Game 34 – Charlotte Hornets @ Portland Trail Blazers 111-123

Intro

Sarebbe piacevole visitare Portland, città dove la natura si insinua nel suo e dove alcune strade sono divenute ossimoricamente silenziosamente famose grazie ai nomi dati da quel genio di Matt Groenig (laureatosi anche in matematica e fisica), autore de i Simpson.

Groening è nato e cresciuto a Portland: Flanders, Lovejoy e Quimby sono omaggio a queste strade facenti parte della città dov’è nato e cresciuto.

Dal punto di vista cestistico la città si dimostra, invece, una delle più inospitali in NBA per i nostri colori.

Nelle sei trasferte da Hornets 2.0 non abbiamo mai vinto in Oregon anche se l’anno scorso perdemmo di soli tre punti, inoltre arrivammo vicini alla W anche in occasione di un OT perso e nella prima sfida del novembre 2014 persa di due punti.

Alla vigilia della sfida non sembrerebbero esserci possibilità di sovvertire il pronostico se Graham, Zeller e Hayward dovessero perdurare nella loro assenza.

Ridere e sorridere in maniera intelligente – in generale o sulle avventure dei Simpson – che ricalcano e caricaturizzano (non so con quanta distanza dalla realtà) il modello americano però fa anche riflettere per prendere spunti da modelli comportamentali da non imitare.

Se Ball, Rozier, Monk e Bridges continueranno a usare la testa e a divertirsi potremmo provare a invertire la tendenza regalandoci una gioia nel lontano nordovest.

Analisi

Occasione sprecata a Portland contro una squadra disperatamente alla ricerca di una vittoria dopo una striscia di 4 L consecutive.

Continua la tradizione estremamente negativa a Portland per gli Hornets che privi di Hayward, Zeller e Graham cedono alla maggior esperienza degli avversari che, combinata con il fattore triple, decide la partita.

Pesano maggiormente le assenze dei Calabroni che poco lucidi e menomati vanno in confusione nel finale di terzo quarto e a inizio ultimo quarto mostrando il fianco alla squadra di Stotts tra transizioni e triple subite.

Le energie di Charlotte dopo il back to back con prima a Sacramento, calano drasticamente nella seconda parte, o meglio, si da fondo a tutto ma vengono a mancare precisione e idee, anche difensive e la partita scappa via senza rimedio nonostante la zone press a tutto campo di Borrego duri per un buon 7-0 run ma per rientrare non basta.

Portland finisce in scioltezza quando le marcature, anche a zona, paiono non esistere più e Anthony sigilla il match da un possibile veemente rientro degli Hornets a nove code (un po’ come la volpe di Naruto) nel possibile crunch time…

Le statistiche secondarie tra i due team non sono eccessivamente difformi: 12-12 nelle rubate, 25-26 negli assist, 5-7 nelle stoppate, 16-15 nei TO ma a decider la partita sono le percentuali dal campo.

Charlotte con i comprimari della panchina fa quel che può tirando con il 48,9% dal campo e con il 44,1% da tre punti ma la difesa degli Hornets concedendo il 46,8% dal campo e il 53,5% da tre finiva per far fare anche il record di triple a Portland (24 subite) con un Covington in serata (5/7 da 3 pt.).

Fast break, second chance e punti nel pitturato sono tutti dalla nostra parte ma non basta…

Per i Trailblazers sono stati 29 i punti di Anthony (6/10 da tre), 23 quelli di Lillard seguito da Covington con 21 pt. e 10 rimbalzi, 17 pt. per Gary Trent Jr. e per finire con i player in doppia cifra, la coppia Little/Kanter ne ha aggiunti 11 a testa con il secondo capace di catturare anche11 rimbalzi.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Sulla palla a due tirata nella metà campo dei Blazers compariva Cody Martin che intercettando la palla lava il via all’azione che lui stesso chiudeva in taglio su assist di P.J. per il 2-0.

Lillard iniziava bene con una tripla ma i Calabroni pungevano con Ball in cambio mano volante in entrata.

Un floater di Covington dava il secondo vantaggio a Portland e Kanter agganciando un lob superava un Biyombo attardato.

Ci pensava Ball a pareggiare con una tripla tirata in modalità “sicurezza disarmante” a 9:49 prima di vedere i locali ripassare avanti con Trent in jumper.

Un deep 3 frontale di Ball (giunto a 8 punti) riportava avanti la squadra del North Carolina (10-9) che difendeva forte con Ball, palla salvata, ripartenza con bound pass schiacciato per il veloce reverse di Rozier oltre ferro e Trent.

