Game 4: Charlotte Hornets Vs Denver Nuggets 110-93

Frecce d’immaginazione contro scudi d’aprioristico scetticismo.
Traggo spunto, modificando il finale di una frase di A. Borsalino, poeta colto e colto da fervida immaginazione per descrivere uno scetticismo legittimo forse quello che avvolgeva Dwight a inizio stagione controllando numeri in calo.
Personalmente credevo in lui, motivato da Jordan sta giocando davvero bene.
Le motivazioni esulano dall’aspetto economico, ascoltare le persone, creare un ambiente confortevole sono elementi indispensabili per la buona armonia tra società e giocatore, questo trasuda anche in campo, dove Dwight dispensa sorrisi con i compagni e l’etichetta di “sfascia spogliatoi” sembra non appartenergli o essere lontana nel tempo. Anche stanotte Dwight ha trovato un’ottima prestazione che ha finito per far la differenza tra le due squadre, certamente aiutato d auna panchina con Monk e Kaminsky sugli scudi.
Charlotte più determinata, Denver più svogliata, quasi in gita.
Charlotte ha ritrovato MKG ma solo per una decina di minuti.
Il giocatore scelto da Charlotte alla numero 2 nel draft di Anthony Davis ha chiuso con due punti.
Gli Hornets hanno fatto loro la partita producendo ottime giocate con Kaminsky e Monk da segnalare oltre a Walker e Lamb a supportare le due liete novelle di serata.
Per quel che riguarda le statistiche 5 a 1 le stoppate per Charlotte.
47,5% dal campo e 43,3% da tre per Charlotte contro il 38,4% e il 25,8% di Denver nelle stesse statistiche dicono molto sulla bontà dei tiri presi e la bravura degli interpreti di Clifford nel finalizzare le varie azioni.
50-49 per Denver i rimbalzi così come i Nuggets sono finiti “avanti” di un turnover (perse Charlotte 14, Denver 13), statistiche che non sono servite alla squadra di M. Malone per arrivare almeno in un finale punto a punto.
 
Le squadre con i loro starting line-up:
 
Dwight Howard iniziava la sua partita mantenendo il curriculum immacolato nelle alzate:
Quattro su quattro palloni portati nella nostra metà campo, un giro a testa a vuoto per gli attacchi prima che si tornasse a giocar sotto il tabellone di Denver con MKG a provare il primo tiro della stagione, buono per il rimbalzo di Howard che in qualche maniera metteva dentro a due mani imitando una chela.
Dopo il 2-1 di Millsap dalla lunetta, Marvin raddoppiava il nostro punteggio da sotto, Denver, però carburava e trovava un mini parziale di sette punti partito con Murray e chiuso dallo stesso giocatore (4-8), Kemba, passando dietro un blocco di Howard sulla diagonale destra, arrestava il tambureggiante palleggio per salire velocemente a scagliare un dardo avvelenato da tre punti che ci riavvicinava a una sola distanza.
Offensivo era il fallo chiamato a Dwight in attacco ma anche in termini di giudizio; era Jokic a mettere una mano galeotta e gli arbitri a invertire la realtà.
Murray continuava a tentare penetrazioni e trovando altri due punti faceva toccare la doppia cifra ai suoi ma Howard da due e Williams da tre riportavano avanti la Buzz City prima del pareggio di Jokic dal pitturato centrale.
Sulla dozzina di punti a testa scattava avanti Charlotte, la quale beneficiava a 4:22 di una tripla di Lamb dopo una drive and kick smarcante di Kemba da sotto canestro per il 18-12.
Si arrivava sul +8 anche senza che la palla varcasse la soglia dell’anello, bastava M. Plumlee a inchiodare tardivamente la sfera alla tabella dopo che essa però avesse già impattato con il plexiglass sull’appoggio di Monk a 3:34.
Denver tentava di rimontare con un’azione di Barton da tre punti (penetrazione e FT) a 1:50 per il 23-17, poi era O’Bryant (già una tripla in precedenza) a incrementare il suo bottino alzando un fade-away dalla medio-lunga linea di fondo destra che vanificava il tentativo di difesa di Jokic. Saltando al finale di quarto da evidenziare un’entrata di Monk capace di rallentare i riflessi della difesa; a sei secondi e altrettanti decimi dalle parti del ferro si arrestava il tempo con Monk a depositare il 27-20, ma a fil di sirena le sorprese non erano finite perché Jokic infilava una bomba a metà distanza tra le linee di centrocampo e da tre.
Si andava dunque al primo break sul 27-23.

