Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Chalk Hornets 3

Dopo la sfuriata di Howard contro i Nets, vista l’assenza del centro, Walker, nel back to back casalingo contro Memphis si è preso quasi tutta la scena infilando ben 10 triple (record per un singolo giocatore degli Hornets in un’unica partita) per 46 punti totali (10/10 ai liberi).

Gli Hornets si stanno prendendo qualche soddisfazione (come il +61 inflitto ai poveri Grizzlies, che consiste nel più ampio margine mai raggiunto da Charlotte contro un avversario) dopo una stagione deludente.

Nella lavagnetta di oggi (sempre in collaborazione con Matteo V.), andiamo ad analizzare la nona:

 

 

Charlotte tornerà in campo per gara 74 dopodomani notte (25/03/2018 alle 01:30 ora italiana).

Game 73: Charlotte Hornets Vs Memphis Grizzlies 140-79

 
Dopo cinque trasferte consecutive i Calabroni volavano alla loro casa madre per giocarsi il countdown (dieci le partite alla fine conteggiando questa).
Chi non ha più la sede originale invece è Memphis, franchigia trasferitasi nel Tennessee dalle ghiacciate lande originarie canadesi di Vancouver.
Purtroppo i primi anni di vita di Vancouver, come per tutte le ultime franchigie introdotte nella NBA non poterono esser brillanti.
La serrata del 1998 poi contribuì a far perder interesse per il basket ai fan della franchigia della foglia d’acero occidentale così, ciò che è particolare sapere e accomuna le due società, fu la richiesta dei proprietari attuali di trasferimento a Memphis.
La NBA scelse a favore del vecchio proprietario dei Grizzlies Michael E. Heisley in una situazione peggiore.
La situazione a Charlotte migliorò apparentemente ma il braccio di ferro tra Shinn che chiedeva una nuova Arena (dopo solo 10 anni di vita del The Hive) e i tifosi/istituzioni locali continuò, tanto che alla fine, l’anno seguente al trasferimento degli ex canadesi, anche gli Hornets si accasarono per una dozzina d’anni a New Orleans ridisegnando la geografia della NBA.
Oggi gli Hornets sono tornati a casa, anche se non più al vecchio spettacolare Charlotte Coliseum ma allo Spectrum Center, Arena programmata e costruita per i Charlotte Bobcats (in uptown), franchigia promessa alla città nell’accordo per la perdita dell’amata franchigia originaria. Mentre Charlotte mantiene sul filo un record leggermente positivo tra le mura amiche (19-17), gli attuali Grizzlies sono il peggior team nelle trasferte giocate a oggi (5-29).
Penultima franchigia NBA con mezza partita di vantaggio sui Suns, una sconfitta avrebbe potuto pareggiare il record dei Suns per cercare alla lottery la prossima prima chiamata e rilanciarsi proprio come quando agli albori del 2000 intuirono le possibilità di Pau Gasol giratogli da Atlanta.
Per Charlotte vincere non avrebbe costituito un problema nell’ottica tanking, anzi, avrebbe regalato una piccola gioia in una stagione avara di soddisfazioni.
Le premesse c’erano tutte ma la gioia è stata grande. Record all-time come più ampio margine di punti mai ottenuto dalla franchigia, record stagionale di punti, 35 per Kemba nel primo tempo, così venivano giù anche i muri (di cartongesso) costruiti dai Grizzlies. 53,3% e 47,5% le percentuali dal campo di Charlotte che a rimbalzo finiva per comandare 53-38 così come negli assist con un 25-13 e nelle rubate con un 10-4.
Meglio ai liberi con 23/27 contro i 15/21 degli ospiti che finivano anche per pagare l’8-19 incassato nei turnover. Kemba terminava con 46 punti mentre tra le fila “nemiche” Selden risultava il top scorer con 18 punti seguito da Evans con 16.
Sul terzo gradino del podio dell’attacco impoverito di Memphis si trova Jarell Martin con 12, unico altro Grizzlie in doppia cifra.
 
Si partiva senza Howard che osservava immediatamente un turno di squalifica con le due squadre che mostravano attacchi farraginosi tra stoppate ricevute e date (Hernangomez su entrambi i lati) o tiracci fino a 10:14 quando in corsa Marvin Williams infilava agilmente il floater del 2-0.
Il 2-2 era firmato da Martin con un arcobaleno sopra il tentativo in salto di stoppata da parte di Lamb.
Gli Hornets però segnavano a 9:38 con una tripla di Kemba continuando con un fade-away uno contro uno di Lamb e finendo con un catch n’shoot da tre punti dalla diagonale sinistra di Williams su rimessa dal fondo.
I Grizzlies chiamavano un time-out e al rientro Evans rubava sotto canestro un pallone sull’alzata di Hernangomez chiudendo in fing and roll il coast to coast.
Walker a 6:24 guadagnava e realizzava due FT per il nuovo +10 (14-4) mentre a 5:51il capitano si ripeteva da tre punti prima che Evans in entrata battesse due difensori con l’alzata sotto canestro ottenendo un FT (fallito) per il fallo di MKG. Kemba trovava l’entrata centrale di Williams che appoggiava in scoop, poi era la nostra PG a partire dalla difesa per chiudere di sx evitando il taglio del n°3 avversario nel tentativo di rubare la sfera un attimo prima dell’ultimo palleggio.
Altro time-out per Bickerstaff sul 21-6 ma purgatorio che non terminava per i Grizzlies che dovevano fare mea culpa per lo spazio lasciato a Kemba il quale colpendo ancora da fuori non perdonava con il suo 3/3 da oltre l’arco a 4:30.
Per i Grizzlies iniziava ad attivarsi Selden che segnava con una semplice sospensione frontale.
Walker mancava la sua prima tripla di serata ma Williams raccoglieva il rimbalzo sotto canestro a destra e realizzava appoggiando al plexiglass.
Entrava qualche componente della panchina come il Frank che mostrava una buona difesa mandano a vuoto l’attacco dei Grizzlies che incassavano dalla diagonale destra la tripla dello stesso Tank che valeva per il 29-8.
Due canestri di Selden consecutivi facevano superare i 10 punti agli ospiti ma una rollata di Frank che ricevendo sulla destra un diagonale di Kemba dallo stesso lato faceva ripartire gli Hornets in attacco con due punti in appoggio. Walker si sentiva caldo andando per un pullup dalla baseline destra in uno contro uno dimostrando d’aver ragione.
La difesa dei Grizzlies dimostrava d’esser disastrata quando Lamb arrivando sotto a destra fintava mandando al bar un paio di giocatori trovandosi comodo per l’appoggio al vetro.Seldon segnava ancora per Memphis ma il quarto lo chiudeva Walker con due FT a :06.8 per un eloquente 37-14.

Un passaggio di Monk che porterà a una delle 4 triple di serata offerte da Kaminsky.

Nella seconda frazione MKG fintava d’uscire in palleggio poi rientrava trovando il deserto dei tartari nel pitturato per l’appoggio comodissimo (39-14) una flash dunk del n°14 ospite Johnson accennava una reazione tagliata da Monk in transizione che si arrestava per un pullup vincente nell’uno contro uno a distanza.
Lo spin di Martin su MKG con appoggio era poca cosa se Frank su assist di Malik infilava un’altra bomba anche se Simmons con due liberi tentava di replicare, il compagno Johnson segnava ma sbagliando canestro sul tocco a rimbalzo.
Erano due pt. per i Calabroni che incassavano comunque una dunk di Martin in entrata e il layup di Green da second chance per il 46-24 che consigliava a Clifford di fermare.
Bacon, dopo qualche brutto tiro e una stoppata presa in precedenza da Johnson (pulitissima) s’infilava nell’atmosfera quasi rarefatta della difesa dei bianchi che incassavano così il 50-28.
Evans segnava ancora guadagnando nuovamente un libero riuscendo a replicare l’errore precedente lasciando sul +20 gli imenotteri (50-30).
Kemba con uno step back in ritmo si portava fuori dall’arco per colpire da tre, Evans rispondeva dallo spazio profondo a 4:12 ma dall’altra parte piovevano letali meteoriti kembici; a 3:51 Walker realizzava la quinta bombarda, trenta secondi più tardi arrivava anche la sesta mentre sul settimo tentativo i Memphis ricorreva al fallo mandando il nostro n°15 in lunetta a realizzare tre FT che a 3:08 spedivano Charlotte sul 62-37.
Le squadre con diverse azioni tra le quali un paio di FT aumentavano di tre unità nel punteggio prima che un pick and roll tra Monk e Hernangomez venisse mancato e corretto in maniera vincente dallo stesso spagnolo sotto canestro. Marvin stoppava Martin e a :46.8 Monk aumentava il personale bottino con due FT recuperati piratescamente.
L’ex Weber in entrata mancava l’appoggio influenzato dalla resistenza di Monk mentre a 26 secondi dalla fine Kemba sfruttava il blocco sinistro dello spagnolo per scaricare incredibilmente anche la settima tripla del primo tempo… Weber segnava due liberi mentre sull’entrata Walker realizzava agilmente, per gli arbitri c’era la continuazione sul fallo di Green così il libero portava la squadra di Jordan sul 75-42 con ben 35 punti del capitano…

Alcune Honeybees in uno stacchetto musicale in serata.

Charlotte Hornets’ Malik Monk, left, and Memphis Grizzlies’ Mario Chalmers, right, chase the ball during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Thursday, March 22, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Dopo la pausa lunga iniziava la ripresa, correva Brooks in coast to coast per cercar di far recuperare terreno ai suoi, ma sulla replica, anche se MKG andava a vuoto, il tap-in di Hernangomez era utile a non regalare eventuali clamorosi rientri stoppando sul nascere eventuali velleità belliche ospiti.
Lo spagnolo poi si produceva in una stoppata alle spalle di Green mentre in attacco Walker su una second chance (mancato il primo tentativo) calibrava l’ottava tripla di serata che rimaneva un ricordo quando a 7:47, su una drive accennata da Lamb con scarico a sinistra, riuscendo a infilare anche la nona lanciava in orbita Charlotte sull’85-51.
A 7:34 Williams aggiungeva una tripla dal corner destro per l’88-51.
Difficoltà enormi nella difesa dei Grizzlies che non parevano nemmeno una squadra NBA.
Lamb dietro lo schermo scagliava l’ennesima freccia a segno che feriva ancora i plantigradi, a 4:29 arrivava la saetta di Frank da tre e quando lo stesso Tank rubava a Chalmers un pallone innescando la transizione sulla quale Kemba perdeva per un attimo l’equilibrio tentando comunque la tripla vista la mancanza di difensori, gli Hornets toccavano quota 99 con la decima bomba di serata di un incontenibile capitano.
+46, massimo vantaggio stagionale che aumentava con due FT di Kemba che faceva scavallare quota 100 ai Calabroni.
Kemba recuperava anche il 24 sfondamento stagionale (Selden) mentre continuava il monologo dei giocatori della Buzz City nel finale di quarto con 4 punti consecutivi di Bacon (tiro in area con elevazione da razzi ai piedi e soft touch più un reverse layup in allungo nell’uno vs uno proveniente da baseline sx), 4 tiri liberi consecutivi (primi due di Bacon che recuperava palla e un flagrant 1 di McLemore che metteva Lamb sul possesso supplementare) e una difficile tripla che anticipava d’un soffio la sirena, dardo gentilmente offerto da Robin Hood Lamb che chiudeva i primi 36 minuti sul 112-57.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) celebrates with Willy Hernangomez (41) during the second half of an NBA basketball game against the Memphis Grizzlies in Charlotte, N.C., Thursday, March 22, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Kemba, uscito nel finale di terzo quarto continuava a rimanere a riposo, gli Hornets schieravano la coppia di guardie Paige/Stone negli ultimi 12 minuti nei quali entravano entrambi i two-way contract (Mathiang compreso quindi).
Frank non si fermava restando “perfetto” da oltre l’arco, Paige arrivando da sinistra alzava una parabola solo cotone che superava il tentativo di stoppata di Davis, segnando così i suoi primi due punti in NBA. Non tardavano ad arrivare anche i primi due per Mathiang che veniva favorito da una drive fin sotto canestro di Bacon che scaricava spettacolarmente in salto il più classico degli assist per la pronta schiacciata dell’australiano.
Mathiang si ripeteva più tardi in schiacciata e Paige infilava la retina dalla destra per il 133-72.
A 1:45 dalla fine i due interagivano con il lob dentro di Paige verso Mathiang che resisteva in mezzo a due avversari, sulla girata Weber lo toccava consegnando anche un FT (mancato) al nostro numero 9 bravo comunque a realizzare il canestro sull’azione.
A :27.1 per gli Hornets la chiudeva Bacon con l’entrata e FT supplementare.
140-77 ritoccato da due FT di Simmons a poco più di 4 secondi dalla fine per un 140-79 che dava una differenza clamorosa di 61 punti, massimo margine Hornets mai raggiunto in tutta la storia della franchigia.
 
Pagelle
 
Walker: 9,5
46 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 13/18 al tiro tra cui un 10/14 da fuori e 10/10 ai liberi. Sale per la nona volta in carriera sopra i 40 punti realizzando il record di triple che quest’anno era fermo a 9 (artefice lo stesso Kemba). +47 di plus/minus giocando solo 27 minuti. Un paio di turnover ma su uno è Hernangomez a far la cosa sbagliata. Praticamente inarrestabile. Ispiratissimo, trova spazi e tempi per tirare dall’arco con Memphis in difficoltà nelle chiusure. Fa quello che vuole in attacco sopperendo alla mancanza di Howard. Se per assurdo avesse giocato 48 minuti forse avrebbe segnato più punti dei Grizzlies…
Lamb: 6,5
12 pt., 9 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Si accontenta di 7 tiri mettendone 4 più un 2/2 ai liberi. Tre palle perse ma +51 di +/-. Aiuta la squadra con assist e cattura con decisione rimbalzi sostituendo Howard degnamente sotto le plance.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 pt., 7 rimbalzi. Gioca 19 minuti con un 2/5 dal campo. Prestazione sufficiente.
 
M. Williams: 7
15 pt., 6 rimbalzi, 2 rubate. 5/8 dal campo, ¾ ai liberi. Si prende qualche tiro in più rispetto ad altre recenti occasioni e in serata fa bene perché spesso fa centro. Un paio di rubate e discreto numero di rimbalzi in meno di mezz’ora.
 
Hernangomez: 6,5
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist. Sostituisce Dwight partendo centro titolare. Finirà per giocare 18 minuti sostituito da Frank e Mangok. Gioca bene finendo in doppia doppia dopo un inizio dove gli è toccato prender le misure fallendo qualche tiro prendendosi subito anche una stoppata da Davis. Buoni i blocchi o le giocate a due con Kemba. C’è intesa. Fa vedere i giusti movimenti.
 
Bacon: 6,5
15 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Chiude con un 6/14 dal campo. Inizia anche lui in sordina, poi si scatena nel finale contribuendo a far aumentare il gap tra i team. Bello l’assist volante dopo la baseline drive per Mathiang.
 
Kaminsky: 7,5
14 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 5/6 dal campo con un 4/4 incredibile da oltre l’arco. Buona gare per il nostro n°44.
 
Monk: 6
4 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata ¼ al tiro. +4 di +/-. Prende un colpo e la contusione lo lascia fuori dal campo per il finale.
 
Graham: 5
3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Riempie il tabellino ma abbassa la media con un 1/7 inconsistente nel quale spicca lo 0/5 da fuori.
 
Stone: 5,5
0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Spende un paio di falli e manca la sua unica occasione prendendosi una stoppata ma cattura rimbalzi in 13 minuti.
 
Paige: 6,5
9 pt., 1 rimbalzo, 2 rubate. +6 di plus minus con un 3/6 dal campo e doppia cifra sfiorata. Spunta nell’ultimo quarto il two-way contract degli Swarm e mette dentro i primi due punti nella NBA, ci prova ottenendo anche un tiro pesante a bersaglio. In difesa qualcosa di più potrebbe fare a livello d’efficacia nonostante non manchi l’impegno.
 
Mathiang: 6,5
8 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Anche per Mathiamg, come per Paige, anche per lui la prova è positiva, rimbalzi, punti e anche una buona stoppata in soli 9 minuti. Chissà se li rivedremo sul parquet ancora.
 
Coach S. Clifford: 7,5
Partiamo dall’ottima scelta di far scontare a Howard la giornata di squalifica imposta dalla NBA per 16° tecnico fischiato contro proprio oggi. In qualche maniera, visto che la palla è solo una, libera Walker che ha spazio per provarci. Capisce d’essere in serata e continuando a colpire regala a Clifford la più grande vittoria di franchigia in termini numerici. Massimo di punti in stagione e più ampio margine all-time per la franchigia. Giocate dei singoli, scarichi, penetrazioni e qualche giocata di squadra più complessa. La difesa avversaria non è stata all’altezza ma Charlotte si è mossa bene.

Game 72: Charlotte Hornets @ Brooklyn Nets 111-105

 
La stagione NBA è un lungo viaggio composto da 82 partite al quale ve ne sarebbero da aggiungere un minimo di 16 (vincendole tutte o quasi un centinaio) per arrivare al titolo. Non speravamo certo che Charlotte fosse a questi livelli ma magari potesse aggiungerne una dozzina con il passaggio del primo turno playoffs che non si registra da tempo immemore in North Carolina.
Era il 2002 e gli Hornets vennero stoppati (dopo aver vinto la prima serie con Orlando 3-1) proprio dalla stessa franchigia che andremo a incontrare stanotte (l’intro è stata scritta prima della partita) New Jersey (allora era New Jersey e non Brooklyn) Nets di Jason Kidd.
Due squadre lontani anni luce da quei fasti, in particolare gli Hornets mi hanno ricordato oggi, accompagnando un’amica all’aereoporto di Malpensa, quella rampa sulla quale sali per arrivare al comparto “Partenze” ma dalla parte opposta, ovvero la discesa.
Una crisi iniziata a gennaio 2017 e mai interrotta salvo qualche piccolo sporadico colpaccio e qualche piccola striscia vincente (5 partite come massima quest’anno).
Il bello del viaggio è parte dell’incognita e stanotte, svanite le illusioni di post season ci si giocava il piccolo obiettivo di passare avanti nella serie annuale dopo l’inopinata sconfitta subita recentemente dagli Hornets allo Spectrum Center proprio per mano delle Retine.
Mentre a queste latitudini si assisteva a uno splendido tramonto con enorme disco solare rosso, a Brooklyn nevicava e alla fine i bianchi Hornets hanno finito per ammantare e gelare il Barclay’s Center con una rimonta di 23 punti, la seconda nella storia della franchigia e un Howard ancora più enorme della sua silhouette.
Il centro ha finito con 32 punti e 30 rimbalzi facendo impallidir alcuni vecchi record sopperendo al 38,3% al tiro compreso un 3/16 da fuori veramente pessimo…

Howad sale ancora nel numero di giochi da 20 pt./20 rimbalzi.

Brooklyn ha chiuso con il 41,9 ma ha concesso una miriade di FT agli Hornets che con un 36/47 li hanno anche sfruttati meglio rispetto al 14/21 dei locali.
68-46 il conteggio dei rimbalzi pro Hornets grazie a Howard, primario artefice dell’ormai insperata vittoria…
Per i Nets salgono sul podio D’Angelo Russell (19 pt.), insieme a LeVert (14) ed ex aequo Hollis-Jefferson/Dinwiddie con 13.
 
I Nets usufruivano della prima palla della partita ma il turnaround nel pitturato di Hollis-Jefferson si fermava sul ferro mentre dall’altra parte un’incomprensione per mancato hand-off tra Howard e Walker consegnava la sfera alla rimessa laterale per i Nets ma i primi a passare in vantaggio erano comunque gli Hornets con un floater di Walker. Charlotte raddoppiava con un fing and roll di sinistra di Howard.
Brooklyn tornava in parità con 4 punti dello stesso Hollis-Jefferson (due FT e pareggio in entrata diagonale) e avrebbero la possibilità di passare in vantaggio dopo lo 0/2 di Howard dalla lunetta ma il reverse layup dell’onnipresente giocatore dei Nets (dopo la buona finta per liberarsi del nostro centro) era fuori misura.
A 8:50 Kemba non falliva i suoi liberi ma un appoggio oltre il ferro di Allen serviva ai locali per tornare in parità.
Botta e risposta anche tra il jumper rapido di Lamb dalla diagonale sinistra e il floater di Russell ma a 7:54 Kemba passando il suo uomo era furbo tirando sul contatto alle spalle.
Altro 2/2 ma su un turnaround in area il capitano commetteva un fallo veniale.
2+1 per il piccolo in maglia nera e primo vantaggio Nets che innescava una catena di saliscendi che iniziava con un gancetto di MKG per il 12-11.
Rispondeva Carroll, quindi MKG dalla linea di fondo destra, una dunk di Hollis-Jefferson, una drive di Kemba oltre Crabbe, una transizione di Hollis-Jefferson per il 16-17 sino al pareggio ottenuto da Howard splittando due FT a 4:52 dalla prima sirena.
Tre punti di Acy erano controbilanciati da due di Bacon (appena entrato) in jumper dalla destra.
Da qui in avanti però Brooklyn otteneva un parziale di 1-12 con il solo punticino di Howard ottenuto dalla lunetta.
Sul 20-32 Frank s’inventava un fade-away forzando sull’uscita in marcatura di Acy.
A soli :08.3 dalla fine i Nets tentavano l’ultima azione che terminava con un buzzer beater di LeVert per il 22-34, finale dei primi 12 minuti.

Charlotte Hornets guard Jeremy Lamb peers around Brooklyn Nets forward DeMarre Carroll (9) during the first half of an NBA basketball game Wednesday, March 21, 2018, in New York. (AP Photo/Kathy Willens)

 
Il secondo quarto non era favorevole a Charlotte; Allen stoppava oltre il fondo il Tank, Hernangomez recuperava un pallone e un rimbalzo ma Bacon e il Tank non andavano a bersaglio così proseguiva il monologo dei neri di casa che colpivano da tre con Dinwiddie per il 22-37 (-15).
Non era finita però… Clifford con i nostri panchinari in campo incassava altri due punti ed era costretto a interrompere il gioco a 9:42.
A 9:36 un arresto e tiro in area di Bacon tornava a far muovere il punteggio per i bianchi.
Sempre Bacon mostrava un’armonia nel salto e coordinazione nel tiro colpendo ancora per il 26-39, tuttavia LeVert segnava due punti, Carroll chiudeva un gioco da tre punti con il libero a segno poi ci si mettevano anche gli arbitri quando Monk, cercando un bound pass verticale da ultimo uomo trovava sulla sua strada il piede sx di LeVert che riusciva a scappare in transizione per la running dunk tra le ingiurie di Clifford agli arbitri che oltre vedere una prestazione di basso profilo della panchina doveva subire anche dalla terna.
Non c’era nemmeno il tempo per altre proteste che Harris segnava due punti con Clifford sul break (8:00) a protestare nuovamente.
Inevitabile prendere un tecnico per le lamentele del coach; Dinwiddie ringraziava e portava a casa un altro punto per il -23 (26-49).
A 7:35 un gioco a due sulla destra era chiuso da Frank in appoggio su assist verticale di Monk, a 7:02 Graham segnava un jumper ma il rientrante Kemba non aveva ancora ritmo così non riuscendo a sfruttare il momento (stoppata di Allen e tiro sul ferro) lasciava a Russell un arcobaleno in entrata sul Tank che faceva il possibile.
Walker si attivava a 6:01 con il cambio direzione in step back e big jumper, Allen e Lamb (dalla sua mattonella diagonale sinistra) si rispondevano e anche se Williams mancava una tripla lo sforzo di Charlotte per risalire era leggermente premiato quando un pull-up di Lamb s’infilava per il 39-56.
Gli Hornets mancavano tre opportunità da sotto ed erano puniti da Hollis-Jefferson in tap-in sul fast break.
Nel finale Walker guadagnava 4 tiri liberi che segnava arrivando a 8/8 nel primo tempo.
Grazie a questi i Calabroni tornavano sotto i 20 punti di distacco sul 43-62 in un primo tempo con Brooklyn abile a ripartire che denotava comunque una scarsa difesa di Charlotte (25/50 al tiro per i Nets) e un attacco fatiscente per la squadra di Clifford con il 36,4% compreso lo 0/8 da oltre l’arco…

Referee Lauren Holtkamp, right, signals that Charlotte Hornets forward Marvin Williams (2) got his hand on the ball as Brooklyn Nets forward Rondae Hollis-Jefferson (24) tried to shoot during the first half of an NBA basketball game Wednesday, March 21, 2018, in New York. (AP Photo/Kathy Willens)

 
Gli Hornets cominciavano bene il terzo quarto con due tiri a vuoto di Kemba che tuttavia erano recuperati da Howard che ne faceva polpette per il giorno dopo con 4 punti.
Atkins correva ai ripari mandando in campo Acy mentre poco dopo Howard si prendeva il sedicesimo tecnico stagionale che lo costringerà a saltare una partita.
Acy infilava una tripla a 10:13 ma commetteva fallo per cercar di contenere Howard che ricevendo un lob di Lamb segnava con un gancetto in girata più libero addizionale a bersaglio ottenendo a 9:21 il 52-66.
Russell indovinava una tripla, la corrispondenza arrivava da Lamb a 8:46 che segnando la prima tripla degli Hornets provava a metter benzina nel motore.
Purtroppo Russell ne centrava un’altra poco dopo mandando il tabellone sul 55-74.
Un runner di Lamb, una tripla di Acy e una correzione in schiacciata volante erano tee belle azioni che voltavano i numeri sul mega-schermo sul 59-77.
Una tripla di Carroll dalla destra ci costava cara a causa di una disattenzione (due uomini sullo stesso giocatore inutilmente) mentre Kemba, stoppato da Crabbe innescava una transizione sulla quale Carroll trovava il suo Christmas con il tiro acrobatico sul contatto di MKG sfuggendo anche alla contraerea di Lamb in raddoppio.
Gioco da tre punti che faceva ripiombare gli Hornets nel panico.
Howard con una correzione più un libero segnava il 62-82 e un era della gara continuando a produrre offensivamente per Charlotte che lo vedeva schiacciare al volo per il ventesimo punto e il ventunesimo rimbalzo (68-65)…
Ancora piuttosto lontani gli imenotteri tentavano il rientro con buone azioni come quella con un assist di Monk per l’alley-oop poderoso di Howard (70-86) o da un tiro errato di Frank spuntavano sotto Lamb e Howard a tap-in che nel miglior stile gemelli Derrick (Capitan Tsubasa) producevano un canestro a due con la prima deviazione volante in tap-in di Lamb e lo sfioramento di Howard sullo stesso pallone in ascensione. Canestro valido anche dopo il replay center affidato a Lamb. Monk a :22.1 segnava due FT (contatto in entrata) e gli Hornets si presentavano all’ultimo quarto sul 75-87.

