Il Punto @ 52

Premessa a lungo termine

Siamo giunti a due terzi di stagione quasi e i Calabroni sono ancora intrappolati tra l’insicurezza di un posto playoffs e una possibile vittoria nella Southeast Division.

Una posizione paradossale che si spiega con l’andamento in chiaro declino anno dopo anno di quasi tutta la Conferenza dell’Est, se si escludono le prime cinque squadre, con Indiana che avendo però perso Oladipo oggi faticherà a mantenere il passo rapido con il quale si era portata a 32 vittorie.

Descrizione veloce delle partite passate

C’eravamo lasciati nel mezzo del road tour di sei trasferte consecutive con la sconfitta contro i Velieri a Los Angeles.

A Portland una prestazione ancor più sconcertante sotto il profilo dell’atteggiamento/impegno non lasciava presagire nulla di buono e anche se a Sacramento in back to back la squadra sembrava impegnarsi, si portava a casa un’altra sconfitta che ci faceva piombare sull’1-5 nel tour.

Non rimaneva che riavvicinarsi a casa passando per la proibitiva trasferta a San Antonio per cercare di procurarsi una vittoria che avrebbe chiuso sull’aspettato 2-6 il giro ad Ovest.

Impensabilmente nella serata del ritorno di Parker da ex gli Hornets giocavano bene e motivati strappando una W importante su un campo che non regala molto alle avversarie…

Finalmente a casa per un paio di partite si battevano nettamente i Kings nella rivincita dopo pochi giorni e i Suns per la seconda volta nel breve periodo per poi presentarsi a Indianapolis dove i Battistrada finivano per prevalere nettamente.

Mancavano le trasferte di Memphis e Milwaukee con gli Hornets a prevalere contro i Grizzlies (squadra in difficoltà che non vinceva da 6 partite) e a cedere di schianto nel Wisconsin nell’ultimo quarto contro i Cervi nonostante si sia giunti nell’ultimo quarto a detenere ben 13 punti di vantaggio.

Rimanevano quattro partite sino a gara 52, tre sulla carta da vincere e una impossibile a Boston…

Tutto andava come previsto anche se con qualche difficoltà in più.

Battuta New York e vinta la serie 2-1 a Boston i verdi tracimavano nel secondo tempo ma Charlotte non se ne curava troppo tornando in casa per il back to back che li vedeva impegnati contro Memphis e Chicago.

Due partite in teoria semplici che gli affamati avversari complicavano mandando sotto gli Hornets che le ribaltavano nel finale, anche se contro i Grizzlies gli Hornets erano aiutati nel finale da un fischio della terna che ci restituiva una palla persa per violazione degli 8 secondi che finiva anche nelle mani avversarie che avrebbero potuto portarsi sul -2 ma difficilmente vincer la gara a poco dalla fine.

Contro Chicago era Walker a dare la spinta per pungere i Tori e riportarsi su una situazione di parità in classifica con un .500 frutto di un 26-26…

Grazie a questo record Charlotte si trova attualmente al settimo posto nella Eastern Conference e ha riguadagnato la prima posizione della Southeast Division grazie alle ultime due vittorie, complici le sconfitte degli Heat senza Goran Dragic.

Prossime partite

Più interessante forse lo sguado al calendario del prossimo futuro che “ripartirà” da gara 53 contro i Clippers (probabilmente con il Gallo out) in casa, cui seguirà in back to back la sfida a Dallas contro i Mavericks del nuovo arrivo Porzingis.

Due partite che sulla carta potrebbero essere vinte o perse entrambe essendo abbastanza equilibrate considerando anche il vantaggio del fattore campo nel caso della sfida contro i Velieri.

A Dallas il fattore stanchezza da back to back potrebbe un po’ saltar fuori, alla fine “spero” che venga fuori almeno una vittoria da questa due sfide.

Le trasferte poi continueranno con gli Hornets a fermarsi a giocar fuori casa per altre tre tappe.

Atlanta, Indianapolis e Orlando.

Per una squadra come la nostra, in lizza per un primo posto nella Division sarebbero tre occasioni da non fallire perché il fatto d’aver ritrovato spirito anche in trasferta e la mancanza di Oladipo a Indianapolis fanno sì che tutte e tre i match siano alla portata degli Hornets che non sono forse ancora così solidi da vincerli tutti ma voglio sperare si finisca almeno con un 2-1.

Si arriverà quindi dopo la partita in Florida il San Valentino Americano al week-end dell’All-Star Game in Charlotte con Kemba tra i titolari a Est.

A Charlotte la NBA c’era già stata per disputare un All-Star Game nel 1991 ma nel vecchio Charlotte Coliseum che purtroppo essendo stato fatto implodere dopo la partenza degli Hornets per la Louisiana non c’è più al vecchio 100 Hive Drive…

Le trasmissioni NBA riprenderanno una settimana più tardi circa, il 22, quando gli Hornets inizieranno una serie di quattro sfide casalinghe passando in primis da quella importante contro i rivali divisionali dei Wizards.

In back to back avremo una sfida ancora importante con i Nets (c’è da capire dove saranno in classifica) per poi tentare l’impresa contro i Warriors e i Rockets.

Brooklyn sarà una parentesi da trasferta per tornare a giocare in casa contro Trail-Blazers, Heat e Wizards prima di andare a giocare 4 difficili partite in trasferta tra il 10 e il 17 marzo (Milwaukee, Houston, Washington e Miami).

Prendendo in esame queste 17 sfide ottimisticamente (forse troppo) mi aspetterei un 11-6 complessivo o almeno un 10-7 che aiuterebbe gli Hornets ad affrontare le ultime 13 gare rimanenti (non semplici, con trasferte a Toronto, contro i Lakers, a Oakland e a Salt Lake City) un po’ più serenamente cercando di capire poi se qualche squadra da affrontare sarà già tagliata fuori e pronta a tankare come potrebbe essere New Orleans con o senza Davis.

