Game 3: Charlotte Hornets @ Brooklyn Nets 111-95

Intro

Ogni volta che si va in trasferta su un parquet difficile, le emozioni diventano un mix tra la speranza di poter cercare di vincere sorprendentemente la partita e la consapevolezza che sarà difficilissimo riuscirci lasciando percentualmente basse possibilità al nostro team, meno attrezzato.

Di certo le due vittorie in rimonta hanno portato ancora più emozioni e se “emozione” è etimologicamente quella parola che significa “portare fuori”, smuovere e in un senso simile, scuotere, agitare, ecco che la gamma di sensazioni che prova un tifoso, dall’ansia (più o meno marcata a seconda della persona) prima della partita, al piacere, allo stress durante il match e alla gioia (per un’eventuale vittoria) o dalla delusione per una sconfitta che a volte si tramuta in rabbia (solamente sportiva senza eccessi fisici) per aver magari subito dei torti evidenti durante la partita, può essere l’anima, il perché – anche se non giochiamo in prima persona ma ci sentiamo in qualche maniera parte di qualcosa – si completa dando un senso anche alle sfide più estreme, sapendo che comunque anche se dovesse andar male ci saranno altre sfide, altri appuntamenti in un ciclo che apre a possibilità di ribaltamento delle cose.

“Ijirashi” è una parola nipponica che potrebbe sintetizzare quella sensazione che proviamo quando restiamo colpiti nel vedere qualcuno che parte in svantaggio ma riesce a superare ogni ostacolo portando a compimento un’impresa.

Gli Hornets al momento – dopo anni difficili – sono sul 2-0, prestissimo per dire che qualcosa sta cambiando ma, se tutti i protagonisti principali del roster staranno bene (al momento Rozier è in dubbio per un riacutizzarsi del problema alla caviglia sx mai completamente guarita dal primo infortunio di quest’anno), allora i playoff potrebbero non essere così surreali nemmeno nella malaugurata ipotesi di una sconfitta a Brooklyn alle prese con Kyrie Irving, una delle star che non sarà presente poiché ha deciso di non vaccinarsi così la franchigia l’ha giudicato inidoneo ad accompagnare i team-mate.

Nonostante questa assenza ovviamente BKN è una squadra di assoluto valore a partire da Kevin Durant, gli Hornets ce la faranno a giocarsi una sfida impossibile facendoci provare ancora altre emozioni?

Andamento della partita

Out ancora Rozier come Griffin per i Nets.

Gli Hornets – rispetto le due precedenti partite – partivano determinatissimi tanto che Ball, dopo aver rifilato una stoppata a Carter serviva Plumlee per una dunk super facile e si metteva in proprio per l’allungo/appoggio del 4-0 prima di firmare anche il 6-0 dopo un crossover con appoggio al vetro oltre Claxton. Ottimo inizio degli Hornets che con la tripla dall’angolo sinistro di Miles si portavano sul 9-2 e nonostante Bridges in entrata con crossover usando il fisico su Harris e Ball da tripla portassero tre punti a testa, prima Durant poi la squadra di casa intera riusciva a rimontare complice anche l’ingresso di una parte di panchina degli Hornets piuttosto fredda.

Brown pareggiava una prima volta a quota 21 poi da una drive and kick sontuosa di Durant arrivava la tripla aperta del primo vantaggio nero con Millsap (21-24), un’avanzata che si fermava sul +4 Brooklyn a fine primo quarto (27-31).

Charlotte palesava qualche problema offensivo nei primi minuti della seconda frazione e Brooklyn allungava sul 31-39 dopo un two and one di Harden ma Bridges guidava la rimonta fornendo prima un bound pass in diagonale al bacio per l’accorrente McDaniels per poi rubare palla a Harden ed esibirsi in uno spettacolare 360° scevro da ostacoli pareggiando a quota 39.