Howard esulta.
Nicole Sweet-USA TODAY Sports

 
Monk apriva bene anche l’ultima frazione centrando la seconda tripla per gli Hornets (ottenendo tutti i suoi punti a cavallo dei due quarti) che cavalcavano la tigre del 78-87, ma Dinwiddie con un preciso pullup rimandava gli Hornets sulla doppia cifra di svantaggio.
Carroll mancava una tripla da sinistra, Bacon faceva uscire dal cilindro il coniglio dell’air-ball, Monk commetteva una steal su una palla vagante ma il punteggio non si muoveva fino a che Kaminsky, sopravvivendo a un contatto di Carroll, appoggiava sul tabellone a destra l’81-89.
A 9:16 gli Hornets tornavano sul -6 con una finta e gancio di Hernangomez che dava l’impressione di poter essere un tonico per il finale.
Dopo il time-out chiamato da Atkins però non sbagliava LeVert che da tre punti ci rispediva quasi all’inferno mentre un’altra finta dello spagnolo nel pitturato faceva volare Harris (in rientro) in ponte sulla schiena del nostro povero centro di riserva che stramazzava al suolo.
Poco male perché cela faceva a rimaner in campo segnando uno dei due liberi.
Frank segnava dopo una dribble drive in flaoater ma la situazione stagnava perché a 7:43 Harris segnava due FT, Hernangomez rispondeva riprendendosi la lunetta ma uno scoop partito dal basso con movimento sulla sinistra del canestro da parte di Hollis-Jefferson batteva Kaminsky trovando la giusta angolazione per un “impossibile”.
Monk falliva una tripla e Harris trovava due punti facili.
A questo punto la situazione sembrava tornare a favore dei padroni di casa che sul +10 (88-98) a 5:55 avrebbero potuto gestire meglio il finale invece rientravano i titolari compresa quella macchina da guerra di Howard che i Nets soffrono terribilmente.
A 4:31 Walker con un 2/2 ai liberi portava Charlotte sul -7, ma una sfortunata difesa di Charlotte incassava una tripla da second chance di Crabbe.
Rispondeva Kemba scoccando dal proprio arco il personale primo te punti di serata, a 3:33 Howard poi guadagnava l’ennesimo rimbalzo offensivo stracciando il record all-time di franchigia, spediva fuori per sesto fallo Hollis/Jefferson e coglieva il momento propizio per realizzare entrambi i liberi.
Sul 98-103 Kemba batteva Acy in sospensione.
Hornets incredibilmente a un solo possesso (100-103) e a un solo punto quando dal post basso Howard si girava verso la linea di fondo per appoggiare il 102-103.
Gli arbitri chiamavano un fallo dubbio a Lamb che si disperava (palla o palla e mano?).
Russell non se ne curava andando in lunetta a battere ben tre FT ma fallendo l’ultimo lasciava a Charlotte una porticina aperta nonostante lo 0/2 di Howard (fuori anche Allen per raggiunto limite di falli) e una fallo su una tripla di Kemba non chiamato (parametro strano).
Lamb con un hesitation sul salto in appoggio da pochi passi a sx del canestro riusciva a battere il difensore e quando LeVert si vedeva respinger dai ferri la conclusione, anche il Dio del basket si schierava per gli Hornets che chiamavano time-out.
Clifford con la lavagnetta inutilmente a predicare perché Walker faceva tutto da solo infilandosi nel traffico.
Crabbe lo toccava mentre la palla finiva nel cesto.
Gioco da tre punti, Hornets a +2 (107-105).
LeVert provava a sfidare Bacon andando sotto canestro a destra, sembrava cosa già fatta nonostante la fin troppo civile difesa di Bacon ma il ferro ancora una volta diceva no, allora non rimaneva che affidarsi a due tiri liberi di Howard toccato sul rimbalzo.
Ottimo ancora il nostro centro, mandava a bersaglio due FT per un +4 che chiudeva il match anche perché la Signora arbitro pescava sulla linea di fondo Acy in un blocco in movimento lontano dalla palla che attardava vistosamente Walker impegnato a seguire l’uomo sulla rimessa in campo.
Frank in lunetta chiudeva il match sul 111-105…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
24 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. Difficile serata per assegnare voti. Non fa eccezione Kemba che dal campo sparacchia un 6/25 ma mette lo zampino con una tripla nell’ultimo quarto, uno step back su Acy più la giocata sorpasso. Precisissimo dalla lunetta con un 11/11 anche su altre statistiche è presente. Si fa battere da Russell in un momento delicato ma la prestazione è sul discreto.
 
Lamb: 6,5
17 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. A rimbalzo va sempre nella maniera corretta, in attacco fa piuttosto bene con un 8/13 compresa una tripla e canestro del secondo -1 nel finale. In difesa qualcosa è rivedibile. Una distrazione su Carroll, qualche chiusura non eccelsa ma almeno la grinta ce la mette. Troppa per gli arbitri quando stoppa Carroll, ma “fallosamente”.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
9 pt., 4 rimbalzi. 2/5 al tiro in 20 minuti. Premio la grinta, le ginocchia piegate e il sedere basso sul parquet oltre alla rapidità dei movimenti. Prova a ripristinare serate old-time. Non sempre magari tutto gli riesce ma fa stancare i giocatori avversari.
 
M. Williams: 4,5
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 22 minuti in campo. Troppi. 0/6 dei quali la metà sono triple sbilenche… Meglio stia in panchina a festeggiare. Mi chiedo perché Clifford non si giochi le carte Frank e Willy anche se leggermente fuori posizione. Qualcuno svegli Marvin dicendogli che non è la serie contro Miami. Altra brutta prestazione.
 
Howard: 9,5
32 pt., 30 rimbalzi,1 assist. Si prende 4 stoppate, su una probabilmente anche un paio di falli e fa 10/17 al tiro. Batte i record di franchigia di rimbalzi offensivi e rimbalzi totali, inoltre credo fosse dal 12 novembre 2012 che un giocatore (Kevin Love) non aveva una serata da almeno 30 pt. E 30 rimbalzi… 12/21 ai liberi è già un progresso per lui e si rivelano FT pesanti. Lo schema “fisico di Howard contro tutti” regge bene, ci riporta in partita e da una grande mano.

 
Bacon: 6,5
6 pt., 6 rimbalzi con 3/7 dal campo. Alterna buone cose ad altre orrende come un bel rimbalzo catturato nell’ultimo quarto ma varcando la linea di metà campo gli viene in mente di prodursi in un passaggio dietro la schiena che manda in transizione i Nets… Mostra un buon jumper e si salva in qualche maniera su LeVert nel finale difendendo in maniera pulita.
 
Kaminsky: 6,5
11 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. 4/10 al tiro. Un po’ meglio difensivamente anche se ricorre a ben 4 falli (il massimo in squadra insieme a Lamb). Trova iniziative interessanti in entrata.
 
Monk: 6,5
5 pt., 3 rimbalzi, 5 assist. Nonostante l’1/7 al tiro con entrate sempre troppo imprecise e qualche eccesso, suona la carica a inizio ultimo periodo realizzando da fuori. Ritmatico assist per l’alley-oop di Howard.
 
Graham: 5,5
2 pt (1/1). 8 minuti per lui nella quale Charlotte patisce troppo. -12 di plus/minus. Segna un buon jumper.
 
Hernangomez: 6,5
5 pt., 7 rimbalzi. 1/3 al tiro. Willy mostra scuola europea nelle giocate in area. Si procura 4 liberi e prende 4 offensive board. -10 di plus/minus per la prima parte sciagurata della panchina.
 
Coach S. Clifford: 6,5
Rischia l’infarto nel primo tempo quando nonostante gli sforzi si accaniscono diversi fattori quali la sfortuna nonostante l’impegno della squadra, l’ottimo momento dei Nets e la mancata chiamata degli arbitri sul passaggio di Monk. Gli va bene si sia vinto ma quanta sofferenza. Per fortuna in una notte dalle scadenti percentuali, avere la soluzione Howard gli salva la vita.

Game 71: Charlotte Hornets @ Philadelphia 76ers 94-108

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La via crucis è composta da 14 tappe
Agli Hornets mancano 12 partite, poi avremo la scelta del nuovo GM come tredicesima e la rifondazione come ultima parte di un progetto che dovrà forzosamente rinnovarsi in un modo o nell’altro.
Impensabile continuare così dopo la seconda stagione nella quale, in un Est non competitivo come l’Ovest, la squadra non è riuscita a centrare l’obiettivo minimo dei playoffs. Tankanti o meno poi, l’ultima prestazione offerta contro una rimaneggiata New York, è stata imbarazzante.
Non prometteva essere una serata felice per i fan degli Hornets nella città dell’amore fraterno come prima tappa. Sfortunatamente la regular season finirà una dozzina di giorni dopo Pasqua prolungando nel tempo il calvario delle stazioni. Vedremo se in qualche partita “easy” riusciremo a racimolare qualche vittoria senza star troppo a guardare Pistons e Lakers (ovviamente scrivendo in ottica lottery e Draft) , franchigie che sono appena davanti a noi nella classifica globale.
In squadra probabilmente qualche “Giuda” che non ha messo tutto l’impegno dovuto c’è, per altri si tratta solamente di limiti che emergevano.
In serata sono emersi i soliti limiti ma almeno l’impegno c’è stato.
Purtroppo il solito finale e un arbitraggio scientifico (prima del finale) con un paio di falli assurdi chiamati ad Howard, FT assegnati e poi no sulla gestione della shooting motion pessima e se vogliamo aggiungerci anche nessun tecnico a Brown, allenatore a muso duro più volte contro la terna, ha aiutato ma non spostato gli equilibri di una gara che sarebbe comunque finita così, con i Sixers alla ricerca del quarto posto non distantissimo per avere il vantaggio del fattore campo che potrebbe rivelarsi decisivo in un ambiente simile a una bolgia come quello dei 76ers anche se la serie non è ovviamente ancora definita.
Salire la scalinata del Philadelphia Museum of Art (il luogo dove Rocky si allena) era fuori portata anche perché Batum out accorciava ulteriormente la panchina per un problema al tendine d’Achille, Zeller fuori (entrambi non ufficialmente) come MCW, ormai “perso” per tutta la stagione.
Embiid ha finito per segnare 25 punti (+19 rimbalzi) e Belinelli con 21 ha fatto la differenza nei momenti importanti. Covington ha chiuso con 18.
60 rimbalzi e 30 assist per i Sixers contro i 40 e 16 degli Hornets che con il 37,6% al tiro contro il 45,2 degli avversari non potevano sperare di vincere nonostante i 9 turnover contro i 15 avversari e il 6/8 dei Sixers contro il 24/30 di Charlotte dalla lunetta (ne mancano altri in uno scontro tra due filosofie difensive diverse con i Sixers a spender senza problemi falli e Hornets sempre eccessivamente puliti).
 
Tentativo di partenza a razzo dei Sixers che con Covington provavano dall’angolo sinistro immediatamente ma non realizzavano, mentre Williams con un più ponderato turnaround portava in vantaggio Charlotte che non riusciva tuttavia a raddoppiare i punti poiché Embiid stoppava Howard mandando la sfera oltre la linea di fondo.
Dopo un altro errore di Covington Philadelphia pareggiava con Embiid e il suo tiro stretto su Howard, passando anche in vantaggio con una tripla di J.J. Redick che uscendo da un blocco si avvantaggiava sul tiro dalla top of the key rispetto a Lamb al quale non serviva il generoso rientro.
A 9:18 Howard con una finta e un semi-gancio di sinistro eludeva la stoppata di Embiid, poi era ancora Howard a forzare sulla linea di fondo che nettamente pestava senza che gli arbitri se ne avvedessero fino a trovar spazio per l’appoggio del vantaggio.
Durava poco perché dall’altra parte, sempre dalla baseline destra arrivava per il reverse layup J.J. Redick, a 8:14 Simmons ritoccava il punteggio splittando dalla lunetta (dubbio fallo di MKG).
A 7:54, Charlotte, dopo aver mosso velocemente e pazientemente la palla a spicchi, trovava un canestro su assist di Walker che servendo il libero Howard innescava il pari grazie alla dunk del nostro centro.
Simmons mancava un tiro e la correzione in schiacciata sullo stesso corto tiro piegando il ferro appendendosi ma i locali trovavano ugualmente il vantaggio con Johnson, accelerando con una tripla in transizione di Covington fino ad arrivare sul +7 con Saric.
Un passaggio missile di Kemba per Williams libero al centro dell’area si perdeva sul fondo, mentre dall’altro lato del parquet, dalla linea di fondo Simmons serviva Belinelli che si fiondava in mezzo alla nostra difesa per andare su imprevedibilmente a schiacciare (avrò visto Marco una volta schiacciare a Charlotte) sorprendendo anche i compagni. Raggiunto il -9 Clifford chiamava il time-out e due giocate da tre punti (fallo su Lamb e FT a 4:05 più spinta alle spalle di McConnell su un FT jumper di Walker con tiro libero aggiuntivo sempre a segno) a 2:44 ci riportavano sul -5 (14-19).
Una drive layup di J.J. Redick faceva sorpassare quota 20 ai locali ma Lamb rispondeva con un jumper dalla diagonale sinistra per il 16-21.
Philadelphia chiamava un time-out ma Embiid poco dopo mancava un “rigore” così a 18 secondi dalla fine Hernangomez dopo aver usato diverse finte e giro 360° su Embiid al limite dei tre secondi segnava il 18-21 che chiudeva il quarto.

Howard ci prova contro Embiid.
Foto: AP Photo/Matt Slocum

 
La panchina degli Hornets ci provava nel secondo quarto ma i tiri di Bacon, Monk e Hernangomez da 3 (nell’ordine) non entravano, toccava a Graham in entrata recuperare due FT che accompagnava nella retina per il 20-21.
Ilyasova segnava un jumper ma commettendo fallo sul Tank in entrata regalava due punti alla nostra ala grande.
Justin Anderson segnava da due ma Monk, dopo un paio di errori infilava la tripla del pari (25-25) a 9:42.
Gli Hornets passavano avanti quando bacon passando forte e tagliato in diagonale verso Monk sotto canestro vedeva il compagno marcato deviare al volo immediatamente oltre il ferro per smarcare Hernangomez che chiudendo in schiacciata ci portava avanti (27-25).
Bacon si riproponeva come passatore schiacciando un pallone verticale sulla rollata dello spagnolo che non era pedinato da nessuno riuscendo a segnare altri due punti. Brown chiamava time-out così i suoi rispondevano immediatamente con una tripla di Covington.
Hernangomez continuava a essere una spina nel fianco segnando contro Embiid usando il classico repertorio di finte.
Belinelli con un driving fing and roll veleggiava pronto a far prender l’onda del sorpasso ai suoi che l’ottenevano con una tripla di Embiid dalla top of the key.
Simmons ne aggiungeva altri due facendo fuori MKG sotto canestro, l’aiuto dello spagnolo che spazzava via era considerato goaltending così Charlotte tornava sotto di 4 (31-35).
Gli Hornets però non crollavano e lo spagnolo attivo sotto le plance guadagnava due FT che non falliva.
Un gioco a due portava Simmons a segnare facilmente rollando dentro, Kemba rispondeva con un pullup da stepback very fast su Covington ma un macchinoso ma efficace A. Johnson trovava la tripla del 35-40 (5/13 Phila da fuori).
Su un passaggio corto di Lamb dalla sinistra MKG s’incuneava in area per un layup con cambio mano chiuso di destra tuttavia sull’azione offensiva dei Sixers tre Hornets non facevano il corretto tagliafuori tanto che Embiid recuperava rimbalzo e due FT (a bersaglio).
Lamb in caduta a destra del canestro segnava il -3 mentre Ilyasova rovinava un fast break condotto magistralmente da Walker con passaggio orizzontale dietro la schiena per MKG che finiva per sbattere sul turco appena fuori dal semicerchio antisfondamento.
Fallo offensivo che il Dio del basket non vedeva di buon occhio perché il lungo avversario mancava un facile tocco su Marvin, poi prendeva in faccia uno step back pullup di Walker e tirava corto da tre punti mentre anche Belinelli andava a vuoto due volte sulla stessa azione con un paio di tentativi da fuori.
Su una transizione a 2:46 Kemba era abbracciato da Belinelli.
Due FT e Charlotte avanti per rimanerci. Una spinta su Howard in alley-oop innescava due FT per Howard che non falliva (2:19) ma il terzo fallo poco dopo lo costringeva alla bench.
A 1:40 l’arcobaleno di Bacon sopra Embiid ci spingeva sul +5.
Un canestro di J.J. Redick anticipava la meravigliosa triangolazione tra Kemba-Marvin e Hernangomez; il bound pass della nostra PF innescava Willy che come un ballerino segnava con un elegante e alto reverse layup.
Anderson da tre dalla diagonale destra colpiva per i blu mentre Kemba in fade-away replicava da due, Simmons correggeva un errore del turco al tiro ma Hernangomez a meno di due secondi dalla fine, lanciato lungo da Kemba segnava dall’angolo sinistro una tripla che chiudeva i giochi nel primo tempo sul 56-49 per gli Hornets.

Hernangomez scaglia la freccia da tre punti che chiude il primo temo (dall’angolo sinistro).

 
Il terzo quarto iniziava male con l’ennesimo errore di MKG, Saric era stoppato da Williams ma a 10:35
Embiid metteva la prima delle sue triple a stretto giro di posta.
Si aggiungeva a 9:33 un altro tiro pesante a opera di J.J. Redick che metteva la freccia per i suoi (56-58).
Kemba riusciva a pareggiare guadagnando due FT con l’entrata a 9:19.
Era finalmente fischiato un fallo a favore di Howard tartassato dalla terna, ma dopo un conciliabolo erano annullati i due liberi e a Charlotte era assegnata solo la rimessa…
Un floater di Lamb su Saric con fallo annesso era l’ultimo bagliore degli Hornets che a 8:27 passavano avanti 61-58 ma un appoggio di Simmons al quale bastava mimare un paio di finte per scappare a MKG iniziava la battaglia che vedeva resistere gli Hornets sino al 64-66 firmato da Howard (fischiatissimo faceva segno di stare zitti al pubblico dopo il libero realizzato) con un FT nella bolgia di Phila che si accendeva ulteriormente come un Belinelli che tornava on-fire nella serata sbagliata colpendo per ben tre volte da oltre l’arco mandando il tabellone sul 65-75.
Provavano a rispondere Kemba al vetro e Bacon da tre che dimezzavano lo svantaggio (2:46 ° 70-75) ma nel finale Philadelphia allungava con una tripla di Embiid (azione viziata da una spinta su Graham) e si arrivava al termine sul 70-81 in un quarto distruttivo per i Calabroni.

MKG a terra.
In tutti i sensi…
Iconico.
Foto: AP Photo/Matt Slocum

 
I ragazzi di Clifford provavano a riprender la partita nell’ultimo quarto quando Monk segnava da tre anticipando il close out di Anderson e riproponendosi sulla diagonale destra faceva secco sempre da oltre l’arco anche McConnell per il 76-83.
Kemba a 7:52 segnava la su prima tripla di serata diminuendo lo svantaggio a 4 pt. (81-85).
Dall’altro lato del campo Saric falliva da due ma A. Johnson conquistando il rimbalzo riapriva per lo slavo che non perdonava da fuori.
Charlotte sul -5 però segnava con MKG in entrata a 6:35. Saric ai bordi del semicerchio anti-sfondamento commetteva fallo e il -2 era servito.
A 6:18 arrivava anche la deflection di Hernangomez sulla squadre s’inseriva Monk per una steal e tomahawk solitario a 6:18 (88-88).
Gli Hornets però si perdevano sul più bello come quest’anno è accaduto quasi sempre nelle punto a punto contro squadre di valore incassando due punti da Belinelli, tre da Covington prima che Clifford provasse inutilmente a chiamare un time-out a 5:42.
Il parziale di Philadelphia continuava con le triple di Covington e Belinelli (4:09) a 3:42 Simmons si procurava anche due FT realizzandoli chiudendo sul 13-0 il break decisivo.
Il jumper di Lamb non addolciva la pillola, nel finale l’italiano ex Hornets segnava ancora dall’angolo sinistro chiudendo con 21 punti la sua partita.
Il match invece terminava 94-108 lasciando agli Hornets ancora una gara interna da giocare contro i Sixers per cercare di strappare una vittoria nella serie.
 
Pagelle
 
Walker: 6
24 pt., 8 rimbalzi, 6 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 8/19 al tiro e se scendiamo a scansionare i dettagli, 1/9 da fuori… Ne manca un paio nell’ultimo quarto in momenti decisivi decidendo di prendersi la responsabilità nel tiro da fuori ma ultimamente sbaglia troppo in momenti importanti. Regala perle come il passaggio dietro la schiena per MKG ma lascia anche sul campo un passaggio per Phila che chiude la transizione con Covington da tre punti…
 
Lamb: 6
14 pt., 8 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Lotta con fortune alterne, ne esce una partita media in senso offensivo e difensivo. In 30 minuti accumula un -8 di plus/minus. Una bella stoppata in difesa mentre in attacco sbaglia tre conclusioni consecutive ma segna con abilità in altre occasioni.
 
Kidd-Gilchrist: 4,5
5 pt., 3 rimbalzi in 28 minuti. 2/8 al tiro, decisamente in serata no anche nei tocchi da sotto. Torna a casa o quasi (Camden/Philadelphia) ma se qualcuno della sua famiglia è andato a vederlo si ricorderà certamente prestazioni migliori. Sta evaporando. Il -40 è eloquente anche per quel che riguarda una serata difensiva nella quale va in tilt.
 
M. Williams: 5
2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 1/5 al tiro che sommato al 2/8 di MKG fa 3/13 per le nostre ali titolari. Ecco perché Charlotte non vola. In due finiscono con 7 punti, tre volte meno dei pt. marcati da Marco. Il solito tentativo d’inizio scoppiettante poi zoppica…
 
Howard: 5
10 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 3/9 al tiro. Fatica conto Embiid ma anche con la terna alla quale darei 4. Almeno un paio di falli inesistenti lo costringono ad arrivare al quarto fallo (un offensivo su una virata con spallata fischiata) e tornare in panchina. Chiusure un po’ troppo lente se deve uscire verso l’esterno e gli avversari ne approfittano ma Clifford dovrebbe porre rimedio a questa situazione adattando la difesa in maniera diversa.
 
Bacon: 6,5
5 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. 2/8 al tiro ma non male in difesa. Accumula un +17 che a confronto del -40 di MKG… Infila la tripla del 70-75.
 
Kaminsky: 4,5
2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 21 minuti. Gioca come al campetto, se ha voglia va a rimbalzo, ma non ne ha… Ci costa qualche rimbalzo e canestro preso da second chance o rischio eventuale. Non amo i giocatori che non fanno il dovuto per andare aggressivi a prendere il proprio rimbalzo difensivo. Per il resto in attacco ci prova un paio di volte ma non trova la via della retina.
 
