Il Vangelo secondo “Matteo”.

Mentre il mercato sta per tornare nel vivo e si rincorrono le sirene di eventuali trade da sogno o da incubo (Walker, Lamb eventualmente), abbiamo avuto un po’ di giorni di stacco dal basket giocato per gli Hornets, tanto da preparare un pezzo per fare il punto (dopo una serie di quattro trasferte e tre vittorie in trasferta che hanno rivitalizzato i Calabroni, ancora imbattuti in questo 2018 – domani notte torneremo a giocar contro Dallas -) della situazione con l’amico Matteo.
Sperando che i nuovi Hornets ribaltino completamente il record del 2017, la classifica attuale langue, i guerrieri si sono (io spero “ si erano”) persi sulla pista del bisonte, per citare “Faber”…
Vorrei fare quindi far sentire anche “la voce” dell’amico Matteo (qualcosa che non sia il mio monostorytelling, insomma), persona genuina, diretta, sincera e divertente.
Parlando di basket la trovo persona competente, allena per diletto, suppongo (dirà lui), in tandem una squadra di ragazzi dalle sue parti.
Per me il basket, oltre all’Olimpo dei professionisti (in particolare della NBA) è fatto da una moltitudine di sfaccettature che a più miti livelli compongono il substrato passionale e incarnano il più puro spirito del gioco, anche nel playground o nello sterrato più sperso sul pianeta con un simil anello di fortuna vive l’essenza di uno sport che va dal rilassante tiro in solitudine all’ereditato spirito di antiche battaglie campali.
Laddove qualcuno potrebbe trovare nel professionismo un compromesso tra soldi e ardore sportivo (chi segue Charlotte avrà in mente giusto un paio di nomi nello scorso anno che ricalcano il modello descritto), nel basket senza percepir denaro questa tara scompare.
Terzo allenatore intervistato (se non erro) con il quale parleremo della situazione di Charlotte.
Il Vangelo secondo Matteo, insomma…
 
1D) Più che una domanda, la prima sarà necessariamente un discorso di presentazione.
Anni (circa, se posso, di solito non si chiedono alle donne), zona, hobby e quant’altro vorrà dirci per fasci conoscere meglio, ma soprattutto… come passa il tempo e perché il basket come compagno di viaggio?
 
1R) “Mi chiamo Matteo, ho 34 anni e sono di Modena.
Tralasciando il lavoro (che “occupa” gran parte del mio tempo giornaliero/settimanale), il – poco – tempo restante lo dedico alla pallacanestro, vera e propria passione che coltivo fin da quando ero bambino.”
 
 
2D) Come mai, parlando di basket NBA, la scelta di Charlotte?
Un tempo era anche una moda… negli anni ’90 personalmente ricordo bene tra P.zza Duomo e San Babila (parlo di Milano), nugoli di giovani coetanei con cappellini dall’inconfondibile color teal accompagnati da tese a volte viola, a volte nere.
Oggi per un ragazzo giovane interessato al basket è difficile accostarsi a una squadra, che, nonostante abbia il presidente più iconico del basket, fa veramente troppa fatica.
Oltre alla scelta, che potrebbe esser stata determinata da questioni anagrafiche, perché è rimasto legato a questi colori?
 
2R) “Perché Charlotte?
Un pomeriggio del 1993 (ricordo ancora distintamente quel giorno), accompagnai mio padre a fare compere.
Ammaliato dalla vetrina di un noto negozio di articoli sportivi di Modena, entrai per dare un’occhiata mentre fantasticavo su quando anch’io avrei sfondato un giorno nel basket professionistico (chi non l’ha fatto?), tra scarpe, canotte, fascette, ecc., all’improvviso il mio sguardo cadde in un angolino dove vi erano appesi dei cappellini…
Ve ne erano una moltitudine:
Lakers, Celtics, Bulls, NY, ecc. e poi uno strano, mai visto…
Azzurro con in mezzo un calabrone che palleggiava ghignando”…

Uno dei tanti modeli dei cappellini con il logo degli Hornets che invadevano la metà degli anni ’90.

E’ stato amore a prima vista.
Da quel giorno ho iniziato a seguire le vicissitudini degli Charlotte Hornets, cosa che faccio tuttora con ancora più foga.”
 
 
3D) Domanda fiume sul progetto…
Passiamo alle note dolenti rappresentate dalla passione comune, ovvero la Charlotte 2.0.
Siamo, dopo quattro anni dal progetto di Jordan, “ereditato” dall’ultima buona stagione dei Bobcats, arrivati forse a uno dei punti più neri della nostra storia attuale (togliendo le ultime quattro partite).
Trattando l’argomento ad ampio respiro, risalendo alla stagione 2014/15, nelle nostre fila militavano già; Walker, Kidd-Gilchrist e Marvin Williams, tra i titolari, oltre a Zeller che è uno dei giocatori più utilizzati da Clifford dalla panchina ed ex titolare (oggi infortunato).
Tre sono state scelte alte ai Draft degli Hornets e M. Williams è ancora tra noi per una sorta d’intoccabilità dovuta alla sua professionalità, tuttavia, dopo il crollo avvenuto tra gennaio e febbraio dello scorso anno che ci ha fatto scivolare fuori dai playoffs, quest’anno l’arrivo di Howard avrebbe dovuto garantirci almeno la partecipazione alla postseason senza troppo soffrire, invece navighiamo pericolosamente tra le acque bassissime del fondo classifica a Est.
Mentre scrivo, solo i Nets che arrivano da una disastrata stagione, i Bulls, i Magic e gli Hawks che in estate hanno smobilitato per ricostruir domani, occupano posizioni inferiori in classifica.
Abbiamo, è vero, giocato contro signore squadre come San Antonio, Minnesota, Golden State e squadre che stavano facendo bene nel momento nel quale sono state affrontate (vedi Orlando, Memphis e Detroit).
In alcune gare, dopo aver accumulato molti punti di vantaggio, siamo crollati (New York, Boston senza Hayward, Horford e Irving che ha giocato quasi due minuti solamente, L.A. Clippers).
Con Chicago poi sono arrivati due stop pesanti al fotofinish. Quali, secondo lei, fermandoci a squadra e allenatore, le cause di queste sconfitte e più in generale del momento no coinciso con i primi di gennaio dello scorso anno?
Per completare il quadro, girando su internet, nei giorni precedenti all’uscita di scena di Clifford (problemi di salute per il coach) ho letto tante critiche verso di lui.
Non ha avuto Batum per esser a pieno organico, poi è rientrato e ha perso Walker, infine Zeller…
Come giudica l’operato di GM e presidente?
E’ adeguato il roster messogli a disposizione?
Jordan è stata la persona meno vicina al suolo come giocatore, onusto di gloria, ma come presidente sfortunatamente al momento sta barcamenandosi.
Ha concesso in estate un’altra possibilità al GM Cho, il quale ha fallito per due anni su tre l’approdo ai playoffs e ora sembra la situazione sia oscurata ancora una volta, sebbene l’energia delle ultime sfide…
Abbiamo preso Howard come primo grande colpo del mercato ma, dopo di ciò, Cho si è fermato.
Ha rimediato all’errore del mega contratto di Miles Plumlee, ma poi siamo stati vittime del suo immobilismo.
“Trader Cho” sarebbe il suo soprannome, ma da un po’ non scambia più molto, almeno… pezzi pesanti.
Con tutta la simpatia per l’uomo, se non erro, il fratello lavorava di notte per sostenere la famiglia, mi sembra che Cho si sia mangiato grossa parte della sua attendibilità. Dopo l’avvio con Seattle/OKC e la parentesi a Portland, nemmeno conclusa l’annata, anche se ingenerosamente, si fissa a Charlotte nell’estate 2011.
Logico che Cho sia ormai confidente con Jordan ma l’entusiasmo che c’era per la nuova avventura di Charlotte svanirà presto se non arriveranno anche dei risultati a dirci che se non una dinastia.
Almeno esiste anche un progetto sportivo.
Quali sono secondo lei le colpe di uno e dell’altro?
 
3R) “Il discorso è parecchio ampio e mi sembra ingiusto e del tutto errato cercare un solo responsabile.
Diciamo che tra società e squadra le colpe sono da dividere fifty fifty.
Mi spiego meglio…
Il più grosso “j’accuse” che muovo alla società è l’immobilismo.
Negli ultimi anni Cho ha chiuso 3/4 trade, troppo poco dato che movimenti così “sporadici” possono essere concessi a squadre bisognose di ritocchi minimi o d’innesti precisi.
Nel nostro caso c’era (e c’è) bisogno di un refresh quasi totale tenendo ben focalizzato ciò che si vuole raggiungere. Restando con la stessa ossatura (mediocre) per più anni si rischia di arrivare a uno stallo (classica situazione limbo) che non porta a nulla se non a denotare una totale mancanza di progetto.
L’arrivo di Howard è stato tanta roba, ma il resto?
Perché con una free agency importante appena passata non si è provato a fare qualcosa di deciso puntando al “bersaglio” grosso come hanno fatto e stanno facendo squadre come Toronto, Milwaukee, Boston ecc.?
Sembra quasi che la società si accontenti di “partecipare” e questo non è giusto nei confronti dei tifosi che ogni anno dimostrano sempre più attaccamento e amore verso questa franchigia.
Poi la parte tecnica.
Allenatore mediocre che non riesce a dare un’identità e un gioco a un gruppo ormai arrivato alla fine di un ciclo che non merita certi stipendi (Batum su tutti) e forse non merita nemmeno di stare in NBA.
Se si somma il tutto il quadro che si materializza è la situazione attuale.”
 
4D) “Il secondo album è sempre il più difficile” è una strofa di una canzone di Caparezza che s’intitola “Il secondo secondo me” nel quale si parla di luoghi comuni e malcostume.
La riedizione di Charlotte di quest’anno sta ricalcando quella dello scorso anno.
Via un centro, dentro un altro, Monk avrebbe dovuto sopperire alla cessione di Belinelli e le due guardie dietro Kemba sono state cambiate con altrettante scommesse.
Pochi ritocchi su una macchina che non funzionava perfettamente.
Ora l’auto di Charlotte sta scivolando pericolosamente su una mota che potrebbe portarci fuori strada.
Quali potrebbero essere le misure da adottare?
Qui siamo vicini al Fantabasket ma alcune occasioni come quella di Bledsoe o altri potrebbero presentarsi rimanendo vigli.
Squadre i quali giocatori per vari motivi non fanno più parte del progetto e potrebbero essere funzionali a Charlotte ve ne sono secondo lei?
 
4R) “Purtroppo dopo tre anni di alti (pochi) e bassi (tanti), bisogna che la società si guardi in faccia e ammetta che questo progetto (se cosi si vuole chiamare) è stato un sonoro fallimento.
Tralasciando il primo anno con i PO raggiunti, la stagione passata e quella corrente sono decisamente negative.
La squadra ha subito un’involuzione paurosa in termini di gioco a parte pochi elementi (Walker, Lamb e Howard), tutti gli altri sarebbero da scambiare/tradare perché sopravvalutati, a fine carriera o inadeguati per questo livello. Questo avrebbe senso, ma bisogna avere la voglia di farlo (il coraggio aggiungerei io come intervistatore), cosa che a ora sembra mancare.”
 
5D) Ultima domanda.
Tutti hanno idoli.
Anch’io ne ho di sportivi, anche se personalmente, per fortuna, non ho il culto della personalità.
Il mio baskettaro preferito era ed è (anche se non gioca più) Dell Curry, colui che è tornato alla ribalta in questi anni sotto la voce “papà di Steph”.
Comunque sia, quali sono i suoi tre giocatori preferiti degli Hornets All-Time e perché?
 
5R) “3^ posizione: “Zo” Alonzo Mourning (1992-1995)

Mourning (a terra) ha appena scagliato il FT jumper che a pochi decimi dalla fine porterà al trionfo (3-1) sui Celtics nella prima serie playoffs (1993) disputata dai Calabroni. Verrà sommerso da Curry (30), Gill, dal resto dei compagni e se non ricordo male anche da tutto il restante…

Un fenomeno.
Centro che univa tecnica con pura potenza.
Sotto le plance era letale.
Il trio con Larry e Muggsy ha permesso di centrare i PO in poco tempo e per la prima volta nella storia.
L’abbiamo visto giocare troppo poco tempo al Charlotte Coliseum da amico.
Poco dopo divenne un avversario…

 
2^ posizione: Glen Rice (1995-1998)

Coach Cowens lo convinse a buttarsi dentro. Già tiratore dalla tecnica eccezionale, divenne un’arma letale… Fu lui ad arrivare per Mourning proveniente da Miami nel novembre 1995.

Ho ancora la sua canotta n° 41 in casa.
Giocatore pazzesco.
Leader clamoroso e go to guy incredibile.
Il suo tiro era qualcosa di letale.
Primo e unico Hornet a vincere il premio di MVP di un All-Star Game.

 
1^ posizione: Baron Davis(1999-2005)

Attraverseà le due epoche degli Hornets passando da Charlotte a New Orleans mantenendo il suzumebachi no kami (lo spirito del calabrone). Genio polifunzionale, le molle ai piedi, la dinamite nelle braccia. Il barone teal & purple, dopo il primo anno difficile, iniziò fisicamente a volare…

Signore e Signori, il Barone…
Una PG in un corpo di un animale.
Con la palla faceva quello che voleva.
Le serie di PO contro Orlando e Milwaukee sono ancora nitide nella mia testa.
Onnipotenza in 191 cm di uomo.
Ho pianto quando lo hanno ceduto”…

Il Punto @ 34

Premessa a lungo termine
 
La stagione degli Hornets è in un cratere.
Questo era su per giù il titolo del Charlotte Observer di qualche settimana fa.
Immagino che anche i più irriducibili detrattori non avrebbero mai pensato che la squadra potesse essere colpita da una bomba così deflagrante.
Basta osservare la classifica dell’Est a oggi, 29 dicembre per accorgersene:
Il progetto a lungo termine di Charlotte è palesemente fallito; sia quello sportivo, sia quello contrattuale.
Quello sportivo vede i giocatori rimasti di lungo corso affievolirsi ogni sera che passa, sotto il peso del vento delle sconfitte anche la fiamma di Walker, il migliore per voti e per talento, oscilla e ondeggia.
Ultimamente non sta rendendo in alcune serate, mentre quella di Batum è completamente spenta MKG va a intermittenza ma la sua sufficienza e i suoi miglioramenti al tiro non bastano se la fiammella di Marvin Williams ha lasciato solo fumo.
Howard sta bruciando velocemente.
Il suo adattamento non è male ma anche lui, come Kemba, ha serate in cui vi sono passaggi a vuoto e non in tutte le situazioni è un top defender, sebbene non vi sia paragone con i centri dello scorso anno.
I contratti a lungo termine fatti stipulare da Cho stanno pesando parecchio, perché in un contesto che non funziona, andare a sbloccarli non sarà semplice.
Giocatori poco interessanti pagati più del loro valore di mercato (vedi Batum) non sono un affare per altri team.
Per invogliar qualcuno gli Hornets avranno bisogno d’inventarsi qualcosa.
Devo dire che per una volta l’idea basilare di Cho non era malvagia; bloccare i salari dei giocatori per qualche anno con gli stipendi in esponenziale aumento sarebbe stata la strategia perfetta per uno small market come Charlotte, ma il tradimento nel rendimento e ancor prima nell’atteggiamento di alcuni giocatori, ha reso la strategia controproducente parlando con il senno di poi.
Tuttavia si è scoperto in dicembre che questa fede nel team da parte di Cho non sia stata così incrollabile secondo Zach Lowe di ESPN.
Lowe in dicembre ha scritto che gli Hornets la scorsa primavera hanno sondato il terreno a Chicago per arrivare a Jimmy Butler.
I Bulls pere però che non avessero interesse per giocatori degli Hornets e Butler alla fine scelse di tornare sotto l’ala protettiva di coach Tom Thibodeau nel frattempo emigrato a Minneapolis come C.T. dei Tmberwolves.
Il volto del team sarebbe stato diverso, ma la pochezza del roster non ha molto da offrire da metter sulla bilancia.
Il 15 gennaio potrebbe sbloccarsi qualcosa ma in genere il GM Rich Cho fa un paio di ritocchi per migliorare la situazione.
Quest’anno però il ritardo nella corsa ai playoffs è notevole, sarebbe lecito quindi aspettarsi un cambio di strategia, anche “sacrificando” la stagione in cambio di scelte future.
Se il prossimo draft potrebbe portare in dono giocatori di puro talento, a questo punto, meglio la gallina domani che l’uovo (alla coque, francese…) oggi, per non rimanere nel limbo.
 
 
Descrizione Veloce delle Partite passate
La stagione di Charlotte proseguiva (dopo gara 17) su una cattiva strada.
Il mio 10-7 di previsione si è andato a scontrare con catastrofiche prestazioni in qualche match abbordabile.
A volte sono gli episodi a determinare l’esito delle battaglie, altre volte sono i giudici a render vani i tentativi e gli sforzi compiuti per ottener un risultato.
La seconda opzione era proprio quella capitata agli Hornets che andavano a Cleveland per una sfida impossibile con i compagni di James in ripresa.
Sfortunatamente Charlotte, dopo esser stata leggermente agevolata, finiva vittima dell’arbitraggio casalingo della terna che proteggeva una delle Star NBA, la quale riusciva a far annullare anche due FT già fischiati per Charlotte.
Altre decisioni prese con il metro truccato e Cleveland finiva per vincere di un punticino (99-100), con Charlotte complice per aver sprecato alcune occasioni dopo esser stata in vantaggio.
Il road tour proseguiva a San Antonio, dove non c’era nulla da fare.
Solita trasferta texana a vuoto e sconfitta senza recriminazioni.
A Toronto i Calabroni inseguivano i Predatori ma non riusciranno ad agganciare mai il risultato.
A Miami i Calabroni iniziavano male il mese di dicembre.
Sul 96-95 subivano un parziale di 0-9 che portava Charlotte nuovamente alla sconfitta.
Gli Hornets tornavano a giocare in casa e battevano Orlando sfruttando un ottimo ultimo quarto dopo esser partiti sul 75-74 sul finir del terzo.
La vittoria dava un po’ di sollievo perché all’Alveare erano attesi i Warriors che, nonostante il figlio di Curry rimanesse fuori (infortunato), non avevano problemi a passare sul parquet della Buzz City.
MCW mancava il layup del -5, e un parziale veloce dei Warriors ci mandava sul -15.
Archiviata la sconfitta, a Charlotte rimanevano altre due gare casalinghe, decisamente più abbordabili.
La prima partita con i Bulls era drammatica.
Il recupero nei secondi finali per portar una sfida da vincere assolutamente, contro un’avversaria modestissima era già una mezza sconfitta che si concretizzava realmente nell’OT.
Contro i Lakers la scena si ripeteva.
Hornets in crisi e sconfitta contro i gialloviola che battevamo da cinque partite di seguito.
Gara 25 era programmata a Oklahoma City, contro una squadra anch’essa un po’ in crisi, o quantomeno che non stava ottenendo i risultati sperati dopo aver investito in estate e aver affiancato a Westbrook, due pezzi da novanta come Anthony e George.
Gli Hornets sorprendevano tutti riuscendo a vincere senza patemi la loro seconda gara stagionale in trasferta sfruttando un gioco equilibrato.
A Houston si andava per firma, come contro gli Spurs.
Non bastava una gran prestazione di Howard e una buona performance di MKG che quasi ripeteva quella sciorinata in Oklahoma.
Contro gli Heat in casa si scivolava nuovamente senza poterselo più permettere, anche se di poco, mentre per ancora meno, due soli punti i Trail Blazers sopravvivevano al gran rientro degli Hornets nel secondo tempo, quando, sotto di 16 punti la gara sembrava già terminata.
Purtroppo l’incapacità di creare buone azioni nei finali (Walker contro tutti non è una soluzione da squadra di pallacanestro) era ancora una volta situazione compromettente.
Contro i Knicks, sempre allo Spectrum Center, non c’era storia, gli Hornets sciorinavano una delle migliori partite della stagione e travolgevano gli avversari, pur agevolati dall’assenza di Porzingis.
Toronto, praticamente al completo si rivelava altra avversaria non abbordabile per la forza odierna degli Hornets in serata Bobcats, si finiva così prima di Natale a giocarsi una doppia sfida in back to back contro Milwaukee che vedeva la prima gara disputarsi in Wisconsin.
Le padrone di casa avevano la meglio entrambe le volte, Charlotte vinceva la seconda sfida in gran rimonta, agevolata dall’Assenza di Antetokounmpo.
Il Natale regalava un briciolo di serenità ma il post Christmas tornava a essere un incubo senza remissione.
Contro Boston, alla presenza del nostro Paolo che inviava questo video

prima della partita allo Spectrum Center, la partenza era brutta, il secondo quarto anche peggio, finendo sul -20…
Gli Hornets rimontavano nella ripresa e a fine terzo quarto si trovavano sul -1 ma l’inconsistenza della squadra finiva per rivelarsi e il finale era il solito sfacelo, disfacimento tra palloni persi, difese per onore di firma e attacchi rivedibili…
 
 
Prossime partite
Nemmeno facendolo apposta il calendario futuro si aprirà con una serie di trasferte a Ovest.
La prima probabilmente finirà per chiudere il vecchio anno in bruttezza, com’è cominciato. A casa dei Warriors le speranze, ve ne fossero, sarebbero comunque ridotte al lumicino, il back to back in casa Clippers vedrà Charlotte giocare dopo le bollicine (all’una del primo gennaio) la prima partita del nostro nuovo anno e l’ultima ufficiale da calendario americano (essendo ancora il 31 per via del fuso orario).
Il tour proseguirà a Sacramento per rientrare a Los Angeles (sponda gialloviola), due partite almeno giocabili sulla carta nonostante l’idiosincrasia per le vittorie in trasferta.
L’undici gennaio invece inaugureremo un tris di partite casalinghe, ancora contro squadre dell’Ovest:
Dallas, Utah e Oklahoma City saranno le nostre avversarie.
Il 15 si tornerà per la seconda volta in stagione a Detroit, mentre potrebbe rivelarsi il momento decisivo della stagione subito dopo.
La squadra al momento rende molto meno del previsto ed è lontanissima dalla zona playoffs, ma se ingranasse un po’ usando un po’ di passione e un po’ d’orgoglio, potrebbe riavvicinarsi, sfruttando ben cinque partite casalinghe: Washington, Miami, Sacramento, New Orleans, Atlanta.
I Wizards sono l’avversaria più temibile ma siamo riusciti a batterli in casa dopo un OT, Miami quest’anno ci ha già battuto due volte, sebbene con scarti ridotti, ma forse per quella data Whiteside potrà riprender il suo posto in campo mentre il nostro Zeller probabilmente sarà ancora out.
Sacramento rappresenta una partita “facile” (anche se non vene sono), diciamo più facile delle altre, New Orleans con il duo big Cousins/Davis sarà una gara tutta da vedere.
Il matchup tra PF non è favorevole ma potremmo guadagnare qualcosa sugli esterni, mentre Atlanta vedrà Belinelli rientrare a Charlotte per la seconda volta dalla sua partenza prematura.
Tris di trasferte dopo la settimana e mezza passata a giocare in casa:
Ancora Miami, la prima volta contro i sorprendenti Pacers e visita che ricambierà la cortesia ad Atlanta.
Per terminare, gara 51 sarà disputata allo Spectrum Center, dove saranno di scena i sorprendenti Pacers, per la seconda sfida annuale nel volgere di breve tempo.
 
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
Da gara 18 a gara 34 è stato un calvario.
Il bilancio di 4-13 non avrebbe potuto prevederlo nemmeno il famoso Colonnello Bernacca.
I playoffs sono a 6,5 partite, tantissime perché oltre a vincerle, bisogna sperare che le altre squadre davanti, le perdano. In realtà è come se le gare fossero doppie e la post season è realmente a 13 partite dal gruppone che vede attualmente Milwaukee al quinto posto, precedere Washington, Indiana e Miami che ha l’ultima seed utile per accedere alle partite della seconda metà d’aprile.
Come scritto in apertura, tra qualche settimana, potremmo assistere a un piano B, semmai ve ne fosse uno.
Charlotte non ha tantissimi giocatori giovani e promettenti. E’ un roster studiato per vincere subito e i vari Malik Monk, Dwayne Bacon e Frank Kaminsky sono tutti in difficoltà.
I due rookie poi, sono stati spediti a Greensboro per poi esser velocemente reintegrati per la sfida contro Boston di ieri notte.
Se pensiamo che Batum, MKG, M. Williams e Zeller guadagno oltre 60 milioni quest’anno portando a casa statistiche non eccezionali, il termine underperforming pare permeare e fotografare la realtà odierna.
In questo momento, gli Hornets sono mediocri, costosi e piuttosto vecchi.
Dwight Howard ha giocato 13 stagioni NBA, Marvin Williams 12, Batum 9.
Giocatori veterani che sono qui per cercare di vincere qualcosa subito, non tra tre o quattro stagioni.
Howard e Batum costano più di ventidue milioni a testa in questa stagione e Williams più di tredici milioni e nessuno di loro è in gran miglioramento.
Se Howard tiene, Williams rimane un sufficiente comprimario, Batum è svanito insieme al suo fade-away.
Se Zeller ormai è cronico agli infortuni, quello patito da Batum ha condizionato in parte il suo rendimento, ma questo non può essere una scusa per le sue scelte di passaggio e tiro.
In difesa è molle e scostante, sebbene si lamenti di non riuscir a subire i contatti a causa del dolore al gomito, dovrebbe farsi da parte o chiedere alla società di esser lasciato fuori.
Avessimo una società e un allenatore intelligente a questo punto Lamb sarebbe titolare fisso e inamovibile in questo contesto.
Dei singoli comunque scriverò più sotto nella classifica a loro dedicata.
Far saltare in aria il roster sarà difficile, specialmente nella sessione invernale di mercato, la cosa più sensata sarebbe riuscire a liberarsi di gente come Batum, M. Williams e M. Carter-Williams, inserendo magari un paio di giovani come Bacon e Kaminsky per rendere un pochino più appetibile lo scambio.
Stephen Silas è incapace di spiegare le prestazioni di Nicolas Batum.
Il record di 12-22 è la facciata di una stagione non solo deludente a livello sportivo ma è l’icona dell’ibernazione a livello di gioco della squadra a meno che gli arresti e tiro di Walker dopo aver passato il blocco o gli uno contro uno di Howard, piuttosto che le penetrazioni solitarie e inconcludenti di Carter-Williams siano degli schemi.
Non c’è nemmeno il vantaggio derivante dal prendersi lo spazio per il tiro o quei mt. verso il canestro in alcune situazioni.
Il viaggio verso la West Coast è stato anticipato dallo tsunami sulla East Coast.
Charlotte, seppur molto all’interno, è stata raggiunta dallo tsunami anche allo Spectrum Center e il record di 10-10 casalingo è pessimo, specialmente dopo la buona partenza tra le mura amiche.
Gli Hornets non tengono sul perimetro e se anche Toronto da 3 punti in un fazzoletto di tempo è riuscita a metter 6/9 da fuori, vuol dire che non c’è speranza…
Aggiorniamo qualche statistica di squadra del team partendo dalle negative.
Charlotte si trova all’ultimo posto in palloni rubati con soli 6,3 a partita.
La situazione non migliora molto guardando una statistica con un peso specifico nettamente maggiore, ovvero, le percentuali dal campo:43,6% e penultimo posto.
Terzultimo posto negli assist con soli 20,4 a partita e si sale ancora di una posizione (ventisettesima) ai liberi.
Il 73% è molto limitante per una squadra che ne batte tantissimi (prima per FT guadagnati con 23 di media).
Da tre punti Charlotte arranca al 23° posto con il 35,1% e si capisce come osservando tutte queste percentuali al tiro, manchino degli shooter affidabili.
Con 106,4 punti subiti abbiamo la ventesima difesa in campionato, con 104,2 punti segnati il nostro attacco si trova al diciasettesimo posto.
Howard ha colmato la lacuna del pitturato se pensiamo che ora, i punti segnati dagli avversari sono 43,2 di media in vernice, il che vale un onorevole 14° posto.
Tra le statistiche positive troviamo i punti concessi agli avversari dai turnover che sono 14,5, il che ci vale un terzo posto, la seconda piazza condivide diversi record, dai rimbalzi (46,7 a partita), alla percentuale di rimbalzi difensiva (81,7% dietro i Bulls con 81,8%) ai turnover (13,4 dietro a Dallas con 13,0)…
Al primo posto vi sono i punti incassati dagli avversari su seconde possibilità.
Solamente 9,6, anche grazie ai rimbalzi, ovviamente.
Nel complesso, salvo che non accada qualcosa di totalmente imprevedibile, come scritto dal Charlotte Observer… febbraio, marzo e aprile, saranno come Ground Zero per lo Spectrum Center.
Scendiamo ora nel dettaglio dei singoli.
Le statistiche in grafica sono state estratte dal sito: www.basketball-reference.com
 
Classifica Giocatori
 
 
 14° M. Carter-Williams: 5,45
 
Il rischio si è rivelato un azzardo senza pari, un bluff impossibile da mascherare.
Il giocatore rookie of the year a Philadelphia non c’è più.
E’ rimasta solo la sua ombra.
E’ vero che i 16,4 minuti concessi dalla coppia di coach Clifford/Silas rappresentano la minor cifra nella sua carriera e potrebbe esser difficile ingranare quando il tempo sul parquet non è molto, ma è fin troppo per come sta giocando.
Sostenevo dovesse giocare lui come PG piuttosto che Monk, ma solamente per il fatto che si tratta del suo ruolo. Non si discosta molto dalle statistiche della scorsa stagione a Chicago, se poi facessimo la differenza con i pochi minuti in più concessi a Chicago, staremmo a guardar il capello.

