Game 3: Charlotte Hornets @ Milwaukee Bucks 94-103

 
Niente da fare per una Charlotte rimaneggiata che ha provato quasi sino all’ultimo a contendere una preziosa vittoria ai Bucks, i quali avevano il vantaggio del fattore campo.

Gli indisponibili per questa gara e i due two-way ripescati.

Poco da rimproverare a una squadra che ci ha provato, anche se non mi è piaciuta in certe azioni difensive con Antetokounmpo a galleggiare appena davanti al tabellone a segnare canestri troppo facili che hanno finito per esser decisivi.
A tal proposito, prendo spunto da un libro che s’intitola: “Odiavo Larry Bird” (nel quale l’autore poi dirà di non odiarlo più ma di ammirarlo), nel quale vi è una frase di Enrico Montefusco (ai tempi nel coaching staff dell’Olimpia Milano) e reca così: “Per difendere non ci vuole talento.
Per difendere ci vuole cuore”.
Gli Hornets ne hanno avuto abbastanza ma non in ogni momento.
Purtroppo questo ha fatto la differenza (unitamente ad altri aspetti) e Antetokounmpo ha finito con 32 punti e 14 rimbalzi aiutato da Middleton con 20, mentre negli Hornets da segnalare i 18 di Kaminsky e i 14 di O’Bryant dalla panchina oltre i 22 rimbalzi di Howard a -4 dal suo record di carriera.
Rimbalzi a favore degli Hornets (48-42), più assist per Milwaukee (17-24), più rubate e migliori percentuali, non che ci volesse molto a migliorare ad esempio il 26,9% da tre con i quali Charlotte ha finito la partita, decisivo il 21/36 ai liberi di Charlotte…
Un po’ di amarezza per il risultato ma la consapevolezza di potersela giocare contro un discreto team.
Da migliorare la concretezza in gare esterne nei finali…
Le formazioni oggi ve le do in grafica:
La partita
 
Hornets ancora in maglia teal che a Howard forse ricorda un po’ l’azzurro della tuta di Superman, infatti, forte di questo retaggio, vinceva la terza palla a due su tre tentativi.
L’inizio però era pro Bucks.
Marvin faticava a tenere l’atletismo di Antetokounmpo che andava a segno due volte, Kemba accorciava dalla diagonale sinistra con una bomba per il 3-4 ma ancora Antetokounmpo collideva in transizione con Lamb (a incrociare) e appoggiava segnando senza difficoltà, sfruttando anche il libero assegnato per la continuazione. Sul 3-7, Bacon dalla sinistra trovava Williams che in corsa nel mezzo dell’area realizzava il sottomano ma non il libero. Howard fronteggiava un paio di volte Antetokounmpo limitandone le possibilità mentre dall’altra parte Lamb alle pendici del pitturato sinistro trovava il pareggio con un “ponticello”. Dellavedova in area riportava sopra i Bucks, Marvin dalla lunetta splittando lasciava gli Hornets dietro di uno, situazione nelle distanze immutata dopo il canestro di Middleton (7:07) e Howard (6:18) in correzione dopo un appoggio facile mancato da Williams.
Lo stesso esperto giocatore degli Hornets rimediava dal corner destro con una tripla al clamoroso errore precedente e gli Hornets mettevano la testa avanti (13-13) prima che Monroe pareggiasse in gancio.
L’entrata di Kaminsky dopo il time out a 4:36 portava beneficio a Charlotte che sfruttava le qualità del neoentrato. Frank da tre, Kaminsky a rimbalzo difensivo e the Tank al giro e tiro dalla media destra su Teletovic (solo retina) completavano il tris di giocate che consentivano ai teal di salire sul 18-15, punteggio implementato da un pullup di Monk e un arresto e tiro frontale di Monk (aiutato da primo ferro e tabella) che lanciavano Charlotte sul 22-15.
I liberi avrebbero potuto regalarci un vantaggio più ampio ma Bacon andava splittando dandoci comunque un +8, poi era il turno di Graham mancare due occasioni a gioco fermo portando il bilancio dalla lunetta su un pessimo 2/9. O’Bryant stoppava Antetokounmpo e Graham chiudeva da sotto una transizione ma a 14.3 Teletovic da tre chiudeva il discorso nel punteggio dei primi 12 minuti sul 25-18.

