato meno efficace e meno atletico che in passato.

Non un grandissimo tiratore di liberi, ha chiuso con il 71,8%, sempre meglio del 67,9% dello scorso anno.

Il fulcro del discorso è che caviglie e soprattutto ginocchia di Zeller destano un po’ di preoccupazione.

Una valutazione medica che si confronti anche con il peso di una nuova regular season e gli urti/impatti che potrà avere va fatta essendo un giocatore injury prone, inoltre il prossimo anno Cody guadagnerà 13,5 milioni, il che blocca, unitamente ad altri contratti il nostro salary cap.

Nel ruolo però potremmo essere coperti anche senza di lui se lanciassimo come centro di riserva Hernangomez, giocatore giocane dal basso costo che potrebbe lavorare bene sui minuti lasciati dal titolare Howard.

Mathiang sarebbe un degno terzo centro dal mio punto di vista.

Pur piacendomi molto per impegno e dedizione quindi, nello stato attuale delle cose, vi fossero richieste per Cody, penserei seriamente di lasciarlo partire poiché necessitiamo di liberare salary cap e coprire maggiormente altri ruoli che attualmente sono “scoperti”.

 

 

 

A livello di stagione:

Rimandato a ottobre.

Per il futuro: Cedibile.

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12) M. Monk: 5,90  

Stagione partita in salita per il rookie che si credeva essere nettamente più preparato.

In realtà la NBA è un’altra cosa e il suo fisico, ma soprattutto i suoi tempi di gioco, non gli permisero d’inserirsi immediatamente in un contesto già collaudato pur avendo avuto numerose occasioni a inizio anno con minutaggio importante in virtù di alcune assenze (vedi Batum o MCW).

Purtroppo Clifford si è intestardito nel volerlo far giocare come PG, cosa che attualmente il buon Malik non è ed è un ruolo che non svolge con successo.

Questo ha creato per un periodo l’alternanza Monk/MCW e dire chi abbia fatto peggio come regista è ardua…

Troppe palle perse e ingenuità oltre che una difesa troppo lenta e approssimativa anche per colpa dell’apprendimento degli schemi non immediati ma per ognuno ci vuole il giusto tempo.

I suoi plus/minus erano tremendi e lentamente è scomparso dai radar per occupare la panchina profonda.

Con il venir meno delle ambizioni di Charlotte riguardo i playoffs e con l’infortunio a MCW, è rispuntato il n°1 che inizialmente ha giocato sulla sufficienza, per trovare buone partite, culminate in quel di Chicago con 21 punti, esplosi nel secondo tempo in larga parte con triple e una dunk da highlights vera.

Se non esagera e trova la mano come shooter capendo i tempi di gioco può diventare ciò che auspicavamo.

Un tiratore letale (fatto “in casa”) che tanto è mancato a Charlotte.

Nelle serate di luna storta di Williams, Walker, Kaminsky e altri tiratori da oltre l’arco , avere un tiratore affidabile può fare la differenza tra una W e una L.

 

 

 

Sommate la falsa partenza e la rinascita, se devo dare un giudizio complessivo alla stagione, considerandolo come rookie sarebbe:

Rimandato a ottobre (da tenere nel roster).

 

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13) D. Bacon: 5,87  

Dwayne non è Dwayne, o meglio… non è Wade, così come lo aveva presentato Rich Cho in estate sbagliando clamorosamente in conferenza stampa strappando un sorriso tra l’imbarazzato e il divertito del buon “Pancetta”.

Imbarazzato anche perché tutti i riflettori puntavano su Monk, mentre per il second round pick il futuro era più nebuloso.

C’era da guadagnarsi un posto in squadra.

La sua stagione è andata un po’ in parallelo con quella di Monk. Questo fa pensare anche all’inserimento dei rookie in un contesto di squadra che evidentemente li ha fatti maturare poco per volta.

Sicuramente il suo impatto, così come quello di Monk, sono stati trascurabili per le sorti del team, soprattutto se spalmati lungo tutta la stagione, tuttavia nell’ultima fase dell’annata è andato migliorando.

Dopo la vittoria contro Memphis, coach Clifford ha dichiarato:

“Ha la possibilità di essere uno starter”, precisando:

“Sto parlando di uno starter con cui puoi vincere.”

Ora… non ho le competenze tecniche di Clifford e la visione del giocatore tutti i giorni durante gli allenamenti per poterlo dire, di certo Dwayne ha migliorato molto il tiro, mostrando sempre un atletismo invidiabile grazie a balzi altissimi spiccati per la sospensione senza che questi incidano sulla sorte del tiro.

“Ha lavorato duramente con (assistenti) Bruce (Kreutzer) e Pat Delaney. Il suo livello di abilità da settembre è migliorato drasticamente “, ha detto Clifford.

Ai Seminoles, infatti, sotto la guida del coach nato a Gastonia James Leonard Hamilton (coach difensivo), Bacon ha iniziato a sviluppare la sua caratteristica veloce difesa nei movimenti, nonostante pesi 100kg distribuiti su 198 cm.

Contro i Nets ha fatto una buona partita nella nostra vittoria in rimonta, contro Memphis anche, peccato che la maledizione di Washington (c’è sempre qualcuno destinato a farsi male tra le nostre fila) abbia colpito ancora.

Su un atterraggio dopo un tentativo d’entrata, una piccola distorsione alla caviglia destra l’ha tolto di mezzo.

Stava lavorando sodo, andando in palestra anche una domenica mattina di riposo per tutti dopo il rientro dalla vittoria a Dallas.

“Mi sento a mio agio, davvero a mio agio. Mi sento come se stessi facendo ancora i miei errori, ma sto migliorando ogni giorno “, ha detto Bacon giovedì.

“Sparare”, ha detto Bacon su quello che sarà il suo prossimo obiettivo.

“Mi dicono di continuare a sparare, e lo faccio ogni giorno.”

Prima della sfida con i Magic Bacon infatti tirava, complice il pessimo avvio, con il 37,5% dal campo e con il 25,6% da tre punti.

In questo deve migliorare e lo sta lentamente facendo.

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

 

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14) J. O’Bryant III: 5,82  

Ormai fuori da un pezzo dal roster degli Hornets, tagliato anche dai Knicks immediatamente, credo rimarrà fuori dal futuro dei Calabroni senza troppi ripensamenti.

Difficile sia un cavallo di ritorno poiché, pur avendo un soft turnaround con il quale infilava spesso solo il cotone in maniera abbastanza sorprendente, mancava totalmente d’atletismo, cosa che vanificava le possibilità derivanti dal suo fisico, compresa l’altezza.

Nello scambio tra J.O.B. (più due future second round pick) e Willy, al momento (salvo scelte oculatissime dei Knicks) vi hanno guadagnato sicuramente i Calabroni che hanno portato a casa un giocatore di prospettiva futura interessante e utile.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato (anche da Cho).

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15) M. Carter-Williams: 5,80  

MCW non ha più giocato nelle ultime 14 partite prese in considerazione per infortunio.

52 totali, due volte è partito in quintetto.

Anche se era migliorato leggermente (non che ci volesse molto dal disastro iniziale), il giudizio negativo, avallato da cifre da basso playground, permane.

La decisione, unita all’esigenza di uno stipendio basso, di andare a pendere un giocatore con cifre al ribasso da anni e che ai Bulls aveva lasciato più di qualche perplessità si è dimostrato un azzardo che gli Hornets hanno pagato a caro prezzo non avendo un degno sostituto di Walker nel ruolo di playmaker.

Tiri liberi falliti, palle perse banalmente e layup mancati clamorosi compongono la galleria degli orrori della sua stagione.

Mi stupirei e non poco di rivederlo in divisa Hornets, anche perché il suo contratto (di un solo anno) è terminato e un nuovo GM si appresta a prendere il posto di R. Cho.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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16) J. Stone: 5,75  

A parte la faccia simpatica Julyan è stato poco Rolling Stone.

Più che altro l’ex Venezia ha occupato la panchina per quasi tutta la stagione giocando un pochino a fine anno, palesando però evidenti limiti.

Prova poco il tiro e fatica un po’ nella costruzione del gioco.

La pressione difensiva è sufficiente ma non sopperisce alla mancanza d’offesa.

Delle due triple tentate a Chicago la prima si schianta sul plexiglass ricadendo involontariamente dentro, sulla seconda la cometa scagliata dall’angolo destro sfiora solamente il ferro che si salva dalla rovina di un tiro con poca parabola, discendente come le sue prestazioni.

Ampiamente marginale, ha un contratto ancora per il prossimo anno a poco più di 1,6 milioni ma se si potesse promuovere Paige come terza PG cedendo Stone, risparmieremmo qualcosa, tanto, anche in caso d’assenza della seconda PG per infortunio potrebbe giocare benissimo Monk (pur non essendo il suo ruolo) senza far rimpiangere Stone.

 

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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Fuori Classifica

M. Mathiang (Two Way Contract)  

Valutiamo qui l’altro giocatore del TWC parcheggiato ai Greensboro Swarm, ovvero Mangok Mathiang in panchina contro i Grizzlies (unico voto 6,5), sceso sul parquet nell’ultimo quarto oltre a rarissimi minuti in altre partite.

Si potrebbe scrivere che, attualmente, allo stato delle cose, Mathiang potrebbe benissimo venire a fare il terzo centro in una situazione contrattuale complessiva al limite.

Non mi era dispiaciuto in preseason nei pochi minuti giocati.

Non è agilissimo nei movimenti ma garantisce rimbalzi e sa muoversi per mandare a bersaglio tiri e schiacciate ravvicinate.

 

 

 

 

Se si vuol risparmiare in terza battuta il profilo fa al caso.

 

 

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Le tabelle per ripercorrere i voti dei singoli in ogni partita giocata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La media finale seguendo le tabelle soprastanti.

 

 

 

I Coach

Rapidissima disamina sugli allenatori.

Steve Clifford,

 

 

abbiamo già detto, perso spogliatoio e gioco, in stagione ha avuto anche problemi di salute che l’hanno tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, tanto da saltare 21 partite gestite sa Stephen Silas,

 

 

Stephen Silas (a sx) con il padre Paul Silas, anch’esso ha allenato gli Hornets a più riprese per diversi anni (anche a New Orleans) sino al rientro come sfortunato capo allenatore ai Bobcats.

 

 

suo assistente.

Al suo posto il figlio d’arte subentrante Silas ha ottenuto un record di 9-12 con una personale media voto di 6,11.

La squadra sotto la sua egida è riuscita comunque a vincere contro forti squadre dell’Ovest (GSW, OKC e Utah).

La squadra sembrava più pimpante e in ripresa a cavallo fra l’anno vecchio e il nuovo ma in realtà l’assistente di Clifford ha cambiato poco riguardo a gerarchie e rotazioni rispetto alla gestione dell’head coach titolare, tanto da sembrare quasi telecomandato da casa.

Steve invece ha finito ancor peggio assistendo a delle partite in cui i suoi ragazzi non sembravano avere un “anima sportiva”, nonostante lui provasse a infondere tranquillità e fiducia.

Qualche errore è stato fatto e ciò che MJ ha rimandato lo scorso anno è accaduto inevitabilmente, cioè la rimozione di head coach e allenatore, ma dato che i colpevoli si trovano anche sul parquet, se non soprattutto sul parquet, speriamo si assistere finalmente a un cambio mirato ma epocale del roster.

Per Clifford (media voto stagione 5,89) oggi pare ci sia un interessamento di Phoenix.

Auguri a lui ma soprattutto ai nuovi Hornets per un futuro più brillante e soddisfacente.

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Per terminare, come nelle puntate di NBA Action, non poteva mancare la (mia) personale classifica sulle migliori giocate della stagione, estesa a 25 azioni.

Buon divertimento!

 

Il Punto @ 68

Premessa a lungo termine
 
Game Over.
Il canto del cigno degli Hornets 2.0 è stato emesso allo Spectrum Center contro i Brooklyn Nets in Game 66.
Partita da vincere assolutamente lasciata dall’inizio alla fine nelle mani dei Nets che non hanno trovato valida opposizione nella blanda difesa della squadra di Clifford.
Se a un paio de “Il Punto” fa eravamo dodicesimi, oggi siamo decimi grazie al fatto che New York senza Porzingis ha mollato la presa, così come Chicago che ha scambiato Mirotic (spedendolo ai Pelicans) che stava facendo un’ottima stagione dal suo rientro.
La classifica dice 29 vittorie e 39 sconfitte.

La classifica completa a Est al 15 marzo 2018.

Siamo riusciti, durante queste 17 partite prese in considerazione, a ottenere una striscia di 5 vittorie, purtroppo sono seguite altrettante sconfitte che (a mio giudizio) ci hanno ormai estromesso dai playoffs, soprattutto perché la squadra è peggiorata difensivamente mostrando vecchi difetti come le mancate o pigre chiusure sui tiratori avversari da oltre l’arco che hanno peggiorato la nostra posizione in classifica nelle triple subite.
Gli avversari da questo punto di vista ci rispettano poco, tirano molto contro Charlotte, passando al largo magari da un centro come Howard.
In estate il nuovo GM avrà un bel da fare per cercare di smantellare la squadra e piazzare giocatori che se dovessero rimanere ci farebbero assistere a un altra deprimente stagione.
Walker, Howard, Lamb sono stati gli elementi positivi di questa stagione.
Pochi altri comprimari si sono affacciati ma gran parte del team ha disputato una stagione insufficiente e non sarebbe il caso di riconfermare tali giocatori nell’anno che ospiterà l’All-Star Game.
Dal mio punto di vista serve una guardia tiratrice affidabile e un paio di ali che volino a chiudere gli spazi, il problema sarà disfarsi della paccottiglia, ammesso che a Charlotte, l’abbiano riconosciuta…
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
Charlotte si presentava a Phoenix per gara 52 crollando sul -21 nel terzo quarto ma finendo incredibilmente per vincere 115-110.
Non un unicum in questa stagione, ma quasi…
La Miles High City non era invece terra di conquista.
Le vette della città per i mortali Hornets assomigliavano all’Olimpo degli dei greci e il back to back non aiutava. Arrivava così una sconfitta mentre Cho decideva di scambiare O’Bryant e due seconde future scelte per Willy Hernangomez.
Lo spostamento sulla Pacific Coast a nord non era semplice perché ci attendevano i Trail Blazers, squadra che sta facendo bene aldilà delle previsioni (10 W consecutive attualmente).
Charlotte riusciva a trascinare all’OT la partita ma non sfruttava l’inerzia uscendo sconfitta 103-109.
Il road tour proseguiva con la tappa e Est a Salt Lake City. Un’ulteriore sconfitta e il parziale si spostava sull’1-3.
A poco serviva il rientro tra le mura amiche se l’avversaria in gara 56 si chiamava Toronto.
Sconfitta netta senza appello chiusa sul 103-123.
A bloccare la striscia di L, arrivava il 14 febbraio una vittoria a Orlando (104-102) nella giornata di San Valentino, la quale chiudeva per noi il lungo ciclo delle partite pre All-Star Game.
Accadeva durante il break che il GM Cho chiedesse certezze per il suo futuro ricevendo invece una risposta negativa. Lasciato quindi l’incarico con il solo arrivo di Hernangomez (non spostava), Charlotte tornava a casa per surclassare i Nets con un’ottima prestazione di Howard.
La trasferta a Washington indicava la sofferenza dei Wizards nei nostri confronti.
Terza partita con altrettante vittorie per la squadra di Clifford che mostrava un gioco brilante per chiudere 122-105 nella capitale.
Game 60 era uno spareggio per il diritto di sfidare Heat e Bucks nella lotta ai playoffs.
Il vantaggio era che si sarebbe giocato in casa e sul’1-1 nell’head to head stagionale tra le due squadre, era anche quindi partita spareggio in caso di classifica avulsa.
La vittoria netta degli Hornets lanciava il team di Clifford verso la quinta vittoria consecutiva per battere per la prima volta in stagione i Bulls.
118-103 il risultato finale prima di tre difficili trasferte.
A Boston, Philadelphia e Toronto non si raccoglieva nulla con la partita disputata in Canada come migliore delle gare disputate.
Poco male, c’era ancora tempo per risalire, a patto di vincere le tre gare casalinghe che avrebbero fatto in qualche modo da contraltare alle tre L esterne, invece contro i 76ers e i Nets la situazione peggiorava ulteriormente, specialmente a livello difensivo dove la squadra si dimostrava inabile nel fermare le azioni avversarie.
Clamorosamente ciò che avrebbe dovuto essere il punto di forza del team scompariva.
Nessun campo magnetico, nessuna barriera per fermare i primi 6 tiri da oltre l’arco di Crabbe dei Nets che con il suo 6/6 spingeva i Nets alla clamorosa vittoria sul campo di Charlotte.
Quinta sconfitta consecutiva in previsione della gara interna con Phoenix che valeva solo per le statistiche.
A New Orleans, nel derby “degli ultimi spostamenti” il risultato era scontato anche se gli Hornets tenevano sino alla fine ma Williams e qualche altro giocatore in pessima forma non ci davano quella spinta in più necessaria per vincere.
Il Game Over decretato da ciò che era stato mostrato dal team era ormai certificato.
 
Prossime partite
 
Come scritto nell’ultima rubrica di raccordo dei pezzi, gli Hornets non offrono garanzie e i giochi avrebbero potuto esse già fatti a meno di un mese dalla fine.
Così è stato, comunque, evitando di scrivere tutte le partite una ad una, troverete il calendario delle quattro squadre che, almeno matematicamente, si contendono un posto playoffs.
In verde le partite considerate facili, aumentando il grado di difficoltà troverete quelle con lo sfondo giallo, poi arancio, infine rosso.

Nonostante un calendario non semplice i Bucks dovrebbero conservare l’ottava posizione mentre gli Heat sembrano “agevolati” dalle gare rimanenti. Gli Hornets hanno il calendario più facile rispetto a Bucks e Pistons ma troppe partite di ritardo su Milwaukee.

 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Come nell’ultimo pezzo porremo l’accento su qualche statistica di squadra.
 
Il parziale delle ultime 17 gare è stato negativo (7-10).
Inutile quindi sperare nella post season, anche se da calendario avremo diverse occasioni contro squadre che rimarranno sotto i .500.
Con 7273 pt. Charlotte è all’undicesimo posto (107,0 di media) mentre la percentuale da 3 punti di 36,6 non sposta la posizione in classifica tra le trenta franchigie.
Siamo ventesimi con 43,5 pt. di media nel pitturato nonostante Howard.
Uno spreco il primo posto nei FT guadagnati con il 28° nei realizzati…
Qui sotto invece abbiamo un po’ di statistiche confrontate con quelle che presi dopo gara 51…
Queste invece sono le attuali statistiche di squadra prese da Basketball Reference:
 Le zone calde e fredde dalle quali Charlotte tira…
Prima di passare alla classifica dei singoli, ecco un po’ di giocatori a confronto divisi per ruolo, partendo dalla posizione di playmaker.
 
 
 
 
Classifica Giocatori
 
 
15° G. Hernangómez: 5,16
 
Subentrato a Johnny O’Bryant l’ex Knicks è andato ad affollare un reparto lunghi già coperto.
Ultima mossa di Cho prima d’eclissare la sua operatività, lo scambio potrebbe essere un tentativo d’acquisire un talento sottovalutato al momento per il futuro.
Sicuramente “Willy” mette in campo fisico e IQ cestistico, buona visione verso i compagni.
Lo spagnolo, ex compagno di Porzingis, porta un po’ di scuola europea nella NBA, ma se le lamentele per aver perso spazio ai Knicks erano fondate, agli Hornets è ancora più chiuso poiché Howard fagocita i minuti principali, mentre Zeller e all’occorrenza Kaminsky sono i prescelti per sostituire il C titolare quando va a sedersi in panchina.
Zeller, con qualche problema fisico, gli ha regalato qualche minuto in tre partite, non sfruttate benissimo…
Per il resto una serie di pochi minuti nel garbage time che servono solo a fargli annusare il parquet.
Sicuramente deve ambientarsi (Clifford vuole che impari il sistema di gioco prima di utilizzarlo con più frequenza) e farà meglio dello 0/4 ai liberi contro Boston, ma il problema è trovar spazio.
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14° M. Monk: 5,71
 
Malik in questo periodo ha avuto un incidente d’auto dalle parti di casa sua, è tornato senza eccessivi traumi in panchina per uscirne con più minuti ultimamente “grazie” all’infortunio di Michael Carter-Williams.
Gioca da PG, ma anche spesso da SG visto che tra pullup e scarichi per lui non lesina tiri provandoci senza paura.
La mano è da affinare pur essendo un tiratore naturale e nelle ultime partite qualche morbido tiro solo cotone si è visto, anche mostrando un taglio dei tempi di caricamento importante nella NBA.
Un pochino meglio nella difesa personale, tatticamente ancora un po’ girovaga, sta ancora imparando e il fatto di giocare più minuti l’aiuterà.
Visto chi sta sostituendo, difficile lo faccia rimpiangere, inoltre c’è da dar continuità alle ultime discrete uscite.

