NestLamb in Crunch Time

Nelle ultime stagioni OT e partite punto a punto erano diventate un vero incubo per gli Hornets.

Qualcosa sembra esser cambiato recentemente.

La squadra con gli innesti dei giovani sembra più rapida e meno fragile….

L’incredibile colpo di coda di Lamb a Toronto poi ha generato nuovo entusiasmo, almeno sino a che la squadra riuscirà a ottenere risultati imprevisti e impensabili per la volata playoffs.

Purtroppo in precedenza, se considerassimo le gare finite punto a punto (diciamo con uno scarto entro i 5 punti e gli OT), Charlotte quest’anno, prima di gara 65, sarebbe 4-14…

Oggi, considerando l’OT contro gli Spurs, tra partite finite al supplementare e le punto a punto i Calabroni hanno alzato un po’ la media W arrivando a 7 vittorie e 15 sconfitte.

Ventidue partite adrenaliniche e tirate, un’infinità per mettere alla prova le coronarie dei tifosi che spesso hanno dovuto incassare sconfitte.

Era solamente allo scadere dei 24 e da più vicino rispetto all’incredibile tiro a Toronto ma Lamb non è la prima volta che mostra queste capacità nel segnare allo scadere con il fastidio dell’uomo in close-out…

Sul filo del rasoio spesso la difesa non ha funzionato e gli Hornets negli ultimi secondi non sono riusciti a trasformare le proprie azioni offensive in punti in grado di pareggiare o vincer la partita.

Nonostante Borrego avesse giurato di utilizzare di più gli altri giocatori anziché il solo Walker come finalizzatore decisivo, spesso è stato proprio Kemba ad avere l’onere di tentare di chiudere i macth ma con scarsi risultati.

Già, perché in mancanza di altre valide minacce, l’Occhio di Mordor delle difese avversarie getta lo sguardo su Kemba che da solo non sempre può far miracoli.

Vediamo nelle prime partite (in totale ben 22) com’è andata a Kemba e agli altri Hornets sui possessi (eventuali) finali…

Nella prima partita della stagione (avversaria Milwaukee) c’era tempo sul 112-113 per gestire il possesso ma Kemba (41 punti in partita) congelava palla provando la penetrazione ma influenzato da Henson sbagliava l’appoggio, la palla finiva comunque a Batum che a un secondo dalla fine scoccava una mattonata che s’infrangeva sul plexiglass.

Walker si rifaceva a Miami in gara 3 guadagnando in penetrazione all’ultimo respiro due liberi.

Un fallo di McGruder a mezzo secondo dalla fine sul 112 pari condannava gli Heat.

Kemba metteva dentro il primo sbagliando intenzionalmente il secondo per non dare altre possibilità alla squadra di Spolestra.

A Chicago, in game 5, sul 110 pari Bridges manca la tripla dal corner destro a meno di 30 secondi dalla fine ma anche Chicago sbaglia.

A :06.2 gli Hornets hanno la rimessa ma Batum passa non benissimo a Kemba che sulla pressione di Lavine (mancato da Williams sul blocco in uscita del capitano) perdeva palla (irrilevante per gli arbitri una mano di Lavine sul bicipite di Walker proteso alla presa).

Sull’azione finale Monk a mezzo secondo commetteva fallo su LaVine.

Due liberi a segno (anche il secondo non volendo), time-out Hornets e sulla rimessa Monk non riusciva a tirare in tempo utile.

In gara 7 si perdeva a Philadelphia, Williams chiuso nell’angolo destro trovava solo il ferro sulla tripla a 11 secondi dalla fine, a :02.6 Walker segnava comunque due liberi per il 103-105 ma sulla rimessa dei locali Charlotte non riusciva a commetter fallo per l’ultimo tiro.

In gara 9 sul 102-106 Walker manca la tripla e i Thunder segnando due punti controllano un match che finirà 107-111.

Gara 12 ancora a Philadelphia con Kemba a mancare un tiro a :01.7.

Si va all’OT e con i Sixers sopra di tre punti a :10.1 Bridges sbaglierà la tripla del pari, segnerà Willy da fuori (troppo tardi) il 132-133 finale.

Partita n° 15 e terza contro i 76ers che prevarranno nuovamente d’un soffio (119-122 all’OT) con Walker capace di realizzare 60 punti compreso il tiro del 108-107, un tre punti che baciava il plexiglass prima d’entrare a 44 sec. dalla fine.

Passavano sul +2 gli ospiti ma due tiri di Kemba a :16.6 davano il pari…

Butler mancava il turnaround finale ma nel supplementare stoppava Kemba e segnava la tripla all’ultimo istante che condannava Charlotte.

