MercatHornets Ric(h)c(h)o….

L’apocalisse sul vecchio mondo degli Hornets potrebbe scatenarsi a breve.

La persistenza della memoria (o gli orologi molli) di S. Salvador Dalì.
Kemba si sovrappone stagliandosi sul suo dipinto.
Sarà giunta al termine l’era di Kemba a Charlotte?

Ne ho viste talmente tante in questi anni (anche peggiori per altri versi) che dovrei esserci abituato, ma quest’ultima news è arrivata come fulmine a ciel sereno e intacca la serietà di un’idea vincente per affidarsi a un rebuild fumoso.
E’ vero… gli Hornets sono 18-25, non un granché per come sarebbero dovute andar le cose, ma hanno affrontato già diversi top team.
Rimanendo a oggi… a Ovest le dieci partite contro le prime cinque della classe le abbiamo già affrontate… avremo dalla nostra uno tra i calendari più abbordabili della lega.
Invece, un ben informato, per non dire il guru del basket mercato NBA, al secolo Adrian Wojnarowski (Woj per gli amici), ha sganciato la bomba clamorosa in North Carolina mentre ero tranquillo e rilassato a giocare al campetto dopo tanto tempo…
Chissà se quel sole basso là presente ora sarà andato a illuminare Charlotte, minacciata dall’idea di trade di diversi giocatori o sarà l’apocalisse (il disvelamento) a oscurarlo.
Si parla di Batum (bene), M. Williams (ok), MKG (non benissimo), Howard (male), ma soprattutto Walker (malissimo).
Se malauguratamente la società dovesse decidere di ricostruire partendo da un progetto fatto da una scarna contropartita tecnica per Walker con molte prime scelte in cambio, sono sicuro che i fan di base in parte abdicherebbero nell’andare a veder le partite allo Spectrum Center.
Non perché siano aumentati i biglietti quest’anno, ma perché Kemba è l’unica reale e consistente attrattiva che hanno gli Hornets ed è stato un giocatore scelto da Charlotte quando si era ancora sotto l’insegna Bobcats.
Il Capitano oggi ha 27 anni e un contratto ancora da 12 milioni (basso per le follie NBA) per il prossimo anno.
Andare ad aprire prematuramente una finestra per la trade per il tuo miglior giocatore non è ricostruire, è pura pazzia dal mio punto di vista…

La news di ESPN riportata da Woj.

 

Il contratto per anno di Walker…

Anche il progetto multiyear non è decollato e i Calabroni hanno conservato un piccolo nucleo di giocatori che sono cresciuti in North Carolina a livello di basket professionistico.
Oggi, fermo restando l’ipotesi, assisteremmo al completo smantellamento/smembramento di un progetto che per la verità non è stato tra i più memorabili della NBA.
Pochi ritocchi, diversi sbagli nelle scelte di diversi giocatori (vedi il caso Lance Stephenson) e soprattutto non si capisce dove stia l’abilità di un manager disposto a scambiare il giocatore franchigia e la principale spalla (Howard) giunta da solo mezzo anno alla corte di coach Clifford.
Rich Cho, GM di Charlotte di lunga data (14/06/2011) andava lasciato a piedi la scorsa estate insieme a qualche giocatore non combattivo.
Mi dispiace scriverlo perché abitualmente questo non è il mio stile, ma la realtà, dal mio punto di vista è che oggi Cho sta per commettere un danno irreparabile svendendo con un “Fuori Tutto” qualsiasi pezzo richiesto dal mercato per giocatori futuribili?
Naturalmente questa è una soluzione se non caldeggiata, che molti preferirebbero… giunti su un binario morto occorre invertire la marcia e fare rotta indietro piuttosto che vivere in un eteerno limbo, ma per quanto pur comprensibile questa tesi, penso che la maggior parte dei fan di Charlotte di vecchia data non abbiano più la pazienza e la voglia d’aspettare altri 3/4 anni (almeno) per vedere un team che se la giochi al primo turno playoffs, ma sono soprattutto stufi di osservare all’opera una dirigenza incompetente che eliminerebbe le residue speranze di andare ai PO, oggi che abbiamo ancora quattro partite consecutive da giocare in casa, essendo reduci anche da due belle vittorie, a Detroit e su Washington, anche se la squadra è onestamente, inaffidabile.

Dalla pagina FB di Bring Back The Buzz si può notare come crollino le statistiche di rendimento dei giocatori senza Walker sul parquet, mentre migliorino tutti in sua presenza…

Walker è 18° nella NBA (alla pari con J. Butler) nei punti segnati (21,7), primo in squadra per assist con 5,7 e per rubate (1,1). Facile capire che una squadra senza Kemba e una contropartita inadeguata, non vincerebbe molte partite da qui a fine anno.
I contratti di Batum e Williams, spropositati in relazione al rendimento (specialmente quello del francese), uniti ai 47 milioni in due anni per Howard, hanno intasato il salary cap e ora, in ottica futura, quando Kemba andrà a batter cassa, si preferirebbe in società, disfarsi di un giocatore nato nel Bronx ma di casa a Charlotte (al settimo anno) che aumenterà il monte salari complessivo…
Tutto è in divenire ma i rumors riportati da Woj sono sempre preoccupanti, anche quando le trade (raramente) saltano. Forse non dovrei usare toni così drammatici, ma nella NBA business, questo potrebbe anche essere un colpo di grazia per Charlotte se non dovesse attuare incassi.
Le franchige rischiano di saltare per accordi legati ad arene (Sacramento) e ai motivi più disparati (Seattle, fondi richiesti non elargiti dallo Stato di Washington, imprenditore di altro stato), capitò anche agli Hornets (puritana America) per lo scandalo sessuale che coinvolse Shinn, andò avanti con la scusa della costruzione di un nuovo palazzetto (pur avendo il più bello e capiente solamente per il basket, oggi demolito) e terminò con la rilocazione in quel di New Orleans nell’autunno 2002.
Personalmente credo che il terzetto Jordan, Whitfield e Cho non stiano facendo molto meglio della coppia George Shinn e Ray Wooldridge (co-owner dell’epoca) che mise in scena la pantomima.
Per ora sono tutte ipotesi, rumors, scenari preoccupanti, non resta che rimanere alla finestra e andare a osservare gli imperscrutabili accadimenti futuri…

InstaGraham

Mentre le voci (per ora francamente assurde nei termini di scambio ipotetici) su un possibile addio, anche imminente di Walker si sprecano, gli Charlotte Hornets hanno deciso di garantire pienamente il contratto – in scadenza il 29 giugno – dell’ala Treveon Graham.