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13° J. Stone: 5,75
 
Abbassa un pochino la media nell’unica partita (dal mio punto di vista) seriamente valutabile disputata tra le ultime 17 dall’ex Venezia.
La partita è quella contro Boston dove la panchina ha avuto ampio spazio.
Praticamente era divenuto il quarto play e dietro a un mostro sacro come Kemba c’erano anche MCW (ora out) e Monk che ha preso spazio.
Difficile possa lasciare il segno, anche volendo…
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12° D. Bacon: 5,78
 
Bacon, come Hernangómez, ha collezionato parecchi s.v., per minutaggi risicatissimi nei garbage time.
Le sue due uscite più consistenti contro Boston e Toronto sono state apprezzabili.
Spero sia in netto miglioramento essendo un rookie.
Anche le esperienza agli Swarm l’hanno aiutato a riprendere fiducia e confidenza con il parquet, abbandonato con gli Hornets a inizio stagione.
C’è da capire quando e se Clifford inizierà a far giocare i rookie e i panchinari.
A dire dell’allenatore, solo quando eventualmente saremo vicini all’eliminazione matematica.
Qualche nostra vittoria quindi potrebbe protrarre il momento di minutaggi più consistenti anche per la nostra “Pancetta”…
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11° M. Carter-Williams: 5,80
 
Stagione finita per Michael Carter-Williams che a 4:05 del secondo quarto contro Toronto si è infortunato.
Visto dal Dottor Marc Cook di Novant Healt il risultato è stato un posterior labral tear in left shoulder che dovrebbe tradursi come una lacerazione antero-posteriore del labbro (glenoideo) superiore (quella che chiamano anche SLAP oltreoceano).
Il problema per MCW è che la trattenuta con il braccio flesso ai suoi danni gli costerà oltre al dolore, anche tutta la parte rimanente della stagione.
I suoi 2,7 milioni (non molti) potrebbero essere reinvestiti il prossimo anno dagli Hornets visto che MCW era stato firmato solamente per un anno e come potete vedere, non è esattamente nelle posizioni di testa della classifica.
Come ho già avuto modo di scrivere, la sua non è certamente stata una stagione positiva.
Il ruolo di vice Kemba quindi sarà ancora vacante dal dopo Lin.
Lui si è adattato spesso con aggressività, se non veemenza e furore qualche volta in difesa seguendo le direttive di Clifford con risultati altalenanti anche se al coach sembrerebbe esser stato utile per la sua altezza e la sua pressione sulla palla.
Purtroppo è spesso venuto a mancare in attacco dove ha sbagliato per buona parte della stagione diversi tiri semplici e layup.
L’elbow jumper non è confidente con la retina e le percentuali dal campo, pur alzate da qualche buona prestazione recente (più layup sinceramente) sono rimaste ai margini dell’accettabilità per un giocatore NBA.
Per l’ex Phila, Milwaukee e Chicago quindi questo sarà il suo giudizio definitivo, purtroppo negativo poiché non è riuscito a dare profondità dalla panchina.
Il rischio di cui scrivevo questa estate si è rivelato tale, un azzardo che non è stato premiato aldilà delle intenzioni positive del giocatore di rilanciarsi.
In estate aveva già avuto problemi ricorrendo a una terapia al plasma ricca di piastrine effettuata su entrambe le ginocchia per alleviare un dolore che gli ha fatto perdere le prime nove partite della stagione regolare.
Un player che avrà per la prossima estate un’incognita in più, quella dell’operazione alla spalla.
Apparso in 52 partite ha chiuso con 16,1 minuti a partita con 4,6 punti e 2,2 assist di media.
Dal campo chiude con il 33,2% che scende al 23,7% da due punti.
La quasi unica nota positiva sono stati i FT, percentuale che è aumentata sino all’82%, cifra mai raggiunta in carriera da MCW.
Qualcuno ha creato questa compilation degli orrori dell’anno di MCW. C’è da dire che qualche contatto sporco meritevole di fischio su qualche azione c’è, però avrebbe potuto in linea di massima fare meglio… Prendiamola a ridere, anche perché il povero Clifford non l’ha presa bene sul momento, un po’ come tutti noi…

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10° J. O’Bryant III: 5,82
 
Se suddividessimo la classifica dei singoli in tre parti, lui sarebbe l’ultimo del blocco centrale.
Da qui si nota la miseria per quel che riguarda la qualità che coach Clifford ha avuto a disposizione in panchina.
Con 9/10 giocatori in rotazione regolarmente a partita, il coach ha attinto in situazioni d’emergenza al terzo giocatore nella gerarchia del ruolo.
Nel suo caso l’infortunio di Zeller ha spalancato le poere a J.O.B. Che l’ultimo voto l’ha preso in gara 50.
La toccata e fuga contro Denver non è stata sufficiente per modificare un voto complessivo che è rimasto invariato. Bocciato da Cho, è stato sacrificato nello scambio con Willy Hernangomez più due future scelte al secondo giro pro Knicks.
Chiude l’annata con Charlotte a 10,5 minuti a gara e 4,8 punti a partita. Cattura in media 2,6 rimbalzi e mostra buona mano dalla lunetta con l’84%.
Purtroppo avendo già descritto il suo non atletismo, non ci si poteva aspettare un giocatore come Howard, estemporaneamente pronto a fermare in stoppata i tentativi di tiro degli avversari.
Difesa fisica ma passiva che infatti l’ha visto chiudere con un irrilevante 0,2 nella casella stoppate, stessa cifra delle steal. Simpatia eventuale a parte, non ne sentiremo la mancanza. Al momento girano Zeller, Kaminsky e Hernangomez, tutti lunghi sui quali il nuovo GM dovrà fare una riflessione per la prossima stagione in accordo con l’allenatore.
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9° M. Williams: 5,92
 
Dall’ex Johnny a Marvin passano ben 10 centesimi di punto. Uno stacco netto ma rimanendo su prestazioni di basso livello complessivo.
Williams nelle ultime 17 giornate ha giocato 15 partite (saltate le prime due prese in considerazione per una distorsione alla caviglia) nelle quali ha sparato dal campo con un 43/113 (38,0%) con più della metà dei tiri tentati che sono stati da tre punti (23/66 per un 34,8%).
Si capisce anche da qui come mai Charlotte non sia tra i top team a Est.
L’ala grande titolare (si stima abbia passato il 97% del tempo in PF e circa il 3% in SF), anche se usata spesso per colpire con punti di rottura che paiono annunciati (spesso molti dei tentativi avvengono in avvio di primo e terzo quarto, gli altri ovviamente sugli sviluppi del gioco), nelle ultime 10 partite ha segnato per ben tre volte solamente due punti a partita.
E’ salito nelle ultime 15 apparizioni sette volte in doppia cifra, ma se dovessimo alzare un po’ il tiro ci accorgeremmo che è arrivato a toccare i 15 punti in due sole circostanze (a Washington e in casa contro Phoenix nella penultima partita, gara nella quale ha messo a segno 16 punti).
Segna 9,2 punti di media a partita con cifre che rimangono discrete (41,0% da tre punti e 45,3% dal campo) ma che da sole non dicono tutto.
4,8 rimbalzi di media, 0,4 nelle stoppate, il suo defensive win shares è calato dal 2,6 dello scorso anno all’1,5 di quest’anno.
Il suo plus/minus sui 100 possessi è di +1,1.
Apprezzabile la sua onestà in un discorso di qualche giorno fa avuto con Bonnell:
“E ‘stato difficile. Non è mai stato così da queste parti. Ricordo che, anche tornando al mio primo anno qui (la stagione da 33-48 nel 2014/15), non eravamo molto bravi ma eravamo ancora in competizione, si difendeva.
Non eravamo i più talentuosi, ma abbiamo giocato duro. Non abbiamo giocato solo per noi stessi, abbiamo giocato l’uno per l’altro e per l’allenatore.
In questo momento, non stiamo facendo lo sforzo che dovremmo profondere”.
Un giocatore che avrà, oltre a quello in corso, altri due anni di contratto a salire.
Poco più di 14 milioni l’anno prossimo e oltre i 15 tra due anni, quando potrà esercitare eventualmente (fosse ancora a Charlotte) la player option.
Ai nastri di partenza della prossima stagione avrà 32 anni e anche se in stagione su 68 partite ne ha saltate solamente 4 dimostrando una certa regolarità, è esattamente il giocatore mediocre, icona del limbo della mediocrità nella quale Charlotte è sprofondata.
Unico titolare lontano dai primi posti della classifica, probabilmente anche per qualche demerito ascrivibile ai compagni che gli stanno intorno che lo costringono a giocare peggio.
Pare non essere un fan dei rigatoni…

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8° C. Zeller: 5,94
 
Cody lascia il quinto posto abbassando impercettibilmente la sua media e scendendo in classifica sotto la sufficienza.
Una media influenzata probabilmente anche dal problema al ginocchio (menisco sinistro) che più volte l’ha costretto a non poter essere convocato per diverse partite.
Anche ultimamente ha dovuto saltare le gare contro Boston e la successiva a Philadelphia per tornare a disposizione di coach Clifford prima di finire nuovamente in injury list per la gara contro Phoenix.
Non una stagione di grande impatto per Cody che, dopo essere inevitabilmente finito in panchina con l’arrivo di Howard (non ho mai capito chi pensava si potesse giocare il ruolo di titolare, solo guardando la cifra investita per Dwight) ha continuato a essere tormentato da infortuni.
Per il futuro, nonostante Cody non manchi di profondere impegno difensivo (al contrario di molti altri giocatori) e sia utile nei tap-in oltre aver migliorato la media dei piazzati, sebbene qualche tiro ultimamente l’abbia mancato (più probabilmente per la mancanza di costanza d’allenamento), c’è da riflettere seriamente su una situazione più che su un giocatore.
La panchina degli Hornets probabilmente sarà corta anche l’anno prossimo se il nuovo GM non riuscirà nel capolavoro di smantellare l’intero team portando a casa qualcosa d’interessante.
L’operazione potrebbe anche essere effettuata in due tranches con accordi preventivi per vendere i giocatori e portare a casa player utili ma con basso salario lasciando buona parte del cap pronto per acquisti futuri.
Il fatto è che dietro a Howard, dovesse essere riconfermato, avremmo bisogno di un giocatore di spessore che non abbia problemi d’infortuni per ché spesso, quando subentrano le terze linee, son dolori.
L’investimento su Willy potrebbe anche essere un rischio sul quale gli Hornets vorranno puntare la prossima stagione, ma il centro degli Hornets ha un contratto che salirà sino a 15,4 milioni nel 2020/21 (l’estensione di 4 anni è stata firmata il 31 ottobre 2016) e a questo lieve aumento potrebbe non essere corrisposta poi una presenza assidua sul parquet. Quest’anno al momento comunque ha trovato spazio con 19 minuti di media, scendendo a 7,1 punti a partita, catturando 5,4 rimbalzi.
Il 54,5% dal campo è secondo solo al 57,1% della scorsa stagione mentre, nelle tre precedenti le medie erano state più basse.
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7° F. Kaminsky: 5,96
 
Il 4 aprile compirà 25 anni e avrà modo di fare un primo bilancio della carriera NBA iniziata almeno un paio se non tre anni più tardi rispetto alla norma.
Ovviamente nel suo anno da rookie ha segnato meno giocando comunque di media 21,1 minuti.
Un’eccezione per Clifford che centellina il minutaggio degli esordienti.
Non fosse per una difesa ancora tra l’acerbo e il saltuariamente svogliato lo inserirei nel quintetto titolare.
In 23,3 minuti a partita segna 11 punti di media, dando un contributo in termini numerici migliore di quello dato da Williams.
Scendiamo nel dettaglio però… il 68/158 dal campo nelle ultime 17 partite dice che il 43% è risultato superiore del 5% rispetto a quello del nostro numero 2 Williams.
Il 29/64 da tre punti è poi pari al 45,3%.
Questa è la percentuale con la quale il cannone del Tank ha colpito il bersaglio nelle ultime 17 partite prese in considerazione.
Come si vede dalle cifre, non è un tiratore occasionale come Marvin ma un giocatore che può tentare il tiro da fuori, all’occorrenza fintare e penetrare se il difensore attardato va in chiusura e abbocca alla finta, oppure andare sotto ad appoggiare sino a inventarsi improbabili canestri circus come l’ultimo ottenuto contro Davis nella partita a New Orleans.
Si diceva non avesse compiuto progressi al tiro nel pezzo precedente ma nelle ultime giornate è lievitato.
L’80,0% ai liberi è il suo miglior dato in carriera, il 42,0% dal campo anche, così come il 37,1% da oltre l’arco, peccato non abbia la bidimensionalità che serve sul parquet.
In difesa, infatti, alcune cifre testimoniano le sue difficoltà, i 3,7 rimbalzi a partita sono miseri, le 0,3 stoppate anche, oggi spende meno falli che possano portare gli avversari a giocate da tre punti mentre le medie dei turnover, rapportate ai minuti sono sempre più o meno le medesime.
Non è uno spreca palloni in questo ambito ma non brilla per il numero di assist a partita (sceso a 1,6) poiché la panchina, a parte Lamb, non offre molte altre garanzie a livello di consistenza in attacco, quindi spesso tocca a lui inventarsi qualcosa.
12 volte in doppia cifra nelle ultime 17 con i 23 punti a Washington e i 21 a New Orleans steccando contro Brooklyn (0 pt con 0/5 dal campo) e Orlando con due punti con uno 0/2 in poco più di nove minuti e mezzo.

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6° T. Graham: 5,97
 
Scende leggermente sotto la sufficienza e il suo minutaggio nelle ultimissime partite sta calando, dopo aver superato anche i 20 minuti in diverse circostanze.
Probabilmente avendo poche armi offensive a disposizione Clifford gli preferisce Lamb, il riaffacciarsi poi di Bacon per qualche leggero, sporadico minuto, ha portato il buon Graham ad abbassare le sue medie.
Non quelle dal campo dove il 25/56 rimane un buon risultato così come l’11/26 da tre interno ai 56 FG tentati.
4,6 punti a partita e 43,0% nel tiro da oltre l’arco in 17 minuti. Sta migliorando ai liberi ma non è ancora a livello dei migliori tiratori NBA.
Il 71,7% è migliorabile.
Se fosse più costante e sviluppasse un tiro più redditizio potrebbe fare concorrenza a un MKG in calo.
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5° N. Batum: 6,07
 
Anche qui casualmente assistiamo a uno stacco di 0,10 centesimi di punto.
Da Graham, appena sotto la sufficienza, entriamo nell’ipotetico quintetto con il rendimento più alto.
Per un motivo o per l’altro, nonostante gran parte della stagione Batum sua stato sul banco dei principali imputati per il fallimento della stagione di Charlotte, è entrato nei migliori cinque. Un po’ per la modestia dei compagni e perché a prestazioni imbarazzanti fanno seguito gare nelle quali il francese si scatena.
Le 1,2 rubate a partita non compensano i suoi pigri close out che a volte ci costano triple importanti nell’economia del risultato finale.
Da fuori abbiamo problemi a contrastare i tiri e sia lui che MKG dovrebbero essere più reattivi spesso.
Il suo plus/minus nelle ultime 17 partite è stato positivo in sette occasioni mentre in altre 10 è andato in negativo. Passivi pesanti a Denver, Boston e Salt Lake City così come nell’imbarazzante gara casalinga contro i Nets.
Di contro è sceso sotto i 10 punti solamente 4 volte nelle ultime 17 partite con un massimo di punti ottenuto contro Phoenix di 29, la quale venne colpita sempre da Batum con 22 punti all’andata (seconda miglior prestazione numerica del transalpino nelle ultime 17 partite).
L’altro ieri a New Orleans si è fermato a 20, ma ancora più interessante è il dato sugli assist che sono stati 118 in 17 partite per una recente media di 6,9 palloni smazzati a partita con i quali sta rialzando la sua media ora ferma a 5,4 a game.
Con il 41,8% dal campo e il 34,0% da tre punti si è riportato a medie quasi accettabili rispetto a quelle drammatiche precedenti ma è mancata la costanza nel rispondere presente alle partite. 12,2 punti segnati con buone percentuali dalla lunetta (82,9%), ma qui non è mai sceso sotto l’80%…
Se dovesse rimanere anche la prossima stagione percepirebbe 24 milioni, un intasamento del cap che una piccola franchigia come Charlotte, nonostante il famoso proprietario, non si potrebbe permettere vista l’incostanza del francese che oggi, a stagione ormai andata, sta proponendo con molta meno frequenza, mettendo dubbi futuri magari al prossimo GM, tuttavia il suo eventuale scambio potrebbe aprire scenari differenti sul modo di giocare di un team che deve necessariamente diventare un pochino più moderno.

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4° M. Kidd-Gilchrist: 6,10
 
MKG era a 6,23 di media sino a gara 51.
E’ calato sino all’attuale 6,10, icona di uno sforzo difensivo che non c’è o è inefficace.
Tallonato ormai da Batum rischia anche la quarta piazza nonostante nelle ultime 17 gare abbia tirato con il 48% (48/100).
Ovviamente mai un tiro da tre punti, in lunetta ha messo 20 dei 28 liberi tentati mentre nel tabellino punti solo tre volte è salito in doppia cifra.
Come per Marvin, i suoi sono punti di rottura, sospensioni prese con spazio o pull-up anche andando a sfidare il difensore uno contro uno se non volate a canestro in coast to coast sempre più sporadiche però viste le sole 8 palle rubate nelle ultime 17 gare…
5 volte ha avuto un plus minus superiore allo zero, ben 11 è andato sotto, specialmente nelle trasferte si dimostra un giocatore molto ridimensionato (-21 a Denver, -16 a Portland, -12 a Toronto e -10 a Orlando).
Poco esplosivo e reattivo rispetto ai suoi standard potenziali d’inizio carriera, sembra un altro di quei giocatori che avrebbero potuto puntare sul fisico se il destino (leggasi infortunio doppio nel caso di MKG) l’avesse lasciato in pace. Invece in una partita di preseason a Orlando è iniziato il suo declino nonostante segni più punti in meno tempo. 9,5 quest’anno contro i 9,2 dell’anno scorso rispettivamente con 25,4 minuti contro i 29 dell’annata passata.
Se in attacco da il suo piccolo, limitato ma preciso contributo dal medio raggio, in difesa come detto, fatica terribilmente, specialmente quando deve andare a prendere fuori ruolo la stella avversaria.
Se un tempo vinceva incredibilmente certi confronti, oggi le sue chiusure sono superficiali o approssimative, in ritardo certe volte dai possibili pick and roll avversari se deve passare sui blocchi (situazione non facile e simpatica per nessuno che nella NBA si può ripetere di frequente) va in difficoltà e il riadattamento di Charlotte spesso non è adeguato.
+4,9 di plus/minus sui 100 possessi ma due stagioni fa era un +15,7, dipende sempre con chi giochi in quintetto…
Un po’ nervoso per un fallo non rilevato dagli arbitri viene espulso contro Philadelphia.
A memoria non ricordo altre espulsioni per MKG…

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3° J. Lamb: 6,40
 
Rimane stabile in classifica Lamb che ha perso sicuramente smalto e continuità da inizio stagione ma il suo rendimento rimane alto con un 6,40 di media, in lieve discesa dall’ultimo “Il Punto” ma il margine con MKG è abissale.
I tre giocatori sul podio sono quelli che hanno aiutato Charlotte alla grande questa stagione. Per quel che riguarda Lamb, aspettarsi di più da un giocatore che a inizio stagione avrebbe dovuto ritagliarsi minuti uscendo dalla panchina, anche a rischio scomparsa (come gli anni passati), sarebbe stato troppo, invece l’infortunio di Batum a inizio stagione ha lanciato Jeremy tra scetticismi e paure. Lui invece in estate aveva lavorato presentandosi seriamente al via della regular season.
Degli effetti ne beneficia ancora oggi nonostante si sia arrivati a gara 68. Io gli consiglierei meno jumper e più attacchi estemporanei con alzate, floater, teardrop vari e appoggi se nei paraggi c’è il lungo di turno. E’ molto abile nelle conclusioni di tale genere con le quali alza il suo tabellino.
78/166 nelle ultime 17 partite in esame, una media pari al 46,9% non è male per un incursore, un esterno leggero che va a ondate.
E’ divenuto anche abbastanza regolare, infatti, ha toccato per ben 13 volte su 17 la doppia cifra con un massimo di 17 punti a Orlando, fermandosi a 16 a Toronto e New Orleans. Ha una striscia aperta di 14 liberi consecutivi.
Deve migliorare il posizionamento difensivo.
La pressione e i close out ci sono ma deve tenere posizioni migliori per rendere di più.
A volte è costretto a rincorse per chiudere i tiratori da fuori e nonostante la generosità in NBA il tiratore con spazio è sempre una minaccia.
Se ne era parlato prima della deadline come una possibile pedina di scambio per smuovere le acque in un roster bloccato da giocatori che non attraggono gli altri team, una destinazione avrebbe potuto essere New York, dovesse tornare sul mercato in estate, fossi nell’entourage di Charlotte ci penserei “tre volte” prima di prendere in considerazione la possibilità di cederlo vista anche l’attuale poca profondità della panchina.
Lui e Frank sono i due giocatori che attualmente possono portare punti durante l’assenza dei titolari.
Il suo minutaggio è aumentato di oltre 6 minuti ed è passato dal 9,7 pt. di media della scorsa regular season ai 13,2 attuali, terzo miglior marcatore della squadra davanti a Batum che gioca 7 minuti a partita in più di lui, anche se il francese si dedica anche agli assist (cosa che Lamb è costretto a fare meno pur avendoli quasi raddoppiati da 1,2 nel 2016/17 a 2,3 quest’anno) ma se rimaniamo a Lamb, quest’anno è sopra a tutte le statistiche di media in carriera. In dubbio per dolori alla schiena per la partita di stanotte ad Atlanta.

