Game 56 – Charlotte Hornets Vs Portland Trail Blazers 109-101

Intro

Se utilizzassimo le categorie dantesche per descrivere la situazione di Charlotte degli ultimi anni potremmo dire che se la squadra di MJ dall’inferno del mercato in cui decaddero i pezzi migliori si trovava all’inferno, dopo un anno passato a espiare le colpe di una gestione erronea, sino a qualche partita fa la squadra si trovava in purgatorio, pronta a sbarcare in paradiso tra le soffici nuvole dei playoff.

La “sfortuna” e la fragilità della fatidicità degli eventi ha rispedito i Calabroni all’inferno ma nel primo cerchio limbico.

Qui una strana luce è concessa ai precristiani e agli uomini giusti.

Tra di essi vi sono anche filosofi non cristiani che con il loro acume hanno provato a far luce sulle cose del mondo.

Sarà un insoddisfacente limbo (privilegiato rispetto al vero inferno) eterno riservato a coloro che come Virgilio o Averroè non hanno riposto la necessaria fede (per impossibilità di conoscerla o per filosofie proprie) nel culto della personalità che nasce, si mischia, sovrappone e frange costantemente nell’animo umano portandolo a mutare pensiero e sentimenti?

Qui, oggi, sono parcheggiati anche gli Hornets, sarà stato un destino troppo noioso o sarà stato un Dio vendicativo e invidioso che per non far approdare i Calabroni – dotati di ali – in paradiso ha cercato di confonderli tirando un’enorme sipario blu notte in velluto punteggiato di stelle solamente da osservare a falciare momentaneamente i sogni dei Calabroni (uno dei quali sarebbe vincere un banner divisionale)?

Poco importa, l’inconoscibile va lasciato da parte, per Charlotte è tempo d’agire in fretta e rompere il muro di quattro sconfitte consecutive.

Se gli Hornets riuscissero già oggi a trovare grazie ai loro tre fari/ocelli (Bridges, Rozier e Carey Jr.) quella luce filtrante oltre la tenda per battere i Trail Blazers la cui stella Lillard è momentaneamente caduta (squadra pur sempre forte e organizzata), il viatico per la risalita sarebbe tracciato sotto la spinta dei futuri rientri, se ciò non avvenisse ai Calabroni rimarrebbe comunque la possibilità di giocarsi altre 16 finali credendo in un gruppo completo.

Analisi

Charlotte in emergenza vedeva le dirette concorrenti (Atlanta, New York e Miami) vincere le loro partite (la seconda al supplementare con i Pels e la terza sfruttando l’infortunio in partita di Durant) così, per non perdere troppo terreno, cercava una vittoria che la rilanciasse.

Con un inizio strepitoso in un quarto da 44 punti (pareggiato il record dell’anno di pt. in un quarto) lasciava indietro Portland – priva di Lillard – di 24 punti.

All’intervallo i punti erano solo 14 (grazie Miles per l’ennesima schiacciata devastante prima della luce rossa) così Charlotte cercava nel terzo quarto di mantenere il vantaggio.

Dal +11 si passava sul +29 quando le triple sganciate in serie da Rozier e P.J. Washington incenerivano il canestro avversario peggio di una partita di NBA JAM con il “fire” in mano…

La partenza sprint dei Trail Blazers nell’ultimo quarto però dava problemi e quando Anthony, infilando due triple, mandava la partita sul -9, ci si preoccupava un po’ tuttavia dai successivi errori di Melo gli Hornets traevano beneficio per chiudere gli ultimi minuti senza particolari patemi garantendosi una vittoria che da a Charlotte più convinzione per inseguire la scia delle pretendenti PO.

Portland ha chiuso con un Anthony da 24 punti, un McCollum da 22 mentre Powell ne ha aggiunti 17 e per chiudere gli uomini in doppia cifra ecco la coppia di centri Kanter/Nurkic con 12 a testa.

Diverse le chiavi della vittoria a parte Rozier che ha avuto la meglio su “McGollum”.

Innanzitutto Charlotte è riuscita a contenere Portland sul perimetro (27,8%) e anche se ha sofferto alla fine una decina di punti in più nel pitturato (38-48) ha piazzato 8 stoppate contro le tre avversarie anche grazie a raddoppi che si sono rivelati spesso efficaci capaci di disinnescare le potenzialità dei lunghi e di McCollum a volte.

Un 47,0% al tiro contro il 39,6% complessivo ha fatto la differenza anche alla grande prestazione del duo Rozier/P.J. Washington (il secondo era dato out ma ha recuperato) al tiro da tre che ha contribuito a un 41,9% finale.