Contro Boston (game 16) sul 114-111 era Kemba (43 pt.) a :32.3 a realizzare una tripla che allontanava gli Hornets (finirà 117-112).

Tralasciamo le sconfitte con Thunder e Hawks e passiamo a vedere solamente le restanti W per non appesantire il pezzo:

W 110-107 Vs Bucks (Game 20):

Sul 106-102 i Bucks provano l’ultimo assalto, Connaughton sbaglia da solo da sotto tutto solo incredibilmente, Middleton sbaglia due triple (nel mezzo una persa di Parker) e Antetokounmpo manca il tap-in.

Finisce per commetter fallo Giannis a :29.8 su Walker appena dopo l’errore.

Kemba realizza i liberi mettendo in sicurezza la partita.

W 108-107 Vs Pistons (Game 27):

Gli Hornets rimontano e tengono il vantaggio anche grazie a un paio di errori dalla lunetta di Griffin.

Lamb con l’1/2 dalla linea sigla il 106-104 ma a :14.7 per una trattenuta di Parker su Galloway arrivava il pareggio a gioco fermo.

Nessun time-out, raddoppio su Kemba, scarico sulla diagonale destra per Lamb che non controllava perfettamente allungandosi la palla, ma riusciva a far partire un lungo due a segno per vincer la gara a tre decimi dalla fine nonostante il close-out e il fallo che costava un punto (tecnico alla panchina per invasione anticipata).

Lamb realizza il buzzer beater vincente contro la Motor City.

W 112-111 Vs Wizards (Game 65):

109-112, Beal tira oltre Zeller ma non fa centro, Lamb va a rimbalzo poi scambia in attacco e arriva a rimorchio per la tripla del sorpasso finale che poi contribuisce a conservare con una stoppata su Portis.

W 115-114 @ Raptors (Game 73):

Terza vittoria firmata Lamb. Gli Hornets meritano di vincere contro i più forti avversari che nel finale rientrano con un paio d’aiuti della terna.

Sembra tutto perso quando i Raptors passano sopra.

Gli Hornets dopo un tiro mancato di Leonard hanno poco più d’una manciata di second dal rimbalzo al tiro.

Un fallo speso su Bridges per Toronto senza conseguenze e poi il passaggio verso Lamb che sul quale si porta Siakam abile a toccargli la palla che viaggia oltre la metà campo.

Jeremy torna sulla sfera, si gira e lascia partire il secondo più lungo buzzer beater game winner degli ultimi 20 anni che sorpassa il balzo di Siakam e s’infila incredibilmente nella retina.

Si scatena una pazza gioia dopo il buzzer beater di Lamb sul parquet di Toronto.

W 125-116 (OT) Vs Spurs (Game 74):

Nell’ultima partita Kemba a :42.8 pareggia in entrata poi un probabile fallo su di lui non viene fischiato e DeRozan prova a vincer la gara allo scadere tentando un tiro dalla destra che viene efficacemente contrastato da Bridges.

Nel supplementare è Kemba ad ammazzare la partita chiudendo a 38 punti.

Nelle 7 vinte abbiamo visto nel crunch time esser decisivo Walker per 4 volte in maniera differente ma Lamb è riuscito per ben tre volte a piazzare tiri da lontano decisivi, due allo scadere e per due volte in casa, nel Nest, nell’Alveare di Charlotte…

Considerando l’errore di Lamb a due secondi dalla fine (da sotto mancava il pareggio ma in serate segnava ben 26 punti) nella recente partita con Philadelphia persa 114-118 (una serie pesante persa 0-4 con un divario di 10 punti totali e dopo esser andati due volte all’OT con un paio di recriminazioni pesanti come una tripla di Embiid che risulterà decisiva) e la partita degli orrori persa al supplementare a Brooklyn quando un suo close-out causò 3 liberi contro (poi fu Kemba a commettere un pessimo fallo nella metà campo avversa mandando la gara ai supplementari), Walker ha avuto sicuramente molte più possibilità di chiuder le gare ma non sono tutte andate a buon fine come quella in corsa contro il tempo e l’appoggio corto contro Brooklyn che avrebbe da menzionare anche la clamorosa palla persa da solo in palleggio a Monk che costò i due punti decisivi in transizione.

Va da sé che se parliamo di tiri decisivi all’ultimo giro di lancette, Lamb sembra possa dare una consistente mano a questa squadra.

E allora nella seconda parte del pezzo ripercorriamo insieme velocemente la vita e la carriera di Lamb:

Nato da Angela e Rolando Lamb, cresce a fianco di tre fratelli.

