“Peccato Capitale”…

Questa notte, ore 01:00 AM giocheremo contro i Washington Wizards.
I Maghi della capitale però non sono sempre stati così “magici” e la loro storia non è nemmeno partita dalla capitale degli States.
Non ho un tempo infinito a disposizione e per questo in genere non faccio presentazioni delle squadre “avversarie”, che noncalzano a pennello con una pagina dove, per una volta, la squadra meno mediatica della NBA attualmente, ha un po’ di spazio al di fuori dei confini degli States.
La turbolenta storia dei Wizards penso però meriti una lettura per chi volesse approfondire l’argomento.
Il tutto nasce scorrendo da una vecchia pagina di Superbasket di fine anni ’80…
Ripercorreremo brevemente la loro storia che s’interseca, intreccia e mescola (vedi Bogues o M. Jordan) per alcuni aspetti con la nostra, sebbene si viaggi su due binari completamente differenti.
La loro prima stagione fu giocata nella Second City nel 1961/62.
Fu a Chicago, infatti, che nacque l’attuale franchigia e sotto il nome di Packers.
Gli imballatori, i confezionatori, prendevano la loro “prima nomenclatura non geografica” dal fatto che il primo presidente si occupava di spedizioni.
Sotto coach Jim Pollard e l’aiuto di Walt Bellamy, giocatore da 31,6 pt. di media non si riuscì comunque a far meglio di un 18-62 non soddisfacente, ultima tra le nove squadre che partecipavano alla Regular Season.

Il primo logo non vi ricorda quello dei Bulls attuale?

L’anno successivo la squadra mutò il “nickname” che divenne Zephyrs.
Dagli Zaffiri alle pallottole il passo fu breve.

Gli Zephyrs con il loro logo ufficiale.

La squadra si spostò dopo solo un anno di legame tra Chicago e Zaffiri, così nel 1963 il Maryland accolse a Baltimora la franchigia, dove fu rinominata “Bullets”, “Pallottole”.
I proiettili, infatti, erano massicciamente prodotti in città per sostenere lo sforzo bellico a stelle e strisce durante la seconda guerra mondiale.

Le Pallottole a Baltimora.

Proprio durante e appena dopo la guerra, i vecchi Baltimore Bullets vinsero l’anello dell’American Basketball League, quella che sarebbe poi divenuta la NBA.
La società (niente a che vedere con la linea attuale tracciata dalla NBA) però fallì sul 3-11 il 27 novembre 1954.
Nel 1970/71 i Baltimore Bullets arrivarono in finale ma furono travolti 4-0 dai Milwaukee Bucks di un certo Kareem Abdul-Jabbar.

La formazione che arrivò in finale nel 1970/71.

Le pallottole viaggiarono ancora oltre gli ostacoli e approdarono a Washington nel 1973 su idea di Abe Pollin, genio del mercato immobiliare che aveva acquisito la franchigia circa nove anni prima.

La variante con la scritta “Capital”, denominazione che tenne solamente un anno per passare a “Washington”. Anche lo stemma subì piccole modifiche al colore, alla silhouette delle dita delle mani, ecc..

La nuova rilocazione sembrò più confortevole, visti i tre accessi alle finali negli anni ’70.
La prima volta (1974/75) i Warriors batterono 4-0 i capitolini, ma il successo era solo rimandato di tre anni, quando il 4-3 sui Seattle Supersonics bastò per arrivare a vincere il primo trofeo.

La formazione campione.

