Game 30 – Charlotte Hornets @ Utah Jazz 112-130

Intro

La stagione di Charlotte sino a oggi probabilmente per molti è al di sopra delle aspettative, il panorama però sta mutando velocemente.

I Calabroni hanno lasciato la North Carolina in cerca di fortuna: saranno ben sei le tappe a Est.

La prima sfida sul Lago rischia di esser salata per gli Hornets che a Phoenix rischieranno di bruciarsi prima di cercar oro nello stato californiano contro Warriors e Kings.

Le ultime due sfide avverranno la prossima settimana: Trail Blazers e Timberwolves (freschi del cambio coach i secondi) saranno le ultime avversarie.

Molte partite difficili per una squadra che non ha comunque particolari remore a giocare in trasferta con parquet oltretutto semi-deserti.

Soffermiamoci alla sfida odierna tra Jazz e Hornets.

Se i giochi del vento sul Lago Salato (come recita la canzone) non sono finiti per noi dovranno narrarcelo gli Hornets.

La sfida è improba e gli Hornets rischiano di trovarsi nello stato del Lago di Urmia (Iran), un bacino molto vasto senza però affluenti che il mutamento climatico di oggi ha reso – causa evaporazione – tragicamente e affascinantemente di color rosa…

Lago di Urmia. Iran – 26 agosto 2016 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Charlotte per cercar di sovvertire impossibilmente il pronostico si affida alla foglia Rozier e alle altre piccole foglie che in attacco cercheranno di soffiare imprevedibilmente come riccioli e refoli di vento improvvisi sul canestro dei Jazz ma a sua volta dovrà esser brava a non farsi affondare dal vento contrario che spirerà da oltre l’arco…

Analisi

Charlotte disputa una gran partita sul campo – dati alla mano – della squadra migliore della lega ma lo fa soltanto per tre quarti poi le foglie attratte dal vento sbandano e si va sulla falsariga della prima partita disputata tra i due team.

Gli Hornets, dopo aver gestito 11 punti di vantaggio inizia a scricchiolare, vanno storte alcune cose, gli arbitri aggiungono qualche piccolezza a vantaggio dei Jazz e la testa se ne va… la squadra di Snyder sale sul +1 a 12 minuti dalla fine e decide la partita rapidamente a inizio ultima frazione a suon di triple.

Le difficoltà degli Hornets erano ben note e intersecare questi Jazz con le lacune tattiche di Borrego è stato un mix rapido e letale come una fuga di gas “dormiente” che provochi un esplosione lampo e imprevedibile.

Qualcosa da recriminare con la terna, qualcosa con Borrego ma alla fine la squadra, quasi in toto, ha disputato un’ottima partita con i mezzi a disposizione.

Facile dire cosa abbia fatto saltar la partita a Charlotte (fotocopia della prima gara): in primis le percentuali al tir con i Jazz al 52,9% contro il 46,1%, dati dal più ampio divario se guardassimo solamente il tiro da tre punti con Utah al 50,9% (28/55 e record di franchigia nelle bombe messe a segno per Utah) e Charlotte al 30,6% (11/36)… Anche a rimbalzo i Jazz hanno costruito molte possibilità finendo per vincere 42-53, una costruzione passata per unire il nostro discorso da assist smarcanti per i tiratori sul perimetro, alla fine saranno 19-34 gli assist.

2-7 nelle stoppate e poco importa se gli Hornets hanno guadagnato punti nei fast break con 12-7 nelle rubate, ottimi nel convogliare nel pitturato alcune giocate di Utah.

16-21 nei TO ma non è bastato perché Utah ha segnato 23 punti con Mitchell più 21 a testa per la coppia Niang (7/7 da 3 pt.) – Ingles (7/10 da 3 pt.), 20 di Clarkson (5/10 da 3 pt.) e 10 pt. più 11 rimbalzi di Gobert.

Poco importa, questa era una partita da “stai fermo un turno” come a Monopoli, la domanda è se Phoenix sarà abbordabile per i nostri ragazzi.

Non sarà di certo semplice ma con l squadra vista per i primi tre quarti, anche se Phoenix ha impressionato nella notte battendo i T. Blazers 132-100, la si può giocare senza partir battuti in partenza.

