Game 2: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 109-91

 
Sembrava un brutto sogno, un’altra di quelle bolle di sapone pronte a esplodere nel nulla (il Buddha ne metaforizzava così la visione impermanente dell’universo) la stagione di Charlotte, quando dopo la sconfitta a Detroit sul 20-40 per gli Hawks, a Charlotte, la squadra non mostrava né gioco, né segni di risveglio…
Una squadra di zombie con poche eccezioni, una panchina preoccupante a disattendere le aspettative di una stagione migliore rispetto alla passata…
Nel cuore del secondo quarto però Charlotte si rianimava mostrando la bellezza del basket, riorganizzandosi con il rientro dei titolari rientrava in partita per poi compiere il capolavoro (parziale di 22-0) nel terzo quarto e vincer la partita mostrando, anche se non sempre ben collegata, l’asse portante del team; Kemba/Dwight.
I turnover sono stati ancor peggiori della partita precedente (21), questo rimane un dato preoccupante per quella che era la miglior squadra insieme a Dallas in questa statistica. Sono stati però i 57 rimbalzi a 38, oltre il 43% dal campo contro il 37,9% di Atlanta, oltre al maggior numero di liberi avuti a disposizione, a condurre Charlotte alla vittoria.
Forse Atlanta ha pagato anche qualche fischio oltremodo sfavorevole ma non decisivo e ha peccato soprattutto d’inesperienza (Collins su tutti), pagando la fisicità di Howard e la mobilità di Kemba.
 
Atlanta si presentava a Charlotte forte della vittoria ottenuta sul campo dei Dallas Mavericks con un ventello di marco Belinelli.
Budenholzer mandava in campo: Schröder, Bazemore, Prince, Ilyasova e Dedmon.
Schröder finirà con 25 punti, Prince con 15, buon contributo anche da Bazemore e Dedmon con 11 a testa.
Il Beli si fermerà a 4 rimbalzi e 5 pt..
Coach Clifford invece doveva fare a meno anche di Zeller a causa di una contusione ossea.
Notizia arrivata in giornata che allungava la lista degli infortunati illustri (MCW, MKG e Batum, per citarne uno senza codice fiscale).
I prescelti da Clifford erano quindi; Walker, Lamb, M. Williams, Bacon e Howard.

Jeremy Lamb contro Taurean Prince 2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Lamb buttandosi dentro appoggiava di destra nel traffico segnando subito il 2-0 ma Schröder pareggiava altrettanto velocemente con un pullup centrale dal mid range.
In una guerra tra centri Dedmond mostrava la capacità di colpire da distanze improbe per i centri classici; suo il 2-4 dalla sinistra ai bordi interni della tripla era contrastato da due punti di Howard nel pitturato, ma ancora l’ex Magic trovava dalla parte opposta ben tre punti portando il tabellone sul 4-7.
Charlotte iniziava a denotare ancora il problema dei palloni persi, la prima sfera lasciata sul campo era di Kemba, la folata offensiva di Bazemore che schiacciava sul ferro, ma la palla s’impennava e ricadeva sfortunatamente per noi, perfettamente dentro la retina.
Walker si faceva perdonare colpendo da tre un paio di volte volgendo il punteggio (10-9) a favore di Charlotte a 7:33, inoltre da una drive del nostro capitano scaturiva un’azione dinamica che portava Howard a realizzare il 12-9.
L’ex Belinelli appena entrato, faceva centro al secondo tentativo frazionando però con due liberi dalla lunetta i suoi due punti, inoltre Atlanta iniziava ad approfittare dei vari turnover che gli uomini di Clifford concedevano per portarsi sul 12-17 prima che una dunk aggressiva a una mano di Howard a 4:42 ricucisse un po’ lo strappo (14-17).
Un lob corto di Kaminsky verso Howard e una schiacciata annullata a Dwight aprivano il campo ai Falchi che sfruttavano la graduale scomparsa dal campo degli Hornets nonostante O’Bryant a 3:12 andasse subito a segno realizzando il 16-19.
Delaney partendo da lontano costringeva Graham ad arretrare fin sotto il ferro dove non riusciva a opporsi all’appoggio che valeva il 16-26, poi, dopo due FT infilati da Frank, Collins da sotto in cambio mano chiudeva i primi 12 minuti sul punteggio di 18-28.
 
