Game 60 – Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 125-104

Intro

Se il nazifascismo avesse vinto oggi il mondo sarebbe diverso.

Indubbiamente da una feroce dittatura alla riacquisita libertà, aldilà delle simpatie ideologiche non si può rimettere in discussione con revisionismi di ogni genere una situazione ben differente nella quale si possono esprimere idee anche avverse al potere.

Eppure anche oggi è presente un condizionamento, una dittatura più morbida.

Con la penisola contesa da americani e sovietici, furono i primi a spuntarla anche grazie al Piano Marshall, vero cavallo di Troia che permetteva agli americani di distribuire “aiuti” e nel contempo liberarsi dagli eccessi di produzione.

Oggi la dittatura nel mondo occidentale europeo, a parte le basi NATO che fanno parte ormai di uno schieramento consolidato, non è fisica ma psichicamente subdola.

Il sistema capitalista ha fatto ciò che in qualche maniera i romani hanno fatto per secoli con i barbari, ovvero li hanno accolti fino a farli divenire romani nei costumi, così a nessuno verrebbe mai in mente oggi di contestare una cultura dominante spacciato per sistema, un surrogato dove ormai è evidente, l’”astratto” capitale ha preso il sopravvento sulle esigenze e il benessere della persona infischiandosene.

La pandemia ne ha attestato con sigillo di garanzia in ceralacca la degenerazione di un sistema contro l’uomo.

Anche se la geopolitica può ancora in parte influenzare il potere dei grandi capitali (in genere si trovano accordi che vadano a braccetto), personalmente ho letteralmente riposto le bandierine in un cassetto e ho cominciato a sposare solo le giuste cause poiché le scelte prese da nazioni o organizzazioni spesso sono contrarie alla giustizia e alla vera libertà.

Lo sport spesso si è fatto veicolo di messaggi contro regimi o contro condizioni particolari di gruppi o minoranze, Daryl Morey, GM degli Houston Rockets aveva innescato un caso prendendo parte alla critica contro la Cina sulle repressioni a Hong Kong con l’intellighènzia del Paese Interno subito disposta a calare la mannaia sugli interessi della NBA nel paese.

Secondo molti (vedi Ibrahimovic contro la quale idea LeBron James ha preso posizione) sport e politica non dovrebbero intrecciarsi e questa è anche l’idea del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) che ha vietato agli atleti di propagandare cause politiche o protestare per qualcosa.

Si tenta così di ignorare la natura materiale dell’uomo in un campo dove proprio la fisicità la fa da padrona.

Da dove viene questa idea?

Il peccato originale probabilmente è fisiologico e si compie prima del 1920 ma in negativo.

Le Olimpiadi crescono di importanza e quelle organizzate ad Anversa dopo il dramma della prima guerra mondiale risente di ferite ancora fresche così gli organizzatori pensano di non invitare le nazioni sconfitte (Austria, Bulgaria, Germania, Ungheria e Turchia) nonostante de Coubertin sia sfavorevole all’ipotesi.

Nel 1936 la Germania si “vendica”.

Hitler non è un fanatico dello sport e non gli passa nemmeno per la testa di organizzare l’evento ma Gobbels intuisce che quelle olimpiadi potrebbero essere usate dal regime per mostrare al mondo la potenza e la grandezza della Germania.

Queste però sono anche le olimpiadi nel quale il basket fa il suo esordio.

Qui troverete la storia del suo inventore sino all’esordio del gioco tratta da un articolo di Superbasket formato vintage.

Gli americani vincono il torneo facilmente battendo in finale il Canada mentre il Messico completa il podio tutto centro nord-americano.

Non è un nemmeno un bel colpo per il Führer la vittoria di Jesse Owens per Hitler che boicotta sistematicamente le vittorie dei colored in nome della superiorità ariana.

A proposito di colored, non sono migliorate poi così tanto le condizioni dei neri nei “civili” Stati Uniti quando nel 1968 in nome dell’uguaglianza Carlos e Smith protestano sul podio alzando un guanto nero a nome dei diritti dell’uomo e in particolare ovviamente contro la segregazione razziale contro i neri venendo ostracizzati in patria per anni.

Alla protesta si unirà un australiano del quale parleremo poi.