Kanter con un rimbalzo offensivo accorciava da sotto (12-11) poi Rozier e Trent allungavano sul 15-14 e un’altra tripla – firmata Lillard – restituiva il vantaggio alla squadra della RIP City.

A modificare le cose ci pensava la coppia Bridges-Biyombo: il primo in entrata rimbalzava su due difensori ma passando fuori equilibrio corto sulla destra liberava Biz che sotto canestro schiacciava il apri.

Rozier viaggiava alto in appoggio attaccando una difesa svogliata e successivamente era ancora “Scary” in penetrazione a produrre due pt. con lo scarico ravvicinato per Biz che salendo quel tanto che bastava faceva arrampicare la sfera oltre il cerchio.

A 4:16 arrivavano anche due FT per Biz che sprecava malamente per incrementare il suo bottino ma Rozier con un tap-out teneva viva una palla messa dentro in penetrazione da Monk per il 23-12.

Portland accorciava ma Malik da 3 a 3:20 (schermato da Biz) catapultava il 26-17 per un fantastico inizio.

L’entrata di Trent più il fallo di Malik consentivano ai bianchi di accorciare a -6 ma uno sfondamento di Little su Caleb Martin e un appoggio acrobatico del gemello appena rientrato dal Covid-19 (fallo per il taglio di Lillard ma FT mancato) ridavano linfa ai Calabroni a 3:05.

Caleb catapultava anche la tripla dalla diagonale sinistra facendo salire il vantaggio sul +11 (31-20) prima che Portland nel finale riuscisse ad accorciare nonostante una difficile alzata di Malik al vetro oltre Hood con una tripla finale di Covington su scarico di Lillard per il 33-27.

Caleb Martin appoggia il possibile two and one in entrata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

I due minuti di stacco non parevano far bene a Charlotte che subendo due triple (Anthony e Covington) si faceva riassorbire a quota 33 prima di riuscire a riportarsi copra con una bomba di McDaniels dalla destra.

Un fallo di Little da dietro su Monk in entrata a 10:33 consentiva al nostro numero 1 di portarci sul +5 ma ancora una volta la squadra di Stotts trovava il pari per ben due volte con P.J. a realizzare il 40-38 prima di essere colpiti da una dunk a una mano di Anthony che mandava gli Hornets in time-out a 7:59.

L’inerzia pareva esser più favorevole ai padroni di casa che fermavano P.J. con Covington e colpivano con Anthony (fallo di Caleb) con un two and one ai quali gli arbitri assegnavano la continuità.

Caleb si faceva perdonare con la tripla dalla sua mattonella diagonale sinistra (43-43) ma i Blazers acquisivano 5 punti di vantaggio grazie alla tripla di Covington in formato mumbo.

Rozier con le triple in back to back ci riportava sopra (49-48) a 5:07 tuttavia pareva non esserci modo di fermare Covington che con la quarta tripla di serata su altrettante tentate saliva a quota 16 a 4:42.

L’appoggio di destra di Bridges, La tripla di Dr. Jones Jr. e la terza bomba di Caleb Martin (frontale questa volta) non facevano che alzare il punteggio a quota 54.

Il blocco del pari non era rotto sino alla fine poiché i T. Blazers prendevano 5 punti di vantaggio anche grazie alla tripla di Lillard (54-59) ma dopo qualche errore in appoggio (Bridges e Biz) ecco l’anticipo di Rozier a metà campo su un passaggio rischioso del numero 23 per la superiorità numerica concretizzata da Cody Martin.

In più Biyombo stoppava l’entrata appoggio di Lillard così Ball a :25.8 pareggiava a quota 59.

Tutti negli spogliatoi e tutto da rifare per gli ultimi 24 minuti.

3° quarto:

Non partiva però bene Charlotte a inizio quarto che mancando tante occasioni(Cody Martin in transizione, Ball stoppato da Jones Jr. e tripla open di Rozier sul ferro) accumulava ritardo nonostante Ball mettesse dentro un’entrata dopo l’hand-off con Biyombo servito per liberarsi si un aggressivo Lillard.

Dal canestro sotto di Kanter alla tripla in transizione di Trent a 8:45 i Calabroni accumulavano un ritardo di 7 punti (61-68) che Borrego provava a tagliare rimediando con un time-out per riordinare le idee.