Dopo un brutto avvio ha migliorato un po’ nei FT ma è sceso tremendamente nelle percentuali dal campo, unica sostanziale differenza con la stagione nella Wind City.
Se il 36,6% con i Bulls aveva rappresentato il pico più basso della sua carriera, il 25,5% dal campo con Charlotte non è presentabile.
Iniziative in penetrazione inefficaci e clamorosi errori da fermo sotto canestro, anche tutto solo, fanno di lui un giocatore che dovrebbe esser mandato per decenza, come minimo nella lega di sviluppo o fermato in panchina e riempito di naftalina, avessimo dei coach intelligenti.
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 13° M. Monk: 5,70
 
Gli Charlotte Hornets hanno selezionato Malik Monk, 19 anni, con la scelta n. 11 nel Draft NBA 2017.
Considerato una stella dal punto di vista offensivo, dal passaggio a Kentucky a Charlotte ha trovato molte difficoltà.
Non voglio dargli una condanna definitiva, è un esordiente e ha bisogno di tempo per imparare.
Soprattutto sta faticando ad adattarsi alla difesa in NBA. Steve Clifford stava provando a spiegargliela, almeno fino al suo problema di salute che l’ha costretto ad abbandonare la squadra.
Monk è finito rapidamente fuori dal giro delle rotazioni per un duplice motivo.
Il primo è la difesa.
Anche lui a inizio stagione diceva d’aver problemi a causa de:
“La velocità del gioco e tutti sono più intelligenti; sanno dove sono gli spazi aperti perché hanno giocato molto più a lungo “.
Questo ha permesso agli avversari d’aver una percentuale di tiro migliore quando sono stati controllati da Monk.
Fino a qualche partita fa, con Monk in campo, gli Hornets hanno concesso 108,8 punti ogni 100 possessi avversari. Uno scarto di 15,4 punti ogni 100 possessi.
Da qui si capisce che anche l’attacco, pur essendo uno shooter, non è stato eccezionale.
I suoi tiri non hanno il giusto ritmo.
Spesso gli avversari si trovano davanti a lui in un lampo e lui non è ancora riuscito a ovviare a questo problema.
I 5,9 punti in 14,5 minuti in campo con un 34,6% al tiro, non spingono Charlotte da nessuna parte.
Lo si pensava decisamente più pronto per la NBA, invece l’abbiamo visto tirare anche agli Swarm con percentuali da 33,3% periodico.

Monk a Greensboro.

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 12° J. O’ Bryant III: 5,71
 
Per un soffio davanti a Monk, ma più deludente di Monk. Ora che Zeller è out, il buon Johnny ha conquistato spazi imprevisti prima. Howard e Zeller, insieme a Kaminsky, gli chiudevano le porte del parquet.
Lo scorso anno nelle poche partite in campo fu discreto, in questa stagione invece, troppe sono state le prestazioni mediocri nelle quali ha opposto una difesa più all’europea più statica, da posizionamento.
Migliorato in diverse statistiche, segna 4,8 punti di media a partita in 10,1 minuti ma le percentuali sono in cabrata.
Dal 53,3% dello scorso anno, al 38,8% di questo. Un problema per una squadra che ha bisogno di canestri dalla panchina.
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 11° D. Bacon: 5,72
 
Vedi il discorso fatto per l’altro rookie. Gemello di Monk nelle difficoltà incontrate, sta avendo la stessa sorte di Malik.
Uscito dalle rotazioni per gli stessi motivi (anche se essendo meno attaccante, tira meno), rimane ai margini del gruppo con i suoi 3,6 punti in 15,9 minuti di media a partita.
Le altre cifre sono irrisorie, compresi i 3,1 rimbalzi a partita.
Non riesce a sprigionare il suo potenziale al tiro (ha una buona sospensione) e in entrata contro i colossi NBA.
Qui, in G-League con gli Swarm, possiamo vedere una gran prestazione di Dwayne:

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 10° J. Stone: 5,87
 
Visto pochissimo in campo anche perché alle prese con un infortunio. La coppia d’allenatori continua a preferirgli MCW che si sta rivelando una calamità naturale.
A lui e a MCW Clifford aveva chiesto pressione sulla palla, cosa che entrambi stanno facendo nel loro piccolo, ma l’ex Venezia nel contesto di Charlotte è stato più marginale di un libro impolverato, abbandonato su qualche scaffale da biblioteca.
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 9° N. Batum: 5,87
 
Numericamente la sua stagione presenta parecchie analogie con l’ultima disputata a Portland.
Dovessi racchiudere il succo del discorso in una parola sola sarebbe: “stimoli”.
Evidentemente il francese dopo qualche anno non ne ha più nonostante la rinuncia alla nazionale quest’estate e la maledizione che qualche tifoso dei “Galletti” deve avergli mandato che l’ha colpito al gomito. Cambiando parte anatomica, nemmeno uno spillo voodoo potrebbe penetrar la sua pancia che sembra piena. Il suo atteggiamento gandhiano in campo fa inferocire qualche tifoso.
Batum sembra, non solo aver perso smalto, ma aver cambiato completamente tipo di gioco dai tempi di Portland.
L’atletismo e gli inserimenti in back-door sono scomparsi. Rare le puntate verso canestro.
L’interpretazione del ruolo di passatore è quasi fissa.
Gioca circa da fermo ma riesce ugualmente a gettare qualche pallone al vento.

Il numero di assist è calato a 4,8 e anche se il minutaggio è scemato anch’esso, registriamo minori rimbalzi, minor precisione al tiro e ai liberi.
Scelte di tiro in turnaround fade-away in uno contro uno risultano alla lunga stucchevoli e inappaganti dal punto di vista meramente pratico.
Tiri a bassa percentuale e ad alto coefficiente, a volte belli da vedere se entrano ma poco pratici.
Il 28,4% da tre per una SG in NBA (l’anno scorso aveva il 33,3%) è roba da metter i brividi.
Da 15,1 punti a partita lo scorso anno è sceso a 10,0…
Attacco a parte, anche in fase difensiva sembra, appena gli avversari forzano, lasciare il passo ogni volta all’avversario.
Le stoppate sono sempre 0,4 a partita e le rubate 1,1, esattamente come lo scorso anno ma la sensazione di sicurezza difensiva con lui in campo è notevolmente peggiorata e non credo sia solo per il problema al gomito che ne limita un po’ i contatti.
Un bug virtuale che sta pesando molto.
Gli zero punti contro Toronto sono stati la descrizione del momento del transalpino se non il Canto del Cigno del galletto dalle ricchezze lussemburghesi a Charlotte…
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 8° F. Kaminsky: 5,90
 
Uno dei pochi giocatori a risalire nella media voto dopo le prime 17 partite anche se di soli 3 centesimi di punto.
Frank ha migliorato un po’ il tiro, ma ha peggiorato in rimbalzi difensivi, rubate e stoppate, regredendo a 10,6 nella tabella punti segnati, indice di minor minutaggio (22,9 contro 26,1 dell’annata precedente).
La difesa rimane il suo tallone d’Achille e in una squadra che ha già i due rookie in difficoltà, più O’Bryant, Batum, gente che abbiamo già scorso in classifica e altri che arriveranno, incide in maniera negativa, infatti, il suo voto è ancora sotto la sufficienza.
La sua media è stata influenzata dall’enorme prestazione offerta contro New York, ma la luce da fuoco fatuo si è ripersa nella nebbia per affacciarsi nuovamente contro i Bucks in casa.

Andamento scostante.
Mi aspetto qualcosa di più da lui a livello difensivo, mentre sta andando meglio con il tiro da fuori grazie a un 34,3% contro il 32,8% dello scorso anno.
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 7° M. Williams: 5,91
 
Incontriamo il secondo titolare sotto la sufficienza.
Marvin mi pare il sesto uomo in una formazione di cinque immutabili elementi.
Il peso offensivo a 31 anni non è paragonabile al contratto da oltre 13 milioni.
Il trentunenne giocatore ha preso 238 tiri in 34 partite (unico Hornet ad averle giocate tutte) tirando con un 47,1%.
Non sarebbe male se il suo attacco fosse marginale o limitato a qualche fase di partita.
E’ l’ultima opzione d’attacco o quello che va a provarci sugli scarichi.
Il 42,1% da tre è percentuale nettamente migliore rispetto a quella dell’annata scorsa ma il suo minutaggio è stato fatto scendere dagli allenatori; 26,5 oggi, contro il 30,2 della passata stagione.
9,5 punti a partita, contratto in aumento, cifre e minutaggio in discesa come il fisico che sembra limitarne la capacità di resistenza.
A Charlotte, nonostante siano presenti tante banche, forse gli affari non li sanno fare benissimo.
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 6° T. Graham: 6,05
 
Alcune buone prestazioni recenti, come quella contro Milwaukee, ne hanno alzato il voto.
Altro giocatore che era ai margini delle rotazioni ma il suo impiego è lievitato da sette minuti (lo scorso anno) agli attuali 17 di media a partita, 43,2% da fuori (mano educata da tre punti) e FT in aumento anche se paradossalmente a gioco fermo ha qualche difficoltà in più.
Sarà colpa della stanchezza perché in difesa si spende (con alterni risultati) e mancanza di concentrazione.
Lo1,1 negli assist e i 2,1 a rimbalzo non sono molta roba per il ventiquattrenne giocatore che rimane sulla sufficienza.
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 5° C. Zeller: 6,10
 
Cody Zeller è uno di quei giocatori non eccezionali ma utili alla causa.
L’arrivo di Howard l’ha spinto in panchina ma non l’ha preservato dall’ennesimo infortunio in carriera.
Il menisco mediale sinistro lacerato nella prima sfida contro i Warriors il 6 dicembre e l’operazione per la quale oggi è ancora in convalescenza…
Undici partite senza di lui e un 3-8 come bilancio.
Senza la sua difesa la panchina è divenuta più vulnerabile dal punto di vista difensivo giacché né Kaminsky né O’Bryant posseggono caratteristiche difensive simili e di far giocare Mathiang non se ne parla fino all’Apocalisse…
Lo Zeller part-time funziona per certi versi meglio del full-time.
Il taglio dei minuti ne ha aumentato la resa nelle stoppate e in proporzione i 19,9 minuti a partita contro i 27,8 dello scorso anno da titolare non hanno fatto calare moltissimo i punti.
7,2 a partita attuali contro i 10,3, 5,5 i rimbalzi totali contro i 6,5 dello scorso anno.
Calano un po’ le percentuali al tiro; il 49,5% attuale dal campo contro il 57,1% è frutto del gioco inesistente della panchina.
Cody beneficiava lo scorso anno di passaggi più smarcanti o si produceva in pick and roll dai tempi giusti.
Le sole entrate non bastano e così quest’anno ha messo in piedi un tiro dalla distanza (da due punti) molto più efficiente.
Mi dispiacerebbe se fosse ceduto perché è uno di quei giocatori che non rinuncia, va a correggere a canestro, lotta, ma in un roster così corto i suoi infortuni influenzano le stagioni.
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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,14
 
Scelta numero due al draft NBA 2011.
Criticatissimo per il suo jumper, ha lavorato per migliorarlo e vi è riuscito.
Grazie a ciò, anche se non è ancora una minaccia seria, gli Hornets non hanno più la classica palla al piede capace solamente in fase difensiva.
Prende le sue responsabilità in sospensione e non solo in entrata.
Porta adrenalina talvolta con qualche azione ma gli eventi di tal genere sono più rari, aurore boreali che scompaiono velocemente anche perché i compagni non hanno atmosfera da contrapporre al plasma solare portato da MKG.
Kidd-Gilchrist ha lavorato al suo tiro con Mark Price all’inizio della sua carriera, prima che l’ex Cavs lasciasse gli Hornets come coach degli Charlotte 49ers.
Da allora, Kidd-Gilchrist ha lavorato con lo specialista al tiro Bruce Kreutzer.
Sfortunatamente ha imparato a tirare unicamente da due punti, mentre la nuova matematica da NBA impone il tiro da tre punti, un settore nel quale MKG non pensa nemmeno a entrare.
“Cambia molto”, ha detto l’allenatore degli Hornets Stephen Silas.
“Le squadre negli anni precedenti l’hanno solo sorvegliato sul fondo della vernice.
È uno sparatutto sicuro come non l’era mai stato in passato”, ha detto ancora Silas, aggiungendo:
“Se manca un tiro, prenderà il prossimo, e questo dice molto su di lui.”
“Sono sempre stato fiducioso in me stesso nel corso degli anni, nonostante quello che tutti dicono o pensano del mio gioco”, ha detto Kidd-Gilchrist.
“Non mi crea o distrugge la giornata quello che pensano gli altri. So quanto duramente lavoro. Questo è tutto ciò che conta e lo sto dimostrando.”
Kidd-Gilchrist ha detto che i compagni di squadra, in particolare Walker e Williams gli ricordano costantemente di tirare ogni volta che ha un open.
Il suo movimento è migliorato al tiro e nonostante il team non esegua giochi per lui, trova ancora la sua strada per andare a bersaglio.

I punti sono passati da 9,2 a 10,0 di media giocando un paio di minuti in meno a partita.
Le critiche potrebbero provenire paragonando la sua difesa prima e dopo l’infortunio.
Purtroppo, dal mio punto di vista, energia ed efficienza difensiva non sono più quelle di due anni fa.
I rimbalzi sono passati da 7 a 5 a gara e le stoppate e le rubate da 1 a 0,8 per entrambe le statistiche.
Le spedizioni dei coach sugli uomini di maggior talento sono delle mission impossible che un tempo erano affrontate spesso riuscendo nell’impresa almeno di limitare il potenziale delle stelle avversarie.
Oggi non è così.
Qualche volta vi riesce, ma troppe volte le star avversarie impongono il loro bello e cattivo tempo.
Come Zeller, un altro giocatore di lungo corso da valutare.
Uno dei pochi elementi che con scambi adeguati, potrebbe portare in dote agli Hornets qualcosa di buono.
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 3° D. Howard: 6,42
 
Il veterano Howard andava a riempire il buco più evidente nel roster.
Quello del ruolo di centro titolare, orfano dopo l’addio di Jefferson.
Howard ha fornito prestazioni che numericamente non hanno nulla da obiettare.
15,5 punti a partita e 12,2 rimbalzi di media a partita oltre a 1,3 stoppate a partita.
Più coinvolto nel progetto rispetto a quello che avrebbe potuto essere giocare con Zeller, perde più palloni che con Atlanta, anche per falli di posizionamento o di reazione.
In queste ultime 17 partite la mano di Howard è decisamente migliorata dalla lunetta.
Le percentuali precedenti erano infime e non è che il 53,8% globale attuale sia quella di Dell Curry, ma sta tirando decisamente meglio a gioco fermo, se poi pensiamo che l’anno scorso con gli Hawks finì con il 53,3%…
La mia sensazione personale è che anche lui, come Walker, sera dopo sera veda sfumare i playoffs e si stia deprimendo, questo lo porta a chiudere appoggi in maniera più imprecisa per frutto di mancanza di concentrazione.
L’Howard contro tutti sotto canestro regge finché la testa gli dice qualcosa.
Il limite non è il cielo ma l’entusiasmo.
Da professionista continua a produrre ma le percentuali al tiro si sono abbassate rispetto ad Atlanta e da fuori non tira questo fa si che nello starting five gli Hornets abbiano un centro old style e MKG che non prova mai da fuori, se Batum tira malissimo, Kemba si è raffreddato, ogni tanto arriva solo qualche tracciante di Marvin Williams come desolante stella cometa a riscaldar i cuori dei tifosi Hornets e questo è un problema che comunque non può ricader sulle spalle di Howard.
Il problema degli Hornets con Howard è la difesa su certi tipi d’attacco.
Pick and roll o alcuni tipi d’entrata lo trovano impreparato. Se la strategia è lasciarlo sotto canestro contro centri come Horford o altri player, gli Hornets devono trovare la quadratura sugli esterni per rimediare a possibili giochi che vedrebbero coinvolto il centro avversario.
Il citato Horford nell’ultima partita ha tirato con un 4/6 da fuori…
Nonostante una discreta copertura della vernice, gli Hornets non sono riusciti a difendere decentemente sul perimetro, ma questo fatto dal mio punto di vista è dipeso molto di più da demeriti da difesa individuale.
Howard comunque resta un punto fermo di questo team, ma è arrivato in un momento sbagliato, alla fine di un ciclo.
Che farà se Walker dovesse decider d’andar via?
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 2° J. Lamb: 6,43
 
Jeremy Lamb scende in seconda piazza ma continua a essere uno dei migliori tra gli Hornets pur partendo dalla panchina.
Unico produttore di punti affidabile dalla bench, continua a sforzarsi su ambo i lati del campo.
I risultati sono stati meno soddisfacenti rispetto all’inizio stagione nelle ultime 17 partite ma il breackout di Lamb ormai pare conclamato.
Sta dando continuità al suo gioco offensivo spingendo Charlotte quantomeno a giocarsela.
Non avesse segnato 14 punti in un quarto contro Toronto sarebbe finita come USA-Angola alle Olimpiadi…

Gli si chiedono punti e lui riesce a ottemperare alle richieste.
26,8 minuti contro i 18,4 dello scorso anno, 35,5% da tre contro il 28,1% dell’anno scorso…
Più generoso negli assist con 2,5 a partita (1,2 la passata season) e punti aumentati da 9,7 a 14,5…
I numeri non dicono tutto ma possono spiegare alcune dinamiche.
Gli sono capitati un paio di palloni difficili in finali di partite e non è riuscito a metterli ma sarebbe forse stato pretender troppo da un giocatore che potrebbe anche essere titolare viste le prestazioni del pari ruolo, preservato a questo punto solo per il danno d’immagine e di portafoglio (significherebbe ammettere che Batum è un giocatore da panchina) che la società avrebbe nel farlo sedere in panca.
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 1° K. Walker: 6,51
 
Cala un pochino nella media ma va in testa alla classifica pur fornendo prestazioni scostanti.
Il blocco di Howard o del lungo di turno per il suo passaggio e l’arresto e tiro da tre punti è una soluzione semplice ma non sempre redditizia.
Nelle ultime partite ha faticato parecchio dalla lunga distanza dopo aver subito quel contatto che l’ha portato ad aver problemi alla spalla.
Ha ancora un anno di contratto (2018/19) ma credo che ormai, come noi fan sia un po’ frustrato dalla situazione e potrebbe anche cedere alla tentazione di chiedere anticipatamente la sua cessione a fine stagione.
Il progetto di Cho sul dar fiducia a un team spento, pur inserendo qualche miccia nuova come Howard, è fallito.
Cedere Kemba significherebbe almeno ricavarne un pari.
Se lo scenario dovesse essere privarsi dell’uomo franchigia del team non si potrebbe transigere su uno scambio equo, fosse anche solidale, tanto meglio.
Ma questi sono scenari futuri da think tank.
Rimaniamo ancorati a oggi…
Kemba garantisce ancora 21,6 punti di media, 5,8 assist, 1,1 rubate a partita e l’85,1% dalla lunetta.
Ciò che è calata è la percentuale al tiro.
42,0% al posto di 44,4% dello scorso anno e aprendo il cassetto della 3FG%, il 34,2% è cifra inferiore al 39,9% dello scorso anno, quando sorprese tutti mostrando anche un costante e preciso tiro da fuori.
In ogni caso Kemba è l’unica speranza per uscire attualmente da questa situazione, ma se i compagni (specialmente quelli della panchina) non daranno una mano, non potrà certamente bastare…

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Anteprima di Houston-Charlotte

Houston… avevamo un problema (quello delle troppe sconfitte consecutive)…
Il viaggio degli Charlotte Hornets in quel che è chiamato “corridoio dei tornado” (Kansas, Oklahoma, ecc.), è stato propedeutico a far ritrovar fiducia alla squadra.
Gli Hornets, nell’occhio del ciclone, hanno trovato una zona tranquilla nella quale riuscire a ricompattarsi dopo le deludenti, a tratti incommentabili prestazioni (culminate con le sconfitte casalinghe contro Bulls e Lakers) e a roteare vorticosamente in pochi minuti fino a raggiungere i 20 pt. di vantaggio contro i Thunder, una squadra che certamente ha qualche difficoltà, forse Westbrook pecca un po’ d’altruismo con il drive and kick, ma certamente ha un quintetto in grado d’aver un record migliore dell’attuale, in rosso.
La discesa a sud, in Texas, al contrario della gara con i Thunder vedrà i Calabroni affrontare una squadra in totale salute (i Rockets), che, secondo me, rientra nel poker di team che quest’anno può provare a cercare di vincere il titolo con Boston, Cleveland e Golden State.
Infarciti di ex Hornets, quelli di New Orleans (Paul, Gordon, Ariza e Ryan Anderson), i Rockets, oltre al Barba Harden, hanno un gioco che incarna lo spirito dei tempi fatto per poter colpire da fuori.
I tiratori non mancano.
La critica è che la squadra sia un po’ leggerina, ma compensa con le abilità, compresa quella di portare a casa finali nei quali l’esito è incerto.
E’ successo all’esordio conto i Warriors, è successo nell’ultima sfida contro i Pelicans, mentre contro di noi all’”andata”, nel finale hanno strutturato il loro vantaggio a colpi di triple.
Una sfida stellare nella città che per antonomasia è legata allo spazio grazie alla NASA.
In quest’articoletto tratto da un Superbasket uscito sul finire degli ’80, possiamo vedere ciò che si scriveva allora di Houston, “ammirando” anche il team che di lì a meno di dieci anni diverrà bicampione, sfruttando l’assenza di MJ dai parquet.
Olajuwon sarà il perno di un team che riuscirà a spazzar via i Magic di Shaquille O’Neal in una delle due finali disputate. Il pronostico odierno è tutto per i texani ovviamente, anche se gli Hornets, dopo aver “regalato” troppe partite, hanno toccato quota dieci vittorie solo a OKC, riuscendo a bloccare l’emorragia di sconfitte, in totale già sedici.
Nicolas Batum è in dubbio per la partita di stanotte poiché il fine settimana scorso ha sentito dolore al gomito sinistro riuscendo a giocare solo diciannove minuti nella penultima partita ed esser stato costretto a guardare i compagni da fuori a OKC.
Sicuramente il francese non sta rendendo come dovrebbe, nonostante la scelta di non aggregarsi alla nazionale francese in estate, il primo infortunio che l’ha colpito quest’anno, gli ha fatto perdere un po’ il ritmo ma al momento pare un giocatore che, non solo a mio parere, potrebbe rimaner fuori migliorando paradossalmente la resa della squadra che con Batum in campo pare più lenta e gioca con poca motion offense, aspettando magari da Batum il passaggio illuminante da fermo o quasi, magari sfruttando un taglio medio, un pick and roll o un back-door.
La squadra però così diviene prevedibile, mentre uno dei motivi della vittoria a casa Donovan è stato sicuramente l’aspetto offensivo:
Attacco bilanciato e mobile, buone scelte di tiro, proprio l’altro difetto di Batum che a dispetto della sua esperienza a volte tenta turnaround fade-away, catch n’shoot da tre punti girando l’anca in volo o pull-up con l’uomo addosso.
Qualche volta vedere il tiro entrare è indubbiamente esaltante, ma il prezzo che si paga è salato perché i tiri a difficile coefficiente non aiutano un team che non può permettersi troppi passi falsi in attacco.
Le sue percentuali sono in calo… dal campo due anni fa tirava con il 42,6%, l’anno scorso finì con il 40,3%, mentre quest’anno sta tirando con il 37,3%, anche se lui dice di non essere se stesso.

Batum in un’immagine presa dal Charlotte Observer, oggi. Lynne Sladky AP

“So cosa fare, ma non posso farlo” sono sue parole, complice il problema fisico. Il francese ha poi continuato dicendo di aver cercato di nascondere al compagno Mathiang, il quale chiedeva a Nicolas se stesse bene, in una recente partita, il dolore provato per cercare di reggere l’ultimo quarto e aiutare i compagni. Nic ha aggiunto:
“Afferro qualcuno o qualcuno mi afferra o qualcuno mi picchia (in partita). Ricevo dolore ogni partita.” finendo ovviamente per dire che il contatto fisico in partita è ben diverso dal gioco in allenamento o statico al tiro.
Seguendo l’ordine cronologico mostrato prima, da tre punti il primo anno aveva un 34,8%, per scendere al 33,3%, mentre quest’anno il 22,4% pare davvero una cifra da giocatore da panchina profonda.
Comunque sia, sarà valutato oggi pomeriggio.
Supponendo che sia ancora in injury list o comunque queste sue dichiarazioni dovrebbero consigliare a Silas di lasciarlo a riposo e valutare magari un altro intervento, Jeremy Lamb sarà il principale beneficiario della sua assenza.
L’ex Howard potrebbe, approfittando della non grandissima fisicità dei lunghi di Houston, fornire una buona prestazione, ma dall’altra parte dovremo esser bravi a schermare i meteoritici palloni, scagliati dalle sapienti mani dei triplisti di Houston che si trova all’11° posto con il 36,9% da fuori, mentre sale all’8° con il 47,1% dal campo ed è al quinto nei tiri liberi con il 79,8% e anche se gli Hornets non commettono molti falli (493, terza per falli commessi), la partita casalinga può inficiare il giudizio degli arbitri in talune occasioni, tanto più che l’eurostep di Harden aspetta solo il contatto. 
Provarci non costa nulla, l’importante è tornare a giocare a basket.