Abbreviando e venendo alla mia contemporaneità, nel 1980 a Mosca sono solamente 80 le nazioni in gara poiché 65 boicottano l’olimpiade su esempio statunitense (per protesta contro l’invasione dell’Afghanistan come appoggio al governo filo-sovietico) mentre altre come l’Italia partecipano sotto la bandiera dei cinque cerchi dove Pietro Mennea e Sara Simeoni (son rivali alle elezioni direbbe Samuele Bersani) vincono due storiche medaglie d’oro.

A Los Angeles nel 1984 i sovietici si ricordano dello sgarbo degli americani (non che sia cambiato molto da allora sebbene l’ex CCCP oggi abbia cambiato nome in Russia) e boicottano i giochi insieme a quasi tutti i paesi del Patto di Varsavia a eccezione della Romania che arriverà seconda nel medagliere dietro agli americani (c’è anche MJ) strabordanti nelle vittorie come i sovietici 4 anni prima.

In Australia nel 2000 Peter Norman, il bianco sul podio nel 1968 tra Carlos e Smith non viene invitato alle olimpiadi di Sidney, muore nel 2006 depresso e senza essere stato riabilitato dal proprio governo.

L’Australia lo farà solo successivamente ma poco importa perché la partita finché è stato in vita l’ha vinta lui: Norman-Australia 1-0.

Per i rinviati futuri giochi in Giappone (non è fortunato il paese del Sol Levante che con i giochi programmati per il 1940 si vide privare di un’olimpiade prima riassegnata a Helsinki per la guerra sino-giapponese e poi annullati per lo scoppio della seconda guerra mondiale) il comitato olimpico ha pensato bene di negare la libertà, secondo sensibilità, agli atleti partecipanti.

Nonostante la presa delle dittature (morbide o rigide che siano) siano più salde che mai, il veicolo sport fa ancora paura evidentemente perché fa presa su quel culto della personalità e sulla fantasia della gente.

Paura… a parte Scary, gli Hornets non dovranno averne nel sfidare in una partita impossibile i Celtics.

Hayward, Monk e Ball vengono dati ancora out ma i Calabroni hanno un disperato bisogno di vincere per tener distanti Indiana (buon calendario) e Washington (in striscia vincente da 7 partite) mantenendo almeno l’ottava piazza per avere più chance in un eventuale second round ai play-in.

Forse much hart is not enough come cantava Hollis e anche Muggsy Bogues, uno che ha sfidato l’impossibile se ne è dovuto rendere conto ma si può anche accettare la sconfitta ma non si deve accettare la volontà di non lottare per raggiungere quel traguardo, i Calabroni sono avvisati e chi non è d’accordo, come avrebbe detto con una semicitazione il “Professor” Scoglio: “Noi siamo gli Hornets, e chi non ne è convinto posi la borsa e si tolga le scarpe” e poi succeda quel che succeda…

Analisi

Gli Hornets sorprendono la NBA nell’anticipo di serata vincendo una partita chiave partendo benissimo in attacco, ben sapendo di avere le spalle al muro.

Dopo due sconfitte negli scontri diretti sono arrivate le vittorie su Cavs e Celtics.

La fresca vittoria sulla squadra del Massachusetts è stata convincente e netta, frutto del gioco di squadra offensivo e della buona vena realizzativa della squadra che tuttavia si è espressa su alti livelli anche in difesa dove diversi elementi si sono esaltati: Cody Martin, P.J. Washington e l’uomo ovunque Bridges hanno influenzato pesantemente l’attacco ospite tramortito da quella aggressività che hanno le squadre toste quando sono in difficoltà.

Die Hard, duri a morire questi Hornets nonostante delle delusioni ma in serata è festa, funziona tutto o quasi: 39-18 negli assist (superiorità schiacciante), 7-6 nelle rubate, 8-2 nelle stoppate, 50,5% contro il 38,6% al tiro con il 3FG% da 48,8 contro il 34,1% avversario.

46-36 nel pitturato e soltanto a rimbalzo con un 52-53 che aiuta a generare un 12-18 da second chance soffriamo un po’.

Per i Celtics Walker e Brown portano a casa 20 punti a testa, Tatum (6/16) va a 19 punti e 11 rimbalzi mentre Smart chiude per i nero-verdi in doppia cifra con 17 punti.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Palla a due come il solito vinta dagli avversari che trovavano un Tatum determinato e bravo nel movimento con lo spin a liberarsi nel pitturato di Bridges per poi alzare la sfera nel cesto.