Jeremy Lamb al tiro superando Murray.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto si sbloccava a 10:58 quando Monk graffiava con due punti dalla diagonale destra.
Frank aggiungeva 4 punti mostrando d’esser in buono stato di forma, Monk a 8:25 tornava a ruggire con la frecciata da tre punti per consolidare un vantaggio salito a 12 punti (38-26), a 7:27 quasi Frank, in una sfida interna per il top scorer di serata imitava Malik colpendo da tre con sicurezza…
Murray in area da due interrompeva il predominio dei bianchi di casa ma ancora il Tank entrava in azione con un giro e tiro aggraziato che bucava la retina mentre Frank levitava con sicurezza.
“Ah, sì?”, pensava probabilmente Malik… quando il pensiero malizioso di colpire dalla lunga non solo lo sfiorava ma lo percorreva a 6:27… un secondo dopo il sogno si tramutava in realtà portando il nostro numero uno a quota 12 punti. Denver collezionava ben 4 rimbalzi offensivi nella stessa azione approfittando dell’assenza di Howard sul parquet tenuto più a lungo a riposo da Clifford per qualche fallo di troppo speso nella prima parte (già 7 rimbalzi catturati) e Beasley alla fine finiva per segnare a mm dal canestro. Lamb a 4:26 compiva una prodezza segnando sulla continuazione di un’entrata che rischiava di decapitarlo per un passaggio a livello trovato sulla sua strada; per gli arbitri niente fallo ma la coordinazione di Jeremy permetteva agli Hornets di trovare un canestro con appoggio al vetro e un 48-32 insperato sul tabellone.
Howard a 3:51 interrompeva il digiuno dalla lunetta splittando, Harris infilava dalla dx un catch n’shoot da tre punti ma nel finale, partendo da uno step back di Kemba dal centro destra ravvicinato, il territorio si faceva conquistare dei Calabroni…
Lamb ci pensava un attimo liberato un passo dietro la linea dei tre punti (diag. Dx) prima di provare e segnar tre punti, Marvin da due con l’entrata da destra, Bacon dallo stesso lato ma dal corner oltre la linea da tre aumentava il divario che saliva sino al +25 quando Kaminsky faceva piovere un altro meteorite infuocato dallo spazio aperto per il 62-37… Harris al secondo tentativo puntellava lo score e si andava al riposo sul 62-39 con l’ottimo lavoro della difesa di Charlotte e Frank a 14 pt., tallonato da Malik con 12.
La bellezza salverà il mondo e la bellezza è inutile si dice… forse è più vera la seconda affermazione, ma intanto non guasta mai…
 
Charlotte nel terzo quarto aveva l’obiettivo di difendere il margine di vantaggio acquisito nella prima parte di partita; a 10:16 Lamb passando dietro un blocco di Howard continuava a far piovere piombo fuso da tre punti, lo stesso numero tre imbeccava Marvin lanciandolo a canestro per il 72-45 che sembrava essere buon viatico per difendere il +23 del primo tempo.
A 7:22 MKG trovava in jumper dalla destra il primo canestro della stagione, a 5:15 ancora una tripla di Lamb.
Questa volta era un air ball ma si tramutava in perfetto assist per Howard che raccoglieva al volo sotto canestro e salendo a schiacciare aggiornava il tabellone sul 76-52.
Nel finale un alley-oop probabilmente involontario tra Harris e Plumlee accorciava il divario ma una rubata di Lamb su una pericolosa transizione di Denver trasformatasi in un 2/2 ai liberi (bonus) più una tripla in ritmo di Monk a 2:55 rallentavano il processo di rimonta delle Pepite che nel finale trovavano un Harris in formato gigante con una drive e dunk da posterizzazione su Monk e due bombe, l’ultima a fil di sirena a regalare il -17 ai Nuggets (85-68).