In ultimo, nell’avvio sorprendente di Charlotte, le due squadre hanno giocato spendendo energie che Portland ha mal sfruttato dalla lunetta sbagliando diversi FT finendo con un inusuale 19/28 contro il 13/17 degli Hornets…

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Dalla palla a due vinta dai Trail Blazers al secondo fallo di Carey Jr. passavano 20 secondi e la sua prematura uscita lasciava a Nurkic anche due liberi che, splittati, portavano sullo 0-1 la situazione.

Entrava P.J. che non avrebbe dovuto essere della partita ma la sua presenza fisica si faceva sentire con un contatto che lo lasciava libero di segnare il 2-1 con un little floater.

Hollis-Jefferson superava con un passaggio di Nurkic che lo pescava sotto ma a 10:18 McDaniels in entrata a ricciolo alzava la sfera che finiva dentro nonostante la spinta netta di Covington.

Two and one per il 5-3 recuperato dal mismatch tra Nurkic e Martin che vedeva il primo allungarsi sulla baseline per toccare dentro il pari.

Rozier in entrata ritmata e rallentata batteva tre difensori stretti con un terzo tempo e appoggio laterale inusuale appena sotto il canestro a sinistra ma McCollum mandava sul +1 la squadra di Stotts.

Charlotte non si preoccupava e lanciando nel pitturato Bridges lo vedeva agganciare al volo mentre il difensore si smaterializzava tentando l’anticipo, atterraggio e bump di Miles per il vantaggio facile successivo.

Altro fallo di Charlotte, questa volta su Hollis-Jefferson ma anche il giocatore platinato mancava un libero equilibrando la partita a quota 9.

A spareggiarla ci pensava un off balance di Rozier che appoggiava al vetro mentre veniva anche toccato.

Nessun fallo per la terna che non poteva esimersi da sanzionare quello di McCollum che visto McDaniels ricevere in post spalle a canestro tentava la stoppata sul banker a 7:57 regalando il two and one del 14-9.

Cody Martin rubava un pallone nella metà campo difensiva dei Blazers a McCollum e andando a schiacciare di potenza a una mano sul numero 3 incrementava il vantaggio.

McCollum si faceva perdonare subito con un reverse ma Charlotte segnava con un fade-away dalla sinistra di Rozier (18-11).

Nurkic mancava un tiro ma il fallo sul centro a 6:56 mandava il centro in lunetta (Hornets al quinto fallo) per il 18-13 tuttavia ecco rispuntare P.J. Washington che con un catch n’shoot portava i Calabroni sopra quota 20.

Dopo un errore di Covington da oltre l’arco arrivava la bomba di Rozier sempre in catch n’shoot e mentre i Trail Blazers perdevano il ritmo anche con il neo entrato Anthony, Charlotte trovava tutti i suoi effettivi come quando Rozier in entrata saltava per un no look bound pass che innescava due punti facili e dinamici di Zeller.

Bridges segnava da tre punti e conteneva Anthony con la giusta pressione quindi a 4:08 Rozier infilava un’altra tripla grazie a gentile concessione di Miles (32-14).

Un fallo in blocking chiamato contro Caleb Martin non era convertito da Little in punti (2 errori in lunetta) così Miles in odore di santità sparava oltre Nurkic l’ennesima tripla per il 35-14.

Kanter era aiutato dal ferro a superare Zeller ma Rozier dal corner destro sul giro palla (assist di Zeller) era la machine gun che portava la squadra di MJ sul 38-16…

Little mancava la tripla, Rozier il tiro ma in difesa tornando su Little lo faceva sbagliare per poi andare a prendersi due punti in floater.

Little si rifaceva segnando dalla parte opposta del ferro sull’errore di Kanter tuttavia Miles abbatteva la tripla del 43-18 dalle profondità del parquet prima che il +25 si accorciasse nel finale con le triple di Powell e Anthony per il 44-24.

2° quarto:

Partiva ancora bene Bridges che si faceva spazio in area per appoggiare il 46-24 mente da un recupero di Wanamaker con la punta delle dita in uscita su Simmons nasceva l’assist per la bordata jam do P.J. Washington in solitaria.

Si iniziava a percepire tuttavia un po’ di mancanza di ritmo negli Hornets che tenevano comunque inizialmente il divario intorno alla ventina di punti grazie alla tripla di Caleb Martin che dall’angolo sinistro – sotto pressione – calava comunque la bomba del 51-30.