Il disorientato Bridges si vendicava sfidando proprio Tatum e grazie a un reverse layup pareggiava il conto.

Cody Martin era bravo e fortunato nella stoppata su Thompson e attivo andando a rimorchio di Rozier per segnare un atletico appoggio.

Altra stoppata su Thompson a 10:51 ma a Bridges era chiamato il fallo.

L’ex Cavs, mano deficitaria dalla lunetta, splittava egli Hornets allo scadere dei 24 al turno offensivo trovavano la bomba dall’angolo destro by Bridges offerta da Rozier.

Thompson appoggiava battendo P.J. ma Rozier con un lungo linea innescava dalla sinistra la tripla di Graham e dalla rimessa laterale la palla di Tatum in orizzontale per Kemba era intercettata come un falco da Rozier che appoggiava in retina il 12-5 a 9:41 costringendo Stevens al time-out.

Non andava meglio ai verdi al rientro perché Cody Martin in uno contro uno segnava da tre mentre Brown, contrastato sotto canestro falliva due occasioni.

Le triple di Smart e P.J. Washington (altro assist di Rozier) lasciavano inalterato il divario a 10 punti (188) quindi Charlotte allungava con il dardo di Rozier dalla sinistra e l’assist volante di Graham che liberava il corridoio centrale per un Cody Martin bravo a percorrerlo schiacciando una jam a una mano per il 23-8.

Tatum falliva da tre ma il rimbalzo e i due punti di Thompson erano consequenziali così come il canestro successivo del centro che stoppato ancora da Martin riprendeva la sfera e segnava.

A 5:50 la tripla frontale di Bridges era il ponte per il +14 (26-12), mentre il canestro di Rozier che sbatteva su Kemba era annullato per sfondamento.

Walker dal mid range e due liberi di Pritchard (travolto da Biz) valevano il 26-16.

Wanamaker in entrata appoggiava di sinistro stretto ma un rimbalzo offensivo e una tripla di G. Williams riportavano il divario al singolo svantaggio (28-19).

A 1:59 tuttavia P.J. si voltava nel pitturato per ganciare sopra Smart che toccandolo regalava all’ala anche l’and one del 31-19, punteggio ritoccato da un entrata super di Wanamaker nel traffico con alzata finale in cambio mano.

A 1:20 Parker riduceva il gap di due dalla lunetta per poi far tornare Boston al -10 in schiacciata fissando il finale di primo quarto sul 33-23.

Rozier sembra scappare da una poco invitante offerta commerciale proposta dall’amico Smart (vedi gomitino, eh, dai…) in amicizia. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Il secondo quarto si avviava con un errore al tiro a testa prima di vedere P.J. riallungare a mezzo tripla dalla diagonale sinistra, tripla comunque restituita da Brown.

McDaniels sorprendeva con un lungo pull-up mentre Charlotte e dopo un paio di passaggi a vuoto P.J. salvava una palla dal fondo mentre sul fronte opposto Bridges sparava una schiacciata per il 40-26.

Charlotte continuava a entusiasmare con P.J. che in aiuto andava a stoppare Pritchard mentre Boston, dopo aver accorciato, faceva scena muta in difesa sulla diagonale da sinistra percorsa da Cody Martin che schiacciava ancora indisturbato alla sua maniera.

Walker e Rozier si rispondevano da tre con il primo che in chiusura su Terry accusava un dolore al fianco andando direttamente verso gli spogliatoi.

Uno sfondamento di Tatum su Cody martin e una palla recuperata in difesa con l’alzata di Terry per Jalen continuavano l’idillio vedendo l’alley-oop dell’ala di riserva di Charlotte.

$7-31 e Boston in difficoltà commettendo molti TO.

Un arresto e tiro di P.J. notevole al bordo destro dell’area era premiato con un canestro perfetto mentre i Celtics reagivano con Smart in alzata sulla quale qualche dubbio di goaltending (Biyombo) c’è.

Rozier, girando sullo schermo di Biz aggirava la difesa aggressiva di Smart battendolo dalla mattonella diagonale sinistra ma i Celtics cercavano di rientrare quando l’uscita di Cody Martin produceva i primi falli di Charlotte nel quarto.

