Game 4: Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 129-140 OT

Intro

Magellano salpa da Cadice nel 1519 per raggiungere le isole delle spezie attraversando l’oceano australe.

La nuova frontiera mira ai soliti obiettivi commerciale ed espansionistici ma completa anche la cartografia terrestre.

Nel 1775 James Cook sentenzia: “Se non ho scoperto il continente australe è semplicemente perché non esiste”.

In realtà a parte la grande Australia e le poche altre isole maggiori, esiste un microcosmo composto da isolette, disseminato e sperso tra le onde, sconosciuto ai più.

Pare che – un po’ alla stessa stregua – la più misconosciuta delle squadre NBA (gli Hornets ovviamente) siano emersi dalle acque erompendo come potenza vulcanica nelle prime tre partite.

Una squadra che si difende meglio e con un attacco variegato ed eruttante (vedere Martin e Smith contro BKN ieri).

Probabilmente, anche se sono considerati una piccola realtà rispetto ad altre, da ieri qualcuno si è accorto che esistono gli Hornets.

Manteniamo i piedi per terra anche se parliamo di un “continente d’acqua” in metafora ma gli Hornets vogliono dimostrare di essere potentemente fluidi e hanno bisogno di continuare a ottenere risultati cercando di battere i temibili Celtics in una sfida che aggiunge l’insidia di un back to back.

Il pubblico amico potrà dare nuove energie e nuova linfa a questi young Hornets?

Andamento della partita

Gli Hornets partivano lanciatissimi rispetto alle altre partite sin qui giocate.

Era Charlotte ad avere la meglio in una partita dal ritmo veloce con soluzioni spesso cercate da oltre la linea dei tre punti molto spesso anche se Schroeder metteva dentro da fuori alla prima occasione.

Oubre Jr. a 11:16 pareggiava dalla diagonale destra e dalla stessa posizione Bridges raddoppiava mentre l’hook di Plumlee in girata portava sull’8-3 il punteggio.

Un reverse di Tatum dalla linea di fondo era seguito dalla bomba di ball dalla stessa fortunata mattonella dai quali i compagni avevano sprigionato i loro tiri vincenti precedenti (11-59 ed era ancora ball a fornire il materiale a Plumlee per l’avvincente alley-oop del 17-9.

Dopo una tripla di Schroeder, un avvicinamento old style di Plumlee con appoggio oltre Brown e la seconda tripla di Oubre Jr. allontanava noi Calabroni a 4:49 sul +10 (22-12) un divario che la panchina di Boston + Tatum mangiava totalmente nei minuti restanti del primo quarto complice l’ingresso in campo di Jabari Parker che con un 4/4 (11 pt. Compresa la tripla finale) contribuiva ad appianare sino al 33 pari alla prima luce rossa.

Il secondo quarto era ancora più assurdo perché giocato a ritmi impressionanti tenendo conto del back to back.

Gli attacchi prendevano spesso il sopravvento in una fase di sorpassi e contro-sorpassi: Oubre Jr. con un catch n’shoot dall’angolo destro realizzava il 46-44, e mentre si saliva sul 48 pari (bella la stoppata di Plumlee su Williams e la transizione che portava Ball con noncuranza a servire all’indietro Bridges per una dinamitarda jam nel traffico) con un ritmo sempre più incalzante e parossistico arrivavano due triple di Ball, la seconda a 6:36, una crazy deep che lanciava Charlotte sul 54-48.

I Celtics però non demordevano avvicinandosi con una tripla di Tatum e Hernangomez da sotto sul 54-53 mentre Oubre andava sul 5/5 da tre punti lanciando Charlotte sul +4 raggiunta poco più tardi mentre Kelly mancava la sua prima tripla.

Borrego chiamava un time-out non contento della difesa a 3:47 ma gli attacchi continuavano ad avere la meglio e l’eccitazione per i sorpassi non si spegneva benché i Celtics con la tripla di Schroeder nel finale andassero sul +4 ma un veloce arresto e tiro di Smith portasse il risultato finale del primo tempo sul 66-68 poiché Williams mancava due liberi a :27.9.

Simili molte statistiche a partire dal 25-24 a rimbalzo, pari con i 18 assist a testa, 3-2 nelle stoppate, a fare la differenza il 3-7 nei TO mentre il 53,1% di Charlotte era superato dal 55,1% dei Celtics benché il 56,5% di Charlotte da 3 fosse superiore al 44,0% di Boston.

Oubre guidava con 15 punti Charlotte seguito da Bridges con 14 mentre Tatum, difficilmente arrestabile per gli Hornets ne realizzava 21 seguito da Parker con 13 e Schröder con 12.