Monk: 6,5
13 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. In difesa ancora deve fare strada. Non tiene in occasione della drive di McConnell ma in attacco, nonostante il 4/11 tira meglio da fuori con un ¾ che inizia la rimonta nell’ultimo periodo. Inchioda anche la dunk da steal dell’88 pari prima che la squadra scompaia. Non ce la fa in uscita su Embiid a evitare la tripla di Covington per l’88-93 perché guarda pallone e passatore rimanendo distante dall’eventuale pericolo.
 
Graham: 6
2 pt., 1 rimbalzo in 6 minuti. Voto politico perché si procura due FT e non sbaglia. La squadra non va male quando c’è lui anche se su una tripla di Embiid viene spinto via poco prima del tiro pur lontano dalla palla.
 
Hernangomez: 6,5
17 pt., 3 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. 6/11 al tiro. Grande primo tempo, un po’ in calo nel secondo ma è la nota più lieta degli Hornets della serata. Si muove bene sia nello spazio che sul piede perno, usa le finte. Peccato per una coppia di liberi a vuoto (4/6) e qualche rimbalzo che avrebbe potuto recuperare in più ma mette una tripla buzzer beater a fine secondo quarto. Deve andarci in maniera differente per bloccarli. Bisogna correggerlo mentre in attacco mostra scuola europea ed Embiid e soci per un po’ vanno in palla…
 
Coach S. Clifford: 6
La squadra oggi se la gioca almeno. Poi niente… nonostante il time-out coach Clifford rimane con il telecomando in mano ma il giocattolo non risponde più, ormai è irrimediabilmente rotto. Non basta fare i cambi e sostituire quindi le pile… Sfortunatamente per lui se Howard prende meno rimbalzi, auguri ad aspettare il Tank o altri… Lamb gli da una mano in tal senso e anche Bacon è aggressivo sulle palle vaganti. Fa giocare di più i rookie dandogli la possibilità di svilupparsi un po’ di più.

Game 70: Charlotte Hornets @ New York Knicks 101-124

 
Nella giornata della festa dedicata a San Patrizio, dagli States (in particolare a Boston) all’Irlanda, paese nel quale Patrizio svolse il suo ruolo d’evangelizzazione a qualsiasi remoto luogo nella galassia dove sicuramente non lo conosceranno e saranno presi da altri problemi, gli Hornets si spingevano a nord verso l’arancione New York nella più famosa Arena della Terra (MSG), dopo aver espugnato Atlanta.
Se New York è orange (retaggio olandese), il colore successivamente abbinato a Patrizio fu il verde (prima era il blu), la tonalità cromatica della speranza.
Scendere nel cosiddetto “Pozzo di San Patrizio” per scoprire quale corrente di pensiero fosse vera:
Posto pieno di ricchezze o luogo metaforicamente inutile perché le energie profuse non lo riempiranno mai era il destino degli Hornets nella notte che, non avendo più nulla da perdere ormai, provavano a strappare il vantaggio nella serie (attualmente sull’1-1) ai Knickerbockers che dopo l’infortunio di Porzingis sono crollati (1-9 solo nelle ultime 10 partite con 9 sconfitte di seguito da interrompere), complice l’impossibilità di raggiungere i playoffs senza l’Unicorno.
Out anche Noah insieme all’ex Courtney Lee, sulla carta gli Hornets avrebbero dovuto vincere nonostante Thomas, dato per out fosse della gara e il quintetto dei Knicks avesse comunque valori, invece ne scaturiva una serata frustrante per Charlotte.
La partita stava tutta nelle motivazioni.

Batum dopo la tripla doppia ad Atlanta si è fermato a due punti. Il dolore al tendine d’achille sinistro l’ha fatto uscire anzitempo.
Vedremo se sarà disponibile per la prossima gara contro Philadelphia martedì notte.

Gli Hornets, squadra mediocre, appagata dalla vittoria ad Atlanta decideva di giochicchiare senza spendere tantissime energie (da parte di qualcuno), crollava con la panchina nel secondo quarto mentre i Knicks giocavano con voglia per spezzare la lunga serie di sconfitte.
I nostri titolari non riuscivano a far risalire la squadra e nel finale di terzo quarto il divario diveniva imbarazzantemente ampio (sui 30 pt.) con la panchina lasciata in campo per valutarne pregi e difetti (Bacon diveniva così top scorer di serata con 15 pt.).
Una serata buona al tiro per la squadra di Hornacek e una gara molto più storta della torre di Pisa da parte degli Hornets che confermavano definitivamente la non partecipazione ai playoffs.
Tim Hardaway Jr. era l’unico Knicks tra i titolari a finire in doppia cifra con 25 punti ma la panchina dei Knicks dava una ano surclassando quella degli Hornets; 15 punti Ntilikina, 14 Burke, 13 Troy Williams e 12 per I. Hicks, ex Charlotte, fatto passare per semi-fenomeno nella notte…
Se le rubate e le stoppate (rispettivamente 7 e 5) sono state pari, la gara a rimbalzo è stata vinta dai Knicks con 50-56 catturati.
Anche le altre stats sono a favore dei locali con 11-24 negli assist, 8-13 nei TO per non parlare delle percentuali con un 36,7% dal campo contro il 49,0%, un 27,3% da tre punti contro il 46,2% mentre solo ai liberi Charlotte è tornata sopra con l’81,3% vs il 77,8% battendone anche di più.
 
La partita cominciava con Howard capace di portare la palla a due nella nostra metà campo, sul primo attacco però MKG, dopo il 5/5 dal campo con Atlanta, mancava un gancetto contro Beasley mentre sull’azione successiva di Charlotte Hardaway Jr. commetteva fallo su Williams che dopo lo 0/3 ai liberi ad Atlanta ne infilava due (11:04) per il vantaggio. Iniziava a verificarsi un botta e risposta; al 2-0 Hornets rispondeva Kanter nel traffico, Howard dalla media destra con un banker batteva Kanter, quindi Mudiay, MKG a 9:30 in entrata a superare anche il tentativo d’aiuto in stoppata di Kanter, Beasley in area oltre Marvin anticipava un’entrata di Howard con contatto frontale su Kanter e Thomas, la palla era rilasciata quasi senza parabola ma sbattendo al plexiglass finiva dentro, in ultimo si assisteva al canestro di Hardaway Jr. prima che gli Hornets spezzassero questo trend. A 7:26 Williams in mismatch segnava con un turnaround, poi, dopo l’errore di Kanter al tiro, Batum faceva volare Howard in alley-oop per il 12-8.
Una palla sottratta da Mudiay a Williams però riportava a -2 i locali dopo la transizione della stessa PG.
Beasley potrebbe pareggiare dopo aver ormai battuto Williams ma da pochi passi dal traguardo vedeva la sua conclusione esser spazzata via alla grande dallo scudo protettivo di Howard.
Un push pass verticale per MKG in taglio sulla linea di fondo con tentativo in reverse era buono per guadagnare due FT che erano splittati (5:05) così New York si riavvicinava con Hardaway Jr. Kemba in transizione dava spettacolo fintando un passaggio indietro senza arrestare la corsa, la torsione con accompagnamento del fianco destro e del medesimo braccio dava l’impressione del pass, Ntilikina non abboccava ma Kemba era bravo comunque a depositare l’artistico appoggio a 3:55 dalla prima sirena.
A 3:16, dopo un paio di rimbalzi offensivi, Williams tornava in lunetta per realizzare il 17-12 prima che l’”ex” Hicks segnasse in dunk sotto canestro ben pescato.
Batum passando il blocco alto di Howard si spingeva sino all’appoggio di destro in uno contro uno
Pagelle a 2:15 ma Ntilikina realizzando da fuori consigliava a Clifford un time-out a 1:50.
Undici secondi più tardi un put in dunk di Howard anticipava due liberi dell’ex Hicks, si finiva così il quarto con le triple di Kaminsky (frontale) e di Hardaway Jr. dalla diagonale destra trovando spazio in caduta.
24-22 era il punteggio finale di primo quarto.

Batum contro Hardaway Jr.
(Julie Jacobson/AP)

 
La seconda ondata da 12 minuti iniziava con Troy Williams a guadagnare due punti per i newyorkesi, Kaminsky a 11:14 rispondeva con un bello spin uno contro uno a sx che finiva con la mancina dopo un rimbalzo sul ferro.
Ritrovato il vantaggio gli Hornets si arrestavano, Ntilikina con 4 punti portava per la prima volta sopra New York che dilagava segnando anche con Troy Williams da oltre l’arco (26-31).
La difesa iniziava a fare acqua, Clifford se ne accorgeva e cercava di porre rimedio chiamando un time-out ma nonostante a 9:14 (dieci secondi dopo il rientro sul parquet) Frank andasse a segnare due liberi, Burke colpiva nuovamente da oltre l’arco e a 8:46 arrivava un altro time-out.
Il problema di Charlotte però era la panchina che interpretava male la difesa, così, anche se Monk sceglieva un ottimo momento per piazzare la tripla del riavvicinamento e difendeva bene sull’azione seguente, si auto-invogliava troppo al tiro finendo per mancare tre triple in un paio d’azioni.
Nel mezzo una potente correzione di Troy Williams a una mano e a 6:23, dopo le bombe mancate del nostro rookie, era Burke a battere il nostro numero 1 in entrata.
Ci provava Lamb a non far perder contatto ai nostri con una tripla che a 6:10 valeva per il 36-40 e con un’entrata in cambio direzione con contatto nel pitturato di Kanter sul floater.
Canestro +T a bersaglio per il 39-40 ma un assist di Ntilikina per Burke segnava la ripresa delle realizzazioni pesanti newyorkesi.
Tripla alla quale seguiva il canestro di sinistro di Beasley di sinistra oltre Lamb.
A 4:35 Bacon era atterrato in volo sul tentativo d’appoggio con un laccio californiano da Burke che prendeva un flagrant 1.
Due liberi a segno ma errore sull’extra possesso di Walker. Hardaway batteva Bacon nonostante il tentativo di difesa e quando T. Williams andava a segnare in transizione i ragazzi di casa andavano sul +9 (41-50) costringendo Clifford all’ennesima pausa (3:38).
Gli Hornets erano in difficoltà, Howard era stoppato da Kornet ma MKG su una transizione non bella ma efficace riduceva lo scarto aiutato da Kemba che sull’azione seguente spingeva l’entrata a destra per appoggiare il 45-50 nel traffico.
T. Williams tentava d’affondare un alley-oop a una mano ma schiacciava fuori dal cesto, tuttavia Burke sull’azione successiva batteva la nostra difesa con l’entrata veloce senza aiuti sotto canestro.
Kornet si permetteva anche il lusso di realizzare da fuori il +10 Knicks anche se Howard lottando sotto canestro accorciava facendoci tornare a uno svantaggio in singola cifra.
Hardaway Jr. infilava due FT a :28.6 (2° fallo Marvin Williams) ma a :06.3 Kaminsky chiudeva il primo tempo con un’entrata da destra dove faceva valere fisico, altezza e coordinazione in mezzo a tre uomini; canestro in appoggio più FT a segno per il 50-57 finale.
 
Dopo il ristoro, i Calabroni entravano in campo un po’ appesantiti, infatti, i tap-in di Kanter e Beasley erano visti dai nostri ancorati sul parquet. Kanter con un soft touch ci spediva anche sul -13.
Gli Hornets segnavano i primi due punti a 9:42 con Williams ai liberi, Mudiay replicava a 9:15 splittando i suoi (Howard foul in close out), ma arrivava il tempo del crossover di Walker che penetrava quasi sotto canestro per servire Williams con in passaggio saltato di sinistra nel traffico, a quel punto per il nostro numero due era abbastanza semplice appoggiare il reverse.
New York non mollava la presa e un passaggio verso Hardaway Jr. sulla sinistra non trovava MKG pronto a chiudere per tempo, così la bomba costava il 54-67.
MKG servito da Kemba in transizione provava ad andar su per la schiacciata in corsa ma Beasley lo stoppava.
Gli arbitri chiamavano due FT tra i fischi del pubblico ma rivedendo l’azione, nonostante la stoppata pulita si notava l’altro braccio piegare la testa di MKG.
Il 2/2 ci riportava solamente sul -10 (57-67) ma nonostante il minimo sforzo di Charlotte con la tripla di Kemba a 7:15 (dopo essersi spostato per mezzo di una finta oltre Mudiay sulla diagonale sinistra) vedeva tentare una conclusione dal palleggio di MKG e una da lontano di Howard, due situazioni non ideali che non davano frutti.
A 6:10 Mudiay in tap-in e una successiva transizione di Kanter sulla quale MKG commetteva anche fallo regalando la giocata da tre punti, aprivano il baratro per la squadra del North Carolina.
A 5:51 dal termine del terzo quarto con 13 punti da recuperare gli Hornets non si salvavano in stoppata con MKG su Mudiay ma sull’azione seguente nessuno riusciva a bloccare la corsa di Hardaway Jr. che anzi, ottenendo anche il libero aggiuntivo ci faceva crollare sul 60-76.
Kemba a 5:08 aveva l’ultima reazione utile con una tripla rapida sulla quale Kanter non riusciva a rispondere con i tempi giusti.
A 4:24 segnava O’Quinn, Lance Thomas dalla sinistra infilava una tripla nonostante la sporadica risposta di Howard che colpiva abbastanza incredibilmente dalla sinistra con un lunghissimo due punti, il controllo del match era ormai nelle mani della squadra di Hornacek.
Gli Hornets andavano completamente fuori giri quando Williams battendo le mani indicava a un arbitro di svegliarsi e beccandosi un tecnico lasciava ai Knicks tre punti dalla linea a 3:02 (-19).
Marvin tornava in panca, gli uomini sul parquet invece osservavano sbandando la schiacciata del Williams newyorkese e il piazzato di O’ Quinn.
Clifford mandava in campo l’applaudito Hernangomez ma il quarto finiva con la tripla di Hardaway e il jump shot di Hicks che portava a un solo punto dai 100 i locali.
Gli arancioblù conducevano 67-99 dopo tre quarti…

Bacon all’assalto.

 

 

Damyean Dotson dei Knicks contrastato da Willy Hernangomez.

 

 
L’ultimo quarto era puro garbage time… detto provocatoriamente la NBA dovrebbe dare la possibilità della resa quando le partite vanno in questo modo per risparmiarsi inutili minuti, comunque sia i locali per un po’ trovavano ancora continuità e fluido magico nelle mani, poi entravano le panchine profonde e negli Hornets anche Monk dopo esser stato disastroso al tiro iniziava a segnare qualche canestro, Hernangomez metteva una tripla e Bacon ne infilava un paio di fila per accorciare sul 92-117 finendo per tentare anche una schiacciata fermata da Kornet.
Era sempre lui nel finale a spingere finendo anche per fornire l’assist con il quale Hernangomez svitandosi nel centro del pitturato segnava il centounesimo punto.
Finiva 101-124 per i locali in una partita tra le peggiori, se non la peggiore dell’anno per Charlotte che avrà ancora 12 partite da giocare da onorare meglio di così…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
10 pt., 1 rimbalzo, 2 assist in 24 minuti. Dispensato da Clifford, come tutti i titolari dal giocare il finale, finisce con un 4/10 dal campo e un -13 di plus/minus. Uno de pochi a tentare qualche reazione anche se non sempre sembra fare la cosa giusta. New York è dove ha iniziato e fa vedere un paio di giocate da playground (un canestro e un assist saltato) da vecchi tempi che valgono almeno mezzo punto in più.
 
Batum: 5
2 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. Qualche guaio fisico al tallone sinistro e non rientra in campo. Vedremo di che cosa si tratti esattamente. Molto attivo a rimbalzo difensivo (8 in 25 minuti), non è però altrettanto bravo alla conclusione. Il suo 1/7 è pessimo e anche gli assist sono nettamente sottomedia.
 
Kidd-Gilchrist: 5
8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Frustrato. 2/5 dal campo e 4/6 ai liberi. Va a stoppare l vetro Mudiay alla grande ma lascia spazio sulla sinistra per la tripla. ‘ un esempio ma è per sottolineare che fatica su certi close out. L’arrivo nel pitturato d Howard avrebbe dovuto far distendere sul perimetro meglio la squadra, invece… Lui ci prova con energia ma non sempre le cose gli vanno bene, stoppato anch’esso non demorde ma il plus/minus è di -13.
 
M. Williams: 5
10 pt., 7 rimbalzi, 1 stoppata. Non basta il cerotto sopra l’arcata sopraccigliare. Ci sarebbe voluta una pezza grande come un tendone per aiutare il team questa sera. Continua il suo periodo d’appannamento (salvo Atlanta) sparando con un 2/8 dal campo. Triple storte e difesa sulla quale spesso si fa battere non tentando molto. Difesa di posizione che spesso non serve. Realizza un 6/6 ai liberi ma la gara, nonostante i rimbalzi in 23 minuti non è bella.
 
Howard: 5,5
14 pt., 13 rimbalzi, 1 stoppata. Serata non semplice contro Kanter che non lo lascia dominare. Lui fa il suo ma non benissimo con un 6/17 dal campo. Va comunque in doppia doppia e la squadra tiene più con lui che con altri lunghi.
 
Lamb: 5
6 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Jeremy ha una fiammata poi si spegne faticando anche in difesa. Regala un’azione da 4 punti e prende un -36 di plus/minus. 2/7 dal campo…
 
Kaminsky: 6
12 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. In difesa lo battono anche quando si sforza, in attacco si procura qualche libero con esperienza (5/7) e mette dentro un paio di conclusioni da giocatore di buon livello.
 
Monk: 4,5
12 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Gli stavo per assegnare 3,5… alzo di un voto perché anche a partita andata non molla e infila due triple ma prima era a 1/8 da tre… Finisce con 3/12 e ancora molto da imparare su ritmi e difesa. Passo indietro in una serata storta per la squadra.

La shot chart di Monk.

Bacon: 6
15 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate. 6/10 al tiro. Come Monk segna nel garbage time. Non riesce a chiudere un paio di tiri che iniziano a scavare la buca nel secondo quarto. Si vede nel finale, ma è tardi.
 
Graham: 6
3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 16 minuti. 6 politico, stessa cifra del suo plus/minus. Difficile valutarlo in una serata così negativa, comunque, nonostante abbia perso minutaggio, fa il suo.
 
Hernangomez: 6,5
9 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 2/2 dal campo e 4/4 ai liberi. Il punteggio è dispari perché si toglie lo sfizio di realizzare una tripla dalla diagonale sinistra. Buona partita anche se ormai compromessa. Applaudito dagli ex tifosi, è uno dei più positivi.
 
Stone: s.v.
0 pt. (0/0). Tocca il parquet.
 
Coach S. Clifford: 5
I time-out li chiama correttamente ma la prova psicofisica della squadra è nera. Tenerlo ancora come allenatore? Mah… se non riesce a motivare il gruppo…

Game 69: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 129-117

Hornets ad Atlanta per cercare di chiudere la serie sul 4-0, portare a casa la vittoria numero 30 in stagione e agguantare la parità all-time con gli Hawks.
Sfumato l’obiettivo principale salvo improbabili miracoli, rimangono piccoli obiettivi e qualche soddisfazione da togliersi.
Sul fondo della classifica Hawks, Magic, ecc. faranno fatica a raggiungere 29 vittorie…
Male che vada in ottica lottery, potremmo salare davanti ai Pistons.
Howard, l’ex con il dente avvelenato contro la sibilante pericolosità casalinga dei Falchi che veniva un po’ mitigata dalla perdita di Belinelli oltre alle assenze di Bazemore e Delaney per infortunio oltre ad altri indisponibili di minor impatto (J. Morris, Bembry, A. Cleveland).
Vincevano gli Hornets come da pronostico per la modestia degli avversari (statistiche simili a rimbalzo con 45-46, negli assist 30-30, al tiro predominio di Charlotte con il 52,9% contro il 46,7% avversario mentre ai liberi il 20/30 di Charlotte si scontrava con il 17/26 dei locali che avevano in Prince e Collins rispettivamente con 22 e 21 punti i loro migliori scorer) in una serata di festa alla quale facevano da contraltare alcune scomparse.
In primis il “pastore” Henry Willims scomparso a Charlotte il 13 marzo, giocatore dei 49 di Charlotte dal 1988 al 1992 che poi venne a giocare in Italia dove svolse praticamente tutta la sua carriera con le maglie di Verona, Treviso, Roma e Napoli.
Altra scomparsa è stata quella di Tom Benson (Thomas Milton Benson), proprietario di Saints e Pelicans a New Orleans, artefice del rebrand che ha innescato la rinascita degli Hornets a Charlotte.
Scomparso ieri a 90 anni, lascia alla moglie Gayle le due franchigie.
In ultimo, anche se non strettamente inerente al basket, impossibile non ricordare Stephen Hawking, fisico, cosmologo e tutto il resto, un genio ridotto su una sedia a rotelle per gran parte della sua vita che aveva però un gran senso dell’umorismo.
Inserito anche in diversi cartoon come Futurama, nei Simpson e persino nei Griffin…
Qui alle prese con Homer…

Agnostico, diceva che essere Dio sarebbe stato noioso perché non avrebbe avuto nulla da scoprire e probabilmente la sua passione per il futuro nasceva anche dal fascino di nuove scoperte, così, anche qui, nel nostro piccolo mondo del basket (rispetto all’illimitato multiverso) possiamo ottenere le stesse sensazioni osservandole nuove future sfide.

Dopo aver ricordato “purtroppo” le scomparse recenti, passiamo alla partita e agli starting five.

 
Howard non aveva problemi sulla palla a due mentre MKG in entrata otteneva i primi due punti senza far varcare alla sfera la retina poiché sul tiro Dedmond interveniva in goaltending. Schroeder andava a vuoto mentre Howard fronte a canestro piazzava un lungo 2 per il 4-0.
Sembrava esser la serata di Charlotte perché su una drive, Batum, arrivato a pochi passi dal canestro in prossimità della linea di fondo destra provava un passaggio, Dedmond deviava ma nel suo canestro.
6-0 con il sorriso del francese…
Schroeder segnava i primi due punti per i suoi poi MKG a 9:58 batteva il cronometro dei 24 con un perfetto running hook.
Dorsey a 9:47 inaugurava la saga delle triple, Williams a 9:13 rispondeva in ritmo da oltre l’arco ma Collins dall’angolo sinistro infilava la retina sull’uscita di Howard con un altro tiro pesante per l’11-8.
Howard, pescato nel pitturato da Williams portava a casa una giocata in due tempi; tocco di Collins, due punti più FT a segno che tuttavia non facevano demordere gli Hawks che mostravano la mancanza di difesa sul perimetro con un’altra tripla di Dorsey a 7:22 mentre Collins sopravvivendo a un contatto diminuiva il gap al minimo per gli Hawks (14-13). MKG sembrava sicuro di sé e voglioso di giocarsi la gara. Piazzato da destra che ricadeva nel secchiello con armonia, entrata in corsa a 6:08 con tocco sicuro…
Charlotte era spinta dalla sua ala sul 18-13 prima di un altro canestro di Schroeder, anche se il tedesco non iniziava benissimo al tiro il match.
A 4:58 era ancora MKG, attivo nel pitturato, a costringere al fallo Taylor.
L’1/2 dalla lunetta allontanava di poco Charlotte che era recuperata da un anticipo di Taylor su un pass verso Howard, la corsa di Collins era interrotta da un fallo e i liberi a segno segnavano il 19-17.
Howard iniziava a scavare un solco tra i due team con 4 punti consecutivi (gli ultimi due dalla linea per un fallo di Muscala sull’extra pass di Batum) e a 3:17 Kaminsky pescando la tripla chiudeva il mini-parziale di 7-0 portando sul +9 (26-17) i Calabroni prima di due FT a segno di Cavanaugh per i Falchi a 2:59.
Un turnaround in post basso sinistro di Batum su White portava il francese a segnare due punti e in lunetta da dove stranamente mancava il libero ma erano ancora gli Hornets a segnare con Williams che aspettava il difensore in ritardo sulla chiusura nell’angolo sinistro per batterlo con una finta che gli lasciava via libera per il decollo in entrata sulla baseline sinistra chiusa a una mano in slam dunk.
A 1:20 un ipnotico 3 punti di Lamb con la sfera a roteare meravigliosamente in parabola alta segnava il 33-19 per Charlotte.
Un paio di fade-away di Batum andavano a vuoto, entrava la panchina e la squadra della Georgia accorciava a fine primo quarto sul 33-23 con Dorsey in entrata.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker looks to pass as Atlanta Hawks guard Dennis Schroder (17) guards him during the first quarter of an NBA basketball game Thursday, March 15, 2018, in Atlanta. (John Amis/Associated Press)

Il trend non mutava molto a inizio secondo quarto quando il tedesco di colore degli Hawks accorciava ulteriormente con due punti anche se Monk tagliando sulla linea di fondo riceveva da Batum un passaggio verticale sul quale il rookie poi si sarebbe alzato per depositare di sinistro.
Fuoco di paglia anche i due liberi del Tank a segno, Schroeder infilava la tripla, Monk rispondeva con un fronte a canestro da due in sospensione ma il tedesco tornava a segnare da tre punti a 8:39 per il 38-31.
Charlotte in attacco mancava le proprie occasioni così Collins in entrata su passaggio del solito Schroeder segnava ricevendo il fallo di Bacon per completare il gioco da tre punti.
Lo stesso Collins entrava ancora in lunetta poco dopo ma il fallo era speso meglio e sui due liberi arrivava solamente un canestro, rientrava Kemba, ancora a zero nel tabellino punti ma era Graham in contatto sotto canestro a segnare il 40-35 cadendo all’indietro.
Prince segnava da tre dalla diagonale sinistra tirando anche da qualche passo più indietro, poi toccava a Kemba passare a sinistra il blocco del Tank, Schroeder rimaneva in scia toccandolo da dietro sulla sospensione da tre punti che colpiva la tabella e cadendo pesantemente nel cesto dava la possibilità al capitano d’ottenere la giocata da 4 punti che avrebbe realizzato a mezzo FT da lì a poco.
Damion Lee era la sorpresa degli Hawks; tripla per iniziare ma Kemba non s’impressionava andando sul centro sinistra per trovare un rapidissimo tre punti che lo spediva a 7 pt.. Schroeder in entrata segnava quindi a 4:47 arrivava un time-out che non serviva agli Hornets perché ancora Lee con una tripla frontale tornava a ridurre sul -1 lo scarto che era annullato dopo un po’ di confusione su un’azione offensiva degli Hawks.
Una second chance non a segno e un successivo fallo di MKG (2° fallo) mandavano Dedmond in lunetta per il sorpasso.
Il centro degli Hawks mancava il primo libero (corto) ma segnava il secondo impattando il match a quota 49 a 2:57.
Gli Hornets resistevano con due FT di Walker ma MKG commettendo il terzo fallo lasciava il parquet a Bacon e la lunetta a Muscala che stranamente mancava un libero lasciando sul +1 Charlotte che falliva due FT con Williams il quale si rifaceva parzialmente sull’azione successiva quando in entrata in salto era abbattuto da Collins a mo’ di passaggio a livello.
Big shot e FT in arrivo ancora incredibilmente fallito.
Collins otteneva dalla media baseline sinistra un rimbalzo amico sul primo ferro per il 53-52 ma Charlotte si staccava nel finale con Howard e il piazzatone da sinistra appena dentro la linea da tre punti, la finta con dunk a una mano a 51 secondi dalla fine dello stesso centro la transizione con tripla dalla diagonale destra di Batum con l’intermezzo dell’ennesima tripla di Damion Lee prima che Walker battesse il cronometro a 4 decimi dalla sirena una tripla in faccia a Taylor.
63-55 a fine dei primi 24 minuti.
 

