Game 18 – Charlotte Hornets @ Orlando Magic 108-117

Intro

“La Spoon River Anthology è una raccolta di poesie pubblicate da Edgar Lee Masters tra il 1914 e il 1915 sul “Mirror” di St. Louis, nelle quali, in forma di epitaffio, i residenti sepolti nel cimitero locale, raccontano in prima persona gli accadimenti di un’immaginaria cittadina statunitense.”

L’opera viene introdotta in Italia da Cesare Pavese nel 1943 e Fabrizio De André che la usa per un suo concept album.

I temi del disco sono l’invidia e la scienza, due elementi che potrebbero sembrare estranei ma che s’intersecano benissimo giacché gli uomini sono i curiosi manipolatori della seconda e posseggono istinti che confliggono con essa potendola portare al servizio del bene o del male.

De André lo legge due volte almeno: da giovane e nel 1969 e in un’intervista del 1971 dice: Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.”

La Spoon River Anthology mi piace molto nella sua idea originale perché trascende tempo e rapporti riportando tutto al nulla, sincerità pura senza ipocrisie generate da rapporti umani degenerati da connessioni di una società smarrita. Non al denaro non all’amore né (all’uscita del disco la copertina era stata palesemente sbagliata con il né al posto del né) al cielo mi piace molto poiché metaforicamente potrebbe essere adattato a Charlotte per esprimere i vizi e le virtù (altro tema dell’album) della squadra che alla ricerca della sua versione finale adulta cerca di crescere intersecando i rapporti di spogliatoio con qualche extra (LaVar che è tornato a parlar del figlio dopo le parole non troppo complimentose di Borrego sul figlio dopo Chicago) e l’amalgama sul parquet.

E se il controverso Diogene di Sinope avrebbe potuto essere una specie di maestro con la sua lanterna in pieno giorno a “cercare l’uomo” intendendo un uomo scevro da ipocrisia e costrizioni, il più naturale possibile, gli Hornets cercano la loro vera natura a Orlando nel rematch per confermare di essere ancora tra le squadre che ambiranno almeno ai play-in o qualcosa di più.

Analisi

Gli Hornets sono umani, sin troppo umani.

La squadra di Borrego porta con sé qualche pregio e molti difetti, uno di questi è lo scarso agonismo di alcuni interpreti che al massimo viaggiano a piccole fiammate nascondendosi un po’ per buona parte della partita, uno su tutti P.J. Washington che non ha giocato moltissimo (il rientro di Zeller inizia a togliergli spazi) ma a parte gli assist è scomparso nel secondo tempo.

L’ingannevole e promettente primo quarto della squadra si è dissolto in fretta materializzando i recenti spettri.

Crollata nel terzo quarto sino al -20, dopo un 11-0 run è riuscita a tagliare il divario ma non è mai più riuscita a riagganciare la squadra dell’ex Clifford che con Vucevic (uno che dalle nostre parti farebbe sfracelli ma è molto fedele a Orlando) e le triple ha allargato il campo mostrando i soliti difetti di Charlotte.

Charlotte è riuscita ad andar meglio nella percentuale ai liberi (70,4% contro il 63,6%, scarse comunque entrambe), nelle stoppate (6-3) e nel numero dei TO (14-15), per il resto è stata battuta a rimbalzo 53-59, negli assist 22-31 e nelle rubate 5-10.

Non parliamo delle percentuali al tiro con il 43,8% dal campo contro il 47,7% avversario, percentuali dal margine ancor contenuto che si ampliano esponenzialmente se contestualizzassimo soltanto i tre punti con la seconda brutta serata consecutiva da oltre l’arco per CHA: 28,9% contro il 51,4%…

La verità di stanotte è che contro dei Magic raffazzonati con il solo Gordon in più, abbiamo lasciato troppo fare, ci sarà da sudare per entrare nei play-in se non si migliorano le percentuali al tiro parendo da difesa e un gioco più solido nel fornire assist ai compagni.

Orlando ha utilizzato la serata di un Vucevic da 28 punti, 12 rimbalzi e 7 assist per vincer il match.

21 punti di Cole Anthony, 19 di Fournier, 15 di Bacon e 12 di Gordon più 11 rimbalzi ma 4/10 dalla linea, hanno dato ulteriore importante spinta alla squadra di casa.

La partita

I quintetti:

La terna arbitrale con la particolarità di essere composta da due donne è andata piuttosto bene ma ha omesso nel finale di espellere Anthony per un brutto gesto su Zeller e in questo credo l’arbitro centrale abbia influito mentre sul risultato i tre fischietti hanno fatto il loro.