Frank Kaminsky continua a fare bene. I 18 punti gli valgono la palma di miglior top scorer in serata per Charlotte.
2017 NBAE (Photo by Gary Dineen/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto iniziava bene per la panchina dei Bucks che surclassavano quella degli Hornets che si teneva a galla proprio grazie ai FT che continuavano a fluire ma contrariamente al primo quarto anche a esser sfruttati. Monroe in gancio mostrava una certa supremazia su O’Bryant segnando il 33-29, poi Lamb in entrata parallela alla linea pitturata destra subiva un tocco non rilevato dagli arbitri ma segnava ugualmente rilasciando il pallone in maniera perfetta.
Le distanze si assottigliavano comunque sempre di più nonostante a 8:17 Johnny (O’Bryant) infilasse i liberi del 37-33; Middleton e a 7:44 una dunk di Snell in transizione valevano il pareggio.
Mosè Monk dava ancora una volta il vantaggio a Charlotte inventandosi in mezzo al campo (spostato sulla destra) una partenza in diagonale con palleggio dietro la schiena che lasciava sui blocchi Dellavedova e apriva come il Mar Rosso la difesa di Kidd che rimaneva a guardare il layup vincente.
Monroe e Antetokounpo mettendo due punti a testa riaprivano la via del vantaggio ai biancoverdi di casa ma Walker (intercetto) sfruttava proprio un passaggio volante di Antetokounmpo volando, dopo uno spin a liberarsi del difensore nella nostra metà campo, in transizione a depositare il 43-44.
Kemba con due FT faceva passare avanti i nostri a 3:39 ma Maker (nomen omen) segnava da tre dall’angolo destro.
A ristabilire la parità e a stupire i fan nell’arena ci pensava Kaminsky, il quale veloce come il vento aveva una folata offensiva che lasciava appiedato Giannis, il quale provava sì a rientrare ma prendeva una posterizzazione da antologia quando Franksparando una cannonata, schiacciava fulmineamente e potentemente di destra.
Il punteggio tornava a volgere a favore di Milwaukee ma Howard a 1:03 in schiacciata metteva due punti, aggiungendone altri due di sinistra dopo una drive con passaggio alla mano di Kemba.
Il fallo del pivot Maker non era sfruttato sotto forma di libero da Dwight che chiudeva un buon primo tempo con un pessimo 0/5 a gioco fermo.
Charlotte al riposo andava sul +1: 54-53.

Kemba Walker nel secondo tempo attacca Antetokounmpo all’Harris Bradley Center.
(Photo by Stacy Revere/Getty Images)

 
Si riprendeva il secondo tempo con Middleton che, proveniente dalla linea di fondo destra, con un floater riportava sopra i padroni di casa, poi era Howard a continuare a litigare dalla lunetta con il canestro, tuttavia ci pensava Lamb da tre (diagonale sx) a dare il 57-55 pro Hornets.
Il vantaggio sfumava rapidamente per colpa di una tripla di Maker, Charlotte finiva sotto ritrovando il pari a quota 61, quando dalla sinistra uno step back di Walker con tiro solo cotone mieteva come vittima niente di meno che Antetokounmpo in marcatura.
Le folate di Lamb costringevano al 5° fallo Maker e al terzo Dellavedova, il suo 4/4 parziale dava anche il 65-63 a 7:01 dalla terza sirena.
Kaminsky sulla linea di fondo sinistra quasi, si girava all’interno facendo scivolare veloce il cingolo d’appoggio e lasciando partite un gancio senza esitazione nonostante Snell in marcatura, altro capolavoro tecnico della serata di The Tank valevole per il 69-67.
Charlotte però con la panchina gradualmente in campo iniziava a dare segni di cedimento; Liggins da tre per il 71-73 costringeva Clifford al time out a 3 minuti esatti dalla fine del terzo periodo.
Buona l’azione a 2:34 quando un passaggio volante verticale di Bacon (attirando su di se il raddoppio) liberava la dinamitarda e isolata slam di O’Bryant, ultimo lampo prima che i Bucks allungassero.
Johnny dalla lunetta provava a contenere l’allungo a 47.2 dal terzo riposo ma sulla sirena esplodeva la bomba frontale di Teletovic che ricacciava Charlotte sotto di 6 (77-83).
 
Antetokounpo, a inizio ultimo periodo, in due azioni differenti aggiungeva tre punti, gli Hornets precipitavano a -9, Clifford a più di 10 minuti dalla fine si decideva a rigettare in campo Kemba e i Calabroni accorciavano sul -5 (81-86) con Lamb al vetro.
Un goaltending di Howard su Middleton e gli Hornets tornavano al buio più completo sull’81-90, poi Frank a 7:35 iniziava una rimonta con due FT che passava per una tripla di Marvin (6:58 liberato nell’angolo destro dopo gli scambi incrocio Walker/Kaminsky realizzava l’86-90) e terminava con una kick and drive di Marvin la quale penetrazione da sinistra con cambio sul lato debole era colta al volo da Frank che con una tripla bella esteticamente da vedere (lo spezzare del polso giusto), infilava il canestro trovando l’equilibrio a quota 94.
Il finale era dominato dalle difese; Henson da sotto tergiversava troppo impaurito da Howard, da dietro Marvin sorgeva cercando di bloccare l’appoggio, dubbia l’assegnazione della stoppata data a Howard in tabellino (anche se a me era parso Marvin), poi Kemba forzava da tre ma Charlotte non rischiava nulla perché Lamb in raddoppio portava via un pallone portato via da Lamb in raddoppio sul tentativo di giro di Antetokounmpo.
Charlotte sbagliava; passaggio di Dwight a liberare Marvin che sulla linea di fondo sinistra andava su, ma Middleton trovava una stoppata colossale e dall’altra parte a 1:34 un fallo di Dwight sul greco mandava sul +2 la Kidd band.
A 45.3 si chiudeva poi con il gioco partita; era lo stesso Middleton a realizzare la tripla nonostante il braccio di Lamb alzato.
Sul -5 Charlotte non segnava più e a causa dei falli effettuati per bloccare il gioco, Milwaukee allungava di altri 4 vincendo 94-103.
Prossima contro Denver allo Spectrum Center per portarsi sul 2-2.
 
