Game 47 – Charlotte Hornets @ Brooklyn Nets 89-111

Intro

La trasferta degli Hornets sul campo dei Brooklyn Nets appare proibitiva poiché la disparità tra le forze sul parquet, nonostante i miglioramenti di Charlotte, resta evidente.

Le Retine puntano al titolo, gli Hornets ai playoff e per farlo devono cercare di accumulare più vittorie possibili ovunque sia fattibile.

Fattibilità dev’essere però parola sconosciuta a Im Dong-hyun, coreano, professione arciere, vincitore a Losanna nel 2008 della World Cup e di due medaglie olimpiche nel 2004 e ancora nel 2008.

Considerato uno dei migliori arcieri d’arco ricurvo al mondo (sebbene i suoi migliori anni sembrino passati) tutto sembrerebbe essere tutto normale se non fosse che il sudcoreano deve fare i conti con un problema non indifferente per la sua professione.

“Quando guardo il bersaglio non vedo bene i contorni e i colori sono sfocati”, così descrive Im la sua acutezza visiva che a sinistra è molto inferiore a una normale vista tanto da essere considerata una specie di cecità.

“Non uso un bastone, non ho un cane guida, trovo spiacevole che le persone mi considerino disabile. Tutta questa attenzione nei confronti della mia cecità non mi piace”.

Ovviamente Im in gara non si dovrà difendere da Kevin Durant e dall’armata black & white messa in piedi a Brooklyn ma gli arcieri di Charlotte dovranno prendere da lui tre esempi indipendentemente dal risultato finale: 1-Tentare di vincere la partita usando la concentrazione per creare precisione al tiro, non partire scoraggiati sentendosi menomati ma cercare di giocarsela alla pari, attrarre l’attenzione su sé stessi per spostarla rapidamente su un compagno meglio piazzato per coinvolgerlo in un tiro più semplice.

Se il pronostico sul risultato non gasa, Charlotte potrà (dovesse andar male) comunque sicuramente avere un ottimo banco di prova per confrontarsi con i prossimi team in trasferta per acquisire esperienza e ottenere una qualificazione alla quale gli esperti non hanno mai creduto.

Analisi

La partita che non c’è.

Si sapeva che il match avrebbe potuto essere il “stai fermo un turno” nel Monopoli per Charlotte che intravedeva uno spiraglio nell’assenza dei due big rivali: Harden e Durant out per infortunio in serata.

Brooklyn però risolveva la partita a inizio match chiudendo il primo quarto su un eloquente 11-32 pur senza il proprio fantastic duo.

Tra le fila delle Retine erano presenti Irving e il nuovo Aldridge (buona partita) ma a creare il vantaggio è soprattutto il sistema di gioco impostato da Nash con un penetra e scarica che Borrego non riusciva a fermare né a zona né a uomo, accennando poi a una zona press a tutto campo subito rientrata.

Si potrebbe guardare il match in maniera negativa sostenendo che gli Hornets visti questa notte non sono per nulla la quarta forza a Est mentre sul bicchiere mezzo pieno potremmo dire che, andati male i primi minuti, gli Hornets, come i sovietici nella seconda guerra mondiale, hanno guadagnato tempo risparmiando gli uomini (quasi perché Monk si è infortunato) titolari arroccandosi sui propri contrafforti per affrontare il back to back a Indianapolis in una partita verità che ci dirà se i Pacers potranno rientrare completamente in lotta per una delle prime 4 posizioni e se Charlotte sarà veramente la forza emergente della stagione a Est oppure dovrà rientrare nei ranghi di una classifica miscelata ogni sera finemente.

Sulla partita poco da dire, Charlotte è stata irretita da subito e non ha creduto di poter competere dopo aver fallito qualche tiro ed essere stata affossata dalla distanza dalla precisione dei Nets oltre ad aver mostrato gravi problemi a rimbalzo (a volte finiti lunghi con la squadra tutta nel pitturato).

Per fortuna non tutte le sere affronteremo la prima della classe sul terreno avversario per cui ora occorre chiudere il capitolo, ricompattarsi e guardare con fiducia e ardore alla partita d domani notte.

Nei Nets Green ha chiuso con 21 punti, Shamet con 17, Irving (+11 assist per l’ex Celtics) e Tyler Johnson con 15 a testa seguiti dai 14 di Bruce Brown per arrivare all’ultimo della lista in doppia cifra, Aldridge con 11 pt. e 9 rimbalzi.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Nonostante la palla a due conquistata da Biyombo più i due liberi ottenuti e realizzati da Graham a 11:21, l’inizio della squadra di Borrego era piuttosto traumatico giacché se Brown andava ad appoggiare al volo indisturbato e Harris non falliva al secondo tentativo da fuori (portando la partita sul 2-5), gli Hornets, dopo essersi portati sul 4-5 grazie a un passaggio di Rozier in drive per Biyombo che fintava e segnava (mancando l’addizionale per fallo di Aldridge), collassavano:

due triple di Green e due FT di Aldridge a 7:31 portavano i locali sul 4-13.