Sarebbe ossigeno essenziale per rispondere a Miami e Washington che hanno vinto nella notte rispettivamente sui campi di OKC e L.A. Lakers side.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Palla a due tirata giù dai gialli padroni di casa che andavano a vuoto con la tripla indecisa di Conley ma dopo una banale palla persa di P.J., ben due triple sulla stessa azione di Conley tentate erano troppo per non subire un canestro open: la seconda finiva dentro portando in vantaggio i locali.

Non voleva sfigurare l’ex Hayward che da fuori trovava il pari prima di vedere Conley in angolo destro riportare avanti l’home team.

Rozier con atletico appoggio accorciava sul 5-6.

Charlotte passava avanti con un jumper elbow di Hayward ma un fallo di Rozier su Mitchell dava 3 punti a mezzo lunetta a Jazz.

Nessun problema per pareggiare vista la mobilità di Hayward che seguendo un tiro mancato di Zeller rimbalzante sul ferro correggeva al volo.

Conley replicava dal corner destro con il close-out tardivo di Ball quindi toccava a Zeller esibirsi in uno spin appoggio di sx oltre Gobert (11-12).

Utah continuava a spinger solo sulle triple e quella di O’Neale finendo dentro provocava il -4 prima che Rozier andasse dalla media al vetro per evitar la stoppata (13-15).

I primi due punti Jazz erano opera di Bogdanovic dalla sinistra ed erano seguiti da un jumper buono di P.J. e da dunk assistita per il free Favors.

A 5:58 Monk tentava la tripla e la infilandola portava i viola sul -2 anche se seguiva un parziale di 0-4 che trascinava sul 18-24 a favore della squadra di Snyder il game.

Un canestro su due dalla lunetta per McDaniels e una tripla travel per Mitchell data per buona purtroppo aumentavano il divario ma gli Hornets reagivano con Ball da fuori (22-27) e nonostante alcuni errori per parte e altri due pt. per Mitchell in drive arrivavano i Calabroni alla riscossa: LaMelo crossover e appoggio, tripla di Monk (palla non trattenuta da Miles che finiva nelle sapienti mani del Monaco sulla sinistra) e 2+1 di LaMelo a 1:33 (botta di Clarkson) sulla continuazione per il 30-29.

LaMelo aumentava il vantaggio lasciando sul posto anche Niang per arrivare all’appoggio prima che i locali pescassero la tripla del pari con Clarkson.

Un’altra tripla di Monk restituiva il +3 ma Ingles lasciato libero era una macchina e pareggiava immediatamente.

L’infrazione di Bridges sulla rimessa dal fondo era perdonata poiché lo stesso Miles si mostrava un muro su Clarkson nell’ultima azione del primo quarto.

2° quarto:

Partiva bene Rozier con due punti, Gobert in lunetta (dopo una palla fortunosamente capitatagli in mano sulla quale Biz commetteva fallo da dietro per bloccar l’appoggio) realizzava il nuovo pareggio spezzato da Hayward nel pitturato con finta e tiro su Ingles.

Conley a 10:57 con due liberi agguantava il nuovo equilibrio e Niang dall’angolo trascinava avanti i Jazz con una tripla seguita da una stoppata netta di Gobert su Biz e un rimbalzo offensivo Utah che consentiva a Clarkson di portare a casa il minibreak per il 39-44.

Time-out a 9:38 degli Hornets per riordinar le idee e non far scappare gli avversari: ottimo bound pass dal post sx di Zeller per il taglio verticale sul bordo opposto di Hayward con ottimo appoggio al quale seguivano due FT (affondati) per Zeller (secondo fallo di Gobert) e 43-44.

Altra tripla di Niang dall’angolo recuperata parzialmente da Ball dalla lunetta e totalmente dall’assist corto di P.J. per Zeller che schiacciava il 47 pari.

Hayward compiva il delitto perfetto con una difficile steal perfezionata su Favors e il zigzag layup del nuovo vantaggio a 6:46…

L’undicesimo tre punti valido Jazz (opera di Clarkson) colpiva nel segno per il sorpasso ma Rozier con l’entrata di sinistra batteva Favors per il controsorpasso (51-50).