Breve parte statistica descrittiva di pregi e difetti, mercato e All-Star Game

Le vittorie passate a San Antonio e Memphis hanno dato un buon segnale per le partite in trasferta ed è anche per questo motivo che mi aspetto un record vincente dagli Hornets in quella che sarà probabilmente una parte decisiva della stagione (quella descritta sopra).

Partite fuori casa che saranno da vincere anche se al momento stiamo ragionando su questo roster e non su rose future.

Già, perché se Borrego ha operato qualche cambiamento strategico per favorire Batum e creare spazio per Bridges, siamo in scadenza del mercato invernale.

Qui sotto possiamo notare come Batum e Bridges riescano a prender spazio attraverso blocchi per i portatori di palla sui quali la difesa avversaria incentra l’attenzione riuscendo spesso a dare una buona spaziatura con tiri dagli angoli oppure come nel caso di Batum dove va a schiacciare grazie a una specie di stagger verticale con la difesa dei Bulls però nettamente colpevole nell’occasione.

Abbiamo anche uno skip pass per il francese nell’angolo sinistro o la versione con l’allungo di Bridges, il quale ultimamente ha mostrato qualche progresso anche in entrata con due belle azioni come si nota nel video:

Gli Hornets hanno sempre smosso un po’ le acque negli ultimi anni per cercare di migliorare la squadra anche se sono stati piccoli cambiamenti che vanno da Gary Neal, Mo Williams a Courtney Lee (ottima scelta), preso il 16 febbraio 2016 in uno scambio a tre con Grizzlies e Heat.

Quest’anno il mercato termina il 7 febbraio alle 21:00 italiane e gli Hornets non sembrerebbero aver moltissimo da offrire ad altre squadre per arrivare a qualche pezzo che migliori il roster.

Già, perché c’è gente come Anthony Davis,scritto per assurdo, ovviamente non è un obiettivo ma è solo per citare qualcuno che è in scadenza di contratto questo o il prossimo anno e rischierebbe di puntare i piedi e andar via senza contropartite, anche perché Ad ad esempio sembra voglia giocare per i LAL.

Charlotte potrebbe muover qualche panchinaro che non trova più posto nel progetto di Borrego come Bacon, Kaminsky o tentare ad esempio di scambiare Lamb, un giocatore che attualmente percepisce uno stipendio basso per la media NBA e il valore reale (7,48 milioni) e sarà in scadenza di contratto a giugno.

Ragionandoci su, in questa particolare situazione, non credo che Lamb lascerà Charlotte se non per avere qualcuno che lo rimpiazzi in maniera più che adeguata nello spot di SG.

Alle sue spalle c’è un Monk in crescita ma deve ancora dimostrare di essere continuo e di poter segnare con costanza anche contro difese più forti di quelle che ha smontato recentemente.

Un rumors ha rivelato che Charlotte pare essersi informata su Jrue Holiday che quest’anno ai Pelicans ha giocato come SG.

Lui non ama molto giocare come PG ma con l’infortunio di Elfrid Payton e la squadra in disfacimento con infortunati reali e non in attesa di vedere se riusciranno a lasciare la Louisiana dopo il terremoto Davis, potrebbe tornare a fare la PG in pianta stabile.

A Charlotte potrebbe affiancare Walker se gli Hornets offrissero Lamb e altro…

Il problema è che muovendo Lamb gli Hornets non avrebbero nessun vantaggio in termini di flessibilità e nell’abbassare il monte ingaggi, il resto è poco appetibile e/o con un contratto a basso costo che non pareggerebbe gli attuali 25,97 milioni che Holiday percepisce di stipendio che tra l’altro avrà ancora, anzi, arriveranno a 27,02 nel 2021/22 grazie al sui contratto quadriennale in leggero aumento (ci sta… sai, l’inflazione… Lol)

Scherzi a parte, Holiday sta giocando come un All-Star con 21 punti di media, 8 assist e 1,6 palle rubate a partita che per Charlotte potrebbe essere un aspetto interessante perché Lamb “ruba solamente” attualmente un pallone a partita e tira con il 44,1% inferiore al 47,7% di Holiday che come Lamb è un abile e veloce penetratore, probabilmente di più agile.

La suggestione è forte ma Kupchak dovrebbe attaccar a Lamb magari (idea personale) per cercar di sbloccar la situazione, MKG (buona stagione partendo dalla panca a Charlotte) e magari uno tra Kaminsky e Bacon più un’eventuale scelta perché c’è da considerare che in estate ci sarà da aumentare considerevolmente lo stipendio a Walker se MJ vuole trattenerlo.

L’ideale sarebbe attaccare il contratto di Biyombo che alcune fonti riferiscono come il più probabile Hornet in partenza ma New Orleans nonostante un Davis forse con le valigie in mano, ha riscoperto Okafor che è stato sghiacciato e non sta giocando affatto male con cifre molto interessanti.

L’operazione però è altamente improbabile perché alcune fonti riferiscono che i Pelicans non hanno intenzione di muovere Holiday e quindi anche se Kupchak riuscisse a piazzare Batum che nelle ultime due settimane è andato in crescendo ma non giustifica il contratto pesante che detiene, probabilmente la trade non comincerebbe nemmeno ma si potrebbe liberare spazio per altri innesti interessanti.