Cody martin finalmente sbloccava l’attacco di Charlotte rimanendo attivo sull’errore di Ball ravvicinato poi Biz dava un giro di lancette per lo stop di Kanter che da sotto cercando a tutti i costi il canestro finiva per appoggiare un air-ball inusuale.

Il turco si rifaceva subendo fallo da Rozier in copertura ma l’1/32 non soddisfaceva.

Ball in velocissima entrata realizzava, Covington utilizzava la modalità salto triplo per l’appoggio quindi Rozier con un fade-away in stop and pops segnava il 67-71.

Dopo due FT mancati da Monk però la squadra dell’Oregon sembrava prender il sopravento nonostante sul 71-78 Bridges in reverse layup trovasse anche l’and one per il fallo del centro turco (74-78).

Nel finale però nonostante un Ball trascinatore, arrivavano da tutte le parti gli uomini di Stotts segnavano con Kanter in appoggio, con Little in alley-oop, con una jam in fast break di Little (due errori di Caleb Martin da fuori) prima che Ball con due liberi allo scadere trovasse almeno il -9 (83-92).

4° quarto:

Partenza Hornets che ingannava nell’ultimo quarto poiché anche se la steal con appoggio mancato di Rozier, corretto a rimorchio da Bridges, ci dava i -7, la steal di Caleb Martin portava solo a una persa dello stesso così dal possibile -4 si passava al -10 con la tripla di Hood dall’angolo destro.

Il diluvio non si arrestava: Due triple di Anthony affossavano Charlotte sul -19 (85-104) prima che gli Hornets decidessero, nonostante il back to back, di pressare a tutto campo dando fondo alle loro energie.

Pareva funzionare per un po’: dopo un ½ di P.J. in lunetta e un two and one di Rozier con fantastico crossover e fallo di Hood in chiusura una deep tre di Monk più un intercetto di ball sulla pressione esercitata da Rozier e dal raddoppio di Monk (chiesto da Terry stesso) portavano al canestro di Scary a 7:38 per il 94-106.

Il 7-0 run era tagliato da un rimbalzo offensivo degli avversari che restituendo palla a Lillard lo vedevano caricare e segnare dall’angolo destro una tripla dopo aver sbagliato il primo tiro dell’azione.

Il floater di Rozier era vanificato da una mortificante tripla di Covington e gli ultimi scampoli di resistenza reali erano offerti da Ball che a 5:23 metteva dentro da oltre l’arco il 101-112.

Impresa quasi impossibile ma pensabile se solo non saltassero tutti i meccanismi: la nostra difesa lasciava spazio a Anthony che colpendo due volte da fuori entrava nel suo regno finale di partita giungendo a 29 punti con la bomba su McDaniels (107-123) prima che Monk chiudesse la gara con due entrate vincenti scrivendo il 111-123 finale.

LaMelo Ball: 7,5

30 pt. (10/18), 6 rimbalzi, 8 assist, 4 rubate, -18 in +/-. 2 TO. 5/7 da fuori compresa un deep 3 molto ipnotizzante. Gli assist ci sono, i rimbalzi anche. Limita i TO a questo giro, sta riuscendo a gestire meglio gli attacchi anche se rischia un paio di rubate, a volte è più veloce di pensiero che di mano, eppure le sue entrate veloci sono spettacolari perché gli avversari non riescono a organizzarsi in copertura. Ne affonda una in schiacciata non trovando resistenza e nel terzo quarto è l’unico che regge l’urto con una tripla, due liberi e cercando di innescare i compagni.

Terry Rozier: 6,5

20 pt. (8/17), 2 rimbalzi, 6 assist, 4 rubate, -8 in +/-. 3 TO. Molto meglio dell’uscita precedente. Non riesce a esaltarsi eccessivamente nell’ultimo quarto perché non sente l’odore della preda: Portland è troppo distante e lui mette qualche punticino, nulla più. All’inizio mette un buon reverse mentre a inizio ultimo quarto ruba un pallone, manca in appoggio il tiro ma Miles corregge. Due triple di seguito nel primo tempo ci danno il vantaggio (49-48), alla fine i suoi punti li segna, si sacrifica spesso in chiusure impossibili sotto canestro o su difese improbabili non convogliando sempre le energie in fruttuose difese ma a volte necessarie. Buona partita a livello di rubate (grazie alla pressione posta) e negli assist, tende però in entrata a perder troppi palloni quando va a tagliare in palleggio nel cuore del pitturato.