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2° D. Howard: 6,59
 
Dwight Howard sta avendo una stagione decisamente buona. Charlotte non aveva un centro e il ruolo è stato ampiamente coperto il n° 12.
Sicuramente non può spostare da solo una partita ma in centri serate è difficile contenerlo, non solo da eventuali novizi, ma anche da centri più esperti.
Cho non è riuscito a prendere Butler in estate e il collasso delle nostre ali più il dramma di Batum a inizio stagione e una panchina con pochi uomini affidabili hanno fatto il resto, oltre alla sparizione di trame di gioco e una difesa che continua a faticare, specialmente sui tiratori…
Tornando a Dwight… c’è da dire che è diventato più confidente in stagione, non solo ai liberi dove ne segna molti di più rispetto lo scorso anno, ma anche i suoi ganci, semi-ganci e rolling hook sono spesso calibrati molto bene (55,8% dal campo) considerando che spesso sono dei duelli in uno contro uno.
Li tirerà da due passi ma sono precisi…
Ovviamente il fisico è la parte predominante di Dwight e grazie a esso in difesa riesce ad arrivare anche su qualche pallone all’ultimo secondo prima che inizi la parabola discendente del tiro.
Non sempre è reattivo nelle situazioni, qualche buco lo lascia, talvolta sceglie di non intervenire sul tiratore (non marcato da lui) uscito da un blocco per cercare l’eventuale rimbalzo o marcare il giocatore che ha sotto canestro ma non sempre gli va bene.
16,2 punti, 12,1 rimbalzi e 1,7 stoppate di media a partita sono un’ottima copertura per Charlotte.
Per un problema a una costola però ultimamente è stato meno attivo a rimbalzo calando un po’ nella statistica (dopo aver sfiorato il record di franchigia catturandone 24 nella prima sfida contro i Nets), l’unica delle tre che è sotto media rispetto la scorsa stagione ad Atlanta.

Il 56,1% ai liberi è al momento la percentuale più alta avuta da 7 anni a questa parte, bisogna tornare al 2010/11 per vedere un 59,6% ai liberi.
Sicuramente il suo stipendio incide parecchio e qualche rilassatezza difensiva (non è Mutombo) fa storcere un po’ il naso ma se non ci dovesse essere un rebuild totale, meglio lui che qualche altro centro a prezzi inferiori che tornerebbero a farci rivivere l’annata precedente.

Le statistiche di Howard negli ultimi tre anni (Houston, Atlanta e Charlotte) più quelle di carriera totali in grassetto.

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1° K. Walker: 6,67
 
Kemba è calato un po’ nelle ultime gare.
Stanchezza, forse disillusione riguardo l’obiettivo playoffs o delusione per esser stato messo sul mercato (in febbraio) a scoppio ritardato?
Non saprei, io opterei per un po’ di stanchezza dopo aver giocato forzando per buona parte della regular season.
Vedremo se si riprenderà nelle ultime gare.
Tankare adesso non avrebbe molto senso.
New York è distante e anche sorpassando Detroit non è detto che i Pistons possano sceglier prima.
Per lui l’oggi è il futuro.
Avendo ancora un anno di contratto con Charlotte a 12 milioni sicuramente dovrà accordarsi con la franchigia.
Il suo “valore di mercato” in dollaroni non è sicuramente quello attuale che risulta basso solamente per la firma che fece in un multiyear da 4 anni.
Il modo di giocare è sempre lo stesso.

Le zone di tiro dal campo, le percentuali stagionali e delle ultime cinque uscite.

Gentry ha speso buone parole per lui e non si può pretendere che un giocatore che spende tanto in attacco riesca a essere un fenomeno anche in difesa.
Abile nel prender sfondamenti, talvolta riesce a recuperare qualche pallone ma anche lui fatica nelle chiusure.
In attacco si sta intestardendo troppo nel tiro da tre punti.
Ci sono serate nelle quali il canestro gli sembra una vasca da bagno e altre nelle quali insiste ma gli entra poco o nulla finendo in momenti decisivi per non dare una mano alla squadra.
La responsabilità la prende, ma sarebbe preferibile costruire qualcosa attraverso il gioco a volte piuttosto che forzare triple uno contro uno.
Dovrebbe regolarsi di più colpendo in uscita con spazio dai blocchi di Howard o quando ha spazio (vedi la tripla contro Phoenix con assist di Batum della nostra lavagnetta tattica). Comunque sia ha anche la possibilità di divenire per le statistiche NBA, il miglior marcatore all-time per la franchigia di Charlotte (superando eventualmente Dell Curry) tra la sua esperienza ai Bobcats e quella con gli Hornets.
Non dovesse riuscirci entro fine stagione… che sia un motivo in più per rimanere?
Comunque conto su di lui perché ci regali qualche gioia da qui alla fine.
Gli venisse la voglia di tornare a fare a pugni?

Kemba in un piccolo cameo in una serie tv americana…
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I voti gara per gara nelle ultime 17 partite giocate.

La media voti con tabella completa dopo la sessantottesima partita. Coach Clifford ha attualmente una media di 5,87.

Viaggio oltre lo Sport (by Paolo)

Nella filosofia personale d’estendere ad altri e quindi d’arricchire la pagina con altri contenuti, quello che formalmente è principalmente un blog sportivo dedicato agli Hornets, non limitandosi però noiosamente a questo, insieme all’amico Paolo (lo ringrazio per il tempo dedicato), tifoso degli Hornets (forse qualcuno ricorderà i suoi video live mandati dallo Spectrum Center in occasione della partita di quasi fine anno contro i Celtics), abbiamo pensato un pezzo che valichi appunto il confine dello sport e integri anche altri contesti correlati, riprendendo la sua esperienza passata a fine anno in ben tre stati del sud degli U.S.A. (tralasciando NY).
Detto che, personalmente non amo certi retaggi culturali americani (come non ne amo molti occidentali, ma questo spirito critico mi è necessario per essere il più imparziale possibile), ciò che ne è scaturito, dal mio punto di vista, è stato un pezzo marchiato fortemente da un entusiasmo genuino, atto a far entrare il lettore nello scritto, sino a fondersi quasi nel testo.
Lo scritto di Paolo mi ha ricordato il vecchio film “La Storia Infinita”, nel quale il bambino si trovava, appunto, immerso nel libro.

La colonna sonora del film “La Storia Infinita” che fu un successo degli ’80. Cantata da Limahl, fu musicata e scritta dal tedesco Klaus Doldinger e dall’italiano Giorgio Moroder aiutato da Keith Forsey nella parte del testo.
Paolo, inoltre, ha redatto una bella e importante carrellata di foto e video, a testimoniare le esperienze personali di viaggio.
Queste arricchiscono il pezzo e magari potrebbero tornare utili se qualcuno volesse seguire le orme del nostro buon “Paolino”.
A lui i miei più sinceri complimenti quindi.
Non mi dilungo oltre, ma vi auguro una buona lettura:
 
 
Domanda Premessa:
 
Visto che siamo al momento come una tribù d’indiani chiusi in uno spazio ristretto e potremmo quasi contarci come fan italiani degli Charlotte Hornets…
Qual è il curioso motivo che l’ha spinta ad amarli?
 
Risposta Premessa:
 
Sono un tifoso Hornets da circa la metà degli anni ‘90, non so indicare una data precisa, ma ricordo che all’epoca (12/13 anni circa) entrai in una sala giochi allestita per la festa del paese e casualmente inserii un gettone in un videogioco che riguardava la NBA, scorsi il menù di selezione delle squadre e fu subito colpo di fulmine.
Quelle due parole (Charlotte Hornets) che suonavano tanto anglofone, entrarono diretta dentro di me e non mi lasciarono più.
 
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1D) Da qui al passo del viaggio negli States, indice di grande passione.
A prescindere dall’esborso economico per l’alloggio e il biglietto della partita da una posizione dalla quale si riconoscano i giocatori (probabilmente non è contemplabile un opzione “piccionaia” se si parte dall’Italia per vedere una partita NBA), nelle foto inviate a fine anno ho visto foto di stadi di vari sport.
Cosa l’ha colpita però in generale della città?
 
1R) Oltre ad essere un tifoso Hornets, sono un grande estimatore della città di Charlotte.
Naturalmente l’interesse per la squadra mi ha portato a voler conoscere il suo contesto da tutti i punti di vista, fino a fondere la passione per i “Calabroni” e per la città in una sola.
Da qui nasce il sogno di volare in America per vedere la mia squadra del cuore in azione sul proprio campo.
Dopo anni di tentativi d’organizzazione del viaggio, finalmente riesco a far combaciare tutto e a volare negli States.
La città che per anni avevo soltanto ammirato su internet, si presenta in vetro e acciaio davanti a me!
Charlotte è proprio come l’avevo sempre immaginata; non tanto grande, molti edifici moderni, alti grattacieli.
Si capisce subito che è in grande crescita.
Di per sé mi hanno colpito molto la pulizia e l’ordine, un po’ meno graziosi da vedere, gli americani nei fast food.
Ho girato le vie del centro in lungo e in largo, ho ammirato:
lo stadio di baseball dei Charlotte Knights,
lo stadio di football dei Carolina Panthers,
il Romare Bearden Park,
il Duke Energy Center,
il Bank of America Building,
l’Epicentre
e naturalmente lo Spectrum Center!
 
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2D) Io ho smesso di mangiare all’estero cibi italiani (a meno non vi sia un italiano a gestire il locale) perché troppe volte le imitazioni sono piatti letali per la vista ma soprattutto il palato.
Si dice che Charlotte sia la città delle banche (*nota del curatore-non le ama particolarmente).
Il conto lascia il palato salato?
Ma soprattutto, come e cosa ha mangiato?
C’è qualche posto che consiglierebbe?
 
2R) Fino a qualche tempo fa, Charlotte era la seconda città americana per attività finanziarie, preceduta ovviamente da NY.
Nell’ultimo anno è stata superata anche da San Francisco scendendo sul gradino più basso del podio.
Per fortuna comunque a Charlotte non ci sono solo banche, palazzi e uffici, ma anche gli Hornets, i Panthers, il pulled pork e la birra fatta in casa.

Naturalmente quando si esce dall’Italia, la maggior parte delle volte il buon cibo rimane una chimera e per ovvi motivi, in America non poteva essere diversamente.
Tralasciando i fast food aperti H24, dove puoi mangiare ogni tipo di cosa in stile “Man VS Food” con prezzi più o meno abbordabili, nei miei tre giorni in North Carolina, a livello culinario mi ha colpito in modo positivo il Queen city Q, locale situato a pochi passi dallo Spectrum Center.

Un classico esempio di uomo contro cibo…
Non lesinano sulle porzioni in America, ma secondo alcune fonti pare che il cibo sprecato negli States raggiungerebbe anche il 40% purtroppo… Non so se siano attendibili ma serve impegnarsi per finirle…

Oltre ad aver mangiato un ottimo maiale sfilettato, accompagnato da una eccellente birra (la Golden Boy spillata proprio nella Queen City), quello che ha lasciato il segno è stata la salsa BBQ, deliziosa e molto dolce.

La salsa BBQ.

In più il locale è gemellato con gli Hornets, ne trasmettono le partite e le cameriere indossano magliette in stile grafico NBA JAM con il logo degli Hornets.
Fantastiche… (nota del curatore* Anna, tranquilla, sta parlando delle magliette) Naturalmente in città ci sono anche locali mordi e fuggi dove cucinano cibo più salutare a un prezzo leggermente più alto.
Per esempio da “Dean & DeLuca” ho mangiato dei maccheroni al pesto con pomodorini e mozzarelline, piatto che, dopo giorni di hamburger, mi è sembrato la fine del mondo.
E poi ci sono anche i ristoranti più ricercati dove puoi mangiare “come da noi”, ma lì ovviamente i prezzi salgono notevolmente.
 
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3D) Terminato il giro turistico/culinario torniamo a parlare degli Hornets.
Acquisito il biglietto in Italia, com’è stata l’esperienza fantasmagorica della partita?
 
 
3R) La vacanza è stata pianificata principalmente in base al calendario degli Hornets uscito intorno a Ferragosto.
Purtroppo o per fortuna la sorte mi ha concesso solo una partita tra le mura amiche, quindi ho deciso di puntare molto sul posto a sedere.
Il biglietto (sez. 104, quella dietro alla panchina dei locali per intenderci), comprato sul sito vividseats.com circa tre mesi prima della partita, mi è costato circa 190 euro.
L’atmosfera che si respirava (sarà stata la sfida di cartello contro Boston del 27 dicembre) è fantastica sin dall’inizio, sia dentro che fuori lo stadio.

L’ubicazione dello Spectrum Center in centro a Charlotte.
330 E Trade St..
Niente a che vedere con il vecchio Alveare quasi “fuori città”…

I tifosi delle due squadre erano tutti mischiati, cantavano cori che creavano quell’atmosfera di festa che fa bene allo sport, senza sfottò né insulti.
La partita è uno show nello show, a partire dall’inno americano cantato da tutto il palazzetto che mi ha messo i brividi.

L’arena degli Hornets, inaugurata nel 2005 (*nota del curatore- Da un concerto dei Rolling Stones), è praticamente nuova, tenuta bene e pulita, con un nuovo maxi schermo tra i più grandi di tutta la NBA che amplifica il tutto.

Il maxischermo…

Un clima che ti fa capire che in Italia siamo indietro anni luce in quanto a sportiva.
E poi le cheerleader, i trampolieri, gli americani che non stanno mai fermi e ogni due per tre vanno a prendersi i loro hot-dog con bibite super size annesse e gli steward che ti dicono esattamente dove sederti.

Le Dance Brackets.

Il trampoliere. Io comunque continuo a preferire le cheerleaders…

Facendo una digressione… qualche video realizzato da Paolo nel prepartita per far comprendere l’atmosfera festosa…

Tutto organizzato nei minimi dettagli.
La partita andrà come sarebbe dovuta andare viste le forze in campo, nonostante un tentativo di rimonta, la sconfitta arriva inesorabile.
E poi sei lì che ti guardi intorno, ti perdi a vedere i giocatori in panchina, Howard che scherza con il pubblico, i telecronisti che ascolti cento volte sul tuo NBA League Pass e ora quasi li puoi toccare con mano.
Come dimenticare la mitica mascotte Hugo e gli omini che lanciano le magliette con i fucili ad aria compressa (nota del curatore* – Per fortuna non c’era Homer o avremmo avuto un lutto in casa Flanders).
La partita scivola via veloce, forse troppo, ma quello che ti rimane è qualcosa d’indimenticabile.

Anche Batum segna da tre punti.
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4D Un bilancio dell’esperienza NBA Game a prescinder dal risultato (purtroppo negativo)?
 
 
4R) Inutile dire che l’esperienza sportiva è stata fantastica, non solo a Charlotte, ma anche ad Atlanta.
Sì perché oltre alla partita in North Carolina, ho avuto la possibilità d’assistere in Georgia alla sfida NBA tra Hawks e Trail Blazers (nota del curatore*- Male Paolo, non mi starai diventando un tifoso dei Falchi? Scherzo….) e alla sfida NFL tra Falcons e Panthers (non a caso di Charlotte).

L’interno della Philips Arena ad Atlanta.

Il palazzetto degli Hawks (la Philips Arena) sta attraversando una fase di rinnovamento, ma anche qui si capisce subito l’importanza generale che hanno gli impianti per le società, che tra ristoranti e fanshop, sono il motore economico live delle squadre e naturali punti di aggregazione per la comunità (come non avviene invece in Italia).
Nota di merito aggiuntiva va allo stadio degli Atlanta Falcons, nuovo di zecca, incredibile, imponente e mega tecnologico!

L’esterno.

L’interno.

 
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5D) Quali sono i suoi ricordi più belli legati alla visita a Charlotte?
 
 
5R) Il momento più bello della vacanza è stato sicuramente quello dove ho chiesto alla mia ragazza Anna (la quale mi ha accompagnato in questa avventura) di sposarmi.
Il tutto è avvenuto al Fahrenheit, locale in cima ad un grattacielo, dal quale si può ammirare tutto lo skyline della città.

Splendido il panorama con un cielo bicolore striato di cirrocumuli.

Nonostante il mio tentativo di chiederle la mano durante la partita sul maxischermo non sia andato a buon fine per motivi tempistici a detta del front office degli Hornets, la spontaneità e la vista in cima al grattacielo è stata impagabile.
 
I Momenti sportivi topici della vacanza:

L’allenatore dei Celtics Stevens (a sinistra) quasi in incognito…

 
– foto con Brad Stevens, coach dei Celtics che vagava con un sacchetto della spesa prima della partita,
– entrare allo Spectrum Center e vedere il campo da gioco dal vivo,

Il “vichingo” TE dei Panthers, Olsen.

 
– foto con Greg Olsen, TE dei Panthers, seduto giusto un posto davanti al mio durante la partita degli Hornets,
 
– foto con un tifoso dei Panthers davanti allo stadio di football, che stava tornando dalla Virginia e che biascicava qualche parola d’italiano, visto che il padre era stato pilota nella base americana di Vicenza (nota dell’autore*- in effetti entrando nella stazione ferroviaria di Vicenza non capisci se sei entrato in città o in una base militare americana),
 
– avvicinarsi a bordo campo e vedere Walker, Batum (si proprio lui) e Irving a pochi metri,

Dell Curry in postazione.

 
– vedere Dell Curry (papà di Steph ed ex leggenda Hornets) scendere le scale a mezzo metro (nota del curatore*- Dell Curry N°1 più di Thè Lipton per me),
 
– ascoltare l’inno americano,
 
 

– giocare (gratis) a NBA JAM nella biblioteca comunale di Charleston.
 
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Conclusione
 
Ho trascorso due settimane in America, districandomi tra North Carolina, South Carolina, Georgia e NY.
Tralasciando la seconda settimina nella “Grande Mela” che è da considerarsi un mondo a sé, ci sono parecchie cose che mi hanno colpito sia in positivo che in negativo de tre stati del Sud che ho visitato, ma siccome il filo conduttore della vacanza è stato lo sport, tralascio questi “dettagli” non inerenti, così, non mi resta che elogiare la cultura sportiva americana e il suo modello organizzativo.