Il distacco di dieci punti sembrava già abissale considerando l’avversario ma era destinato a raddoppiare nel volgere di pochi minuti, infatti, prima Babbitt centrava da tre punti il canestro degli Hornets, poi era Schröder a cecchinare contro Kaminsky fissando un 20-40 irreale…
A quel punto la panchina si riprendeva un po’; segni di risveglio arrivavano da Kaminsky, il quale nel traffico del pitturato mandava alta la sfera a schiantarsi contro il plexiglass prima di ricadere nel cesto.
Walker aiutava infilando la terza bomba (su tre tentativi), poi toccava ancora a Kaminsky dopo uno spin, inventarsi un tiro acrobatico di sinistro subendo fallo.
Canestro e libero realizzato, parziale di 8-0, 28-40. Kaminsky a 5:33 infilando una tripla accorciava sul -11 (33-44), ma a 4:41 era facile per un dimenticato Belinelli ricacciare indietro lo sciame ronzante (35-47).
Gli Hornets inventavano due azioni personali; la prima di Howard che da sinistra entrava in area battendo il diretto avversario con un gancio forzato, la seconda con Graham che dalla linea di fondo destra trovava Belinelli in chiusura, spin all’interno, avvicinamento e appoggio al vetro che unito al 2/2 di Kaminsky portavano Charlotte sul 41-49 a 2:28 dall’intervallo.
A ritardare i piani di rientro degli uomini di Clifford era Muscala con una tripla dal corner destro, Lamb con una strong drive slalomeggiava sulla sinistra per andare ad appoggiare nella fluttuante incertezza che si trasformava in due punti grazie alla bravura del nostro numero 3.
I tre secondi fischiati ad Atlanta salvavano Charlotte da una tripla errata di Kaminsky; Walker a 1:38 realizzava il tecnico, Frank aggiungeva successivamente un 2/2 a 1:37 (46-53) ma su un’uscita di Kaminsky per andare a bloccare una tripla, Williams e gli altri risultavano passivi sul tap-in colpo di reni di Muscala che bocciava la difesa di Charlotte. Dopo uno sfondamento di Collins su Kemba e una tripla di Kaminsky, gli arbitri sanzionavano un leggero contatto ai danni di Collins che a quattro decimi dalla pausa lunga splittando, mandava negli spogliatoi le squadre sul 49-56.

Frank Kaminsky in entrata su Mike Muscala
(Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