Il Punto @ 17 (2017/18)

Fatica notevole redarre un’analisi simile concentrata per motivi di tempo in due lunghe mezze giornate (lavorando…).
Dopo aver evidenzianto la scritta colorata (sopra il logo degli Hornets) usata da Superbasket trent’anni fa, faccio un piccolo omaggio a quello che fu un periodo nel quale Aldo Giordani, uno dei maggiori diffusori della pallacanestro in Italia, scriveva con maestria sulla copertina di una rivista arrivata fino a noi oggi.
Grazie anche a chi, interloquendo con me, mi ha dato spunti utili per ampliare il pezzo, sicuramente meno attraente di altri, essendo un’analisi della situazione.
Probabilmente molte altre cose avrebbero potuto rientrare nel pezzo, ma credo sia già abbastanza chilometrico, quindi passo direttamente alla…
 
Descrizione Veloce delle Partite:
 
La stagione di Charlotte inizia in salita.
Delle ventinove franchigie nemiche, incontriamo fuori casa quella che sarà senza dubbio la peggior possibile da affrontare:
I Detroit Pistons.
La squadra della Motor City, infatti, “giù in città”, inaugura la nuova struttura chiamata Little Caesars Arena alla presenza del “nemico pubblico n°1”, ovvero Eminem.
Si perde gara uno senza colpo ferire, poco importa se in gara due, dopo una partenza da incubo che lascia perplessità, la squadra schianta gli Atlanta Hawks, i quali comunque non si rivelano un avversario realmente consistente.
Si torna a giocar fuori e a girare male.
I Bucks, che hanno qualcosina più di noi, riescono a vincere sul loro terreno e torniamo allo Spectrum Center (dove avremo tre partite consecutive) dove una convincente vittoria sui Nuggets ci riporta a quota .500.
I primi a espugnare l’Alveare sono i Rockets, i quali con il loro gioco fatto di tiri da oltre l’arco dei tre punti si rivelano letali in un finale nel quale allungano impietosamente. Contro i sorprendenti Magic, gli Hornets vincono giocando una buona gara, così come accade episodicamente, fuori dalle mura amiche, a Memphis.
Con la vittoria in Tennessee che anticipa una bella partita giocata in casa contro i Bucks, gli Hornets sembrano girare a pieno regime nonostante il nostro best defender MKG sia lontano dal parquet per problemi personali.
Il 5-3 però è completamente ribaltato con uno 0-4 in trasferta in partite dall’andamento differente che hanno come unico comun denominatore la L finale.
A San Antonio si gioca bene ma Patty Mills nel finale indovina tre bombe ravvicinate pesanti, così, come contro Houston, nella stessa salsa texana si finisce per aver sullo stomaco questa “bomba”.
A Minneapolis la squadra non regge il passo e si perde senza troppe recriminazioni, mentre a New York giochiamo bene in attacco, ma nell’ultima parte della gara New York rimonta senza che Clifford (ancora out MKG) riuscisse a metterci un freno.
Pessima sconfitta e Hornets che volavano a Boston dove ad attenderli trovavano il colpo di fortuna estremo.
I verdi, già privi di Hayward e Horford, finivano per lasciar sul terreno dopo nemmeno due minuti anche la stella Irving, colpita duro involontariamente da Baynes (proprio compagno) in un’azione di gioco.
Gli Hornets volavano sul +18, conservavano 12 punti a dodici minuti dalla fine e finivano clamorosamente perdere con una panchina imbarazzantemente “anarchica” (nel senso peggiore del termine) in difesa e un Clifford che inseriva tardivamente i titolari, compreso MKG al rientro. Howard contribuiva perdendo alcuni palloni, così sfumava un’occasione ghiottissima.
Cinque giorni per ricompattare il gruppo si frapponevano ai prossimi ostacoli.
Cleveland in casa in risalita si rivelava troppo per gli Hornets che rabbracciavano Batum e sfoggiavano una divisa a strisce che ricordava il passato.
Il punto più basso della storia recente degli Hornets si toccava a Chicago, dove una squadra imperdonabilmente svogliata concedeva ai Bulls (senza LaVine e Mirotic) ben 123 punti vedere la media dei Tori)… finendo per perdere con Walker a fallire il layup del sorpasso a pochi secondi dalla fine dopo aver segnato ben 47 punti.
In crisi nera gli Hornets tornavano a casa per una striscia di tre partite che, stando a ciò visto in precedenza, non davano molte speranze, invece cadevano nell’ordine: Clippers, Timberwolves e Wizards, quest’ultimi all’OT dopo una partita al cardiopalma con aggancio a un paio di secondi dalla fine.
Gli Hornets si dimostravano tenaci in tutte e tre le gare e la difesa faceva la differenza nella seconda parte di queste sfide.
 
Prossime partite
 
Il calendario riservato agli Hornets nelle prossime 17 partite (fino al 28 dicembre), è abbastanza impegnativo, tuttavia avremo 11 partite casalinghe contro le sei in trasferta.
Si parte da Cleveland domani (la notte del 25 alle ore 02.00 AM italiane), dove sarà molto ostica portare a casa la quarta vittoria di fila, poi avremo un altro big match contro gli Spurs in casa il giorno seguente in back to back, sperando di non aver perso a Cleveland e consumato molte energie al contempo.
Novembre finirà con una partita, sempre rispettando l’orario italiano, con una sfida in Canada a casa Raptors, il 30…
Di questo trittico spero di riuscire a veder vincere gli Hornets almeno contro gli Speroni.
Inizio dicembre è misto.
Si parte da Miami l’uno (qui il 2 notte), per poi aver altri tre giorni di riposso prima d’affrontare in casa l’altra squadra della Florida:
I Magic.
Due giorni più tardi giocheremo la seconda della striscia di quattro partite casalinghe assegnataci.
In questo caso l’avversario è uno dei peggiori:
I GSW, duri da battere anche in casa.
Il nove e il dieci concluderemo contro i Bulls e i Lakers in back to back, due partite da vincere assolutamente, la prima per “vendicare” la sconfitta subita nella Wind City mostrando che il vento è cambiato, la seconda per continuare la marcia verso i playoffs.
OKC e Houston in trasferta non saranno passeggiate, così ci si dovrà affidare alla nuova serie di quattro partite casalinghe successive.
Questa volta le formazioni ospiti saranno in ordine cronologico:
Miami, Portland, New York e Toronto, un ciclo misto più morbido forse del precedente sperando di cogliere almeno tre vittorie.
Il 23 e il giorno dopo, alla vigilia di Natale, avremo una doppia sfida con i Bucks.
Quella più vicina al Natale sarà in casa e sperando di mantenere il fattore campo, un 1-1 pare probabile.
Il 28 tenteremo di rompere la striscia negativa contro Boston, in casa, partita ardua visti i precedenti, ma se la squadra dimostra la grinta recente ce la può fare.
10-7 è il mio pronostico cercando di fare una “media” realistica sulla base del momento attuale di Charlotte.
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
 
Gli Hornets sembrano andare su e giù vincendo e perdendo lunghe strisce di partite sovvertendo i pronostici in qualche caso.
Questa è la parte preoccupante, l’aspetto mentale più che quello tecnico.
Poiché a fine novembre avremo partite toste, l’eventuale sconfitta a Cleveland potrebbe portare gli Hornets a sfiduciarsi nuovamente.
Uno scenario che potrebbe durare qualche game se non dovessimo poi battere in back to back San Antonio.
Tuttavia, il vantaggio d’affrontare gli Speroni in casa non è trascurabile.
L’ambiente stimola Howard e galvanizza altri giocatori che fuori casa hanno rendimenti inferiori.
ll record leggermente negativo deriva dalle sei sconfitte consecutive partite da game 9 e conclusesi in game 14 a Chicago compensate da tre vittorie precedenti e tre successive.
Il record di 8-9 è invertito per quel che riguarda le partite tra casa e trasferta.
Tra le mura amiche abbiamo disputato, infatti, una partita in più concludendo con un 7-2 di tutto rispetto.
Purtroppo l’1-7 patito fuori casa risulta inficiare la classifica. Una classifica che ci vede attardati di una partita dall’ottava posizione utile per agguantare l’ottavo posto (oggi c’è Milwaukee), con Charlotte 10^ a Est.

La classifica a Est dopo la 17^ “giornata” di Charlotte.

Le rotazioni degli Hornets sono cambiate più volte quest’anno.
Difficile delinearle con un roster che non è mai quasi stato completamente a disposizione di Clifford.
In rampa di lancio Monk e Bacon a inizio stagione, con i rientri di Batum e MCW ora stanno trovando zero o meno spazio rispettivamente.
Classicamente i titolari riposano a cavallo tra il primo e il secondo quarto e tra il terzo e il quarto quarto.
Charlotte mostra problemi con i quintetti della panchina, anche se a volte sono rinforzati da uno o due titolari.
Proviamo a scendere ora nel dettaglio per vedere le tendenze di Charlotte secondo i numeri, compresi i problemi della bench.
Partiamo classificando circa tutto a seconda della posizione in classifica di Charlotte in ogni particolare statistica (salvo che non abbia un corrispettivo diretto) rispetto alle altre ventinove squadre, scegliendo d’iniziare da ciò che non va.
Ultima, cioè 30^ nelle deviazioni.
Le deflection sono 9,7 a partita, meno di qualsiasi altro team.
Rimaniamo dietro a tutti gli altri team anche nelle steal. Charlotte non è un team di ladri e le 4,5 a partita, testimoniano, insieme alle deviazioni, oltre a magari caratteristiche personali dei singoli giocatori, la poca reattività in cambio di un gioco più ordinato in difesa fatto più da posizione che da disturbo.
Penultima per quel che riguarda i tiri liberi con il 71%, Charlotte ha fatto un balzo all’indietro clamoroso rispetto alla scorsa stagione, ma con Howard sotto il 50% era preventivabile.
Anche altri giocatori comunque potrebbero in futuro tirare un po’ meglio a gioco fermo avendone le possibilità.
Gli avversari tuttavia contro di noi stanno tirando con l’81,5%, questo vuol dire due cose… che i falli spesi, spesso sono compiuti sugli uomini sbagliati e che in futuro magari potremo aver maggior fortuna, come nel caso dell’errore di Beal, decisivo nel finale.
Per quanto riguarda gli assist non va molto meglio se consideriamo il dato nudo e crudo…
27^ con 19,9 a partita.
Gli Hornets sono ventunesimi nei fast break points, 8,5 di media quelli prodotti.
Concediamo agli avversari 106,5 punti, questo ci porta attualmente a essere il diciottesimo team nella lega per quel che riguarda la statistica per la miglior difesa.
Se non ci saranno molti black-out come quello di Chicago, penso si possa risalire di diverse posizioni, anche perché, per vincere contro formazioni di maggior talento offensivo, come i Timberwolves o i Wizards, la difesa dev’essere parte non solo necessaria ma primaria.
L’attacco, con 106,9 se la passa leggermente meglio ed è in 14^ posizione.
Facendo un balzo all’indietro… quest’attacco è sostenuto da un 45% dal campo, diciassettesima percentuale al tiro che potrebbe migliorare se trovassimo soluzioni più sicure per servire Howard.
Le stoppate sono 4,7 di media e la posizione occupata è la sedicesima.
Per quanto riguarda la nostra percentuale da tre punti è salita nelle ultime cinque partite.
Dopo gara 12 eravamo fermi su un 35,9, oggi il 36,4% ci consente di essere al 12° posto.
I punti ottenuti da seconde possibilità sono 13,4 e questo ci porta all’ottavo posto nonostante la tattica cliffordiana (a doppio taglio) di ritrarsi immediatamente dopo il jumper per non subir transizioni, ricordi quella russa/sovietica sul lasciare campo, mentre qui lasciamo rimbalzi che a volte potremmo recuperare se rimanessimo quasi tutti a occupare spazi nei quali quei palloni ogni tanto cadono eludendo i difensori.
Ad aiutare in questa statistica è soprattutto Howard quindi che sotto i tabelloni avversari si fa valere prendendo posizione e sfruttando il suo fisico.
Capitolo collegato quindi è il rimbalzo offensivo:
La squadra di Jordan è quindicesima con 9,8 rimbalzi a partita mentre in difesa saliamo vertiginosamente al secondo posto catturando 37,7 rimbalzi.
Ciò fa sì che la posizione finale di Charlotte nella statistica generale a rimbalzo sia la terza con 47,5 a partita.
Le squadre avversarie provano un’infinità di triple contro la nostra difesa che l’ano scorso si piazzò ultima in questa statistica.
Siamo ventesimi per tentativi subiti ma decimi per la percentuale concessa (34,7%) e questo è un enorme progresso per un team che ha problemi sul perimetro e sui cambi lato.
Il lato debole e gli angoli che venivano attaccati, oggi sono difesi meglio del recente passato (le sei sconfitte consecutive), anche se non tutti i nostri giocatori sembrano non riconoscere il pericolo lasciando qualche volta troppa distanza all’eventuale tiratore di catch n’shoot avversario.
Lo sforzo generato nelle ultime partite per contrastare questo tipo di situazioni però sta pagando ed è stato decisivo a mio avviso per ghermire le ultime tre sfide. Charlotte rimane una squadra poco cattiva e nello spender falli il 4° posto con 19 a partita ci da in genere la possibilità di batter più liberi degli avversari ma a volte lasciamo qualcosa d’intentato.
Prima posizione invece per i turnover.
Charlotte non perde molti palloni dimostrandosi squadra abbastanza attenta.
Dei 13,4 a partita, molti sono stati i palloni persi da Howard o dai nostri play adattati che tuttavia hanno compensato con assist o punti.
Discorso a parte per la panchina che con 19,4 minuti d’impiego è il nono team ma i punti (36,8) ci fanno scendere al 15° posto.
Se poi pensiamo che la percentuale dei “colpi” andati a bersaglio da parte degli uomini usciti dalla panchina è del 39,8%, capiamo perché al momento la nostra second unit sia un problema.
Siamo penultimi in questa statistica…

Alcune nostre statistiche raffrontate con quelle degli avversar (OPP).

 
Classifica Giocatori
 
 14) D. Bacon: 5,73
 
Dwayne è uno dei cinque Hornets rimasti a esser sceso in campo in tutte le partite.
Come per Monk, che vedremo poco più giù, però, il suo utilizzo è calato da quando Batum ha rimesso piede sul parquet.
Lanciato inizialmente alla grande da Clifford insieme a Monk, è calato alla distanza.
Con caratteristiche più difensive del compagno scelto al primo giro, il 198 cm è sceso a 20,9 minuti a gara tirando con il 37% dal campo.
Ha un buon tiro in sospensione quando riesce a riprodurre la meccanica ideale, ma non sempre sembra in ritmo, così le sue prestazioni attuali dicono che 34 tiri su 92 tentati si sono infilati nella retina.
Interessante notare come si alzi la percentuale da tre punti quando può tirare dagli angoli:
41,7% contro il 33,3% dal fuori in totale.
Non ci sono altre statistiche di rilievo. 3,9 sono i rimbalzi a patita, ma considerando il minutaggio non stiamo parlando di cifre eccezionali e la difesa paga l’inesperienza.
Clifford in un’intervista, parlando in generale ha auspicato proprio il ritorno di uomini d’esperienza, facendo capire il trend futuro di Baco, salvo nuovi infortuni.
4,9 sono i punti di media.

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 13) J. Stone: 5,75
 
L’ex Reyer Venezia colleziona un paio di voti ma esce di scena contro Atlanta in gara 2.
Da allora sta osservando le partite da dietro la panchina. Potrebbe essere un discreto terzo play ma marginale.
A lui potrebbe ritagliarsi su misura il ruolo di mastino, pressatore sul portatore di palla.
In preseason aveva svolto egregiamente questo compito. Senza aspettarsi miracoli ne aspettiamo il ritorno, ma probabilmente passerebbe dalla fila dietro alla “bench”, alla panchina stessa.
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 12) M. Monk: 5,75
 
Che Monk non fosse un eccezionale difensore lo era stato detto da più parti.
Quello che si poteva prevedere era un adattamento non immediato al mondo NBA, anche se si sperava il rookie fosse già abbastanza svezzato da avere impatto immediato sull’attacco di Charlotte.
In realtà con il rientro di Batum, Monk ha smesso di giocare e questo era meno prevedibile.
Monk conserva una media di 18,5 minuti a partita ma se il nuovo infortunio di Batum dovesse rivelarsi una bazzecola, The God of Dunk, potrebbe non rivedere il campo per lungo tempo con Clifford.
La sua scomparsa ha coinciso con tre vittorie di fila di Charlotte e forse non è del tutto un caso.
In qualche circostanza si è fatto battere troppo facilmente e in altri casi, l’aiuto portatogli ha scoperto zone che gli avversari hanno utilizzato abilmente.
In attacco tira con il 34,6% dal campo che si abbassa a un 33,3% da fuori con qualche tripla sibilante il ferro.
La media punti tuttavia non è malvagia con 8,2 a partita, frutto però di un 45/130 al tiro.
L’equivoco, secondo me, di Clifford, è stato pensarlo come una combo guard, in grado di portare (già aggiungerei io) palla.
Utilizzato come playmaker ha finito per perder 16 palloni in 15 partite.
Il ragazzo ha indubbiamente del talento offensivo, ma servirà un po’ di tempo per utilizzarlo al meglio.
Si sono visti lampi di classe contro Milwaukee in casa, quando in una partita strepitosa, ha scaldato l’Alveare trascinando al successo Charlotte.

Poi il ritorno a livelli sufficienti ma con percentuali al tiro che Clifford, uno che i rookie li utilizza con il contagocce, pensa di non potersi permettere.
 

Le aree di tiro suddivise da dove Monk ha lasciato partire i suoi tiri. Il colore di fondo è in relazione alle medie degli altri giocatori della NBA. Il rosso sta a indicare che è sotto media, il giallo che è circa, più o meno nella fascia media e il verde è ovviamente il sopra la media…

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 11) F. Kaminsky: 5,87
 
Un filotto di tre partite convincenti a inizio stagione, sembrava avesse svoltato nonostante già al media day facesse intravedere eccessivi segni di simpatico squilibrio mentale.
Ovviamente il ragazzo è simpatico ma un po’ esagerato. Le sue statistiche non riguardanti i tiri sono quasi tutte in calo, anche se ciò può esser dipeso da un minutaggio leggermente inferiore (da 26.1 a 24.9).
Di certo non sta tirando benissimo ma selezionando un po’ meglio le azioni al momento ha toccato il 42,6% dal campo contro il 39,9% dello scorso anno.
E’ discontinuo nel tiro da tre punti, dove non ha grandi percentuali con il 33,3%, leggermente migliorato rispetto al 32,8% della stagione passata.
La soluzione per migliorare le sue statistiche sarebbe, come fa più spesso, tentare azioni che lo portino più vicino a canestro senza forzare eccessivamente, ma a volte tali azioni risultano scriteriate.
Anche in difesa si fa spostare o subisce troppo.
Senza eccedere, dovrebbe dare maggior fastidio almeno sui jumper avversari, cosa che non sempre fa, anzi, talvolta rimane a eccessiva distanza dall’attaccante, ciò ha comportato diverse volte (Scott con due triple l’ha testimoniato nell’ultima partita) una mancata pressione sulla palla in caso di catch’n shoot avversario.
Per il momento quindi è quasi una bocciatura…
Qui l’”Ad maiora!” potrebbe risultare un’utopia, anche se il lunatico Frank va al passo di Charlotte su e giù.
D’altra parte tra le riserve è importante e delle sue prestazioni ne risente anche il punteggio.
Con 11,3 pt. di media influisce sui punti segnati dalla panchina.
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 10) J. O’ Bryant: 5,90
 
O’ Bryant ha giocato ottenendo il suo ultimo voto utile contro Orlando in Game 6.
Poi un s.v. a Minnesota.
Ultimamente sta scaldando la panchina, anche se non gli è passato davanti nessuno.
Semplicemente Kaminsky ha aumentato il minutaggio e il buon Johnny non ha più trovato spazio.
Sotto la sufficienza, soprattutto perché in difesa uno con i suoi mezzi (206 cm per 116 kg) avrebbe potuto dare di più, anziché rimanere passivo in certe situazioni vicino a canestro.
Sarà stato questo, oltre all’esigenza di dare più minutaggio a un nucleo ristretto di giocatori ai quali dare fiducia (in genere Clifford usa 9/10 giocatori a serata) a estromettere, senza troppi rimpianti per ora, O’Byant, il quale in attacco è stato bravo dalla lunetta rimanendo “perfetto” dalla linea con un 8/8 ma peggiorando dal campo con un 40,0% contro il 53,3% dello scorso anno, sebbene si stia parlando in ambo i casi di un esiguo numero di tiri presi.
Al momento resta ai margini, dove probabilmente rimarrà se Clifford manterrà sani i suoi lunghi.
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 09) T. Graham: 5,90
 
Altro giocatore sparito dai radar, un po’ più avanti, dopo gara 11 per un infortunio.
Uscito da poco dalla injury list non risulta essere comunque un giocatore che avrà molto minutaggio e peso nelle partite degli Hornets.
Sicuramente meglio in difesa che in attacco, Treveon ha ceduto il numero 12 a Howard per prendere il 21 e il minutaggio salito a 20,5 rispetto ai 7 minuti concessi a partita lo scorso anno, con il rientro di Batum, è destinato necessariamente e drasticamente a scendere.
I suoi numeri sono in aumento anche nei punti realizzati dove, grazie al minutaggio, è passato dai 2,1 ai 4,5 in questa stagione da sophemore.
Qualche fallo speso di troppo e numeri in calo. Le sue percentuali migliori al tiro sono quelle vicino a canestro con il 50,0% da 0/3 piedi e un 42,9% da 3/10 feet mentre da tre punti è passato dal 60% della stagione scorsa al 29,4%. Con lui in campo, nonostante l’impegno, Charlotte ha un differenziale di -9,2 punti ogni 100 possessi.
Probabilmente, chi di dovere in società, visto che gli americani sono eccessivamente maniacali sulle stats, avrà notato già il particolare.
 
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 08) M. Williams: 5,91
 
Williams è l’unico titolare sotto la sufficienza attualmente. E’ meno utilizzato da Clifford.
Il tempo perso sul parquet stimato è tra i 4 e i 5 minuti. I 25,9 minuti sul campo però lo fanno rendere un po’ di più dal punto di vista difensivo ultimamente, sebbene non sempre in quest’avvio sia stato così.
Forse a 31 anni, alla tredicesima stagione NBA, la scelta di Clifford per quel che riguarda il riposo maggiore assegnato è giusta.
Non abbiamo grandissime opzioni come PF, se non quella di mettere magari Zeller accanto a Howard, ma poi le rotazioni andrebbero cambiate completamente e a mio giudizio, né O’Bryant né Kaminsky come centri sarebbero dei buoni protettori dell’anello.
Con un 44,9% dal campo è leggermente sopra la sua percentuale dello scorso anno, mentre da tre punti ha compiuto un deciso balzo in avanti arrivando al 41,0% dal 35,0% del 2016/17.
L’insufficienza deriva però dal calo dei rimbalzi, dove i 6,6 dello scorso anno non sono stati riconfermati e il 4,1 rappresenta il secondo peggior dato della sua carriera NBA in questa singola casella.
Anche le rubate, le stoppate e i punti (8,8) sono in calo, così, scendendo nel dettaglio di quest’ultima statistica, le sue percentuali sono superiori al 50% dagli 0 ai 10 piedi per scender drasticamente nella fascia compresa tra gli undici e la linea da tre punti.
Il +4,0 ogni 100 possessi però potrebbe dire che tutto sommato, insieme alla first unit, in qualche maniera, riesce ancora a essere meno fragile del previsto, sebbene sia l’anello debole offensivo e debba mantenere concentrazione e pressione difensiva per essere performante.
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 07) M. Carter-Williams: 6,00
 
MCW per gli amici, ma più per abbreviare, ha iniziato la sua stagione a Minnesota in gara 10.
Dopo tre sconfitte Clifford l’accantonava per tre partite, ma la sconfitta di Chicago, con un paio di palloni rubati a Monk e Bacon a centrocampo costringevano il coach a richiamarlo per fargli portar palla nei momenti di relax di Walker.
Con 14,5 minuti in campo e poche partite alle spalle a causa dell’infortunio che gli ha fatto saltare tutta la prima parte della stagione, MCW sta carburando.
I 3,7 punti a partita per lui sono una miseria ma si è mosso bene durante l’ultima partita infilando un paio di bombe utilissime.
Il 2,2 segnato nella casella di media assist è proporzionato al minutaggio ed è discreto, mentre con 1,5 rubate è utile a una squadra che tende ad assestarsi e al massimo a intercettare palloni piuttosto che giocar sin troppo pulita in difesa aspettando di far sbagliare l’avversario con il lavoro difensivo fatto da posizionamenti e atletismo.
MCW porta pressione sulla palla.
A tratti può essere indisciplinato e costare qualche tiro facile quando va a raddoppiare o esce in zone pericolose lasciandone scoperte altre, però se non eccede è senza dubbio un difensore affidabile per Clifford che l’ha giocato anche negli ultimi secondi di partita contro Washington.
Chissà se rivedremo più spesso l’opzione con lui e Walker in campo per una small ball che non si concretizza a buoni livelli da due anni orsono quando sulle mattonelle esagonali dello Spectrum Center calcava il parquet Jeremy Lin.
La maggior parte delle sue conclusioni sono costituite da entrate rapide con alzate sopra il difensore con le quali procurarsi eventualmente tiri liberi.
Vedremo se il gioco di passaggio fatto vedere dalla second unit riuscirà a metter più spesso in condizione il nostro portatore di palla di sfruttare il tiro da fuori, arma che comunque negli anni passati si è rivelata poco efficace con medie sempre sotto il 30%.
 
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 06) C. Zeller: 6:19
 
Cody è l’unico giocatore che è stato fatto regredire da Clifford.
Non nelle prestazioni ma a livello “gerarchico”, tuttavia è l’unico oltre a Lamb ad aver fornito dalla panchina, qualcosa di più che una risicata sufficienza.
Con l’arrivo di Howard pareva abbastanza scontato dall’inizio che Cody entrasse a partita in corso, anche se Howard ha sempre sofferto Cody tanto che i due hanno detto di non amare giocare uno contro l’altro già da tempo.
Ovviamente le statistiche risentono di un minutaggio inferiore, ma in difesa continua a essere lo stesso mastino. Qualche fallo in più speso ma i rimbalzi sono aumentati in proporzione.
Sono 6,1 al posto di 6,5 ma la media è sicuramente più alta se la rapportiamo ai minuti giocati:
27,8 la passata stagione e 19,2 in questo scorcio di stagione.
Le stoppate sono addirittura in reale aumento:1,2 al posto dello 0,9 passato.
Forse favorito dal fatto di giocare contro giocatori non sempre titolarissimi o quasi nelle squadre avversarie.
Il Tallone D’Achille o da Killer (come sostenuto da qualcuno in vecchi provini di un noto Reality Show), come per Howard, sono i liberi che, tira nettamente meglio rispetto al collega, ma la percentuale rimane ancora inferiore al 70%, ovvero 66,7%.
La percentuale da due punti si è abbassata (da tre non tira quasi mai), probabilmente perché da sotto sta rendendo meno (dal 65,5% al 48,8% dai 0 ai tre piedi) senza tanti pick and roll che giocava lo scorso anno ed è apparso meno preciso negli appoggi come evidenziato tra parentesi, mentre sulle correzioni è sembrato abbastanza presente a prescindere dal risultato, così come sta continuando a portare ottimi blocchi per i compagni che se ne avvantaggiano.
In più, tenta più spesso il piazzato dalla diagonale oltre i 16 Feet se è libero, un tiro che stilisticamente appare migliorato (pessime le percentuali dello scorso anno da quella mattonella con un 26,4%) e leggermente più fluido del passato e che, infatti, colpisce molto più frequentemente il bersaglio rispetto allo scorso anno facendo notare un progresso spaventoso se pensiamo che al momento vanno a bersaglio il 60% di questo tipo di tiri. L’anno scorso viaggiava sul +10,5 ogni 100 possessi, quest’anno è a -4,6 giocando con la seconda unità.
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  05) N. Batum: 6,30
 
Prima parte limitata dall’infortunio al gomito per il francese che rientrava per la gara casalinga contro Cleveland anticipando I tempi.
L’inizio era molto buono; concentrato e aggressivo rubava un pallone dalla rimessa dal fondo avversaria per segnare.

Nonostante la sconfitta, Batum, nelle poche prestazioni successive offerte, ha continuato a giocar più che discretamente, salvo prendersi in alcuni casi tiri ravvicinati non troppo convincenti che spesso hanno dato cattivi esiti. Molto buona la sua prestazione nel finale con i Timberwolves invece.
Nic, potrebbe aumentare le nostre statistiche nel settore palloni rubati, i cui numeri sono deficitari.
Una delle critiche che gli si muove più frequentemente è di non avere un cambio di marcia deciso che lo porti a dare beneficio alla squadra in momenti topici o di estrema difficoltà.
Non sempre è così, ma spesso ha dato questa sensazione, di continuare a fare il suo gioco senza cercare soluzioni in entrata o di forza.
Gioca più sul fioretto in attacco con tiri da tre punti fade-away, turnaround o cerca di servire compagni meglio piazzati, il che non è un male, ma non sempre è ben consigliato dalla sua testa nel prendersi tiri.
Alcuni duelli in uno contro uno in momenti delicati sarebbero da evitare, ma a volte ha ragione lui.
Nic nella percentuale tiri non è sui livelli dei sette anni a Portland da quando è arrivato a Charlotte.
Con il 41,2% dal campo è leggermente migliorato dall’annata scorsa, dove tirava con il 40,3%, peggio aveva fatto solo l’anno nel quale Portland l’aveva ceduto (40,0%). Da tre punti al momento colpisce con un 25% dovuto a un eccessivo uso del tiro uscendo dai blocchi, catch’n shoot non proprio consigliati o si fa prendere dall’impeto personale, tirando continuamente a pochi secondi di distanza.
11,2 punti di media con un minutaggio al di sotto della passata season di oltre 8 minuti.
Controverso… con lui in campo ogni 100 possessi, quest’anno siamo sul +14,1, ma ovviamente non è tutto merito suo.
Nuovo stop nell’ultima partita contro Washington, ma l’infortunio non sembra serissimo.
 