Il Punto @ 51

 

Premessa a lungo termine

 

Ci eravamo lasciati nell’ultimo pezzo a tema con Charlotte al dodicesimo posto sul 12-22. La situazione si è aggravata dal punto di vista temporale ma nell’arco di queste ultime 17 sfide le due vittorie consecutive ai quasi margini iniziali e finali del periodo danno un po’ di speranza nonostante il ritardo in classifica.

Oggi, abbiamo una classifica che recita 22 vittorie e 29 sconfitte.

 

Sul fondo anche Orlando con un 15-35 (.300) e Atlanta 15-37 (.288), tagliate fuori per la corsa ai playoffs, così come direi Chicago che con la trade che ha mandato Mirotic (il quale venne colpito da Portis con un pugno e ciò lo convinse a chiedere di potersene andare) ai Pelicans si è chiamata fuori definitivamente semmai avesse voluto almeno provarci.

 

Recuperate tre vittorie, la stagione è proseguita sulla falsariga delle prime 34 gare ma, nelle nove partite casalinghe disputate sono arrivate solamente 5 vittorie.

L’otto febbraio avremo la chiusura del mercato invernale e le voci su Walker si sono moltiplicate, così come sull’intoccabilità di ogni singolo giocatore di Charlotte.

Una squadra che reiteratamente lascia sul campo partite già vinte, bruciando in poco tempo consistenti vantaggi, non può che essere smantellata e rifondata secondo molti. Eppure qualcosa di buono c’è e non si era ripartiti male a fine anno con la serie di trasferte sulla costa pacifica, ma il tempo stringe e siamo all’ultimo ballo…

 

Descrizione veloce delle partite passate

Charlotte si presentava sulla costa pacifica per una serie di 4 trasferte da giocare a cavallo tra il fin anno precedente e l’inizio di quello nuovo con un record da trasferta di 2-12, uno dei peggiori dell’intera NBA.

Prima tappa Oakland contro i campioni del mondo NBA.

Nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginare che una squadra così instabile potesse passare contro GSW, pur priva di Curry, invece, dopo un primo tempo gagliardo, nel secondo accadeva l’imprevedibile con Charlotte abile a sbancare il difficile parquet di Steve Kerr.

La trasferta a Los Angeles con i Clippers era la classica degli Hornets che bruciavano il loro vantaggio cedendo a Griffin e soci.

Sacramento era una tappa che restituiva fiducia agli Hornets, abili a toccare quota 131 punti. Vittoria senza problemi come quella successiva a Los Angeles contro i gialloviola. Si tornava a Charlotte per una serie di tre partite consecutive rinfrancati dal 3-1 esterno ma l’instabilità della squadra non permetteva di portare la striscia a tre vittorie consecutive nonostante all’Alveare si presentasse una modesta Dallas.

111-115 e gare successive da giocarsi contro altre due squadre dell’Ovest.

Vittoria sui Jazz e sconfitta con i Thunder. In arrivo l’intermezzo esterno contro i Pistons, campo difficile sul quale gli Hornets coglievano un’importante affermazione che dava una nuova dimensione esterna in 3D ai Calabroni.

Sulle ali dell’entusiasmo Charlotte disintegrava in casa i rivali divisionali dei Wizards (133-109) nella prima delle cinque gare casalinghe di seguito, ma poi contro gli Heat la squadra di Clifford perdeva da sola.

Miami rimontava 10 punti negli ultimi 4 minuti pareggiando in 7 secondi (mettendo 5 punti) e sorpassando a due decimi dalla fine con un libero di Olynyk per un minimo contatto con Howard.

Brutta botta che rischiava di mandare ulteriormente in tilt la squadra già fragilissima. Si tornava a giocare con i Kings che nel finale facevano vedere i fantasmi a Charlotte, ma la minor qualità dei Re, rispetto a quella del Calore, consentiva a Kemba & Co. di portare a casa la vittoria.

Il “derby” con i Pelicans era tirato.

Charlotte spesso rimaneva in scia ma alla fine lasciava la punto a punto agli ospiti.

Atlanta chiudeva il ciclo.

Una gara simile a quella contro i Kings, con gli Hornets a prevalere grazie alla maggior inconsistenza esterna dei ragazzi di Budenholzer.

Si apriva una serie di tre trasferte con la sconfitta a Miami per 91-95 (4^ su 4 partite contro gli Heat) maturata nel finale nonostante il +15 (75-60) di vantaggio maturato a un certo punto nel terzo quarto.

Contro i Pacers andava male nel 4° quarto dopo una punto a punto e si volava ad Atlanta per vincere senza problemi in una serata che risvegliava Batum ed esaltava Kemba, capace di realizzare nove triple in serata (record personale).

Si chiudeva contro Indy in casa e nonostante l’accanita resistenza degli uomini di McMillan, Charlotte la spuntava facendo registrare nel primo quarto quota 49 punti, cifra mai toccata prima dalla franchigia in un periodo di 12 minuti.

 

Prossime partite

 

Gli Hornets casualmente riapriranno un ciclo di 4 trasferte a Ovest, come avvenuto in occasione del mio precedente pezzo.

Pura casualità, nessun algoritmo.

Phoenix (domenica sera alle 21:00), Denver, Portland e Utah.

La prima e l’ultima non hanno molto da dire, nel mezzo due squadre che battagliano per i Playoffs.

Chiudere con un 2-2 sarebbe buono ma non risolleverebbe la stagione di Charlotte.

Va detto che la gara contro i Trail Blazers potrebbe fare da spartiacque alla stagione degli imenotteri che potrebbero trovarsi radicalmente trasformati prima di questa gara programmata per l’otto febbraio americano, giorno della deadline del mercato, ma ogni giorno che passa sembra far tramontare questa ipotesi…

Kemba ha detto di non avere scelta, di cercare di spingere per raggiungere i playoffs.

A ogni modo…

Charlotte tornerà in casa successivamente per affrontare Toronto, volerà a Orlando e il 22 se la vedrà in casa contro Brooklyn nella prima sfida stagionale tra i due team.

In back to back (l’undicesimo stagionale) si andrà a Washington per poi chiudere febbraio con le gare interne contro Detroit e Chicago.

Marzo si aprirà all’insegna del tour atlantico con Boston, Philadelphia e Toronto pronte a ospitarci prima che i Sixers il 6 marzo tornino a ricambiare la visita a Charlotte.

Brooklyn e Phoenix in casa e il derby di ritorno con i Pelicans nel profondo sud della Louisiana chiuderanno il periodo a poco meno di un mese dalla chiusura della regular season.

A questo punto i giochi potrebbero esser già fatti nonostante rimangano, dopo gara 51, almeno una decina di gare da poter tranquillamente vincere visto il valore dei team contrapposti.

Purtroppo gli Hornets, belli e fragili come un bicchiere di cristallo di Boemia, non offrono garanzie.

Giovani balordi modificare un soprannome di Gianni Brera assegnato al più vecchio club calcistico d’Italia.

 

Parte statistica descrittiva di pregi e difetti

 

Tratteremo qui qualche statistica di squadra perché ci occuperemo di quelle dei singoli unendole al loro rendimento nella classifica per singoli sottostante.

Balza all’occhio intanto la fragilità visibile di questo team che nonostante la doppia mutazione avvenuta nel biennio precedente, continua a ottenere risultati non soddisfacenti. Vediamo un po’ come si è presentata Charlotte all’avvio dell’ultimo quarto nelle ultime 17 gare.

 

 

Come si può notare dal grafico soprastante gli Hornets hanno vinto 10 delle 13 partite nelle quali sono arrivati davanti all’ultimo piccolo intervallo.

 

Una delle tante ultime partite finite avanti nel terzo quarto e chiusa con una W, tenendo a distanza di sicurezza gli avversari, Nel caso di punto a punto Charlotte spesso finisce per lasciar prevalere gli avversari.

 

Tre le abbiamo lasciate sul campo, una contro Oklahoma e due rocambolesche contro gli Heat nonostante i massimi vantaggi in doppia cifra fossero stati ottenuti nel secondo tempo.

 

Il monitoraggio con istogramma di una partita persa contro gli Heat.
Si può notare il vantaggio accumolato e perso dimostrando la classica instabilità e fragilità nelle partite perse.
Gli ultimi quarti hanno iniziato a divenire un problema dalla seconda parte della scorsa stagione.

 

Siamo arrivati dietro solamente 4 volte e abbiamo sempre perso, dimostrando incapacità d’esser decisivi nell’ultimo quarto.

Questo non concorreva a dare speranza giacché c’era da recuperare terreno a causa del bilancio di 4-13 ottenuto tra gara 18 e gara 34 che ci aveva decisamente estromesso dalla zona playoffs.

Da gara 35 a gara 51 abbiamo ottenuto un parziale di 10-7, ancora lontano dall’essere utile per essere tra le squadre al sole della post season.

Philadelphia è a -11 dalla vetta dell’Est occupata da Boston, noi a -15…

I playoffs sono ancora alla portata, le partite sono tante, ma contando che la stagione si è inoltrata oltre la fase centrale, non ci si possono permettere ulteriori passi falsi.

La società era o è pronta al pull the trigger (a premere il grilletto della ricostruzione) perché la chimica del team non funziona.

Bloccati da giocatori zavorra con contratti pesanti e giovani ancora immaturi come Malik Monk e Dwayne Bacon.

Zeller è appena rientrato e potrebbe divenire un piccolo fattore per la panchina.

Un giocatore utile, non stiamo parlando certamente di una superstar, anche se il suo apporto avrebbe potuto essere utile in zona difensiva in certi finali punto a punto nelle 27 gare che ha saltato per l’operazione al ginocchio.

A proposito di ciò, vediamo qualche confronto tra giocatori, partendo proprio da Zeller e il suo sostituto O’Bryant:

 

Passiamo alle PF e così via…

 

 

Vediamo ora un po’ di statistiche di squadra partendo dal basso; i palloni rubati con sono 6,7 a partita (a gara 34 erano solamente 6,3 di media), ma la posizione tra le trenta franchigie è la ventinovesima per quel che riguarda questa statistica.

Stessa posizione negli assist con 20,8, anche se questa tematica l’approfondiremo più avanti.

Siamo ventisettesimi ai liberi come percentuale (73,3%), ventiseiesimi nei punti (9,4) realizzati sui fastbreak, mentre nelle stoppate siamo diciassettesimi con 4,7.

La situazione migliora se osserviamo il rapporto assist/turnover di 1,60 (13° posto), noni nelle seconde possibilità con 13,3 punti.

Ai piedi del podio per quel che riguarda falli commessi (quarti con 18 di media) e nella percentuale rimbalzi (51,8%), rimaniamo nella medesima posizione anche per quel che riguarda i fast break points concessi agli avversari.

Saliamo sul gradino più basso del podio nella classifica rimbalzi con 46,3 a partita e nei turnover, perdendo solo 13 palloni a match.

Argento nei rimbalzi difensivi con 35,8 e nelle seconde possibilità lasciate agli avversari chiuse con canestro (9,8).

Apriamo il capitolo panchina, la quale cerca consistenza.

Lamb ha dato parecchio questa stagione, Kaminsky vive a giornata, più lunatico di un lupo mannaro, mentre Zeller potrebbe essere il terzo elemento che migliorerà le prestazioni, in attesa che MCW cresca.

Le rotazioni corte di Clifford hanno tagliato fuori i rookie e se il roster è al completo anche J.O.B. troverà poco spazio.

A livello di punti forniti dalla bench siamo sedicesimi (35,7 pt.) così come a rimbalzo (16,1), teniamo molto bene nei liberi invertendo la tendenza generale della squadra realizzando il 78,7% (4° posto) ma i problemi arrivano al tiro con un 40,3% come percentuale realizzativa per un ventinovesimo posto.

Tutto ciò fa si che attualmente si occupi l’ultimo posto in questa particolare classifica solo per le panchine, con una differenza di +/- di -2,6 punti a gara…

Torniamo alla classifica generale. I titolari aiutano segnando punti e i 106,3 di media ci portano al 14° posto.

Tuttavia la precisione difetta e questo è un grosso problema perché se il FGA (tiri tentati) è pari a 86,5 che equivale a un sesto posto, i tiri buoni sono stati 38,4, il che ci colloca alla 21^ posizione…

La percentuale è problematica: 44,3% (migliorata rispetto al 43,6% dopo gara 34) che ci fa scendere al ventisettesimo posto.

 

Le percentuali della squadra suddivise in zone di tiro.

 

Dicevamo all’inizio del capitolo riguardo agli assist…

Charlotte è sì tra le ultime posizioni, ma è la squadra che guadagna più liberi.

Vuoi per un po’ di lentezza e prevedibilità che porta gli altri team a intercettarci, vuoi perché Howard si fa spazio con il fisico sotto le plance.

I 22,6 guadagnati a partita ci issano in prima posizione…

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Classifica Giocatori

 

 14° D. Bacon: 5,70

Dwayne Bacon non è esattamente Dwayne Wade, come era stato presentato erroneamente dall’executive R. Cho. Ha giocato solamente 13:25 nelle ultime 17 partite, finendo per andare anche a giocare qualche partita nella squadra associata minore, i Greensboro Swarm. Lì è riuscito a mettersi in evidenza in un match dove ha chiuso con 45 punti, mentre con gli Hornets solo tre volte è riuscito ad andare in doppia cifra. A inizio stagione era partito anche titolare per ben sei volte, sfruttando i problemi di MKG, ma le non troppo lusinghiere prestazioni hanno convinto un coach, non troppo propenso a fare da balia, a retrocederlo dietro T. Graham. Un peccato perché ha un bel jumper, ancora da calibrare perché scostante, potrebbe sicuramente fare di più, ma al primo anno, come rookie, non si può pretendere… Le statistiche sono mediocri e il minutaggio in ribasso avendo ora davanti a sé, tutte le altre SF e SG…

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 13° M. Monk: 5,70

Non è un caso che i due rookie scomparsi (giocavano molto di più a inizio stagione) siano in fondo alla classifica. Difesa quasi nulla, confermata dalle statistiche in rubate o stoppate. Sta imparando ma gioca troppo poco per poter apprendere velocemente. Sfortunatamente le difficoltà di Charlotte non consentono di dare più minutaggio a uno shooter che si riteneva esser più pronto. In realtà sta sparando con poco ritmo… Balza all’occhio il fatto che tiri meglio da fuori (33,7% il totale, 34,2% da 3 pt.) che da due pt. (29/88 per un 33,%). Come per Bacon poi gioca pochino, nelle ultime 17 gare i minuti sono stati 50:28 e il massimo di punti raggiunto in una recente gara è stato di 6 (contro Dallas, frutto di due triple). Fuori dalle rotazioni abituali di Clifford, solo migliorando la difesa e cercando d’esser più preciso in attacco (le sue entrate sono spesso inconcludenti, spostato come un fuscello su eventuali contatti ritenuti legali) potrà sperare di guadagnar più spazio.

 

Una speculazione dell’ultima ora vorrebbe Monk al centro delle attenzioni dei Bucks…

 

 

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 12° M. Carter-Williams: 5,76

Con Philadelphia, a inizio carriera, era un discreto passatore. Si è dimenticato per troppe partite di far ciò che andrebbe richiesto a un playmaker; metter nella miglior condizione possibile un compagno per segnare. Molte le iniziative in entrata con errori clamorosi, troppe le serate negative. Talvolta preferisce tentare la tripla aperta anziché organizzare qualche azione offensiva coinvolgendo i compagni. Purtroppo da tre ha sempre avuto percentuali pessime e anche quest’anno non è migliorato, mentre è crollato in generale nel tiro dal campo. Il 21/52 (40,3%) delle ultime 17 gare ha migliorato un pochino una percentuale appena al di sopra del 30%, ma rimane comunque insufficiente. Voci, supposizioni, congetture e consigli sull’acquisto di Mudiay o qualche altra PG al suo posto rimangono attuali perché non è riuscito a dare il cambio di passo a una panchina in difficoltà. L’impegno e l’intensità difensiva non mancano, l’efficacia però lascia a desiderare. Sta migliorando nettamente dalla lunetta e un po’ nell’utilità difensiva (vedendo anche la classifica dei singoli), dopo un avvio che aveva lasciato più di qualche perplessità.

Qui sotto la sua espulsione unitamente a quella di Tim Frazier, dopo l’iniziale piccola baruffa da contatto con Jason Snmith.

 

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11 J. O’Bryant: 5,82

Mi aveva favorevolmente impressionato l’anno scorso a Denver dove fece una gran partita in attacco. Fa vedere ancora ogni tanto qualche canestro che la media dei giocatori NBA non segnerebbe. Turnaround in uno contro uno in fade-away dall’ottima coordinazione che ricadono al centro della retina. Purtroppo però il più delle volte non è esattamente un’enciclopedia nel post passo, i movimenti sarebbero anche interessanti ma la troppa goffaggine e lentezza lo rendono bloccabile. Rilasci in gancio o tiri sbilenchi che abbassano la sua percentuale, attualmente al 40,2%, molto inferiore al 53,3% dello scorso anno (in sole 4 partite), ma anche sotto al 41,1% ottenuto con Milwaukee in 66 partite nella stagione 2015/16. Anche in difesa la lentezza e la poca esplosività per noi sono un problema. Assurto al ruolo di secondo centro dietro l’intoccabile Howard, non sta fornendo prestazioni alla Zeller. In 10,7 minuti conquista 2,7 rimbalzi e da 0,2 stoppate di media. Nickname JOB, ma non è proprio un good job, assomiglia più al Jobs Act italiano, sta smaterializzando il contenuto e le cifre si abbassano. Penso che se Zeller dovesse star bene, lo rivedremo ben poco in campo.

 

 

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 10° J. Stone: 5,90

Beh… impossibile parlare di Stone. È più fisso di una montagna di pietra e calcare che ci guarda dalla sua vetta sulle affascinanti Gorges du Verdon (in Provenza). Con Walker come titolare, MCW che nonostante le prestazioni mediocri continua a giocare e Monk all’occorrenza pronto a portar palla con le riserve, l’ex veneziano è costretto a guardare tutte le partite dalla panca. 10:09 nelle ultime 17 uscite, toccando il parquet quattro volte nel garbage time senza prendersi nessun tiro. Ha un 2/4 che risale alle prime due partite stagionali…

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 9° F. Kaminsky: 5,96

Come per Batum la parola d’ordine non può che essere incostanza. Fornisce prestazioni alternanti. In una squadra come quella di Charlotte con Clifford allenatore, credo che c’entri come la marmellata sugli spaghetti. Ha migliorato appena appena la sua difesa che prima era inesistente, oggi almeno è di facciata, esiste perché è lo stretch four di riserva. Forse si è anche programmato che sarà titolare quando le stanche ossa di Marvin lasceranno il circuito NBA. Lascia troppo spazio al tiratore o usa la verticalità contro tiratori letali. Poca resistenza sotto canestro. Il 4 aprile Frank compirà già 25 anni ma a livello statistico nei tre anni passati a Charlotte ha compiuto pochi progressi al tiro. Il tiro dal campo e il tiro da tre sono in linea con le percentuali del primo anno, le rubate anche, i rimbalzi sono calati nonostante il minutaggio, anche se qualche volta ha la scusa Howard che gravitandogli intorno ne magnetizza qualcuno… Va meglio dalla lunetta ed è passato dai 7,5 pt. Di media a gara da rookie all’attuale 10,6. Molto più abile a rifinire da sotto è salito al 70,1% dai 0/3 piedi contro il 58,7% dell’anno precedente. Da notare la statistica da tre punti nelle sconfitte… Quando non riesce a dare apporto e costanza con buone percentuali, Charlotte va in difficoltà…

 

 

 

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 8° M. Williams: 5,97

Giocatore che rimane in campo principalmente per due fattori; apprezzata dedizione al lavoro (all’allenamento) e tiro da fuori che quest’anno è migliorato rispetto all’anno precedente sino all’impennata del primo posto nella statistica dedicata (nell’intera NBA) fino a qualche partita fa. Scostante, come diversi tiratori, può passare dalla spaziale gara contro i Pistons a partite nelle quali fa mancare i suoi punti da fuori (in due gare con Miami, sua bestia nera dai playoffs 2016, ha totalizzato uno 0/7 ad esempio) non riuscendo a mettere nemmeno un canestro. Purtroppo per Charlotte questo è un problema, perché se Kemba è sempre al centro dell’attenzione e deve ricorrere a special move e a blocchi di Howard o stagger per andare al tiro da fuori, Marvin, di solito imbeccato sugli scarichi, è l’unico altro tiratore valido del quintetto (di Batum abbiamo già detto e MKG e Howard non si avvicinano nemmeno alla linea da tre), quindi servirebbe più costanza. In difesa ha qualche serata dove riesce a dar veramente fastidio all’attaccante, ma in generale lo trovo un po’ lento (non come JOB o Monk) e questo è causa del suo voto attuale nonostante le percentuali da fuori siano buonissime. Aveva iniziato il ciclo segnando zero punti contro Warriors e Clippers, poi ha trovato il ritmo con 15 contro Utah, 16 contro OKC, fino ai 21 di Detroit. Al momento out per una distorsione alla caviglia occorsa nel primo match contro i Battistrada a Indianapolis, ma non dovrebbe averne per molto.