Rozier con un tiro lungo dalla sinistra e Irving in entrata a 5:59 chiudevano i primi sei minuti di gioco sul 6-15 con Charlotte in time-out.

Niente da fare nemmeno al rientro per gli Hornets che apparivano più imbambolati che in precedenza e dopo vari errori da ambo le parti, tornati a uomo, subivano il tap-in di Irving prima di riuscire finalmente a segnare con P.J. Washington da tre punti (frontale) a 4:35 per il 9-17.

Charlotte però faceva girar poco la palla in attacco accontentandosi di triple mancate (Hayward, P.J. e ancora Hayward) mentre i ragazzi in maglia vintage passavano a triplicare l punteggio sulla squadra del North Carolina con altri 10 punti (parziale da 12-0) chiuso da T. Johnson con la tripla del 9-27.

Hayward con un turnaround nel pitturato rompeva l’incantesimo ma ancora T. Johnson era precisissimo nel catapultare la sua seconda personale tripla di fila (11-30) quindi Green in transizione non incrociava maglie bianche per la bimane.

Zeller rubava un pallone a pochi secondi dalla fine sulla rimessa ma contrastato si allungava nell’angolo a destra fallendo la tripla sulla sirena.

Hornets non pervenuti e un po’ intimiditi nel primo quarto che rischiava di decidere la partita.

2° quarto:

Iniziava bene anche Shamet nel secondo quarto grazie a una tripla sebbene gli Hornets rispondessero con Bridges che batteva proprio il n° 20 per andare a depositare in fing and roll.

Una steal di Brown su un passaggio appena toccato da Zeller valeva la fuga da due punti mentre un fallo di Luwawu-Cabarrot su un tiro di Graham da tre mandava in lunetta il nostro play che a 9:15 portava a casa 3 punti per il 16-37.

Aldridge da tre e da due in fade-away mostrava le sue qualità mentre per Charlotte in attacco spuntava Zeller in tap-in ma T. Johnson da tre e Aldridge in post alto su Zeller avevano buon gioco nel portare sul +29 (18-47) le Retine.

Si svegliavano anche gli Hornets offensivamente con Monk bravo a fintare, far saltar l’avversario e a ricollocarsi nell’angolo destro con passo laterale prima di colpire con una bomba.

Brown metteva dentro due pt. facili ma Graham dall’altro angolo ne catapultava dentro altri tre e dopo l’entrata vincente di Irving, ecco Monk dalla diagonale sinistra trovare ancora il canestro dalla distanza.

Monk prendeva troppa confidenza provandoci dalle profondità del parquet ma il suo pallone rimbalzante sul ferro era catturato da Charlotte che sfruttava meglio la second chance per colpire dal corner sinistro a 3:56 con Bridges per il 32-54.

Hayward in fade-away andava da solo poi in taglio agganciava un passaggio di Monk realizzando in appoggio mentre P.J. Washington era limitato fallosamente da Claxton a 2:00 esatti dall’intervallo.

Le due realizzazioni valevano il 38-61, punteggio difeso spettacolarmente da Bridges che, aiutato, saliva a stoppare Irving al ferro producendo i prodromi per la transizione di Monk da due punti.

Shamet da tre frontalmente era lesto e iconico nel mostrare quanto fossero precisi i Nets in serata al tiro da fuori (13/21 nel primo tempo per un 61,9%…) tuttavia Bridges in entrata scaricando su Rozier nell’angolo a destra vedeva il nostro numero tre segnare un catch n’shoot mobile prima di entrare nel ricco finale dove Claxton splittava, Hayward ne metteva due in lunetta, Shamet colpiva nuovamente da fuori su uno sviluppo di un salvataggio procurato da Irving sulla linea di fondo ma P.J. agganciando l’assist di Monk (raddoppiato in entrata) era toccato da Claxton sotto senza che questi riuscisse a fermarlo.

Two and one, scarto ridotto di un solo punto rispetto al primo quarto ma rispetto al -29 sul quale era caduta Charlotte, la tardiva reazione era positiva.

Certamente era ancora poco poiché la difesa faticava a contenere e sarebbe servito un super terzo quarto per riportare in partita i lontanissimi Hornets…

3° quarto:

Non era esattamente il quarto da favola che serviva a Charlotte per rientrare in partita poiché lo scambio tra i maghi G (Graham e Green) da tre punti portava a uno 0-3 che allungava il brodo per la squadra di Nash abile a sfruttare il proprio sistema di gioco aldilà delle assenze importanti.

