Il Punto @ 73

The Coach James & Mr. Hyde

Le estreme e pericolose alchimie dell’ambiguo (per i gusti dei fan) James Borrego al quale è stato esteso ancora il contratto per un anno. Riuscirà a trovare la pozione magica per portare Charlotte ai PO il prossimo anno o finirà come nel racconto di Stevenson?

Intro

Riavvolgiamo il nastro: siamo a due partite dalla fine della stagione regolare.

Gli Hornets hanno esaurito le tante gare casalinghe e le energie.

L’annata era partita bene fino ad arrivare oltre ogni più rosea aspettativa degli analisti con i Calabroni saliti sino alla quarta posizione che forse – anche a pieno organico – non avrebbe potuto durare ma per come sono andate le squadre a Est una sesta posizione per gli Hornets sarebbe stata alla tutt’altro che improbabile tanto che io per primo (salvo sfortune varie poi materializzatesi puntualmente) ho creduto ai veri PO, noi ai Play-in, anticamera dei reali.

Premesso che non ci può essere profonda delusione dove non c’è un amore profondo (cit. Martin Luther King), ecco che il finale di stagione ha finito per riportare al giusto livello gli Hornets che stavano sfuggendo anche agli sviluppi della teoria del caos che mai avrebbe potuto prevedere gli Hornets implicati al quarto posto a Est ma come un messaggio che testimonia l’impermanenza delle cose e della felicità, ecco la lunga catena d’infortuni, come se l’ourobóros, il serpente che disegnando un cerchio divora la propria coda, simboleggiasse anche per i Calabroni un ciclo che divora e rigenera sé stesso, un tempo ciclico che comincia nuovamente dopo aver raggiunto la propria fine che per i Calabroni pare sempre enigmaticamente tragicamente affascinante nel suo dissolversi, eppure basterebbe concretamente la volontà di migliorare la squadra per sopperire alle fragilità d’organico anche se quest’anno la sorte ha colpito duramente.

Torniamo al 14 maggio: persa la sfida contro i Clippers rimanevano da giocare ancora due sfide che a inizio stagione potevano sembrare non proibitive ma che diventavano grandi: a New York e a Washington, partite non semplici, tuttavia Miles Bridges riuscendo a rientrare in extremis dal protocollo Covid-19 dava qualche speranza in più.

A New York Charlotte giocava bene a tratti ma i Calabroni sbagliavano due tiri vittoria forzando ancora triple maledette e cedendo all’OT mentre in back to back a Washington dilapidavano un +16 da terzo quarto e un +11 a inizio ultima frazione per cadere ancora nel finale.

Torniamo ancora più indietro quando gli Hornets divengono evanescenti e colpiti dall’eterno ritorno di un maledetto destino.

Potremmo dividere la stagione in due parti e suddividere ancora la seconda in due momenti distinti.

Il primo volto di Charlotte è quello della gioia.

Dura 48 partite quando nonostante la W a Indianapolis, Hayward va K.O..

L’ex Celtics è atteso a inizio maggio ma come sappiamo ormai, non rientrerà più.

Gli Hornets tengono botta nelle prime partite tra propri meriti, demeriti altrui e defezioni di qualche team grazie a un super Rozier ma poi…

Il secondo momento arriva 4 partite più tardi con gli Hornets in testa alla propria divisione anche grazie a molte vittorie giunte in crunch time e intenti a difendere la quarta piazza a Est.

Sembrerebbe si possano battere gli Hawks ma la mancanza di centri si fa sentire così Capela e soci rimontano nell’ultimo periodo mentre Miles Bridges pianta una delle schiacciate più incredibili dell’anno in risposta alla rimonta degli Hawks per esorcizzare le paure ma agli Hornets viene il braccino corto e vengono scavalcati dagli avversari.

Set, gioco, partita, classifica e inizio della lenta fine.

Non sembrerebbe nulla di drammatico, si potrebbe rimediare ma una serie di infortuni a catena di giocatori importanti culminano alla vigilia di una settimana importante di inizio maggio e nonostante i rientri di Ball e Monk qualcosa si è rotto.

Gli Hornets hanno 4 partite importanti contro Pistons, Bulls, Magic e Pelicans.

E’ richiesto almeno un non impossibile 3-1 ma gli Hornets deludono chiudendo con un 2-2 perdendo il derby con la squadra della Louisiana di due punti iniziando così (partita incorporata quella con i Pels) di 5 sconfitte consecutive con il picco finale a Washington nella gara spareggio che sarebbe valsa l’ottava piazza vincendola.

Gli Hornets terminano decimi e vanno a Indianapolis chiedendo il pass per giungere alla seconda sfida d’anticamera playoff.

Quella che va in scena nell’Indiana è la più surreale partita nonché logica conclusione della stagione.

Quasi tutti gli elementi di Charlotte si rivelano imbarazzanti; la difesa (sempre stato il problema di Charlotte in questa stagione non avendo difensori di primo livello, sul perimetro specialmente) è un colabrodo su tutto il fronte, l’attacco non è efficace quando spara da tre punti (e tira troppo da fuori), la volontà di vincere è bassa e ben presto subentra lo scoramento.

Una squadra che sotto la guida di Borrego scompare (ed è da qui che dobbiamo pensare di ripartire) e diventa hide più che hyde…

I fan degli Hornets vedono così chiudere la stagione del loro team favorito con la sesta sconcertante sconfitta che mostra le due facce del team e getta una lunga ombra sull’alba di fuoco estiva dei potenziali nuovi Calabroni anche se c’è chi professa ottimismo con Ball, Rozier, Bridges e Hayward (forse) a roster.

Lascerò a tratti in questo pezzo – seguendo il filo conduttore del duplice racconto come se fosse una specie di concept writing – a coach Matteo Vezzelli (trovertete i suoi scritti in verde e blu) alcune considerazioni personali che in questa prima parte dedicherà la sua disamina sulla stagione di Charlotte.

Analisi tecnico-tattica sulla squadra in stagione a cura di Matteo Vezzelli:

Una squadra costruita senza né capo né coda, frutto di scelte sbagliate negli anni mischiate all’ego di un allenatore smanioso di voler giocare un tipo basket senza averne gli interpreti ideali.

Cosi si può riassumere la stagione degli Hornets (non credo di poter essere tacciato d’eresia se spostassi il medesimo discorso come trend del triennio di Borrego).

Difensivamente indecenti, incapaci di andare in rotazione difensiva, spesso i raddoppi sono sembrati più frutto del caso se non peggio: in altre circostanze avversari lasciati liberi di ordinare addirittura un McMenù.

Offensivamente il playbook era da u13 regionale, con una mezza ruota russa per liberare i nostri tiratori dagli 8 metri con assenza totale del gioco sul piano verticale (perchè? Esiste il gioco interno?).

Roster creato con molti giocatori cresciuti nella G League, giocatori mediocri strapagati o giovani incapaci persino di fare 2 palleggi con la mano debole.

Senza il tocco della “Dea bendata” sotto forma di terza scelta assoluta al Draft avremmo chiuso con un record stile Charotte Bobcats.

C’è molto da riflettere e tanto, tantissimo da fare.

I tifosi meritano di più.

Andiamo ad analizzare sempre con Matteo in veste di coach tre situazioni in video che ho scelto considerandole iconiche per mostrare un po’ del gioco di Charlotte durante l’anno.

La prima riguarda un attacco ben riuscito che mostra come anche interpreti non di primo piano, evitando di affidarsi al tiro da tre punti come unica soluzione, possano riuscire a giocare un buon basket creando canestri facili.

Partiamo da una posizione di punta con un pick and roll tra play ed esterno: Ball scarica palla a McDaniels il quale rolla verso il centro dell’area trovando la difesa di Orlando poco reattiva nella situazione, così – rotta la prima linea difensiva – Wagner è costretto a uscire per coprire lo spazio attaccabile da McDaniels ma al contempo è costretto ad abbandonare la marcatura di Biyombo che in back-door tutto solo (anche perché il difensore che guarda Monk non scala), ricevendo il passaggio di Jalen, non può esimersi dalla jam vincente grazie alle ottime spaziature tenute sul parquet dai Calabroni.

Nella seconda azione che andremo ad analizzare vorrei evidenziare posizioni, problemi di rimbalzi e di small ball che hanno attanagliato Charlotte quest’anno e per di più in questo caso se faceste caso al punteggio, in un momento decisivo del match con gli Hornets appena tornati sul -1 dopo una strepitosa azione.

La seconda situazione – quindi – vede Campazzo ricever palla e mentre sulla finta di passaggio che Rozier contrasta in salto avviene il primo cambio con Terry a ritrovarsi su Green mentre la buona contemporanea salita di Ball porta via spazio al play argentino che decide a quel punto di giocare un pick and roll con l’ala/centro numero 0.

Il cambio degli Hornets è ancora perfetto con Rozier e ball a riprendere gli uomini assegnati da Borrego a inizio azione, a quel punto il talentuoso sudamericano passa a Jokic in uscita che sfidando Zeller in entrata prende un brutto runner ma il tagliafuori di Ball è difettoso sia per posizione e per problemi fisici strutturali rilevabili in kg.

Green lo mette in tasca e converte facilmente l’errore del serbo sul lato debole con il rimbalzo e correzione volante.

Nell’ultima azione che in realtà sarebbero due ma con lo stesso copione, vorrei rivedere certi tiri da tre punti presi dagli Hornets non consigliabili, tanto più che qui si stava decidendo probabilmente il piazzamento finale di Charlotte che con una vittoria avrebbe ottenuto l’ottavo posto.

Ben due occasioni per vincere la partita sprecate senza gioco di squadra con tiri da tre punti e nonostante io sia stato innamorato di quei tiri dalla lunga distanza che Larry Bird e Dell Curry lasciavano partire con stile e magicamente si infilavano in retina, qui vi è un eccesso di soluzioni non ottimali.

Sulla prima azione possiamo osservare Rozier in palleggio passare Bridges in aiuto con il blocco.

La difesa di New York accetta il cambio e con Randle accoppiato a Scary, arriva il primo tiro da tre punti che Rozier cerca di prendesi con lo step-back in separazione, un classico del piccolo contro il lungo ma purtroppo il tiro colpisce il ferro e la prima azione, comunque una forzatura, va a vuoto.

La seconda azione vede protagonista Graham, il quale uscendo dal lato debole sfruttando un blocco va a farsi consegnare palla da Miles che nel frattempo cercando di portargli anch’esso un secondo blocco fa impastare il difensore all’inseguimento (Burks) ma Graham che va ad arrestarsi sulla diagonale prende il pull-up con un altro difensore che – pur lontano- prova a pararglisi incontro.

Il risultato è un mattone che rischia di infrangere il plexiglass così gli Hornets gettano al vento una seconda occasione con una seconda forzatura senza realmente aver fatto muovere la difesa avversaria e al supplementare prevarranno i Knicks.

Classifica Finale di Regular Season

Il futuro prossimo

Per analizzare il futuro, diamo uno sguardo veloce al passato.

Da quando MJ ha cambiato identità al team riportando gli Hornets a Charlotte sono passati 7 anni nei quali solamente una volta la squadra è riuscita a raggiungere i playoff.

Charlotte manca da 5 anni alla post season e anche se quest’anno la squadra è andata aldilà delle aspettative sfiorandoli, ha dimostrato tutte le proprie fragilità.

Jordan ha sempre attuato una politica di piccoli passi senza eccedere in spese folli anche se lo scorso anno è arrivato Gordon Hayward ma per una squadra che non ambisce al titolo di entrare in luxury tax non se ne parla.

Dal mio punto di vista la prossima stagione di apre quindi con un grosso punto interrogativo ma andiamo con ordine facendoci delle domande.

Perché MJ dovrebbe cambiare all’improvviso la sua politica?

La cosa lo tocca?

Personalmente apprezzo molto MJ fuori dal parquet come persona per ciò che è, come sportivo per me è sempre stato un rivale, come proprietario oggettivamente fino a oggi una sciagura benché la storia non sia mai bianca o nera ma grigia e tutte le colpe non siano addebitabili a lui ma occorre fare un passo deciso il prossimo anno per non rimanere nell’eterno limbo.

A livello pratico si calcola che gli Hornets potrebbero avere una ventina di milioni da utilizzare in free agency e cercare di sistemare un roster che ha diverse lacune.

Gli Hornets sono una delle sei squadre che avranno un buon cap space in questa off-season, tuttavia, per creare questo spazio, Charlotte dovrà prendere delle decisioni sui ragazzi in uscita che diverranno free agent.

Al momento Charlotte ha 17 giocatori a roster dei quali 7 in uscita.

I giocatori in possibile uscita.

I principali a pesare sul morte ingaggi degli Hornets sono (UFA) Zeller (folle limite ipotetico da 23 milioni) e (RFA) Monk che spingerebbero Charlotte in luxury tax nonostante gli Hornets – addebito shame di Batum compreso – siano attualmente sugli 82 milioni di stipendi garantiti.

Zeller sta diventando troppo “maturo”.

Avrebbe dovuto essere il centro titolare ma ha finto spesso per finire in panchina.

Da Charlotte potrei anche aspettami di rivederlo un altro anno ma il suo stipendio è sconveniente e quei soldi, dal mio punto di vista, dovrebbero essere tutti impiegati alla ricerca di un centro completo che faccia dimenticare la mediocrità e la non completezza dei nostri centri attuali.

Borrego è andato il tilt durante la stagione cercando di trovare una risposta solida al ruolo di centro ma non l’ha trovata e con Vernon Carey Jr. e Nick Richards sotto contratto, giovani rookie da back-up, andare a pensare di rifirmare Zeller diventerebbe un controsenso.

Gli Hornets hanno bisogno di un centro che sappia difendere, tiri giù rimbalzi e segni anche qualche punto.

In questo contesto do per scontato che Biyombo (unrestricted free agent), nonostante il suo ruolo di mentore e stacanovista da 66 partite in stagione, sarà tagliato.

Qualche rumors già è uscito su Theis che potrebbe essere un buon centro di riserva se non costasse troppo ma non risolverebbe alcune lacune degli Hornets che dovrebbero ambire a un centro che cambi il panorama.

Monk, invece, ha saltato 13 delle prime 17 partite per decisione del coach.

“Pensavo di essere nella rotazione, poi non mi ci sono trovato dentro. Ero incazzato – molto, molto, molto, molto incazzato ma sono rimasto fedele” ha detto Monk a gennaio al Charlotte Observer.

Monk non ha mai avuto ruoli da titolare nei suoi anni a Charlotte con una sola partenza da starter.

Per le valutazioni su Malik rimando alla classifica, di certo c’è chi dice che adesso Monk potrebbe ricevere un’offerta d’estensione del contratto da Charlotte essendo restricted free agent anche se chi ricorda l’offerta fatta a suo tempo a Walker si aspetterà che gli Hornets non giocheranno pesante per l’offerta al numero 1.

Secondo ProFitX, lo stipendio iniziale di Monk per la stagione 2021-22 dovrebbe essere di $ 8,4 milioni, uno stipendio paragonabile a Seth Curry, guardia dei Philadelphia 76ers.

Se Monk accettasse, gli Hornets potrebbero un sesto/settimo uomo di discreto impatto e circa 14 milioni ancora spendibili che genererebbero una mid level exception da 4,9 milioni di dollari che i Calabroni potrebbero usare per firmare un agente libero come a esempio Richaun Holmes anche se non lo apprezzo moltissimo.

Altro “free agent limitato” è Devonte ‘Graham.

Graham ha beneficiato dell’anno zero di Charlotte per porsi all’attenzione degli addetti ai lavori come uno dei giocatori più migliorati della NBA lo scorso anno ma con la comparsa di Ball la sparizione di Devonte’ era data solamente come questione di tempo.

Il problema è che sia Graham che Monk possono avere grandi serate o flop, due tiratori inaffidabili per il loro modo di giocare e questo lo si può notare dal fatto che Graham a fine stagione non abbia mai superato il 40% in carriera e il 70% dei suoi tentativi provenga da 3 punti…

Eppure Graham ha avuto un impatto trascinante su alcune partite ma lui stesso ne ha gettate al vento almeno tre questa stagione dopo aver contribuito a rimetterle in discussione.

Sicuramente è un buon passatore quando vuole e ha ridotto i TO da 2,9 a 1,5 in questa stagione ma a 26 anni prende ancora tiri ignoranti in momenti critici e la sua difesa, come quella di Monk, non è di livello.

Graham, Ball e Rozier in campo insieme hanno condiviso il parquet per 150 minuti in questa stagione (56 nel quarto quarto) facendo registrare un +2,3 in questi minuti ma difficilmente questo tipo di small ball sarebbe perseguibile per lungo tempo.

Il costo di Graham potrebbe andare dagli 8 agli 11 milioni e la proiezione salariale secondo ProFitX è di 9,6 milioni di dollari, probabilmente troppi per un giocatore instabile.

Nate Darling e Grant Riller, i due two-way non costituiscono un grande problema anche in caso di perdita perché il loro ruolo rimarrebbe molto marginale mentre Wanamaker che si è rivelato un play meno talentuoso ma più affidabile di Graham e Monk in versione PG a giudicare dalle ultime partite non giocate non sembra nei piani di Borrego.

Ci saranno da considerare anche le eventuali estensioni di Terry Rozier e Miles Bridges.

Rozier entra nell’ultimo anno di un contratto a scalare mentre i suoi numeri sul parquet salgono (è passato dal 39,5% al 57,4% sui tiri effettuati dai 10-14 per esempio)

Se Charlotte dovesse proporgli un rinnovo, dato lo stipendio calante potrebbe al massimo offrirgli 96,3 milioni per quattro stagioni.

Il limite raggiunto nel primo anno dell’estensione sarebbe di 21,5 milioni di dollari.

Bridges è l’altro elemento che ha sorpreso in stagione nonostante sia stato relegato al ruolo di giocatore da far uscire dalla panca ma “grazie agli infortuni” nelle 19 partite iniziate come starter il numero zero ha segnato una media di 18,6 punti con il 50,8% dal campo e un parziale di 41,8% da 3 punti.

A differenza di Rozier, che può essere esteso in qualsiasi momento nella prossima stagione, Bridges dovrebbe firmare un’estensione entro il giorno prima della prima partita di regular season.

Cosa serve agli Hornets e si può fare un progetto serio di basket a Charlotte?

Partiamo dalla seconda domanda del titolo.

Sentendo gente più esperta di me in materia che ha vissuto in loco ho compreso che ci sono alcune difficoltà comunque superabili.

Il North Carolina è uno stato del sud e molti degli States a meridione vivono di football ma la Carolina del Nord è anche uno degli Stati dove si respira basket, in genere quello dei college.

Uscendo dallo stereotipo della gente del sud che guarda solo il football americano o quasi, c’è da ricordare come Miami o le squadre texane siano team di successo nella NBA per cui sarebbe un peccato non sfruttare tutto il retaggio culturale cestistico dello Stato – aldilà delle divisioni e rivalità dei college – per non portare un vero progetto pluriennale che faccia grande il basket professionistico a Charlotte.

Vero è che quell’entusiasmo incontenibile degli anni ’80 per la squadra a Charlotte è andato scemando sotto il peso di alternative serali di vario genere che in città sono andate aumentando, vero è che quando Shinn e la NBA portarono via gli Hornets originali arrivò il trauma ma oggi è un altro giorno e i fan degli Hornets (per non parlare di quelli dei Bobcats) hanno visto un team in 7 anni approdare solo una volta ai PO e uscire al primo turno.

Tocca a MJ in primis e al GM in secundis capire che non c’è davvero più tempo da sprecare perché le alternative a una squadra non entusiasmante in città non mancano.

Diversi fan hanno fatto la loro parte rimanendo fedeli ma anche se il team è promettente rimane fragile, serve una sterzata forte che solidifichi la squadra e la porti tra le prime 4 o 5 a Est in breve tempo.

Certo, i fan più giovani sono stati conquistati dai flash di Ball o dalla promessa di un team che torni in breve tempo a rivedere a fine stagione una percentuale superiore ai .500 ma i Calabroni il prossimo anno dovranno fare dei passi in avanti valutando in primis la situazione di Gordon Hayward.

Non c’è dubbio che l’ex Celtics sia stato il valore aggiunto del team fin quando è rimasto sul parquet ma dopo l’infortunio è stato il valore sottratto.

L’entourage conosce le sue reali condizioni di salute e uno scambio con Indy (lui e Carey Jr. per Turner e Lamb si vociferava, anch’essi recentemente infortunati comunque i due Pacers) al momento sono solo rumor anche perché Hayward ha a suo favore un bonus in caso di scambio durante l’off-season che dovrebbe pagare Charlotte secondo quanto riporta ESPN.

Anyway, agli Hornets in primis serve un centro vero che sappia difendere ma non solo, serviranno un paio di difensori migliori che alzino la qualità del gioco difensivo di Charlotte oltre a tiratori più affidabili da tre punti e capaci sotto le plance.

I soldi che rimarranno (specialmente se Charlotte decidesse di rifirmare qualcuno tra Monk, Graham e Zeller) potrebbero anche essere insufficienti per riuscire a trasformare una squadra da promettente a realmente competitiva ma già il primo agosto sapremo qualcosa sulle intenzioni di Charlotte perché entro tale data Kup sarà costretto a estendere le QO per Malik Monk, Devonte ‘ Graham e Brad Wanamaker, rendendoli agenti liberi limitati oppure a lasciarle decadere.

Poiché Monk non è riuscito a fare una media di 34,25 partenze nelle ultime due stagioni (o iniziare 36 partite quest’anno), la sua offerta di qualificazione sarà di $ 7,0 milioni (l’importo pari a un giocatore selezionato al 15° posto nel Draft NBA 2017).

Graham ha soddisfatto i criteri di partenza in questa stagione e ha visto la sua offerta di qualificazione aumentare da $ 2,1 milioni a $ 4,7 milioni.

L’offerta di un anno per Wanamaker è di $ 2,8 milioni.

Charlotte avrà tre scelte future nel prossimo Draft ed ecco come Jonathan Givony e Mike Schmitz di ESPN hanno scelto per Charlotte a luglio:

La scadenza dei contratti e la situazione attuale al Draft al primo giro nei prossimi due anni che vede gli Hornets mantenere le proprie scelte..

N. 12 (propria): Corey Kispert, SF, Gonzaga

N. 56 (tramite LAC): Trendon Watford, PF, LSU

N. 57 (tramite BKN): Herbert Jones, SF, Alabama

Statistiche varie di squadra degli Hornets

Qui, da Basketball-Reference.com possiamo evidenziare i problemi e le statistiche migliori di Charlotte rispettivamente bordate in rosso e verde. Senza Ball gli Hornets sono scesi negli assist ma sono una squadra che riesce comunque ancora a giocare nonostante i black-out ma concede veramente tantissimo a livello di assist agli avversari. Paradossalmente nei rimbalzi offensivi Charlotte trova spazio ma sovente è colpita in transizione e da second chance, l’urgenza è quindi avere lunghi rimbalzisti e difensori che migliorino quesa squadra così come un giocatore in grado di essere uno scorer a 360° guardando il ventitreesimo posto nella NBA nella media punti realizzati. Si sono vinte tante partite sul filo ma bisogna migliorare sotto molti aspetti come quello della difesa sul perimetro.
Le statistiche della stagione dei giocatori di Charlotte in ordine di punti realizzati in media.
Pur non essendoci stata mai una costanza nel quintetto base notiamo come cinque giocatori abbiano supportato l’attacco degli Hornets in punti per il 60% con particolare menzione per Rozier.
I leader nelle varie statistiche per Charlotte.
Una grafica più completa sulle principali tabelle comprendenti i primi cinque giocatori per statistica.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

La stagione degli Hornets si è chiusa con una partita supplementare.

Gara 73 è stata l’anticamera dei playoff ma la prima partita di ciò che oltreoceano hanno definito play-in è stata anche l’ultima così il voto finale sarà l’accorpamento di RS e play-in.

17) Caleb Martin: 5,82

Nelle ultime 15 partite guadagna un parziale leggermente superiore alla sufficienza ma ciò non basta a salvarlo da un’annata complessivamente scadente.

Sostiene la squadra più difensivamente che offensivamente nell’ultimo periodo mentre in attacco continua ad avere problemi benché qualche canestro da fuori lo trovi finalmente ma al pari di errori su tiri aperti anche se a Nevada pareva essere un ottimo tiratore da tre punti.

Rispetto al fratello passa meno la palla e usa più spesso i catch n’shoot.

L’uomo nel posto giusto sullo scarico ma il tiratore sbagliato eppure tra i due fratelli sembrava quello destinato ad avere le maggiori chance di sfondare proprio grazie al talento offensivo ma per il momento pare che il livello sia ancora troppo alto per lui e dovrà lavorare per migliorarsi sotto questo aspetto.

Borrego non ne ha parlato male, anzi… di certo per loro c’è un programma di sviluppo individuale basato sulle proprie caratteristiche ma anche lui, dal mio punto di vista, è stato vittima del tiro da tre voluto da Borrego è parso spesso inadeguato se pensiamo che è finito 12° nel roster in questa statistica con il 24,8% , penultimo per FG% in generale con il 37,5% e il 64,1% ai liberi non è stata ulteriore garanzia di successo…

Il punteggio massimo raggiunto è stato 17, contro LAL in casa e a Detroit il 4 maggio.

Esce di scena dopo la gara contro i Clippers e il suo minutaggio viene preso dal rientrante Miles Bridges.
Che fare con lui?

Difficile dirsi.

Il mio giudizio è quello di una bocciatura nonostante ci abbia regalato indubbiamente qualche highlight interessante con schiacciate davvero entusiasmanti ma per vincere serve altro.

Il problema è che io terrei Cody Martin in chiave difensiva e se a volte è difficile separare fratelli, figuriamoci due gemelli che sono pressoché un’unica entità.

Curiosità:

Da quando sono giocatori di basket, Cody e Caleb Martin hanno giocato insieme nella stessa squadra. Dal liceo, allo stato della Carolina del Nord, al Nevada, alla NBA e persino nella G League, i due sono stati inseparabilmente fianco a fianco per tutta la vita, soprattutto sul parquet ma i due rivendicano una propria personalità e uno stile diverso di gioco sebbene dicano che sono abituati a essere considerati a essere assimilati in tutto e per tutto come se avessero un corpo unico e le medesime caratteristiche.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Borrego lo ha messo presto in rotazione, addirittura promuovendolo titolare in alcuni frangenti (per bisogno) ma salvo in qualche sporadica occasione Caleb ha deluso le aspettative (quali poi?) dimostrando un livello e una comprensione cestistica non da livello NBA.

Sicuramente il fatto che sia più “scoorer” rispetto ad altri elementi della rosa giocherebbe a suo vantaggio ma è comunque troppo poco per pensare di rimanere ancora a lungo in questa lega.

Un raro Caleb da 17 punti.

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16) Nick Richards: 5,83

Il centro caraibico non ha più trovato spazio nel finale di stagione scendendo sul parquet soltanto in tre ritagli di garbage time.

Scavalcato nelle gerarchie dal più talentuoso Vernon Carey Jr., potrebbe essere considerato come Mario Elie solo per quanto riguarda il suo soprannome (sul talento c’è da lavorare), “Il Cagnaccio”…

Già perché il lungo giamaicano che nostranamente potrebbe essere rinominato anche come “Sandrino il Mazzolatore”, oppone gomiti e fisico all’avversario.

Nervoso sul parquet, sgomita e battaglia contro i diretti avversari.

Ruvido e spigoloso non è ancora stato plasmato per il mondo NBA e il GM Kupchak a proposito dei nuovi (ma Ball, però?) che non erano ancora pronti per giocare per via della mancanza di preparazione (ricordando che a inizio stagione tutto è stato fatto di fretta, accorciato, sintetizzato, ridotto) e quindi sono stati mandati a farsi le ossa.

D’accordo che non ha esperienza ma un giocatore così “cattivo”, nel senso di grintoso, sicuro che non sarebbe potuto servire – preso in piccole dosi – a una squadra molle in qualche minuto vero e con i centri titolari che rimangono problematici?

Non è sembrato aver molta dimestichezza con il canestro ma personalmente – nonostante il voto basato su pochi sprazzi – lo posso solo rimandare a giudizio perché lo si è visto troppo poco e non è stato per nulla partecipe delle reali sorti della squadra.

Per dargli un giudizio reale avrei dovuto vederlo di più all’opera in altri frangenti.

Curiosità:

Passa l’infanzia in Giamaica, paese natio, giocando a calcio e pallavolo, poi in un camp sull’isola caraibica viene scoperto da Andre Ricketts, il quale lo porta negli States dove nel 2013 è atteso dalla St. Mary mentre per il secondo anno si trasferisce alla The Patrick School.
Gioca per tre anni con i Wildcats e viene scelto dai cugini Pelicans alla posizione numero 42 del precedente Draft ma immediatamente girato agli Hornets per una seconda scelta 2024.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Il fisico si sa aiuta, ma quanto?

Tecnicamente grezzo, scoordinato e decisamente ruvido, tutte lacune colmabili ma forse troppo evidenti e marcate per potere sperare di farlo diventare un elemento di valore.

Richards negli ultimi minuti del play-in.

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15) Bismack Biyombo: 5,84

Qui, rispetto ai due precedenti giocatori trovati in classifica non abbiamo l’attenuante della giovane età.

Uomo spogliatoio ma chiedete a qualsiasi fan Hornets se lo vorrebbe rivedere l’anno prossimo in divisa.

Credo che salvo rare eccezioni otterrete la stessa prevedibile e scontata risposta scritta nella pietra: “No!”

Debbo necessariamente scindere la simpatia per il congolese che fuori dal parquet si distingue per opere meritevoli mentre in campo pare più ambientarsi in una tragedia greca culminata con i poco più di tre minuti che Borrego gli ha concesso ai play-in come starter salvo poi (capolavoro) toglierlo e non farlo più rientrare regalando fiducia a tutto il team.

Borrego in alcune partite ha deciso di “andare con lui” perché avrebbe dovuto portare esperienza e difesa in campo ma spesso la sua lentezza è stata sfruttata da avversari che l’hanno portato fuori colpendolo con triple o passandolo a velocità doppia con incursioni verso canestro che la lentezza di piedi del centro non ha permesso di contrastare.

In attacco è stato un binario morto.

Palla in mano ha semplicemente cercato di smistarla come meglio ha potuto (spesso in maniera accademica senza creare vantaggi) senza prendere iniziative limitandosi a ricevere (quando va bene perché le mani di burro dell’africano hanno prodotto alcuni TO) e a realizzare da sotto, unica zona nella quale Biz è davvero confidente (tralasciamo le percentuali drammatiche ai liberi) anche se l’abbiamo visto tentare contro i Grizzlies in stagione una tripla dall’angolo che ha fatto a pezzi i miei occhi.

Nonostante le problematiche personali tecniche Borrego l’ha schierato più volte durante la stagione e non solo quando Zeller si era fatto male.

Nella prima parte di stagione ha ricevuto una migliore copertura davanti a sé e ciò l’ha portato a migliorare le sue performance (ricordo alcune buone stoppate su drive e tiri avversari) ma lasciato in uno contro ha spesso sbandato trovando serate negative più che positive.

Entrato in duello con Cody, P.J. e Carey Jr. per un paio di partite ha trovato sì spazio ma è stato il reale peggior centro degli Hornets dopo un avvio tutto sommato non malvagio.

La sua esperienza e il suo ascendente nello spogliatoio alla fine non sono bastati.

L’unica veste nella quale lo vedrei bene per il futuro sarebbe assistente allenatore o qualche cosa del genere nel ruolo di dirigente.

Il suo massimo stagionale di punti è stato di 16 contro Memphis in casa nella stessa partita che l’ha visto catturare più rimbalzi, 12, stessa cifra che poi riuscirà a eguagliare contro i Lakers, sempre allo Spectrum Center.

Curiosità:

Per ben 7 volte in stagione ha chiuso a 0 punti ma per tre volte non ha preso tiri benché in un’occasione abbia sbagliato 2 liberi.

Una delle occasioni in cui non ha preso tiri dal campo è stata la recente partita a New York quando Borrego con circa tre secondi rimasti all’intervallo e una rimessa per gli arancio-blu, l’ha spedito in campo a scopo difensivo senza poi più farlo rientrare lasciandogli così sul tabellino tre secondi di gioco…

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Partito per essere il secondo, terzo cambio, è stato per parecchio tempo il punto di riferimento nel reparto lunghi.

Tralasciando l’aspetto tecnico decisamente rivedibile, la sua prestanza fisica, il suo carisma e il suo spirito di sacrificio hanno permesso al buon Biz di mandare in porto un’altra stagione tutto sommato positiva.

Purtroppo alla lunga tutte le sue lacune sono drammaticamente affiorate, ma chapeau per il fatto di essersi sempre fatto trovare pronto a ogni evenienza.

Una delle prestazioni più produttive dell’annata del congolese.

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14) Jalen McDaniels: 5,85

Doveva essere un anno di sviluppo per Jalen con il tempo di mettere su qualche muscolo (senza eccessi) e migliorare il tiro da tre punti ma ritrovatosi di punto in bianco in quintetto viste le numerose defezioni che più o meno hanno colpito le ali degli Hornets si è diviso tra ala piccola e ala grande sfruttando un paio di partite alla portata (il 7 e il 9 aprile che, infatti, coincideranno con le sue migliori prestazioni offensive, rispettivamente a OKC e a Milwaukee con 21 e 19 punti) per convincere Borrego a dargli fiducia dopo un inizio stagione disastroso che l’aveva portato per breve tempo a fare un paio di apparizioni con gli Swarm.

L’anno scorso aveva offerto uno scenario decisamente più promettente ma il sophemore è parso piuttosto sfasato a inizio stagione andando migliorando pian piano durante essa ma rimanendo lontano dal sostituire Hayward o Bridges a livello qualitativo.

Avrebbe potuto essere essere il ricambio di P.J. ma gli slittamenti di un ruolo voluti da Borrego hanno coinvolto Bridges che finendo come ala grande l’ha privato di possibili minuti.

Comunque ha messo su esperienza: 18 apparizioni da starter, per 16 volte in 47 partite è riuscito a chiudere in doppia cifra (12 volte coincise con la sua partenza in quintetto).

La sua velocità (grazie anche al suo fisico piuttosto esile per la NBA, 206 cm x 92 kg) l’ha portato ad avere qualche buon momento, qualche rapida fiammata a inizio quarto o nel terzo quarto a Washington dove ha sfruttato un tiro da fuori in miglioramento a fine stagione (complessivamente da oltre l’arco ha tirato peggio dell’anno da rookie) che spesso viene preso dall’angolo.

Potrebbe giocare bene anche i post-up ma Charlotte generalmente predilige altri tipi di soluzione mentre diverse volte è stato abile a introdursi verso canestro prendendo la linea di fondo in back-door.

Per lo stesso motivo la presenza fisica difensiva però è stata latente o un fuscello nel caso di contatto poiché non siamo più al college dove la buona reputazione difensiva bastava, qui ci vuole più fisicità anche se ha una buona lunghezza per infastidire gli avversari sebbene le steal siano state 0,6 a partita.

Alterna tentativi troppo puliti di stoppata verticale a falli per cercare di fermare giocatori più potenti fisicamente.

Probabilmente qualche fallo inutile è stato anche speso anche a causa della sua generosità quando le cose si vanno mettendo male.

Deve crescere tatticamente e a livello d’esperienza ma è un sophemore e mentre dai 18,3 minuti concessi l’anno scorso da Borrego è passato a 19,2 in questa stagione, da 5,6 punti della 2019/20 è passato ai 7,4 punti a partita della 2020/21 benché l’anno scorso tirasse con il 47,1% mentre nell’annata appena terminata ha chiuso con un vicinissimo 46,8%.
L’apporto a rimbalzo è stato modesto anche se in alcune serate senza dubbio interessante e in proiezione a una media minuti più alta potrebbe competere con i non competitivi lunghi attualmente in squadra.

Curiosità:

L’anno scorso Borrego scherzando su Jalen aveva detto: “Ha la lunghezza, ma abbiamo bisogno di più peso perché cresca. Penso di poterlo inserire subito.”

Probabilmente Borrego non si aspettava di ritrovarlo nelle stesse condizioni dello scorso anno e di doverlo inserire ma l’ha scelto dandogli fiducia, preferendolo ad alternative small ball o dual-tower ma queste ultime non sono contemplate da Borrego.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Giocatore che definire mediocre è un eufemismo.

Tecnica e comprensione del gioco pari a zero, presenza difensiva e offensiva quasi nulla ma nonostante tutto praticamente titolare dalla pausa dell’All-Star game.

Giocatore che farebbe fatica a tenere il campo anche in serie A2 italiana.

Il perché giochi in NBA rimane un mistero.

La partita con la quale McDaniels si è “guadagnato” la titolarità.

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13) Vernon Carey Jr.: 5,92

Questa non è stata proprio un’annata buona per Vernon Carey Jr..

Un po’ per il voto finale che è composto quasi essenzialmente da frattaglie di garbage time e soprattutto per il fatto di aver guardato molto i compagni dalla bench.

Il suo anno da rookie è stato condizionato dalla convinzione dell’entourage che, vista la mancanza di preparazione in preseason (causa Covid-19), non fosse ancora pronto per esordire seriamente. Da lì eccolo nella lega di sviluppo con gli Swarm e il rientro ai margini con Charlotte.

Un’inaspettata chance però la ottiene in gara 55 a Brooklyn dove il mancino ex Duke viene lanciato addirittura in quintetto facendo vedere il suo potenziale.

Vernon instilla negli occhi dei fan la speranza di aver trovato davvero finalmente un centro che risolva il problema dei lunghi a Charlotte.

Segna in ogni maniera possibile: da sotto, in fade-away, da tre, e anche in difesa si fa notare con una bella stoppata ma nella partita successiva – confermato al centro dello starting five – l’inesperienza lo porta a commettere due falli rapidi contro Portland.

Borrego lo toglie, si pensa per farlo rientrare più tardi ma in realtà Vernon Carey Jr. da lì in poi giocherà solo brevi spezzoni che conteranno poco per cercare di cambiare la stagione degli Hornets.

Una gelida e oserei dire prematura bocciatura da parte del coach che avrebbe dovuto concedergli più spazio nelle partite finali di stagione vista l’altalenanza nel ruolo.

Sul fatto che non sia ancora pronto e per dirla in slang “sgamato” su certe situazioni difensive è parere condiviso anche dal sottoscritto ma sono convinto che nel complesso avrebbe reso più di Biyombo poiché anche se non ha una grande visione complessiva difensiva avrebbe potuto fornire una difesa più agile e veloce dalle parti del ferro e garantire un attacco migliore grazie alla sua coordinazione migliore rispetto a quella del congolese nonché a movimenti che Biz non ha.

Probabilmente anche più istintivo e minaccioso di P.J., per una squadra caduta in disgrazia nelle ultime partite a causa di una mancanza di fisicità e intensità evidenti, la rinuncia al tentare nuovamente con un pur immaturo Carey Jr., è parsa un suicidio.

Anche qui… gerarchie e poco coraggio del coach dal mio punto di vista.

Curiosità:

Il padre, Vernon Sr., ha giocato otto stagioni nella NFL come offensive lineman con i Miami Dolphins.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Charlotte ha bisogno come il pane di un lungo che sappia attaccare l’area e nelle varie sessioni di lavoro pre Draft si “innamora” di questo marcantonio di belle speranze, tanto da fare una trade up pur di accaparrarselo.

Gioca forse 40 minuti in tutto il campionato nonostante nelle pochissime apparizioni riesca a fare meglio di tutti i lunghi a roster messi insieme, poi viene lasciato fuori.

Motivo?

La partita che aveva fatto ben sperare con i Nets.

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12) Cody Zeller: 5,92

Una stagione sfortunata per Zeller che riceveva la fiducia e le lodi di coach Borrego per partire come centro titolare ma già alla prima uscita subiva una frattura alla mano che lo costringeva a star fuori per molto tempo, per l’esattezza 13 partite e al suo rientro contro Chicago non andò molto bene.

Rientrato, ha iniziato a fornire prestazioni altalenanti giocando nell’unico modo possibile che conosce e che ormai abbiamo imparato a osservare.

Qualche volta ha aggiunto qualche tripla da fuori come Borrego richiedeva ma con poca convinzione e lentezza nel movimento poco fluido tanto che quel 4/28 finale a volte preso con evidenti open, non si è rivelato sostanzialmente essere una buona idea.

Dal suo rientro ha vissuto svariati momenti ma non è più riuscito a conquistare un posto da titolare perché il coach lo ha alternato con Biyombo, un adattato P.J. Washington, tentando anche un paio di volte la carta Carey Jr..

Nonostante questo trend con un minutaggio dimezzato non lo favorisse così come quei tiri richiestogli da oltre l’arco che gli abbassano leggermente la media, ha finito l’annata con il 55,9% dal campo, sua seconda miglior annata di sempre al tiro negli otto anni trascorsi a Charlotte.

L’idea di gioco che ha Borrego (ne parleremo alla fine) ci dice che Zeller non è il centro ideale per l’ex assistente di “Pop” e il suo lauto contratto in scadenza è in secundis un ulteriore ostacolo alla sua permanenza.

Cody non ha conosciuto altro che Charlotte nella NBA giocando un anno come Bobcats e altri sette come Hornets.

Qui ha perduto capelli e speranze di vedere i PO, agguantati due volte da protagonista quando era più giovane.

Di sicuro se Charlotte sul mercato resterà ancora più o meno poco aggressiva come ha fatto in questi anni, Zeller come centro di riserva potrebbe anche far comodo perché è un lottatore e ha esperienza.

Contro i Pacers, praticamente a casa sua, nei play-in è stato il migliore degli Hornets e chissà che Kup stia magari già pensando di offrigli un contratto “basso” modello Biyombo per accordarsi con lui, in fondo credo che per Zeller altri team non farebbero follie e se la franchigia penserà ancora a lui, un accordo per rimanere nella città dove è stato lanciato e ha sempre vissuto potrebbe essere un matrimonio perfetto per ambo le parti.

Certo, ormai ci si è affezionati al volto di Zeller ma i fan credo sperino in un cambio (improbabile) repentino di rotta che guidi Charlotte fuori da questi mediocri e tremendi anni e lo Zeller attuale in difesa certamente non risolverà i problemi di tenuta, di protezione del ferro e a rimbalzo mancando di atletismo quando si trova in situazione non dinamica mentre in attacco i suoi blocchi, pick and roll e inserimenti da dietro con dunk in runner atletiche sono sempre molto interessanti.

A dire il vero complessivamente non è andato male in questo gruppo di partite mettendo lo zampino anche dalla panchina in alcun importanti vittorie con contributo in rimbalzi (anche offensivi come a Milwaukee quando su 12 rimbalzi ben 7 sono stati quelli offensivi) e aggiungendo qualche punto di rottura con l’ottima prestazione nel suo Indiana contro i Pacers (7/7 dal campo per 17 punti totali) nonostante il minutaggio sia leggermente calato rispetto a metà stagione.

Alla fine, con sommo dispiacere, sono costretto a bocciarlo perché Zeller da una parte è la faccia volonterosa di questi Hornets operai ma dall’altra rappresenta quella mediocrità che gli Hornets hanno bisogno di scacciare dalla propria mentalità.

I gregari serviranno sempre e saranno ancora importanti ma non si può pensare di aprire un’altra stagione con Zeller titolare o ancora peggio un alternanza con più centri incompleti.

Curiosità:

Nella sua Indianapolis “The Big Hansome” il 2 aprile Zeller segnò 17 punti con un 7/7 dal campo, la stessa cosa si è ripetuta nei play-in.

Il suo high stagionale di punti è stato a Miami il primo febbraio con 19 (8/15) mentre il 30 gennaio otteneva il massimo dei rimbalzi in stagione con 15 Vs Milwaukee.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

L’unica nota positiva della stagione di Zeller è che finalmente il suo contratto sia andato in scadenza.

Alla lunga, dati alla mano, è il lungo più efficace di tutta la batteria Hornets e questo deve far pensare.

Uno dei pochissimi a salvarsi nell’ultima partita stagionale è stato proprio Cody.

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11) Grant Riller: 6,08

Tre comparsate senza possibilità d’incidere a partite decise con voto e un s.v. per Grant Riller che non rientra nei piani di Borrego nonostante abbia fatto veder in pochi minuti di saper tirare quando si è vista nelle ultime partite un team con percentuali ridicole dal campo.

Il fatto di essere un two-way lo pone in una condizione d’inferiorità probabilmente e anche la sua difesa è tutta da testare ma dai minuto a un ragazzo che potrebbe avere sangue freddo per risolvere una situazione quando al team viene il braccino corto, no?

Certamente andiamo con il senno di poi ma provare a cambiare qualcosa sarebbe stato d’uopo.

Peccato… il dubbio che avesse potuto essere utile in qualche frangente per manipolare la difesa avversaria in pick and roll (l’ho notato bene su un’azione che ha chiuso con un tiro dal pitturato) poiché ha un buon palleggio e controllo del corpo e usare il suo tiro letale (moltissimi analisti erano entusiasti del suo tiro visto a Charleston) anche da tre punti ma quando sei fuori dalle rotazioni e non ti viene data una reale possibilità di essere utile al gruppo apportando le tue doti, beh… il dubbio che avesse potuto dar qualcosa di più rispetto a ciò che abbiamo visto nell’ultima parte di stagione mi resta, per questo personalmente non posso che rimandarlo per insufficienza di prove su come si sarebbe comportato a livello NBA, eppure il “prospetto dormiente” sembrava poter essere funzionale al gioco voluto da Borrego…

Curiosità:

Riller è all’esordio in NBA ma è un rookie atipico, infatti, ha 24 anni essendo nato il 7 febbraio 1997, anche per questo ci si sarebbe aspettati un suo maggior impiego.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Poche apparizioni, pochissimi minuti ma sicuramente più incisivo dei vari Martin, McDaniels e compagnia cantante.

Il perché sia stato lasciato marcire in panchina è un altro dei fitti misteri borreghiani.

Il mio video dedicato alle poche giocate di Riller con gli Hornets quest’anno.

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10) Cody Martin: 6,10

Probabilmente uno dei pezzi più sottovalutati nella scacchiera di Charlotte.

Più cavallo che pedone, in grado di compiere quei movimenti difensivi difficili per altri che per lui diventano quasi naturali grazie a un buon IQ cestistico e alla velocità dei piedi che gli permette di prendere qualche sfondamento.

Non è un fenomeno, questo lo posso asserire subito prima che qualcuno si allarmi ma in una squadra che non ha difensori di primo livello, nonostante i suoi cm non possano garantire difese al ferro, è indubbiamente uno dei migliori difensori nel roster e uno dei giocatori più funzionali per il tipo di gioco aggressivo richiesto da Borrego (specialmente in small-ball), un tipo grintoso che mette pressione sulla palla, benché qualche volta da flottante o semplicemente andando a raddoppiare può creare buchi pagati talvolta a caro prezzo.

Il suo apporto fa sì che anche l’avversario abbia un dispendio energetico superiore alla media così come spesso può generare visioni meno lucide del portatore di palla di fronte a lui.

La prova ne è scaturita in un finale di stagione dove la difesa di Charlotte non mettendo abbastanza pressione sugli avversari o facendo buoni close-out sul perimetro (contro Indiana è stato uno scempio) è andata in barca fino a subire 144 punti dai Pacers.

Sono sicuro che a livello di testa e grinta uno come lui, uscito dalla classica situazione americana non invidiabile per una persona non bianca (povertà e razzismo con episodi pericolosi), non avrebbe ceduto garantendo più efficacia a una difesa che si è arresa in momenti topici (OT a New York e a Indianapolis solo per citare le due più recenti).

Credo che un allenatore, nonostante capisca di non avere tra le mani un fenomeno, apprezzi dedizione, impegno ed efficacia di un giocatore come Cody Martin che per me è promosso giacché incarna lo spirito di una squadra magari dietro a molte a livello di talento ma che con il lavoro e l’impegno era salita sino in quarta posizione.

Il 25 aprile contro Boston Cody è riuscito ad arrivare in doppia cifra a rimbalzo catturandone 10 mentre tre giorni più tardi, a Boston, ne ha catturati altri 9, i suoi career-high stagionali nei rebound.

Il massimo dei punti l’ha raggiunto sempre contro Boston in casa con 13 mentre due giorni più tardi contro Milwaukee ne metteva a referto 10, l’unica altra occasione nel quale il buon Cody sia riuscito a raggiungere la doppia cifra durante la stagione.

Curiosità:

Ha segnato per 9 volte il 100% ai liberi in serata (sempre 1 o 2, non di più) e in quelle occasioni gli Hornets sono usciti vittoriosi in otto delle nove partite giocate perdendo solo a Cleveland all’esordio.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Una delle poche soprese della stagione.

Rispetto al gemello meno offensivo, ma dannatamente più utile a 360°.

Grinta, adattabilità e spirito di sacrificio encomiabili hanno permesso al buon Cody di scalare vertiginosamente le gerarchie diventando presto anche 6/7° uomo.

Uno di quei giocatori preziosi da tenere e valorizzare.

Cody Martin in una serata da super prestazione contro Boston.

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09) Nate Darling: 6,12

Nate Darling fa parte di quella pletora di giocatori che non hanno inciso sulla stagione degli Hornets.

Contratto two-way, pochissime occasioni per mettersi in mostra, nell’ultimo scorcio di partita stagionale nei play-in ha fatto vedere di saper tirare: canestro da tre annullato per un fallo a favore chiamato su Richards un istante prima, pressione sulla palla dalla rimessa dal fondo e recupero con una rimessa pro Charlotte sulla quale, servito, segnava dalla baseline destra con ottimo fade-away nonostante la marcatura.

Durante l’anno ha chiuso con un 28,6% dal campo tutto frutto di tiri da tre presi (2/7) in 7 ritagli di partita.

Il destino dei two-way è più incerto di quello di un fiore di sakura al vento.

Contratti instabili, destini veloci e incisività sui destini del team, per stessa natura del contratto, pari a zero.

Non posso che rimandarlo avendolo visto più o meno in uno spezzone breve quando la partita contava con i Lakers.

Tre liberi recuperati ma anche la distorsione alla caviglia su quella tripla mettendo giù il piede dal salto sul difensore in avanzamento.

L’infortunio e la passerella finale nel play-in nella quale è apparso veloce nel prendere e tirare ma meno frenetico, il che è un buon viatico ma per arrivare dove?

Gli Hornets lo terranno ancora?

Non lo so, di sicuro per me è un altro rimandato per non averlo potuto “ammirare” abbastanza con 26 minuti e 9 punti totali.

Curiosità:

Nathan Joseph Darling è canadese ed è diventato famoso in Nova Scotia nel 2015 quando ha segnato 50 punti per aiutare la Nuova Scozia a sconfiggere l’Ontario nella partita per la medaglia d’oro del campionato canadese under 17 giocato ad Halifax.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Leggi Riller… un altro punto interrogativo enorme.

Che dire.. l’importante è fare presenza, no?

Nate Darling nella partita sfortunata con i Lakers, suo unico vero sprazzo giocato in un momento che potesse contare davvero.

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08) Brad Wanamaker: 6,13

Wanamaker era arrivato per occupare i minuti lasciati liberi dalle guardie infortunate.

Ball, Graham e Monk nella parte centrale e finale della stagione sono mancati per diverse partite e anche al loro rientro non sono apparsi brillanti ma Borrego, una volta riavuto in mano il terzetto, ha escluso Wanamaker dalle rotazioni.

