Draft, parte seconda…

Oggi, intorno alle 17:10 Kupchak ha presentato Miles Bridges e Devonte’ Graham alla stampa nell’ottica introduttiva post Draft.

 

 

Bridges e Graham con le loro nuove canotte.

 

 

Come avrete letto sul blog o in giro per la rete, Bridges arriva dall’accordo-scambio realizzato con i Velieri di Los Angeles che ha portato in California Shai-Gilgeous Alexander, scelto con la n° 11 dagli Hornets e l’ala piccola Miles Bridges (scelto alla n°12 dai Clippers) in North Carolina.

 

 

 

 

Molto contento del suo arrivo, un po’ perché nel ruolo di ala piccola serve qualcosa di meglio, ed è un combattente che ha esplosività e potenza, incarnando lo spirito che dovrebbe avere un giocatore.

Il tiro è discreto ma si vede che ha voglia di migliorarsi com’è giusto che sia.

Contento di essere a Charlotte, durante la fase finale della conferenza stampa ha ricordato che è la difesa a vincere le partite e questo è un concetto, espresso da un giovane, che mi piace molto.

 

 

 

 

Vi dovevo però la seconda parte del Draft, andata in onda a tarda notte e allora partiamo da Devonte’ Graham, il quale invece è un giocatore scelto al secondo giro ma arrivato ancora grazie a uno scambio.

 

 

 

 

Già, perché alla posizione n° 34 la scelta era appannaggio degli Hawks, i quali hanno ritenuto di poter cedere il giocatore in cambio di due scelte future al secondo giro, esattamente ai Draft 2019 e 2023.

Il secondo Graham del roster (dopo Treveon) è nato a Raleigh, quindi sempre in North Carolina e potrebbe attrarre le simpatie del pubblico locale, anche perché in conferenza stampa ha dato qualche sintomo di simpatia in un momento ufficiale un po’ ingessato dalla serietà di Kupchak.

Graham è un playmaker di 188 cm per 84 kg, college a Kansas (Jayhawks) che tra i suoi ricordi non cestistici “vanta”, in senso ironico, anche un arresto.

Tranquilli comunque, non è un criminale, nulla a che vedere con le pistole spuntate a Washington o giocatori con “clan” da mantenere.

Il ragazzo fu arrestato a bordo dell’auto di un ex compagno di squadra con la targa scaduta.

Lui, pur avendo visto la notifica, pensava la posizione fosse stata sanata, invece prese una ramanzina anche dalla società.

Un arresto da chierichetti comunque.

Tuttavia, incidente di percorso a parte, Graham è stato inserito nel 2018 tra i big 12 player of the year.

Dopo aver trascorso gran parte della sua carriera all’ombra dell’ex compagno di squadra Frank Mason, Graham è scoppiato durante la sua stagione da senior mentre portava Kansas nelle Final Four.
Sparatutto da tre punti ha il 40,9% a Kansas, inoltre usa per un terzo delle sue azioni i pick and roll che nella NBA moderna tornano molto utili.

 

 

 

Charlotte è stata molto attiva per quel che riguarda gli scambi cedendo i diritti su Hamidou Diallo a Oklahoma City.

Diallo era stato scelto alla posizione n° 45 da Charlotte figurando però come ennesima meteora per i colori teal & purple.

 

 

 

 

Alla posizione n° 55 invece Charlotte ha finito per scegliere Arnoldas Kulboka, swingman lituano nato a Marijampolė il 4 gennaio 1998.

 

 

 

 

Una conoscenza del campionato italiano perché l’ultimo anno lo ha passato in Sicilia tra le fila dell’Orlandina Basket (29 partite 241 punti) a Capo D’Orlando, in provincia di Messina anche se il suo cartellino era di proprietà dei tedeschi del Bamberg.

 

 

 

 

Che rimanga nel roster non è affatto scontato anche se il suo improvviso tiro da tre potrebbe far comodo in determinate situazioni.

Dovrà probabilmente mostrare le sue doti al camp se non alla Summer League.

Mentre le voci di trade sulle piste di Cleveland per Kemba si susseguono, a Charlotte, che ha già inserito 4 giocatori potenziali nel roster, rilasciandone uno (ahimè Howard) stanno alla finestra per capire che tipo di stagione sarà la prossima in base alle future mosse di mercato.

Under The Bridges

Dopo tanto chiacchericcio e mentre Howard sta trattando il buyout (taglio) con i Nets (vuole giocare in una squadra meno disastrata), proprio dal Barclay Center di Brooklyn sta andando in scena il Draft NBA 2018.

Vediamo la prima dozzina di scelte, appena dopo la prima scelta degli Hornets, com’è andata la nottata, considerando che i Dallas Mavericks si sono portati a casa inaspettatamente un potenziale top player.

Scontata la scelta di Phoenix sul lungo di Arizona:

N° 1: DeAndre Ayton, Phoenix Suns (C, Arizona)

N° 2: Marvin Bagley III, Sacramento Kings (PF, Duke)

N° 3: Luka Doncic, Atlanta Hawks (SG, Real Madrid)

Attenzione: Scambio posizionamento scelte al Draft con gli Hawks che avrebbero avuto originariamente la terza scelta. Una futura prima scelta dai Mavs (protetta) in cambio. Lo sloveno quindi giocherà per Dallas.

N° 4: Jaren Jackson Jr., Memphis Grizzlies (PF Michigan State)

N° 5: Trae Young, Atlanta Hawks (PG, Oklahoma)

Nota: Come già scritto sopra, Young finirà ad Atlanta nello scambio posizionamento fatto con i Mavericks.