Pagelle
 
Walker: 6
15 pt. (6/15), 2 rimb., 6 assist, 3 turnover. Kemba in serata con un paio di step back mi fa venire i brividi, aggiunge una giocata nel finale nella quale rompe il raddoppio per andar ad attaccare il canestro sfidando e sfilando il greco. Forza nel finale e la percentuale non è il massimo, però la sufficienza se la guadagna con alcune giocate difensive come l’intercetto e lo sfondamento preso platealmente che anticipa il canestro invalidato di Antetokounmpo.
 
Lamb: 5,5
17 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. Il 5/17 non è granché, anche se va detto che gli mancano almeno due fischi a favore (uno dei quali tra l’altro con canestro realizzato), in difesa strappa un pallone alla fine, anche qui non segnato nelle statistiche, buoni i 9 rimbalzi ma troppi turnover, anche in palleggio. Un -18 eloquente e una difesa che non sempre gli riesce bene, anche se sfiora la doppia doppia. Clifford a un certo punto entra in campo a spiegargli alcuni concetti.
 
M. Williams: 5,5
9 pt. (3/10), 1 assist, 2 rubate. Si mangia un paio di canestri facili, migliora alla distanza in difesa, dopo un inizio da pensionato, gioca più duramente, gli capita di colpire da tre per un importante -4, migliora, però siamo ancora lontani dal Marvin di due anni orsono.
 
Bacon: 6
5 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. Nessun turnover ma uno 0/3 da fuori che aiuta il 2/6 complessivo. Si vede poco in attacco, cerca di lavorare in difesa occultamente. Il +6 di +/- è dalla sua parte.
 
D. Howard: 6
8 pt., 22 rimbalzi, 1 assist, 4 stoppate, 2 turnover, +3 di +/- e 0/9 ai liberi… Ditemi voi che voto dovrei assegnare a un giocatore dal tabellino così discordante. La media dell’8 in difesa e quella del 4 in attacco ai liberi… Non va in doppia doppia, eppure sarebbe bastato mettere un paio di liberi anziché mancarli tutti e 9, giusto i punti di distacco alla fine ma Howard si sapeva, è questo (un po’ meglio di così di solito dalla lunetta), prendere o lasciare. I “mazzolatori” di Milwaukee compiono qualche fallo strategico e il gioco è fatto. Predominio in area (anche per caratteristiche tecnico/tattiche di Milwaukee) che non si concretizza in punti. La presenza difensiva però c’è e si sente durante la gara. In sua assenza Milwaukee ha vita facile. Nella prossima gara avrà il suo da fare contro Denver ma potrà farsi nuovamente valere.
 
Graham: 6
4 pt., 3 assist. Come tutta la panchina nel plus/minus va sotto. Onesto lottatore, con un 2/3 dal campo e uno 0/2 ai liberi chiude la sua partita in attacco. In difesa commette 5 falli cercando di limitare Antetokounmpo o l’avversario di turno.
 
Kaminsky: 7
18 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Top scorer di Charlotte, inizia bene, si perde un po’ nel finale con qualche imprecisione e un passi (arbitri molto fiscali ma giusti con entrambi i team in serata per essere dela NBA) in un momento cruciale. Suoi comunque gli ultimi 4 punti degli Hornets. Nella prima parte fa vedere giocate sontuose per qualità appagando il mio senso estetico, la sensazione che ha tutto per poter far bene se ci crede.
 
Monk: 5
4 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 17 minuti. Va 6 volte alla conclusione e non trova mai la retina, però spero inizi a prender fiducia ma non a sparacchiare come stasera. Il capolavoro è l’azione descritta nell’articolo (con finta e palleggio dietro la schiena) nella quale saluta Dellavedova e appoggia il sottomano, poi poco altro.
 
O’Bryant: 6
14 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Probabilmente meriterebbe anche 6,5, buono il suo attacco e il fatto di non aver sprecato nulla nei liberi gli rende il mezzo voto in più, però su Monroe è un po’ troppo passivo e si fa battere da un paio di gancetti, inoltre si fa portar via la palla due volte nella stessa azione. Comunque gioca una partita discreta.
 
Coach S. Clifford: 5,5
La squadra gioca un po’ meglio ma non ancora benissimo. La spia sono i 17 assist, anche se qualche passaggio è stato rovinato con conclusioni inappropriate dai singoli, si va ancora per contro proprio, specialmente nei momenti decisivi le forzature hanno finito per penalizzarci. Corre ai ripari rimettendo Kemba nell’ultimo quarto dopo aver imbarcato acqua. Certo… gli infortuni di due titolari e di tre panchinari non aiutano, però una rotazione diversa contro una squadra che aveva rimesso in campo un paio di suoi giocatori chiave, deve pensarla…

Highlights brevi.

 

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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