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La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Scar in the NBA?

Per il fatto che è nato il primo d’aprile avevo pensato ad uno scherzo quando lessi la notizia riportata un pèaio di giorni fa.

E poi c’era stato anche l’interesse sfumato per Ettore Messina, il quale per un breve momento sembrava favorito per sedere come head coach sulla panchina degli Hornets.

Solo che tutto oggi viaggia veloce, più di fasmate (la forma mutevole delle nuvole) trascinate dal vento, tanto da cambiare il panorama all’orizzonte in tempi rapidi.

Spunta così, da parte degli Charlotte Hornets l’interesse per un altro coach italiano dal palmares prestigioso.

Trattasi di Sergio Scariolo, graffiante allenatore nato a Brescia nel 1961 che in Italia ha allenato; Pesaro, Desio, Bologna (sponda Fortitudo) e Milano, anche se la sua immagine recente si lega al doppio triennio intervallato come capo allenatore della Spagna con la quale vince ben tre titoli europei, un argento e un bronzo alle Olimpiadi (2012, 2016 rispettivamente) e così gli viene conferita a Madrid nel 2015 la medaglia d’oro al merito sportivo.

L’esordiente Borrego quindi, se Scariolo dovesse accettare l’offerta degli Hornets, potrebbe essere assistito da un coach delle nostre latitudini, sempre che i Toronto Raptors, anch’essi interessati, non facciano lo scherzetto ai Calabroni.

Si dice che le trattative tra Scariolo e il franchise di MJ siano abbastanza avanzate, anche se ci sono ancora margini da rifinire e a Scariolo magari il fatto di lasciare una Spagna in corsa potrebbe pesare, ma la NBA è un altro mondo…

I Toronto Raptors, però gestiscono diversi scenari e intervistano diversi allenatori, considerando anche Scariolo anche una delle loro alternative per far parte del loro staff tecnico.

Vedremo che succederà… Messina è saltato, ma se Scariolo salperà dalla Spagna approdando dall’altra parte dell’Atlantico come novello Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America ancora non lo sappiamo, certo, sarebbe bello nel caso potasse la sua esperienza agli Hornets.

 

Scariolo e Messina girano da tanti anni nel mondo del basket. Qui, molto più giovani li vediamo in un’intervista “doppia” su Giganti del basket in un numero uscito a fine aprile 1990. Un numero nel quale gli allenatori si apprestavano a giocarsi i playoffs. Il titolo lo vinse la Scavolini Pesaro di Scariolo. Messina, con la polo rossa, s’infrangerà per un solo punto sulla Phonola Caserta nella decisiva gara 3 dei quarti di finale, evitando così d’incontrare proprio Scariolo (polo bianca) in semifinale.

 

Scariolo potrebbe aiutare molto lo staff tecnico, sperando che la società con Kupchak, Jordan e Borrego stesso, riescano a formare un team di giocatori validi e funzionali a un sistema di gioco efficace ma questo sarà il lavoro della società da svolgere possibilmente in estate.

(Es)Tr(a)iano la spada nella roccia?

Ingegno, fortuna, bravura, occasione ma soprattutto ricerca… queste dovrebbero essere aspetti fondamentali e/o caratteristiche che il nuovo GM Kupchak, il quale, facendo una piccola digressione, compie 64 anni oggi, dovrà avere in estate per cercare di far svoltare la situazione a Charlotte che oggi appare come una nave incagliata o magari come la spada nella roccia, la quale potrebbe essere estratta da Kupchak per divenire come Artù, re, nella Queen City.

 

Tenterà l’impossibile Mitch?

 

Lo scenario contrapposto dal mio punto di vista sarebbe altrimenti abbastanza deprimente.

Non ho voluto scrivere appositamente nulla sino a oggi per quel che riguarda la conferenza stampa di presentazione tenuta da Borrego, poiché presentava tutti i crismi di una conferenza di facciata nella quale non si era ancora deciso nulla.

Non che sia cambiato molto a oggi.

La situazione sembra ancora in stallo anche se è di poche ore fa la news che l’ex allenatore dei Phoenix Suns Jay Triano si è unito come head coach allo staff degli Hornets.

Triano, sessantenne canadese, ha allenato la nazionale dalla foglia d’acero per anni, prima d’approdare in NBA nel 2002 come vice con i Toronto Raptors per poi passare (2012/16) ai Portland Trail Blazers prima di passare gli ultimi due anni a Phoenix, l’ultimo da head coach (licenziato Watson sullo 0-3 Triano è stato promosso), ruolo che aveva già ricoperto nella parentesi 2008/09 dopo l’allontanamento del coach dei Raptors, Mitchell.

 

 

Triano entra a far parte dello staff tecnico dei nuovi Hornets 2018/19.

 

 

Triano, tradisce il cognome, è d’origine italiana. Il suo bisnonno toccò terra classicamente a Ellis Island in cerca di fortuna, prima di dirigersi verso l’Ontario. Jay, nato a Tillsonburg ha vissuto affacciato sulle cascate del Niagara a Niagara Falls.Ha lavorato anche come commentatore per i Vancouver Grizzlies.

Tornando alle parole di James Borrego in conferenza, spero siano state dettate più dall’esigenza di far fronte alle domande che a reali convinzioni, perché se è vero che Howard, parlando di sistemi di gioco (parlando della sua buona stagione ma citando ad esempio anche Rondo di New Orleans) ha richiamato l’attenzione sui sistemi di gioco che potrebbero dare maggiori/minori chance a un giocatore, è altrettanto vero che chi come me, negli ultimi anni ha visto tutte (ma proprio tutte, comprese le amichevoli prestagionali) partite degli Hornets, monitorando il vecchio nucleo di giocatori, credo non dissenta sul fatto che ci sia bisogno di parecchie novità.

Pazienza e soprattutto fiducia sono terminate.

Problemi fisici, età, forse anche mancanza d’entusiasmo, sono sembrate minare l’ultimo anno e mezzo e se, come dichiarato, Borrego intende rendere Charlotte di nuovo una buona squadra nella Eastern Conference sviluppando i giocatori esistenti nel roster, probabilmente sta per prendere una “cantonata”.

Detto ciò (no, non Cho), potrebbe anche non avere altra scelta e la mia personalissima idea (verosimile) è che durante i colloqui con i possibili head coach abbia ipotizzato anche di non riuscire a muovere il roster, sondando la disponibilità dei vari coach in questo caso.

Mitch Kupchak ha ricordato che “Non esiste un piano generale per far saltare questa squadra in questo momento” oltre che a ricordare che Borrego è stato assunto sulla base del roster attuale (ecco perché il mio 1 + 1…).

Il primo allenatore ispano-americano (contratto di 4 anni con opzione per il team all’ultimo) nella storia della NBA in conferenza ha tenuto il gioco a Kupchak:

“La mia mentalità è che questo è il nostro gruppo e stiamo andando avanti con questo”

Dal mio punto di vista si sarebbe potuto risparmiare il:

“Sono eccitato per il gruppo attuale così com’è ora. Penso che il nostro più grande spazio per la crescita sia lo sviluppo interno.”

Kupchak ha detto anche che (al momento della conferenza stampa), le possibilità maggiori sono quelle di andare avanti con il team attuale, probabilmente sia per non generare troppe aspettative nei fan sia perché i pezzi da cedere potrebbero non avere mercato o richiedere esose contropartite.

Certo… puntare sullo sviluppo di quelli che saranno due sophemore (Malik Monk e Dwayne Bacon), come intende fare, è corretto, inoltre vuole migliorare Frank Kaminsky e Michael Kidd-Gilchrist. Al primo dovrebbero dare un’occhiata in difesa, magari non costringendolo sempre a tirare solamente da tre in attacco, al secondo, uno dei miei giocatori preferiti, temo che il doppio infortunio, nonostante la giovane età, gli abbia tolto quell’atletismo spinto che lo consacrava come miglio difensore del team e ottimo rimbalzista, oggi un po’ oscurato dalla presenza del mantello di Howard.

Borrego sa di non avere la bacchetta magica, anche se ritiene d’avere in casa pezzi di qualità come Kemba Walker, Nicolas Batum e Dwight Howard. Personalmente non sono molto d’accordo sul secondo, il quale alterna assist ficcanti a passaggi no look e palle perse che mandano in transizione gli avversari e anche l’intensità difensiva è molto calata. Starà a Borrego motivarlo e dare nuovo entusiasmo alla squadra (vedi la frustrazione di Kemba per i mancati playoffs) se dovesse rimanere più o meno l’attuale, bloccata come saprete dal monte ingaggi e dai lunghi contratti realizzati dal GM precedente Cho.

Il nuovo coach vorrebbe aprire spazi per Walker (fin qui, tutto scontato), il quale però dovrà parlare con la società visto che la scadenza del contratto è fissata per il 2019…

James ha detto che avrebbe intenzione di giocare uno stile up-tempo in attacco (magari concludendo in 8/10 secondi), ponendo in difesa molta attenzione sulla linea dei 3 punti, convinto di avere i pezzi giusti sullo scacchiere per poter fare ciò.

Sono piuttosto scettico sull’attacco modello D’Antoni a Phoenix o per rimanere d’attualità, in stile Golden State, inoltre non è che ami moltissimo questo tipo di gioco, oltretutto non vedo così tanta qualità per poterlo attuare, a meno che i giovani non facciano un deciso salto di qualità e i cosiddetti “tiratori” dedichino più tempo per sviluppare il tiro da fuori in termini di precisione e tempo.

Proprio sui giovani si è soffermato poiancora l’ex vice degli Spurs:

C’è un gruppo di giovani che dopo questa estate dovrebbe fare un grande salto. Se fanno un grande passo avanti, il nostro roster cambia in modo significativo”, altrimenti, aggiungerei io, sarà l’ennesimo salto nel buio in discesa, ma l’estate con le sue lunghe luci deve ancora iniziare, chissà che i fotoni colorino un’estate più allegra della tela attuale…

NBA Lottery 2018

Aggiornamento rapido…

Si è svolta a Chicago nella notte, senza particolari emozioni la lotteria per il Draft di giugno, la lotteria NBA 2018.

Gli Hornets avevano il 2,9% di scegliere tra le prime tre posizioni e lo 0,8 di pescare la miglior scelta.

Come preventivato invece siamo rimasti ben lontani dalle zone nobili cogliendo l’undicesimo posto.

Percentuali basse, ma anche quest’anno la fortuna ha guardato altrove lasciando un Kupchak accigliato presente alla manifestazione..

 

 

Kupchak ieri sera a Chicago al momento della rivelazione sulla posizione per le future scelte.

 

 

Prima di noi la fortuna ha baciato i Suns (primi ), poi i Kings, terzi gli Hawks, Memphis al quarto posto, Dallas in quinta posizione, sesti i Magic, poi anche Bulls, Cavaliers e 76ers di Belinelli al decimo posto.

 

 

 

Charlotte ingaggia il nuovo head coach…

Nella giornata del compleanno di Kemba Walker (Happy Birthday!), tra tutti i nomi citati negli ultimi articoli per sostituire Steve Clifford nel ruolo di head coach, ecco spuntare quello più tenebroso, meno affascinante, quello che non stimola fantasie per intenderci, facendo sembrare forse più nebuloso il futuro di un ambiente che negli ultimi due anni non è stato molto illuminato…

James Borrego (non me ne voglia ma assomiglia un po’ a Béla Lugosi con quella pettinatura, ma non è nemmeno la miglior foto quella presa da USA Today) sarà il nuovo head coach dei Calabroni per la prossima stagione.

 

 

 

 

Borrego vive con la moglie Megan a San Antonio e ha tre figli; Grace, Zachary e Nicholas.

 

 

 

 

Ha vinto la Western Conference Championship nel 2002/03 con San Diego University andando al torneo NCAA.

Niente Ettore Messina (il quale ha sempre aperte altre piste) quindi…

Un po’ deluso (sinceramente) per la scelta, ora dipenderà molto da che cosa riuscirà a fare Kupchak in sede estiva, quando si creano le basi per la futura stagione, organizzando un team vincente o uno destinato a latitare nei bui meandri della bassa classifica.

Liberarsi della zavorra forse non sarà facile e sulla testa di Charlotte incombe sempre la spada di Damocle Kemba, il quale ha fatto sapere che si è stufato di non giocare i playoffs e dato che a fine della nuova stagione l’uomo franchigia di Charlotte sarà libero, sicuramente uno degli aspetti primari di Kupchak sarà volger lo sguardo al caso Kemba, per rifirmarlo o scambiarlo per giocatori o scelte.