Sempre suo era il momentaneo vantaggio quando gli Hornets trovavano il vantaggio scaricandogli palla in angolo, partenza aggressiva e altro fallo su di lui per un 2/2 dalla lunetta.

La reazione dei padroni di casa, che inauguravano l’arena per la prima volta quest’anno in regular season, non si faceva attendere dopo un 2+1 di Aldridge arrivava un altro jumper di Durant che anticipava la tripla di Bridges per il 50-57.

Le squadre andavano negli spogliatoi sul 50-58 in virtù di un punto aggiunto ai liberi da Brown.

Bridges chiudeva con 21 punti seguito dai 20 di Durant, Ball ne metteva 13, Harden 11 mentre Hayward sfornava 4 assist ma sembrava un po’ addormentato.

Chiudeva con zero punti e una fasciatura al polso destro per un leggero infortunio occorsogli.

Poco meglio Oubre Jr. con 2 punti mentre andava bene McDaniels con 7 (3/3).

Sotto come il solito gli Hornets non disperavano aprendo con 4 punti di Hayward e cercando di giocare con una marcata a zona che funzionava a tratti quando non era battuta da un paio di triple (Durant e Carter) prima che in transizione Durant saltasse in lungo cambiando direzione per schiacciare il 59-68 (8:01).

Troppo presto per arrendersi da parte di una squadra dalle mille vite e, infatti, Ball a 7:44 portava a casa un two and one, a 5:06 P.J. Indovinava la tripla del 67-70, a 4:01 Oubre, servito da Martin, caricava l’open 3 del 70-72 e da una steal con passaggio in transizione di Cody nasceva un two and one per Miles che usando il corpo in maniera meravigliosa segnava convertendo l’ennesimo libero personale per il 73-72.

Un punto di vantaggio (79-78) mantenuto anche a fine quarto grazie ai piccoli Martin e Smith.

La missione era cercare di approfittare dell’assenza di Durant a inizio quarto e dal tiro di Hayward dal mid range, da quello di Smith nel pitturato (in rotazione buttava giù Harden) nasceva un vantaggio di 5 punti 88-83) che aumentava poiché due sfondamenti del Barba su Martin intervallati da un jumper di Ish ci issavano sul 92-86.

The Beard andava a sedersi e i piccoli di Charlotte facevano il vuoto con le triple di Ish e Cody, il passaggio di Cody per un lungo due dalla sinistra di Smith anche se Durant rispondeva spesso ma il punteggio si stretchava sino al 102-93 a 3:55.

Carter mancava una tripla su assist di Durant (raddoppiato) e Oubre jr. da sotto a 3:18 la chiudeva (104-93) sul +11.

Il 111-95 finale premiava quella che in serata è apparsa più squadra.

Un Bridges incontenibile per Claxton e soci in serata.

Analisi

Gli Hornets, nonostante non abbiano stelle di prima grandezza ancora esplose come Harden e Durant vincono perché sono più squadra, lo si vede dalla difesa, Charlotte irretisce con una zona con la quale sporca, mette le mani sui palloni e crea un gorgo nel pitturato così se in attacco la serata pazza di Cody Martin e Ish Smith sintetizza l’imprevedibilità e la velocità di un team che a Charlotte non era mai partito sul 3-0 a inizio stagione, per i Brooklyn Nets non c’è nulla da fare.

Gli Hornets si sono permessi il lusso di lasciare fuori Ball nel momento che più contava con Martin e Smith on-fire, due “operai”, due gregari al potere che hanno affondato la corazzata Nets nella propria baia.

A livello statistico hanno giocato molto le percentuali dal campo con quelle degli Hornets alzatesi e quelle dei Nets abbassatesi nel finale, i punti nel pitturato (56-42), i fast break (19-12) e gli assist (26-18) oltre a un 12-17 nei TO.

Brooklyn si consola con i 38 punti di Durant “seguito” da Harden con 15 e Aldridge con 9 punti e 8 rimbalzi.