Graham in una recente foto tratta dal suo profilo Instagram.

 
Il contratto del giovane giocatore nato il 28 ottobre 1993 è divenuto garantito ieri, mercoledì 10 gennaio, anche se per la rinuncia gli Hornets, sarebbero dovuti intervenire entro il 7 gennaio.
Treveon percepirà quindi 1,3 milioni in questa stagione.
Probabilmente ora sarà felice e soddisfatto come i suoi procuratori Ron Shade e Jeff Austin, quest’ultimo procuratore anche dei vari Stephen Curry, Ryan Anderson, Wesley Matthews, Giannis Antetokounmpo, David West, ecc.
Se gli Hornets volessero estendere ancora il contratto all’ex VCU dovrebbero versare 1,8 milioni.
 
Andato undrafted, nell’agosto 2015 i Jazz lo presero ma lo rilasciarono il 20 ottobre, così gli Hornets il 26 luglio 2016 lo misero sotto contratto.
Lo scorso anno in 7 minuti di media segnò 2,1 punti a partita mentre quest’anno, con 17,2 minuti di media a disposizione, ha fatto registrare ben 5,3 pt. a match.
 
198 cm, SG/SF, di mano destra, sta tirando con il 44,5% dal campo (49/110), il 44,7% da tre punti (21/47)… giocando 26 partite a oggi contro le 27 totali della stagione precedente.
Il career high è stato ottenuto in una sfida contro i Bucks (14 punti).
Con la crescita estiva, l’energetico Graham è divenuto in breve tempo da comparsa a panchinaro stabile in rotazione grazie alla sua applicazione difensiva e alla buona mano da fuori..
 
Dopo aver firmato il contratto garantito, Graham ha pubblicato una foto sul suo Instagram con la didascalia:
“Disciplina e costanza sono le doti che mi hanno portato qui, non me ne andrò via!”

La foto con l’enunciato didascalico su Instagram di Graham.

Il collegamento lla sua pagina:
 
Alla fine Graham ha colto il suo momento o instagraham meritatamente.

TrasferimentHornets

Sono giorni di festa per chi può riunirsi in famiglia.

Malik Monk, ex Kentucky, è stato dirottato da Cho & Company ai Greensboro Swarm in questo post Natale, salvo ulteriori ricongiungimenti al gruppo…

Trasferimenti e voli che avranno forse contagiato anche l’entourage degli Hornets che incomprensibilmente (o almeno parzialmente incomprensibilmente) hanno deciso di spostare alcuni giocatori per poi richiamarli, ma sempre tutto “in famiglia”.
Gli Hornets stanno, infatti, in questi giorni trasferendo giocatori ai Greensboro Swarm per poi richiamarli.
E’ successo a Julyan Stone, terza PG di Charlotte (apparsa in quattro partite con gli Hornets) spedita, richiamata e rispedita oggi, 26 dicembre, nella società affiliata ai Calabroni nella lega di sviluppo.
Percorso differente per Monk (29 partite con 5,9 punti, 1,5 assist e 1,1 rimbalzi di media in 14,5 minuti a partita) e Bacon; i due rookie di Charlotte lasciano molto a desiderare nella fase difensiva, probabilmente per fargli prendere più confidenza e dargli qualche minuto in più sul parquet (entrambi ormai erano totalmente ai margini delle rotazioni di Silas), ieri, 25 dicembre 2017 sono stati mandati anch’essi a Greensboro.
Bacon, ex Florida State, è stato tuttavia richiamato oggi in gruppo.
Si riunirà quindi al team di Charlotte, pronto per affrontare la notte del 28 (01:00 AM italiana) i Boston Celtics in una partita casalinga che vedrà anche il nostro Paolo M. (ora in viaggio verso Charlotte), presente per assistere e spingere la squadra verso la vittoria.
Fermo restando possibilità tecniche favorevoli all’interno dello Spectrum, avremo “live” i video mandati da Paolo dall’Alveare.
Sfida sicuramente improba ma, immaginando d’avere un po’ di fortuna, forse avremo un bel ricordo della missione del nostro mitico “autoinviato” (tutto pagato da lui stesso per passione) Paolo.
 
Let’s go Hornets!

Flash News 12/12/2017: Zeller out

Domani Cody Zeller si sottoporrà a un intervento di chirurgia artroscopica per riparare un menisco mediale lacerato, esattamente quello del ginocchio sinistro.

 

Cody Zeller ha aumentato alcune statistiche nonostante il minutaggio inferiore che la panchina gli riserva.
Le stoppate sono divenute 1,1 a partita contro le 0,9 dello scorso anno e ha migliorato le sue percentuali ai liberi.

 

Purtroppo Zeller non è nuovo a infortuni che, specialmente negli anni passati, con un roster contato un ruolo da protagonista (centro titolare), ha finito per pesare sul bilancio della squadra.

Quest’anno con Howard in squadra e Marvin Williams scelto come PF titolare (anche perché Zeller fino all’anno scorso dimostrava un tiro dalla media non ottimale), Zeller è retrocesso come panchinaro di lusso, ma ora lascerà spazio a Kaminsky e O’ Bryant sino al suo rientro.

Qualcuno ha già valutato in sei settimane o intorno al 22 gennaio il tempo di recupero/rientro anche se il sito ufficiale non si sbilancia e non da tempi certi per rivederlo sul parquet.

 

Le cifre di Zeller durante la sua carriera. In proporzione e relazione ai minuti giocati sta ottenendo buonbe cifre. I pick and roll con la panchina non sono più molto utilizzati o la qualità non è così eccelsa ma ha migliorato il tiro dalla media/lunga e in 19,9 minuti riesce comunque a mettere a segno 7,2 pt. di media.

 

Auguri a Cody che pur con i suoi limiti tecnici e fisici, la grinta la mette sempre, finendo per piacere a chi apprezza la classica “canotta sudata” a fine partita.

SponsorizzaziHornets

LendingTree sarà il primo e nuovo partner commerciale che si legherà agli Charlotte Hornets per tre anni.

La squadra di Jordan è la diciannovesima franchigia ad applicare una patch sulla canotta e teoricamente altre undici franchigie potrebbero essere libere di scegliere la stessa via.

 

Howard con la patch dello sponsor.

 

La sponsorizzazione scelta è di casa, LendingTree, infatti, è una società mediatrice di base a Charlotte che si occupa di prestiti online e collega i consumatori con più istituti di credito, partner creditizi e banche che si occupano d’imprese.

Dalla sua fondazione nel 1998, questa società ha “facilitato” più di trentadue milioni di richieste di finanziamento. LendingTree fornisce strumenti di finanziamento, ricerche comparative di prestiti e informazioni sui prestiti.