N° 6: Mohamed Bamba, Orlando Magic (C, Texas)

N° 7: Wendall Carter Jr., Chicago Bulls (PF, Duke)

N° 8: Collin Sexton, Cleveland Cavaliers (PG, Alabama)

N° 9: Kevin Knox, New York Knicks (SF, Kentucky)

N° 10: Mikal Bridges, Philadelphia 76ers (SF, Villanova)

Nota: Finito ai Suns per Z. Smith e una prima scelta 2021 via Heat.

N° 11: Shai-Gilgeous Alexander, Charlotte Hornets (PG, Kentucky)

Shaivonte Aician Gilgeous-Alexander è un play canadese nato il 12 luglio 1998 a Toronto in Ontario.

Di nazionalità canadese ha buone medie tiro si ai liberi che da fuori, oltre che dal campo per essere un play.

Nel 2017/18 con i Kentucky Wildcats ha fatto registrare in questa statistica il 48,5% dal campo mentre da fuori ha ottenuto il 40,4%.

198 cm, per 82 kg, partito come sesto uomo dietro il play titolare Quade Green, in dicembre è andato affermandosi segnando 24 punti più 5 rimbalzi contro Louisville, tanto da prendere quota dopo l’eleggibilità al Draft.

N° 12: Miles Bridges, Los Angeles Clippers (SF, Mich St.)

Nota: C’è da dire che in questo momento voci da ESPN dicono che i Clippers vorrebbero il play e agli Hornets andrebbe la scelta n°12 oltre a due scelte da secondo giro con le quali gli Hornets stanno riempiendo i cassetti (vedi le due appena ottenute dai Nets per Howard).

Ora è arrivata anche l’ufficialità.

Miles Emmanuel Bridges giocherà quindi, salvo altri scambi successivi, per gli Hornets.

 

Jan 4, 2017; East Lansing, MI, USA; Michigan State Spartans guard Miles Bridges (22) dunks the ball over Rutgers Scarlet Knights forward Issa Thiam (35) during the second half of a game at the Jack Breslin Student Events Center. Mandatory Credit: Mike Carter-USA TODAY Sports

 

Nato il 21 marzo 1998, ha giocato due anni per i Michigan State Spartans.

201 cm e 102 kg, finirà per giocare in NBA come ala piccola, anche se ha ricoperto la doppia posizione di ala.

Con gli Spartans ha tenuto una media punti pari a 17,0.

Costante.

Passando dai 16,9 del primo anno ai 17,1 del secondo, dimostra continuità, anche se le percentuali dal campo sono scese mentre dalla lunetta si è registrato un sensibile miglioramento.

Nella stagione d’esordio è stato nominato ben 5 volte Big Ten Freshman of the Week.

Il ragazzo pare un prospetto completo ma per passare alla NBA bisogna “saltare il fosso”, comunque sia, promette bene:

Il colpo di scena quindi è andato in onda pochi minuti più tardi (scambio pressoché immediato con i Velieri) con Miles Bridges al posto di Alexander (pare non abbia gradito Charlotte).

Per vedere che tipo di stagione sarà per Charlotte bisognerà aspettare le prossime mosse.

Se saremo Under the Bridge-s (sotto a un ponte), per parafrasare una famosa canzone dei Red Hot Chili Peppers o se giocheremo sotto il segno di un possibile talento pronto a esplodere anche in NBA…

A Cavaliers donato non si guarda in bocca…

Siamo giunti ormai alla vigilia del Draft NBA che in Italia sarà trasmesso da Sky Sport 2 a partire dalla una di questa notte.

21 giugno in America, 22 qui.

Facendo un passo indietro, come avrete letto, un po’ a sorpresa, la prima testa a cadere nel roster degli Hornets è stata quella di Dwight Howard, il quale ha insidiato Kemba Walker come miglior Hornet nella scorsa stagione, ma la strategia di Kupchak nel liberare spazio salariale non ha guardato in faccia a nessuno, sebbene poi, ci sia bisogno assolutamente di rimarcare il contratto di Mozgov (arrivato dai Nets per Dwight) non esattamente a buon mercato e più lungo di un anno…

E qui siamo al bivio perché, se si pensava a un rebuild totale in queste ore stanno, stanno “fermentando” rumors secondo i quali la coppia Walker/Batum sarebbe destinata a Cleveland alla corte del Re, mentre nella Queen City arriverebbero non specificati giocatori. Ovvio che la coppia sacrificando Walker, farebbe da traino per il contrattone pluriennale di Batum, indigesto alla maggior parte, se non proprio a tutti gli altri team.

Thomas, possibile merce di scambio è finito a febbraio ai Lakers (mai ambientatosi veramente a Cleveland dal suo arrivo da Boston), J.R. Smith e Tristan Thompson erano già stati segnalati nel mese del Carnevale come possibili partenti verso Charlotte come si parla oggi di Rodney Hood, ma tutto è possibile.

Quindi, storpiando il proverbio, replicando il titolo, direi che a Cavaliers donato non si guarda in bocca.

Va bene tutto, l’importante sembrerebbe “rifilare” il francese.

Si farebbe più interessante la situazione se Cleveland cedesse la propria scelta al Draft (la n° 8 via Nets).

I Calabroni quindi potrebbero scegliere due discreti prospetti, però Jordan smentirebbe ancora sé stesso visto che lo scorso febbraio disse che Walker non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star, e se non Thomas persosi in un labirinto dedalico, allora chi da Cleveland?

Nella Buzz City l’entusiasmo non è al massimo anche se parliamo di rumors e le soluzioni potrebbero essere aperte in ogni direzione.


Se, ipotizzando, al Draft avessimo due scelte si potrebbe puntare su un giovane per farlo crescere insieme a Monk, riportato nella sua posizione originale di SG, dopo l’equivoco PG osato da Clifford…

Tra le PG che dovrebbero girare intorno alla decima posizione troviamo Shai Gilgeous-Alexander e Collin Sexton.

