Il Silenzio dei Colpevoli + classifiche.

Il GM birmano/americano Rich Cho. Ci si aspettava qualcosa da lui e dal suo staff ma non è arrivato nulla d’interessante per aiutare Charlotte nella risalita.
Il solo Plumlee (MIles) oltretutto è già in lista infortunati.
Per mio conto quindi il GM sale sul banco degli imputati.

Aldilà di vittorie e sconfitte che danno momentanei entusiasmi oppure disinteresse, folgoranti arrabbiature miste a deprimenti stati d’animo (dipende ovviamente dal carattere d’ognuno), ritengo che fondamentalmente questo sia il peggior momento mai vissuto dagli Hornets, ovunque essi siano volati.
Gli Charlotte Hornets 1988/89, gli originali, erano una squadra composta all’expansion draft, dopo tre o quattro anni incominciarono a risalir la china grazie alle aggiunte di Gill, Johnson e Mourning. Andammo bene sino al 2002, l’anno nel quale Shinn trasferì la franchigia a New Orleans.
In realtà anche i primi due anni in Louisiana si conclusero con l’approdo ai playoffs, poi nella disastrata stagione 2004/05, la peggiore di sempre, si stava in realtà ricostruendo.
Katrina, l’uragano arrivò a devastare la Big Easy, gli Hornets si trovarono per due anni a OKC in una situazione di medio/bassa classifica ma tra l’entusiasmo del pubblico locale che pose le basi per una franchigia (i Thunder), purtroppo non nuova ma a discapito della rimpianta Seattle.
L’annata stupenda del rientro a “casa”, poi anni in discesa con il tumore di Shinn, la vendita alle altre 29 franchigie in attesa di ricostruire.
Biglietti a poco prezzo e team smembrato ma in attesa di acquirenti “seri”. La vendita al businessman locale Tom Benson, il rebrand e il ritorno del Calabrone a Charlotte voluto dai tifosi e concesso da Jordan che probabilmente non vedeva l’ora di scrollarsi di dosso un po’ di polvere, accumulata dalla gestione Bobcats, sempre più suoi.
Il primo anno le cose non girarono bene a causa degli infortuni nella parte finale della stagione, lo scorso anno fu una stagione da 48 vittorie, sorprendente, si sarebbe dovuto dare continuità a un progetto che non facesse rimpiombare Charlotte negli anni di piombo dei Bobcats.
L’incubo però sembra riproporsi oggi. Alla chiusura del mercato il verdetto è inequivocabile.
Dal mio punto di vista la società è colpevole.
5-17 da gennaio fino all’All-Star game.
La squadra andava aiutata per conseguire i playoffs e invece non è stato fatto nulla per migliorare un team in crisi se non operazioni marginali o senza senso.
L’arrivo di Miles Plumlee in cambio di Hawes e Hibbert (girato ieri dai Bucks a Denver per una seconda scelta futura) non sposta nulla, anzi, ha finito per peggiorar le cose perché il fato ha voluto che il fratello meno conosciuto dei Plumlee si stirasse un polpaccio.
Il suo atletismo non garantirebbe comunque una protezione del ferro ottimale, mancante dall’addio di Biyombo.
Ancor peggio l’operazione Chris Andersen preso per soldi dai Cavaliers e poi tagliato, ai limiti della società satellite.
Scorrendo gli screen di Wojnaroski ieri sera i tifosi si aspettavano almeno una piccola scossa, invece nulla, più fermi di quei bravissimi mimi truccati nelle piazze o di montagne lì, ferme da secoli…
Nessuna voce, nessun player utile…
Il silenzio della società è assordante e parafrasando la canzone di Caparezza “Il silenzio dei colpevoli”, potremmo definire il GM Cho, il suo staff e Jordan, colpevoli di tradimento verso le aspettative dei tifosi.
MJ oggi, dietro la scrivania sembra l’ombra del magnifico giocatore che fu.
Non sembra minimamente interessato a render veramente competitiva la sua creatura e il contratto collettivo (sebbene rechi differenze in sé) fa da sfondo a un team che pare senza “ambizioni” sportive.
E’ già stato annunciato che l’anno prossimo il prezzo dei biglietti si alzerà anche allo Spectrum Center e lo spettacolo sul campo offerto potrebbe non essere degno, anche perché se si fosse puntato a tankare oggi avremmo già dovuto vedere mosse per liberare spazio salariale.
Vero è che liberarsi di certi contratti in una finestra di mercato particolare è difficile, ma non impossibile…
Charlotte aveva fatto anche una buona mossa rifirmando diversi free agent in estate, ma con il senno di poi (nemmeno molto), possiamo dire che le cifre di alcuni (Batum e Marvin Williams) sono troppo esose, qualche contratto è troppo lungo e finisce per incidere sul monte ingaggi per troppi anni (compresa l’aggiunta di Plumlee), ma il vero problema attuale è il valore dei giocatori che sta scendendo a picco.
I giocatori si stanno deprezzando, Batum sembra più essere interessato al contratto che al gioco, Marvin è sceso di un paio di gradini così come Sessions, seguito da Belinelli che ultimamente non sta avendo un buon momento.
I contro di una strategia buona (se pensiamo a contratti meno onerosi da rifirmare, senza stare ad aver l’incubo dello scambio a febbraio perché il giocatore potrebbe non firmare), sta mostrando i suoi limiti.
Sicuramente anche coach e giocatori sono colpevoli a oggi. Perdere partite sul +17 e +18 (a fine terzo quarto o quasi) in serie, nella NBA è osceno.
La squadra si mangia margini di vantaggio più voracemente di quanto Hannibal Lecter possa fare, tirando da tre punti e giocando con sufficienza a parte un Kemba isolato che quasi ci prova da solo visto l’ambiente circostante.
Lo scenario quindi potrebbe essere, comunque vada a finire la stagione, che Jordan vada pesantemente mettendoci la faccia sul mercato per stravolger il team scegliendo in secundis un GM più acuto dell’attuale, altrimenti “Il Silenzio degli Innocenti” potrebbe essere il rumore dello Spectrum l’anno prossimo, con tifosi delusi dalla nuova gestione, anche se una scelta alta al Draft fa sempre gola.
La classifica ci vede ormai in un limbo tra la possibilità di approdare i playoffs e la bassa classifica.
 
Ultima spiaggia per cercare una via d’uscita alla bassa classifica, Sacramento, un’eventuale e ulteriore L certificherebbe la fine anticipata della stagione.
 
Per completezza d’informazione, stavolta, ecco anche la classifica anche a Ovest.
 
Per l’amarcord invece il 17 febbraio 2001 Baron Davis centrava il canestro più lungo mai registrato su un campo NBA, alla faccia della scaramanzia, ma se ci si prova si può anche riuscire nell’impresa (messaggio subliminale per i giocatori di Charlotte)…
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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