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 04) M. Kidd-Gilchrist: 6,50
 
Dall’infortunio alla spalla a oggi MKG sembra aver perso un po’ di quella straordinaria aggressività che lo portava a uscire dalla difesa per portare assalti in coast to coast che provavano a riaprire partite con la squadra in difficoltà.
Oggi pare forse, complice la salute, esser meno prorompente ma sempre prezioso elemento difensivo. L’anno scorso giocò una stagione normale, venendo un po’ preso in mezzo sul perimetro, cercando all’occorrenza di ripiegare o spostarsi sul lato debole contro la velocità del pallone mosso dagli avversari, sfida impossibile.
Se pensiamo che anche gli altri team usavano blocchi, tiri da tre con i loro migliori elementi e lui spesso si trovava ad affrontarli pur non essendo il naturale marcatore perché in un altro ruolo, ecco la stagione affannosa di MKG che oggi però può contare su un protector rim come Howard e può permettersi di usare in maniera più efficace la sua energia che gli serve in attacco dove i jumper dalla media cadono nella retina più frequentemente.
Evidentemente il lavoro di vecchia data fatto da Mark Price sta dando i suoi frutti, anche se lo stile adattato di MKG rimane comunque particolare.
Se prendiamo in esame (volutamente) i jumper o piazzati dai 10 ai 16 piedi (media distanza) il miglioramento è notevole, anche se i tentativi sono relativamente esigui.
Dal 46,7% dello scorso anno è passato all’88,9% per un giocatore sempre bollato come esempio di non essere in grado d’attaccare.

Il tiro da tre rimane un’utopia ma oggi MKG non è più un fardello offensivo, è un giocatore che può anche provare a tirare se la squadra non trova sbocchi con il suo 53,2% dal campo, forse destinato a scendere ma per ora resiste ed esiste…
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  03) D. Howard: 6,52
 
Partiamo da discorso protezione canestro, ossia, il motivo per cui Dwight è stato preso.
Buon intimidatore, nei rimbalzi sotto le plance sta andando piuttosto bene.
Quarto nella NBA con 12,9 a partita.
Vicino alle cifre dello scorso anno in questa statistica, così come a livello stoppate la media è simile.
Nei “Blocks” è 17° con 1,3 stoppate a partita.
Le note contrastanti arrivano quando deve attaccare.
Segna 15,2 punti a partita e nove volte su 17 è andato in doppia doppia…
Nelle double double è in leader in attività e il soprannome o meglio, uno dei suoi soprannomi è proprio questo…
Nella percentuale dal campo è 6° con un 59,8% (98/164) e addirittura secondo nella conversione rimbalzo d’attacco/punti.
I punti in area sono 11,4 ed è sempre sesto in tutta la NBA. Sembrerebbe tutto bene, invece a gioco fermo si palesano i limiti: se l’anno scorso tirava con un 53,3% dalla lunetta, in questo inizio di stagione le sue percentuali sono inspiegabilmente calate.
A oggi tira solamente con il 44,1%, (per fortuna ultimamente sta tornando a segnarne di più) il che è un problema se le squadre avversarie piuttosto che concedergli due punti vanno a spendere un fallo che quasi mai porterà ai due punti che si sarebbero materializzati, inoltre, cosa meno evidente, i turnover sono troppi.
Aumentati a livello esponenziale, da 2,3% dello scorso anno al 3,8 di questa prima parte di R.S..
Qualche volta è mal servito, ma in altre occasioni si è dimostrato troppo lento, con una protezione della palla troppo sufficiente o è andato in palleggio a cercar la conclusione finendo per esporsi alla rubata.
Per fortuna nelle ultime tre partite vinte ha invertito queste tendenze e tirando meglio dalla lunetta e perdendo meno palloni, Charlotte ha portato a casa la vittoria.
Deve rimanere calmo.
Nell’ultima partita è finito per terra da dove ha trattenuto l’ex compagno Gortat per una caviglia non facendolo ripartire su un’azione offensiva che non gli era andata a buon fine… Quando inizia a sorridere e le cose gli vanno bene è una specie di mastodontico simpaticone oltre a uno dei due/tre pezzi del puzzle che nell’estate scorsa ci mancavano.
 
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 02) K. Walker: 6,67
 
12° tra i marcatori con 23,0 punti a gara.
13° negli assist con 6,2 di media a partita.
Uomo al quale Clifford affida la palla per l’ultima azione decisiva.
Purtroppo la soluzione è semplice da individuare e al momento non è un gran clutch player (vedi l’errore a Chicago, dopo aver comunque segnato 47 punti) ma contro Washington si è procurato i due liberi decisivi per il pareggio rimanendo tranquillo per portarci al pareggio e alla vittoria nei supplementari.

Sarò breve perché sull’uomo sotto i riflettori di Charlotte non c’è molto se non niente di nuovo da scoprire.
Ormai Kemba a Charlotte è di casa e la targa Bobcats cambiata con quella Hornets non è stata l’unica cosa sostituta sulla macchina “Kemba”.
Le migliorie apportate in questi anni sono state notevoli. Walker sta girando quasi sulle statistiche dello scorso anno, il livello rimane alto quindi, nonostante qualche pausa.
La percentuale nel tiro da tre punti è aumentata rispetto al suo primo anno (30,5%), oggi ha il 38,9% da fuori.
Blocchi per lui e tiri rapidi non gli consentono ancora di raggiungere il 39,9% dello scorso anno da fuori, ma talvolta, specialmente quando siamo costretti a rimontare, preferisce risolvere da solo che costruire complicate azioni coinvolgendo compagni che in determinati momenti latitano sul piano offensivo.
Predilige passaggi dietro blocchi per puntare a canestro aiutato da sterzate impossibili, cambi direzione repentini, esitazioni e ripartenze, svitamenti sotto canestro… Un repertorio di un giocatore agile che, complice la scarsa copertura mediatica (rispetto agli altri team) della NBA, è considerato una stella minore.
La pecca è la misura (185 cm).
Fosse stato un pochino più alto avrebbe senza dubbio fermato più tiri avversari, mentre rimane abile nel posizionarsi davanti al semicerchio antisfondamento per recuperare charge.
Un po’ in calo nelle rubate, meglio ancora ai liberi (88,4%), Walker cede, almeno per ora, la prima posizione, alla sorpresa di quest’inizio stagione.
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 01) J. Lamb: 6,70
 
Jeremy Lamb sta senza dubbio giocando il miglior basket della sua carriera giunto al terzo anno con Charlotte.
I suoi inizi sono stati sempre entusiasmanti, poi si è sempre andando spegnendo e intristendo in panchina, ha sicuramente bisogno che gli si dia fiducia.
Gratificarlo potrebbe essere la benzina che lo fa muovere.
L’anno scorso si divideva gli spazi dalla panchina con il nostro Belinelli in un “duello” a distanza finito sostanzialmente pari, mentre quest’anno ha avuto quel colpo di fortuna da mors tua vita mea ed è partito titolare in quintetto favorito da un infortunio di Batum.
Il francese ha però ripreso il suo posto in tempi più rapidi di quelli previsti e Clifford non ci ha pensato troppo prima di fargli riprendere il suo posto in squadra, anche se Lamb stava giocando sicuramente il miglior basket della sua carriera da professionista.

Tornato in panca, oggi può andare a dare quei punti che sono mancati alla second unit in alcuni momenti chiave delle partite a cavallo tra terzo e ultimo quarto, anche se il nuovo infortunio di Batum patito proprio nell’ultima sfida, potrebbe rilanciarlo.
L’ex Oklahoma City Thunder fu scelto alla 12^ posizione dai Rockets che lo girarono immediatamente in Texas.
Con alcuni contratti da rinnovare i Thunder decisero di sacrificare Lamb spedendolo a Charlotte per non pagare la tassa sul lusso.
I suoi avvii sono sempre stati buoni, tanto da convincere Michael Jordan a rifirmarlo.
Durante la stagione però la sua discontinuità lo portava a peggiorare le prestazioni e gli allenatori a relegarlo a un minutaggio sempre più marginale con altri giocatori che s’inserivano dalla panchina nelle rotazioni prima di lui.
Lamb questa estate ha lavorato con serietà per aumentare la sua resistenza, per aggiungere un po’ di peso, ma soprattutto è l’approccio mentale quello che ha portato in vetta Lamb in questo periodo alla mia classifica interna. Steve Clifford dice che il suo giocatore quest’estate si è applicato tanto quanto qualsiasi altro Hornet.
Clifford sulla lunga estate di Jeremy ha dichiarato:
“Sono davvero entusiasta di quello che ha fatto e di dove si trova”’ al Charlotte Observer.
L’anno scorso con 9,7 punti di media a partita ottenne il suo record stagionale ma quest’anno il nostro numero 3 sta viaggiando a 16,5 di media arrivando al 47° posto totale nella classifica marcatori NBA…
Dal 28,1% da tre è passato al 40,9%, quando la pressione non è così forte sugli esterni perché hai Howard in campo puoi permetterti qualche tiro in più con cm di spazio e Lamb non sta disdegnando questi tiri anche con l’uomo che gli arriva addosso, “catch-and-shoot” che finiscono nella retina spesso superando il difensore con precise parabole.
I floater, gli arcobaleni da runner sono in aumento.
Il tocco è spesso buono e quando non lo è, spesso capita perché arriva il fallo del difensore.
Con lui l’attacco è più mobile e spesso grazie alla sua agilità, scatto, rapidità e mobilità, ha tolto le castagne dal fuoco a Clifford durante alcuni momenti in cui la squadra denotava problemi offensivi.
Un giocatore più coinvolto che è arrivato a 28,8 minuti di media in campo, dieci in più di quelli dello scorso anno (18,4).
Dai 75 assist dello scorso anno a oggi è arrivato a 54…
Forse nei pull-up non sarà un maestro, ma sta imparando anche a usare bene l’arresto e tiro passando dietro i blocchi dei vari lunghi.
Clifford disse che è il nostro “miglior giocatore a tutto campo”, considerando rimbalzi e altre statistiche, questo perché probabilmente è aiutato dalla versatilità di un’ala. Non è troppo piccolo né troppo grande, quindi usando bene le sue caratteristiche, riesce a mettere in difficoltà chiunque.
Lamb però, oltre a fornire rimbalzi, assist e punti, per essere un giocatore completo aveva bisogno di maturare sul piano difensivo, dove le amnesie si facevano spesso sentire. Quest’anno è migliorato molto.
Non sempre si è attestato su ottimi livelli, ma ad esempio nell’ultima gara contro Washington a messo a referto tre stoppate e ha contrastato quasi tutti i tiri dalle sue parti. In difesa, se continuerà così potrebbe stupire, anche se Clifford, allenatore piuttosto tradizionale, difficilmente lo preferirà a Batum nelle gerarchie, sebbene appaia evidente che, al momento, sebbene Jeremy possa non reggere a questi livelli tutta la stagione, il numero tre è nettamente più utile alla squadra e in forma del francese al momento.
Lamb è quel pezzo matto come il cavallo sulla scacchiera che potrebbe sorprendere e trascinare gli Hornets ai Playoffs alla faccia dei critici.
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Altre Grafiche e classifiche:

Le statistiche principali dei giocatori alla 17^, evidenziando la colonna punti segnati.

 

La distribuzione per posizione dei tiri tentati fino a oggi e la lotro frequenza.

 

Le aree di tiro di tutta la squadra di Charlotte.

 

I voti assegnati partita per partita.

 

La classifica in base ai voti assegnati.
La media voti in sostanza.

Hornets Preview

ANTICIPAZIHORNETS
Potessimo leggere il futuro, almeno quello prossimo (diciamo da qui a un annetto), avremmo un gran vantaggio perché ovviamente potremmo fare scelte vantaggiose, però perderemmo il gusto di percorrere quella strada che chiamiamo “destino” e in ambito sportivo diventerebbe piuttosto noioso sapere già come andrà a finire.
 
Dato che non posseggo capacità di preveggenza come Cassandra, tanto poi non mi credereste comunque (era la maledizione di Cassandra), rimaniamo ai fatti concreti…
 
Charlotte è inserita nella Southeast Division.
La divisone comprende oltre gli Charlotte Hornets, gli Atlanta Hawks, i Miami Heat, gli Orlando Magic e i Washington Wizards.
 
Gli analisti danno per favorita per la vittoria divisionale la squadra capitolina che effettivamente ha un quintetto base completo e leggermente superiore a quello di Charlotte.
Dietro i Wizards c’è chi vede Miami (gran finale lo scorso anno con un 30-11 notevole), chi vede Charlotte.
Dal mio punto di vista, oggettivamente, il quintetto degli Hornets, complessivamente, ha qualcosa in più di quello degli Heat (questo non vuol dire però automaticamente ottenere migliori risultati), dietro “le prime tre”, Orlando sembrerebbe aver fatto un piccolissimo passo in avanti, mentre gli Hawks di Belinelli dovrebbero faticare parecchio, anche se l’allenatore Budenholzer potrebbe mitigare un po’ i risultati negativi che probabilmente arriveranno (causa le perdite estive) con il gioco di squadra.
 
Allargando la visione a Est, alcune squadre come Indiana hanno perso pezzi pregiati (George) o altre hanno smobilitato (vedi Chicago che ha spedito Butler ai Timberwolves), altre ancore, a diversi livelli invece sono nella loro fase emergente (Milwaukee, Phila) ma dietro Boston e Cleveland sembrano esserci diverse squadre il cui livello non è dissimile.
 
Il GM Rich Cho è stato riconfermato in estate da Jordan dopo il fallimento della scorsa stagione e non è difficile capire che se Charlotte dovesse fallire ancora una volta l’obiettivo playoffs, la prima testa a saltare sarebbe quella del birmano/americano che si è liberato in estate di un suo recente “errore”, il contrattone di Miles Plumlee, cedendo però anche Marco Belinelli, l’unica perdita di un certo rilievo per Charlotte quest’estate, ottenendo in cambio però “la torre” Howard.

Un Dwight Howard visto da me. “La Torre”, per Clifford, sarà elemento molto importante sulla scacchiera.

 
Per fare il punto della situazione, vediamo come si presenta a inizio prestagione la squadra:
 
Roster Preseason 2017/18 – (20 giocatori)
 
PG: Kemba Walker, Michael Carter Williams, Julyan Stone, T.J. Williams, Marcus Paige.
SG: Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Malik Monk, Terry Henderson.
SF: Michael Kidd-Gilchrist, Dwayne Bacon, Treveon Graham.
PF: Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Luke Petrasek, Isaiah Hicks.
C: Dwight Howard, Cody Zeller, Mangok Mathiang.
 
Arrivi/Partenze
 
Arrivi (11):
Michael Carter-Williams (PG Chicago Bulls), Julyan Stone (PG Reyer Venezia), T.J. Williams (PG/SG undrafted), Marcus Paige (PG Salt Lake City Stars), Malik Monk (SG Draft 2017) Terry Henderson (SG undrafted), Dwayne Bacon (SF Draft 2017) Luke Petrasek (PF undrafted), Isaiah Hicks (PF undrafted), Mangok Mathiang (C/PF undrafted), Dwight Howard (Atlanta Hawks).
 
* probabilmente tre di questi giocatori saranno tagliati, mentre Paige e Mangok usufruiranno della nuova formula Two-way contract che li potrebbe veder scender sul parquet limitatamente.
Per approfondimenti vedi il roster 2017/18 all’interno del blog.
 
Partenze (6):
Ramon Sessions (PG New York Knicks), Brian Roberts (Olympiakos), Brianté Weber (Los Angeles Lakers), Marco Belinelli (SG Atlanta Hawks), Christian Wood (PF Fujian Xunxing), Miles Plumlee (Atlanta Hawks).
 
* Non ho tenuto in considerazione giocatori che erano già fuori roster prima di fine annata, quali: Spencer Hawes, Roy Hibbert, Aaron Harrison e Mike Tobey.
 
Giocatori rimasti (9):
Kemba Walker, Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Michael Kidd-Gilchrist, Treveon Graham, Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Cody Zeller.
Analisi
 
 
Partendo dall’allenatore, analizziamo i possibili vantaggi e svantaggi che Charlotte avrà nei confronti delle altre squadre.
 
Il coach, confermato da MJ, sarà ancora Steve Clifford, uno che nella NBA va parzialmente controcorrente.

Scusa Cliff…
Cercavo un dipinto surreale contenente dei calabroni scatenati, ma ho trovato solo questo con abbigliamento femminile.
Eh va beh… facciamo finta sia un look un po’ scottish.

Avendo avuto i fratelli Van Gundy come mentori, è stato influenzato da essi, soprattutto Stan, attuale allenatore dei Detroit Pistons, il quale base il proprio gioco su difesa e rimbalzi.
In quest’ottica, quelli della Motor City si sono ulteriormente rinforzati in difesa.
Clifford ha copiato, capendo dove vi fosse la falla principale da tappare aggiungendo in estate Dwight Howard, un giocatore che non è più giovanissimo e che alcuni vedono al tramonto, crepuscolare…
Tuttavia per Charlotte potrebbe essere manna dal cielo.
Ma prima di parlare di Howard, mi soffermerei ancora un attimo su Clifford.
Steve in estate ha lodato Kidd-Gilchrist che era attaccato dai detrattori per il suo tiro e l’incapacità di prendersi buoni tiri.
Clifford, riferendosi a MKG, sostiene che la spaziatura “non è tanto importante quanto la competitività, non è importante quanto la personalità e il talento naturale. È un atleta di talento, comprende il gioco ed è un ragazzo che gioca duramente e si preoccupa della squadra.”
E’ passato poi a Howard, asserendo che potrà giocare una stagione da All-Star. Inoltre ha aggiunto: “E’ uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto, è come un poliziotto che dirige il traffico in difesa.”
 
Data fiducia ai mastini della difesa, Dwight ha incassato anche la fiducia del proprietario MJ, il quale telefonandogli, probabilmente ha infuso nel centro che tutti danno per quasi finito, un certo spirito di rivalsa e in generale la stima accordata, gli darà nuovi stimoli per fare bene.
L’ex Hawks (partiamo con il quintetto base parlando subito dell’unico inserimento in esso) è un intimidatore d’area con il suo fisico capace di recuperar rimbalzi era ciò che serviva, anche se l’atletismo non può che essere in calo vista l’età e più che tirare FT, i suoi tentativi sono più simili a mattonate che altro.
 
La difesa sarà quindi la chiave per accedere ai playoffs secondo il Vangelo secondo Steve, infatti, sono rimaste le due ali titolari, Michael Kidd-Gilchrist (confermatissimo dalla società come abbiamo già letto) e Marvin Williams.
Sono rimasti ben nove giocatori, soprattutto nel reparto ali, qualcuno si va a confondere ibridamente con le posizioni di SG come swingman.
Michael Kidd-Gilchrist (MKG per i cronisti) era uno dei giocatori più brillanti in difesa prima della ricaduta dell’infortunio due anni fa, mentre l’anno scorso non ha avuto problemi fisici, ma ha mostrato meno aggressività e atletismo.
Da lui ci si attende o si spera che si avvicini ai livelli di due anni orsono per fare la differenza, anche in materia di palloni intercettati e trasformati in rapide transizioni personali o assistite per i compagni a portare punti nei fast break.
Marvin Williams è un giocatore, come Howard, che ha speso ormai gli anni migliori (a livello atletico) della sua carriera NBA (è un 1986) ma porta come Howard esperienza e a differenza di Dwight, è un uomo spogliatoio stimato dai compagni, giocatore che si sacrifica in difesa ma che in attacco lo scorso anno ha mostrato una preoccupante involuzione nelle percentuali nel tiro da fuori, cosa fondamentale per Charlotte avere uno stretch four capace di colpire con assiduità.
 
Howard in attacco aprirà sicuramente il campo per gli esterni, compresi gli adattati e qui potrebbe esserci una seconda chiave di lettura per la buona riuscita della stagione di Charlotte.
Se Pat Riley ai Lakers già a fine anni ’80 con l’addio al basket giocato di Kareem Abdul-Jabbar asseriva che l’era dei grandi centri fosse ormai tramontata a favore di altri tipi di giocatori, allora Charlotte è nel giusto.
 
Se Nicolas Batum (quando rientrerà, poiché ha subito un infortunio serio al gomito sinistro, c’è un recente articolo sul blog…auguri comunque al francese) rappresentava anche un uomo assist importante per Clifford (un credo e una necessità per lui il gioco di squadra, tanto da far risultare la squadra lo scorso anno al secondo posto in classifica per quanto riguarda il rapporto assist/turnover con 2,01, secondi anche con le 10,7 perse a partita), potrebbe ritrovare anche miglior fortuna nelle sue conclusioni quando si sposterà l’attenzione su Dwight, ancora meglio potrà andare a Kemba Walker, reduce dalla miglior stagione in carriera con 23,2 punti di media e la convocazione all’All-Star Game.
L’uomo franchigia di Jordan costituirà per gli avversari ancora l’unica minaccia a tutto campo, entrate, step-back, pick and roll, più un micidiale tiro da oltre l’arco costruito stagione dopo stagione.
Il limite sarà di essere quasi totalmente dipendenti da Kemba se le cose non dovessero girare.
Con lui in campo lo scorso anno gli Hornets hanno guadagnato ogni 100 possessi 3,5 punti mediamente sugli avversari, ma con la panchina in campo sono affondati.
Walker sarà il principale finalizzatore della squadra che ha un grosso difetto; non avere altri grandi realizzatori affidabili e continui, tuttavia se dovessimo basarci sulle statistiche dello scorso anno, la squadra a livello realizzativo si è piazzata sedicesima nella colonna destra con 104,9 punti realizzati a partita, quindi, non è del tutto vero che il team non segni, anche se è vero che il rapporto tiri effettuati/realizzati è penalizzante, arrivando da un ventiseiesimo posto con un misero 44,2% dal campo.

“Atlante” Kemba sorreggerà ancora il peso dell’attacco della squadra, ma questa volta potrebbe avere più aiuto da Howard, Lamb e Monk.

 
La mia preoccupazione maggiore però, a parte lo stress realizzativo di Kemba, è proprio l’affidabilità della difesa, la quale ha diversi punti interrogativi.
L’anno scorso concedemmo 104,7, tredicesima difesa nella NBA…
Bisognerà migliorare possibilmente anche le sole sette palle a partita rubate a gara che valgono un ventisettesimo posto.
Se i riconfermati non dovessero far meglio dello scorso anno in fase difensiva, potremmo ritrovarci ad assistere nuovamente a una stagione martoriata con avversari le cui percentuali alte sul tiro da tre (venticinquesimi con il 36,9% subito) potrebbero incidere pesantemente, per questo è arrivato un protector rim come Howard in aiuto, lasciando gli esterni più pronti a coprire sul perimetro, avendo meno preoccupazioni di chiudere il pitturato, potendo adattarsi probabilmente a spaziature migliori.
Dwight dovrebbe anche aiutare gli Hornets a lasciare il ventiduesimo posto nei rimbalzi concessi agli avversari (44,4 a partita, pari ai Lakers) e il quartultimo posto per quanto riguarda i punti nel pitturato, dando a Clifford la possibilità di utilizzare un gioco più variegato, anche se dovremo scordarci di riconfermare il primo posto nei liberi realizzati (81,5% lo scorso anno).
 
La società dopo aver sparato il primo fuoco d’artificio dell’estate NBA è rimasta quasi immobile, un po’ per i problemi del tetto salariale già al limite, un po’ perché probabilmente l’idea originale era quella di tornare a dar fiducia a un gruppo già conosciuto, con le due ali già descritte a riprendere i loro posti sul parquet.
 
Dicevamo quasi… sì, perché dopo aver preso Dwight, rimaneva il problema della PG di riserva per cercar di far girar al meglio la panchina.
Anche qui la parola d’ordine potrebbe essere “rilancio”, come nel caso del centro ex Hawks, anche per il prescelto, Michael Carter-Williams (sostituirà il deludente Sessions), ex Chicago, i numeri non sono quelli d’inizio carriera.
Brillantissimo rookie of the year nella stagione 2013/14 con i 76ers, è passato dai 16,7 punti di media dell’anno d’esordio, ai 6,6 lo scorso anno con i Bulls, ecco perché un mio precedente pezzo s’intitolava “Rischio a Carter”.
Sarà l’uomo giusto per far ripartire la panchina degli Hornets?
Considerando che probabilmente sia lui che Julyan Stone (se sarà confermato dopo il camp), sono giocatori che si adattano maggiormente alla fase difensiva (Clifford in questa preseason sta chiedendo all’ex Reyer proprio intensità difensiva) è difficile dirlo, tuttavia l’alchimia con altri giocatori che partiranno dalla panchina potrebbe divenire utile alla second-unit intera.
 
In primis vi sarà Cody Zeller, un sesto uomo di lusso, poiché l’anno scorso giocava con i titolari e il suo slittamento in panchina potrebbe avvantaggiare Charlotte nei minuti nei quali i titolari avversari andranno a rifiatare in panchina.
In estate ha messo su ancora muscoli, irrobustendo il fisico, il che dovrebbe aiutarlo ulteriormente in difesa, settore nel quale dava già una buona mano a Charlotte.
Ricordo ancora due stoppate incredibili per atletismo e tempismo in una vecchia partita contro Atlanta vinta dopo due supplementari grazie a uno dei pochi lampi di Lance Stephenson in maglia teal & purple.
La meccanica di tiro è rivedibilissima, ma sa muoversi bene tagliando a canestro o utilizzando pick and roll, infatti, con lui in campo il team ha un bilancio vincente.

Il campo visto come una scacchiera. Blocchi e pick and roll per riprodurre l’azione sottostante, nella quale Zeller mostra le sue abilità in questi giochi.

 

 
Frank Kaminsky mi sembra ancora un po’ acerbo, non mi convince il suo atteggiamento, anche fuori dal campo sembra più il classico “bomber” che uno con la testa sulle spalle.

Il marinaio Kaminsky quest’estate a un convegno a favore della monogamia…
Grazie a Matteo Vetralla per aver scovato la foto.

Ad ogni modo poiché non m’interessa particolarmente cosa faccia il buon Frank fuori dal parquet, spero Clifford riesca a coinvolgerlo anche in altre situazioni oltre al tiro da tre.
Nella prima uscita stagionale con un paio d’inserimenti nel pitturato ha messo canestri facili ma in difesa mi è sembrato piuttosto imbarazzante, specialmente se posto in posizione di centro, dove non ha fisico e prontezza, tuttavia, archiviata l’estate da cicala, potrebbe tornare a carburare, sperando di non doverlo vedere solamente colpire sugli scarichi come troppe volte gli è stato chiesto fino a oggi, un discreto bagaglio tecnico l’ha.
 
Con Batum fuori causa a inizio stagione, il ruolo di guardia tiratrice titolare sarà preso da Jeremy Lamb che sembra sia arrivato carico per questa stagione.
Serio, motivato, nelle prime due uscite si è mostrato un fluido realizzatore.
Il limite passato è stato la continuità.
 
Dietro di lui oscillerà Malik Monk, un ragazzo incredibilmente lasciato scegliere agli Hornets in undicesima posizione.
La difesa non è il suo forte e per sua stessa ammissione sta imparando gli schemi, le rotazioni difensive che Clifford gli chiede, ma in attacco ha mostrato buon tiro, personalità e un atletismo coronato da un’esplosività dinamitarda.
Un ragazzo che più che un rookie, sembra già essere mezzo pronto per il salto di qualità.
Se la salute e l’etica del lavoro l’accompagneranno, potrebbe essere un mezzo crack per far levitare o proprio lievitare gli Hornets.

Niente male per Monk come primo canestro prestagionale…

A meritare una menzione vi sono anche Dwayne Bacon, il quale da guardia potrebbe slittare in posizione di ala piccola (198 cm per 100 kg) e trovare un po’ di spazio anche se Clifford utilizza rotazioni piuttosto corte, in qualche tipo di quintetto nel quale si pensi di utilizzare la sua energia potrebbe venire utile.
Johnny O’Bryant dopo l’infortunio dello scorso anno potrebbe far rifiatare un po’ i lunghi, sperando che gli acciacchi di Howard non si facciano sentire e l’attitudine di Zeller a farsi male, non si materializzi anche quest’anno, a ogni modo nelle rotazioni prima di lui vengono anche M. Williams e F. Kaminsky.
 
Dietro di loro una pletora di semisconosciuti che probabilmente faranno da comparse.
 
L’importante sarà partire bene, il calendario iniziale delle prime venti non è semplicissimo, sarebbe importante battere Detroit (diretta concorrente) ad Auburn Hill nella prima uscita stagionale e bissare contro gli Hawks in casa, poi partirà una lunga maratona impronosticabile, influenzabile da troppe varianti.
 
A ogni modo, giusto per divertirmi, voglio essere positivo e dare fiducia alla squadra, se gli infortuni saranno contenuti, dopo il 36-46 dello scorso anno, un 45-37 potremmo portarlo a casa quest’anno.

Turn back time

Siamo quasi arrivati a metà agosto.