Per alcuni gli Hornets punterebbero sul primo, per altri sul secondo.

Io propenderei più per il “Toro” Sexton (buon fisico), il quale ha tendenza a perder palloni ma è un giocatore che attacca bene il ferro a testa bassa e ciliegina sulla torta, ci sono da ricordare i 40 punti contro Minnesota, come scritto sulla pagina principale di Playit.usa in un articolo sul Draft, giocando in 3 contro 5 per ben 10 minuti, con la squadra falcidiata da una raffica di espulsioni e incredibilmente, la sua squadra (Alabama) ha portato a casa un parziale a favore di 30-22…

 

 

 

 

Collin Sexton.
Grinta ne abbiamo?
Qui pare stia diventando verde in procinto di trasformarsi nell’Incredibile Hulk…

 

Ancora poche ore per svelare il fascino misterioso del futuro, anche se passato il Draft, questa NBA pare ai fan degli Hornets come tenere tra le dita scivolosa e sfuggente sabbia in una lunga notte senza stelle…

Howard saluta Charlotte…

Come un fulmine a ciel sereno arriva in un pomeriggio avanzato di giugno la news che potrebbe dettare due linee sull’imminente futuro degli Charlotte Hornets.

Stiamo parlando della cessione di Dwight Howard dopo solo un anno in North Carolina ai Brooklyn Nets.

Un Howard che aveva disputato una buona stagione a Charlotte e nelle partite contro i Nets ha evidentemente impressionato, tanto da arrivare a una doppia doppia da oltre trenta rimbalzi a Brooklyn, cosicché oggi assistiamo all’ennesimo cambio di casacca del centrone.

L’ipotesi più accreditata dai tifosi e plausibile è che, nonostante l’anno dell’All-Star Game a Charlotte, si voglia ricostruire da capo.

L’altra potrebbe essere che, libeati 23,8 milioni di dollari dovuti al maxicontratto di Superman (biennale, in scadenza a fine di questa stagione), ora si possa avere spazio di manovra per andare a smuovere uno scacchiere che difficilmente si sarebbe potuto muovere senza prender Scacco Matto.

Il problema è che Mozgov non guadagna pochissimo e non è certamente al livello qualitativo di Howard…

 

 

 

 

Di certo la patenza di Howard lascia incognite funeste sull’estate dei Calabroni che a questo punto, nonostante avessero già al lavoro sul parquet Kemba Walker per un leggero allenamento, potrebbero ritrovarsi privi del proprio capitano, il quale giustamente si era lamentato di non poter giocare i playoffs e difficilmente li vedrà se l’input iniziale nel tagliare Howard sarà seguito da mosse altrettanto nefaste.

In cambio di Howard è arrivato Timofej Mozgov (centro russo del 1986 di 216 cm) in cambio oltre a due future scelte da second round e contanti.

 

“Timothy” Mozgov con la maglia d’allenamento dei Cavaliers.
Nella NBA ha giocato anche per Knicks, Nuggets, Lakers, oltre ai già citati Cavaliers e Nets. Gli Hornets, potrebbero essere dunque la sua sesta squadra…

 

Il progetto (deprimente) potrebbe essere quello di tankare per ricostruire, al che penso che anche i più accaniti fan in North Carolina, dopo ben quattro anni di speranze a vuoto come Hornets, dopo il disastro Bobcats, non saranno contenti.

Certamente la trade per essere resa ufficiale dovrà necessariamente aspettare la moratoria, quel periodo che intercorre tra le sessioni di mercato nel quale non si possono fare scambi, quindi fino al 6 luglio non avremo l’ufficialità anche se a oggi lo scambio pare certo.

 

Vedremo le prossime mosse della società, che anche quest’anno nonostante l’avvicendamento Cho/Kupchak, si è mossa presto, lasciando intendere eventuali altri scambi imminenti all’orizzonte.

 

http://www.espn.com/nba/story/_/id/23851151/dwight-howard-headed-charlotte-hornets-brooklyn-nets

Scar in the NBA?

Per il fatto che è nato il primo d’aprile avevo pensato ad uno scherzo quando lessi la notizia riportata un pèaio di giorni fa.

E poi c’era stato anche l’interesse sfumato per Ettore Messina, il quale per un breve momento sembrava favorito per sedere come head coach sulla panchina degli Hornets.

Solo che tutto oggi viaggia veloce, più di fasmate (la forma mutevole delle nuvole) trascinate dal vento, tanto da cambiare il panorama all’orizzonte in tempi rapidi.

Spunta così, da parte degli Charlotte Hornets l’interesse per un altro coach italiano dal palmares prestigioso.

Trattasi di Sergio Scariolo, graffiante allenatore nato a Brescia nel 1961 che in Italia ha allenato; Pesaro, Desio, Bologna (sponda Fortitudo) e Milano, anche se la sua immagine recente si lega al doppio triennio intervallato come capo allenatore della Spagna con la quale vince ben tre titoli europei, un argento e un bronzo alle Olimpiadi (2012, 2016 rispettivamente) e così gli viene conferita a Madrid nel 2015 la medaglia d’oro al merito sportivo.

L’esordiente Borrego quindi, se Scariolo dovesse accettare l’offerta degli Hornets, potrebbe essere assistito da un coach delle nostre latitudini, sempre che i Toronto Raptors, anch’essi interessati, non facciano lo scherzetto ai Calabroni.