1° quarto:

Gli Hornets vincevano nuovamente la palla a due e realizzavano subito con Terry Rozier da tre punti ma Fournier dal corner destro approfittava della lontananza da Graham per pareggiare.

P.J. allo scadere dei 24 tirava da tre, ferro ma Biz correggeva in tap-in per il 5-3 che resisteva un po’ poiché gli Hornets andavano sul 2/7 al tiro e i Magic sull’1/5 dopo un’entrata frontale a tutta velocità di Fournier che non si concludeva bene.

Charlotte aumentava il punteggio con l’appoggio di Rozier a conclusione di una triangolazione sotto tra i lunghi che pressati scaricavano fuori.

Vucevic a 7:30 colpiva da tre ma nella battaglia tra torri spuntava Biz che con qualche difficoltà recuperava la contesa da sotto l’anello e schiacciava il 9-6.

Ci provava anche P.J. a metter punti sfruttando il momento lunghi ma Gordon stoppandolo dava il via alla transizione layup di Anthony a 6:40.

Un tiro di Hayward era dato come due lungo mentre sull’altro fronte orlando commetteva un altro TO.

Charlotte usava la combinazione LaMelo/Hayward per recuperare altri due punti ma Vuc con un jump hook riportava a un possesso (13-10) i suoi.

A 5:07 un deep 3 frontale di Hayward si infilava nella retina in modalità arcobaleno, Birch recuperava due FT realizzandoli ma un ispirato Hayward aggiungeva altri tre punti in modalità diretta giungendo alla doppia cifra personale (10 pt.).

Hayward con un lob scavalcava la difesa dei Magic trovando Bridges che appoggiando subiva il contatto realizzando il two and one del 22-15 a 3:42.

Anche LaMelo potrebbe imitarlo fiondandosi a tutta velocità oltre Clark ma dopo il canestro l’addizionale era sprecato malamente.

Poco importava al momento poiché Hayward continuando a produrre attirava su di sé il raddoppio in entrata, passaggino sotto la retina per due punti facili di Zeller (26-15) inoltre Caleb Martin in transizione eseguiva una drive and kick frontale per la bomba di Graham del +14.

Gli Hornets giungevano a doppiare i Magic con due FT splittati da Ball ma sul 30-15 si dimenticavano di attaccare il ferro così Orlando accorciava di 4 unità alla prima sirena portandosi sul 30-19.

Cody Zeller è partito dalla panchina realizzando 11 punti e catturando 7 rimbalzi. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

L’inerzia non si modificava a inizio quarto così lentamente gli uomini di Clifford recuperavano: 30-24 dopo la tripla di Bacon, addirittura sorpasso a 8:15 (32-33) dopo la bomba di Gordon…

Bacon cambiava registro rispetto l’ultima partita segnando 4 punti intervallati da due di Rozier, la partita rimaneva sul filo anche perché Hayward aggiungendo tre punti la portava sul 39-41 ma Vucevic, Birch e una tripla aperta di Anthony in transizione su uno di quei passaggi volanti arrischiati di LaMelo (intercettato da Ross) lanciava i Magic sul 41-48.

Fournier in driving layup aggravava la situazione (41-50) quindi finalmente gli Hornets sbloccavano il proprio attacco con due triple in a row di Graham per il 49-55.

Layup di Rozier e cutting dunk di Bridges a :37.2 per l’8-0 run che portava alla minima distanza Charlotte: 54-55 che resisteva sino all’intervallo poiché Gordon in entrata sfondava spingendo troppo decisamente Zeller e le triple di Bridges Graham sull’ultima azione si infrangevano sull’arancio metallo.

Il tabellino di Charlotte a fine primo tempo.
Il tabellino dello starting five di Orlando dopo 24 minuti.

3° quarto:

Gli Hornets non aprivano nel migliore dei modi la ripresa: fallo in aria di Hayward sul 360° twist alley-oop e due FT che l’ala sbagliava graziandoci.

Rozier mancava il tocco in entrata e Fournier puniva da fuori quindi veniva fischiato un fallo offensivo a Rozier che si agganciava ad Anhony per avvantaggiarsi in palleggio.

Finta e partenza di Gordon a sinistra per la dunk senza aiuti, spin e fade-away di Hayward nel pitturato per il 56-60 ma sull’errore di Vuc da tre addirittura Anhony recuperava da sotto il rimbalzo con Hayward da solo a guardarsi intorno.