Un’altra pista che pare essersi raffreddata un po’ porta a Drummond dei Pistons, giocatore che non mi convince appieno nonostante sia in possesso di fisicità importante ma con il rientro di Zeller e l’eventuale copertura fisica di Biyombo, anche se non in maniera ottimale siamo abbastanza coperti pur in un ruolo nel quale necessiteremmo un upgrade ma Detroit ha bisogno di tiratori esterni, perimetrali, difficile che la trade si concretizzi senza squilibrare l’alchimia delle due squadre.

Non menziono più Beal giacché pare che i Wizards non si stiano stracciando le vesti per liberarsi di qualcuno anchge se la trade sarebbe un po’ più semplice rispetto ad altre ma rischieremmo di entrare nel fantabasket dove dovremmo aggiungere oggetti fantasy come l’enorme spazzola spugnosa usata da Shaquille O’Neal o la palla autografata da Lapo allo Staples Center dopo il miglior intervento difensivo dell’anno contro i Torronto Raptors e Calderon che rimane sempre bello da vedere (tranne per i fan dei Raptors in quel mentre)…

E a proposito di All-Star, finalmente, due anni più tardi dell’All-Star Game saltata a Charlotte per ragioni esterne al basket, ecco la manifestazione toccare la North Carolina con la Queen City pronta ad affogare nel traffico del week-end dedicato.

Il parquet sembra essere molto bello esteticamente anche se “troppo” pulito nelle aree per i miei gusti mentre le maglie di U.S.A. E Resto del mondo sono carine ma non mi convincono fino in fondo, specialmente quella degli americani.

Kemba Walker partirà come titolare nella gara delle stelle mentre Miles Bridges si esibirà in quella delle schiacciate con i sismografi intorno a Charlotte pronti a registrare scosse di magnitudo estreme quando Miles toccherà l’anello.

Dalla panchina Monk nelle ultime 5 partite ha prodotto più punti (13,6 contro gli 11,2 del titolare Lamb) e più assist (2,2 contro 1,4) ma a rimbalzo soccombe 2,8 a 6.

Questo per citare l’importanza di una panchina in ripresa con Parker indispensabile.

Non in tutte le serate è sembrato in forma sbagliando qualche tiro, anche a gioco fermo ma smazza buoni assist, dispensa esperienza e riesce spesso a dare una fisionomia equilibrata alla squadra di giovani riserve che senza di lui, con Graham in campo, tende a perdersi.

Una tabella basata sulle statistiche di Hoops Stats (recuperate e creata da me) per quel che riguarda la prima parte che parla di matchup. E’ una statistica basata sull’efficiency recap difference quando il giocatore degli Hornets e quello avversario rimangono in campo almeno per 25 minuti. Ovviamenite hanno tenuto in considerazione la parità di ruolo anche se talvolta il confronto in marcatura può avvenire tra giocatori differenti, spostarsi sui pick and roll o avere un avversario che momentaneamente è subentrato dalla panchina, quindi, come tutte le statistiche è parziale. Sotto la casella fucsia, le vinte e perse quando i giocatori indicati sono in campo (almeno per qualche minuto e ottengono un voto valido indicato da me).

Con 111,5 punti siamo sedicesimi sulle trenta squadre per quel che riguarda i punti segnati (in calo) mentre la difesa sale di un posto (il ventesimo anziché il ventunesimo precedente) con 111,2 subiti con un calo di 0,9 punti subiti a gara.

Il Pace si è abbassato ulteriormente e ora siamo ventesimi con 99,3 (precedentemente era di 99,5), mentre con il 78,8% ai liberi siamo noni.

Punta di diamante è sempre il possesso palla sotto forma di TO salito da 12,2 a 12,8 di media nelle ultime 12 gare ma vale sempre il primo posto a Charlotte per il minor numero di palle perse.

Qui sotto vediamo le statistiche principali della panchina.

Siamo settimi nell’impiego a livello di minutaggio della second unit, in 3^ posizione nei punti realizzati, in 4^ negli assist e nei tiri segnati/tentati, in 8^ a rimbalzo offensivo (MKG 13° tra le PF per rimbalzi offensivi…), in 9^ nelle stoppate e nella FG%, poi scendiamo in 11^ posizione nei rimbalzi, nei tiri liberi e nei falli commessi, per andare a toccare la 14^ piazza nei rimbalzi difensivi.

I problemi arrivano nei TO dove è la panchina imbottita di giovani, ma anche da un Parker che qualche volta esagera, a perder tanti palloni con un 21° posto nei TO ma anche nel tiro da tre punti e scendiamo ancora nelle rubate sino al 26°.

Passando al complessivo, siamo sempre ventiseiesimi per punti ottenuti nel pitturato, dimostrando di non avere grandi lunghi che facciano la differenza per fisico, cm o abilità sopra la media mentre saliamo al 12° per realizzazioni fuori dall’area.

Le principali statistiche dei singoli in grafica:

Quelle di squadra più quelle delle avversarie rapportate contro di noi…

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Qui sotto ecco i confronto tra giocatori con lo stesso ruolo con il primo a sinistra titolare e il ricambio a destra nelle prime cinque jpg:


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Aggiungiamo anche le percentuali della squadra suddivise per zone di tiro:

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Classifica Giocatori

16°, Joe Chealey: 5,5

Entrato nel garbage time a Boston Joe si ricorderà quell’entrata indecisa con floater stoppato facilmente come primo tiro in carriera NBA e poi il fallo in ripiegamento ma anche la buona entrata da sinistra chiusa di destro con un floater che si alzava protetto dallo spazio del suo corpo (tiro con la mano lontana dal difensore) che gli valgono i primi due punti in NBA.

Two-way contract, non so quante volte lo vedremo ancora in campo, probabilmente sempre nei tempi nei quali la partita non conta più, eppure in preseason aveva fatto vedere un buon tiro da tre che agli Hornets sarebbe utile in alcuni momenti offensivi.