La guardia di 196 cm per 84 kg, dopo aver frequentato la Norcross High School a Norcross, in Georgia, dove ha capitanato la squadra di basket con una media di 20 punti e 6 rimbalzi per partita portandola nell’Elite 8 dei Playoffs di stato con un record di 27-3 venne scelto da UConn dopo aver attirato l’attenzione dell’allenatore Jim Calhoun che lo vedeva come un possibile futuro Richard “Rip” Hamilton. .
Durante il suo primo anno a UConn, Lamb tiene una media di 11,1 per partita, la seconda dopo quella dell’attuale compagno Kemba Walker (durante la sua militanza trova in squadra anche l’altro NBA Shabazz Napier).

Prima della semifinale contro Kentucky, Lamb aveva un 11/15 da tre punti del torneo NCAA (la più alta percentuale per un giocatore arrivato alle F.F.), il che mostra come possa colpire da tre discretamente anche se c’è da considerare la linea più ravvicinata della NCAA a 6,32.

In finale Jeremy ha realizzato 12 punti, l’esatto differenziale contro Butler (53-41).

UConn e la striscia vincente finale.



Dopo una breve parentesi con la nazionale di categoria, Lamb e UConn escono di scena presto mentre si profila l’entrata in NBA per Jeremy che viene scelto da Houston in 12^ posizione ma viene ceduto ai Thunder il 27 ottobre 2012 in una multitrade che porterà Harden in Texas.

Da rookie Lamb deve accontentarsi di far da spola con i Tulsa 66er nella NBA Development League.

E finalmente eccoci al 25 giugno 2015 quando Lamb, mai sbocciato veramente ai Thunder tra panchina e difficoltà, viene scambiato con Charlotte in cambio di Luke Ridnour e una seconda scelta nel 2016.

Il 2 novembre 2015, firmato un prolungamento triennale del contratto di tre anni per21 milioni totali con contratto in scadenza questa estate (quest’anno percepisce 7,488,372 $).

Il giorno seguente realizza 20 punti con un 9/10 dal campo aiutando Charlotte a battere 130-105 i Chicago Bulls.

Supera i 20 punti contro in una sconfitta contro i Warriors il 4 gennaio 2016, segnando 22 punti.

Il 26 novembre 2016, dopo essersi ripreso da un infortunio al bicipite femorale (out per 10 partite), Lamb parte per la prima volta in quintetto mentre il 20 dicembre 2017, Lamb mostra una buona attitudine nel colpire i predatori segnando il career-high di 32 (11/17 FG) nonostante la L.

E’ solo però con l’arrivo di Borrego a inizio stagione che Lamb ottiene un posto fisso da titolare.

MKG viene dirottato in panchina e Batum con il quale aveva duellato nelle stagioni precedenti per ottenere spazio, viene riportato al ruolo di ala piccola essendo i due “tranquillamente” swingman.

Il 26 dicembre segnato 31 punti ma la squadra perde dopo un doppio supplementare a Brooklyn (132-134).

Dopo l’All-Star Game Borrego prova a cambiare qualcosa per trovare un assetto difensivo differente e Jeremy torna in panchina (Bridges titolare come SF e Batum in SG) ma non sembra soffrirne, anzi, oltre a beneficiarne, continua a giocare minuti consistenti, più del rookie, intersecandosi in un doppio ruolo.

Ed eccoci a oggi… tre giorni fa sbanca Toronto con il secondo buzzer beater game winner in 20 stagioni NBA (attualmente da 3 punti ha il 34,5% ma lo scorso anno era stato capace di giungere al 37,0%) ma purtroppo contro gli Spurs s’infortuna alla caviglia destra tuttavia sembra che il problema sia piuttosto leggero e il nostro numero 3 possa partecipare alla serie di trasferte cominciando da quella di sabato notte (data italiana) in terra californiana.

Pensando che la miglior stagione di Lamb a OKC fu la seconda con 8,5 punti di media a Charlotte sale subito nel 2015/16 a 8,8, l’anno successivo arriva a 9,7 quindi lo scorso anno tocca i 12,9 mentre nell’anno in corso è sui 15,1, nettamente secondo miglior marcatore della squadra (terzo è M. Williams con 10,3 punti a gara) nonostante giochi meno minuti di Batum e sostanzialmente abbia un impercettibile minutaggio superiore proprio a Williams.

Quattro trasferte per cercare di riaprire incredibilmente il discorso playoffs anche se le esperienze passate mi hanno reso piuttosto scettico, ma se la squadra continuerà a dimostrare voglia, intelligenza e coraggio tutto può accadere ma servirà sicuramente anche il nostro numero 3 oltre alla freschezza dei giovani che corrono e difendono.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.