Si dice che le trattative tra Scariolo e il franchise di MJ siano abbastanza avanzate, anche se ci sono ancora margini da rifinire e a Scariolo magari il fatto di lasciare una Spagna in corsa potrebbe pesare, ma la NBA è un altro mondo…

I Toronto Raptors, però gestiscono diversi scenari e intervistano diversi allenatori, considerando anche Scariolo anche una delle loro alternative per far parte del loro staff tecnico.

Vedremo che succederà… Messina è saltato, ma se Scariolo salperà dalla Spagna approdando dall’altra parte dell’Atlantico come novello Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America ancora non lo sappiamo, certo, sarebbe bello nel caso potasse la sua esperienza agli Hornets.

 

Scariolo e Messina girano da tanti anni nel mondo del basket. Qui, molto più giovani li vediamo in un’intervista “doppia” su Giganti del basket in un numero uscito a fine aprile 1990. Un numero nel quale gli allenatori si apprestavano a giocarsi i playoffs. Il titolo lo vinse la Scavolini Pesaro di Scariolo. Messina, con la polo rossa, s’infrangerà per un solo punto sulla Phonola Caserta nella decisiva gara 3 dei quarti di finale, evitando così d’incontrare proprio Scariolo (polo bianca) in semifinale.

 

Scariolo potrebbe aiutare molto lo staff tecnico, sperando che la società con Kupchak, Jordan e Borrego stesso, riescano a formare un team di giocatori validi e funzionali a un sistema di gioco efficace ma questo sarà il lavoro della società da svolgere possibilmente in estate.

(Es)Tr(a)iano la spada nella roccia?

Ingegno, fortuna, bravura, occasione ma soprattutto ricerca… queste dovrebbero essere aspetti fondamentali e/o caratteristiche che il nuovo GM Kupchak, il quale, facendo una piccola digressione, compie 64 anni oggi, dovrà avere in estate per cercare di far svoltare la situazione a Charlotte che oggi appare come una nave incagliata o magari come la spada nella roccia, la quale potrebbe essere estratta da Kupchak per divenire come Artù, re, nella Queen City.

 

Tenterà l’impossibile Mitch?

 

Lo scenario contrapposto dal mio punto di vista sarebbe altrimenti abbastanza deprimente.

Non ho voluto scrivere appositamente nulla sino a oggi per quel che riguarda la conferenza stampa di presentazione tenuta da Borrego, poiché presentava tutti i crismi di una conferenza di facciata nella quale non si era ancora deciso nulla.

Non che sia cambiato molto a oggi.

La situazione sembra ancora in stallo anche se è di poche ore fa la news che l’ex allenatore dei Phoenix Suns Jay Triano si è unito come head coach allo staff degli Hornets.

Triano, sessantenne canadese, ha allenato la nazionale dalla foglia d’acero per anni, prima d’approdare in NBA nel 2002 come vice con i Toronto Raptors per poi passare (2012/16) ai Portland Trail Blazers prima di passare gli ultimi due anni a Phoenix, l’ultimo da head coach (licenziato Watson sullo 0-3 Triano è stato promosso), ruolo che aveva già ricoperto nella parentesi 2008/09 dopo l’allontanamento del coach dei Raptors, Mitchell.

 

 

Triano entra a far parte dello staff tecnico dei nuovi Hornets 2018/19.

 

 

Triano, tradisce il cognome, è d’origine italiana. Il suo bisnonno toccò terra classicamente a Ellis Island in cerca di fortuna, prima di dirigersi verso l’Ontario. Jay, nato a Tillsonburg ha vissuto affacciato sulle cascate del Niagara a Niagara Falls.Ha lavorato anche come commentatore per i Vancouver Grizzlies.

Tornando alle parole di James Borrego in conferenza, spero siano state dettate più dall’esigenza di far fronte alle domande che a reali convinzioni, perché se è vero che Howard, parlando di sistemi di gioco (parlando della sua buona stagione ma citando ad esempio anche Rondo di New Orleans) ha richiamato l’attenzione sui sistemi di gioco che potrebbero dare maggiori/minori chance a un giocatore, è altrettanto vero che chi come me, negli ultimi anni ha visto tutte (ma proprio tutte, comprese le amichevoli prestagionali) partite degli Hornets, monitorando il vecchio nucleo di giocatori, credo non dissenta sul fatto che ci sia bisogno di parecchie novità.

Pazienza e soprattutto fiducia sono terminate.

Problemi fisici, età, forse anche mancanza d’entusiasmo, sono sembrate minare l’ultimo anno e mezzo e se, come dichiarato, Borrego intende rendere Charlotte di nuovo una buona squadra nella Eastern Conference sviluppando i giocatori esistenti nel roster, probabilmente sta per prendere una “cantonata”.

Detto ciò (no, non Cho), potrebbe anche non avere altra scelta e la mia personalissima idea (verosimile) è che durante i colloqui con i possibili head coach abbia ipotizzato anche di non riuscire a muovere il roster, sondando la disponibilità dei vari coach in questo caso.

Mitch Kupchak ha ricordato che “Non esiste un piano generale per far saltare questa squadra in questo momento” oltre che a ricordare che Borrego è stato assunto sulla base del roster attuale (ecco perché il mio 1 + 1…).

Il primo allenatore ispano-americano (contratto di 4 anni con opzione per il team all’ultimo) nella storia della NBA in conferenza ha tenuto il gioco a Kupchak:

“La mia mentalità è che questo è il nostro gruppo e stiamo andando avanti con questo”

Dal mio punto di vista si sarebbe potuto risparmiare il:

“Sono eccitato per il gruppo attuale così com’è ora. Penso che il nostro più grande spazio per la crescita sia lo sviluppo interno.”

Kupchak ha detto anche che (al momento della conferenza stampa), le possibilità maggiori sono quelle di andare avanti con il team attuale, probabilmente sia per non generare troppe aspettative nei fan sia perché i pezzi da cedere potrebbero non avere mercato o richiedere esose contropartite.