Non ha un super-fisico e gettato nella mischia in un garbage time dove l’inerzia era tutta per i locali, il voto vale relativamente…

Per ora Greensboro è il suo habitat anche se meriterebbe un’altra presenza in NBA (almeno) per mostrare di saper far meglio.

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 15°, Guillermo Hernangomez: 5,82

Ne avevamo parlato come uno dei giocatori più regrediti nello scorso “Il Punto”, non si poteva immaginare che in gara 41 e 42 a Portland e Sacramento fosse quasi un giocatore prestato agli avversari, sia per atteggiamento in campo molle fino all’irritazione del tifoso, sia per i danni prodotti.

Irriconoscibile iniziava a ritrovarsi dopo lo smarrimento a San Antonio per disputare poi due ottime partite casalinghe grintose con una schiacciata “cattiva” a mettere il punto esclamativo sulle sue prestazioni.

Ovviamente in questo breve tratto il voto risente delle due prestazioni a vuoto in trasferta e delle ultime che, dopo una leggera ripresa, sono tornate ad essere ancora insufficienti.

Forse sperava di esser lui il titolare in questo tratto della stagione out ma la sua mancanza di kg e quella difesa non attiva ha costretto Borrego a lanciare Biz (non credo che il coach se non per disperazione l’avrebbe fatto), tuttavia il ruolo da secondo centro per noi è determinante.

Nei minuti nei quali scende in campo se riesce a fare una buona prestazione spesso aiuta la squadra a vincere, se gioca male, anche se non è automatico, la squadra va in difficoltà.

Da una sua palla persa a Milwaukee i Bucks hanno iniziato a risalire seriamente sino a travolgerci nel finale.

In attacco dimostra buone doti nel riuscire a piazzarsi per qualche rimbalzo offensivo anche se non sempre usa il fisico per tentare di strapparlo all’avversario, più che altro la spunta tra senso della posizione e cm che l’aiutano anche in caso di transizioni fallite da compagni.

Ha un buon tocco quando dal pitturato lascia partire tiri tagliati costretto dal difensore che gli si fa incontro.

Bisognerà vedere se con il rientro di Zeller troverà ancora spazio o Biyombo gli rimarrà avanti nelle gerarchie.

Dal mio punto di vista penso che Borrego possa anche sperimentare entrambi (preferirei comunque Biz in generale) dato che Zeller, più fisico, giocherà da titolare e dietro di lui potrebbe servire in talune circostanze un giocatore più agile che a rimbalzo riesce a strapparne molti di più del centro congolese.

Il ventiquattrenne pivot spagnolo è salito un po’ nella precisione dal campo arrivando al 51,9% mentre nelle stoppate cala ancora passando dallo 0,6 de il primo “Il Punto”, allo 0,4 del precedente, allo 0,3 attuale… mentre a rimbalzo si dimostra abile salendo a 5,5 contro i 5,3 di 12 partite fa con un minutaggio pressoché identico (13,8 attuali contro i 13,7 di una dozzina di partite orsono).

C’eravamo lasciati con 7,8 punti a partita, oggi Willy è sceso un pochino assestandosi sui 7,4 di media.

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 14°, Devonte’ Graham: 5,83

Non dev’essere affatto facile presentarsi agli allenamenti con davanti due mostri sacri come Kemba Walker e Tony Parker.

Il rookie al primo anno finisce per sfigurare al loro confronto se facciamo il paragone ma va tenuto conto che Devonte? È stato scelto al secondo giro e gioca i una squadra che oltre ai due playmaker non ha moli altri elementi capaci di far la differenza.

Ha avuto il suo spazio e continua ad averlo quando Parker non ce la fa.

Purtroppo senza Parker gli Hornets sono 0-7…

In totale è partito da starter tre volte e sta giocando 12,8 minuti a partita quando riesce a scender sul parquet (28 presenze da rookie sono da miracolato dietro quei due).

Indubbiamente ha delle qualità ancora acerbe sebbene in preseason avesse impressionato un po’ di più per quel che riguarda la visione di gioco e la personalità.

C’è da vedere quanto siano ancora migliorabili attraverso il lavoro e l’esperienza che Tony e Kemba possono dargli.

Segna 4,4 punti, smazza 2,2 assist di media e equilibra rubate e TO con uno 0,6.

Da migliorare il tiro con il 37,4% dal campo anche se diverse volte ci prova da fuori e questo contribuisce a far calar la media che da fuori è del 32,8%.

Il suo viso coperto dalle mani dopo una tripla da step-back di Kemba è la fotografia di ciò che i fan di Charlotte vivono con incredulità, forse la stessa anche ha nell’allenarsi con quei due.

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13°, Frank Kaminsky: 5,97

Altro giocatore (come molti nel roster) che non trova spazio con Borrego.

Un minutaggio totale nelle ultime 12 partite di 16:37, sceso sul parquet solo a Portland e a Boston quando erano ampiamente andate la dicono lunga su quanto sia profonda oggi la panchina di Frank che a pochi giorni dalla scadenza del mercato invernale potrebbe anche esser ceduto in qualche pacchetto visto che sembra non far parte degli uomini che Borrego tiene in considerazione ma poiché non gioca mai in una squadra di media classifica o si farà avanti qualche GM come estimatore segreto del Tank, oppure si arrugginirà qualche metro più in là di Borrego.

8 pt. con un 3/7 nei due garbage time per lui…

Da 11,6 minuti è calato a 11,3 e i 5,6 punti son passati a 5,5 scrivendo di medie…

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 12°, Malik Monk: 5,98

Monk continua a essere in preda alla propria frenesia (troppo veloce anche nelle interviste) nell’intento di trovare il ritmo giusto.