Brad, che aveva cominciato a giocare bene dando un po’ più di verticalità alla manovra con penetrazioni e scarichi da drive, è stato vittima di una delle incoerenze del coach, ovvero quella di dare vita alla small ball.

La squadra senza di lui che diciamolo pure, si è rivelato un infimo tiratore da tre punti (3/24, alla stregua di uno Zeller) è però stata incapace di creare situazioni costanti di pericolosità vicino al ferro.

Il suo fisico compatto lo portava a spingere massa in corsa che gli avversari facevano fatica a controllare quando avveniva un contatto.

Spesso si è dimostrato abile finalizzatore da distanza ravvicinata, jumper rivedibile ma in miglioramento, davvero bravo ai liberi (40/45) e così in 19,5 minuti di media ha finito per distribuire 3,4 assist segnando 6,9 punti.

La scarsa vene dovuta a situazioni fisiche non ottimali dei rientranti ha quindi determinato un cambio di gioco fatto più di situazioni di tiro da tre punti che di ricerca concreta di canestri più semplici e di un “operaio” che si sacrificasse per il team concedendo più passaggi nell’ottica di un maggior gioco di squadra.

Non sempre ha trovato serate fantastiche al tiro ma è stato escluso quando iniziando a prender confidenza era stato capace di fornire prestazioni sufficienti e discrete.

In difesa, l’aspetto sul quale Charlotte contava di più vista la sua fama, a volte i suoi close-out sono parsi molto approssimativi ma vedendo la difesa degli Hornets nel finale di stagione non avrebbe sfigurato, anzi…

Un peccato quindi che il suo crescendo dalla panchina sia stato interrotto poiché personalmente lo ritenevo più funzionale e concreto nel contribuire alle eventuali vittorie e non credo che lo rivedremo poiché Charlotte cerca giocatori con tiro da fuori.

Curiosità:

Comincia la sua avventura professionistica in Italia con un provino per Varese che incredibilmente lo scarta, quindi gioca a gettone per Teramo e dopo altre esperienze è con Pistoia che comincia a farsi vedere a grandi livelli trascinando l’Olimpia Milano a gara 5 dei playoff.

Gioca per Trinchieri al Bamberg e con Melli anche in Turchia, insomma, un po’ di Italia per Brad.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arrivato tra gli scherni generali, alla fine ha reso molto di più rispetto a certi “senatori”.

Dopo qualche partita difficile ha iniziato a macinare gioco portando equilibrio sia in attacco che in difesa.

Panchinato troppo presto senza motivo.

Speriamo di rivederlo il prossimo anno, magari come primo cambio di Ball.

Un po’ di Wanamaker a Brooklyn.

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07) Malik Monk: 6,17

Non ho sbirciato molto in giro perché non volevo farmi influenzare ma cercando statistiche e qualche curiosità mi sono imbattuto in una tabella all’americana con i vari gradi (da A a E con i vari segni più e meno) e dando un’occhiata Monk, secondo questo fan, è stato uno dei peggiori difensori degli Hornets.

Secondo me questo è vero in parte perché in genere non si distingue mai tra la difesa sull’uomo e la difesa in generale, quella d’insieme non sulla palla.

Sicuramente mi è parso controverso poiché talvolta l’ho visto anticipare intelligentemente i passaggi o con mani rapide cercare qualche steal o block mentre altre volte è sembrato più passivo e distratto sulla difesa nell’insieme.

Non che sia diventato improvvisamente un gran difensore ma probabilmente qualche piccolo miglioramento l’ha fatto anche se fa lui ci si attendeva benzina, fuel dalla panchina ma la sua stagione è stata travagliata e interrotta.

E’ partito tardi per il discorso Covid-19 e alle scelte di Borrego poi ha preso piede sino a ottenere il suo massimo in carriera contro gli Heat, 36 punti con la tripla del pari a 16 secondi dalla fine che portava la partita all’OT.

Un periodo nel quale giocando bene arrivava anche per 4 volte consecutive a toccare i 20 punti con il two and one micidiale a Sacramento.

Si ripeteva con gli Heat con 32 punti ma lì cominciavano i problemi ed era costretto a uscire di scena per infortunio.

Rientrava nelle ultime 10 partite di regular season e la migliore era decisamente quella contro i Bulls nella quale segnava 20 punti ma nelle altre le basse medie al tiro e la poca efficacia nel chiudere in appoggio, preferendo a volte buone drive terminate comunque con passaggi utili a liberare i compagni, non davano quella spinta che i fan speravano di ottenere da una delle principali armi in panchina.

I punti di Monk nelle 10 apparizioni in regular season. Solo tre volte ha raggiunto la doppia cifra e il suo minutaggio è sceso.

Davvero dei bei colpi per Malik che aveva fatto sperare di più… certamente non è stato lo stesso Monk di metà stagione in questo finale e il suo fallimento ha deluso i fan che si aspettavano qualcosa di più da lui in una stagione altalenante.

Ha recentemente fatto sapere che – contratto in scadenza – se gli Hornets vorranno tenerlo lui sarà felice di rimanere, il problema è che spessissimo quando questi giocatori nel fare dichiarazioni del genere sottendono a un aumento di contratto e non so quanto il Monk attuale possa valere aldilà del peso che ha sul roster in termini economici.

Andando a osservare qualche cifra sul campo possiamo osservare che durante l’annata ha segnato 85 tiri da tre punti (gli stessi di Hayward) ma con qualche tiro in più, il che lo pone comunque a essere uno dei tiratori più consistenti e frequenti degli Hornets da oltre l’arco.

Il 40,1%è secondo solo a Hayward (41,5%) non considerando il 2/4 di Riller, dato promettente ma troppo basso per essere comparato a reali medie.

Il suo piano di gioco si è sviluppato sulle letture della difesa avversaria prendendosi tiri da fuori su blocchi o con spazio, oppure andando dentro visto che Malik ha velocità, elasticità e abbastanza atletismo per poter trovare maniere, anche non lineari, di appoggiare palla oltre ai difensori dell’anello.

In questo, insieme a ball e Hayward, è uno dei pochi che abbia reali capacità per farlo quindi la sue eventuale perdita dovrà essere compensata/bilanciata da un giocatore che abbia talento simile.

Monk rimane quindi ancora parzialmente inespresso ma se trovasse il modio di migliorare le due D (discontinuità e difesa) allora potrebbe essere un valore aggiunto reale.

Curiosità:

Poco dopo il suo debutto NBA, Monk in un’intervista della CBS riguardo alla vita NBA ha detto: “È noiosa. Noioso è bello, però. Voli qui, arrivi in ​​hotel, non fai nulla fino all’ora di gioco. Sono nella mia camera d’albergo a guardare momenti salienti, guardare film, cose del genere. È semplicemente noioso. Ma in estate è divertente perché puoi fare altre cose e hai un po ‘di soldi, puoi andare in vacanza, andare in posti. In stagione è noioso, ma va bene, quindi non sarai fuori a metterti nei guai, vita da club, cose del genere. “

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Aka Dott Jackil & Mr Hyde 2.

Se in serata la può vincere quasi da solo ma se non è giornata è solo un danno.

Anarchico e poco avvezzo a difendere, gioca sulle montagne russe passando da serate da “ira di Dio” ai bagordi con gli amici.

Vale la pena investire su un giocatore così altalenante?

Monk, nemico pubblico numero 1 a Miami… chissà che gli Heat tentino di prenderlo in estate magari…

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06) P.J. Washington: 6,22

Innanzitutto devo considerare che è un sophemore e altri giocatori hanno avuto più tempo di esplodere ma nonostante un fisico sufficiente per poter dire la propria in alcune partite, Charlotte lo impiega malamente.

Avere un lungo che tiri da tre punti pare un sogno per ogni squadra NBA che sarà così in grado di aprire il campo ma lui qualche problema di affidabilità al tiro ce l’ha.

Passa da buoni catch n’shoot rapidi solo macramè ai tiri più spesso errati con qualche difetto nella costruzione di essi.

Pare il nuovo caso Kaminsky.

Trovo ci sia un’esagerazione e aspettative troppo alte su di lui e il suo tiro da fuori.

Personalmente mi pare ancora un po’ troppo macchinoso o deconcentrato su alcuni tiri e di certo lo preferirei aggressivo in drive ad attaccare il ferro dove con qualche runner è riuscito a piombare delle buone schiacciate.

Anche sotto il tabellone avversario in mischia non sempre riesce a metterla dentro. Il semi-gancio non è ben costruito e in mischia rischia sempre di prendersi qualche stoppata o essere costretto a modificare il tiro per evitarla sbagliando qualche appoggio di troppo ma in un percorso di crescita sarei disposto a lasciar correre perché deve necessariamente migliorarsi.

Cifre indubbiamente in aumento ma la mia bocciatura deriva da due fattori.

Spesso, specialmente nelle ultime partite è scomparso dopo un buon inizio, i punti dalle sue mani si sono fatti radi se non inesistenti con tiri sbagliati che indicano una fragilità mentale preoccupante.

In più lo trovo troppo acerbo e poco sveglio in difesa in diverse situazioni, inoltre alterna buoni interventi e partite dove sembra aver voglia a prestazioni dove si dovrebbe chiamare “Chi l’ha Visto” per ciò che concerne presenza e voglia.

Gli è toccato giocare da centro e affrontare su cambi sistematici avversari con un passo migliore del suo… su Westbrook nell’ultima di regular season non ha tenuto se non con il fallo ma in generale nonostante qualche buona serata dal lato difensivo l’abbia indubbiamente trovata (non condanno sempre le sue difese ma è altalenante e tendente a essere un buco anche a rimbalzo) prima delle ultime tre partite scempio, quando ha speso molto in difesa, non è stato in grado di dare apporto in attacco, cosa che si è ripetuta anche con l’ingresso di Bridges che avrebbe dovuto liberarlo da tali compiti.

Chiedergli di sostenere pesantemente la bidimensionalità del gioco probabilmente è stato troppo ma Charlotte in stagione non aveva molto altro da opporre alle batterie di lunghi avversari e così in qualche partita alla portata si è rivelato comunque prezioso ma non ai livelli dei migliori nella NBA in generale.

Il suo futuro passa per una miglior difesa e se ci sarà ancora Borrego, un miglior tiro da fuori area benché io tenterei di utilizzarlo più tradizionalmente da lungo poiché mi pare si snaturi un po’ la sua essenza e si corrompa il suo potenziale benché si possa lavorare su un tiro da fuori da non usare eccessivamente.

Curiosità:

P.J. Washington ha recentemente avuto un giglio.

Ciò è emerso alla luce quando ha saltato per motivi personali una partita degli Hornets ma erano già comparse foto di lui e della compagna, Brittany Renner, in dolce attesa, benché la relazione non fosse stata ufficializzata da molto.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

“Questa stagione devi giocare da 5. Da 5, hai capito? Devi sgomitare sotto canestro, giocare il post, difendere forte e “grabbare” rimbalzi a più non posso. Ah… naturalmente non ti scordar il tiro da fuori ma utilizzalo solo per aprire l’area ai tuoi compagni. Vedi di non abusarne.” Questo nella mia mente è più o meno il verosimile discorso che Borrego potrebbe aver fatto a inizio stagione a P.J. vista la volontà del Guru della panchina di giocare la sua small ball.

Forse – e dico forse – P.J. era distratto o Borrego non lo ha mai detto, perchè tutto ciò non è mai successo.

Praticamente nullo nel pitturato sia in difesa che in attacco, perennemente in ritardo con un atteggiamento del corpo troppo spesso svogliato e range offensivo dai 6 metri e 75 in su ancora da mettere a punto. Tutto chiaro P.J.. “Bene” così…

La decisa e strepitosa partita record giocata da P.J. a Sacramento.

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05) Devonte’ Graham: 6,35

Il vero punto interrogativo dell’estate degli Hornets dopo Gordon Hayward sarà Devonte’ Graham.

Il giocatore al terzo anno dopo aver passato il primo anno in ombra è esploso lo scorso anno senza pressioni addosso complice un team da ricostruir da zero.

Quest’anno le pressioni sugli Hornets non erano immense ma diciamo che con l’acquisto di Gordon Hayward personalmente mi aspettavo di vedere una squadra competitiva a Est.

Graham, partito da titolare, si è trovato improvvisamente con la pressione addosso del fenomeno Ball poiché se dal Draft e dal mercato gli Hornets cercavano un centro si sono visti arrivare (discorso di circostanze e opportunità fatto da Kupchak) un play e un’ala piccola di talento con il centro andato a farsi benedire dopo la scelta di Wiseman a Golden State e gli ulteriori 9 milioni di esborso per Batum nell’operazione Hayward.

Complice uno stato di salute ballerino del numero 4, Ball – già lanciato mediaticamente – si è riverberato come l’aurora Boreale sul gioco degli Hornets fornendo spettacolo e miglioramenti visibili nel gioco di Charlotte lasciando negli occhi sfavillanti giochi di colore.

A quel punto Graham, al rientro dal primo infortunio, si è accomodato in panchina con minutaggi non altissimi che dal mio punto di vista hanno aumentato la frenesia del suo tiro dopo un inizio nel quale i compagni e il mister gli chiedevano di prendersi più tiri anziché passare sempre il pallone e non è un caso che delle quattro volte nelle quali Graham sia riuscito a giungere a 10 assist, ben due siano state alla prima e alla seconda uscita stagionale.

Ancora tediato in vari momenti dell’annata con altri problemi muscolari a coscia e ginocchio, Devonte’ ha tentato di rispondere sul campo ma le sue serate sono state spesso scostanti essendo un tiratore che deve entrare in fiducia e così, per rifarci alla parte finale di stagione, siamo passati dai 31 punti con Denver e ai 25 con New York ai 4 con i Clippers o ai 4 con i Pacers.

Graham è il classico giocatore moderno alla Steph Curry, alla Damian Lillard o alla Trae Young e con questo non intendo abbia il loro talento perché ci vorrebbe più costanza ma è quel giocatore in grado di colpire da distanze siderali, il che potrebbe essere considerato una manna per Borrego ma ciò porta a esagerazioni.

L’abbiamo visto imperversare contro Phoenix nella partita casalinga trascinando al squadra al supplementare ma anche sbagliare due triple per la vittoria così come un altro tentativo poco serio l’ha preso contro New York gettando al vento una possibile importantissima vittoria.

Quello contro i Wizards è stato più sfortunato perché lì una tripla, essendo sotto di tre punti, era necessaria per pareggiare e il suo tiro che ha colpito i due ferri prima di uscire, poteva anche prendere un’altra piega.

Di sicuro è stato determinante in negativo su alcuni finali ma qui la colpa è da ricondurre e condividere anche con la società che non ha pezzi validi sotto canestro e con Borrego che preferisce in certi frangenti prendere tiri a percentuali più basse e rischiosi.

Personalmente ritengo che Devonte’ nel complesso non abbia giocato una brutta stagione ma che sia stato uno degli elementi eccessivi per la qualità del gioco di Charlotte perché il suo fondare la sua offesa solamente sul tiro da tre punti alla fine ha penalizzato Charlotte.

E’ vero che nel giro di due anni è passato dal 28,1% da tre al 37,5% attuale ma è anche vero che 447 tiri su 669 totali sono stati presi da tre punti e i “soli” 179 finiti a bersaglio avrebbero dovuti essere leggermente di più, sui 200 per far sì che le percentuali in attacco non vengano abbassate troppo.

Purtroppo Graham è un giocatore di 185 cm che fatica ad appoggiare contro avversari più alti e atletici di lui nonostante qualche raro gioco di prestigio l’abbia regalato e quando va in entrata è più efficace paradossalmente quando sente il contatto rilasciando tiri da media distanza che possono produrre anche and one talvolta.

Charlotte si troverà di fronte in estate alla scelta se rinnovargli il contratto o meno, probabilmente Graham vorrà battere cassa visto il suo contratto molto basso in rapporto all’apporto fornito sebbene il suo ruolo non sia più di primo piano come quello dello scorso anno ma di valido aiuto dalla panchina.

Lo scorso anno Graham in 35,1 minuti giocati segnava 18,2 punti, quest’anno il suo impiego è stato “ridotto” a 30,2 minuti e i punti forniti di media sono stati 14,8.

Curiosità:

Devonte’ Graham o Gamberone (basta guardarlo in faccia per così dire) non ha precedenti penali ma è stato arrestato una volta per… un biglietto scaduto di un parcheggio.

Non comparso in tribunale per il tag ticket scaduto è stato arrestato il 22 febbraio 2017 nella Contea di Douglas e rilasciato in medesima data dopo aver pagato la cauzione da 196 dollari e l’obbligazione.

Una storia tipicamente e ridicolmente eccessiva all’americana…

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

E’ in scadenza contrattuale quindi gioca per mettersi in mostra.

Peccato che dimentichi troppo presto come si giochi realmente, tanto che il Devonte’ dell’anno scorso è solo uno sbiadito ricordo.

Si autocandida a salvatore della patria (il dualismo con Rozier si è fatto sentire), ma “cicca” praticamente tutte le occasioni volendo strafare.

Ora deve ridimensionare le sue pretese oltre che il suo ruolo perchè non è e non sarà mai un top player.

Graham, classica partita con tiri a pioggia da tre punti a Miami.

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04) Miles Bridges: 6,49

Se Miles non avesse contratto il Covid-19 e saltato 6 partite, forse, staremmo assistendo a un’altra stagione con gli Hornets ai PO.

Non avremo mai ovviamente il riscontro ma Bridges ha dato tanta energia a questa squadra che si è spenta in sua mancanza.

Purtroppo il suo grande apporto alla penultima giornata di regular Season con i Knicks non è bastato.

30 punti, sua seconda miglior uscita stagionale mentre la prima casualmente è stata non lontano di lì, a Brooklyn, dove chiuse con 33 punti e un’altra sconfitta.

Se guardiamo la media punti è in calo di poco: dai 13 dello scorso anno ai 12,7 attuali ma ciò è dovuto al fatto di un minor utilizzo in minuti (da 30,7 a 29,3) poiché a inizio stagione era partito come riserva e avrebbe dovuto condividere il suo status di giocatore dalla panchina con altri elementi ma in virtù delle sue indispensabili prestazioni e “grazie” agli infortuni, l’iron-man degli Hornets ha finito per giocare tantissimi minuti a fine stagione arrivando a sfiorare il minutaggio dello scorso anno, cosa totalmente imprevista a inizio stagione.

Miles non si è arreso al suo arretramento in panchina dopo l’arrivo di Hayward, ha giocato anche in ala grande dove i suoi 198 cm e 102 kg ovviamente di base potevano rendere meno dei 201 cm e 104 kg di P.J. Washington ma nonostante ciò si è fatto valere.

La difesa non è sempre stata di primo livello ma si è fatta indubbiamente più attenta dello scorso anno benché la zona talvolta lo coinvolga (come tutti) sui cambi a lasciare larghi spazi ma nell’uno contro uno è sembrato più pronto rispetto al passato anche se non sempre premiato.

In attacco lo sappiamo: le sue doti da incursore ombra (senza palla in mano) sono supportate da una dinamicità e un atletismo pazzeschi e i lanci di Ball e soci per lui dalle parti del ferro si concludono spesso con il decollo di Miles che da zero a 100 arriva sopra l’anello per bombardare i canestri avversari.

Da qui siamo arrivati a due elettrizzanti drive chiuse con dinamitarde schiacciate, tutti si ricorderanno quella contro Capela e Atlanta con il centro che incautamente tentò di stopparlo, spingendo qualcuno enfaticamente a dire che Miles avesse attentato alla sua vita.

Progressi con la palla in mano anche nelle drive (l’anno scorso chiuse con 13 and one e 44 stoppate subite, quest’anno di and one ne ha messi a segno 15 e manca quello vergognosamente non assegnato per il fallo di CP3 ed è stato fermato 26 volte soltanto) anche quando non chiude in schiacciata se ne sono visti sebbene l’affidabilità in appoggio non sia ancora totalmente presente mentre è apparso evidente (seppur con qualche serata no) come sia migliorato nettamente nel tiro da tre punti dove ha chiuso con il 40,0% in stagione regolare e dalla lunetta dove l”86,7% è quasi una garanzia per i Calabroni.

In miglioramento rispetto lo scorso anno in quasi tutte le statistiche pur con meno minutaggio: 50,3% nel FG%, 6 rimbalzi (5,6 lo scorso anno), 2,2 assist contro gli 1,8 del 2019/20 e 0,8 stoppate contro le 0,7 della stagione precedente sono solo alcuni dati che testimoniano i miglioramenti di uno dei giocatori più eccitanti visivamente nel gioco di Charlotte.

Curiosità:

Miles Bridges si è sposato con una ragazza di nome Michelle Johnson.

Non chiedetemi se lo sia ancora, non sono qui a fare l’”Alfonso Signorini di turno” per gossippare ma pare che il loro rapporto sia bello.

Mentre Miles è nato il 23 marzo 1998, Michelle è nata il 3 settembre 1997 a Huntington, West Virginia ed è un’ex giocatrice di basket che ha rappresentato la Marshall University.

Secondo le informazioni trovate in rete, sono diventati genitori di Ace Miles Bridges il 26 ottobre 2018.

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Uno dei pochi su cui costruire il futuro della franchigia.

Nonostante alcune partite decisamente disastrose, Miles gioca la sua migliore stagione sotto tutti gli aspetti, dimostrando di essere un diamante grezzo con mezzi infiniti.

Deve lavorare soprattutto sul piano emotivo, forse suo unico limite attuale per riuscire a essere finalmente un fattore dato che per Sky Miles “only sky is the limit”.

Qualche schiacciata alla Miles durante la stagione attuale.

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03) LaMelo Ball: 6,54

Il rookie of the year ha spodestato Graham (il titolare di inizio stagione) in meno tempo del previsto.

La sua ascesa a suon di numeri si è fatta così evidente e massiccia nel momento nel quale il suo ingresso in quintetto ha spesso coinciso per Charlotte in un miglioramento della qualità del gioco grazie alla visione e alle doti di passaggio già conosciute di LaMelo.

Oltre a fornire passaggi smarcanti no look, LaMelo è cresciuto realizzativamente grazie a diverse soluzioni nel suo arsenale che sta ancora migliorando mentre in difesa, quando abbiamo visto il vero Ball, pur dovendo migliorare, si è dato da fare tra rimbalzi, steal alle quale seguivano aperture lunghe talvolta, qualche stoppata e molta attività.

In attacco si passa dalle triple tirate con uno strano stile, ai runner o floater rilasciati piuttosto lontani da canestro, come li definirebbe qualcuno dei “morbidoni” con una parabola a dir poco stramba.

Il suo atteso rientro che gli servirà per cercare di conquistare il premio di Rookie Of The Year (vinto mensilmente a gennaio, febbraio e marzo) però non è stato ciò che i fan si aspettavano.

Il rientro in poco più delle 4 settimane previste è avvenuto ma Ball con polso tumefatto e ancora dolorante in parte, non è riuscito a esprimersi al meglio nella parte finale della regular season così, essendo venuto a mancare in parte il talento del secondo elemento che costituiva la nuova linfa vitale degli Hornets, Charlotte è retrocessa comunque in decima posizione.

Ha 19 anni e si può capire come vada su e giù nelle prestazioni, porta il pizzetto ma nei play-in e nelle ultime partite, oltre ad avere avuto problemi fisici, è sembrato un po’ imberbe.

Curiosità:

Con il padre che è riuscito a creare attenzione sui figli, LaMelo spesso è sottoposto a domande le quali risposte passerebbero inosservate se lui non fosse il destinatario delle stesse.

L’interlocutore di Ball qualche mese fa ha chiesto quale fosse il suo quintetto ideale di tutti i tempi e lui ha risposto inserendosi (comprensibilmente, a chi non piacerebbe giocare con alcuni tra i giocatori più forti mai comparsi sulla Terra?) nel seguente starting five: LaMelo Ball, Michael Jordan, Kevin Durant, LeBron James e Shaquille O’Neal.

Certo, qualcuno contesterà magari la mancanza di qualche proprio beniamino alternativo al gotha ma di certo credo che ball abbia una visione chiara dei valori, non male, no?

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arrivato come salvatore della patria, il terzo dei fratelli Ball, dopo un inizio zoppicante si è preso a suon di buone prestazioni e giocate giocate da spellarsi le mani la posizione di point guard titolare.

Si rompe il polso sul più bello ma anche se non è veramente lui al rientro, brucia i tempi per provare a portare di peso gli Hornets verso dei PO che avrebbero meritato ma naufragati miseramente, ritrovandosi da solo sull’isola dovendo alzare bandiera bianca.

Date una squadra a questo ragazzo.

Uno dei video dedicati a Ball per il suo anno da rookie.

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02) Terry Rozier: 6,66

“Scary” ha fatto tremare molte difese avversarie durante il suo periodo di forma migliore a metà stagione, sia quando la squadra ha vinto sia quando il team ha perso come recentemente contro New Orleans nonostante il massimo in carriera realizzato da Rozier con 43 punti in serata.

Terry aveva comunque esordito a Cleveland (lui che è dell’Ohio) con 42 punti ed è riuscito a scavalcare la barriera dei 40 un’altra volta in stagione rifilandone 41 ai Timberwolves.

Peccato che il peso specifico perso degli Hornets con gli infortuni abbiano lasciato una squadra leggerina con Rozier punta di diamante dell’attacco, anche lui nel finale con un leggero problema al polso.

Il problema è che gli avversari se ne sono accorti e spesso l’hanno marcato più stretto, raddoppiato, soffocato, così al buon Terry che aveva catalizzato l’attenzione degli avversari in precedenza, ha pensato di utilizzare le sue doti da passatore per uscire dall’Impasse di situazioni nelle quali la pressione su di lui era talmente alta da non riuscire prendere un buon tiro e in diverse partite i numeri delle sue dime si sono alzati.

In altre circostanze ha provato a forzare triple o andare al ferro ma le cose non sono andate sempre bene così le sue percentuali si sono abbassate, lui che nell’anno si è rivelato uno dei più micidiali tiratori da catch n’shoot.

Spesosi sui due fronti con minutaggi consistenti, anche i catch n’shoot hanno vissuto serate meno brillanti del recente passato perché purtroppo quello di essere il go to guy alla Curry o alla LeBron James non è il suo ruolo per fisico (cm) e caratteristiche tecniche benché sappia anche indubbiamente arrivare al ferro se vuole benché la conclusione non si sia rivelata sempre affidabile ma più adeguata in un finale dove le sue percentuali da oltre l’arco sono andate drasticamente calando fino ad arrivare al drammatico 0/9 della partita play-in.

In netto calo in diverse partite della parte finale della stagione, senza il suo aiuto la squadra non ha avuto chance.

Curiosità:

E’ stato il miglior Hornet in regular season ma la sua brutta prestazione al play-in l’ha portato al secondo posto, un po’ come Charlotte ha gettato via i PO, anche lui, per altri versi ha perso la prima posizione.

Il suo animale preferito è il canguro che ha tatuato su una gamba e ce lo svela qui, nel video dedicato ai tatuaggi di Rozier: https://www.youtube.com/watch?v=0TD3Oz3bx2Q

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

MVP stagionale senza se e senza ma.

Si carica la squadra sulle spalle giocando un basket fenomenale sia in attacco che in difesa.

Se c’erano ancora dubbi sul talento di questo ragazzo, beh… direi che siano stati ampiamente superati.

Forza della natura e vero motore di questi Hornets.

Da blindare assolutamente.

Alcune delle giocate di Scary in stagione.

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01) Gordon Hayward: 6,67

Il valore del giocatore non si discute, infatti, il motivo del crollo principale d Charlotte è stata la sua assenza unita al fatto di avere valide alternative in grado di dargli il cambio nel ruolo.

McDaniels non ha né le capacità, né il fisico e né l’esperienza di Gordon.

Miles impiegato nel ruolo ha reso nettamente meglio ma ha lasciato scoperta la panchina o il ruolo di ala grande in qualche partita dove l’instabilità di P.J. Washington a livella di resa e ruolo (switchante nella posizione di centro) ha allargato i cordoni del pacchetto lunghi.

Hayward diventa così il più grosso punto interrogativo dell’estate charlottiana intesa come Hornets.

La sua fragilità si è rivelata anche superiore al previsto, il suo infortunio alla caviglia ha interessato probabilmente i tendini e le circa 4 settimane di recupero sono diventate 6 e poi fino alla fine della stagione.

La società non ha rilasciato molte dichiarazioni in merito se non rari aggiornamenti sul suo non rientro e il “coach in seconda” degli Hornets durante il suo infortunio, non ha potuto partecipare alla campagna finale degli Hornets che con lui sarebbe probabilmente terminata in maniera più trionfale, magari se non un quarto posto (eravamo lì con lui), un sesto, per come sono andate le cose, sarebbe stato ampiamente alla portata ma Hayward è questo.

Prendere o lasciare…. e immagino che l’entourage degli Hornets, pur entusiasta delle sue prestazioni finché è rimasto in campo, ci stia pensando anche se i 9 milioni girati a Batum per sbarazzarsi delle sue inguardabili prestazioni, pesano.

Tenerlo o no?

Loro sanno la verità sulle sue condizioni.

Tenerlo, senza riuscire a fornire un sostituto in caso di nuovo infortunio o non rientro, sarebbe garanzia di un’altra stagione fallimentare per cui qualche voce sui Pacers che già volevano riportarlo a casa (lui che è di Brownsburg vicino a Indianapolis) c’è…

Gli Hornets darebbero anche Carey Jr. mentre i Pacers girerebbero l’ex Lamb (anche lui alle prese con qualche infortunio di troppo recentemente) e Miles Turner che come protettore del ferro andrebbe a colmare quel buco che gli Hornets hanno da tre anni sotto le plance.

Voci… tutto cambierà probabilmente in casa Pacers mentre in casa Hornets vedremo…

Il mio giudizio su Hayward è un “rimandato” perché la sua stagione sul campo è stata indubbiamente positiva, ha portato punti, assist, esperienza e leadership (ricordo bene il game winner contro Orlando in Florida) ma non averlo per lungo tempo, come già scritto precedentemente, frenerebbe le ambizioni ascensionali dei Calabroni un altro anno e ingenererebbe ancor più dubbi in eventuali acquirenti futuri.

Il caso Hayward è spinoso, ottenere qualcosa oggi o rischiare di mantenerlo per

Ha il 47,3% al tiro dal campo, un 49,9% da due punti (per un giocatore che rimane spesso in quintetto come ala piccola direi che non è male) e il 41,5% da tre punti oltre l’84,3% dalla lunetta.

A rimbalzo ha portato a casa per Charlotte un 5,9 di media a partita, negli assist va con 4,1 apg ed è stato il secondo scorer del team con 19,6 punti a uscita, ovvio che per chi, magari non avendo visto una sola partita di Charlotte, consultando le statistiche noterà sicuramente che con la sua perdita la squadra sia peggiorata.

Curiosità:

Gordon ha una sorella gemella di nome Heater con la quale si cimentava in coppia formando un duo vincente.

All’epoca Gordon era alto ma non abbastanza (sentiva lui) per giocare a basket, suo primo amore.

Sul punto di abbandonare il gioco della palla a spicchi per tentare di prendere una borsa di studio grazie alla pallina gialla, fu esortato dalla madre Jody a non cedere seguendo il duo sogno: “Mia madre mi ha detto di restare fedele. Il basket è sempre stato il mio primo amore e quello che amavo fare molto più del tennis. Poi sono cresciuto molto fisicamente e tutto è venuto da lì.”

Analisi critico-tecnica a cura di Matteo Vezzelli:

Arriva con due anni di ritardo a Charlotte e da injury prone con un infortunio serio a limitarlo non parecchio.

Finchè gli infortuni (e la testa) lo lasciano stare, gioca un basket di classe, semplice e concreto ma sempre ad una velocità da vecchietto con il cappello su una Panda.

I rumors di una trade con Indiana sono sempre più pressanti… che ne dici Kup?

Facciamo un pensierino?

L’uscita di scena di Hayward non gli ha impedito di regalarsi e di regalarci qualche top moment.

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James Borrego as Head Coach of the Charlotte Hornets during a press conference in Charlotte, North Carolina on May 11, 2018 at the Spectrum Center. Getty Images Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Coach James Borrego: 5,87

Per quanto mi riguarda sono positivo sul rapporto con la squadra ma altamente critico su lacune tattiche e modio di giocare del coach che non avrà avuto il miglior team in mano ma – anche data la giovane età – ha messo pesantemente del suo per non approdare ai PO e nella parte finale è sembrato non avere nemmeno più una squadra per le mani che rispondesse ai suoi comandi.

Sarà comunque al comando delle operazioni all’inizio del prossimo anno perché la società che lo aveva asunto tre anni fa vuol dare almeno ancora un anno a James per raggiungere i PO.

Cosa saprà – se vorrà – cambiare Borrego rispetto al passato e cosa potrà offrire la franchigia al tecnico saranno due fattori determinanti per la miglior riuscita della stagione.

Potrei dilungarmi molto ma preferisco lasciare l’analisi tecnico tattica a Matteo Vezzelli:

Tre anni da Head Coach, tre anni di nulla.

La squadra è involuta in maniera spaventosa, passando da un gioco a sprazzi a parentesi di assenze totali sia difensive che offensive.

Tecnicamente mediocre, con poca capacità di lettura del gioco e una assenza totale di autocritica. Giocatori fuori ruolo, mal adattati, mal o mai utilizzati.

Si barcamena con le sue idee di gioco, quando forse lui stesso non ha ben chiaro che cosa voglia insegnare.

Farebbe fatica ad allenare anche in C silver .

Detto ironicamente, forse paga lui per potere allenare perchè altrimenti non si spiega il fatto che sia ancora in NBA.

Dio salvi la Regina Charlotte.

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Voti partite singole in stagione




Classifica finale media voti giocatori e coach

Prima di passare al video finale contenente le migliori 31 azioni (ho fatto un mese completo) completato da aforismi che mi piacessero oltre a intrecciarsi simbioticamente con l’azione, volevo ringraziare gli altri 4 ragazzi che hanno collaborato con me quest’anno per portare una miglior informazione su Charlotte e per far divertire un po’ di più i lettori.

Grazie quindi a Fabrizio Getuli, Filippo Barresi, Matteo Vezzelli e Paolo Motta ai quali ho chiesto, per dare una visione molteplice su giocatori e coach come avrebbero giudicato loro la stagione dei nostri e alla fine ne è uscita questa grafica che magari – essendo più variegata – metterà più in sintonia le opinioni di qualcuno con quelle espresse con un semplice voto nell’immagine.

Un ultimo doveroso passaggio prima della top 31 va fatto per Rick Bonnell che per i fan di Charlotte non dovrebbe essere un nome sconosciuto.

Rick è dagli albori l’insider che scrivendo dalle colonne del Charlotte Observer ha portato in casa dei tifosi i retroscena dei Calabroni in questi anni.

Altresì, Rick, era quella faccia simpatica e amica che, pur non conoscendo di persona, ispirava a tal punto da renderlo quasi per assuefazione un amico.

Purtroppo l’annata devastante degli Hornets aggiunge la sua perdita.

Bonnell non potrà essere ai nastri di partenza per il prossimo anno perché è deceduto all’età di 63 anni, 33 dei quali passati a raccontare Charlotte.

La morte, avvenuta per cause naturali è stata confermata dal figlio Jack.

Descritto come professionale, generoso, timido e amante del tennis, Bonnell è stato già sommerso dall’affetto di chi lo conosceva, da tutto l’entourage passato per Charlotte, ai giocatori per arrivare ai colleghi di lavoro.

Un punto di riferimento anche per i fan che spesso si affidavano a lui per carpire qualche segreto in più dei vari team passati con lui.

Ci lascia troppo presto quindi un pezzo storico della storia dei Calabroni.

Dall’affetto trasparso di chi gli stava vicino potrei usare una frase di Erich Fromm per dare un senso alla sua perdita:

“L’amore è l’unica risposta sensata e soddisfacente al problema dell’esistenza umana” e credo che se la morte non lascia scelta, almeno credo sia stato un uomo fortunato in vita.

Top 31 Video Charlotte Hornets 2020/21

Il Punto @ 57

Intro

Si rimane affascinati da un giocatore, dai colori, dalla bellezza del simbolo (nel caso un animale spirito guida), da una partita oppure perché si inizia a simpatizzarli per via di amici che li tifano.

A metà anni ’90 una massa di ragazzi indossava cappellini o altri oggetti degli Hornets ignorando più o meno cosa fossero, chi fossero e perché esistessero benché quella sfera arancio immaginariamente palleggiata da Hugo spoilerasse lo sport d’appartenenza.

I tempi sono cambiati, altre realtà ed altri giocatori che hanno fatto le fortune di diversi team sono emersi mentre la travagliata vita dei Calabroni andava sdoppiandosi e dipanandosi per altre città.

Imprevedibili vicende che hanno portato a oggi i reduci e il nuovo popolo teal & purple a riunirsi sotto un’unica bandiera.

L’inimmaginabile in negativo però pare essere un DNA che si srotola ogni qual volta le cose sembrino andar bene.

Andiamo a vedere cosa è successo nel recente passato ripercorrendo una sfortuna che nessun amuleto pare possa riuscire a tener distante.

Da game 39 a game 57

Il nostro flashback mnemonico parte con la serie di trasferte difficilissime a Ovest.

Da game 39 e 40 ricaviamo due nette e previste sconfitte, rispettivamente a Denver e a Los Angeles (con i Lakers), quindi si rimane a L.A. Per quella che in una stagione regolare standardizzata sarebbe stato il giro di boa.

Con i Clippers – Game 41 – non arriva solo una pesante sconfitta ma anche la frattura al polso destro di LaMelo Ball, una bad news terribile per le aspirazioni ai PO di Charlotte.

La squadra rispondeva vincendo le ultime due partite in trasferta nell’ostile Texas sorprendendo San Antonio con il solito “Scary” in crunch time e battendo i ridimensionati Rockets.

Non siamo ancora “quattro gatti” in Game 44 quando gli Hornets vanno in fuga contro gli Heat che rimontano nel finale ma la squadra di Borrego tiene e vince una partita importante contro una rivale divisionale.

Game 45 è sul filo, questa volta si rompe la magia del crunch time.

La partita con Phoenix va al supplementare – complice un madornale errore della terna che annulla a Bridges un possibile two and one per fallo di Paul – così la più attrezzata squadra dell’Arizona riesce a portarla a casa.

Charlotte esce nuovamente dalle mura amiche per affrontare una serie probante di sei trasferte rientrando in un ciclo continuo di vinte e perse: W su Washington nella capitale in Game 46, sconfitta a Brooklyn in Game 47 dove Monk, sull’80-100, tentando un’entrata, rimane giù per problemi alla caviglia e vittoria di Pirro a Indianapolis giacché l’altro nuovo elemento di qualità, Hayward, si infortunava alla caviglia proprio in Game 48 unendosi a Ball e Monk in infermeria.

L’ex Celtics saltava la trasferta contro i suoi ex compagni a Boston dove i Calabroni venivano travolti.

Sembrava girare per il verso giusto in game 50 e 51 quando Charlotte ottenendo una vittoria su una OKC in ricostruzione e una Milwaukee ancor più disastrata dagli infortuni, riprendeva la vetta della propria Division apprestandosi allo scontro domenicale al vertice con Atlanta.

Con gli Hornets avanti di una decina di punti a poco più di sette minuti dalla fine sembrava poter proceder tutto bene, anche perché Bridges reagiva alla rimonta avversaria con una dirompente schiacciata che faceva fare la figura del debuttante a Capela.

Gli Hornets però nel finale perdevano anche P.J. Washington e gli Hawks andavano a vincere la partita prendendo la testa della Southeast.

Charlotte cercava in Game 53 di rispondere indirettamente battendo i Lacustri privi di James e Davis ma al nucleo dei 4 giocatori indisponibili si aggiungeva anche Rozier per un problema al ginocchio.

In un finale incerto la maggior esperienza dei Lakers aveva la meglio mentre anche Darling si univa al “reparto infortunati” per via della caviglia.

In Game 54 la vittoria sui Cavs era d’obbligo ma la squadra dell’Ohio recuperava tutti eccetto Sexton ma con 5 giocatori out (Rozier riusciva a rientrare) l’esperienza della mediocre squadra avversaria aveva la meglio mentre un’altra caviglia andava direttamente verso Roma per la benedizione.

Questa volta era Wanamaker a infortunarsi…

A Brooklyn contro i Nets non c’erano speranze ma la squadra giocava bene e Borrego scopriva anche Vernon Carey Jr. lanciato titolare che chiudeva con 21 punti.

Vernon si ridimensionava notevolmente nelle due partite seguenti ma con Portland, l’assenza di Lillard, unita a due falli del centro ex Duke dopo 20 secondi portavano il fato a mandare in campo P.J. Washington, fresco di imprevisto rientro.

La sua prestazione unita a quella di Rozier e altri Hornet, scardinava la difesa avversaria così Charlotte abbrancava una vittoria importante.

Nello scontro diretto a New York la fisicità maggiore della squadra di Thibodeau aveva la meglio e Charlotte si ritrovava costretta a tentare di recuperare nelle ultime partite.

Mission impossible?

Vedremo.

Blocco delle future partite

Dal comando della propria divisione che garantiva, seppur si poco un quarto prestigioso posto che avrebbe fatto entrare il team nei PO con il vantaggio del fattore campo, si passava a un ottava posizione per via degli infortuni.

La piazza sull’orlo del disastro preoccupa i tifosi ma in linea teorica, se le prognosi dovessero essere rispettate i Calabroni dovrebbero entrare a pieno organico a inizio maggio per tentare un rush finale che li porti diritti ai PO senza passare dalla rischiosa esperienza dei play-in anche grazie a un calendario migliore di moltissime rivali.

Procediamo però con ordine.

A Charlotte mancano 15 partite delle quale 10 saranno da giocare davanti a un ristretto pubblico amico, un fattore che in altre annate avrebbe inciso in forma leggermente maggiore ma che quest’anno garantisce meno del solito viste anche le numerose vittorie ottenute dalle squadre in trasferta in generale nella NBA odierna.

A ogni modo, altro dato saliente, prima di affrontare partita per partita il calendario (in grafica alla fine del capitolo), c’è da dire che Charlotte avrà ben 8 partite contro squadre sotto quota .500 e di queste 5 saranno casalinghe.

Gli Hornets avranno un tour de force rispetto alle altre squadre giacché le partite saltate per via dell’indisponibilità delle avversarie (Nuggets e Clippers) sono state riprogrammate a fine stagione.

Inciderà molto oltre alla fortuna di trovare squadre magari non eccessivamente motivate senza nulla da dire (i Wizards come esempio, magari già out o in in una posizione intoccabile) all’ultima sfida oltre che lo status infortuni dei vari team, quest’anno colpiti dal Covid-19 e da infortuni imputabili all’assiepamento delle partite, troppo concentrate in breve tempo.

Si partirà contro i Bulls (ore 03:00 italiane) privi di LaVine a Chicago.

Partita da non perdere assolutamente per vendicare la sconfitta della prima uscita stagionale e soprattutto cercare di recuperare terreno alle tre squadre ancora a portata per l’accesso diretto ai PO.

Seguirà un trittico di partite casalinghe con i Cavs ospiti.

Di rigore batterli dopo il loro allontanamento dalla zona PO.

Boston e Milwaukee saranno due clienti scomode, quindi si andrà ancora a Boston per chiudere un terzetto di partite non semplici ma con l’inizio di maggio il calendario andrà in discesa.

Detroit in casa sarà la prima sfidante, poi toccherà a Miami far visita allo Spectrum Center in una sfida spareggio.

Trasferta a Detroit e serie di 5 gare casalinghe: Chicago, Orlando e New Orleans sono tutte alla portata con le due squadre del sud che ormai non hanno più nulla da chiedere in questa stagione.

Nuggets e Clippers saranno sfide più toste ma se fossero sufficientemente sicure del loro piazzamento potrebbero anche non giocare alla morte.

Le ultime due sfide hanno un orario ancora da programmare.

Si andrà a New York per stabilire chi vincerà la serie annuale e poi back to back a Washington sperando i Maghi non siano in lizza sino all’ultima giornata per una posizione benché la sfida rimanga comunque abbordabile se i nostri saranno al completo, presupposto fondamentale per raggiungere almeno 9/10 vittorie sperando bastino a strappare almeno la sesta piazza a una delle squadre che occupano attualmente le posizioni con accesso diretto ai PO.

Il calendario completo delle squadre in lotta con posizione, record attuale e grado delle partite da affrontare, casa o trasferta. Il pronostico non ha pretese. Vi sarebbe un interessante arrivo a pari merito tra New York, Miami e Charlotte al sesto posto secondo questa tabella, forse leggermente di parte pro Charlotte ma avendo fiducia nella squadra con il recupero di tutti… In questo caso sarebbe la classifica avulsa a decidere con Charlotte sul 2-0 con Miami e sull’1-1 con New York. A ogni modo sarà un finale avvincente con tante squadre in lotta sebbene Boston dal mio punto di vista (salvo infortuni) sia leggermente favorita.

Classifiche

La classifica a Est.
La classifica a Ovest.

Il gioco

Questa parte di stagione frammentaria è stata poco indicativa del vero potenziale della squadra, i continui infortuni tra le nostre fila e a volte anche in quelle avversarie hanno stravolto il volto di alcune partite.

Borrego ha sperimentato uomini, ha adattato i suoi in base alla sua percezione di necessità rispetto alla specificità della singola partita o del singolo momento ma rimanendo rimaneggiatissimi non sempre le soluzioni ideali sono state trovate.

In quest’ottica si spiegano risultati altalenanti.

Mi ero prefisso però per rimanere in corsa otto vittorie e quelle sono state.

Avremo bisogno d’intensità e di difesa piazzata nei punti strategici, con 15 partite in 24 giorni la freschezza di Ball, Monk e Hayward potrebbe fare la differenza.

Per quando riguarda la video-analisi volevo mostrare come sia importante sfruttare l’ampiezza del campo per aprire spazi per i tiratori.

Molte squadre usano questa strategia creando vantaggi da differenti situazioni, in genere Charlotte ne mostra una abbastanza comune: un possibile pick and roll di base.

Qui abbiamo analizzato insieme a coach Matteo Vezzelli (grazie come sempre per l’ottimo lavoro) una di queste situazioni.

Possiamo notare come Charlotte giochi larga con 4 uomini esterni e uno interno, nella fattispecie Biyombo.

Il congolese si alza per andare a fintare un blocco per Wanamaker in possesso di palla, in realtà virando va a portare un blocco orizzontale per Rozier (tra l’altro la terna perde la visione del fallo che Biz commette piuttosto nettamente allargando la gamba sul passaggio del difensore) che riceve e sfruttando il nuovo blocco del numero 8 attira l’attenzione su di sé rollando in area per occupare lo spazio ma Terry, raddoppiato, fa scorrere indietro la palla su Wanamaker che essendo marcato allarga immediatamente il gioco in angolo dove Bridges ha uno spazio sufficiente per prendere un catch n’shoot con i piedi per terra sebbene sia senza ritmo vista la posizione da flottante di Bogdanovic “stirato” tra Bismack e Miles.

Una buona soluzione per Bridges che può tirare da una zona con cerchio “frontale” laddove la distanza scende.

Una soluzione però molto praticata anche da altre squadre contro di noi quando la zona voluta da Borrego implica talvolta i medesimi meccanismi di copertura in rotazione.

Se la squadra avversaria, come in questo caso Charlotte, riesce a far girare velocemente la palla sull’ex lato debole, il flottante che al bivio tra il possibile raddoppio nel pitturato o l’angolo rimane indeciso o non ce la fa a recuperare (qui Charlotte giocando perimetralmente elude anche la possibilità che Bogdanovic possa tentare l’anticipo su un ribaltamento con passaggio in diagonale diretto verso l’angolo da parte di Rozier) va a soffrire del primo raddoppio portato dalla difesa – concentrata sul pick and roll – così, quel leggero vantaggio concesso all’attacco dovuto alla perdita di posizione sui due esterni (Wanamaker in posizione di guardia e Bridges in ala) diventa quel meccanismo fondamentale per muovere la difesa di quel tanto che basta per avere uno spazio per andare a un tiro non contrastato.

In questa seconda azione invece vediamo un pick and roll laterale portato alto per allontanare la difesa da canestro.

Possiamo notare i due giocatori in posizione di guardia e i due di ala negli angoli mentre Zeller blocca per Wanamaker che non ha difficoltà a superare Goodwin rimasto sul blocco, Capela insegue e Knight va a chiudere a canestro staccandosi da Caleb Martin in angolo il quale riceve intelligentemente da Wanamaker che chiudendo la drive and kick vede il compagno libero in angolo destro.

A questo punto Huerter deve andare a chiudere sul tiratore (facendo anche un buon lavoro tentando di chiudere il passaggio) ma l’extra pass di Caleb Martin per Rozier mostra come la difesa sia ormai collassata e l’uscita dal pitturato per il close-out, lenta.

Rozier a quel punto ha tutto lo spazio per una tripla aperta.

Sfruttando la strategia di portar fuori la difesa e usando ancora l’ampiezza dell’angolo, ecco un’altra triangolazione che ha portato ottimi frutti con l’uomo giusto al posto giusto.

Charlotte si basa molto sulla costruzione del tiro da fuori ma se vuole essere efficace deve sapere anche variare il gioco concludendo più volte da due punti per non essere troppo prevedibili.

Saper sfruttare i punti specifici di debolezza degli avversari sarà compito di coach Borrego che sta crescendo insieme alla squadra e pare quasi più un “ragazzo del gruppo” come spirito che uno di quei santoni zen intoccabili o furiosi elementi in panchina.

Nel video possiamo notare come appena dopo aver ceduto la parola a Hayward per le note di serata (vs Portland nel caso) venga inondato da goliardia, affetto e soprattutto acqua, mostrando così una particolare unione con la squadra.

Qualche opinabile scelta l’ha fatta (a New York rinunciando a Carey Jr. dopo 3 minuti e giocando con una squadra poco fisica) ma adesso deve cercare di cambiare le partite in corsa eventualmente.

Possiamo permetterci di sbagliare poco e le sue letture di partita saranno fondamentali quanto i giocatori sul parquet.

Statistiche di squadra e singoli

Qui sotto ecco il riepilogo attuale di ciò che funziona e non funziona a livello di squadra e nei singolo, espresso sotto la forma dei numeri nelle tabelle di Basketball Reference.

Qui possiamo notare un buon rapporto tra i falli commessi e le realizzazioni avversarie.
Rozier guida la classifica dei marcatori della squadra.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

17) Caleb Martin: 5,74

Quello che definiremmo dalle nostre parti un lottatore benché con tanti esterni Hornets in lista infortunati Borrego ha deciso di preferirlo al fratello – invertendo minutaggio e gerarchie – essenzialmente per le sue (quasi totalmente inespresse) potenzialità offensive.

Il fisico da Maciste non c’è, nella terra dei giganti non svetta per fisicità e suda cercando di fare di tutto per la squadra.