Certo… puntare sullo sviluppo di quelli che saranno due sophemore (Malik Monk e Dwayne Bacon), come intende fare, è corretto, inoltre vuole migliorare Frank Kaminsky e Michael Kidd-Gilchrist. Al primo dovrebbero dare un’occhiata in difesa, magari non costringendolo sempre a tirare solamente da tre in attacco, al secondo, uno dei miei giocatori preferiti, temo che il doppio infortunio, nonostante la giovane età, gli abbia tolto quell’atletismo spinto che lo consacrava come miglio difensore del team e ottimo rimbalzista, oggi un po’ oscurato dalla presenza del mantello di Howard.

Borrego sa di non avere la bacchetta magica, anche se ritiene d’avere in casa pezzi di qualità come Kemba Walker, Nicolas Batum e Dwight Howard. Personalmente non sono molto d’accordo sul secondo, il quale alterna assist ficcanti a passaggi no look e palle perse che mandano in transizione gli avversari e anche l’intensità difensiva è molto calata. Starà a Borrego motivarlo e dare nuovo entusiasmo alla squadra (vedi la frustrazione di Kemba per i mancati playoffs) se dovesse rimanere più o meno l’attuale, bloccata come saprete dal monte ingaggi e dai lunghi contratti realizzati dal GM precedente Cho.

Il nuovo coach vorrebbe aprire spazi per Walker (fin qui, tutto scontato), il quale però dovrà parlare con la società visto che la scadenza del contratto è fissata per il 2019…

James ha detto che avrebbe intenzione di giocare uno stile up-tempo in attacco (magari concludendo in 8/10 secondi), ponendo in difesa molta attenzione sulla linea dei 3 punti, convinto di avere i pezzi giusti sullo scacchiere per poter fare ciò.

Sono piuttosto scettico sull’attacco modello D’Antoni a Phoenix o per rimanere d’attualità, in stile Golden State, inoltre non è che ami moltissimo questo tipo di gioco, oltretutto non vedo così tanta qualità per poterlo attuare, a meno che i giovani non facciano un deciso salto di qualità e i cosiddetti “tiratori” dedichino più tempo per sviluppare il tiro da fuori in termini di precisione e tempo.

Proprio sui giovani si è soffermato poiancora l’ex vice degli Spurs:

C’è un gruppo di giovani che dopo questa estate dovrebbe fare un grande salto. Se fanno un grande passo avanti, il nostro roster cambia in modo significativo”, altrimenti, aggiungerei io, sarà l’ennesimo salto nel buio in discesa, ma l’estate con le sue lunghe luci deve ancora iniziare, chissà che i fotoni colorino un’estate più allegra della tela attuale…

NBA Lottery 2018

Aggiornamento rapido…

Si è svolta a Chicago nella notte, senza particolari emozioni la lotteria per il Draft di giugno, la lotteria NBA 2018.

Gli Hornets avevano il 2,9% di scegliere tra le prime tre posizioni e lo 0,8 di pescare la miglior scelta.

Come preventivato invece siamo rimasti ben lontani dalle zone nobili cogliendo l’undicesimo posto.

Percentuali basse, ma anche quest’anno la fortuna ha guardato altrove lasciando un Kupchak accigliato presente alla manifestazione..

 

 

Kupchak ieri sera a Chicago al momento della rivelazione sulla posizione per le future scelte.

 

 

Prima di noi la fortuna ha baciato i Suns (primi ), poi i Kings, terzi gli Hawks, Memphis al quarto posto, Dallas in quinta posizione, sesti i Magic, poi anche Bulls, Cavaliers e 76ers di Belinelli al decimo posto.

 

 

 

Charlotte ingaggia il nuovo head coach…

Nella giornata del compleanno di Kemba Walker (Happy Birthday!), tra tutti i nomi citati negli ultimi articoli per sostituire Steve Clifford nel ruolo di head coach, ecco spuntare quello più tenebroso, meno affascinante, quello che non stimola fantasie per intenderci, facendo sembrare forse più nebuloso il futuro di un ambiente che negli ultimi due anni non è stato molto illuminato…

James Borrego (non me ne voglia ma assomiglia un po’ a Béla Lugosi con quella pettinatura, ma non è nemmeno la miglior foto quella presa da USA Today) sarà il nuovo head coach dei Calabroni per la prossima stagione.

 

 

 

 

Borrego vive con la moglie Megan a San Antonio e ha tre figli; Grace, Zachary e Nicholas.

 

 

 

 

Ha vinto la Western Conference Championship nel 2002/03 con San Diego University andando al torneo NCAA.

Niente Ettore Messina (il quale ha sempre aperte altre piste) quindi…

Un po’ deluso (sinceramente) per la scelta, ora dipenderà molto da che cosa riuscirà a fare Kupchak in sede estiva, quando si creano le basi per la futura stagione, organizzando un team vincente o uno destinato a latitare nei bui meandri della bassa classifica.

Liberarsi della zavorra forse non sarà facile e sulla testa di Charlotte incombe sempre la spada di Damocle Kemba, il quale ha fatto sapere che si è stufato di non giocare i playoffs e dato che a fine della nuova stagione l’uomo franchigia di Charlotte sarà libero, sicuramente uno degli aspetti primari di Kupchak sarà volger lo sguardo al caso Kemba, per rifirmarlo o scambiarlo per giocatori o scelte.