Probabilmente gli servirebbe avere un miglior ball-handling per potersi permettere quel dribbling in più per non rischiare di perder palla (uno dei suoi problemi il TO) e fintare qualche volta in più essendo uno shooter per vedere se l’avversario abbocca.

La velocità c’è ma è troppa a volte e la coordinazione per la chiusura non è sostenibile dal corpo a causa della troppa rapidità, come una macchina che sta per affrontare una curva a gomito a 200 km/h ma sotto quest’aspetto sembra migliorare se i difensori non sono di livello…

Ha sparato un po’ troppo a vuoto e ha giocato bene poche volte in questo arco di tempo ma nelle ultime due uscite contro Grizzlies e Bulls, pur non essendo partito bene ha sparato alla grande nel crunch time contribuendo in maniera determinante alle vittorie di Charlotte in rimonta.

Bene anche con Phoenix e poi nell’ultimo quarto contro New York in casa, dove, dopo una pessima partenza, ha risolto la gara scrollando di dosso i Knicks affondati con ben 4 triple…

A ben vedere tutte squadre con qualche problema… si attendono grandi prestazioni di Monk per confermare le buone cose viste ultimamente contro squadre migliori difensivamente.

Altro giocatore che rimane troppo discontinuo, specialmente per le potenzialità che ha, insieme a Parker (che l’ha un po’ sostituito andandosi a prender dei tiri) è una delle principali bocche da fuoco della panchina, il problema è che quando spara a salve favorisce ovviamente gli avversari.

Se non è forzato fortunatamente evita di fare il play se c’è il francese in campo, tuttavia può sfruttare la velocità per arrivare sul fondo (magari raddoppiato) con la drive and kick scaricando, sempre i compagni siano piazzati nei punti giusti…

Dal campo sta tirando con il 40,1% che gli consente di tenere una media di 10,6 punti a gara con un superbo 90,5% dalla lunetta ma perde troppi palloni (1,8 a partita) che si trasformano in semplici transizioni per gli avversari.

Parlando delle ultime 12 partite è passato dai 20 punti contro Memphis in casa e ai 18 contro Chicago agli 0 a Milwaukee, con uno 0/5 dal campo che ha contribuito al rientro dei Bucks.

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11°, J.P. Macura: 6,00

Laconicamente… con la squadra maggiore “Dennis The Menace” non è più riapparso…

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 10°, Cody Zeller: 6,00

Come alla dogana, non ho nulla da dichiarare sullo Zeller giocatore in questo periodo essendo rimasto sempre out dopo l’operazione alla mano. Lui, intervisto il 17 gennaio dichiarava già:

“Mi sento capace di fare un po ‘di roba in campo.

Un sacco di cose per la mano sinistra, ovviamente.

E sai… (riferito all’intervistatore) la mia costola, il mio ginocchio, tutto il resto sta guarendo bene, quindi penso che proverò a prendere questo tempo libero a mio vantaggio”.

In effetti è apparso ultimamente in diversi shootaround anche se con una protezione alla mano infortunata (la destra) a provare qualche tiro da sotto e ormai sembra essere in day to day pronto per il rientro tra qualche giorno quando andrà probabilmente gradualmente a riprendere il suo posto da titolare per essere abile come screen setter e nelle due fasi di gioco anche se sotto i tabelloni anche lui rimane un piccolo passo dietro Biz.

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 09°, Nicolas Batum: 6,00


Nelle ultime 12 partite è andato sotto la sufficienza un paio di volte.
Batum ha firmato un contratto quinquennale da $ 120 milioni con gli Hornets nell’estate 2016, seguendo quella che è stata probabilmente la sua migliore stagione NBA parallelamente con la prima a Charlotte.

Quel contratto dorato era il più grande nella storia degli sport di squadra a Charlotte.

Inevitabilmente ha attratto le ire dei fan per tante prestazioni negative in questi ultimi anni.
Rick Bonnell, in un’intervista esclusiva con Batum gli ha chiesto se quel contratto fosse un peso per lui.La risposta di Batum fu:

“No. Non sono mai stato quel tipo di giocatore che segna 25 punti a partita da quando sono professionista”.

Quando ero in Francia (giocando da adolescente) la gente diceva:

“Non arriverà mai alla NBA perché non ha mai segnato 20 punti”.

Il francese incalzava con:
“Non mi è mai importato di come le persone al di fuori del basket la pensano su di me.

Ci sono allenatori o giocatori che dicono: “Mi piace giocare con te”.
“Ciò non significa che io sia un grande giocatore. Faccio molti errori in campo e ho delle brutte serate. Alcune critiche sono giustificate, di sicuro”.
Quando Batum gioca bene scatena discussioni su come sia possibile cederlo perché nella memoria sono state troppe le serate storte con passaggi imprudenti o tiri presi in maniera scellerata.
In estate però Lamb ha preso il posto di titolare con lo slittamento di MKG in panchina e con il rientro di Batum nel suo ruolo “naturale” di SF (posizione che aveva precedentemente interpretato con i Portland Trail Blazers).

Fondamentalmente per larghi tratti della gara Batum quindi andava a prendere al posto di MKG l’attaccante avversario ritenuto più pericoloso (a parte i lunghi).

Come dice Bonnell, ora Batum protegge uno spettro di giocatori d’élite che vanno dall’avanzato Paul degli Oklahoma City Thunder al play di Boston Kyrie Irving.
“Quando c’è un cambiamento, un nuovo ruolo, non è facile”, ha detto Borrego su Batum che non si è mai pronunciato in merito allo spostamento di ruolo che lo libera un po’ dalla responsabilità di cercare di fornire assist a nastro ai compagni anche grazie all’entrata di Parker in alcuni momenti.
Senza palla tra le mani e senza ritmo Batum ha faticato a mettersi in ritmo quest’anno andando a perdersi diverse volte. Attualmente ha una media di 9,4 punti, con una media del 46,8% dal campo e del 40,6% da 3 punti, salita ultimamente.