Charlotte Hornets center Dwight Howard dunks against the Atlanta Hawks during the second half of an NBA basketball game Thursday, March 15, 2018, in Atlanta. Charlotte won 129-117. (AP Photo/John Amis)

Ne rimanevano altrettanti dopo i 10 di pausa che facevano bene a Howard che andando in uscita sulla sinistra stoppava Schroeder ai 24.
Tempo scaduto per gli Hawks…
Dall’altra parte innescato sotto si produceva in una schiacciata per il +10 mentre un fortunato rim/glass da tre punti di Williams ci portava sul +13…
Howard a 9:40 andava in coast to coast per prendere la linea di fondo sinistra e schiacciare in faccia a Collins che lo spingeva.
Canestro e proteste di Howard, il risultato era solo un tecnico pesante per il nostro centro…
Howard stoppava Schroeder un’altra volta mentre MKG con uno spin faceva secca la difesa dei Falchi nel cuore del nido (5/5 per MKG) Prince, Williams (catch n’shoot dalla sx su assist di Walker) e Dorsey bombardavano da te punti, Howard si accontentava a 7:39 di andare al vetro per due punti mentre Dedmond per una volta, alzando la parabola, riusciva dal cuore del pitturato a superare Howard per il 77-64.
Collins a 6:51 dall’angolo sinistro segnando da tre riduceva alla decina di punti lo scarto mentre MKG su una palla vagante commetteva il quarto fallo tornando a sedersi in panca.
Un assist intelligente di Walker (drive e passaggio all’indietro) innescava Graham, micidiale sulle triple con piedi a terra e spazio, Howard poi si elevava (pur non essendo esattamente allineato) ricevendo da Batum per uno spettacolare, atletico e difficile reverse alley-oop da highlights.
A 5:06 un passaggio schiacciato di Batum sembrava apparecchiare la tavola per Williams che correndo sul tappeto rosso andava a schiacciare costringendo Budenholzer al time-out sull’84-69.
Lee mancava il suo primo tiro e Marvin in entrata off balance compiva il suo secondo capolavoro acrobatico di serata a 4:12, Taylor metteva troppa pressione sul palleggio arresto e tiro da tre sulla destra di Kemba finendo per sfiorarlo.
Gli arbitri consegnavano tre FT agli Hornets che si portavano sull’89-69, un più 20 che ormai non dava adito a eventuali crediti per i padroni di casa anche se con il rientro della panchina in campo i Falchi accorciavano di 5 unità portandosi sull’89-74.
Monk spendeva poi un fallo su Taylor che mancava entrambi i liberi. Nel finale di quarto però due FT di Howard e una tripla di Monk molto ritmata consegnavano ai nostri il 96-79 ritoccato da un libero di Dwight liberatosi in entrata sul raddoppio su Monk abile a passare verso il centro.
97-79 a 12 minuti dal termine…
 
Charlotte avrebbe dovuto solo controllare nell’ultimo quarto e la tripla del Tank a 10:44 andava in questa direzione (100-81), Lamb poi, toccato da Dorsey cadeva mentre la sfera si divertiva a rimanere in bilico tra il mondo interno ed esterno alla retina.
Alla fine era risucchiata all’interno così come il FT seguente che segnava il nuovo +20 (103-83).
Iniziava però a insuinuarsi Prince che inizialmente segnando da due punti dava il via a una piccola rimonta interrotta dal Tank che in corsa sulla sinistra prendeva una leggera ancata da Collins rivolto nel suo stesso verso.
Buono il runner al plexiglass ma mancando il tiro libero interrompeva una lunga serie di FT a segno.
A 7:48 una transizione chiusa agilmente da tre punti da Lamb riportava i Calabroni sul +19 (108-89) ma dopo essere giunti anche sul +23 con i canestri di Howard e Kaminsky che percorrevano la no man’s land del pitturato degli Hawks, ormai senza valide difese, Prince, interrompendo il parziale di 9-0 con un tiro da tre dalla top of the key iniziava un taglio dei punti di scarto.
E’ vero che Howard a 5:21 spadroneggiava nel pitturato finendo per segnare dopo una mischia con fallo di Collins aggiuntivo.
FT a segno e season high di 3 punti ma Prince con due triple (la seconda deep su Frank) dava un minimo senso alla partita degli Hawks che sperando nell’inerzia accorciavano sul -11.
Clifford era bravo a fermare il gioco con una pausa e al rientro le triple di Walker e Batum (2:14 il francese) portavano il risultato sul 123-108.
Cavanaugh rispondeva imperscrutabilmente da oltre l’arco ma a 1:37 Kemba dissipava i dubbi rimanenti (semmai ve ne fossero stati) sulla vincente del match rispolverando la bomba che riproporrà poco più tardi dalla sinistra dopo averci preso gusto.
Le chiusure dei Falchi non erano perfette e il capitano issandoci sul 129-111 chiudeva i conti per Charlotte che lasciava 6 punti ai Falchi.
Finiva con un 129-117 e il 4-0 in stagione pro Hornets.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
24 pt., 4 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata. Curioso il 6/6 dalla lunetta ma ancor di più il 6/14 al tiro che diventa 6/10 da tre punti… +19 di plus minus. Non forza se non in 2/3 occasioni nelle quali gli va anche bene. Distribuisce assist e costruisce il suo tabellino a suon di triple. Nel finale chiude il conto.
 
Batum: 8
10 pt., 10 rimbalzi, 16 assist. 4/9 al tiro con almeno tre fade-away rivedibili. E’ vero che perde 5 palloni ma innesca con asist veri i compagni. Riconosce velocemente il gioco. Sembra tornato quello del secondo anno. La compagine di fronte era modesta, quindi avrà avuto quel tempo in più ma la serata da tripla doppia è da rimarcare. Il rimbalzo decisivo arriva comodamente nel finale e i compagni lo festeggiano.
 
Kidd-Gilchrist: 7
11 pt., 2 rimbalzi. Qualche chiusura non è ancora degna del suo passato ma in serata attinge a piene mani al suo bagaglio di esperienza e trova la tecnica per finire con un 5/5 dal campo. Propositivo e veloce sembra tornato ai bei tempi. Commette 4 falli limitando la sua presenza a 15 minuti solamente.
 
M. Williams: 7
17 pt., 3 rimbalzi, 3 assist. Chiude con 7/9 al tiro e 3/5 da fuori. Gli avrei dato 4 per lo 0/3 ai liberi ma mette un paio di canestri acrobatici e infila da fuori il 60%. In 27 minuti ottiene un alto +32 di plus/minus.
 
Howard: 8
33 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Chiude con 13/20 al tiro, 7/8 dalla lunetta e udite udite… zero turnover! Viene cercato spesso perché si capisce che gli Hawks non hanno potenziale e le giuste contromisure per limitarlo sotto. Season high con trentatré punti e doppia doppia grazie ai rimbalzi. Domina la serata contro la sua ex squadra con la quale evidentemente ha il dente avvelenato. Si potrebbero travestire tutte le altre squadre avversarie da Hawks…
 
Lamb: 6,5
11 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. 3/8 al tiro. Discreta presenza salendo in doppia cifra in 25 minuti. Non avrebbe dovuto giocare ma è in campo e infila 2/3 da fuori allungando anche la striscia dei liberi attivi consecutivi a 17. Qualche errore al tiro ma è bravo ad esempio a metter dentro nel secondo tempo sulla spinta di Dorsey.
 
Kaminsky: 6,5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 3/8 come per Lamb e stessi punti. Qualcosa in meno in altre stats ma positiva la sua prova con triple e canestro con possibile giocata da tre punti. Lui che era sui 27/28 FT consecutivi però interrompe la striscia fallendone uno (3/7) prima di ricominciare…
 
Monk: 6
7 pt., 4 rimbalzi. 3/8 al tiro in 15 minuti. Più attento nel posizionamento deve ricorrere a qualche fallo per tenere. Una volta gli va bene per lo 0/2 dell’avversario. In attacco segna con una bella tripla e va su per un jumper delicato. Da migliorare la difesa e benino in attacco.
 
Graham: 6
5 pt.2 rimbalzi. Gioca 18 minuti segnando un paio di canestri. Da ori fa ¼ registrando l’open grazie all’aiuto di Kemba. Si fa battere da un eurostep con cambio direzione di D. Lee facendo la figura del grizzly con le braccia alzate.
 
Bacon: 5,5
0 pt. (0/1). In 8 minuti manca un tiro e commette un fallo. -2 di plus/minus.
 
Stone: s.v.
0 pt.. Entra per salutare dal parquet in un minutino…
 
Hernangomez: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Anche lui vedi Stone ma fa in tempo a prendersi un flagrant per esser crollato addosso a Lee sulla finta dell’avversario.
 
Coach S. Clifford: 7
La squadra gioca allegra, divertente, potente. L’avversario è modesto e così il gioco di Charlotte e i suoi uomini hanno facilmente il sopravvento. Time-out nei momenti giusti per riordinare le idee, squadra calma che non perde la testa.
Versione breve:

Highlights completi:

Il Punto @ 68

Premessa a lungo termine
 
Game Over.
Il canto del cigno degli Hornets 2.0 è stato emesso allo Spectrum Center contro i Brooklyn Nets in Game 66.
Partita da vincere assolutamente lasciata dall’inizio alla fine nelle mani dei Nets che non hanno trovato valida opposizione nella blanda difesa della squadra di Clifford.
Se a un paio de “Il Punto” fa eravamo dodicesimi, oggi siamo decimi grazie al fatto che New York senza Porzingis ha mollato la presa, così come Chicago che ha scambiato Mirotic (spedendolo ai Pelicans) che stava facendo un’ottima stagione dal suo rientro.
La classifica dice 29 vittorie e 39 sconfitte.

La classifica completa a Est al 15 marzo 2018.

Siamo riusciti, durante queste 17 partite prese in considerazione, a ottenere una striscia di 5 vittorie, purtroppo sono seguite altrettante sconfitte che (a mio giudizio) ci hanno ormai estromesso dai playoffs, soprattutto perché la squadra è peggiorata difensivamente mostrando vecchi difetti come le mancate o pigre chiusure sui tiratori avversari da oltre l’arco che hanno peggiorato la nostra posizione in classifica nelle triple subite.
Gli avversari da questo punto di vista ci rispettano poco, tirano molto contro Charlotte, passando al largo magari da un centro come Howard.
In estate il nuovo GM avrà un bel da fare per cercare di smantellare la squadra e piazzare giocatori che se dovessero rimanere ci farebbero assistere a un altra deprimente stagione.
Walker, Howard, Lamb sono stati gli elementi positivi di questa stagione.
Pochi altri comprimari si sono affacciati ma gran parte del team ha disputato una stagione insufficiente e non sarebbe il caso di riconfermare tali giocatori nell’anno che ospiterà l’All-Star Game.
Dal mio punto di vista serve una guardia tiratrice affidabile e un paio di ali che volino a chiudere gli spazi, il problema sarà disfarsi della paccottiglia, ammesso che a Charlotte, l’abbiano riconosciuta…
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
Charlotte si presentava a Phoenix per gara 52 crollando sul -21 nel terzo quarto ma finendo incredibilmente per vincere 115-110.
Non un unicum in questa stagione, ma quasi…
La Miles High City non era invece terra di conquista.
Le vette della città per i mortali Hornets assomigliavano all’Olimpo degli dei greci e il back to back non aiutava. Arrivava così una sconfitta mentre Cho decideva di scambiare O’Bryant e due seconde future scelte per Willy Hernangomez.
Lo spostamento sulla Pacific Coast a nord non era semplice perché ci attendevano i Trail Blazers, squadra che sta facendo bene aldilà delle previsioni (10 W consecutive attualmente).
Charlotte riusciva a trascinare all’OT la partita ma non sfruttava l’inerzia uscendo sconfitta 103-109.
Il road tour proseguiva con la tappa e Est a Salt Lake City. Un’ulteriore sconfitta e il parziale si spostava sull’1-3.
A poco serviva il rientro tra le mura amiche se l’avversaria in gara 56 si chiamava Toronto.
Sconfitta netta senza appello chiusa sul 103-123.
A bloccare la striscia di L, arrivava il 14 febbraio una vittoria a Orlando (104-102) nella giornata di San Valentino, la quale chiudeva per noi il lungo ciclo delle partite pre All-Star Game.
Accadeva durante il break che il GM Cho chiedesse certezze per il suo futuro ricevendo invece una risposta negativa. Lasciato quindi l’incarico con il solo arrivo di Hernangomez (non spostava), Charlotte tornava a casa per surclassare i Nets con un’ottima prestazione di Howard.
La trasferta a Washington indicava la sofferenza dei Wizards nei nostri confronti.
Terza partita con altrettante vittorie per la squadra di Clifford che mostrava un gioco brilante per chiudere 122-105 nella capitale.
Game 60 era uno spareggio per il diritto di sfidare Heat e Bucks nella lotta ai playoffs.
Il vantaggio era che si sarebbe giocato in casa e sul’1-1 nell’head to head stagionale tra le due squadre, era anche quindi partita spareggio in caso di classifica avulsa.
La vittoria netta degli Hornets lanciava il team di Clifford verso la quinta vittoria consecutiva per battere per la prima volta in stagione i Bulls.
118-103 il risultato finale prima di tre difficili trasferte.
A Boston, Philadelphia e Toronto non si raccoglieva nulla con la partita disputata in Canada come migliore delle gare disputate.
Poco male, c’era ancora tempo per risalire, a patto di vincere le tre gare casalinghe che avrebbero fatto in qualche modo da contraltare alle tre L esterne, invece contro i 76ers e i Nets la situazione peggiorava ulteriormente, specialmente a livello difensivo dove la squadra si dimostrava inabile nel fermare le azioni avversarie.
Clamorosamente ciò che avrebbe dovuto essere il punto di forza del team scompariva.
Nessun campo magnetico, nessuna barriera per fermare i primi 6 tiri da oltre l’arco di Crabbe dei Nets che con il suo 6/6 spingeva i Nets alla clamorosa vittoria sul campo di Charlotte.
Quinta sconfitta consecutiva in previsione della gara interna con Phoenix che valeva solo per le statistiche.
A New Orleans, nel derby “degli ultimi spostamenti” il risultato era scontato anche se gli Hornets tenevano sino alla fine ma Williams e qualche altro giocatore in pessima forma non ci davano quella spinta in più necessaria per vincere.
Il Game Over decretato da ciò che era stato mostrato dal team era ormai certificato.
 
Prossime partite
 
Come scritto nell’ultima rubrica di raccordo dei pezzi, gli Hornets non offrono garanzie e i giochi avrebbero potuto esse già fatti a meno di un mese dalla fine.
Così è stato, comunque, evitando di scrivere tutte le partite una ad una, troverete il calendario delle quattro squadre che, almeno matematicamente, si contendono un posto playoffs.
In verde le partite considerate facili, aumentando il grado di difficoltà troverete quelle con lo sfondo giallo, poi arancio, infine rosso.

Nonostante un calendario non semplice i Bucks dovrebbero conservare l’ottava posizione mentre gli Heat sembrano “agevolati” dalle gare rimanenti. Gli Hornets hanno il calendario più facile rispetto a Bucks e Pistons ma troppe partite di ritardo su Milwaukee.

 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Come nell’ultimo pezzo porremo l’accento su qualche statistica di squadra.
 
Il parziale delle ultime 17 gare è stato negativo (7-10).
Inutile quindi sperare nella post season, anche se da calendario avremo diverse occasioni contro squadre che rimarranno sotto i .500.
Con 7273 pt. Charlotte è all’undicesimo posto (107,0 di media) mentre la percentuale da 3 punti di 36,6 non sposta la posizione in classifica tra le trenta franchigie.
Siamo ventesimi con 43,5 pt. di media nel pitturato nonostante Howard.
Uno spreco il primo posto nei FT guadagnati con il 28° nei realizzati…
Qui sotto invece abbiamo un po’ di statistiche confrontate con quelle che presi dopo gara 51…
Queste invece sono le attuali statistiche di squadra prese da Basketball Reference:
 Le zone calde e fredde dalle quali Charlotte tira…
Prima di passare alla classifica dei singoli, ecco un po’ di giocatori a confronto divisi per ruolo, partendo dalla posizione di playmaker.
 
 
 
 
Classifica Giocatori
 
 
15° G. Hernangómez: 5,16
 
Subentrato a Johnny O’Bryant l’ex Knicks è andato ad affollare un reparto lunghi già coperto.
Ultima mossa di Cho prima d’eclissare la sua operatività, lo scambio potrebbe essere un tentativo d’acquisire un talento sottovalutato al momento per il futuro.
Sicuramente “Willy” mette in campo fisico e IQ cestistico, buona visione verso i compagni.
Lo spagnolo, ex compagno di Porzingis, porta un po’ di scuola europea nella NBA, ma se le lamentele per aver perso spazio ai Knicks erano fondate, agli Hornets è ancora più chiuso poiché Howard fagocita i minuti principali, mentre Zeller e all’occorrenza Kaminsky sono i prescelti per sostituire il C titolare quando va a sedersi in panchina.
Zeller, con qualche problema fisico, gli ha regalato qualche minuto in tre partite, non sfruttate benissimo…
Per il resto una serie di pochi minuti nel garbage time che servono solo a fargli annusare il parquet.
Sicuramente deve ambientarsi (Clifford vuole che impari il sistema di gioco prima di utilizzarlo con più frequenza) e farà meglio dello 0/4 ai liberi contro Boston, ma il problema è trovar spazio.
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14° M. Monk: 5,71
 
Malik in questo periodo ha avuto un incidente d’auto dalle parti di casa sua, è tornato senza eccessivi traumi in panchina per uscirne con più minuti ultimamente “grazie” all’infortunio di Michael Carter-Williams.
Gioca da PG, ma anche spesso da SG visto che tra pullup e scarichi per lui non lesina tiri provandoci senza paura.
La mano è da affinare pur essendo un tiratore naturale e nelle ultime partite qualche morbido tiro solo cotone si è visto, anche mostrando un taglio dei tempi di caricamento importante nella NBA.
Un pochino meglio nella difesa personale, tatticamente ancora un po’ girovaga, sta ancora imparando e il fatto di giocare più minuti l’aiuterà.
Visto chi sta sostituendo, difficile lo faccia rimpiangere, inoltre c’è da dar continuità alle ultime discrete uscite.

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13° J. Stone: 5,75
 
Abbassa un pochino la media nell’unica partita (dal mio punto di vista) seriamente valutabile disputata tra le ultime 17 dall’ex Venezia.
La partita è quella contro Boston dove la panchina ha avuto ampio spazio.
Praticamente era divenuto il quarto play e dietro a un mostro sacro come Kemba c’erano anche MCW (ora out) e Monk che ha preso spazio.
Difficile possa lasciare il segno, anche volendo…
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12° D. Bacon: 5,78
 
Bacon, come Hernangómez, ha collezionato parecchi s.v., per minutaggi risicatissimi nei garbage time.
Le sue due uscite più consistenti contro Boston e Toronto sono state apprezzabili.
Spero sia in netto miglioramento essendo un rookie.
Anche le esperienza agli Swarm l’hanno aiutato a riprendere fiducia e confidenza con il parquet, abbandonato con gli Hornets a inizio stagione.
C’è da capire quando e se Clifford inizierà a far giocare i rookie e i panchinari.
A dire dell’allenatore, solo quando eventualmente saremo vicini all’eliminazione matematica.
Qualche nostra vittoria quindi potrebbe protrarre il momento di minutaggi più consistenti anche per la nostra “Pancetta”…
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11° M. Carter-Williams: 5,80
 
Stagione finita per Michael Carter-Williams che a 4:05 del secondo quarto contro Toronto si è infortunato.
Visto dal Dottor Marc Cook di Novant Healt il risultato è stato un posterior labral tear in left shoulder che dovrebbe tradursi come una lacerazione antero-posteriore del labbro (glenoideo) superiore (quella che chiamano anche SLAP oltreoceano).
Il problema per MCW è che la trattenuta con il braccio flesso ai suoi danni gli costerà oltre al dolore, anche tutta la parte rimanente della stagione.
I suoi 2,7 milioni (non molti) potrebbero essere reinvestiti il prossimo anno dagli Hornets visto che MCW era stato firmato solamente per un anno e come potete vedere, non è esattamente nelle posizioni di testa della classifica.
Come ho già avuto modo di scrivere, la sua non è certamente stata una stagione positiva.
Il ruolo di vice Kemba quindi sarà ancora vacante dal dopo Lin.
Lui si è adattato spesso con aggressività, se non veemenza e furore qualche volta in difesa seguendo le direttive di Clifford con risultati altalenanti anche se al coach sembrerebbe esser stato utile per la sua altezza e la sua pressione sulla palla.
Purtroppo è spesso venuto a mancare in attacco dove ha sbagliato per buona parte della stagione diversi tiri semplici e layup.
L’elbow jumper non è confidente con la retina e le percentuali dal campo, pur alzate da qualche buona prestazione recente (più layup sinceramente) sono rimaste ai margini dell’accettabilità per un giocatore NBA.
Per l’ex Phila, Milwaukee e Chicago quindi questo sarà il suo giudizio definitivo, purtroppo negativo poiché non è riuscito a dare profondità dalla panchina.
Il rischio di cui scrivevo questa estate si è rivelato tale, un azzardo che non è stato premiato aldilà delle intenzioni positive del giocatore di rilanciarsi.
In estate aveva già avuto problemi ricorrendo a una terapia al plasma ricca di piastrine effettuata su entrambe le ginocchia per alleviare un dolore che gli ha fatto perdere le prime nove partite della stagione regolare.
Un player che avrà per la prossima estate un’incognita in più, quella dell’operazione alla spalla.
Apparso in 52 partite ha chiuso con 16,1 minuti a partita con 4,6 punti e 2,2 assist di media.
Dal campo chiude con il 33,2% che scende al 23,7% da due punti.
La quasi unica nota positiva sono stati i FT, percentuale che è aumentata sino all’82%, cifra mai raggiunta in carriera da MCW.
Qualcuno ha creato questa compilation degli orrori dell’anno di MCW. C’è da dire che qualche contatto sporco meritevole di fischio su qualche azione c’è, però avrebbe potuto in linea di massima fare meglio… Prendiamola a ridere, anche perché il povero Clifford non l’ha presa bene sul momento, un po’ come tutti noi…