Impossibile sapere cosa frulli nella mente di Kupchak, il quale sicuramente durante lo svolgimento del suo lavoro dovrà necessariamente far conto di trovare difficoltà più o meno impreviste nel realizzare il progetto che ha in mente, comunque i tifosi di Charlotte sperano e meriterebbero di togliersi un po’ di polvere dalla spalla e qualche sassolino dalla scarpa…

Tornando al nuovo coach, per spender due righe, James fu allenatore a interim a Orlando nel 2015 passando come dal ruolo di allenatore in seconda a coach a vero e proprio allenatore sostituendo Jacque Vaughn.

Finì con un record di 10-20 (.333) con i Magic relegati sul fondo della Southeast Division con sole 25 vittorie contro 57 sconfitte.

Ha già un’esperienza con gli Hornets (2010/12) precedente all’avventura Magic (nel 2012/15) mentre gli ultimi tre anni li ha passati alla corte del Re Pop a San Antonio dove però era già stato dal 2003 al 2010.

L’allenatore, nato ad Albuquerque (New Mexico) nel 1977 (qualche fonte riporta 1978) quindi è stato scelto dalla schiera dei possibili coach provenienti da San Antonio, questo potrebbe significare la ricerca di una matrice che identifichi un gioco di squadra che nell’ultimo anno e mezzo a Charlotte era progressivamente sparito.

Ora la palla passa a Kupchak che da GM dovrà esser l’uomo della svolta cercando di far tornare Charlotte tra le mine vaganti della lega già in estate, un periodo che si presenta comunque ricco d’insidie e pieno di incognite ma fino ad altri movimenti, voglio essere almeno neutrale se non positivo per ora.

In fondo non costa nulla…

La spunterà il folletto?

Il posto come head coach degli Hornets è ancora vacante.

Un candidato ha già firmato con i Knicks e il “nostro” Ettore Messina nel borsino giornaliero sembra ora essere passato dietro a un americano d’origine irish che fa l’assistente allenatore ai Celtics ma non c’è ancora nulla di certo.

Comunque…

l’assistente coach dei Celtics Jay Larrañaga sarebbe emerso come il principale candidato per il posto come capo allenatore degli Hornets, lo riferisce Rick Bonnell del Charlotte Observer.

 

 

Potrebbe essere l’attuale Celtics il volto nuovo sulla panchina di Charlotte.

 

Bonnell, sottolinea che la squadra deve ancora fare una scelta definitiva sulla sostituzione di Steve Clifford, tuttavia, Larrañaga (nativo di Charlotte) sembra sia al momento in pole position.

David Fizdale, l’ex coach dei Grizzlies, è finito ai Knicks ma Charlotte ha colloquiato anche con Ettore Messina (per il quale credo la maggior parte degli italiani faccia il tifo ma oggi è seguito anche dai Milwaukee Bucks che monitorano anche gli ex Monty Williams e Steve Clifford), Ime Udoka, David Vanterpool, James Borrego, Jim Boylen e Jerry Stackhouse.

Lo statunitense d’origine irlandese ha avuto una lunga carriera internazionale come giocatore tanto da passare in Italia più volte per giocare con la Viola Reggio Calabria nella stagione 1997/98 (25 presenze), l’Olimpia Milano, poi la toccata e fuga con la Virtus Roma (una presenza), ancora Reggio Calabria nel 2004/05, Napoli e Caserta dal 2007 al 2009, il tutto con inframezzi con altre società.

 

 

E’ passato all’allenamento dopo essere andato in pensione nel 2009.

Ha svolto il suo lavoro come capo allenatore per, l’Eire, poi modificando le vocali centrali si accasò ai l’Erie BayHawks prima di essere il vice dell’Ucraina, infine eccolo ai Leprechaun come assistente nel 2012.

Il suddetto, nato il 30 gennaio 1975, era già stato considerato per divenire l’head coach dei Celtics, Sixers e Grizzlies.

Non è però chiaro in che modo il lavoro in corso di Larrañaga con i Celtics ai playoffs influenzerà il processo di ricerca di Charlotte.

Tuttavia, se gli Hornets decidessero che Larrañaga è il loro uomo, le due parti potrebbero raggiungere un accordo prima della fine della postseason di Boston, come hanno fatto i Suns con l’assistente dei Jazz Igor Kokoskov.

Non resta che attendere…

Vedremo se lo spuntare del folletto sarà definitivo o gli altri candidati avranno la meglio nella corsa per l’unico possto da head coach…

At-traziHornets europea?

I playoffs proseguono ma nel sottobosco NBA già molte squadre cercano fortune migliori e si muovono per ottenerle.

Come forse avrete letto nel precedente pezzo o in giro su qualche altro sito, Ettore Messina è candidato a diventare il prossimo allenatore degli Charlotte Hornets.

Certamente non è l’unico coach al vaglio del GM Kupchak, ma è ben sponsorizzato…

“Penso che sia giunto il momento”, ha detto Manu Ginobili, il veterano argentino degli Spurs.

A rinforzare la candidatura anche il compagno di squadra Gasol:

“Certo, è molto capace ed esperto. Messina è stata uno dei migliori allenatori in Europa. È difficile ottenere questa opportunità nella NBA, ma se c’è qualcuno che dovrebbe averla, questi è lui.”
Gli Spurs eliminati dalla post season sembrano anch’essi a un bivio.

Non hanno opposto resistenza alla richiesta di Charlotte di poter parlare con Ettore che ora avrà colloqui con la dirigenza di Charlotte (il suo amico Kupchak) e anche con Gregg Popovich e R.C. Buford.

Speriamo che questa volta Pop sia meno avventato nel dare consigli…

Questi due per consulto prima di prendere una decisione.

Potrebbe divenire il primo allenatore extra-americano ad allenare in NBA se la trattativa andasse in porto…

Kupchack non sta perdendo tempo e insieme a Buzz Peterson è volato ad Atene, in Grecia per assistere alla partita tra Real Madrid e Panathinaikos.