Questo è il dato oggettivo, scisso dalla mia idiosincrasia per la sponsorizzazione, specialmente sulle divise NBA. Orbene, il logo non incide molto a dire il vero. E’ piccolo e discreto, kata metron, ma siamo di fronte a una svolta epocale.

I profitti della NBA si sono moltiplicati all’infinito negli ultimi anni, specialmente grazie alle TV che ne riverberano le fantasmagoriche e affascinanti immagini anche qui, oltreoceano, anche se amerei avere più succo e meno patinato incartamento.

Un prodotto ben confezionato che tuttavia, al passo con la modernità, forse dimentica qualche fondamentale concretezza.

Le sponsorizzazioni, comunque, pomperanno altro liquido liquame nel business NBA, mai arrivato a simili vette, rappresentabili in numeri.

Le cifre della sponsorizzazione non si conoscono, ma fonti rivelano che l’affare potrebbe essersi chiuso tra i cinque e i sette milioni di dollari.

Pete Guelli, Chief Marketing Officer di Charlotte ha detto che la compagnia è la partner prestiti ufficiale degli Hornets e sarà titolare della nuova applicazione mobile degli Hornets, inoltre allo Spectrum avrà pubblicità privilegiata, così come vi saranno annunci radio e televisivi legati ai Calabroni.

La pensata del Chief Marketing Officer di L.T., Brad Wilson è stata semplicemente di raggiungere un pubblico giovane che non fruisce più della TV come un tempo (sostituita da internet), ma che guarda un evento sportivo in diretta.

 

Uno screenshot dalla conferenza congiunta tra Hornets e partner commerciale, nella quale si sono presentate le quattro maglie conosciute fino a oggi.
Manca una quinta, ancora non rivelata.

 

L’unione tra le due forze dovrebbe produrre anche in favore della popolazione, alcune borse di studio e donazione di scarpe.

Le aziende con le loro patch sulle uniformi NBA finora includono marchi nazionali (americani) come GE (Boston Celtics), Goodyear (Cleveland Cavaliers) e StubHub (Philadelphia 76ers), oltre a brand iconici delle città che ospitano una franchigia:

La Disney per gli Orlando Magic e la Harley-Davidson per i Milwaukee Bucks. I campioni di Golden State invece portano un brand giapponese: Rakuten.

Secondo quanto riferito, l’accordo di Rakuten con i Warriors, sarebbe il più vantaggioso nella NBA finora, infatti, sembrerebbe che ai Warriors vadano circa 20 milioni di dollari l’anno.

 

La divisa dei Warriors con lo sponsor Rakuten.

 

In Italia le sponsorizzazioni (calcistiche) hanno origini frammentarie e vanno sotto la forma di escamotage prima di fine anni ’70.

Si passa da un Torino targato FIAT del 1943/44, unitamente alla Juventus Cisitalia (1942) che fecero passare i loro calciatori nelle fila di queste due aziende fusesi con la società sportiva.

 

Il Torino FIAT durante la guerra.

 

Questo per incorporare in azienda i calciatori ed evitare loro la chiamata alle armi o la deportazione eventuale.

Nel 1953 arrivò il Lanerossi Vicenza con la classica R sul petto, la quale tuttavia consisteva in un “abbinamento” e non sponsorizzazione, ovvero era il logo della società che aveva acquisito la società di calcio.

 

Paolo Rossi a Vicenza con la R annodata come simbolo.

 

In B, nella stagione 1978/79, il presidente dell’Udinese (Teofilo Sanson), interpretando una norma vaga (strano in Italia, eh?) la quale diceva che non si potessero inserire sponsorizzazioni sulle maglie, inserì il logo Sanson sui pantaloncini.

Il titolare dell’azienda dovette abbandonare poco dopo l’autosponsorizzazione perché l’interpretazione della norma e soprattutto del termine “maglia” da parte del giudice sportivo fu intesa come estensibile e totalizzante su tutta la divisa.

 

L’Udinese con lo sponsor Sanson.
Foto prese da Soccerstyle24.

 

Il pastificio Ponte (Buitoni/Perugina) comparve sulle maglie del Perugia che per esibirlo s’inventò un fornitore tecnico (unici sponsor liberalizzati) con lo stesso nome, ma la federazione stoppò l’iniziativa, salvo concedere sul fine campionato (marzo 1980) la sponsorizzazione.

 

La Ponti del Perugia fu proprio un vero ponte tra maglie “pulite” e le sponsorizzazioni volute dai team per introitare e/o far mercato.

 

Sull’onda del Perugia, nel 1981/82 vi fu una liberalizzazione di massa nella quale ben 28 squadre esibirono sponsorizzazioni, tra le quali citerò la inno Hit dell’Inter, la Pooh del Milan, la Barilla della Roma, la curiosa F.lli Dieci del Cesena, la Febal cucine del Bologna, l’Ariostea del Cagliari, l’Ariston della Juventus, la Snaidero del Napoli, la Barbero del Torino, la Pop 84 dell’Ascoli, mentre sulle maglie dell’Udinese compariva una Z modello Zorro che in realtà indicava l’iniziale della nuova proprietà Zanussi…

Il Genoa, che aveva già preso accordi precedenti con la Seiko, azienda giapponese il cui significato è “Successo” inserirà inizialmente un logo sul quarto blu del tronco piuttosto discreto, per passar presto alla sponsorizzazione su tutto il fronte maglia.

 

E’ il 1981.
Mario Faccenda (a dx) con la maglia del Genoa sponsorizzato Seiko, affronta Vignola dell’Avellino (sponsorizzato Iveco) in Irpinia, in una partita terminata a reti inviolate.

 

La Fiorentina, che arriverà seconda in quel campionato, inserirà uno sponsor ben visibile, il “giglio alabardato”, una visione/fusione tra la F della Fiorentina (non molto amata dai propri tifosi) e lo sponsor (anche sponsor tecnico) della J.D. Farrow’s.

 

La maglia viola della fiorentina con il cerchio bianco centrale a contenere la grande F.

 

A una buona parte dei tifosi non piacque molto, ma la scelta era stata presa.
A parte l’evidente marketing, devo dire che personalmente taglio, scelta dei colori non erano affato “stonati”.
Forse qualcuno negli anni l’avrà rivalutata.

 

Anche Maradona e Platinì a metà anni ’80 sono sponsorizzati.

 

A oggi le sponsorizzazioni sono diventate multiple, occupano talvolta ogni lembo della divisa o ricalcano le brutture di un paesaggio rovinato come lo sfondo della Valle dei Templi.