Impossibile sapere cosa frulli nella mente di Kupchak, il quale sicuramente durante lo svolgimento del suo lavoro dovrà necessariamente far conto di trovare difficoltà più o meno impreviste nel realizzare il progetto che ha in mente, comunque i tifosi di Charlotte sperano e meriterebbero di togliersi un po’ di polvere dalla spalla e qualche sassolino dalla scarpa…

Tornando al nuovo coach, per spender due righe, James fu allenatore a interim a Orlando nel 2015 passando come dal ruolo di allenatore in seconda a coach a vero e proprio allenatore sostituendo Jacque Vaughn.

Finì con un record di 10-20 (.333) con i Magic relegati sul fondo della Southeast Division con sole 25 vittorie contro 57 sconfitte.

Ha già un’esperienza con gli Hornets (2010/12) precedente all’avventura Magic (nel 2012/15) mentre gli ultimi tre anni li ha passati alla corte del Re Pop a San Antonio dove però era già stato dal 2003 al 2010.

L’allenatore, nato ad Albuquerque (New Mexico) nel 1977 (qualche fonte riporta 1978) quindi è stato scelto dalla schiera dei possibili coach provenienti da San Antonio, questo potrebbe significare la ricerca di una matrice che identifichi un gioco di squadra che nell’ultimo anno e mezzo a Charlotte era progressivamente sparito.

Ora la palla passa a Kupchak che da GM dovrà esser l’uomo della svolta cercando di far tornare Charlotte tra le mine vaganti della lega già in estate, un periodo che si presenta comunque ricco d’insidie e pieno di incognite ma fino ad altri movimenti, voglio essere almeno neutrale se non positivo per ora.

In fondo non costa nulla…

La spunterà il folletto?

Il posto come head coach degli Hornets è ancora vacante.

Un candidato ha già firmato con i Knicks e il “nostro” Ettore Messina nel borsino giornaliero sembra ora essere passato dietro a un americano d’origine irish che fa l’assistente allenatore ai Celtics ma non c’è ancora nulla di certo.

Comunque…

l’assistente coach dei Celtics Jay Larrañaga sarebbe emerso come il principale candidato per il posto come capo allenatore degli Hornets, lo riferisce Rick Bonnell del Charlotte Observer.

 

 

Potrebbe essere l’attuale Celtics il volto nuovo sulla panchina di Charlotte.

 

Bonnell, sottolinea che la squadra deve ancora fare una scelta definitiva sulla sostituzione di Steve Clifford, tuttavia, Larrañaga (nativo di Charlotte) sembra sia al momento in pole position.

David Fizdale, l’ex coach dei Grizzlies, è finito ai Knicks ma Charlotte ha colloquiato anche con Ettore Messina (per il quale credo la maggior parte degli italiani faccia il tifo ma oggi è seguito anche dai Milwaukee Bucks che monitorano anche gli ex Monty Williams e Steve Clifford), Ime Udoka, David Vanterpool, James Borrego, Jim Boylen e Jerry Stackhouse.

Lo statunitense d’origine irlandese ha avuto una lunga carriera internazionale come giocatore tanto da passare in Italia più volte per giocare con la Viola Reggio Calabria nella stagione 1997/98 (25 presenze), l’Olimpia Milano, poi la toccata e fuga con la Virtus Roma (una presenza), ancora Reggio Calabria nel 2004/05, Napoli e Caserta dal 2007 al 2009, il tutto con inframezzi con altre società.

 

 

E’ passato all’allenamento dopo essere andato in pensione nel 2009.

Ha svolto il suo lavoro come capo allenatore per, l’Eire, poi modificando le vocali centrali si accasò ai l’Erie BayHawks prima di essere il vice dell’Ucraina, infine eccolo ai Leprechaun come assistente nel 2012.

Il suddetto, nato il 30 gennaio 1975, era già stato considerato per divenire l’head coach dei Celtics, Sixers e Grizzlies.

Non è però chiaro in che modo il lavoro in corso di Larrañaga con i Celtics ai playoffs influenzerà il processo di ricerca di Charlotte.

Tuttavia, se gli Hornets decidessero che Larrañaga è il loro uomo, le due parti potrebbero raggiungere un accordo prima della fine della postseason di Boston, come hanno fatto i Suns con l’assistente dei Jazz Igor Kokoskov.

Non resta che attendere…

Vedremo se lo spuntare del folletto sarà definitivo o gli altri candidati avranno la meglio nella corsa per l’unico possto da head coach…

At-traziHornets europea?

I playoffs proseguono ma nel sottobosco NBA già molte squadre cercano fortune migliori e si muovono per ottenerle.

Come forse avrete letto nel precedente pezzo o in giro su qualche altro sito, Ettore Messina è candidato a diventare il prossimo allenatore degli Charlotte Hornets.

Certamente non è l’unico coach al vaglio del GM Kupchak, ma è ben sponsorizzato…

“Penso che sia giunto il momento”, ha detto Manu Ginobili, il veterano argentino degli Spurs.

A rinforzare la candidatura anche il compagno di squadra Gasol:

“Certo, è molto capace ed esperto. Messina è stata uno dei migliori allenatori in Europa. È difficile ottenere questa opportunità nella NBA, ma se c’è qualcuno che dovrebbe averla, questi è lui.”
Gli Spurs eliminati dalla post season sembrano anch’essi a un bivio.

Non hanno opposto resistenza alla richiesta di Charlotte di poter parlare con Ettore che ora avrà colloqui con la dirigenza di Charlotte (il suo amico Kupchak) e anche con Gregg Popovich e R.C. Buford.

Speriamo che questa volta Pop sia meno avventato nel dare consigli…

Questi due per consulto prima di prendere una decisione.

Potrebbe divenire il primo allenatore extra-americano ad allenare in NBA se la trattativa andasse in porto…

Kupchack non sta perdendo tempo e insieme a Buzz Peterson è volato ad Atene, in Grecia per assistere alla partita tra Real Madrid e Panathinaikos.

L’obiettivo era visionare il giovane Luka Doncic.

 

Luka Doncic, nato nel 1999 a Lubiana. La guardia slovena è considerata una possibile futura Super Star per gli anni in avvenire.
(Photo by Roman Kruchinin/EB via Getty Images)

 


Altri potenziali prospettive da visionare erano Georgios Kalaitzakis, Santi Yusta e Dino Radoncic.

Il nuovo GM quindi sta dando uno sguardo all’Europa per rimodellare il nuovo team.


Il talento slavo però insieme a DeAndre Ayton viene dato come una delle possibili prime due scelte.
A questo punto Charlotte potrebbe pensare di cedere un big per un primo/secondo posto della lottery che si svolgerà martedì 15 maggio, altrimenti partendo undicesimi avremmo solo lo 0,8% di ottenere la prima scelta e il 2,9% d’entrare nelle prime tre posizioni…

Kupchak, anche non dovesse portare Doncic a Charlotte sta svolgendo il suo lavoro in maniera alacre (ha già incontrato i giocatori) con una diligence scouting a uno dei migliori prospetti.

Ci sarà da vedere se il rapporto Kupchak/Howard potrà protrarsi anche agli Hornets dopo la parentesi dei due ai Lakers.

Certamente Howard non è stato aggressivo (anche per età) come Embiid nell’interpretazione del ruolo di centro e per questo qualcuno lo denigra adducendo anche al fatto che nella larghissima vittoria contro i Grizzlies, Howard non ci fosse, fermato per sospensione dalla Lega ma sono illazioni di poco conto su una partita che aveva poco da dire vista la situazione della franchigia nata a Vancouver.

Kupchak tra l’altro come giocatore ha vinto due titoli in gialloviola (1982, 1985 e uno nel 197 con i Washington Bullets.

La grinta non gli manca.

Qui lo vediamo alle prese con “The Dream”, Hakeem Olajuwon, in uno scontro degenerato.

 

 

 


Chi invece pare non avere la stessa grinta ma pacatezza e atteggiamento da crisalide quasi, è Stephen Silas, il quale ha vissuto dieci anni all’interno della franchigia di Charlotte e l’ultimo anno da assistente è passato direttamente a capo allenatore sostituto ad interim per i problemi che hanno tenuto lontano dai parquet Clifford per ben 21 sfide.

All’ex vice allenatore degli Hornets Silas potrebbe essere offerta la panchina degli Atlanta Hawks che tuttavia sta sondando altri attuali assistenti allenatori per sostituire coach Budenholzer:

Nate Tibbetts di Portland, David Vanterpool, James Borrego e Ime Udoka di San Antonio.

Per il quarantacinquenne sarebbe un’opportunità, anche perché se cambiassimo staff, non credo rimarrebbe molto del precedente.
Partite NBA che a Clifford pare manchino già…

L’ex coach dice di amare il mondo NBA, il suo lavoro e questo tipo di competizione.

Per lui si parlerebbe di Phoenix interessata.

I rumors sparata parlano d’interessamento anche per Leonard e addirittura il nostro Kemba Walker che potrebbe trovare Clifford come head coach.

L’ex allenatore dei Calabroni ha addossato su di sé le responsabilità pratiche dei giocatori più volte, ma così ha finito per giustificare certi atteggiamenti poco professionali a livello d’impegno, agonismo e intensità di certi giocatori tanto che Kaminsky ha detto che è frustrante non essere all’altezza delle aspettative del coach.

Frank ha difeso il coach parlando di cambiamento rapido e inaspettato ma dal mio punto di vista già l’anno precedente si sarebbero potute prendere decisioni differenti in merito a qualche giocatore…

Tornando alla franchigia di casa in Arizona, difficile però dal mio punto di vista che bastino Walker e Leonard, due indiscutibili talenti e una prima scelta per rivoluzionare una delle peggiori squadre della lega, inoltre Kemba vorrebbe partecipare ai playoffs e con Phoenix non è detto che possa accadere…

Clifford ha poi detto che vede come finalista i Golden State Warriors o i Rockets a Ovest, mentre a Est sono i Raptors sono favoriti ma dice di stare attenti alla mina vagante Phila perché possiede Ben Simmons e Joel Embiid.

Inoltre non pensa che Charlotte dovrebbe far saltare in aria il proprio roster attuale, ma piuttosto fare una o due piccole mosse.

Dal mio punto di vista posso dire d’esser contento che sia andato via dopo aver letto l’ultima frase…

Il Punto @ 82

@82

 

Il Passato Prossimo

In un mondo dove il sensazionalismo è la regola, in stagione, la coerenza e la costanza degli Hornets sono state quasi noiose.

L’annata ha seguito la piega presa a inizio 2017 terminando come logica imponeva, poiché, nonostante un’altra buona stagione di Kemba e all’insperato aiuto ad alti livelli di Lamb dalla panchina (solita partenza con il botto per poi finire le ultime gare in sufficienza), poco altro ha spostato in positivo la stagione di Charlotte.

Howard ha vissuto una seconda giovinezza insidiando e superando talvolta le prestazioni di Kemba ma il contorno è stato il medesimo.

Coach Clifford non è riuscito a restituire un gioco alla squadra né tanto meno un aspetto mentale aggressivo per sopperire a qualche deficit tecnico.

Alla fine una squadra senza identità con giocatori eccessivamente pagati per le prestazioni offerte, hanno decretato il fallimento della stagione 2017/18.

Gli Hornets hanno chiuso con un record negativo di 36-46 (21-20 in casa e 15-26 fuori, 11-5 nella Southeast ma sono andati 22-30 nelle 52 partite giocate contro l’Est), il medesimo della stagione 2016/17…

In generale la squadra ha giocato meglio contro le squadre dell’Ovest, anche dando battaglia contro le più forti, mentre a Est si è sempre arresa in stagione a Boston, Cleveland, Toronto e anche Miami, la quale ha portato a suo favore la serie all-time tra i due nickname/brand delle franchigie, ma di questo tratteremo un’altra volta.

Decimi a Est dietro ai Pistons anticipando solamente le due newyorchesi, Chicago, Atlanta e Orlando.

 

 

Da quando ci siamo lasciati (Il Punto @ 68) il record è stato di 7-7 pur avendo qualche partita facile sulla carta poi lasciata sul campo ma si era realmente fuori dai PO almeno dalla sconfitta casalinga con i Nets in Game 66.

Per la terza volta su quattro anni i Calabroni in un Est non all’altezza dell’Ovest hanno fallito l’obiettivo playoffs scontentando Kemba, il quale si è lamentato della situazione.

A febbraio era saltato formalmente il GM R. Cho, qualche giorno fa anche l’head coach Clifford è stato messo alla porta dal nuovo GM Kupchak seguendo logica.