E’ settimo tra le ali piccole per percentuale da tre punti e percentuale del tiro libero.
Batum ha detto di sentirsi più a suo agio in attacco nelle ultime settimane.

Borrego ha dichiarato d’aver apportato qualche ritocco in ritardo per trovare più opportunità da prendere al tiro o in entrata sia per Batum sia per il debuttante Miles Bridges.
“Ci sono ragazzi che vogliono segnare per vincere. Forse ci sono anche ragazzi che segnano per pompare i loro numeri, per contratto, per rimanere in NBA o per ottenere minuti.

Non si tratta solo di numeri. Riguarda anche la difesa. Se non giochi in difesa, hai un problema”.
“Non m’importa di me stesso” ha detto Batum.

“Metto sempre la squadra al primo posto. Per tutti e quattro gli anni qui è stata la priorità”.

Dichiarazioni a parte, ricordo troppi close-out mancati, accennati o difese morbide ma nelle ultime settimane sta riprendendosi e la squadra riesce anche a disegnare per lui qualche occasione per triple aperte o a portare blocchi che lo mandano saltuariamente a schiacciare senza incontrare troppe resistenze.

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 08°, Bismack Biyombo: 6,05

Biz in questo breve periodo ha continuato a rimpiazzare il titolare Zeller partendo in quintetto.

Fino a Memphis giocava oltre i 20 minuti ma da Milwaukee in poi il suo minutaggio è sceso.

16:02 in Wisconsin, 12:39 contro New York e 13:34 a Boston in minuti che non si sono tradotti tutti in un maggior impiego di Hernangomez ma sono stati fagocitati dalla small ball di Borrego che in alcuni momenti ha messo in campo MKG e Williams come lunghi anche se contro Memphis in casa, per contenere Gasol, Borrego è ricorso a lui per ben 32:01 min..

In attacco non è un fattore.

Non è velocissimo ed è vistoso oltre che macchinoso in alcuni movimenti, quindi fatica a partecipare alla manovra anche se quando gli viene data palla in genere non spreca troppi tiri.

Nelle ultime 12 partite ha sparato con un 25/48 dal campo e 19/26 dalla lunetta, ha giocato la sua miglior partita del periodo contro Phoenix con 11 punti, 13 rimbalzi e ben 5 stoppate, statistica nella quale è un po’ calato nonostante precedentemente a Sacramento fosse riuscito a bloccare gli avversari per ben tre volte in serata come in casa contro Memphis dove con due stoppone nel finale è stato determinante.

Ovviamente, nonostante il contratto formato maxi, giocherà da titolare sino al rientro di Zeller per tornare a degradare più o meno velocemente in panchina, tuttavia il fatto di aver giocato di più e aver preso ritmo lo potrebbe aiutare nel caso in cui Borrego in determinate situazioni pensi ancora alla sua fisicità per mettere un freno agli avversari sotto il nostro tabellone.

27 partite nelle quali è sceso sul parquet (15 le partite da titolare), 4,6 punti di media, 5,0 rimbalzi e 1,1 nelle stoppate.

Biyombo è nella sua ottava stagione NBA e ha uno stipendio di 17 milioni, il secondo più alto della squadra, ha tanti limiti in attacco e difesa ma a livello di sforzo non sta rubando lo stipendio perché dopo un colloquio con Borrego ha iniziato ad andare in palestra alcune ore prima di altri veterani e di notte tornava allo Spectrum Center per esercitazioni individuali.
Né tiratore né marcatore, Biz è però il giocatore che da una dimensione difensiva a Charlotte come ha detto Borrego dopo la partita contro i Grizzlies:
“Penso che abbia segnato un punto, ma ha davvero inciso sulla partita in difesa. Solo con la sua energia, il suo spirito. Anche quando era fuori dal gioco, stava spingendo (i compagni di squadra) anche nei time-out. Merita molto credito per questa vittoria”.
L’aspettativa di Biz era quella di poter giocare perché gli Hornets volevano una squadra dalla forte identità difensiva.

“Poi, quando entri nella situazione, è diverso” ha detto Biz.
Da ultimo centro nel roster a starter, dapprima con magri risultati (contro Joel Embiid) sparendo in panca ma senza lamentarsi.

“Mi preoccupo per i miei compagni di squadra, anche se non sto giocando. Non voglio mai che i ragazzi mi vedano lamentarmi in questo campionato. Quando lavori sodo vieni premiato per questo”.
La ricompensa di Biyombo è passata dalla mano fratturata di Zeller e dall’inadeguatezza degli altri due centri bianchi che solo per poco hanno mostrato voglia di lottare in difesa.
La grinta fa la differenza tra lui e gli altri…

Riguardo la partita con Memphis in casa dice:
“Non abbiamo vinto perché eravamo più talentuosi di loro. Abbiamo vinto perché abbiamo iniziato a giocare duro”.
Se Walker ha talento e Parker esperienza, Biz è il lato fisico e grintoso che serve a una squadra per arrivare a un risultato positivo.

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 07°, Miles Bridges: 6,08

Bridges nelle ultime partite è stato un po’ più coinvolto da qualche aggiustamento operato da Borrego.

Ha preso anche qualche iniziativa personale in entrata chiusa in modalità vincente sebbene ancora debba riuscire a mirare meglio canestro o tabelle per l’appoggio ma sembra avere un po’ più di successo ora.

Per quel che riguarda i punti segnati è rimasto in linea con l’ultima volta nella quale ho realizzato

questo particolare pezzo riassuntivo.