La ripresa non iniziava bene perché una spinta troppo energica in attacco di Howard costava il quarto fallo al nostro centro che comunque rimaneva sul parquet e stoppava immediatamente d’avambraccio una conclusione di Schröder poi Bazemore infilava dalla destra tre punti contro Bacon che rispondeva con la stessa arma dal punto opposto, Schröder realizzava un teardrop, Lamb replicava con due floater portando Charlotte sul 56-61.
Howard riduceva il gap mettendo un appoggio ravvicinato con Ilyasova a provare a opporsi e a prender uno sfondamento.
Anche Ilyasova raggiungeva il quarto fallo e Howard di lì a poco avrebbe iniziato a maramaldeggiare sotto le plance…
Probabilmente gli arbitri valutavano i talloni d’Ilyasova sul semicerchio assegnando il canestro.
La partita intensificava i ritmi; Prince da tre, Lamb non era fortunato nell’appoggio in entrata ma la torre Howard guadagnava due liberi (Bazemore foul) convertendoli in punti (60-64), Marvin salvava stoppando Muscala in ottimo stile ma Schröder contro Howard alzava velocemente il pullup del +6 che diventava +9 dopo un giro palla che portava Kemba su Prince.
Sul riallungo dei Falchi succedeva l’impossibile:
Charlotte faticava splittando un paio di volte dalla lunetta (1/2 di Kemba e di Howard) portandosi sul 62-69 a 5:15, poi arrivava la svolta con due schiacciate di Howard appese; la prima a 4:49, la seconda a 4:20 grazie a un passaggio schiacciato di Kemba che lo pescava tutto solo.
Il tentativo di recupero con tocco di Prince dava un punto supplementare a Charlotte ormai giunta a -2.
Il sorpasso era nell’aria e maturava a 3:53, quando Bacon dalla destra infilava la tripla del 70-69.
Charlotte non si fermava più; il cambio passo di Kemba era reale, non solo metaforico e portava ad altri due punti, ancora Walker era buttato giù su un tentativo di tripla (fallita), guadagnando tre liberi corrispondenti a tre punti, poi Frank insisteva da destra dopo la finta di partenza da lontano, trovava il modo d’avvicinarsi e battere il proprio difensore.
Monk partecipava a 1:14 alla festa colpendo da tre e Kemba con due liberi chiudeva il parziale di 22-0 che lui stesso aveva iniziato dallo stesso punto.
A 45.8 Charlotte si trovava incredibilmente sull’84-69… Un’entrata con appoggio destro di Schröder interrompeva l’incantesimo ma il parziale di 35-17 e il finale di quarto sull’84-73 lasciava buone speranze a Charlotte.
 
La squadra di Clifford nell’ultimo quarto controllava.
Da segnalare a 11:25 una bella entrata di Frank controllando in palleggio un passaggio troppo basso di O’Bryant più canestro finale da pressato, un rimbalzo offensivo che in più tempi ancora O’Bryant strappava agli avversari sebbene Lamb perdesse la maniglia e si salvasse con un fallo che renderà inerte il contropiede di Bazemore, un salvataggio di Graham prima che la palla esca sul fondo (lato Hawks) che innescava un’azione nella quale Kemba sarà ancora protagonista di una tripla scagliata con ottimo ritmo per il 90-79 e O’Bryant in tap-in su un tiro mancato da Lamb.
A parte, nel novero delle grandi azioni, è la transizione di Walker che arrivato nella zona tra il pitturato e la linea dei tre punti frenava improvvisamente mandando in fumo il tentativo di Babbitt di fermarlo, la decelerazione e la nuova improvvisa accelerazione segnavano il cambio passo fatale per il lungo che era costretto a veder veleggiare Walker in allungo di destra e sentir esplodere lo Spectrum Center per la prodezza del capitano che subiva anche fallo.
Libero a segno, 95-79, finale tranquillo con Howard a baciare la testa di un arbitro al quinto fallo.
 
109-91, risultato che da a Charlotte il .500 in classifica e un po’ di convinzione in più per il futuro.
 
Pagelle
 
Walker: 8
26 punti, 9 assist, +35 nel +/-… Si attiva anche per la squadra, da alcune penetrazioni sotto canestro con scarico volante o cambio sul lato più debole nascono delle occasioni talvolta coronate da triple, il numero di assist è superiore alla sua media, i punti anche, all’inizio indovina tutte le triple, quelle che contano. Prende anche uno sfondamento difensivo, iniziando a posizionarsi con destrezza davanti alla restricted area. 4 i turnover, ampiamente compensati. Un fattore, ma già si sapeva.
 
Lamb: 7
Bella partita di Jeremy che chiude con 15 punti e 5 rimbalzi. Un paio di turnover banali… Comunque sia le sue iniziative dettate dalla velocità e chiuse da un buon tocco in appoggio o da un floater, servono alla squadra per migliorare un attacco altrimenti troppo statico. Quando non segna, Howard e O’Bryant fanno il resto. Male da fuori con uno 0/5 ma è emblematica nel finale una conclusione da fuori recuperata dallo stesso Jeremy e convertita in due punti.
 