Prende rimbalzi, smista assist ma in difesa appena trova un avversario mediamente valido fatica mentre in attacco, laddove dovrebbe fornire l’apporto maggiore essendo considerato il principale attaccante tra i due fratelli, quello con più talento e spiccate doti offensive, non brilla affatto continuando a sbagliare molto in percentuale specialmente prendendosi molto spesso tiri da lontano, anche da oltre l’arco che paiono essere al di fuori dal suo range presi spesso con un meccanismo che tende da qualche parte impercettibilmente a incepparsi risultando meno fluido del previsto, insomma, un comprimario, un gregario che, se portato a giocar da titolare come accaduto un paio di volte quest’anno (per via delle assenze), si rivela poco incline a sostituire validamente il titolare ma anche solo a rimpiazzarlo dalla panca benché, a onor del vero, contro LAL, partito per la seconda volta in quintetto in stagione, non ha affatto demeritato.

Nonostante la sua media di performance non sia certo eccelsa, lo scorso anno si fermò a 18 partite giocate, quest’anno, invece, Borrego l’ha già impiegato più del doppio e in momenti importanti poiché la sua adattabilità e la sua professionalità (il che vuol dire non mettere in discussione le scelte fatte dal coach) lo rendono un soldatino utilizzabile nei momenti di bisogno anche se non ha estro o qualità offensive particolari se non atletismo e coraggio simili a quello del fratello che sicuramente regalano anche ai fan momenti di impreviste e sorprendenti emozioni come quelle che ha regalato contro Atlanta e Los Angeles.

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16) Grant Riller: 5,75

Comparso anche lui recentemente, è uno dei two-way degli Hornets, ruolo che ha sempre avuto bassa incidenza sugli esiti degli eventi nel team.

Probabilmente il voto è più basso di quello realmente meritato sul campo ma le frattaglie di partita dovute al refrattario Borrego raccontano forse frottole sul voto che necessariamente è basato sulla mancanza di adeguato spazio perché il giocatore possa esprimere il suo gioco su basi più lunghe.

Mi piacerebbe vederlo in campo in futuro, specialmente se gli Hornets in bevi frangenti dovessero aver bisogno di un tiratore ma se il coach senza Monk gli ha preferito i Martin, dubito che lo vedrò ancora molto sul parquet.

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15) Nick Richards: 5,75

Il centro giamaicano sembra essere fedelmente rimasto alla precedente descrizione de Il Punto, ovvero giocatore spigoloso, da contatto, anche preventivo con l’avversario che non si tira indietro in eventuali piccole schermaglie.

Ruvido e non ancora pronto, quasi al pari di Vernon Carey Jr. per molto tempo, a differenza del compagno, è rimasto un giocatore da garbage time.

Giocatore che rimangono ai margini della squadra poiché la concezione del gioco di Borrego spesso non prevede offensivamente un vero centro di ruolo e quando può va a schierare P.J. piuttosto che affidarsi a un giocatore di ruolo con scarso feeling con il canestro.

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14) Cody Zeller: 5,80

Una clessidra scorre accanto a Zeller e al suo contratto.

Quei soldi sono decisamente troppi per un giocatore che può fornire qualche buona prestazione alternata con altre meno brillanti e che non ha la tridimensionalità del tiro da fuori.

L’età avanza e il raffronto tra lui e i nuovi centri emergenti con fisici possenti si fa sempre più problematico per Charlotte che, infatti, quest’anno, dopo la titolarità durata un nonnulla per l’infortunio a Cleveland, l’ha visto alternarsi con Biyombo, Carey Jr. e P.J. Washington all’occorrenza.

Una storia d’amore quella con Charlotte che forse è destinata a concludersi in estate a meno che “Kup” non pensi di lasciare a piedi Biyombo (auspicabile) e tenere Zeller tra le riserve offendo cifre simili a quelle che percepisce quest’anno il congolese.

Avrebbe senso nel ruolo di chioccia ma non sul parquet dove le sue prestazioni affosserebbero un po’ una squadra che se vuole emergere, avrà bisogno di un giocatore che possa offrire un gioco più solido, moderno e con punti nelle mani, inoltre se Richards potrebbe passarsi un altro anno tranquillamente negli Swarm, Carey Jr. potrebbe reclamare un ruolo da centro di riserva.

A Charlotte non si vede un centro decente dopo aver avuto Al Jefferson e Dwight Howard.

A dire il vero complessivamente non è andato male in questo gruppo di partite mettendo lo zampino anche dalla panchina in alcun importanti vittorie con contributo in rimbalzi (anche offensivi come a Milwaukee quando su 12 rimbalzi ben 7 sono stati quelli offensivi) e aggiungendo qualche punto di rottura con l’ottima prestazione nel suo Indiana contro i Pacers (7/7 dal campo per 17 punti totali) nonostante il minutaggio sia leggermente calato rispetto a metà stagione.

In compenso sta trovando più continuità, raramente salta una partita e chissà se anche il lunatico giocatore potrà avere la soddisfazione di essere importante per il gruppo fino a trovare la personale gioia di tornare ai PO dopo 5 anni senza, una motivazione in più per Cody per darsi da fare visto un gruppo migliore rispetto gli ultimi anni.

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13) Brad Wanamaker: 5,81

L’acquisto last minute degli Hornets è stato impacchettato da Golden State e spedito a Charlotte.

I Warriors, ben felici di risparmiare qualcosa sul salario complessivo in una stagione che senza Thompson rimane a metà, non devono averci pensato troppo a sbarazzarsene.

Wanamaker avrebbe dovuto portare esperienza, difesa e assist in mancanza di Ball come sostituto affidabile di Graham.

Dopo il primo passo falso all’esordio (comprensibile, ci vuole calma per aspettare di vederlo apprendere alcuni meccanismi) aveva disputato qualche buona partita ma nel momento più atteso, quando altri giocatori si sono uniti ai già illustri infortunati, è mancato sotto quasi tutti gli aspetti.

19 TO in 10 partite con la gara a OKC che ne registrava 3 per scendere a 2 costantemente nelle 5 partite successive con un minutaggio mai arrivato a 30 minuti.

Nelle stesse 10 partite prese in questione (fino a Brooklyn) ha sfornato 38 assist e in questo possiamo essere discretamente soddisfatti anche per la qualità del passaggio più europea che “retorica” come in NBA.

Quello che non va è decisamente il tiro.

Passa da iniziative per andare ad appoggiare vicino al ferro usando il suo peso per sfondare come un ariete (risultati davvero differenti) a triple dalla distanza.

L’1/5 contro Brooklyn e ancor prima l’1/11 contro i Lakers sono dati drammatici che nel caso dei gialloviola hanno pesantemente contribuito a far perder la partita.

Da fuori poi è passato da un 3/10 a un 3/18 non segnando più nelle 5 partite intercorse tra le trasferte di Milwaukee e Brooklyn, comprese.

In circostanze normali probabilmente limiterebbe qualche tiro e avrebbe dei minuti in meno ma in ben tre partite ha preso 11 conclusioni a serata e solo contro Atlanta è andato bene (6/11).

Va da sé che non sia il profilo ideale per una squadra che ha un disperato bisogno di punti in assenza di scorer.

Sapevamo che non fosse un fenomeno, di certo l’abbiamo visto combinare qualcosa di buono tra assist ed entrate ma complessivamente per ora il giudizio è negativo, anche perché la difesa si è adattata alle performance in attacco, ovvero, dopo un buon inizio nel portar pressione (vedi le tre steal a Indy e le 2 Milwaukee) è scemata.

Poco mi sono piaciuti suoi close-out a Brooklyn a ridosso dell’uomo ma senza disturbalo senza nemmeno la mano alzata.

Sono sicuro possa rendere più di così.

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12) Jalen McDaniels: 5,81

Il sophemore cugino di Juwan Howard aveva avuto un’occasione di partire in quintetto a Sacramento ma era rimasta isolata.

Con la perdita di Hayward e la pesante sconfitta a Boston Borrego ha pensato di mescolare le carte ancora una volta e McDaniels è riemerso dalla panchina per partite titolare a OKC, posto che ha mantenuto in quintetto dopo le prime due buone prestazioni che hanno dato spinta all’attacco di Charlotte.

Purtroppo queste performance sono scemate successivamente magari anche in partite dove il suo buon preludio in avvio del primo tempo non ha mantenuto le promesse nei secondi 24 minuti.

Dagli Swarm a titolare viste le molteplici assenze, un passo piuttosto lungo ma non certo avventato visto che Jalen già lo scorso anno aveva ottenuto un minutaggio importante nella prima squadra a fine stagione.

Di certo l’ultimo Jalen assomiglia più al giocatore talentuoso che si è messo in mostra lo scorso anno a Charlotte piuttosto a quello irriconoscibile di inizio stagione.

Qualche pala persa evitabile ancora ma meno passaggi avventati e un miglior controllo palla, fattori che si uniscono a un ritrovato buon tiro da tre dagli angoli.

Certo, giocare come titolare e anche con il peso sulle spalle che possa risolvere metà dei problemi della squadra è utopia, specialmente in un contesto dove anche professional scorer come Rozier faticano avendo minor qualità a disposizione intorno.

Le cifre però sono in aumento: 5 assist a Milwaukee, 4 rubate nella seconda a Brooklyn, 8 rimbalzi con i Lakers, numeri che in una singola partita non era mai riuscito a ottenere prima in stagione nella singola partita e d’altro canto avendo acquisito un minutaggio serio, oltre i 30 minuti spesso (da quando è titolare) è andato in doppia cifra 5 volte nelle ultime 19 partite su 7 totali in stagione.

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11) Bismack Biyombo: 5,85

Uomo spogliatoio che porta qualcosa di differente nello spogliatoio attraverso la sua cultura base benché in parte sia stata assorbita dal mondo nordamericano.

Uno dei mentori di Ball e in alcune partite utile stopper difensivo ma molto altalenante e nonostante qualche block, ogni tanto sembra il nuovo Shawn Bradley con cartello “non sparate sul cestista” annesso.

Ha avuto i suoi momenti viste le assenze di pari ruolo e non solo, ma si è visto in assenza di scorer è difficile inserirlo in una formazione con pochi punti nelle mani soprattutto quando ai liberi fa 2/6 (vedi a Boston) nel primo tempo aiutando la partita a a scivolar via.

In una formazione al completo che comprenda gente come Ball, Rozier, Hayward e magari Monk in sostituzione, potrebbe funzionare discretamente in certe serate per equilibrare il quintetto donandogli quel tocco difensivo che mancherebbe con tanti scorer in campo più dediti volitivamente all’attacco che alla difesa.

Nella disastrata situazione attuale sembrava poter essere una buona idea difensivamente ma anche Borrego ha dovuto far marcia indietro nonostante sia partito titolare in stagione ben 30 volte (dopo Brooklyn), alternandolo a seconda delle esigenze di serata con altre soluzioni.

Era rimasto per vedere come sarebbe andato a finire il progetto, en passant guadagna 3,5 milioni, non una cifra altissima per gli standard NBA ma comunque inadeguata alla sua media voto.

Ha avuto buone serate ma in genere pare un giocatore bisognoso d’accompagnamento: palla in mano ruota su sé stesso o cerca un compagno, non ha un tocco dal mid range e vive in attacco sui passaggi smarcanti sotto canestro degli uomini assist di Charlotte.

A rimbalzo è scostante nonostante abbia trovato buone serate e non aiuta di certo il minutaggio sceso rispetto a inizio stagione, questo perché come descritto, Biz, nonostante la simpatia, è un giocatore incompleto senza punti nelle mani e con un tiro libero che definire rivedibile sarebbe poco (lo soffre troppo anche a livello psicologico non avendo fluidità nel meccanismo).

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10) Vernon Carey Jr.: 5,94

Questa non è l’annata per Vernon Carey Jr. di mettersi in mostra.

Nonostante qualche defezione nel reparto lunghi vi sia (P.J. in ultimo ma a inizio stagione la lunga assenza di Zeller), non è stato preso seriamente in considerazione dal coach fino alla partita n° 55 contro Brooklyn.

Con la squadra all’osso e con problemi nel segnare, sicuramente, la sua presa in considerazione al di Biyombo che fa ristagnare l’attacco e ha pochi punti nelle mani (punti spesso serviti da assist con consegne prettamente vicino a canestro) è dovuta al fatto che potenzialmente Carey Jr. potrebbe essere un attaccante migliore del congolese.

Contro Brooklyn ha sciorinato tutto il suo repertorio: eurostep, canestro ravvicinato, jumper da tre punti, fade-away in turnaround… anziché tentare tiri da fuori (0/4 da tre in stagione prima di Brooklyn) ha avuto il tempo di mettere in piedi un attacco senza la fretta di mostrarsi nel garbage time.

Il suo avvio potrebbe creare più equilibrio in una squadra latente di talento.

Le sue capacità difensive con i big sarebbero da verificare ma una sua partenza dalla panchina dietro P.J. Washington o Zeller sarebbe auspicabile per shakerare un po’ il mix di Charlotte che stava andando a male.

Contro Portland ha dimostrato tutta la sua inesperienza difensiva e 4 falli giocati a coppie di due in intervalli brevi gli hanno consentito di restare sul parquet solo qualche secondo in più oltre i 7 minuti.

Se il coach sarà ancora Borrego e per ora non paiono esserci motivi da parte della società che facciano pensare a un suo allontanamento visti i risultati sul campo, non so quanto spazio potrà trovare nemmeno se P.J. Washington, già offerto in un pacchetto ai Pacers, seguisse le eventuali uscite di Zeller e Biyombo entrambi in scadenza.

Il pacchetto lunghi è l’attuale problema di Charlotte che dovrà reperire qualcosa sul mercato per avere una forza sotto le plance e non solo, giocatori come Richards e Vernon Carey Jr. potrebbero trovare una loro collocazione nel momento in cui gli Hornets andassero su un giocatore unico dal buon e si liberassero numericamente posti occupati attualmente da giocatori che in PF e C non convincono ma al mercato sarà l’occasione a fare la differenza quindi il futuro è incerto perché Vernon si è giocato le sue possibilità in maniera altalenante.

Borrego ha sottolineato il fatto che se l’impatto dell’ex Duke fosse quello avuto a Brooklyn (21 pt.) sarebbe stupido da parte sua non farlo giocare però nell’ultima sfida con partenza falsa a New York Carey Jr. è stato fatto evaporare dal parquet dopo soli 3:02…

La squadra non è andata meglio senza di lui ma che sia stata una bocciatura prematura?

Vedremo che accadrà nel prossimo futuro con un giocatore che deve maturare più esperienza anche se tantissima dovrebbe acquisirla direttamente sul parquet.

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09) Nate Darling: 6,00

La “cara” visione mi appare contro i Lakers.

Dopo aver giocato pochissimi minuti e tutti in garbage time, il numero 30 di Charlotte viene spedito sul parquet da Borrego contro i gialloviola sperando in una pesca miracolosa giacché il two-way contract sembra essere specializzato in soluzione dalla grande distanza.

Le retine dei Calabroni sono scarsamente popolate di punti così il coach pensa di aggiungere un tiratore alla batteria, nella fattispecie la guardia di Delaware che dopo la partita conto i californiani farà segnare un complessivo d’annata di 2/7 dal campo, tutto da tre punti.

Nate però passa diverso tempo appostato in angolo, marcato senza troppa fatica dagli avversari che gli danno un’occhiata finché non va a prendersi un tiro da fuori da posizione molto più frontale.

Il problema è che la maledizione colpisce anche lui: l’atterraggio sul piede di Horton-Tucker in avanzamento piega e distorce la caviglia a contatto con il legno del floor.

Segnerà i tre liberi ma poi farà poco altro in partita sparendo nella gara successiva contro Cleveland, indisponibile, inghiottito anche lui dal buco nero degli infortuni.

Certamente non ha fornito una prestazione entusiasmante al suo reale debutto mentre in altri frangenti si è preso tiri troppo frettolosi alternandoli con un paio di buoni canestri da fuori.

Con il rientro di Monk potrebbe tornare a sparire tra i meandri oscuri della panchina anche perché dovrebbe mettere su un po’ d’esperienza e furbizia prima di togliere il posto a uno dei Martin (Caleb specialmente, più nel suo ruolo di SG) che in attacco non rendono ma apportano più intensità difensiva con una qualità superiore.

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08) Cody Martin: 6,03

Chiamato a riempire i vuoti d’organico per assenze, il buon Cody ha retto fisicamente provando a battagliare sera per sera contro le torreggianti minacce avversarie con risultati alterni.

La sua posizione è quella di un pedone che blocca il passaggio al pedone avversario negli scacchi ma potrebbe essere minacciato da altri pezzi più potenti, così, nonostante la tenuta atletica, la corsa, l’impegno del sophemore che l’hanno portato a deviar palloni per tap-out, catturar rimbalzi diretti e sfornare assist, resta indietro nel segnare punti che non ha molto tra i polpastrelli.

Il tiro è un po’ problematico (29/82 in queste 19 partite), quello libero anche di più ecco perché ha perso un po’ di minutaggio “regalato” al fratello Caleb.

Il suo ruolo è quello di una guardia che intende dar fastidio a chiunque passi dalle sue parti e in alcune serate il suo contributo diventa importante (Portland come esempio) anche se poi magari lo svantaggio in cm non permette ai suoi close-out di essere efficaci come abbiamo visto a volte (per rimanere alla sfida contro Portland ricordiamo Anthony che comunque ha segnato anche contro McDaniels e non solo).

Non è mai andato in doppia cifra in stagione anche s a Houston e contro Phoenix è arrivato a 8 punti con un rispettivo 3/12 e 3/6 dal campo che non gli ha consentito di arrivare almeno a 10 punti tuttavia utilizza armi similari al fratello Caleb: tiro da tre (poco funzionale), incursioni con violente affondate a una mano (queste sì che ogni tanto regalano qualche momento esaltante) sono il suo pane.

Con il rientro di tutti gli effettivi tornerà fuori dalla formazione titolare (senza Graham contro Brooklyn e Portland è stato gettato in quintetto come SG titolare spostando Rozier in PG) ma Borrego potrebbe sempre recuperarlo dalla panchina qualora avesse bisogno di uno specialista difensivo che copra i minuti di un Rozier a riposare in panchina e un Monk meno adatto alla fase, inoltre un’eventuale small ball, concetto spesso presente nella mente di Borrego lo sovrappone anche a questi giocatori eventualmente.

Da rilevare tre begli assist nella terza frazione contro Portland con il pregevole tocco istintivo e rapido sulla persa di McDaniels verso P.J. per la tripla…

Qui sotto vediamo la sua difesa e il suo atletismo.

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07) P.J. Washington: 6,29

Bluff, giocatore nella norma o proto-campione?

P.J. Washington e il suo anno da sophemore con prestazioni altalenanti che lo fanno sembrare nello stato di pupa rendono il profilo del giocatore altamente enigmatico, anche perché nel ruolo Charlotte non parrebbe avere giocatori così pronti e affidabili per cui le prestazioni dell’ex Kentucky spesso incidono su una vittoria o una sconfitta.

Sicuramente P.J. è tra quei giocatori che devono sostenere in pieno la bidimensionalità del gioco.

Prende il suo spazio in attacco ma cerca di reggere anche il reparto lunghi in difesa, spesso switchando tra la posizione originaria di ala grande e quella di centro sottodimensionato da small ball, il che non gli rende la vita facile.

Contenere centri con caratteristiche differenti non è sempre semplice, specialmente se peso e cm non giocano a suo favore ma a volte riesce a farsi valere sebbene il dispendio energetico a cui si sottopone probabilmente vada a incidere (oltre a una tecnica leggermente da migliorare) in attacco, specialmente quando utilizza l’arma del tiro da oltre l’arco.

La precisione richiesta ancora non c’è se non in qualche serata magica (a quella di Sacramento ha aggiunto quella contro Portland in casa) ma almeno è un lungo che abbia la capacità di poter colpire con una certa costanza anche se fortunatamente anche Bridges e McDaniels stiano aiutando una squadra che dovrebbe aver miglior percentuali da fuori vivendo su di esse.

La sua mancanza si è fatta comunque sentire recentemente dopo il suo infortunio contro Atlanta.

Dalla sua uscita a pochi minuti dalla fine la squadra si è disfata ed è incappata in una disfatta con Capela che ha pasteggiato sotto canestro.

Il suo rientro imprevisto (anche perché Carey Jr. ha fornito le chiavi della macchina a P.J: avendo commesso due falli in 2 secondi) con Portland ha portato più verve alla squadra su ambo i lati del parquet.

Dopo un inizio ectoplasmatico di stagione è più aggressivo in difesa e a rimbalzo finalmente e ciò contribuisce a dare qualche stop in attacco alle squadre avversarie.

La sua presenza in campo per questa squadra è importante poiché difficilmente Borrego riesce a trovare una serata top da due lunghi titolari.

Magari non sempre farà faville ma è diventato una presenza difensiva di maggior spessore considerando che attualmente è anche il miglior stoppatore della squadra con 1,3 block a partita.

In questa parte finale la sua fisicità e la sua grinta diventeranno determinanti per la buona o la cattiva sorte della squadra.

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06) Devonte’ Graham: 6,35

Dopo aver perso il posto da titolare sotto l’incontenibile spinta di Ball, Graham è tornato prepotentemente alla ribalta come titolare dopo la frattura al polso del numero 2 degli Hornets.

Il destino gli ha dato un’altra occasione da titolare da subito.

Nella partita seguente a San Antonio Borrego lo ricacciava sul parquet per direttissima ma a ben vedere non si fidava eccessivamente di lui, sia perché rientrato da un infortunio (vi è ricascato recentemente), sia perché il suo modo di giocare non è completo sebbene Borrego fondi il suo credo su una delle caratteristiche “migliori” di Graham, ovvero il tiro da tre punti.

Raramente però è andato sopra i 30 minuti di impiego a partita.

Contro Phoenix, complice il supplementare e la sua verve che ha trascinato Charlotte a riprender la partita per poi buttarla via con due scelte eccessive e scriteriate, ha giocato più di 39 minuti, un tempo salito anche dalla partita con Atlanta sino a quella di Cleveland prima dell’infortunio che lo ha costretto a bordo campo contro Brooklyn.

Si è preso molti tiri e mentre nella partita a Milwaukee ha inciso pesantemente grazie alle sue triple, i troppi errori contro LAL e Cleveland hanno contribuito alle sconfitte di Charlotte.

Se prendiamo in esame da gara 39 a gara 54, nel range di queste 16 partite, Devonte’ ha tirato ben 143 volte segnandone 57 (39,8%) con un tiro da due punti a 19/44 (43,1%) su un totale di 187 tiri totali con 76 realizzazioni complessive (40,6%).

Percentuali no distantissime tra loro, uno scostamento che invoglia sicuramente il piccolo play a pendersi anche tiri deep da fermo o fuori ritmo piuttosto che tentare di penetrare per poi modificare la soluzione con pull-up, floater dalla media piuttosto che arrivare al ferro.

Soluzioni più rare che hanno regalato un paio di highlight ma che spesso non sono andate a buon fine per un tocco approssimativo o difficoltà a battere la chiusura dei lunghi vicino al ferro.

Un po’ calato negli assist ( a inizio stagione aveva due volte messo insieme 10 assist a partita dedicandosi con più spirito di ricerca), è tornato ultimamente a dividersi tra soluzioni personali e passaggi anche se i marcatori meno prolifici che attualmente Charlotte impiega lo privano di qualche numero in più.

In difesa non è ancora un mastino ma sembra leggermente migliorato rispetto a una difesa che spesso aveva offerto il fianco agli avversari.

Gioca circa cinque minuti meno dell’anno scorso ma conserva lo stesso numero di steal e soprattutto ha quasi tagliato del 50% i suoi turnover, aspetto non trascurabile.

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05) Malik Monk: 6,40

Ci eravamo lasciati con il suo Game Winner a Sacramento nell’ultima partita già presa in considerazione nel pezzo precedente.

In generale, osservando la classifica della NBA (il 15 aprile) nella percentuale di triple realizzate ho notato che il primo Hornet in classifica era Malik Monk, il quale con un rilevante 42,4% si trovava in 15ª piazza, appaiato a un mostro come Steph Curry avendo la medesima percentuale.

Purtroppo Monk l’abbiamo visto poco nell’ultima fase presa in considerazione.

Sei partite contrastanti giocate di fila, dalle due pessime a Los Angeles a quelle meravigliose contro Houston e Miami con gli Heat che devono evidentemente stimolarlo giacché sfodera spesso prestazioni buone se non decisive contro di loro.

Out contro Phoenix e Washington, il suo rientro a Brooklyn è stato il momentaneo canto del cigno, in attesa di risorgere come una fenice e aiutare con le sue ali infuocate la squadra a raggiungere i PO.

Sull’80-100 per i Nets la sua entrata frontale costava la caviglia per un giocatore che non vive solo di triple ma sa attaccare anche il pitturato, ecco perché tra lui e Graham, nonostante la simpatia per il secondo, al fine di poter vedere una squadra più completa in attacco, se la società fosse costretta in estate a fare una scelta su questi due giocatori (restricted free agent) pronti a batter cassa, terrei Monk perché Devonte’ non ha l’atletismo di Monk né il pull-up da due punti di Malik, il che porta Gamberone a prendere soluzioni troppo semplici e molto spesso errate.

Malik ultimamente era migliorato anche in difesa.

Più concentrato e attento era riuscito a intercettare qualche pallone per ripartire in transizione.

Potrebbe essere il classico uomo importante dalla panchina, un propellente punti che sta migliorandosi, sperando non sia solo il classico effetto del giocatore che vuole mettersi in mostra andando su standard elevati per poi accucciarsi nuovamente una volta strappato il contratto ma Malik non mi pare corrisponda a questa descrizione.

La sua ritrovata verve, unita alla costanza (qui deve migliorare) sarà fondamentale per Charlotte se vuole agguantare i PO.

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04) Miles Bridges: 6,45

Il ponte verso i playoff è stato il titolo di un recente articolo pubblicato in pagina.

Con quasi tutti i big out (anche Rozier si è eclissato per una partita) non rimaneva che Bridges a portare il fardello dell’anello verso il monte Fato dei playoff.

La fiducia in lui si è lentamente sedimentata grazie a prestazioni sempre più incandescenti.

Tutti gli osservatori superficiali hanno potuto notare negli highlight la strabordante potenza atletica di Miles che ultimamente pare avere reinventato il concetto di schiacciata come triplista dunker: rincorsa, terzo tempo, stacco che non possiamo definire dietro la linea ma comunque da lontano, planata con galleggiamento durante il quale si notano microgocce di potenza sprigionate dalla sua chioma e si prepara la mazzata da rifilare alla povera vittima di turno che tenterà di difendere l’anello.

Il risultato sarà l’adrenalina in circolo per gli osservatori.

Capela e McCollum ancora devono riprendersi dall’onda d’urto che Miles sgancia con le sue schiacciate ma non solo perché Miles sta diventando un giocatore completo che difende, recupera rimbalzi, tenta le entrate riuscendo nell’intento meglio di una volta e nonostante qualche fantasioso tentativo da due punti (bello il turnaround fade-away contro Portland) che non sempre gli riesce, ha costruito anche un valido tiro da oltre l’arco.

Naturale che con tutti questi miglioramenti possa essere l’arma in più di Charlotte.

Lo scorso anno partì 64 volte su 65 come titolare mentre quest’anno (il suo terzo in NBA) ha goduto solamente 10 volte dell’inserimento nello starting five ma questo non lo ferma.

Che sia titolare o panchinaro, ala grande (circa il 52,0% in questo ruolo) o ala piccola (circa il 45,0% nel suo vecchio ruolo) per Miles non fa differenza battendosi sempre con le sue armi.

Avere un giocatore così atletico è importante.

Come note negative sceglierei (non per colpa sua) l’ignominoso canestro annullatogli contro Phoenix con fallo di Paul e la brutta scelta di non chiudere Caruso nel finale con i Lakers, flettendo la posizione su un flottaggio ibrido tra il tiratore bandanato e il possibile tiratore in angolo (tra l’altro non accortosi dello scadere dei 24 sul cronometro).

Un po’ di esperienza mancante lo fa incappare in qualche fallo però è altrettanto valido nell’uno contro uno quando flette sulle gambe e mostra rapidità di spostamento/slittamento laterale.

Terzo nelle stoppate (0,7) e a rimbalzo (6,0), nella media punti è salito a 11,5 (settimo e ultimo marcatore in doppi cifra Hornets) mentre l’ultima volta in cui pubblicai Il Punto era rimasto a 9,7.

La sua media punti è salita grazie a una maggior precisione con un tiro da fuori che sfiora il 40,0% (39,5%) mentre da due punti è estremamente concreto (ricordo anche un errore da sotto tutto solo ma fu un episodio) anche grazie ad alley-oop, schiacciate ed appoggi ravvicinati che l’hanno portato a una media impressionante nel 2pt% di 60,4% che per un giocatore non gigante è moltissimo.

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03) Gordon Hayward: 6,67

Altro elemento che non volutamente ha lasciato Charlotte in balia degli eventi.

La sua esperienza in questa banda di partite è durata una decina di giochi, poi a Indianapolis (game 48), il giocatore dal “ciuffo croccante” ha dovuto arrendersi per infortunio alla caviglia.

Purtroppo, nonostante in un primo momento si pensasse che potesse essere una cosa leggera, Gordon è stato dichiarato out per ben quattro fondamentali settimane, confermando in parte le preoccupazioni per la sua salute.

Capita… l’infortunio non è gravissimo e ci si augura che a inizio maggio l’ex green possa rientrare in buono stato di forma e riposato poiché nelle gare disputate in questo scorcio preso in esame ha offerto performance da montagne russe con le partite a Denver e a Los Angeles (con LAL) giocate malamente mentre al contrario ben ci comportava a San Antonio e Washington.

Un saliscendi dovuto forse a un po’ di stanchezza (è il giocatore che in media rimane più sul parquet con 34,0 minuti), un po’ al modo di giocare della squadra, cambiato dopo l’infortunio di Ball.

La SF ha lasciato spazio offensivo anche ai compagni prendendosi meno responsabilità ma in alcune serate non è stato ugualmente brillante come in avvio di stagione quando era stato senza dubbio il migliore prima dell’ascesa della sorpresa Ball prima e di Rozier, più meno in contemporanea, poi…

Ovviamente in tutto ciò la sua media punti ne ha risentito benché lui ne abbia beneficiato per rimanere più attivo in difesa.

Di fondo rimane una stagione positiva con il 47,3% al tiro dal campo, un 49,9% da due punti e il 41,5% da tre punti, secondo in squadra.

L’84,3% dalla lunetta gli consente di rimanere sul podio sul terzo gradino mentre offre il suo discreto contributo anche a rimbalzo con un 5,9 che lo porta nella medesima posizione precedente.

Terzo anche negli assist con 4,1, secondo miglior marcatore con 19,6 punti a serata.

In genere non è spettacolare nel realizzare i suoi punti usando tiri semplici ma a parte la bellezza di alcune finte e alcuni fade-away, in concreto mancano proprio le sue doti realizzative a una squadra che si è scoperta senza scorer alternativi come swingman oltre a Rozier quando anche Monk è finito out.

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02) LaMelo Ball: 6,71

Eppure qualcosa di importante ce lo racconta anche questo piccolo frangente perché se le sue sufficienti prestazioni sul campo contro tre big team rientrano nella norma per un teenager, è sotteso che aggiunga un altro elemento sorprendente al suo pacchetto qualitativo.

Dichiarato Rookie Of the Year in un mese nemmeno completato, avrà la possibilità di tornare sul parquet per andare oltre il 60% delle partite stagionali giocate (attualmente è al 57%) per ottenere legalmente la possibilità di essere nominato rookie dell’anno.

Rimasto in campo contro i Clippers finché c’è stato bisogno, nonostante la frattura, solo a San Antonio ha scoperto l’amara verità che ha affranto tutti noi ma al contempo mi ha anche personalmente affascinato perché non è sicuramente da tutti riuscire a giocare con una rottura ossea.

Se l’avevamo già visto stupire andando a conquistare rimbalzi oltre che sfornare assist e segnare (ha preso anche a penetrare con decisione nelle difese come una lama anche se di tanto in tanto qualche stoppata la subisce), impressiona ancora di più l’aspetto mentale di un giocatore che vuole vincere, in contrasto con il suo sgargiante look mostrato con una felpina rosa cocktail e una collana con appeso un ciondolo che i greci non definirebbero kata metron, dalle proporzioni enormi, il quale riproduceva un suo logo personale.

Questi però sono aspetti pittoreschi personali che riguardano la sua giovane età e una cultura bisognosa di mostrarsi, per noi tifosi il miglior modo che ha di splendere non è quello di far luccicare il suo ciondolo ma quello di trascinarci ai playoff di peso.

Attendiamo con ansia il suo ritorno poiché come l’ha definito Borrego, il motore della squadra capace di spingerla in veloci transizioni, è indispensabile per l’innalzamento del livello qualitativo di tutto il team.

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01) Terry Rozier: 6,82

“Scary” ha fatto davvero paura negli ultimi tempi tanto che il 29 marzo la NBA l’aveva nominato giocatore della settimana della Eastern Conference.

Ha brillato nella prima parte di questo gruppo di partite (ricordiamo lo step-back 3 che ha spareggiato e risolto la difficile trasferta di San Antonio) ma nonostante mantenga cifre di tutto rispetto si è andato progressivamente spegnendo un po’ nei momenti che contano.

Inutile nascondersi dietro un dito: il formato eroico di Rozier manca da un po’ (probabilmente era impossibile sostenerlo con questa costanza) e le ragioni appaiono piuttosto lineari.

La perdita di peso offensivo ha fatto sì che un giocatore come lui letale nel catch n’shoot fosse guardato a vista anche da più uomini a volte, pronti a fermare la minaccia principale degli Hornets rimasta, quasi l’unica ad agire con costante moto perpetuo se escludiamo Bridges.

Costretto a forzare per far rimanere in partita i suoi, non ha sempre potuto ovviamente mettere insieme alte percentuali, inoltre la stanchezza si fa sentire visto il maggior impiego in termini di minuti.

Aveva già varcato tre volte la soglia degli oltre 40 minuti in una singola partita in stagione (una occasione però era stata la partita contro Phoenix terminata al supplementare) ma contro Cleveland e Brooklyn ne ha aggiunte altre due con ben 43:14 contro Cleveland senza OT…

Paga anche dalla distanza dove le sue percentuali sono calate (dopo la partita con Brooklyn scendeva esattamente al 40,0%), la forzatura da tre nel finale contro Atlanta ne è l’emblema ma in compenso è riuscito a smazzare 11 assist contro Miami e altri 10 a Brooklyn quando è stato spostato in posizione di playmaker per le assenze di Ball e Graham.

Con il rientro progressivo degli sviluppatori di gioco Ball e Hayward, un tiratore come T-RO dovrebbe giovarne ricevendo palloni con più spazio per tornare a essere micidiale.

Gli Hornets hanno bisogno di qualcosa in più da lui in termini di punti (è comunque recentemente entrato nella classifica all-time per la franchigia di Charlotte con 343 triple a segno dopo Brooklyn andando a insidiare DJ Augustin al nono posto con 350 e Felton con 375 all’ottavo, in soli due anni non ancora completi e incompleti nel calendario) decimo nella benché in stagione si sia elevato al di sopra delle aspettative in maniera considerevole.

Terry gioca 34,1 minuti a partita, più di ogni altro Hornet.

Sfrutta questo tempo per realizzare 20,7 pt. di media, cifra che gli consente di esser il miglior marcatore della squadra visto che ha un buon 40,5% da tre punti (182/449) , inoltre è il secondo stealer (1,3) del team.

Contro Portland ha fatto vedere di poter essere ancora uno scorer importante per Charlotte, gioca tanto ma sarebbe importante ritrovare la costanza delle sue conclusioni, ossigeno per Charlotte.

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Voti partite

Classifica giocatori e coach partite

Crunch Hornets

Gli Charlotte Hornets stanno diventando “grandi”?

Difficile dirlo tra momenti di esaltazione e scoramenti regolari (dalla partita con i Timberwolves non si alternano strisce da due W o L poiché giungono sistematicamente una vittoria e una sconfitta) siamo sul 3-3 nelle ultime 6 partite disputate e la classifica è una porta girevole di un hotel: si esce e si entra in zona playoff con disarmante facilità anche quando non si gioca con 11 squadre potenzialmente in lizza per 5 posizioni per un salto nel paradiso post stagionale.

Ci vorrà ancora un po’ – forse – sia per il discorso emancipazione che per il salto di qualità che potrebbe portare a risultati decisamente migliori nonostante la stagione sia sopra le previsioni degli analisti.

A inizio annata sapevamo di avere alcuni buoni giocatori nel roster ma non si sapeva quanto avrebbero potuto rendere a confronto con le altre squadre in questa particolare annata.

“Qualcuno” – per citare parzialmente Gaber – l’avevamo visto lo scorso anno lievitare (Graham e Rozier), qualcuno era un’incognita semplicemente perché rookie (Ball), qualcuno era un talento inespresso (Bridges e Monk), qualcuno si sta riprendendo dopo anni di appannamento (Zeller).

Di certo Hayward, arrivato come Messia nella terra del basket a insegnar il gioco ai suoi compagni in virtù della sua maggiore esperienza in NBA, pur continuando a essere indispensabile, ha visto la crescita vertiginosa dei suoi compagni di squadra.

Nella notte appena passata Hayward è stato discreto: si è fatto veder poco entrando in gioco quando la squadra ne ha avuto bisogno.

Non è stata una super partita dell’ex Celtics anche se i 5 assist e il 3/3 da oltre l’arco sono sicuramente dati incoraggianti.

Questi Hornets, senza aggiunta di pezzi che garantiscano una certa tenuta e solidità sono ancora fragili a tratti frustranti da vedere poiché passata la prima linea difensiva (i rumor sono sempre quelli su Collins, Cousins e Drummond tralasciando Griffin), spesso non abbiamo soluzioni adeguate per frenare il gioco di passaggi avversario o la prepotenza di certe masse lanciate a canestro, tuttavia la flessibilità e la fluidità offensiva rende simbiotico il gioco dei Calabroni con il loro animale guida.

Un gioco rapido, veloce e pungente che sta entusiasmando (anche qualche fan di nuova data) a partire da LaMelo Ball che incarna queste caratteristiche mettendo faccia e impronta sul gioco della squadra.

Ball pare aver trovato subito l’aura del predestinato dopo la prima uscita paurosa a Cleveland con 0/5 dal campo.

La sua propensione a migliorare la squadra grazie alle sue doti di fine passatore erano conosciute anche prima dell’approdo in NBA ma la sua personalità e le sue doti realizzative – anche in momenti chiave – stanno emergendo in queste settimane nelle quali manca Devonte’ Graham, uno ce ultimamente, nonostante qualche difficoltà iniziale e al tiro è stato devastante nei minuti finali.

Un altro giocatore che sta facendo grande Charlotte è Terry Rozier, buon comprimario a Boston, star per i Calabroni con i quali è giunto a due livelli superiori a ciò che aveva potuto mostrare dalla panchina con i verdi.

Ha vinto quasi da solo le partite contro Minnesota e Golden State in casa riprovandoci alla Chase Arena (8 punti consecutivi) ma troppo tardivamente e non in crunch time.

Rozier, nella prima sfida contro i Warriors ha realizza 20 dei 33 punti di Charlotte con un 7/9 dal campo compreso un 4/4 da 3 punti.

“Ne ho messa una, ne ho messe due e poi è stato come (“sparare nell’oceano”)”, ha detto Rozier sabato sera aggiungendo che i suoi compagni di squadra hanno fatto un ottimo lavoro per accompagnarlo a essere stato decisivo in quel tratto di gara.

L’allenatore degli Hornets – James Borrego – parla spesso della volontà di Rozier, anch’essa in mostra nella prima contro i californiani.

“La sua volontà durante le partite e il quarto periodo ci tiene in vita. Ci dà un’enorme quantità di fiducia e (contro GSW in casa), ha semplicemente voluto un’altra vittoria” ha detto coach Borrego.

In 30 minuti di tempo di clutch time Rozier ha segnato 33 punti con il 53% dal campo e il 54% da 3 punti…

Gli Hornets hanno superato gli avversari di 42 punti in questa stagione con Rozier on the floor nei decisivi minuti finali.

Malik Monk, dopo esser stato accantonato a inizio stagione è un giocatore da striscia: può variare le sue serate, dalla mediocrità si può accendere fino incredibili prestazioni come quelle ottenute contro Miami e Phoenix mentre a San Francisco ha segnato ancora un minimo di 25 punti partendo dalla panchina alla seconda uscita consecutiva, impresa riuscita solo a Dell Curry agli Hornets.

Nelle ultime tre uscite ha realizzato 20 punti o più…

Una specie di torcia umana capace di cambiare il volto della partita in pochi minuti…

Quando Monk si accende forse esagera?

Malik Monk è tra i migliori tiratori da 3 punti della stagione NBA vivendo di gran lunga la sua migliore stagione come tiratore da 3 punti, realizzando il 47,3% dei suoi tentativi.

Il suo miglior risultato in quattro stagioni NBA è stato del 34,2% come rookie…

Trovato spazio in rotazione (anche per l’assenza di Graham vista la sovrabbondanza di guardie), sta giocando 20 o più minuti nelle ultime 13 partite con i 39:51 giocati anche grazie all’OT a Miami e i 36 punti di massima messi a referto.

E’ sceso dal 54,2% della scorsa stagione al 42,5% a livello di percentuale da due punti di questa stagione ma se gli si chiede se le difese avversarie cercano di contenerlo in maniera differente in questa stagione lui dice: “Varia. Alcune squadre mi escludono dalla linea dei 3 punti e alcune squadre scelgono con i loro giocatori dietro il blocco. Vogliono che mi innamori della linea dei 3 punti piuttosto che farmi andare in penetrazione. Fanno un buon lavoro nell’accendermi.”

Grazie a questi giocatori gli Hornets sono attualmente la migliore squadra NBA che negli ultimi minuti a contatto in questa stagione riesce a mettere il miglior differenziale tra le squadre e con un ampio margine.

La NBA definisce il crunch time come quel tempo tempo in cui si ha un margine inferiore o pari a cinque punti negli gli ultimi cinque minuti di una partita.

La scorsa stagione i ragazzi di Borrego sono arrivati ​​quinti tra trenta squadre in questa particolare statistica.

Potremmo dire che gli Hornets, con un roster inferiore, hanno imparato a soffrire mentre con l’aggiunta bilanciata di un rookie talentuoso e un veterano hanno cominciato a divertirsi in quel tempo che fa palpitare il cuore dei tifosi.

Gli Hornets hanno giocato 43 minuti a tempo di frizione in questa stagione e hanno cancellato gli avversari in quel periodo: superandoli di 51,4 punti ogni 100 possessi.

Gli Hornets in crunch time in questa stagione.

La seconda migliore squadra nel tempo “decisivo” sono i Philadelphia 76ers con poco più di 35 punti ogni 100 possessi…

Se andassimo a vedere, inoltre, da gara 20 a gara 32 (le prime 19 partite le avevo già recensite in toto e le trovate nel pezzo denominato “Il Punto” uscito dopo gara 19) possiamo notare come la quasi metà delle volte Charlotte sia andata a contatto nei minuti finali.

Sei volte con altrettante vittorie: Indiana, Milwaukee, @ Miami, Minnesota, Golden State e @ Phoenix…

Per quattro volte siamo entrati in vantaggio, due in svantaggio ma il risultato è stato il medesimo grazie ai nostri giocatori offensivi ma anche difensivi (basti ricordare lo sfondamento subito da Zeller a Miami) che paiono essere incredibilmente performanti in quei minuti tendendo a disperdersi nei meandri temporanei delle lunghe partite.

Qui possiamo notare nel dettaglio i punti realizzati in totale nel crunch time da ogni nostro singolo giocatore nelle ultime sei partite prese in questione:

Dopo la L con Golden State la prossima settimana italiana si aprirà con il secondo gruppo di trasferte: Sacramento, Portland e Minneapolis, sulla carta tre partite abbordabili o giocabili (a Portland è sempre dura) che faranno il paio con le prime tre casalinghe dopo la pausa per l’All-Star Game: Detroit, Toronto e ancora Sacramento.

Gli Hornets per diventare grandi dovranno maturare sotto l’aspetto difensivo cercando di non ridursi all’ultimo nel fare i compiti e ricavare il massimo da queste partite prima di cinque nuove trasferte a Ovest…

Charlotte Hornets 2020/21 Preview

Sono passati sei anni dalla mia prima presentazione degli Charlotte Hornets 2.0, eppure qualcosa di più profondo, dentro quel panorama, nonostante molti volti siano cambiati, non è mutato.

Se vi capita di porvi domande esistenziali, indagando dentro voi stessi, per trovare risposte che non avrete mai, vi accorgerete di essere bloccati in un limbo, in una sconfinata terra di mezzo, infinitamente più grande di voi con un panorama di fondo incerto e immutabile.

Quando intorno poi non si offrono garanzie, certezze, la percezione della condizione peggiora e la sensazione si amplifica.

Essere un tifoso degli Hornets oggi significa anche sentirsi in questa maniera, l’immutabilità di una franchigia che non ha più appeal e che fatica ad attrarre stelle di media grandezza è un problema più grande di essa, si tratta di un problema strutturale della NBA e dei suoi equilibri.

A parte la pandemia…

Graham (visto da me), con la nuova divisa “secondaria” cerca di dribblare anche il virus come ultimo ostacolo per andare a canestro.

rimanendo sul tema, le strategie degli Hornets, nonostante il cambio di GM, sono influenzate da questa situazione.

La squadra non può contare su un nucleo composto da un paio di star, detassazioni estreme o un piccolo Eden vista mare come quello che i giocatori ricreano in Florida a Miami nei vari locali glam della città.

A questo punto Charlotte ha due alternative: progettare sui giovani dandogli tempo e spazio per crescere, situazione che contempla anni di sconfitte per arrivare a ottenere (si spera) prime scelte, oppure pagare di più giocatori che cercano una nuova casa.

Kupchak, come un cane da tartufi alla ricerca del profumo del grosso pezzo pregiato, ha fiutato in avvio di mercato Russell Westbrook ma ci sarebbe stato da piazzare prima il contratto di Batum da 27,1 milioni per liberare spazio per la firma dell’ex Rockets e le cifre purtroppo, aggirandosi intorno ai 40 milioni risultavano anche essere troppo alte per un giocatore che avrebbe anche potuto (per via del suo gioco) bloccare lo sviluppo di crescita del team.

Poi dal Draft è giunto LaMelo Ball (serendipità?) e nel ruolo di guardia (PG/SG) ci siamo ulteriormente coperti.

L’occasione per aggiungere sullo scacchiere un pezzo importante è arrivata da Boston, quando, Gordon Hayward, pur lautamente stipendiato, ha fatto sapere di voler uscire dal proprio contratto con i Celtics.

Hayward era già stato seguito da MJ ai tempi di Utah ma l’offerta massima era stata pareggiata dai Jazz che hanno avuto la meglio essendo l’ala all’epoca un restricted free agent.

I Pacers e altre squadre, secondo indiscrezioni, avrebbero offerto sui 100 milioni per assicurarsi le prestazioni della SF che tuttavia ha preferito accettare i 120 milioni per 4 anni offerti da Charlotte.

Del giocatore e dei giocatori parleremo più avanti nel pezzo, di sicuro le aggiunte di LaMelo Ball e di Gordon Hayward hanno aggiunto interesse per la squadra fino a oggi meno mediatica della NBA.

L’inserimento del secondo potrebbe essere quell’olio, quel grasso che fa scivolare bene gli ingranaggi, i meccanismi della squadra.

I benefici apportati da Gordon potrebbero essere sottostimati dalla maggior parte degli analisti.

D’altro canto Bleacher Report ha dato un grado F, il peggiore tra tutte le squadre in NBA alla franchigia targata MJ perché avremmo “ipotecato il nostro futuro” nell’operazione Hayward che ci costerà 39 milioni circa all’anno in media.

Diciamo subito che il contratto di Hayward è leggermente a salire, questo permetterà nei primi anni di ammortizzare un po’ quei 9,03 milioni dovuti a Batum dopo che l’entourage Hornets ha propeso per il taglio del francese.

Un dead cap pesante (9,1% sul monte ingaggi ipotetico) che si rifletterà sulle casse di Charlotte per ben 3 anni.

Con Batum che lascia mestamente la Buzz City, nel roster, tra i giocatori di vecchia data rimane solo Cody Zeller (escludendo Biyombo en rentrant).

C’è però qualcosa di nuovo: Charlotte, nonostante abbia scelto una soluzione intermedia tra giovani e cercare di portare a casa il miglior giocatore catturabile possibile per le possibilità di MJ, ci sta provando.

Qualcosa si muove, vedremo se la strada imboccata sarà quella giusta o no solo tra un paio d’anni ma…

Diamo uno sguardo al

Roster della preseason 2020/21

I ragazzi del roster e i due Two-Way.

PG: LaMelo Ball, Terry Rozier, Grant Riller.

SG: Devonte’ Graham, Malik Monk, Caleb Martin, Nate Darling, Keandre Cook.

SF: Gordon Hayward, Miles Bridges, Cody Martin, Khalil Whitney, Xavier Sneed.

PF: P.J. Washington, Jalen McDaniels, Javin DeLaurier.

C: Cody Zeller, Vernon Carey Jr., Bismack Biyombo, Nick Richards.

Andiamo dunque a vedere gli arrivi e le partenze e come sarà composto il roster del training camp e i relativi numeri nella grafica del sito ufficiale degli Charlotte Hornets per la stagione 2020/21.

Mercato

Acquisizioni:

LaMelo Ball (3^ scelta al Draft 2020),

Gordon Hayward (Boston Celtics),

Vernon Carey Jr. (32^ scelta al Draft),

Nick Richards (42^ scelta Draft via Pelicans),

Xavier Sneed (10 day),

Javin DeLaurier (10 day),

Keandre Cook (10 day),

Khalil Whitney (10 day),

Grant Riller (56^ scelta al Draft, Two-way),

Nate Darling (Two-way).

Cessioni:

Willy Hernangomez (New Orleans Pelicans),

Dwayne Bacon (Orlando Magic),

Ray Spalding (tagliato),

Nicolas Batum (tagliato).

In relazione ai movimenti effettuati sul mercato dalla società il roster si compone attualmente di 20 elementi, alcuni con un contratto da 10 giorni di esibizione.

Freccia puntata verso il cielo

Sul perché la società abbia deciso di optare per questi movimenti è facile dirsi.

In relazione ai tagli di Hernangomez e Bacon: il primo era un buon rimbalzista ma non garantiva l’intimidazione e la protezione al ferro richiesta, il secondo era finito completamente fuori dalle rotazioni, persosi in attacco dopo la perdita della titolarità a favore di Graham a inizio scorsa stagione.

Il taglio di Batum, quando mancava un anno alla scadenza del suo contratto (il francese aveva esercitato la player option a suo favore per il rinnovo a 27,1 milioni) è stata una mossa azzardata per liberare quello spazio che avrebbe consentito a Charlotte di firmare Hayward a 120 milioni per quattro anni.

Kupchak sperava di riuscire a trovare una squadra interessata a ricostruire che avrebbe assorbito il costo del transalpino ma con molte squadre al limite del cap e le poche rimaste a chiedere “troppo” purtroppo si è finiti per partorire un’operazione piuttosto costosa che per Bleacher Report è stata disastrosa ma che in realtà solo il parquet potrà confermare o smentire.

Di certo la somma media per i prossimi tre anni -spesa per l’operazione Hayward/Batum – si aggirerà intorno ai 39 milioni, non pochi per un salary cap che ne conta in più soltanto un’altra settantina.