L’obiettivo era visionare il giovane Luka Doncic.

 

Luka Doncic, nato nel 1999 a Lubiana. La guardia slovena è considerata una possibile futura Super Star per gli anni in avvenire.
(Photo by Roman Kruchinin/EB via Getty Images)

 


Altri potenziali prospettive da visionare erano Georgios Kalaitzakis, Santi Yusta e Dino Radoncic.

Il nuovo GM quindi sta dando uno sguardo all’Europa per rimodellare il nuovo team.


Il talento slavo però insieme a DeAndre Ayton viene dato come una delle possibili prime due scelte.
A questo punto Charlotte potrebbe pensare di cedere un big per un primo/secondo posto della lottery che si svolgerà martedì 15 maggio, altrimenti partendo undicesimi avremmo solo lo 0,8% di ottenere la prima scelta e il 2,9% d’entrare nelle prime tre posizioni…

Kupchak, anche non dovesse portare Doncic a Charlotte sta svolgendo il suo lavoro in maniera alacre (ha già incontrato i giocatori) con una diligence scouting a uno dei migliori prospetti.

Ci sarà da vedere se il rapporto Kupchak/Howard potrà protrarsi anche agli Hornets dopo la parentesi dei due ai Lakers.

Certamente Howard non è stato aggressivo (anche per età) come Embiid nell’interpretazione del ruolo di centro e per questo qualcuno lo denigra adducendo anche al fatto che nella larghissima vittoria contro i Grizzlies, Howard non ci fosse, fermato per sospensione dalla Lega ma sono illazioni di poco conto su una partita che aveva poco da dire vista la situazione della franchigia nata a Vancouver.

Kupchak tra l’altro come giocatore ha vinto due titoli in gialloviola (1982, 1985 e uno nel 197 con i Washington Bullets.

La grinta non gli manca.

Qui lo vediamo alle prese con “The Dream”, Hakeem Olajuwon, in uno scontro degenerato.

 

 

 


Chi invece pare non avere la stessa grinta ma pacatezza e atteggiamento da crisalide quasi, è Stephen Silas, il quale ha vissuto dieci anni all’interno della franchigia di Charlotte e l’ultimo anno da assistente è passato direttamente a capo allenatore sostituto ad interim per i problemi che hanno tenuto lontano dai parquet Clifford per ben 21 sfide.

All’ex vice allenatore degli Hornets Silas potrebbe essere offerta la panchina degli Atlanta Hawks che tuttavia sta sondando altri attuali assistenti allenatori per sostituire coach Budenholzer:

Nate Tibbetts di Portland, David Vanterpool, James Borrego e Ime Udoka di San Antonio.

Per il quarantacinquenne sarebbe un’opportunità, anche perché se cambiassimo staff, non credo rimarrebbe molto del precedente.
Partite NBA che a Clifford pare manchino già…

L’ex coach dice di amare il mondo NBA, il suo lavoro e questo tipo di competizione.

Per lui si parlerebbe di Phoenix interessata.

I rumors sparata parlano d’interessamento anche per Leonard e addirittura il nostro Kemba Walker che potrebbe trovare Clifford come head coach.

L’ex allenatore dei Calabroni ha addossato su di sé le responsabilità pratiche dei giocatori più volte, ma così ha finito per giustificare certi atteggiamenti poco professionali a livello d’impegno, agonismo e intensità di certi giocatori tanto che Kaminsky ha detto che è frustrante non essere all’altezza delle aspettative del coach.

Frank ha difeso il coach parlando di cambiamento rapido e inaspettato ma dal mio punto di vista già l’anno precedente si sarebbero potute prendere decisioni differenti in merito a qualche giocatore…

Tornando alla franchigia di casa in Arizona, difficile però dal mio punto di vista che bastino Walker e Leonard, due indiscutibili talenti e una prima scelta per rivoluzionare una delle peggiori squadre della lega, inoltre Kemba vorrebbe partecipare ai playoffs e con Phoenix non è detto che possa accadere…

Clifford ha poi detto che vede come finalista i Golden State Warriors o i Rockets a Ovest, mentre a Est sono i Raptors sono favoriti ma dice di stare attenti alla mina vagante Phila perché possiede Ben Simmons e Joel Embiid.

Inoltre non pensa che Charlotte dovrebbe far saltare in aria il proprio roster attuale, ma piuttosto fare una o due piccole mosse.

Dal mio punto di vista posso dire d’esser contento che sia andato via dopo aver letto l’ultima frase…

Kup – chack, si gira?

Dopo la sconfitta con i Pacers arriva l’ufficialità…

La breaking news era nell’aria, Kupchack ha battuto la concorrenza di Rosas e altri GM per il ruolo di nuovo direttore generale delle operazioni di pallacanestro per gli Charlotte Hornets.

 

 

Jordan ha puntato su di lui e come l’uomo Del Monte l’ex LAL ha detto sì.

 

Riporto qui sotto, tradotto e leggermente accorciato, l’articolo dedicato dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets:

 

“Il presidente dei Charlotte Hornets, Michael Jordan, ha annunciato oggi che il team ha nominato Mitch Kupchak, ex LAL, presidente delle operazioni e direttore generale. Kupchak porta a Charlotte oltre 30 anni di esperienza nel front office NBA, sarà responsabile della ricostruzione del team.

“In ogni ruolo e in ogni tappa durante la sua permanenza in NBA, Mitch Kupchak ha portato ai suoi team i massimi livelli di successo. È un vincitore provato”, ha detto Jordan. ” Avendo vinto campionati sia come giocatore sia come dirigente, abbiamo fiducia che Mitch sia la persona giusta per guidare le nostre operazioni di pallacanestro, creare una cultura vincente e portare un successo duraturo alla nostra organizzazione, ai nostri tifosi e alla città di Charlotte.”

