ReaziHornets

La fine dell’estate segna inesorabilmente e ciclicamente la partenza di una nuova stagione NBA e delle mie “pazze” nottate insonni (per fortuna in compagnia di molti) per vedere le partite della squadra del cuore.

Mancano una dozzina di giorni alla partenza della preseason che vedrà, oltre a Philadelphia, proprio Charlotte (contro Boston) segnare il nuovo via.

Bene o male al momento il roster è il medesimo dello scorso anno, salvo l’innesto di Tony Parker, del rookie Bridges, scelto alla dodicesima posizione dai Clippers e immediatamente scambiato con Gilgeous-Alexander che Charlotte aveva scelto alla undici, dell’altro rookie Devonte’ Graham e di “Biz” Biyombo, il quale però è sostanzialmente un cavallo di ritorno.

Delle aspettative e del potenziale della squadra spero di riuscire a parlarne durante la preseason, dopo aver visto (sperando vi sia un’adeguata copertura mediatica della NBA che al momento parrebbe non esserci su tutte le partite prestagionali) almeno 2/3 partite, durante le quali Borrego sperimenterà nuove soluzioni.

Con almeno 2/3 di “materiale umano” (scriviamo così, ma in senso buono, anche se non mi piace poiché si avvicina a quel “risorse umane” utilizzato in ambito lavorativo) non nuovissimo, Borrego dovrà inventarsi soluzioni.

Il pezzo odierno però vira volutamente sull’ironia.

Ho pensato, visto che la maggior parte di giocatori li ho visti tantissime volte, come potrebbe essere la mia reazione, a seconda delle loro prestazioni, quando saranno nuovamente presentati o entreranno in campo.

Magari potreste identificarvi, nell’entusiasmo o nella “disperazione” che quel giocatore vi farà provare, specialmente se siete tifosi di Charlotte e avete seguito un po’ del percorso degli Hornets degli ultimi anni.

Un pezzo, spero abbastanza originale nell’idea (magari mi son perso qualcosa ma fatto così in serie non mi pare d’averne mai visti), trait d’union che vuol essere anche un omaggio alla comicità, specialmente quella nostrana, la quale, con la sua fantasia, inventiva e descrittività di alcuni comportamenti tipicamente italiani, è sempre stata brillante, regalando momenti divertenti.

Mancherebbero moltissimi comici, ma in realtà ho scelto, andando un po’ a memoria, gli spezzoni che più si adattavano a tale fine.

Partiamo con un possibile starting five per arrivare alle riserve, tenendo conto che Bridges e Graham ancora non li ho visti, quindi sono esclusi da questa lista:

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KEMBA WALKER

 

L’unico Hornets da urlo, da svenimento. Conosciuto, apprezzato anche da tifosi degli altri team, Kemba con i suoi crossover, i suoi cambi di ritmo e i suoi step back letali è il cuore e l’emozione per un tifoso attuale di Charlotte.

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JEREMY LAMB

 

Lamb è stato sempre un discreto attaccante ma dalla stagione scorsa ha lavorato duramente per  migliorarsi anche in difesa. Reduce dalla sua miglior stagione di sempre, potrebbe anche partire in quintetto. Esplosivo, specialmente agli inizi della stagione, va sempre un po’ calando. Un giocatore che comunque con le sue entrate e il miglioramento nel tiro da fuori, entusiasma.

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NICOLAS BATUM

 

Qui, nel finale del video troviamo una citazione dal libro Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Soventemente “l”orrore” è aver visto giocare Batum negli ultimi due anni.

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MARVIN WILLIAMS

 

Lo stretch four o bombarolo di Charlotte, spesso prova a sparare da tre a inizio primo e terzo quarto, quando è meno affaticato. Per un certo periodo lo scorso anno ha avuto splendide percentuali e alcune buone serate ma per lo più le sue triple scoppiano in mano alla squadra o sono realizzate a partita persa. Non mi esalta personalmente come giocatore, anche se ne riconosco il merito del lavoro.