Buona parte d’Italia è in ferie (beati voi) e non arrivano molte novità sugli Hornets.

L’ultima riguarda una divisa alternativa, gli Hornets, come si pensava, saranno tra le otto squadre a riproporla la prossima stagione (grazie a Harrison per aver anticipato la mia lettura).

Le squadre in questione saranno:

• Atlanta Hawks (1972-76)
• Charlotte Hornets (1989-96)
• Golden State Warriors (1971-75)
• Indiana Pacers (Hickory Hoosiers)
• Los Angeles Lakers (1947-52)
• Miami Heat (1988-99)
• Milwaukee Bucks (1968-73)
• Phoenix Suns (1968-73)

E giacchè si scrive qualcosa che richiama il passato, pubblico un articolo tratto da American Superbasket (qui continuo a ringraziare il Sig. Alberto Figliolia che mi ha rifornito di materiale che acquistai ma che con il tempo era andato perso, ricordo bene il pezzo e la rivista che il giornalaio in paese faceva arrivare nel numero di due copie e finiva ovviamente presto se non ti recavi a comprarlo velocemente, internet era ancora agli albori in Italia…) datato febbraio 1998 (lo troverete anche fisso nella sottopagina ImmaginaziHornets), nel quale si parla dei vecchi Hornets di coach Dave Cowens.

La divisa qui è già la 2.0, quella con la doppia striscia per intenderci, tuttavia in tempi nei quali il basket giocato NBA è in vacanza, c’è spazio per un piacevole tuffo nel passato nella Charlotte 1997/98 di Curry (il papà di Steph), del buon e rompiscatole Anthony Mason, dell’apriscatole Glen Rice, degli amici Wesley e Phills, oltre che di Matt Geiger (l’uomo che ruppe una mano a Shaq) e il G.M. attuale di Sacramento Vlade Divac.

Buona lettura…

 

 

Hornets Top 20 2016/17

Arrivati alle soglie della finale NBA con Golden State avanti 3-0 su San Antonio e Cleveland 2-1 su Boston, per fare un riassunto video sulla stagione regolare degli Hornets, ecco la mia personale classifica dell’anno.

Una top 20 che ha come protagonisti i giocatori di Clifford, Kemba Walker, Marvin Williams, Nick Batum, ma anche Marco Belinelli e Jeremy Lamb tra gli autori dei più bei canestri teal & purple.

Buon divertimento!

Il Punto @ 82

 

E’ passata un po’ d’acqua sotto ai ponti dall’ultimo mio scritto che si occupava nient’altro che dell’ultima partita di Regular Season. Non sarà passato un secolo ma… i playoffs, tra una Golden State che si sbarazza di Portland facilmente e serie tirate e un po’ a sorpresa (vedi Boston-Chicago), vanno verso il secondo turno.

Charlotte è rimasta tagliata fuori anche dal primo…

La stagione degli Hornets 2016/17 è stata deludente. Impossibile nasconderselo. Nemmeno il regime più propagandista potrebbe riuscire a celare il “segreto” quando dopo un bombardamento e l’inevitabile risultato finale parla chiaro. Sicuramente ci sono stati problemi in estate nella costruzione della squadra. Il dover rifirmare molti giocatori in blocco che pretendevano più soldi ha costretto a delle scelte il GM Rich Cho che si è orientato sul lasciar partire Lin (chiedeva più di cinque volte il salario percepito lo scorso anno), C. Lee e Jefferson. La priorità, anche su interessamento di Kemba, è stata data a Marvin Williams e Nicolas Batum, due artefici della passata buona stagione di Charlotte. Il primo è calato tremendamente rispetto lo scorso anno, il secondo, sotto certi aspetti, non è riuscito a replicare la prestazione complessiva dello scorso anno. Eppure si sono viste due squadre; partenza sparata e playoffs quasi inevitabili sino alla fine del 2016, poi due mesi d’inverno pieno (gennaio e febbraio) nei quali gli Hornets si sono giocati le possibilità di partecipare alla post season con le ali di cera d’Icaro non scioltesi al sole ma ghiacciatesi in un tremendo gelo. Nonostante fossero un po’ calatate fisicità e tecnica i P.O. a Est erano obiettivo raggiungibile, i soli fondamentali e la tattica non sono bastati poiché gli Hornets hanno iniziato a scivolare in un loop mentale negativo dopo le prime sconfitte in gennaio.

Michael Jordan è deluso del risultato (figuriamoci noi) e questo l’ha fatto sapere direttamente a Rich Cho, il protagonista, anche se un po’ dietro le quinte, della stagione.

Il pubblico, nonostante non siano più i tempi d’oro da sell-out da nove anni consecutivi è costante, passato dal 18° posto dello scorso anno al 17° di quest’anno nonostante il risultato sul campo, la fedeltà c’è, ora tocca a chi lavora in società ricambiare l’amore e il sacrificio dei fan.

Jordan però ha intenzione d’usare l’“anno d’opzione” di Cho, il che significa che il GM birmano dovrebbe rimanere anche per la stagione 2017-18.
Rich Cho, in una recente conferenza stampa ha ricordato che per la prossima Regular Season avrà sei giocatori in roster i quali guadagneranno ognuno 12 milioni o poco più di stipendio garantito…

Non conosco le intenzioni di Cho, ma dopo questa stagione, dovrebbe consultarsi con l’allenatore e il proprietario per cercar di porre rimedio a una situazione che non è delle migliori. Charlotte è calata del 25% nelle vittorie (26 contro le 48 l’anno precedente) e il valore di alcuni giocatori è sceso anche eventualmente cercando di proporli accoppiandoli come asset, forse non sarà così semplice uscire da una situazione paludosa.
La strategia dell’accaparrarsi subito giocatori funzionali al progetto non ha funzionato, anche se potrebbe servire meno di quel che si pensi per raddrizzare un team che con qualche vittoria in più al fotofinish, avrebbe potuto tranquillamente partecipare ai playoffs.
Cho avrebbe anche dichiarato: “Abbiamo avuto modo di crescere da dentro… Kemba ha fatto un grande salto di qualità quest’anno e stiamo sperando che un altro dei nostri ragazzi lo imiti.”
Tuttavia comprimari e speranze future quest’anno si sono rivelati non all’altezza del capitano, così Cho sa che dovrà trovare un altro go-to guy, il problema è che cercandolo all’interno della squadra rischia di commettere lo stesso errore appena compiuto.
Cho: “Dobbiamo trovare un altro go-to guy (oltre Walker), e spero che sia qualcuno nella nostra squadra, ma siamo anche aperti al commercio. Abbiamo un sacco d’opzioni diverse e avremo un buon giocatore al Draft anche.”
Gli Hornets potrebbero oscillare intorno alla decima posizione al Draft a meno un colpo di fortuna (ammesso che al Draft esista) quasi clamoroso che nell’estrazione a sorte con le famose palline (16 maggio) colpisca con il suo basso 2,9%per accaparrarsi una delle prime tre scelte.
Pensiamo che Walker, miglior giocatore di Charlotte, avrà il sesto stipendio più alto della squadra nel 2017-18 a circa 12 milioni e Plumlee (Miles) guadagnerà di più. Plumlee è stato il suo ultimo “affare” e se non sarà ceduto peserà sulle casse degli Hornets altri tre anni.  Un giocatore che può stare nella NBA ma non certamente a quelle cifre, esagerate rispetto al rendimento e ai numeri del campo. A parte Kemba, tutti i contratti stipulati da Cho sono discutibili in termini di cifre, giocatori sovrastimati, anche se in alcuni casi qualcuno avrebbe anche potuto accordarsi altrove come Batum, il quale comunque, a mio giudizio, nonostante l’importanza che riveste nel team, guadagnerà decisamente troppo oltre i 20 milioni.

Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in questa stagione? Di buono c’è stata la prima convocazione a un All-Star Game di Kemba Walker suffragata dai fatti. Lo vedremo poi, anche nella mia personale classifica voti, è rimasto altissimo con la media, un traino per il team, anche se da solo non è bastato. Tradito appunto dai singoli, ha dovuto anticipare le vacanze almeno un round, ma analizziamo prima le statistiche di squadra paragonandole allo scorso anno e vediamo che qualche sorpresa viene fuori…

 

Diciamo subito, parentesi, che di buono a livello di statistiche ci sono le poche palle perse. Charlotte con 942 lasciate sul campo è la squadra che ne ha perse di meno grazie a uno stile di gioco accurato, diminuendole dallo scorso anno nel quale gli Hornets erano riusciti comunque ad agguantare la prima posizione in questa classifica.

Le percentuali dal campo sono in leggerissimo aumento così come il tiro da due punti e il tiro dalla lunetta è stato più preciso ma lo spreco si registra nelle conclusioni dal fuori; il 36,2% da tre punti è passato a un odierno 35,1%, un calo ell’1,1% che ha portato Charlotte al 18° posto nel tiro da tre punti contro l’ottavo dello scorso anno.  Questo è un grave problema perché se escludiamo i liberi, i tiri su azione, dal campo, sono stati 7.000 e circa un terzo di questi sono stati tentati da oltre l’arco.

 

Le percentuali da tutte le zone del campo dalle quali gli Hornets quest’anno hanno preso i loro tiri.

L’abbassamento, anche minimo, della percentuale, nel gioco moderno, può portare a far la differenza tra una vittoria e una sconfitta. In effetti, gli Hornets tra supplementari e partite risoltesi sotto i tre punti di scarto hanno finito con un disastroso 0-9 e se considerassimo le punto a punto reali ne annovereremmo delle altre… Non ha fallito solo il tiro rapido ma anche diverse volte, in momenti importanti, triple con praterie davanti, sono state sprecate per troppa fratta, poco ritmo e talvolta impostazioni errate nella meccanica di tiro (Kaminsky ma a volte anche Marvin non mi è parso perfetto ad esempio). A parte il tiro da tre punti, nonostante i 122 punti in più segnati globalmente (1,4 in più dello scorso anno quando erano 8479 punti per arrivare all’11° posto), con alcune difese peggiorate, quest’anno gli Hornets sono scesi al sedicesimo attacco della lega ma secondo il mio modesto parere, il problema principale, evidenziatosi in vari spezzoni di stagione è stata la difesa. Anche Clifford a fine anno ha voluto sottolineare quest’aspetto dicendo che l’attacco è stato buono (in realtà attacco e difesa sulla carta, a livello puramente statistico sono finiti quasi pari, con 108,8 punti segnati e 108,6 incassati per un 14° posto in entrambe le classifiche), ma che la squadra è regredita sotto quest’aspetto. Anche secondo me è vero, l’attacco ha prodotto diverse occasioni, giocando coralmente sono fioccati anche i liberi, ma in mancanza di giocatori più talentuosi come Lin, Jefferson e Lee (per caratteristiche) ci si è dovuti accontentare di vedere un gioco meno piacevole rispetto lo scorso anno anche se l’efficacia non si è persa poi di molto.

In difesa invece i numeri dicono che Charlotte complessivamente ha catturato 28 rimbalzi meno dello scorso anno e che a livello di stoppate ne ha rifilate 47 in meno. Nel vano tentativo di dare più protezione a canestro, consentendo di equilibrare e indirizzare gli esterni più al di fuori del pitturato Cho prese Miles Plumlee in una maldestra e demenziale operazione nel tentativo di spingere Charlotte verso i playoffs. Ovviamente la mancanza di un centro può portare la squadra a schiacciarsi verso il centro, intorno all’area per creare densità e almeno numericamente, mettere in difficoltà l’eventuale penetratore ma soprattutto realizzatore da sotto. Nel far ciò, fatalmente sono rimaste scoperte le brulle zone periferiche dalle quali con passaggi all’antica scuola slava del penetra e scarica (drive and kick all’americana) sono nate numerose occasioni per le squadre avversarie che vi hanno provato ben 2576 (ultimi per triple concesse) volte approfittando di una difesa sin troppo accademica con il braccio alzato troppe volte ma con i piedi dei nostri difensori ben saldamente piantati a metter radici sul parquet… Non è assolutamente facile fare la scelta giusta ma MKG dimostrava più talento lo scorso anno e anche fisicità. Questo è un problema generale degli Hornets che a mio parere hanno bisogno in alcuni ruoli di maggior fisicità e peso. Come percentuali siamo finiti, infatti, al 25% concedendo da fuori agli avversari il 36,9%, da brividi pensando che una volta eravamo “noi” con Del Curry, Glen Rice, Tony Delk e altri a incutere timore… Senza voler gettare addosso la croce a MKG è lui uno dei principali imputati per questa stagione senza playoffs. Bene intesi, nella mia classifica MKG vola ancora alto, ma solo perché gli altri giocatori son stati ancor più modesti, inoltre il nostro n°14 è stato discontinuo. Lo sapevamo da inizio anno che i compagni di reparto di MKG come swingman non fossero portati naturalmente a difendere. Parlo di Belinelli e Lamb, i quali hanno fornito diverse buone prestazioni in attacco ma in difesa non sempre son stati all’altezza. Graham, l’unico in grado di poter difendere bene, è stato limitato da Clifford stesso vedendone una limitatezza offensiva e forse un’eccessiva gioventù.

Nel complesso comunque sono state perse queste “famose e maledette” partite al fotofinish con una difesa troppo pulita e morbida rispetto allo scorso anno, ma non trattandosi di caratteristiche di una grappa, si è assistito a un distillato di sconfitte pesante da digerire. Un’altra statistica potrebbe in parte rivelare quest’aspetto. L’anno scorso gli Hornets commisero 1487 falli per fermare gli avversari e furono la terza squadra più corretta della lega. Quest’anno vincono il premio fair play poiché il ricorso a soli 1360 falli valgono il primo posto. E’ vero che vi sono falli spesi male e altri bene, ma in generale si può denotare una mancanza di mordente in certi frangenti dove magari un fallo tattico su certi giocatori sarebbe servito. Non mi dilungo ulteriormente in altre tipologie di statistiche più complesse. Ciò che servirebbe agli Hornets per evitare di riproporre la solita solfa per la prossima stagione in realtà sarebbero più cose raccolte in più punti:

1) Innanzitutto valutare la coppia Zeller/Mil. Plumlee. Per migliorar l’equilibrio difensivo bisogna che sotto canestro vi sia un centro stabile che non comporti a un lavoro eccessivo di rotazioni extra il resto del team.  Inoltre bisogna calcolare d’avere un sostituto almeno decente nel caso nel quale il titolare sia costretto a saltare per infortunio alcune partite (come accaduto a Zeller quest’anno). Inoltre la posizione di centro, dalla partenza di Jefferson, ha perso spessore e profondità. Un centro che sappia metter la palla dentro darebbe più profondità e variabili più efficaci a Charlotte.

2) Un’ala grande titolare, possibilmente di peso. Marvin Williams non ci farà migliorare in qualità in una Conference già rinforzatasi lo scorso anno.

3) Valutare lo stato di salute e mentale di MKG. Potrebbe essere uno dei pochi asset per giungere a un secondo go to guy in grado di produrre punti.

4) Se MKG dovesse andare via, si potrebbe spostare Batum come SF ponendo in SG una guardia tiratrice con punti nelle mani in grado di risolvere l’ambiguità che ha contraddistinto gli Hornets quest’anno, ovvero mettere Batum, non un tiratore purissimo in quel ruolo, un giocatore che si è diviso l’oneroso compito con Walker di distribuire assist, ognuno con cifre modeste, dividendosi il ruolo.

5) La panchina… Frank Kaminsky è un caso ma si potrebbe aspettare ancora un anno a patto di non utilizzarlo da sparatutto. Un paio di buone aggiunte servirebbero. Un playmaker di riserva al posto di Sessions e magari uno stretch four che sappia anche difendere sarebbero l’ideale.

6) Forse la più importante. Dave Cowens portò una mentalità difensiva a Charlotte che l’ex GM e head coach Bristow non aveva, ebbene, chiunque vi sarà nel roster l’anno prossimo (specialmente se la rosa dovesse rimaner modesta), serve riportare al centro di tutto la difesa. Aggressività, specialmente attorno al nido dei Calabroni a Charlotte, violato troppe volte quest’anno.

Oggettivamente, senza sperare in grandissimi colpi (non si sa mai, mi auguro che possano esserci, ma su queste basi è dura), per cambiare passo e matrice, andrebbero corrette queste situazioni a mio giudizio. Forse troppe scontrandosi con il mercato, ma d’altra parte Cho se vuole rimanere a Charlotte dovrà necessariamente provarci…

 

Classifica Giocatori

 

 20) R. McCallum: s.v.

Mai visto sul parquet. Cho in stato confusionale gli fa firmare un 10 day ma per Clifford nel ruolo evidentemente eravamo già coperti. A far numero, in eccesso…

 

 

 

 

 19) M. Tobey: 4,75

Mike Tobey, aveva fatto intravedere qualcosa di buono in prestagione pur facendo capire di non essere un campione. Rispedito ai Greensboro Swarm dopo due pessimi spezzoni di partita non è più stato preso in considerazione, anzi, gli Hornets sono andati a prendere O’Bryant tra i lunghi, hanno (secondo me) adattato Kaminsky come centro e tenuto Wood in panchina ad ammuffire un po’…

 

 

 18) A. Harrison: 5,25

Chiudiamo il trio di giocatori davvero marginali con Harrison, un ricordo d’inizio stagione non proprio positivo, ma da toccata e fuga sul parquet poiché Clifford lo schierava solo a risultati acquisiti.

 

 17) B. Weber: 5,77

Due contratti da 10 giorni firmati poi il rinnovo sino a fine stagione. Sicuramente non gli difettano grinta e movimento, armi con le quali, a volte anche un po’ istintivamente, cerca di mettere in difficoltà gli attaccanti. A volte vi riesce recuperando palloni o innescando transizioni. Essendo un piccolo (188 cm) leggero (74 kg) l’agilità non gli difetta e anche in attacco mantiene lo stesso stile, a volte rustico, a volte utile a sorprendere la difesa. Era riuscito a finir davanti a Roberts per qualche partita ma poi alcune prestazioni non soddisfacenti l’hanno relegato di nuovo nelle gerarchie di PG come terzo. Molte delle statistiche sottostanti sarebbero da leggere alla luce del maggior impiego nella scorsa stagione, dove Memphis, seppur per poco, lo fece giocare oltre 27 minuti a partita mentre con gli Hornets il minutaggio scendendo a 12,2 va a inficiare diverse cifre. Ad esempio i 3,8 punti con Charlotte sono da considerarsi ottimi se rapportati al totale di 4,8 della stagione precedente quando giocò molti più minuti. Le medie al tiro sono migliorate, anche se l’1/7 da tre punti non è esaltante e l’unico canestro da fuori è arrivato all’ultimo istante di una partita persa. Personalmente mi piace perché ci mette impegno e grinta ma se Charlotte dovesse far sul serio, dovrebbe sceglier di tenere uno tra lui e Roberts come terzo ma prendere un secondo playmaker che ricordi un po’ Lin. Con tutta la simpatia per Brian e Briante, qui siamo su livelli da bassa NBA. E’ il primo del quale pubblico il tabellino poiché essendo sotto contratto potrebbe interessare analizzarne le cifre per farsi un’idea della prospettiva futura.

 

 16) R. Hibbert: 5,78

Gli Hornets cercavano un protector rim e dopo la prima partita di regular season vinta a Milwaukee sembrava l’avessero trovato. Ottima difesa e splendido attacco, tuttavia, come un castello di carte è crollato al primo soffio di vento a Miami nella seconda uscita stagionale. Nemmeno una manciata di minuti e il ginocchio gli fa ciao insieme alle speranze di Charlotte d’aver finalmente risolto qualche problema difensivo sotto canestro.

 

15) B. Roberts: 5,82

Il primo giocatore della classifica che incontriamo ad aver iniziato e terminato la stagione. Stagione sottotono per quello che avrebbe dovuto essere il terzo playmaker degli Hornets per tutta la stagione. Con l’infortunio di Sessions acquisisce spazio passando come sostituto di Walker durante il tempo di riposo del capitano, tuttavia non gioca soddisfacentemente e l’arrivo di Weber mina un po’ le sue ertezze di privilegiato nel cambio di Kemba. Battaglia un po’ con Weber, poi riacquista il suo spazio ma non è il Brian che avevo conosciuto a New Orleans con gli Hornets ed è anche inferiore a quello che aveva giocato a Charlotte nella prima parte dello scorso anno. Riguardo proprio allo scorso anno, Brian finì a Portland la stagione salvo esser ripreso in estate con un contratto per un anno che supera di poco il milione. Andando a comparare le cifre dello scorso anno scopriamo che il suo minutaggio complessivo è aumentato (poiché a Portland giocava meno) così come la percentuale da tre punti così come di un paio di decimi, assist e rimbalzi totali ma è crollato nella percentuale dal campo complici le conclusioni da due punti. Dal 44,8% dal campo dello scorso anno è sceso al 37,7% di questo, così dai 4 punti di media dello scorso anno è sceso di mezzo punto terminando con 3,5 questa regular season. Quasi ininfluenti i turnover (+0,1) mentre ai liberi è sceso dall’89,4% all’84,6% di questa stagione. Cifre buone. C’è da ricordare che Brian con i Pelicans vinse la classifica di miglior tiratore di liberi di tutta la NBA nel 2013/14 con ben il 94%. Cosa fare con lui? Certamente se si vuole uno specialista ai liberi per conservare eventuali vantaggi nel finale può scendere in campo e aiutare la squadra a mantenere il vantaggio, ma gli Hornets di quest’anno si sono trovati spesso a inseguire nei finali, perciò il suo utilizzo non si è reso particolarmente necessario. Bene per il fatto che abbia migliorato il tiro da fuori ma incursioni varie e tiri da due sono stati meno redditizi rispetto al previsto. Se si vuole tenere come terzo play a cifre non lontane dal contratto precedente va bene, considerando che comunque Walker assorbirà (salvo sconvolgimenti estivi) la maggior parte dei minuti sul parquet nel ruolo di PG e Clifford il doppio playmaker lo schiera rarissimamente, altrimenti anche Weber va bene, ma né lui né il quasi omonimo Briante, a mio giudizio, sono in grado di sostituire al meglio Kemba come secondo playmaker.

 14) Mil. Plumlee: 5,87

Preso per dare consistenza alla difesa dalle parti della zona rossa, il centro ex Bucks, ha finito con il farsi male presto. Riapparso nel finale di stagione ha giocato pochi minuti a partita con scarso impatto sulla forza della squadra. Le note positive sono le percentuali. Non forzando e tirando da vicino (come Hibbert ma ancora con un raggio più ristretto) mette quasi il 60% dei tiri, anche se è sceso in questa statistica rispetto al precedente anno interamente giocato a Milwaukee. E’ migliorato dalla lunetta ma molte altre statistiche sono in calo e il minutaggio non è di molto inferiore a quello concessogli da Milwaukee. Assist e punti di media trascurabili, pochi rimbalzi e stoppate quasi assenti, fattore che, per essere un potenziale rim protector da 12,5 milioni a stagione, non è trascurabile. Non voglio male all’ex Duke, ma sarebbe meglio cambiasse aria nonostante i movimenti sotto canestro non siano malvagi, ma non è uno che nella NBA possa far la differenza. Purtroppo, come saprete, Cho l’ha firmato per altri tre anni a 12,5 e questo è un bel pasticcio perché contribuisce a bloccare eventuali risorse economiche che sarebbero potute esser spese certamente meglio. Liberarle non sarà facile, così come non sarà facile cedere Miles a cifre sovrastimate per un giocatore dalle cifre sottostanti.

 

 

 13) F. Kaminsky: 5,88

Frank Kaminsky era atteso al possibile salto di qualità. Tra le fila della panchina degli Hornets avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti. Fare la differenza tra second unit avrebbe dovuto esser la sua dimensione. Una dimensione però che, nonostante il secondo anno in NBA, Frank non ha acquisito. La dimensione è rimasta mono, un attacco “migliorato”, passato dai 7,5 punti dello scorso anno agli 11,7 di quest’anno, tuttavia non bisogna farsi ingannare… Clifford gli ha dato estrema fiducia e lui ha aumentato di ben 5 minuti a partita il suo minutaggio (da 21,1 a 26,1) complice anche l’infortunio che ha tenuto fuori Zeller per diverse partite. L’ala/centro è riuscita anche a partire titolare ben 16 volte contro le tre dello scorso anno ma è sceso nelle percentuali di tiro, sia dal campo che da tre punti dove, secondo me, è rimasto vittima del tipo di gioco richiesto al lungo moderno. Sparare da fuori costantemente gli ha fatto guadagnare qualche punto ma se andiamo a guardare le percentuali scopriamo che dal 33,7% dello scorso anno, siamo passati al 32,8%, non distantissimo ma pur sempre un 1/3 circa che per la NBA non è il massimo se si richiede a un giocatore di tirare con costanza… Dalle 202 volte dello scorso anno, Frank è passato alle 354 da oltre l’arco in questa stagione. Meno pressato di Belinelli spesso è riuscito a prendersi buoni tiri per svariati motivi (perché il lungo non segue, per un pick and pop, per uno scarico, ecc.) ma la mano in alcune serate è rimasta congelata finendo per condannare con le sue basse percentuali Charlotte. In ripresa verso fine stagione, in qualche maniera Frank mi sembra parzialmente complementare a Zeller che ha una difesa molto migliore rispetto a Moose (la seconda dimensione), ma non ha assolutamente un tiro da medio raggio. A rimbalzo è migliorato di poco ma i 4,5 di media complessivi non ne fanno certo un protettore dell’anello di grande livello nel caso di possibili seconde possibilità. Un po’ troppo pulito in certi frangenti in difesa dove comunque ha speso 1,9 falli contro gli 1,6 dello scorso anno in un team molto morbido da questo punto di vista. L’attacco di Frank è migliore indubbiamente e potrebbe sposarsi con la difesa di Cody, tuttavia Frank è ancora un po’ filiforme per la massa dei lunghi NBA, quindi se ha a che fare con rudi e/o fisici difensori in alcune serate il suo repertorio dalle parti del canestro può rivelarsi inutilizzabile nell’attesa della crescita fisica e in un leggero miglioramento di movimenti interessanti ma non ancora completi che includano però anche l’opzione assist, statistica nella quale quest’anno è migliorato, anche se un 2,2 (+1 rispetto lo scorso anno) a partita non è cifra certo sublime. Ecco quindi anche la soluzione da tre punti che può sembrar comoda ma evidentemente non ancora perfezionata nella meccanica. Al momento si è rivelato un abuso la soluzione in 3D da oltre l’arco, il progetto Frank come centro e/o stretch four potrebbe richiedere ancora un anno per vedere se la mano migliora, ma lui deve trovare un pochino di ritmo e soprattutto fiducia, cosa che è sembrata non avere in certe fasi della sua stagione. Un enigma… vero che è al secondo anno solamente, vero anche che sembrava il più pronto tra i rookie lo scorso anno, se si vuol tenerlo, bisogna cambiargli la ricetta, l’extra lavoro nel tiro da tre punti è stato più volte controproducente che utile, sia per lui che per il team.

 12) R. Sessions: 5,95

L’ultima partita giocata da Sessions risale alla cinquantesima, quella contro Golden State in California il primo febbraio. Non è stata la sua assenza a pesare gravemente sul bilancio degli Hornets. A gennaio la squadra era già entrata in crisi e se consideriamo che contro i Warriors il suo solo punticino può essere causa solo o quasi dei pochi minuti in campo (7:42), nelle precedenti non era andato meglio. Andando a ritroso; sei punti contro Portland, 5 contro Sacramento, 4 contro New York e 0 contro i GSW in casa, anche se in questo caso torna di poco sotto i 10 minuti giocati. Ebbene… in 50 partite ha toccato o superato i 10 punti solamente sei volte, con un massimo stagionale di 17 punti ottenuto il 21 gennaio contro Brooklyn. Se Cho pensava di prendere un mezzo Lin si sbagliava, qui siamo a un terzo… E’ vero che a Washington di media l’anno scorso giocava circa 4 minuti in più ma statistiche come quelle nella percentuale al tiro dal campo non mentono comunque. Dal 47,3% è passato al 38,0% a Charlotte. Con gli assist è in linea con lo scorso anno considerando il differente minutaggio ma non è un passatore che fa la differenza. Frutto di un sistema di gioco che si è rivelato meno efficace senza le dovute armi a disposizione. Le improvvisazioni di Sessions mi hanno ricordato quelle di Neal un paio d’anni orsono, un uno contro tutti in penetrazione e nella jungla NBA le fronde che disturbano appoggi e tocchi sono numerose anche per i 190 cm da playmaker di Ramon. Ha finito per procurarsi diversi liberi, statistica nella quale è salito di livello in stagione dopo un pessimo inizio, ma terminando con 6,2 pt. a partita contro i 9,9 dello scorso anno… A 31 anni compiuti a poco, sistema di gioco a parte, sembra già sul viale del tramonto, così almeno dicono alcune cifre dei suoi tabellini, calanti negli ultimi anni. Sessions come cavallo di ritorno non ha decisamene funzionato e ora ha anche un’operazione al ginocchio (quella di febbraio) alle spalle, Cho ha detto che probabilmente Charlotte cercherà qualcun altro (nemmeno mi avesse letto, avevo già scritto sopra su Briante che serviva una PG come ricambio, ma d’altra parte anche il più inesperto e occasionale visitatore del cantiere Hornets se ne sarebbe accorto) per sostituire Ramon, giacché in questo caso è Charlotte a poter scegliere con la team option di lasciar libero il giocatore o rinnovargli il contratto e questa volta Cho credo farà la scelta giusta. Qualche fonte riporta una player option a favore di Sessions, ma basandomi sulle parole di Cho e il sito basketball-reference.com preferisco “credere” che sia la franchigia a detenere la scelta.

