Tony Parkour

In un mondo sempre più liquido Charlotte sta cercando di progettare un futuro alla giornata.

Già, perché se è vero che la recente pista calda battuta portava il nome di Tony Parker per rimpiazzare Michael-Carter Williams che a sua volta aveva rimpiazzato Ramon Sessions e prima ancora Jeremy Lin preceduto da Gary Neal (che al mercato MJ comprò), tutti durati lo spazio di un anno, l’acquisizione del penta-campione è arrivata solamente dopo l’approdo di Tyreke Evans a Indianapolis.

 

 

Il solito Woj fa uscire la news…

 

 

Frutto dell’occasione quindi, bruciando per una volta un altro team (Denver) che avrebbe apprezzato i servigi sportivi di Tony.

Interpretare questa mossa quindi potrebbe essere di facile lettura dal punto di vista commerciale, considerando che ormai il numero di free agent era ristretto, che i 5 milioni all’anno per un contratto biennale sono relativamente pochi, così Charlotte ha disegnato il suo tracciato parkour (disciplina inventata e rinominata proprio in Francia sul finire del secolo scorso) spostandosi oltre gli ostacoli frapposti tra essa e il mecato.

Certo… Tony dal punto di vista del nome è un gran colpo ma nel gioco oggi porta più dubbi che certezze.

 

 

Qui Parker in azione contro una nuova conoscenza di Charlotte…
Chissà in allenamento quante volte ricapiterà…

 

 

In primis per la non sua più giovane età, in secundis perché arriva da un infortunio con rottura del tendine del quadricipite sinistro, un infortunio che non sembra però aver tolto la voglia di giocare al francese che lo scorso anno commentando il tipo d’infortunio di Leonard (simile), si era lasciato andare dicendo che la gravità del suo era stata 100 volte peggio, rinfacciando al compagno d’esser andato a cercare medici esterni rispetto a quelli validi di San Antonio, accusandolo d’esser guarito preferendo la panchina al parquet.

Uno che non le manda certo a dire dall’alto della sua esperienza con la dinastia vincente degli Spurs che ormai con l’uscita di scena di Parker ha calato il sipario dopo Duncan e Ginobili out il trentaseienne è volato in North Carolina lasciando coach “Pop” alle prese con la grana Leonard e Murray in rampa di lancio.

Parker ha comunque avvisato Popovich che avrebbe accettato l’offerta degli Hornets.

Il transalpino è alto 188 cm e pesa 84 kg, è stato sposato con Eva Longoria ed è nato in Belgio a Bruges.

Un colpo di genio degli Spurs sceglierlo con la n° 28 al Draft del 2001.

9,2 punti a partita nella sua prima stagione, arrivò all’apice come realizzatore nel 2008/09 con 22 punti.

Paradossalmente l’anno dopo le voci che gli Spurs avrebbero voluto scambiarlo (in una trade doppia) per Chris Paul.

Lo scorso anno in 19,5 minuti segnò la media di 7,7 punti a gara.

Tony porterà la capacità di giocare una pallacanestro corale, l’esperienza di 17 anni con gli Spurs e leadership anche dalla panchina dove Devonte Graham retrocederà a terzo play mentre Batum ha già dato il suo benvenuto al secondo galletto del team.

La lettura più probabile in questo momento è che Tony faccia il secondo a Kemba per giocare magari 15/20 minuti a partita intercambiandosi con lui e all’occorrenza giocando magari con il doppio play come accadeva con Jeremy Lin.

Certamente gli imprevedibili sviluppi di mercato non lasciano tranquilli.

Kemba è tirato in ballo in qualche rumors nonostante la smentita di Kupchak in un estate dove quella foglia attaccata all’albero potrebbe non muoversi mai e marcire o essere trasportati dal vento in una nuova dimensione dopo anni passati a rimirare un nucleo di giocatori indelebili dal punto di vista della presenza.

Stanotte intanto partirà anche la Summer League a Las Vegas per gli Hornets impegnati nella partita contro i Thunder per mettere in mostra a rodare il nucleo di giovani che dovrà dare una mano a Charlotte in Regular Season.

Charlotte potrebbe giocare con: Graham, Monk, Bacon, Bridges e Hernangomez.

Miami e Boston le avversarie future.

 

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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