 

 

 

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 7° T. Graham: 6

Per le mie medie ha appena toccato la sufficienza esatta, ma Graham ha preso quota vista l’impreparazione di Bacon e Monk e ha trovato maggior minutaggio anche grazie alla sua predisposizione difensiva che lo distingue da altri giocatori, ad esempio da Lamb (il quale a dire il vero quest’anno è molto più sul pezzo e dimostra meno amnesie) o da un Batum non pertinace come Treveon. Graham può contare anche su un buon tiro da fuori, ciò lo ricolloca tra i panchinari come finalizzatore sugli scarichi, sia in transizione o a difesa schierata. Capace anche di prendere qualche iniziativa verso canestro, se fermato con l’intervento irregolare deve tuttavia fare i conti con un 73,2% dalla lunetta, discreto ma non buono o eccezionale… Nelle ultime 17 gare ottime quella contro Washington e la penultima in Atlanta alla Philips Arena.

 

 

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 6° N. Batum: 6,04

L’ingranaggio che si è rotto… l’uomo sotto accusa. Abbiamo già detto molto su di lui nei pezzi precedenti. Calato nei rimbalzi, negli assist, nelle rubate e nelle stoppate (anche se impercettibilmente nelle ultime due statistiche), ha un minutaggio inferiore rispetto allo scorso anno. Non così inferiore tuttavia da giustificare il passaggio dai 15,1 punti dello scorso anno di media agli 11,9 attuali. È rimasto alle pendici del 30% nel tiro da tre punti prima di trovare spazi e ispirazione contro Atlanta in gara 50 chiusa con un 5/10 da dietro l’arco che l’ha fatto terminare esattamente al 30% da fuori. Si è ripetuto alla grandissima contr i Pacers in casa lanciando gli Hornets alla vittoria e chiudendo con 31 pt.. Forse il ruolo di collante gli sta stretto o forse ogni tanto ha bisogno di cambiare aria, sembra poco motivato, la sua difesa non è poi più così tanto aggressiva. Ha saltato l’appuntamento con la nazionale dei Galletti in estate per riposarsi ma il destino beffardo l’ha colpito ugualmente a inizio stagione dove è stato tormentato da un infortunio abbastanza probante che ha continuato a dare noie per diverso tempo, oggi che il problema pare esser scomparso dovrebbe riuscire a dar di più completando il buon backcourt titolare con Kemba, anche perché il suo basso rendimento sta influenzando l’orbita di Charlotte che potrebbe finire fuori dai consistenti pianeti da fascia abitabile per unirsi a quelli gassosi e inconsistenti nel gelido spazio. La sua palla persa dopo aver giocato una buona partita contro Miami è stata un macigno. Probabilmente Williams ha avuto troppa fretta sulla rimessa, ma lui se l’è fatta portar via come un novellino. Nelle ultime diciassette partite sono state otto le partite disputate almeno discreto livello, un po’ scostante per un contratto da oltre 22 milioni che scadrà nella stagione 2020/21, per la quale il giocatore avrà anche l’opzione di scelta a favore, ma nelle ultime due uscite ha fatto vedere di essere in decisa risalita. Speriamo continui così… in alternativa ci si augura che in estate (dovesse tornar a giocar male) si trovi un accordo con il giocatore e qualche altro team, ma soprattutto, per il bene di Charlotte, l’augurio reale è che continui a render come nelle ultime due uscite o quasi, da qui alla fine della stagione.

 

 

 

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 5° C. Zeller: 6,12

Cody è rimasto fuori per ben 27 partite, quindi impossibile parlare di queste 17. La squadra comunque ha tenuto abbastanza ottenendo un record di 12-15, anche se sono convinto che con il buon Cody avremmo avuto un record migliore senza qualche finale travagliato e puntualmente perso. La sua caratteristica difensiva avrebbe permesso d’incassare qualche punto in meno. Partendo dalla panchina ha leggermente cambiato il modo di giocare. Ha migliorato il tiro lungo da due punti perché la panchina gli offre pochi giochi per il pick and roll o inserimenti a fari spenti. Sganciato da Batum, con il quale innescava giochi a due da pick and roll è andato a perderci, così come Batum ha diminuito la statistica assist. Clifford ha deciso comunque di lasciare titolare il francese (impensabile spostare Howard in panca), preferendo utilizzare Lamb come scorer dalla panchina, visti i problemi realizzativi della bench. Un quintetto di riserva con Batum in campo potrebbe essere ancor meno efficace nella metà campo offensiva. Il suo rientro non sarà accolto come quello di Curry, ma nell’economia della squadra potrebbe rivelarsi un’arma, o meglio, uno scudo in più, compresi gli scudi d’attacco con blocchi per tripl ribaltabili in pick and roll.

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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,23

MKG è il giocatore più “italiano” in un certo senso. Non lo sto dicendo nel senso migliore, ma in maniera neutrale. Trasformista… una caratteristica che nel bene e nel male (più nella seconda ipotesi da noi) MKG forse sta percorrendo per sopravvivere. Da seconda scelta con ottima reputazione difensiva ma dalla costruzione del tiro orribile e quindi dalle basse percentuali, oggi è diventato un finalizzatore da due sullo scarico, ma anche sul pullup, riuscendo ad andare in uno contro uno a mettere il tiro diverse volte. Le penetrazioni con appoggio sono sempre state il suo pane, sia quelle in coast to coast che quelle a medio raggio. Portate con più energia un tempo, ripetute con intensità inferiore oggi, ogni tanto rimedia qualche sonora stoppata, la quale non lo fa desistere. Un ragazzo che la vita ha messo subito alla prova (il padre ucciso a Camden quando aveva quasi tre anni) e l’ha colpito ancora quando lo zio Darrin Kidd decede il giorno stesso nel quale MKG porta la lettera per giocare a Kentucky. Per questo fatto aggiunge Kidd al cognome originale giacché lo zio l’aveva cresciuto, insieme alla madre Cindy Richardson, la quale intervista al Draft dopo la scelta di suo figlio disse che MKG avrebbe dovuto esser sempre la stessa persona (umile) di prima. MKG, in effetti, pare esserlo rimasto, sa che deve lavorare ogni giorno e sottolinea quest’aspetto infischiandosene d’eventuali critiche, concentrandosi solo sul miglioramento. In diverse interviste all’inizio aveva difficoltà a parlare, sicuramente a causa del suo passato. Oggi è passato da MKG Security” a una versione più offensiva. Sul parquet rimane sempre uno dei migliori difensori a nostra disposizione ma non come un tempo, sarà che è costretto a spender energie offensive. Dai 7 rimbalzi a partita dello scorso anno siamo passati ai soli 4,5 di media anche se gioca qualche minuto in meno a gara. Diminuite anche le rubate e quasi dimezzate le stoppate, indice di meno atletismo dopo la ricaduta dell’infortunio alla spalla. Prende i suoi tiri, i compagni lo incoraggiano e lui non esagera come altri, segue il kata metron e sa qual è quindi la sua misura. Spreca poco, tanto da salire sul 51,5% dal campo, ottimo per un esterno, mentre dalla lunetta suda freddo tirando solamente con il 68,3%. Fossi il presidente terrei l’ex Kentucky a vita (“solamente” per la storia difficile) come buona riserva, ma in un contesto come quello attuale di Charlotte con tiratori “poveri”, nonostante la buona vena realizzativa, servirebbe un upgrade in grado di costruirsi il tiro e che abbia nelle mani più punti. Lo stipendio è medio e la posizione in cui venne pescato al Draft (la seconda, dietro il suo compagno di Kentucky Anthony Davis) non ne consigliano la possibilità bench. Forse potrebbe anche lasciare Charlotte ma oggi l’incertezza del mercato regna sovrana… Mi auguro un lieto fine con i playoffs da disputare per spazzare, dissipare tutte le incertezze… È dura, ma fosse facile non sarebbe divertente…

 

 

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 3° J. Lamb: 6,46

Jeremy scende dal secondo posto al terzo dopo esser stato anche al primo. Inevitabile un po’ di discesa dopo la stagione partita in maniera spettacolare. Qualche prova incolore tuttavia non ha modificato il valore del nuovo Lamb, il quale è stato citato anche al centro di voci di scambio con New York, al tramonto della trattativa per Kemba. Era chiaro che Clifford gli chiedesse principalmente punti senza dimenticare la difesa, cosa che sta facendo, nonostante nelle ultime giornate sia sembrato un po’ più rilassato in fase difensiva, tanto da rimediare con il fallo ad esempio sull’uno contro uno se rimasto attardato perché non concentrato al massimo. Sul tiratore va spesso, anche saltando, qualche volta anche in rientro se il tiratore effettua un pump fake. L’ho notato subito durante la giornata dei media interagire in maniera seria con gli intervistatori. Nelle ultime 17 gare ha tentato 168 tiri realizzandone 76 (45,2) dando consistente mano alla squadra con un picco di 18 punti ottenuto contro Sacramento in casa. È riuscito a toccare quota 20 punti o a segnarne di più per 5 volte in stagione, ma non nelle ultime 17 gare.  Da 18,4 minuti a gara è passato da 25,2, grazie a questo incremento nel minutaggio oggi Lamb viaggia in doppia cifra sui 13,6 a game contro i 9,7 dello scorso anno. Difetta in qualche turnover di troppo ma ha migliorato “sensibilmente” (rispetto alle esigue cifre precedenti e tenendo conto che è uno shooter) nei palloni rubati e negli assist smistati, sebbene siano ancora cifre trascurabili.

 

 

 

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 2° D. Howard: 6,58

Dwight Howard è un tipo simpatico ma un po’ lunatico sul parquet. Gli anni passano e con essi aumentano i dubbi per un giocatore che si è creato la propria carriera grazie alla fisicità che madre natura gli ha donato. Superman, forse motivato dall’abbandono della sua città Natale (Atlanta) si è riproposto su grandi livelli quest’anno. Certamente non azzecca tutte le serate, ma se teniamo conto delle ultime 17 sfide, ne ha sbagliate ben poche. Tre quelle che abbiamo perso quando ha giocato male, altre perse nonostante le sue prestazioni da big. Partenza alla grandissima in gara 35 contro i Warriors che l’hanno sofferto tutto il match, 29 punti e 13 rimbalzi. Va in doppia doppia da 11 partite consecutive e ha aumentato le stoppate rispetto lo scorso anno. 7 casa contro gli Hawks e 6 quelle date ai Kings. Non tutte le cifre sono in aumento rispetto all’annata con Atlanta, però nelle ultime 17 gare ha migliorato la bassissima percentuale ai liberi che aveva. Un 71/121 utile agli Hornets per non perder terreno nell’eventualità del fallo sistematico (visto solo poche volte a inizio stagione) su di lui. Si vede che ha lavorato sul particolare e l’ha fatto bene. Il fisico l’aiuta ancora in alley-oop, schiacciate esplosive ma anche su linee di fondo prese con conclusioni in reverse layup che finiscono inesorabilmente nel cesto rivelando un ballerino nel corpo di un wrestler da pesi massimi. Stagione super quella di Dwight che ha colmato il vuoto sotto le plance, grazie a lui la tattica di batter in ritirata subito dopo il tiro, indicata da Clifford è a volte inutile se Dwight in attacco prende il rimbalzo. Deve essere motivato e in fiducia per rendere al massimo. Il turnover purtroppo è sempre dietro l’angolo per vari motivi, dalla staticità nell’area offensiva al contatto troppo fisico con il difensore, qualche rara volta per il blocco in movimento e anche se non su tutti i tipi di difesa è sempre reattivo, è pur sempre una presenza disturbante per il furtivo attaccante. Alla quattordicesima stagione in corso segna ancora 15,9 pt., cattura 12,7 rimbalzi a partita, in più piazza 1,7 stoppate a gara…

 

Howard è arrivato a 33 doppie doppie, ben undici consecutive.
La foto è stata presa nel warmup contro i Pacers.

 

 

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 1° K. Walker: 6,72

Kemba è il pezzo forte della squadra. La regina sullo scacchiere. Logico che in una squadra che insegue i playoffs e si trova dopo un anno e mezzo a rischiare molto seriamente di non raggiungerli per la seconda volta consecutiva, a causa della discrasia tra contratti e rendimento di altri player, così diventati poco appetibili, le voci di cessione per rifondare integralmente o parzialmente si siano sprecate. Dopo una mezza rivolta dei tifosi che hanno minacciato di tutto un po’, Kemba è stato tolto parzialmente dal mercato dal proprietario di franchigia MJ, il quale ha detto che si sarebbe mosso solo per un’altra stella. Dato che storicamente a Charlotte sulla carta con gli scambi hanno sempre guadagnato gli altri, una predazione da rivolta dei boxer che evidentemente ha infastidito parecchio lo zoccolo duro dei fan che non ha gradito il fuori tutto iniziato con le voci fatte uscire da Woj, principalmente su Kemba (ma ipoteticamente anche su tutti gli alti componenti), motivo principale per recarsi allo Spectrum Center per veder qualcosa d’interessante e avere una chance di vittoria. Kemba mantiene i suoi standard anche se è evidente che è sempre meno clutch player in un contesto nel quale se si è in gara la palla va a lui. Raramente è riuscito da marcato a cambiar le sorti di finali già scritti ma forse pretendiamo troppo da lui. Il ragionamento funzionerebbe per un Supereroe, ma non si capisce il perché una squadra da basket debba avere questa strategia monotematica. A ogni modo Kemba ha infilato nove triple ad Atlanta in una sola serata battendo il suo precedente record di sette… È il giocatore all-star più sottovalutato della lega ma sul quale scriviamo sempre, lascio parlare le cifre…

 

 

 

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I voti giornata per giornata delle ultime 17 uscite:

 

La classifica con le medie totali da gara 1 a oggi:

 

 

Dalla-s-hop(e)?

L’eco delle voci dello Spectrum Center si spegne.
Qualcuno abbandona l’arena prima.
Si sapeva come sarebbe andata a finire in una gara punto a punto.
Lo sapevano anche quelli di Bring Back The Buzz…
 
Il morale della città sportiva è basso, il mio ancor di più, non si vince uno scontro sentito da tempo, non si vede una via d’uscita al limbo della mediocrità di una bassa classifica inaspettata ma giusta se osserviamo l’intensità che giocatori mettono sul campo nei frangenti decisivi e non solo.
Zeller è sempre out mentre nella notte abbiamo visto andare in onda per quasi tre minuti un duello O’Bryant/Cousins improponibile.
I Playoffs si allontanano sempre più, gara dopo gara perché il 6-4 delle ultime dieci partite non è sufficiente a far svoltare la stagione di Charlotte che è giunta, giocando contro New Orleans, alla quarta gara casalinga di fila.
Ne avrà ancora una contro Atlanta prima d’intensificare il calendario lontano da Charlotte.
E non è detto che sia un male.
La testa dei giocatori sembra più sgombra lontana dall’Alveare, quello che hanno in testa forse alcuni giocatori, relativamente distratti dalle voci di mercato. Inutile però nascondersi dietro a un dito.
Contano poco i disturbi esterni o episodi arbitrali capitati durante la partita; non c’è forza nei finali.
La squadra si perde dimostrando nel bilancio al fotofinish, un saldo ampiamente negativo.
Soluzioni offensive poche, rimesse in campo senza fantasia o schemi validi e difesa rivedibile in qualche occasione, la quale diventa spesso decisiva in negativo.
Le cose non vanno bene, per questo, almeno secondo Steve Kyler di Basketball Insiders, si dice che i Charlotte Hornets abbiano cercato di ingaggiare Leonard di San Antonio provando ad adescare gli Spurs con Kemba Walker.
 
Il mercato si accende sempre in prossimità della scadenza (8 febbraio quest’anno).
Voci parlano d’interessamenti di Detroit e Milwaukee per Walker, mentre un contatto tra Hornets e Mavs potrebbe essere più fattibile visti i 13 milioni sotto il tetto salariale di Dallas.
Con spazio, l’idea degli Hornets sarebbe affiancare un contrattone di quelli pesanti insieme a Walker, in cambio di?
Non si sa bene… probabilmene una prima scelta e chi altri?
I Mavs espressero nel 2016 interesse per Batum e forse oggi potrebbero interessarsi a Marvin Williams ma siamo nel completo campo delle ipotesi, Dallas potrebbe anche solamente entrare come terza squadra in un giro di scambi a tre… tutto possibile ma estremamente fumoso in questo contesto.
La speranza Dallas consisterebbenello sbarazzarsi di un contrattone, di recuperare una stella al posto di Kemba (dovesserlo cederlo) e magari una prima scelta… difficile dire quale altra squadra potrebbe esser coinvolta tra quelle sondate o le altre sei sotto il tetto salariale (Brooklyn, Sacramento, Indiana, Phoenix, Chicago) fissato per quest’anno a 99,093,000. Phila e Atlanta sono leggermente sopra.
Un po’ più intrigante, rimanendo in Texas, è l’ipotesi Leonard, suffragata da un recente “rapporto” di Jalen Rose, il quale ha detto che Kawhi vuole uscire dal contratto con San Antonio (RealGM.com).
Resta da vedere se questa uscita sia vera giacché il direttore generale degli Spurs ha detto che non c’è “nessun problema” tra la squadra e il giocatore.
Questa notizia quindi potrebbe scaturire dal lungo periodo d’inattività di Leonard causa infortunio.
Il complottismo da scambio ha raggiunto picchi altissimi quando Jordan è uscito dicendo che non avrebbe scambiato Walker per nessun giocatore se non un’altra All-Star, avvisando così potenziali GM speculatori.
Aggiungendo ad esempio però il nome di Leonard, molti hanno creduto non fosse una coincidenza, portare a casa un giocatore così importante sarebbe indubbiamente un colpo per Cho che sovvertirebbe momentaneamente le gerarchie con Buford, abilissima controparte Spurs pluripremiata con vari premi d’annata.
Ovviamente il carpe diem per acquisire Leonard è questo. Leonard è un terribile difensore, potrebbe essere l’upgrade di MKG (ormai non più lui atleticamente dopo l’infortunio alla spalla patito due stagioni fa), giocatore dalla storia particolare con il padre ucciso da un colpo d’arma da fuoco a Camden quando lui era piccolissimo.
Per tornare a Kawhi Leonard, il suo biglietto da visita recita: “Defensive Player of the Year, ex MVP delle Finali e due volte All-Star.”
Basta e avanza… inoltre quest’anno ha una media di 16,2 punti, 4,7 rimbalzi, 2,0 palle rubate e una stoppata per partita in nove gare disputate.
Gli Hornets però dovrebbero finalizzare il tutto con una multitrade o un blocco di giocatori poiché se Kemba guadagna 18 milioni quest’anno, l’anno prossimo salirà oltre i 20, contro i 12 stabili di Walker.
Per far quadrare i conti qualcuno pensa a Jeremy Lamb, giocatore che non scambierei vista la sua ottima stagione dalla panchina.
Altra voce, meno importante, ma più plausibile invece riguarda Emmanuel Mudiay, 196 cm, PG di casa a Denver che ha perso il posto da titolare a vantaggio di Jamal Murray.
La sua stagione fino a oggi non è stata un granché e forse Cho spera di rivitalizzarlo inserendolo “dietro?” (se ci sarà ancora) a Walker, giacché il cambio della guardia tra guardie playmaker di riserva nel roster degli Hornets non ha sortito effetti benefici.
Da un Sessions deludente archiviato insieme a Roberts, a un Carter-Williams altrettanto disastrato che anche ieri notte ha sbagliato un appoggio semplice, come spesso gli capita, a uno Stone invisibile, non c’è stato cambio di passo.
La parola d’ordine è quindi trovare solidità in aiuto alla squadra quando Kemba non è sul cubo del cambio.
I minuti di una vera PG di riserva consentirebbero di sviluppare anche un miglior gioco, aprire spazio per innescare gli esterni, cosa che con MCW accade di rado poiché sovente preferisce attaccare il canestro in penetrazione o tirare.
Certo… anche lui ha diminuito notevolmente il numero degli assist, anche se il playmaker al terzo anno è sceso a 18,7 minuti di media saltando diverse partite.
Pare che i Nuggets stiano pesando anche ad altri giocatori da scambiare, questo potrebbe aprire un fronte interessante, sebbene a Charlotte dovranno tenere a mente quali sono i pezzi del puzzle mancante per evitare si squilibrare i reparti.
Secondo Marc Berman del New York Post in riferimento a Mudiay:
“Le fonti dicono che i Nuggets hanno tentato di scambiarlo più volte”.
MCW è salito di pochissimo al 30,1% al tiro dal campo dopo essere stato per molto sotto il 30%, non cambia molto, è una delle percentuali più basse della lega, inoltre il 28,1% da tre di MCW è nettamente inferiore al 38,7% con il quale il congolese sta tirando da oltre l’arco.
Mudiay è un 1996, giovane con potenziale per ripartire, contro un MCW (1991) che si sta perdendo dopo il primo anno esplosivo con Philadelphia.
Scappa dal suo paese natale (il Congo), durante il secondo conflitto congolese. Suo padre purtroppo muore presto e nel 2001 la madre con i fratelli di Emmanuel scappa dal paese sotto il controllo delle milizie Tutsi per trasferirsi in America dove chiedono asilo politico.
Non è tutto rose e fiori però, la famiglia versa in condizioni economiche non semplici e lui decide di tagliare un anno ed entrare nel mondo dei Pro, approciando prima la Cina (Guandong Tigers) per inserirsi l’anno successivo nella NBA, forte di 18 pt. di media nel campionato cinese.
Settima scelta assoluta dei Denver Nuggets, inutile dire che mi piace, solo per la sua storia non facile, in simbiosi, sportivamente parlando, con quella di Charlotte.
Emmanuel sta tirando con l’80% ai liberi in questa stagione e in difesa non farebbe rimpiangere l’aggressività di MCW.