 11) J. O’Bryant: 6

Su O’Bryant mi devo ripetere scrivendo esattamente le cose evidenziate su l’ultimo Il Punto poiché non ha più giocato dopo l’infortunio a Miami. Preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto probabilmente nemmeno giocare se non fosse che Charlotte nel settore lunghi latita un po’ a livello di qualità e di Wood non si fidano, infatti, anche O’Bryant per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova. Viene rifirmato sino al termine della stagione, anche se guarda le partite da dietro la panchina. Riesce a strappare un contratto da 1,5 milioni per la prossima stagione. Non peserà molto, i dubbi sono sulla qualità e la completezza del giocatore. Grinta ne ha, probabilmente il tiro è scostante, la completezza proprio no ma diciamo che per gli Hornets comunque O’Bryant o no, non è un gran problema. In una specie di anno zero è problema marginale. Le cifre sottostanti sono ovviamente marginali in virtù del fatto che Johnny ha giocato solamente 4 partite con Charlotte, di sicuro salendo, possiamo notare come anche in altre annate le sue stoppate siano assenti e non sia un gran rimbalzista.

 

 10) S. Hawes: 6,05

Tagliato per la sua improbabile difesa, o troppo molle o ad assorbire i contatti a sfavore, in attacco faceva comodo per i filtranti, in particolare i suoi bound pass che sovente trovavano Lamb o qualche compagno impegnato in back door sulla linea di fondo, tuttavia essendo calato da fuori, non era più una minaccia da tre punti. L’anno scorso mi stupiva per come riuscisse a mettere dentro tre punti con uno stile rudimentale, quest’anno sfortunatamente le cose si sono “normalizzate” e quella sua parabola minima non ha trovato la stessa “fortuna” per finire nella retina. Gli Hornets quindi lo mandavano a Milwaukee insieme a Hibbert per Miles Plumlee cercando di ottenere uno specialista o comunque un giocatore migliore nella difesa dell’anello. Il problema è he stiamo parlando di lunghi chiaramente incompleti e nello scambio tecnico/economico, a mio giudizio, è Milwaukee ad averci guadagnato pur accollandosi per qualche mese un Hibbert ormai “rotto” (in realtà girato subito a Denver).

 

 09) M. Williams: 6,08

A fine anno Williams è salito di oltre un minuto giocato a partita, ma è sceso sotto le cifre dello scorso anno al tiro. Il 45,2% dello scorso anno è sceso a un 42,2%, in particolare nel tiro da tre punti si è dimostrato meno preciso chiudendo con il 35% quando lo scorso anno tirava con il 40,2%. Alcune di queste triple prese senza pressione addosso e in momenti importanti sono state gettate al vento, altre sono state prese affrettatamente. In casa, quando si poteva, gli Hornets hanno tentato spesso di aprire la gara con una sua bomba, qualche rara volta è andata bene ma per la maggior parte dei tentativi, tiri affrettati sconsigliabili, non hanno prodotto nulla. Assist, rimbalzi e rubate sono in linea con lo scorso anno, ma… in attacco è sceso di mezzo punto anche se ha tirato meno (704 volte contro le 747 dello scorso anno) dal campo mentre dalla lunetta ha transitato 131 volte contro le 120 dello scorso anno. Indipendentemente dai numeri, l’attacco è leggermente peggiorato sebbene qualche incursione dal lato terminata con un runner o un floater in area piuttosto che una dirompente schiacciata ce l’ha nel repertorio, mentre in difesa Marvin si è fatto battere troppe volte sulla linea dei tre punti, anche se il suo gioco difensivo lo porta a volte a dare una mano in settori che non sarebbero di sua competenza. Il presunto pericolo (in genere nel pitturato) per gli Hornets si tramuta in danno maggiore se gli avversari scaricando fuori trovano tiratori liberi di colpire. Non è ovviamente il guy to go della squadra e nemmeno il secondo violino ma in un team che ha come titolari Zeller e MKG sicuramente offensivamente era la terza opzione tra i titolari per chiudere l’attacco, sebbene i compagni ne elogino il lavoro difensivo. Per me Marvin quest’anno è stata una mezza delusione a prescindere dal fatto che sono tre anni che dico che in posizione di PF avremmo bisogno di qualcosa di meglio per fare il salto di qualità, preferirei impegnarne una ventina per Millsap piuttosto che i 13 che Marvin percepirà il prossimo anno. Williams inoltre è legato a Charlotte sino al 2019-20 quando percepirà oltre 15 milioni. Se deve rimanere, la speranza è che si ripresenti in super forma fisica come fece al camp nell’estate/autunno 2015.

 08) C. Wood: 6,10

Altro giocatore istintivo ed energico, un Weber ma più alto (211 cm) e grosso. Un cavallone lasciato chiuso nel recinto da Clifford forse perché un po’ tatticamente indisciplinato in campo ma è un 1995… Come Briante cerca di sopperire al dettaglio portando scompiglio tra le fila nemiche infiltrandosi e giocando più aggressivo della media dei compagni. Poco lineare, ha avuto scarse occasioni per poter dimostrare quello che sa o non sa fare), Charlotte non ha puntato su di lui in stagione e ora si conferma intenzionata a non farlo nemmeno l’anno prossimo (non rinnoverà il contratto di Wood avendo una team option a favore) poiché si dice non abbia fatto grandi progressi questa stagione e potrebbe passare magari l’anno successivo dalla D-League per strappare un nuovo contratto che lo riporti nella lega di maggior successo. Sicuramente acerbo, ingeneroso però sparargli addosso dato lo scarso utilizzo e in media ha fatto meglio di altri giocatori dai quali ci si aspettava decisamente di più. D’altra parte è salito nelle percentuali realizzative da due punti, anche se da tre non “ci ha mai preso” quest’anno tirando mattonate fuori dal suo range e nei punti è un po’ calato, ma stiamo parlando di un giocatore rimasto ai bordi del team per tutta la stagione. Migliorato ai liberi, alla voce block lo 0,1 in più è insignificante… in linea con le prestazioni che aveva a Philadelphia. Non so che pretendessero da lui a Charlotte se per di più veniva usato con in contagocce.

 

 07) J. Lamb: 6,11

Sicuramente scostante. Anche per il tipo di lavoro che gli chiede di fare Charlotte, ovvero segnare… Va in base alle sue giornate e all’avversario. Un paio di buchi a inizio stagione e a metà stagione, poi sempre presente nel finale di regular season quando ha trovato un po’ più di continuità ed ha aiutato la squadra a sopperire qualche carenza offensiva. Le armi son sempre quelle; agilità, mobilità e velocità in primis, poi palleggio, penetrazione buon tocco anche in corsa o in arresto e tiro e abilità nel back-door partendo dalla linea di fondo. Le penetrazioni sono facilitate anche da un’area avversaria che talvolta risulta poco intasata se i lunghi non costituiscono grande minaccia per la difesa avversaria o si recano fuori seguendo i nostri pronti a sparar da tre punti. In difesa non è un mastino ma a mio modo di vedere si è applicato di più quest’anno in una squadra che ha avuto notevoli problemi difensivi. Per caratteristiche (196 cm per 83 kg) è qualcosa che a Charlotte mancherebbe lasciandolo partire, un incursore che con semplicità può portare beneficio al tabellino degli Hornets, anche se il suo tipo di gioco è quasi esclusivamente limitato a quello. Un altro fattore importante sono i rimbalzi che riesce a conquistare grazie al suo atletismo, 4,3 quest’anno in salita, così come la media ai liberi, nettamente migliorata con un 85,3% contro il 72,7% dello scorso anno, frutto di crescita e miglior concentrazione, meno affrettato nel batterli. Sceso ancora nel tiro da fuori, non è specialità della casa, ha aumentato al suo attuale massimo la media punti a partita finendo con 9,7 contro gli 8,8 dello scorso anno, pur giocando leggermente meno della stagione passata.

 06) M. Belinelli: 6,12

Marco era partito benissimo facendo ricredere gli scettici sul suo stato di forma e le sue qualità inespresse nel caos di Sacramento. Poi è lui stesso a dire che probabilmente l’infortunio a metà stagione gli ha un po’ tolto il ritmo. Da fuori stava bombardando con percentuali altissime, anche se di fianco non aveva uno come Chris Paul (ai tempi degli Hornets in Louisiana) in grado di smarcarlo con facilità. L’età avanza per tutti, per Marco in particolare poiché nella NBA non ci sta da due giorni. Il suo fisico da uomo e non più da ragazzo è stato spinto oltre per andare a uscire da blocchi, effettuare tagli in back door, marcato da guardie o ali che s’incollano al nostro tiratore come gli avesse appena rubato tutti i soldi in banca. Arduo giocare così, costruendosi anche tiri volanti. Alla fine le percentuali sono calate, anche se lui qualche buona partita è riuscita ancora a disputarla ma come Lamb è stato scostante nella parte centrale della stagione e in quella finale non è riuscito a ripetere i buoni exploit della prima parte. Marco guadagna poco più di 6 milioni e ha un altro anno di contratto a Charlotte. Potrebbe essere un tiratore ideale se il sistema di Charlotte riuscisse a modificarsi divenendo più efficace come due anni fa, altrimenti in North Carolina dovrà sudarsi ancora eccessivamente i suoi punti. 10,5 punti per Marco quest’anno gli hanno fruttato un quinto posto all’interno del team tra i top scorer. Potrebbe ancora dare esperienza, contribuire al gioco con i suoi passaggi (quest’anno si è dilettato nel servire ai compagni buoni palloni) anche se i 2 assist a gara non sono molti, ma sovente di qualità. Per poco più di sei milioni Cho ha fatto un affare perché rispetto a Sacramento le sue cifre quest’anno sono tutte migliorate pur giocando leggermente meno (minutaggio inferiore) e non essendo mai partito da titolare. Ottimo il suo 89,3% a gioco fermo. Dalla lunetta è in testa nella classifica dei tiri liberi a Charlotte. Nessuno ha fatto meglio di lui quest’anno. Ma a questo punto lascerei “parlare” Marco che nelle rituali interviste di fine stagione Marco ha dichiarato: “Ovviamente non siamo contenti di com’è finita, con la mancata qualificazione ai playoff, ma personalmente sono molto felice di come mi sono trovato qui a Charlotte, di quest’organizzazione, del modo in cui mi ha utilizzato coach Steve Clifford e dei miei compagni con cui ho avuto il piacere di scendere in campo sera dopo sera”. Un primo bilancio positivo che assume tinte ancora più rosee se declinato al futuro: “Credo che in questa squadra ci sia il potenziale di fare qualcosa di grande, perché delle squadre che oggi stanno giocando i playoff a Est ce ne sono almeno un paio che non sento superiori a noi. Per questo il nostro obiettivo durante l’estate dev’essere quello di lavorare e migliorarci perché soprattutto in difesa quest’anno ci è mancato qualcosa. Nei quarti quarti il nostro sforzo difensivo spesso non è stato all’altezza e alla fine è stato proprio questo a fare la differenza e a impedirci di vincere un paio di partite punto a punto, in particolare in trasferta”. Marco ha anche fatto altre dichiarazioni simili: “Non sono state le ultime partite della stagione a segnare il nostro destino quanto invece lo sciagurato periodo tra gennaio e febbraio durante il quale abbiamo buttato via gare alla nostra portata, giocate punto a punto ma poi perse come quella contro New York ad esempio (107-110 Knicks, il 27 gennaio) oppure, ancora più recentemente, quella contro Washington in cui eravamo sopra di 12 all’intervallo prima di finire sconfitti (118-111, il 4 aprile). Non possiamo permetterci sconfitte del genere, dobbiamo trovare il modo di far meglio”. Lo swingman continua dicendo: “Sì, so di poter far meglio di quanto fatto vedere questo primo anno, soprattutto nelle percentuali al tiro da tre. Avevo iniziato la stagione bene, attorno al 42%, poi l’infortunio alla caviglia che mi ha tenuto fuori per qualche gara probabilmente mi ha fatto perdere un po’ di ritmo. Nessuno è perfetto, per cui quando parlo di miglioramenti il primo a dover lavorare in estate sono io, per tornare a ottobre già in forma e ancora più forte”. Marco assicura l’impegno anche con la nazionale: “Io in Nazionale ci sarò, ci tengo alla maglia azzurra, ma anche in chiave Hornets è anche un ottimo modo per restare in forma e confrontarmi a livelli di competizione.”

Belinelli si muove molto variando giustamente il suo gioco, sebbene gli avversari abbiano un occhio di riguardo per lui. Non è solo tiro da tre punti (principale ragione per cui gli Hornets l’hanno selezionato), ma anche tagli, back-door, dai e vai, ecc…

Belinelli è già tornato in Italia e si diverte da Cattelan.

 05) T. Graham: 6,18

Come Wood altro giocatore poco impegnato da Clifford poiché in attacco non è propriamente splendido. Poca iniziativa, anche dovuta al fatto di dover lasciar spazio a giocatori considerati più talentuosi di lui nel finalizzar l’azione. 19/40 dal campo quest’anno frutto di ottime selezioni di tiro che includono anche buona mano da fuori (9/15 da tre punti…). L’avevo definito inesistente in attacco ma sarebbe meglio dire “tappabuchi”, tira quando può in genere senza eccedere o forzare situazioni, questo favorisce buone medie che, sia chiaro, rimangono un merito. Finisce la sua stagione con 2,1 pt. di media in 7 minuti per partita. Il suo pezzo forte però è la difesa dove prende anche 0,8 rimbalzi di media e per me è una mezza sorpresa che Clifford non l’abbia utilizzato maggiormente. D’accordo, è al primo anno in NBA, non è un giocatore completo nelle due fasi (attacco/difesa) ma con un MKG in difficoltà e un team in crisi d’identità difensiva l’avrei inserito maggiormente nelle rotazioni. Il problema è che nel ruolo di SF c’è sovrabbondanza (numericamente parlando), oltre al titolare MKG Belinelli e Lamb s’inseriscono a volte come SG o come SF, inoltre anche Williams all’occorrenza è capace di giocare come ala piccola. Treveon però è il più accanito difensore e anche se a volte è stato battuto imparabilmente più per meriti altrui che per demeriti propri, con un allenatore che professa il credo difensivo prima d’ogni altra cosa, noto (pur con i dovuti distinguo già scritti) una piccola incoerenza sull’impostazione.

 04) C. Zeller: 6,24

Cody Zeller secondo me è il giocatore medio in NBA. Un lungo nel limbo. Non di livello stratosferico ma nemmeno scarso. E’ al quarto anno nella NBA e a parte il primo anno come Bobcats, con gli Hornets, a causa d’infortuni di lunga durata non è mai riuscito a terminare la stagione vicino le 82 partite. Quest’anno si è fermato a 62 partite, esattamente come due anni orsono e non è un caso che si sia finiti ancora fuori dai playoffs, perché qualunque sia il vostro giudizio su Cody è indubbio che rivesta un’importanza particolare per Clifford. In primis perché pur non essendo un Mutombo o un qualsiasi altro intimidatore potente d’area è chi là sotto difende meglio tra stoppate, verticalità, palloni rubati (ha iniziato anche ad allungare le mani e a recuperare una palla a partita). Con un fisico migliorato, dopo la perdita di Hibbert non ha avuto rivali. In attacco per lui quasi tutto ruota attorno ai suoi stessi blocchi e ai possibili sviluppi come pick and roll. Esistono chiaramente le varianti dello scarico leggendo la difesa o inserimenti a fari spenti da dietro. In queste occasioni sovente ha concluso con poderose mazzate a canestro favorite da una corsa e uno stacco prepotente. Meglio (per ora almeno) lasci perdere i jumper, specie quelli in diagonale da media distanza. La mano in quel caso pare un piede e i suoi tiri sono spessissimo lunghi o scentrati, non calcoliamo nemmeno l’opzione tripla quindi… E’ un po’ il classico pivot che si fa innescare dalla vecchia combinazione playmaker-centro anche se con modalità da gioco più moderno. Zeller però non va di pari passo con l’aumento contrattuale. I minuti sono aumentati, le statistiche anche in linea di massima ma non di molto… direi più o meno in proporzione con il minutaggio. Dagli 8,7 dello scorso anno è passato ai 10,3 di quest’anno pur tirando pochissimo di più dello scorso anno. E’ calata invece la percentuale dalla lunetta così come i tentativi; da 232 a 196 di quest’anno. Ovviamente terrei Cody a patto che Cho si disfi di “paccottiglia” come Plumlee, Williams e altri che intasano il monte salari. Bisognerebbe tutelarsi con un discreto centro difensivo ma in primis nel settore lunghi serve una vera ala grande titolare, uno stretch four che sappia tirar da fuori e rendersi complementare al gioco di Zeller per portare la reale doppia minaccia del lungo in due parti differenti del parquet.  Dal suo rientro Charlotte ha vinto 10 partite e ne ha perse 12, con le ultime 3 ormai lasciate andare. Durante la sua lunga assenza invece la squadra ha sbandato pesantemente con un 2-11 fatale. Quando Belinelli parlava di difesa in generale, Cody, almeno nel pitturato, è stato sicuramente un utile fattore.

 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,31

Suo e mio malgrado (che ne sono divenuto un estimatore sia per la difesa che per la storia personale) è il simbolo della dissoluzione di Charlotte di quest’anno. Giocatore che non stuzzicherà la fantasia ma rimane comunque un importante tassello, un piccolo asset per il team. Nelle interviste a fine anno a diverse domande del cronista non è riuscito a spiegare il perché di questo crollo collettivo che ha coinvolto anche lui in diverse serate non andate benissimo. La media rimane discreta e si è visto un miglioramento della fase offensiva ma il mio dubbio è che per ottenerlo si sia sacrificata la sua freschezza e la sua attitudine prettamente difensiva. Energia per portare transizioni e canestri in infilata ne ha sempre avuta. Ha preso sotto le tabelle qualche stoppata di troppo ma non ha mai desistito, ha continuato a portare i suoi attacchi variandoli anche con jumper da media e talvolta lunga distanza che a volte s’infilavano trovando solo il cotone se non erano forzatissimi. E’ dietro il dilemma. L’anno scorso, oltre ad aver fatto intravedere miglioramenti nel tiro da tre punti (inesistente quest’anno), aveva dato continuità alla sua energia fornendo e garantendo buone prestazioni difensive per Charlotte, mentre quest’anno è stato discontinuo e non mi è parso in regresso solo sui pick and roll che ogni squadra cerca di utilizzare mettendo in difficoltà gli avversari. Ciò potrebbe essere frutto dell’impostazione in campo di una squadra che tende a schiacciarsi come potrebbe essere legato ad altri fattori, in particolare sono dubbioso sul suo stato di salute. Ovviamente mi riferisco alla spalla operata lo scorso anno. Che in qualche maniera, conscia o inconscia si stia tutelando risparmiandosi un po’ potrebbe anche essere. La sua presenza doveva garantire più presenza sul perimetro ma il rebus di una squadra che è stata bombardata dalla linea dei tre punti è rimasto ma ricordo anche il canestro di Anthony che fece vincere New York contro di noi co MKG in marcatura e posizione troppo bassa. Forse sarebbe stato impossibile fermare quel jumper, ma quell’azione con un semplice braccio alzato non ha funzionato molte volte sui tiratori quest’anno. Le sue palle rubate e le stoppate sono in deciso aumento e sono state manna in qualche occasione per Charlotte che ha problemi in questi due aspetti del gioco, in attacco al tiro libero è migliorato ma dal campo è in discesa. Ha finito con 9,2 punti a partita contro i 12,7 dello scorso anno e i 10,9 (più fedeli visto il numero di partite maggiore) di due anni orsono. Tuttavia è un’incognita nonostante quest’anno non si sia infortunato e a Charlotte non mi sorprenderebbe se stessero pensando di scambiarlo. Su Swarm e Sting è già la seconda volta che buttano lì uno scambio proprio con Carmelo Anthony.

 02) N. Batum: 6,32

Nicolas Batum, altro caso spinoso per Charlotte. Sicuramente giocatore di buon livello ma non un top player che secondo alcuni è strapagato (volendo vedere lo sono tutti, ma rimaniamo nella logica delle cifre NBA), anche se in realtà con le cifre che tendono a salire il vantaggio è bloccare più o meno il salario facendo firmare subito i giocatori a cifre che negli anni non si discosteranno molto da quella iniziale. Il problema di Charlotte è però che avendo adottato la stessa strategia con troppi giocatori, ora lo spazio salariale è limitato e se non si crede più in un giocatore bisogna andare alla ricerca di uno scambio per liberare spazio. Sicuramente Nicolas è regredito dallo scorso anno, non è un caso Stephenson ma mezzo sì direi. Alla fine della fiera, con un playmaker più portato a concludere che a servire i compagni, è lui il vero uomo assist della squadra, giocatore destinato a fare da collante cui si chiede anche difesa e tiro, o meglio, almeno importanti punti di rottura in attacco tra una penetrazione, un tiro da tre di Walker e un pick and roll di Zeller in attacco… Le cifre al tiro sono scese e questo per Charlotte è un problema se l’uomo che occupa la posizione di guardia tiratrice titolare ha percentuali non così stratosferiche. Dal 42,6% dello scorso anno è sceso al 40,3% dal campo, dal 44,8% da tre al 33,3% e nell’effective FG dal 50,6% è passato a un 47,3%. Solo nei tiri liberi è riuscito a migliorarsi. Una statistica comunque sempre soddisfacente per lui. Uno dei problemi da affrontare con Nicolas e il gioco di Charlotte è sicuramente lo spirito d’iniziativa. La ricerca del passaggio da zone periferiche del campo può limitarlo, a volte i suoi drive nel tentativo di scaricare si sono rivelati controproducenti con passaggi imprecisi o intercetti degli avversari che hanno portato non solo alla palla persa ma a micidiali contropiedi spesso pagati salatamente. Occorre disegnare qualche gioco per lui che non sia solo il pick and roll ma serve anche che qualche volta vada dentro e si convinca di poter concludere da solo a canestro, cosa che ha fatto poche volte quest’anno accontentandosi di turnaround, jumper vari e tiri da tre… Se è secondo in classifica però lo deve al fatto che parecchie statistiche sono migliorate pur giocando un minuto in meno dello scorso anno. Rimbalzi, assist, rubate e turnover oltre che i punti complessivi sono tutte cifre in leggero rialzo.

 01) Walker: 6,71

Ne abbiamo parlato abbondantemente per tutta la stagione. E’ il giocatore meno sconosciuto di tutto il roster. Trascinatore quasi instancabile delle sorti di Charlotte. Ha avuto un calo in prossimità dell’All-Star Game e qualche passaggio a vuoto, inevitabile non essendo un robot, ma ha disputato una stagione encomiabile. In primis dando respiro alla squadra con i suoi punti, attraverso il gioco o mettendosi in proprio. A volte usando blocchi, a volte andandosi a prendere tiri in equilibrio precario da oltre la linea del tiro da tre punti che è risultata la sua principale novità dell’anno. Dopo il pull-up effettuato successivamente al suo step-back, ecco un tiro da tre al 39,9% che per buona parte della stagione ha visto il 4 come cifra iniziale, ma a confronto del 37,1% dello scorso anno e del 30,4% di due anni fa, è ottimo viatico per aggiungere la terza dimensione alle sue altre due minacce offensive (vi è anche la penetrazione oltre al jumper). Giocando quasi un minuto in meno ha incrementato i punti finendo con 23,2 (diciassettesimo in tutta la NBA), ben 2,3 punti in più di media rispetto lo scorso anno… Il lato debole di Walker è la difesa. E’ pur vero che quest’anno ha preso più sfondamenti di chiunque altro nella NBA eccetto Ilyasova, ma i palloni rubati sono in leggero peggioramento e sul tiro avversario per questioni di cm troppe volte deve accettare la resa, comunque sia rimane uno dei playmaker di stampo moderno più interessanti della lega, specialmente in rapporto alla qualità/prezzo. Nonostante che sul mercato ci sia un Curry da riportare prima o poi a casa (il sogno), a breve termine credo che gli Hornets andranno avanti con Kemba, il quale durante l’anno ha superato diversi giocatori storici degli Hornets in fatto di statistiche, di punti e altro. In attesa che anche gli altri diano un po’ di più, lui c’è, c’è bisogno del contorno.

Kemba, a New Orleans, ha anche partecipato alla gara del tiro da tre punti…

I voti giornata per giornata che…

portano alla classifica finale all’interno del roster.

Alla prossima con i “nostri” #CharlotteHornets .

 

 

Classifica a Est al 22/03/2017

Gli Hornets stanno provando a rimettere in piedi una stagione in modalità last minut.

Al momento i playoffs distano 3,5 partite con l’ultimo posto occupato dagli Heat, squadra contro la quale siamo in vantaggio nei tie-break, sebbene, visti i calendari, “temo” che i Bucks scivoleranno più giù ben presto nonostante il colpaccio della scorsa notte sul campo dei Trail Blazers (93-90).

A osservare la classifica sottostante si può comprendere come troppe serie contro squadre fuori dalla fascia utile a disputare i playoffs, quest’anno siano state perse.

 

 

Vittorie mancanti… Difficile dunque rientrare in orbita.

Stasera (ore 12:00 AM) passeremo da una Orlando abbastanza desertica, marziana, un luogo sabbioso e arrugginito ma pronto a sollevare però un’immensa tempesta di sabbia, perché Vucinic è rientrato, perché i Magic una dozzina di giorni fa persero di 40 punti a Charlotte (motivi possibili di rivalsa quindi), perderebbero la serie 4-0 e poi le due W recenti autorizzano i tifosi locali a sperare in un’altra vittoria per allungare la striscia.

Di contro degli Hornets che non possono più sbagliare. Dovranno giocare con determinazione e sfruttare eventualmente nella successiva gara (casalinga in realtà) contro Cleveland (durissima ovviamente), entrando in orbita gioviana, il calcio gravitazionale del massiccio pianeta per aumentar la propria velocità e cercar di superare anche Phoenix e Milwaukee (scontro diretto) in casa, a quel punto ci troveremmo in scia dell’ottava probabilmente visti i calendari delle altre.

Sul fronte giocatori invece…

gli Hornets hanno fatto firmare recentemente due multi-year contract a due giocatoti.

Il primo è stato Johnny O’Bryant:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-johnny-obryant-multi-year-contract

 

Le statistiche provengono da basketball-reference.com

 

Il secondo invece è il buon play Briante Weber:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-guard-briante-weber-multi-year-contract

 

 

Due contratti di circa 1,5 ml. l’uno di contorno, sperando i due continuino a fornire energia e punti dalla panchina.

 

In ultimo un dato curioso; i Calabroni durante la regular Season hanno tirato meglio dal lato sinistro ma nelle ultime cinque partite disputate Charlotte ha aumentato tutte le percentuali dalle aree ravvicinate di centro/destra mentre da oltre l’arco è peggiorata ulteriormente.

In nero, chiuse nella linea verde fluorescente, le statistiche di tutta la stagione, in viola le percentuali dalle zone in aumento di % nei FG nelle ultime 5 uscite.

 

 

 

 

 

Il Punto @ 68

Potrei anche evitare di scrivere questo pezzo visto il momento no del team, tuttavia vincere o perdere sono solamente le due facce opposte della stessa medaglia.
Il contrario è semplicemente non giocare, non accettare la sfida. Giacché ho scelto sportivamente di seguir i “vespidi” (impresa sempre più faticosa per altri impegni) nel bene e nel male, eccomi a scrivere (senza risparmiar l’analisi) il penultimo “Il Punto” della stagione.
 