Ha toccato 15 punti nella W casalinga contro Sacramento per andare in doppia cifra in altre tre gare casalinghe (13 contro i Bulls nell’ultima, 11 contro New York e 10 contro Phoenix).

Purtroppo da fuori latita ancora con un 6/22, il che per una squadra che ha bisogno anche di tutti gli uomini della panchina per far rimanere almeno inalterato il punteggio o recuperare non aiuta…

Il minutaggio continua a esser piuttosto consistente per un rookie che più che altro ci regala qualche highlights in schiacciata avendo un fisico importante che consente a Borrego d’impiegarlo come PF in svariate occasioni.

Qualche volta saltando da fermo è stato stoppato ma se arriva in corsa agli avversari conviene spostarsi se non vogliono esser travolti da una forza pari a un potente ciclone.

Proprio grazie a quello fisico potrebbe dare di più a rimbalzo dove per ora si assesta sui 3,6 a partita in 19,1 minuti di media che gli servono per aumentare l’esperienza su ambo i lati del campo adesso che è stato definitivamente preferito da Borrego a Bacon.

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 06°, Dwayne Bacon: 6,09

Partiamo dai 25:55 minuti giocati (nelle ultime 12 partite) sui 576 disponibili che danno l’idea di come ormai Bacon sia scivolato fuori dalle rotazioni che contano.

Con l’arrivo di Miles Bridges a prendersi il titolo di principale rincalzo in SF, Dwayne è progressivamente scivolato fuori dalle rotazioni anche perché come ala piccola Charlotte ha altri giocatori versatili in grado di ricoprire quel ruolo che oggi vede titolare Nic Batum.

13 punti ottenuti quando le partite erano scivolate ormai su un binario deciso, a favore o a sfavore.

Gli articoli sulla pagina ufficiale degli Hornets per far sapere della sua assegnazione agli Swarm e i ritorni con la prima squadra.

La stagione di Bacon ha preso una piega inaspettata dal mio punto di vista ad Atlanta quando fu inadeguato in gara e non pronto sull’ultima difesa lasciando andare l’attaccante che depositò i due punti che vinsero la partita per i georgiani.

Con Greensboro il 21 gennaio ha collezionato 20 punti e 9 rimbalzi nella sconfitta contro i Canton Charge.

10,7 i minuti a oggi contro i 12,2 minuti di media con i quali ci eravamo lasciati la volta precedente, in evidente discesa sarà difficile venga preso in considerazione come a inizio stagione da Borrego anche se è un giocatore che in attacco con il fade-away e l’entrata da chiudere in layup o con il pullup a vette innevate può sempre mettere il tiro.

Parlando di trade avrebbe un senso per Charlotte sfoltire la rosa in cambio di un giocatore differente o altro perché Bacon difficilmente ritroverà spazio nel roster…

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 05°, Marvin Williams: 6,17

Lo strano caso Marvin Williams, ovvero, quel giocatore tra i titolari che non fa impazzire, non stuzzica la fantasia e vorremmo cambiare per avere qualcosa di meglio ma che tutto sommato il suo lo fa come onesto mestierante.

Non è evidente e se da stretch four incappa in una di quelle serate nelle quali non centrerebbe nemmeno una vasca da bagno diventa un danno per gli Hornets che in genere si affidano a lui sugli scarichi per punti di rottura quando riescono a far circolar bene palla o far raddoppiare Kemba o un altro penetratore che gliela scarichi abilmente al volo.

E’ così che Marvin ha ottenuto due importanti triple contro i Grizzlies in gara 51 che hanno ribaltato la partita.

Quando riesce a segnare 11 o più punti Charlotte è 13-9.

Lo sforzo fisico difensivo c’è e a volte si aiuta con il mestiere anche se non ha l’agilità dalla sua parte mentre mantiene un discreto fisico ma paga in cm se Borrego lo costringe a giocar da centro o contro il centro avversario quando decide di schierare Parker con Walker o altri piccoli e la small-ball…

In queste 12 partite ha raggiunto 8 volte la doppia cifra con un massimo di 16 punti contro Memphis con un 28/70 da tre punti con l’1/5 a Sacramento, il 2/9 a Indiana e l’1/8 contro New York nell’unica vittoria delle tre partite citate dove è andato malissimo… Ha accumulato un -31 di plus/minus in queste 12 gare con parziali negativi da Indiana in poi salvo quello nullo (0) contro Memphis.

Marvin è salito ancora nel minutaggio passando da 27,5 a 28,1 minuti a partita con Borrego a fidarsi più di lui che degli eventuali ricambi MKG e/o Bridges.

E’ migliorato un po’ ai liberi dove oggi ha il 71,9% contro il 70,8% precedente e da fuori dove passa dal 38,3% al 38,7%.


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 04°, Jeremy Lamb: 6,32

Un po’ meno cattivo e sul pezzo in difesa rispetto lo scorso anno probabilmente anche dovuto anche al fatto di dover contribuire maggiormente in attacco lanciato titolare e nel ruolo di secondo violino.

Forse ultimamente sta perdendo un po’ di terreno nel duello a distanza con Monk, suo pari ruolo quando è incappato in qualche night-off ed è sceso leggermente così anche nella media voto.

Deve migliorare nel tiro da tre che a volte prende anche ai 24 perché tiene troppo palla o i compagni gliela scaricano affidandosi al suo miracolo che in passato qualche volta gli è riuscito ma ultimamente sembra un po’ più appannato.

I miracle shot gli riescono meno così come le cavalcate verso canestro per i two and one che spesso portava a casa.

Qualche volta rinuncia ad andare sino in fondo preferendo il floater o più raramente il cambio di direzione per vedere di trovare spazio e chiudere a seconda della situazione.