Quella della Faber Lotto Service (società che si occupa di Lotto) utilizzate dal Bochum nel 1997/98, nonostante l’arcobaleno, sono decisamente accostate male…

 

La maglia incriminata del Bochum.

 

Rimango legato affettivamente ai primi sponsor degli anni ’80 del calcio italiano, ma quelli di oggi nella NBA, come allora, potrebbero essere il preludio ad altre mostruosità fuori misura.

Tornando al basket giocato, riguardo gli Hornets che non stanno attraversando un buon momento, anzi, direi che si trovano nella crisi più nera della loro storia recente… ecco alcune motivazioni espresse in dati.

A ieri eravamo 20° per punti segnati con 103,4 a partita, 26° negli assist (anche se talvolta rovinati dalle difese avversarie che spendono falli sui nostri sotto canestro), quindi per passare dalla parentesi ai FT, scendiamo all’ultimo posto, complice Howard, ma non solo, stiamo tirando con il 60,8% che ci catapulta dal primo posto dello scorso anno, all’ultimo. Rimaniamo fermi all’ultimo posto anche nella statistica dei palloni rubati con soli 5,8 a partita, complice una difesa troppo statica, poco propensa a trappole e raddoppi come si usava fare qualche tempo fa.

Le buone notizie vengono dalla percentuale di rimbalzi difensivi conquistati (80,8%) che ci assegnano il primo posto, mentre nei rimbalzi totali siamo secondi, dietro solo a Portland, con i nostri 47,9 a partita.

Non concediamo molti canestri agli avversari sui nostri turnover, siamo quinti con 15,2 di media…

Giovedì notte affronteremo Cleveland con un Batum pronto al rientro, anche se non a pieni giri, useremo la nostra nuova maglia che ha pinstripes (più grandi delle originali) per rievocare un passato, se non glorioso, almeno vincente (in termini di rapporto W/L) e costellato da giocatori rimasti nella memoria, ma per vincere bisognerà fare come alcuni di essi: gettare il cuore oltre l’ostacolo.

 

Kemba con la maglia che useremo contro Cleveland giovedì notte.

 

Dopo i due ultimi disastrosi crolli, le sfide contro le altre due C (Cleveland e Chicago) diventano fondamentali per ridare ossigeno ed entusiasmo a un ambiente che lo sta perdendo, complici aspettative e risultati.

Impres(si)hornets

Siamo giunti a novembre dopo un ottobre più ricco di basket giocato ma anche colmo d’infortuni, in parte importanti, come quello shock occorso a Gordon Hayward, poi a quello grave dell’ex Jeremy Lin e anche il nostro Nicolas Batum ha patito un infortunio doloroso che lo terrà un mese e mezzo lontano dai parquet.

Tra le injury ambigue invece troviamo quella di Michael Carter-Williams che è stato parcheggiato nella squadra satellite dei Greensboro Swarm per farlo gradualmente riabituare al gioco e al contatto.

Una riabilitazione che è giunta inaspettata dopo aver letto il suo nome per la partita contro Memphis tra quelli in “Game Time Decision”.

Un piccolo passo indietro che Charlotte sta pagando, anche perché Julyan Stone, la terza PG prescelta è anch’esso entrato in lista infortunati.

Al loro posto stanno giocando Malik Monk ed eventualmente Marcus Paige, il quale ha messo piede sul parquet per uno scampolo di partita ma limitato dal two-way contract, non penso avrà molto spazio.

A livello contrattuale invece, il direttore generale Rich Cho ha annunciato che Charlotte ha esercitato l’opzione (per il quarto anno) che gli consente di legare ai propri destini Frank Kaminsky.

 

Kaminsky guadagnerà 3,6 milioni il prossimo anno che, se venisse riconfermato, potrebbero divenire 4,9 nella successiva.

Frank ha giocato 162 partite con Charlotte ed è entrato nel suo terzo anno (draftato nel 2015 alla nona posizione).

Dopo una gara a Detroit sulla falsa riga dello scorso campionato, ha trovato tre buone partite di fila, riuscendo a variare il suo gioco, senza incaponirsi e limitarsi a soluzioni da oltre l’arco, le quali sono richieste nel gioco NBA moderno anche ai lunghi, ma non sempre portano benefici, specialmente nel caso di un sophemore (lo scorso anno) che aveva bisogno d’affilar le armi e migliorare le percentuali da fuori e variegare il suo gioco integrandolo con azioni in entrata o da post basso vicino a canestro.

“Siamo felici di avere Frank come parte del progetto che stiamo sviluppando qui a Charlotte”, ha detto Cho, proseguendo con: “La sua etica del lavoro e l’impegno stanno mostrando miglioramenti in questa stagione e siamo ansiosi di vedere ciò che il futuro riserverà per Frank”.

Sicuramente Frank ha contribuito alla buona partenza di Charlotte (sopra i .500), così come un altro giocatore che sarebbe dovuto partire dalla panchina; l’ex OKC Jeremy Lamb.

 

La classifica a fine ottobre a Est.

 

Il nostro numero tre sta utilizzando lo spazio che Batum gli ha concesso in virtù dell’infortunio occorsogli, così Jeremy è riuscito a migliorare la dinamicità di un attacco che lo scorso anno si era dimostrato troppo statico e affidato unicamente a Walker.

Le sue incursioni spesso sono in grado di scardinare le difese avversarie. Un’altra chiave dei successi di Charlotte, battute le prime momentanee a Est e a Ovest (Orlando e Memphis), risiede ovviamente in Dwight Howard, centro che, a dispetto degli scettici, disfattisti, se non peggio degli hater che lo davano per finito, ha iniziato alla grande, mostrando qualche problema solo nell’ultima gara con Memphis, dove la pericolosità di Gasol da fuori l’ha un po’ allontanato dalla zona di competenza del pitturato, tuttavia Clifford mettendo in campo il suo sostituto ed ex centro titolare Cody Zeller, ha ovviato il problema con un giocatore affidabile in grado di attaccare e difendere.

Il jumper lungo da due di Cody è sicuramente migliorato, questo crea una minaccia in più contro le difese avversarie chiuse.

Se Zeller e Kaminsky si stanno rilanciando prepotentemente, presto potrebbero mettersi in luce (è proprio il caso di scriverlo visti i costumi) due nuovi super eroi: Lanterna Verde Bacon e Flash Monk.