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CODY ZELLER

 

Non so se Cody Zeller sia di Gallarate (nelle info non è scritto così) ma ha quell’aria da bianco, un po’ fuori dal contesto di super fenomeni. Tuttavia, anche se arrivasse dal basso varesotto, sarebbe comunque un giocatore che potrebbe fare il suo modesto lavoro tranquillamente. Quando entra in campo so che non sarà uno che cambierà la gara, ma farà del lavoro sporco per vincerla.

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TONY PARKER

 

Dopo aver perso Jeremy Lin e aver provato a rimpiazzarlo con i vari Sessions, MCW, Roberts, Stone e altri giocatori “minori” fallendo, anche quest’anno gli Hornets provano come backup di Kemba un giocatore esperto il cui unico limite è la salute. Tony non ha bisogno di presentazioni (pure lo slogan in rima), una garanzia insomma… La sensazione potrebbe essere questa. Vado sulla fiducia.

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MICHAEL KIDD-GILCHRIST

 

Uno dei classici giocatori con una storia drammatica alle spalle. Già per questo suo trascorso (anche se ovviamente mi auguro nessuno ne debba avere) mi piaceva molto essendo riuscito ad affrontare i suoi traumi e ad affermarsi nella NBA giocando duro. Sfortunatamente il doppio infortunio sembra averlo ridimensionato e anche tatticamente negli ultimi due anni non mi è sembrato perfetto. Quando gli avversari sono sulla linea dei tre punti e li marca lui, io…

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FRANK KAMINSKY

 

Se fossi l’allenatore degli Hornets direi la stessa cosa al Fantoz., ehm, al Frank del quale parliamo. A volte trova ottime serate, ma spesso va così. C’è di buono che ha variegato il suo gioco, mostrandosi più a suo agio serpeggiando vicino a canestro.

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MALIK MONK

 

 

Incatenato dall’inesperienza, si è messo a rombare nella parte finale della stagione dove si è auto sublimato con una schiacciata in quel di Chicago, veramente strepitosa anche se poi inutile ai fini del risultato. Chissà che da Renoldo non si trasformi in fiammante Ferrari… Ne avremmo bisogno. La sensazione è di un player con potenzialità inespresse ancora che tuttavia dovrà affrontare forze maggiori non avendo a disposizione un totale altissimo di qualità eccelsa in squadra.

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DWAYNE BACON

 

Bacon diceva d’amare la pancetta e le uova. Chissà che alito la prima mattina. Potrebbe sfruttarlo per difendere sui top player avversari. Il classico “fiato sul collo”. L’anno scorso fece vedere cose buone in difesa. In attacco ancora non esalta.

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“WILLY” HERNANGOMEZ

 

Willy quando gioca usa la testa, ha buoni movimenti, a volte anche lunghi e complessi sul piede perno, come diversi europei d’altronde. L’importante è che non si faccia trascinare da un gioco tutto fisico. Aiuta, ma in attacco deve restare lucido e non cedere alla tentazione di competere con gente più pesante provando a forzare sullo stesso piano. In difesa deve usare più vigore. La sensazione in realtà è buona, è un discreto giocatore, a patto che non si perda, magari già nelle troppo ampie rotazioni tra lunghi di Charlotte.

 

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BISMACK BIYOMBO

 

Inadeguato o no? Come tradotto da Paolo in maniera scorretta, Biz è bravo a stoppare, più adeguato in difesa che in attacco, laddove è migliorato un po’ ai liberi, ma per segnare deve trovarsi molto vicino a canestro, altrimenti con i suoi tiri il ferro farebbe la stessa fine del naso della statua sbreccata dal poliziotto durante la partita notturna di basket in piazza contro Aldo, Giovanni e Giacomo (altra scena che si sarebbe potuta mettere).

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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