L’anno seguente, la franchigia di Washington (lo stato però), si “vendicò” restituendo in finale un 4-1 con poche repliche.
Dopo stagioni non così esaltanti, la squadra di Pollin cambio nome.
Come si nota nell’articolo (qui sopra) tratto da Superbasket del 1988 (stagione nella quale esordirà come matricola Charlotte, la quale perse il confronto annuale 5-1, pur avendo negli anni successivi buoni risultati contro i capitolini), il crimine a Washington è sempre stato un problema se pensiamo che, andando avanti nel tempo, alla vigilia di Natale del 2009 si arrivò anche a puntarsi anche le pistole contro tra giocatori:
Gilbert Arenas e Javaris Crittenton proprio nello spogliatoio dei Washington Wizards…
Due tipi che da soli rappresentavano una polveriera negli spogliatoi del Verizon Center.
Il primo non era propriamente un santo e si dichiarò già in possesso illegale di arma da fuoco quando stava a San Franciso.
Pare sia stato lui a puntare la pistola al secondo perché rifiutava d’annullare un debito di gioco al più sconosciuto compagno.
Il secondo arrivò nella capitale in una multitrade che coinvolse anche i New Orleans Hornets, oltre ai Grizzlies, team nel quale militava.
Venne sospeso e poi tagliato.
Andò a provare ai Charlotte Bobcats il 22 settembre 2010, ma fu tagliato anche qui, dopo sole tre settimane.
Testa calda, uccise involontariamente una ragazza ad Atlanta cercando di vendicarsi di un uomo che l’aveva derubato mesi prima.
Entrato a far parte della banda dei Crips, subisce un arresto nel 2014 per spaccio di cocaina.
Arriverà a dire di non essere un omicida ma di voler “ripagare” l’errore commesso per la donna uccisa.
Ventitré anni di carcere e diciassette di libertà vigilata furono la sentenza definitiva.
Tornando a Washington, dopo aver visto sul campo a fine anni ’80 la strana coppia Bogues/Bol e aver notato una certa propensione della società per i centri smisurati quando arrivò Muresan, in una delle città con il più alto tasso d’omicidi, di morti o feriti per proiettili vaganti, si toccò il culmine con la morte di Yitzhak Rabin nel 1995, primo ministro israeliano e ottimo amico del proprietario di Washington che scosse il proprietario.
Il peccato capitale dell’ira era servito…
Fu ucciso a colpi di pistola, così nel 1997 fu istituito un concorso nel quale arrivarono numerosi suggerimenti, non tutti accettati perché si tendeva a scartare nomi eccessivamente aggressivi nella logica i non rinfocolare il crimine.

UNITED STATES – JANUARY 24: Basketball: Washington Bullets Gheorghe Muresan (77) in action, playing defense vs Charlotte Hornets Kenny Anderson (12), Charlotte, NC 1/24/1996 (Photo by Jim Gund/Sports Illustrated/Getty Images) (SetNumber: X50031)

Dopo aver messo nero su bianco i cinque nomi finalisti:
Dragons, Express, Sea Dogs, Stallions e Wizards, nello spoglio dei voti di 800 tifosi locali i Wizards prevalsero, tuttavia al sorgere del nome, nella nostra nuova epoca globalizzata, le polemiche, giuste o sbagliate che siano, erano destinate a presentarsi ancor prima del fenomeno degli stupidi perditempo degli haters, pronti a sputar veleno inutilmente su qualsiasi argomento gli capiti a tiro.

Una delle tante varianti colorate dei Maghi.
Queta è la seconda con un’oro più carico rispetto al colore precedente.

Morris Shearin, il presidente della sezione locale del National Association for the Advancement of Colored People e parte della stampa di Washington, costruirono una simbiosi artefatta sul fatto che il Ku Klux Klan era solito chiamare il suo capo supremo “The Imperial Wizard”.
Nel 2001 però Michael Jordan al secondo rientro sul parquet “scelse” Washington e le polemiche si dissolsero.
Dopo i 23 anni di Bullets a Washington, un altro 23 era tornato in campo.
Il numero questa volta non innescava strane polemiche essendo quello di MJ, trait d’union tra Charlotte e Washington.

MJ in maglia Wizards oltre un altro gigante extra U.S.A.:
Yao Ming.

Nel 2002, tra l’altro, l’attuale presidente degli Hornets, faceva l’ennesimo “scherzetto” alla sua/nostra franchigia attuale segnando 51 punti a 38 anni e 315 giorni…
In tempi recenti, dopo altri anni più di bassi che di alti, la squadra si sta riproponendo a buoni livelli grazie alla coppia di guardie Wall/Beal ben coadiuvata dal “Martello” Gortat sotto canestro con un Otto Porter cresciuto molto l’ultimo anno.
Un po’ nefaste alcune trasferte come quella che ci privò di Zeller per infortunio il primo anno che non raggiungemmo i playoffs e la sconfitta dello scorso anno che de facto denotò come infondate le residue speranze dei playoffs.
Noi quest’anno non vogliamo avere a che fare con altri “sortilegi” e forti anche di un head to head sul 50-40 a nostro favore (considero la continuità come Hornets a New Orleans e il ritorno a Charlotte, contravvenendo al bilancio ufficiale della NBA, dal mio punto di vista un po’ “taroccato”) chiediamo strada all’Alveare per non interrompere il sogno del nuovo volo.
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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