A fine regular season ha salutato anche Steve Martin, nato il 14 agosto del 1952 a Millinocket (Maine), storica voce degli Hornets, dagli albori a oggi è passato dalla radio alla TV per tornare al vecchio amore fino all’ultima partita a Indianapolis.

Si dedicherà di più alla moglie e alla figlia, peccato aver chiuso sì con una vittoria ma amaramente senza playoffs.

 

 

 

 

Il Futuro

 

Gli Hornets avrebbero già sondato l’ex fenomeno Jerry Stackhouse (seguito anche dai Magic), David Fizdale (ex vice di Warriors, Hawks e Heat e attuale head coach dei Grizzlies) classe 1974 che era dato per favorito, ultimamente anche I. Udoka (attualmente assistente agli Spurs che dovrebbe avere un colloquio a fine settimana), ma l’ipotesi più affascinante per noi che seguiamo il team dal bel paese, sarebbe l’ingaggio di Ettore Messina, attuale vice degli Spurs.

San Antonio ha accordato il permesso agli Hornets per un colloquio con l’allenatore catanese che dovrebbe avvenire a breve.

 

 

LONDON, ENGLAND – MAY 12: Ettore Messina, Head Coach of CSKA Moscow gestures during the Turkish Airlines EuroLeague Final Four game 3rd and 4th place between CSKA Moscow v FC Barcelona Regal at O2 Arena on May 12, 2013 in London, United Kingdom. (Photo by Luca Sgamellotti/EB via Getty Images)

 

 

L’allenatore siciliano ha lavorato in giallo-viola con Kupchak e la stima tra i due è reciproca.

Se andasse in porto la trattativa, Messina potrebbe diventare il primo allenatore non statunitense a orchestrare un team NBA, quindi da queste parti abbiamo una ragione in più per fare il tifo per lui che vanta una lunga carriera da coach in Europa e un palmares invidiabile 4 Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani, 6 russi con il CSKA Mosca, l’argento ai campionati europei 1997, ecc.).

Da San Antonio potrebbe portare l’idea di gioco mancata a Charlotte nell’ultimo anno e chissà che Leonard, ora lanciato verso altri lidi, possa seguire il suo vice.

Per fare ciò però Kupchak dovrà compiere il capolavoro di smantellare una parte della squadra che sta intasando il salary cap.

Vediamo la tabella con i costosi contratti dei colpevoli (segnati da un riquadro rosso) che purtroppo si dovrebbero protrarre per altri anni e qualcuno, segnato in verde, vanta anche una player option.

 

 

 

 

Il primo nome sulla lista è il francese Nic Batum, stagione tormentata da problemi fisici al gomito sin da subito ma resa calata drasticamente da due anni.

Il suo è un contratto da eliminare assolutamente se si vuol tentare di prendere un big free agent.

Anche MKG, Williams, Cody Zeller e Stone credo non siano più funzionali al progetto considerando costi e attuale roster.

Il grosso punto di domanda è come si muoverà o come potrà muoversi Kupchak in una situazione piuttosto bloccata.

Smantellare tutto, fatto cadere il primo tassello potrebbe essere semplice, oppure impossibile.

Di certo le cifre nel riquadro rosso (cinque contratti) pesano complessivamente sul monte salari per 66 milioni e 271 mila dollari, ben più della metà del salary cap consentito il prossimo anno proiettato per il 2018/19 a 101 milioni e a 108 milioni la stagione successiva (luxury tax a 123 e 131 milioni rispettivamente che incrementerebbe così il margine con il salary cap)…

L’idea Leonard potrebbe essere vincente per attrarre altri buoni giocatori.

Mantenendo Kemba (rinnovo del contratto più oneroso) e Howard, con qualche innesto giusto non arrivasse la pazza idea Leonard (un tiratore in SG o SF e una PF difensiva) potremmo già passare avanti a diverse squadre a Est, ma questo è fantabasket, fantastichiamo sulla scia del possibile arrivo di Messina (attrazihornets italiana?) al quale manca solo l’esperienza da Head Coach in NBA.

 

Walker passerà a un altro team oltre che la palla?
Penso che la maggior parte dei tifosi di Charlotte si auguri di rivederlo nel team presieduto da MJ ovviamente…

 

 

 

Statistiche di squadra e confronto singoli

 

Iniziamo da un dato non interessante a livello sportivo ma “totemo omoshiroi” (molto interessante per dirla alla giapponese) dal punto di vista del business.

Charlotte è arrivata solamente venticinquesima nelle presenze.

Lo Spectrum Center complessivamente ha ospitato in 41 gare 671404 spettatori, 16.375 di media.

I continui risultati deludenti della squadra e una città più imborghesita rispetto ai tempi del 1988 stanno determinando una classifica un po’ preoccupante da questo punto di vista.

 

Prima di passare all’insieme, facciamo una piccola digressione e vediamo quali dei giocatori targati Hornets sono entrati nei primi 20 posti nelle varie classifiche NBA dedicate.

 

 

 

 

La squadra ha dimostrato preoccupante fragilità nelle gare punto a punto.

 

 

L’istogramma che mostra sulla barra del tempo della regular season, gli scarti in vittorie (verde) e sconfitte (rosso).

 

 

Otto le partite perse dai quattro punti in giù contro le due vinte avendo a favore sempre il medesimo scarto dal punto ai quattro.

Non stiamo parlando di tutte le punto a punto che magari tra FT finali hanno finito per avere anche scarti di 5/6 punti o gare terminate all’OT, tuttavia questa statistica da l’idea dell’inconsistenza alchemica difensiva del team, uno dei punti cardine persi da Clifford che Kupchak dovrà tenere in considerazione per restituire un team vincente a Jordan.

Charlotte è stata sotto per gran parte della stagione, ma alla fine ha portato a favore il bilancio tra canestri segnati e subiti infilando 8874 punti (108,2 di media) subendone 8853 (108,0).

 

 

Le percentuali al tiro complessive della squadra a fine stagione divise per aree di tiro.

 

 

Questo fa sì che gli Hornets siano stati il decimo attacco in NBA ma solamente la 19^ difesa e questo conferma la mia visione negativa sulla parte difensiva anche se offensive e defensive rating sono pari a quota 107 e quindi ciò determina un net rating (la differenza tra i due rating) a zero.

Un’altra statistica interessante è che la stagione si è chiusa con un margine galattico tra FT tentati (2216) e fischiati contro (1494).

Il problema è che Howard e altri giocatori hanno iniziato male la stagione in lunetta chiudendo alla fine della stagione con il 74,7% di realizzazioni (24° posto) mentre gli avversari con il 79,5% ci hanno relegato in ultima posizione per quel che riguarda la percentuale di FT subiti.

Certamente a parte la “scelta” o l’esigenza del fallo o compiuta sul tiratore e il più esiguo numero di FT subiti a influenzare la statistica, non siamo stati nemmeno fortunatissimi…

La squadra comunque si è dimostrata poco “cattiva” compiendo solamente 17,2 falli a partita terminando al secondo posto tra le squadre più corrette dopo esser stata a lungo prima.

Gli avversari invece hanno fatto largo uso della possibilità d’interventi irregolari con 22,4 a partita (30° posto complessivo per le squadre che ci hanno affrontato).

La squadra di Clifford anche quest’anno ha proseguito il trend delle poche palle perse concesse agli avversari finendo terza, mentre a sia a rimbalzo difensivo sia in quello complessivo è arrivata quarta grazie a Howard che ha calamitato moltissimi rimbalzi.

Il 36,9% da tre punti ci issa all’ottavo posto finale ma Charlotte non è più quella dei vari Glen Rice, Dell Curry, Tony Delk, ecc… tutti tiratori mefitici e soprattutto dall’arco la difesa è parsa un colabrodo.

Gli avversari da oltre l’arco hanno fiondato a canestro il 37,5% dei palloni relegandoci in 27^ posizione e questo era uno dei problemi indicato a inizio anno nella mia personale analisi.

Una difficoltà da risolvere assolutamente vista l’evoluzione del gioco che contempla e offre una parte molto importante ai vari shooter da oltre l’arco.

Una componente che diventa fondamentale per aprire il gioco anche sotto canestro e diventa arma letale se concessa in massicce dosi.

Per chiudere il ciclo delle statistiche basilari c’è da notare le pessime statistiche nel tiro dal campo, negli assist (in parte però qui c’è da considerare qualche fallo che ha interrotto azioni che sarebbero potute esser chiuse con il passaggio decisivo) e nelle rubate.

A livello steal siamo solamente ventottesimi mentre negli assist e nel tiro dal campo (45,0%) ci siamo assestati al ventiquattresimo posto finale in entrambi i casi. Entrando a livello più avanzato possiamo vedere che il rapporto tra assist e turnover per gli Hornets è di 1,70, il che non è malaccio visto il nono posto in classifica anche se l’assist ratio, formula complicata (Assist Ratio Formula=(Assists)*100)/ [(Field Goal Attempts)+(Free Throw Attempts*0.44)+(Assists)+(Turnovers)] ci pone in ventisettesima posizione…

A livello di percentuale di rimbalzi difensiva non c’è miglior squadra di Charlotte che ha catturato l’80,7% dei rimbalzi.

Primo posto davanti ai Bulls con 80,6%…

Si scende al quinto posto con il 51% nella percentuale totale.

Anche nei TO in % Charlotte è prima (a pari merito con Dallas) pur giocando un basket abbastanza veloce.

La domanda è…

Un basket più veloce in era moderna garantisce migliori risultati?

Per avere una risposta seria basta scorrere la classifica.

Charlotte di piazza al nono posto con un ritmo di 100,53 ma se consideriamo che al primo posto c’è New Orleans, seguita da Phoenix (retaggio D’Antoniano?) e ancora i Lakers, Philadelphia, i Warriors, i Nets, i Clippers e gli Hawks prima dei Calabroni, beh… possiamo capire che tutto dipenda dalla qualità degli interpreti e un gioco più ragionato a volte si faccia preferire perché se la velocità porta indubbiamente più sorpresa/imprevedibilità, per lo spettacolo e i risultati dipende dalle circostanze.

Proseguendo, troviamo l’Opponent’s Effective Field Goal Percentage che da una dimensione della difesa non ottimale di Charlotte che ha subito il 53,2% in questa statistica (23° posto) mentre si peggiora di due posizioni guardando la statistica delle palle perse degli avversari.

Con 13,4 Charlotte mostra una difesa troppo statica, poco aggressiva e abile a indurre l’avversario alla palla persa.

Si migliora nettamente salendo al decimo posto nelle second chance con 13,2 punti a gara ma l’attacco è stato poco lampo con i fast break points fermi a 9,3 punti a sfida (28^ posizione).

Con 43,7 punti a partita nel pitturato Charlotte, nonostante Howard è clamorosamente ventesima… Nelle “negative”, Charlotte sale al terzo posto con 14,8 punti concessi dai turnover salendo al primo per canestri concessi da second chance (OPP 2ND PTS) con 10,6.

10,7 invece i fast break pts.

Concessi agli avversari (sesti sulle trenta squadre) mentre in area concediamo 45,2 punti di media precipitando in diciassettesima fila perché se Howard non riesce a intervenire su tutti i palloni per molteplici motivi, la panchina per buona parte di stagione, ha lasciato a desiderare ancor di più.

Con il 53,5% da due punti Charlotte è ventunesima nella statistica ma a medio raggio con 13,1 saliamo al tredicesimo posto. Importante è la componente liberi se pensiamo che in percentuale siamo primi in NBA con il 17,8%.

75,6% è il valore della 3FGM%AST, ovvero, la percentuale dei tiri da tre punti realizzati grazie all’assist, però dobbiamo pensare di essere solamente ventisettesimi in questa classifica, benché i Rockets siano ultimi con 68,9%.

Con il 24,4% Charlotte sale al quarto posto (Rockets con Harden e soci primi) nelle triple realizzate senza assist, ciò è dato dal fatto che Walker e soci spesso sfruttino i blocchi di Howard o del lungo per andare alla conclusione da tre punti senza costruire alcun tipo di schema che non sia l’avvantaggiarsi passando o colpendo da dietro uno schermo.

In generale nei tiri dal campo affondati Charlotte dimostra la stessa tendenza con la venticinquesima posizione nel gioco di squadra e la sesta nei pullup o azioni solitarie nelle quali spesso Lamb è stato maestro.

24,7 gli assist concessi agli avversari (26^) a dimostrazione di un team poco propenso a spender falli o comunque a reagire in maniera più forte nelle zone critiche, e questo ha determinato alla lunga sconfitte che avrebbero potuto tramutarsi in vittorie se l’atteggiamento fosse stato meno blando.