Dobbiamo comunque distinguere il piano economico da quello tecnico: discernere i due aspetti è fondamentale per valutare l’operazione nella sua complessità poiché se la prima ci ha portato un dead cap di 9 milioni l’anno, la seconda potrebbe rivelarsi un affare a patto che Hayward, ben retribuito, non cada in un altro infortunio serio, il che getterebbe più di un’ombra sul piano B di Charlotte anche in termini di strategie future per scambi eventuali ma qui stiamo andando troppo oltre in discorsi visionari da think tank.

Crescere è l’obiettivo e per farlo Kupchak si è affidato alla concezione di acquisire i giocatori di maggior talento senza “incastrarli” in un ruolo fisso, selezionando per potenzialità e occasioni.

In concreto, nel primo caso il nome è quello di LaMelo Ball, il secondo è rappresentato da Gordon Hayward.

L’arrivo del primo allungherà le rotazioni nel settore guardie dando più qualità alla panchina (aspetto fondamentale che molti trascurano), il secondo farà da chioccia ai più giovani, collante per tutta la squadra ed essendo uno scorer efficace, aggiungerà quei “punti mancanti” nella scorsa stagione facilitando Charlotte a finalizzare la manovra.

Hayward ha 30 anni con un’età media del roster (che innalza) intorno ai 24 anni (il colore di fondo nel grafico sottostante indica la fascia d’età), quindi ho provato a stilare le mie “personali” (non essendo ancora iniziata la stagione) rotazioni nella

Deep Chart

C’è da sottolineare che Borrego ha detto sì, chiaramente di voler sviluppare i (giovani) giocatori ma che nessuno avrà il posto garantito per qualsiasi motivo, i ragazzi dovranno meritarsi il minutaggio che gli verrà concesso.

Partiamo dalla posizione di point guard o playmaker: seguendo la logica che Charlotte è una squadra senza pressione sulle spalle e basandomi su un paio di indizi recenti (l’esordio lo scorso anno da rookie di P.J. Washington come titolare e l’ultima apparizione di Batum nella sua Parigi come mossa mediatica), azzarderei che il play titolare, anche per l’hype che si porta addosso, dovrebbe essere LaMelo Ball (magari verrò subito smentito).

Il suo vice dovrebbe essere un non troppo momentaneamente soddisfatto Terry Rozier (altro indizio, aveva fatto uscire su un social una fotografia di sé stesso con le valige in mano).

Grant Riller sarà un’opzione possibile e limitata dal contratto che vedremo solo in caso d’infortunio di qualche guardia.

Più probabile che Borrego, alla bisogna, faccia spendere dei minuti da PG a Monk e soprattutto a Graham.

C’è da dire che qui i ruoli sono piuttosto interscambiabili, non esiste una linea netta di demarcazione per i giocatori menzionati anche se Monk non è il play che vorrei.

Il play per antonomasia dovrebbe essere LaMelo Ball che ha dimostrato in questi anni sprazzi di fantasia e talento in questa nobile arte, il che aiuterebbe gli Hornets ad aumentare la quantità di assist risolvendo situazioni stagnanti.

Certamente da un rookie ci si potrà aspettare anche la giocata esagerata che porterà alla palla persa ma questo farà parte del processo di crescita.

Bisognerà vedere che feeling si instaurerà con i compagni e se LaMelo, nel breve tempo a disposizione in questa preseason assimilerà gli schemi richiesti da Borrego oppure tenderà a essere più anarchico in modalità “genio e sregolatezza”.

Un ulteriore vantaggio nell’avere LaMelo sul parquet sarà il fatto che Graham, miglior scorer degli Hornets lo scorso anno con 18,2 punti di media, potrà agire da secondo ghost play.

La scorsa regular season il buon Devonte’ terminò con 7,5 assist di media a partita mostrando una buona visione di gioco.

Più controversa è la posizione difensiva del nostro backcourt ipoteticamente titolare: se da un lato i cm di LaMelo garantiscono una miglior protezione sul perimetro (la coppia Rozier/Graham era sottodimensionata), dall’altro lato pesano le incognite su quella che potrebbe essere la fase difensiva di Ball in NBA.

Non essendo un super difensore, come Graham, Charlotte potrebbe registrare ancora qualche problema in diverse situazioni.

Nel ruolo di SG, come già detto, dovrebbe partire Graham e sul cubo, pronto a sostituirlo, Monk.

Qui saranno importanti le rotazioni di Borrego: slittare di qualche minuto i cambi non rendendoli simmetrici potrebbe aprire le porte a dei minuti LaMelo-Rozier, coppia interessante ed equilibrata su ambo i fronti (attacco/difesa).

La mia terza opzione è Caleb Martin che, da swingman, partito come ala piccola, nel finale della scorsa stagione si è differenziato dal fratello gemello (sul parquet se non fosse per il numero sarebbero indistinguibili) mostrando una propensione più offensiva (6,2 pt. in 17,6 minuti) e un buon tiro che gli addetti ai lavori già conoscevano.

Potrebbe essere lui ad avere qualche minuto in casi particolari.

Nel ruolo di ala piccola giostrerà Gordon Hayward, il pezzo pregiato del mercato degli Hornets.

Gordon è il più “vecchio” del gruppo, pur avendo soltanto 30 anni.

Toccherà a lui avere la leadership dello spogliatoio per trascinare la squadra, migliorare i giovani e risolvere situazioni di gioco offensive sul parquet.

Il talento c’è, la capacità di andare a canestro con varie soluzioni anche (uno degli Hornets che può creare anche da solo dal palleggio creandosi spazio per concludere), le percentuali sono buone (l’anno scorso mise 350 tiri sui 700 effettuati per un ottimo 50,0%).

Lo scorso anno gli Hornets arrivarono ultimi in punti realizzati di media (102,9), ventinovesimi in Off Rtg (106,3) e ultimi nel Pace (95,8) nonostante una squadra giovane che tuttavia a difesa schierata a volte si bloccava trascinandosi ai 24 secondi se un Rozier o un Graham non andavano a inventarsi qualcosa.

Facile capire perché Kupchak non abbia pensato due volte a Gordon per risolvere questi problemi.

Le preoccupazioni sono legate a un possibile infortunio, avendo l’ex Celtics subito un grave infortunio alla caviglia in passato e aver avuto altri infortuni.

Per Charlotte, non avere le sue prestazioni potrebbe risultare un problema irrisolvibile.

Dietro di lui agirà Miles Bridges, che, inversamente a Gordon, dei problemi a chiudere al ferro li aveva.

La potenza non è tutto e la difesa comunque era rivedibile, chissà che avere un “maestro” nel ruolo come Hayward, riesca a migliorare le sue attuali, forse limitate, capacità tecniche.

Cody Martin potrebbe switchare come il fratello e avere qualche minuto a disposizione soprattutto come specialista difensivo.

Sneed e Whitney saranno due giocatori che potrebbero prendere posto a Greensboro se non verranno tagliati definitivamente.

Come ala grande P.J. Washington non dovrebbe aver problemi a mantenere il posto da titolare e dal mio punto di vista dovrebbe essere seguito da McDaniels nelle rotazioni.

Personalmente darei un po’ di spazio anche al secondo ragazzo che lo scorso anno ha cominciato a far vedere buone cose e avrebbe bisogno di un certo numero di minuti sul parquet per sviluppare il proprio gioco.

All’occorrenza ho inserito Nick Richards, un centro che potrebbe switchare anche come ala grande se ci fosse bisogno di più difesa in quel frangente.

DeLaurier, capitano di Duke, forse è il giocatore con meno talento, il rischio taglio c’è ma potrebbe aggiungersi come terzo elemento se Charlotte decidesse, in controtendenza, di puntare sul ruolo e non sul talento.

I ruoli saranno piuttosto interscambiabili, ciò che non è stato scambiabile in questa breve finestra di mercato è stato invece Cody Zeller che partirà da titolare nella posizione più lacunosa dello starting five nonostante l’apprezzamento espresso in questi giorni da Borrego per quello che sarà ancora il suo centro titolare.

Dietro di lui potrebbe già vedersi dalle prime battute Vernon Carey Jr. (scelta personale sulla gerarchia immaginando un po’ il discorso fatto per P.J. e Ball) con Biyombo a far da mentore ai giovani.

Biz ha voluto rimanere per vedere come andrà a finire il progetto, lo stipendio si è adeguato alla reale forza del giocatore che avrà anche un giocatore a tratti simile a lui: il giamaicano Nick Richards, da svezzare.

Essendo un team giovane, a fare da contraltare alla problematica non indifferente legata all’esperienza, vi sarà l’entusiasmo tipico giovanile unito alla tenacia che lo scorso anno ha contraddistinto la squadra spingendola a diversi finali punto a punto contro squadre più quotate.

Se Borrego e i ragazzi saranno capaci di ritrovare quel feeling e quello spirito di squadra, aiutandosi l’un l’altro, l’aspetto psicologico potrebbe compensare talvolta le lacune su alcune malizie del gioco.

Il gioco

Il gioco degli Charlotte Hornets è influenzato da Borrego e dalle contingenze.

L’idea del giovane coach, scuola Spurs, nonostante in NBA si verticalizzi molto basandosi sulle individualità dettate dalle capacità atletiche, è quella di arrivare a canestro muovendo palla creando situazioni dove Charlotte, squadra giovane e agile, possa prendere vantaggio in termini di tempo per attaccare il ferro o di spazio per liberare un tiratore servito piedi a terra (lo scorso anno Rozier e Graham beneficiarono di questo gioco anche se i due seppero crearsi “troppe volte” – per via delle necessità contingenti – diverse situazioni non in catch n’shoot).

Per far ciò, il GM Kupchak ha attinto dal mercato pescando un giovane imprevedibile capace di smistare assist non convenzionali talvolta e un giocatore polifunzionale come Hayward in grado di realizzare anche da solo in ogni tipo di situazione, anche in uno contro uno marcato stretto, il che dovrebbe aiutare la squadra a prendere meno brutti tiri al limite dei 24 secondi.

Che la situazione offensiva si sviluppi da qualsiasi tipo di pick and roll o si opti per altri schemi, l’idea della scorsa annata è stata quella di utilizzare molto il tiro da fuori.

Un rischio che, nella NBA moderna, con i tanti tiratori migliorati e specialisti, paga più spesso di un tempo.

Avere cinque uomini sul parquet in grado di allargare gli spazi colpendo da fuori non è l’intento primario solamente di Charlotte ma di quasi tutte le squadre NBA.

Video

Vediamo una delle tante situazioni nella quale Borrego ha utilizzato un gioco con i cinque fuori cercando di sfruttare la dinamicità dell’intera squadra:

Qui, sulla partenza dell’azione, vediamo Zeller arrivare a rimorchio e ricevere in punta da Graham.

Il secondo accenna un taglio (si fermerà, bloccato in posizione di ala) fornendo un velo a Rozier che dietro di lui va a tagliare in maniera più decisa verso la linea di fondo per cercare di andare a occupare l’angolo opposto.

Il tutto avviene mentre Zeller, ignorando il taglio di Rozier, ribalta il lato su Miles, il quale, salendo a ricevere (velato da P.J.) crea una situazione di drag pick and roll in movimento con la difesa non ancora ben organizzata.

Bridges cerca di entrare nel cuore dell’area a ricciolo ma bloccato, scarica immediatamente sul lato debole ritrovando un Graham, che, oscillando in quello spazio, dimenticato per un attimo da uno Young preoccupato dalla penetrazione di Bridges, spara in catch n’shoot da tre punti.

Analisi dell’azione a cura di Matteo Vezzelli

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Qui, invece, andiamo a vedere una posizione di partenza con la triangolo sul lato forte con un pinch post di Biyombo, tuttavia Graham attacca sull’esterno destro passando il blocco di Biz.

La difesa di Cam Reddish per oltrepassare il blocco del nostro centro è lentissima e mentre il contrapposto del congolese permane a centro area bloccando il nostro C, il difensore più vicino a Caleb Martin, Hunter, attratto dalla rollata di Biyombo, perde il contatto visivo con il “suo” uomo.

Il passaggio flash di Devonte’ libera in attacco la nostra guardia, la quale si avvantaggia grazie a uno spazio enorme per poter colpire.

Analisi dell’azione a cura di Matteo Vezzelli

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Borrego è stato anche abile a trovare nuove soluzioni per le rimesse in gioco nei momenti decisivi della partita.

Spesso con Clifford le rimesse erano eccessivamente e incredibilmente problematiche, talvolta rimesse a favore si sono rivelate letali.

Qui vediamo il 5 novembre dello scorso anno:

Sulla rimessa di Martin, con palla ancora out vediamo partire dai due prolungamenti dei gomiti e incrociare Bridges e Rozier per andare a occupare gli angoli opposti dopo esser scattati verso canestro.

I difensori “seguono” liberando Biyombo pronto a salire per la ricezione.

La partenza da lontano in corsa con finta e incrocio di Graham permette al nostro piccolo di liberarsi e ricevere il consegnato (hand-off).

L’opzione è triplice, o il passaggio negli angoli (con Bridges a destra più difficile da servire e come seconda opzione per via di un tiro meno efficace) o puntare a canestro mentre Martin, scattando sulla sinistra crea un nugolo di tre giocatori in verticale.

Devonte’ usa la terza opzione fiondandosi a canestro ma sull’opposizione di un Sampson troppo aggressivo, Devonte’ disegna il contatto trovando i tiri liberi che decideranno la partita.

Analisi dell’azione a cura di Erik Chialina

Purtroppo i giocatori degli Hornets lo scorso anno non sono stati molto efficaci dalle parti dell’anello, mani o prestanza fisica dei lunghi sono venute un po’ a mancare e alcuni elementi tra gli esterni hanno palesato limiti nell’attaccare il ferro, compreso Graham che deve migliorare sotto questo aspetto per salire ancora di livello.

Uno dei ragazzi dal quale Borrego si aspetta i miglioramenti di cui parlavano sopra sarà sicuramente P.J. Washington che ha mostrato movimenti interessanti in post up per arrivare al ferro lo scorso anno.

Un semigancio interessante, buon movimento di piedi anche sullo spin, giocatore che in avvicinamento a canestro sa usare il fioretto ma talvolta – se trova spazio, non esita ad andare dentro con convinzione.

Se migliorasse un po’ l’efficacia del suo gioco da singolo le difese avversarie dovrebbero scegliere se concedergli l’uno contro uno o “rispettarlo” ponendogli doppia attenzione e lasciare uno spazio sul perimetro per un tiratore di Charlotte.

La stessa cosa non potremo aspettarcela da Zeller che rimane un lottatore ma con capacità tecniche offensive più limitate in uno contro uno o in situazione non dinamica.

Potremmo migliorare anche in transizione grazie ai due nuovi elementi che dovrebbero migliorare la spinta e l’efficacia in queste circostanze.

La panchina sarà sicuramente un elemento interessante da osservare poiché la qualità è aumentata.

Gli inserimenti di Ball e Hayward hanno spinto sul cubo del cambio Rozier e Bridges ai quali si aggiungono un Monk scostante ma talvolta letale, McDaniels e Carey Jr..

Un secondo quintetto bilanciato che potrebbe ben amalgamarsi anche nello sporadico caso dovessero trovarsi tutti insieme contemporaneamente sul parquet.

Ciò che preoccupa è la difesa.

Kupchak ha cercato di coprire la posizione più indifesa aggiungendo un paio di centri giovani che sappiano difendere, questo potrebbe non bastare, sia per il fatto che bisognerà testare le loro capacità in velocità e tenuta difensiva.

Zeller da fermo non è un ostacolo insormontabile da superare ma in attacco, in genere, garantisce buone angolazioni ai blocchi, ottime rollate e saltuariamente inserimenti a fanali spenti esplosivi.

Discreto senso della posizione, è un onesto lavoratore ma nulla più e talvolta contro altri big nel suo ruolo non regge il confronto.

Qualche volta potrebbe prendere il suo posto, in caso di small ball (soluzione che Borrego cerca da adattare in situazioni di svantaggio o di differenze in cm/peso con altri team) ma la situazione non mi entusiasma.

I Singoli

Andiamo a recuperare i giudizi sui vari giocatori a fine della scorsa annata aggiornandoli e inserendo le nuove leve per visionare più da vicino i giocatori nel roster:

PG

LaMelo Ball

Quando il suono arriva prima dell’immagine dovreste pensare a LaMelo Ball.

La sponsorizzazione del padre ha trasformato questo giocatore in un fenomeno mediatico con il quale Charlotte dovrà fare i conti.

Senza voler sminuire il lavoro di Borrego, trovo difficile che il coach riesca a lasciarlo fuori dal quintetto iniziale, solo per l’hype che porta con sé.

Ovviamente la PG che ha giocato in Australia l’ultimo anno dovrà mostrare di essere quel giocatore che LaVar Ball, suo padre, declama.

Secondo LaVar, il figlio vincerà il “ROTY”, il premio per il miglior rookie.

LaVar è andato anche oltre mentre Borrego è già rimasto “folgorato” in allenamento ma che cosa può aggiungere di concreto sul parquet un ragazzo selezionato come piano C (Wiseman sarebbe stato il prescelto ed Edwards la seconda opzione poiché gli Hornets sono carenti nella difesa al ferro e hanno bisogno di aumentare il punteggio) da Charlotte al Draft?

Se queste non sono proprio le principali ed evidenti caratteristiche di Ball, la risposta è altrettanto chiara.

Gli Hornets aggiungono un ottimo uomo assist, teoricamente superiore al resto del roster, che, in un sistema di gioco come quello di Borrego, leggermente più complesso della media NBA (si tende molto a semplificare verticalizzando il più possibile prendendo un blocco, ecc.), potrebbe esaltarsi trovando spazi per esprimere il suo potenziale.

Il funambolico numero 2 avrà il suo bel da fare nel confrontarsi con i pari ruolo migliori al mondo poiché sulla tenuta difensiva ho alcuni dubbi.

Lo vedremo comunque presto in azione sperando cerchi di impegnarsi al massimo anche sul lato meno divertente del campo, che sia un LaMelo in versione cicala o formica è ancora tutto da vedere.

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Terry Rozier

Terry Rozier è arrivato a Charlotte lo scorso anno con l’inevitabile etichetta addosso di sostituto dell’insostituibile Kemba Walker.

Lui sapeva che lo stavano pensando tutti a Charlotte quindi ha detto:

“Non sono Kemba”.

Scary Terry faceva panchina ai Celtics ma negli Hornets è salito di livello offensivo dovendosi prendere troppe volte grandi responsabilità quando la palla scottava.

Troppo solo, ha finito per sbagliare tiri in alcuni finali che avrebbero potuto darci la vittoria, altre volte è riuscito a portarla a casa ma la cosa che ha fatto più impressione è stato il modo nel quale ha aumentato la sua media punti.

Ad Atlanta, in 2 OT, ha raggiunto il massimo in carriera con un 8/13 da 3 punti che ha contribuito a portarlo a 40 punti con alcuni canestri rimarcabili come quello in corsa con step-back laterale in allontanamento dal difensore e tiro da 45° da destra che ha fluttuato implacabilmente sino ad accarezzare la retina.

James Borrego, prima della partita aveva detto che Rozier è diventato un tiratore d’élite della NBA. Gli Hornets lo hanno messo sotto contratto per tre anni con cifre a scendere che si aggirano sui 19 milioni all’anno.

Sembrava una follia ma Scary si è dato da fare e il suo spirito guerriero lo ha portato al di sopra delle aspettative di quei fan scettici.

“Terry è stato fantastico”, ha detto Borrego.

“Ha superato le mie aspettative.”

Rozier avrebbe dovuto giocare da playmaker ma la veloce ascesa di Graham ha fatto si che Terry, pur conservando le proprie caratteristiche diventasse un po’ più guardia tiratrice con diverse caratteristiche dei due sovrapponibili in una fusione che ha portato i “Buzz Brothers” a essere una minaccia nel tiro da fuori l’arco ma non solo, anche con la palla in mano per capacità di distribuire assist, cosa che Terry, anche se in forma minore del compagno, continua a fare come una specie di creatore quasi secondario.

“Ovviamente, non sono soddisfatto per il semplice fatto che posso dare un po’ di più”, ha detto Rozier.

“Questa è la cosa buona di me: cercherò sempre di fare meglio”.

Il problema è che la scelta di LaMelo Ball potrebbe scalzare Terry dalla posizione titolare e la sua foto su un noto social che lo ritraeva con le valige in mano ha fatto il giro del mondo e dato da pensare, poiché, avendo appena acquisito un posto da titolare ed avendo giocato una buona annata, perderlo, non sarebbe probabilmente un evento gradito da parte dell’ex Celtics.

Il suo costo e i rumor che lo vedevano al centro di possibili scambi si sono dissipati.

Terry potrebbe partire come secondo playmaker (lasciamo aperta anche una piccola ipotesi che possa partire titolare) per lasciare il ruolo di SG a Graham e Monk.

Il suo tiro da tre punti è stato spesso un’arma importante, partire dalla panchina gli consentirebbe, avendo un buon minutaggio, di essere ancora più letale probabilmente e di subire un minor dispendio energetico che dal mio punto di vista l’aveva penalizzato in fase difensiva lo scorso anno.

La parte più controversa è questa… mi aspettavo di più da lui in fase difensiva ma avendo dovuto fare i conti con il bisogno offensivo della squadra è ampiamente giustificato, piuttosto, la mancanza di cm per difender sul perimetro insieme a Graham, preoccupa, ecco perché LaMelo insieme a “Gamberone” Graham potrebbero essere la soluzione ideale, favorendo anche un Rozier pronto sul cubo del cambio, più fresco e pronto a usare più aggressività in difesa per passare sui blocchi laddove lo scorso anno ebbe qualche problematica.

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Grant Riller

Grant Riller è nato il 08/02/1997.

E’ nato a Orlando ed è fan dei Magic, è alto 191 cm e pesa 86 kg.

Grant è stato scelto al tramonto del Draft, alla posizione numero 56.

La barbuta comboguard ha aiutato negli ultimi anni i Charleston Cougars e con una media di 21,9 punti, 5,3 rimbalzi e 3,9 assist nella sua ultima stagione sotto la guida dell’allenatore Earl Grant è emerso fornendo diverse prestazioni offensive impressionanti contro le difese che cercavano di contenerlo.
Ottimo primo passo, marcatore istintivo con un gioco midrange avanzato e un buonissimo rilascio di tiro, Riller ha portato un pesante fardello offensivo per i Cougars.

Ha svariato su tutto il fronte d’attacco e si è applicato in difesa su giocatori di diversi ruoli. Spingendo la palla in modo aggressivo in transizione e mostrando un po ‘di visione e talento come passatore, ha aiutato la squadra a sviluppare un buon gioco offensivo.

I dubbi sorgono in difesa dove non si è mostrato costante anche se alcune buone giocate atletiche lo hanno messo in luce, sa anticipare o intercettare, subire cariche ma non sempre si è mostrato affidabile mentre va in salto a caccia di palloni vaganti per far partire la transizione e questo fatto gli ha consentito di aver un maggior impatto rispetto alla maggioranza delle guardie a rimbalzo.
Detentore del record del College of Charleston nella sua era NCAA Division I per punti in una singola partita (43).
Secondo miglior marcatore nella storia della scuola (2.474 punti), dietro ad Andrew Goudelock (2.571).
Ha registrato un record di 36 punti contro James Madison, realizzando 6 su 7 da tre punti (30 gennaio).
Le sue migliori armi sono: la versatilità di una comboguard con un impressionante arsenale offensivo, sa gestire la palla bene e crearsi il tiro, esplosività con un primo passo rapido, aggressivo, attacca il canestro e può andare in lunetta.
“Ha sempre avuto la naturale capacità di segnare ma la sua capacità di leggere la partita, la sua regia, la sua capacità di scegliere i suoi punti sono salite di livello”. – Ex assistente allenatore di Charleston Quinton Ferrell.

Se riuscisse a non essere come Troy Daniels, inconsistente in difesa, potrebbe anche ritagliarsi un discreto ruolo come tiratore…

SG

Devonte’ Graham

Graham è il figlio di un’evoluzione che non l’aveva previsto.

L’ex semisconosciuto play avrebbe dovuto al massimo partire dalla panchina ma i processi interni avvenuti a Charlotte l’hanno portato in rampa di lancio.

Andando oltre le aspettative, mettendo su un buon tiro da fuori e smistando precisi palloni si è preso il posto da titolare eclissando un Bacon oggi è finito a Orlando.

Quello che gli viene imputato spesso è che deve un po’ migliorare in penetrazione, probabilmente Borrego chiederà anche questo ma ha mostrato alcuni lampi con giocate acrobatiche in sottomano.

Chiedergli di ripeterle sempre è impossibile, non è facile per un ragazzo con i suoi cm e il suo peso andare a sfidare sotto le plance gli avversari ma se vuole essere uno scorer completo e confonder gli avversari variando più il gioco deve lavorare anche sotto questo aspetto.

“Tae”, oltre che a far piovere bombe da distanze siderali è anche un buon passatore da drive and kick ma se la palla scotta, oltre a Rozier, lo scorso anno si è visto anche lui.

A New York con uno schema simile aveva messo una tripla all’ultimo istante per farci vincer una partita al cardiopalma, qui lo vediamo partire da lontano e guadagnarsi il fallo che ci farà battere i Pacers.

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Malik Monk

Malik è risultato positivo al Covid 19 poco prima della preseason ma dovrebbe essere recuperabile per l’esordio del 23 dicembre.

Il numero 1 degli Hornets stava migliorando sul finire della scorsa stagione – pur rimanendo altalenante – ma essendo stato sospeso per via del controllo antidoping risultato positivo era scomparso dai radar per la conseguente sospensione.

Da lui ci si attende un proseguo dei miglioramenti offensivi in termini di realizzazione e una miglior visione sul passaggio che ha mostrato in alcune occasioni.

Aveva capito come sfruttare meglio la sua aumentata fisicità fiondandosi a canestro dove ha un repertorio di appoggi vasto, elastico con punte di bravura anche temporeggiando in aria o in controtempo, qualità che non molti giocatori hanno.

Deve crescere sul tiro dalla lunga dove è ancora troppo inaffidabile e in difesa dove a volte si fa prendere d’infilata troppo facilmente.

Charlotte ha deciso di tenerlo nonostante il suo nome sia stato fatto da vari siti su rumor per eventuali scambi non andati in porto (vedi New York).

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Caleb Martin

Gli scout dicono dalle origini, che dei due gemelli sia quello con più talento.

Eppure il fratello si era inserito da subito e meglio.

Quello messo in disparte per la prima squadra pur avendo punti nelle mani e discreta difesa si è messo in luce nel finale di stagione.

I tagli che fa sono buoni, in penetrazione deve migliorarsi.

“Sto trovando il modo di dirigere l’attacco trovando canestri qua e là. Non sono statistiche rilevanti perché abbiamo già ragazzi (in squadra) che lo fanno”, ha detto Martin.

Nelle sue ultime due partite, Martin ha realizzato i punteggi più alto della sua carriera con 19 pt. a Miami e 23 punti ad Atlanta.

Atletismo (sottovalutato dai più) e velocità ci sono come la voglia di far bene su ambo i lati del campo.

Ha messo in mostra un buon tiro da fuori con uno strano scatto delle gambe ma la cosa funziona e la dimensione perimetrale se dovesse essere confermata con buone percentuali lo porterebbe a mettere un po’ in difficoltà Borrego che potrebbe ritenerlo più utile di Bridges.

All’occorrenza non ha paura di buttarsi dentro e l’impegno difensivo c’è, stesso sangue del fratello ma a volte è eccessivo.

Sa prender lo sfondamento ma la sua gioventù lo porta a eccessi come il fallo su Hunter che ha portato ai liberi che hanno deciso a nostro sfavore la partita con Atlanta.

Al momento sembrerebbe esser perfetto dalla panchina per mettere in difficoltà a uomo o con zone varie gli avversari, sia da portatore di pressing sulla palla che lontano dalla stessa ma anche per lui il minutaggio si ridurrà.

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Nate Darling

196 cm per 91 kg, la shooting guard canadese è nata il 30 agosto 1998.

Un bel tiratore da fuori, indubbiamente, il che avrà ingolosito gli Hornets e un Borrego alla ricerca di un gioco che abbia sfoghi sul perimetro per colpire in pieno stile NBA moderna.

Un’altra caratteristica che avrebbe potuto attirare l’attenzione di Charlotte su di lui è che sa giocare bene i pick and roll, opzione spesso utilizzata per prendere vantaggi dai possibili sviluppi dell’azione.

Con 21 punti, 3,9 rimbalzi e 2,8 assist di media a partita, il prodotto di Delaware ha deciso di rendersi eleggibile per il Draft ma anche se è andato undrafted, le sue abilità gli hanno consentito di rientrare dalla porta di servizio.

Certamente, per la particolarità del contratto, se non sarà convertito, Nate, giocherà per la maggior parte del tempo con i Greensboro Swarm, la squadra affiliata a Charlotte nella lega di sviluppo NBA.

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Keandre Cook

L’ex guardia di Missouri State, Keandre Cook (196 cm per 84 kg) ha twittato di aver firmato con i Charlotte Hornets.

Il suo sarà un Exhibit 10 day contract. Una delle parti più attraenti del gioco di Cook per gli scout NBA era la sua lunghezza per una guardia e la sua capacità di abbattere i 3 punti.
Cook, alto 195 cm, dice di essere bravo a colpire con i suoi open, mentre il suo allenatore ha elogiato la sua capacità di prendere e tirare.
Ha visto un miglioramento nel suo tiro esterno mentre tirava dal 37,2% nel suo anno da junior a un ottimo 42,3% nell’ultimo anno mentre aumentava anche i tiri presi da fuori.
La migliore prestazione di Cook dall’esterno dell’arco è arrivata durante la seconda partita della stagione 2019-20 quando è andato 6/7 da fuori contro l’Alabama State. Ha concluso la partita con 31 punti, massimo in carriera mentre la sua media è di 13,9 pt.

SF

Gordon Hayward

Per molti fan è già un rapporto di amore e odio quello non ancora cominciato con il sosia di Adam Levine.

Probabilmente nessuno avrebbe avuto da obiettare se il suo prezzo finale per i quattro anni fosse stato sui 100 milioni, cifra che a quanto pare Indiana e altre squadre sarebbero state pronte a garantirgli assumendosi il rischio infortuno grazie a un roster più coperto del nostro.

I punti cardine a sfavore di Hayward sono 4; 1) la possibilità che si infortuni avendo già avuto un grave infortunio in precedenza (caviglia) più altri, anche recenti, 2) L’alto costo del suo ingaggio, 3) Il fatto che in caso di infortunio la squadra sarebbe costretta a privarsi di un investimento “sostanzioso”, 4) Il taglio di Batum per far spazio ad Hayward nel salary cap, il quale costerà a Charlotte sui 9 milioni l’anno per 3 anni di dead cap.

A parte il punto 3 che comunque rimane un’opzione che ipoteticamente potrebbe interessare qualsiasi giocatore anche se molti pensano che Hayward corra maggior rischi di infortunio, sono tutti fattori non cestistici.

I punti a favore sono molteplici: E’ un buon realizzatore, ha buone medie, può segnare in diversi modi differenti anche senza bisogno di aiuto, il che sbloccherebbe alcuni attacchi stagnanti di Charlotte, può essere un passatore secondario e gestire la palla, non è un difensore spettacolare ma abbastanza solido su tutto il fronte, nei pick and roll e il fatto di essere uno dei ragazzi al centro del progetto (vedi la telefonata personale di MJ), potrebbe stimolarlo a rendere di più.

In ultimo, pur avendo soltanto 30 anni, porterebbe in dote la sua esperienza maturata in 10 anni nella lega più difficile del pianeta e per una squadra giovane questo fattore potrebbe rivelarsi decisivo per tener testa in alcune partite.

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Miles Bridges

Indubbiamente il suo percorso di crescita e apprendimento non è completato.

Qualche exploit, qualche giocata di potenza alla Harold Miner, rare perle che illuminano gli occhi che non bastano a chiuderli sui suoi difetti: tiro da tre per la NBA con percentuali troppo basse, attacco al ferro ancora lento, posizioni difensive rivedibili, ecc..

Quest’anno sarà retrocesso in panca per l’arrivo di Hayward.

Non è detto che sia un male per gli Hornets poiché i suoi minuti potrebbero essere giocati di fronte a giocatori meno validi e mettere così in risalto le qualità positive di Miles che ha dovuto subito confrontarsi con i titolari avversari.

Avrà tempo per crescere con calma.

Le mie incertezze sul suo potenziale permangono ma per la nostra panchina potrebbe essere un upgrade se integrato con altri giocatori dalle caratteristiche opposte.

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Cody Martin

L’arrivo di Hayward e Ball nel settore esterni potrebbero penalizzare il piano di crescita di Cody Martin.

Mi dispiacerebbe abbastanza perché all’occasione si è rivelato un combattente, molto utile sul piano difensivo.

Sveglio, agile, scattante e veloce, porta il suo vissuto difficile fuori dal parquet tramutando in carica agonistica la rabbia e le paure di quando il KKK incendiò il prato della sua famiglia o tentarono d’investir lui e suo fratello.

Jenny Bennett diceva ai suoi figli che una volta che inizi qualcosa, devi finire.

Siamo sicuri che Cody Martin proverà a meritarsi il suo spazio nonostante l’aumentata competitività del roster.

Coprirsi le spalle con suo fratello nella vita reale è stata la lezione iniziale per credere nel lavoro di squadra.
Cody non ha un fisico super massiccio ma sa come mettere pressione a un attaccante e l’anno scorso fu prezioso per compensare i difetti di una difesa mediamente troppo attendista.

Discreta visione di gioco e buona propensione a innescare i compagni.

In difesa deve ancora inserirsi meglio a livello tattico ma la fiducia dimostrata da Borrego quando è mancato l’highlander Rozier, inserendolo in quintetto, potrebbe dargli altre occasioni, in fondo il ragazzo è resiliente.

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Xavier Sneed

Il 23 novembre Charlotte ha raggiunto un accordo con l’ex ala di Kansas State, Xavier Sneed (fonte: Chris Haynes di Yahoo Sports), free agent, andato undrafted.

Nato in Alabama il 21 dicembre 1997 è alto 196 cm, pesa 97 kg e ha una sorella di nome Ania.

Non ci sono ancora dettagli dell’accordo, si presume che sia uno di quei contratti “esibizione da 10 giorni” per esser mandato eventualmente ai Greensboro Swarm.
Sneed ama tirare, specialmente da fuori ma la sua media è stata soltanto del 33,4%.

10,7 pt. di media in carriera.
La sua forma di tiro è un po’ pittoresca ma è stato uno dei migliori alle Shooting Drills della G League, equivalenti della Combine.

Il giocatore è anche valido sotto l’aspetto difensivo e a rimbalzo.

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Kahlil Whitney

Ala piccola nata l’08/01/2001 è stato aggiunto momentaneamente al roster dei Calabroni con un Exhibit 10 day contract.

198 cm per 95 kg, il giocatore nato a Chicago ha giocato per i Wildcats prima di dichiararsi eleggibile per il Draft ma le sue speranze sono andate disattese.

A offrirgli una piccola possibilità, rientrando dalla finestra, è stata Charlotte.

Statistiche non eccezionali con 3,3 punti e 1,7 rimbalzi di media per lui lo scorso anno ottenute in 12,8 minuti di media d’impiego.

PF

P.J. Washington

P.J. Washington è lo strano caso di un rookie che si è immediatamente trovato ad aver spazio in quintetto a inizio della passata stagione a causa di un reparto molto depotenziato rispetto al passato ma anche per meriti personali poiché ha mostrato buone cose in preseason.

L’esordio contro Chicago, infatti, è stato con il botto e sono piovute triple importantissime dall’ala per vincere il match.

Durante la stagione ha alternato però le classiche prove molto positive ad altre negative che un rookie mette sul piatto e gli devono esser concesse.

L’esperienza sarà fondamentale per determinare che tipo di giocatore diverrà in futuro P.J..

Sul lato difensivo non è irreprensibile ma a volte la cosa è anche dovuta a posizioni che flottano dal post basso all’esterno per il sistema di gioco che in quel momento vuole coach Borrego.

Un po’ lento, ingenuo talvolta se non passabile troppo facilmente dall’attaccante quando lo punta, ha bisogno di smaliziarsi e di trovare la sua dimensione in un sistema difensivo che si basa spesso su cambi dovuti ai pick and roll delle altre squadre o su coperture a zona quando si smette, anche momentaneamente, di giocare a uomo ma ha avuto anche momenti di ottima difesa che farebbero vedere delle interessanti possibilità per lui di diventare un mastino più convincente.

Sul lato offensivo mostra una discreta varietà di soluzioni tecniche per colpir in attacco che vanno dal semigancio, all’appoggio, all’entrata molto decisa se ha spazio, iniziando a infilarsi con tempismo sui pick and roll a lui forniti.

L’arma del tiro da fuori è discreta, a volte non gli entra molto nella singola partita ma va a mini strisce, se si infiamma è capace di mettere due triple nel giro di pochi secondi con nonchalance,

12,2 punti di media (7 volte con punti pari ai 20 o superiori con il top contro Chicago all’esordio con 27 seguito da una gara contro Detroit il 29 novembre a 26) sono buoni indicatori per un rookie che sta avendo spazio per maturare.

La coordinazione c’è, l’agilità e la reattività difensiva dal mio punto di vista debbono sicuramente migliorare per poterne fare un giocatore più completo ma non ha grandi oppositori interni nel ruolo anche se McDaniels inizia a essere un giocatore interessante ma meno dotato fisicamente e atipico per ricoprire il ruolo di PF.

Buon minutaggio (30,3 a gara di media), deve avere più attenzione e cattiveria agonistica durante le fasi della partita.

Dal mio punto di vista tende un po’ a perdersi per brevi periodi.

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Jalen McDaniels

Scelto alla posizione n° 52 la forward di 208 cm per 93 kg non ha avuto spazio nella prima parte di stagione ma quando è giunto il suo momento ha dimostrato di valer più della posizione nella quale gli Hornets l’hanno prelevato.

Ala molto atletica ed esuberante anche se non dal fisico colossale, è una piacevole scoperta lanciata da Borrego all’interno della sua green line grazie anche alla cessione di Marvin Williams.

Era uno dei primi giocatori a uscire dalla panchina grazie alle sue doti di tempismo ed esplosività, il limite è l’eccesso di agonismo in qualche occasione su close-out e difese che sono utilizzate da qualche volpone della NBA per procurarsi il contatto a proprio favore.

Aveva un 7 sulla scheda Draft per quanto concerne la capacità difensiva ma Kupchak l’ha preso dicendo che da lui si sarebbero aspettati di vederlo crescere, magari prima a Greensboro.

Incosciente in attacco, può catturare rimbalzi e portare imprevedibili incursioni per le difese avversarie come colpire da fuori (Borrego gli ha chiesto questo e lui l’aveva fatto molto bene all’inizio poi ha perso un po’ la mano).

La sua valutazione più bassa al Draft riguardava la resistenza, una sufficienza che non intacca però il suo gioco a Charlotte visto che i minuti a lui concessi non sono tantissimi ma come PF pura non sembra esserci concorrenza alle spalle di P.J. per cui dovrebbe avere ancora la possibilità di aver un giusto minutaggio.

“Assorbe informazioni e vuole informazioni”, ha detto Borrego. “Non ti sta solo ascoltando, lo sta afferrando. Ci sta pensando. Il più delle volte, non commette più questo errore e se non lo fa (afferrare qualcosa), chiede una seconda volta o una terza volta, inoltre svolge il suo ruolo. Quando dici a un giocatore: “Questo è il tuo ruolo” e lo fa, è accattivante. Non sta cercando di essere qualcosa che non è o qualcosa di cui non abbiamo bisogno in questo momento.”

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Javin DeLaurier

L’ala/centro numero 12 ed ex capitano di Duke (4 anni), nato in Virginia, ha firmato un Exhibit 10 day contract con Charlotte.

DeLaurier è alto 208 cm e pesa 107 kg.

Ha fatto segnare una media di 3,5 punti e 3,5 rimbalzi in 13,2 minuti durante la sua stagione da senior mentre la media in carriera è di 3,4 punti.

Pessimo tiratore di liberi, buone le percentuali dal campo.

Abbiamo chiesto a Riccardo Pratesi della Gazzetta dello Sport che ne pensa.

“Javin ha un gran motore, grande atleta. Prova a difendere forte ma non ha mezzo movimento, non ha mai imparato a giocare a basket. A Duke ha giocato 4 stagioni e nelle ultime due con buoni minuti ma senza riuscire a fare il salto di qualità. Un bravo ragazzo… un Lance Thomas più atletico con meno tiro”.

C

Cody Zeller

Zeller è un onesto lavoratore, un lottatore ma i suoi infortuni in passato e la sua costruzione fisica l’hanno limitato negli ultimi anni.

Non è più quel giocatore agile che riesce a tenere i piedi “vivi”, in movimento in difesa e finisce troppo spesso per soffrire sia i lunghi opposti o i piccoli più veloci di lui che una volta metteva in difficoltà.

E’ opinione comune che sia lui l’anello debole dello starting five.

D’altro canto il Cody nazionale è al suo ultimo anno e avrà ancora una possibilità per cercare di dimostrare di meritarsi il posto da starter che non sembrerebbe per ora essere intaccato da Biyombo o dai nuovi arrivi al Draft.

Non ha tiro da fuori e questo per Borrego è un piccolo problema: non avere un centro moderno titolare porta un piccolo handicap nel gioco.

Difficile da fermare sulle incursioni con spazi aperti o sui tagli con palla dentro (epicamente unstoppable le sue dunk in corsa), blocchi precisi con ottimo angolo per i compagni sono i motivi per i quali Cody partirà probabilmente da titolare.

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Vernon Carey Jr.

Alla posizione numero 32 del recente Draft gli Hornets sono andati su un centro proveniente da Duke.

Nato il 25 febbraio 2001 a Miami, è un lungo di 208 cm per 122 kg.

Vernon Carey Jr. (n° 22) è un centro mancino fisico che è emerso come uno dei giocatori interni più imponenti dell’ACC.

Un atleta imponente che battaglia con energia e fisicità.

La NBA è anche questo e per fare il salto di qualità, l’ex Duke dovrà riuscire a competere con fisici altrettanto massicci.
Se al college, come molti giocatori che si avvantaggiano grazie al fisico, poteva sfruttarlo per uno contro uno, adesso deve dimostrare di poter compiere il salto di qualità anche se il giocatore, sotto l’egida di coach K. Ha mostrato di trovare modalità per metter la palla nel cesto.

Riesce a trovare il contatto finendo per segnare grazie alla sua coordinazione superiore rispetto a un centro normodotato.
Charlotte cercava un difensore fisico e Carey a Duke lo era mentre cercava di fermare i big man avversari che si aggiravano vicino canestro.

Ha concesso 0,672 punti per post sul possesso.
Non veloce nel leggere alcuni situazioni difensive ma ha avuto alcune buone giocate istintive.
Lo scorso anno ha fatto registrare una media di 17,8 punti, 8,8 rimbalzi e 1,58 blocchi.
Ha fatto registrare 10 partite con almeno 20 punti e 10 rimbalzi.
I suoi punti di forza sono: presenza fisicamente imponente in vernice, piuttosto agile per le sue dimensioni, buono skill di mosse in post e potenziale come tiratore perimetrale.
Il padre, Vernon Sr., ha giocato otto stagioni NFL con i Miami Dolphins.

Chiedendo un parere a Riccadro Pratesi (tifoso di Duke) della Gazzetta dello Sport mi conferma che Carey sia un super realizzatore, un giocatore old school con ottimi movimenti spalle a canestro che un tempo avrebbe potuto essere un fenomeno (in un altro tipo di basket).

Reduce da una grande stagione al college, a Durham, mancino.

Ha mostrato lampi da passatore e margini da tiratore, il problema è difensivo.

Lento con i piedi soprattutto sul perimetro.

Insomma, nonostante qualche lacuna, ora l’attendiamo – spazio concesso da Borrego permettendo – con curiosità per mostrarci di non essere un bluff e darci delle soddisfazioni.

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Bismack Biyombo

“Pronto? Pizzeria Biz? Vorrei sapere quando arriverà quella pizza Bismack ordinata un’ora fa”…

“Sì, guardi, il nostro pizzaiolo Bismack la sta infornando nel forno a legna con le sue mani proprio ora”…

Già… perché il punto debole di Biz è avere due mani come una pala per infornare pizze.

Mani non eccessivamente educate, delicate al tiro che lo limitano quasi esclusivamente a essere considerato un giocatore difensivo.

Il problema è che anche lui – più corpulento di Zeller – non è velocissimo negli spostamenti con i piedi e sul primo passo dell’attaccante ma la fisicità, un certo tempismo, l’atletismo e la lunghezza a volte gli permettono di recuperare e piazzare qualche stoppata in più oltre a quelle che effettua da sentinella nei pressi dell’area.

Con lui teoricamente Borrego potrebbe rinunciare a una zona match-up perché copre meglio la zona dell’anello e non è costretto a uscire sul perimetro dove diventa battibile preso in velocità.

Le stoppate non sono numericamente, dal mio punto di vista, quelle che mi aspettavo però la sua presenza serve un po’ a intorbidire le acque, far girare più alla larga gli incursori e a far modificar qualche tiro al penetratore di turno.

A livello offensivo, salvo qualche episodica azione, non si registrano miglioramenti costanti in ball-handling, i suoi punti di rottura in genere non incidono molto su un singolo match.

Almeno non eccede nelle soluzioni personali conoscendo i suoi limiti che, fisicamente si tramutano in un tiro o un appoggio da sotto non avendo un range immenso di tiro.

Ha voluto rimanere decurtandosi lo stipendio a livelli minimi perché voleva vedere che sarebbe successo con i giovani

Noi ci auguriamo che possa vedere il successo di questi giovani mentre lui agirà, grazie al suo carisma (dietro le quinte) come mentore per Monk e gli altri freschi ventenni.

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Nick Richards

Il centro di Kentucky nato il 29/11/1997 è arrivato agli Charlotte Hornets via scambio per una scelta al secondo giro del Draft 2024.
Nato in Giamaica a Kingston, vanta 211 cm per 112 kg ed è stato scelto alla posizione n° 42 del fresco draft.

Richards (n° 14) è emerso avendo anche la fortuna di giocare come matricola sotto la guida dell’allenatore John Calipari.

Ha trascorso la sua seconda stagione uscendo dalla panchina segnando una media di 4 punti e 3,3 rimbalzi a partita.
Fisico poderoso, buona esplosività e mobilità.
Richards ha un discreto gancio, è un rimbalzista di grande impatto e nelle ultime stagioni è riuscito a usare meglio il suo fisico per aumentare le percentuali vicino canestro anche se è un po’ altalenante.
Deve sicuramente migliorare difensivamente ma mostra buone doti nel difender l’anello ed è veloce e mobile nel movimento.
Molto aggressivo nell’inseguire i blocchi, ha mostrato più tempismo e capacità di usare la verticalità durante l’ultima stagione.

Le sue basi sono ancora in work in progress, ma è sorprendente la sua capacità difensiva di scivolare e costringere gli avversari a faticare per batterlo.

Detiene il terzo posto a Kentucky per FG% in carriera: 62,8.
A Charlotte potrebbe far comodo (sempre non passi plausibilmente più tempo in G League per migliorarsi) perché è un lungo alto, atletico e dalla mentalità difensiva, è molto vivace sotto le plance su entrambe le estremità, imposta schermi efficaci e rolla validamente verso l’anello.
Ama il calcio e dice che Cristiano Ronaldo è il suo atleta preferito.
“Ognuno ha la propria storia” è la citazione iniziale di una frase di Richards e allora come si usava dire una volta, auguriamoci che il matrimonio tra lui e Charlotte sia una “bella storia”…

Previsioni

Riguardo una previsione numerica sul record finale è difficile sbilanciarsi e non per fattori interni ma piuttosto esterni: alcune squadre a Est hanno acquisito (Atlanta e Washington) elementi importanti per cercare di migliorare la loro posizione in classifica, altre li hanno tirati fuori dalla naftalina (vedi Brooklyn con Durant) mentre altre ¾ squadre al top dell’Est rimangono fuori portata anche se Boston, ad esempio, con i problemi al ginocchio a lungo termine di Walker e la perdita di Hayward, oppure Toronto con la perdita di Ibaka e la “trasferta” in Florida, potrebbero essere meno performanti come lo scorso anno.

Per il primo anno non voglio fare previsioni, vorrei vedere uno sviluppo del gioco e dei giocatori ancor prima dei pur importantissimi risultati.

Sarebbe comunque piuttosto strano non migliorare la percentuale dello scorso anno (23-42) benché il limite di questa squadra, oltre a quello tecnico, sia principalmente l’esperienza.

Lasciando opinione ad alcuni siti:

Hoopshabit.com: 12^ a Est (26 W)

Basket Inside.com: 12^ a Est

Bleacherreport.com: 12^ a Est

Sportsnaut.com: 12^ a Est

Thelines.com: 11^ a Est

USAToday.com: 10^ a Est

NBA.com: 9^ a Est

NBCsports.com: 9^ a Est

In ultimo aggiungo la previsione contenuta nel pezzo di The Shot dell’amico Filippo Barresi:

https://www.the-shot.it/2020/12/04/preview-hornets-20-21-continuare-a-crescere/?fbclid=IwAR2NJVqRKzDPct6mr4HB-qO4CczfI-jLGsz9DDk06l3Rtvu2VoM0zloMABQ

Anche se dovessimo arrivare in un range tra la dodicesima e la nona posizione a Est non sarebbe un dramma se la squadra salisse di livello per il futuro passo decisivo ma queste previsioni sono una sfida, quindi:

“Cara Charlotte, la sfida è lanciata, le Cassandre ancor si odono, ora tocca a voi squarciare quel velo opaco di sfiducia degli analisti, per una volta ho fiducia”.

New Charlotte Hornets uniforms with a mint flavor and Westbrook to the future?

La società, mentre segretamente disegna strade, dipinge alternative (Borrego naturalmente dice che vorrebbe un giocatore in grado di imparare rapidamente gli schemi) e diffonde machiavelliche strategie (nelle ultime ore si è diffuso un rumors secondo il quale la società vorrebbe portare Westbrook nella Queen City ma la cosa avrebbe un senso soltanto con la certezza di avere Wiseman o in alternativa Okongwu al Draft nel caso in cui non vi fosse più Edwards, che a mio avviso, se scendesse alla 3, sarebbe il miglior attuale prospetto disponibile che è ciò che la società ha dichiarato di volere) nella speranza di firmare il giocatore desiderato (tenendoci naturalmente) in trepidante attesa, ha presentato ieri, 11 novembre (single day) una delle nuove divise che sarà indossata per la prossima stagione.

Westbrook guardia che compie proprio oggi 32 anni, l’anno prossimo guadagnerà 41,3 milioni e non è in scadenza di contratto.

Lui, come altri compagni ai Rockets, non è contento della situazione e in più “soffre” la presenza di Harden, così con i Rockets in ricostruzione totale non è difficile ipotizzare che il mal di pancia lo porti lontano dal Texas.

Russell vorrebbe tornare a essere il leader della franchigia e a portare azioni offensive a ripetizione sentendosi libero di farlo.

Uno scorer a Charlotte servirebbe come il pane (penultimi lo scorso anno) ma per il sistema di gioco di Borrego e gli equilibri della squadra in termini di crescita di ragazzi giovani da far giocare responsabilizzandoli e maturandoli attraverso i possessi, difficile credere sia il profilo adatto.