Cody Martin rientrava andando a prendersi due FT in transizione a 3:16 (contatto con Tatum).

2/2 per il 54-40 prima che Graham allungasse da tre punti.

In entrata però Kemba appoggiava sentendo il contato con P.J. in chiusura.

Two and one per il 57:43 a 2:33 ma ancora Graham, da posizione simile alla precedente, segnava da tre punti il 60-43.

Erano 5 i punti di fila dei Celtics prima che gli Hornets tornassero a muovere il punteggio dalla lunga distanza con P.J. in un movimentato primo tempo.

Un fallo di Rozier su Brown nel tentativo di stoppata produceva il terzo fallo per il numero 3 degli Hornets e un suo errore al tiro lasciava un po’ scoperta la squadra in transizione, Brown ne approfittava per realizzare il 63-52, punteggio che comunque vedeva gli Hornets guadagnare ancora un punto nel quarto nonostante il gioco espresso avrebbe potuto dare esiti migliori.

Dalla versione orientale kunoichi le Honey Bees si spostano su quella mediorientale in formato “fascino misterioso da danzatrici del ventre”.

3° quarto:

Partiva lenta la ripresa a livello di marcature con due liberi di Tatum (fallo di Graham sotto) a 11:09.

Smart accorciava ulteriormente andando in entrata rapida contro Martin lanciando la palla al vetro.

Miles sbagliava una tripla, Kemba rimaneva giù toccato dallo stesso Miles ma Boston continuava 4 contro 5 mancando la bomba e sulla confusione della transizione P.J. era abile al reverse da giocoliere.

Un fade-away di Tatum su Rozier da sinistra preoccupava ma un catch n’shoot di P.J. Washington ultrarapido valeva i tre punti del +10 (68-58).

Rozier, sfuggendo a Smart, schiacciava di potenza il 70-58 mentre a 8:06 sul raddoppio scaricava per la pronta tripla frontale di Graham che mandava il match sul 75-61.

Brown segnava due punti ma commetteva fallo su Graham in entrata per due liberi perfetti del n° 4.

Su un reverse di Cody Martin gli arbitri, dopo l’indecisione, chiamavano fallo contro Thompson.

Stevens chiamava il challenge e riusciva a ottenere una vittoria di Pirro poiché era tolto sì il fallo ma ci si accorgeva della pala che avendo già toccato il vetro favoriva i due punti assegnati agli Hornets.

Rozier segnava da second chance da corner destro ma due triple di Smart davano coraggio agli ospiti che erano colpiti da un long two di Graham abile a sfuggire rapidamente sul blocco alla marcatura e a ricevere ma nonostante una spinta vistosissima di Smart a palla lontana non vista da parte di Smart su Graham ecco il fallo reverse sotto il canestro.

2/2 a 5:41 per la guardia e altro 2/2 sulla palla persa da Rozier.

Bridges commetteva un altro TO e Brown stoppato in goaltending da Rozier costringeva Borrego a riordinare la squadra a a 5:10 sull’84-75.Wanamaker, Brown, ancora Wanamaker e Walker a rimorchio.

Il punteggio si muoveva senza scossoni ma a 3:46 Eric Collins commentava con: “Bingo” la tripla sganciata da Bridges per il 91-79.

Smart mancava la tripla ma un rimbalzo in contemporanea tra P.J. e G. Williams generava una jump ball con palla a due vagante sulla quale Boston alla fine entrava in possesso con il tentativo di Walker d’appoggio cancellato in stoppata oltre il fondo da McDaniels.

Finiva per segnare Brown oltre Biz.

La partita viveva sull’elastico con la tripla di Walker e i due punti di Biz su servizio di McDaniels per il 95-84.

Kemba da tre realizzava in transizione ma a 34.1 Graham otteneva due FT per un fallo commesso da Walker, peccato non arrivasse il sacrosanto goaltending con la palla spazzata via dopo il tocco sulla tabella.

2/2 comunque in lunetta per Gamberone che incassava l’1/2 di Walker in lunetta successivo.

Con meno di 7 secondi sul cronometro e una rimessa a favore i Celtics non riuscivano a generare l’offensiva voluta e la palla tra le mani di Miles viaggiava verso la metà campo avversaria da dove il numero 0 era costretto a sparare il buzzer beater che incredibilmente la retina abbracciava mandando il game sul 100-88.