 

 

Le statistiche principali di squadra riassunte.

 

 

 

I reparti

Iniziamo ad analizzare ruolo per ruolo la stagione dei singoli degli Hornets in maniera rapida prima di passare alla vera e propria classifica.

PG

La buona salute di Walker ha permesso di non soffrire in regia, anche se più che parlare di regia classica qui stiamo parlando di un giocatore tutto fare che smista qualche assist ma soprattutto ama andare alla conclusione.

Non importa se da tre, in penetrazione o step back, lui ama fare centro.

Trascinatore della squadra, alle sue spalle purtroppo c’è il vuoto.

Il cambio di playmaker voluto da Cho non ha sortito benefici, anzi, ha peggiorato la situazione con le due PG di riserva in fondo alla classifica dei singolo.

Da quando Lin ha scelto di andare a “fare la crana” (per dirla come Crozza travestito da On. Razzi) a Brooklyn gli Hornets non hanno più avuto un ricambio di livello.

Clifford si è ostinato a far partire Monk come PG di riserva ma la cosa non è stata che un buon esercizio di ball handling e visione di gioco, purtroppo però in termini di risultati non è stata mossa intelligente affidare a un rookie un compito non (almeno ancora) nelle sue corde.

Paige, prodotto locale, ha giocato quasi tutta la stagione per gli Swarm giocando qualche raro spezzone di partita nel garbage time.

Non pare sicuramente un fenomeno ma con un salary cap intasato, firmarlo come terzo play stabile potrebbe essere una buona mossa a patto d’andare a prendere finalmente un ricambio di Walker consistente con il quale magari possa coesistere in alcuni momenti della gara per una small ball in casi estremi.

 

 

 

 

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SG

Qui variamo un po’ dalla posizione di guardia tiratrice ad ala, oscilliamo come swingman, comunque vado sul classico…

Nicolas Batum gioca da SG ma sarebbe stato meglio spostarlo in posizione d’ala piccola, forse avrebbe prodotto un gioco diverso.

Stagione nata male con un infortunio sembrato grave (poi rientrato) che ne ha minato l’integrità fisica, ha però dimostrato di non essere un tiratore costante che prende buone scelte.

Se Kupchak avesse offerte potrebbe girarlo a qualche team per liberare qualche milione di spazio visto il suo lauto contratto.

Lamb dietro di lui ha fatto la solita stagione con partenza sprint e finale in calando ma è stato superlativo per gran parte della stagione aiutando i titolari.

Una stagione da breakdown per Jeremy che vorrei riavere il prossimo anno anche perché non ha il contratto di Batum.

Monk ha patito la partenza da rookie, subito gettato nella mischia per qualche infortunio nel settore dove opera.

Come PG non bene, come tiratore nel finale di stagione si è ripreso da una partenza orrenda e anche se la difesa non è eccelsa, non è più quel buco (vedi stoppata a Chicago sul n° 0) d’inizio regular season.

 

 

 

 

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SF

Kidd-Gilchrist, il titolare, è lontano parente di quello vero.

Vuole aiutare ma finisce per farlo nella maniera sbagliata.

Ha serate d’attività e intensità ma spesso o finisce per perder l’uomo sui passaggi, sui blocchi e sul tiro alzare la mano sembra ormai più una resa al destino, nella speranza che il tiro non vada dentro. Meno atletico d’un tempo nonostante la giovane età, i problemi fisici sembrano averne minato l’atletismo anche se paradossalmente compensa con entrati e jumper, nettamente migliorato da inizio carriera. Bacon… per Dwayne vale il discorso di Monk.

Meno talento ma kg a disposizione per entrate e difesa divenuta più rapida.

In miglioramento da inizio stagione.

Graham da terza SF si attesta poco sotto la sufficienza ma per una terza linea ci può stare.

In fondo non è andato male, anche se come la maggior parte della panchina, raramente è riuscito a dare la spinta alla squadra, però non ha ovviamente avuto un minutaggio congruo.

 

 

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PF

Marvin Williams e lo stretch four. No… non è il titolo d’un libro, è l’incarnazione del gioco moderno secondo la quale il lungo deve saper tirare.

Marvin abbassando il minutaggio si è dedicato sporadicamente ai tentativi da fuori, specialmente in avvio di primo e terzo quarto le sue bombe, a segno o meno, sono state una presenza quasi costante, tuttavia sulla schiena ha un interruttore.

Quando si spegne Charlotte gioca senza PF titolare…

Dietro di lui Kaminsky, il quale non è ancora divenuto titolare perché ha l’etica professionale di un truffatore e una difesa più molle di un cioccolatino squagliato al sole di mezzogiorno all’equatore.

Ciò non è bene ma il suo stipendio basso potrebbe anche convincere la dirigenza a rinnovargli la fiducia nella speranza oltre che a mostrare iniziative interessanti in attacco, si appassioni anche alla difesa vera, non di presenza.

 

 

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C

Dwight Howard è stato l’innesto giusto.

Rimbalzi, stoppate… non forse un difensore eccellente dal punto di vista dell’esplosività ma tanta presenza.

Se dall’altra parte il centro non è in serata o all’altezza, Dwight con il suo fisico in attacco può prendere facilmente il sopravvento, grazie al suo fisico ma anche alle varie soluzioni tecniche in suo possesso.

Si passa dal rolling hook, alla virata con alley-oop o magari un piazzato, anche da non vicino, sia banker che direttamente in retina.

In quest’aspetto è migliorato molto.

Cody Zeller si è estromesso da una lotta per il ruolo di titolare comunque già persa in partenza giocando pochissimo, tormentato dai soliti problemi fisici.

Abbiamo patito finché è rimasto nel roster O’Bryant che assomiglia molto per certi versi nel gioco a Kaminsky (difesa troppo passiva e buon attacco), poi con l’arrivo di Hernangomez abbiamo colmato i minuti senza Howard sul parquet.

L’iberico potrebbe essere un prospetto interessante per il futuro.

Contratto basso, intelligente nei movimenti, usa molto le finte.

Credo che salvo rivoluzioni totali, potrebbe rimanere.

 

 

 

 

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Passiamo ora alla “Vostra Classifica”…

 

Escludendo i due two way contract, scesi in campo con il lanternino, ho chiesto agli amici del gruppo FB italiano riguardante i Calabroni che ne pensassero della stagione dei vari player impiegati da Clifford.

Grazie a chi ha speso del tempo per dire la sua.

Devo dire che per molti il voto è stato in linea con quello che le mie medie hanno assegnato.

Certamente la tendenza è stata la sonora bocciatura per chi avrebbe dovuto farci fare il salto di qualità e invece ci ha “traditi”.

Il più votato numericamente è stato Batum, il meno votato Stone.

Eccovi comunque la classifica:

01° K. Walker: 7,86

02° D. Howard: 7,42

03° J. Lamb: 6,59

04° Hernangomez: 6,23

05° T. Graham: 6,08

06° D. Bacon: 5,94

07° Kaminsky: 5,94

08° M. Monk: 5,83

09° C. Zeller: 5,46

10° M. Williams: 5,44

11° J. Stone: 5,35

12° J. O’Bryant: 5,19

13° Kidd-Gilchrist: 5,16

14° N. Batum: 4,75

15° Carter-Williams: 4,50

 

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Passiamo ora per terminare l’articolo alla mia classifica, quella basata su tutti i voti assegnati ai giocatori in ogni singola partita in stagione e relativa media finale…

 

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Classifica Singoli

 

1) K. Walker: 6,65  

SkyWalker è l’uomo della speranza.

La speranza di ribaltare un passato e un presente non troppo soddisfacente sfidando sé stessi e i padri della NBA.

L’uomo con più talento; velocità, ball handling, crossover e step back micidiali ne fanno il pericolo n°1 per le difese avversarie.

E’ calato un po’ da tre punti rispetto allo scorso anno quando era stato sopra il 40 per chiudere al 39,9%.

Quest’anno ha chiuso con il 38,4% che rimane comunque la sua seconda miglior prestazione complessiva d’annata da oltre l’arco.

Forse si è anche abusato anche troppo di questa soluzione prendendo il vantaggio e costruendo meno a livello di gioco.

Già entrato nel mirino di molti team che necessitano di una PG per migliorare il proprio roster, Kemba, da qui fino alla fine dell’estate, salvo nuovo contratto e rassicurazioni varie di MJ, sarà nell’occhio del ciclone, che, paradossalmente è la zona più tranquilla del vortice.

Al buon Kemba non è bastato roteare su se stesso come Taz o sdoppiarsi come Multiman, aggiungendo qualche serata da trascinatore, purtroppo intorno al piatto principale il contorno si è rivelato inadeguato tanto che, a record di punti all-time ottenuto, ha iniziato ad andare in vacanza anche se è riuscito a continuare ancora un po’ la serie di FT consecutivi realizzati (interrotta a Chicago dopo 53 FT consecutivi realizzati).

Prima era riuscito a battere il record di franchigia per triple realizzate in una sola partita con ben 10 massacrando Atlanta o i Grizzlies come in questo caso.

 

 

 

Con la sua minor partecipazione al gioco ha limitato la possibilità d’infortuni ma non mi è piaciuto molto l’atteggiamento poiché dal mio punto di vista avremmo dovuto cercare di portare a casa più partite possibile anche se l’obiettivo era sfumato.

Comprendo l’amarezza, condivisa passivamente dall’esterno ma continuare a perdere non aiuta, nemmeno in ottica lottery, visto il limbo di classifica nel quale si trovavano a fluttuare gli Hornets, dietro i Pistons e su per giù alla pari con i Lakers.

Sicuramente Kemba non è più un ragazzino e pare abbia espresso frustrazione nel guardare i playoffs quasi sempre da casa.

Il suo futuro quindi pare legato a un progetto serio di rebuilding del team che lo veda coinvolto.

Di certo con la franchigia dal cap intasatissimo il suo rinnovo a cifre superiori potrebbe non aiutare…

D’altro canto, pur guadagnando moltissimo per un comune mortale, il suo valore di mercato in NBA non è certamente sui 12 milioni attuali.

Considerando il livello, le sue pretese eventuali n questo contesto (nel dorato mondo NBA) sono legittime.

Un giocatore che generalmente salta poche partite all’anno, affidabile e integro nonostante un’operazione avvenuta durante la prima stagione dei nuovi Charlotte Hornets.

Vedremo dall’altra parte i pensieri della dirigenza.

Jordan a febbraio disse che Kemba non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star.

Sarà ancora dell’idea?

Personalmente se si dovesse cedere non mi dispiacerebbe proprio il nome che citò Jordan, ovvero Leonard, poiché Charlotte ha un bisogno disperato di gente che ci sappia fare in difesa, anche se indubbiamente poi bisognerebbe tornare a compensare l’attacco, magari cedendo altri pezzi in una multitrade ma qui rientriamo nella modalità fantabasket estivo…

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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2) D. Howard: 6,63  

Superman ha disputato una stagione di alto livello riuscendo anche a fare la differenza in alcune partite.

Ad esempio ha maltrattato i Nets più volte sino a raggiungere una doppia doppia da +30 (punti e rimbalzi), un fatto che perfino nella NBA è raro…

Ha dato una grossa mano alla vittoria su Golden State a Oakland e ha battuto anche il record di Larry Johnson per quel che riguarda le doppie doppie (punti/rimbalzi) in una singola stagione.

Non gli si poteva chiedere molto di più onestamente anche perché a 32 anni, sebbene sia ancora molto possente, l’atletismo ovviamente non è quello dei 20.

Una piccola critica gli si può muovere parlando di difesa a intermittenza dell’anello.

Delle volte, in base alla situazione di partenza rinuncia a provarci lasciando qualche spazio o varco, la cosa però la faceva in maniera molto più accentuata anche Al Jefferson, l’ultimo centro con pedigree che ha avuto Charlotte, tuttavia rimane uno dei migliori centri in stoppate e rimbalzi.

Qualche passaggio a vuoto in recenti partite ai liberi, ma in stagione, dopo una pessima falsa partenza è andato migliorando molto a gioco fermo tanto da indurre altri team a rinunciare a commettere il fallo sistematico.

Anche Dallas si è arresa dopo un 2/2 dalla lunetta del nostro centro.

Si parlava di una possibile cessione di Howard per motivi di ricostruzione, ma personalmente credo che una eventuale ricostruzione vada fatta intorno a Howard o mal che vada, attorno a un perno simile.