 

In visita all’Hemby Children’s Hospital dei conosciuti supereroi…
Da sinistra a destra: Dwayne Bacon/Lanterna Verde, Malik Monk/Flash, Hugo, Cody Zeller/Superman e Frank Kaminsky/Batman.
Foto di Jon Strayhorn da hornets.com

 

I due non hanno certamente costantemente brillato, ma hanno portato lampi di luce con qualche giocata esaltante, soprattutto Monk, il quale per ora sta facendo peggio del compagno, ma ha più talento a livello offensivo, mentre Bacon mostra a ingenuità difensive tipiche da matricola, buoni momenti in marcatura e un open jumper affidabile, non ancora da marcato.

Dopo le due W in back to back contro le prime della classe, stanotte Charlotte affronterà i Bucks all’Alveare, cercando la rivincita e l’ennesima impresa, dopo aver lasciato la vittoria a Milwaukee sul loro campo nel “Game 3” della nostra annata, ma l’ambiente ricreato al The Hive (quasi boati per i liberi trasformati da un istrionico Howard) fa sì che per gli avversari sia più dura…

Char-Lotta!

E’ iniziata la NBA, inizierà la NBA.
 
Concetto paradossale che intende la partenza di una piccola parte della NBA, dell’élite… Vedi le gare giocate tra Warriors e Rockets nella notte, con i Razzi capaci di sopravanzare nel finale di un solo punto i campioni in carica, con Tucker protagonista nel finale (tripla e due liberi per il sorpasso a 44 secondi dalla fine), la vittoria è sfuggita per un soffio ai Warriors che, grazie al tiro di Durant dalla sinistra, hanno fatto esplodere i propri tifosi, ma dal tiro precedente un po’ lungo di Curry da tre e alle deviazioni volanti che avevano liberato KD, il tempo quantificato è stato eccessivo, così il canestro annullato per un decimo o due, ha finito per contribuire al secondo colpo di scena della serata.

 
Il primo, in ordine cronologico, ammesso che lo sia, ha visto uscire vittoriosi per 102-99 i Cavaliers contro i Celtics, dati da molti come favoriti a Est, i quali ora dovranno però fare i conti con una perdita importante, non certo quella di una singola partita.
Per Gordon Hayward, infatti, dopo cinque minuti la stagione è già finita.
Hayward è dovuto uscire dal campo vittima di un terribile infortunio.
Durante un alley-oop, toccato dall’ex Crowder, atterrando, si è vista uscire dalla scarpa la sagoma bassa della tibia avvolta dalla calza, osso da una parte e piede dall’altra.
Un infortunio terribile (farò a meno di postare foto o video), probabilmente da assegnare in percentuale a quegli infortuni che questi giocatori, divenuti super atleti subiscono a causa dei carichi di lavoro, delle continue sollecitazioni dovute ai ripetuti movimenti e forse a una preparazione che oltreoceano è oltremodo esigente nel costruire “una macchina da guerra”…
Se ne parlava questa mattina tra amici, appassionati di basket e si conveniva su alcuni punti in una discussione che si snodava tra sostanze più o meno legali (dipende sempre dalle latitudini) che possono procurare o contribuire alla lunga a determinate patologie, a una costruzione fisica ai limiti con metodologie che pagano nell’immediato ma non nel tempo.
Anche il fatto stesso che l’Europa e il mondo siano entrate nella NBA, con buona pace di Larry Bird (il quale ai tempi asseriva che negli States avessero già abbastanza giocatori buoni senza dover ricorrere all’estero), probabilmente lo si deve al fatto d’avere giocatori più tecnici e specialisti rispetto agli atleti del continente scoperto da Colombo (sempre più costruiti, curati nel fisico ma in percentuale meno tecnici, ovviamente salvo le varie eccezioni, Curry, Harden, Irving e gli altri fuoriclasse).
Infortunio dolorosissimo e pesantissimo per l’ex Jazz, per il quale si parla di stagione finita, se non peggio, vi sarà da valutare bene da parte dei medici il danno complessivo.
 
Buona fortuna a Gordon e passiamo a “noi Calabroni”.
Quando scrivevo “inizierà” in cima all’articolo, è perché gli Hornets questa sera (01:00 AM orario italiano) andranno in scena a Detroit a battagliare contro una squadra che ha alcuni concetti non dissimili da quelli cliffordiani.
Difesa, rimbalzi, transizioni, in una NBA che vuole giocatori capaci di sviluppare potenziale offensivo a volte anche snaturando le caratteristiche dei singoli per cercare di renderli più completi (penso a molti giocatori “costretti” a cimentarsi da fuori), Detroit e Charlotte hanno puntato ancora sulla difesa e questo genera dubbi sulla forza dei due team che sono dati in lotta per l’accesso ai playoffs.
Una battaglia quasi medioevale nei concetti principalmente difensivi, possibilmente da non perdere, per affermare con decisione che, dopo un anno difficile, gli Hornets si ripresenteranno come squadra competitiva che si aggrapperà alla difesa e ai talenti offensivi di Kemba, Monk e Lamb in primis in questa lotta di 82 sfide.
Qualche preoccupazione per gli infortunati stasera; Batum ovviamente come saprete sarà fuori almeno per almeno un altro mese, Carter-Williams ha ancora problemi e non sarà della partita, così come MKG (motivi personali che ci faranno perdere una torre in uno scontro difensivo), mentre Stone, il terzo play, è in dubbio come Graham, il quale non dovesse esserci aggraverebbe la crisi degli swingman nelle posizioni SG/SF, tuttavia pronti in rampa di lancio potrebbero esserci Bacon e Monk, con il primo ad aver la possibilità di partir da titolare se Lamb non dovesse farcela.
 
In realtà Lamb è il più probabile tra i menzionati in infermeria e Monk e Bacon avranno sicuramente la possibilità di ritagliarsi spazi importanti nel match.
I Pistons hanno Galloway in dubbio, ma come per Lamb la sua presenza è probabile, più un Bullock sospeso per cinque partite.
 
La trasferta è insidiosa quindi, ma partire bene darebbe già un segnale prima della gara casalinga contro gli Hawks di Marco Belinelli, il quale su Sport Week di sabato scorso ha parlato a tutto campo di NBA dicendo che non ha mai pensato di rimanere in un posto per sempre anche se a Chicago e San Antonio sarebbe rimasto, che allenatori e giocatori lo stimano, continuando con altri pensieri…
Uno dei tanti è che Budenholzer (ex vice di Popovich a S.A.) lo considera un giocatore intelligente e quindi l’ha voluto.
 
Secondo il Beli la partenza di Millsap è stata un “brutto colpo”, mentre quella del nostro Howard non lo è stata per Atlanta, Dwight giocatore da lui mai considerato decisivo.
Non è stato ipocrita dicendo che in alcune sue scelte il peso economico ha fatto la sua parte, anche se mi chiedo (pour écrire) quando parla di “sicurezza economica”, cosa possa cambiargli il fatto di guadagnare magari quattro anziché sei milioni, stipendi che fa il cosiddetto “mercato”, qui nella versione meno impersonale e da slogan proposta da molti statisti/economisti/politici, ecc., ma ovviamente spropositati in rapporto alla media planetaria.
 