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10° J. O’Bryant III: 5,82
 
Se suddividessimo la classifica dei singoli in tre parti, lui sarebbe l’ultimo del blocco centrale.
Da qui si nota la miseria per quel che riguarda la qualità che coach Clifford ha avuto a disposizione in panchina.
Con 9/10 giocatori in rotazione regolarmente a partita, il coach ha attinto in situazioni d’emergenza al terzo giocatore nella gerarchia del ruolo.
Nel suo caso l’infortunio di Zeller ha spalancato le poere a J.O.B. Che l’ultimo voto l’ha preso in gara 50.
La toccata e fuga contro Denver non è stata sufficiente per modificare un voto complessivo che è rimasto invariato. Bocciato da Cho, è stato sacrificato nello scambio con Willy Hernangomez più due future scelte al secondo giro pro Knicks.
Chiude l’annata con Charlotte a 10,5 minuti a gara e 4,8 punti a partita. Cattura in media 2,6 rimbalzi e mostra buona mano dalla lunetta con l’84%.
Purtroppo avendo già descritto il suo non atletismo, non ci si poteva aspettare un giocatore come Howard, estemporaneamente pronto a fermare in stoppata i tentativi di tiro degli avversari.
Difesa fisica ma passiva che infatti l’ha visto chiudere con un irrilevante 0,2 nella casella stoppate, stessa cifra delle steal. Simpatia eventuale a parte, non ne sentiremo la mancanza. Al momento girano Zeller, Kaminsky e Hernangomez, tutti lunghi sui quali il nuovo GM dovrà fare una riflessione per la prossima stagione in accordo con l’allenatore.
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9° M. Williams: 5,92
 
Dall’ex Johnny a Marvin passano ben 10 centesimi di punto. Uno stacco netto ma rimanendo su prestazioni di basso livello complessivo.
Williams nelle ultime 17 giornate ha giocato 15 partite (saltate le prime due prese in considerazione per una distorsione alla caviglia) nelle quali ha sparato dal campo con un 43/113 (38,0%) con più della metà dei tiri tentati che sono stati da tre punti (23/66 per un 34,8%).
Si capisce anche da qui come mai Charlotte non sia tra i top team a Est.
L’ala grande titolare (si stima abbia passato il 97% del tempo in PF e circa il 3% in SF), anche se usata spesso per colpire con punti di rottura che paiono annunciati (spesso molti dei tentativi avvengono in avvio di primo e terzo quarto, gli altri ovviamente sugli sviluppi del gioco), nelle ultime 10 partite ha segnato per ben tre volte solamente due punti a partita.
E’ salito nelle ultime 15 apparizioni sette volte in doppia cifra, ma se dovessimo alzare un po’ il tiro ci accorgeremmo che è arrivato a toccare i 15 punti in due sole circostanze (a Washington e in casa contro Phoenix nella penultima partita, gara nella quale ha messo a segno 16 punti).
Segna 9,2 punti di media a partita con cifre che rimangono discrete (41,0% da tre punti e 45,3% dal campo) ma che da sole non dicono tutto.
4,8 rimbalzi di media, 0,4 nelle stoppate, il suo defensive win shares è calato dal 2,6 dello scorso anno all’1,5 di quest’anno.
Il suo plus/minus sui 100 possessi è di +1,1.
Apprezzabile la sua onestà in un discorso di qualche giorno fa avuto con Bonnell:
“E ‘stato difficile. Non è mai stato così da queste parti. Ricordo che, anche tornando al mio primo anno qui (la stagione da 33-48 nel 2014/15), non eravamo molto bravi ma eravamo ancora in competizione, si difendeva.
Non eravamo i più talentuosi, ma abbiamo giocato duro. Non abbiamo giocato solo per noi stessi, abbiamo giocato l’uno per l’altro e per l’allenatore.
In questo momento, non stiamo facendo lo sforzo che dovremmo profondere”.
Un giocatore che avrà, oltre a quello in corso, altri due anni di contratto a salire.
Poco più di 14 milioni l’anno prossimo e oltre i 15 tra due anni, quando potrà esercitare eventualmente (fosse ancora a Charlotte) la player option.
Ai nastri di partenza della prossima stagione avrà 32 anni e anche se in stagione su 68 partite ne ha saltate solamente 4 dimostrando una certa regolarità, è esattamente il giocatore mediocre, icona del limbo della mediocrità nella quale Charlotte è sprofondata.
Unico titolare lontano dai primi posti della classifica, probabilmente anche per qualche demerito ascrivibile ai compagni che gli stanno intorno che lo costringono a giocare peggio.
Pare non essere un fan dei rigatoni…

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8° C. Zeller: 5,94
 
Cody lascia il quinto posto abbassando impercettibilmente la sua media e scendendo in classifica sotto la sufficienza.
Una media influenzata probabilmente anche dal problema al ginocchio (menisco sinistro) che più volte l’ha costretto a non poter essere convocato per diverse partite.
Anche ultimamente ha dovuto saltare le gare contro Boston e la successiva a Philadelphia per tornare a disposizione di coach Clifford prima di finire nuovamente in injury list per la gara contro Phoenix.
Non una stagione di grande impatto per Cody che, dopo essere inevitabilmente finito in panchina con l’arrivo di Howard (non ho mai capito chi pensava si potesse giocare il ruolo di titolare, solo guardando la cifra investita per Dwight) ha continuato a essere tormentato da infortuni.
Per il futuro, nonostante Cody non manchi di profondere impegno difensivo (al contrario di molti altri giocatori) e sia utile nei tap-in oltre aver migliorato la media dei piazzati, sebbene qualche tiro ultimamente l’abbia mancato (più probabilmente per la mancanza di costanza d’allenamento), c’è da riflettere seriamente su una situazione più che su un giocatore.
La panchina degli Hornets probabilmente sarà corta anche l’anno prossimo se il nuovo GM non riuscirà nel capolavoro di smantellare l’intero team portando a casa qualcosa d’interessante.
L’operazione potrebbe anche essere effettuata in due tranches con accordi preventivi per vendere i giocatori e portare a casa player utili ma con basso salario lasciando buona parte del cap pronto per acquisti futuri.
Il fatto è che dietro a Howard, dovesse essere riconfermato, avremmo bisogno di un giocatore di spessore che non abbia problemi d’infortuni per ché spesso, quando subentrano le terze linee, son dolori.
L’investimento su Willy potrebbe anche essere un rischio sul quale gli Hornets vorranno puntare la prossima stagione, ma il centro degli Hornets ha un contratto che salirà sino a 15,4 milioni nel 2020/21 (l’estensione di 4 anni è stata firmata il 31 ottobre 2016) e a questo lieve aumento potrebbe non essere corrisposta poi una presenza assidua sul parquet. Quest’anno al momento comunque ha trovato spazio con 19 minuti di media, scendendo a 7,1 punti a partita, catturando 5,4 rimbalzi.
Il 54,5% dal campo è secondo solo al 57,1% della scorsa stagione mentre, nelle tre precedenti le medie erano state più basse.
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7° F. Kaminsky: 5,96
 
Il 4 aprile compirà 25 anni e avrà modo di fare un primo bilancio della carriera NBA iniziata almeno un paio se non tre anni più tardi rispetto alla norma.
Ovviamente nel suo anno da rookie ha segnato meno giocando comunque di media 21,1 minuti.
Un’eccezione per Clifford che centellina il minutaggio degli esordienti.
Non fosse per una difesa ancora tra l’acerbo e il saltuariamente svogliato lo inserirei nel quintetto titolare.
In 23,3 minuti a partita segna 11 punti di media, dando un contributo in termini numerici migliore di quello dato da Williams.
Scendiamo nel dettaglio però… il 68/158 dal campo nelle ultime 17 partite dice che il 43% è risultato superiore del 5% rispetto a quello del nostro numero 2 Williams.
Il 29/64 da tre punti è poi pari al 45,3%.
Questa è la percentuale con la quale il cannone del Tank ha colpito il bersaglio nelle ultime 17 partite prese in considerazione.
Come si vede dalle cifre, non è un tiratore occasionale come Marvin ma un giocatore che può tentare il tiro da fuori, all’occorrenza fintare e penetrare se il difensore attardato va in chiusura e abbocca alla finta, oppure andare sotto ad appoggiare sino a inventarsi improbabili canestri circus come l’ultimo ottenuto contro Davis nella partita a New Orleans.
Si diceva non avesse compiuto progressi al tiro nel pezzo precedente ma nelle ultime giornate è lievitato.
L’80,0% ai liberi è il suo miglior dato in carriera, il 42,0% dal campo anche, così come il 37,1% da oltre l’arco, peccato non abbia la bidimensionalità che serve sul parquet.
In difesa, infatti, alcune cifre testimoniano le sue difficoltà, i 3,7 rimbalzi a partita sono miseri, le 0,3 stoppate anche, oggi spende meno falli che possano portare gli avversari a giocate da tre punti mentre le medie dei turnover, rapportate ai minuti sono sempre più o meno le medesime.
Non è uno spreca palloni in questo ambito ma non brilla per il numero di assist a partita (sceso a 1,6) poiché la panchina, a parte Lamb, non offre molte altre garanzie a livello di consistenza in attacco, quindi spesso tocca a lui inventarsi qualcosa.
12 volte in doppia cifra nelle ultime 17 con i 23 punti a Washington e i 21 a New Orleans steccando contro Brooklyn (0 pt con 0/5 dal campo) e Orlando con due punti con uno 0/2 in poco più di nove minuti e mezzo.

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6° T. Graham: 5,97
 
Scende leggermente sotto la sufficienza e il suo minutaggio nelle ultimissime partite sta calando, dopo aver superato anche i 20 minuti in diverse circostanze.
Probabilmente avendo poche armi offensive a disposizione Clifford gli preferisce Lamb, il riaffacciarsi poi di Bacon per qualche leggero, sporadico minuto, ha portato il buon Graham ad abbassare le sue medie.
Non quelle dal campo dove il 25/56 rimane un buon risultato così come l’11/26 da tre interno ai 56 FG tentati.
4,6 punti a partita e 43,0% nel tiro da oltre l’arco in 17 minuti. Sta migliorando ai liberi ma non è ancora a livello dei migliori tiratori NBA.
Il 71,7% è migliorabile.
Se fosse più costante e sviluppasse un tiro più redditizio potrebbe fare concorrenza a un MKG in calo.
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5° N. Batum: 6,07
 
Anche qui casualmente assistiamo a uno stacco di 0,10 centesimi di punto.
Da Graham, appena sotto la sufficienza, entriamo nell’ipotetico quintetto con il rendimento più alto.
Per un motivo o per l’altro, nonostante gran parte della stagione Batum sua stato sul banco dei principali imputati per il fallimento della stagione di Charlotte, è entrato nei migliori cinque. Un po’ per la modestia dei compagni e perché a prestazioni imbarazzanti fanno seguito gare nelle quali il francese si scatena.
Le 1,2 rubate a partita non compensano i suoi pigri close out che a volte ci costano triple importanti nell’economia del risultato finale.
Da fuori abbiamo problemi a contrastare i tiri e sia lui che MKG dovrebbero essere più reattivi spesso.
Il suo plus/minus nelle ultime 17 partite è stato positivo in sette occasioni mentre in altre 10 è andato in negativo. Passivi pesanti a Denver, Boston e Salt Lake City così come nell’imbarazzante gara casalinga contro i Nets.
Di contro è sceso sotto i 10 punti solamente 4 volte nelle ultime 17 partite con un massimo di punti ottenuto contro Phoenix di 29, la quale venne colpita sempre da Batum con 22 punti all’andata (seconda miglior prestazione numerica del transalpino nelle ultime 17 partite).
L’altro ieri a New Orleans si è fermato a 20, ma ancora più interessante è il dato sugli assist che sono stati 118 in 17 partite per una recente media di 6,9 palloni smazzati a partita con i quali sta rialzando la sua media ora ferma a 5,4 a game.
Con il 41,8% dal campo e il 34,0% da tre punti si è riportato a medie quasi accettabili rispetto a quelle drammatiche precedenti ma è mancata la costanza nel rispondere presente alle partite. 12,2 punti segnati con buone percentuali dalla lunetta (82,9%), ma qui non è mai sceso sotto l’80%…
Se dovesse rimanere anche la prossima stagione percepirebbe 24 milioni, un intasamento del cap che una piccola franchigia come Charlotte, nonostante il famoso proprietario, non si potrebbe permettere vista l’incostanza del francese che oggi, a stagione ormai andata, sta proponendo con molta meno frequenza, mettendo dubbi futuri magari al prossimo GM, tuttavia il suo eventuale scambio potrebbe aprire scenari differenti sul modo di giocare di un team che deve necessariamente diventare un pochino più moderno.

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4° M. Kidd-Gilchrist: 6,10
 
MKG era a 6,23 di media sino a gara 51.
E’ calato sino all’attuale 6,10, icona di uno sforzo difensivo che non c’è o è inefficace.
Tallonato ormai da Batum rischia anche la quarta piazza nonostante nelle ultime 17 gare abbia tirato con il 48% (48/100).
Ovviamente mai un tiro da tre punti, in lunetta ha messo 20 dei 28 liberi tentati mentre nel tabellino punti solo tre volte è salito in doppia cifra.
Come per Marvin, i suoi sono punti di rottura, sospensioni prese con spazio o pull-up anche andando a sfidare il difensore uno contro uno se non volate a canestro in coast to coast sempre più sporadiche però viste le sole 8 palle rubate nelle ultime 17 gare…
5 volte ha avuto un plus minus superiore allo zero, ben 11 è andato sotto, specialmente nelle trasferte si dimostra un giocatore molto ridimensionato (-21 a Denver, -16 a Portland, -12 a Toronto e -10 a Orlando).
Poco esplosivo e reattivo rispetto ai suoi standard potenziali d’inizio carriera, sembra un altro di quei giocatori che avrebbero potuto puntare sul fisico se il destino (leggasi infortunio doppio nel caso di MKG) l’avesse lasciato in pace. Invece in una partita di preseason a Orlando è iniziato il suo declino nonostante segni più punti in meno tempo. 9,5 quest’anno contro i 9,2 dell’anno scorso rispettivamente con 25,4 minuti contro i 29 dell’annata passata.
Se in attacco da il suo piccolo, limitato ma preciso contributo dal medio raggio, in difesa come detto, fatica terribilmente, specialmente quando deve andare a prendere fuori ruolo la stella avversaria.
Se un tempo vinceva incredibilmente certi confronti, oggi le sue chiusure sono superficiali o approssimative, in ritardo certe volte dai possibili pick and roll avversari se deve passare sui blocchi (situazione non facile e simpatica per nessuno che nella NBA si può ripetere di frequente) va in difficoltà e il riadattamento di Charlotte spesso non è adeguato.
+4,9 di plus/minus sui 100 possessi ma due stagioni fa era un +15,7, dipende sempre con chi giochi in quintetto…
Un po’ nervoso per un fallo non rilevato dagli arbitri viene espulso contro Philadelphia.
A memoria non ricordo altre espulsioni per MKG…

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3° J. Lamb: 6,40
 
Rimane stabile in classifica Lamb che ha perso sicuramente smalto e continuità da inizio stagione ma il suo rendimento rimane alto con un 6,40 di media, in lieve discesa dall’ultimo “Il Punto” ma il margine con MKG è abissale.
I tre giocatori sul podio sono quelli che hanno aiutato Charlotte alla grande questa stagione. Per quel che riguarda Lamb, aspettarsi di più da un giocatore che a inizio stagione avrebbe dovuto ritagliarsi minuti uscendo dalla panchina, anche a rischio scomparsa (come gli anni passati), sarebbe stato troppo, invece l’infortunio di Batum a inizio stagione ha lanciato Jeremy tra scetticismi e paure. Lui invece in estate aveva lavorato presentandosi seriamente al via della regular season.
Degli effetti ne beneficia ancora oggi nonostante si sia arrivati a gara 68. Io gli consiglierei meno jumper e più attacchi estemporanei con alzate, floater, teardrop vari e appoggi se nei paraggi c’è il lungo di turno. E’ molto abile nelle conclusioni di tale genere con le quali alza il suo tabellino.
78/166 nelle ultime 17 partite in esame, una media pari al 46,9% non è male per un incursore, un esterno leggero che va a ondate.
E’ divenuto anche abbastanza regolare, infatti, ha toccato per ben 13 volte su 17 la doppia cifra con un massimo di 17 punti a Orlando, fermandosi a 16 a Toronto e New Orleans. Ha una striscia aperta di 14 liberi consecutivi.
Deve migliorare il posizionamento difensivo.
La pressione e i close out ci sono ma deve tenere posizioni migliori per rendere di più.
A volte è costretto a rincorse per chiudere i tiratori da fuori e nonostante la generosità in NBA il tiratore con spazio è sempre una minaccia.
Se ne era parlato prima della deadline come una possibile pedina di scambio per smuovere le acque in un roster bloccato da giocatori che non attraggono gli altri team, una destinazione avrebbe potuto essere New York, dovesse tornare sul mercato in estate, fossi nell’entourage di Charlotte ci penserei “tre volte” prima di prendere in considerazione la possibilità di cederlo vista anche l’attuale poca profondità della panchina.
Lui e Frank sono i due giocatori che attualmente possono portare punti durante l’assenza dei titolari.
Il suo minutaggio è aumentato di oltre 6 minuti ed è passato dal 9,7 pt. di media della scorsa regular season ai 13,2 attuali, terzo miglior marcatore della squadra davanti a Batum che gioca 7 minuti a partita in più di lui, anche se il francese si dedica anche agli assist (cosa che Lamb è costretto a fare meno pur avendoli quasi raddoppiati da 1,2 nel 2016/17 a 2,3 quest’anno) ma se rimaniamo a Lamb, quest’anno è sopra a tutte le statistiche di media in carriera. In dubbio per dolori alla schiena per la partita di stanotte ad Atlanta.

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2° D. Howard: 6,59
 
Dwight Howard sta avendo una stagione decisamente buona. Charlotte non aveva un centro e il ruolo è stato ampiamente coperto il n° 12.
Sicuramente non può spostare da solo una partita ma in centri serate è difficile contenerlo, non solo da eventuali novizi, ma anche da centri più esperti.
Cho non è riuscito a prendere Butler in estate e il collasso delle nostre ali più il dramma di Batum a inizio stagione e una panchina con pochi uomini affidabili hanno fatto il resto, oltre alla sparizione di trame di gioco e una difesa che continua a faticare, specialmente sui tiratori…
Tornando a Dwight… c’è da dire che è diventato più confidente in stagione, non solo ai liberi dove ne segna molti di più rispetto lo scorso anno, ma anche i suoi ganci, semi-ganci e rolling hook sono spesso calibrati molto bene (55,8% dal campo) considerando che spesso sono dei duelli in uno contro uno.
Li tirerà da due passi ma sono precisi…
Ovviamente il fisico è la parte predominante di Dwight e grazie a esso in difesa riesce ad arrivare anche su qualche pallone all’ultimo secondo prima che inizi la parabola discendente del tiro.
Non sempre è reattivo nelle situazioni, qualche buco lo lascia, talvolta sceglie di non intervenire sul tiratore (non marcato da lui) uscito da un blocco per cercare l’eventuale rimbalzo o marcare il giocatore che ha sotto canestro ma non sempre gli va bene.
16,2 punti, 12,1 rimbalzi e 1,7 stoppate di media a partita sono un’ottima copertura per Charlotte.
Per un problema a una costola però ultimamente è stato meno attivo a rimbalzo calando un po’ nella statistica (dopo aver sfiorato il record di franchigia catturandone 24 nella prima sfida contro i Nets), l’unica delle tre che è sotto media rispetto la scorsa stagione ad Atlanta.

Il 56,1% ai liberi è al momento la percentuale più alta avuta da 7 anni a questa parte, bisogna tornare al 2010/11 per vedere un 59,6% ai liberi.
Sicuramente il suo stipendio incide parecchio e qualche rilassatezza difensiva (non è Mutombo) fa storcere un po’ il naso ma se non ci dovesse essere un rebuild totale, meglio lui che qualche altro centro a prezzi inferiori che tornerebbero a farci rivivere l’annata precedente.

Le statistiche di Howard negli ultimi tre anni (Houston, Atlanta e Charlotte) più quelle di carriera totali in grassetto.

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1° K. Walker: 6,67
 
Kemba è calato un po’ nelle ultime gare.
Stanchezza, forse disillusione riguardo l’obiettivo playoffs o delusione per esser stato messo sul mercato (in febbraio) a scoppio ritardato?
Non saprei, io opterei per un po’ di stanchezza dopo aver giocato forzando per buona parte della regular season.
Vedremo se si riprenderà nelle ultime gare.
Tankare adesso non avrebbe molto senso.
New York è distante e anche sorpassando Detroit non è detto che i Pistons possano sceglier prima.
Per lui l’oggi è il futuro.
Avendo ancora un anno di contratto con Charlotte a 12 milioni sicuramente dovrà accordarsi con la franchigia.
Il suo “valore di mercato” in dollaroni non è sicuramente quello attuale che risulta basso solamente per la firma che fece in un multiyear da 4 anni.
Il modo di giocare è sempre lo stesso.

Le zone di tiro dal campo, le percentuali stagionali e delle ultime cinque uscite.

Gentry ha speso buone parole per lui e non si può pretendere che un giocatore che spende tanto in attacco riesca a essere un fenomeno anche in difesa.
Abile nel prender sfondamenti, talvolta riesce a recuperare qualche pallone ma anche lui fatica nelle chiusure.
In attacco si sta intestardendo troppo nel tiro da tre punti.
Ci sono serate nelle quali il canestro gli sembra una vasca da bagno e altre nelle quali insiste ma gli entra poco o nulla finendo in momenti decisivi per non dare una mano alla squadra.
La responsabilità la prende, ma sarebbe preferibile costruire qualcosa attraverso il gioco a volte piuttosto che forzare triple uno contro uno.
Dovrebbe regolarsi di più colpendo in uscita con spazio dai blocchi di Howard o quando ha spazio (vedi la tripla contro Phoenix con assist di Batum della nostra lavagnetta tattica). Comunque sia ha anche la possibilità di divenire per le statistiche NBA, il miglior marcatore all-time per la franchigia di Charlotte (superando eventualmente Dell Curry) tra la sua esperienza ai Bobcats e quella con gli Hornets.
Non dovesse riuscirci entro fine stagione… che sia un motivo in più per rimanere?
Comunque conto su di lui perché ci regali qualche gioia da qui alla fine.
Gli venisse la voglia di tornare a fare a pugni?

Kemba in un piccolo cameo in una serie tv americana…
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I voti gara per gara nelle ultime 17 partite giocate.

La media voti con tabella completa dopo la sessantottesima partita. Coach Clifford ha attualmente una media di 5,87.

Game 68: Charlotte Hornets @ New Orleans Pelicans 115-119

 
Il derby con i “cugini” dei Pelicans apriva una serie di cinque trasferte per Charlotte e arrivava in un momento delicato della stagione per i padroni di casa.
Il loro movimento in classifica a pendolo potrebbe portarli a conquistare il fattore campo nel primo turno playoffs ma anche a uscire clamorosamente dalle prime otto dopo l’inaspettato rientro di Utah e i Clippers che hanno beneficiato della partenza di Griffin.
San Antonio alla vigilia della gara era decima a Ovest, tanto per dare l’idea di che battaglia si sia accesa a occidente… Charlotte non ha mai vinto sul campo di New Orleans nei precedenti tre scontri e a qualificazione ormai lontana c’era da verificare se i ragazzi si sarebbero presentati a New Orleans per onorare lo sport giocando una partita vera o lasciare spazio al sogno di Davis & Company di tornare a volare nella post season dopo lo 0-4 incassato da Golden State nel 2015.
Quei tempi sono lontani, ma il trend dei due team è quello. Charlotte lontana dall’essere un team vincente e New Orleans a sprintare per un posto al sole.
Forse l’anno prossimo, con l’All-Star Game in ballo e un nuovo GM capace, potremo dar seguito alla replica del biennio iniziale di Charlotte che ci vide al secondo anno a giocarci gara 7 del primo turno playoffs.
Per ora il campo di NOLA rimane ancora inviolato da parte dei nuovi Hornets che, semmai avessero avuto bisogno di dimostrarlo, non sono competitivi nei momenti che contano, tradita anche da Walker in serata.
Non è la nostra annata, mentre New Orleans continua a remare per raggiungere i PO.
Davis ha finito con 31 punti, 14 rimbalzi e 5 stoppate, favorendo complessivamente New Orleans nei palloni catturati sotto le plance (45-50) ma è negli assist che si nota la differenza (22-33) anche se c’è da dire che questo gap è anche frutto dei falli spesi da New Orleans a confronto di Charlotte.
6/8 dalla lunetta per la squadra di Gentry, 18/22 per quella di Clifford che ha concesso il 50% al tiro agli avversari tirando male da tre punti con il 26,9%…

I quintetti iniziali.