Mar 25, 2016; Los Angeles, CA, USA; Denver Nuggets guard Emmanuel Mudiay (0) dribbles the ball as Los Angeles Lakers forward Kobe Bryant (24) defends in the first quarter of the game at Staples Center. Mandatory Credit: Jayne Kamin-Oncea-USA TODAY Sports

Cosa potrebbe volere in cambio Denver non è chiaro, forse Kaminsky se qualche lungo dovesse muoversi, difficile credere che uno scambio diretto con MCW funzioni se non con qualche first round pick a favore delle Pepite in aggiunta…
Rimane il fatto che, se si vuole tentare ancora di raggiungere la post season (direi cha a fine febbraio avremo un quadro definitivo della situazione dopo le numerose trasferte), Clifford ha veramente molto bisogno di migliorare le prestazioni del proprio play di riserva.
Capitolo a parte Marvin Williams, giocatore che fece una buona stagione due anni fa per sparire nella serie contro Miami.
Raramente si è visto ad alti livelli dopo allora salvo qualche sporadica occasione ma nelle ultime uscite Marvin è apparso più tonico e motivato.
Soprattutto la sua mano è sembrata fatata in alcune partite recenti (vedi trasferta a Detroit), così da scalare la classifica dei tre punti finendo attualmente al quinto posto con il 44,4%…

Le percentuali totali in carriera confrontate con quelle dell’annata in corso. marvin è in controtendenza rispetto a molti altri giocatori ed è quinto nelle percentuali da oltre l’arco.

Come detto per Leonard, anche se stiamo parlando d’altri livelli, un Marvin così in forma potrebbe tornare a essere appetibile per altri team che cerchino un uomo d’esperienza, il problema è che a Charlotte dovrebbero promuovere Kaminsky come titolare, un giocatore con un grado di difesa inferiore, così come le percentuali da oltre l’arco.
In una NBA che parla sempre di più con il tiro da tre punti, la mancanza di uno stretch four si rivela decisiva, specialmente per quel che riguarda la squadra sorta nel 1988.
Se Batum tira male da fuori (28,8%), MKG e Howard non si avvicinano nemmeno all’arco, Kemba, sempre più marcato degli altri è sceso dal 39,9% dello scorso anno al 34,5% di questo…
Non ci sono altri tiratori in squadra da fuori estremamente affidabili se escludiamo Graham che ha la stessa percentuale di Williams ma non è in classifica avendo un numero di conclusioni tentate relativamente basso (54 con 24 realizzazioni).
Kaminsky si ferma per ora al 36,3% ed è il marcatore più vicino, seguito da Lamb con il 35,6%…
Gli Hornets nella notte hanno mancato ben 13 FT, questa tendenza è dovuta sicuramente a Howard che rimane sul 53,4% dalla lunetta (n realtà in miglioramento dopo un tragico inizio stagione a gioco fermo), ma anche a tanti altri…
Una statistica che non possiamo permetterci se consideriamo il fatto che i 27,4 liberi recuperati ci portano al primo posto con un incremento del 14,9% ma il 72,4% di realizzazioni creano un’evidente discrasia tra liberi ottenuti e percentuali di realizzazione.
27° posto con un saldo negativo di -0,90 rispetto l’annata precedente…
Zeller, ma soprattutto MKG sono chiamati a migliorarsi e, scritto con un po’ d’ironia, speriamo che Cho non ingaggi Fizz se il piano non è arrivare ultimi…

Ale e Franz, con il loro”… e Larry? E’ morto!” edito da Rizzoli, illustrati da L. Parmigiani e F. Brusco.
Spari a vuoto anche per Charlotte che deve migliorare le percentuali, comprese quelle dalla lunetta.

Il Vangelo secondo “Matteo”.

Mentre il mercato sta per tornare nel vivo e si rincorrono le sirene di eventuali trade da sogno o da incubo (Walker, Lamb eventualmente), abbiamo avuto un po’ di giorni di stacco dal basket giocato per gli Hornets, tanto da preparare un pezzo per fare il punto (dopo una serie di quattro trasferte e tre vittorie in trasferta che hanno rivitalizzato i Calabroni, ancora imbattuti in questo 2018 – domani notte torneremo a giocar contro Dallas -) della situazione con l’amico Matteo.
Sperando che i nuovi Hornets ribaltino completamente il record del 2017, la classifica attuale langue, i guerrieri si sono (io spero “ si erano”) persi sulla pista del bisonte, per citare “Faber”…
Vorrei fare quindi far sentire anche “la voce” dell’amico Matteo (qualcosa che non sia il mio monostorytelling, insomma), persona genuina, diretta, sincera e divertente.
Parlando di basket la trovo persona competente, allena per diletto, suppongo (dirà lui), in tandem una squadra di ragazzi dalle sue parti.
Per me il basket, oltre all’Olimpo dei professionisti (in particolare della NBA) è fatto da una moltitudine di sfaccettature che a più miti livelli compongono il substrato passionale e incarnano il più puro spirito del gioco, anche nel playground o nello sterrato più sperso sul pianeta con un simil anello di fortuna vive l’essenza di uno sport che va dal rilassante tiro in solitudine all’ereditato spirito di antiche battaglie campali.
Laddove qualcuno potrebbe trovare nel professionismo un compromesso tra soldi e ardore sportivo (chi segue Charlotte avrà in mente giusto un paio di nomi nello scorso anno che ricalcano il modello descritto), nel basket senza percepir denaro questa tara scompare.
Terzo allenatore intervistato (se non erro) con il quale parleremo della situazione di Charlotte.
Il Vangelo secondo Matteo, insomma…
 
1D) Più che una domanda, la prima sarà necessariamente un discorso di presentazione.
Anni (circa, se posso, di solito non si chiedono alle donne), zona, hobby e quant’altro vorrà dirci per fasci conoscere meglio, ma soprattutto… come passa il tempo e perché il basket come compagno di viaggio?
 
1R) “Mi chiamo Matteo, ho 34 anni e sono di Modena.
Tralasciando il lavoro (che “occupa” gran parte del mio tempo giornaliero/settimanale), il – poco – tempo restante lo dedico alla pallacanestro, vera e propria passione che coltivo fin da quando ero bambino.”
 
 
2D) Come mai, parlando di basket NBA, la scelta di Charlotte?
Un tempo era anche una moda… negli anni ’90 personalmente ricordo bene tra P.zza Duomo e San Babila (parlo di Milano), nugoli di giovani coetanei con cappellini dall’inconfondibile color teal accompagnati da tese a volte viola, a volte nere.
Oggi per un ragazzo giovane interessato al basket è difficile accostarsi a una squadra, che, nonostante abbia il presidente più iconico del basket, fa veramente troppa fatica.
Oltre alla scelta, che potrebbe esser stata determinata da questioni anagrafiche, perché è rimasto legato a questi colori?
 
2R) “Perché Charlotte?
Un pomeriggio del 1993 (ricordo ancora distintamente quel giorno), accompagnai mio padre a fare compere.
Ammaliato dalla vetrina di un noto negozio di articoli sportivi di Modena, entrai per dare un’occhiata mentre fantasticavo su quando anch’io avrei sfondato un giorno nel basket professionistico (chi non l’ha fatto?), tra scarpe, canotte, fascette, ecc., all’improvviso il mio sguardo cadde in un angolino dove vi erano appesi dei cappellini…
Ve ne erano una moltitudine:
Lakers, Celtics, Bulls, NY, ecc. e poi uno strano, mai visto…
Azzurro con in mezzo un calabrone che palleggiava ghignando”…

Uno dei tanti modeli dei cappellini con il logo degli Hornets che invadevano la metà degli anni ’90.

E’ stato amore a prima vista.
Da quel giorno ho iniziato a seguire le vicissitudini degli Charlotte Hornets, cosa che faccio tuttora con ancora più foga.”
 
 
3D) Domanda fiume sul progetto…
Passiamo alle note dolenti rappresentate dalla passione comune, ovvero la Charlotte 2.0.
Siamo, dopo quattro anni dal progetto di Jordan, “ereditato” dall’ultima buona stagione dei Bobcats, arrivati forse a uno dei punti più neri della nostra storia attuale (togliendo le ultime quattro partite).
Trattando l’argomento ad ampio respiro, risalendo alla stagione 2014/15, nelle nostre fila militavano già; Walker, Kidd-Gilchrist e Marvin Williams, tra i titolari, oltre a Zeller che è uno dei giocatori più utilizzati da Clifford dalla panchina ed ex titolare (oggi infortunato).
Tre sono state scelte alte ai Draft degli Hornets e M. Williams è ancora tra noi per una sorta d’intoccabilità dovuta alla sua professionalità, tuttavia, dopo il crollo avvenuto tra gennaio e febbraio dello scorso anno che ci ha fatto scivolare fuori dai playoffs, quest’anno l’arrivo di Howard avrebbe dovuto garantirci almeno la partecipazione alla postseason senza troppo soffrire, invece navighiamo pericolosamente tra le acque bassissime del fondo classifica a Est.
Mentre scrivo, solo i Nets che arrivano da una disastrata stagione, i Bulls, i Magic e gli Hawks che in estate hanno smobilitato per ricostruir domani, occupano posizioni inferiori in classifica.
Abbiamo, è vero, giocato contro signore squadre come San Antonio, Minnesota, Golden State e squadre che stavano facendo bene nel momento nel quale sono state affrontate (vedi Orlando, Memphis e Detroit).
In alcune gare, dopo aver accumulato molti punti di vantaggio, siamo crollati (New York, Boston senza Hayward, Horford e Irving che ha giocato quasi due minuti solamente, L.A. Clippers).
Con Chicago poi sono arrivati due stop pesanti al fotofinish. Quali, secondo lei, fermandoci a squadra e allenatore, le cause di queste sconfitte e più in generale del momento no coinciso con i primi di gennaio dello scorso anno?
Per completare il quadro, girando su internet, nei giorni precedenti all’uscita di scena di Clifford (problemi di salute per il coach) ho letto tante critiche verso di lui.
Non ha avuto Batum per esser a pieno organico, poi è rientrato e ha perso Walker, infine Zeller…
Come giudica l’operato di GM e presidente?
E’ adeguato il roster messogli a disposizione?
Jordan è stata la persona meno vicina al suolo come giocatore, onusto di gloria, ma come presidente sfortunatamente al momento sta barcamenandosi.
Ha concesso in estate un’altra possibilità al GM Cho, il quale ha fallito per due anni su tre l’approdo ai playoffs e ora sembra la situazione sia oscurata ancora una volta, sebbene l’energia delle ultime sfide…
Abbiamo preso Howard come primo grande colpo del mercato ma, dopo di ciò, Cho si è fermato.
Ha rimediato all’errore del mega contratto di Miles Plumlee, ma poi siamo stati vittime del suo immobilismo.
“Trader Cho” sarebbe il suo soprannome, ma da un po’ non scambia più molto, almeno… pezzi pesanti.
Con tutta la simpatia per l’uomo, se non erro, il fratello lavorava di notte per sostenere la famiglia, mi sembra che Cho si sia mangiato grossa parte della sua attendibilità. Dopo l’avvio con Seattle/OKC e la parentesi a Portland, nemmeno conclusa l’annata, anche se ingenerosamente, si fissa a Charlotte nell’estate 2011.
Logico che Cho sia ormai confidente con Jordan ma l’entusiasmo che c’era per la nuova avventura di Charlotte svanirà presto se non arriveranno anche dei risultati a dirci che se non una dinastia.
Almeno esiste anche un progetto sportivo.
Quali sono secondo lei le colpe di uno e dell’altro?
 
3R) “Il discorso è parecchio ampio e mi sembra ingiusto e del tutto errato cercare un solo responsabile.
Diciamo che tra società e squadra le colpe sono da dividere fifty fifty.
Mi spiego meglio…
Il più grosso “j’accuse” che muovo alla società è l’immobilismo.
Negli ultimi anni Cho ha chiuso 3/4 trade, troppo poco dato che movimenti così “sporadici” possono essere concessi a squadre bisognose di ritocchi minimi o d’innesti precisi.
Nel nostro caso c’era (e c’è) bisogno di un refresh quasi totale tenendo ben focalizzato ciò che si vuole raggiungere. Restando con la stessa ossatura (mediocre) per più anni si rischia di arrivare a uno stallo (classica situazione limbo) che non porta a nulla se non a denotare una totale mancanza di progetto.
L’arrivo di Howard è stato tanta roba, ma il resto?
Perché con una free agency importante appena passata non si è provato a fare qualcosa di deciso puntando al “bersaglio” grosso come hanno fatto e stanno facendo squadre come Toronto, Milwaukee, Boston ecc.?
Sembra quasi che la società si accontenti di “partecipare” e questo non è giusto nei confronti dei tifosi che ogni anno dimostrano sempre più attaccamento e amore verso questa franchigia.
Poi la parte tecnica.
Allenatore mediocre che non riesce a dare un’identità e un gioco a un gruppo ormai arrivato alla fine di un ciclo che non merita certi stipendi (Batum su tutti) e forse non merita nemmeno di stare in NBA.
Se si somma il tutto il quadro che si materializza è la situazione attuale.”
 
4D) “Il secondo album è sempre il più difficile” è una strofa di una canzone di Caparezza che s’intitola “Il secondo secondo me” nel quale si parla di luoghi comuni e malcostume.
La riedizione di Charlotte di quest’anno sta ricalcando quella dello scorso anno.
Via un centro, dentro un altro, Monk avrebbe dovuto sopperire alla cessione di Belinelli e le due guardie dietro Kemba sono state cambiate con altrettante scommesse.
Pochi ritocchi su una macchina che non funzionava perfettamente.
Ora l’auto di Charlotte sta scivolando pericolosamente su una mota che potrebbe portarci fuori strada.
Quali potrebbero essere le misure da adottare?
Qui siamo vicini al Fantabasket ma alcune occasioni come quella di Bledsoe o altri potrebbero presentarsi rimanendo vigli.
Squadre i quali giocatori per vari motivi non fanno più parte del progetto e potrebbero essere funzionali a Charlotte ve ne sono secondo lei?
 
4R) “Purtroppo dopo tre anni di alti (pochi) e bassi (tanti), bisogna che la società si guardi in faccia e ammetta che questo progetto (se cosi si vuole chiamare) è stato un sonoro fallimento.
Tralasciando il primo anno con i PO raggiunti, la stagione passata e quella corrente sono decisamente negative.
La squadra ha subito un’involuzione paurosa in termini di gioco a parte pochi elementi (Walker, Lamb e Howard), tutti gli altri sarebbero da scambiare/tradare perché sopravvalutati, a fine carriera o inadeguati per questo livello. Questo avrebbe senso, ma bisogna avere la voglia di farlo (il coraggio aggiungerei io come intervistatore), cosa che a ora sembra mancare.”
 
5D) Ultima domanda.
Tutti hanno idoli.
Anch’io ne ho di sportivi, anche se personalmente, per fortuna, non ho il culto della personalità.
Il mio baskettaro preferito era ed è (anche se non gioca più) Dell Curry, colui che è tornato alla ribalta in questi anni sotto la voce “papà di Steph”.
Comunque sia, quali sono i suoi tre giocatori preferiti degli Hornets All-Time e perché?
 
5R) “3^ posizione: “Zo” Alonzo Mourning (1992-1995)

Mourning (a terra) ha appena scagliato il FT jumper che a pochi decimi dalla fine porterà al trionfo (3-1) sui Celtics nella prima serie playoffs (1993) disputata dai Calabroni. Verrà sommerso da Curry (30), Gill, dal resto dei compagni e se non ricordo male anche da tutto il restante…

Un fenomeno.
Centro che univa tecnica con pura potenza.
Sotto le plance era letale.
Il trio con Larry e Muggsy ha permesso di centrare i PO in poco tempo e per la prima volta nella storia.
L’abbiamo visto giocare troppo poco tempo al Charlotte Coliseum da amico.
Poco dopo divenne un avversario…

 
2^ posizione: Glen Rice (1995-1998)

Coach Cowens lo convinse a buttarsi dentro. Già tiratore dalla tecnica eccezionale, divenne un’arma letale… Fu lui ad arrivare per Mourning proveniente da Miami nel novembre 1995.

Ho ancora la sua canotta n° 41 in casa.
Giocatore pazzesco.
Leader clamoroso e go to guy incredibile.
Il suo tiro era qualcosa di letale.
Primo e unico Hornet a vincere il premio di MVP di un All-Star Game.