La sorpresa è grande per molti ma questi Hornets molto dinamici hanno saputo soffrire e rimontare ancora una volta fino al trionfo finale.

Per quanto riguarda le pagelle ho scelto – seguendo il filo conduttore della intro – (link del pezzo per chi eventualmente leggesse da social:) di introdurre un’emozione che non sempre in lingua italiana esiste o non è codificata con una sola parola seguendo il principio del cognome del giocatore.

LaMelo Ball: 7

Basoressia. E’ l’irrefrenabile e istantaneo desiderio di baciare qualcuno. Ovviamente nel mio caso non ne sto parlando fisicamente ma metaforicamente tutti i fan di Charlotte vorrebbero “baciare” quei giocatori che sono in grado di creare un reale salto di qualità al tam amato. 18 pt., 5 assist e 6 rimbalzi in 26:03 perché Borrego lo relega in panchina vedendo Ish Smith posseduto dal demone di Maravich. Quando è in campo è il solito Ball, solo un po’ più impreciso/sfortunato in qualche conclusione soprattutto da fuori ma crea e segna sostenendo nel primo tempo Charlotte.

Kelly Oubre Jr.: 5,5

Orenda. Nella lingua urone, idioma di alcune tribù irochesi, “orenda” è la capacità della volontà umana di cambiare il mondo anche contro un destino avverso. Non sembra in super serata, timido e impacciato al tiro, ha il merito di chiudere la partita nel finale con un paio di punti esclamativi. 9 pt. (4/13), si salva un po’ per i 9 rimbalzi ma è sceso di tono rispetto alla partita precedente. Uscendo dalla panchina è sembrato più a suo agio ma è presto per dirlo, deve trovare continuità.

Gordon Hayward: 5,5

Handschuhschneeballwerfer ovvero in tedesco, colui che indossa i guanti per lanciare una palla di neve. Data la finezza, l’estetica, la morbidezza ma anche l’efficacia di Hayward mi sembrava una (lunghissima, quasi da DNA) parola adatta. In realtà nel primo tempo pare addormentato, finisce con zero punti e una fasciatura al polso destro però nella ripresa apre con 4 punti la rimonta degli Hornets. Chiude con 8 e 6 assist, uno nel finale smarcante per P.J. sotto.

Miles Bridges: 9

Brabant, ovvero molto incline a scoprire fino a che punto si può provocare qualcuno. Miles con il suo fisico, con il suo gioco potente e dinamico e le sue dunk incarna una piccola potenza contro una grande potenza. 32 pt., (9/16), 11/12 ai liberi, 9 rimbalzi, 2 rubate, +20 di plus/minus. Oltre i numeri ci sono rispettivamente: fisico (nelle entrate si fa sentire), precisione (ai liberi) e tecnica (negli appoggi e in entrata). La potenza e il controllo. Si avvantaggia dagli scarichi prendendo il difensore in contro-tempo in entrata o spara da fuori (3/5). E’ diventata un’arma complessa da fermare tanto che a Durant in qualche maniera sarà venuto in mente di trovarsi di fronte a uno specchio deforme. Altra grande prestazione da leader.

Mason Plumlee: 6,5

Pronoia. Stana e “inquietante” sensazione che consiste nell’avere intorno persone che ci vogliono fare del bene che è difficile da provare nel mondo reale di oggi se non impossibile. Mason in realtà ha intorno, oltre ai compagni, ha anche le torri avversarie che vogliono scippargli palloni e batterlo per cui sarà più facile che soffra di paranoie cestistiche che di pronoia. 5 punti, 5 rimbalzi ma soprattutto 3 stoppate e 3 steal che contribuiscono a bloccare i Nets dalle parti del pitturato. Anche da 7 ma i liberi drammatici gli abbassano il voto comunque pronoia da parte di tutti i fan Hornets per lui.