Sul fing and roll di Powell (52-34) a 7:29 Borrego andava in time-out.

Il rientro di Carey Jr. sul parquet durava poco perché dopo un suo buon intercetto istintivo andando in penetrazione sbatteva con i gomiti alti su Nurkic.

Fallo offensivo e investigazione della terna per un possibile flagrant che non arrivava ma nonostante ciò, al quarto fallo era costretto a lasciar spazio ancora a Zeller.

Rozier mancava una tripla ma Cody martin salvando in angolo forniva la second chance a McDaniels che infilava la tripla imitato però al tiro da Nurkic che con la granata da oltre l’arco realizzava il 55-36.

Cody Martin dalla sinistra colpiva il primo ferro ma la palla impennandosi finiva perfettamente al centro della retina per il 58-36.

McCollum rispondeva da tre mentre Bridges su perfetto bound pass tentava un reverse in back door dalla linea di fondo terminato con fallo e due liberi.

60-42 ma McCollum in entrata beneficiava dell’and one per portare sul -15 i suoi (60-45).

McDaniels in uno contro uno arrivava a contatto con Hollis-Jefferson nel pitturato per darsi la spinta in fade-away e realizzare con ottimo tocco.

Charlotte resisteva nel finale ma i punti si assottigliavano a 12 quando Powell infilando un too easy 2 realizzava il 63-51.

In soccorso di Charlotte arrivava Bridges che sull’ultimo possesso metteva in ghiaccio la palla prima di correre verso canestro e auto-imitarsi nella schiacciata vista contro Capela: corsa al ferro, elevazione e potenza impressionanti, jam oltre McCollum ma Nurkic non interveniva scegliendo di fotografare solamente l’evento per non rischiare il poster…

Ossigeno per Charlotte che andava sul 65-51.

3° quarto:

Cercare di mantenere il vantaggio era l’obiettivo degli Hornets ma Nurkic al vetro assottigliava l cuscinetto a una dozzina di punti.

Rozier dall’angolo alto sinistro del pitturato batteva il close-out del lungo e Bridges con un difficile turnaround fade-away dava propulsione all’attacco di Charlotte (69-53).

Charlotte incassava un tecnico da parte di Powell (proteste per un fallo affibbiato a McDaniels) e un lungo due punti fuori equilibrio di McCollum ai 24 rischiando di subire anche due punti da sotto di Hollis-Jefferson ma Bridges in aiuto spediva la palla oltre il fondo con 7 decimi da giocare.

Arrivavano altri due palloni prima che si spegnesse l’azione sulla correzione volante non indirizzata dello stesso Hollis-Jefferson quindi Bridges stoppava due volte nuovamente l’attaccante ma sulla seconda era chiamato un fallo e dalla lunetta la squadra di Stotts si portava al -11…La paura era scacciata da Scary che da tre punti regalava ossigeno ai Calabroni che prendevano fiducia: anticipo in post basso di McDaniels su Nurkic, tripla di P.J. un po’ casuale con precisa e rapida deviazione rimbalzante di Cody Martin su rischio persa di McDaniels e altra bomba di Rozier con terzo assist fornito da Cody Martin in brevissimo tempo per ripristinare il +20 (78-58).

La stoppata di P.J. su McCollum iniziava la transizione sulla quale Caleb Martin a 5:44 trovava il canestro in continuazione per l’81-58.

Kanter realizzava l’81-60 ma gli Hornets rimanevano caldi con Rozier che a 5:12 rilasciava endorfine e altri tre punti per l’84-60.

Kanter non riusciva a segnare raddoppiato da McDaniels (oltre P.J. in marcatura), mentre “Anfernee” Washington (numero 25) lanciava due triple che baciavano la retina per portare il divario sul +29 (90-61).

Nel finale i Trail Blazers tentavano di rientrare, c’era ancora gloria per P.J. che stoppava Kanter su una second chance ma nulla poteva sull’arcobaleno di McCollum (90-67).

La tripla di Anthony per il settantesimo punto Portland era contrastata da P.J. che prendendo un rimbalzo offensivo si portava fuori per ricevere da Miles l’assist per l’ennesima bomba mentre Graham e Biyombo in panchina increduli se la ridevano.

Peccato per la put-back dunk di Bridges arrivata fuori tempo massimo che lasciava inalterato sul 93-72 il punteggio.