 
1^ posizione: Baron Davis(1999-2005)

Attraverseà le due epoche degli Hornets passando da Charlotte a New Orleans mantenendo il suzumebachi no kami (lo spirito del calabrone). Genio polifunzionale, le molle ai piedi, la dinamite nelle braccia. Il barone teal & purple, dopo il primo anno difficile, iniziò fisicamente a volare…

Signore e Signori, il Barone…
Una PG in un corpo di un animale.
Con la palla faceva quello che voleva.
Le serie di PO contro Orlando e Milwaukee sono ancora nitide nella mia testa.
Onnipotenza in 191 cm di uomo.
Ho pianto quando lo hanno ceduto”…

Il Punto @ 34

Premessa a lungo termine
 
La stagione degli Hornets è in un cratere.
Questo era su per giù il titolo del Charlotte Observer di qualche settimana fa.
Immagino che anche i più irriducibili detrattori non avrebbero mai pensato che la squadra potesse essere colpita da una bomba così deflagrante.
Basta osservare la classifica dell’Est a oggi, 29 dicembre per accorgersene:
Il progetto a lungo termine di Charlotte è palesemente fallito; sia quello sportivo, sia quello contrattuale.
Quello sportivo vede i giocatori rimasti di lungo corso affievolirsi ogni sera che passa, sotto il peso del vento delle sconfitte anche la fiamma di Walker, il migliore per voti e per talento, oscilla e ondeggia.
Ultimamente non sta rendendo in alcune serate, mentre quella di Batum è completamente spenta MKG va a intermittenza ma la sua sufficienza e i suoi miglioramenti al tiro non bastano se la fiammella di Marvin Williams ha lasciato solo fumo.
Howard sta bruciando velocemente.
Il suo adattamento non è male ma anche lui, come Kemba, ha serate in cui vi sono passaggi a vuoto e non in tutte le situazioni è un top defender, sebbene non vi sia paragone con i centri dello scorso anno.
I contratti a lungo termine fatti stipulare da Cho stanno pesando parecchio, perché in un contesto che non funziona, andare a sbloccarli non sarà semplice.
Giocatori poco interessanti pagati più del loro valore di mercato (vedi Batum) non sono un affare per altri team.
Per invogliar qualcuno gli Hornets avranno bisogno d’inventarsi qualcosa.
Devo dire che per una volta l’idea basilare di Cho non era malvagia; bloccare i salari dei giocatori per qualche anno con gli stipendi in esponenziale aumento sarebbe stata la strategia perfetta per uno small market come Charlotte, ma il tradimento nel rendimento e ancor prima nell’atteggiamento di alcuni giocatori, ha reso la strategia controproducente parlando con il senno di poi.
Tuttavia si è scoperto in dicembre che questa fede nel team da parte di Cho non sia stata così incrollabile secondo Zach Lowe di ESPN.
Lowe in dicembre ha scritto che gli Hornets la scorsa primavera hanno sondato il terreno a Chicago per arrivare a Jimmy Butler.
I Bulls pere però che non avessero interesse per giocatori degli Hornets e Butler alla fine scelse di tornare sotto l’ala protettiva di coach Tom Thibodeau nel frattempo emigrato a Minneapolis come C.T. dei Tmberwolves.
Il volto del team sarebbe stato diverso, ma la pochezza del roster non ha molto da offrire da metter sulla bilancia.
Il 15 gennaio potrebbe sbloccarsi qualcosa ma in genere il GM Rich Cho fa un paio di ritocchi per migliorare la situazione.
Quest’anno però il ritardo nella corsa ai playoffs è notevole, sarebbe lecito quindi aspettarsi un cambio di strategia, anche “sacrificando” la stagione in cambio di scelte future.
Se il prossimo draft potrebbe portare in dono giocatori di puro talento, a questo punto, meglio la gallina domani che l’uovo (alla coque, francese…) oggi, per non rimanere nel limbo.
 
 
Descrizione Veloce delle Partite passate
La stagione di Charlotte proseguiva (dopo gara 17) su una cattiva strada.
Il mio 10-7 di previsione si è andato a scontrare con catastrofiche prestazioni in qualche match abbordabile.
A volte sono gli episodi a determinare l’esito delle battaglie, altre volte sono i giudici a render vani i tentativi e gli sforzi compiuti per ottener un risultato.
La seconda opzione era proprio quella capitata agli Hornets che andavano a Cleveland per una sfida impossibile con i compagni di James in ripresa.
Sfortunatamente Charlotte, dopo esser stata leggermente agevolata, finiva vittima dell’arbitraggio casalingo della terna che proteggeva una delle Star NBA, la quale riusciva a far annullare anche due FT già fischiati per Charlotte.
Altre decisioni prese con il metro truccato e Cleveland finiva per vincere di un punticino (99-100), con Charlotte complice per aver sprecato alcune occasioni dopo esser stata in vantaggio.
Il road tour proseguiva a San Antonio, dove non c’era nulla da fare.
Solita trasferta texana a vuoto e sconfitta senza recriminazioni.
A Toronto i Calabroni inseguivano i Predatori ma non riusciranno ad agganciare mai il risultato.
A Miami i Calabroni iniziavano male il mese di dicembre.
Sul 96-95 subivano un parziale di 0-9 che portava Charlotte nuovamente alla sconfitta.
Gli Hornets tornavano a giocare in casa e battevano Orlando sfruttando un ottimo ultimo quarto dopo esser partiti sul 75-74 sul finir del terzo.
La vittoria dava un po’ di sollievo perché all’Alveare erano attesi i Warriors che, nonostante il figlio di Curry rimanesse fuori (infortunato), non avevano problemi a passare sul parquet della Buzz City.
MCW mancava il layup del -5, e un parziale veloce dei Warriors ci mandava sul -15.
Archiviata la sconfitta, a Charlotte rimanevano altre due gare casalinghe, decisamente più abbordabili.
La prima partita con i Bulls era drammatica.
Il recupero nei secondi finali per portar una sfida da vincere assolutamente, contro un’avversaria modestissima era già una mezza sconfitta che si concretizzava realmente nell’OT.
Contro i Lakers la scena si ripeteva.
Hornets in crisi e sconfitta contro i gialloviola che battevamo da cinque partite di seguito.
Gara 25 era programmata a Oklahoma City, contro una squadra anch’essa un po’ in crisi, o quantomeno che non stava ottenendo i risultati sperati dopo aver investito in estate e aver affiancato a Westbrook, due pezzi da novanta come Anthony e George.
Gli Hornets sorprendevano tutti riuscendo a vincere senza patemi la loro seconda gara stagionale in trasferta sfruttando un gioco equilibrato.
A Houston si andava per firma, come contro gli Spurs.
Non bastava una gran prestazione di Howard e una buona performance di MKG che quasi ripeteva quella sciorinata in Oklahoma.
Contro gli Heat in casa si scivolava nuovamente senza poterselo più permettere, anche se di poco, mentre per ancora meno, due soli punti i Trail Blazers sopravvivevano al gran rientro degli Hornets nel secondo tempo, quando, sotto di 16 punti la gara sembrava già terminata.
Purtroppo l’incapacità di creare buone azioni nei finali (Walker contro tutti non è una soluzione da squadra di pallacanestro) era ancora una volta situazione compromettente.
Contro i Knicks, sempre allo Spectrum Center, non c’era storia, gli Hornets sciorinavano una delle migliori partite della stagione e travolgevano gli avversari, pur agevolati dall’assenza di Porzingis.
Toronto, praticamente al completo si rivelava altra avversaria non abbordabile per la forza odierna degli Hornets in serata Bobcats, si finiva così prima di Natale a giocarsi una doppia sfida in back to back contro Milwaukee che vedeva la prima gara disputarsi in Wisconsin.
Le padrone di casa avevano la meglio entrambe le volte, Charlotte vinceva la seconda sfida in gran rimonta, agevolata dall’Assenza di Antetokounmpo.
Il Natale regalava un briciolo di serenità ma il post Christmas tornava a essere un incubo senza remissione.
Contro Boston, alla presenza del nostro Paolo che inviava questo video

prima della partita allo Spectrum Center, la partenza era brutta, il secondo quarto anche peggio, finendo sul -20…
Gli Hornets rimontavano nella ripresa e a fine terzo quarto si trovavano sul -1 ma l’inconsistenza della squadra finiva per rivelarsi e il finale era il solito sfacelo, disfacimento tra palloni persi, difese per onore di firma e attacchi rivedibili…
 
 
Prossime partite
Nemmeno facendolo apposta il calendario futuro si aprirà con una serie di trasferte a Ovest.
La prima probabilmente finirà per chiudere il vecchio anno in bruttezza, com’è cominciato. A casa dei Warriors le speranze, ve ne fossero, sarebbero comunque ridotte al lumicino, il back to back in casa Clippers vedrà Charlotte giocare dopo le bollicine (all’una del primo gennaio) la prima partita del nostro nuovo anno e l’ultima ufficiale da calendario americano (essendo ancora il 31 per via del fuso orario).
Il tour proseguirà a Sacramento per rientrare a Los Angeles (sponda gialloviola), due partite almeno giocabili sulla carta nonostante l’idiosincrasia per le vittorie in trasferta.
L’undici gennaio invece inaugureremo un tris di partite casalinghe, ancora contro squadre dell’Ovest:
Dallas, Utah e Oklahoma City saranno le nostre avversarie.
Il 15 si tornerà per la seconda volta in stagione a Detroit, mentre potrebbe rivelarsi il momento decisivo della stagione subito dopo.
La squadra al momento rende molto meno del previsto ed è lontanissima dalla zona playoffs, ma se ingranasse un po’ usando un po’ di passione e un po’ d’orgoglio, potrebbe riavvicinarsi, sfruttando ben cinque partite casalinghe: Washington, Miami, Sacramento, New Orleans, Atlanta.
I Wizards sono l’avversaria più temibile ma siamo riusciti a batterli in casa dopo un OT, Miami quest’anno ci ha già battuto due volte, sebbene con scarti ridotti, ma forse per quella data Whiteside potrà riprender il suo posto in campo mentre il nostro Zeller probabilmente sarà ancora out.
Sacramento rappresenta una partita “facile” (anche se non vene sono), diciamo più facile delle altre, New Orleans con il duo big Cousins/Davis sarà una gara tutta da vedere.
Il matchup tra PF non è favorevole ma potremmo guadagnare qualcosa sugli esterni, mentre Atlanta vedrà Belinelli rientrare a Charlotte per la seconda volta dalla sua partenza prematura.
Tris di trasferte dopo la settimana e mezza passata a giocare in casa:
Ancora Miami, la prima volta contro i sorprendenti Pacers e visita che ricambierà la cortesia ad Atlanta.
Per terminare, gara 51 sarà disputata allo Spectrum Center, dove saranno di scena i sorprendenti Pacers, per la seconda sfida annuale nel volgere di breve tempo.
 
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
Da gara 18 a gara 34 è stato un calvario.
Il bilancio di 4-13 non avrebbe potuto prevederlo nemmeno il famoso Colonnello Bernacca.
I playoffs sono a 6,5 partite, tantissime perché oltre a vincerle, bisogna sperare che le altre squadre davanti, le perdano. In realtà è come se le gare fossero doppie e la post season è realmente a 13 partite dal gruppone che vede attualmente Milwaukee al quinto posto, precedere Washington, Indiana e Miami che ha l’ultima seed utile per accedere alle partite della seconda metà d’aprile.
Come scritto in apertura, tra qualche settimana, potremmo assistere a un piano B, semmai ve ne fosse uno.
Charlotte non ha tantissimi giocatori giovani e promettenti. E’ un roster studiato per vincere subito e i vari Malik Monk, Dwayne Bacon e Frank Kaminsky sono tutti in difficoltà.
I due rookie poi, sono stati spediti a Greensboro per poi esser velocemente reintegrati per la sfida contro Boston di ieri notte.
Se pensiamo che Batum, MKG, M. Williams e Zeller guadagno oltre 60 milioni quest’anno portando a casa statistiche non eccezionali, il termine underperforming pare permeare e fotografare la realtà odierna.
In questo momento, gli Hornets sono mediocri, costosi e piuttosto vecchi.
Dwight Howard ha giocato 13 stagioni NBA, Marvin Williams 12, Batum 9.
Giocatori veterani che sono qui per cercare di vincere qualcosa subito, non tra tre o quattro stagioni.
Howard e Batum costano più di ventidue milioni a testa in questa stagione e Williams più di tredici milioni e nessuno di loro è in gran miglioramento.
Se Howard tiene, Williams rimane un sufficiente comprimario, Batum è svanito insieme al suo fade-away.
Se Zeller ormai è cronico agli infortuni, quello patito da Batum ha condizionato in parte il suo rendimento, ma questo non può essere una scusa per le sue scelte di passaggio e tiro.
In difesa è molle e scostante, sebbene si lamenti di non riuscir a subire i contatti a causa del dolore al gomito, dovrebbe farsi da parte o chiedere alla società di esser lasciato fuori.
Avessimo una società e un allenatore intelligente a questo punto Lamb sarebbe titolare fisso e inamovibile in questo contesto.
Dei singoli comunque scriverò più sotto nella classifica a loro dedicata.
Far saltare in aria il roster sarà difficile, specialmente nella sessione invernale di mercato, la cosa più sensata sarebbe riuscire a liberarsi di gente come Batum, M. Williams e M. Carter-Williams, inserendo magari un paio di giovani come Bacon e Kaminsky per rendere un pochino più appetibile lo scambio.
Stephen Silas è incapace di spiegare le prestazioni di Nicolas Batum.
Il record di 12-22 è la facciata di una stagione non solo deludente a livello sportivo ma è l’icona dell’ibernazione a livello di gioco della squadra a meno che gli arresti e tiro di Walker dopo aver passato il blocco o gli uno contro uno di Howard, piuttosto che le penetrazioni solitarie e inconcludenti di Carter-Williams siano degli schemi.
Non c’è nemmeno il vantaggio derivante dal prendersi lo spazio per il tiro o quei mt. verso il canestro in alcune situazioni.
Il viaggio verso la West Coast è stato anticipato dallo tsunami sulla East Coast.
Charlotte, seppur molto all’interno, è stata raggiunta dallo tsunami anche allo Spectrum Center e il record di 10-10 casalingo è pessimo, specialmente dopo la buona partenza tra le mura amiche.
Gli Hornets non tengono sul perimetro e se anche Toronto da 3 punti in un fazzoletto di tempo è riuscita a metter 6/9 da fuori, vuol dire che non c’è speranza…
Aggiorniamo qualche statistica di squadra del team partendo dalle negative.
Charlotte si trova all’ultimo posto in palloni rubati con soli 6,3 a partita.
La situazione non migliora molto guardando una statistica con un peso specifico nettamente maggiore, ovvero, le percentuali dal campo:43,6% e penultimo posto.
Terzultimo posto negli assist con soli 20,4 a partita e si sale ancora di una posizione (ventisettesima) ai liberi.
Il 73% è molto limitante per una squadra che ne batte tantissimi (prima per FT guadagnati con 23 di media).
Da tre punti Charlotte arranca al 23° posto con il 35,1% e si capisce come osservando tutte queste percentuali al tiro, manchino degli shooter affidabili.
Con 106,4 punti subiti abbiamo la ventesima difesa in campionato, con 104,2 punti segnati il nostro attacco si trova al diciasettesimo posto.
Howard ha colmato la lacuna del pitturato se pensiamo che ora, i punti segnati dagli avversari sono 43,2 di media in vernice, il che vale un onorevole 14° posto.
Tra le statistiche positive troviamo i punti concessi agli avversari dai turnover che sono 14,5, il che ci vale un terzo posto, la seconda piazza condivide diversi record, dai rimbalzi (46,7 a partita), alla percentuale di rimbalzi difensiva (81,7% dietro i Bulls con 81,8%) ai turnover (13,4 dietro a Dallas con 13,0)…
Al primo posto vi sono i punti incassati dagli avversari su seconde possibilità.
Solamente 9,6, anche grazie ai rimbalzi, ovviamente.
Nel complesso, salvo che non accada qualcosa di totalmente imprevedibile, come scritto dal Charlotte Observer… febbraio, marzo e aprile, saranno come Ground Zero per lo Spectrum Center.
Scendiamo ora nel dettaglio dei singoli.
Le statistiche in grafica sono state estratte dal sito: www.basketball-reference.com
 
Classifica Giocatori
 
 
 14° M. Carter-Williams: 5,45
 
Il rischio si è rivelato un azzardo senza pari, un bluff impossibile da mascherare.
Il giocatore rookie of the year a Philadelphia non c’è più.
E’ rimasta solo la sua ombra.
E’ vero che i 16,4 minuti concessi dalla coppia di coach Clifford/Silas rappresentano la minor cifra nella sua carriera e potrebbe esser difficile ingranare quando il tempo sul parquet non è molto, ma è fin troppo per come sta giocando.
Sostenevo dovesse giocare lui come PG piuttosto che Monk, ma solamente per il fatto che si tratta del suo ruolo. Non si discosta molto dalle statistiche della scorsa stagione a Chicago, se poi facessimo la differenza con i pochi minuti in più concessi a Chicago, staremmo a guardar il capello.

Dopo un brutto avvio ha migliorato un po’ nei FT ma è sceso tremendamente nelle percentuali dal campo, unica sostanziale differenza con la stagione nella Wind City.
Se il 36,6% con i Bulls aveva rappresentato il pico più basso della sua carriera, il 25,5% dal campo con Charlotte non è presentabile.
Iniziative in penetrazione inefficaci e clamorosi errori da fermo sotto canestro, anche tutto solo, fanno di lui un giocatore che dovrebbe esser mandato per decenza, come minimo nella lega di sviluppo o fermato in panchina e riempito di naftalina, avessimo dei coach intelligenti.
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 13° M. Monk: 5,70
 
Gli Charlotte Hornets hanno selezionato Malik Monk, 19 anni, con la scelta n. 11 nel Draft NBA 2017.
Considerato una stella dal punto di vista offensivo, dal passaggio a Kentucky a Charlotte ha trovato molte difficoltà.
Non voglio dargli una condanna definitiva, è un esordiente e ha bisogno di tempo per imparare.
Soprattutto sta faticando ad adattarsi alla difesa in NBA. Steve Clifford stava provando a spiegargliela, almeno fino al suo problema di salute che l’ha costretto ad abbandonare la squadra.
Monk è finito rapidamente fuori dal giro delle rotazioni per un duplice motivo.
Il primo è la difesa.
Anche lui a inizio stagione diceva d’aver problemi a causa de:
“La velocità del gioco e tutti sono più intelligenti; sanno dove sono gli spazi aperti perché hanno giocato molto più a lungo “.
Questo ha permesso agli avversari d’aver una percentuale di tiro migliore quando sono stati controllati da Monk.
Fino a qualche partita fa, con Monk in campo, gli Hornets hanno concesso 108,8 punti ogni 100 possessi avversari. Uno scarto di 15,4 punti ogni 100 possessi.
Da qui si capisce che anche l’attacco, pur essendo uno shooter, non è stato eccezionale.
I suoi tiri non hanno il giusto ritmo.
Spesso gli avversari si trovano davanti a lui in un lampo e lui non è ancora riuscito a ovviare a questo problema.
I 5,9 punti in 14,5 minuti in campo con un 34,6% al tiro, non spingono Charlotte da nessuna parte.
Lo si pensava decisamente più pronto per la NBA, invece l’abbiamo visto tirare anche agli Swarm con percentuali da 33,3% periodico.

Monk a Greensboro.

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 12° J. O’ Bryant III: 5,71
 
Per un soffio davanti a Monk, ma più deludente di Monk. Ora che Zeller è out, il buon Johnny ha conquistato spazi imprevisti prima. Howard e Zeller, insieme a Kaminsky, gli chiudevano le porte del parquet.
Lo scorso anno nelle poche partite in campo fu discreto, in questa stagione invece, troppe sono state le prestazioni mediocri nelle quali ha opposto una difesa più all’europea più statica, da posizionamento.
Migliorato in diverse statistiche, segna 4,8 punti di media a partita in 10,1 minuti ma le percentuali sono in cabrata.
Dal 53,3% dello scorso anno, al 38,8% di questo. Un problema per una squadra che ha bisogno di canestri dalla panchina.
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 11° D. Bacon: 5,72
 
Vedi il discorso fatto per l’altro rookie. Gemello di Monk nelle difficoltà incontrate, sta avendo la stessa sorte di Malik.
Uscito dalle rotazioni per gli stessi motivi (anche se essendo meno attaccante, tira meno), rimane ai margini del gruppo con i suoi 3,6 punti in 15,9 minuti di media a partita.
Le altre cifre sono irrisorie, compresi i 3,1 rimbalzi a partita.
Non riesce a sprigionare il suo potenziale al tiro (ha una buona sospensione) e in entrata contro i colossi NBA.
Qui, in G-League con gli Swarm, possiamo vedere una gran prestazione di Dwayne:

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 10° J. Stone: 5,87
 
Visto pochissimo in campo anche perché alle prese con un infortunio. La coppia d’allenatori continua a preferirgli MCW che si sta rivelando una calamità naturale.
A lui e a MCW Clifford aveva chiesto pressione sulla palla, cosa che entrambi stanno facendo nel loro piccolo, ma l’ex Venezia nel contesto di Charlotte è stato più marginale di un libro impolverato, abbandonato su qualche scaffale da biblioteca.
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 9° N. Batum: 5,87
 
Numericamente la sua stagione presenta parecchie analogie con l’ultima disputata a Portland.
Dovessi racchiudere il succo del discorso in una parola sola sarebbe: “stimoli”.
Evidentemente il francese dopo qualche anno non ne ha più nonostante la rinuncia alla nazionale quest’estate e la maledizione che qualche tifoso dei “Galletti” deve avergli mandato che l’ha colpito al gomito. Cambiando parte anatomica, nemmeno uno spillo voodoo potrebbe penetrar la sua pancia che sembra piena. Il suo atteggiamento gandhiano in campo fa inferocire qualche tifoso.
Batum sembra, non solo aver perso smalto, ma aver cambiato completamente tipo di gioco dai tempi di Portland.
L’atletismo e gli inserimenti in back-door sono scomparsi. Rare le puntate verso canestro.
L’interpretazione del ruolo di passatore è quasi fissa.
Gioca circa da fermo ma riesce ugualmente a gettare qualche pallone al vento.