Wesley che attualmente fa il commentatore tecnico per i Pelicans per Fox (alter ego di Dell Curry a Charlotte) e le statistiche tranciate ottenute a Charlotte che sarebbero da unire a quelle poi avute in maglia New Orleans Hornets…

 
Sulla palla a due la spuntava NOLA che andava a vuoto con Okafor dalla baseline destra così come gli Hornets da tre con Williams pur schermato. Il primo canestro lo realizzava Moore con una tripla dalla diagonale destra su un close out pigro di Batum.
Charlotte replicava a 11:04 quando sul lob altissimo di Walker, pioveva l’alley-oop di Howard.
Rondo portava con un soffice tocco nuovamente sul +3 i suoi prima che Marvin commettesse il secondo errore al tiro così come Davis e MKG.
Il giocatore di New Orleans però entrava in lunetta per realizzare un 2/2 (2° fallo Williams) che portava la squadra di Gentry sul 2-7.
Con un sicuro rolling hook Howard batteva Okafor da pochi passi, quelli che commetteva Rondo sull’azione successiva.
A 8:48 Howard ribaltava l’azione verso destra da dove Walker colpiva da tre punti per il pari.
La gioia durava poco per l’appoggio volante di Davis tuttavia riequilibrato da Williams che in infilata riceveva il bound pass corto di Batum dalla sinistra.
Rondo era stoppato da Howard ma sulla rimessa Holiday infilava da oltre l’arco e Davis allungava poco più tardi da sotto sfruttando il mismatch con Walker.
Su un gioco a due Williams mancava una schiacciata così come il tiro sulla stessa azione (palla tenuta viva da MKG), dall’altra parte invece Davis catturava un rimbalzo offensivo in mezzo a tre Hornets mal disposti e aggiungendo due punti mandava il tabellone sul 9-16.
Per ripartire Charlotte si serviva del proprio capitano che arrestava con un hesitation l’entrata, Davis gli sbatteva addosso sull’appoggio così da guadagnare due pt. E un FT che ci portava sul -4.
Moore faceva ripartire i locali con due punti ai quali rispondeva Howard in post alto destro in fade-away, poi New Orleans prendeva il sopravvento allungando con Holiday sino al 14-22 nonostante Howard rispondesse di fisico su Okafor per guadagnare l’area e appoggiare al vetro con in più il fallo dell’ex Charlotte.
La giocata per il 17-22 portava nove punti nel paniere del nostro n°12 ma i Pellicani volavano con 4 punti di Okafor e due di Holiday dalla media destra sul 19-30 che a 3:05 costringeva Clifford a riordinare le idee nel time-out. Charlotte ne usciva mancando un tiro da fuori con Batum ai 24 ma Walker realizzava da sotto con rapida finta a togliere il tempo della stoppata a Mirotic, Lamb bloccava Moore mentre dall’altra parte un rapido tre punti del capitano dalla diagonale sinistra ci consentiva di risalire nel punteggio, anche se Okafor in correzione da secondo rimbalzo offensivo imponeva uno stop nella rimonta.
Moore si faceva rubare un pallone mentre dall’altra parte Batum spingendo in area trovava un turnaround sul quale Miller commetteva fallo.
La giocata complessiva da tre punti spingeva gli Hornets sul 27-32, un -5 che resisteva sino alla fine del quarto ritoccato da alcuni liberi, una tripla in solitaria di Monk e l’entrata di Holiday a destra per il 32-37.

Howard va per il rolling hook contro Okafor.
AP Photo/Veronica Dominach

 
Charlotte segnava per prima con il Tank nel secondo quarto ma con un veloce primo passo Rondo lasciava di quei pochi decimi attardato Monk che non riusciva in estensione a stoppare il fing and roll dell’esperto avversario.
Un alley-oop del Monociglio a 9:43 segnava il 36-43 per i locali.
Un -7 che Charlotte faceva fatica a recuperare perché Mirotic a 9:13 segnando da fuori il 38-46 costringeva Clifford a un altro time-out Charlotte ne usciva momentaneamente più convinta riuscendo a liberare Lamb sulla linea del tiro libero per un jumper vincente, poi l’estemporanea pressione di Kaminsky e Bacon sul portatore di palla costringeva al passaggio orizzontale a metà campo Rondo sul quale pass, Graham capiva tutto anticipando la giocata, volando a 8:42 in transizione per depositare il 42-46.
Un fallo assegnato a Frank in corsa sul lancio lungo per Davis portava l’All-Star avversaria al 2/2 ai liberi poi era Mirotic a segnare da tre mentre Lamb si accontentava d’esser spinto lateralmente da Clark per portare a casa due punti dalla lunetta.
L’azione successiva era viziata da una netta spinta di Mirotic che buttava giù Graham in marcatura prima di passare dietro lo schermo e ricevere per tirare da tre punti indisturbato.
Tre punti che pesavano sulla coscienza della terna che non vedeva la netta spinta che trascinava i Pels sul +10 (42-52). Lamb con un 2/2 dalla lunetta e Frank in area accorciavano sul -6 che diveniva -4 quando Gentry aveva anche il coraggio di protestare sul tocco di Holiday sul lanciato Lamb che cercando di agguantare il passaggio pasticciava un po’, anche perché sbilanciato da dietro dal tocco della guardia avversaria.
2/2 per il 50-54 a 6:08, un punteggio che era destinato comunque a salire rapidamente per la squadra di New Orleans che trovava un alley-oop sull’asse Rondo/Davis e un tiro da tre punti immediato nella tempistica (da sinistra) di Moore sul quale una rilassata difesa non riusciva nemmeno ad avvicinarsi.
Giustamente Clifford bloccava nuovamente il cronometro sul 50-59 ma le cose rimanevano ancora nel limbo anche se a 3:01 Kemba riusciva a colpire da tre punti e Batum replicava da oltre l’arco con un catch’n shoot frontale che spingeva Charlotte ad accorciare il gap a 5 pt. (60-65).
Una transizione di Lamb su una persa di NOLA (passaggio pessimo di Moore) era sfruttata da Lamb che realizzava anche il -2.
Davis con un jump hook dalla linea di fondo destra anticipava lo 0/2 ai liberi di Howard (1:23) che faceva perdere un turno agli Hornets, colpiti dall’ennesima tripla di Mirotic.
A :04.4 Davis era battuto sulla destra da Walker in abile allungo a una mano.
I punti del capitano chiudevano il primo tempo sul 65-72.
 
La ripresa iniziava con lo scambio di cortesie tra Howard e Okafor materializzato da due punti a testa, MKG tirava da marcato fallendo, Batum si mal consigliava sfidando i lunghi tentacoli di Walker che lo stoppava, a 9:20 finalmente arrivava un’azione buona con la dribble drive in transizione di Kemba che trovava a rimorchio MKG con la sua schiacciata prima di un floater di Rondo, il quale si doveva arrendere a un assurdo canestro di Batum che arretrando in area non trovando più appoggio andava in off balance per segnare ugualmente.
Okafor colpiva dal medio raggio destro e a 8:09 il duello con Howard con due FT per il centro di Charlotte che splittando voltava le cifre del mega schermo sul 74-78.
Kemba da una second chance si lanciava a tutta velocità per l’appoggio di destra a destra tagliando fuori Okafor.
La Crescent City era scossa e Gentry chiamava il time-out a 7:46 sul 76-78 I Pels tornavano a correre toccando il +6 con il quattordicesimo punto di Okafor e il +8 su un’azione confusa; Marvin in uscita passava affrettatamente verso destra la palla ma Rondo intuiva rubando la palla passando a Davis per la schiacciata senza difensori attorno.
A 6:17 era la volta di Clifford di riaffidarsi al time-out terapeutico.
MKG ne usciva un uomo nuovo dopo tanti errori a 6:00 piazzava l’elbow jumper, poi andando in rotazione, pur perdendo Holiday finiva per stoppare Okafor e per realizzare ancora a 5:36 da sinistra.
Howard con un banker da destra seccava Okafor e quando MKG sbagliava il tiro ci pensava ancora Howard che da sotto si faceva largo per trovare il pareggio in schiacciata. Otto secondi più tardi Rondo dimostrava in entrata la fragilità della nostra difesa mentre Marvin da tre continuava a sbagliare (ben tre triple) ma a pareggiare per gli Hornets, dopo il riavvicinamento firmato da Batum ci pensava Kaminsky a 1:49 (88-88).
Nel finale usciva Okafor per quinto fallo ma rientrava Davis, Clark portava sul 90-92 i suoi ma sull’errore di Batum al tiro Kaminsky anticipava la sirena correggendo per il 92 pari.

Charlotte Hornets guard Jeremy Lamb (3) drives to the basket against New Orleans Pelicans guard Jrue Holiday (11) in the first half of an NBA basketball game in New Orleans, Tuesday, March. 13, 2018. (AP Photo/Veronica Dominach)

 
L’ultima frazione iniziava così in parità, un equilibrio che veniva rotto da un floater di Clark.
Gli Hornets trovavano però a 10:53 l’inaspettato vantaggio quando Kaminsky in entrata era fatto roteare da Davis in uno contro uno; circus shot con libero aggiuntivo per il 97-96 Hornets che ci prendevano gusto e provavano a mettere un cuscinetto di sicurezza da lì al finale nonostante il sorpasso momentaneo di Rondo, infatti, Lamb in floater realizzava andando ad aggiungere altri due punti in transizione poco più tardi quando, su un retropassaggio saltato da dribble drive di Rondo, la chiusura di Frank a mani alzate faceva inerpicare la palla verso il prolungamento di Graham che lasciava a Lamb poi la transizione descritta.
Una palla persa da Davis era sfruttata senza paura da Kaminsky il quale trovando una buona tripla senza paura finiva per far diventare 6 i punti di vantaggio di Charlotte (104-98).
Purtroppo Clifford non intuiva che, dopo il time-out degli avversari, il momento d’oro dei Calabroni era finito.
Davis dimenticato in area era pescato da un diagonale di Rondo, poi Lamb si faceva stoppare dal Monociglio che, dopo un periodo d’appannamento saltava fuori nel finale per chiudere un alley-oop ancora lanciato da Rondo.
Una shot clok violation degli Hornets era sfruttata da Clark in uscita sul lato sinistro per i tre punti del sorpasso (104-105). Kemba provava da fuori ma colpendo l’esterno destro del ferro non interrompeva il parziale di 0-7 del Gentry team.
Gli Hornets bloccavano l’avanzata locale con due FT di Howard, abbrancato da Holiday sullo spin che l’avrebbe portato a schiacciare.
Nuovamente +1, perso ancora per colpa di Davis.
Walker s’intestardiva fallendo un’altra tripla ma Howard stoppando Rondo ci teneva in partita mentre sulla stessa azione tentando il recupero Davis metteva una mano sulla palla cosicché gli arbitri fischiassero la contesa mentre Howard finendo fuori dal campo cadeva all’indietro chiedendo il fallo.
Comunque sia con un po’ di fortuna la palla finiva a Charlotte che però sprecava con un tiro in sospensione impreciso di Batum.
Kemba sprecava un floater mentre Holiday depistava un tenace Lamb che rientrando influenzava la perdita della sfera da parte del treccioluto avversario. Howard di sinistra batteva Davis e il raddoppio di Mirotic.
I Pelicans si affidavano al time-out e a Holiday che colpendo da tre dalla top of the key faceva svoltare la partita a favore dei Pelicans anche perché se Batum recuperava palla in difesa, Walker con un passaggio orizzontale verso il francese commetteva il classico bad pass, così da aprire il campo per la galoppata di Davis che allungando sul 108-112 a 1:54 dal termine dava ormai nefaste prospettive ai viola.
Batum per un blocking foul di Mirotic ci riportava a mezzo lunetta al -2 ma Holiday approfittava di un cambio marcatura per bombardare da tre, così a 1:19 dalla fine il -5 diventava quasi impossibile da recuperare anche perché Walker invece che tentare da tre al momento del bisogno andava in palla tentando un pullup da destra dal medio raggio non degno della sua fama.
Holiday sbagliava un tiro ma si dimostrava molto più esplosivo andando a catturare il suo rimbalzo su un MKG senza navigatore finendo anche per infilare in fing and roll il nuovo +5.
Non rimaneva molto tempo ma Frank provava a riaprire il match con l’appoggio a sinistra.
Una steal apriva il campo a MKG che era però stoppato dall’ombrello di Davis.
Palla oltre il fondo a 7 secondi dalla fine sul disperato -5. Time-out ultimo per Clifford e palla a Frank che mirava ma tirava con immediatezza da oltre l’arco pescando il jolly. 115-117.
Ci volevano due falli per mandare Davis in lunetta, uno che si era appena avvicinato ai 30 consecutivi (almeno 26 credo) prima di un errore in serata.
L’acclamato MVP non sbagliava e la girata di Batum sul -4 si spegneva sul ferro.
Charlotte così lasciava la vittoria a New Orleans che vedeva comunque tutti i team rivali rispondere in serata.
 
Pagelle Hornets
 
Walker: 5
22 pt., 3 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. 9/20 al tiro. Prestazione in media punti e buona percentuale dal campo grazie a un primo tempo ottimo. Nel secondo sbaglia quasi tutto. Body language non ottimale in difesa, testa bassa quando Cliff gli dice qualcosa già prima, il suo passaggio verso Batum intercettato da Davis apre il baratro finale. In confusione sbaglia almeno tre triple per andare poi a fallire un pullup da due quando ci sarebbe stato ormai bisogno di un tiro pesante. Manca completamente nel finale quando avremmo avuto bisogno di lui per vincere.
 
Batum: 7
20 pt., 5 rimbalzi, 8 assist, 4 rubate e 3 stoppate. Ci deve esser stata un’inversione di talento tra le guardie in modalità simil Space Jam. Batum ruba palloni, stoppa avversari nettamente più forti fisicamente di lui e non spende falli inutili. Parte pigramente, poi, nonostante qualche errore (7/16 dal campo) inizia a trovare un buon ritmo capendo esattamente il gioco intorno a lui e se forza la tripla va a metterla anche in catch n’shoot. Peccato per l’errore al tiro nel finale ma era solo e doveva provarci. Sarà che vorrà onorare il suo contratto o trovare nuovi lidi, ma le ultime prestazioni sono in salita.
 
Kidd-Gilchrist: 5
7 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. 3/9 dal campo, -14… Vive un buon momento nel terzo quarto dopo un time-out chiamato da Clifford infilando 4 punti e nel mezzo stoppando Okafor, per il resto avrà bisogno di un analgesico per la marcatura su Holiday. Inguardabile e spento atleticamente rispetto a un tempo, patisce troppo.
 
M. Williams: 4,5
2 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. 3 turnover, ma soprattutto fallisce nettamente la serata. L’alibi non può essere il cerottone a riparare la ferita all’arcata sopraccigliare. Manca 5 triple, alcune comode e i 9 rimbalzi (tanti) non compensano una prestazione che, fatta da una PF titolare, risulta imbarazzante, seppur limitata a 19 minuti.
 
Howard: 7
22 pt., 11 rimbalzi, 2 assist, 3 stoppate. 9/12 al tiro… non fa la prestazione di Davis ma per gli Hornets è importante. A parte qualche amnesia difensiva e passaggio a vuoto dalla lunetta, Dwight ci prova compiendo una meritevole azione; quella di non cedere. Si mette a litigare con Okafor, tanto che a un certo punto partono manate per svincolarsi da marcature ortodosse. L’incontro di boxe è rimandato per il quinto fallo di Okafor ma Dwight stende comunque nel finale Davis e Mirotic di sinistro. Sull’azione successiva un sospetto fallo non è chiamato, lui si lamenta (lo fa spesso) ma la decisione ormai è presa.
 
Lamb: 6,5
16 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 5/9 al tiro. Fa un po’ fatica a tenere a volte se gli uomini avversari passano da blocchi, comunque a qualche tiro sbagliato entra in partita carburando con FT, floater e transizioni. 6/6 dalla linea, 0/1 da fuori. Non riesce a fermare un sorpasso a mezzo tripla di Clark ma da il suo contributo in 23 minuti.
 
Kaminsky: 6,5
21 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. 9/13 al tiro. La difesa è veramente rivedibile con alcune dimenticanze gravi ma in attacco è l’ultimo ad arrendersi. Fagocita i 28 minuti sul parquet interamente. Niente spazio per Willy e lui non lo fa rimpiangere in fase offensiva mentre in difesa è assente a rimbalzo (uno solamente).
 
Monk: 6
Quasi uno svizzero neutrale. -1 di plus/minus. Tre punti (1/3 da fuori), ¼ complessivo. Avrebbe potuto tirare anche meglio. La sua unica tripla è un coast to coast arrestato fuori area… Sta ottenendo minuti, oscillerebbe tra lo scarso e il sufficiente ma non voglio dargli un 5,5 forse troppo ingeneroso in 12 minuti.
 
Graham: 6
2 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata. Segna in transizione intuendo il passaggio di un avversario pressato. Prende in faccia o meglio da terra, una tripla di Mirotic che l’aveva buttato giù spingendolo irregolarmente. 13 minuti nei quali in difesa s’impegna.
 
Bacon: 6,5
0 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata in 3 minuti. Buona la sua pressione difensiva, conquista due rimbalzi e riesce a rubare un pallone. Forse avrebbe dovuto subentrare con più minutaggio a MKG.
 
Coach S. Clifford: 5,5
La squadra gioca ma perde, mostrando le solite lacune difensive. Riesce nell’ultimo quarto a limitare NOLA ma cambia troppo tardi la panchina, nonostante da ogni time-out o quasi la squadra ne esca positivamente, va perdendosi… Altra L preventivata che ci allontana dalla zona playoffs, ormai un miraggio.
Pagelle Pelicans
Rondo: 7,5
12 pt., 17 assist, 5 rubate. Tre TO a parte partono da lui quasi tutte le azioni nelle quali la nostra difesa collassa. Nonostante l’età primo passo, velocità e visione di gioco ci sono.
Jr. Holiday: 7,5
Vince la partita nel finale con un paio di triple e il fing and roll decisivo. 25 pt. con 11/21 dal campo ritagliandosi spazi per il tiro.
E. Moore: 6
14 pt., 6 rimbalzi. Qalche errore e un paio di TO, ma sufficiente.
A. Davis: 7,5
Momento d’appananmento nel secondo tempo (gioca anche molto, 38 i minuti tonight) ma poi riesce a far valere il suo fisico, le lunghe braccia in atatcco e in difesa. Sbaglia un libero in serata e deve cominciare da capo dopo una lunga striscia di FT a segno. Ovviamente tiene meglio Howard rispetto a Okafor, anche se su un paio d’occasioni ricorre a contatti molto al limite. 31 pt., 14 rimbalzi e 5 stoppate.
Okafor: 6,5
Ripescato da non si sa quale pianeta riesce a limitare Howard. Non certo a contenerlo. Alla fine subisce ma fa la sua partita prendendo rimbalzi e segnando 14 pt.
Mirotic: 6,5
11 pt., 9 rimbalzi. La furbizia con la quale si libera di Graham gli consente d’arrivare a un 3/6 da fuori. Partito dalla panchina aiuta il team.
Miller: 5,5
9 minuti 1 stoppata con 0 punti. Si fa battere da Batum commettendo anche fallo.
Clark: 7
12 pt. con 5/6 al tiro. L’uomo in più per NOLa che beneficia di questa dozzina di punti oltre a un paio di rimbalzi e assist dello stesso Ian mentre dall’altra parte per citarne uno a caso, il nostro Marvin si ferma a 2 pt pur giocando solo un minuto i meno dell’esterno di NOLA.
Coach Gentry: 6
Mah… mi pare un allenatore modesto ma se hai in squadra Davis, Rondo e Holiday, il gioco fluisce da solo. Non vorrei gufarla ai Pelicans ma credo abbiano tutte le carte in regola per accedere alla post season pur senza Cousins che, in qualche maniera ha liberato Davis, Rondo e dato più spazio a Holiday poiché la palla è sempre e soltanto una.

Chalk Hornets 2

Secondo video di Chalk Hornets, sempre in collabrorazione con Matteo V. che ringrazio.

Oggi descriviamo un’azione semplice a due tra Walker e Batum osservandola però nei dettagli che determinano lo sviluppo sino alle estreme conseguenze dell’azione.

La visuale verticale permette d’osservare bene il taglio flash accennato di Batum, il blocco di Williams sul quale il francese, tornando sui suoi passi prende spazio ma decide di non tirare.

La penetrazione è chiusa da Harrison, l’area in generale è ben protetta ma il n° 5 coglie l’oscillazione di Elfrid Payton che rimane in una posizione detta “terra di nessuno”, così il bound pass per Kemba risulta ottimale per la freccia scoccata dal capitano da tre punti visto che il close out della PG avversaria è necessariamente tardivo.

 

Game 67: Charlotte Hornets Vs Phoenix Suns 122-115

 
Sulle rovine degli insediamenti Hohokam nacque Phoenix.
Il nome le fu dato in virtù delle qualità immortali si pensava avesse la fenice, abile a rinascere dalle proprie ceneri. Il caso vuole che la prima partita del day after disaster avvenga proprio contro i Phoenix Suns.
La squadra di Clifford in due partite, pur potendo contare su un calendario favorevole rispetto a Pistons e Bucks, ha lasciato intendere di non essere una squadra.
Pochissima difesa che i soliti due/tre soliti volti non sono riusciti a colmare.
Due sconfitte sulle quali c’era una piccola attenuante sulla prima, per quella con i Nets non ci sono alibi che tengano.
In estate bisognerà ricostruire sulle ceneri per tornare a volare.
Era giusto terminare con questa squadra che porta con sé dagli albori della nascita dei Calabroni 2.0 alcuni elementi come Walker, Kidd-Gilchrist, Marvin Williams e Cody Zeller. Non so cosa accadrà ma in quello che sarà l’anno dell’All-Star Game mi auguro che Jordan inizi a metterci la faccia e tramite il nuovo GM possa costruire una squadra dal record vincente, come occorso solamente il secondo di questi quattro anni passati insieme.

Tre titolari nel riscaldamento prepartita.

Per quanto riguarda questa partita odierna, a 16 gare dal termine, con gli Hornets sotto di 10 partite dal record in parità, c’era solamene da augurarsi che la squadra onorasse contratti e mettesse spirito per interrompere una striscia negativa che durava da cinque partite.
Gli Hornets chiudevano nel finale una partita emozionante, così come fu quella disputata in Arizona.
Dal +20, trovatisi sul +2 grazie alle bombe continue dei Suns nell’ultimo periodo, i ragazzi di Clifford pescavano il jolly proprio a mezzo tripla con Batum che allontanava Charlotte sul +5 a meno di un minuto dalla fine.
18/32 per i Suns da oltre l’arco con il 56,3% con un Reed da 4/4 a guidare l’ottima pattuglia di Triano.
Sopra anche negli assist (24-27), i Suns hanno dovuto soccombere però a rimbalzo (41-35) e nelle rubate (11-9), così come nei TO (12-14), tirando meno e peggio i FT, mentre la percentuale dal campo è stata la medesima per le due squadre con il 50,6%.
Per la rimaneggiata Phoenix
17 punti sono arrivati da Daniels, partito come starter, 16 a testa da Reed e Bender, 14 a testa invee per Shaquille Harrison e Elfrid Payton.

Gli starting five.

 
Palla a due vinta da Chandler, senza esiti il primo attacco ospite per la buona uscita di Howard, sulla transizione MKG andava a chiudere in fing and roll a 11:13 per il 2-0.
Harrison con un bound pass pescava solo Chandler sotto canestro che chiudeva in sicurezza con la schiacciata dal pari.
Ripartivano gli Hornets che con una triangolazione esterna mettevano in moto sulla diagonale sinistra Williams che scaricando un tiro da tre punti, valorizzava il bound pass di Kemba.
Un bel rolling hook di Howard vs Chandler aumentava il divario che era tuttavia riassorbito dalla squadra di Jay Triano nonostante una rubata con conduzione in transizione con appoggio che Harrison si vedeva inchiodare al vetro tal turbo ritorno di Williams.
Sull’azione seguente però l’ex Daniels pescava la classica tripla pareggiando a 7:46 prima che a 7:25 gli Hornets ripartissero con un catch n’shoot di Marvin Williams da tre punti per il 10-7.
Payton accorciava sul -1 ma a 6:30, nel duello tra guardie, Kemba aveva la meglio segnando il suo primo canestro dal campo con una bomba.
MKG cercava di aumentare il gap ma sbagliava il tiro, tuttavia sorprendendo Chandler che aveva conquistato il rimbalzo, rubando sotto canestro al lungo, correggeva facilmente l’errore.
Un semi-gancio di Howard anticipava lo svincolamento di Batum dalla marcatura per l’appoggio di destro sotto canestro, poi era ancora il turno del nostro centro che piazzava un elbow jumper frontale da oltre la lunetta per il 21-10.
Entrava Len che iniziava a curare Howard con le maniere forti ma dopo un fallo, Howard eseguiva uno spin dietro l’avversario, Frank riconosceva il momento e l’alley-oop era fatto.
Poco più tardi cambiavano assist-man e lato (Lamb per il destro) ma il risultato era il medesimo; il nostro numero 12 si elevava ancora in alley-oop ottenendo altri due punti che a 2:42 ci portavano sul 27-12.
Phoenix si dava una svegliata segnando con Ulis da tre punti e con Harrison e il suo acrobatic shoot in entrata sul quale gli arbitri chiamavano l’addizionale per fallo del Tank.
0/1 e risultato che non mutava rimanendo quindi sul 27-17…
Monk entrava sul parquet segnando a 1:43 il suo primo tiro, un lungo due oltre la marcatura di Chandler…
Ulis con un off balance passava il tentativo di difesa di Frank ma Lamb a :58.2 dal corner destro faceva ricadere la spicchiata nella retina per il 32-19.
Charlotte si arrestava offensivamente mentre Phoenix iniziava un mega parziale in rimonta a cavallo tra i due quarti che vedeva i canestri da fuori di Harrison e Reed nel primo quarto, fissato sul 32-25.