P.J. Washington controllato dall’ala piccola Rondae Hollis-Jefferson. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Avrebbe potuto essere un quarto tranquillo ma Anthony pur non essendo un toro, quando vede i Calabroni si infuria e così una sua tripla accorciava le distanze, uno sfondamento piuttosto generoso di McDaniels contro Anthony (differenza di peso nei nomi) e un assist del doppio zero per l’inchiodata di Nurkic chiamavano Charlotte al time-out a 10:39 con 16 punti da gestire.

Un errore di Nurkic al quale era annullato il tiro con il quale ribadiva a canestro dava a Charlotte una boccata d’aria fresca, quella che vedeva passare la difesa di Portland sull’infilata assistita di Caleb Martin che sfrecciando nel pitturato tagliava la difesa rosso fluo per appoggiare a tabella velocemente.

Un notevole catch n’ shoot da tre punti del rientrante Rozier (7:19) dava linfa a Charlotte che tuttavia veniva colpita da due bordate di Anthony su Martin.

A Charlotte restavano 12 punti di vantaggio (102-90), margine sufficiente se Rozier in entrata come commentato da Collins, realizzava un George Gerwin fing and roll su Anthony che toccava anche l’avambraccio di Rozier senza che la terna battesse ciglio.

Anthony infilava ancora 5 punti consecutivi con un divario arrivato a 9 punti (104-95) ma due suoi successivi errori al tiro facevano scorrere il tempo mentre Cody martin diretto a canestro era contenuto da Covington con il fallo.

Stotts a 3:33 decideva di giocarsi il challenge e così gli arbitri con poco metro davano ragione al coach ospite: palla a due vinta da Anthony e occasione per McCollum che si trovava di fronte però ancora P.J. in versione muro pronto a stopparlo.

Dopo alcuni errori dei big, una deviazione volante a rimbalzo di Cody Martin consentiva a Rozier di prender palla un soffio prima di Powell al quale era contestato un fallo, uno dei meno vistosi.

½ in lunetta a 2:30 dalla fine, Anthony sbagliava ancora e un baseball pass dava la gioia a P.J. già sull’altro fronte di apportare modifiche al punteggio con un’altra indisturbata schiacciata.

Tripla stortissima di Simons e Portland ormai sconfitta anche se Anthony rubando un pallone a P.J. metteva dentro un fing and roll.

Un quick 2 di McCollum non faceva paura perché sul fallo commesso su McDaniels Charlotte ripristinava il +10 (109-99) quindi anche Portland segnando due punti con Simons andava oltre quota 100 ma non c’era più tempo, Charlotte rompeva le 4 sconfitte consecutive rispondendo alle avversarie di serata con una convincente vittoria per 109-101.

Terry Rozier: 8,5

34 pt. (13/24), 8 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +16 in +/-. 2 TO. 7/13 da 3 pt. Torna a far paura Scary, nel primo e nel secondo tempo. Piovono bombe per sganciare Charlotte dalla zona pareggio e risolver la partita ma non solo: arriva in doppia doppia con 10 assist restituendo ai compagni i passaggi per alcuni suoi catch n’shoot. Non gioca solo dall’arco ma di tanto in tanto mostra pull-up in avvicinamento o va in entrata come nel finale quando imita George Gerwin. Il giocatore che si innalza a livello superiore del quale Charlotte aveva bisogno per tornare a vincere.

Cody Martin: 7

5 pt. (2/5), 7 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata, +11 in +/-. 1 TO. La trottola degli Hornets mette corsa e grinta, i cm non li può mettere se Anthony gli tira sopra. E’ il prezzo da pagare con Madre Natura che non gli dona lunghezza sufficiente ma a ogni modo è una parte importante della difesa e dell’attacco anche se realizza solo 5 punti, tre con una tripla dal lato rimbalzante sul primo ferro e poi impennatasi fino a raggiungere il centro della retina. Buoni gli assist: Rozier, P.J. con tocco rimbalzante istintivo e volante (McDaniels stava per perder palla) e ancora Rozier serviti nell’arco di un brevissimo tempo ne sono la prova. Nel finale a rimbalzo nonostante i cm riesce ad anticipare il difensore e a smazzare verso Rozier un pallone che rimbalzando lì sotto il canestro avversario dava la possibilità al nostro numero 3 di andare in lunetta.

Jalen McDaniels: 6

13 pt. (4/7), 6 rimbalzi, 1 rubata, +8 in +/-. 4 TO, 5 PF. Paga il fatto d’essere il signor nessuno. Entra nel polifemico occhio della terna accecata dal nome Nessuno. Falli contro di lui senza giusto metro a fronte di nomi più altisonanti. Non sempre perfetto in difesa ma a 5 falli ci arriva così. Un po’ sfiduciato in talune situazioni come quando gli viene dato fallo offensivo contro Anthony, inizia ancora bene nel primo tempo con un paio di two and one poi si perde nel secondo. Bello il fade-away su Hollis-Jefferson. Nel finale manca una tripla dall’angolo che avrebbe chiuso prima la partita.