Probabilmente, nonostante Charlotte sarà una delle squadre sul mercato a potersi permettere di spender di più, dal mio punto di vista sembrerebbe più un’azione diversiva (per problemi salariali, probabile sforamento del salary cap o tecnico tattici, sorvolando sui ventilati problemi di spogliatoio) o al massimo uno sforzo per mostrare ad altri team, prendendolo, che Charlotte è tornata davvero, certo… i tre anni di contratto se non dovesse funzionare potrebero pesare anche se un giocatore del genere avrebbe più mercato di un certo tizio francese ormai fossilizzato in North Carolina che dovrebbe fare un gesto nobile e liberare spazio salariale ma dato che quei soldi non li vedrà mai più, al 99,9% è chiaro sceglierà di rimaner con gli Hornets anche per il prossimo anno, l’ultimo finalmente.

Tutto è legato al Draft, se prendessimo uno scorer esterno probabilmente la voce cadrebbe rapidamente nel dimenticatoio, altrimenti per qualche giorno, salvo forti inserimenti di altri team su quella che pare ormai una ex stella di Houston (in ricostruzione), si potrebbe speculare ancora per qualche giorno.

Lasciamo da parte per qualche giorno le notizie di mercato e passiamo al concreto:

“L’uniforme City Edition è progettata per celebrare un aspetto dell’orgoglio locale e siamo lieti di rendere omaggio alla reputazione di Charlotte come faro di speranza che risale a più di due secoli” ha detto in una dichiarazione il presidente degli Hornets Fred Whitfield.

La City Edition Uniform è davvero singolare.

All’apparenza potrebbe sembrare quel turchese che ha sostituito il tradizionale teal negli ultimi anni, invece, il colore utilizzato è il (verde) menta.

Una scelta “ga tooru”, à la page, insomma, alla moda per un colore fresco che ha trovato negli ultimi anni più consenso nel pur futile mondo della moda.

Personalmente nel complesso, per quanto linearmente “semplice”, la divisa mi ha stupito ed è più interessante rispetto alle prime due presentate.

La luminescenza del colore e la sua chiarezza ben contrastano con l’abbinata di colori secondari oro e granito, un nero meno saturo che si sposa particolarmente bene con i colori circostanti per unire, bordare e decorare una divisa che con questi due colori passa in versione Deluxe.

Le strisce a intermittenza (increspate come il bordo di una moneta, come hanno scritto nell’originale versione in inglese) regalano un particolareggiamento innovativo nel dettaglio.

L’uniforme, secondo la società, si ispira a particolarità di Charlotte nella storia come il granito che sarebbe la roccia dello Stato mentre l’oro deriverebbe da un retaggio del 1800.

La (Carolina) Gold Rush, prima corsa all’oro negli Stati Uniti dopo il ritrovo di una pepita d’oro (1799) di 7,7 kg da parte di un ragazzo di 12 anni di nome Conrad Reed mentre giocava.

La pepita fu usata come fermaporte dal padre che non capendone il valore un giorno la vendette a un esperto del settore per un valore molto più basso di quello reale.

Il colore di fondo gioca sul fatto che mint in inglese voglia dire menta ma anche zecca, il che ricorda e celebra quando la N.C. venne dotata di un luogo per coniare l’oro che i locali trasportavano – con qualche rischio – in polvere per esser sciolto e coniato a Philadelphia.

Le autorità centrali concessero una zecca locale dopo alcune indagini che vedevano gli indigeni coniare per conto proprio e con probabile meno precisione, la moneta.

The U.S. Mint building depicted on a 1936 postcard, or the same year the structure became the Mint Museum of Art. It’s now known as the Mint Museum Randolph. (Foto from: Mint Museum)

La scritta che ha preso piede negli ultimi anni “Buzz City” compare ben visibile sul petto con grafica e font che rimangono quelli visti negli ultimi anni.

Il pantaloncino segue molto bene la canotta con il Calabrone secondario oro che a seconda della luce regala (sembrerebbe da foto) languide sfumature arancio.

La City Edition sostituirà la precedente nera della scorsa annata.
Progettata in collaborazione con il marchio Nike / Jordan e il Global Merchandising Group della NBA, il logo del Jordan Brand continua a campeggiare su tutte le maglie degli Hornets.
Questa variante di uniforme dovrebbe essere disponibile al dettaglio negli Stati Uniti (almeno) il tre dicembre.

Il Punto @ 17 (2018/19)

Premessa a lungo termine
 
Incastrati da una situazione pregressa, gli Hornets in estate cedevano immediatamente Dwight Howard in cambio di Timofey Mozgov.
Una trade da brividi motivata dal fatto di dover abbassare il monte ingaggi prossimo a superare la luxury tax visto che al momento la squadra non ha ambizioni per l’anello.
In una multitrade a tre con Bulls e Magic poi Mozgov finirà a Orlando da dove arriverà invece Biyombo, altro centro dallo stipendio comunque alto come i primi due.
Partiva così in salita la stagione degli Hornets che per il resto puntellavano il roster solo con piccoli aggiustamenti con la punta di diamante Tony Parker da San Antonio a dare finalmente un buon backup per Kemba come playmaker.
Dopo aver sondato vari candidati tra i quali anche l’italiano Ettore Messina, Kupchak, nuovo GM, sceglieva quello che diverrà il primo allenatore ispano-americano della NBA, ovvero James Borrego, il quale a colloquio con Mitch, oltre a convincerlo con le proprie credenziali pop-antoniane avrà dovuto sicuramente esser accondiscendente all’ipotesi prospettata dall’erede di Cho, cioè quella di non riuscire a ripulire l’alveo di quel fiume esondato sotto il crollo del monte ingaggi che ha finito per intasare il cap.
Con due stagioni mediocri e giocatori in involuzione, al nuovo coach non restava che inventarsi qualcosa, confidando anche nell’apporto dei giovani, in particolar modo del rookie Miles Bridges e del sophemore Malik Monk e partire per vedere che sarebbe accaduto in stagione perché nel caso in cui fossimo messi male a metà stagione avrebbero potuto trovar posto le speculazioni sullo smembramento del team durane la sessione invernale viste le scadenze di Kaminsky, Lamb e Walker che avrebbero potuto abbattere l’indistruttibile castello del monte salari.
La squadra però, a parte le partite in trasferta a Chicago e Cleveland perse malamente, ha sempre dimostrato di potersela giocare anche se magari risultando perdente sul filo, in qualche caso danneggiata pesantemente da grossi “errori” arbitrali.
Negli ultimi giorni si è diffusa la voce che gli Hornets starebbero chiedendo informazioni ai Wizards per attuare uno scambio che li porti alla SG Beal visto che la squadra della capitale è in disfacimento.
Non è certamente detto che il giocatore arrivi ma questo dimostra che MJ e Kupchak, pur in una situazione simile a quella dello scorso anno vogliono tentare di giungere ai playoffs e non di tankare in pieno spirito sportivo.

Da Rotoworld, una ricostruzione del roster diviso per ruolo e relative gerarchie, anche se qualche giocatore è intercambiabile almeno in un paio di ruoli.

 
 
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
In preseason Charlotte dimostrava di poter competer contro le altre squadre ma per aver test più affidabili bisognava aspettare la gara d’esordio, giocata sul magnifico parquet vintage di metà anni ’90 contro i Bucks.
Charlotte cedeva contro una delle attuali principali forze della Eastern Conference di solo un punto con l’errore di Walker da sotto e la tripla di Batum sulla sirena mancata che avrebbero potuto dare una svolta diversa all’inizio degli Hornets che rivedevano così gli antichi fantasmi della sconfitta nelle punto a punto.
Charlotte si trasferiva quindi in Florida per due trasferte, la prima morbida a Orlando, la seconda a Miami.
A Orlando non c’era storia a Miami dopo aver dominato nel primo tempo i teal & purple si facevano risucchiare nel finale vincendo solo nel secondo finale quando Walker questa volta trovando il contatto portava sul +1 dalla lunetta i Calabroni per poi sbagliare intenzionalmente il secondo non dando più tempo agli Heat per un tentativo beffa.
A Toronto Charlotte franava mentre a Chicago arrivava una sconfitta incassata nella stessa modalità W a Miami, solo che era LaVine dalla lunetta a punirci nel finale per un fallo di Monk intervenuto in seconda battuta.
La rivincita con i Bulls arrivava dopo due giorni a campi invertiti ed era tutta una sinfonia Hornets, musica che s’interrompeva ancora a Philadelphia per un altro fall short (103-105).
Charlotte tornava a vincere in casa contro gli Heat nella prima di 4 gare consecutive casalinghe, perdeva contro OKC dopo esser stata sul +19 nel terzo quarto, asfaltava una Cleveland sbrindellata dal vuoto lasciato da James e chiudeva il ciclo travolgendo Atlanta nel secondo tempo dopo una partita un po’ allegra…
La squadra di Jordan però si affacciava a un ciclo di tre trasferte consecutive perdendo di un solo punto al supplementare contro Philadelphia dopo aver incassato il 117 pari nel finale dell’ultimo quarto con una tripla di Embiid che commetteva infrazione di passi per ben due volte.
Gli arbitri non la vedevano e all’OT la spuntava Phila anche perché Zeller e Bacon finivano scientificamente out e Embiid dalla lunetta continuava il suo show favorito dagli arbitri. 132-133…
A Detroit in una partita serale gli Hornets disputavano una partita gagliarda dal punto di vista fisico costringendo i Pistons a sparare a salve da fuori vincendo in maniera lineare.
Ci si sarebbe aspettati di passare a Cleveland priva di Love e altri giocatori ma la difesa faceva acqua dall’inizio e non si rientrava più in gara perdendo malamente.
L’occasione di riscatto arrivava contro Philadelphia in casa nella notte nella quale erano onorati i 10 giocatori all-time più votati dai tifosi.
Nell’intervallo scendevano sul parquet: Muggsy Bogues, Baron Davis, Dell Curry, Kendall Gill, Alonzo Mourning e mentre Gerald Wallace dato per presente era fermato da lutto della madre (condoglianze), Al Jefferson era in Cina e LJ assente (foto di gennaio).
Sul campo esplodeva letteralmente Walker con 60 punti ma si perdeva sulla sirena per colpa di una tripla di Butler ma soprattutto di un arbitraggio assurdo che dimenticava uno dei tre tiri di Walker in lunetta nei regolamentari, assegnava uno scontro Simmons/Williams come fallo alla nostra PF che veniva espulsa e subivamo due liberi…
Amareggiato Kemba dopo un paio di giorni provava a ripartire da dove era rimasto e ci riusciva segnando 43 punti (21 nell’ultimo quarto) trascinando la squadra al recupero da -10 vincendo la partita quasi da solo (Parker spalla decisiva) e allontanando lo spettro di quei finali ravvicinati sempre così malauguratamente tristi e uguali.
Nell’ultima gara presa in esame Kemba si sedeva in panchina nell’ultimo quarto poiché la squadra risolveva la pratica Indiana già nel terzo finendo con il tirare oltre il 62% da fuori a fine partita…
Walker segnerà 16 punti con 11 assist.
9-8 dopo 17 partite, nonostante qualche amarezza una classifica più rosea delle previsioni catastrofiche dell’estate grazie alle ultime due convincenti vittorie su Boston e Indiana.

Charlotte si trova attualmente al sesto posto nella Eastern Conference e al comando della propria Division con mezza partita di vantaggio su Orlando, altra mezza sorpresa d’inizio stagione.

 
 
 
 
Prossime partite
 
Gli Hornets riprenderanno la corsa verso i playoffs il 23 novembre a Oklahoma City e il 25 saranno di scena ad Atlanta in una trasferta potenzialmente più morbida.
Gara 20 vedrà la rivincita tra Hornets e Bucks dopo la delusione della sconfitta all’esordio. Sarà ancora lo Spectrum Center ad accoglier le due squadre così come accoglierà in fila Hawks, Jazz e Pelicans, questi ultimi nella prima partita dicembrina il 2.
Minnesota fuori casa e Denver in casa continueranno ad esser sfide contro squadra a Ovest poi al Madison Square Garden gli Hornets affronteranno gli arancio-blu di Spike Lee, amico personale del presidente degli Hornets MJ.
Dopo New York Charlotte affronterà un ciclo importante di sfide casalinghe che andrà dal 12 al 21 dicembre.
Gara 27 nella notte di Santa Lucia (il 13 alla 01:00 in Italia) Charlotte vedrà le candele dei Pistons scintillare in uno scontro importante, poi ci saranno New York, i L.A. Lakers di James, Cleveland e ancora Detroit che aprirà e chiuderà questo mini-ciclo di partite nella Queen City.
Boston (il 23, ultima gara prima di Natale) e Brooklyn (a S. Stefano) saranno due trasferte che interromperanno le gare casalinghe ma la 34^ giornata vedrà Charlotte ancora in casa nella Buzz City ad affrontare nuovamente Brooklyn.
11 gare casalinghe e 6 in trasferta.
Per Charlotte, se riuscisse a ottenere almeno il numero di vittorie delle partite da disputar in casa, vorrebbe dire dare una piccola svolta alla stagione portandosi ipoteticamente sul 20-14…
Le doppie sfide con New York, Atlanta, Brooklyn e Detroit, tutte squadre dell’Est, saranno molto importanti per Charlotte che attualmente, nonostante gli infortuni di MKG e Willy Hernangomez (probabile il suo rientro stasera a OKC mentre MKG sarà ancora out) gode di un buon momento di forma.
 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Anche se non amo i paragoni, iniziare a vedere la differenza sostanziale tra il gioco che Clifford proponeva ultimamente e quello sviluppato da Borrego potrebbe essere già una prima chiave psicologica per capire il perché una squadra data da tutti gli analisti come destinata ai bassifondi di classifica in realtà stia andando meglio del previsto.
Clifford negli ultimi anni predicava la difesa a oltranza.
E’ vero, difendere è il primo passo per contrattaccare, specialmente su un campo da basket che non è lungo come quello di Holly e Benji o Capitan Tsubasa.
Questo lo sa anche Borrego che ha esaltato le caratteristiche offensive della squadra cercando di metterla a proprio agio, lasciandola libera di correre in transizione e d’esprimer la propria anima.
Con Clifford nell’ultimo anno e mezzo la squadra è parsa frenata, sui rimbalzi offensivi si utilizzava la tattica che i russi adottavano contro gli eserciti invasori nei lunghi inverni; lasciare campo senza far trovar nulla ai nemici ma sulle tavole di legno rinunciare ai rimbalzi offensivi per non esser infilati in transizione era diventato troppo oneroso, inoltre il gioco si era smarrito.
Non dico che quello voluto da Borrego sia uguale a quello che praticava quando era in Texas agli Spurs, anche perché la sua idea di gioco pare essere un ibrido tra movimento palla e un run & gun, ovvero giocate più rapide possibili, correre e sparare nel minor tempo possibile per affondare colpi “semplici”.
Questo riporta alla mente la filosofia d’antoniana ma anche i primi Hornets che sul finire degli anni ’80 e poi ’90, fino all’ultimo anno con coach Bristow, facevano del ritmo un’arma per sorprender gli avversari.
Anche il fatto che tutti possano contribuire maggiormente in fase offensiva, oltre a creare una pluralità di minacce, probabilmente convince i giocatori di poter attuare quel gioco che se finalizzato, li aiuterà a far crescere la loro autostima.
Un vantaggio che Borrego ha indubbiamente oggi, è il poter utilizzare Parker anziché Carter-Williams.
Con una PG di riserva più affidabile, migliore su tutti i fronti, la squadra migliora.
Bridges da quell’atletismo che MKG lo scorso anno sembrava aver perso, un po’ ritrovato quest’anno con lo spostamento in PF (a volte anche come C).
In attacco, oltre alle soluzioni citate e alla spinta di Kemba che continua a creare per sé e per i compagni, quando Zeller o il lungo di turno non giocano nel mezzo il pick and roll o il suo abbozzo, Charlotte usa anche a difesa avversaria schierata, spaziature molto larghe con gli esterni negli angoli e i lunghi a bordo pitturato pronti a creare il vantaggio per eventuali penetra e scarica.
Qui vediamo un’azione molto bella contro Chicago in tema.

Un grazie ad Alberto Figliolia e a Matteo Vez. per il raffronto e l’aiuto sulla dinamica dell’azione.
 
Se contro Indiana abbiamo visto una triangolazione rapida dall’angolo sinistro a quello destro con vertice alla top of the key da tre punti per ribaltare il gioco e trovar la tripla, in questa situazione vediamo un taglio back-door di Batum.

Arduo poi riepilogare tante, troppe situazioni di gioco che si creano in campo.
Queste sono solo due situazioni che Charlotte ha mostrato per far muover la difesa.
Borrego aveva detto che avrebbe voluto imprevedibilità nelle giocate, così Parker e altri giocatori inventano passaggi o sfruttano un blocco per andare a prendersi il tiro, Walker e Monk sono bravi a spinger fin sotto il canestro per delle drive and kick, ma in tutto questo si possono notare il maggior movimento della squadra rispetto allo scorso anno che porta ad avere soluzioni praticabili.
Chiuso il capitolo a raffronto con il passato, cerchiamo di capire cosa funziona e cosa non funziona anche attraverso i numeri che la NBA propone.
La panchina è senza dubbio un punto di forza maggiore rispetto lo scorso anno grazie all’arrivo di un veterano come Parker che ben interagisce con un gruppo di giovani accanto a lui.
La panchina, a confronto delle altre é 5^ per minuti giocati con 20,6 di media, 3^ negli assist (10,2), 4^ nei punti segnati con 46,8 a gara (11^ per FG% con 45,6), 7^ nei rimbalzi con 19,4, 3^ nelle stoppate con 3,0 a match e 9^ nel Deff, ovvero nella differenza tra la propria efficienza e quella avversaria con un coefficiente di 3,9.

Le migliori panchine NBA per punti realizzati.

Un altro fattore determinante nei successi degli Hornets è il comparto playmaker.
Lo vedremo nel dettaglio dei singoli nella classifica sottostante ma sicuramente se un discreto rookie come Devonte’ Graham sta facendo da pendolo tra Greensboro e Charlotte è perché coach Borrego deve dare spazio all’accoppiata Walker/Parker la quale, numeri alla mano aiuta Charlotte moltissimo.
Il Deff è di +12,8 che pone Charlotte come miglior reparto Point guard dell’intera NBA, soprattutto grazie all’esplosione di Walker che determina anche una media di 38 pt. a partita insieme a Parker.
Anche qui non c’è concorrenza, Portland, seconda, è staccata da un abisso di 7,4 pt. a gara con 30,6…
Negli assist con 10,5 a partita Kemba e Parker spingono Charlotte in quinta posizione.

Le squadre al top in PG per punti.

I migliori backcourt NBA per punti.

Nel ruolo di SG Charlotte non va così bene, anzi, ondeggia nelle statistiche ma dalla lunetta è terza con un 88,7% come è terza nel reparto ali piccole nella statistica della percentuale da tre punti con il 43,7%.
Sorprende il reparto PF che almeno nelle stoppate è primo con 2,5 a gara con un Deff di +2,7 (10^ posizione).
Con 18,1 punti invece il reparto centri è 28° migliore solo di quelli di Chicago e Golden State, si sale solamente di una posizione a rimbalzo con gli 11,4 di media e al 23° posto nelle stoppate con 1,8 ma con il 46,7%, grazie specialmente a Willy, i Calabroni sono al secondo posto per % nel tiro da tre con il 46,7%.
Il Deff però è in rosso con un -7,6 per un 27° posto.
Per quel che riguarda invece il quintetto iniziale, nel Deff, Charlotte è quindicesima galleggiando su un +1,4 aiutata tantissimo da Walker.
23,6 i rimbalzi di media che conquista nel pitturato (24^ piazza) ma passiamo ora alle statistiche complete da parte di tutto il team iniziando dal netto miglioramento della difesa sull’arco.
Gli avversari segnano con il 33,2% e Charlotte ha la quinta miglior difesa della NBA in questo particolare ambito…
Nei punti segnati è sesta con 115,7 a game, negli assist è decima con 24,7 così come nelle stoppate con 5,8 di media, nei turnover è seconda solo a San Antonio con 12,2 palloni dimostrando di poter rimanere ad alti livelli anche quest’anno nel possesso palla, anche se personalmente pensavo saremmo scesi.
Siamo decimi nella FG% con il 46,1 e 8^ nel 3FG% con 36,7 sale al 6° posto dalla lunetta con l’80,9…
Subendo 110,3 punti a gara la difesa di Charlotte è nel mezzo con un 15° posto.
Si scende al 17° se parliamo di Pace con 99,8…
Il pubblico di Charlotte è 18° in 9 partite con 145,364 spettatori totali per una media di 16,151 spettatori a gara.

Le principali statistiche di squadra.

 

Quelle più complete comprese quelle delle avversarie rapportate contro di noi…

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Vediamo qualche confronto tra giocatori con lo stesso ruolo (almeno inizialmente), partendo dal ruolo di PG:
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Aggiungiamo anche le percentuali della squadra suddivise per zone di tiro:
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Classifica Giocatori
 
 
 14°, Devonte’ Graham: 5,50
Uscito un Graham dal roster, Treveon, eccone un altro. Devonte’ è uscito da questo giro al Draft come second round pick ma è sembrato più promettente del previsto. Charlotte però ha deciso di farlo maturare facendogli fare il pendolare con i Greensboro Swarm, squadra affiliata della Lega di sviluppo. Con Charlotte ha avuto poco minutaggio e non ha potuto realmente mostrare il suo talento, anche se acerbo che lo porta a volte a esagerare con soluzioni coraggiose in passaggio ma ha visione di gioco. Davanti nel reparto playmaker ha i due mostri del roster degli Hornets, la stella Walker e il veterano Parker che stanno trascinando la squadra in questo inizio aldilà delle aspettative, il suo ruolo quindi rimane marginale e la sua annata di crescita. In tre partite ha giocato 8,3 minuti di media con un 37,5% dal campo e un 20,0% da oltre l’arco (1/5), 1,3 assist di media con 2,3 punti a game chiudono le statistiche principali, sperando abbia modo d’espanderle in qualche finale che non ha nulla da dire.
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 13°, Cody Zeller: 5,76
Cody è il giocatore che ha fatto più passi indietro in questa stagione. Da giocatore non eccezionale che si batteva riuscendo talvolta a competer con centri più fisici di lui è diventato troppo facile da battere, paradossalmente quando ha messo su più muscoli. A volte usa la posizione alzando le braccia tenendo la verticalità vista di Hibbert dalle nostre parti ma non sempre questa soluzione passiva può funzionare. A rimbalzo è stato spesso sovrastato e Borrego ha preferito correre ai ripari preferendogli per alcuni tratti della gara Hernangomez oppure Biyombo a seconda delle necessità. Spesso decisivo in passato con il suo lavoro oscuro, fino a oggi conserva il posto perché anche gli altri centri mostrano lacune difensive sotto canestro. Cody ne dimostra anche in fase di rimbalzo offensiva per andare a metter le mani su una palla a volte preferisce tap-out oppure va su scoordinatamente a una mano su alcuni palloni che potrebbe catturare così come in attacco su scarichi rapidi di Walker spesso non riesce ad afferrare palloni che poi viaggiano sul parquet preda dei difensori visto che il nostro lungo è incapace di elasticità nella parte bassa del corpo dimostrando una certa goffaggine nell’abbassarsi… Non difetta di generosità ma è anche poco reattivo sul primo passo dei brevilinei o sui passaggi corti verso di lui nel traffico i riflessi non sono eccelsi. In attacco la musica spesso cambia perché tra blocchi (il migliore dei lunghi nel roster a portarli), pick and roll, inserimenti e canestri da sotto riesce a rendersi utile ed è per questo e per il vantaggio in fatto d’anzianità sugli altri concorrenti che conserva il posto, inoltre sta tirando dalla lunetta con un irreale 91,2%. In attacco in realtà è migliorato in quasi tutte le statistiche principali a eccezione del tiro da tre punti che l’anno scorso era irrisorio avendo centrato 2 su 3 tentativi. Da 19 minuti è passato a 24,3 e da 7,1 punti a 9,5 ma forse qualcuno degli infortuni passati, ultimo quello al ginocchio, pesa leggermente sul rendimento di Zeller. Ci si augura torni a esser più efficace in difesa, ciò che lo penalizza (forse eccessivamente) nel voto, perché a Charlotte serve soprattutto lì. Sapevamo che avremmo avuto problemi sotto le plance ma a oggi sembriamo averne più del previsto.
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 12°, Nicolas Batum: 5,82
Fondamentalmente a parte pochissime partite (tra le quali quella a Miami e l’ultima a Indiana) è quello dello scorso anno anche se è passato nel ruolo di ala piccola, più congegnale a lui rispetto a quello di guardia tiratrice che aveva lo scorso anno. Calato di rendimento nell’ultima parte di questa striscia di partite (eccetto l’ultima), la squadra rimane ostaggio di un contrattone che andrà a gravare sulle casse degli Hornets sino al termine della stagione 2020/21, anno nel quale il francese eserciterà la player option (27,1 milioni) che difficilmente rifiuterà se per caso dovesse essere ancora nel roster. “Sbarazzarsene” non è nemmeno semplice perché, mistero buffo, Borrego, uno abbastanza sveglio, lo sta facendo partire ancora da starter per cercare di fargli prendere una boccata d’ossigeno e di utilizzarlo come fine passatore per collegare la palla al tiratore meglio piazzato. La pazienza dei tifosi però è finita e se sui social è comparso qualche ironico commento come il fatto che il backcourt degli Hornets avesse segnato 60 punti (Kemba 60, Batum 0) in una serata o più “cattivelli” come una ragazza diceva dovrebbe ritirarsi ora, il cattivo affare lo stanno facendo i Calabroni che lo vedono tirar male dal campo, difendere a sprazzi, magari utile su qualche aiuto su giocate che balzano agli occhi ma che sono discontinue. Troppo facile passarlo a volte e troppo facile a passaggi brutti. La rimessa floscia a Chicago nei secondi finali è costata cara, una palla persa contro Boston in un tentativo di hand-off con Bridges riuscito male sono due esempi di un turnover a 2,1 a partita anche se il francese è richiesto ancora il ruolo di collante movimenta diversi palloni ma mentre il minutaggio è uguale praticamente (da 31,0 a 30,8) gli assist di media sono scemati da 5,5 a 3,6… Con il 44,1% contro il 41,5% dello scorso anno almeno sta tirando meglio, anche perché si è preso circa il doppio di tiri ravvicinati (0/3 piedi) di quelli che cercava lo scorso anno. I punti però rispetto all’anno precedente sono in calo: da 11,6 è passato a 9,2 di media.
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 11°, Malik Monk: 5,85
Lo scorso anno aveva finito bene la stagione e anche quest’anno, pur saltellando di tanto in tanto come la puntina di un vecchio giradischi stava facendo bene, poi un passo e mezzo indietro nelle tre trasferte tra Philadelphia e Cleveland sino a gara 16 che gli costano un bel passo indietro in classifica. Tiri forzati con poco ritmo, molta velocità non seguita da altrettanta coordinazione anche se di potenziale ne avrebbe (vedere l’esaltante reverse lay-up a Miami per l’88° punto di Charlotte) dimostra di essere un giocatore “da striscia”, probabilmente anche a causa della sua giovane età. Rimane per ora quindi inaffidabile specialmente sul lato difensivo dove seppur si palesano progressi rispetto l’inizio carriera, ancora fatica a difender nell’uno contro uno e manca di visione sui tagli e back-door avversari, riuscendo ogni tanto a intercettare qualche pallone in difesa. Migliorato in lunetta, peggiorato dal campo a livello di percentuali ha però incrementato il suo bottino arrivando a toccare i 10,9 punti a partita in virtù di un netto aumento di minuti (da 13,6 dello scorso anno ai 21,3 attuali). Gli assist da 1,4 son passati a 2,3 ma il plus/minus per 100 possessi on court è ancora in saldo negativo con un -0,6 mentre l”anno scorso tuttavia era nettamente superiore con -11,8.

In preseason si era dimenticato la canotta negli spogliatoi.
I compagni gli risordano spiritosamente di portarsela questa volta… l’importante è che non si sia dimenticato come si segna.
Lo aspettiamo magari già questa notte con un contributo importante, magari l’aria da trasferta lo renderà più libero mentalmente visto che qualche accenno di disapprovazione ultimamente è arrrivato su qualche suo errore di troppo al tiro allo Spectrum Center.
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 10°, Bismack Biyombo: 5,87
Rispedito in North Carolina come un pacco smarrito, nel frattempo il contrassegno è aumentato. Questo perché Charlotte per abbassare il monte ingaggi e non pagare sovrattasse ha deciso di liberarsi dell’unico rim protector che aveva a disposizione, ovvero Dwight Howard. In cambio però dai Nets ci era pervenuto Mozgov e in questa specie d’interminabile telefilm non mancavano colpi di scena, mentre Superman si liberava dal contratto con i Nets preferendo accasarsi dai rivali divisionali di Washington, Charlotte intavolava trattative a tre con Bulls e Magic che portavano il centro russo a svernare in Florida mentre da noi tornava Biyombo dopo tre anni tra Toronto e Orlando. Il bagaglio di 17 milioni rimane tuttavia inappropriato rispetto alle prestazioni fornite ma rispetto ai 23,8 che avrebbe percepito Howard, il nuovo GM ha preferito risparmiare inserendo nel mezzo la valvola di passaggio Mozgov (firmato per 4 anni dallo stesso Kupchak quando faceva lo stesso mestiere in gialloviola) che ci sarebbe costato quest’anno 16 milioni per salire a 16,7 il prossimo anno, l’ultimo di contratto per l’europeo. A ogni modo Charlotte ha risparmiato 6,8 milioni ma ha acquisito sostanzialmente un terzo centro. Dietro Zeller e Willy ecco spuntare il congolese che forte della sua enorme mole fisica può ritagliarsi spazi limitati in momenti nella squadra ha bisogno che saranno prevalentemente per limitare avversari molto fisici, guadaganre rimbalzi e stoppare tutto il possibile. Difesa insomma… anche se la sua coordinazione e i suoi tempi in situazioni rapide a volte lo espongono al rischio di commetter fallo o di subire un canestro semplice. Embiid ha mostrato tutti i suoi limiti in una manciata di minuti… In attacco le mani non sono educatissime ed è questo lo scotto che alla fine paga finendo dietro a Cody e allo spagnolo. Se dal campo giocando sotto mette il 58,3% a oggi, dalla linea tira con il 42,9% (3/7), segnando 2,1 punti in 8,5 minuti di media. Statistiche insignificanti se non i due falli a partite e l’alto1,1 nella casella stoppate.
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 09°, Frank Kaminsky: 6,00
Frank è stato depistato da Borrego come quarto centro nelle rotazioni. Questo ha significato rimettere il Tank nell’hangar. Poco corazzato e vulnerabile in difesa, andrebbe rinforzato lo spessore sotto canestro che, nei pochissimi minuti intravisto in campo, pare sempre essere il medesimo. Probabilmente gli anni sotto la gestione Clifford l’hanno anche danneggiato in attacco dove troppo spesso si è affidato a cannoneggiare da tre punti invece di andare in avvicinamento e usare le sue mitragliatrici composte da buoni movimenti, anche se a volte un po’ troppo free style. Di fatto visto l’inutilizzo e uno stipendio che il prossimo anno sfiorerà i 5 milioni, Charlotte potrebbe tentare di scambiarlo per un giocatore più utile alla causa anche se qui entriamo nel mondo del fantamercato ma sarebbe auspicabile tentare per prendere un tipo di giocatore più utile alla causa. Un giocatore che lo scorso anno tirava con il 79,9% ai liberi, il 38% da fuori per 11,1 punti di media in 23,2 minuti. Il 45,9% però non era dato altissimo per un lungo essendo atipicamente portato a sparar da lontano. Se da due punti aveva tentato 442 volte da fuori sono stati ben 274 i tentativi… Borrego non disdegna la soluzione da fuori ma tra la difesa e forse per il suo carattere un po’ guascone e un atteggiamento difensivo che paradossalmente diventa offensivo per chi lo guarda, ora siede nella panchina profonda. Anche contro Philadelphia a Charlotte, nonostante Zeller avesse problemi a rimbalzo contro Embiid e Willy non riuscisse a difendere è stato mandato in campo il più fisico Biyombo che ha fatto danni. Nel finale con l’espulsione di Zeller e MKG in infermeria, coach Borrego ha scelto Willy ignorando ancora il Tank. Il suo minutaggio è sceso a soli 8 minuti a partita (6 le gare o gli scampoli di partita disputati), i punti a 3,3, i rimbalzi a 1,7 mentre i TO sono saliti a uno a match. Dal campo tira con il 36,8%, in attesa di statistiche (eventualmente) più consistenti anche perché ha finito per giocare minuti veri contro Indiana vista la doppia assenza di MKG e di Hernangomez per infortuni ma lo spagnolo è in day to day…
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 08°, Marvin Williams: 6,08
Il veterano degli Hornets dalla strana voce, pur partendo titolare, a 32 anni deve rifiatare di più. Borrego in oltre concedendo più spazio ai rookie lo lascia giocare circa metà gara. Dai 30,2 minuti di due stagioni or sono ai 23,7 di quella attuale. E’ così che cambiano le cifre nei punti segnati che a oggi si abbassano a 7,4. In attacco spesso viene trovato in situazioni con piedi a terra sull’arco libero di tirare e punire sullo scarico oppure a volte s’infila in taglio su giochi a due. Saltuariamente se la gioca classicamente in post basso ma non è un’azione tipica e frequente di Marvin che continua a esser valorizzato come stretch four. Dal 41,3% dello scorso anno, è sceso al 30% da oltre l’arco. Quest’anno ha sbagliato qualche open di troppo ma il su contributo in difesa è tornato a farsi sentire maggiormente. Nonostante i due minuti in meno è salito nelle rubate a 0,8 (0,7 lo scorso anno) e nelle stoppate oggi è arrivato a 0,9 (0,5 l’annata precedente). I rimbalzi sono 4,3 invece di 4,7 e sembra più stanco quando va in lunetta tanto che il 9/16 per un 56,3% che non si avvicina alle sue percentuali in carriera sopra l’80% è probabilmente figlio di questa situazione. Tirando abbastanza poco, cercando di fornire punti di rottura, è in controtendenza con ciò su scritto su Zeller sull’attacco e la difesa. Uscito per un colpo di tibia ricevuto da Young durante l’ultima partita contro Indy mentre era a terra, dovrebbe tornare presto in campo. Si guadagna la sufficienza.
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 07°, Miles Bridges: 6,21
Miles, la nostra ala piccola di riserva, all’occorrenza anche ala grande, è una specie di bomba pronta ad esplodere ma per ora in attacco ha dimostrato soprattutto di essere un dunker e saltuariamente di poter metter qualche tiro da fuori dimostrando qualche problema in più sul palleggio e sui tiri dal mid range (gioca prevalentemente sul bordo dell’arco e negli angoli accentrandosi guidato dalla linea bianca di fondo) che si deve creare. Anche negli appoggi in uno contro uno spesso va fuori misura non riuscendo bene a spingere o a ritagliarsi spazio per il tiro nonostante nelle gambe abbia due razzi. Sa muoversi bene sulla linea di fondo ma è ancora un po’ avulso dal gioco di squadra (in 21,1 minuti di media smista 0,9 assist) fornendo prestazioni discontinue, anche perché il minutaggio concessogli da Borrego è variabile a seconda della serata e questo non lo aiuta a trovare subito il ritmo. Dopo la 17^ “giornata” ha una media al tiro dal campo del 55,7 che sale al 66,7% considerando solamente i tiri da due punti, anche perché risulta difficile fermare le sue lanciate schiacciate, ma anche i tiri da tre punti dove il 40,5% (15/37) lo aiuta ad avere una media punti di 7,7. In difesa ha ancora da lavorare ma il fisico lo aiuta, rispetto a Monk poi è già un passo avanti, inoltre usa le sue capacità atletiche per arrivare dove altri non oserebbero, chiedere a Joseph stoppato da dietro da un Miles staccato da dietro, lanciatosi nell’iperspazio… Un giocatore quindi che ha margini di miglioramento che già oggi però riesce a far più cose bene. Mi ero detto entusiasta potenzialmente quando Charlotte questa estate al Draft, scambiandolo con i Clippers per Gilgeous-Alexander (l’attuale Clippers gioca più di lui e segna qualche punto in più ma ha meno dimensione perimetrale e atletica), per ora sta ripagando la fiducia.
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 06°, Guillermo Hernangomez: 6,32
Il centro spagnolo è finito in infermeria contro Indiana sfoggiando dietro la panchina una strana giacca ciclamino a quadratoni accennati bianchi. Questo dimostra la sua vivacità anche quando è seduto in panchina. Sicuramente un uomo “squadra”, nel senso che anche quando è seduto in panchina festeggia e gioisce per i compagni se producono qualcosa di buono, a Charlotte si sente sicuramente più parte del progetto visto che, nonostante la giovane età, Borrego si fida più di lui rispetto a Frank e Biz, inoltre, quando giocava per New York aveva dovuto subire un drastico calo nel minutaggio. D’altra parte Borrego vorrebbe un centro in grado di colpire anche da fuori aumentando così la spaziatura ed estendendo la minaccia sul parquet per allargare le maglie della difesa avversaria o punire sullo scarico. Con i suoi 211 se servito fuori, ha dimostrato d’esser minaccia consistente con i piedi a terra. Con un 10/17 per un 58,8% ha spesso battuto le difese avversarie con una percentuale più elevata anche dei tiri dall’interno della linea da due punti quando qualche volta dalle parti del ferro è stato stoppato. Anche lui però in difesa dimostra d’esser un po’ troppo leggero anche se in 14,2 minuti di media ha uno 0,6 in stoppata e 4,9 rimbalzi, risultando aggressivo sui palloni vaganti in difesa, spesso bravo nel recuperarli con rapidità, grinta e coordinazione. Ha un assist di media a partita e segna 7,5 punti a game. Se non è un muro in difesa è sicuramente un giocatore giovane che sta aiutando Charlotte ad avere una stagione migliore delle precedente.
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 05°, Dwayne Bacon: 6,43
Dwayne Bacon è un giocatore che nella dimensione difensiva si ritaglia il suo spazio. In difesa contro Philadelphia aveva fermato Butler nei regolamentari mentre nel supplementare aveva provato onestamente a bloccarlo ma la mano alzata è rimasta lì in maniera inefficace. Le sue stoppate sono pari a zero ma guadagna 2,2 rimbalzi a partita ed è un difensore che limita l’avversario scivolando piedi a terra mostrando buon piazzamento e velocità nell’esecuzione di questo fondamentale. Fuori dalle rotazioni a inizio stagione, quando si è fatto male MKG, quasi in concomitanza con una sua brillante prestazione di pochi minuti. A livello offensivo, ha guadagnato minutaggio rispetto a un inizio di stagione che lo aveva visto tenuto in naftalina, ma è stato poco brillante nelle successive partite per ciò che riguarda le sue incursioni per tornar sopra le righe nel finale. Ama attaccare il ferro andando sino in fondo se possibile oppure arrestarsi balzando in aria per un jumper uno contro uno o fade-away. Mostra buone doti di coordinazione se trova il ritmo della giocata. Sfrontato nell’uno contro uno, può sbagliare o segnare mostrando buona coordinazione in mezzo al traffico con tiri ricavati in spazi angusti che si ritaglia in aria, anche usando poi il plexiglass come amico. Saltuariamente può colpire da tre punti da dove è un jolly per Borrego visto che 9 delle 16 triple tentate sono andate a bersaglio (56,3%). Le cifre sono modeste essendo sceso in campo 10 volte ma con 13,5 minuti giocati, una media più consistente di altri giocatori tenuti come terza scelta nel ruolo. Il suo 9/10 dalla lunetta sino ad ora ha garantito un alto standard a gioco fermo mentre ha il 52,1% dal campo, una percentuale che lo porta a passare dai 3,3 punti segnati l’anno scorso ai 6,8 attuali. Questo fattore potrebbe mettere in difficoltà coach Borrego perché oggi anche Bacon chiede un posto al sole.
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 04°, Jeremy Lamb: 6,47
Lamb è un giocatore dal contratto in scadenza, per questo a oggi a Charlotte si parla di lui come una possibile pedina di scambio visto che lo scorso anno e in questo inizio sta dimostrando un livello superiore rispetto al passato che richiederebbe una nuova firma a cifre più alte in un discorso di salary cap già intasato. Certo… Beal costerebbe molto di più ma viene ritenuto un upgrade rispetto all’ex Thunder. Il ventiseienne scelto dai Rockets però ha aumentato ancora la sua media punti toccando il 14,1 con un 44,8% dal campo (leggermente più basso dello scorso anno), rimanendo utile in un contesto dove ha come compagno di reparto la star Walker a monopolizzare i palloni. Aggressivo nelle sue incursioni riesce a trovare anche qualche giocata “and one” con canestro e tiro libero. Con un 40/44 dalla linea sta tirando con il 90,9%.. Da fuori non è sempre affidabile ma nell’ultima gara con i Pacers ha sparato molto bene da oltre l’arco toccando oggi un totale di 38,2 di media. Guadagna un rimbalzo di media in più rispetto lo scorso anno ed è in difesa che ha aumentato i giri dove ruba 1,2 palloni a partita contro gli 0,8 dello scorso anno e spesso va a disturbare l’avversario in jumper in salto o anche in uscita in rotazione se non è il suo prova a farlo sbagliare. Non è un difensore di prima categoria o riesce a piazzarsi sempre bene come Bacon risultando a volte in difficoltà con giocatori rapidi a cambiar direzione ma guadagna sul campo con fatica i suoi 26,1 minuti. Jeremy non è una sorpresa anche se in controtendenza aveva stentato all’inizio in qualche partita ma se Charlotte dovesse arrischiarsi in qualche avventuroso scambio per arrivare a Beal o ad altri giocatori, sarebbe uno dei pezzi più interessati di Charlotte anche se mi dispiacerebbe perderlo.
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 03°, Tony Parker: 6,65
Tony doveva essere la PG di riserva, l’uomo assist della second unit che avrebbe fornito palloni ai ragazzi giovani, uomo spogliatoio che apportando esperienza migliorava gli altri ma il francese si è messo anche a giocare in proprio con gusto trovando in diverse serate la forza di spingere l’attacco di Charlotte sovrapponendosi anche qualche volta a Walker quando il capitano torna in campo. E’ lui a portar palla a dettare i ritmi. Spesso non disdegna la soluzione personale in penetrazione avendo ancora a 36 anni un discreto cambio passo ed esperienza per trovare varchi (quasi invisibili per i normali umani) sotto canestro in uno contro uno o nella selva di mani alzate protese alla difesa dell’anello oppure può battere la difesa avversaria con jumper dal mid range. In genere gioca intelligentemente riuscendo a metter ordine tra le nostre giovani fila. Sicuramente un acquisto ben riuscito da parte di Kupchak.Il giocatore nato a Bruges 36 anni fa ricava da coach Borrego 18,6 minuti a partita con un 56,8% da sotto che cala a un dignitosissimo 38,7% entro l’ultima fascia del tiro da due punti d dove spesso Parker ha messo tiri importanti. Al momento difetta del tiro da fuori con solo un 29,4% e soprattutto ai liberi dove stranamente ha un 67,6% che c’è da scommetterci, salirà durante la stagione. A lui si è chiesto anche di far da collante (che abbiano aperto una fabbrica di colle in Francia chiamandola “Premiata Ditta Parker e Batum”?) e oltre i 9,4 punti a partita di media riesce a sfornare 4,2 assist.
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 02°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,69
Salsola, in inglese tumbleweed, pianta del deserto che sembra sterpaglia rotolante nei film western. Come lei all’apparenza morta, secca, MKG si è rigenerato cambiando ruolo, tornando a giocare in attacco anche un basket prossimo alle sue caratteristiche attaccando il canestro, anche in transizione. Un rotolacampo insomma, come il nome meno noto della pianta in italiano. Borrego l’aveva fatto salire al ruolo di PF partendo dal suo naturale ruolo di SF, ma spesso l’abbiamo visto giocare anche da centro marcando elementi avversari più alti e grossi di lui con discreti risultati. Pur perdendo il ruolo di starter sta dimostrando resilienza, capacità d’adattamento all’ambiente che serve alla squadra per caratterizzare e stabilizzare il suo assetto difensivo quando MKG è in campo. Il venticinquenne è stato accostato a Draymond Green come cambio di ruolo, la storia, anche se è presto per dire se continuerà così, è cambiata al momento. In difesa sembra più forte di prima nelle stoppate dove dimostra tempismo e un certo atletismo che aveva perso. Il suo 1,3 a partita è il record personale (lo scorso anno viaggiava a 0,4) e con quasi 5 minuti in meno d’utilizzo a partita è passato da 4,1 rimbalzi la scorsa stagione ai 5,9 attuali… Poche invece le rubate ma se ha possibilità spinge o segue la transizione volentieri. Da 9,2 punti a partita è sceso a 8,6 ma come detto qui sta anche nel minutaggio e nella selezione di tiro che privilegiano i compagni. Lui attacca comunque senza paura il canestro in uno contro uno riuscendo spesso a metter dentro punti preziosi ed è da sotto che un “non tiratore” come lui può contribuire efficacemente per la squadra. Al momento sta tirando con un 48,3% al tiro e da fuori ha già provato 8 volte segnando due triple, quando il suo record di triple tentata in stagione è fermo a 9 (per ben tre volte).
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 01°, Kemba Walker: 7,14
Kemba è partito fortissimo andando di media oltre i trenta punti, poi l’inevitabile calo che spesso non ha però pregiudicato buone prestazioni. Raramente è andato sotto la sufficienza come a Cleveland anche se sui palloni nelle punto a punto finali è stato decisivo solo a Miami e in casa contro Boston mentre nella serata d’apertura ha sbagliato l’ultimo tiro, a Chicago è finito per terra sulla pressione di LaVine per colpa di un passaggio floscio di Batum, a Philadelphia è stato stoppato da Simmons al quale non sono stati fischiati i 3 secondi (dopo aver messo dentro un buon canestro in penetrazione al quale gli arbitri sbagliando non hanno fatto seguire il libero addizionale) e a Charlotte sempre contro Phila, dopo un’incredibile prestazione da 60 punti sulla quale c’è veramente poco da contestargli, è stato stoppato da Butler sul tiro finale mentre nei regolamentari aveva perso palla dopo esser riuscito a pareggiar dalla lunetta in una partita a livello personale strepitosa. Dopo la partita casalinga con Philadelphia, punto nell’orgoglio ha disputato una delle migliori gare nella sua carriera mostrando un gioco a tutto campo fatto di finte, crossover, ball handling rapido e preciso, spin, difesa, coast to coast, rimbalzi, entrate, triple e step-back. Praticamente una gamma sterminata nel suo repertorio che l’ha portato a segnar 21 punti nell’ultimo quarto contribuendo decisivamente a far rimontar la squadra dal -10 e a vincer la partita. Una gara da brividi nel lanciarsi su ogni pallone anche da stremato. Più calmo, anche se dall’inizio caldo con almeno un paio di perle regalate ai fan a inizio gara, era la partita con Indiana dove si dedicava anche all’arte dell’assist finendo con 11 andando in doppia doppia terminando con 16 punti dopo i 60 di Phila e i 43 rifilati a Boston. Kemba per un turno è stato anche in testa alla classifica marcatori di tuta la NBA, scendendo dietro a Curry nell’ultima gara anche perché non essendoci bisogno di lui nell’ultimo quarto ha guardato i compagni riposando in panchina. Il giocatore più hot del momento potrebbe aiutare a convincer “Beal” a trasferirsi a Charlotte creando una coppia di guardie esplosiva. Inutile sprecar aggettivi per un Kemba, stella brillantissima ma lontana da palcoscenici più prestigiosi, mal calcolata da molti che non vedono nella galassia Charlotte una variabile cefeide per rapportarsi al grado di bravura della nostra PG, comunque sempre al centro di speculazioni sul mercato per i risultati mediocri ottenuti da Charlotte in diverse annate precedenti. Oggi comunque vola altissimo come non mai con 28,8 punti di media in 34,8 minuti (circa sugli standard delle annate precedenti), tira dal campo con il 46,6% (mai così bene) e da fuori è al 39,4%. Negli assist è salito a 6,4 rispetto ai 5,6 dello scorso anno mentre rubate e stoppate son rimaste invariate con 1,1 e 0,3 rispettivamente. Per ogni 100 possessi con Kemba in campo la squadra guadagna 6,6 punti di media. In difesa ha problemi di statura con u suoi 185 cm ma continua a essere un abile difensore nel posizionarsi davanti all’attaccante in corsa per prender sfondamento e non è arrendevole nelle chiusure. Aveva segnato 52 punti in una partita nel 2015/16 ma quest’anno ha battuto il proprio record e quello della franchigia arrivando a 60.
Vediamo qualche record che ha infranto recentemente.

Anche l’inizio stagione non era stato affatto male, infatti…

eccolo come giocatore della settimana a Est…

Qui vediamo una grafica dopo la partita di Philadelphia che indica i vari record infranti…

 

La classifica marcatori dopo Phila. Dopo Boston Walker passerà in testa per tornare in seconda posizione dopo Indiana.

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Qui troverete la tabella voti che porta alla classifica provvisoria riepilogata nella seconda scheda sottostante.
__________________________________________________________________________Stanotte si riparte dalla dificile trasferta di OKC alle ore italiane 02:00…

Brevi aggiornamenti e classifica Southeast Division

Nonostante la sconfitta patita per mano dei Thunder che giocheranno in back to back questa notte a Washington contro dei disastrati Wizards che forse hanno patito anche oltremodo l’assenza del nostro ex Dwight Howard (rientrante nella notte ma con minuti limitati non essendo ancora guarito), i Calabroni sopravvivono al comando della peggior Division della Lega e lo saranno anche domattina vista l’assenza degli Heat dal calendario notturno con i soli Wizards e Magic impegnati contro OKC e LAL rispettivamente.

 

 

 

 

Per il momento nessun team almeno a quota .500 anche se gli Hornets avranno due buone occasioni per superare tale cifra e allungare sulle avversarie giocando contro Cleveland, la quale ha perso Love circa sino al 12 dicembre e Atlanta nelle due future giornate.

Non sarà comunque facile per Charlotte arrivare indenne alla fine della stagione sotto gli attacchi degli Heat e nel caso Washington dovesse riprendersi poiché si porta dietro qualche reminiscenza passata da combattere con dei giovani promettenti ma difensivamente ancora piuttosto acerbi.

Gli Hornets comunque hanno una possibilità concreta di battagliare per la prima posizione dovessero trovare più costanza con il proceder della stagione, senza mollare la presa a causa delle sconfitte maturate sotto i tre punti (2-17 negli ultimi due anni)…

Intanto se vi steste chiedendo che fine avesse fatto D. Graham tra un injured list e l’altra, c’è da registrare che un paio di giorni fa sia stato mandato (immagino non definitivamente) dalla società a Greensboro, società affiliata agli Hornets nella lega di sviluppo.
Essendo la terza PG ha avuto poco spazio anche se non è dispiaciuto nei brevi momenti sul parquet, dimostrando qualche pecca nella gestione ma tanta personalità, utile sin da subito.

 

 

Graham istruito da coach Borrego.