Monk lo ricalca come arma tattica grazie alla leggerezza, l’agilità e la versatilità con la quale Jeremy riesce a rendersi utile, anche se Malik, data l’età, sembra più esplosivo e più acrobatico se srve di un Lamb che da quel punto di vista ci sa fare.

Jeremy però dimostra più equilibrio sul tiro e ha più esperienza che gli serve per mettersi meglio in ritmo o prendersi un tiro nell’uno contro uno.

Ha un plus/minus on court per 100 possessi di +1,0.

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 03°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,36

MKG continua a lottare e a mettere con più regolarità i suoi jumper, inoltre è forse l’unico stealer consistente della panchina, riesce a recuperare rimbalzi offensivi e attacca il ferro in corca bene con il gancio o il sottomano. Quello che scrivevo gli altri anni in parte sembra esser vero… non è più così atleticamente esplosivo ma il gioco di Borrego l’ha reso migliore rispetto a quando giocava sotto Clifford con la missione di dover bloccare il fenomeno avversario di turno.

In PF soffre più i kg avversari ma è più mobile e gile rispetto alla media degli avversari.

Borrego poi l’ha convinto a prendersi anche tiri da tre o due lunghissimi se serve, comunque vada, serve per aprire il campo, anche perché dai 16 piedi alla linea dei tre punti sta tirando con un 42,9% e dagli angoli da tre punti spara con il 35,3% anche se le cifre numericamente sono molto modeste.

Qualche fallo di troppo sui tiri avversari (69) ma per 11 volte è riuscito a ottenere un and one…

Ha un plus/minus on court per 100 possessi di +1,5.

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  04°, Tony Parker: 6,57

All’AT&T Center Tony Parker ha vissuto la sua partita speciale da avversario degli Spurs dopo 17 stagioni al servizio dei texani e 4 titoli.

a vittoria portata a casa per la squadra del suo idolo d’infanzia MJ con buona prestazione del n°9 di Charlotte ha riacceso una luce nel buio delle trasferte degli Hornets oltretutto su un campo non facile.

Parker ha detto che l’ex coach Pop è stato come un padre ma che aveva bisogno di una sfida nuova e quindi di essere felice a Charlotte.

Parker nonostante parta sempre dalla panchina dietro l’incredibile Walker è uno degli elementi che più stanno contribuendo a dare il primo posto a Charlotte nella Southeast Division.

Con 9,7 punti e 3,9 assist di media in 18,4 minuti a partita il franco/belga è spesso decisivo nei momenti che contano.

A portarlo agli Hornets, oltre che la voglia di rimettersi in discussione e al suo idolo MJ c’è anche Borrego che Parker ama:

“Sono venuto qui per lui. Mi conosce alla perfezione, sa come e quando usarmi, per farmi rendere al meglio.” ha detto Tony che ha detto anche che adora giocare sotto pressione, vi si è ritrovato molte volte in carriera e deve cercare d far di più per la squadra.

Se a 36 anni non può essere quello di un tempo è ancora incredibilmente rapido per un giocatore della sua età ed ha IQ cestistico oltre che leadership.

Punti e assist il suo pane regalando anche qualche perla meravigliosa come un assist per Monk teso e lunghissimo nella partita con i Grizzlies rifinito e incorniciato da Monk con un alley-oop altrettanto meraviglioso.

Guida una second unit giovane ancora incapace di crearsi buoni tiri da sola e la sua bravura come collante nel fornire assist fa la differenza rispetto a quando in campo c’è Graham perché qualche gara Parker tra piccoli infortuni e riposi l’ha saltata.

Lo 0-7 rimediato dagli Hornets in sua assenza da la dimensione di quanto importante sia il suo contributo pur partendo dalla panchina e incrociandosi in alcuni momenti con Walker per dare vita a una small ball che alcune squadre faticano a fermare.

Su MJ dice: “Era il mio idolo di infanzia, ci svegliavamo alle tre di notte con i miei fratelli per vederlo. Giocare gli ultimi anni di carriera nella sua franchigia mi permette di chiudere il cerchio, sarebbe bello regalargli un turno di playoff”.

E Tony con San Antonio ai Playoffs ci è andato per 17 stagioni consecutive, andarci per la diciottesima con Charlotte aumenterebbe il suo record.

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 01°, Kemba Walker: 6,82

C’è poco da dire ancora su Kemba.

Ne ho scritto troppe volte e il fatto di aver giocato sempre per la franchigia contro Chicago l’ha portato a superare Alonzo Mourning nella statistica all-time dei rimbalzi dove ora si trova sesto con 2177 rebound… Alonzo in tre stagioni ne aveva catturati 2176 ma poi la diattriba tra lui, il suo agente e Shinn si era risolta con la trade verso Miami…

Ha un plus/minus on court per 100 possessi di +1,1 e ha messo 21 and one.

Se pensiamo che è secondo nei tiri realizzati e negli assist all-time per la franchigia, rispettivamente dietro a Curry e Bogues, possiamo capire perché nessuno e credo tantomeno lui, desideri partire verso altri lidi, sempre non mutino le condizioni.

Mi limiterò a qualche statistica nella tabella (dove si nota che prende più tiri da tre ma cenra il bersaglio con più precisione rispetto al passato nella statistica dei due punti infilati e consequenzialmente sta avendo il massimo in carriera come media punti) e a un paio di video su partite di questo periodo…

San Antonio e Chicago, due tra le sue ultime migliori prestazioni…

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Qui troverete la tabella voti del periodo che porta alla classifica provvisoria riepilogata nella seconda scheda sottostante.

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Stanotte si riparte dalla partita casalinga contro i L.A. Clippers per pareggiare la serie, difender l’Alveare e continuare a sognare. Ore 01:00 AM italiana.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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