Marvin Williams in area contro Mas. Plumlee sotto gli occhi di Howard.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Dopo quattro punti a zero in partenza, Clifford nell’ultimo quarto sceglieva di fermare il gioco per riordinare la squadra in campo ma la panchina non dava granché, ci pensava il rientrante Kemba con un jumper partito poco prima del tentativo di stoppata di Plumlee a far ripartire il punteggio di casa.
Una spallata laterale offensiva di Mason Plumlee (in possesso della sfera in avvicinamento a canestro) su O’Bryant era staccato preludio a una tripla semplice di Kemba che evidenziava lacune difensive dei Nuggets, colti dal mito della caverna di Platone, con la variante di cercar forse oro nel grottesco pitturato.
Ad ogni modo a 9:25 Il 90-73 era servito.
Un pick and roll tra Chandler e Plumlee illuminava l’attacco dei Nuggets che la quasi sacrale ascesa di Mason, iscriveva nel libro dei marcatori.
Dunk e libero per un tentativo di Kaminsky, modello koala di fermare il centro di riserva avversario.
Tre punti che pesavano ancora di più quelli di Chandler over Kaminsky, tutti in un colpo solo di tripla valevano il 90-79… Per fortuna il come back dei Nuggets terminava qui; Kaminsky prendeva area e contatto con Plumlee accontentandosi dei due punti, Monk intercettava un pallone in difesa e ripartendo, lungo dalla destra rilasciava un pullup vincente che faceva tornare Charlotte sul +15 (94-79). Kemba, sbilanciato da Barton nel ricadere dal tentativo di tripla accettava il regalo dell’avversario e arbitri portando a casa altri tre punti a gioco fermo, poi a conservare il risultato sull’alzata a canestro di Mudiay ci pensava l’aura dei polpastrelli di Howard.
A 4:20 alle porte del pitturato destro si presentava Frank, a sbarrargli la strada niente di meno che Millsap, scontro con tiro fuori equilibrio di destro, una specie di disperato colpo della gru per le movenze dell’arto di Frank che dava però l’effetto di portare a casa altri due punti fuori equilibrio. Ormai il vantaggio Hornets si dilatava sul 108-86 a 3:28 dalla fine grazie a Kemba che lasciava di lì a poco spazio al beniamino Paige.
In campo anche Mathiang, i due del two-way che collezionavano qualche rimbalzo mentre Denver accorciava per render meno amara la serata che in cifre si chiudeva sul 110-93 Hornets che si portavano sul 2-2 in classifica mentre Houston, prossima avversaria, nel finale sorpassava di un punto Phila, vincendo 95-94 con una tripla di Gordon allo scadere che beffava gli immaturi Sixers.
 
Pagelle
 
Walker: 7
19 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Tranquillo primo tempo con soli 5 punti a referto. Nell’ultimo quarto contribuisce a evitare finali con possibili sorprese. Non forza eccessivamente, fa cose semplici alla conclusione, in lunetta chiude con un 9/9. Concentrato e propositivo verso i compagni ai quali regala 5 assist.
 
Lamb: 7
16 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. La difesa non è sempre irreprensibile a livello d’efficacia ma l’impegno c’è e alterna molte cose buone come una steal che si trasformava da due punti subiti ipotetici a due punti reali segnati. Orrendi i tatuaggi che gli spuntano dalla canotta ma prezioso scorer che non fa mancar il suo apporto offensivo tirando con buone percentuali.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
Due punti (1/6) in due tranche nelle quali colleziona solo 10 minuti. Quasi da s.v., non benissimo al tiro, deve trovare il ritmo in tutto ma era alla prima.
 