P.J. Washington si eleva battendo Tatum al tiro. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Iniezione di fiducia per gli Hornets che preservavano il canestro dalla tripla di Walker e segnavano due punti a 11:26 con Bridges ai liberi (fallo di Fournier).

Tatum mancava la tripla e il tiro da sotto ma in mischia subiva fallo pareggiando il parziale di quarto ai FT.

Dopo un errore di Wanamaker e uno di Tatum, un rimbalzo aggressivo di Bridges consentiva al numero 9 di Charlotte di rimediare all’errore appena compiuto, Tatum mancava il canestro influenzato da Miles e Graham con un perfetto passaggio verticale dietro la schiena mandava a male tutta la difesa di Boston che vedeva P.J. schiacciare prontamente sotto canestro senza fatica.

106-90 a 10:05.

Williams accorciava ma quando Miles “zompava” come un grillo nella mesosfera per andare a cancellare l’appoggio di Brown innescando sul fronte opposto la tripla dell’ex Rozier e la partita dissipava gli ultimi dubbi: 110-93 a 8:05 dalla fine, meritato.

Il two and one di Tatum a 7:25 era recuperato da un pull-up 3 di Graham su Thompson dalla top of the key che valeva il 113-96 e a 4:58 con le squadre in time-out il +17 resisteva alla grande anche perché Boston mancava conclusioni su conclusioni e Graham in transizione dal corner sinistro ammazzava la partita con la bomba del 118-96.

Tatum da sotto, Biz ai 24 schiacciando su due difensori, garbage time puro con Riller che prima segnava due punti gestendosi sugli sviluppi di un pick and roll e poi calava anche la tripla a 1:09 dal termine.

Langford segnava da tre ma alla fine era un inaspettato e netto 125-104 per i Calabroni.

Devonte’ Graham: 8,5

24 pt. (7/14), 2 rimbalzi, 9 assist, +22 in +/-. 2 TO. 6/11 da tre punti. Fondamentale perché spreca poco e limita i tiri da fuori non in ritmo, infatti, va oltre il 50,0%. Concentrato e in ritmo sfiora la doppia doppia e i suoi punti sono quelli mancati in altre partite. Assist schiacciato in verticale dietro la schiena con ciliegina per P.J. da parte di Gamberone, la delizia di serata.

Terry Rozier: 8,5

21 pt. (8/18), 5 rimbalzi, 11 assist, 1 rubata, 1 stoppata, +9 in +/-. 2 TO. Sa che gli ex compagni gli metteranno gli occhi addosso a inizio gara considerandolo la minaccia numero uno e lui inizia a scaricare palla dando fiducia ai compagni. Accumula così i poco tempo 5 assist facendo girare la squadra per il verso giusto e quando le maglie si allargano perché i compagni la buttano sempre dentro comincia a colpire anche lui soprattutto è bravo da oltre l’arco dove piovono frecce avvelenate: 5/9 con triple importanti. Commette 5 falli e Borrego lo toglie a metà ultimo quarto circa per un eventuale finale nel quale per fortuna non serve.

Cody Martin: 8,5

13 pt. (5/9), 10 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 2 stoppate, +29 in +/-. 1 TO. Terrorizza Thompson con due stoppate nonostante i Cm e due sono anche le mazzate a una mano che rifila alla difesa dei Celtics senza avere nessuno intorno su due incursioni arrivate in modalità differenti. Incide soprattutto in difesa dove confonde i Celtics inducendoli a qualche TO. Buona pressione e difesa, a ratti pare un Bogues più alto, i cm non contano, sfida tutti, cattura 10 rimbalzi andando in doppia doppia e partecipa al gioco di squadra. Segna anche un reverse che gli arbitri avevano dapprima valutato come fallo di Thompson e che Stevens chiedeva fosse revocato ma si scopre che il tocco era già a tabella e quindi goaltending. Partitona.