56-62, time-out di Borrego che inizialmente funzionava per rompere il ritmo avversario e per recuperare: doppio ribaltamento rapido e tripla di Hayward dall’angolo destro, recupero dello stesso Gordon e attacco con crossover frontale per recuperare un fallo e realizzare i liberi del -1 (61-62) a 9:29.

Il disastro però si materializzava nella parte centrale del quarto quando Hayward e soci sembravano stanchi e appannati: Vucevic colpiva da tre, Anthony ne aggiungeva due in transizione ma la situazione precipitava così tanto da sembrare una voragine senza fondo.

Vucevic oltre Biz in difficoltà nel controllarlo sul perimetro, dentro LaMelo, Caleb Martin e Miles Bridges che schiacciava a 6:30 il 63-74 tuttavia anche la panchina soffriva inizialmente l’inerzia Magic.

La squadra di Clifford trovava spazio dall’arco e a 5:12 Anthony colpendo da tre mostrava come i Magic nel quarto fossero abili a tirar da fuori (6/8) sfruttando lo spazio come quando Caleb rimanendo troppo distante invogliava Anthony a colpire una seconda volta frontalmente per il 63-83.

Un -20 che pareva irrecuperabile anche se gli Hornets partivano a 4:46 con un brodino per Cody Zeller e i suoi due liberi continuando la run con un crossover di Caleb Martin con passaggio laser per la dunk appostata dello stesso Zeller e chiudendo l’11-0 di parziale con LaMelo che di sinistra andava oltre Vucevic per il 74-83.

Orlando però si affidava al più sicuro centro montenegrino che lavorando su Zeller faceva ripartire l’attacco dei Magic con due punti bissati da Bacon su una second chance.

Nel finale ottimo passaggio no look di LaMelo per Hayward perso sulla linea di fondo per il 76-87.

4° quarto:

Inizio grandioso per Rozier nel quarto che iniziava con la marcia alta inserita andando ad appoggiare contro la difesa dei Magic che tuttavia non stavano a guardare: Clark colpiva da tre dall’angolo, Rozier tornava a colpire dall’angolo sinistro ma Bacon a 10:13 in fast break realizzava l’81-94.

Rozier orlava l’inizio del suo quarto con la cornice di un’altra tripla per il -10 ma a 9:33 Gordon trovando spazio colpiva i nostri da fuori.

Biz schiacciava ma Rozier terminava la polverina magica sui suoi polpastrelli mancando due liberi a 8:16 e nonostante Graham con uno scoop di sx tagliasse a 9 il divario, il rientro di Hayward sul -11 a 7:08 non dava i frutti sperati.

Orlando teneva anche perché i nostri centri si dimostravano molto limitati e scostanti: Vucevic era molto bravo a battere Zeller per due volte anche se dall’altra parte Cody totalizzava anch’esso 4 punti ai liberi.

Nella seconda occasione, su un blocco deciso, Anthony ne aveva a male e inseguendo Graham trovava il tempo per rifilare una manata volontaria sul volto di Zeller.

Flagrant 2 ed espulsione diretta ma la terna che non era andata male sino a quel momento decideva di graziare la guardia dei Magic propendendo per il Flagrant 1 che permetteva a Cole di rimanere in campo.

2/2 di Zeller a 1:55, altro fallo di Anthony su Graham 10 secondi più tardi per cercare di riaprire la partita sul -9 (106-115) ma le triple errate di Bridges e Graham non consentivano a Charlotte di mettere pressione ai Magic che splittavano momentaneamente la serie stagionale prima di sapere quando saranno programmate le altre due gare da disputare tra i due team nella seconda parte di stagione regolare.

Devonte’ Graham: 6,5

21 pt. (6/15), 5 rimbalzi, 3 assist, -9 in +/-. 2 TO. Al solito. Giocatore che vive di rapide fiammate lasciando spazio ad altri per tratti della partita preferendo magari servirli. Il problema è che non rimane affidabile in termini di percentuali. Non moltissimi assist in 36:12. In difesa dalla sua parte si notano dei buchi: la collaborazione momentanea con Bridges o altri interpreti va migliorata con la comunicazione e con il coach. In mancanza d’altro comunque mette su 21 punti con 4 triple (su 12 tentativi) per il resto infila dal mid-range ma dovrebbe cercare di buttarsi più dentro.