M. Williams: 6,5
Buona partita difensiva di Marvin che aggiunge 9 punti oltre a due rubate in 21 minuti. Torna un po’ a livelli da NBA.
 
Howard: 7,5
15 pt., 19 rimbalzi, 2 stoppate e 7/11 dalla lunetta. Migliora sicuramente a gioco fermo, domina ancora sotto le plance facendo anche lamentare Jokic per dei contatti sotto canestro che ci sono e il buon Dwight non è sempre tenero, anche se spesso ha il sorriso sulle labbra. Qualche minuto in meno per problemi di falli iniziali e una doppia doppia con l’unica macchia: i 7 palloni persi in serata. Se ne perdesse qualcuno meno sarebbe decisamente meglio.
 
Bacon: 6
5 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Panchina per lui dopo tre gare da titolare, ruolo più confacente che gli permetterà di sviluppar il suo gioco con più tranquillità. Personalità nell’andare a prendersi i tiri ne ha, più che sufficiente in difesa.
 
Kaminsky: 7,5
20 pt., 4 rimbalzi, 3 assist e una stoppata. In stato di grazia o forse ci hanno mandato qualcun altro… Le doti le ha sempre avute, ha maturato esperienza e soprattutto ora varia il gioco. Non rimane più ancorato alla linea dei tre punti a sparar da tre. In difesa in un paio d’azioni nell’ultimo quarto forse avrebbe potuto far meglio ma, tornando al discorso sulla fase offensiva, le sue giocate che si sviluppano a prima vista selvaggiamente, sono supportate da coordinazione e talento. Giri e tiri con rilasci morbidi o entrate inventate spesso vanno a buon fine e con un 9/15 dal campo si notano…
 
Monk: 7
Il risveglio di Monk arriva alla quarta. Ingranata e preso velocità, sale sul podio dei top scorer di Charlotte con 17 punti. 7/14 dal campo e 3/9 da tre, limita a un pallone le perse, buone iniziative e più confidenza nel tiro, anche se un paio di forzature ci sono ma è in spolvero…
 
O’Bryant: 6
7 pt. 3 rimbalzi, 1 assist. Perde un paio di palloni in Avanti, dove comunque rimane un buon terminale offensivo. Si guadagna la sufficienza in attacco quando contribuisce a far scappare Charlotte con una tripla e un mezo fade-away da paura (per un lungo come lui) su Jokic. In difesa il paragone con Dwight non regge e Denver cattura troppi rimbalzi durante la sua presenza in campo.
 
Graham: 5,5
3 rimbalzi, 0/2 al tiro e chiusura a zero punti. Discreto in difesa, non benissimo in attacco. Impegno ma -7 come plus/minus.
 
Mathiang: s.v.
Saggia il parquet di Charlotte iniziando con il catturare un rimbalzo difensivo. Stesso tabellino di Paige ma rimbalzi catturati su entrambi i lembi del campo.
 
Paige: s.v.
Entra acclamato dal pubblico. Colleziona un paio di rimbalzi difensivi ma anche un paio di tentativi forzati che non portano a nulla per la voglia di mettersi in mostra. Un paio di minuti per lui sul parquet.
 
Coach Clifford: 6,5
Gli assist sono 18, ancora un po’ pochini, ma la squadra gira molto di più rispetto a Milwaukee. I palloni persi sono 14, qualcuno in più dello scorso anno, meno che nelle prime due giornate, la metà per “colpa” di Howard. La squadra mostra più equilibrio. Il rientro di MKG e la difesa di Howard limitano a lungo andare le penetrazioni e gli spazi per il tiro dei Nuggets che già dopo due quarti vanno in ambasce e fuori partita. Intensità, difesa e qualità devono essere le nostre armi, ancora di più in ambiente amico, dove la differenza rispetto alle on the road/away si sente.

Un paio di highlights, nel caso qualcuno dovesse esser cancellato alla fonte.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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