Terzo quarto ancora incerto con i Calabroni che dal pari sul 75-75 trovavano un +5 con uno step-back notevole di Ball da tre punti e un lancio dello stesso per Hayward saltava Schröder e andava in touchdown con Hayward per l’80-75.

La reazione di Boston però si concretizzava con uno 0-7 figlio delle triple di Tatum e Brown (80-82) che portava Borrego al time-out (peccato per un errore di Miles da sotto antecedente all’ultima Bomba targata Boston).

A 5:29 i Celtics allungavano sul +4 con Williams e più tardi la squadra del Massachusetts arrivava anche al +6 con Tatum oltre Oubre Jr. per l’88-94 ma Charlotte non demordeva arrivando al -1 con un pick and roll tra Ball e Richards che produceva un two and one mentre da un contropiede Smith trovava McDaniels nell’angolo per la tripla del 96-94.

La soluzione con la doppia guardia Ball/Smith funzionava mentre il ritocco di Oubre con un ½ dalla lunetta chiudeva il tempo sul 97-94.

Partiva bene Charlotte nell’ultimo quarto con la stoppata al limite di Richards sul fing and roll di Parker mentre Miles bombardava in dunk sull’altro fronte.

Due liberi di McDaniels e un’incursione dello stesso lanciavano sul 107-102 Charlotte anche se l’ala prendeva un flagrant 1 per una manata rifilata in pieno volto al n° 12 Williams mentre era intento ad appoggiare.

Boston riusciva a mettere soltanto i liberi mentre Charlotte veleggiava sul 110-102 a 7:04 dalla fine dopo un fade-away di Hayward.

A 6:27 Hayward, attorniato nel pitturato, scaricava intelligentemente per l’open 3 di McDaniels (113-102) e un fallo intenzionale su Plumlee a 6:06 portava un altro punto nelle casse degli Hornets che incassavano da sotto il canestro di R. Williams dopo uno 0/8 dal campo dei Celtics nelle ultime battute.

Richards, osservato da Hayward schiaccia davanti alla difesa bostoniana.

Finita?

Figuriamoci… dopo una dunk di Plumlee servito da McDaniels era servito all’assistente Triano un tecnico per lamentele e i Celtics con Brown e Tatum si rifacevano sotto anche se era annullata per un’interferenza un canestro di Tatum.

Boston con una dunk di Brown in transizione entrava negli specchietti sul 119-116 mentre il sorpasso avveniva con una dunk in alley-oop di R. Williams fornita da Tatum (119-120).

Ball segnava da tre il sorpasso ma dalla lunetta Tatum pareggiava fino ai pasticci finali delle due squadre che mandavano all’OT la partita.

Partiva meglio Boston che sul +4 si faceva però superare da Bridges e Ball (altra bomba) ma gli errori di LaMelo, Oubre Jr. & soci nel finale costavano caro perché Boston prendeva il largo con l’iconica schiacciata di Brown su Bridges.

Il più ampio distacco del match si aveva a fine partita ma come detto gli Hornets, nonostante ciò, ci sono ancora.

Analisi

Charlotte sfiora la vittoria in una partita ondeggiante e incerta che entrambe le squadre avrebbero meritato ma che i Calabroni avrebbero potuto portare in porto nel finale di quarto quarto.

Il pubblico c’è, il rumore e l’entusiasmo si sono fatti sentire nonostante i numerosi fan “infiltrati” dei Celtics.

Peccato per la sconfitta poiché una vittoria avrebbe dato più energia a un ambiente molto più carico del recente passato.

I Calabroni, reduci dal back to back, si spengono un po’ nel finale di ultimo quarto e nell’OT quando qualche errore di troppo di gestione e al tiro lanciano i Celtics al massimo vantaggio durante il match.

A parte il dispiacere per la sconfitta però, con i dovuti correttivi, non sembrano esserci particolari motivi di preoccupazione, la squadra è viva, nel caso della sconfitta si possono imputare alcune migliorie da effettuare e magari evitare per il futuro qualche forzatura di troppo oltre che alle assenze di Rozier e P.J. Washington da non sottovalutare.

Agli Hornets è mancata un po’ la difesa rispetto ad altre partite (49,5% per i Celtics contro il 44,7% di Charlotte) con la coppia Tatum (41 pt.), Brown (30) a mettere insieme 71 punti per gli ospiti che hanno preso 50 tiri su 101 da oltre l’arco finendo con il 38,0%.

Dettagli fare la differenza come il 2/6 di Plumlee dalla lunetta e ancora un po’ di inesperienza di un team giovane che nonostante la sconfitta sarà richiamato a riscattarsi a Orlando mostrando di essere quel buon gruppo fatto intravedere sino oggi.