Si giungeva quindi sul 53 pari prima che Bogdanovic, cercando il fallo, trovasse via libera sul piede perno per allungarsi al vetro oltre Rozier e metter il +1 Jazz ma una tripla frontale no fear di P.J. Washington riportava i purple sopra con il minimo vantaggio.

Bogdanovic batteva anche McDaniels nei pressi del ferro ma Miles andava all’ultimo istante a tirar giù una stoppatona sull’ormai rintronato Favors che osservava Bridges colpir da fuori a 3:23 per il 59-57.

O’Neale in power dribble spingeva dentro l’appoggio ma a 2:41 la sua successiva schiacciata vincente era annullata poiché lo stesso commetteva interferenza giochicchiando con l’anello, rimanendo troppo appeso…

Ball attaccava la linea di fondo passando il canestro: arresto veloce e appoggio oltre al corto Conley, steal di LaMelo, appoggio mancato di Rozier in transizione che faceva far un figurone a Rozier in estetica put-back dunk per il 63-59.

Charlotte giungeva a 1:07 su +8 con un teardrop di Ball su Gobert e Hayward ma nel finale uno 0-5 mangiava punti con la tripla di Ingles a :02.8 a determinare il comunque buon 67-64 del primo tempo.

3° quarto:

Dopo un minuto e ventidue secondi la situazione tornava in parità per effetto dei canestri da due di Bogdanovic e Rozier più il two and one di Mitchell.

Charlotte tentava di ripartire con Ball da tre, Hayward anticipava in salto un lob per Gobert e segnava il 74-69 in jumper.

Catch n’shoot di P.J. per l’8-0 run che trascinava la squadra di Borrego sul 77-69.

Un ½ dalla lunetta di Bogdanovic portava la situazione sul 77-70 ma lo splendido giro sul piede perno al limite di Hayward con tiro sopra Gobert più l’ottima difesa di Rozier che favoriva la dunk in transizione di P.J. mandavano i Calabroni su un inaspettato vantaggio in doppia cifra (81-70).

Favors metteva dentro due punti, Monk mancava due FT, Mitchell con un long 3 diceva che tutto stava per volgere contro nonostante P.J. Washington fintasse un consegnato per poi colpir da fermo da tre punti (84-75).

Bogdanovic cambiava lato e Ingles ringraziava colpendo dall’angolo, Hayward mandava a vuoto un paio di bombe tentate e Mitchell in entrata a 5 minuti esatti dalla terza sirena riduceva il gap a 4 pt. (84-80).

P.J. Washington reggeva la squadra con altri due FT ma Ingles, dopo aver mancato un appoggio in solitaria avendo passato McDaniels segnava con la sua specialità da oltre l’arco per il -3.

Cominciavano a fioccare piccolezza contrarie: la terna fischiava un “fuori” a Bridges che non pareva esserci (sulla palla) tenuta viva rientrava sul parquet ma per l’arbitro lì appostato (avrà visto meglio di me?) era out, Monk segnava con un gran reverse rapido oltre il ferro facendo sbattere Niang (aiuto) su Clarkson (marcatore in rincorsa).

Gobert dalla linea andava per due punti (fallo di Biyombo) ma il congolese con un jump hook restituiva e dopo uno sfondamento netto di Biz, ecco che sui cambi gli Hornets si trovavano in sei con McDaniels appena dentro il rettangolo di gioco.

Gli arbitri andavano a rivedere sulla chiamata della bench di Utah, Borrego lamentava qualcosa sul tempo concesso ma per la terna era tecnico che a :59.9 Clarkson mandava a segno per il 90-86.

Era ancora il tricotico giocatore in maglia gialla a metter dentro in entrata spingendo (a mio parere troppo Miles che fungeva da parete mobile, completamente spostato) per il 90-88.

Quando LaMelo esagerava da te mancando il bersaglio e Niang (perfetto in serata) metteva dentro l’ennesima tripla il sorpasso era servito.

Un punto solo da recuperare ma inerzia e mente dalla parte dei Jazz ai quali non era nemmeno fischiato un secondo travel di Mitchell (opzionali in NBA, soprattutto perle star).