E’ vero che Dwight fagocita molti palloni (senza restituirne fuori tanti) e se non è in serata può essere controproducente tra tecnici, tiri dal campo e liberi storti, ma porta in dote stoppate, una miriade di rimbalzi, alta percentuale nelle realizzazioni dal campo, insomma… anche con i suoi difetti l’eventuale cessione potrei avallarla solamente nel caso di un sistema di gioco valido, efficace e differente dal presente con un centro che nel pitturato si faccia rispettare, altrimenti torneremmo ad avere un buco ancor più netto in mezzo al pitturato e problemi nelle realizzazioni allo stato attuale visto che i nostri esterni non si sono dimostrati sempre brillantissimi da oltre l’arco.

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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3) J. Lamb: 6,36  

L’Agnello è andato un po’ come al suo solito calando verso fine stagione, soprattutto difensivamente dal mio punto di vista (confermato dai dati difensivi), ma le prestazioni complessivamente sono rimaste di tutto rispetto.

Qualche tiro da selezionare meglio dovrebbe prenderlo ma Lamb è un assaltatore da floater, un tiratore (non uno sparatutto) che all’occorrenza sa prendersi la responsabilità del tiro per cercare d’aiutare la panchina comunque andrà a finire.

Aumentato il minutaggio, sono aumentati anche i punti, dai 9,7 dello scorso anno ai 12,9 a fine stagione 207/18.

Ha praticamente raddoppiato le rubate, anche se non sono consistenti ma anche i turnover purtroppo, con passaggi non sempre perfetti.

Da tre punti è migliorato molto con il 37% mai raggiunto in carriera (soprattutto dai lati) rispetto alla scadenti prestazione da oltre l’arco fornita lo scorso anno, ma anche rispetto alle annate precedenti, infatti, praticamente tutti gli analisti dicono che questa sia stata la miglior stagione di Lamb nella NBA e concordo con il giudizio.

L’atletismo è ad alti livelli, lo spirito d’iniziativa non manca, qualche volta dovrebbe essere meno wild ma ci ha regalato anche splendide giocate in slam dunk giocando in questa maniera.

Sarà una lunga estate calda nella quale nessun giocatore sarà al riparo da possibilità di trade, ma se dovesse continuare a lavorare seriamente per migliorare, dato che ha ancora 25 anni lo tratterrei, salvo possibili upgrade, magari da multitrade, ma prima di cederlo bisognerà pensarci bene.

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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4) G. Hernangomez: 6,20  

Partito male, ultimo alla tornata precedente de Il Punto, con sole tre presenze all’attivo, Willy, dopo un breve periodo d’apprendimento (? cosa avrà avuto da apprendere nella povertà degli schemi da lettura da Clifford, per non parlare di una difesa inesistente, non si sa) ha fatto vedere le cose che sa fare.

Un buon lavoro a rimbalzo, sotto canestro da ambo i lati del parquet è abile a catturare rimbalzi (forse dovrebbe cambiare stile su quelli offensivi dove a volte va per il tap-out o un po’ a vuoto) anche se il suo fisico muscoloso non avendo kg (108 kg X 211 cm) in più (modello Felicio “Gabibbo”), a volte può essere spostato.

Bravo nei movimenti con il piede perno, finte, ancora bisogna vederlo meglio presumibilmente nella sua veste di passatore poiché a Charlotte senza un vero gioco anche le sue statistiche (non alte essendo un centro) sono scese.

Non lo sto dipingendo come un fenomeno, anche perché a Charlotte ha mancato alcuni tiri da sotto se disturbato, ma è in grado di lottare ed eventualmente convertire in punti.

Sicuramente come un giocatore interessante che uscendo dalla panchina può colmare bene i minuti di vuoto lasciati da Howard.

Forse un suo altro piccolo limite attuale sono certi tipi di difesa, specialmente in uno contro uno. In certe circostanze mi è parso abboccare troppo a certi movimenti.

Mani comunque rapide in difesa a cercare la steal, alla fine comunque le sue cifre in punti e rimbalzi sono interessanti in rapporto ai minuti giocati.

 

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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5) N. Batum: 6,06  

Avete presente la ruota di pietra in Superfantozzi che attraversa tutte le epoche fino a divenire curioso e misterioso oggetto nel futuro?

Ok, quello metaforicamente è Nic Batum, giocatore sul quale abbiamo ampiamente scritto e dibattuto, dalla non partenza con la nazionale transalpina in estate all’infortunio al gomito, alla crisi sul campo dovuta al dolore, ecc…

Per lui è d’obbligo parlarne in chiave futura.

E’ quel pezzo (dal mio punto di vista) inutile, se non dannoso ma soprattutto dispendioso, che gli Hornets si trovano in casa.

E’ probabile che per rifirmare Kemba quest’estate uno, almeno, tra Howard e Batum venga messo presto sul mercato.

Se Batum si trova al quinto posto in classifica, avendo raddrizzato qualche cifra nel finale non è difficile intuire la pochezza del resto del roster (varie le motivazioni).

Sicuramente Batum ha dalla sua l’età.

Tre anni in meno rispetto a Dwight e uno skill set maggiore rispetto al monotematico centro. Tuttavia sul mercato, visto il trend, è sicuramente più appetibile Howard, anche perché, non dovesse più andare bene al potenziale acquirente, allo stato attuale delle cose, non avrebbe obbligo di tenerlo altri anni poiché il suo contratto con gli Hornets scade il prossimo anno.

Purtroppo le due ultime stagioni di Batum sono state deludenti e in calando.

Più che nei numeri, nelle prestazioni sul parquet.

Nicolas, giocando qualche minuto in meno ha accusato molto il colpo a livello di media punti realizzata, c’è da dire che ha raddrizzato i suoi numeri dal campo che più o meno sono in linea con quelli dello scorso anno, ma come molti altri giocatori di Charlotte, le sue night off (notti spente) con pessime percentuali dal campo e tiri falliti in momenti importanti (quando non scompare del tutto lasciando ad altri l’onere) non hanno aiutato Charlotte ad a fare il salto di qualità che gli era stato commissionato.

Sicuramente come collante negli ultimi tempi è tornato a distribuire assist in quantità, almeno Q.B… per il resto pare che il suo gioco non si adatti molto con Howard, servito qualche volta in alley-oop ma il francese sembra giocare su lampi improvvisi più che sulla continuità e comunque ha ragione lui, non è una PG come Clifford (che ha la mania di riadattare tutti, Monk compreso) vorrebbe.

Dal mio punto di vista la ricostruzione passa forzosamente per lui che, volendo potrebbe tornare più utile come ala piccola se MKG andasse via, ma mentre Kidd-Gilchrist acquisirà 13 milioni, Batum ne porterà a casa 24, ben 11 in più che potrebbero fare la differenza per la firma di Kemba e l’acquisizione di un giocatore discreto considerando anche di cedere eventuale contropartita magari non proprio selezionata ma con più mercato…

29 anni non sono molti, ma è tra i più anziani nello spogliatoio di Charlotte, cederlo potrebbe essere un obiettivo intelligente e prioritario, ovviamente la domanda è:

Chi lo vorrà o come potrà essere scaricato ?

 

 

 

 

Voto stagione in relazione allo stipendio: 4,5

Bocciato.

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6) M. Paige: 6  

Uno dei two-way contract che ha giocato pochissimo in stagione.

Con tre voti utili guadagna un po’ per caso la sesta piazza.

Sicuramente l’impatto avuto sulla stagione di Charlotte è stato nullo per lui che ha passato gran parte della stagione con gli Swarm a Greensboro giocando 46 partite finendo con 699 punti.

Il play di 183 cm per 74 kg ha giocato con i Tar Heels in North Carolina quindi è un beniamino del pubblico locale ma per rivederlo la prossima stagione dovremo aspettare le grandi manovre di Kupchak.

Potrebbe essere anche promosso come terzo play se le esigenze monetarie dovessero farsi sentire dopo (speriamo) l’eventuale rinnovo di Kemba e l’acquisizione di un secondo play valido che comunque gli chiuderebbe la porta in faccia salvo eventuali infortuni (ipotesi che non ci auguriamo).

Ha sparacchiato un po’ dal campo in alcuni scampoli di partita concessi alla panchina profonda da Clifford ma nelle partite con più minuti ha trovato la sufficienza, sebbene il suo valore sia tutto da dimostrare a 24 anni (è del 1993).

 

 

 

Voto stagione:

Da rivedere.

 

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7) M. Kidd-Gilchrist: 5,99  

Sono rimasto abbastanza sconcertato durante l’anno da alcune prestazioni altamente negative di MKG, un uomo al quale MJ e Clifford chiedono molto sacrificio.

Sarebbe, se fosse un calciatore, unitamente il mediano, lo stopper e a oggi anche un incursore centrale poiché, se Ligabue cantando “Una vita da mediano” indicava la fatica di questo tipo di giocatori che devono recuperar palloni, frenare gli assi avversari e portare acqua, al tiro è indubbiamente migliorato.

Non stilisticamente forse, a come efficacia.

Probabilmente il fatto di dover attaccare lo sfianca ancor di più dovendo spesso occuparsi dei totem offensivi avversari.

Ciò finisce per costituire, insieme al minor atletismo d’un tempo (dovuto all’infortunio) un giocatore molto meno decisivo rispetto un tempo.

Penso che Clifford se ne sia accorto dandogli minor minutaggio.

Prima della partita di Chicago aveva ben 4 minuti in meno concessi a partita (da 29 a 25).

Anche per lui vale in parte il discorso fatto per Marvin Williams sui black-out.

Iconica la partita a Washington quando nel terzo periodo la scelta di ripiegare tre volte verso l’area ha lasciato la possibilità a Beal di chiudere la gara con tre open 3 a segno in meno di due minuti. Abbastanza sconcertato tatticamente perché non sempre sono schermi o blocchi (legittimi) a fermare la sua azione difensiva sul tiratore ma posizionamenti o scelte di raddoppio piuttosto discutibili e lui avrebbe dovuto far la differenza sul perimetro, invece Charlotte ha incassato troppi canestri a causa di posizionamenti errati ma anche d’uscite lente da blocchi o atteggiamenti troppo passivi. Gode ancora di discreta fama forse ma a guardar bene le partite ci si accorge che non è più il vero MKG.

Avremmo bisogno d’un paio d’ali nuove per volare…

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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8) M. Williams: 5,97  

Sicuramente un elemento da eliminare dal roster.

Il mio giudizio potrà sembrare netto, tagliente e ingeneroso per certi versi verso un giocatore che per un attimo aveva occupato le più alte vette nel tiro da tre punti ma lo stretch four (concetto fisso degli Hornets negli ultimi anni) di Charlotte, pur avendo anche disputato indubbiamente alcune buone gare (coincise con alcune vittorie ottenute grazie anche al suo apporto), ha dei black-out clamorosi e molti dei palloni che gli vengono offerti sono passaggi per triple aperte.

Ovviamente un giocatore NBA con tanti anni d’esperienza e mano educata ne segnerà qualcuno essendosi specializzato offensivamente in questo nel corso degli ultimi anni.

Sceso a 39,5% da tre punti prima della gara contro i Bulls del tre aprile, ha abbassato il minutaggio e numero di conclusioni tentate ma non è salito ai livelli di FG% che aveva ad Atlanta.

Entrate a parte, non ha il killer instinct per uccidere la partita.

Poche volte ha vissuto serate eroiche (@ Detroit) e il suo atletismo è limitato, anche se quando ne ha voglia, con i piedi a terra, ginocchia piegate e sedere basso a difendere, non è semplice superarlo in palleggio, inoltre dimostra spesso buon senso della posizione, non male nelle spaziature, può aiutare andando anche talvolta in stoppata ma io credo che anche lui a Charlotte abbia fatto il suo tempo.

Anche per me che sono persona poco propensa a cambiare e si affeziona al “vecchio”, credo che Marvin giostrasse in un contesto non più compatto benché il suo riconosciuto ruolo di uomo spogliatoio sia rimasto intatto integralmente, il problema forse è che però almeno a livello di gioco la squadra si dimostrava disgregata e poco unita.

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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9) F. Kaminsky: 5,96  

E’ stato l’ultimo a essere recensito in classifica nonostante la posizione, questo perché Frank secondo me è caso emblematico per la franchigia di Charlotte e il suo limbo.

Se anche i cronisti di Atlanta si sono accorti che Frank non è un buon difensore, perché mai Clifford in diversi finali si è ostinato a schierarlo?

Sicuramente l’idea era di portare qualcosa in più all’attacco ma in realtà ha finito per peggiorare le cose.

Difensore verticale blando, in attacco ha trovato punti variando un po’ il suo gioco rispetto al recente passato nel quale interpretava il ruolo di stretch four in senso stretto limitandosi a provare triple.