Nelle ultime diciassette partite prese in considerazione (anche se poi numerose statistiche includono tutta l’annata), la squadra del North Carolina ha ottenuto un record di 6-11 con una striscia di 5 L dalla 53^ alla 57^ e ora la squadra naviga in undicesima posizione, probabilmente più interessata al futuro Draft che a raggiungere un’inutile ottava posizione.

La classifica prima delle partite serali del 17 marzo.

 

Il calendario vedrebbe comunque Charlotte dover affronare diversi buoni team (Washington, Boston, Cleveland), sebbene al contrario dei Bucks ad esempio, le gare casalinghe da sfruttare eventualmente siano in maggioranza.

 

Il calendario delle sei aspiranti ai playoffs.
Le prime tre saranno quelle che vi accederanno, occupando le posizioni dalla sesta all’ottava piazza. Tra parentesi il tie-break degli Hornets nei confronti degli altri team.

 
Quando le cose vanno male, ci si chiede il perché, almeno, questo ragionamento dovrebbe essere alla base della capacità successiva di risolvere i problemi, se possibile.
Partiamo da un fattore importante lo scorso anno; la panchina.
La “bench” di Charlotte è franata pesantemente nelle ultime 17 partite, mostrando anche un altro dei problemi principali della stagione che affligge anche i titolari, ovvero la difesa.
La scarsa coesione difensiva degli Hornets, l’alchimia, la capacità di coprire gli spazi (specialmente sull’arco ma anche sotto canestro talvolta) e le normali o accentuate difficoltà di alcuni giocatori nell’uno contro uno, hanno finito per incidere di più rispetto alle problematiche della probabile perdita punti in attacco.
Charlotte, infatti, è 15^ con 104,9 punti realizzati a partita, esattamente a metà classifica.
Con un 35,1% da tre punti scende al 20° posto, un po’ basso per replicare con successo le W dello scorso anno ottenute anche grazie a bune percentuali da oltre l’arco.
Con gli assist Charlotte (23,2 di media) ci sa fare, gli oltre 23 son cifra che pone la Buzz City al decimo posto e siamo anche quinti negli assist potenziali per passare addirittura in prima piazza ai tiri liberi dove il team di MJ comanda con l’81,5% sfruttando le occasioni concesse a gioco fermo, precedendo i Celtics con 81,3%.

L’head coach Steve Clifford (qui in Cina durante la preseason dello scorso anno) sta avendo tanti problemi da risolvere, la sua media voto è scesa a 6,01.

Le statistiche dei singoli.

L’ex C. Lee ormai era un titolare che garantiva difesa ma anche punti, Jefferson realizzava punti dando una dimensione ottimale al pitturato.
Lin invece rappresentava la panchina, enorme problema di Charlotte che ha provato a sostituir la vecchia PG di riserva con Sessions (infortunatosi), Roberts e ora anche Weber (tocca il parquet), ma con scarsi risultati.
Lin, avendo doti da incursore puro portava diversi punti in più nelle casse di Charlotte, giocare insieme a Walker in un quintetto con due PG sul terreno, inoltre poteva ribaltare l’azione o comunque trovare compagni liberi per comodi piazzati.
Sessions è parsa più una pallida imitazione, una “cineseria” dallo scarso valore, Roberts è peggiorato, così Clifford contro i Bulls ha dato un pochino di spazio persino al nuovo arrivato Weber che mette un po’ di pressione in più sul portatore d’acqua avversario per cercar di recuperare qualche pallone.
Le rubate, infatti, sono un problema per Charlotte quest’anno, ultima nella statistica con 6,6 a partita (davanti al 29° posto Cleveland con 6,7).
Sulla difesa gravano problemi d’organizzazione e Clifford si è fatto carico di queste responsabilità dicendo che deve trovare la connessione.
Marvin Williams è uno dei più bistrattati in fase difensiva e lui stesso ha avuto modo di dire: “Quando la nostra difesa va e viene, la prendo personalmente”, parole pronunciate dopo la L casalinga contro i Pelicans.
Marvin dice che l’allenatore e i compagni contano su di lui proprio in fase difensiva.
Cody Zeller ha detto che Williams ha fatto ottime cose in difesa per la squadra, Marvin effettivamente ha finito con 5 doppie doppie nelle ultime 17 partite con un career-high di 18 rimbalzi conquistati contro Orlando in gara 65 e replicato in gara 67 contro Chicago in due match giocati allo Spectrum Center.

Le otto doppie doppie di Marvin quest’anno.
Evidenziate in color malva, le cinque realizzate ultimamente.

Williams non si trovava molto d’accordo con la valutazione del compagno, probabilmente pretendendo di più da se stesso, sebbene abbia fatto bene contro i Pelicans, gli ex Hornets sono riusciti a sparare un 50,5% finale dal campo con un 41,2% da tre e questo gli ha dato fastidio ma contro i Bulls anche lui è finito in mezzo a una difesa confusionaria, dove ha avuto qualche responsabilità, scegliendo magari di andare in aiuto piuttosto che coprire il canestro e non tenere l’uomo.
Kemba ha puntato il dito contro se stesso e i compagni. Clifford invece ha detto che questi Hornets non sono una squadra tenace ma leggera.
Questo in part è vero se pensiamo che Charlotte spende solo 16,9 falli a partita ed è ultima nella lega, inoltre la difesa, più che pulita a volte sembra asettica, gli avversari così vanno a nozze senza trovar valide opposizioni, specialmente nei momenti cruciali dove qualche malizia aiuta.
“Errore dopo errore”, ha lamentato Clifford dopo che i Bulls (peggior squadra della lega nella percentuale da tre) sono riusciti a realizzare 14 tiri da tre punti contro la nostra squadra. “Giochiamo senza nessun tipo di disciplina difensiva. Una storia ripetutasi troppe volte quest’anno.
Questo problema ricade su di me ora. Devo fare un lavoro migliore e far loro capire che cosa dobbiamo fare.
Lo facciamo, a volte.” Non solo i Bulls, ma anche gli altri team hanno capito che gli Hornets sono attaccabili sull’arco, con 767/2133 gli Hornets sono ultimi nella lega per numero di canestri subiti da tre punti e relativi tentativi, sebbene la percentuale avversaria (35,9%) sia sol la 16^ dell’intera NBA.
“Stiamo solo facendo troppi errori nel complesso”, ha detto la guardia Kemba Walker.
“Non stiamo eseguendo il nostro (difensivo) piano di gioco. Quando siamo in palla facciamo quello che dobbiamo fare in difesa e siamo difficili da battere, ma non stiamo seguendo i piani di gioco per tutti e 48 minuti e questo ci fa male.”
Di chi siano le colpe l’ho chiesto oggi, alcuni tifosi degli Hornets hanno risposto così, accollando (al momento) principalmente le colpe a presidenza e GM che non avrebbero fornito adeguata assistenza a Clifford.
 
Clifford, come scrivevo prima riguardo alla critica fatta dal coach sulla tenacia, è turbato da ciò che percepisce è una mancanza di durezza.
Questo è difficile da quantificare, perché gli Hornets recuperano più rimbalzi rispetto agli avversari in media.
Con 35,7 rimbalzi catturati a partita Charlotte è in testa alla lega ma i soli 8,9 offensivi portano Charlotte a un totale di 44,7 che la fa scalare a un comunque onorevole sesto posto e lascia in ventesima posizione la squadra del North Carolina per quel che riguarda i punti realizzati su seconde possibilità.
Diversi però sono stati i rimbalzi offensivi lasciati agli avversari in fasi cruciali.
“Guardate i nostri ragazzi giocare”, ha detto Clifford.
“Facciamo un sacco di cose buone. Siamo intelligenti; siamo disinteressati, abbiamo un buon livello d’abilità ma (spesso) non siamo fisicamente degli intimidatori. Quello che le ho detto dal primo giorno è che, se non siamo disposti a giocare con fisicità, sarà difficile vincere costantemente. Così è stato.”
La buona reputazione difensiva di Charlotte sta svanendo, battere se stessi sarà la prima regola per il futuro.
“Il compito di un allenatore, tra gli altri, è quello di ottimizzare le caratteristiche della squadra e convincere i giocatori a fare le cose più utili sul parquet” ha detto Clifford.
“Non sto dando la colpa a loro; è il mio lavoro.
Tutti parlano di collegamento.
Dovrei essere bravo a trovare i collegamenti.”
Vediamo un po’ di situazioni critiche nel video dunque:

1) Batum su Caldwell-Pope lo segue sul parquet a tappe ma è un po’ morbido. Detroit è sotto di tre e pareggia con proprio una tripla; Leuer fa un blocco al limite al centro dell’area, Batum si attarda e Caldwell-Pope non sbaglia trascinando il match ai supplementari.
2) Detroit sale sull’irrimediabile +5 quando un blocco alto fa sì che Kaminsky esca su Ish Smith, il quale lasciato indietro Walker minaccia il canestro. Si avvicina anche MKG che erroneamente lascia M. Morris sul lato sinistro incustodito per un catch n’shoot pesante.
3) Vs Clippers: Lo screen roll tra Paul e DeAndre Jordan non si concretizza ma manda fuori giri la difesa di Charlotte; sull’attacco di Paul, Kemba rimane indietro, Wood va a chiuder la via a CP3, il quale però apre sul lato sinistro mentre Marvin aveva stretto al centro su Jordan lasciato incustodito da Wood. La tripla di Griffin, ancora una volta dal lato, vanificava allo scadere i 24 secondi difensivi di Charlotte.
4) A Miami arriva il taddoppio sul passatore, palla a Waiters che subendo la pressione di Kemba rischia di cadere, per gli arbitri non è fallo, Kemba commette la mezza ingenuità di arretrare, il resto lo fa il giocatore degli Heat, bravo a colpire da tre punti.
5) Contro i Pelicans, Anthony Davis partendo con una finta, dopo aver riconosciuto quella frazione di svantaggio di MKG, parte alla ricerca del canestro in uno contro uno. Un tiro in off-balance sullo scontro con un leggero MKG non lascia scampo a Charlotte che tuttavia troverà il pari andando all’OT.
6) Ancora contro i Pelicans insolita marcatura di MKG su Holiday mentre Marvin Williams va a chiudere eventuali scatti sull’esterno del play avversario. Sul lato debole un 3 Vs 3 che facilita l’inserimento di Davis al centro raggiunto da un passaggio di Jrue. Marvin è troppo largo, Batum ormai nel semicerchio non riescono a recuperar nell’impresa di un’impossibile stoppata e anche rivista, la posizione di Marvin trioppo laterale è purtroppo fondamentale per dare il via libera al fenomeno dei Pelicans.
7) Contro i Bulls troviamo Rondo impegnato al tiro, la palla non entra ma il rimbalzo è preso da Butler che lo ruba a MKG e M. Williams, il quiale dopo essersi accentrato per cercare il rimbalzo, lasciava, finendo dalla parte opposta, solo Mirotic che non si faceva pregare segnando il 96-105.
8) Un down scren di Young per George, il quale uscendo dalla destra riceve e si accentra inseguito da MKG, Kaminsky va in chiusura tenendo però una posizione intermedia cercando di coprire anche l’eventuale pallone che avrebbe potuto esser dato dall’ala piccola Pacers a Young vicino canestro. Walker va in chiusura in raddoppio su George ma il pallone spedito fuori da PG13 è buono per Teague che con spazio realizza una tripla.
 
La panchina, eccoci tornati al punto iniziale, un po’ glissato per parlar di difesa, per punti segnati è 14^ con 36 punti di media ma tira con il 43,0% il che porta i ragazzi di Clifford al 23° posto dopo i T.Wolves.
Charlotte è 25^ con un 32,4% realizzato da oltre l’arco da parte di componenti della panchina, con i Lakers davanti di 0,5 punti di percentuale.
Vediamo qui sotto in grafica i principali uomini di Clifford usciti dalla panchina nelle ultime 17 partite.

Qualche dato sulla panchina nelle ultime 17 partite, sia complessivo, sia sui singoli principali.

Con 81,4% (aiutata da Belinelli) è seconda nei tiri liberi, con 4,5 palloni persi sale al quarto posto in questa statistica.
Per quel che riguarda il confronto tra second unit, però la panchina di Charlotte non regge il confronto cedendo un punto agli avversari, risultando così in 19^ posizione.
La panchina è anche corta, Clifford usa regolarmente 9, massimo 10 giocatori dalla coesione non sempre ottimale (qualche volta usa una versione ibrida con Marvin Williams, Batum o MKG all’interno) se non in occasione di partite già largamente perse o vinte.
 
 
Classifica Giocatori
 
 20) R. McCallum: s.v.
 
A “rinforzare” il roster (settore PG), acquistato con un contratto da dieci giorni, non è mai sceso sul parquet, inutile, nella confusione del presidente delle operazioni di mercato viene rilasciato e al suo posto arriva Briante Weber.
 
19) M. Tobey: 4,75
 
Mike Tobey, il ventiduenne nativo di Monroe (New York) aveva giocato in prestagione mostrando qualche punta interessante nonostante si vedesse che la qualità non fosse a livelli eccelsi. Campione del mondo con gli USA nel 2013 nella selezione under 19, ha giocato quattro anni al college (2012-2016) per i Virginia Cavaliers.
Un po’ grezzo è stato ripreso dagli Hornets (due decadale, dopo nessuna presenza nel primo e due nel secondo) che l’hanno rispedito nella NBA Devolopment League alla franchigia gemella dei Greensboro Swarm averlo visto giocare due pessime partite. Usava il numero 10 perché è nato il 10/10 alle 10:00 di mattina, ma il voto è ben lontano da quella cifra, infatti, stiamo parlando ancora di giocatori ai margini della periferia NBA…
 
 18) A. Harrison: 5,25
 
Ormai acqua passata non essendo più nel roster da tempo. Rivedere le precedenti versioni de Il Punto” se interessati, ma non ne vale la pena.
 
 17) R. Hibbert: 5,78
 
Scommessa persa.
Il basso costo era dovuto a un vizio sulla “merce giocatore”.
Oggi si direbbe così reificando l’essere umano.
Oggetto o soggetto (fate voi come meglio vi aggrada) affetto da problemi fisici, girato a Milwaukee che in un batter di ciglia ha finito per spedirlo a Denver dove ha giocato 7 minuti in 4 partite realizzando 4 punti…
Anche lui un ex che sembra già preistoria.
 
 16) B. Roberts: 5,84
 
Le sue migliori prestazioni durante le ultime partite arrivano in simbiosi con tre vittorie.
Contro i Magic si esaltava non trovando controparti valide, altre due discrete prestazioni contro i Kings e i Pacers in casa, per il resto oscilla tra la sufficienza e l’insufficienza migliorando la sua media precedente ma rimanendo briciola per un affamato.
Si ritrova lanciato dietro a Walker a causa dell’infortunio di Sessions e gioca con costanza, anche se non sempre ha minuti ragguardevoli a disposizione, anche perché se i risultati sono questi, non può certo aspirare a ottenerne di più se mediamente i suoi +/- non sono proprio positivi…
Da Lin a Roberts due passi indietro.
Se ne accorge anche Clifford che nelle ultime gare lancia Weber al suo posto nella second unit.
 
 15) F. Kaminsky: 5,85
 
Rispetto ai giocatori marginali scorsi sin ora, due parole in più su “Moose” Frank Kaminsky mi sento di poterle spendere poiché era un sophemore, o meglio, lo sarà ancora sino al termine della stagione, in rampa di lancio.
Non stata assolutamente una buona stagione per lui sino a gara 51, poi gioca un febbraio a intermittenza con alti e bassi nel quale guadagna alcuni buoni voti ma soprattutto sostiene l’attacco in fatto di punti.
Sembrava così aver ritrovato mano e fiducia, ma sul più bello conferma l’annata no di Charlotte.
Agli Hornets non gira nulla quest’anno e l’uscita a Phoenix lo catapulta (out per infortunio) cinque partite più tardi (in sua assenza Charlotte ne vince tre non a caso), fuori forma contro la “sua” Chicago in un match all’ultima spiaggia, aiutando i Bulls a vincere fornendo una prestazione pessima in attacco.
Sembra aver perso la mano e se per Clifford e altri, Frank ha un buon tiro, le statistiche lo smentiscono.
Il progetto da stretch four o comunque da lungo in grado di colpire da oltre l’arco è stato un fallimento.
Questo sistema era una delle basi fondanti della stagione degli Hornets che avrebbero voluto dare continuità al loro project migliorando ancor di più le buone medie ottenute lo scorso anno nella statistica delle percentuali da tre punti.
Tira con il 31,3% da oltre l’arco contro il 33,7% dello scorso anno mentre dal campo è passato dal 41% al 40,1% attuale.
Da 21,1 a partita è passato a 25,9 nei minuti giocati. La fiducia accordata da Clifford è stata ripagata parzialmente per quel che riguarda il fattore punti, ben 4 in più dello scorso anno (da 7,5 a 11,5) ma se questo è abbastanza comprensibile giacché si è preso già 126 tiri in più dello scorso anno giocando venti partite in meno.
Se qualche tempo fa pareva spesso scoordinato o eccessivamente fiducioso di tiri presi con selvagge entrate o dopo spin, ora sembra più coordinato, in grado di poter realizzare con buoni movimenti tiri da tre punti, più consoni per un lungo. L’assurdo è il fattore difensivo nullo. I rimbalzi sono passati da 4,1 a 4,7 poco ancora per un lungo, troppo filiforme e poco tenace per opporsi ai massicci gioviani corpi del sistema planetario NBA. Probabilmente uno degli indiziati di Clifford a fine partita contro i Bulls.
Più che un’annata di conferma, una stagione da sconsacrazione.

Kaminsky è terzo nel team per numero di tiri presi dopo il duo di guardie Walker/Batum.

 14) Mil. Plumlee: 5,90
 
Philadelphia in gara 55 è la sua ultima apparizione.
L’altro anello della catena della sfortuna.
Cho lo prende a cifre impronosticabili per dare un protettore dell’anello a Clifford seppur di basso livello, ora gli Hornets avranno una zavorra da 12,5 a stagione per altri tre anni se non riusciranno a cederlo a qualche team più “disperato” del nostro. Gioca bene gara 51 (la sua prima apparizione con i Calabroni) a Salt Lake City prima d’entrare nelle 17 partite prese in considerazione.
Lo vediamo solo per altre 4 partite.
La seconda contro i Nets è discreta, poi tocca il fondo (nel mezzo due prestazioni sufficienti) contro i Clippers.
 
 13) R. Sessions: 5,95
 
Non gioca nemmeno una partita nelle ultime 17 fuori per infortunio, quindi fa testo lo scritto precedente.
Lo sostituisce Roberts ma giocando come, forse peggio di lui, ovvero fornendo prestazioni scadenti.
Un wormhole.
Io e molti altri tifosi già perplessi in estate avevamo visto più lungo di Cho, il quale dopo aver rifirmato Batum e Williams, ha cercato sul mercato qualcuno a cifre dimezzate rispetto a ciò richiesto da Lin per aver un buon play di riserva.
Il cavallo di ritorno però, dal mio punto di vista, ha avuto l’ingrato compito di trovarsi in una posizione che determinava un compito gravoso.
Non potendolo affrontare è finito nel turbine malsano della panchina degli Hornets, avendo tuttavia buona parte di responsabilità se pensiamo che prima del suo infortunio, in 50 partite, ha tirato dal campo con il 38% al posto del 47,3% della stagione precedente giocata con Washington.
E’ riuscito a migliorare leggermente, prendendo sempre come riferimento lo scorso anno, nel tiro da tre punti e dalla lunetta (dopo aver iniziato male questa stagione in entrambe le statistiche) mentre è sceso un pizzico negli assist ma a causa di qualche minuto in meno (16,2 contro i 20,3 precedenti) sul parquet.
Più che viaggiare in linea di continuità, accorcia attraverso la quarta dimensione proiettandosi in un futuro non troppo lontano che lo fa sembrare quasi un ex giocatore, ma dalla partita con Brooklyn a Indianapolis non ha né colpe né meriti essendo out per la riparazione del menisco laterale sinistro.
 
 12) B. Weber: 6
 
Due contratti da 10 giorni firmati.
Entra con i Suns per pochi istanti e segna due punti dalla lunetta nel profondo garbage time.
Entra per altri minuti (sei) segnando due punti contro i Magic nella larga vittoria casalinga e poi contro i Bulls all’Alveare a cavallo tra il terzo e ultimo periodo mette dentro due floater vincenti per cercare di dare una mano alla possibile rimonta degli Hornets.
Anche contro i Pacers si rende utile segnando qualche canestro e mettendo pressione sulla PG avversaria, spendendo qualche fallo di troppo che tuttavia non incide sul punteggio.
Per il poco visto, anche se il meno accreditato come cambio di Walker, il più utile tra lui e Roberts e in prospettiva anche di Sessions.

 
 11) J. O’Bryant: 6
 
Altro giocatore preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto nemmeno giocare, infatti, per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova.
 
 10) T. Graham: 6,03
 
Raramente impegnato, scende in campo sei volte per un totale di 39 minuti e 3 secondi recuperando due sufficienze, uno “scarso” e un’insufficienza.
Un difensore abbastanza insistente, assiduo in alcune fasi sul pressing contro l’avversario di turno.
Quando tuttavia gli tocca marcare la stellina avversaria viene mortificato nonostante una difesa dignitosa.
Sette i tiri tentati dal campo, uno solo realizzato e un ½ dalla lunetta per tre punti totali.
Non è certo in cima alla lista dei giocatori che devono prendersi un certo numero di tiri, essenzialmente è un difensore che in assenza di MKG può svolgere, non direi assolvere, la sua stessa funzione. Inesistente in attacco.
 
 09) S. Hawes: 6,05
 
Altro giocatore ceduto.
Ai Bucks oggi, in attacco agli Hornets avrebbe fatto più comodo di Miles Plumlee, infortunato o sano.
A oggi Charlotte tira con il 38,3% in area, venticinquesimo posto, qualche suo floater tagliato avrebbe fatto comodo.
 
 08) J. Lamb: 6,05
 
Da Denver a Chicago sale nettamente di tono.
Con gli Hornets spalle al muro e un Belinelli che non rende più come prima, lui dalla panchina apporta punti.
Prima della trasferta nella città un miglio sopra il livello del mare, nelle ultime 17 non aveva giocato molto bene, se non contro Brooklyn gara 51.
Contro i Bulls parte titolare per l’assenza di Batum e finisce per realizzare 26 punti.
La difesa non è il suo pane ma si applica di più, anche se nell’ultima contro i Pacers nel secondo tempo è battuto sia da Robinson sia da George.
Tiene posizioni intermedie che non facilitano l’intervento, difficile dire se sia più sua la responsabilità o del sistema difensivo di Clifford.
Il problema è che partendo da titolare le rotazioni della panchina degli Hornets si mostrano ancor più miserevoli.
In queste ultime gare ha segnato 11 punti di media aumentando il suo score a 9,7 a partita contro gli 8,8 dello scorso anno, incrementando solo di 0,2 il minutaggio (giocando 18,8 al posto dei 18,6 rispetto alla passata Regular Season).
Il tallone d’Achille è il tiro da tre punti, quest’anno è sceso sotto il 30% con un 29,3% ma complessivamente dal campo sta comunque rispettando il 45,1% dello scorso anno, al momento, infatti, ha la stessa identica percentuale.
 
 07) M. Belinelli: 6,06
 
Marco era stato preso come realizzatore.
Dichiaratamente oltretutto da Jordan, che, tuttavia, l’ha visto superare i 20 pt. solo in un’occasione remota nel tempo a New Orleans il 19 novembre dello scorso anno.
In stagione 34 volte ha finito in doppia cifra tra i 10/19 punti e 28 tra gli 0 e 10.
Le sue percentuali attuali lo vedono tirare dal campo con il 42,3% come a San Antonio un paio d’anni fa, prima che l’anno scorso si perdesse negli spogliatoi dei Kings (aveva il 38,6%).
Nel tiro da tre punti è sceso a un più normale 35,8% dopo aver avuto nella prima parte della stagione percentuali da gran tiratore (il suo massimo in carriera da oltre l’arco lo raggiunse nei San Antonio Spurs nella stagione 2013/14 con il 43% ma anche ai New Orleans Hornets 2010/11 con un 41,4% non fece male.
Ha la sfortuna di esser preso in consegna speciale troppe volte, se sul campo Roberts, Kaminsky, Lamb e altri possibili marcatori da tre punti sparano a salve, lui si deve costruire il tiro uscendo da blocchi o passando dietro schermi.
Ultimamente sta rinunciando anche a una parte di questi tiri per non forzare, preferendo la soluzione del passaggio.
E’ una garanzia assoluta invece dalla lunetta poiché sta tirando con l’89,1%, miglior tiratore dalla linea se escludiamo Weber con il suo 2/2.
In totale porta nei forzieri degli Hornets 10,3 pt. a partita.
Non vincerà il premio di sesto uomo dell’anno ma gira sulla sufficienza, credo che tuttavia da lui si aspettassero complessivamente di più, un superamento dei suoi limiti, anche grazie all’esperienza.
Non contribuisce con molte rubate (0,6) o stoppate (0,1), anche a rimbalzo ha toccato i o più solo 6 volte.
Due gli assist smistati a gara.
Ha un -11 di plus minus totale, con lui in campo quindi Charlotte non perde più di tanto apparentemente (Il Beli divide la sua presenza sul parquet non solo con la panchina ma anche con i titolari) ma nelle ultime 17 ha toccato diversi picchi di prestazioni negativi in questa statistica (-24 il 2 marzo a Phoenix, -21 il 13 marzo contro Chicago, -20 l’8 marzo a Miami, e un più moderato -7 nell’ultima partita il 15 a Indiana).
Non sempre un caso.
 
 06) M. Williams: 6,08
 
Con queste diciassette partite Marvin si rimette quasi in linea con le statistiche dello scorso anno (assist, rubate sono identici rimbalzi (-0,1 da 6,4 a 6,3), turnover, falli commessi), rimane leggermente indietro nella casella stoppate (0,7 al posto di 1,0 a partita) ma soprattutto è il tiro che quest’anno non è a livello dello scorso, sia da due che da tre punti.
Segna 11,5 pt. a partita contro gli 11,7 dello scorso anno giocando 30 minuti anziché i 28,9 dello scorso anno tirando con il 42,4% al posto del 45,2 dell’annata precedente, in linea perfetta con le percentuali al tiro di due annate orsono.
Specialmente da oltre l’arco, diverse triple aperte mancate hanno finito per incidere su alcune partite.
La statistica è eloquente: 34,4% contro il 40,2% dell’annata precedente.
Dopo gara 52 contro Brooklyn, ben giocata, ha seguito la squadra alla deriva per la striscia di cinque sconfitte consecutive (nadir contro Philadelphia) tornando ad avere un voto positivo contro Sacramento.
Nelle ultime uscite è riuscito a fornire buone prestazioni o a contribuire con diversi rimbalzi raggiungendo il career high allo Spectrum Center contro Orlando, catturando 18 rimbalzi, bissando la cifra tre giorni più tardi contro i Bulls, anche se su quella prestazione, la sua pur generosa difesa e la protezione fornita a rimbalzo, ha finito per complicare le cose.
Se osserviamo gli ultimi 17 plus/minus, Marvin è risultato un termometro quasi fedele, quando è andato sotto la squadra ha quasi sempre perso e viceversa quando è salito sopra lo zero, i Calabroni hanno quasi sempre vinto.
Solo 3 volte su 17 le statistiche personali del caso non collimano con il risultato finale e purtroppo contro i Bulls e i Pelicans le sue doppie doppie non sono bastate.
Marvin è andato 8 volte in doppia doppia questa stagione.
Se le prime due volte ormai sono lontane (gara 1 a Milwaukeee e gara 8 contro Toronto) delle restanti sei, ben cinque sono comprese nelle ultime 17 partite.
 
Un -9 di plus/minus totale (durante tutta l’annata) per lui.
In una squadra di buon livello sarebbe un ottimo sesto uomo, in una squadra che deve lottare per i playoffs, con diversi team rafforzatisi in estate a Est nel settore lunghi (Horford a Boston, Howard ad Atlanta ma si pensi anche a Milwaukee che comanda ad esempio la statistica dei punti realizzati in area), arranca un po’ nonostante rimanga un giocatore professionale.
 