Batum al tiro contro l’ex Troy Daniels. Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
La solfa non cambiava a inizio secondo quarto, quando gli Hornets tenevano un po’ meglio difensivamente ma senza riuscir a segnare, accadeva così che Daniels a 9:08 trovasse il pareggio alla sua maniera con un tiro da fuori (32-32). Phoenix non riusciva a passar avanti perché Lamb, ultimo marcatore degli Hornets, infilava un’altra tripla dalla stessa mattonella (8:48) e a 7:58 dalla baseline sinistra Walker aggiungeva un pullup per il 37-32.
Dudley a 7:43 segnava il 37-35 ma Charlotte da destra trovava un passaggio dentro per l’aggancio sulla rollata di Kaminsky che attaccando il canestro appoggiava a destra del plexiglass evitando la stoppata per depositare il +4.
Batum diventava da assist-man a finalizzatore quando Kemba arrivava da una dribble drive sino sotto canestro passando corto sulla sinistra per il francese al quale non rimaneva altro che schiacciare per il 41-35 a 6:57.
Payton rispondeva innescando verticalmente un soft alley-oop di Chandler ma Howard era contratto irregolarmente dall’ex centro di NOLA e Dallas.
Due FT a segno che forse lo esaltava tornando in difesa.
Diavolo a 4 in uscita su Payton che in entrata veniva influenzato dal suo rientro, l’errore era recuperato da Phoenix, Dwight toccava un pallone, poi dopo il secondo errore della squadra dell’Arizona recuperava con sicurezza anche un rimbalzo nel traffico andando a 4:26 a prendersi due FT.
Splittandoli portava i Calabroni sul +5 (44-39) prima di andare a stoppare Payton.
MKG, che aveva perso una palla contesa precedentemente, si rifaceva contro Bender, il tocco verso Howard era buono per la virata e tocco al vetro da destra del nostro centro che faceva secco Chandler che pure faceva il massimo sulla difesa.
La marea teal non si arrestava poiché a 3:23 pioveva ancora una tripla di Williams che ci riportava in doppio vantaggio (49-39) prima che la squadra ospite accorciasse sul -6. Kemba segnando da tre faceva scorrere il tabellone sul 52-43 e Batum in mumbo fade-away dalla baseline destra in uno contro uno ci restituiva il vantaggio in doppia cifra. Phoenix però trovava un bel bound pass verticale pompato da Chandler per la rapida infilata di Harrison che in reverse layup passando il ferro chiudeva abilmente.
Altri due punti di Batum dal pitturato facevano oscillare un gap che scendeva leggermente poiché Harrison continuava a sorprendere con giocate interessanti; l’attacco dalla baseline e il numero con cambio mano in reverse rimanevano impressi, così come l’ultima giocata di Kemba che si scontrava lateralmente con Chandler sul palleggio ormai a livello formica, mantenuto il possesso battendo Dudley, riusciva ad arrivare a chiudere in appoggio da sotto finendo per anticipare d’un soffio la luce rossa per il 59-51 finale di primo tempo.

Howard, intervistato dalla ready a metà gara.

 
La ripresa iniziava con Harrison molto attivo.
Tre punti ottenuti velocemente (tiro da due punti e un FT, il secondo), poi interveniva Howard a spezzare il break ospite con un piazzato senza esitazioni per il 61-54.
Bender aveva la meglio su Williams in entrata con appoggio di destro e Payton, approfittando di una persa di Kemba in palleggio nel cuore dell’area si lasciava andare ad un coast to coast in palleggio che valeva il -3 (61-58).
A 9:42 Batum, pur senza molto spazio, segnava da te punti dalla diagonale sinistra ma Daniels replicava un po’ più lontano dell’arco, intimando la resa a mani alzate a MKG in marcatura.
Sul 64-61 ripartivano alla grande i Calabroni che, dopo i primi due pt. del parziale iniziato da Batum, vedevano Marvin (8:53) lanciatissimo in un varco sparare una thunder dunk di destra sulla quale nessun phoenician osava tentare la stoppata.
Un recupero steal di Williams su Bender in palleggio innescava l’offensiva di Charlotte chiusa abilmente da Howard che andava a piazzare un insospettabile elbow jumper dalla baseline destra sul quale Phoenix chiamava time-out (8:17).
La situazione per Triano però non migliorava poiché la sua squadra incassava un gioco da tre punti per un turnaround in post alto di Williams sul quale gli arbitri chiamavano anche un fallo (forse eccessivo) di E. Payton.
Comunque l’1/1era solo l’antipasto del 2/2 che a 6:57 lo stesso nostro numero 2 otteneva con gli Hornets in bonus.
Il parziale di 11-0 era interrotto da Phoenix così come l’alley-oop per Howard da Dudley che mandava in lunetta il nostro centro a splittare.
Una tripla dal corner destro di un perfetto Dudley da fuori l’arco oltrepassava Batum prima d’infilarsi.
Charlotte rispondeva con un’entrata ritmata a ricciolo di MKG che in perfetto terzo tempo alzava sopra i lunghi nel pitturato.
Howard stoppava l’entrata di Daniels con lo scudo stellare, sulla ripartenza MKG per Batum che colpiva micidialmente da oltre l’arco trovando anche più tardi (4:39), due punti in appoggio al vetro sulla destra per l’83-66.
Dopo due punti di Ulis ne arrivavano 4 in un sol colpo per Batum che era leggermente sfiorato da Reed sull’alzata; tiro da tre a segno, libero anche e a 4:11 Charlotte veleggiando sull’87-68 si sedava comodamente al comando.
A :44.4 con una tripla il Tank faceva segnare anche un +20 (92-72) che non faceva prevedere un finale di gara intenso, invece Phoenix trovando gli ultimi 4 punti del quarto chiudeva sul 96-72 per cercare di rilanciarsi nell’ultima frazione.
 

Marvin Williams contro Elfrid Payton.
Ap/Photo Nell Redmond

La scelta folle di Phoenix era quella di provarci sempre da fuori area e la strategia era premiata perché Dudley e Reed infilando immediatamente due triple portavano sul 96-78 la gara.
Una fiammata del Tank però riportava a 10:30 i Calabroni sul +20 (100-80).
Succedeva però l’impossibile nei minuti seguenti; Bender da tre oltre Frank, ancora Bender da fuori dopo il time-out di Clifford, prima da tre e poi con tre tiri liberi su quattro avvicinava i Soli sul 102-88.
Howard trasformava la torrida pressione in un oasi quando ricevendo da Kemba, pur essendo spinto alle spalle da Dudley, riuscendo a segnare, otteneva anche un libero per portare sul 105-89 la gara.
Phoenix però iniziava a ingurgitare il pianeta Hornets a suon di triple; Daniels a 8:30, Reed in transizione per la quindicesima su 24 tentativi complessivi di Phoenix e ancora lo stesso Reed portavano sul 107-99 la partita.
Batum in fade-away rapido faceva secco l’ultimo marcatore ma Bender da tre a 6:20 riusciva a riportare sul -7 i bianchi.
A 5:55 Marvin sanguinante dall’arcata sopraccigliare sinistra veniva aiutato dal medico, la ferita era rimarginata da un cerottone mentre sul paquet il sanguinamento era fermato dall’alley-oop di Howard gentilmente offerto da Kemba.
Sul 112-104 ci riprovava Bender da fuori, scegliendo l’unica soluzione utilizzata dai Suns nel quarto (triple o liberi a segno), ma questa volta il tiro non risultava preciso ma a 4:39 Payton sorprendeva tutti andando d’autorità a infilare il cesto in entrata.
A 4:13 Daniels metteva i brividi ai suoi ex tifosi fissando la tripla del -3 (112-109) per il 9/11 complessivo di quarto degli ospiti da oltre l’arco…
Walker serviva Kaminsky che dal centro sinistra superava Dudley tirando da tre; la palla rimaneva in aria fin troppo per i tifosi (nonostante il breve lasso di tempo reale) che tiravano un sospiro di sollievo vedendola varcare la retina.
Payton nel finale aveva la meglio su Kemba dimostrando più concretezza nell’occasione.
Mentre Walker sbagliava un paio di triple e uno step back sul quale Bender andava per funghi, l’ex Magic realizzava due canestri che consentivano ai Soli di trascinare in orbita “mercurica” il pianeta Charlotte (115-113).
Payton da tre non funzionava, così come l’idea di Bender di tentare l’entrata; la palla sbattendogli addosso finiva oltre la linea di fondo.
Charlotte così si salvava ma in attacco non era agevole trovare spazi a meno si un minuto dalla fine; Batum, avendone un pochino sullo scarico non ci pensava troppo anche se un difensore gli si parava incontro velocemente.
Il suo tiro andava a sbattere fortunosamente sulla sinistra del plexiglass ricadendo dentro a :51.4 per il 118-113.

Batum seduto nel time-out dopo la tripla scoccata dal suo arco nel finale.

Un colpo di sponda da biliardo che metteva al riparo anche dall’entrata di Payton su Walker per il 118-115.
A :34.8 Bender commetteva due falli in rapida successione su Howard.
Il secondo era sanzionato, così il nostro centro andava in lunetta.
Freddo, il primo FT rimbalzava tra i ferri prima d’esser benevolmente accolto, nessun problema per il secondo con Charlotte sul +5.
Ci provava Daniels nel finale dalla top of the key, ma l’uscita in marcatura di Howad su di lui lo costringeva a colpire il primo ferro.
Batum dalla line chiudeva quindi la questione sul 122-115 nonostante un finale imprevedibilmente travagliato.
 
Pagelle
 
Walker: 5,5
11 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Finisce con 4/14 al tiro compreso un 2/8 da fuori. Cerca di vincer la partita tentando nel finale qualche tripla che non gli entra. Pazienza… ero il primo a praticare questo gioco e lo capisco, ma in difesa non contiene Payton e i Suns si avvicinano pericolosamente oltre a perdere in precedenza un pallone per una tripla di Reed in transizione… Periodo poco brillante, forse ha perso un po’ di mordente dopo ave trainato il carro per tutta la stagione ed essersi ritrovato virtualmente ancora fuori dai playoffs. Smista qualche buon assist indubbiamente (a Batum sotto, a Frank per la tripla nell’ultimo quarto) per questo mezzo voto in più.
 
Batum: 8
29 pt., 12 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. +26 di +/-, 3/3 dalla linea e 11/18 dal campo. Indovina triple e fade-away, cattura rimbalzi e smista assist. Un Batum in forma anche per le assenze nelle fila avversarie. Poco importa, lui gioca la sua partita trovando anche la ciliegina sulla torta con la tripla al plexiglass finale che fa sì che la serata non divenga l’ennesima tragedia. Ottima gara.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
8 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 4/7 dal campo. Una bella entrata oltre i lunghi e un +27 di plus/minus. Si da da fare molto più dell’ultima partita e anche se Daniels lo beffa da lontano, riesce a recuperare qualche pallone e più rimbalzi in 29 minuti di partita. Serve un buon assist a Batum.
 
M. Williams: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Marvin chiude con 5/10 dal campo catapultando un 3/8 da fuori. Ha la meglio per lungo tempo su Bender. S fa male nel finale. La sua rimane una prova comunque generosa, ben diversa dall’ultima fornita.
 
Howard: 8,5
30 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate. 10/15 al tiro dal campo replicato fedelmente in lunetta. Altra big night di Dwight che chiude con una prestazione molto buona difensivamente, mentre quella offensiva non risente di Chandler, Len o altri intoppi come Dudley. Regna nella Queen City.
Monk: 6
4 pt., 1 assist. Gioca 13 minuti chiudendo con un due su 5 dal campo frutto di due tiri dal gomito con arresto e tiro. Bella la seconda azione con spin su un avversario, il giro poi tornando indietro attorno a Howard per andare poi a segnare. Fatica difensivamente e anche se non è tutta colpa sua, si prende un -17…
 
Lamb: 6
8 pt., 1 assist, 1 rubata. 3/7 al tiro, stesso +/- di Monk. Centra un paio di bombe e ci prova da metà campo sulla sirena anche se non va ovviamente. Non ha paura in attacco ma in difesa lascia qualche spazio.
 
Kaminsky: 6,5
16 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 5/10 dal campo con 2/3 da fuori. Buona la tripla nell’ultimo quarto per allontanare Charlotte dai guai. La marcatura però non è il suo forte e quando tenta il rientro, non è nemmeno troppo fortunato come nel caso di una tripla di Bender. Partita dai due volti, non è facile dargli un voto, ma lo premio leggermente per il contributo in punti e a rimbalzo in soli 20 minuti.
 
Graham: 5,5
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Si fa stoppare un tiro chiudendo con 0 pt. e tre falli in 11 minuti. Prova scarsa nonostante l’impegno.
 
Coach S. Clifford: 6,5
La squadra non riesce a difendere sul perimetro ed è un problema che dura almeno da un anno e mezzo a livello seriale… Per il resto si vede almeno la voglia oltre a qualche giocata dei singoli.

Game 66: Charlotte Hornets Vs Brooklyn Nets 111-125

 
Iconiche e commerciali mimose a parte, nella giornata dedicata alla Donna, oltre le complesse tematiche attuali, impossibili da condensare in poche righe, c’è da constatare un fatto che parte dall’antichità:
La riconosciuta colpevolezza del genere femminile in scritti considerati sacri o mitologici.
Scritti di uomini che in qualche modo la discriminavano, come sotto altri aspetti avviene anche oggi denotando mediamente una situazione ancora lontana da ciò che dovrebbe essere paritario.
Partendo da Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso terrestre per aver addentato la mela proveniente dall’albero della conoscenza del bene e del male su suggerimento del serpente, è Eva (prototipo della Donna tentatrice, sorridendo adesso noto che sarebbe mancato un 6 al numero di gara per richiamare il Demonio…) ad offrirla al compagno, così come Pandora è la curiosa colpevole d’aver aperto l’omonimo vaso, offertogli in dono da Zeus che conteneva tutti gli spiriti maligni del mondo.
Questo fatto probabilmente già lo conoscevate, forse però non eravate a conoscenza della ragione.
Dotata dal dio Ermes della dote della curiosità, Pandora lo soperchiò, richiudendolo quando sul fondo vi era rimasta solo la speranza.
Visto che il mondo era precipitato nell’inospitale caos lo riaprì ed emerse Elpis (la speranza appunto), la quale potrebbe benissimo essere l’inafferrabile ultimo appiglio.
Lo spirito con il quale gli Hornets avrebbero dovuto giocarsi, unitamente al coltello tra i denti (alla speranza avrebbe dovuto seguire l’azione), le ultime residue chance playoffs è stato però tradito proprio nella Queen City (Charlotte).
L’augurio è quello di un futuro migliore sia per le Donne che per gli Hornets, i quali in estate avranno necessità di ricostruire la compattezza di un gruppo che non c’è più e si nota da piccoli segnali come il cerchio del prepartita eseguito con poca concentrazione.
Non sarà facile rifare un gruppo da parte del nuovo GM.
Purtroppo perdere la quinta partita di fila, in casa contro una squadra con poco da dire come i Nets non da speranze per il futuro.
La stagione si accorcia e gli Hornets rimangono forse la squadra che più ha deluso in stagione tra le 30 franchigie. Difesa approssimativa che ha consentito al solito “fenomeno di turno”, Crabbe nell’occasione, di partita con un 6/6 da oltre l’arco e di concedere ai Nets il 51,1% dal campo.
Tra i singoli ospiti Crabbe ha chiuso con 29 punti, LeVert con 22, Dinwiddie ha smistato 10 assist prima di chiudere in panchina sorridente per l’episodio che non riteneva meritevole del provvedimento disciplinare, espulso per il sesto fallo.
Principalmente la partita sta qui, nell’incapacità di chiudere efficacemente lo spazio al tiro ai giocatori in tenuta nera.
I 30 assist contro i 19 Hornets sono quasi diretta conseguenza, mentre da quando Howard ha problemi i rimbalzi sono calati e anche oggi la squadra di Jordan è finita sotto soccombendo 36-43, scendendo nella classifica generale per squadre.
Poco altro da dire se non Game Over a 16 partite dalla fine…
 
Iniziava con fatica Brooklyn che, conquistata la palla a due, consumava interamente i 24 secondi.
Il tiro della disperazione da tre di Dinwiddie scheggiava il ferro, rimbalzo sotto catturato da Allen e primo vantaggio ospite.
Gli Hornets, dopo due errori di Batum, trovavano il pareggio con un tocco sotto di Howard sul quale Allen non opponeva resistenza.
A 9:41 un jumper di MKG portava sopra gli Hornets ma a 9:29 una tripla di un Crabbe in serata, riportava avanti gli ospiti che vi rimanevano aumentando il vantaggio con lo stesso giocatore che, prendendo d’infilata la difesa degli Hornets da un passaggio laterale, anticipava il goaltending di Howard su un tocco ravvicinato di Allen per il 4-9.
Un bel fade-away con notevole spinta all’indietro, consentiva a Batum di andare sull’1/3 nei tiri dal campo e di portare la partita sul 6-9 ma a 8:04 Crabbe indovinava la tripla mandando sul -6 Charlotte.
I Calabroni reagivano affidandosi a Howard che si esaltava contro Allen a 7:50, due punti più FT soffice per il 9-12. Purtroppo i Nets continuavano a segnare su ogni azione offensiva con regolarità: Russell da destra appoggiava al vetro liberandosi energicamente di Kemba che a 2:22 rispondeva di tripla, Carroll in entrata su MKG per i Nets era contrastato da uno spin rapido in post basso chiuso con la schiacciata da parte di Howard che andava oltre l’aiuto… Carroll dall’angolo con una tripla spingeva le Retine sul 14-19 infilando il settimo tiro consecutivo a segno della squadra di Atkinson prima dello scambio di cortesie tra Williams e Dinwiddie.
E il recupero di Charlotte che finalmente bloccava un’azione dei Nets per accorciare con una correzione di Batum e un canestro di Howard che si trovava sotto canestro solo dopo il passaggio corto in orizzontale di MKG dalla destra a oltrepassare il proprio marcatore.
Sul 20-21 i Nets riprendevano a segnare con Dinwiddie (da sotto depistando Batum in salto anticipato) per allungare con una tripla precisa di Cunningham dal corner sinistro e chiudere con una transizione di Harris per lo 0-7 che li issava sul 20-28.
Walker rispondeva con un tiro in avvicinamento; la spinta di Dinwiddie consentiva al capitano di portare a casa una giocata da tre punti a 2:57 contrastata tuttavia dalla partenza dalla linea di fondo sinistra di Harris che scappando a Lamb, schiacciava il 23-30 prima che Batum dai bordi dell’area destra alzasse ulteriormente il punteggio complessivo (25-30).
Il divario nell’ultimo minuto saliva sugli 8 punti con due FT di Hollis-Jefferson ma Monk a :01.6 realizzava dopo esser passato dietro lo schermo con l’arresto e tiro dopo aver bloccato bene i piedi in avanzamento.
29-35 alla fine dei primi 12 minuti…

Howard schiacca di fronte ad Allen nel primo tempo dell partita.
AP Photo/Chuck Burton

 
Il secondo quarto iniziava con LeVert bravo ad alzare un pallone sopra le braccia protese di Graham tra l’attaccane e il canestro.
La nostra ala piccola di riserva si rifaceva fiondandosi su un rimbalzo offensivo e chiudendo con l’appoggio da pochi passi.
Monk deviare un pallone a LeVert ottenendo la sfera per i nostri, poi, da una sua penetrazione con scarico, Zeller in area otteneva il 33-37.
Un floater di Lamb dal pitturato viola riduceva il gap solamente a due punti, così come lo stesso nostro numero tre recuperava due punti di Hollis-Jefferson (mid range oltre Zeller) battendo Harris con brillante tocco in corsa.
Toccava sempre a Jeremy riavvicinare i nostri; Harris, suo marcatore, spingeva Zeller, il quale granitico blocco aveva estromesso il difensore bianco; canestro di Jeremy e un FT per Cody che avvicinavano sino al minimo scarto gli imenotteri (40-41).
Zeller era anche l’uomo che faceva rimettere il capo avanti ai Calabroni con un semplice tocco da sotto canestro nonostante il difensore.
A 7:18 si assisteva alla quasi ripetizione dell’azione precedente che vedeva Lamb segnare (questa volta in floater) mentre sotto canestro Harris spingeva inutilmente Zeller che rientrava in lunetta ma mancava l’occasione.
Un’entrata a 6:54 di Monk con tocco a becco d’oca oltre Cunningham costituiva un canestro abile a portare la squadra di Clifford sul 46-41.
Un pick and roll tra Kemba e Cody serviva al secondo per rilanciare gli Hornets sul 48-43 dopo due FT incassati da Allen che tornava a segnare, questa volta dal campo prima che Cody venisse stoppato e Hollis-Jefferson diminuisse lo svantaggio ospite sul -1, 48-47.
Crabbe iniziava a divenire micidiale stoppando Monk, nel traffico era poi LeVert a 5:26 a firmare il sorpasso.
Walker regalava con un passaggio nel pitturato a Williams due punti facili a 5:11 ma il capitano subiva la stessa sorte di Monk; questa volta era Allen a bloccare il tiro, ciò non impediva agli Hornets di trovare un canestro da sinistra con il gioco a due tra Williams e Lamb con un catch n’shoot di quest’ultimo da due lungo che finiva nella retina.
I Nets però nel finale di primo tempo avevano la meglio iniziando con il riavvicinamento firmato Dinwiddie in entrata (-1), poi si scatenava Crabbe che a 3:28 segnava ancora da oltre l’arco il 52-54, il divario iniziava a diventare consistente quando l’ala ex Trail Blazers si ripetava poco più tardi (assist Allen) per realizzare ancora dopo l’1/2 di Howard dalla lunetta.
A 1:48 Crabbe si esaltava sparando clamorosamente da ben oltre la linea dei tre punti; assurdo 6/6 da fuori che gli consentiva di raggiungere i 20 punti e i +10 per i suoi (53-63).
Howard era la sicurezza per gli Hornets che diventava incertezza dovendo passare per 4 volte dai liberi con i Nets a non lesinare interventi irregolari.
Fortunatamente il nostro centro infilava un ottimo 4/4 riavvicinando gli Hornets sul -6, divario che rimaneva stabile sino al termine nonostante un canestro per parte dei due team che andavano a riposo con i Nets avanti 59-65.
 
Parziale di 4-0 a inizio ripresa per la squadra di Atkinson che riprendendo il vantaggio in doppia cifra non si preoccupava eccessivamente del canestro di Walker, anche perché a Crabbe era assegnato un tecnico che, realizzato, spostava il tabellone sul 61-70.
A 10:03 Dinwiddie esaltava Allen in alley-oop appesa per il 64-72, gli Hornets per recuperare dal 64-73 dovevano passare 4 voltre dalla lunetta con un 2/2 per Howard e anche per MKG che a 8:11 costringeva Dinwiddie al quarto fallo. Russell a 7:58 bloccava l’avanzata degli Hornets che tuttavia tornavano a segnare da una second chance con MKG abile a prendersi lo spazio sotto canestro per catturare il rimbalzo convertito in due punti per il 70-75.
Nel giro di poco tempo però, anziché trovare il pari, gli Hornets cedevano di schianto dimostrando una difesa alquanto modesta e svogliata.
LeVert segnava andando oltre Howard su una second chance, una transizione chiusa da Allen in tomahawk dunk (palla persa in attacco da Kemba) per il 74-83 non era compensata nemmeno da una transizione di Charlotte che si mangiava punti con Williams fermato dal fallo di Crabbe con il primo a splittare in lunetta a 3:57 per il 77-83.
C’era il tempo per un ravvicinamento sul -5 con un ½ di Howard (spinta sul turnaround da parte di Cunningham) prima della seconda ondata dei Nets che si vedevano assegnare anche un flagrant foul di Zeller su blocco offensivo.
A 2:33 i Nets si portavano quindi sul +10 con palla in mano. Harris con un fing and roll da drive frontale e LeVert su Zeller spedivano Charlotte all’inferno sul -14 (78-92)…
Una tripla di Monk a 1:24 e altri due punti del rookie ottenuti dalla media sinistra con un veloce pullup in uno contro uno ravvivavano il finale di quarto con Zeller ad accorciare sul -9 a circa 9 secondi dalla luce rossa che non scattava prima di due liberi di Hollis-Jefferson utili per fissare il quarto sull’85-96.