Miles Bridges: 8,5

20 pt. (7/14), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata, +24 in +/-. 1 TO. In assenza di tre giocatori fondamentali, oltre a divenire una costante minaccia per qualsiasi attaccante cerchi di raggiungere il ferro (chiedere a Brown o vedere la stoppata che gli rifila), influenzando diversi tiri che costringono anche Tatum a ridimensionarsi, supporta l’attacco con entrare e triple micidiali come quella sganciata al buzzer beater del terzo quarto da distanza Gastonia… Corre, offre intensità e precisione e piazza la solita schiacciata anche se stasera non fa partire i fuochi d’artificio. A parte una palla persa in palleggio cercando di passare tra due avversari e rompere il blocco, Bridge to playoff se continua così…

P.J. Washington: 8,5

22 pt. (8/12), 12 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata, +25 in +/-. 1 TO. Altro che influencer… questo recupera rimbalzi, influenza i tiri avversari e se ogni tanto commette qualche fallo come il two and one in chiusura su Walker è perdonabile. 4/6 da tre punti con una tripla che più che un catch n’shoot sembra un touch 3 per la velocità d’esecuzione. Doppia doppia e solidità sotto le plance per Charlotte, aiutato da Bridges con il quale ben si combina.

Bismack Biyombo: 6,5

4 pt. (2/3), 7 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata, -5 in +/-. 2 TO. Un paio di dormite ma per il resto guadagna ancora diversi rimbalzi, anche offensivi. In momenti difficili comunque riesce a tenere abbastanza sebbene segni solo da sotto su invito di McDaniels e nel finale quando mancherebbe anche un fallo su di lui. 21:45 di difesa.

Jalen McDaniels: 6

4 pt. (2/8), 1 rimbalzo, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -4 in +/-. 1 TO in 19:05. Parte bene segnando un bel pull-up in uno contro uno poi al tiro si perde quasi sempre con uno 0/3. Difesa a corrente alternata ma va a stoppare Walker pronto all’appoggio. Un paio di steal dimostrano che ci prova e non demorde, poi la qualità e la malizia magari non sono eccelse ma anche lui tiene abbastanza botta.

Vernon Carey Jr.: s.v.

0 pt. (0/0), 1 stoppata, +2 in +/-. 1:46 sul parquet in garbage time, sul tabellino si ritrova una stoppata che in realtà nel play by play è data a Richards e dovrebbe essere del giamaicano. Per il voto cambia poco.

Brad Wanamaker: 7,5

12 pt. (6/12), 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, -3 in +/-. 1 TO e 5 PF in 24:17. A parte la stoppata oltre il fondo presa da J. Parker, mette il 50,0% dei tiri con entrate nel traffico o floater. Da tre è inguardabile ma in serata i suoi canestri sono importanti. Come un cinghiale compie scorribande traendo vantaggio da un ritrovato tocco in partita. Delizioso il cambio mano e chiusura alta di destro in mezzo al traffico.

Caleb Martin: s.v.

0 pt. (0/0), 1 rimbalzo, +2 in +/- in 1:46. Un rimbalzo per Caleb, un po’ finito fuori dalle rotazioni recentemente.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/1), +2 in +/- in 1:46. Gli assegnano l’errore sulla tripla tirata più per gioco che seriamente poi però non gli assegnano la stoppata data a Carey Jr.. Mistero della fede sempre poco importante visto il minutaggio.

Grant Riller: 6,5

5 pt. (2/2), +2 in +/- in 1:46. Garbage time anche per il tiratore. Comincia gestendo un pick and roll con Richards che finalizza con un tiro in area molto buono poi prende la tripla segnandola. Interessante come personalità e buon tiro.

Coach James Borrego: 7

Dopo le de sconfitte in trasferta la squadra in casa si è data una scossa giocando finalmente anche in difesa e più convinta. Asfissiando le fonti di gioco avversarie non si inventa nulla ma rimane una tattica molto redditizia, specialmente se hai una squadra giovane e con polmoni che possa permetterselo. In più se hai elementi specifici come Cody Martin devi sfruttarli al posto dell’evanescente (in difesa) McDaniels. Per perdonare la sconfitta a Chicago sappia che dovrà dare la voglia ai ragazzi che ha dato contro i Cavs e oggi per battere anche i Bulls (Cowens diceva che voleva battere tutte le squadre NBA almeno una volta) in casa e fare un rush finale degno di una squadra che sta lottando contro gli infortuni. Per stasera è promosso anche se un challenge su alcune occasioni nelle quali siamo stati evidentemente penalizzati poteva giocarselo.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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