L’entrata di Rozier costituiva la fonte degli unici punti per Charlotte sino a 7:30 quando si entrava in time-out sul -30 (50-80).

Servivano altri 11 secondi a P.J. Washington in driving layup per portare a casa finalmente il secondo canestro dal campo (7:19) del terzo quarto ma c’era poco da fare nonostante Rozier in entrata, con un ½ ai liberi (errato mentre si illuminavano sui tabelloni a terra laterali le immagini del classico iettatore dei Nets intento nel gesto delle corna) e in step-back da tre punti su Claxton ritoccasse il punteggio sul 59-87.

Nel finale i Calabroni riprecipitavano oltre i trenta punti di divario con una tripla piuttosto fortunata di T. Johnson per il 60-92 ma Hayward in fade-away riusciva a metter due punti prima e anche a realizzare l’ultimo canestro del quarto grazie a una bomba che portava il punteggio a 12 dalla fine sul 65-97.

Da sx a dx per Charlotte: Wanamaker, McDaniels (sul fondo), Richards e Darling nel finale di partita. Foto tratta del sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Garbage time puro e classico quello degli ultimi minuti (estendibile comunque già dal secondo quarto) con Wanamaker a realizzare in entrata con appoggio sulla destra i primi suoi due punti in divisa Hornets per poi assistere alla tripla di Cody Martin dalla destra alla running dunk a una mano (72-92) di Zeller che a 10:21 costringeva Nash a un time-out per cercare di far concentrare i suoi un po’ troppo molli nella fase e rispedire in campo i titolari.

Monk da tre riusciva a metter dentro il -17 (75-92) ma cinque punti di Brooklyn (ecco un’altra tripla, questa volta per mano di Harris) riallontanavano una Charlotte capace sì di riprendersi il -17 con una steal e assist di Wanamaker per Bridges da tre nell’angolo sinistro (80-97) ma l’evento era lo sfondamento di Monk sul quale il giocatore si faceva male alla caviglia destra e doveva esser trasportato fuori a braccia.

Finiva in super garbage con gli elementi quasi sconosciuti della panchina (Richards, Darling) per un 89-101 che comprime ancor di più la lotta per il quarto posto a Est.

Devonte’ Graham: 5,5

13 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata, -24 in +/-.1 TO in 20:31. Non sforna assist ma qualche buon pallone lo distribuisce (vedi Cody Martin che non prende un tiro dalla sinistra pur avendone il tempo nel primo tempo) sembrando più attivo dei compagni e meno intimidito. Chiude con 10 pt. la prima frazione guadagnando 3 FT ma con un totale di 13 e 5 FT (tutti a segno) in poco più di 20 minuti d’impiego. Travolto dai titolari opposti non solo per propri demeriti, risulta comunque meno malvagio di ciò che possano dire i numeri.

Terry Rozier: 5,5

12 pt. (4/11), 5 rimbalzi, 3 assist, -29 in +/-. 3 TO in 26:30. Tre assist in un primo tempo cominciato in sordina ma continua meglio nel secondo tempo quando trova qualche canestro nel terzo quarto provando di più a mettersi in gioco. Arrivano anche errori ma pazienza, non avremmo comunque recuperato.

Gordon Hayward: 5,5

13 pt. (5/11), 4 rimbalzi, 1 assist, -20 in +/-. 28:48 per lui. Si muove in maniera intelligente sul parquet e lo mostra con il taglio back-door i diagonale sul quale va ad appoggiare. Sfodera soltanto un assist però mentre si prende responsabilità al tiro, tutto sommato non va male anche se l’1/4 da fuori stona.

P.J. Washington: 5

8 pt. (3/11), 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate, -16 in +/-. 2 TO. Una tripla e un two and one nel finale di primo tempo. In difesa spesso è un buco come quando Shamet lo prende in velocità appoggiando mentre in attacco non ha il passo per batter la difesa risultando lento e macchinoso. E’ quel giocatore che ti può creare la giocata estemporanea (vedi le due buone stoppate) e ti garantisce un discreto numero di rimbalzi ma soffre sia in difesa che in attacco (nel secondo tempo si nota la sua lentezza in entrata quando Shamet gli tocca la palla sull’entrata e gliela porta via mentre P.J. è in salto). Più di un quarto dei tiri arrivano da fuori ma è soltanto ¼. Impreciso.