M. Williams: 4
3 rimbalzi e un assist più una bella stoppata, atletica su Muscala, anche se non riesce a mantenere in campo la sfera. Gioca solo 15 minuti, per fortuna… Ha un plus/minus di soli due punti positivi, l’impegno ci sarà anche, posizionamenti ed efficacia non molto. Chiude con 0 punti, 0/6 al tiro complice uno 0/4 da fuori, compresi degli open… In sfiducia. Dispiace dirlo ma, oltre uomo spogliatoio, al momento non pare esser altro.
 
Bacon: 6,5
6 punti in 19 minuti. 11 rimbalzi, 1 rubata. Non mi piace sempre in difesa, vedi la tripla lasciata a Bazemore per il sessantanovesimo punto, però cattura ben 11 rimbalzi alla seconda da titolare e infila con freddezza la bomba del sorpasso.
 
Howard: 8,5
20 punti (8/12), 15 rimbalzi. Seconda doppia doppia di Dwight su due tentativi, stoppata a parte e palle perse (6, qui deve migliorare nel difender palla), oltre ai 5 falli è decisivo. Duella con Ilyasova non cavandosela male, ma quando esce l’ex esperto Sixers dilaga grazie all’ingenuità e alla minor possenza dei player di Atlanta. Il limite è l’umore. Va in difficoltà a gioco fermo se la squadra è sotto, ma rimane un punto fermo. Nel finale bacia in testa un arbitro, è anche un simpaticone volendo e potrebbe diventare presto un beniamino del pubblico, pronto a trascinarlo.
 
Monk: 5
6 punti (2/7), 3 rimbalzi. Un paio di triple ma anche tre perse, due davvero da rookie di qualità infima. Migliora un po’ rispetto alla precedente ma è travolto con la panchina, prendendo un -13 finale di plus/minus.
 
Kaminsky: 7
21 pt. (7/14), 6 rimbalzi, 3 assist. Il Frank che Clifford dovrebbe chiedere. Gioca non solo a colpire da fuori (2/5), ma trova spazio nella difesa di Atlanta per circensi o solide incursioni che spesso vanno a buon fine. Non mi dispiace nemmeno in difesa.
 
O’Bryant: 5,5
6 pt. e 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Ha il peggior plus/minus della serata con -18 e, in effetti, tra primo e secondo quarto alterna cose buone all’impotenza difensiva chiudendo in attacco con un 2/6. Qualcosa di buono lo combina. Clifford gli chiede d’esser pronto poiché Zeller è out, lui è quasi pronto ma deve migliorare…
 
Stone: 5,5
2 rimbalzi e un assist in 5 minuti. Una persa e 0/1 al tiro da fuori. Gioca solo 5 minuti. Non ha grandissime colpe se non quella di non riuscire a dare ritmo alla squadra. Clifford è costretto a far giocare di più Kemba e a tentare la carta Monk (non una gran soluzione da PG per ora).
 
Graham: 6,5
9 pt. (3/6), 2 rimbalzi, soprattutto nessun turnover in 24 minuti. In difesa luci e ombre, in attacco arriva quasi in doppia cifra in maniera variegata. Bello il canestro ruotando su Belinelli.
 
Coach S. Clifford: 6
Fortunato la squadra abbia un paio di fiammate decisive, ma altri team non concederanno il rientro. Deve assolutamente rivedere gli accoppiamenti in certe situazioni. Non credo siano solo dettati dall’accettare il cambio sul blocco dal pick and roll ma da incertezze dei singoli che avvengono in varie situazioni e a volte paghiamo a caro prezzo. Per il resto bene la serata, si è visto un po’ più di gioco di squadra, sebbene spesso i singoli si siano arrangiati da soli.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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