 

 

Tuttavia l’ascesa di Parker in termini di prestazioni ha decretato lo slittamento del buon Devonte’ agli Swarm.

Le gerarchie del roster si aggiornano così nella seguente maniera, anche se c’è da notare che MKG spesso funge da centro mentre Willy se contemporaneamente in campo va in marcatura più agile sulla PF e Kaminsky dovrebbe esser annoverato tra i centri ma non ha comunque avuto mai spazio in questa stagione così come Bacon e in parte Biyombo:

 

Hornets dunque pronti a provar a tornare a quota .500 allo scoccar della mezzanotte di domenica 4 novembre, occasione per ripartre contro i Cavaliers orfani di LBJ.

Hornets @ 30 (Voti)

In estate era stato fatto uscire dalla società un sondaggio rivolto ai tifosi sulle proprie preferenze riguardo ai giocatori che hanno vestito la divisa di Charlotte dal 1988 a oggi.

Questo in occasione dei 30 anni dalla nascita della franchigia, anche se poici sarebbero da considerare per Charlotte due anni di vuoto o uno in meno per gli Hornets nel passaggio da New Orleans a Charlotte nella riacquisizione del nome.

 

 

Ovviamente non troverete qui giocatoro come Paul o West che hanno giocato per New Orleans ma sono stati inclusi anche dei giocatori dell’era Bobcats.

Personalmene è una visione sulla quale dissento, ma è da considerarsi normale nell’ottica geografica trattandosi di un sondaggio principalmente rivolto ai tifosi dell’area di Charlotte anche se nulla vietava di partecipare e votare on-line, così come feci io, anche se onestamente non ricordo ora tutte le preferenze (se ne potevano scegliere 10) indicate.

In questi giorni il sito ufficiale ha dunque rivelato i player ai quali i fan sono rimasti più affezionati e nel farlo sono stati prodotti anche dei piccoli video che elencano qualche caratteristica di queste icone.

Dunque vediamo per i fan chi sono i 10 giocatori che sono riusciti a far parte della top 10:

 

10^

 

Iniziamo dunque dalla posizione numero 10 dove si piazza un giocatore che ha vestito entrambe le maglie (Cats e Hornets), riuscendo in tre anni a portare i Calabroni per ben due volte ai playoffs (una con i Bobcats e una con gli Hornets, in entrambi i casi prevalse Miami).

Big Al, grandi movimenti sul piede perno, forse il miglior giocatore per movimenti in post basso negli ultimi anni, peccato che le sue ginocchia non abbiano più retto, comunque sia per i fan, Al è tra i big…

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9^

 

Kendall Gill, uno dei primi giocatori di qualità pescato al Draft da Charlotte.

Versatile, per certi versi, anche se in ruoli differenti, mi ricorda Bridges per esplosività, capacità a rimbalzo e anche buon tiro.

Kendall finì poi a deprimersi a Seattle (un po’ grunge l’ambiente, no? Grunge da grungy, termine slang che indicava la parola sudicio, sporco) in una parentesi per tornare in maglia Hornets per un breve periodo a metà anni ’90.

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8^

 

Gerald Wallace, completamente addentro l’era Bobcats, di lui ricordiamo l’atletismo e la gran difesa.

Bravo a rubare palloni, un raggio fotonico arancio nel buio del medioevo Bobcats.

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7^

 

Il Barone (Baron Davis) era un giocatore eccitante ed eclatante.

Tirato su da Bobby Phills (fino alla tragica scomparsa del nostro ex n° 13) da rookie, il Barone ci regalò il passaggio del turno contro i Magic nel first round series dei playoffs 2002 con una palla rubata a Tracy McGrady sull’ultimo possesso dei Magic che consentì a Charlotte di vincer gara 1.

Da ricordare anche un canestro clamoroso da tre punti che sarebbe valso la vittoria per i teal in quel d’Orlando che gli arbitri riuscirono incredibilmente ad annullare facendo saltare per aria il povero coach Paul Silas.

Aancora oggi mi chiedo se sia stata malafede o incompetenza, anche se propendo più per la prima…

Fu ancora lui nel supplementare a trascinare comunque Charlotte alla vittoria.

In ultimo direi che da segnalare ci sono schiacciate d’epica potenza e numeri da circo su alcune realizzazioni che entratono nelle varie top ten settimanali di NBA Action.

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6^

 

Glen Rice arrivò da Miami nell’affare Mourning.

Due giocatori diversissimi partendo dal ruolo ma il n° 41 continuò ad affermarsi come uno dei migliori top scorer della NBA giocando a Charlotte ottime annate prima del suo passaggio ai Lakers.

Dave Cowens lo convinse che poteva anche andare dentro a schiacciare oltre che tirare da tre punti (sua specialità) rendendolo ancor più pericoloso e micidiale da fermare.

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5^

 

Tyrone “Muggsy” Bogues.

158 cm d’irreale sfida al mondo del basket.

La volontà contro la fisica.

Un moderno Gigi la trottola fatto di velocità, visione di gioco, grinta, specialmente in difesa dove i palleggiatori avversari potevano vedersi spuntare questo sgusciante giocatore da dovunque tanta era la sua voglia di dimostrare di poterci stare nella NBA.

Beniamino dei fan e non solo quelli degli Hornets che vedevano in lui un modello per provarci, magari non strettamente in sfide rivolte al basket.

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4^

 

Grand Mama (personaggio per la sponsorizzazione Converse), la vecchietta che in un vecchio telefilm americano con un brutto cappello ornato da un fiore in testa e vestito lungo abbinato faceva impallidire i gradassi al playground era in realtà Larry Johnson.

LJ era un’ala grande, un ex pugile dal fisico possente, veloce e abile nelle giocate vicino a canestro, sapeva però anche colpire da fuori.

Con l’amico Bogues formavano un tandem iconico.

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3^

 

Evidentemente i fan hanno già nel cuore Kemba, sebbene non si sia storicizzato ancora, tuttavia è il leader di Charlotte per punti segnati, triple e trascinatore del team da quando i Bobcats lo scelsero al Draft.

Presente e forse futuro della franchigia?

Legame indissolubile?

Speriamo, visto che Kemba è un giocatore fantastico in penetrazione, da oltre l’arco, i suoi step-back sono un marchio di fabbrica e in difesa è uno dei più abili giocatori a tener la posizione per ottener lo sfondamento.

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2^

 

Dal mio punto di vista è uno scempio che Dell, papà di Steph Curry (attuale giocatore dei Warriors), sia alla numero 2.

Nel mio cuore rimarrà per sempre il mio giocatore preferito.

Uno specialista da te punti con un tiro meraviglioso da vedere ed efficace, in genere entrava come sesto uomo, anche se qualche volta soleva partire in quintetto, che nel 1993/94 vinse appunto il premio come sesto uomo dell’anno.

Fu il primo giocatore scelto dagli Hornets e se consideriamo i punti targati solo Hornets (non Bobcats) a oggi sarebbe ancora leader della franchigia.

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1^

 

A dimostrare che una grande emozione regalata vale più di tanto tempo trascorso nella mediocrità (riferendosi a giocatori che sono rimasti fedeli per anni ma che hanno chiuso scialbamente la loro esperienza).

Zo segnò il canestro a fil di sirena con il quale Charlotte stupì il mondo eliminando 3-1 al primo turno playoffs i Boston Celtics di McHale e Parish in una serie tirata nel 1993 e probabilmente è questo il motivo per il quale l’ex centro ora nell’entourage degli Heat è rimasto nel cuore dei fan.

Certamente aveva grandi doti da rimbalzista e stoppatore e le sue espressioni facciali contribuovano a fara aumentare la simpatia tra i tifosi di Charlotte, un po’ meno tra gli avversari essendo un temutissimo trash talker.

Andò via a inizio stagione 1995/96 poiché il suo agente David Falk (lo stesso di MJ) iniziò a trattare con Shinn l’ingaggio.

Fu così che Shinn decise di privarsi di Mourning cambiando il corso della storia della franchigia.

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In conclusione, mancano giocatori come Mashburn, il tritatutto o Monster Mash, i compianti Bobby Phills ed Anthony Mason, Eddie Jones, David Wesley, Kelly Tripucka o Rex Chapman, ma sicuramente il campione video elencato è ben rappresentativo della storia della franchigia, sperando si possa rinnovare con nuovi giocatori ai livelli di quelli amati dai tifosi.

Le speranze Monk e Bridges in questo momento sono a Philadelphia, chissà se questa notte mostreranno lampi di classe (inizio alla 1:30 AM)…

Charlotte Hornets 2018/19 Preview

Un Malik Monk visto da me. Malik partirà dalla panchina ma potrebbe avere un impatto forte per le sorti di Charlotte.

Intro
 
 
Il confine tra virtuale e reale, tra finzione/alienazione e verità oggi si assottiglia sempre di più, in un mondo sempre più tecnologico, una specie di Matrix sembra incombere anche sulle sorti della NBA, dove la forza aggregatrice del mercato sembra formare nuclei di stelle vicine che risplendono e comandano stando al di sopra di tutto, con i piccoli mercati tagliati fuori de facto, erranti nel freddo spazio aperto dove non si vede luce.
Oltre alle proprie colpe gestionali, queste franchigie scontano la pena di veder fuggire, farsi sfilare giocatori o peggio ancora “dover pagare” player mediocri più del loro valore effettivo.
Oggettivamente, quest’anno gli analisti vedono volare i Calabroni piuttosto rasenti al suolo.
Sicuramente la perdita di Howard ha fatto scendere le quotazioni di Charlotte, la quale ha mantenuto un nucleo collaudato ma stantio che non ha generato buoni risultati negli ultimi due anni.
A parte Kemba Walker che si staglia dalla massa di giocatori mediocri, tra i titolari dello scorso anno sono rimasti Batum, MKG e M. Williams.
Il nuovo GM Kupchak non ha voluto/potuto piazzarli a qualche altro team, anche perché c’è chi, come il francese, porta in dote sotto forma di contratto e si qualità mostrata sul parquet, un fardello più pesante dell’anello scortato da Frodo sul Monte Fato.
Oneri che peseranno ancora sulle casse degli Hornets per qualche anno se il buon vecchio Kupchak non saprà “magheggiare” con il mercato.
In questa situazione di stallo è stato preso un nuovo coach, Borrego, il quale accettando questa condizione, ha per esigenza, ridefinito il gioco del team.
 
Strategia
 
Se la squadra è più o meno la stessa come potrebbero fare i Calabroni per ribaltare pronostici non dalla loro parte?
Chimica… semplicemente alchimia.
Charlotte è in cerca di quella chimica come il nostro pianeta sopravvive in equilibrio grazie a una serie di fattori quali; la distanza dalla Stella Madre (spaziature), rotazione non sincrona, ovvero non mostrando la stessa faccia alla propria stella (giro palla) e acqua in abbondanza (gioco fluido).
Charlotte dovrà però avere un’atmosfera capace di proteggerla dalle espulsioni di masse coronariche provenienti dagli attacchi avversari se non vuole essere incenerita, ecco perché Borrego ha posto l’attenzione sulla propria linea dei tre punti.
Qui vediamo Bacon contrastare Ojeleye nella maniera migliore possibile (il tiro si spegnerà sul ferro) non rimanendo passivo.
Ma qui siamo sulle metafore, andando sul concreto, in attacco ovviamente serviva un’idea nuova e questa soluzione non poteva che provenire dal nuovo allenatore capo.
Necessariamente il team dovrà giocare in maniera differente cercando attraverso il gioco di migliorare i giocatori in un contesto di squadra.
Le sue scelte impatteranno sui risultati dei Calabroni?
Onestamente non saprei dirlo perché la qualità degli interpreti è la medesima da due anni a questa parte e le cose non sono andate benissimo, ma, una “redenzione” in senso positivo (sportiva in questo caso) è uno degli accadimenti più belli che vi possano essere.
Riassumendo la filosofia offensiva di Borrego potremmo dire che gli Hornets cercheranno di spiazzare gli avversari aumentando il ritmo (faster pace) con un attacco up-tempo cercando di concludere velocemente le azioni (indicazioni danno anche un rilascio più veloce della sfera al tiro), inoltre, la soluzione da fuori dovrebbe essere implementata secondo le idee del nuovo coach.
Sostanzialmente Borrego vorrebbe che la squadra tirasse in 8 secondi se possibile.
Tornando indietro nel tempo mi ricorda i primi Hornets mixanti un po’ alla filosofia offensiva D’Antoniana.
Nulla di nuovo forse, un adeguamento al resto della NBA visto che l’anno scorso coach Clifford, ancorato a un fascinoso medioevo era rimasto uno dei pochi paladini a difendere un tipo di gioco che purtroppo si è mostrato non redditizio, vedi anche i Pistons che insieme ai Calabroni erano l’altra squadra a utilizzare quel tipo di gioco, finiti anch’essi fuori dai playoffs.
E così via la torre Howard (più per motivi economici che per qualità/tattica), ora senza di lui, naturalmente la situazione ideale sarebbe quella di andare a giocare in transizione, forzando gli avversari all’errore e/o recuperando palla.
Non solo Walker, Parker e Graham avranno la possibilità di spingere il contropiede, ma anche Monk, Lamb e MKG sono autorizzati a farlo e sembrerebbe possano portare a termine agevolmente il compito.
Per quanto riguarda i finali, una delle mie critiche più accentuate nei confronti di Clifford era l’incapacità di coinvolgere altri giocatori nelle punto a punto.
Sovente si è finito per perdere partite alle quali sarebbe bastato poco per cambiare storia.
Troppo facile individuare Walker come giocatore clutch.
Troppo scontato.
L’attenzione finiva inevitabilmente su di lui che, senza un fisico da LBJ non poteva ripetere miracoli in serie.
Il nono posto offensivo dello scorso anno non diceva però molto sulla prevedibilità dei pick and roll e delle situazioni che portavano Walker ad avere la pesante spicchiata tra le mani.
L’inefficienza è dimostrata dalle statistiche della NBA per quel che riguarda il clutch time:
98,2 punti concessi per 100 possessi (quinti, non male), ma erano scarsi appunto nell’efficienza offensiva (24°, con una media di 98,8 punti per 100 possessi che spesso non bastavano a risollevare la situazione).
Borrego ha detto:
“Guardate da dove vengo (riferendosi a San Antonio).
C’era un numero di Hall of Fame lì e nessuno ha mai dominato la palla:
Tony Parker, Manu Ginobili, Tim Duncan. Il successo è venuto fuori dalla squadra.
Quando entri nell’ultimo quarto e hai molte minacce sul pavimento sei più dinamico e più difficile da proteggere.”
“La nostra sfida ora è essere in partita nell’ultimo quarto con le squadre (avversarie) che non sanno dove stiamo andando.
Tutto quello che stiamo facendo è cercare il tiro migliore.
Potrebbe venire da Kemba, ma potrebbe venire anche da Malik Monk, Jeremy Lamb o da Marvin Williams.
Questo sarà fuori controllo per le altre squadre.
Tireranno a indovinare.
Questo ci renderà più difficili da bloccare.”
 
 
Punti deboli
 
 
Dal mio punto di vista paradossalmente l’attenzione sui punti deboli si sposta dalla panchina (lo scorso anno) al quintetto titolare, specialmente nel reparto lunghi.
In preseason Zeller ha fatto vedere buone cose in attacco tranne a Dallas ma in difesa rende troppi rimbalzi ad avversari più tosti e granitici, inoltre a volte, come alcuni compagni tende a pasticciare un po’ sotto le plance invece di andare ad afferrare saldamente la sfera.
Marvin Williams potrebbe essere l’altro giocatore non all’altezza delle controparti.
L’età sta salendo e l’atletismo non è eccelso.
Se da tre punti indovina la serata può essere importante ma a volte rimane freddo.
E’ scostante e dietro di lui c’è MKG rivalutato in un nuovo ruolo.
Bridges potrebbe anche giocare al loro posto forse ma a parte i dubbi sulla prontezza per entrare in NBA, dal lato difensivo, non sarebbe esattamente il suo ruolo naturale.
Frank Kaminsky è finito a giocar da centro e probabilmente anche fuori da rotazioni importanti.
Con un surplus di uomini digradanti di livello medio e basso, per lui potrebbero aprirsi trade a febbraio, ma chi sarà interessato a lui se dovesse scomparire dai radar?
Sicuramente il suo stipendio da rookie è basso, più appetibile di Biyombo ma cosa potrebbero ricevere i Calabroni in cambio se non un altro uomo mediocre o una scelta futura magari?
A livello di PG sembriamo esser coperti ma slittando sulle SG/SF l’inesperienza potrebbe giocare brutti scherzi, anche se il talento di Monk, Lamb e Bridges c’è e il gioco agile e veloce potrebbe esaltarne le caratteristiche
 
Obiettivo
 
Se il nuovo GM Kupchak avrà in mente di movimentare il mercato probabilmente lo scopriremo a gennaio quando la posizione degli Hornets in classifica potrebbe determinare anche uno sliding doors per la franchigia.
Se la squadra dovesse navigare in basse acque, sul fondo di una Eastern Conference non irresistibile, allora qualche giocatore potrebbe anche magari partire.
Lamb è uno tra i più gettonati, così bloccati da contratti pesanti, Jordan non vorrà pagare soldi per finire sopra la luxury tax.
Non escluderei nulla nella peggiore delle ipotesi, ma questo è un discorso simile a una previsione meteorologica fatta troppo in anticipo, quindi non affidabile anche perché se le cose dovessero prendere una buona piega, una rivalutazione di certi giocatori a fine anno darebbe più forza a Kupchak per eventuali trade.

Nel grafico a torta preso da Hoops Hype, ecco la situazione contrattuale di Charlotte.
Quasi sicuramente a fine anno per trattenere Kemba ci vorrà un adeguamento che sarà almeno del doppio del su attuale stipendio…

Torniamo al parquet…
Un po’ rinfrancato da questa preseason, se non sarà un fuoco di paglia (partite sempre da prendere come test attendibili sino a un certo punto quelle di preseason), Charlotte credo potrà essere in lotta per i playoffs a Est.
L’obiettivo rimane quello…
Leggevo che un noto sito ci avrebbe posizionati intorno alla decima posizione, ma talvolta non passano molte partite di differenza tra una settima/ottava e una decima posizione.
Agguantare un posto playoffs dopo due anni passati a guardare gli altri divertirsi nella post season, sarebbe già un successo che potrebbe passare per i giovani (forse troppo?) esterni di Charlotte.
Movimenti di Mercato Estivi
 
In estate questi sono stati i movimenti dei Calabroni:
 
Arrivi:
Bismack Biyombo (C, Orlando Magic), Tony Parker (PG, San Antonio Spurs), Miles Bridges (SF, rookie), Devonte’ Graham (PG, rookie), J.P. Macura (SG, rookie two-way contract), Jaylen Barford (PG, rookie, tagliato), Joe Chealey (PG, rookie, contratto two-way), Zach Smith (PF, rookie, tagliato), Isaiah Wilkins (rookie, tagliato).
 
Partenze:
Michael Carter-Williams (PG, Houston Rockets), Treveon Graham (SF, Brooklyn Nets), Dwight Howard (C, Brooklyn Nets, ora ai Washington Wizards), Mangok Mathiang (C, Vanoli Cremona), Timofey Mozgov (C, arrivato in estate dai Brooklyn Nets, girato agli Orlando Magic), Marcus Paige (PG, Partizan Belgrado), Julyan Stone (PG, Chicago Bulls).
 
 
Vediamo ora
 
 
 
 
I Singoli per reparto
Guardie
 
PG – Playmaker
 
Kemba Walker
N° 15. 28 anni, 185 cm, 83,5 kg.
Point guard titolare, uomo franchigia pescato al Draft ai tempi dei Bobcats.
Credo non abbia bisogno di grandi presentazioni, comunque, per eventuali neofiti Kemba è un “piccolo“ giocatore di 185 cm che fa grandi cose.
Rapido, capace di rompere anche raddoppi per fiondarsi a canestro, nell’arco degli anni ha unito la sua rapidità alla coordinazione per bombardare anche da fuori, dove i compagni possono portargli blocchi per veloci tiri dal palleggio.
Ha vinto per il secondo anno consecutivo l’NBA Sportmanship Award ma di lui si è parlato più che altro in estate dopo un suo sfogo durante il quale ha detto che si è stufato di vedere gli altri giocare i playoffs.
E il nuovo GM Kupchak che ha fatto?
Gli ha tolto la spalla Howard…
Certo, è arrivato Tony Parker, un ricambio più affidabile degli ultimi avuti che porta esperienza.
Kemba comunque ha giurato fedeltà alla franchigia che gli ha dato una possibilità lanciandolo in NBA e se sul mercato nessuno vuole fare uno scambio alla pari per Kemba (Jordan disse che l’avrebbe ceduto solo per uno scambio alla pari), l’anima di Charlotte è ben felice di rimanere, anche se a fine stagione il suo contratto andrà in scadenza e toccherà alzarlo per adeguarlo al suo valore di mercato rispetto ai salari da capogiro che negli ultimi anni percepiscono anche giocatori ai margini.
La dichiarazione:
“Mi piace molto, non dover essere sempre in ballo, non dover giocare a essere sempre in pick and roll.
Mi dà la possibilità di riposarmi in attacco e di essere più fresco alla fine difensiva.”
Dichiarazione rilasciata dopo la partita di preseason contro i Bulls dopo aver appreso da Borrego che le soluzioni offensive nei finali saranno un po’ diversificate rispetto a un passato nel quale Walker era costretto a portare la croce in maniera prevedibilissima.
 
 
Tony Parker
N° 9. 36 anni, 188 cm, 83 kg.
Arrivato da San Antonio ormai a carriera quasi spesa, Tony non avrebbe più nulla da dimostrare ma sciolto il legame indissolubile con San Antonio e coach Popovich, ha accettato a sorpresa il ruolo di secondo di Kemba, ma coach Borrego ha detto che potrebbe esserci anche occasione per farlo giocare in tandem con la nostra star, magari durante gli ultimi quarti perché Tony ovviamente porterà quell’esperienza/sapienza che potrebbe fare la differenza tra una W e una L.
Non più velocissimo (alla diciassettesima stagione) in preseason però ha fatto vedere che si ricorda ancora bene come si fa a segnare un canestro, trovando tempi e modi non convenzionali per depositare a canestro.
Il ritmo c’è e l’upgrade della PG di riserva (ritenuta dalla società come prioritaria) potrebbe essere un punto di forza della squadra nei confronti tra panchine nonostante la superficialità, lo scetticismo e lo snobismo di alcuni fan italiani che pensano giocare negli Hornets non sia confacente per uno come il francese.
Lo scorso anno fu frenato da un infortunio e in 55 partite (21 come starter) collezionò 7,7 punti e 3,5 assist.
E’ un po’ stano vederlo giocare per noi ma sicuramente lui è contento di giocare per Borrego che fu allievo di Pop.
La dichiarazione:
“Penso che (la stabilità) sia qualcosa che posso portare in questa squadra.
Sono sicuro di essere nel posto giusto per giocare insieme condividendo la palla.
Malik Monk è un grande tiratore e top scorer, il mio lavoro sarà cercare di trovarlo.”
 
Devonte’ Graham
N° 4. 23 anni, 188 cm, 83 kg.
Il rookie di casa (nato a Raleigh in North Carolina) in preseason è stato quasi oggetto misterioso fino agli 8 minuti finali con Chicago.
Entrato in campo ha regalato subito un pallone, poi ha dimostrato di non esser egoista facendo girar la sfera ma oltre al tiro, personalmente mi hanno impressionato i suoi tagli e l’abilità fatta di velocità e coordinazione con la quale ha chiuso le azioni dopo aver ricevuto in corsa un paio di passaggi.
Anche con Dallas si è confermato a buoni livelli mostrando mano calda.
Sarà il terzo play e augurandosi che i primi due godano di ottima salute, non so quanto lo vedremo in campo.
Per ascendere avrebbe bisogno di giocare qualche minuto ma quando le cose si faranno serie, non credo che il suo minutaggio sarà altissimo, a meno che Parker non abdichi. Certamente avere davanti Kemba e Tony gli sarà molto utile per apprendere finezze tecniche e imitare le giocate dei compagni visto che le possibilità fisiche e l’IQ cestistico per quel ruolo non gli mancano.
 
Joe Chealey
N° 31. 22 anni, 190 cm, 86, 2 kg.
Il N° 31 degli Hornets ha dimostrato di poter essere un giocatore utile.
Freddo nella partita contro i Mavs ha realizzato da fuori senza sentir la pressione in un finale che ci ha consentito di riagguantare i Mavs a quota 100 ma il tiro da fuori è una soluzione che potrebbe avere nel DNA.
34,7% di media al college di Charleston e un 80,5% ai liberi. Pochi gli assist al college con 3,4 a partita ma buon realizzatore.
Negli ultimi due anni la sua media punti si è assestata sul 17,9 (14,2 la totale dopo una prima annata a sfiorare i 7 pt.) e si capisce perché intravedendolo in campo.
Mano educata, mi piace. Purtroppo nel ruolo soffre la concorrenza di altri tre buoni giocatori e il suo problema è questo ma ha trovato spazio come giocatore degli Swarm con un two-way contract che gli potrebbe permettere di giocare con gli Hornets limitatamente, se ve ne fosse bisogno.
Un tiratore freddo e inaspettato potrebbe servire alla squadra in alcuni frangenti come outsider per colpire pesantemente visto che Borrego aspira ad avere minacce sul parquet sparse.
 
Jaylen Barford
N° 10. 22 anni, 190 cm, 92 kg.
Nemmeno un minuto dopo le prime tre partite di preseason, tagliato l’11 ottobre.
 
SG – Guardie Tiratrici
 
Jeremy Lamb
N°3. 26 anni, 196 cm, 83 kg.
Riconfermarsi ad alti livelli per Jeremy Lamb sarà la parola d’ordine.
Giunto al suo settimo anno di NBA a Charlotte ha trovato lo scorso anno la stagione che potrebbe rappresentare la personale svolta per i prossimi anni.
Da eterna promessa a giocatore “solido”, nel senso di affidabile e costante.
Il passaggio è stato rapido, frutto del lavoro svolto.
Ci sono le premesse perché anche quest’anno, promosso titolare in SG, svolga il suo ruolo al meglio.
Sarà stimolato da Monk e Bridges, i quali scalpitano dietro di lui.
Lo scorso anno era lui a partire dalla panchina ma i 12,9 punti, i 4,1 rimbalzi e i 2,3 assist di media, hanno convinto Borrego che avrebbe dovuto essere lui il titolare con Batum spostato in un ruolo più naturale.
I tasselli sembrano andare al loro posto ora.
Incursioni, voli in schiacciata, back-door ma anche qualche tiro forzato che non ha mai avuto paura di prendere nonostante non sempre le idee siano state buone.
Le proiezioni di basketball-reference.com per la prossima stagione di Lamb lo danno a 18,8 punti, 3,1 assist e 6,6 rimbalzi per partita.
In considerazione del minutaggio e del ruolo da titolare se tenesse questi livelli, gli Hornets potrebbero fare anche un pensierino ai playoffs ma gli avversari on saranno d’accordo. Stime ottimistiche o meno, mi è parso di vederlo tirare anche meglio, anche da oltre la linea dei tre punti, da dove non sempre era riuscito a esprimersi al massimo.
Lamb, in una stagione di rinnovo, sarà sicuramente seguito da altre squadre e se in futuro Monk e Bridges si dimostreranno all’altezza, la società potrebbe anche pensare a uno scambio per Jeremy o essere obbligata a cederlo se il contratto divenisse troppo oneroso, avendo pezzi bloccati del roster (speculazioni di mercato).
Qualcuno ipotizza che Jeremy finirà la stagione in un altra squadra, magari se Miles e Malik faranno intravedere di poter fare le stesse cose del nostro numero 3 ma personalmente se dovesse partire aspetterei la prossima estate.
Per lui comunque la parola d’ordine sarà cementare il posto da starter negli Hornets per dimostrare di poter giocare da buon titolare in una squadra NBA, abbandonando definitivamente la panchina.
 
Malik Monk
N° 1. 20 anni, 190 cm, 90 kg.
Durante la sua prima parte di stagione da rookie Monk ha raramente esaltato i fan in attacco, ma ancora peggio aveva fatto in difesa.
Il differenziale tra punti segnati e subiti quando era sul parquet era il peggiore del team, poi, a fine stagione è sembrato aver più fiducia, capire di più ritmi e tempi della NBA fino a splendere di luce propria quando a Chicago mostrò una schiacciata che faceva intendere un futuro più radioso per il numero 1 degli Hornets, sembrato poco NBA ready nella prima parte di stagione.
Il cambio d’allenatore potrebbe essere manna dal cielo per Monk.
Lo stile più agile e veloce potrebbe metterlo sul parquet, partendo dalla panchina, per ben più dei 13 minuti che l’ex coach Steve Clifford gli concedeva.
Potrebbe essere il sesto uomo degli Hornets se confermasse le buone cose intraviste in Summer League e nella preseason.
Malik manterrà l’energia, l’agilità e l’atletismo di Lamb.
Passaggi e un tiro più consistente con un miglioramento in difesa tracciano un futuro più florido per lui che di riflesso aiuterà ovviamente il team.
Se Borrego attiverà Tony Parker in modalità assist-man quando sul parquet ci saranno avversari provenienti dalle panchine, Malik, tra tiri e incursioni potrebbe esprimere alla grande il suo potenziale.
Il ruolo è affollato perché anche Miles Bridges e Dwayne Bacon vorranno minuti da giocare ma se il primo è ancora un rookie (buono), il secondo ha qualità ma non a livello del “Monaco”.
Con la benedizione di Borrego, quest’anno potremmo vedere un giocatore entusiasmante.
Anche Monk ha detto che il nuovo sistema (up-tempo style) di Borrego dovrebbe aiutarlo, aggiungendo che per lui lo scorso anno fu difficile perché giocava poco.
 
 
 
J.P. Macura
N° 55. 23 anni, 196 cm, 86 kg.
Una pessima difesa quella vista nei pochi minuti di preseason.
Più lento e spaesato di Monk all’inizio della sua avventura in NBA,
Il contratto di Macura comunque è di quelli da 45 giorni, i famigerati two-way.
Sarà inviato a Greensboro a farsi le ossa.
Giocatore chiave per Xavier nei 4 anni passati all’università.
Se in NCAA le palla rubate di media sono state 2,7 a partita continuando a fare discretamente in Summer League, difficilmente dal mio punto di vista a oggi riuscirà a dare lo stesso contributo immediatamente in NBA.
Una difesa perimetrale che sarebbe interessante per Charlotte ma che non c’è al momento.
In attacco come shooter è stato sottovalutato al college nonostante la varietà di soluzioni offensive proposte riuscendo anche a crearsi in proprio il tiro.
Wolf proverà a migliorarlo ulteriormente come tiratore da fuori e soprattutto come uomo assist, pochi i suoi 2,6 assist di media.
Bisognerà vedere se saprà anche localizzare i compagni.
Charlotte ha tanti tiratori ma forse qualche passatore in meno.
Avere un giocatore bidimensionale potrebbe essere la chiave per trovare qualche minuto in NBA se qualche giocatore dovesse essere indisponibile per qualche tempo.
Il rapido rilascio gli permetterà di essere propedeutico al gioco di Borrego anche dall’esterno, laddove come minaccia potrebbe aprire vie per tagli di giocatori rapidi pronti a inserirsi ma al momento rimane ai margini.
Ali – Forward
 
 
SF – Ali Piccole
 
Nicolas Batum
N° 5. 29 anni, 203 cm, 91 kg.
Tornerà a giocare probabilmente come ala piccola.
“Dirottato” in un ruolo più confacente alle sue caratteristiche cestistiche personalmente mi aspetto almeno un piccolo miglioramento.
Il peso della pressione negli ultimi due anni era salito.
Sulle sue spalle gravava un ruolo da SG come tiratore che dal mio punto di vista non gli si addiceva.
La frequenza con la quale era “costretto” a tirare (spesso da fuori evitando molto spesso di attaccare il canestro) abbassava le sue medie, anche se ancora non tocca la trentina (li compirà in dicembre i trenta) il fatto di doversi preoccupare anche del settore assist facilitava i compagni ma non il suo compito.
Doveva “dividere” lo spazio con Jeremy Lamb che, partendo sempre forte, aveva fatto impallidire il francese a inizio stagione.
Jeremy aveva trovato spazio per un infortunio di Batum al gomito che di certo non aveva aiutato il transalpino a uscire dalle proprie difficoltà.
Limitare il numero di tiri, produrre punti di rottura attaccando qualche volta il canestro in più, anche senza palla, oltre a smistare palloni (se è in forma ha una buona visione di gioco) per facilitare i compagni in attacco dovrebbero essere le sue scelte.
In difesa, senza più acciacchi, deve tornare a metter più pressione all’avversario di turno.
Il suo contratto è pesante e gli Hornets per invertire la rotta hanno bisogno di lui.
Le possibilità le ha, ora tocca a lui cancellare parzialmente gli ultimi due anni non a livelli sufficienti per uno come lui.
 
Miles Bridges
N° 0. 20 anni, 201 cm, 102 kg.
Balza.
Salta all’occhio immediatamente l’atletismo del rookie ma se vuole sa anche passare precisamente nel traffico.
Sembrerebbe avere due razzi ai piedi che sprigionano potenza.
In preseason ha mostrato sfacciataggine andando a schiacciare più volte; alley-oop, put-back dunk o jam dirette, la potenza sprigionata è stata dirompente.
Sapeva di doversi stagliare dalla concorrenza e in parte vi è riuscito.
Rispetto ad altri giocatori che hanno avuto gli Hornets nel recente passato sembrerebbe anche essere più pronto alla NBA (NBA ready), anche se le selezioni di tiro avute nella Summer League non sono state eccelse mentre in un contesto nel quale deve dividersi i tiri con compagni al suo livello è migliorato.
Ha beneficiato anche di spaziature migliori mostrando di saper colpire anche da fuori, fattore che per Borrego è importante.
Questa doppia dimensione potrebbe concedergli spazio nel settore swingman (SG-SF), un doppio ruolo simile, che pare abbastanza affollato.
La dichiarazione di Borrego su Bridges:
“Si adatta all’odierna NBA: è versatile, può difendere diverse posizioni, ha un tiro migliore rispetto al credito dato, può metterlo.
E’ molto più pronto per la NBA di quanto pensassi quando inizialmente lo abbiamo selezionato.”
 
 
Dwayne Bacon
N° 7. 23 anni, 198 cm, 100 kg.
Bacon probabilmente soffrirà della concorrenza nel ruolo da parte delle giovani stelle degli Hornets.
In estate sembra aver migliorato il suo gioco.
Una difesa discreta e un attacco che mi piace perché punta a canestro, specialmente perché a volte è una soluzione ad alta percentuale realizzativa se hai le caratteristiche per poterla adottare.
Troppo spesso Charlotte si è accontentata negli anni passati di andare al jumper senza avvicinarsi a canestro.
Bacon però potrebbe finire a giocare come terza SF, dietro a Batum e Bridges, ma anche volendo vederlo come SG non c’è da stare molto più allegri per Dwayne visto che Lamb e Monk occupano il posto di starter e back-up nelle gerarchie di Borrego.
Dipenderà quindi anche da come gli alti pari ruolo si esibiranno durante la stagione e se Bacon saprà migliorarsi ulteriormente guadagnando qualche minuto.
Bacon comunque pare un giocatore abbastanza solido e utile, anche se non eclatante ma probabilmente per ora, con Lamb, Monk e Bridges che sanno attaccare il ferro, sarà fuori dalle rotazioni.
 
 
Isaiah Wilkins
N° 21. 23 anni, 203 cm, 93 kg.
Tre minuti contro Miami, tagliato l’11 ottobre.
 
PF – Ali Grandi
 
Marvin Williams
N° 2. 32 anni, 206 cm, 106 kg.
Sarà ancora lui il titolare come ala grande.
MKG sarà il suo ricambio.
Slittato dal ruolo di SF a PF con Kaminsky, precedente back-up a sua volta scivolato nel reparto centri.
Borrego ha preso due giocatori per portarli a livello superiore dal punto di vista fisico ma intorno a Marvin sembra non esserci dubbio per quel che riguarda la titolarità.
Giocatore non molto atletico difensivamente parlando, in attacco qualche volta dimostra di avere ancora esplosività con rare incursioni in schiacciata mentre sono interessanti, ma pur sempre non frequenti, i suoi inserimenti e i suoi pick and roll che qualche volta chiude in equilibrio perfetto a una mano.
In qualsiasi altra squadra sarebbe probabilmente un sesto o settimo uomo, l’ideale per un giocatore che ha superato la trentina ed è avvezzo a colpire da fuori senza eccedere in soluzioni forzate.
Questo gli ha permesso d’avere una buona media realizzativa da fuori (41,3% lo scorso anno, miglior stagione personale), specialmente perché i suoi tiri sono presi in momenti nei quali la rotazione difensiva avversaria non garantiva copertura adeguata o comunque avendo qualche metro di spazio, arrivando in corsa su passaggi.
Borrego oggi però vorrebbe aumentare il tiro da fuori, ciò vuol dire che Williams probabilmente sarà costretto a prendersi qualche tiro in più rispetto al passato per dare l’esempio ai giovani compagni.
Personalmente non la ritengo un’idea fantastica nel momento in cui la conclusione sarà a basso coefficiente realizzativo.
Forse fino a oggi spesso è stato “opportunista” nel concludere a difesa spiazzata ma nelle prime tre partite di preseason su 16 tentativi ha segnato 7 volte.
La percentuale potrebbe calare ma sarà figlia di una richiesta di gioco ancora da valutare nel suo complesso.
 
 
Michael Kidd-Gilchrist
N°14. 25 anni, 201 cm, 104 kg.
Scelto al Draft NBA dopo Anthony Davis, MKG non ha certamente dato lo stesso contributo in termini di qualità rispetto a quello che il Monociglio ha dato ai Pelicans in questi anni.
Parlando con un ragazzo che giocava in una società di C al campetto, mentre io sostenevo all’inizio non mi piacesse molto (era ai Bobcats e non l’avevo ancora visto realmente in azione se non saltuariamente), mentre a lui non dispiaceva per ché lo reputava un giocatore utile.
Chi dei due avesse ragione decidetelo voi, io ho iniziato ad apprezzarlo di più vedendolo giocare i primi anni agli Hornets.
In difesa a a rimbalzo era molto presente, poi gli infortuni, il calo atletico, un fisico ferito che come una pianta stenta a riprendersi.
Dal mio punto di vista la vera domanda è se riuscirà a uscire da questo tunnel.
Ma uno come MKG che si è ripreso dalla morte del padre avvenuta quando lui aveva pochi anni (ucciso da arma da fuoco), nonostante le difficoltà e un balbettio iniziale nelle interviste avrà gli anticorpi necessari per superare anche questa prova.
Borrego, visto l’eccesso di swingman l’ha slittato nel ruolo di ala grande, dove i fisici possenti aumentano e il Re Leone (solea vedere con suo papà questo cartoon) MKG potrebbe avere più problemi in termini di scontro fisico, anche se in attacco la sua maggior versatilità e velocità sarà l’arma a suo favore in questo tipo di scontri diretti.
Dirottato però in panchina, alle spalle di Marvin Williams, gli si chiede di portare avanti la transizione, cosa che MKG sa fare, anche senza palla sa andare a rimorchio o creare spazio per il compagno.
Mark Price l’ha migliorato al tiro, un’arma che non ha mai avuto il jumper e se qualche volta ha dimostrato di riuscire a realizzare da medie distanze con buona percentuale, nonostante uno stile di tiro particolare, ancora rimane inaffidabile, soprattutto da fuori dove la tripla manca nel suo bagaglio tecnico.
Ai tempi di Belinelli si discusse se fosse lui o il nostro connazionale il giocatore migliore da mettere sul parquet nei finali, poiché con MKG le spaziature andavano accorciandosi.
SE dimostrerà di avere un buon primo passo e l’esplosività necessaria, potrebbe anche andare in entrata a colpire giocatori pari ruolo meno veloci di lui.
In difesa dovrà usare un po’ più d’agilità ma sarebbe lo stile voluto da Borrego, quello di recuperar palla.
Certo… da numero 2 al Draft a riserva potrebbe sembrare un fallimento, ma per gli Hornets avere un buon difensore su gente meno talentuosa in attacco potrebbe essere una buona mossa per recuperare punti nel caso i 5 titolari avessero accumulato gap nel punteggio.
Intorno a lui gente come Hernangomez e Monk, passatori e buoni tiratori al contempo, potrebbero aiutare la sua causa, avere schemi per tagli all’interno sarà probabilmente un’opzione avendo tiratori larghi sulle ali pronti a creare varchi.
Fing and roll tocchetti da pochi passi o tiri dalla media, in prestagione si è visto essere efficace da sotto.
Forse potremmo vedere un giocatore in grado di far la differenza partendo dalla panchina, aiutando la squadra in termini d’esperienza, lasciando al contempo a Charlotte uno starting five più equilibrato.
Se Borrego avrà trovato la soluzione per l’enigma MKG lo vedremo nel corso della Regular season.
Io faccio il tifo per lui…
 
 
Zach Smith
N° 11. 22 anni, 2013 cm per 99,8 kg.
Ha tenuto una media di 5,5 punti, 4,3 rimbalzi e 1,4 recuperi per partita con gli Atlanta Hawks in Summer League attirando l’interesse degli Hornets che però l’hanno lasciato in panchina per quasi tutto il tempo della Summer League.
Al campo di addestramento Smith potenzialmente avrebbe potuto ottenere o il posto in squadra (manca un giocatore) o un posto per il two-way contract.
17 posti, sarebbe stato il terzo rincalzo come ala grande ma è caduto in dirittura d’arrivo (a favore di Joe Chealey), nonostante l’ottimismo di fonti a lui vicine.
Poco importa se dietro MKG non ci sarà nessuno, slitterà qualcuno del roster…
L’ambiente C per esempio ora pare affollatissimo e un po’ mal assortito e lui avrebbe potuto fare da quindicesimo come PF pura (nel momento in cui scrivo il roster di Charlotte è fermo a 14 unità più i due two-way contract).
 
 
 
Centri
 
Cody Zeller
N° 40. 26 anni, 213 cm, 109 kg.
Torniamo a due anni fa.
Dopo il regno di Howard durato solamente un anno, Cody rientra come centro titolare.
Relegato in panchina, la scorsa stagione ha finito per giocare solamente 33 partite a causa dei suoi frequenti problemi con gli infortuni.
Lo strappo al menisco gli ha fatto perdere le ultime 27 partite di una stagione a intermittenza.
Il ruolo di centro però potrebbe tornare a essere il problema di Charlotte in questa stagione.
Non disponendo di un pivot completo, gli Hornets potrebbero ruotare i giocatori indicati nel ruolo da Borrego per sopperire a tale mancanza.
Cody comunque sembra essere per ora inamovibile come starter perché è il C più completo; in attacco ha buoni movimenti intorno a canestro, dalla media era migliorato, inoltre pick and roll e incursioni da dietro a fari spenti non difettano nel bagagliaio tecnico di the “Big Handsome”.
Il tiro da tre non è mai esistito ma quest’anno non lo disdegna se ha spazio.
Borrego lo stimola a provarci ma per ora le percentuali non credo saranno una minaccia per gli altri team, inoltre, le occasioni saranno rarefatte ma potrebbero comunque dar vita a spaziature migliori se solo Cody mostrasse di essere una minaccia saltuaria ma affidabile…
Senza Cody il record degli Hornets in questi anni è stato 35-59, frutto anche del lavoro che Zeller mette sul campo su ambo i lati del parquet ma nonostante si sia irrobustito fisicamente nella parte superiore del corpo, ancora non è un centro di peso anche se a livello di stoppate per due anni di fila ha avuto una media di 0,9 che l’anno scorso complici i problemi fisici e l’abbassamento del minutaggio si è ridotta a 0,6. Il 6,5 a rimbalzo (massimo in carriera), sceso al 5,4 lo scorso anno, da la dimensione di qualche difficoltà fisica, sebbene quest’anno Borrego potrebbe portare anche Batum sotto i tabelloni per dare una mano a Cody ma anche per far ripartire l’azione istantaneamente con palla in mano al francese.
Proprio il francese ha un feeling particolare con Cody, bravo a presentarsi al momento giusto per puntare a canestro quanto Nic a cedergli palla al momento giusto.
La dichiarazione:
“Sono finalmente sano ed entusiasta di andare a giocare una stagione rimanendo in salute.
Questo è il mio più grande obiettivo per l’annata. Ho perso troppe partite l’anno scorso”.
 
 
Willy Hernangomez
N° 41. 24 anni, 211 cm, 109 kg.
Il giovane centro spagnolo ha il solo difetto di esser troppo leggero per la NBA in questo ruolo.
Per il resto si adatta perfettamente al prototipo di centro moderno sapendo tirare con naturalezza e precisione anche da grande distanza.
Il bagaglio europeo tecnico se lo porta in dote ed è un vantaggio nel pitturato districandosi con ottimo movimento di piedi.
Giocatore versatile che in post basso batte tutta la concorrenza dei lunghi di Charlotte.
Meno pesante e più muscoloso rispetto a prima, potrebbe beneficiare delle spaziature dei tiratori quando sarà nei dintorni dell’area.
Potrebbe essere il backup preferito di coach Borrego, giocando insieme a MKG che non ha tiro da fuori, Willy potrebbe ottemperare anche a questa carenza del compagno per dare alla bench più profondità quando sarà impegnata sul parquet.
Ottimo passatore, potrebbe essere adatto in transizione più di Biyombo e a rimbalzo più abile di Frank visto che lo spagnolo in 11,9 minuti ha catturato 5,3 rimbalzi.
Inserendolo tra i titolari come centro, la percentuale punti della squadra dal campo è aumentata del 25% mentre il rimbalzo è aumentato del 13%.
È evidente che Hernangomez ha avuto un ottimo impatto con gli starter e in prospettiva potrebbe superare anche gli altri in un breve tempo o a medio termine, anche se io son più propenso per la seconda ipotesi, se continuerà a lavorare, potrebbe avere un impatto maggiore degli altri centri a Charlotte.
 
 
Frank Kaminsky
N° 44. 25 anni, 213 cm, 110 kg.
Non vorrei fosse un giudizio tranciante, ma sono in accordo su ciò che ho letto su un altro sito riguardo Frank.
Kaminsky è alla sua quarta stagione in NBA e a fine regular season dovrà fare i conti con l’incostanza prodotta in questi anni se non saprà trovare una stabilità di rendimento.
Nell’estate 2019 Kaminsky sarà un restricted free agent.
Se, partendo spesso dalla panchina ha una buona media di oltre 10 punti per partita nel corso della sua carriera, non supera il 43% dal campo, il che per un big man non è un fattore positivo.
C’è da dire che è stato spinto in passato a tirare molto da fuori, a volte ha forzato anche soluzioni ma se andiamo ad analizzare i rimbalzi, anche qui vediamo che non è all’altezza.
Troppo facile da spostare, troppo molle, anche in difesa.
In 23,4 minuti a gara ha finito per racimolare solamente 4,1 rimbalzi di media e le stoppate sono sullo 0,4 di media con un nadir di 0,2 lo scorso anno.
Personalmente più che il futuro a lungo termine di Frank m’interessa “il futuro di oggi” (per parafrasare quasi il titolo di un libro), ovvero, quello che farà in questa stagione.
Dovrà migliorarsi in fase difensiva ed essere più efficiente in attacco.
Può farlo, lavorando.
L’hanno fatto Walker, Lamb e tantissimi altri giocatori saliti a livello più alto.
Ovviamente, Kaminsky è un giocatore diverso da Lamb e Walker, ma è in grado di migliorare il suo gioco.
Potrebbe essere l’annata buona perché c’è questo contratto pendente o la testa di Frank sarà sempre svagata?
Ha trovato qualche minuto in preseason e lo slittamento possibile come centro potrebbe favorirlo contro i classici centri più lenti su schemi che prevedano la sua presenza all’esterno della linea dei tre punti, a patto migliori anche lì.
L’ex star del Wisconsin dovrà lottare per ottenere minuti quest’anno.
Ciò che mi chiedo è se “avrà fame” poiché mi sembra un giocatore meno tenace rispetto a molti compagni e avversari…
 
 
Bismack Biyombo
N° 8. 26 anni, 206 cm, 116 kg.
Nel giro a tre tra Hornets, Magic e Bulls ecco tornare Biyombo.
Ci si libera di Mozgov, idea iniziale bizzarra per cedere il contratto di Howard.
Alla fine del giro a due tempi, il russo lascia la North Carolina mentre Stone partirà per la Wind City (tornerà poi in Italia) per far tornare Biz alla casa base:
4,4 punti, 6,1 rimbalzi e 1,6 stoppate a partita con Charlotte nelle quattro stagioni passate sino al 2015 sono le sue medie.
Il contratto di Biyombo però è molto oneroso.
I Magic avevano deciso di puntare su di lui, ma alla prova dei fatti, potrebbe essere uno dei peggiori della NBA, comunque meglio rispetto a quello di Mozgov per qualità/prezzo.
Difesa ed esperienza saranno le armi che Biz potrà mettere in campo ma dal mio punto di vista il congolese potrebbe essere solamente uno specialista difensivo da utilizzare quando i centri di Charlotte saranno in difficoltà fisica.
Se Zeller partirà titolare e Willy come secondo, al momento Kaminsky, spostato come C, sembra essere preferito da Borrego come terzo ricambio davanti a lui.
Nonostante il contrattone quindi Biz potrebbe non vedere quasi mai la luce del parquet, anche se personalmente lo preferisco a Kaminsky
Atletico, intorno al cerchio nella vernice può dire la sua e ha il vantaggio di conoscere già i compagni di squadra storici.
Potrebbe essere un uomo squadra rimembrando anche quando in una sua puntata a Chicago qualche anno fa, portò un clochard al gelo a mangiare in un ristorante.
Un piccolo gesto che tuttavia dice molto sulle qualità di un giocatore disposto a lavorare duro per migliorarsi anche sul campo, sebbene il suo gioco sia limitato in termini di distanza in attacco.
 
In conclusione, ecco qualche giocata con le quali Charlotte ha ottenuto un buon 4-1 in preseason, da tagli centrali, a back-door, pick and pop e triple, semplici, da aperture negli angoli o schermate.
Per Borrego la parola d’ordine sarà imprevedibiltà (notare il cambio degli interpreti)…

Il Punto @ 82

@82

 

Il Passato Prossimo

In un mondo dove il sensazionalismo è la regola, in stagione, la coerenza e la costanza degli Hornets sono state quasi noiose.

L’annata ha seguito la piega presa a inizio 2017 terminando come logica imponeva, poiché, nonostante un’altra buona stagione di Kemba e all’insperato aiuto ad alti livelli di Lamb dalla panchina (solita partenza con il botto per poi finire le ultime gare in sufficienza), poco altro ha spostato in positivo la stagione di Charlotte.

Howard ha vissuto una seconda giovinezza insidiando e superando talvolta le prestazioni di Kemba ma il contorno è stato il medesimo.

Coach Clifford non è riuscito a restituire un gioco alla squadra né tanto meno un aspetto mentale aggressivo per sopperire a qualche deficit tecnico.

Alla fine una squadra senza identità con giocatori eccessivamente pagati per le prestazioni offerte, hanno decretato il fallimento della stagione 2017/18.