Ish Smith: 9

Saudade. Ish Smith ha vissuto girando gli States spesso senza una casa, vivendo in alberghi o essendo ospitato da compagni di squadra. E’ partito bene. E’ di Charlotte e speriamo che la saudade, la nostalgia, almeno quella di casa non la debba più soffrire. Ma dove sei stato fino adesso? Io lo adoro già… Pazzo fino al midollo scarica la sua velocità e il suo tiro contro le Retine abbattendosi come un colpo di maglio sulle speranze di rientro di Brooklyn. Serata magica (in realtà nel secondo tempo poiché nel primo era mancato) con 15 punti, 4 rimbalzi e 4 assist.

Cody Martin: 9

M di Man, quella sensazione , quella voglia di cambiare aria, città, lavoro, trasformare la routine in un’altra vita. Lui sta cambiando il suo status da giocatore a rischio a punto fermo. Serata magica come per Smith, finisce con 12 punti, 5 assist e 3 rimbalzi, 2 sfondamenti presi da Harden che fanno tornare il Barba in panca e un paio di triple nel finale che ammazzano la partita come quella con step-back su Harden, qualcosa di assurdo.

P.J. Washington: 5,5

Wanderlust. Dal tedesco una parola che indica un desiderio di viaggiare irrefrenabile. In parte simile a Man, può sembrare una “stranezza” a livello psicologico ma sembrerebbe che alcuni studi abbiamo dimostrato che il recettore della Dopamina D4 possa influenzare questo comportamento. 5 pt., 6 rimbalzi, 2 steal. Addormentato anche lui nel primo tempo, fa viaggiare troppo la palla da tre senza imbucarla ancora una volta ma mette una tripla d’avvicinamento nel secondo e un appoggio a fine match. Una buona difesa in generale e su Durant che manca andando corto un fade-away.

Jalen McDaniels: 7

Malu. Termine indonesiano che significa sentirsi inferiore a qualcuno. McDaniels era partito bene un paio d’anni fa ma ora forse soffre un po’ di questo complesso, limitato anche da un certo tipo di gioco ma in serata cancella il termine con un 3/3 ottimo compresa una bomba. Ottimo primo tempo con 7 punti e 3 rimbalzi.

James Bouknight: s.v.

Bimyou. Dal giapponese, “Bah… non male”, se solo giocasse… 45 secondi di nulla, sguardo sperso in panchina ma anche se la situazione per certi versi sembra quella di Monk, arriverà anche il suo momento, non si perda d’animo.

Kai Jones: s.v.

Jeong 정, parola coreana che travalica l’empatia, una preoccupazione, un gesto che se De André avesse conosciuto il coreano avrebbe potuto inserire ne “Il Pescatore” quando questi spezza il pane e offre il vino a uno sconosciuto assassino. Una specie di amore universale incontrollato che si manifesta autonomamente nel gesto o nel pensiero. Se Kai sta fuori necessariamente deve sperare che i compagni giochino peggio per giocare ma per assurdo che giochino bene e vincano per crescere e sentire il Jeong. 45 secondi che non servono.

J.T. Thor: s.v.

Torschlusspanik. Ansia da deadline, portare a compimento un lavoro prima che sia troppo tardi. A lui per il momento non verrà, rimane marginalmente a occupare i garbage time.

Nick Richards: s.v.

Retrouvailles in francese è la gioia di riabbracciare, incontrare qualcuno nuovamente che non si vedeva da lungo tempo. Tutte le statistiche a zero anche per lui nei 45 secondi finali. Chissà che Richards ritrovi il campo seriamente prima o poi.

Coach James Borrego: 7,5

Manda in panico con la zona i Nets e qualche veloce raddoppio su Durant senza eccedere e senza che divenga sistematico. L’attacco costruito non è un granché perché vuol giocare veloce e imprevedibile, tattica che funziona in serata con uomini nel finale on-fire. Finché funziona va bene ma quando ci saranno problemi mi piacerebbe vedere un po’ più di gioco anche se stasera qualche azione davvero pregevole si è notata.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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