 05) C. Wood: 6,11
 
Un lungo forse un po’ confusionario, se fosse più considerato da Clifford potrebbe essere più utile al team, sebbene sembri un giocatore tatticamente indisciplinato in certe fasi e per Clifford di questi tempi, questa caratteristica negativa è criptonite. Sopperisce a queste pecche con energia e voglia che lo portano a compiere anche giocate utili.
I suoi 211 cm per quasi 100 kg possono tornare utili in difesa (+8 di plus/minus a Denver, +12 contro Orlando e +8 contro i Pelicans) ma in 8,3 a partita (11 volte ha toccato il parquet) i suoi numeri rimangono marginali.
2,8 punti, 0,5 stoppate, 2,4 rimbalzi di media a partita.
Tira con il 50% (10/20), abbassando con le triple per diletto (0/5) una percentuale che avrebbe potuto esser più alta.
Il coach però gli preferisce Kaminsky anche a mezzo servizio se c’è, scegliendo male.
Contro i Bulls sarebbe servito almeno a preservare di più la zona difensiva da canestri facili e rimbalzi offensivi, tuttavia guarda la partita dalla panchina.
 
 04) C. Zeller: 6,28
 
Su Cody ho già scritto poco tempo fa un pezzo.
Indubbia la sua importanza nel team.
Charlotte è prima negli screen assist con 13 e Cody ne sa qualcosa.
Come un pignone nella bici spesso riceve energia sotto forma di passaggi da Walker, Batum o altri assist man che attraverso questa catena irradiano l’energia di Zeller che fa girar la ruota della squadra segnando punti.
Pick and roll, canestri da sotto o entrate, The Big Handsome ottimizza senza rischiar troppo aumentando le percentuali dal campo oggi al 56,4% (l’anno scorso fu un 52,9% finale).
Cody inoltre è importante anche in difesa, grazie a qualche minuto in più sul parquet, ha aumentato leggermente le medie di stoppate e rimbalzi, l’anno scorso rispettivamente ferme a 0,9 e 6,2 contro i team opposti.
L’anno prossimo Zeller andrà più che a raddoppiare il suo stipendio, dai 5,3 attuali (circa) ai 12,5, il contratto è garantito poiché lo scorso 31 ottobre Cody firmò un quadriennale, ovviamente garantito, che scadrà nel 2020/21 che vedrà il nostro lungo percepire 15,4, non molti per la NBA odierna se si pensa che gli stipendi nei due prossimi anni si gonfieranno a dismisura, anche se ovviamente le cifre di cui stiamo parlando non sono “umane” nel senso più ampio del termine.
C’è da dire un bravo a lui per l’impegno, il quale onora questo “privilegio” concesso, anche se i 6,6 rimbalzi a partita e il 66,7 alla lunetta sono migliorabili.
La squadra nelle ultime 17 partite ne ha vinte 5 e perse 6, con lui in campo, senza, nelle altre 7 in cui è rimasto fuori, il team ha vinto 2 volte e perso 5.
 
 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,33
 
Va sotto la sufficienza contro Philadelphia a Houston e a Los Angeles contro i Velieri, la raggiunge in diverse partite, contro Brooklyn e Sacramento ricorda un po’ quello di due anni orsono ma oggi è un giocatore discreto, non più “buonissimo” parlando di difesa, la sua arma primaria sul parquet.
Ha, prendendo come riferimento due anni fa (l’anno scorso giocò solo 7 partite, campione troppo piccolo), diminuito la percentuale al tiro e la media punti, ma questo è anche il frutto di un attacco concepito in maniera differente.
Oggi non solo cerca di arrivare sino al ferro ma tira più dal campo affidandosi e concedendosi tiri in sospensione, anche in momenti difficili, quando gli altri giocatori di Charlotte non riescono a smarcarsi o ad andar dentro arrivano i suoi tentativi che diverse volte son riusciti a stupire per precisione e difficoltà, sebbene a volte pare caricare spudoratamente dall’anca.
Non uno stile raffinato ma funzionale al suo equilibrio.
Stoppate e rubate sono in aumento (una a partita al posto delle 0,4 dello scorso anno in ambo le statistiche), i rimbalzi sono a livello (i 7,6 a partita di due anni fa sono quasi raggiunti con i 7,4 attuali) e ne fanno il miglior rimbalzista del team in una squadra che li recupera in maniera bilanciata.
E’ migliorato nei liberi dell’8,5% arrivando quest’anno al 77,5%. Ha già giocato più partite rispetto agli altri anni escludendo la stagione da rookie (2012/13) nella quale toccò le 78 in divisa Bobcats.
Con 67 attuali lo stakanovista MKG potrebbe superare il record personale della sua prima stagione in NBA.
La sua mancanza nella lista infortunati dall’altra parte è controbilanciata da una presenza meno potente atleticamente, forse per la stanchezza, forse perché dopo l’intervento alla spalla non è più integro al 100%.
Cercando di compensare con più esperienza, spesso, ha anche il compito ingrato di trovarsi faccia a faccia con il fenomeno di turno che magari lo costringe a inseguirlo dietro un blocco alto cercando di puntare direttamente a canestro o sfruttando magari un pick and roll, abusati ormai nel gioco moderno e importanti anche per la stessa Charlotte ma diverse volte non è riuscito a bloccare in azioni decisive la star di turno, penso a Carmelo Anthony o magari Anthony Davis per citare qualcosa di più recente.
L’efficacia difensiva è da valutare attentamente, aldilà dei numeri, l’attacco rimane quasi secondario rispetto a ciò che serve primariamente al team, ovvero un difensore arcigno e formidabile. La realtà è che in certi frangenti il suo fisico leggero non l’aiuti in situazioni di duello contro big che usano il corpo come arma per portare i loro attacchi spingendo o per “separazioni”.
 
 
 02) N. Batum: 6,40
 
Nicolas Batum ha recentemente avuto problemi d’emicrania. Fastidiose, forti e continue, esse hanno fatto sì che il francese saltasse la partita casalinga con i Bulls e quella successiva con i Pacers.
Dopo la tac, scongiurato il peggio, pare possa rientrare contro i Wizards nella domenica notte italiana.
Al centro di discussioni per la sua resa paragonata al suo lauto stipendio.
Il rapporto “qualità/prezzo” sostanzialmente, per scriverla con la pochezza della filosofia da supermarket.
Allora se il collante di Charlotte è stato utile proporzionalmente al salario iniziamo a vederlo con i numeri; da 14,9 punti dell’anno scorso è passato ai 15,4 di quest’anno, obbligato ad alzare la sua media punti poiché se Jefferson, Lin e anche Lee (tutti potenziali scorer) hanno abbandonato in estate la Buzz City, al francese è toccato fare anche da secondo violino.
Dal 42,6 dello scorso anno è sceso a un 40% dal campo mentre da oltre l’arco è rimasto costante con un 34,8% di media. Affidabile tiratore dalla lunetta passa dal già redditizio 84,9 % (il parametro di riferimento è sempre lo scorso anno) all’86,3% di quest’anno.
I rimbalzi sono saliti da 6,1 ai 6,7 mentre gli assist da 5,8 a 5,9 (miglior uomo assist del team), anche le rubate sono in aumento (da 0,9 a 1,1).
Ridotti invece i turnover (da 2,9 a 2,7, migliorando durante la stagione, troppi palloni persi per approssimazione o attenzione superficiale rispetto ai pericoli che lo circondano in campo.
Il tutto riducendo il minutaggio da 35,0 ai 34,8 della stagione in corso.
I numeri quindi gli darebbero ragione e anche la mia media voto lo issa al secondo posto vista la pochezza dimostrata dal roster di Charlotte quest’anno.
Uno dei principali capi d’imputazione del francese è la media al tiro.
Contro gli Heat ha mostrato di voler tornare ad attaccare il ferro e anche se Whiteside spesso l’ha fermato, Nic non si è fermato iniziando subito con una giocata da tre punti contro i Magic.
E’ importante che continui a puntarlo, dalle drive possono nascere assist per aprire le difese, semplici layup, runner o fade-away.
Le principali attività di Batum sono gli assist e i rimbalzi, nelle rubate, settore critico per Charlotte ha aumentato come già scritto, allora a parte le scelte di tiro, troppo speso affidate a triple, triple forzate usando schermi che magari portino il difensore nella trappola di sbatter sul suo corpo per guadagnar tre liberi, laddove è maestro, cos’altro manca al francese?
Non posso dire che la difesa sia malvagia ma sicuramente è più soft dello scorso anno, almeno, questa è la mia opinione, i falli commessi (1,6 a partita) sono gli stessi ma vedo meno trattenute e in generale mostra anche una certa lentezza in chiusura sulle rotazioni su tiratori che tentino di colpire dalle parti dell’arco.
Il plus/minus attuale è di +55, facilitato ovviamente giocando tra i titolari a fianco di Walker.
 
 01) Walker: 6,71
 
K. Walker giocatore a Est della settimana a cavallo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.
Sopra la media dei giocatori di Charlotte, un paio di livelli sopra.
Kemba era partito in sordina per quanto riguarda questo break di partite, stanco fisicamente di tirare la carretta.
Poi il break dell’All-Star Game al quale il capitano ha partecipato finendo terzo nella gara da tre punti e divertendosi nella partita delle stelle.
Il rientro è stato positivo, se non immediatamente sul campo per la squadra (sconfitta a Detroit), lo è stato a livello personale con 34 punti nella Motown, cifra bissata in un altro OT.
Da gara 59 a gara 64 è andato oltre i 25 punti, ben oltre la sua media, toccando i 34 punti contro i Clippers a Los Angeles e i 33 a Miami in due sconfitte che portano i numeri di Kemba alle stelle, ma dimostrano che da solo non può farcela, specialmente se è costretto a forzare.
Purtroppo quando Kemba gioca in trasferta molti compagni “l’abbandonano” e lui diviene l’unico giocatore capace di portare a casa punti in maniera costante.
Avrebbe raggiunto i 25 tranquillamente se contro i Magic in gara 65 non avesse giocato solo 24 minuti terminando con 23 punti… Nelle ultime gare tuttavia sembra un po’ aver anche lui raggiunto il livello d’entropia del team.
Le giocate di squadra faticose, a volte forse un po’ casuali per difese avversarie arcigne o lettura della situazione non ottimale, risultano anche anarchiche o semplicemente palesemente controproducenti per le caratteristiche di alcuni giocatori.
Alcune di quelle controproducenti sono replicate da Kemba, il quale cercando di portar punti, esagera con il tiro da tre punti (nonostante si sia costruito un buon tiro) o si accende a sprazzi costringendosi a rifinire, magari anche in solitaria, per la squadra. I punti sono a oggi 22,9 contro i 20,9 dello scorso anno, nonostante ciò Charlotte al momento (14 le partite ancora da disputare) è sotto il record vinte dello scorso anno di ben 19 partite.
Record quindi che non potrebbe esser raggiunto nemmeno se, utopisticamente, vincessimo tutte le rimanenti.
Commette 0,2 falli in più a partita, perde lo 0,1 in più di palloni, ha uno 0,2 in meno nelle stoppate (risibile statistica per lui con lo 0,3 attuale), cattura 0,3 rimbalzi in meno ma sono tutte stats di contorno o dalle differenze minime per un play che sta giocando un minuto in meno rispetto lo scorso anno.
Dove invece è peggiorato è nelle steal, grave problema degli Hornets, il suo 1,1 attuale contro l’1,6 dello scorso anno pota un differenziale di mezzo pallone a partita rubato in meno, mentre le note positive vengono dalle medie al tiro partendo dal 44,8% dal campo (42,7% lo scorso anno), proseguendo con il tiro da tre punti (40,0% contro il 37,1% precedente) e terminando con i liberi, statistica nella quale aveva già un buon 84,7% migliorato a 85% quest’anno.
Gli assist sono in aumento, anche nelle ultime uscite.
Dai 5,2 regalati ai compagni a partita oggi sale a 5,5, secondo miglior assist man.
+174 complessivo di plus/minus.

I voti ai singoli durante le ultime 17 sfide.

 

Riassunta la classifica dei singoli da inizio stagione.

La mia nottata tipo seguendo gli Charlotte Hornets 2016/17.

L’avevo scritta anche lo scorso anno a rappresentazione di una stagione vincente, la scrivo anche quest’anno ma terminando il pezzo con una L anziché una W poichè intendo dare una rappresentazione di una stagione fino a oggi quasi fallimentare (si doveva giungere almeno al primo turno playoffs ancora una volta, ora sono poche le speranze di raggiungere la post season ma non demordiamo), quindi sulla scia de “La giornata tipo” (e/o simili), una descrizione un po’ romanzata della nottata seguendo i Calabroni di Charlotte.
Un po’ d’ironia senza voler offender nessuno, compreso il simpatico Ewing.
 
Venerdì notte:
 
Ore 02:55 – La doppia sveglia fa tremare mezza provincia, i sismologi aggiornano immediatamente il rischio sisma per la mia zona (da 4 a 2).
 
Ore 02:58 – Rientra l’allarme sisma ma “nella city” subentra quello “mariuoli”.
A una coppietta sotto casa che si sta scambiando effusioni in macchina, sono asportate rapidamente tutte e quattro le gomme che… cambi ai box di Formula 1 levatevi.
La coppia tentando di ripartire si accorge che la macchina non si muove.
Scendendo oltre ai classici mattoni si ritrovano anche dei consigli su come migliorare il rapporto.
 
Ore 03:00 – Parte il collegamento, tensione massima perché vorrei la coppia Ready/Curry (oltre al commentatore Collins).
Curry non era stato bene recentemente ma c’è per fortuna.
Senza di lui sarebbe come mangiare un risotto allo zafferano senza quest’ultimo ingrediente però.
 
Ore 03:05 – Purtroppo, come l’anno scorso, siamo in trasferta ancora una volta.
Mentre qualcuno passa in strada sparando a tutto volume dalle casse un remake di “Volare” di dubbio gusto, parte l’inno nazionale a stelle e strisce.
Questa volta lo canta uno dei naufraghi dell’Isola dei famosi ma s’interrompe a metà per mangiar delle merendine.
Donald Trump non gradisce e lo fa espellere dal “suolo americano”.
 
Ore 03:07 – Presentazione degli Hornets in stile funereo.
Un corvo gracchia sulla spalla di Zeller pronto al rientro, la famiglia Addams al completo è dietro la nostra panchina mentre “Mano” batte sulla spalla di Clifford facendogli coraggio.
Ewing si concede il primo spuntino della serata.
 
Ore 03:08 – Scintillante presentazione della squadra locale conclusasi con bomba atomica sganciata nel New Mexico.
 
Ore 03:10 – Come stampato sulle confezioni dei biscotti della “Mulino Bianco” (pubblicità non occulta)…
“Questa storia inizia con…” Kaminsky, non abituato a partir da starter non salta nemmeno sulla palla a due chiedendosi perché l’arbitro l’avesse lanciata in aria.
 
Ore 03:11 – Kaminsky, ricordandosi delle indicazioni di Clifford, le quali recitavano:
“Quando gli avversari hanno la palla in mano, tu alza il braccio e saluta il pubblico”, faceva sbagliare involontariamente l’avversario.
 
Ore 03:18 – Dopo esser passati in vantaggio giocando bene, Batum illude tutti segnando una tripla bullandosi con la panchina. Siamo sul 20-11.
Time-out del coach avversario che impassibile appende una corda allo scoreboard in caso di sconfitta finale contro “questi” nostri Hornets.
 
Ore 03:29 – Guadagnamo punti di vantaggio, la squadra gira bene ma sta per compiersi la tragedia.
Dalla panchina si alzano nell’ordine; Matusalemme, Lazzaro, Garfield, Belinelli e puffo pigrone.
Con questa compagine gli avversari rimontano.
 
Ore 04:10 – Dopo aver “visto all’opera” la panchina ed esser finiti sotto, rientra Walker che inizia a giocar da solo resosi conto che la maggior parte dei compagni sono in realtà dei cartonati prestati dalla vecchia dirigenza della Triestina per riempir il parquet.
Kemba tiene in piedi la baracca ma sbaglia l’ultimo tiro. Si va a riposo sotto di tre 58-61 con l’ottimo lavoro della difesa cartonata di Charlotte assunta quasi in blocco da una nota marca di formaggi con i buchi.
 
Ore 04:14 – Negli spogliatoi i giocatori invece di ritemprarsi scommettono su chi segnerà più punti, prenderà più rimbalzi ma anche su chi ruberà più palloni.
In genere con uno hanno già buone chance di vittoria.
L’unico che sprona realmente i ragazzi e Pat Ewing, solo perché al raggiungimento del novantacinquesimo punto degli Hornets potrà usare i suoi buoni “promo-code” per sbafarsi enormi tranci di pizza alla faccia dei salutisti.
 
Ore 04:21 – Si riprende con un minuto di ritardo.
Clifford ha già visto la Madonna.
Paolo Brosio prende la notizia alla lettera e si teletrasporta nell’Arena di Phoenix, alle spalle di Clifford per aspettare la visione.
 
Ore 04:24 – Batum o l’orsetto del circo che sta giocando di questi tempi al suo posto, inizia a sciorinare tutta la sua classe; tiri da tre sbagliati, difese svogliate (l’unica volta che si tuffa trascina fuori la palla dal campo e se stesso a pelle d’orso), palloni persi, riuscendo anche a scontrarsi con i compagni regalando rimesse.
 
Ore 04:25 – Un po’ perplesso inizio a chiedermi perché, benché in panchina non ci sia un granché, Clifford faccia questo proprio a me.
Veder giocare Batum è uno spettacolo paragonabile solo a un’esplosione di una supernova visto relativamente da vicino.
In entrambi i casi impossibile sopravvivere.
Nella mia mente si fa strada l’ipotesi che sia un reality come “Campioni” e in stile Ciccio Graziani/Gullo, Clifford sia costretto a farlo giocare a causa delle votazioni che arrivano da casa.
 
Ore 04:30 – Si chiude il terzo quarto ed entra in scena il Gorilla (la mascotte di Phoenix) con un mitra sparamagliette.
Una di queste colpisce Maude Flanders, la quale cade dalla balaustra precipitando nel vuoto mentre Homer si china per raccogliere una monetina.
La consorte di Ned si salva perché atterra morbidamente su Ewing sdraiato sopra sei poltrone nel tentativo di disincastrare un pezzo di pizza rimasto lì abbandonato da un bambino.
Ore 04: 33 – Cho tiene una conferenza da un balcone declamando le virtù della squadra costruita da lui. Nello sproloquio dice di aver costruito un team fortissimo che arriverà in finale…
 
Ore 04:45 – In qualche modo gli Hornets rimangono attaccati alla partita, anche se gli avversari cercano di scappare oscillando al +2 a +6 ma i Calabroni, che ormai tirano solo da tre punti, comprano una catapulta e ogni tanto infilano qualche macigno nella retina per rimanere in scia mentre Belinelli che aveva iniziato bene la stagione, ma ora non mette più nulla dalla distanza nemmeno barando (usa un amo attaccato a una canna da pesca). Sfortunatamente i palloni si bucano e noi prendiamo contro tecnici, anche se lui lasciando lestamente la lenza va via fischiettando. L’Instant Replay lo inchioda alle sue responsabilità.
 
Ore 04:46 – Kaminsky si fa male contendendo un pallone all’avversario pensando fosse tiro alla fune.
Un ologramma di Germano Mosconi appare nel palazzetto lasciando Brosio esterrefatto.
Clifford intuendo la nuova e rovinosa caduta esclama:
“O cacchio!”, al che anche Peter Griffin si ritrova stranamente all’interno del palazzetto.
 
Ore 04:48 – Telefonata nel cuore della notte.
Pensando sia successo qualcosa d’importante mi reco al telefono ma parte una spudorata videochiamata di un operatore della Tim che ballando come nella pubblicità odierna m’irrita ancor di più. L’eterno duello tra gli operatori della telefonia (non me ne vogliano) e il possibile cliente.
Attacco al volo perché se è vero che nell’altra stanza ci sono due liberi di Batum (almeno quelli li segna), cerco di sfruttare il momento per annotarmi qualcosa sulla partita; sedano, carote, patate, zucchine, pomodori da tirargli addosso a fine match.
 
Ore 04:50 – Ordino tutto su Amazon, ma incredibilmente mi dicono di non poter far fronte all’ordine con Amazon Prime adducendo motivazioni insensate.
Dopo aver indagato per mio conto, scopro che inconcepibilmente si sono registrati suicidi in massa.
Inconcepibile visto “l’ottimo trattamento” evidenziato da alcuni servizi televisivi.
 
Ore 04:52 – Gli avversari fanno il break e scappano sul +10. Clifford, dopo esser stato consigliato da Peter Griffin, si rivolge all’unica persona seria che lo possa aiutare.
Paolo Brosio con il suo talismano/santino.
 
Ore 04:53 – Gli agenti della security salvano Paolo Brosio dalla furia omicida di Clifford, adiratosi dopo un parziale di 8-0 degli avversari.
 
Ore 04:59 – Ormai a partita persa, la sfida diventa simile a quella tra scapoli e ammogliati di Fantozzi.
 
Ore 05:15 – Finisce 103-120, iniziano ad arrivare i primi insulti all’indirizzo di Batum e della squadra via Whats App da parte di un paio di componenti del gruppo.
 
Ore 05:30 – Dopo aver scritto metà pezzo devo abbandonare l’impresa, prepararmi e uscire per andare a lavorare.
Allegria da Carnevale di Rio, coriandoli e botti da tappi di Champagne che saltano fanno da sfondo al tragitto.
 
Ore 05:45 – Arrivo in loco rimuginando su cosa non abbia funzionato.
 
Ore 05:46 – Risposta trovata. Tutto.
 
Ore 13:45 – Rientro alla base.
Mattinata pesante con richieste ai limiti della realtà.
Disquisizione sulla bontà del cibo per animali con un signore che mi zittisce asserendo di esserne un fiero consumatore. Probabilmente piace mangiare saporito.
Dopo essermi sistemato e rifocillato apertura canali dei gruppi, “riga di simpatici improperi” contro mister 20 milioni di dollari, il buonumore dal 2% sale al 25% circa e si va a cercar un’idea per l’intro del pezzo successivo.
“Dopotutto, domani è un altro giorno!”, citando l’O’Hara in Via col Vento (perché non usare sarà al futuro rimane un mistero)…
La paura è, parafrasando Rhett, del “Francamente me ne infischio” (riferito al giocare) di Batum…
Buona NBA a tutti!

Il Silenzio dei Colpevoli + classifiche.

Il GM birmano/americano Rich Cho. Ci si aspettava qualcosa da lui e dal suo staff ma non è arrivato nulla d’interessante per aiutare Charlotte nella risalita.
Il solo Plumlee (MIles) oltretutto è già in lista infortunati.
Per mio conto quindi il GM sale sul banco degli imputati.

Aldilà di vittorie e sconfitte che danno momentanei entusiasmi oppure disinteresse, folgoranti arrabbiature miste a deprimenti stati d’animo (dipende ovviamente dal carattere d’ognuno), ritengo che fondamentalmente questo sia il peggior momento mai vissuto dagli Hornets, ovunque essi siano volati.
Gli Charlotte Hornets 1988/89, gli originali, erano una squadra composta all’expansion draft, dopo tre o quattro anni incominciarono a risalir la china grazie alle aggiunte di Gill, Johnson e Mourning. Andammo bene sino al 2002, l’anno nel quale Shinn trasferì la franchigia a New Orleans.
In realtà anche i primi due anni in Louisiana si conclusero con l’approdo ai playoffs, poi nella disastrata stagione 2004/05, la peggiore di sempre, si stava in realtà ricostruendo.
Katrina, l’uragano arrivò a devastare la Big Easy, gli Hornets si trovarono per due anni a OKC in una situazione di medio/bassa classifica ma tra l’entusiasmo del pubblico locale che pose le basi per una franchigia (i Thunder), purtroppo non nuova ma a discapito della rimpianta Seattle.
L’annata stupenda del rientro a “casa”, poi anni in discesa con il tumore di Shinn, la vendita alle altre 29 franchigie in attesa di ricostruire.
Biglietti a poco prezzo e team smembrato ma in attesa di acquirenti “seri”. La vendita al businessman locale Tom Benson, il rebrand e il ritorno del Calabrone a Charlotte voluto dai tifosi e concesso da Jordan che probabilmente non vedeva l’ora di scrollarsi di dosso un po’ di polvere, accumulata dalla gestione Bobcats, sempre più suoi.
Il primo anno le cose non girarono bene a causa degli infortuni nella parte finale della stagione, lo scorso anno fu una stagione da 48 vittorie, sorprendente, si sarebbe dovuto dare continuità a un progetto che non facesse rimpiombare Charlotte negli anni di piombo dei Bobcats.
L’incubo però sembra riproporsi oggi. Alla chiusura del mercato il verdetto è inequivocabile.
Dal mio punto di vista la società è colpevole.
5-17 da gennaio fino all’All-Star game.
La squadra andava aiutata per conseguire i playoffs e invece non è stato fatto nulla per migliorare un team in crisi se non operazioni marginali o senza senso.
L’arrivo di Miles Plumlee in cambio di Hawes e Hibbert (girato ieri dai Bucks a Denver per una seconda scelta futura) non sposta nulla, anzi, ha finito per peggiorar le cose perché il fato ha voluto che il fratello meno conosciuto dei Plumlee si stirasse un polpaccio.
Il suo atletismo non garantirebbe comunque una protezione del ferro ottimale, mancante dall’addio di Biyombo.
Ancor peggio l’operazione Chris Andersen preso per soldi dai Cavaliers e poi tagliato, ai limiti della società satellite.
Scorrendo gli screen di Wojnaroski ieri sera i tifosi si aspettavano almeno una piccola scossa, invece nulla, più fermi di quei bravissimi mimi truccati nelle piazze o di montagne lì, ferme da secoli…
Nessuna voce, nessun player utile…
Il silenzio della società è assordante e parafrasando la canzone di Caparezza “Il silenzio dei colpevoli”, potremmo definire il GM Cho, il suo staff e Jordan, colpevoli di tradimento verso le aspettative dei tifosi.
MJ oggi, dietro la scrivania sembra l’ombra del magnifico giocatore che fu.
Non sembra minimamente interessato a render veramente competitiva la sua creatura e il contratto collettivo (sebbene rechi differenze in sé) fa da sfondo a un team che pare senza “ambizioni” sportive.
E’ già stato annunciato che l’anno prossimo il prezzo dei biglietti si alzerà anche allo Spectrum Center e lo spettacolo sul campo offerto potrebbe non essere degno, anche perché se si fosse puntato a tankare oggi avremmo già dovuto vedere mosse per liberare spazio salariale.
Vero è che liberarsi di certi contratti in una finestra di mercato particolare è difficile, ma non impossibile…
Charlotte aveva fatto anche una buona mossa rifirmando diversi free agent in estate, ma con il senno di poi (nemmeno molto), possiamo dire che le cifre di alcuni (Batum e Marvin Williams) sono troppo esose, qualche contratto è troppo lungo e finisce per incidere sul monte ingaggi per troppi anni (compresa l’aggiunta di Plumlee), ma il vero problema attuale è il valore dei giocatori che sta scendendo a picco.
I giocatori si stanno deprezzando, Batum sembra più essere interessato al contratto che al gioco, Marvin è sceso di un paio di gradini così come Sessions, seguito da Belinelli che ultimamente non sta avendo un buon momento.
I contro di una strategia buona (se pensiamo a contratti meno onerosi da rifirmare, senza stare ad aver l’incubo dello scambio a febbraio perché il giocatore potrebbe non firmare), sta mostrando i suoi limiti.
Sicuramente anche coach e giocatori sono colpevoli a oggi. Perdere partite sul +17 e +18 (a fine terzo quarto o quasi) in serie, nella NBA è osceno.
La squadra si mangia margini di vantaggio più voracemente di quanto Hannibal Lecter possa fare, tirando da tre punti e giocando con sufficienza a parte un Kemba isolato che quasi ci prova da solo visto l’ambiente circostante.
Lo scenario quindi potrebbe essere, comunque vada a finire la stagione, che Jordan vada pesantemente mettendoci la faccia sul mercato per stravolger il team scegliendo in secundis un GM più acuto dell’attuale, altrimenti “Il Silenzio degli Innocenti” potrebbe essere il rumore dello Spectrum l’anno prossimo, con tifosi delusi dalla nuova gestione, anche se una scelta alta al Draft fa sempre gola.
La classifica ci vede ormai in un limbo tra la possibilità di approdare i playoffs e la bassa classifica.
 
Ultima spiaggia per cercare una via d’uscita alla bassa classifica, Sacramento, un’eventuale e ulteriore L certificherebbe la fine anticipata della stagione.
 
Per completezza d’informazione, stavolta, ecco anche la classifica anche a Ovest.
 
Per l’amarcord invece il 17 febbraio 2001 Baron Davis centrava il canestro più lungo mai registrato su un campo NBA, alla faccia della scaramanzia, ma se ci si prova si può anche riuscire nell’impresa (messaggio subliminale per i giocatori di Charlotte)…