Terry Rozier: 6,5

24 pt. (10/18), 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -6 in +/-. 1 TO. Segna subito tre punti poi giochicchia cercando di portare pressione, lo fa ma non sempre in maniera corretta. Meglio va nell’ultima frazione con una difesa attenta e un attacco che a inizio quarto da una mano a Borrego gettandosi più dentro (troppo frenate le sue entrate nel primo tempo con arretramenti e ripartenze) e ritrovando la mano da tre punti 4/6 recentemente un po’ smarrita.

Gordon Hayward: 6,5

24 pt. (9/16), 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 1 stoppata, 0 in +/-. 5 TO. Il trascinatore si spegne alla distanza. A metà terzo quarto alza bandiera bianca dopo aver praticamente segnato abbastanza per rimaner in media stagionale punti. Ci prova ma è troppo solo. La prestazione è valida, non strepitosa ma non può sempre esser in serata di grazia. L’efficacia c’è anche se stasera commette troppi TO.

P.J. Washington: 4,5

2 pt. (1/6), 6 rimbalzi, 4 assist, -21 in +/-. 2 TO e 3 falli in 23:07. Da lui mi aspetto nettamente di più. La bella addormentata nel bosco fa ancora cilecca da fuori (0/2) e mette solo un tiro in tutta la partita sebbene ne giochi metà. Buoni assist per Biz e Hayward ma la prestazione per una possibile futura promessa che gioca già tra i titolari da inizio scorsa annata è deludente.

Bismack Biyombo: 5

7 pt. (3/7), 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, -15 in +/-. 1 TO in 26:52. Se non schiaccia sbaglia anche da poca distanza e ai liberi un 2/2 è una rarità (stasera li splitta). In difficoltà nel seguire Vucevic ma anche nel proteggere il ferro blocca l’attacco e ci penalizza. Una versione di Biyombo che non piace.

Miles Bridges: 6

10 pt. (4/11), 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata, +3 in +/- in 27:30. Non riesce nell’intento di dare spinta. Nel primo tempo riesce a dare qualche scossa ma nel secondo sbaglia troppo.

LaMelo Ball: 5

9 pt. (4/10), 2 rimbalzi, 4 assist, 2 stoppate, -7 in +/-. 3 TO e 3 falli in 21:06. 0/5 da 3 punti. Tolte le estemporaneità degli highlight è uno di quelli che potrebbe cambiare il volto della partita e il suo rientro sul parquet sul -20 in parte lo fa. Attacca il ferro bene ma usa anche troppo il tiro da tre in situazioni non consigliabili. Serata più under che up, c’è da dire che permane un giocatore a tutto tondo: 2 stoppate ma niente steal, pochi i rimbalzi e deve stare attento su quei passaggi orizzontali volanti che spesso conducono gli avversari in transizione.

Caleb Martin: 5

0 pt. (0/3), 4 rimbalzi, 3 assist, -5 in +/-. 1 PF in 14:01. Cosa aggiunga Caleb Martin esattamente tendo a non capirlo più. Sì, pressione, qualche rimbalzo ma rimane evanescente in attacco e a quel punto personalmente preferirei il fratello Cody se l’intento principale è difensivo o Monk se si vuol creare qualcosa in attacco. Era partito bene con un ottimo assist in corsa per Graham e una buona difesa poi la zona lo ha preso in mezzo come arma a doppio taglio mentre in attacco ha continuata a fallire le sue occasioni.

Cody Zeller: 6,5

11 pt. (2/3), 7 rimbalzi, 1 assist, +15 in +/-. 2 PF in 18:03. 7/8 ai liberi. Non sarà il fenomeno che annulla completamente l’attacco avversario e a volte patisce la fisicità di Vuc che lo porta dove vuole se è vicino a canestro ma nella notte contrasta bene qualche tiro, prendei suoi rimbalzi e ci da qualcosa dalla lunetta. Nel finale innervosisce con un blocco Anthony, il quale gli rifila una manata. Niente espulsione però per la magnanima terna. Meglio di Biyombo, offre più stabilità e punti in attacco. Il tiro da fuori è inguardabile ma il +15 di plus/minus non è casuale.

Coach James Borrego: 5,5

Prova a cambiare Biz con Zeller e va meglio, apprezzo il tentativo specifico di serata per il resto le rotazioni sono un po’ meno condivisibili (non nel minutaggio ma in alcuni interpreti e situazioni di gioco) e la squadra esprime poca pericolosità offensiva lasciando inalterata la propensione di andare in rapidi blackout difensivi che costano cari. Ancora alla ricerca di un’identità dopo 17 partite giocate la situazione si aggrava non vincendo queste partite.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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