Monk ha chiuso con 13 punti e 5 assist fornendo una discreta prestazione.
Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
L’ultimo quarto iniziava con il canestro da due pt. di Joe Harris.
A 11:30 su una rimessa laterale a favore degli Hornets, Lamb si trovava con palla in mano e -13 da recuperare.
Sei secondi più tardi era Monk a trovare rapidamente la via del canestro ma a 10:35 LeVert restituiva il canestro ripristinando il maledetto -13.
Il tempo trascorreva e le cose non miglioravano nonostante una drive di Monk che con passaggio volante dietro la testa faceva fare bela figura a Zeller per la schiacciata a rimorchio. Kaminsky in difesa franava addosso a LeVert concedendogli un gioco da tre punti in due tempi (92-108) per un -14 che oscillava solamente sul -12 con un teardrop del solito Monk (7:57).
Un piccolo sussulto gli Hornets l’avevano con il rientro di Kemba che segnando da tre punti era centrato dalla meteora LeVert.
Tiro libero addizionale a segno e -10 (100-110) a 7:28 dalla fine.
L’episodio però rimaneva a sé, niente inerzia con i Nets che sfruttavano Crabbe, abile ad agguantare nel traffico un passaggio nel pitturato e a chiudere scivolando dentro in alzata veloce.
LeVert poi con un open 3 alla diagonale sinistra chiudeva i giochi sul 102-115.
A 6:21 il time-out di Clifford avrebbe potuto essere usato per l’addio alla panchina perché ormai il fallimento della stagione era completo.
Poco o nulla siano alla fine sino all’inevitabile 111-125 finale…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
21 pt., 6 assist, 2 rubate,. 3/3 da fuori e 4/4 ai liberi ma anche tre palloni persi, uno innesca una micidiale transizione. Suo l’ultimo sussulto con una giocata da 4 punti chiudendo con 7/11 al tiro.
 
Batum: 4,5
6 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 3/9 dal campo, in media con l’1/3 iniziale. Non vede troppo il canestro e gli sfugge Crabbe qualche vota quando è in marcatura su di lui. Leggermente meglio di MKG per tempismo, lo stile di difesa però è il medesimo. Troppo blando. Chiudo qui la polemica, forse ne aprirà una lui con sé stesso visto il lauto stipendio.
 
Kidd-Gilchrist: 4,5
10 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. 4/8 al tiro. Prende tre triple consecutive da Crabbe tra uscite a ricciolo, blocchi e bomba siderale, sulla qualche comunque chiude con sufficienza e ha anche la colpa di aver perso palla lanciandola malamente verso un possibile contropiede. Tre turnover. Un giocatore che mi piaceva molto per determinazione ma ora mi sembra molto più lento, oltre che impossibilitato fisicamente a svolgere con la stessa energia ed efficacia ciò che faceva un tempo. Gioca sempre poco. 19 minuti nella notte, da il suo modesto contributo di punt non tirando nemmeno con percentuali malvagie solitamente ma è un buco difensivo…
 
M. Williams: 5
7 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. 3/7 al tiro, da fuori fa 0/4 abbassando la media… Modesta ala grande, uno dei volti che non vorrei più rivedere dopo l’estate dovesse Jordan decidere di rifondare. Ci vogliono giocatori più rapidi e svegli. Qualche tic in lunetta, manca una transizione portandola avanti da sé invece di ceder palla prima, fallendo i tempi del passaggio. Sul fallo di Crabbe fa anche ½…
 
Howard: 6,5
19 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata, 3 stoppate. Con 5/8 dal campo e 9/11 dalla lunetta e un solo To, gioca una buona gara. Andrebbe cercato di più. Il mismatch con Allen era evidente. Fisicamente e tecnicamente. Purtroppo, insieme a Kemba è l’altro e solo buon giocatore costante del quintetto iniziale. Magari i rimbalzi non saranno molti ma il suo lo fa, potendo fare poco sulle conclusioni degli arcieri esterni dei Nets.
 
Lamb: 5
15 pt., 2 rimbalzi. 7/14 al tiro. Una persa spingendo Cunningham con il braccio in attacco per liberarsi della marcatura. Se in attacco da una mano, dando involontariamente da mangiare anche a Zeller per due FT, in difesa non mi piace. Non riesce a tenere e lascia spazi, per cui tra i due fattori, considerando le mancanze difensive di Charlotte, va sotto al sufficienza.
 
Kaminsky: 4
0 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 0/5 dal capitano in 22 minuti, si prende anche due stoppate. Segna solo da tre a gioco fermo. Pessima gara sia in attacco che in difesa compreso nel momento in cui nell’ultimo quarto frana su LeVert regalando un gioco da tre punti.
 
Monk: 6,5
13 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. 6/14 dal campo è una media sufficientemente onesta per una PG/SG. Sbattuto in campo al posto dell’infortunato MCW, Monk perde un paio di palloni ma limita il plus/minus sul -3. Deve limitarsi da fuori (1/6), per il resto trova nel secondo tempo tiri rapidi eseguiti perfettamente. Gran bel passaggio per la dunk di Zeller e un paio di deviazioni difensive provvidenziali. In crescita.
 
C. Zeller: 5,5
13 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 4/5 dal campo e 5/6 ai liberi In fase offensiva fa tutto facile ma in difesa ha qualche problema a fermare gli avversari risultando inefficace e sfortunato a volte come quando nell’ultimo quarto prende in faccia un canestro dal mid range sinistro di LeVert sul quale era intervenuto in palleggio rendendogli più difficile il jumper. C’è anche un flagrant.
 
Graham: 6
2 pt., 2 rimbalzi. 11 minuti. Aiuta a chiudere meglio gli spazi. In attacco è evanescente quasi nonostante il rimbalzo con canestro.
 
Bacon: s.v.
0 pt.. In due minuti commette un fallo…
 
Hernangomez: s.v.
4 pt. (1/1). Segna anche due FT nel garbage time finale.
 
Stone: s.v.
1 punto, 3 rimbalzi, 1 assist.
 
Coach S. Clifford: 4
Cercavo giocate da lavagnetta, non ne ricorso… Tentativi di motion offense intercettati o inefficaci squadra allo sbando con una difesa blanda. Perso l’ultimo treno per i playoffs, sedesse anche l’anno prossimo sulla panchina mi stupirei. Rispetto per la persona che ammette le proprie responsabilità, ma ha perso ormai da tempo il manico non shackerando mai il team per tenere i giocatori sulla corda. Il gruppo lo e ci tradisce.
  • CLIFFORD TAKES BLAME: Hornets coach Steve Clifford said his team’s effort the last two games — they also played poorly in a 14-point loss to the Philadelphia 76ers on Tuesday night — has been “unacceptable” and that owner Michael Jordan deserves a better effort.

“Every one of these guys is here, at least in some part, because of me,” Clifford said. “And I am responsible for getting them ready to play and it’s not happening. That is two bad games in a row and that starts with me.”

Clifford said that doesn’t absolve players though, saying “the great ones find a way 82 times to get themselves ready to play. One of the biggest things you learn as you get older is how you handle success, how you handle disappointment and frustration in your life is everything — and we are not doing that well right now.”

Game 65: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 114-128

 
Necessitavamo di ripartire per cercare d’agguantare i playoffs da una posizione attualmente scomoda.
Non sono da sbagliare assolutamente queste partite casalinghe.
In tema di partenze c’è da citare sicuramente “La Famiglia Mezil”.
Un cartone animato, tre serie completamente diverse una dall’altra. Nella seconda, il ragazzino di casa esplorava mondi alieni particolari, mentre nella terza (la più divertente), la famiglia intera si ritrovava in un assurda avventura odissea, truffata (alla fine della serie si scoprirà che gli avranno svaligiato casa) da una vecchia fiamma della madre di Aladar (il protagonista della serie).
La sigla italiana, cantata dalla Fantomatic Band era molto divertente.
Una famiglia sgangherata che tuttavia era costretta (nell’ultima serie) a remare insieme per un obiettivo comune.
Charlotte quindi ripartiva da casa per riprender la corsa bloccata da tre trasferte improbe.

Le partite rimaste (la prima con Phila è quella giocata nella notte).

Purtroppo Phila svaligiava, con la complicità della terna nel momento decisivo, lo Spectrum Center.
Non è che i 76ers, dopo anni di delusioni adesso vengano aiutati un pochino?
Niente da dire sulla forza degli avversari, ma certi arbitraggi danno fastidio, anche perché simo una squadra che fa fatica a recuperare contro avversari ostici.
Di fatto estromessi dalla partita dopo l’espulsione di MKG, piombati a -16, tornati sul -5, abbiamo finito per perdere contro una squadra giovane con alcuni elementi non simpaticissimi tra l’altro.
Tra le fila ospiti Covington ha finito con 22 punti, Saric con 19 e il simpatico Embiid (come la sabbia nelle mutande) con 18.
Simmons invece ne ha messi 16 ma con 13 rimbalzi e 8 assist con un 8/9 dal campo sbagliando solamente una schiacciata nel secondo tempo per troppa foga che non sarebbe servita nell’occasione…
L’ex Belinelli ha contribuito con 11 punti.
Tra le statistiche collettive a confronto ci sono da rimarcare i 44 rimbalzi e i 35 assist di Philadelphia contro i rispettivi 33 e 26 degli Hornets che sono andati bene al tiro con il 50% ma hanno concesso troppo (57,5%) agli ospiti.
Adesso le cose, alla quarta sconfitta consecutiva, si complicano ulteriormente ma da Washington arrivava l’unica buona news della serata, cioè la vittoria al supplementare dei Wizards sugli Heat per 117-113 che dice di non arrendersi ancora, Nets e Suns saranno due avversarie più morbide sulla carta.

Alcune “Api” a inizio partita.

 
Palla a due vinta da Philadelphia, primo tiro di J.J. Redick che non entrava a causa della pressione di Batum sulla guardia avversaria mentre Howard giocava agli autoscontri con Embiid per non farlo entrare in possesso palla.
Sul ribaltamento il francese si arrestava e sparava alzandosi con eleganza da media distanza per realizzare il 2-0 a 11:20.
Il pareggio era firmato da Simmons che riuscendo a battere la difesa di MKG schiacciava.
Due tiri liberi per parte aumentavano le cifre ma poi era la volta dei Sixers con una tripla rapida di Saric quasi frontale su Walker, il quale si rifaceva parzialmente andandosi a prendere due FT, ma realizzandone solamente uno.
A 8:41 Williams giustificava la sua presenza in campo andando oltre l’emicrania che ne aveva messo in dubbio la parteciapzione alla partita colpendo da tre punti dalla diagonale sinistra.
Beli a 8:09 metteva la freccia del sorpasso con due punti e gli arbitri non chiamando un fallo su Williams in estensione con il braccio destro per l’appoggio, favorivano comunque involontariamente la schiacciata di Howard.
Un lungo tre di Saric produceva un in & out, dall’altra parte invece Williams si ritrovava a sparare dalla stessa mattonella con un po’ di spazia ottenendo lo stesso risultato:
Tre punti d’oro.
Da Simmons a Saric e da Saric a Simmons erano due azioni che permettevano ai Sixers di rientrare sul -2, gli Hornets però tornavano a segnare portandosi sul +5 con un ½ di MKG (18-13 a 5:36) per portarsi anche sul +6 quando Batum lavorava un pallone sulla sinistra dando a Kaminsky pronto a sparare dal corner sinistro tre punti per il 21-15.
Amir Johnson, non proprio un habitué della tripla ne provava una incerta avendo spazio e gli andava bene, poi era una rubata di un pressante McConnell su Kemba a fornire due punti in plastica schiacciata volante a Simmons per il -1 che tornava però -3 dopo un magnificente swooping hook di Howard.
McConnell però rimaneva on fire segnando un pullup e fornendo il materiale per l’appoggio ravvicinato d’Ilyasova che segnava il sorpasso sul 23-24.
Entrava Monk e segnava in entrata verticale con stile il 25-24 che Frank, dopo la steal di Lamb, allungava di due unità con un’entrata circolare per lo scoop ritardato.
Erano i 76ers però a finire forte.
Dopo aver trovato il pari a quota 29, J.J. Redick sulla destra colpiva da tre battendo la prima luce rossa per fissare il 29-32.

Graham in tuffo recupera un pallone a J.J. Redick.

 
Il secondo quarto iniziava slow per quanto riguardava le marcature.
Nel frattempo usciva Ilyasova per uno scontro frontale con Monk al quale veniva fischiato uno sfondamento.
Il canestro di Graham, raggiunto nel corner destro valeva tre punti grazie a precisione e concentrazione.
Sul 32-32 McConnell appoggiava in reverse layup oltre Zeller mentre la terna concedeva a J.J. Redick tre FT (fallo Graham) dei quali due andavano a segno.
Per rimediare allo svantaggio Lamb s’inventava un pullup 3 che valeva il -1 (35-36) prima che un catch n’shoot aperto da tre punti di Covington, trovato rapidamente da una drive sulla quale gli Hornets erano andati in rotazione, mandasse il tabellone sul 35-39.
Zeller, intuendo che l’entrata di Monk non sarebbe andata a buon fine, seguendo l’azione, riusciva a metter dentro in tap-in che unito al floater nel traffico del pitturato firmato Graham davano agli Hornets la possibilità di raggiungere il pari.
Il buon momento della nostra ala piccola di riserva continuava con un tuffo steal su J.J. Redick che stava reimpossessandosi di una palla vagante.
La palla poi finiva a sinistra a Lamb che non tradendo la fiducia dei compagni ci portava sul +3 con la bomba da oltre l’arco.
A 8:02 però una fastidiosa tripla del croato Saric ristabiliva l’equilibrio, parità che permaneva dopo i canestri del Tank e dell’europeo a stretto giro di posta.
Per un fallo sul tentativo d’inchiodata di Monk, il nostro numero uno entrando in lunetta metteva a referto altri due punti, dall’altra parte invece Saric si limitava
all’1/2 (reaching foul di Kaminsky) a 6:53.
Jeremy Lamb e il Tank andavano a vuoto mentre Covington aveva vita facile sparando oltre Walker a tre…
Sixers che trovavano un po’ d ritmo chiudendo con Simmons una giocata nata da una penetrazione; il tocco del rookie al vetro arrivava per tempo spingendo sul 48-52 gli ospiti.
A 3:52 MKG in entrata era affrontato fallosamente da Covington, l’azione si sviluppava con Marvin a provare una second chance da sinistra che s’infrangeva sul vetro mentre la nostra ala piccola continuava a protestare e veniva anche espulsa a 3:52 da una frettolosa e alquanto inadeguata terna.
Il tecnico a appannaggio di Belinelli era buono, gli Hornets sbandavano come una stella influenzata da un pianeta vicino incassando rapidamente punti.
J.J. Redick da tre faceva 48-56 prima che Howard con un’entrata frontale con tocco al vetro facesse toccare quota 50 ai bianchi.
Embiid però s’inventava un lungo tiro dalla destra in uno contro uno vs Howard, quasi perfetto nella copertura. Simmons segnava e a Howard era fischiato il 14° tecnico (secondo nella NBA dietro a Green dei GSW) stagionale da degli isterici arbitri…
Ilyasova da tre punti aggravava la situazione sul -14 (50-64) mentre Phila imperversava permettendosi anche il lusso di sprecare una transizione con J.J. Redick che passando palla a tabella per l’accorrente Simmons se la vedeva intercettare da un difensore che dava il via alla veloce contro transizione di Charlotte chiusa in seconda battuta da Marvin Williams con due punti.
J.J. Redick segnando da tre faceva precipitare Charlotte sul -16.
Ormai con pochi secondi sul cronometro, gli Hornets trovavano comunque il tempo (extra pass di Williams ad allargare sulla sinistra) di mettere una tripla con Batum a 8 secondi dalla fine.
C’era addirittura il tempo per altre due marcature; la prima di McConnell in taglio sotto canestro direttamente da una rimessa laterale destra e quello improbabile di Howard che a un decimo dalla luce rossa riaccendeva le speranze blue shift degli Hornets che accorciavano sul -11 (59-71) all’intervallo.

Amir Johnson su MKG…

 
La ripresa era sostanzialmente il tentativo degli Hornets di riavvicinarsi.
In particolare Howard era un’ira di Dio.
Entrata convinta in schiacciata con finta iniziale che doveva correggere in corsa per l’appoggio sul fallo di Embiid.
Due punti, un FT mancato che non lo fermava…
A 11:17 Covington sull’uscita a ricciolo di Batum che estendeva il braccio rimaneva giù mentre Howard era fermato irregolarmente sotto canestro.
Un libero su due era solamente l’anticipazione della rubata di Kemba che faceva volare nel fast break Howard per la rabbiosa schiacciata che costringeva Brown al time-out a 10:52 sul 64-71.
Al rientro Covington batteva Kemba da due punti (più libero addizionale) e poi da tre per sei punti che facevano tornare gli Hornets su un lontano -13.
Graham splittava due liberi e un altro fast break di fisico perorato da Howard in uno contro uno vs Embiid era utile per guadagnare punti.
Howard continuava a giocare con orgoglio e buttandosi dentro come un carrarmato resisteva a due falli di Embiid per portare a casa un gioco da tre punti che a 9:02 faceva risalire gli Hornets sul 70-77.
Il divario si assottigliava più tardi nel quarto quando Williams, dalla mattonella diagonale (di destra questa volta) otteneva un rim/glass da tre punti per il 74-79.
Purtroppo Phila trovava sei punti rapidi con le triple di Covington e Saric.
Su quella del croato a 7:17 gli ospiti si portavano sul +11.
La situazione oscillava ma non si modificava più di tanto… si passava dal -14 con la tripla di Saric per tornare al -11 con un arcobaleno dal pitturato di Graham (83-94) per arrivare alla tripla finale di Batum che uscendo a sinistra dello schermo di Howard sparava efficacemente per fissare il 91-101, finale di quarto che indicava solamente un punticino recuperato agli ospiti.

Covington marcato da Walker.
Photo: Chuck Burton, AP

 
A inizio ultimo quarto le speranze scomparivano subito quando Embiid e Covington, realizzando due punti a testa, riportavano quasi al massimo vantaggio la squadra blu chiara.
Ilyasova recuperava anche un rimbalzo offensivo e sull’azione seguente, battendo Kaminsky dal corner destro per tre punti, faceva tornare sopra i 10 punti (98-110) i suoi, nel frattempo leggermente recuperati.
A 8:01 Walker incredibilmente metteva il suo primo tiro dal campo facendo vedere i sorci verdi in step back al suo marcatore, ma dall’altra parte Embiid, piccolo Lord di Londra, metteva l’indice davanti alla bocca per zittire il pubblico dopo aver segnato un canestro.
Kemba metteva a sedere Ilyasova in dribbling ma la giocata era fine a sé stessa, Covington da tre chiudeva definitivamente il match con l’ennesima tripla di serata (7:24, 110-115).
Il resto della gara era incentrato ormai su duelli personali e spettacolari.
Howard aveva la meglio su Ilyasova, ma il turco a rimbalzo faceva secco spesso Kaminsky per riuscir anche nell’occasione a chiudere con due punti (104-118).
L’alley-oop della linea del futuro di Phila (Simmons per Embiid) con passaggio proveniente da destra oltre Howard, era replicato dall’altra parte dalla coppia Walker/Howard, con il secondo a sprigionare un letale raggio gamma che andava oltre la sconfitta e mostrava al giovane l’esplosività dell’ex Magic, Hawks, ecc..
A 3:04 Monk arrivava dalla linea di fondo destra, in direzione opposta al tiro, per una correzione in schiacciata bimane agile e potente.
Ultimi bagliori di una partita che Phialdelphia portava a casa 114-128, senza rubare nulla ma agevolata nel momento della fuga decisiva dalla sbandata di Charlotte, presa di sorpresa da un’espulsione e da un paio di tecnici evitabili con un po’ di buon senso.
 
Pagelle
 
Walker: 4,5
5 pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 1/9 al tiro. Aladár, è il piccolo genio di casa. Costruisce macchinari favolosi per viaggiare nello spazio arrabattandosi con quello che ha. Purtroppo a volte è pigro e svogliato, come gli capita in una puntata sul quale apprezzerà il “moto” recandosi sul paradiso artificiale di “Goduria”. Per Kemba non è semplicemente serata aldilà di un paio di numeri e un assist per Howard con 2 turnover e un -19 di plus/minus. Linguagio del corpo non buono, anche un paio d’errori alla lunetta che solitamente non commette. Anche in difesa non può tenere Covington (una SF/PF) se si alza al tiro, ma qui la scelta è di Clifford. Sbaglia partita per trovar la peggior prestazione stagionale.
 
Batum: 6
12 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. Dal campo fa gli stessi numeri di Lamb, però perde tre palloni. E’ Em Zi Tren, il pronipote che fornisce ad Aladár istruzioni e macchina per viaggiare nello spazio. I suoi passaggi servono per trovare la via della retina. Va in doppia doppia proprio grazie a questi. Non tira nemmeno male, ma è troppo lento a difendere in alcuni frangenti, sembrando uscire da blocchi con superficialità o controlalre l’avversario in maniera un po’ blanda.
 
Kidd-Gilchrist: 6
5 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Si fa odiare come il vicino Maris. Petulante… gli arbitri lo buttano fuori. Non so che gli avrà detto ma sull’azione aveva palesemente ragione a lamentarsi. Gioca 14 minuti provando a spingere la squadra in attacco, ottenendo 4 liberi.
 
Williams: 6
11 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Paula. Il fisico è quello. Ha un po’ di buon senso in più rispetto a Sandor ed è abbastanza precisa su certi aspetti. Anche Marvin infilando tre triple lo è ma non eccessivamente. 3/7 da 3 e 4/10 dal campo.
 
Howard: 7,5
30 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata, 3 stoppate. Fofi è il cane parlante di Aladár. Intelligente per essere un quadrupede è in grado di fare diverse cose. Howard anche e in serata fa quasi tutto bene rimanendo unico costante punto di riferimento per l’attacco di Charlotte finendo con un 12/17 dal campo. Patisce di più in difesa, dove comunque, rispetto ad altri compagni di squadra, giganteggia con tre stoppate anche se il dolore alla costola probabilmente lo limita a rimbalzo e non lo fa intervenire in certe dinamiche.
 
Monk: 6
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata.3/10 dal campo con un 1/6 da oltre l’arco che mostra ancora la mancanza di precisione e ritmo. Entra segnando subito con una penetrazione verticale chiusa con cambio mano rapido. Intercetta anche un buon pallone difensivo chiudendo la linea di fondo, però rimane inconcludente al tiro. Qualche piccolo progresso difensivo, anche se qualche ingenuità la commette.
 
Lamb: 6,5
10 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Grinfia. Il gatto di Cristina. Sonnacchioso, ma l’istinto felino di graffiare e artigliare c’è. Quando può lo fa, ma non è facile stando sempre sotto nel punteggio. 3/5 al tiro e 2/2 ai liberi lavorando per la squadra.
 
Kaminsky: 5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. 4/9 dal campo. Zio Oscar. Parla sempre in rima. Lui, finché trova il ritmo ci scrive sopra un buon pezzo, poi nel finale stona in difesa concedendo troppo a Ilyasova e andando anche a farsi stoppare nel traffico. Il -12 è reale perché la sua difesa lascia a desiderare nonostante le realizzazioni.
 
 
Zeller: 6
8 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Cristina. 4/4 dal campo con tre rimbalzi, e un tap-in. In 14 minuti forse avrebbe potuto lavorare meglio a rimbalzo. Dal campo non sbaglia nulla compreso un piazzato frontale. Rincalzo di un Howard in forma.
 
Graham: 6
12 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Sandor. Il capofamiglia. Millantatore, tuttavia qualche aspetto positivo ce l’ha. A livello offensivo nulla da eccepire, in difesa ricorre a tre falli lasciandosi sfuggire però Simmons nel finale che va a fare show in schiacciata. Dal campo finisce con un 5/9 che aiuta ma non sposta. 24 minuti in campo per sopperire all’espulsione di MKG che sostituisce degnamente.
 
Bacon: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Gioca 5 minuti senza tiri dal campo. Un rimbalzo difensivo.
 
Stone: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Uguale a Bacon, gioca solamente poco più di tre minuti.
 
Hernangomez: s.v.
1 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata in poco più di tre minuti. Dei tre entrata nel finale è quello che si nota di più ma è da rivedere. Chissà quando con Zeller sul parquet.
 
Coach S. Clifford: 5
Non c’è difesa e se non corregge quest’aspetto sarà dura. MCW e MKG, i due giocatori con il codice fiscale non ci sono e non possono aiutare la difesa, il problema però non sono i giocatori, ma l’atteggiamento. Bisogna andare a dar fastidio su ogni pallone per 48 minuti. Qualche canestro troppo facile è stato lasciato ai 76ers e non va bene… La buona serata di Covington è stata facilitata anche dalla marcatura posta sull’uomo dei Sixers da Walker che non aveva i cm per poterlo affrontare (185 cm contro 205…).