Miles Bridges: 7

19 pt. (7/14), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate, +5 in +/-. 1 TO. Gran primo tempo nel quale fa vedere un turnaround fade-away, una mano educata alla tripla, soffice e implacabile per passare al contrasto della jam con la quale chiude i primi 24 minuti, una replica di quella sganciata su Capela con rincorsa, ingresso trionfale in area, planata su McCollum e schiacciata su Nurkic che si unisce ai fotografi per non rischiare di essere posterizzato. Secondo tempo meno brillante con diversi errori al tiro ma anche un paio di stoppate su Hollis-Jefferson. Peccato che sulla seconda gli sia chiamato un fallo che non mi pareva esserci, comunque altra prestazione a tutto tondo con difesa incorporata.

Vernon Carey Jr.: 5

0 pt. (0/3), 1 rimbalzo, 1 rubata, -4 in +/-. 1 TO, 4 PF in 7:11. Inizia da titolare, commette due falli in 20 secondi, viene rimesso in campo nel secondo quarto ma non ci mette moltissimo nemmeno questa volta a commettere altri due falli (sfondamento il secondo per il quale rischia un flagrant che non arriva giustamente) dopo aver intercettato istintivamente un passaggio. Tre errori al tiro compresa una tripla. Si gioca male la sua seconda chance dimostrando inesperienza e friabilità contro due centri esperti.

Brad Wanamaker: 6

0 pt. (0/2), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata, -6 in +/-. 2 TO. Bene a livello assist, il palleggio è incredibilmente dicotomico all’opposto. Approssimativo, fuori cilindro a volte, alto e non sempre controllato. Due TO in 10:51 e un paio di conclusioni a vuoto. Nonostante gli assist pregevoli con lui sul parquet tendiamo a perdere punti.

Caleb Martin: 6,5

8 pt. (3/6), 5 rimbalzi, 1 assist, 0 in +/-. 3 PF. Peccato per l’1/4 da fuori, tra l’altro segna proprio quello off balance sotto pressione dal corner sinistro mentre quando ha spazio e tempo ci pensa troppo con un meccanismo non automatizzato dalla mente ancora. Garantisce rimbalzi e corsa, Un paio di sue infilate nel pitturato fruttano 5 punti facili a Charlotte.

Cody Zeller: 6

7 pt. (2/5), 3 rimbalzi, 1 assist, +2 in +/-. 1 TO in 21:29. Mestierante che nell’enfasi generale del primo tempo fa meglio. Un bell’appoggio su no look di Rozier arrivando dalla baseline, nel secondo tempo pensa di prendersi un open 3, il coraggio c’è, la magra figura anche ma l’importante era contenere a sufficienza gli avversari e in questo mette impegno.

P.J. Washington: 8

23 pt. (8/17), 8 rimbalzi, 1 rubata, 4 stoppate, +8 in +/-. 1 TO. E’ un mezzo sacrilegio ma anche se Mourning aveva un fisico molto più definito ed eleganza nella stoppata, stasera P.J. lo ricorda per imperiosità nel cancellare il malcapitato di turno andando per 4 stoppate. Non avrebbe dovuto giocare e parte assonnato dietro la mascherina in panchina ma passano 20 secondi e complici i due falli di Carey Jr. viene lanciato subito in partita e questo probabilmente con una partita vergine gli dona ritmo e fiducia. 34:02 in campo, difetta un po’ ai liberi ma cattura 8 rimbalzi, garantisce difesa e attacco segnando 5/11 da tre punti con un terzo quarto fantastico al tiro nel quale riallontana – insieme a Rozier – gli avversari. Bentornato P.J..

Coach James Borrego: 7,5

Buon piano partita questa volta al contrario di altre recenti partite. Raddoppiati i problematici avversari e controllato l’arco ai Trail Blazers non è rimasto che affidarsi alle estemporaneità qualitative di singoli troppo in solitaria. Anthony ha funzionato per un po’ nel finale ma anche lui ha finito per fallire non reggendo il ritmo al tiro in attacco. Qualche punto in più nel pitturato si poteva ottenere ma qualche volta Portland lascia quel minimo che i tiratori di Charlotte sfruttano da oltre l’arco.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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