Infine, a margine, anche su Il Giorno di oggi, ecco spuntare un articolo sulla NBA che ricorda qualche recente vicissitudine, compresa la polemica Trump/giocatori, la quale si è estesa con il caso Curry/Trump in estate, sulla quale anche Michael Jordan non si è sottratto, riassumendo l’MJ pensiero…

L’articolo odierno de “Il Giorno” sulla NBA.

 
His Airness sosteneva che la nazione si fondi sulla libertà d’opinione e d’espressione, insomma, aggiungerei io, il diritto di parola è sempre un requisito fondamentale per dissentire, spiegare e cercare di migliorare sistemi non perfetti, cosa che a Trump, possessore di granitiche certezze, sembra non interessi troppo, con il rischio d’inimicarsi, oltre i paesi con i quali Obama aveva stretto accordi oggi rimangiati parzialmente almeno (Cuba, Iran, la crisi nord coreana/statunitense e altri paesi che subiranno economicamente il “First America”), anche l’intero mondo sportivo a stelle e strisce.

Secondo la versione cartacea della Gazzetta dello Sport  (Sport Week) a Est Boston e Cleveland partiranno in Pole Position con 5 stelle (il massimo in una scala da uno a cinque), Milwaukee e Toronto sono valutate a 4, a tre si fermano Detroit, Miami e Washington, quindi saremmo arrivati a già sette qualificate o favorite. l’ottava sarebbe da decidere tra quelle giudicate a due stelle; Charlotte, Indiana e Philadelphia. Le non menzionate vengono tutte date a una stella. A Ovest “La Gazza” dice: Golden State, Oklahoma City 5 stelle, Houston, San Antonio 4, Denver Nuggets, Los Angeles Clippers, Minnesota Timberwolves, New Orleans Pelicans, Portland Trail Blazers e Utah Jazz 3, Dallas Mavericks, Memphis Grizzlies e Los Angeles Lakers 2, Phoenix Suns e Sacramento Kings 1.

 
Secondo la Gazzetta dello Sport (versione online) così al via…

Bat-(h)um-or noir

Strappo al legamento collaterale ulnare del gomito sinistro. L’infortunio è occorso il 4/10/2017 durante la partita prestagionale giocata contro i Pistons e la prognosi attualmente è di 6/8 settimane. Vari siti riportano che il suo rientro dovrebbe essere previsto per il primo dicembre, circa…

Passano solamente 34 secondi dall’inizio della partita contro i Detroit Pistons ad Auburn Hill e Nick Batum si deve fermare di fronte a un dolore lancinante.
Dopo la disamina dei dottori in base alla risonanza magnetica fatta effettuare al giocatore, il responso è: “strappo al legamento collaterale ulnare del gomito sinistro”.

Sulla destra, il legamento interessato.

 
Al momento i tempi di recupero dati sono dalle 6 alle 8 settimane, sempre la situazione non venga rivisitata dagli stessi medici.
Potremmo rivedere il transalpino forse ai primi di dicembre…
Se a preoccupare a inizio stagione era stato l’infortunio di Monk, il quale per nostra fortuna ha ripreso a giocare e vi era stato un piccolissimo problema per Howard, il quale andava momentaneamente a unirsi a Michael Carter-Williams (infortunato almeno sino alla fine di ottobre) e T. Graham (aggiornata anche la pagina injury indicata nella home), oggi è il francese con la sua assenza ad abbassare il valore del roster.
E dire che in estate Nicolas (il quale pesa parecchio sulle cifre del roster) si era riposato saltando per la prima volta gli impegni con la nazionale dei “Galletti” per dedicarsi esclusivamente ai Calabroni ma se la fortuna è cieca, anche la Dea Bendata della sfortuna (esisterà l’opposto?) credo stia guardando in altre direzioni.
C’è una sorta di humor noir in ciò che è accaduto, ma forse è solo umore nero più che umorismo nero, come quello che permeava le atmosfere nei film di Batman.

Ok, ok, scarico le responsabilità come va di moda fare oggi…
Prendetevela con il vecchio Guerin Sportivo di Marino Bartoletti, le idee e i paragoni “malsani” probabilmente mi arrivano dai loro vecchi titoli…

 
Ora, tornando seri, il backcourt dovrà necessariamente essere riorganizzato da Clifford, il quale potrebbe secondo me decidere di far partire Lamb in quintetto.
L’ex OKC è partito bene, più affidabile (per esperienza) di Monk, il quale da rookie potrebbe anche bruciarsi. Intendiamoci… non voglio dare giudizi affrettati, ma Monk potrebbe essere una mina deflagrante nella NBA.
In attacco l’ho già visto creare, crearsi e concludere delle buonissime azioni, ha personalità, esplosività e atletismo, anche il tiro non è niente male.
Per sua ammissione in difesa sta ancora imparando e giustamente è normale sia così…
Monk ha molte caratteristiche in comune con Lamb, ma Clifford è un allenatore in controtendenza, piuttosto conservatore, e, sebbene anche Lamb non sia fenomenale sempre in difesa, la maggior esperienza potrebbe far propendere Clifford per Jeremy come starter.
Oltretutto “l’Agnello” non sta affatto demeritando, determinato, sta giocando un buon basket e portando punti al team.
Monk compenserebbe apportertando più punti in un team votato alla difesa, ma potrebbe agire strategicamente anche dalla panchina risultando più efficace quando, inserito in un contesto di second unit, il valore degli avversari inevitabilmente si abbasserà…
Comunque… di certo come a Phila o a NOLA, la salute qui non è di casa…

Il Quarto Statement

Non è una carenza grammaticale pensando al Quarto Stato, famoso e simbolico quadro disegnato a inizio 1900 da Giuseppe Pellizza da Volpedo (pittore morto suicida), in realtà ne esistono varie versioni create dall’artista (Ambasciatori della Fame, La Fiumana) che rimase impressionato da una manifestazione di protesta di operai decidendo di compiere anche battaglie sociali.

 

Il Quarto Stato.

 

In realtà qui siamo agli antipodi, non dico si tratti di lusso ma di certo la statement edition edition, ovvero la quarta divisa stagionale degli Hornets appena mostrata al pubblico, non ha consistenza e forma delle vesti dei “poveri abitatori” del famoso quadro, utilizzato tra l’altro nella scermata iniziale del film di Bernardo bertolucci “Novecento”..