Gli Hornets hanno chiuso con un record negativo di 36-46 (21-20 in casa e 15-26 fuori, 11-5 nella Southeast ma sono andati 22-30 nelle 52 partite giocate contro l’Est), il medesimo della stagione 2016/17…

In generale la squadra ha giocato meglio contro le squadre dell’Ovest, anche dando battaglia contro le più forti, mentre a Est si è sempre arresa in stagione a Boston, Cleveland, Toronto e anche Miami, la quale ha portato a suo favore la serie all-time tra i due nickname/brand delle franchigie, ma di questo tratteremo un’altra volta.

Decimi a Est dietro ai Pistons anticipando solamente le due newyorchesi, Chicago, Atlanta e Orlando.

 

 

Da quando ci siamo lasciati (Il Punto @ 68) il record è stato di 7-7 pur avendo qualche partita facile sulla carta poi lasciata sul campo ma si era realmente fuori dai PO almeno dalla sconfitta casalinga con i Nets in Game 66.

Per la terza volta su quattro anni i Calabroni in un Est non all’altezza dell’Ovest hanno fallito l’obiettivo playoffs scontentando Kemba, il quale si è lamentato della situazione.

A febbraio era saltato formalmente il GM R. Cho, qualche giorno fa anche l’head coach Clifford è stato messo alla porta dal nuovo GM Kupchak seguendo logica.

A fine regular season ha salutato anche Steve Martin, nato il 14 agosto del 1952 a Millinocket (Maine), storica voce degli Hornets, dagli albori a oggi è passato dalla radio alla TV per tornare al vecchio amore fino all’ultima partita a Indianapolis.

Si dedicherà di più alla moglie e alla figlia, peccato aver chiuso sì con una vittoria ma amaramente senza playoffs.

 

 

 

 

Il Futuro

 

Gli Hornets avrebbero già sondato l’ex fenomeno Jerry Stackhouse (seguito anche dai Magic), David Fizdale (ex vice di Warriors, Hawks e Heat e attuale head coach dei Grizzlies) classe 1974 che era dato per favorito, ultimamente anche I. Udoka (attualmente assistente agli Spurs che dovrebbe avere un colloquio a fine settimana), ma l’ipotesi più affascinante per noi che seguiamo il team dal bel paese, sarebbe l’ingaggio di Ettore Messina, attuale vice degli Spurs.

San Antonio ha accordato il permesso agli Hornets per un colloquio con l’allenatore catanese che dovrebbe avvenire a breve.

 

 

LONDON, ENGLAND – MAY 12: Ettore Messina, Head Coach of CSKA Moscow gestures during the Turkish Airlines EuroLeague Final Four game 3rd and 4th place between CSKA Moscow v FC Barcelona Regal at O2 Arena on May 12, 2013 in London, United Kingdom. (Photo by Luca Sgamellotti/EB via Getty Images)

 

 

L’allenatore siciliano ha lavorato in giallo-viola con Kupchak e la stima tra i due è reciproca.

Se andasse in porto la trattativa, Messina potrebbe diventare il primo allenatore non statunitense a orchestrare un team NBA, quindi da queste parti abbiamo una ragione in più per fare il tifo per lui che vanta una lunga carriera da coach in Europa e un palmares invidiabile 4 Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani, 6 russi con il CSKA Mosca, l’argento ai campionati europei 1997, ecc.).

Da San Antonio potrebbe portare l’idea di gioco mancata a Charlotte nell’ultimo anno e chissà che Leonard, ora lanciato verso altri lidi, possa seguire il suo vice.

Per fare ciò però Kupchak dovrà compiere il capolavoro di smantellare una parte della squadra che sta intasando il salary cap.

Vediamo la tabella con i costosi contratti dei colpevoli (segnati da un riquadro rosso) che purtroppo si dovrebbero protrarre per altri anni e qualcuno, segnato in verde, vanta anche una player option.

 

 

 

 

Il primo nome sulla lista è il francese Nic Batum, stagione tormentata da problemi fisici al gomito sin da subito ma resa calata drasticamente da due anni.

Il suo è un contratto da eliminare assolutamente se si vuol tentare di prendere un big free agent.

Anche MKG, Williams, Cody Zeller e Stone credo non siano più funzionali al progetto considerando costi e attuale roster.

Il grosso punto di domanda è come si muoverà o come potrà muoversi Kupchak in una situazione piuttosto bloccata.

Smantellare tutto, fatto cadere il primo tassello potrebbe essere semplice, oppure impossibile.

Di certo le cifre nel riquadro rosso (cinque contratti) pesano complessivamente sul monte salari per 66 milioni e 271 mila dollari, ben più della metà del salary cap consentito il prossimo anno proiettato per il 2018/19 a 101 milioni e a 108 milioni la stagione successiva (luxury tax a 123 e 131 milioni rispettivamente che incrementerebbe così il margine con il salary cap)…

L’idea Leonard potrebbe essere vincente per attrarre altri buoni giocatori.

Mantenendo Kemba (rinnovo del contratto più oneroso) e Howard, con qualche innesto giusto non arrivasse la pazza idea Leonard (un tiratore in SG o SF e una PF difensiva) potremmo già passare avanti a diverse squadre a Est, ma questo è fantabasket, fantastichiamo sulla scia del possibile arrivo di Messina (attrazihornets italiana?) al quale manca solo l’esperienza da Head Coach in NBA.

 

Walker passerà a un altro team oltre che la palla?
Penso che la maggior parte dei tifosi di Charlotte si auguri di rivederlo nel team presieduto da MJ ovviamente…

 

 

 

Statistiche di squadra e confronto singoli

 

Iniziamo da un dato non interessante a livello sportivo ma “totemo omoshiroi” (molto interessante per dirla alla giapponese) dal punto di vista del business.

Charlotte è arrivata solamente venticinquesima nelle presenze.

Lo Spectrum Center complessivamente ha ospitato in 41 gare 671404 spettatori, 16.375 di media.

I continui risultati deludenti della squadra e una città più imborghesita rispetto ai tempi del 1988 stanno determinando una classifica un po’ preoccupante da questo punto di vista.

 

Prima di passare all’insieme, facciamo una piccola digressione e vediamo quali dei giocatori targati Hornets sono entrati nei primi 20 posti nelle varie classifiche NBA dedicate.

 

 

 

 

La squadra ha dimostrato preoccupante fragilità nelle gare punto a punto.

 

 

L’istogramma che mostra sulla barra del tempo della regular season, gli scarti in vittorie (verde) e sconfitte (rosso).

 

 

Otto le partite perse dai quattro punti in giù contro le due vinte avendo a favore sempre il medesimo scarto dal punto ai quattro.

Non stiamo parlando di tutte le punto a punto che magari tra FT finali hanno finito per avere anche scarti di 5/6 punti o gare terminate all’OT, tuttavia questa statistica da l’idea dell’inconsistenza alchemica difensiva del team, uno dei punti cardine persi da Clifford che Kupchak dovrà tenere in considerazione per restituire un team vincente a Jordan.

Charlotte è stata sotto per gran parte della stagione, ma alla fine ha portato a favore il bilancio tra canestri segnati e subiti infilando 8874 punti (108,2 di media) subendone 8853 (108,0).

 

 

Le percentuali al tiro complessive della squadra a fine stagione divise per aree di tiro.

 

 

Questo fa sì che gli Hornets siano stati il decimo attacco in NBA ma solamente la 19^ difesa e questo conferma la mia visione negativa sulla parte difensiva anche se offensive e defensive rating sono pari a quota 107 e quindi ciò determina un net rating (la differenza tra i due rating) a zero.

Un’altra statistica interessante è che la stagione si è chiusa con un margine galattico tra FT tentati (2216) e fischiati contro (1494).

Il problema è che Howard e altri giocatori hanno iniziato male la stagione in lunetta chiudendo alla fine della stagione con il 74,7% di realizzazioni (24° posto) mentre gli avversari con il 79,5% ci hanno relegato in ultima posizione per quel che riguarda la percentuale di FT subiti.

Certamente a parte la “scelta” o l’esigenza del fallo o compiuta sul tiratore e il più esiguo numero di FT subiti a influenzare la statistica, non siamo stati nemmeno fortunatissimi…

La squadra comunque si è dimostrata poco “cattiva” compiendo solamente 17,2 falli a partita terminando al secondo posto tra le squadre più corrette dopo esser stata a lungo prima.

Gli avversari invece hanno fatto largo uso della possibilità d’interventi irregolari con 22,4 a partita (30° posto complessivo per le squadre che ci hanno affrontato).

La squadra di Clifford anche quest’anno ha proseguito il trend delle poche palle perse concesse agli avversari finendo terza, mentre a sia a rimbalzo difensivo sia in quello complessivo è arrivata quarta grazie a Howard che ha calamitato moltissimi rimbalzi.

Il 36,9% da tre punti ci issa all’ottavo posto finale ma Charlotte non è più quella dei vari Glen Rice, Dell Curry, Tony Delk, ecc… tutti tiratori mefitici e soprattutto dall’arco la difesa è parsa un colabrodo.

Gli avversari da oltre l’arco hanno fiondato a canestro il 37,5% dei palloni relegandoci in 27^ posizione e questo era uno dei problemi indicato a inizio anno nella mia personale analisi.

Una difficoltà da risolvere assolutamente vista l’evoluzione del gioco che contempla e offre una parte molto importante ai vari shooter da oltre l’arco.

Una componente che diventa fondamentale per aprire il gioco anche sotto canestro e diventa arma letale se concessa in massicce dosi.

Per chiudere il ciclo delle statistiche basilari c’è da notare le pessime statistiche nel tiro dal campo, negli assist (in parte però qui c’è da considerare qualche fallo che ha interrotto azioni che sarebbero potute esser chiuse con il passaggio decisivo) e nelle rubate.

A livello steal siamo solamente ventottesimi mentre negli assist e nel tiro dal campo (45,0%) ci siamo assestati al ventiquattresimo posto finale in entrambi i casi. Entrando a livello più avanzato possiamo vedere che il rapporto tra assist e turnover per gli Hornets è di 1,70, il che non è malaccio visto il nono posto in classifica anche se l’assist ratio, formula complicata (Assist Ratio Formula=(Assists)*100)/ [(Field Goal Attempts)+(Free Throw Attempts*0.44)+(Assists)+(Turnovers)] ci pone in ventisettesima posizione…

A livello di percentuale di rimbalzi difensiva non c’è miglior squadra di Charlotte che ha catturato l’80,7% dei rimbalzi.

Primo posto davanti ai Bulls con 80,6%…

Si scende al quinto posto con il 51% nella percentuale totale.

Anche nei TO in % Charlotte è prima (a pari merito con Dallas) pur giocando un basket abbastanza veloce.

La domanda è…

Un basket più veloce in era moderna garantisce migliori risultati?

Per avere una risposta seria basta scorrere la classifica.

Charlotte di piazza al nono posto con un ritmo di 100,53 ma se consideriamo che al primo posto c’è New Orleans, seguita da Phoenix (retaggio D’Antoniano?) e ancora i Lakers, Philadelphia, i Warriors, i Nets, i Clippers e gli Hawks prima dei Calabroni, beh… possiamo capire che tutto dipenda dalla qualità degli interpreti e un gioco più ragionato a volte si faccia preferire perché se la velocità porta indubbiamente più sorpresa/imprevedibilità, per lo spettacolo e i risultati dipende dalle circostanze.

Proseguendo, troviamo l’Opponent’s Effective Field Goal Percentage che da una dimensione della difesa non ottimale di Charlotte che ha subito il 53,2% in questa statistica (23° posto) mentre si peggiora di due posizioni guardando la statistica delle palle perse degli avversari.

Con 13,4 Charlotte mostra una difesa troppo statica, poco aggressiva e abile a indurre l’avversario alla palla persa.

Si migliora nettamente salendo al decimo posto nelle second chance con 13,2 punti a gara ma l’attacco è stato poco lampo con i fast break points fermi a 9,3 punti a sfida (28^ posizione).

Con 43,7 punti a partita nel pitturato Charlotte, nonostante Howard è clamorosamente ventesima… Nelle “negative”, Charlotte sale al terzo posto con 14,8 punti concessi dai turnover salendo al primo per canestri concessi da second chance (OPP 2ND PTS) con 10,6.

10,7 invece i fast break pts.

Concessi agli avversari (sesti sulle trenta squadre) mentre in area concediamo 45,2 punti di media precipitando in diciassettesima fila perché se Howard non riesce a intervenire su tutti i palloni per molteplici motivi, la panchina per buona parte di stagione, ha lasciato a desiderare ancor di più.

Con il 53,5% da due punti Charlotte è ventunesima nella statistica ma a medio raggio con 13,1 saliamo al tredicesimo posto. Importante è la componente liberi se pensiamo che in percentuale siamo primi in NBA con il 17,8%.

75,6% è il valore della 3FGM%AST, ovvero, la percentuale dei tiri da tre punti realizzati grazie all’assist, però dobbiamo pensare di essere solamente ventisettesimi in questa classifica, benché i Rockets siano ultimi con 68,9%.

Con il 24,4% Charlotte sale al quarto posto (Rockets con Harden e soci primi) nelle triple realizzate senza assist, ciò è dato dal fatto che Walker e soci spesso sfruttino i blocchi di Howard o del lungo per andare alla conclusione da tre punti senza costruire alcun tipo di schema che non sia l’avvantaggiarsi passando o colpendo da dietro uno schermo.

In generale nei tiri dal campo affondati Charlotte dimostra la stessa tendenza con la venticinquesima posizione nel gioco di squadra e la sesta nei pullup o azioni solitarie nelle quali spesso Lamb è stato maestro.

24,7 gli assist concessi agli avversari (26^) a dimostrazione di un team poco propenso a spender falli o comunque a reagire in maniera più forte nelle zone critiche, e questo ha determinato alla lunga sconfitte che avrebbero potuto tramutarsi in vittorie se l’atteggiamento fosse stato meno blando.

 

 

Le statistiche principali di squadra riassunte.

 

 

 

I reparti

Iniziamo ad analizzare ruolo per ruolo la stagione dei singoli degli Hornets in maniera rapida prima di passare alla vera e propria classifica.

PG

La buona salute di Walker ha permesso di non soffrire in regia, anche se più che parlare di regia classica qui stiamo parlando di un giocatore tutto fare che smista qualche assist ma soprattutto ama andare alla conclusione.

Non importa se da tre, in penetrazione o step back, lui ama fare centro.

Trascinatore della squadra, alle sue spalle purtroppo c’è il vuoto.

Il cambio di playmaker voluto da Cho non ha sortito benefici, anzi, ha peggiorato la situazione con le due PG di riserva in fondo alla classifica dei singolo.

Da quando Lin ha scelto di andare a “fare la crana” (per dirla come Crozza travestito da On. Razzi) a Brooklyn gli Hornets non hanno più avuto un ricambio di livello.

Clifford si è ostinato a far partire Monk come PG di riserva ma la cosa non è stata che un buon esercizio di ball handling e visione di gioco, purtroppo però in termini di risultati non è stata mossa intelligente affidare a un rookie un compito non (almeno ancora) nelle sue corde.

Paige, prodotto locale, ha giocato quasi tutta la stagione per gli Swarm giocando qualche raro spezzone di partita nel garbage time.

Non pare sicuramente un fenomeno ma con un salary cap intasato, firmarlo come terzo play stabile potrebbe essere una buona mossa a patto d’andare a prendere finalmente un ricambio di Walker consistente con il quale magari possa coesistere in alcuni momenti della gara per una small ball in casi estremi.

 

 

 

 

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SG

Qui variamo un po’ dalla posizione di guardia tiratrice ad ala, oscilliamo come swingman, comunque vado sul classico…

Nicolas Batum gioca da SG ma sarebbe stato meglio spostarlo in posizione d’ala piccola, forse avrebbe prodotto un gioco diverso.

Stagione nata male con un infortunio sembrato grave (poi rientrato) che ne ha minato l’integrità fisica, ha però dimostrato di non essere un tiratore costante che prende buone scelte.

Se Kupchak avesse offerte potrebbe girarlo a qualche team per liberare qualche milione di spazio visto il suo lauto contratto.

Lamb dietro di lui ha fatto la solita stagione con partenza sprint e finale in calando ma è stato superlativo per gran parte della stagione aiutando i titolari.

Una stagione da breakdown per Jeremy che vorrei riavere il prossimo anno anche perché non ha il contratto di Batum.

Monk ha patito la partenza da rookie, subito gettato nella mischia per qualche infortunio nel settore dove opera.

Come PG non bene, come tiratore nel finale di stagione si è ripreso da una partenza orrenda e anche se la difesa non è eccelsa, non è più quel buco (vedi stoppata a Chicago sul n° 0) d’inizio regular season.

 

 

 

 

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SF

Kidd-Gilchrist, il titolare, è lontano parente di quello vero.

Vuole aiutare ma finisce per farlo nella maniera sbagliata.

Ha serate d’attività e intensità ma spesso o finisce per perder l’uomo sui passaggi, sui blocchi e sul tiro alzare la mano sembra ormai più una resa al destino, nella speranza che il tiro non vada dentro. Meno atletico d’un tempo nonostante la giovane età, i problemi fisici sembrano averne minato l’atletismo anche se paradossalmente compensa con entrati e jumper, nettamente migliorato da inizio carriera. Bacon… per Dwayne vale il discorso di Monk.

Meno talento ma kg a disposizione per entrate e difesa divenuta più rapida.

In miglioramento da inizio stagione.

Graham da terza SF si attesta poco sotto la sufficienza ma per una terza linea ci può stare.

In fondo non è andato male, anche se come la maggior parte della panchina, raramente è riuscito a dare la spinta alla squadra, però non ha ovviamente avuto un minutaggio congruo.

 

 

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PF

Marvin Williams e lo stretch four. No… non è il titolo d’un libro, è l’incarnazione del gioco moderno secondo la quale il lungo deve saper tirare.

Marvin abbassando il minutaggio si è dedicato sporadicamente ai tentativi da fuori, specialmente in avvio di primo e terzo quarto le sue bombe, a segno o meno, sono state una presenza quasi costante, tuttavia sulla schiena ha un interruttore.

Quando si spegne Charlotte gioca senza PF titolare…

Dietro di lui Kaminsky, il quale non è ancora divenuto titolare perché ha l’etica professionale di un truffatore e una difesa più molle di un cioccolatino squagliato al sole di mezzogiorno all’equatore.

Ciò non è bene ma il suo stipendio basso potrebbe anche convincere la dirigenza a rinnovargli la fiducia nella speranza oltre che a mostrare iniziative interessanti in attacco, si appassioni anche alla difesa vera, non di presenza.

 

 

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C

Dwight Howard è stato l’innesto giusto.

Rimbalzi, stoppate… non forse un difensore eccellente dal punto di vista dell’esplosività ma tanta presenza.

Se dall’altra parte il centro non è in serata o all’altezza, Dwight con il suo fisico in attacco può prendere facilmente il sopravvento, grazie al suo fisico ma anche alle varie soluzioni tecniche in suo possesso.

Si passa dal rolling hook, alla virata con alley-oop o magari un piazzato, anche da non vicino, sia banker che direttamente in retina.

In quest’aspetto è migliorato molto.

Cody Zeller si è estromesso da una lotta per il ruolo di titolare comunque già persa in partenza giocando pochissimo, tormentato dai soliti problemi fisici.

Abbiamo patito finché è rimasto nel roster O’Bryant che assomiglia molto per certi versi nel gioco a Kaminsky (difesa troppo passiva e buon attacco), poi con l’arrivo di Hernangomez abbiamo colmato i minuti senza Howard sul parquet.

L’iberico potrebbe essere un prospetto interessante per il futuro.

Contratto basso, intelligente nei movimenti, usa molto le finte.

Credo che salvo rivoluzioni totali, potrebbe rimanere.

 

 

 

 

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Passiamo ora alla “Vostra Classifica”…

 

Escludendo i due two way contract, scesi in campo con il lanternino, ho chiesto agli amici del gruppo FB italiano riguardante i Calabroni che ne pensassero della stagione dei vari player impiegati da Clifford.

Grazie a chi ha speso del tempo per dire la sua.

Devo dire che per molti il voto è stato in linea con quello che le mie medie hanno assegnato.

Certamente la tendenza è stata la sonora bocciatura per chi avrebbe dovuto farci fare il salto di qualità e invece ci ha “traditi”.

Il più votato numericamente è stato Batum, il meno votato Stone.

Eccovi comunque la classifica:

01° K. Walker: 7,86

02° D. Howard: 7,42

03° J. Lamb: 6,59

04° Hernangomez: 6,23

05° T. Graham: 6,08

06° D. Bacon: 5,94

07° Kaminsky: 5,94

08° M. Monk: 5,83

09° C. Zeller: 5,46

10° M. Williams: 5,44

11° J. Stone: 5,35

12° J. O’Bryant: 5,19

13° Kidd-Gilchrist: 5,16

14° N. Batum: 4,75

15° Carter-Williams: 4,50

 

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Passiamo ora per terminare l’articolo alla mia classifica, quella basata su tutti i voti assegnati ai giocatori in ogni singola partita in stagione e relativa media finale…

 

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Classifica Singoli

 

1) K. Walker: 6,65  

SkyWalker è l’uomo della speranza.

La speranza di ribaltare un passato e un presente non troppo soddisfacente sfidando sé stessi e i padri della NBA.

L’uomo con più talento; velocità, ball handling, crossover e step back micidiali ne fanno il pericolo n°1 per le difese avversarie.

E’ calato un po’ da tre punti rispetto allo scorso anno quando era stato sopra il 40 per chiudere al 39,9%.

Quest’anno ha chiuso con il 38,4% che rimane comunque la sua seconda miglior prestazione complessiva d’annata da oltre l’arco.

Forse si è anche abusato anche troppo di questa soluzione prendendo il vantaggio e costruendo meno a livello di gioco.

Già entrato nel mirino di molti team che necessitano di una PG per migliorare il proprio roster, Kemba, da qui fino alla fine dell’estate, salvo nuovo contratto e rassicurazioni varie di MJ, sarà nell’occhio del ciclone, che, paradossalmente è la zona più tranquilla del vortice.

Al buon Kemba non è bastato roteare su se stesso come Taz o sdoppiarsi come Multiman, aggiungendo qualche serata da trascinatore, purtroppo intorno al piatto principale il contorno si è rivelato inadeguato tanto che, a record di punti all-time ottenuto, ha iniziato ad andare in vacanza anche se è riuscito a continuare ancora un po’ la serie di FT consecutivi realizzati (interrotta a Chicago dopo 53 FT consecutivi realizzati).

Prima era riuscito a battere il record di franchigia per triple realizzate in una sola partita con ben 10 massacrando Atlanta o i Grizzlies come in questo caso.

 

 

 

Con la sua minor partecipazione al gioco ha limitato la possibilità d’infortuni ma non mi è piaciuto molto l’atteggiamento poiché dal mio punto di vista avremmo dovuto cercare di portare a casa più partite possibile anche se l’obiettivo era sfumato.

Comprendo l’amarezza, condivisa passivamente dall’esterno ma continuare a perdere non aiuta, nemmeno in ottica lottery, visto il limbo di classifica nel quale si trovavano a fluttuare gli Hornets, dietro i Pistons e su per giù alla pari con i Lakers.

Sicuramente Kemba non è più un ragazzino e pare abbia espresso frustrazione nel guardare i playoffs quasi sempre da casa.

Il suo futuro quindi pare legato a un progetto serio di rebuilding del team che lo veda coinvolto.

Di certo con la franchigia dal cap intasatissimo il suo rinnovo a cifre superiori potrebbe non aiutare…

D’altro canto, pur guadagnando moltissimo per un comune mortale, il suo valore di mercato in NBA non è certamente sui 12 milioni attuali.

Considerando il livello, le sue pretese eventuali n questo contesto (nel dorato mondo NBA) sono legittime.

Un giocatore che generalmente salta poche partite all’anno, affidabile e integro nonostante un’operazione avvenuta durante la prima stagione dei nuovi Charlotte Hornets.

Vedremo dall’altra parte i pensieri della dirigenza.

Jordan a febbraio disse che Kemba non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star.

Sarà ancora dell’idea?

Personalmente se si dovesse cedere non mi dispiacerebbe proprio il nome che citò Jordan, ovvero Leonard, poiché Charlotte ha un bisogno disperato di gente che ci sappia fare in difesa, anche se indubbiamente poi bisognerebbe tornare a compensare l’attacco, magari cedendo altri pezzi in una multitrade ma qui rientriamo nella modalità fantabasket estivo…

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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2) D. Howard: 6,63  

Superman ha disputato una stagione di alto livello riuscendo anche a fare la differenza in alcune partite.

Ad esempio ha maltrattato i Nets più volte sino a raggiungere una doppia doppia da +30 (punti e rimbalzi), un fatto che perfino nella NBA è raro…

Ha dato una grossa mano alla vittoria su Golden State a Oakland e ha battuto anche il record di Larry Johnson per quel che riguarda le doppie doppie (punti/rimbalzi) in una singola stagione.

Non gli si poteva chiedere molto di più onestamente anche perché a 32 anni, sebbene sia ancora molto possente, l’atletismo ovviamente non è quello dei 20.

Una piccola critica gli si può muovere parlando di difesa a intermittenza dell’anello.

Delle volte, in base alla situazione di partenza rinuncia a provarci lasciando qualche spazio o varco, la cosa però la faceva in maniera molto più accentuata anche Al Jefferson, l’ultimo centro con pedigree che ha avuto Charlotte, tuttavia rimane uno dei migliori centri in stoppate e rimbalzi.

Qualche passaggio a vuoto in recenti partite ai liberi, ma in stagione, dopo una pessima falsa partenza è andato migliorando molto a gioco fermo tanto da indurre altri team a rinunciare a commettere il fallo sistematico.

Anche Dallas si è arresa dopo un 2/2 dalla lunetta del nostro centro.

Si parlava di una possibile cessione di Howard per motivi di ricostruzione, ma personalmente credo che una eventuale ricostruzione vada fatta intorno a Howard o mal che vada, attorno a un perno simile.

E’ vero che Dwight fagocita molti palloni (senza restituirne fuori tanti) e se non è in serata può essere controproducente tra tecnici, tiri dal campo e liberi storti, ma porta in dote stoppate, una miriade di rimbalzi, alta percentuale nelle realizzazioni dal campo, insomma… anche con i suoi difetti l’eventuale cessione potrei avallarla solamente nel caso di un sistema di gioco valido, efficace e differente dal presente con un centro che nel pitturato si faccia rispettare, altrimenti torneremmo ad avere un buco ancor più netto in mezzo al pitturato e problemi nelle realizzazioni allo stato attuale visto che i nostri esterni non si sono dimostrati sempre brillantissimi da oltre l’arco.

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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3) J. Lamb: 6,36  

L’Agnello è andato un po’ come al suo solito calando verso fine stagione, soprattutto difensivamente dal mio punto di vista (confermato dai dati difensivi), ma le prestazioni complessivamente sono rimaste di tutto rispetto.

Qualche tiro da selezionare meglio dovrebbe prenderlo ma Lamb è un assaltatore da floater, un tiratore (non uno sparatutto) che all’occorrenza sa prendersi la responsabilità del tiro per cercare d’aiutare la panchina comunque andrà a finire.

Aumentato il minutaggio, sono aumentati anche i punti, dai 9,7 dello scorso anno ai 12,9 a fine stagione 207/18.

Ha praticamente raddoppiato le rubate, anche se non sono consistenti ma anche i turnover purtroppo, con passaggi non sempre perfetti.

Da tre punti è migliorato molto con il 37% mai raggiunto in carriera (soprattutto dai lati) rispetto alla scadenti prestazione da oltre l’arco fornita lo scorso anno, ma anche rispetto alle annate precedenti, infatti, praticamente tutti gli analisti dicono che questa sia stata la miglior stagione di Lamb nella NBA e concordo con il giudizio.

L’atletismo è ad alti livelli, lo spirito d’iniziativa non manca, qualche volta dovrebbe essere meno wild ma ci ha regalato anche splendide giocate in slam dunk giocando in questa maniera.

Sarà una lunga estate calda nella quale nessun giocatore sarà al riparo da possibilità di trade, ma se dovesse continuare a lavorare seriamente per migliorare, dato che ha ancora 25 anni lo tratterrei, salvo possibili upgrade, magari da multitrade, ma prima di cederlo bisognerà pensarci bene.

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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4) G. Hernangomez: 6,20  

Partito male, ultimo alla tornata precedente de Il Punto, con sole tre presenze all’attivo, Willy, dopo un breve periodo d’apprendimento (? cosa avrà avuto da apprendere nella povertà degli schemi da lettura da Clifford, per non parlare di una difesa inesistente, non si sa) ha fatto vedere le cose che sa fare.

Un buon lavoro a rimbalzo, sotto canestro da ambo i lati del parquet è abile a catturare rimbalzi (forse dovrebbe cambiare stile su quelli offensivi dove a volte va per il tap-out o un po’ a vuoto) anche se il suo fisico muscoloso non avendo kg (108 kg X 211 cm) in più (modello Felicio “Gabibbo”), a volte può essere spostato.

Bravo nei movimenti con il piede perno, finte, ancora bisogna vederlo meglio presumibilmente nella sua veste di passatore poiché a Charlotte senza un vero gioco anche le sue statistiche (non alte essendo un centro) sono scese.

Non lo sto dipingendo come un fenomeno, anche perché a Charlotte ha mancato alcuni tiri da sotto se disturbato, ma è in grado di lottare ed eventualmente convertire in punti.

Sicuramente come un giocatore interessante che uscendo dalla panchina può colmare bene i minuti di vuoto lasciati da Howard.

Forse un suo altro piccolo limite attuale sono certi tipi di difesa, specialmente in uno contro uno. In certe circostanze mi è parso abboccare troppo a certi movimenti.

Mani comunque rapide in difesa a cercare la steal, alla fine comunque le sue cifre in punti e rimbalzi sono interessanti in rapporto ai minuti giocati.

 

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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5) N. Batum: 6,06  

Avete presente la ruota di pietra in Superfantozzi che attraversa tutte le epoche fino a divenire curioso e misterioso oggetto nel futuro?

Ok, quello metaforicamente è Nic Batum, giocatore sul quale abbiamo ampiamente scritto e dibattuto, dalla non partenza con la nazionale transalpina in estate all’infortunio al gomito, alla crisi sul campo dovuta al dolore, ecc…

Per lui è d’obbligo parlarne in chiave futura.

E’ quel pezzo (dal mio punto di vista) inutile, se non dannoso ma soprattutto dispendioso, che gli Hornets si trovano in casa.

E’ probabile che per rifirmare Kemba quest’estate uno, almeno, tra Howard e Batum venga messo presto sul mercato.

Se Batum si trova al quinto posto in classifica, avendo raddrizzato qualche cifra nel finale non è difficile intuire la pochezza del resto del roster (varie le motivazioni).

Sicuramente Batum ha dalla sua l’età.

Tre anni in meno rispetto a Dwight e uno skill set maggiore rispetto al monotematico centro. Tuttavia sul mercato, visto il trend, è sicuramente più appetibile Howard, anche perché, non dovesse più andare bene al potenziale acquirente, allo stato attuale delle cose, non avrebbe obbligo di tenerlo altri anni poiché il suo contratto con gli Hornets scade il prossimo anno.

Purtroppo le due ultime stagioni di Batum sono state deludenti e in calando.

Più che nei numeri, nelle prestazioni sul parquet.

Nicolas, giocando qualche minuto in meno ha accusato molto il colpo a livello di media punti realizzata, c’è da dire che ha raddrizzato i suoi numeri dal campo che più o meno sono in linea con quelli dello scorso anno, ma come molti altri giocatori di Charlotte, le sue night off (notti spente) con pessime percentuali dal campo e tiri falliti in momenti importanti (quando non scompare del tutto lasciando ad altri l’onere) non hanno aiutato Charlotte ad a fare il salto di qualità che gli era stato commissionato.

Sicuramente come collante negli ultimi tempi è tornato a distribuire assist in quantità, almeno Q.B… per il resto pare che il suo gioco non si adatti molto con Howard, servito qualche volta in alley-oop ma il francese sembra giocare su lampi improvvisi più che sulla continuità e comunque ha ragione lui, non è una PG come Clifford (che ha la mania di riadattare tutti, Monk compreso) vorrebbe.

Dal mio punto di vista la ricostruzione passa forzosamente per lui che, volendo potrebbe tornare più utile come ala piccola se MKG andasse via, ma mentre Kidd-Gilchrist acquisirà 13 milioni, Batum ne porterà a casa 24, ben 11 in più che potrebbero fare la differenza per la firma di Kemba e l’acquisizione di un giocatore discreto considerando anche di cedere eventuale contropartita magari non proprio selezionata ma con più mercato…

29 anni non sono molti, ma è tra i più anziani nello spogliatoio di Charlotte, cederlo potrebbe essere un obiettivo intelligente e prioritario, ovviamente la domanda è:

Chi lo vorrà o come potrà essere scaricato ?

 

 

 

 

Voto stagione in relazione allo stipendio: 4,5

Bocciato.

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6) M. Paige: 6  

Uno dei two-way contract che ha giocato pochissimo in stagione.

Con tre voti utili guadagna un po’ per caso la sesta piazza.

Sicuramente l’impatto avuto sulla stagione di Charlotte è stato nullo per lui che ha passato gran parte della stagione con gli Swarm a Greensboro giocando 46 partite finendo con 699 punti.

Il play di 183 cm per 74 kg ha giocato con i Tar Heels in North Carolina quindi è un beniamino del pubblico locale ma per rivederlo la prossima stagione dovremo aspettare le grandi manovre di Kupchak.

Potrebbe essere anche promosso come terzo play se le esigenze monetarie dovessero farsi sentire dopo (speriamo) l’eventuale rinnovo di Kemba e l’acquisizione di un secondo play valido che comunque gli chiuderebbe la porta in faccia salvo eventuali infortuni (ipotesi che non ci auguriamo).

Ha sparacchiato un po’ dal campo in alcuni scampoli di partita concessi alla panchina profonda da Clifford ma nelle partite con più minuti ha trovato la sufficienza, sebbene il suo valore sia tutto da dimostrare a 24 anni (è del 1993).

 

 

 

Voto stagione:

Da rivedere.

 

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7) M. Kidd-Gilchrist: 5,99  

Sono rimasto abbastanza sconcertato durante l’anno da alcune prestazioni altamente negative di MKG, un uomo al quale MJ e Clifford chiedono molto sacrificio.

Sarebbe, se fosse un calciatore, unitamente il mediano, lo stopper e a oggi anche un incursore centrale poiché, se Ligabue cantando “Una vita da mediano” indicava la fatica di questo tipo di giocatori che devono recuperar palloni, frenare gli assi avversari e portare acqua, al tiro è indubbiamente migliorato.

Non stilisticamente forse, a come efficacia.

Probabilmente il fatto di dover attaccare lo sfianca ancor di più dovendo spesso occuparsi dei totem offensivi avversari.

Ciò finisce per costituire, insieme al minor atletismo d’un tempo (dovuto all’infortunio) un giocatore molto meno decisivo rispetto un tempo.

Penso che Clifford se ne sia accorto dandogli minor minutaggio.

Prima della partita di Chicago aveva ben 4 minuti in meno concessi a partita (da 29 a 25).

Anche per lui vale in parte il discorso fatto per Marvin Williams sui black-out.

Iconica la partita a Washington quando nel terzo periodo la scelta di ripiegare tre volte verso l’area ha lasciato la possibilità a Beal di chiudere la gara con tre open 3 a segno in meno di due minuti. Abbastanza sconcertato tatticamente perché non sempre sono schermi o blocchi (legittimi) a fermare la sua azione difensiva sul tiratore ma posizionamenti o scelte di raddoppio piuttosto discutibili e lui avrebbe dovuto far la differenza sul perimetro, invece Charlotte ha incassato troppi canestri a causa di posizionamenti errati ma anche d’uscite lente da blocchi o atteggiamenti troppo passivi. Gode ancora di discreta fama forse ma a guardar bene le partite ci si accorge che non è più il vero MKG.

Avremmo bisogno d’un paio d’ali nuove per volare…

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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8) M. Williams: 5,97  

Sicuramente un elemento da eliminare dal roster.

Il mio giudizio potrà sembrare netto, tagliente e ingeneroso per certi versi verso un giocatore che per un attimo aveva occupato le più alte vette nel tiro da tre punti ma lo stretch four (concetto fisso degli Hornets negli ultimi anni) di Charlotte, pur avendo anche disputato indubbiamente alcune buone gare (coincise con alcune vittorie ottenute grazie anche al suo apporto), ha dei black-out clamorosi e molti dei palloni che gli vengono offerti sono passaggi per triple aperte.

Ovviamente un giocatore NBA con tanti anni d’esperienza e mano educata ne segnerà qualcuno essendosi specializzato offensivamente in questo nel corso degli ultimi anni.

Sceso a 39,5% da tre punti prima della gara contro i Bulls del tre aprile, ha abbassato il minutaggio e numero di conclusioni tentate ma non è salito ai livelli di FG% che aveva ad Atlanta.

Entrate a parte, non ha il killer instinct per uccidere la partita.

Poche volte ha vissuto serate eroiche (@ Detroit) e il suo atletismo è limitato, anche se quando ne ha voglia, con i piedi a terra, ginocchia piegate e sedere basso a difendere, non è semplice superarlo in palleggio, inoltre dimostra spesso buon senso della posizione, non male nelle spaziature, può aiutare andando anche talvolta in stoppata ma io credo che anche lui a Charlotte abbia fatto il suo tempo.

Anche per me che sono persona poco propensa a cambiare e si affeziona al “vecchio”, credo che Marvin giostrasse in un contesto non più compatto benché il suo riconosciuto ruolo di uomo spogliatoio sia rimasto intatto integralmente, il problema forse è che però almeno a livello di gioco la squadra si dimostrava disgregata e poco unita.

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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9) F. Kaminsky: 5,96  

E’ stato l’ultimo a essere recensito in classifica nonostante la posizione, questo perché Frank secondo me è caso emblematico per la franchigia di Charlotte e il suo limbo.

Se anche i cronisti di Atlanta si sono accorti che Frank non è un buon difensore, perché mai Clifford in diversi finali si è ostinato a schierarlo?

Sicuramente l’idea era di portare qualcosa in più all’attacco ma in realtà ha finito per peggiorare le cose.

Difensore verticale blando, in attacco ha trovato punti variando un po’ il suo gioco rispetto al recente passato nel quale interpretava il ruolo di stretch four in senso stretto limitandosi a provare triple.

Il suo contratto è basso, tanto vale dargli un’altra possibilità come ala grande di riserva per vedere se continuerà a creare entrate artistiche che portano punti e saprà migliorarsi nelle percentuali da oltre l’arco.

C’è da lavorare però veramente tanto in difesa altrimenti sarebbe un buco come lo è attualmente…

Nell’ultima uscita con 10/17 dal campo ha raggiunto a Indianapolis il suo season high ottenendo 24 punti ma in una partita resa facile dalle assenze altrui…

 

 

 

 

Voto stagione:

Rimandato a ottobre (con diverse materie da recuperare).

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10) T. Graham: 5,95  

Treveon è un po’ il classico soldatino che si fa trovare pronto all’occorrenza.

Coach S. Silas che l’ha diretto in campo in una elle sue migliori prestazioni dice che Graham è un grande “ascoltatore”.

“Ascolta durante le battute. Ascolta durante il tempo di pratica, durante i tiri di lancio, quando è al lato”, ha detto Silas.

“È un talento speciale, perché molti ragazzi non hanno lo stesso obiettivo.”

Il fatto di prestare attenzione alle indicazioni ma anche ai movimenti dei compagni di reparto lo pone in una condizione speciale che affascina i coach, anche se purtroppo è innegabile che manchi di un po’ d’atletismo ma soprattutto di talento.

Graham però porta con sé due buone doti che sono: una difesa migliore di molti elementi nel roster, anche se nullo alla stoppata, e una buona precisione nello sganciare triple con piedi a terra e spazio. In questo non esagera, prende i suoi tiri, limite e pregio al contempo, anche se nel caso propenderei più per la seconda se sai di non avere la stessa precisione in alte situazioni.

Gioca con criterio ed è coscienzioso, può smistare qualche assist o provare saltuariamente la penetrazione.

Ha aumentato il suo minutaggio anche se le sue cifre non fanno la differenza ed è rimasto ai margini per gran parte della stagione con Clifford a dare spazio spesso solamente a 9/10 giocatori.

Ha il contratto in scadenza che attualmente è appena superiore a 1,3 milioni.

Come terza SF si potrebbe mantenere stando su quella cifra su per giù, altrimenti, pur apprezzando la sua buona mano da fuori sugli scarichi (tripla della sicurezza contro Phoenix) , non mi strapperei i capelli dovessimo perderlo…

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

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11) C. Zeller: 5,94  

Zeller è rimasto fuori per tutta l’ultima parte della stagione.

Dall’otto marzo nella sconfitta casalinga contro Brooklyn non è più riuscito a giocare una partita, tornando ad avere problemi al ginocchio sinistro che l’avevano già frenato in stagione.

Da cinque anni a Charlotte, ovvero da sempre da quando è in NBA, tolto il primo anno da rookie come Bobcats dove ha partecipato a ogni singola partita, è sceso negli anni a un numero di gare sempre inferiore negli ultimi tre anni.

Dalle 73 2015/16, alle 62 dello scorso anno, mentre quest’anno è andato chiudendo la stagione a sole 33 gare, pur giocando meno (solo 19 minuti) a causa dello slittamento in panchina complice l’arrivo di Howard.

C’è da fare una riflessione seria su questo giocatore che statisticamente ha chiuso per me sulla sufficienza la stagione.

Migliorato in jumper, a causa della penuria di giocatori in panchina con i quali poter attuare con semplicità i suoi proverbiali pick and roll ha cambiato un po’ il modo di giocare, questo però non l’ha fermato del tutto.

Cody è riuscito comunque a far registrare 7,1 punti, 5,4 rimbalzi (secondo dietro a Howard in questa graduatoria) e 0,6 stoppate di media.

Cifre che per un centro part time che ha perso quasi nove minuti in campo rispetto allo scorso anno, non sono per niente male se le rapportiamo a quelle dello scorso anno (10,3 pt., 6,5 rimbalzi e 0,9 stoppate).

Come difensore forse è stato limitato da guai fisici.

Pur provandoci, mi è sembrato meno efficace e meno atletico che in passato.

Non un grandissimo tiratore di liberi, ha chiuso con il 71,8%, sempre meglio del 67,9% dello scorso anno.

Il fulcro del discorso è che caviglie e soprattutto ginocchia di Zeller destano un po’ di preoccupazione.

Una valutazione medica che si confronti anche con il peso di una nuova regular season e gli urti/impatti che potrà avere va fatta essendo un giocatore injury prone, inoltre il prossimo anno Cody guadagnerà 13,5 milioni, il che blocca, unitamente ad altri contratti il nostro salary cap.

Nel ruolo però potremmo essere coperti anche senza di lui se lanciassimo come centro di riserva Hernangomez, giocatore giocane dal basso costo che potrebbe lavorare bene sui minuti lasciati dal titolare Howard.

Mathiang sarebbe un degno terzo centro dal mio punto di vista.

Pur piacendomi molto per impegno e dedizione quindi, nello stato attuale delle cose, vi fossero richieste per Cody, penserei seriamente di lasciarlo partire poiché necessitiamo di liberare salary cap e coprire maggiormente altri ruoli che attualmente sono “scoperti”.

 

 

 

A livello di stagione:

Rimandato a ottobre.

Per il futuro: Cedibile.

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12) M. Monk: 5,90  

Stagione partita in salita per il rookie che si credeva essere nettamente più preparato.

In realtà la NBA è un’altra cosa e il suo fisico, ma soprattutto i suoi tempi di gioco, non gli permisero d’inserirsi immediatamente in un contesto già collaudato pur avendo avuto numerose occasioni a inizio anno con minutaggio importante in virtù di alcune assenze (vedi Batum o MCW).

Purtroppo Clifford si è intestardito nel volerlo far giocare come PG, cosa che attualmente il buon Malik non è ed è un ruolo che non svolge con successo.

Questo ha creato per un periodo l’alternanza Monk/MCW e dire chi abbia fatto peggio come regista è ardua…

Troppe palle perse e ingenuità oltre che una difesa troppo lenta e approssimativa anche per colpa dell’apprendimento degli schemi non immediati ma per ognuno ci vuole il giusto tempo.

I suoi plus/minus erano tremendi e lentamente è scomparso dai radar per occupare la panchina profonda.

Con il venir meno delle ambizioni di Charlotte riguardo i playoffs e con l’infortunio a MCW, è rispuntato il n°1 che inizialmente ha giocato sulla sufficienza, per trovare buone partite, culminate in quel di Chicago con 21 punti, esplosi nel secondo tempo in larga parte con triple e una dunk da highlights vera.

Se non esagera e trova la mano come shooter capendo i tempi di gioco può diventare ciò che auspicavamo.

Un tiratore letale (fatto “in casa”) che tanto è mancato a Charlotte.

Nelle serate di luna storta di Williams, Walker, Kaminsky e altri tiratori da oltre l’arco , avere un tiratore affidabile può fare la differenza tra una W e una L.

 

 

 

Sommate la falsa partenza e la rinascita, se devo dare un giudizio complessivo alla stagione, considerandolo come rookie sarebbe:

Rimandato a ottobre (da tenere nel roster).

 

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13) D. Bacon: 5,87  

Dwayne non è Dwayne, o meglio… non è Wade, così come lo aveva presentato Rich Cho in estate sbagliando clamorosamente in conferenza stampa strappando un sorriso tra l’imbarazzato e il divertito del buon “Pancetta”.

Imbarazzato anche perché tutti i riflettori puntavano su Monk, mentre per il second round pick il futuro era più nebuloso.

C’era da guadagnarsi un posto in squadra.

La sua stagione è andata un po’ in parallelo con quella di Monk. Questo fa pensare anche all’inserimento dei rookie in un contesto di squadra che evidentemente li ha fatti maturare poco per volta.

Sicuramente il suo impatto, così come quello di Monk, sono stati trascurabili per le sorti del team, soprattutto se spalmati lungo tutta la stagione, tuttavia nell’ultima fase dell’annata è andato migliorando.

Dopo la vittoria contro Memphis, coach Clifford ha dichiarato:

“Ha la possibilità di essere uno starter”, precisando:

“Sto parlando di uno starter con cui puoi vincere.”

Ora… non ho le competenze tecniche di Clifford e la visione del giocatore tutti i giorni durante gli allenamenti per poterlo dire, di certo Dwayne ha migliorato molto il tiro, mostrando sempre un atletismo invidiabile grazie a balzi altissimi spiccati per la sospensione senza che questi incidano sulla sorte del tiro.

“Ha lavorato duramente con (assistenti) Bruce (Kreutzer) e Pat Delaney. Il suo livello di abilità da settembre è migliorato drasticamente “, ha detto Clifford.

Ai Seminoles, infatti, sotto la guida del coach nato a Gastonia James Leonard Hamilton (coach difensivo), Bacon ha iniziato a sviluppare la sua caratteristica veloce difesa nei movimenti, nonostante pesi 100kg distribuiti su 198 cm.

Contro i Nets ha fatto una buona partita nella nostra vittoria in rimonta, contro Memphis anche, peccato che la maledizione di Washington (c’è sempre qualcuno destinato a farsi male tra le nostre fila) abbia colpito ancora.

Su un atterraggio dopo un tentativo d’entrata, una piccola distorsione alla caviglia destra l’ha tolto di mezzo.

Stava lavorando sodo, andando in palestra anche una domenica mattina di riposo per tutti dopo il rientro dalla vittoria a Dallas.

“Mi sento a mio agio, davvero a mio agio. Mi sento come se stessi facendo ancora i miei errori, ma sto migliorando ogni giorno “, ha detto Bacon giovedì.

“Sparare”, ha detto Bacon su quello che sarà il suo prossimo obiettivo.

“Mi dicono di continuare a sparare, e lo faccio ogni giorno.”

Prima della sfida con i Magic Bacon infatti tirava, complice il pessimo avvio, con il 37,5% dal campo e con il 25,6% da tre punti.

In questo deve migliorare e lo sta lentamente facendo.

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

 

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14) J. O’Bryant III: 5,82  

Ormai fuori da un pezzo dal roster degli Hornets, tagliato anche dai Knicks immediatamente, credo rimarrà fuori dal futuro dei Calabroni senza troppi ripensamenti.

Difficile sia un cavallo di ritorno poiché, pur avendo un soft turnaround con il quale infilava spesso solo il cotone in maniera abbastanza sorprendente, mancava totalmente d’atletismo, cosa che vanificava le possibilità derivanti dal suo fisico, compresa l’altezza.

Nello scambio tra J.O.B. (più due future second round pick) e Willy, al momento (salvo scelte oculatissime dei Knicks) vi hanno guadagnato sicuramente i Calabroni che hanno portato a casa un giocatore di prospettiva futura interessante e utile.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato (anche da Cho).

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15) M. Carter-Williams: 5,80  

MCW non ha più giocato nelle ultime 14 partite prese in considerazione per infortunio.

52 totali, due volte è partito in quintetto.

Anche se era migliorato leggermente (non che ci volesse molto dal disastro iniziale), il giudizio negativo, avallato da cifre da basso playground, permane.

La decisione, unita all’esigenza di uno stipendio basso, di andare a pendere un giocatore con cifre al ribasso da anni e che ai Bulls aveva lasciato più di qualche perplessità si è dimostrato un azzardo che gli Hornets hanno pagato a caro prezzo non avendo un degno sostituto di Walker nel ruolo di playmaker.

Tiri liberi falliti, palle perse banalmente e layup mancati clamorosi compongono la galleria degli orrori della sua stagione.

Mi stupirei e non poco di rivederlo in divisa Hornets, anche perché il suo contratto (di un solo anno) è terminato e un nuovo GM si appresta a prendere il posto di R. Cho.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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16) J. Stone: 5,75  

A parte la faccia simpatica Julyan è stato poco Rolling Stone.

Più che altro l’ex Venezia ha occupato la panchina per quasi tutta la stagione giocando un pochino a fine anno, palesando però evidenti limiti.

Prova poco il tiro e fatica un po’ nella costruzione del gioco.

La pressione difensiva è sufficiente ma non sopperisce alla mancanza d’offesa.

Delle due triple tentate a Chicago la prima si schianta sul plexiglass ricadendo involontariamente dentro, sulla seconda la cometa scagliata dall’angolo destro sfiora solamente il ferro che si salva dalla rovina di un tiro con poca parabola, discendente come le sue prestazioni.

Ampiamente marginale, ha un contratto ancora per il prossimo anno a poco più di 1,6 milioni ma se si potesse promuovere Paige come terza PG cedendo Stone, risparmieremmo qualcosa, tanto, anche in caso d’assenza della seconda PG per infortunio potrebbe giocare benissimo Monk (pur non essendo il suo ruolo) senza far rimpiangere Stone.

 

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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Fuori Classifica

M. Mathiang (Two Way Contract)  

Valutiamo qui l’altro giocatore del TWC parcheggiato ai Greensboro Swarm, ovvero Mangok Mathiang in panchina contro i Grizzlies (unico voto 6,5), sceso sul parquet nell’ultimo quarto oltre a rarissimi minuti in altre partite.

Si potrebbe scrivere che, attualmente, allo stato delle cose, Mathiang potrebbe benissimo venire a fare il terzo centro in una situazione contrattuale complessiva al limite.