“Sono entusiasta di far parte dell’organizzazione degli Hornets e voglio ringraziare Michael per questa opportunità”, ha dichiarato Kupchak. “Sono pienamente consapevole della passione per il basket a Charlotte e in tutto lo stato del North Carolina, così sono fiducioso che potremo costruire gli Hornets come una squadra di successo della quale i nostri grandi fan potranno essere orgogliosi”.

Kupchak si unisce agli Hornets dopo una carriera molto distinta e di successo come dirigente di front office e giocatore dei Los Angeles Lakers. Ha iniziato a lavorare nel front office del team nel 1986 sotto due NBA Hall-of-Famers: il leggendario dirigente NBA Jerry West e Bill Sharman, la prima persona a vincere un campionato come giocatore, allenatore ed esecutivo. Kupchak è stato nominato direttore generale nel 2000, prestando servizio in quella veste per 17 stagioni. Durante il mandato di Kupchak come direttore generale, i Lakers hanno vinto quattro campionati NBA e sei titoli nella Western Conference con un record complessivo da stagione regolare di 747-607 (.552) e vincendo il 63% (111-66) delle loro partite postseason.

Pur essendo il direttore generale dei Lakers, Kupchak era responsabile della gestione quotidiana della squadra, comprese le decisioni relative al personale, le trattative contrattuali, la strategia sulle retribuzioni salariali e i giocatori di college internazionali in cerca di scouting.

13^ scelta assoluta nel primo turno del Draft NBA del 1976, Kupchak ha giocato nove stagioni NBA a Washington e Los Angeles prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse al ritiro. Ha segnato 10.2 punti e 5.4 rimbalzi a partita in 510 gare di regular season.

Si è guadagnato l’onore degli NBA All-Rookie Team durante la stagione 1976-77 e ha raggiunto in media 15.9 punti e 6.9 rimbalzi a partita durante la stagione di campionato a Washington nel 1977-78. Fu ceduto a Los Angeles nel 1981, dove giocò un ruolo chiave dalla panchina nel campionato NBA 1985 per i Lakers.

Kupchak ritorna nello stato in cui è stato un fuoriclasse americano insieme alla University of North Carolina. Divenne la prima matricola a giocare all’università dopo che le regole di eleggibilità per le matricole furono cambiate prima della stagione 1972-73. Kupchak è stato nominato giocatore dell’anno ACC per il 1975-76 come senior ed è uno dei 49 membri dell’UNC che hanno fatto sì che la sua maglia (n. 21) fosse onorata e appesa sotto al soffitto del Dean Smith Centre a Chapel Hill (novembre 1994).”

 

Chissà se la nuova stagione di Charlotte, proclami a parte, finalmente voltando pagina, girerà nel verso migliore…

Kup-chack, si gira!

Botto-M-onk

È iniziato con il botto il 2018 di Monk.
No, non parliamo di risultati sul campo.
Quelli possono attendere nonostante sicuramente il suo impiego abbia svelato che il giocatore non era pronto come si pensava.
Gli Hornets, nonostante siano circolate anche voci su un suo possibile approdo ai Bucks (squadra contro la quale a inizio stagione Malik disputò una gran partita), hanno deciso di tenerlo per dargli più tempo per sviluppare il suo potenziale.

Fino a oggi è stato un prendi e tira ma con i tempi sbagliati.

Monk fotografato mercoledì 19 marzo 2014 con la divisa dei Tigers Bentonville.
Qui al Tyson Park in Springdale for Arkansas Democrat-Gazette All-Arkansas.

Tornare a casa per riprendersi un po’ avrebbe potuto essere salutare, ma è stato anche rischioso, pensando che alle 5:46 del 18 febbraio, la sua Lexus rossa del 2002 è finita contro un cancello…
Malik Monk è nativo di Jonesboro, Arkansas appunto, e ha giocato per Lepanto e Bentonville (entrambe le città sono nello stesso Stato) prima d’approdare a Kentucky.

In verde, il luogo di nascita di Monk, in rosso, il luogo dell’incidente e in azzurro, una delle due città dell’Arkansas, dove Malik ha giocato da adolescente.

 
Per fortuna, nonostante l’auto sia andata in pezzi (la parte anteriore e il motore sono stati seriamente danneggiati nell’impatto) il giocatore è rimasto incolume.
L’incidente è occorso a Fayetteville domenica mattina.
All’entrata di Road Hog Park (appena a sud-est del Baum Stadium) nel blocco 1100 della West 15th Street l’incidente avrebbe potuto avere conseguenze peggiori ma ha avuto un lieto fine anche perché il giocatore indossava le cinture di sicurezza.

Foto di Jim Eden all’interno del RoadHog Park (3 novembre scorso).

 
Il dipartimento di polizia dell’Università dell’Arkansas però non l’ha presa bene e ha citato Monk con l’accusa di guida incauta, inoltre al momento Malik non ha fornito nessuna prova di assicurazione del mezzo scrivendo “NA” sotto i campi dedicati alla compagnia e al numero di polizza… Monk ha detto alla polizia d’aver guardato in basso per un attimo e di essersi trovato fermo contro il cancello, aggiungendo che il fatto è accaduto velocemente…
Il tribunale però ha già fissato una data per l’udienza.
Sarà il 9 marzo, data nella quale gli Hornets non avranno partite (l’8 e il 10 giocheremo in casa però contro i Nets e poi i Suns).
Guardando at the bottom quindi ha avuto questo contrattempo, speriamo che sui parquet torni a guardare in alto, bene a canestro per riprendersi gli spazi persi e poter essere una nuova freccia all’arco della squadra di MJ…