Il suo contratto è basso, tanto vale dargli un’altra possibilità come ala grande di riserva per vedere se continuerà a creare entrate artistiche che portano punti e saprà migliorarsi nelle percentuali da oltre l’arco.

C’è da lavorare però veramente tanto in difesa altrimenti sarebbe un buco come lo è attualmente…

Nell’ultima uscita con 10/17 dal campo ha raggiunto a Indianapolis il suo season high ottenendo 24 punti ma in una partita resa facile dalle assenze altrui…

 

 

 

 

Voto stagione:

Rimandato a ottobre (con diverse materie da recuperare).

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10) T. Graham: 5,95  

Treveon è un po’ il classico soldatino che si fa trovare pronto all’occorrenza.

Coach S. Silas che l’ha diretto in campo in una elle sue migliori prestazioni dice che Graham è un grande “ascoltatore”.

“Ascolta durante le battute. Ascolta durante il tempo di pratica, durante i tiri di lancio, quando è al lato”, ha detto Silas.

“È un talento speciale, perché molti ragazzi non hanno lo stesso obiettivo.”

Il fatto di prestare attenzione alle indicazioni ma anche ai movimenti dei compagni di reparto lo pone in una condizione speciale che affascina i coach, anche se purtroppo è innegabile che manchi di un po’ d’atletismo ma soprattutto di talento.

Graham però porta con sé due buone doti che sono: una difesa migliore di molti elementi nel roster, anche se nullo alla stoppata, e una buona precisione nello sganciare triple con piedi a terra e spazio. In questo non esagera, prende i suoi tiri, limite e pregio al contempo, anche se nel caso propenderei più per la seconda se sai di non avere la stessa precisione in alte situazioni.

Gioca con criterio ed è coscienzioso, può smistare qualche assist o provare saltuariamente la penetrazione.

Ha aumentato il suo minutaggio anche se le sue cifre non fanno la differenza ed è rimasto ai margini per gran parte della stagione con Clifford a dare spazio spesso solamente a 9/10 giocatori.

Ha il contratto in scadenza che attualmente è appena superiore a 1,3 milioni.

Come terza SF si potrebbe mantenere stando su quella cifra su per giù, altrimenti, pur apprezzando la sua buona mano da fuori sugli scarichi (tripla della sicurezza contro Phoenix) , non mi strapperei i capelli dovessimo perderlo…

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

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11) C. Zeller: 5,94  

Zeller è rimasto fuori per tutta l’ultima parte della stagione.

Dall’otto marzo nella sconfitta casalinga contro Brooklyn non è più riuscito a giocare una partita, tornando ad avere problemi al ginocchio sinistro che l’avevano già frenato in stagione.

Da cinque anni a Charlotte, ovvero da sempre da quando è in NBA, tolto il primo anno da rookie come Bobcats dove ha partecipato a ogni singola partita, è sceso negli anni a un numero di gare sempre inferiore negli ultimi tre anni.

Dalle 73 2015/16, alle 62 dello scorso anno, mentre quest’anno è andato chiudendo la stagione a sole 33 gare, pur giocando meno (solo 19 minuti) a causa dello slittamento in panchina complice l’arrivo di Howard.

C’è da fare una riflessione seria su questo giocatore che statisticamente ha chiuso per me sulla sufficienza la stagione.

Migliorato in jumper, a causa della penuria di giocatori in panchina con i quali poter attuare con semplicità i suoi proverbiali pick and roll ha cambiato un po’ il modo di giocare, questo però non l’ha fermato del tutto.

Cody è riuscito comunque a far registrare 7,1 punti, 5,4 rimbalzi (secondo dietro a Howard in questa graduatoria) e 0,6 stoppate di media.

Cifre che per un centro part time che ha perso quasi nove minuti in campo rispetto allo scorso anno, non sono per niente male se le rapportiamo a quelle dello scorso anno (10,3 pt., 6,5 rimbalzi e 0,9 stoppate).

Come difensore forse è stato limitato da guai fisici.

Pur provandoci, mi è sembrato meno efficace e meno atletico che in passato.

Non un grandissimo tiratore di liberi, ha chiuso con il 71,8%, sempre meglio del 67,9% dello scorso anno.

Il fulcro del discorso è che caviglie e soprattutto ginocchia di Zeller destano un po’ di preoccupazione.

Una valutazione medica che si confronti anche con il peso di una nuova regular season e gli urti/impatti che potrà avere va fatta essendo un giocatore injury prone, inoltre il prossimo anno Cody guadagnerà 13,5 milioni, il che blocca, unitamente ad altri contratti il nostro salary cap.

Nel ruolo però potremmo essere coperti anche senza di lui se lanciassimo come centro di riserva Hernangomez, giocatore giocane dal basso costo che potrebbe lavorare bene sui minuti lasciati dal titolare Howard.

Mathiang sarebbe un degno terzo centro dal mio punto di vista.

Pur piacendomi molto per impegno e dedizione quindi, nello stato attuale delle cose, vi fossero richieste per Cody, penserei seriamente di lasciarlo partire poiché necessitiamo di liberare salary cap e coprire maggiormente altri ruoli che attualmente sono “scoperti”.

 

 

 

A livello di stagione:

Rimandato a ottobre.

Per il futuro: Cedibile.

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12) M. Monk: 5,90  

Stagione partita in salita per il rookie che si credeva essere nettamente più preparato.

In realtà la NBA è un’altra cosa e il suo fisico, ma soprattutto i suoi tempi di gioco, non gli permisero d’inserirsi immediatamente in un contesto già collaudato pur avendo avuto numerose occasioni a inizio anno con minutaggio importante in virtù di alcune assenze (vedi Batum o MCW).

Purtroppo Clifford si è intestardito nel volerlo far giocare come PG, cosa che attualmente il buon Malik non è ed è un ruolo che non svolge con successo.

Questo ha creato per un periodo l’alternanza Monk/MCW e dire chi abbia fatto peggio come regista è ardua…

Troppe palle perse e ingenuità oltre che una difesa troppo lenta e approssimativa anche per colpa dell’apprendimento degli schemi non immediati ma per ognuno ci vuole il giusto tempo.

I suoi plus/minus erano tremendi e lentamente è scomparso dai radar per occupare la panchina profonda.

Con il venir meno delle ambizioni di Charlotte riguardo i playoffs e con l’infortunio a MCW, è rispuntato il n°1 che inizialmente ha giocato sulla sufficienza, per trovare buone partite, culminate in quel di Chicago con 21 punti, esplosi nel secondo tempo in larga parte con triple e una dunk da highlights vera.

Se non esagera e trova la mano come shooter capendo i tempi di gioco può diventare ciò che auspicavamo.

Un tiratore letale (fatto “in casa”) che tanto è mancato a Charlotte.

Nelle serate di luna storta di Williams, Walker, Kaminsky e altri tiratori da oltre l’arco , avere un tiratore affidabile può fare la differenza tra una W e una L.

 

 

 

Sommate la falsa partenza e la rinascita, se devo dare un giudizio complessivo alla stagione, considerandolo come rookie sarebbe:

Rimandato a ottobre (da tenere nel roster).

 

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13) D. Bacon: 5,87  

Dwayne non è Dwayne, o meglio… non è Wade, così come lo aveva presentato Rich Cho in estate sbagliando clamorosamente in conferenza stampa strappando un sorriso tra l’imbarazzato e il divertito del buon “Pancetta”.

Imbarazzato anche perché tutti i riflettori puntavano su Monk, mentre per il second round pick il futuro era più nebuloso.

C’era da guadagnarsi un posto in squadra.

La sua stagione è andata un po’ in parallelo con quella di Monk. Questo fa pensare anche all’inserimento dei rookie in un contesto di squadra che evidentemente li ha fatti maturare poco per volta.

Sicuramente il suo impatto, così come quello di Monk, sono stati trascurabili per le sorti del team, soprattutto se spalmati lungo tutta la stagione, tuttavia nell’ultima fase dell’annata è andato migliorando.

Dopo la vittoria contro Memphis, coach Clifford ha dichiarato:

“Ha la possibilità di essere uno starter”, precisando:

“Sto parlando di uno starter con cui puoi vincere.”

Ora… non ho le competenze tecniche di Clifford e la visione del giocatore tutti i giorni durante gli allenamenti per poterlo dire, di certo Dwayne ha migliorato molto il tiro, mostrando sempre un atletismo invidiabile grazie a balzi altissimi spiccati per la sospensione senza che questi incidano sulla sorte del tiro.

“Ha lavorato duramente con (assistenti) Bruce (Kreutzer) e Pat Delaney. Il suo livello di abilità da settembre è migliorato drasticamente “, ha detto Clifford.

Ai Seminoles, infatti, sotto la guida del coach nato a Gastonia James Leonard Hamilton (coach difensivo), Bacon ha iniziato a sviluppare la sua caratteristica veloce difesa nei movimenti, nonostante pesi 100kg distribuiti su 198 cm.

Contro i Nets ha fatto una buona partita nella nostra vittoria in rimonta, contro Memphis anche, peccato che la maledizione di Washington (c’è sempre qualcuno destinato a farsi male tra le nostre fila) abbia colpito ancora.

Su un atterraggio dopo un tentativo d’entrata, una piccola distorsione alla caviglia destra l’ha tolto di mezzo.

Stava lavorando sodo, andando in palestra anche una domenica mattina di riposo per tutti dopo il rientro dalla vittoria a Dallas.

“Mi sento a mio agio, davvero a mio agio. Mi sento come se stessi facendo ancora i miei errori, ma sto migliorando ogni giorno “, ha detto Bacon giovedì.

“Sparare”, ha detto Bacon su quello che sarà il suo prossimo obiettivo.

“Mi dicono di continuare a sparare, e lo faccio ogni giorno.”

Prima della sfida con i Magic Bacon infatti tirava, complice il pessimo avvio, con il 37,5% dal campo e con il 25,6% da tre punti.

In questo deve migliorare e lo sta lentamente facendo.

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

 

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14) J. O’Bryant III: 5,82  

Ormai fuori da un pezzo dal roster degli Hornets, tagliato anche dai Knicks immediatamente, credo rimarrà fuori dal futuro dei Calabroni senza troppi ripensamenti.

Difficile sia un cavallo di ritorno poiché, pur avendo un soft turnaround con il quale infilava spesso solo il cotone in maniera abbastanza sorprendente, mancava totalmente d’atletismo, cosa che vanificava le possibilità derivanti dal suo fisico, compresa l’altezza.

Nello scambio tra J.O.B. (più due future second round pick) e Willy, al momento (salvo scelte oculatissime dei Knicks) vi hanno guadagnato sicuramente i Calabroni che hanno portato a casa un giocatore di prospettiva futura interessante e utile.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato (anche da Cho).

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15) M. Carter-Williams: 5,80  

MCW non ha più giocato nelle ultime 14 partite prese in considerazione per infortunio.

52 totali, due volte è partito in quintetto.

Anche se era migliorato leggermente (non che ci volesse molto dal disastro iniziale), il giudizio negativo, avallato da cifre da basso playground, permane.

La decisione, unita all’esigenza di uno stipendio basso, di andare a pendere un giocatore con cifre al ribasso da anni e che ai Bulls aveva lasciato più di qualche perplessità si è dimostrato un azzardo che gli Hornets hanno pagato a caro prezzo non avendo un degno sostituto di Walker nel ruolo di playmaker.

Tiri liberi falliti, palle perse banalmente e layup mancati clamorosi compongono la galleria degli orrori della sua stagione.

Mi stupirei e non poco di rivederlo in divisa Hornets, anche perché il suo contratto (di un solo anno) è terminato e un nuovo GM si appresta a prendere il posto di R. Cho.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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16) J. Stone: 5,75  

A parte la faccia simpatica Julyan è stato poco Rolling Stone.

Più che altro l’ex Venezia ha occupato la panchina per quasi tutta la stagione giocando un pochino a fine anno, palesando però evidenti limiti.

Prova poco il tiro e fatica un po’ nella costruzione del gioco.

La pressione difensiva è sufficiente ma non sopperisce alla mancanza d’offesa.

Delle due triple tentate a Chicago la prima si schianta sul plexiglass ricadendo involontariamente dentro, sulla seconda la cometa scagliata dall’angolo destro sfiora solamente il ferro che si salva dalla rovina di un tiro con poca parabola, discendente come le sue prestazioni.

Ampiamente marginale, ha un contratto ancora per il prossimo anno a poco più di 1,6 milioni ma se si potesse promuovere Paige come terza PG cedendo Stone, risparmieremmo qualcosa, tanto, anche in caso d’assenza della seconda PG per infortunio potrebbe giocare benissimo Monk (pur non essendo il suo ruolo) senza far rimpiangere Stone.