Non mi era dispiaciuto in preseason nei pochi minuti giocati.

Non è agilissimo nei movimenti ma garantisce rimbalzi e sa muoversi per mandare a bersaglio tiri e schiacciate ravvicinate.

 

 

 

 

Se si vuol risparmiare in terza battuta il profilo fa al caso.

 

 

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Le tabelle per ripercorrere i voti dei singoli in ogni partita giocata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La media finale seguendo le tabelle soprastanti.

 

 

 

I Coach

Rapidissima disamina sugli allenatori.

Steve Clifford,

 

 

abbiamo già detto, perso spogliatoio e gioco, in stagione ha avuto anche problemi di salute che l’hanno tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, tanto da saltare 21 partite gestite sa Stephen Silas,

 

 

Stephen Silas (a sx) con il padre Paul Silas, anch’esso ha allenato gli Hornets a più riprese per diversi anni (anche a New Orleans) sino al rientro come sfortunato capo allenatore ai Bobcats.

 

 

suo assistente.

Al suo posto il figlio d’arte subentrante Silas ha ottenuto un record di 9-12 con una personale media voto di 6,11.

La squadra sotto la sua egida è riuscita comunque a vincere contro forti squadre dell’Ovest (GSW, OKC e Utah).

La squadra sembrava più pimpante e in ripresa a cavallo fra l’anno vecchio e il nuovo ma in realtà l’assistente di Clifford ha cambiato poco riguardo a gerarchie e rotazioni rispetto alla gestione dell’head coach titolare, tanto da sembrare quasi telecomandato da casa.

Steve invece ha finito ancor peggio assistendo a delle partite in cui i suoi ragazzi non sembravano avere un “anima sportiva”, nonostante lui provasse a infondere tranquillità e fiducia.

Qualche errore è stato fatto e ciò che MJ ha rimandato lo scorso anno è accaduto inevitabilmente, cioè la rimozione di head coach e allenatore, ma dato che i colpevoli si trovano anche sul parquet, se non soprattutto sul parquet, speriamo si assistere finalmente a un cambio mirato ma epocale del roster.

Per Clifford (media voto stagione 5,89) oggi pare ci sia un interessamento di Phoenix.

Auguri a lui ma soprattutto ai nuovi Hornets per un futuro più brillante e soddisfacente.

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Per terminare, come nelle puntate di NBA Action, non poteva mancare la (mia) personale classifica sulle migliori giocate della stagione, estesa a 25 azioni.

Buon divertimento!

 

Il Punto @ 68

Premessa a lungo termine
 
Game Over.
Il canto del cigno degli Hornets 2.0 è stato emesso allo Spectrum Center contro i Brooklyn Nets in Game 66.
Partita da vincere assolutamente lasciata dall’inizio alla fine nelle mani dei Nets che non hanno trovato valida opposizione nella blanda difesa della squadra di Clifford.
Se a un paio de “Il Punto” fa eravamo dodicesimi, oggi siamo decimi grazie al fatto che New York senza Porzingis ha mollato la presa, così come Chicago che ha scambiato Mirotic (spedendolo ai Pelicans) che stava facendo un’ottima stagione dal suo rientro.
La classifica dice 29 vittorie e 39 sconfitte.

La classifica completa a Est al 15 marzo 2018.

Siamo riusciti, durante queste 17 partite prese in considerazione, a ottenere una striscia di 5 vittorie, purtroppo sono seguite altrettante sconfitte che (a mio giudizio) ci hanno ormai estromesso dai playoffs, soprattutto perché la squadra è peggiorata difensivamente mostrando vecchi difetti come le mancate o pigre chiusure sui tiratori avversari da oltre l’arco che hanno peggiorato la nostra posizione in classifica nelle triple subite.
Gli avversari da questo punto di vista ci rispettano poco, tirano molto contro Charlotte, passando al largo magari da un centro come Howard.
In estate il nuovo GM avrà un bel da fare per cercare di smantellare la squadra e piazzare giocatori che se dovessero rimanere ci farebbero assistere a un altra deprimente stagione.
Walker, Howard, Lamb sono stati gli elementi positivi di questa stagione.
Pochi altri comprimari si sono affacciati ma gran parte del team ha disputato una stagione insufficiente e non sarebbe il caso di riconfermare tali giocatori nell’anno che ospiterà l’All-Star Game.
Dal mio punto di vista serve una guardia tiratrice affidabile e un paio di ali che volino a chiudere gli spazi, il problema sarà disfarsi della paccottiglia, ammesso che a Charlotte, l’abbiano riconosciuta…
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
Charlotte si presentava a Phoenix per gara 52 crollando sul -21 nel terzo quarto ma finendo incredibilmente per vincere 115-110.
Non un unicum in questa stagione, ma quasi…
La Miles High City non era invece terra di conquista.
Le vette della città per i mortali Hornets assomigliavano all’Olimpo degli dei greci e il back to back non aiutava. Arrivava così una sconfitta mentre Cho decideva di scambiare O’Bryant e due seconde future scelte per Willy Hernangomez.
Lo spostamento sulla Pacific Coast a nord non era semplice perché ci attendevano i Trail Blazers, squadra che sta facendo bene aldilà delle previsioni (10 W consecutive attualmente).
Charlotte riusciva a trascinare all’OT la partita ma non sfruttava l’inerzia uscendo sconfitta 103-109.
Il road tour proseguiva con la tappa e Est a Salt Lake City. Un’ulteriore sconfitta e il parziale si spostava sull’1-3.
A poco serviva il rientro tra le mura amiche se l’avversaria in gara 56 si chiamava Toronto.
Sconfitta netta senza appello chiusa sul 103-123.
A bloccare la striscia di L, arrivava il 14 febbraio una vittoria a Orlando (104-102) nella giornata di San Valentino, la quale chiudeva per noi il lungo ciclo delle partite pre All-Star Game.
Accadeva durante il break che il GM Cho chiedesse certezze per il suo futuro ricevendo invece una risposta negativa. Lasciato quindi l’incarico con il solo arrivo di Hernangomez (non spostava), Charlotte tornava a casa per surclassare i Nets con un’ottima prestazione di Howard.
La trasferta a Washington indicava la sofferenza dei Wizards nei nostri confronti.
Terza partita con altrettante vittorie per la squadra di Clifford che mostrava un gioco brilante per chiudere 122-105 nella capitale.
Game 60 era uno spareggio per il diritto di sfidare Heat e Bucks nella lotta ai playoffs.
Il vantaggio era che si sarebbe giocato in casa e sul’1-1 nell’head to head stagionale tra le due squadre, era anche quindi partita spareggio in caso di classifica avulsa.
La vittoria netta degli Hornets lanciava il team di Clifford verso la quinta vittoria consecutiva per battere per la prima volta in stagione i Bulls.
118-103 il risultato finale prima di tre difficili trasferte.
A Boston, Philadelphia e Toronto non si raccoglieva nulla con la partita disputata in Canada come migliore delle gare disputate.
Poco male, c’era ancora tempo per risalire, a patto di vincere le tre gare casalinghe che avrebbero fatto in qualche modo da contraltare alle tre L esterne, invece contro i 76ers e i Nets la situazione peggiorava ulteriormente, specialmente a livello difensivo dove la squadra si dimostrava inabile nel fermare le azioni avversarie.
Clamorosamente ciò che avrebbe dovuto essere il punto di forza del team scompariva.
Nessun campo magnetico, nessuna barriera per fermare i primi 6 tiri da oltre l’arco di Crabbe dei Nets che con il suo 6/6 spingeva i Nets alla clamorosa vittoria sul campo di Charlotte.
Quinta sconfitta consecutiva in previsione della gara interna con Phoenix che valeva solo per le statistiche.
A New Orleans, nel derby “degli ultimi spostamenti” il risultato era scontato anche se gli Hornets tenevano sino alla fine ma Williams e qualche altro giocatore in pessima forma non ci davano quella spinta in più necessaria per vincere.
Il Game Over decretato da ciò che era stato mostrato dal team era ormai certificato.
 
Prossime partite
 
Come scritto nell’ultima rubrica di raccordo dei pezzi, gli Hornets non offrono garanzie e i giochi avrebbero potuto esse già fatti a meno di un mese dalla fine.
Così è stato, comunque, evitando di scrivere tutte le partite una ad una, troverete il calendario delle quattro squadre che, almeno matematicamente, si contendono un posto playoffs.
In verde le partite considerate facili, aumentando il grado di difficoltà troverete quelle con lo sfondo giallo, poi arancio, infine rosso.

Nonostante un calendario non semplice i Bucks dovrebbero conservare l’ottava posizione mentre gli Heat sembrano “agevolati” dalle gare rimanenti. Gli Hornets hanno il calendario più facile rispetto a Bucks e Pistons ma troppe partite di ritardo su Milwaukee.

 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Come nell’ultimo pezzo porremo l’accento su qualche statistica di squadra.
 
Il parziale delle ultime 17 gare è stato negativo (7-10).
Inutile quindi sperare nella post season, anche se da calendario avremo diverse occasioni contro squadre che rimarranno sotto i .500.
Con 7273 pt. Charlotte è all’undicesimo posto (107,0 di media) mentre la percentuale da 3 punti di 36,6 non sposta la posizione in classifica tra le trenta franchigie.
Siamo ventesimi con 43,5 pt. di media nel pitturato nonostante Howard.
Uno spreco il primo posto nei FT guadagnati con il 28° nei realizzati…
Qui sotto invece abbiamo un po’ di statistiche confrontate con quelle che presi dopo gara 51…
Queste invece sono le attuali statistiche di squadra prese da Basketball Reference:
 Le zone calde e fredde dalle quali Charlotte tira…
Prima di passare alla classifica dei singoli, ecco un po’ di giocatori a confronto divisi per ruolo, partendo dalla posizione di playmaker.
 
 
 
 
Classifica Giocatori
 
 
15° G. Hernangómez: 5,16
 
Subentrato a Johnny O’Bryant l’ex Knicks è andato ad affollare un reparto lunghi già coperto.
Ultima mossa di Cho prima d’eclissare la sua operatività, lo scambio potrebbe essere un tentativo d’acquisire un talento sottovalutato al momento per il futuro.
Sicuramente “Willy” mette in campo fisico e IQ cestistico, buona visione verso i compagni.
Lo spagnolo, ex compagno di Porzingis, porta un po’ di scuola europea nella NBA, ma se le lamentele per aver perso spazio ai Knicks erano fondate, agli Hornets è ancora più chiuso poiché Howard fagocita i minuti principali, mentre Zeller e all’occorrenza Kaminsky sono i prescelti per sostituire il C titolare quando va a sedersi in panchina.
Zeller, con qualche problema fisico, gli ha regalato qualche minuto in tre partite, non sfruttate benissimo…
Per il resto una serie di pochi minuti nel garbage time che servono solo a fargli annusare il parquet.
Sicuramente deve ambientarsi (Clifford vuole che impari il sistema di gioco prima di utilizzarlo con più frequenza) e farà meglio dello 0/4 ai liberi contro Boston, ma il problema è trovar spazio.
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14° M. Monk: 5,71
 
Malik in questo periodo ha avuto un incidente d’auto dalle parti di casa sua, è tornato senza eccessivi traumi in panchina per uscirne con più minuti ultimamente “grazie” all’infortunio di Michael Carter-Williams.
Gioca da PG, ma anche spesso da SG visto che tra pullup e scarichi per lui non lesina tiri provandoci senza paura.
La mano è da affinare pur essendo un tiratore naturale e nelle ultime partite qualche morbido tiro solo cotone si è visto, anche mostrando un taglio dei tempi di caricamento importante nella NBA.
Un pochino meglio nella difesa personale, tatticamente ancora un po’ girovaga, sta ancora imparando e il fatto di giocare più minuti l’aiuterà.
Visto chi sta sostituendo, difficile lo faccia rimpiangere, inoltre c’è da dar continuità alle ultime discrete uscite.

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13° J. Stone: 5,75
 
Abbassa un pochino la media nell’unica partita (dal mio punto di vista) seriamente valutabile disputata tra le ultime 17 dall’ex Venezia.
La partita è quella contro Boston dove la panchina ha avuto ampio spazio.
Praticamente era divenuto il quarto play e dietro a un mostro sacro come Kemba c’erano anche MCW (ora out) e Monk che ha preso spazio.
Difficile possa lasciare il segno, anche volendo…
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12° D. Bacon: 5,78
 
Bacon, come Hernangómez, ha collezionato parecchi s.v., per minutaggi risicatissimi nei garbage time.
Le sue due uscite più consistenti contro Boston e Toronto sono state apprezzabili.
Spero sia in netto miglioramento essendo un rookie.
Anche le esperienza agli Swarm l’hanno aiutato a riprendere fiducia e confidenza con il parquet, abbandonato con gli Hornets a inizio stagione.
C’è da capire quando e se Clifford inizierà a far giocare i rookie e i panchinari.
A dire dell’allenatore, solo quando eventualmente saremo vicini all’eliminazione matematica.
Qualche nostra vittoria quindi potrebbe protrarre il momento di minutaggi più consistenti anche per la nostra “Pancetta”…
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11° M. Carter-Williams: 5,80
 
Stagione finita per Michael Carter-Williams che a 4:05 del secondo quarto contro Toronto si è infortunato.
Visto dal Dottor Marc Cook di Novant Healt il risultato è stato un posterior labral tear in left shoulder che dovrebbe tradursi come una lacerazione antero-posteriore del labbro (glenoideo) superiore (quella che chiamano anche SLAP oltreoceano).
Il problema per MCW è che la trattenuta con il braccio flesso ai suoi danni gli costerà oltre al dolore, anche tutta la parte rimanente della stagione.
I suoi 2,7 milioni (non molti) potrebbero essere reinvestiti il prossimo anno dagli Hornets visto che MCW era stato firmato solamente per un anno e come potete vedere, non è esattamente nelle posizioni di testa della classifica.
Come ho già avuto modo di scrivere, la sua non è certamente stata una stagione positiva.
Il ruolo di vice Kemba quindi sarà ancora vacante dal dopo Lin.
Lui si è adattato spesso con aggressività, se non veemenza e furore qualche volta in difesa seguendo le direttive di Clifford con risultati altalenanti anche se al coach sembrerebbe esser stato utile per la sua altezza e la sua pressione sulla palla.
Purtroppo è spesso venuto a mancare in attacco dove ha sbagliato per buona parte della stagione diversi tiri semplici e layup.
L’elbow jumper non è confidente con la retina e le percentuali dal campo, pur alzate da qualche buona prestazione recente (più layup sinceramente) sono rimaste ai margini dell’accettabilità per un giocatore NBA.
Per l’ex Phila, Milwaukee e Chicago quindi questo sarà il suo giudizio definitivo, purtroppo negativo poiché non è riuscito a dare profondità dalla panchina.
Il rischio di cui scrivevo questa estate si è rivelato tale, un azzardo che non è stato premiato aldilà delle intenzioni positive del giocatore di rilanciarsi.
In estate aveva già avuto problemi ricorrendo a una terapia al plasma ricca di piastrine effettuata su entrambe le ginocchia per alleviare un dolore che gli ha fatto perdere le prime nove partite della stagione regolare.
Un player che avrà per la prossima estate un’incognita in più, quella dell’operazione alla spalla.
Apparso in 52 partite ha chiuso con 16,1 minuti a partita con 4,6 punti e 2,2 assist di media.
Dal campo chiude con il 33,2% che scende al 23,7% da due punti.
La quasi unica nota positiva sono stati i FT, percentuale che è aumentata sino all’82%, cifra mai raggiunta in carriera da MCW.
Qualcuno ha creato questa compilation degli orrori dell’anno di MCW. C’è da dire che qualche contatto sporco meritevole di fischio su qualche azione c’è, però avrebbe potuto in linea di massima fare meglio… Prendiamola a ridere, anche perché il povero Clifford non l’ha presa bene sul momento, un po’ come tutti noi…

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10° J. O’Bryant III: 5,82
 
Se suddividessimo la classifica dei singoli in tre parti, lui sarebbe l’ultimo del blocco centrale.
Da qui si nota la miseria per quel che riguarda la qualità che coach Clifford ha avuto a disposizione in panchina.
Con 9/10 giocatori in rotazione regolarmente a partita, il coach ha attinto in situazioni d’emergenza al terzo giocatore nella gerarchia del ruolo.
Nel suo caso l’infortunio di Zeller ha spalancato le poere a J.O.B. Che l’ultimo voto l’ha preso in gara 50.
La toccata e fuga contro Denver non è stata sufficiente per modificare un voto complessivo che è rimasto invariato. Bocciato da Cho, è stato sacrificato nello scambio con Willy Hernangomez più due future scelte al secondo giro pro Knicks.
Chiude l’annata con Charlotte a 10,5 minuti a gara e 4,8 punti a partita. Cattura in media 2,6 rimbalzi e mostra buona mano dalla lunetta con l’84%.
Purtroppo avendo già descritto il suo non atletismo, non ci si poteva aspettare un giocatore come Howard, estemporaneamente pronto a fermare in stoppata i tentativi di tiro degli avversari.
Difesa fisica ma passiva che infatti l’ha visto chiudere con un irrilevante 0,2 nella casella stoppate, stessa cifra delle steal. Simpatia eventuale a parte, non ne sentiremo la mancanza. Al momento girano Zeller, Kaminsky e Hernangomez, tutti lunghi sui quali il nuovo GM dovrà fare una riflessione per la prossima stagione in accordo con l’allenatore.
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9° M. Williams: 5,92
 
Dall’ex Johnny a Marvin passano ben 10 centesimi di punto. Uno stacco netto ma rimanendo su prestazioni di basso livello complessivo.
Williams nelle ultime 17 giornate ha giocato 15 partite (saltate le prime due prese in considerazione per una distorsione alla caviglia) nelle quali ha sparato dal campo con un 43/113 (38,0%) con più della metà dei tiri tentati che sono stati da tre punti (23/66 per un 34,8%).
Si capisce anche da qui come mai Charlotte non sia tra i top team a Est.
L’ala grande titolare (si stima abbia passato il 97% del tempo in PF e circa il 3% in SF), anche se usata spesso per colpire con punti di rottura che paiono annunciati (spesso molti dei tentativi avvengono in avvio di primo e terzo quarto, gli altri ovviamente sugli sviluppi del gioco), nelle ultime 10 partite ha segnato per ben tre volte solamente due punti a partita.
E’ salito nelle ultime 15 apparizioni sette volte in doppia cifra, ma se dovessimo alzare un po’ il tiro ci accorgeremmo che è arrivato a toccare i 15 punti in due sole circostanze (a Washington e in casa contro Phoenix nella penultima partita, gara nella quale ha messo a segno 16 punti).
Segna 9,2 punti di media a partita con cifre che rimangono discrete (41,0% da tre punti e 45,3% dal campo) ma che da sole non dicono tutto.
4,8 rimbalzi di media, 0,4 nelle stoppate, il suo defensive win shares è calato dal 2,6 dello scorso anno all’1,5 di quest’anno.
Il suo plus/minus sui 100 possessi è di +1,1.
Apprezzabile la sua onestà in un discorso di qualche giorno fa avuto con Bonnell:
“E ‘stato difficile. Non è mai stato così da queste parti. Ricordo che, anche tornando al mio primo anno qui (la stagione da 33-48 nel 2014/15), non eravamo molto bravi ma eravamo ancora in competizione, si difendeva.
Non eravamo i più talentuosi, ma abbiamo giocato duro. Non abbiamo giocato solo per noi stessi, abbiamo giocato l’uno per l’altro e per l’allenatore.
In questo momento, non stiamo facendo lo sforzo che dovremmo profondere”.
Un giocatore che avrà, oltre a quello in corso, altri due anni di contratto a salire.
Poco più di 14 milioni l’anno prossimo e oltre i 15 tra due anni, quando potrà esercitare eventualmente (fosse ancora a Charlotte) la player option.
Ai nastri di partenza della prossima stagione avrà 32 anni e anche se in stagione su 68 partite ne ha saltate solamente 4 dimostrando una certa regolarità, è esattamente il giocatore mediocre, icona del limbo della mediocrità nella quale Charlotte è sprofondata.
Unico titolare lontano dai primi posti della classifica, probabilmente anche per qualche demerito ascrivibile ai compagni che gli stanno intorno che lo costringono a giocare peggio.
Pare non essere un fan dei rigatoni…

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8° C. Zeller: 5,94
 
Cody lascia il quinto posto abbassando impercettibilmente la sua media e scendendo in classifica sotto la sufficienza.
Una media influenzata probabilmente anche dal problema al ginocchio (menisco sinistro) che più volte l’ha costretto a non poter essere convocato per diverse partite.
Anche ultimamente ha dovuto saltare le gare contro Boston e la successiva a Philadelphia per tornare a disposizione di coach Clifford prima di finire nuovamente in injury list per la gara contro Phoenix.
Non una stagione di grande impatto per Cody che, dopo essere inevitabilmente finito in panchina con l’arrivo di Howard (non ho mai capito chi pensava si potesse giocare il ruolo di titolare, solo guardando la cifra investita per Dwight) ha continuato a essere tormentato da infortuni.
Per il futuro, nonostante Cody non manchi di profondere impegno difensivo (al contrario di molti altri giocatori) e sia utile nei tap-in oltre aver migliorato la media dei piazzati, sebbene qualche tiro ultimamente l’abbia mancato (più probabilmente per la mancanza di costanza d’allenamento), c’è da riflettere seriamente su una situazione più che su un giocatore.
La panchina degli Hornets probabilmente sarà corta anche l’anno prossimo se il nuovo GM non riuscirà nel capolavoro di smantellare l’intero team portando a casa qualcosa d’interessante.
L’operazione potrebbe anche essere effettuata in due tranches con accordi preventivi per vendere i giocatori e portare a casa player utili ma con basso salario lasciando buona parte del cap pronto per acquisti futuri.
Il fatto è che dietro a Howard, dovesse essere riconfermato, avremmo bisogno di un giocatore di spessore che non abbia problemi d’infortuni per ché spesso, quando subentrano le terze linee, son dolori.
L’investimento su Willy potrebbe anche essere un rischio sul quale gli Hornets vorranno puntare la prossima stagione, ma il centro degli Hornets ha un contratto che salirà sino a 15,4 milioni nel 2020/21 (l’estensione di 4 anni è stata firmata il 31 ottobre 2016) e a questo lieve aumento potrebbe non essere corrisposta poi una presenza assidua sul parquet. Quest’anno al momento comunque ha trovato spazio con 19 minuti di media, scendendo a 7,1 punti a partita, catturando 5,4 rimbalzi.
Il 54,5% dal campo è secondo solo al 57,1% della scorsa stagione mentre, nelle tre precedenti le medie erano state più basse.
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7° F. Kaminsky: 5,96
 
Il 4 aprile compirà 25 anni e avrà modo di fare un primo bilancio della carriera NBA iniziata almeno un paio se non tre anni più tardi rispetto alla norma.
Ovviamente nel suo anno da rookie ha segnato meno giocando comunque di media 21,1 minuti.
Un’eccezione per Clifford che centellina il minutaggio degli esordienti.
Non fosse per una difesa ancora tra l’acerbo e il saltuariamente svogliato lo inserirei nel quintetto titolare.
In 23,3 minuti a partita segna 11 punti di media, dando un contributo in termini numerici migliore di quello dato da Williams.
Scendiamo nel dettaglio però… il 68/158 dal campo nelle ultime 17 partite dice che il 43% è risultato superiore del 5% rispetto a quello del nostro numero 2 Williams.
Il 29/64 da tre punti è poi pari al 45,3%.
Questa è la percentuale con la quale il cannone del Tank ha colpito il bersaglio nelle ultime 17 partite prese in considerazione.
Come si vede dalle cifre, non è un tiratore occasionale come Marvin ma un giocatore che può tentare il tiro da fuori, all’occorrenza fintare e penetrare se il difensore attardato va in chiusura e abbocca alla finta, oppure andare sotto ad appoggiare sino a inventarsi improbabili canestri circus come l’ultimo ottenuto contro Davis nella partita a New Orleans.
Si diceva non avesse compiuto progressi al tiro nel pezzo precedente ma nelle ultime giornate è lievitato.
L’80,0% ai liberi è il suo miglior dato in carriera, il 42,0% dal campo anche, così come il 37,1% da oltre l’arco, peccato non abbia la bidimensionalità che serve sul parquet.
In difesa, infatti, alcune cifre testimoniano le sue difficoltà, i 3,7 rimbalzi a partita sono miseri, le 0,3 stoppate anche, oggi spende meno falli che possano portare gli avversari a giocate da tre punti mentre le medie dei turnover, rapportate ai minuti sono sempre più o meno le medesime.
Non è uno spreca palloni in questo ambito ma non brilla per il numero di assist a partita (sceso a 1,6) poiché la panchina, a parte Lamb, non offre molte altre garanzie a livello di consistenza in attacco, quindi spesso tocca a lui inventarsi qualcosa.
12 volte in doppia cifra nelle ultime 17 con i 23 punti a Washington e i 21 a New Orleans steccando contro Brooklyn (0 pt con 0/5 dal campo) e Orlando con due punti con uno 0/2 in poco più di nove minuti e mezzo.

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6° T. Graham: 5,97
 
Scende leggermente sotto la sufficienza e il suo minutaggio nelle ultimissime partite sta calando, dopo aver superato anche i 20 minuti in diverse circostanze.
Probabilmente avendo poche armi offensive a disposizione Clifford gli preferisce Lamb, il riaffacciarsi poi di Bacon per qualche leggero, sporadico minuto, ha portato il buon Graham ad abbassare le sue medie.
Non quelle dal campo dove il 25/56 rimane un buon risultato così come l’11/26 da tre interno ai 56 FG tentati.
4,6 punti a partita e 43,0% nel tiro da oltre l’arco in 17 minuti. Sta migliorando ai liberi ma non è ancora a livello dei migliori tiratori NBA.
Il 71,7% è migliorabile.
Se fosse più costante e sviluppasse un tiro più redditizio potrebbe fare concorrenza a un MKG in calo.
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5° N. Batum: 6,07
 
Anche qui casualmente assistiamo a uno stacco di 0,10 centesimi di punto.
Da Graham, appena sotto la sufficienza, entriamo nell’ipotetico quintetto con il rendimento più alto.
Per un motivo o per l’altro, nonostante gran parte della stagione Batum sua stato sul banco dei principali imputati per il fallimento della stagione di Charlotte, è entrato nei migliori cinque. Un po’ per la modestia dei compagni e perché a prestazioni imbarazzanti fanno seguito gare nelle quali il francese si scatena.
Le 1,2 rubate a partita non compensano i suoi pigri close out che a volte ci costano triple importanti nell’economia del risultato finale.
Da fuori abbiamo problemi a contrastare i tiri e sia lui che MKG dovrebbero essere più reattivi spesso.
Il suo plus/minus nelle ultime 17 partite è stato positivo in sette occasioni mentre in altre 10 è andato in negativo. Passivi pesanti a Denver, Boston e Salt Lake City così come nell’imbarazzante gara casalinga contro i Nets.
Di contro è sceso sotto i 10 punti solamente 4 volte nelle ultime 17 partite con un massimo di punti ottenuto contro Phoenix di 29, la quale venne colpita sempre da Batum con 22 punti all’andata (seconda miglior prestazione numerica del transalpino nelle ultime 17 partite).
L’altro ieri a New Orleans si è fermato a 20, ma ancora più interessante è il dato sugli assist che sono stati 118 in 17 partite per una recente media di 6,9 palloni smazzati a partita con i quali sta rialzando la sua media ora ferma a 5,4 a game.
Con il 41,8% dal campo e il 34,0% da tre punti si è riportato a medie quasi accettabili rispetto a quelle drammatiche precedenti ma è mancata la costanza nel rispondere presente alle partite. 12,2 punti segnati con buone percentuali dalla lunetta (82,9%), ma qui non è mai sceso sotto l’80%…
Se dovesse rimanere anche la prossima stagione percepirebbe 24 milioni, un intasamento del cap che una piccola franchigia come Charlotte, nonostante il famoso proprietario, non si potrebbe permettere vista l’incostanza del francese che oggi, a stagione ormai andata, sta proponendo con molta meno frequenza, mettendo dubbi futuri magari al prossimo GM, tuttavia il suo eventuale scambio potrebbe aprire scenari differenti sul modo di giocare di un team che deve necessariamente diventare un pochino più moderno.

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4° M. Kidd-Gilchrist: 6,10
 
MKG era a 6,23 di media sino a gara 51.
E’ calato sino all’attuale 6,10, icona di uno sforzo difensivo che non c’è o è inefficace.
Tallonato ormai da Batum rischia anche la quarta piazza nonostante nelle ultime 17 gare abbia tirato con il 48% (48/100).
Ovviamente mai un tiro da tre punti, in lunetta ha messo 20 dei 28 liberi tentati mentre nel tabellino punti solo tre volte è salito in doppia cifra.
Come per Marvin, i suoi sono punti di rottura, sospensioni prese con spazio o pull-up anche andando a sfidare il difensore uno contro uno se non volate a canestro in coast to coast sempre più sporadiche però viste le sole 8 palle rubate nelle ultime 17 gare…
5 volte ha avuto un plus minus superiore allo zero, ben 11 è andato sotto, specialmente nelle trasferte si dimostra un giocatore molto ridimensionato (-21 a Denver, -16 a Portland, -12 a Toronto e -10 a Orlando).
Poco esplosivo e reattivo rispetto ai suoi standard potenziali d’inizio carriera, sembra un altro di quei giocatori che avrebbero potuto puntare sul fisico se il destino (leggasi infortunio doppio nel caso di MKG) l’avesse lasciato in pace. Invece in una partita di preseason a Orlando è iniziato il suo declino nonostante segni più punti in meno tempo. 9,5 quest’anno contro i 9,2 dell’anno scorso rispettivamente con 25,4 minuti contro i 29 dell’annata passata.
Se in attacco da il suo piccolo, limitato ma preciso contributo dal medio raggio, in difesa come detto, fatica terribilmente, specialmente quando deve andare a prendere fuori ruolo la stella avversaria.
Se un tempo vinceva incredibilmente certi confronti, oggi le sue chiusure sono superficiali o approssimative, in ritardo certe volte dai possibili pick and roll avversari se deve passare sui blocchi (situazione non facile e simpatica per nessuno che nella NBA si può ripetere di frequente) va in difficoltà e il riadattamento di Charlotte spesso non è adeguato.
+4,9 di plus/minus sui 100 possessi ma due stagioni fa era un +15,7, dipende sempre con chi giochi in quintetto…
Un po’ nervoso per un fallo non rilevato dagli arbitri viene espulso contro Philadelphia.
A memoria non ricordo altre espulsioni per MKG…

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3° J. Lamb: 6,40
 
Rimane stabile in classifica Lamb che ha perso sicuramente smalto e continuità da inizio stagione ma il suo rendimento rimane alto con un 6,40 di media, in lieve discesa dall’ultimo “Il Punto” ma il margine con MKG è abissale.
I tre giocatori sul podio sono quelli che hanno aiutato Charlotte alla grande questa stagione. Per quel che riguarda Lamb, aspettarsi di più da un giocatore che a inizio stagione avrebbe dovuto ritagliarsi minuti uscendo dalla panchina, anche a rischio scomparsa (come gli anni passati), sarebbe stato troppo, invece l’infortunio di Batum a inizio stagione ha lanciato Jeremy tra scetticismi e paure. Lui invece in estate aveva lavorato presentandosi seriamente al via della regular season.
Degli effetti ne beneficia ancora oggi nonostante si sia arrivati a gara 68. Io gli consiglierei meno jumper e più attacchi estemporanei con alzate, floater, teardrop vari e appoggi se nei paraggi c’è il lungo di turno. E’ molto abile nelle conclusioni di tale genere con le quali alza il suo tabellino.
78/166 nelle ultime 17 partite in esame, una media pari al 46,9% non è male per un incursore, un esterno leggero che va a ondate.
E’ divenuto anche abbastanza regolare, infatti, ha toccato per ben 13 volte su 17 la doppia cifra con un massimo di 17 punti a Orlando, fermandosi a 16 a Toronto e New Orleans. Ha una striscia aperta di 14 liberi consecutivi.
Deve migliorare il posizionamento difensivo.
La pressione e i close out ci sono ma deve tenere posizioni migliori per rendere di più.
A volte è costretto a rincorse per chiudere i tiratori da fuori e nonostante la generosità in NBA il tiratore con spazio è sempre una minaccia.
Se ne era parlato prima della deadline come una possibile pedina di scambio per smuovere le acque in un roster bloccato da giocatori che non attraggono gli altri team, una destinazione avrebbe potuto essere New York, dovesse tornare sul mercato in estate, fossi nell’entourage di Charlotte ci penserei “tre volte” prima di prendere in considerazione la possibilità di cederlo vista anche l’attuale poca profondità della panchina.
Lui e Frank sono i due giocatori che attualmente possono portare punti durante l’assenza dei titolari.
Il suo minutaggio è aumentato di oltre 6 minuti ed è passato dal 9,7 pt. di media della scorsa regular season ai 13,2 attuali, terzo miglior marcatore della squadra davanti a Batum che gioca 7 minuti a partita in più di lui, anche se il francese si dedica anche agli assist (cosa che Lamb è costretto a fare meno pur avendoli quasi raddoppiati da 1,2 nel 2016/17 a 2,3 quest’anno) ma se rimaniamo a Lamb, quest’anno è sopra a tutte le statistiche di media in carriera. In dubbio per dolori alla schiena per la partita di stanotte ad Atlanta.

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2° D. Howard: 6,59
 
Dwight Howard sta avendo una stagione decisamente buona. Charlotte non aveva un centro e il ruolo è stato ampiamente coperto il n° 12.
Sicuramente non può spostare da solo una partita ma in centri serate è difficile contenerlo, non solo da eventuali novizi, ma anche da centri più esperti.
Cho non è riuscito a prendere Butler in estate e il collasso delle nostre ali più il dramma di Batum a inizio stagione e una panchina con pochi uomini affidabili hanno fatto il resto, oltre alla sparizione di trame di gioco e una difesa che continua a faticare, specialmente sui tiratori…
Tornando a Dwight… c’è da dire che è diventato più confidente in stagione, non solo ai liberi dove ne segna molti di più rispetto lo scorso anno, ma anche i suoi ganci, semi-ganci e rolling hook sono spesso calibrati molto bene (55,8% dal campo) considerando che spesso sono dei duelli in uno contro uno.
Li tirerà da due passi ma sono precisi…
Ovviamente il fisico è la parte predominante di Dwight e grazie a esso in difesa riesce ad arrivare anche su qualche pallone all’ultimo secondo prima che inizi la parabola discendente del tiro.
Non sempre è reattivo nelle situazioni, qualche buco lo lascia, talvolta sceglie di non intervenire sul tiratore (non marcato da lui) uscito da un blocco per cercare l’eventuale rimbalzo o marcare il giocatore che ha sotto canestro ma non sempre gli va bene.
16,2 punti, 12,1 rimbalzi e 1,7 stoppate di media a partita sono un’ottima copertura per Charlotte.
Per un problema a una costola però ultimamente è stato meno attivo a rimbalzo calando un po’ nella statistica (dopo aver sfiorato il record di franchigia catturandone 24 nella prima sfida contro i Nets), l’unica delle tre che è sotto media rispetto la scorsa stagione ad Atlanta.

Il 56,1% ai liberi è al momento la percentuale più alta avuta da 7 anni a questa parte, bisogna tornare al 2010/11 per vedere un 59,6% ai liberi.
Sicuramente il suo stipendio incide parecchio e qualche rilassatezza difensiva (non è Mutombo) fa storcere un po’ il naso ma se non ci dovesse essere un rebuild totale, meglio lui che qualche altro centro a prezzi inferiori che tornerebbero a farci rivivere l’annata precedente.

Le statistiche di Howard negli ultimi tre anni (Houston, Atlanta e Charlotte) più quelle di carriera totali in grassetto.

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1° K. Walker: 6,67
 
Kemba è calato un po’ nelle ultime gare.
Stanchezza, forse disillusione riguardo l’obiettivo playoffs o delusione per esser stato messo sul mercato (in febbraio) a scoppio ritardato?
Non saprei, io opterei per un po’ di stanchezza dopo aver giocato forzando per buona parte della regular season.
Vedremo se si riprenderà nelle ultime gare.
Tankare adesso non avrebbe molto senso.
New York è distante e anche sorpassando Detroit non è detto che i Pistons possano sceglier prima.
Per lui l’oggi è il futuro.
Avendo ancora un anno di contratto con Charlotte a 12 milioni sicuramente dovrà accordarsi con la franchigia.
Il suo “valore di mercato” in dollaroni non è sicuramente quello attuale che risulta basso solamente per la firma che fece in un multiyear da 4 anni.
Il modo di giocare è sempre lo stesso.

Le zone di tiro dal campo, le percentuali stagionali e delle ultime cinque uscite.

Gentry ha speso buone parole per lui e non si può pretendere che un giocatore che spende tanto in attacco riesca a essere un fenomeno anche in difesa.
Abile nel prender sfondamenti, talvolta riesce a recuperare qualche pallone ma anche lui fatica nelle chiusure.
In attacco si sta intestardendo troppo nel tiro da tre punti.
Ci sono serate nelle quali il canestro gli sembra una vasca da bagno e altre nelle quali insiste ma gli entra poco o nulla finendo in momenti decisivi per non dare una mano alla squadra.
La responsabilità la prende, ma sarebbe preferibile costruire qualcosa attraverso il gioco a volte piuttosto che forzare triple uno contro uno.
Dovrebbe regolarsi di più colpendo in uscita con spazio dai blocchi di Howard o quando ha spazio (vedi la tripla contro Phoenix con assist di Batum della nostra lavagnetta tattica). Comunque sia ha anche la possibilità di divenire per le statistiche NBA, il miglior marcatore all-time per la franchigia di Charlotte (superando eventualmente Dell Curry) tra la sua esperienza ai Bobcats e quella con gli Hornets.
Non dovesse riuscirci entro fine stagione… che sia un motivo in più per rimanere?
Comunque conto su di lui perché ci regali qualche gioia da qui alla fine.
Gli venisse la voglia di tornare a fare a pugni?

Kemba in un piccolo cameo in una serie tv americana…
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I voti gara per gara nelle ultime 17 partite giocate.

La media voti con tabella completa dopo la sessantottesima partita. Coach Clifford ha attualmente una media di 5,87.

Viaggio oltre lo Sport (by Paolo)

Nella filosofia personale d’estendere ad altri e quindi d’arricchire la pagina con altri contenuti, quello che formalmente è principalmente un blog sportivo dedicato agli Hornets, non limitandosi però noiosamente a questo, insieme all’amico Paolo (lo ringrazio per il tempo dedicato), tifoso degli Hornets (forse qualcuno ricorderà i suoi video live mandati dallo Spectrum Center in occasione della partita di quasi fine anno contro i Celtics), abbiamo pensato un pezzo che valichi appunto il confine dello sport e integri anche altri contesti correlati, riprendendo la sua esperienza passata a fine anno in ben tre stati del sud degli U.S.A. (tralasciando NY).
Detto che, personalmente non amo certi retaggi culturali americani (come non ne amo molti occidentali, ma questo spirito critico mi è necessario per essere il più imparziale possibile), ciò che ne è scaturito, dal mio punto di vista, è stato un pezzo marchiato fortemente da un entusiasmo genuino, atto a far entrare il lettore nello scritto, sino a fondersi quasi nel testo.
Lo scritto di Paolo mi ha ricordato il vecchio film “La Storia Infinita”, nel quale il bambino si trovava, appunto, immerso nel libro.

La colonna sonora del film “La Storia Infinita” che fu un successo degli ’80. Cantata da Limahl, fu musicata e scritta dal tedesco Klaus Doldinger e dall’italiano Giorgio Moroder aiutato da Keith Forsey nella parte del testo.
Paolo, inoltre, ha redatto una bella e importante carrellata di foto e video, a testimoniare le esperienze personali di viaggio.
Queste arricchiscono il pezzo e magari potrebbero tornare utili se qualcuno volesse seguire le orme del nostro buon “Paolino”.
A lui i miei più sinceri complimenti quindi.
Non mi dilungo oltre, ma vi auguro una buona lettura:
 
 
Domanda Premessa:
 
Visto che siamo al momento come una tribù d’indiani chiusi in uno spazio ristretto e potremmo quasi contarci come fan italiani degli Charlotte Hornets…
Qual è il curioso motivo che l’ha spinta ad amarli?
 
Risposta Premessa:
 
Sono un tifoso Hornets da circa la metà degli anni ‘90, non so indicare una data precisa, ma ricordo che all’epoca (12/13 anni circa) entrai in una sala giochi allestita per la festa del paese e casualmente inserii un gettone in un videogioco che riguardava la NBA, scorsi il menù di selezione delle squadre e fu subito colpo di fulmine.
Quelle due parole (Charlotte Hornets) che suonavano tanto anglofone, entrarono diretta dentro di me e non mi lasciarono più.
 
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1D) Da qui al passo del viaggio negli States, indice di grande passione.
A prescindere dall’esborso economico per l’alloggio e il biglietto della partita da una posizione dalla quale si riconoscano i giocatori (probabilmente non è contemplabile un opzione “piccionaia” se si parte dall’Italia per vedere una partita NBA), nelle foto inviate a fine anno ho visto foto di stadi di vari sport.
Cosa l’ha colpita però in generale della città?
 
1R) Oltre ad essere un tifoso Hornets, sono un grande estimatore della città di Charlotte.
Naturalmente l’interesse per la squadra mi ha portato a voler conoscere il suo contesto da tutti i punti di vista, fino a fondere la passione per i “Calabroni” e per la città in una sola.
Da qui nasce il sogno di volare in America per vedere la mia squadra del cuore in azione sul proprio campo.
Dopo anni di tentativi d’organizzazione del viaggio, finalmente riesco a far combaciare tutto e a volare negli States.
La città che per anni avevo soltanto ammirato su internet, si presenta in vetro e acciaio davanti a me!
Charlotte è proprio come l’avevo sempre immaginata; non tanto grande, molti edifici moderni, alti grattacieli.
Si capisce subito che è in grande crescita.
Di per sé mi hanno colpito molto la pulizia e l’ordine, un po’ meno graziosi da vedere, gli americani nei fast food.
Ho girato le vie del centro in lungo e in largo, ho ammirato:
lo stadio di baseball dei Charlotte Knights,
lo stadio di football dei Carolina Panthers,
il Romare Bearden Park,
il Duke Energy Center,
il Bank of America Building,
l’Epicentre
e naturalmente lo Spectrum Center!
 
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2D) Io ho smesso di mangiare all’estero cibi italiani (a meno non vi sia un italiano a gestire il locale) perché troppe volte le imitazioni sono piatti letali per la vista ma soprattutto il palato.
Si dice che Charlotte sia la città delle banche (*nota del curatore-non le ama particolarmente).
Il conto lascia il palato salato?
Ma soprattutto, come e cosa ha mangiato?
C’è qualche posto che consiglierebbe?
 
2R) Fino a qualche tempo fa, Charlotte era la seconda città americana per attività finanziarie, preceduta ovviamente da NY.
Nell’ultimo anno è stata superata anche da San Francisco scendendo sul gradino più basso del podio.
Per fortuna comunque a Charlotte non ci sono solo banche, palazzi e uffici, ma anche gli Hornets, i Panthers, il pulled pork e la birra fatta in casa.

Naturalmente quando si esce dall’Italia, la maggior parte delle volte il buon cibo rimane una chimera e per ovvi motivi, in America non poteva essere diversamente.
Tralasciando i fast food aperti H24, dove puoi mangiare ogni tipo di cosa in stile “Man VS Food” con prezzi più o meno abbordabili, nei miei tre giorni in North Carolina, a livello culinario mi ha colpito in modo positivo il Queen city Q, locale situato a pochi passi dallo Spectrum Center.

Un classico esempio di uomo contro cibo…
Non lesinano sulle porzioni in America, ma secondo alcune fonti pare che il cibo sprecato negli States raggiungerebbe anche il 40% purtroppo… Non so se siano attendibili ma serve impegnarsi per finirle…

Oltre ad aver mangiato un ottimo maiale sfilettato, accompagnato da una eccellente birra (la Golden Boy spillata proprio nella Queen City), quello che ha lasciato il segno è stata la salsa BBQ, deliziosa e molto dolce.

La salsa BBQ.

In più il locale è gemellato con gli Hornets, ne trasmettono le partite e le cameriere indossano magliette in stile grafico NBA JAM con il logo degli Hornets.
Fantastiche… (nota del curatore* Anna, tranquilla, sta parlando delle magliette) Naturalmente in città ci sono anche locali mordi e fuggi dove cucinano cibo più salutare a un prezzo leggermente più alto.
Per esempio da “Dean & DeLuca” ho mangiato dei maccheroni al pesto con pomodorini e mozzarelline, piatto che, dopo giorni di hamburger, mi è sembrato la fine del mondo.
E poi ci sono anche i ristoranti più ricercati dove puoi mangiare “come da noi”, ma lì ovviamente i prezzi salgono notevolmente.
 
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3D) Terminato il giro turistico/culinario torniamo a parlare degli Hornets.
Acquisito il biglietto in Italia, com’è stata l’esperienza fantasmagorica della partita?
 
 
3R) La vacanza è stata pianificata principalmente in base al calendario degli Hornets uscito intorno a Ferragosto.
Purtroppo o per fortuna la sorte mi ha concesso solo una partita tra le mura amiche, quindi ho deciso di puntare molto sul posto a sedere.
Il biglietto (sez. 104, quella dietro alla panchina dei locali per intenderci), comprato sul sito vividseats.com circa tre mesi prima della partita, mi è costato circa 190 euro.
L’atmosfera che si respirava (sarà stata la sfida di cartello contro Boston del 27 dicembre) è fantastica sin dall’inizio, sia dentro che fuori lo stadio.

L’ubicazione dello Spectrum Center in centro a Charlotte.
330 E Trade St..
Niente a che vedere con il vecchio Alveare quasi “fuori città”…

I tifosi delle due squadre erano tutti mischiati, cantavano cori che creavano quell’atmosfera di festa che fa bene allo sport, senza sfottò né insulti.
La partita è uno show nello show, a partire dall’inno americano cantato da tutto il palazzetto che mi ha messo i brividi.

L’arena degli Hornets, inaugurata nel 2005 (*nota del curatore- Da un concerto dei Rolling Stones), è praticamente nuova, tenuta bene e pulita, con un nuovo maxi schermo tra i più grandi di tutta la NBA che amplifica il tutto.

Il maxischermo…

Un clima che ti fa capire che in Italia siamo indietro anni luce in quanto a sportiva.
E poi le cheerleader, i trampolieri, gli americani che non stanno mai fermi e ogni due per tre vanno a prendersi i loro hot-dog con bibite super size annesse e gli steward che ti dicono esattamente dove sederti.

Le Dance Brackets.

Il trampoliere. Io comunque continuo a preferire le cheerleaders…

Facendo una digressione… qualche video realizzato da Paolo nel prepartita per far comprendere l’atmosfera festosa…

Tutto organizzato nei minimi dettagli.
La partita andrà come sarebbe dovuta andare viste le forze in campo, nonostante un tentativo di rimonta, la sconfitta arriva inesorabile.
E poi sei lì che ti guardi intorno, ti perdi a vedere i giocatori in panchina, Howard che scherza con il pubblico, i telecronisti che ascolti cento volte sul tuo NBA League Pass e ora quasi li puoi toccare con mano.
Come dimenticare la mitica mascotte Hugo e gli omini che lanciano le magliette con i fucili ad aria compressa (nota del curatore* – Per fortuna non c’era Homer o avremmo avuto un lutto in casa Flanders).
La partita scivola via veloce, forse troppo, ma quello che ti rimane è qualcosa d’indimenticabile.

Anche Batum segna da tre punti.
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4D Un bilancio dell’esperienza NBA Game a prescinder dal risultato (purtroppo negativo)?
 
 
4R) Inutile dire che l’esperienza sportiva è stata fantastica, non solo a Charlotte, ma anche ad Atlanta.
Sì perché oltre alla partita in North Carolina, ho avuto la possibilità d’assistere in Georgia alla sfida NBA tra Hawks e Trail Blazers (nota del curatore*- Male Paolo, non mi starai diventando un tifoso dei Falchi? Scherzo….) e alla sfida NFL tra Falcons e Panthers (non a caso di Charlotte).

L’interno della Philips Arena ad Atlanta.

Il palazzetto degli Hawks (la Philips Arena) sta attraversando una fase di rinnovamento, ma anche qui si capisce subito l’importanza generale che hanno gli impianti per le società, che tra ristoranti e fanshop, sono il motore economico live delle squadre e naturali punti di aggregazione per la comunità (come non avviene invece in Italia).
Nota di merito aggiuntiva va allo stadio degli Atlanta Falcons, nuovo di zecca, incredibile, imponente e mega tecnologico!

L’esterno.

L’interno.

 
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5D) Quali sono i suoi ricordi più belli legati alla visita a Charlotte?
 
 
5R) Il momento più bello della vacanza è stato sicuramente quello dove ho chiesto alla mia ragazza Anna (la quale mi ha accompagnato in questa avventura) di sposarmi.
Il tutto è avvenuto al Fahrenheit, locale in cima ad un grattacielo, dal quale si può ammirare tutto lo skyline della città.

Splendido il panorama con un cielo bicolore striato di cirrocumuli.

Nonostante il mio tentativo di chiederle la mano durante la partita sul maxischermo non sia andato a buon fine per motivi tempistici a detta del front office degli Hornets, la spontaneità e la vista in cima al grattacielo è stata impagabile.
 
I Momenti sportivi topici della vacanza:

L’allenatore dei Celtics Stevens (a sinistra) quasi in incognito…

 
– foto con Brad Stevens, coach dei Celtics che vagava con un sacchetto della spesa prima della partita,
– entrare allo Spectrum Center e vedere il campo da gioco dal vivo,

Il “vichingo” TE dei Panthers, Olsen.

 
– foto con Greg Olsen, TE dei Panthers, seduto giusto un posto davanti al mio durante la partita degli Hornets,
 
– foto con un tifoso dei Panthers davanti allo stadio di football, che stava tornando dalla Virginia e che biascicava qualche parola d’italiano, visto che il padre era stato pilota nella base americana di Vicenza (nota dell’autore*- in effetti entrando nella stazione ferroviaria di Vicenza non capisci se sei entrato in città o in una base militare americana),
 
– avvicinarsi a bordo campo e vedere Walker, Batum (si proprio lui) e Irving a pochi metri,

Dell Curry in postazione.

 
– vedere Dell Curry (papà di Steph ed ex leggenda Hornets) scendere le scale a mezzo metro (nota del curatore*- Dell Curry N°1 più di Thè Lipton per me),
 
– ascoltare l’inno americano,
 
 

– giocare (gratis) a NBA JAM nella biblioteca comunale di Charleston.
 
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Conclusione
 
Ho trascorso due settimane in America, districandomi tra North Carolina, South Carolina, Georgia e NY.
Tralasciando la seconda settimina nella “Grande Mela” che è da considerarsi un mondo a sé, ci sono parecchie cose che mi hanno colpito sia in positivo che in negativo de tre stati del Sud che ho visitato, ma siccome il filo conduttore della vacanza è stato lo sport, tralascio questi “dettagli” non inerenti, così, non mi resta che elogiare la cultura sportiva americana e il suo modello organizzativo.