4° quarto:

I due minuti non ristoravano gli Hornets che con una combo panca/titolari naufragava velocemente: arrivava il primo canestro dal campo di Gobert (alley-oop).

Clarkson segnava da tre andando oltre Rozier mentre Hayward a furia di jumper frontali arrivava a quote interessanti così il 92-96 dava qualche speranza.

Purtroppo per noi, Utah si ricordava (dopo un quarto a sparacchiare) d’esser una squadra ottima nel tiro da fuori: Clarkson colpiva ancora oltre Hayward e nonostante il time-out voluto da Borrego ecco Niang che portava il divario sui 13 punti (92-105).

Un 2-20 run che gli Hornets non sapevano come affrontare: Zeller e P.J. erano respinti nella stessa azione da Gobert così la tripla di Conley a 8:54 scriveva la parola fine alla partita.

Utah saliva sul +19, Gobert prendeva un tecnico ma saltavano due FT per Zeller dopo il challenge voluto e vinto da Snyder.

Charlotte tentava di rientrare in partita con Monk e i suoi 5 pt. in un parziale di 7-0 per il 101-113 a 5:57 dalla fine ma per Utah c’era tempo per superare il proprio record di franchigia di triple (non vi sto a dire contro chi l’avevano appena ottenuto) e chiudere sul 112-130 (20-41 nel quarto) una partita che sembrava impossibile da vincere già in partenza.

LaMelo Ball: 6,5

21 pt. (8/20), 7 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, -3 in +/-. 3 TO. Il giovane Ball in assenza di Graham accumula minuti da titolarissimo: 38:11. Tanti e forse ne risente un po’ in precisione comunque chiude con un 8/20 non male dove stecca solo il 2/7 da tre con un paio tentate da lontano e non consigliabili quando si sarebbe potuto trovar soluzione migliore. Disputa comunque una discreta partita con un primo tempo sopra le righe nel quale sprinta per andar dentro convinto a tutta velocità e ci riesce sempre poi forse finisce la benzina affievolendosi un po’.

Terry Rozier: 5,5

12 pt. (5/11), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, -26 in +/-. 2 TO. L’osservato speciale. Avrei scommesso che per questa partita Terry sarebbe tornato sulla terra. La difesa, se aiutato, non è malvagia, in attacco lo 0/4 da fuori fa notizia anche se un tiro arriva a metà game ed è un buzzer beater mancato da metà campo ma non mette tiri da fuori Compensa con un paio di giocate atletiche in entrata e un tiro che bacia il vetro e finisce dentro su un uno contro uno.

Gordon Hayward: 6,5

21 pt. (9/15), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -12 in +/-. Non perde palloni e fa di tutto un po’. Peccato che insista sul tiro da tre, ne manca un paio delicati nel momento del recupero di Utah. Scava goccia a goccia il suo tabellino con tiri frontali. Dal pitturato è una garanzia e mette un tiro splendido andando oltre Gobert dopo un giro sul piede perno, bello anche un up & under su Ingles sempre nel secondo tempo. Con la crescita di Ball e Rozier rimane un po’ in disparte o almeno, è meno coinvolto nel gioco probabilmente rispetto alle prime uscite nelle quali prendeva per mano la squadra anche prendendo i suoi tiri. Senza forzare deve tornare a farsi valere di più. Una brutta caduta in entrata da sinistra sulla quale il suo corpo finisce sopra il suo polso destro. Si rialza dolorante.

P.J. Washington: 6,5

17 pt. (5/9), 3 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, -17 in +/-. 5 TO. C’è il P.J. che inizia la partita perdendo il pallone in palleggio e continua finendo con 5 TO e quello che ruba palloni, smista assist secondari ma precisi e realizza anche da fuori. Un bel blocco nel primo tempo per far andar dentro LaMelo, ritrova anche la mano da oltre l’arco con un 3/5 fluido nel quale spicca una tripla con finta di hand-off, mezzo giro di busto rimanendo sul posto e bomba sparata in faccia al difensore. Da una spinta alla squadra in alcuni momenti eppure prende un -17 in plus/minus.