Il numero di assist è calato a 4,8 e anche se il minutaggio è scemato anch’esso, registriamo minori rimbalzi, minor precisione al tiro e ai liberi.
Scelte di tiro in turnaround fade-away in uno contro uno risultano alla lunga stucchevoli e inappaganti dal punto di vista meramente pratico.
Tiri a bassa percentuale e ad alto coefficiente, a volte belli da vedere se entrano ma poco pratici.
Il 28,4% da tre per una SG in NBA (l’anno scorso aveva il 33,3%) è roba da metter i brividi.
Da 15,1 punti a partita lo scorso anno è sceso a 10,0…
Attacco a parte, anche in fase difensiva sembra, appena gli avversari forzano, lasciare il passo ogni volta all’avversario.
Le stoppate sono sempre 0,4 a partita e le rubate 1,1, esattamente come lo scorso anno ma la sensazione di sicurezza difensiva con lui in campo è notevolmente peggiorata e non credo sia solo per il problema al gomito che ne limita un po’ i contatti.
Un bug virtuale che sta pesando molto.
Gli zero punti contro Toronto sono stati la descrizione del momento del transalpino se non il Canto del Cigno del galletto dalle ricchezze lussemburghesi a Charlotte…
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 8° F. Kaminsky: 5,90
 
Uno dei pochi giocatori a risalire nella media voto dopo le prime 17 partite anche se di soli 3 centesimi di punto.
Frank ha migliorato un po’ il tiro, ma ha peggiorato in rimbalzi difensivi, rubate e stoppate, regredendo a 10,6 nella tabella punti segnati, indice di minor minutaggio (22,9 contro 26,1 dell’annata precedente).
La difesa rimane il suo tallone d’Achille e in una squadra che ha già i due rookie in difficoltà, più O’Bryant, Batum, gente che abbiamo già scorso in classifica e altri che arriveranno, incide in maniera negativa, infatti, il suo voto è ancora sotto la sufficienza.
La sua media è stata influenzata dall’enorme prestazione offerta contro New York, ma la luce da fuoco fatuo si è ripersa nella nebbia per affacciarsi nuovamente contro i Bucks in casa.

Andamento scostante.
Mi aspetto qualcosa di più da lui a livello difensivo, mentre sta andando meglio con il tiro da fuori grazie a un 34,3% contro il 32,8% dello scorso anno.
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 7° M. Williams: 5,91
 
Incontriamo il secondo titolare sotto la sufficienza.
Marvin mi pare il sesto uomo in una formazione di cinque immutabili elementi.
Il peso offensivo a 31 anni non è paragonabile al contratto da oltre 13 milioni.
Il trentunenne giocatore ha preso 238 tiri in 34 partite (unico Hornet ad averle giocate tutte) tirando con un 47,1%.
Non sarebbe male se il suo attacco fosse marginale o limitato a qualche fase di partita.
E’ l’ultima opzione d’attacco o quello che va a provarci sugli scarichi.
Il 42,1% da tre è percentuale nettamente migliore rispetto a quella dell’annata scorsa ma il suo minutaggio è stato fatto scendere dagli allenatori; 26,5 oggi, contro il 30,2 della passata stagione.
9,5 punti a partita, contratto in aumento, cifre e minutaggio in discesa come il fisico che sembra limitarne la capacità di resistenza.
A Charlotte, nonostante siano presenti tante banche, forse gli affari non li sanno fare benissimo.
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 6° T. Graham: 6,05
 
Alcune buone prestazioni recenti, come quella contro Milwaukee, ne hanno alzato il voto.
Altro giocatore che era ai margini delle rotazioni ma il suo impiego è lievitato da sette minuti (lo scorso anno) agli attuali 17 di media a partita, 43,2% da fuori (mano educata da tre punti) e FT in aumento anche se paradossalmente a gioco fermo ha qualche difficoltà in più.
Sarà colpa della stanchezza perché in difesa si spende (con alterni risultati) e mancanza di concentrazione.
Lo1,1 negli assist e i 2,1 a rimbalzo non sono molta roba per il ventiquattrenne giocatore che rimane sulla sufficienza.
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 5° C. Zeller: 6,10
 
Cody Zeller è uno di quei giocatori non eccezionali ma utili alla causa.
L’arrivo di Howard l’ha spinto in panchina ma non l’ha preservato dall’ennesimo infortunio in carriera.
Il menisco mediale sinistro lacerato nella prima sfida contro i Warriors il 6 dicembre e l’operazione per la quale oggi è ancora in convalescenza…
Undici partite senza di lui e un 3-8 come bilancio.
Senza la sua difesa la panchina è divenuta più vulnerabile dal punto di vista difensivo giacché né Kaminsky né O’Bryant posseggono caratteristiche difensive simili e di far giocare Mathiang non se ne parla fino all’Apocalisse…
Lo Zeller part-time funziona per certi versi meglio del full-time.
Il taglio dei minuti ne ha aumentato la resa nelle stoppate e in proporzione i 19,9 minuti a partita contro i 27,8 dello scorso anno da titolare non hanno fatto calare moltissimo i punti.
7,2 a partita attuali contro i 10,3, 5,5 i rimbalzi totali contro i 6,5 dello scorso anno.
Calano un po’ le percentuali al tiro; il 49,5% attuale dal campo contro il 57,1% è frutto del gioco inesistente della panchina.
Cody beneficiava lo scorso anno di passaggi più smarcanti o si produceva in pick and roll dai tempi giusti.
Le sole entrate non bastano e così quest’anno ha messo in piedi un tiro dalla distanza (da due punti) molto più efficiente.
Mi dispiacerebbe se fosse ceduto perché è uno di quei giocatori che non rinuncia, va a correggere a canestro, lotta, ma in un roster così corto i suoi infortuni influenzano le stagioni.
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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,14
 
Scelta numero due al draft NBA 2011.
Criticatissimo per il suo jumper, ha lavorato per migliorarlo e vi è riuscito.
Grazie a ciò, anche se non è ancora una minaccia seria, gli Hornets non hanno più la classica palla al piede capace solamente in fase difensiva.
Prende le sue responsabilità in sospensione e non solo in entrata.
Porta adrenalina talvolta con qualche azione ma gli eventi di tal genere sono più rari, aurore boreali che scompaiono velocemente anche perché i compagni non hanno atmosfera da contrapporre al plasma solare portato da MKG.
Kidd-Gilchrist ha lavorato al suo tiro con Mark Price all’inizio della sua carriera, prima che l’ex Cavs lasciasse gli Hornets come coach degli Charlotte 49ers.
Da allora, Kidd-Gilchrist ha lavorato con lo specialista al tiro Bruce Kreutzer.
Sfortunatamente ha imparato a tirare unicamente da due punti, mentre la nuova matematica da NBA impone il tiro da tre punti, un settore nel quale MKG non pensa nemmeno a entrare.
“Cambia molto”, ha detto l’allenatore degli Hornets Stephen Silas.
“Le squadre negli anni precedenti l’hanno solo sorvegliato sul fondo della vernice.
È uno sparatutto sicuro come non l’era mai stato in passato”, ha detto ancora Silas, aggiungendo:
“Se manca un tiro, prenderà il prossimo, e questo dice molto su di lui.”
“Sono sempre stato fiducioso in me stesso nel corso degli anni, nonostante quello che tutti dicono o pensano del mio gioco”, ha detto Kidd-Gilchrist.
“Non mi crea o distrugge la giornata quello che pensano gli altri. So quanto duramente lavoro. Questo è tutto ciò che conta e lo sto dimostrando.”
Kidd-Gilchrist ha detto che i compagni di squadra, in particolare Walker e Williams gli ricordano costantemente di tirare ogni volta che ha un open.
Il suo movimento è migliorato al tiro e nonostante il team non esegua giochi per lui, trova ancora la sua strada per andare a bersaglio.

I punti sono passati da 9,2 a 10,0 di media giocando un paio di minuti in meno a partita.
Le critiche potrebbero provenire paragonando la sua difesa prima e dopo l’infortunio.
Purtroppo, dal mio punto di vista, energia ed efficienza difensiva non sono più quelle di due anni fa.
I rimbalzi sono passati da 7 a 5 a gara e le stoppate e le rubate da 1 a 0,8 per entrambe le statistiche.
Le spedizioni dei coach sugli uomini di maggior talento sono delle mission impossible che un tempo erano affrontate spesso riuscendo nell’impresa almeno di limitare il potenziale delle stelle avversarie.
Oggi non è così.
Qualche volta vi riesce, ma troppe volte le star avversarie impongono il loro bello e cattivo tempo.
Come Zeller, un altro giocatore di lungo corso da valutare.
Uno dei pochi elementi che con scambi adeguati, potrebbe portare in dote agli Hornets qualcosa di buono.
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 3° D. Howard: 6,42
 
Il veterano Howard andava a riempire il buco più evidente nel roster.
Quello del ruolo di centro titolare, orfano dopo l’addio di Jefferson.
Howard ha fornito prestazioni che numericamente non hanno nulla da obiettare.
15,5 punti a partita e 12,2 rimbalzi di media a partita oltre a 1,3 stoppate a partita.
Più coinvolto nel progetto rispetto a quello che avrebbe potuto essere giocare con Zeller, perde più palloni che con Atlanta, anche per falli di posizionamento o di reazione.
In queste ultime 17 partite la mano di Howard è decisamente migliorata dalla lunetta.
Le percentuali precedenti erano infime e non è che il 53,8% globale attuale sia quella di Dell Curry, ma sta tirando decisamente meglio a gioco fermo, se poi pensiamo che l’anno scorso con gli Hawks finì con il 53,3%…
La mia sensazione personale è che anche lui, come Walker, sera dopo sera veda sfumare i playoffs e si stia deprimendo, questo lo porta a chiudere appoggi in maniera più imprecisa per frutto di mancanza di concentrazione.
L’Howard contro tutti sotto canestro regge finché la testa gli dice qualcosa.
Il limite non è il cielo ma l’entusiasmo.
Da professionista continua a produrre ma le percentuali al tiro si sono abbassate rispetto ad Atlanta e da fuori non tira questo fa si che nello starting five gli Hornets abbiano un centro old style e MKG che non prova mai da fuori, se Batum tira malissimo, Kemba si è raffreddato, ogni tanto arriva solo qualche tracciante di Marvin Williams come desolante stella cometa a riscaldar i cuori dei tifosi Hornets e questo è un problema che comunque non può ricader sulle spalle di Howard.
Il problema degli Hornets con Howard è la difesa su certi tipi d’attacco.
Pick and roll o alcuni tipi d’entrata lo trovano impreparato. Se la strategia è lasciarlo sotto canestro contro centri come Horford o altri player, gli Hornets devono trovare la quadratura sugli esterni per rimediare a possibili giochi che vedrebbero coinvolto il centro avversario.
Il citato Horford nell’ultima partita ha tirato con un 4/6 da fuori…
Nonostante una discreta copertura della vernice, gli Hornets non sono riusciti a difendere decentemente sul perimetro, ma questo fatto dal mio punto di vista è dipeso molto di più da demeriti da difesa individuale.
Howard comunque resta un punto fermo di questo team, ma è arrivato in un momento sbagliato, alla fine di un ciclo.
Che farà se Walker dovesse decider d’andar via?
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 2° J. Lamb: 6,43
 
Jeremy Lamb scende in seconda piazza ma continua a essere uno dei migliori tra gli Hornets pur partendo dalla panchina.
Unico produttore di punti affidabile dalla bench, continua a sforzarsi su ambo i lati del campo.
I risultati sono stati meno soddisfacenti rispetto all’inizio stagione nelle ultime 17 partite ma il breackout di Lamb ormai pare conclamato.
Sta dando continuità al suo gioco offensivo spingendo Charlotte quantomeno a giocarsela.
Non avesse segnato 14 punti in un quarto contro Toronto sarebbe finita come USA-Angola alle Olimpiadi…

Gli si chiedono punti e lui riesce a ottemperare alle richieste.
26,8 minuti contro i 18,4 dello scorso anno, 35,5% da tre contro il 28,1% dell’anno scorso…
Più generoso negli assist con 2,5 a partita (1,2 la passata season) e punti aumentati da 9,7 a 14,5…
I numeri non dicono tutto ma possono spiegare alcune dinamiche.
Gli sono capitati un paio di palloni difficili in finali di partite e non è riuscito a metterli ma sarebbe forse stato pretender troppo da un giocatore che potrebbe anche essere titolare viste le prestazioni del pari ruolo, preservato a questo punto solo per il danno d’immagine e di portafoglio (significherebbe ammettere che Batum è un giocatore da panchina) che la società avrebbe nel farlo sedere in panca.
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 1° K. Walker: 6,51
 
Cala un pochino nella media ma va in testa alla classifica pur fornendo prestazioni scostanti.
Il blocco di Howard o del lungo di turno per il suo passaggio e l’arresto e tiro da tre punti è una soluzione semplice ma non sempre redditizia.
Nelle ultime partite ha faticato parecchio dalla lunga distanza dopo aver subito quel contatto che l’ha portato ad aver problemi alla spalla.
Ha ancora un anno di contratto (2018/19) ma credo che ormai, come noi fan sia un po’ frustrato dalla situazione e potrebbe anche cedere alla tentazione di chiedere anticipatamente la sua cessione a fine stagione.
Il progetto di Cho sul dar fiducia a un team spento, pur inserendo qualche miccia nuova come Howard, è fallito.
Cedere Kemba significherebbe almeno ricavarne un pari.
Se lo scenario dovesse essere privarsi dell’uomo franchigia del team non si potrebbe transigere su uno scambio equo, fosse anche solidale, tanto meglio.
Ma questi sono scenari futuri da think tank.
Rimaniamo ancorati a oggi…
Kemba garantisce ancora 21,6 punti di media, 5,8 assist, 1,1 rubate a partita e l’85,1% dalla lunetta.
Ciò che è calata è la percentuale al tiro.
42,0% al posto di 44,4% dello scorso anno e aprendo il cassetto della 3FG%, il 34,2% è cifra inferiore al 39,9% dello scorso anno, quando sorprese tutti mostrando anche un costante e preciso tiro da fuori.
In ogni caso Kemba è l’unica speranza per uscire attualmente da questa situazione, ma se i compagni (specialmente quelli della panchina) non daranno una mano, non potrà certamente bastare…

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Anteprima di Houston-Charlotte

Houston… avevamo un problema (quello delle troppe sconfitte consecutive)…
Il viaggio degli Charlotte Hornets in quel che è chiamato “corridoio dei tornado” (Kansas, Oklahoma, ecc.), è stato propedeutico a far ritrovar fiducia alla squadra.
Gli Hornets, nell’occhio del ciclone, hanno trovato una zona tranquilla nella quale riuscire a ricompattarsi dopo le deludenti, a tratti incommentabili prestazioni (culminate con le sconfitte casalinghe contro Bulls e Lakers) e a roteare vorticosamente in pochi minuti fino a raggiungere i 20 pt. di vantaggio contro i Thunder, una squadra che certamente ha qualche difficoltà, forse Westbrook pecca un po’ d’altruismo con il drive and kick, ma certamente ha un quintetto in grado d’aver un record migliore dell’attuale, in rosso.
La discesa a sud, in Texas, al contrario della gara con i Thunder vedrà i Calabroni affrontare una squadra in totale salute (i Rockets), che, secondo me, rientra nel poker di team che quest’anno può provare a cercare di vincere il titolo con Boston, Cleveland e Golden State.
Infarciti di ex Hornets, quelli di New Orleans (Paul, Gordon, Ariza e Ryan Anderson), i Rockets, oltre al Barba Harden, hanno un gioco che incarna lo spirito dei tempi fatto per poter colpire da fuori.
I tiratori non mancano.
La critica è che la squadra sia un po’ leggerina, ma compensa con le abilità, compresa quella di portare a casa finali nei quali l’esito è incerto.
E’ successo all’esordio conto i Warriors, è successo nell’ultima sfida contro i Pelicans, mentre contro di noi all’”andata”, nel finale hanno strutturato il loro vantaggio a colpi di triple.
Una sfida stellare nella città che per antonomasia è legata allo spazio grazie alla NASA.
In quest’articoletto tratto da un Superbasket uscito sul finire degli ’80, possiamo vedere ciò che si scriveva allora di Houston, “ammirando” anche il team che di lì a meno di dieci anni diverrà bicampione, sfruttando l’assenza di MJ dai parquet.
Olajuwon sarà il perno di un team che riuscirà a spazzar via i Magic di Shaquille O’Neal in una delle due finali disputate. Il pronostico odierno è tutto per i texani ovviamente, anche se gli Hornets, dopo aver “regalato” troppe partite, hanno toccato quota dieci vittorie solo a OKC, riuscendo a bloccare l’emorragia di sconfitte, in totale già sedici.
Nicolas Batum è in dubbio per la partita di stanotte poiché il fine settimana scorso ha sentito dolore al gomito sinistro riuscendo a giocare solo diciannove minuti nella penultima partita ed esser stato costretto a guardare i compagni da fuori a OKC.
Sicuramente il francese non sta rendendo come dovrebbe, nonostante la scelta di non aggregarsi alla nazionale francese in estate, il primo infortunio che l’ha colpito quest’anno, gli ha fatto perdere un po’ il ritmo ma al momento pare un giocatore che, non solo a mio parere, potrebbe rimaner fuori migliorando paradossalmente la resa della squadra che con Batum in campo pare più lenta e gioca con poca motion offense, aspettando magari da Batum il passaggio illuminante da fermo o quasi, magari sfruttando un taglio medio, un pick and roll o un back-door.
La squadra però così diviene prevedibile, mentre uno dei motivi della vittoria a casa Donovan è stato sicuramente l’aspetto offensivo:
Attacco bilanciato e mobile, buone scelte di tiro, proprio l’altro difetto di Batum che a dispetto della sua esperienza a volte tenta turnaround fade-away, catch n’shoot da tre punti girando l’anca in volo o pull-up con l’uomo addosso.
Qualche volta vedere il tiro entrare è indubbiamente esaltante, ma il prezzo che si paga è salato perché i tiri a difficile coefficiente non aiutano un team che non può permettersi troppi passi falsi in attacco.
Le sue percentuali sono in calo… dal campo due anni fa tirava con il 42,6%, l’anno scorso finì con il 40,3%, mentre quest’anno sta tirando con il 37,3%, anche se lui dice di non essere se stesso.

Batum in un’immagine presa dal Charlotte Observer, oggi. Lynne Sladky AP

“So cosa fare, ma non posso farlo” sono sue parole, complice il problema fisico. Il francese ha poi continuato dicendo di aver cercato di nascondere al compagno Mathiang, il quale chiedeva a Nicolas se stesse bene, in una recente partita, il dolore provato per cercare di reggere l’ultimo quarto e aiutare i compagni. Nic ha aggiunto:
“Afferro qualcuno o qualcuno mi afferra o qualcuno mi picchia (in partita). Ricevo dolore ogni partita.” finendo ovviamente per dire che il contatto fisico in partita è ben diverso dal gioco in allenamento o statico al tiro.
Seguendo l’ordine cronologico mostrato prima, da tre punti il primo anno aveva un 34,8%, per scendere al 33,3%, mentre quest’anno il 22,4% pare davvero una cifra da giocatore da panchina profonda.
Comunque sia, sarà valutato oggi pomeriggio.
Supponendo che sia ancora in injury list o comunque queste sue dichiarazioni dovrebbero consigliare a Silas di lasciarlo a riposo e valutare magari un altro intervento, Jeremy Lamb sarà il principale beneficiario della sua assenza.
L’ex Howard potrebbe, approfittando della non grandissima fisicità dei lunghi di Houston, fornire una buona prestazione, ma dall’altra parte dovremo esser bravi a schermare i meteoritici palloni, scagliati dalle sapienti mani dei triplisti di Houston che si trova all’11° posto con il 36,9% da fuori, mentre sale all’8° con il 47,1% dal campo ed è al quinto nei tiri liberi con il 79,8% e anche se gli Hornets non commettono molti falli (493, terza per falli commessi), la partita casalinga può inficiare il giudizio degli arbitri in talune occasioni, tanto più che l’eurostep di Harden aspetta solo il contatto. 
Provarci non costa nulla, l’importante è tornare a giocare a basket.