Cody Martin: 6,5

8 pt. (4/9), 9 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, +1 in +/-. 2 TO. Parte bene con il recupero sulla palla a due e il taglio che porta al 2-0 da lui firmato. Fa quello che solitamente fa Miles, grande energia e ottima difesa quando i cm non gli dicono male. Rimbalzi, rubate e pressione sul portatore di palla sono il suo pane ma è in grado di realizzare anche punti. 0/2 da fuori mentre è più concreto da sotto o da distanze inferiori.

P.J. Washington: 4,5

3 pt. (1/8), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, -21 in +/-. 4 TO. Dopo la big night a Sacramento finisce le energie a Portland smarrendo la precisione. Va in striscia e si nota subito dalla prima tripla storta da destra verso l’interno del ferro che non ha confidenza con questi canestri. 1/8 finale con tanti errori da due punti (solo 0/1 da fuori) e palle perse: la sua apertura (troppo lunga) in angolo destro, intercettata nel finale è un’altra brutta scelta.

Bismack Biyombo: 6,5

6 pt. (3/4), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata, +4 in +/-. Biyombo si riprende dopo due partite tra l’anonimo, il fantasmatico e il danno preterintenzionale. 28:52 e altra partenza da titolare. Regge bene l’uro con Kanter spesso costringendolo anche a un sottomano air-ball, roba che non si vede spesso da parte di un centro d’esperienza. Non velocissimo ma in toto il suo contributo difensivo lo da fungendo anche da efficace terminale offensivo quando chiamato in causa. Palla in mano non sa che fare se non girare sul piede perno poiché non ha un tiro dalla media, lo si vede sull’hand-off per Rozier che finisce per perder palla pressato.

Miles Bridges: 6

9 pt. (4/8), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -2 in +/-. 2 TO. 28:17 sul parquet. Segna a rimorchio di Rozier e così è anche la sua partita. Comprimario di lusso cercando punti di rottura dopo i titolari non sempre è preciso ma finisce con il 50,0% dal campo tentando solo una tripla e sbagliandola. Mi sarei aspettato più rimbalzi garantiti da lui, per il resto con la difesa che cambia che abbiamo, imputargli certe colpe difensive sarebbe eccessivo.

Jalen McDaniels: 6

5 pt. (2/3), 3 rimbalzi, 1 stoppata, -5 in +/-. Gioca solo 8:49, non perde palloni (questo già fa notizia) e equilibra un air-ball da tre punti controbilanciandolo con una stoppata. Nel baratto ci sono anche una tripla dal lato dx, tre rimbalzi e una tripla presa in faccia da Anthony nel garbage time per una difesa non certo ineccepibile. Una sufficienza la merita.

Malik Monk: 6

19 pt. (7/13), 2 rimbalzi, 2 assist, 0 in +/-. 2 TO. Segna gli ultimi due canestri Hornets. Fa una partita dignitosa, discreta ma non eccezionale. 3/7 dall’arco mentre spesso sono buone le sue penetrazioni che costringono al fallo gli avversari. Casualmente, dopo un suo 0/2 dalla lunetta la partita si gira dalla parte della squadra dell’Oregon.

Caleb Martin: 5,5

11 pt. (4/8), 5 rimbalzi, 1 rubata, -11 in +/-. 1 TO. Parte davvero bene segnando tre tripla, finirà 3/5 mettendo dentro anche un appoggio acrobatico ma mancando due FT su un two and one (sul primo gli arbitri effettuano una chiamata invalidandolo lo graziano). Nel finale di terzo quarto manca due triple non fornendo un’adeguata copertura difensiva sulle transizioni. Sempre attivo come il fratello, manca un po’ di qualità, qualche cm e un pizzico d’esperienza in più.

Coach James Borrego: 5,5

Forse non poteva far di più senza tre titolari ma l’alibi regge sino a un certo punto. Gli Hornets partono bene e aggressivi in difesa guadagnando dai fast break, poi, dopo un time-out Portland riporta la partita in galleggiamento e tra il finale di terzo e l’inizio di quarto periodo decide la partita. Gli Hornets erano stanchi in back to back ma Ball a parte paiono non essere una gran minaccia ma soprattutto, dopo la buona intuizione di una zone press, avrebbe dovuto seguire un’adeguata rotazione difensiva che invece è scombinata da uno o due semplici passaggi, inoltre a rimbalzo si soffre e si lascia libero troppo spesso il tiratore (Anthony un paio di volte) con km di vantaggi.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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