 

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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Fuori Classifica

M. Mathiang (Two Way Contract)  

Valutiamo qui l’altro giocatore del TWC parcheggiato ai Greensboro Swarm, ovvero Mangok Mathiang in panchina contro i Grizzlies (unico voto 6,5), sceso sul parquet nell’ultimo quarto oltre a rarissimi minuti in altre partite.

Si potrebbe scrivere che, attualmente, allo stato delle cose, Mathiang potrebbe benissimo venire a fare il terzo centro in una situazione contrattuale complessiva al limite.

Non mi era dispiaciuto in preseason nei pochi minuti giocati.

Non è agilissimo nei movimenti ma garantisce rimbalzi e sa muoversi per mandare a bersaglio tiri e schiacciate ravvicinate.

 

 

 

 

Se si vuol risparmiare in terza battuta il profilo fa al caso.

 

 

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Le tabelle per ripercorrere i voti dei singoli in ogni partita giocata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La media finale seguendo le tabelle soprastanti.

 

 

 

I Coach

Rapidissima disamina sugli allenatori.

Steve Clifford,

 

 

abbiamo già detto, perso spogliatoio e gioco, in stagione ha avuto anche problemi di salute che l’hanno tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, tanto da saltare 21 partite gestite sa Stephen Silas,

 

 

Stephen Silas (a sx) con il padre Paul Silas, anch’esso ha allenato gli Hornets a più riprese per diversi anni (anche a New Orleans) sino al rientro come sfortunato capo allenatore ai Bobcats.

 

 

suo assistente.

Al suo posto il figlio d’arte subentrante Silas ha ottenuto un record di 9-12 con una personale media voto di 6,11.

La squadra sotto la sua egida è riuscita comunque a vincere contro forti squadre dell’Ovest (GSW, OKC e Utah).

La squadra sembrava più pimpante e in ripresa a cavallo fra l’anno vecchio e il nuovo ma in realtà l’assistente di Clifford ha cambiato poco riguardo a gerarchie e rotazioni rispetto alla gestione dell’head coach titolare, tanto da sembrare quasi telecomandato da casa.

Steve invece ha finito ancor peggio assistendo a delle partite in cui i suoi ragazzi non sembravano avere un “anima sportiva”, nonostante lui provasse a infondere tranquillità e fiducia.

Qualche errore è stato fatto e ciò che MJ ha rimandato lo scorso anno è accaduto inevitabilmente, cioè la rimozione di head coach e allenatore, ma dato che i colpevoli si trovano anche sul parquet, se non soprattutto sul parquet, speriamo si assistere finalmente a un cambio mirato ma epocale del roster.

Per Clifford (media voto stagione 5,89) oggi pare ci sia un interessamento di Phoenix.

Auguri a lui ma soprattutto ai nuovi Hornets per un futuro più brillante e soddisfacente.

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Per terminare, come nelle puntate di NBA Action, non poteva mancare la (mia) personale classifica sulle migliori giocate della stagione, estesa a 25 azioni.

Buon divertimento!

 

Game Open e Classifiche finali.

Dopo il Game Over 2017/18, MJ ha deciso di continuare il gioco inserendo il gettone Kupchak.

L’ex LAL avrà un compito titanico nella ricostruzione della squadra avendo diversi giocatori in squadra non appetibili (in relazione alle prestazioni offerte) per la maggior parte delle altre franchigie.

Il quintetto mandato in onda da Clifford per gran parte dell’anno. Il coach ha dimostrato zero apertura mentale sulle gerarchie insistendo su una formazione che non funzionava.
La mia opinione è che dovrebbero rimanere solamente Kemba e Howard riguardo lo starting five attuale.

Inoltre a fine marzo Kemba Walker, già nel mirino di altri team a febbraio, aveva dichiarato:
 
“A questo punto voglio vincere. Voglio essere nei playoffs”. “Sono stanco di non essere nei playoffs… Odio guardarli in TV”.
“Ho partecipato due volte in sette anni e non è affatto divertente, mi mancano”.
 
Walker però è legatissimo a Charlotte e questa frase, dovuta sicuramente alla frustrazione che tutti noi proviamo vedendo un team, infatti, non detti molto peso a questa frase perché poi disse anche:
“Spero d’esser qui per molto tempo”.
 
Walker però dovrebbe fare un minimo di mea culpa, non certo per le brillanti prestazioni in campo (22,1 pt. di media in questa stagione e 20° posto ottenuto in classifica NBA) ma per aver “consigliato” alla direzione i rinnovi di Batum e Marvin Williams, due giocatori che complessivamente hanno chiuso la stagione sulla sufficienza, ma da loro ci si aspettava molto di più, soprattutto dal transalpino che con il suo contratto blocca lo spazio di manovra per il prossimo mercato.
Certo che la gestione 2.0 di MJ non è stata positiva.
In quattro anni, tirando le somme, per tre volte abbiamo visto i playoffs degli altri e una sola volta abbiamo partecipato, stoppati da Miami in gara 7.
153 vittorie contro 175 sconfitte per un -22 di differenza.
Non benissimo nonostante Kemba…
E mentre Walker attende di parlare con il nuovo GM per decidere eventualmente il rinnovo contrattuale (scade a fine stagione), stanno per partire i playoffs 2018.
Lo scontro più drammatico per accedervi è andato in scena nella notte a Minneapolis dove i padroni di casa hanno aggiunto una camicia sudata alle classiche sette, prima di riuscire a eliminare i Nuggets in quel che era uno scontro diretto.
Gara finita all’OT, anche per merito di Gibson che a pochi secondi dal termine ha strappato un pallone in angolo con notevole abilità evitando ai Lupi di subire la possibile beffa.
All’OT dopo un breve saliscendi, nel finale Butler e soci si sono imposti.
Complimenti anche a New Orleans che battendo nettamente gli Spurs privi ancora di Leonard, ufficialmente per infortunio (anche Pop ha detto che il suo fuoriclasse tornerà a giocare quando lui e il suo clan si decideranno), non c’è da esser super ottimisti in casa San Antonio.
Pare che Leonard voglia emigrare in un mercato più ricco…
I Pels se la vedranno ora con Portland.
Contro Lillard e soci la stagione regolare è stata chiusa con un 2-2 ma ora si sale di livello in una sfida che promette comunque un certo possibile equilibrio per come è andata la stagione a Ovest, più che una classifica finale normale pare essersi inserita la fisica quantistica da quante combinazioni avrebbero potuto uscire alla vigilia dell’ultima “giornata”.
Ecco le classifiche finali di Est e Ovest:

EST

 

 

OVEST

 

Comunque sia, alla luce delle classifiche finali, gli abbinamenti per i playoffs saranno i seguenti:
 
EST
 
Toronto (1) Vs Washington (8)
Boston (2) Vs Milwaukee (7)
Philadelphia (3) Vs Miami (6)
Cleveland (4) Vs Indiana (5)
 
OVEST
 
Houston (1) Vs Minnesota (8)
Golden State (2) Vs San Antonio (7)
Portland (3) Vs New Orleans (6)
Oklahoma City (4) Vs Utah (5)
 
Diverse sfide interessanti sulle quali non faccio pronostici mentre per gli Hornets il presente è già futuro con Kupchak a lavorare sottotraccia per costruire un team vincente come ha promesso per tornare a far ronzare e rombare forte le uncinate ali degli Hornets sui parquet di tutta la NBA.
 
Il pezzo di chiusura di stagione classico con le classifiche dei singoli, video per i nuovi giocatori, ecc. probabilmente arriverà entro domenica 21.
Dopo la lunga maratona di quest’anno mi concedo un po’ di vacanza e del tempo per lavorare sul numeroso materiale, pur avendo già iniziato a preparare qualcosa.
Giusto per mostrare una statistica semplice, avvalorando la tesi sulla buona stagione di Howard, si noti il quarto posto in classifica del nostro centro a rimbalzo…

Game 82: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 119-93

 
 irca 24 anni fa,
insieme a Senna moriva la vera Formula 1.
Una F1 che per antonomasia, pur essendo sport tecnologico principe, ancora aveva al centro i piloti, mitici eroi che affermavano la supremazia del pilota sulla macchina permettendosi di fare la vera differenza.
Oggi le parti si sono invertite, lo spettacolo non è paragonabile a quello dell’epoca nel quale Senna ebbe duelli mitici con i vari Piquet, Mansell, Prost e quello con Schumacher, teutonico pilota (perfetta icona d’acciaio per la nuova era), appena accennato.
Avversari, non nemici, poiché diceva che la vita è troppo breve per avere nemici.
Grande pilota ma ancor di più grande uomo.
Elargiva donazioni anonime che faceva per aiutare i bisognosi nel suo paese ma aveva in mente di fare di più.

Alcuni pensieri di Senna presi dal sito: www.ayrtonthemagic.com .

La progettazione di una fondazione sarà realtà avvenuta solo post mortem
Viviane Senna, la sorella ha portato avanti il desiderio di Ayrton dando alla nuova fondazione il loro cognome.
Per questo e per tanti altri motivi il pilota brasiliano non sarà dimenticato come il giornalista de L’Unità (ricordo d’aver comprato in stile Fantozzi alle elezioni parecchi quotidiani che parlavano l’evento per capire cosa fosse successo visto che si parlava di piantone dello sterzo assottigliato e altro riguardo al tragico incidente di Imola) scrisse con amarezza e provocazione, centrando problemi legati ai nostri tempi che non hanno un confine tra sport e il mondo esterno ad esso.

Con Senna muore la F1 era il titolo completo.

E’ vero che la corsa necessariamente continua, “the show must go on” non fosse altro per legge universale del movimento cosmico, ma gli aforismi di Senna e soprattutto il suo essere concreto e non retorico, dal mio punto di vista, lo eleggono ancora oggi come uno di quei campioni che faticano a scomparire nell’oblio.
Persone non solo amate a prescindere dai colori difesi, ma che travalicano gli sport inserendosi nella società come esempio positivo.
Un esempio che anche gli Hornets avrebbero dovuto seguire quando Senna diceva di credere nel duro lavoro.
Un duro lavoro che alcuni componenti dei Calabroni non hanno mostrato sul parquet troppe volte durante l’anno.
Troppi canestri semplici concessi agli avversari, poca difesa aggressiva sul tiro (vedere le statistiche dei liberi concessi) per non parlare di strenua resistenza, inesistente.
Il trend negativo in difesa è iniziato a gennaio 2017, la squadra dal mio punto di vista avrebbe potuto anche approdare ai playoffs nonostante i limiti se avesse interpretato la difesa con più intensità e qualche accorgimento tattico a livello di spaziature e movimenti differenti, ma questo è stato…
Questo imputo alla squadra, per il resto, nonostante la delusione, sarò sempre con gli Hornets, a prescinder dal primato del risultato, anche se ci auguriamo che per il prossimo anno la squadra di MJ possa iniziare ad avere successi simili a quelli ottenuti dal pilota carioca.

Kemba Walker alla FieldHouse Arena.

 
La partita… i lunatici Hornets indossavano il colore più mistico esistente (il viola), sarà per questo che, dopo aver incassato una pesante L nell’ultima casalinga stagionale proprio dai Pacers, imprevedibilmente si riscattavano sul parquet avverso.
Certamente la L era ampiamente favorita dai riposi di Oladipo, Bogdanovic e Young, con i Pacers senza più nulla da chiedere in attesa inizino i playoffs.
Charlotte dal suo canto schierava la formazione titolare per raggiungere almeno la cifra di 36 vittorie, esattamente quelle dello scorso anno.
 
La voglia c’era, la mano calda anche (18/42 da tre per un 42,9%) così gli Hornets sbancavano la FieldHouse Arena con una buona prestazione di squadra lasciando almeno un buon ricordo finale in una stagione amara e avara di successi.
2-2 il parziale stagionale contro i Pacers.
Top scorer per Charlotte è stato Kaminsky con 24 punti, seguito da Monk con 17.
Per i Battistrada, terzetto a 13 punti come top scorer (Leaf, Robinson III e Collison).
Pari il duello a rimbalzo con 54, vittoria negli assist per gli Hornets con 27-22, agevolati da una squadra non eccessivamente fallosa.
Gli Hornets sono andati in lunetta 12 volte contro le 8 dei Pacers, a testimoniare una partita vera ma piuttosto giocata tecnicamente e “rilassata” anche se Charlotte ha messo come i Pacers intensità difensiva, senza eccedere.
 