Comunque… tornando a Charlotte… con tempistiche da goccia a goccia, la società sta svelando le uniformi per la prossima stagione…

Ormai manca solo la quinta e ultima tenuta da gioco che dovrebbe essere rivelata presto.

Il coming soon della quinta è stato anticipato intanto da questa divisa Statement Edition Edition:

 

Ricapitolando… abbiamo fin ora… la verde acqua da trasferta e la vintage classic che sarà a oggi, dichiaratamente indossata in tre occasioni; il 15 novembre contro i Cavaliers, il 23 dicembre nella notte dell’antivigilia di Natale contro i Bucks e infine il 13 gennaio chiuderemo, salvo cambiamenti in corsa, contro gli Oklahoma City Thunder (grazie a Paolo Motta per l’informazione), squadra che ha aggiunto Paul George (pare convinto dall’ex Durant) oltre al solito Westbrook. In più, ecco spuntare, sempre marchiata dal brand Jordan, la viola, in una tonalità stupenda, contornata da un altro colore affine a comporre il colletto.

Sfortunatamente la poca fantasia nel disegno l’ha resa pressoché identica alla precedente. Parere personale, anche questa sarebbe stata migliorabile, comunque sono gusti… Ieri sera comunque gli Charlotte Hornets hanno presentato le loro Purple Edition all’Innovation Summit di Culver City, in California. La Statement è stata presentata da Fred Whitfield (Hornets & CO):

“Siamo lieti di condividere con i nostri tifosi il quarto pezzo della nostra collezione Hornets Uniform per la stagione 2017-18”. “Non vediamo l’ora di vedere i nostri giocatori che indosseranno queste nuove uniformi in quanto rappresentano la nostra squadra, la nostra città e il nostro presidente sul campo”.

La scritta “Charlotte” ora appare ora sul petto della maglia e la scritta a toni sui pantaloncini dice “Hornets”, sostanzialmente invertendo il disegno precedente.

Come le altre uniformi, l’uniforme Edition Edition è stata realizzata su una versione raffinata del “telaio” Nike Aeroswift. Il nuovo materiale include le modifiche ai pantaloncini, alle spalle posteriori, alle cuciture e ai bordi, oltre a rimuovere il 30% d’umidità in più rispetto alle precedenti uniformi.

Per il resto, sulla barra grigia del menù centrale, ho aggiornato la sezione MJ corner con alcune foto scattate negli anni ’90 a Bormio all’attuale presidente Michael Jordan, del quale abbiamo un’ampia panoramica di foto e filmati realizzati sul parquet, ma meno in altre circostanze.

L’intento era di tornare a rendere pubbliche delle foto magari un po’ dimenticate, oltretutto realizzate in Italia, per chi fosse un fan di Jordan, accontentando così anche l’amico Andrea, gran fan di MJ. In più, sempre sulla stessa barra, ho inserito una nuova paginetta chiamata “Il simbolo”, la quale descrive brevemente la storia della scelta del simbolo facendo riferimento a cenni storici e contesti sportivi precedenti, descrivendo poi anche il calabrone stesso.

Infine, forse ve ne sarete già accorti, oltre al calendario dell’anno con gli orari italiani, è stato aggiornato il roster, infine aggiornati tutti gli head to head all-time contro le altre franchigie.

ClassicHornets

Tutto cambia dicono, ma a volte ritornano…

Sarà l’eterno ripetersi e fluire?

Più prosaicamente qui direi che è stato semplicemente un effetto commerciare per cercare d’intercettare i desideri dei tifosi di ricordare tempi andati e di onorare con maglie storiche un passato non così poi remoto, giacché la prima versione delle divise di Charlotte durarono sino alla season 1996/97, dopo di che arrivarono le uniformi a doppia striscia utilizzate sino al 2002, anno in cui i Calabroni migrarono in Louisiana, dove per i primi anni scomparvero le strisce.

Come avrete capito, non stiamo parlando di filosofia/religione, di Nietzsche e dell’eterno ritorno o altro ancora, ma per questa volta diciamo semplicemente che è stata rivelata la terza divisa, quella dell’edizione classica che gli Hornets indosseranno la prossima stagione, ovvero questa…

 

Note sulla maglietta, dal sito creato appositamente per la divisa.

 

E’ tuttavia un déjà-vu

Si tratta sostanzialemente di una riproposizione della divisa che io chiamerei 1.1, ovvero la maglia storica utilizzata in trasferta color teal la definirebbero gli americani (qua si va a definirlo tra l’acqua, il turchese, il pertrolio, l’alzavola e chi più ne ha più ne metta come varianti di sfumature tra l’azzurro e il verde).

1.1 perché qui abbiamo già il logo con il calabrone Hugo e non il primo simbolo…

Le differenze, a parte il solito Jordan Brand, sono il logo NBA sul retro alto della canotta rispetto al posto precedente, ovvero sul pettorale alto sinistro, poi a vista mi pare che il colletto, sempre a V, sia tuttavia più arrotondato, con uno scollo meno profondo rispetto all’originale, le striscie sulla canotta (le famose pinstripes) siano più grandi mentre sui lati compaiono due sottilissime righine bianche.

La scritta Charlotte permane a ricordare l’identità geografica legata alla divisa.

 

Le 4 grandi strisce che compaiono sul fronte della canotta con il Carolina blue a spegnersi un po’ sul teal, quasi a scomparire confondendosi con il colore di fondo…

 

Il pantaloncino ha delle cuciture differenti, più moderne sulla parte della fascia elastica alta (dove compare il vecchio e stupendo simbolo) e aperure laterali sul genere dei pantaloncini presentati per le prime maglie con un disegno traforato in zona.

 

Il laterale basso del pantaloncino ha lo stesso antico disegno ma cambiano il taglio e ovviamente la traforatura, più “moderna”…

 

Complessivamente la giudico un omaggio alla vecchia tenuta storica, con qualche parte migliorata e altre pacchianamente peggiorate (vedi il retro alto della canotta, si vede che non le ha concepite l’autoe originale, ovvero Julian Alexander, professione stilista…) ma poiché “De gustibus non est disputandum”, ovvero i gusti non si discutono… ecco a voi giudicare dalla pagina con i dettagli dell’uniforme.

Uniform

Insomma una copia, non riuscita benissimo in alcune parti, in altre più bella e moderna, riprendendo però dal lavoro di Alexander, sperando gli interpreti la onorino riportandoci rinverdendo i “fasti” d’un tempo…

 

La vecchia maglia verde indossata da Muggsy Bogues in occasione di un’amichevole di preseason.
Contro la Buckler Bologna a metà anni ’90 a Casalecchio di Reno.