Bismack Biyombo: 4,5

2 pt. (1/4), 3 rimbalzi, 1 assist, -19 in +/-. 2 TO. Date una mazza da baseball a quell’uomo. Non è il suo sport il basket. Un paio di buone difese (una su un tiro di Irving) ma poi in attacco non combina quasi nulla se non un canestro assistito con finta. Pasticcia sotto il tabellone sia nel primo che nel secondo tempo su passaggi differenti che non trattiene mostrando impaccio e pochi riflessi. Lo si vede immobile sull’arco in un’azione del primo tempo con attacco statico di Charlotte, servito si limita a cercare un compagno in maniera semplice. Fondamentalmente si gioca in 4 in attacco con lui, se poi viene preso in mezzo dal penetra e scarica i 10:31 sul parquet sono anche troppi.

Miles Bridges: 6

10 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate, +2 in +/-. Finisce per giocare 29:39 con un 2/5 da fuori, peccato per l’1/4 da due punti. Porta un po’ di energia che si concretizza tra assist e rimbalzi (in difesa qualche volta lo battono) e qualche punto per tentare di accorciare inoltre compie una notevole stoppata su Irving.

Cody Zeller: 6

6 pt. (2/3), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, -6 in +/- in 20:36. Un paio di palloni rubati e un 2/3 dal campo condito dalla classica schiacciata in corsa. Qualche rimbalzo lo ottiene sebbene soffra con la squadra. Fa il suo senza poter modificare la sostanza.

Caleb Martin: 5

0 pt. (0/3), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, -8 in +/- in 11:44. Gioca il garbage time dove cattura qualche rimbalzo ed è veloce nel sottrarre un pallone ma poi non entra mai in ritmo al tiro. Dovrebbe essere il miglior marcatore tra i due fratelli e servirebbe trovare punti con costanza ma lui si è disperso.

Jalen McDaniels: 6

2 pt. (1/2), 1 rubata, -4 in +/- in 4:52. Si fa notare per un canestro in entrata poi manca una tripla dalla destra andando molto corto. Un buon close-out nell’angolo destro con altre difese meno brillanti e rapide. Difficile dire in un garbage time…

Malik Monk: 6

11 pt. (4/11), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +9 in +/-. 2 TO. Forse abita nell’emisfero australe perché gira alla rovescia. Rientrato dopo un paio di assenze per problemi a un piede, finisce fuori per infortunio mentre compie uno sfondamento atterrando male sulla caviglia destra. Uscito a braccia verso gli spogliatoi sarà difficile rivederlo domani. Comincia bene la sua partita (al contrario dei compagni) segnando due triple poi la sua concretezza si perde in iniziative che non vanno a buon fine. Almeno da una scossa all’ambiente sebbene per invertire questa partita ci sarebbe voluto qualche supereroe e non Monk che dimostra di essere mortale e vulnerabile nella zona bassissima del corpo.

Cody Martin: 5,5

3 pt. (1/7), 2 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate, -6 in +/- in 18:22. Tre rubate non sono poca cosa in 18:22 e il voto si alza di mezzo punto perché l’1/7 i partita con gli unici tre punti con un tiro da oltre l’arco arrivano quando non servono. Prova a metterci del suo collezionando qualche statistica ma anche lui gira nei sistemi di Borrego, errante senza fortuna.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/0), -1 in +/- in 4:15. Fatemi sapere voi se l’avete avvistato nel garbage time. In difesa nemmeno ma rimane poco sul parquet.

Brad Wanamaker: 6,5

9 pt. (3/5), 3 assist, +5 in +/-. 1 TO in 14:18. Il migliore in una partita surreale. Dal mio punto di vista gli viene affibbiato un fallo ingiusto su una possibile steal in pressione e anche se va fuori controllo in entrata potrebbe essere chiamato un fallo su di lui che comunque gioca in maniera ordinata, gestisce palla regalando qualche assist come quello a Bridges per la tripla dall’angolo e andando a mettere i suoi punti, in entrata, ai liberi o in pullup finendo per completare l’opera con una tripla sulle due tentate. La volontà difensiva c’è. Potrebbe essere più utile di Cody Martin in quelle fasi dove si ha maggiormente bisogno di un realizzatore e un giocatore con capacità di smistamento superiori.

Nate Darling: s.v.

0 pt. (0/0), -2 in +/- in 2:05. Garbage time very fast e senza produzione per il numero 30 di Charlotte.

Coach James Borrego: 5

Le prova tutte ma non riesce a contenere una squadra profonda che usa i mismatch e i tiratori al meglio pur avendo assenze importanti. A Charlotte mancano un creatore di gioco come Ball e un paio di lunghi titolari decenti. Emergono i soliti difetti compreso un abbassamento della precisione al tiro contro difese ostiche.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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