LaMelo Ball: 6,5

25 punti, 9 assist, 5 rimbalzi ma anche 6 TO in una serata che l’ha visto perdere troppi palloni e poi l’espulsione finale a partita decisa per il sesto fallo cercando su una rimessa di liberarsi di Smart. Incosciente fino al midollo sa di poter battere Williams e lo tritura più volte con triple o penetrazioni che lo portano in lunetta ma quando il tiro (comunque nettamente migliorato checché ne dicano i detrattori sullo stile) da fuori non entra nei momenti decisivi diventa un problema. In linea generale una buona partita anche se in chiaroscuro.

Kelly Oubre Jr.: 6

Kelly parte alla grande con un 5/5 da tre ma offensivamente il suo secondo tempo è pessimo (finirà con 6/16… troppi errori mentre in difesa alterna fasi nelle quali fa molta attenzione ad altre dove si fa distrarre dalla palla o rimane lontano dal tiratore raggiungibile in una zona rischiosa il che porta anche lui ad avere luci e ombre. Due errori nel finale diventano quasi una condanna. 19 pt. e 9 rimbalzi.

Gordon Hayward: 6

15 punti, 3 assist, 6 rimbalzi. Frenato dalle condizioni fisiche ipoteticamente “dangerous”, gioca con quella flemma che i più navigati streetballer hanno ma firma alcuni buoni passaggi e canestri. Servirebbe però di più da lui che chiude con un 5/12 al tiro e un -23 di plus/minus non riuscendo a velocizzare la squadra.

Miles Bridges: 6,5

25 punti, 10 rimbalzi, in doppia doppia il fresco player of the week della Eastern Conference. Miles parte bene, gioca di fisico ma non ne ha da tre (2/10). Difficile fermare Tatum quando gli capita per il resto merita di essere l’ala grande titolare mostrando iniziativa anche quando gli va male. Prende una schiacciona nel finale da un lanciato Brown tentando di opporsi. Conoscendolo, siamo sicuri sarà a buon rendere.

Mason Plumlee: 6

Possiamo mandare qualcuno a insegnare a tirare i liberi a Plumlee che sarebbero cosa più facile ad esempio del gancetto in turnaround che sfodera nel primo tempo? Non sempre un protettore ideale del ferro, arriva in ritardo un paio di volte con dei goaltending ma pizza anche due stoppate lottando a rimbalzo dove accumula 11 palle tirate giù andando in doppia doppia a 12 punti benché il 2/6 ai FT gridi vendetta. Su di lui vanno di fallo intenzionale. Comunque una presenza migliore rispetto al recente passato.

Ish Smith: 6

10 pt. (4/10), 4 assist in 23:15. Non gioca una partita strepitosa ma dalla panchina fa dignitosamente il suo e benché il fisico non lo aiuti in difesa un paio di rimbalzi e una rubata riesce a metterle nel tabellino. Meglio nella seconda parte.

Cody Martin: 5,5

Un peccato non averlo visto nelle fasi decisive, la sua tigna sarebbe servita. Un errore di gestione da parte di Borrego che gli ha preferito un Oubre Jr. che non è riuscito a fare la differenza nel finale ma avendo visto Cody non in forma ha preferito lasciarlo out. Non una grande serata con 3 pt. (1/5) offensivamente e poi 3 rimbalzi e una stoppata in 17:39.

Jalen McDaniels: 7

A parte il flagrant 1 e l’air-ball finale da conteggiare comunque, McDaniels rischia di far vincere agli Hornets la partita con incursioni e un paio di bombe nel secondo tempo che staccano gli Hornets. Un altro giocatore rispetto a quello visto recentemente e speriamo continui così. Arma in più dalla panchina.13 pt. (4/6), r rimbalzi, 2 assist.

Nick Richards: 7

7 pt. (¾), 3 rimbalzi e 3 stoppate in 13:33. Non giocando P.J. Washington per un problema al ginocchio destro, eccolo di nuovo sul parquet rilanciato da Borrego. Il giamaicano parte un po’ a freddo facendo fatica ma decolla in breve rifilando tre stoppate (altissima quella su Parker) e segnando anche il suo primo two and one in carriera dopo un buon pick and roll con Ball. Forse al posto di Plumlee nel finale ci sarebbe potuto essere lui, più affidabile ai liberi e difensivamente – anche se ancora grezzo – più carico.

Coach James Borrego: 6

Buone cose come il challenge chiamato e vinto sulla palla persa da Smart ma il gioco stasera è sembrato quasi tutto perimetrale cercando con insistenza la bomba con 44 tiri su 103 presi da fuori. Ha anche funzionato bene spesso ma vi è stato un eccesso. L’attacco bilanciato degli Hornets è un punto a suo favore con ben 7 uomini sui soliti 9 impiegati ad andare in doppia cifra.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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