Formazione Monk-a

Steve Clifford venerdì ha dichiarato i suoi starter, e personalmente il tutto mi è parso “filare liscio”, senza sorprese, sulla base dei giocatori a disposizione non si è cambiato molto…

La formazione iniziale sarà quindi quella dello scorso anno, con i giocatori impiegati nelle medesime posizioni risperro alla scorsa stagione con l’unica differenza nella posizione di centro, dove Howard sostituirà Zeller, anche se in alcuni match-up si potrebbe modificare qualcosa.

Walker in Pg, Batum in SG, MKG dato da qualcuno come possibile panchinaro sarà ancora al suo posto (Clifford cercherà di puntare ancora sulla difesa) in SF, Marvin Williams sarà l’ala grande e come detto l’ex centro di Hawks, Rockets, Lakers e Magic giocherà dalle parti del pitturato.

Kaminsky ancora, quindi, partirà dalla panchina, mentre l’atletico ed estroso Monk sta continuando ad avere problemi alla caviglia, sempre lo stesso infortunio che gli ha fatto saltare la Summer League e avrebbe dovuto tenerlo lontano dal parquet per poco.

Purtroppo per bocca dello stesso allenatore Clifford (la soffiata è arrivata da Rick Bonnell), Monk non è in grado di sostenere allenamenti abbastanza duri, l’infortunio è definito dal coach “significativo”…

 

“Charlotte… abbiamo un problema”.

 

La caviglia ancora dolente getta ombre sui tempi di recupero del rookie, il quale avrebbe potuto essere uno dei più interessanti esordienti in questa stagione, ampliando una panchina che con gli inserimenti di Zeller avrebbe potuto essere più efficace dello scorso anno.

Per i fan di base in North Carolina l’appuntamento è per il 30 settembre allo Spectrum Center, quando gli Hornets terranno un allenamento a porte aperte con possibilità di farsi firmare autografi, la domanda tuttavia è lecita, Monk potrà dare una mano in tempo utile ai compagni?

Ce l’auguriamo, nonostante Malik non sia dato come gran difensore, ha qualità offensive che potranno probabilmente aiutare gli Hornets nei momenti in cui la squadra potrebbe trovare difficoltà realizzative.

Sperando la stagione non nasca come la scorsa sotto cattivi auspici, siamo ancora a settembre e anche se la NBA inizierà una settimana prima quest’anno, abbiamo tempo per poter disputare una stagione differente da quella dello scorso anno.

2017/18 Calendario

Sono usciti i calendari NBA di prestagione e di Regular Season per la nuova stagione 2017/18.

Per quel che riguarda la prestagione, le amichevoli saranno ridotte a cinque e un paio di volte Charlotte affronterà Boston.

Ecco il calendario completo:

 

 

Per quel che concerne invece la regular season, le canoniche 82 partite saranno spalmate su qualche giorno in più di calendario poiché si partirà a giocare prima, poco dopo la metà di ottobre…

Gli Hornets inizieranno fuori casa il 18 ottobre (date americane) contro il maestro di Clifford, coach Van Gundy.

Detroit l’anno scorso vinse un paio di partite sul filo, con quel canestro annullato (forse ricorderete) di Belinelli che sulla rimessa fece carambolare la sfera sulla schiena di un giocatore di Detroit prima d’infilare con qualche decimo di secondo di ritardo un canestro pazzesco quanto inutile.

Proprio Marco mancherà nel roster quest’anno, sacrificato insieme a Plumlee per giungere ad Howard, vecchio pallino della dirigenza già inseguito tempo addietro.

Il 20 ottobre ritroveremo marco, come avversario questa volta, allo Spectrum Center, prima partita casalinga per i nuovi Hornets 2017/18.

Il 23 ottobre Charlotte sarà di scena a Milwaukee, prima di tornare a casa contro l’altro team che ospitava un italiano, ovvero, i Denver Nuggets, rimasti orfani però di Gallinari, migrato più a Ovest nella Los Angeles dei Velieri, la quale dirigenza non ha digerito il pugno assestato al lungo olandese che è anche costato l’infortunio al Gallo.

 

Le prime quattro sfide dell’anno per gli Hornets.

 

Per completare il panorama d’ottobre, va segnalata l’affascinante sfida contro i Rockets il 27 settembre, la quale testerà le velleità dei nostri contro la strana coppia Harden/Paul, mentre la telenovela Melo/Rockets va avanti… pare si siano nuovamente intensificati i contatti tra le parti in questi giorni.

Sfida casalinga contro Orlando due giorni più tardi. L’anno scorso i Calabroni spazzarono via i Magic 4-0 e vinsero anche al Fedex Forum a Memphis, i quali tenteranno di rifarsi, forse senza Zach Randolph, il quale qualche giorno fa sembrerebbe abbia venduto della marijuana in California.

Il suo agente Raymond Brothers dice che l’accusa è totalmente falsa, ma se fosse provata, a causa del regolamento NBA, Z-Bo sarebbe espulso dalla Lega.

Tornando a Charlotte… in novembre ospiteremo i Cavaliers il 15, il 17 si andrà a Chicago per far ritorno il giorno dopo in North Carolina, si cercherà di battere i Clippers, squadra che negli ultimi anni (a memoria), credo esser quasi  l’unica che il nuovo corso di MJ targato Hornets non è riuscita a battere nemmeno una volta insieme ai Warriors.

Il primo dicembre Charlotte volerà in Florida, a Miami, squadra che dalle ceneri è rinata nella seconda parte dello scorso anno e ora incuriosisce…

Il 9 dicembre ospiteremo i Lakers, mentre il 22 si andrà a Milwaukee, i quali giocheranno poi il 23 a Charlotte nell’ultima sfida prenatalizia.

A fine anno i Calabroni saranno in tour a Ovest, Oakland il 29, L.A. (Clippers) il 31, per inaugurare il nuovo anno a Sacramento il 2 gennaio.

Il 14 febbraio Charlotte giocherà a Orlando, l’ultimo match prima dell’All-Star Game per riprendere il 22 in casa contro i Brooklyn Nets.

Si chiuderà il 10 aprile e gli Hornets in quella data avranno a che fare con i Pacers a Indianapolis, mentre due giorni prima, Charlotte chiuderà la Regular Season in casa proprio contro Indiana.

Vi lascio al link con il calendario completo, più avanti proporrò una piccola analisi su back to back (curiosamente tre volte su quattro affronteremo Chicago avendo un back to back il giorno seguente) e simili.

http://www.nba.com/hornets/schedule