Cody Zeller: 5,5

8 pt. (3/9), 7 rimbalzi, 3 assist, -3 in +/-. 3 TO. 4 PF. A volte insiste troppo lì sotto come quando prova a battere Gobert ma no ci riesce. Bene a rimbalzo ma troppi TO, su uno nell’ultimo quarto si addormenta cercando d’organizzare l’azione. Tenta una tripla dall’angolo nel primo tempo salvata e corretta da Hayward. Buon assist schiacciato dal post per Hayward e ottimo spin per batter Gobert nel primo tempo ma quando conta si fa stoppare dal francese. Si arrangia un po’ con il mestiere e nel finale gli vengono tolti due liberi dopo il challenge chiamato da Snyder ma guadagna un tecnico per la squadra per le proteste di Gobert ma a suo confronto non è un fattore.

Miles Bridges: 6,5

5 pt. (2/6), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -11 in +/-. 2 TO. Partita sacrificata in difesa a prender di tanto in tanto il giocatore on-fire, spesso è un muro. Peccato per l’infrazione sulla rimessa dal fondo ma si fa perdonare tenendo Clarkson magnificentemente nei secondi finali del secondo periodo. Di tutto un po’ ma a piccole dosi. La sua tripla di serata c’è anche se ne manca altre due. Non è dispiaciuto anche se non è stato un fattore ma la solita energia l’ha messa a disposizione della squadra.

Malik Monk: 6,5

20 pt. (7/12), 6 rimbalzi, -16 in +/-. Gioca 23:49, non uno specialista difensivo ma almeno 6 rimbalzi sul nostro lato li porta a casa mentre fa 4/8 da tre. Peccato si perda un po’ in una delle fasi decisive mancando due liberi. Segna un incantevole reverse layup e spinge con 5 punti l’ultimo tentativo di rimonta. Discreto apporto.

Bismack Biyombo: 5

2 pt. (1/2), 1 assist, -10 in +/-. 1 TO. 4 PF. Prestazione scarsissima. Falli a parte commessi su Gobert per limitarlo, in 13:52 non cattura nemmeno un rimbalzo, tiene una palla viva per Bridges ma gli arbitri dicono che Miles era fuori… Sbanda con McDaniels in difesa tra qualche raddoppio accennato e posizioni non sempre ideali. Segna in jump hook il suo unico canestro, non gli si chiede di realizzare, non è il suo mestiere ma ci si aspettava una difesa generale migliore.

Jalen McDaniels: 5

4 pt. (1/5), 5 rimbalzi, -9 in +/-. 24:52, 2/4 FT. 4 punti con uno 0/3 da oltre l’arco, due falli (uno dei quali fischiato solo perché si chiama McDaniels, era fermo in contenimento), un tecnico per esser stato il sesto uomo sul parquet nonostante un allenatore lo prelevi per trascinarlo fuori, disattento soprattutto in fase difensiva dove le posizioni dal mio punto di vista non sono ottimali. Si fa passare da Ingles, probabilmente lo tocca da dietro facendolo sbagliare. Da qualcosa a rimbalzo ma la prestazione è insufficiente.

Cody Martin: s.v.

0 pt. (0/0), -3 in +/-. Entra a 3:02 dalla fine solo per salutare. C’è ma non si vede, zero in tutto ma la partita non contava più nulla.

Coach James Borrego: 5,5

Imbriglia Gobert, la squadra tiene per tre quarti ma si notano sempre le lacune difensive sulla zona, specialmente in angolo, laddove scende anche la distanza per realizzare la tripla. Non sempre abbiamo lasciato liberi i loro tiratori: è stato un mix tra triple contestate, tiri contrastati ma che i Jazz hanno messo sfruttando l’altezza maggiore (Ingles e Bogdanovic), close-out tardivi e open 3 (comunque troppi). Bravi i Jazz a muover palla o scarsi noi? Ambo le cose, la squadra con una rotazione mista in campo nell’ultimo quarto è saltata in aria sulle rotazioni e la partita si è decisa nello spazio breve di tre minuti. Adesso c’è da andare a Phoenix, campo non facile, la squadra c’è ma c’è da rivedere qualche meccanismo e qualche suo interprete difensivo che si perde in show o posizioni non ottimali, aldilà che quell’uomo piantato tra il pitturato e l’arco sul lato debole sia sempre troppo distante e a volte ne debba marcare due…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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