Il tip-off era vinto da Howard ma Batum in attacco commetteva passi in partenza.
Indy partiva forte senza perder colpi con Collison che, seguito da Marvin (il quale si staccava dalla marcatura del proprio uomo sul pick and roll), metteva un lungo tiro da due nonostante la nostra PF gli si parasse davanti.
Ancora peggio andava poco dopo (10:59), quando Collison, in testa alla classifica dei 3 pt% centrava la bomba rischiando di essere il primo Pacers a vincere questo titolo.
Batum da tre punti rispondeva con semplicità dalla top of the key ma Stephenson mandava a bersaglio un tiro da due, Howard segnava un banker dalla media destra battendo Turner ma Lance, l’ex, pareva indicare una super serata per i Pacers nonostante il turno di riposo di parecchi titolari. Dwight mancava un appoggio ma la palla rimaneva a Charlotte, Batum rioffriva il pallone al centro che in schiacciata accorciava prima che con una tripla dalla diagonale sinistra uno scatenato Williams riequilibrasse la situazione (10-10).
Booker, dopo due tiri mancati infilava il cesto in floater ma un passaggio all’indietro di Batum che schermava il catch and shoot frontale di Williams da tre punti era utile per il vantaggio dei Calabroni.
In transizione Batum tagliava con un bound pass in diagonale la difesa dei Pacers, facile per l’isolato Kemba arrivare ad appoggiare alto il 15-12.
Dopo un paio d’aggiustamenti Turner arriva a a schiacciare a una mano ma Williams a 6:04 dimostrava d’essere in una di quelle serate ON con un’altra tripla dalla diagonale sinistra ricevendo sulla rimessa dal fondo di Batum.
Turner da tre con un in & out faceva perdere un turno ai suoi mentre a 4:47 Williams bombardava ancora da oltre l’arco portando il match sul 22-15.
La fuga targata Marvin era continuata da MKG che schiacciava violentemente a una mano dopo che un recupero di Stephenson su Howard aveva consentito momentaneamente ai Pacers di bloccare un divario destinato comunque ad aumentare.
Sabonis entrava in campo presentandosi con un jumper frontale ma a 3:10 Kemba scacciava i cattivi pensieri segnando da tre nonostante il contatto di Collison.
Hornets sul +10 (27-17) nonostante il mancato fischio mentre in un duello tra centri Turner mancava la tripla, Howard giocando alla vecchia maniera segnava da sotto il 29-17 prima che Kaminsky con un mezzo turnaround a molla, leggermente fuori equilibrio segnasse anche il 31-17.
A 1:29 Sabonis realizzava il secondo canestro della sua partita mentre Stephenson spezzava la difesa sotto canestro veleggiando in fing and roll per il 31-21 ma Joe Young commettendo fallo nella metà campo difensiva degli Hornets regalava due FT a Monk che si metteva in ritmo appena entrato con un 2/2.
Un runner al vetro del rookie Leaf riportava sul -10 i Pacers ma una trattenuta fallosa di Sabonis su Willy, cercato con un lob in area serviva al nostro centro per mandare a segno almeno un FT.
Indy segnava da due a pochi istanti dalla sirena ma Frank da metà campo, pur con due difensori davanti a mani alzate trovava il tiro che una frazione prima della luce rossa partiva per infilarsi incredibilmente.
Hornets 37, Pacers 25 a fine primo quarto.

Charlotte Hornets’ Frank Kaminsky (44) goes to the basket against Indiana Pacers’ Domantas Sabonis during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Indy iniziava forte il secondo ottenendo 6 punti con Sabonis bravo a ricevere nel pitturato battendo Kaminsky per un 3/3 dal campo.
37-31…
Monk restituiva vigore all’attacco segnando nel traffico ma Leaf con una second chance realizzava il 39-33.
Frank in entrata sbatteva leggermente sul rookie andando ad appoggiare al vetro ottenendo anche il libero addizionale (trasformato).
Dopo un time-out voluto da McMillan, Young infilava la tripla per poi sbagliare da due, ma un attivo Leaf correggendo da sotto riavvicinava ulteriormente i padroni di casa.
Per restituire margine di vantaggio ai Calabroni c’era però Monk, il quale a 7:23 puniva la distratta difesa dei bianchi che lo lasciava troppo solo a sinistra, poi, a 6:52 lo stesso Malik in transizione, arrestandosi appena fuori dall’arco, sparava nella retina il 48-38.
Entrava Big Al Jefferson che aveva la meglio con il piazzato su Lamb che falliva un runner ma Willy in tap-in dava una mano al compagno per il 50-41.
L’ex Big Al in reverse accorciava sino al -7, Monk tentava ancora da tre ma questa volta in maniera imprecisa, poco male se Frank in versione Howard schiacciava una bimane con la putback dunk.
Il n° 22 dei Pacers (Leaf) dimostrava di saper fare di tutto un po’ mandano a segno la bomba da destra ma un passaggio telefonato offensivo dei Pacers diretto a Joseph intercettato da Hernangomez faceva ripartire Charlotte in contropiede con la chiusura del Tank da sotto.
A 3:34 Joseph commetteva l’errore di lasciare lo spazio a Walker in palleggio per mettersi in ritmo e sganciare l’ennesima bomba del primo tempo di Charlotte (57-45).
Il duello Howard/Jefferson favoriva il secondo che guadagnando due FT aggiungeva al proprio tabellino altri due punti.
A 2:21 Kemba in corsa apriva al volo sulla sinistra cambiando lato dove Batum solissimo faceva fuoco da tre punti realizzando il 60-48.
Stephenson segnava un libero (fallo Williams), Kemba in step back dall’area pitturata due a 1:37 ma Young con un paio di canestri nel finale aggiustava il punteggio tentando di dire ai suoi che la notte era ancora giovane.
I Pacers correvano sino al -8 finendo sul 63-55 il primo tempo.

Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) shoots between Indiana Pacers’ Myles Turner, left, and Trevor Booker during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Dopo l’intervallo era un crossover di Howard con soft touch al plexiglass a 10:41 restituirci il vantaggio in doppia cifra.
Uno stop and pop di Batum si risolveva con due punti al vetro e contatto con Robinson per il libero aggiuntivo (realizzato) a 9:50 che spediva gli Hornets sul +13 (68-55).
A 9:34 Collison segnava un’altra tripla mentre a 9:06 da destra su una second chance Robinson III apriva ancora una volta la scatola con il tiro da fuori.
Un paio di bombe che riportavano Indy a 7 punti, c’era da non distrarsi…
Kemba in corsa s’incaricava dell’uno contro uno con appoggio alto su Turner per il 70-61, Batum con un perfetto pullup dalla diagonale ci regalava altri due punti prima che un gioco a due tra Batum e Williams con la rollata del secondo si trasformasse in un’azione pregevole con il preciso assist volante a una mano all’indietro per il piazzato di Howard (74-61).
Williams riusciva anche a salvare un pallone destinato oltre la linea di fondo dei Pacers dandolo a Batum che avendo preso posizione davanti ai difensori Pacers appoggiava subendo fallo.
77-63 seguito da un fing and roll di MKG per il +16 prima del reverse layup “comodo” di Leaf e del piazzato di Howard ancora dalla media distanza.
Collison passando dietro gli schermi si ritagliava un paio di sospensioni da due punti che non falliva ma a 3:56 la nostalgia di Marvin per la tripla gli consigliava un catch’n shoot con il quale trafiggeva la difesa d’Indiana.
Turner in corsa si arrestava con la finta scivolando però sino all’infrazione di passi, Kemba lasciava passare Collison sulla finta di tiro da tre punti e in caduta verso canestro trovava la bomba frontale che legittimava la probabile vittoria.
Howard stoppava Joseph, Frank mancava due triple, finiva per segnare Booker con la presa sul passaggio e il rilascio immediato nel pitturato a una mano.
Questo canestro chiudeva il terzo periodo sull’87-71.

Indiana Pacers’ T.J. Leaf goes to the basket against Charlotte Hornets’ Malik Monk during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
L’ultimo quarto iniziava con reminiscenze da tripla di Robinson III che dal corner dimostrava d’avere buona mano, Booker in atletico appoggio difendeva palla con la schiena ma Lamb con il primo canestro personale di serata a 10:13 realizzava il 93-76.
Troppo lontani i Pacers per tentare la rimonta, anche se Sabonis sparava il suo ultimo fuoco d’artificio battendo facilmente Stone sotto canestro.
Frank in fede-away e Lamb con l’appoggio sulla destra del tabellone davano un margine consistente agli Hornets.
Il vantaggio di 19 punti, se poi Booker da sotto, tentando di fare l’artista si mangiava un rigore, la sorte per i locali era segnata.
Robinson da tre comunque affondava una bomba questa colta dal centro destra, a Jefferson veniva la voglia d’imitare il compagno da oltre l’arco ma il suo tiro lento e mal costruito da fuori trovava la base del ferro rimbalzando via veloce… Joseph e Frank si rispondevano, poi a 5:03 Jefferson sciorinava la sua classe battendo con un tocco perfetto l’ottima difesa di Willy che ci riprovava poco più tardi sulla baseline sinistra ma Big Al era clamoroso ancora nei movimenti nonostante età e salute ripetendosi con un tiro solo cotone.
Nel mezzo Stone era riuscito a infilare una tripla, cosa che accadeva ancora da destra poco più tardi.
Sul 105-89 gli Hornets si permettevano il lusso di trovare un altro missile da fuori (assist Stone, tripla Kaminsky) a 3:13. Hernangomez stoppava alla grande Robinson e Kaminsky sviolinando un’altra tripla non dava retta a Paganini ripetendosi a 2:42 (111-89).
Frank in palleggio arrivava sulla destra da dove con un rapido e sicuro tocco confermava la sua buona serata.
Gli Hornets dilagavano con Sumner a commetter fallo sotto contro Willy che recuperava due punti e un libero.
Sulle parole di Steve Martin di commiato, Monk allietava il momento con la tripla del 119-91.
Sumner si riscattava con due punti chiudendo il match sul 119-93.
Chiudiamo dinque la stagione con una buona W, aspettando di vedere cosa faranno MJ e Kupchack (sembrato convinto ieri in conferenza stampa di poter costruire una buona squadra) in estate.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
15 pt., 2 rimbalzi, 5 assist. Gioca. Ha voglia di tornare a vincere dopo la breve vacanza presa. 6/11 dal campo con 11 punti costruiti a mezzo tripla (3/6) e da un’entrata con tocco alto su Turner, non semplice. Un paio d’entrate fallite non semplici, per il resto, in 24 minuti fa il suo contribuendo anche in zona assist ad esempio smarcando letteralmente con un ribaltamento Batum che manderà a a segno una comoda tripla.
 
Batum: 7
14 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. A parte le due perse, è più preciso. 5/9 dal campo, buoni assist e un 2/4 da oltre l’arco oltre a un bel jumper in uno contro uno. Buona gara in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 punti, 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. La difesa c’è, ad esempio ruba con caparbietà a Robinson sulla destra un pallone. Si nota poco in attacco in 22 minuti ma mete due dei tre tiri tentati.
 
M. Williams: 8
15 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Merito suo se gli Hornets passano a condurre con buon margine comandando per tutta la partita. Nel primo quarto affonda varie triple ripetendosi ancora una volta nel secondo tempo. 5/9 da oltre l’arco e difesa attenta con eventuali cambi inclusi. Piazza anche un paio di stoppate e sulla rollata con Batum ha l’idea geniale di servire al volo con una mano all’indietro Howard che realizzerà il piazzato.
 
Howard: 6,5
14 pt., 17 rimbalzi, 1 stoppata. Solo 6/14 dal campo. Mani un po’ lisce sotto le plance offensive ma mette diversi piazzati mentre in difesa è una tenaglia. Afferra 17 rimbalzi e va in doppia doppia per l’ennesima volta. In qualche caso potrebbe chiudere meglio sul penetratore in appoggio ma sa anche andare a dar fastidio quando vuole.
 
Lamb: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2/6 dal campo. Lamb segna solo 4 punti in 24 minuti ma a parte tre ottimi rimbalzi, serve anche 4 assist e in difesa è attento.
 
Kaminsky: 8,5
24 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Serata magica per Frank che finisce con 10/17 dal campo incluso il buzzer beater sulla prima sirena da metà campo… Top scorer, trova varie maniere per andare a segno, dalla tripla siderale all’appoggio sotto, turnaround fuori equilibrio e incursioni personali interessanti.
 
Monk: 6,5
17 pt., 2 assist. Chiude con 6/16 dal campo, non un percentuale altissima ma infila due bombe (3 in totale su 10 tentativi) consecutive in un momento delicato. In crescita, aspettiamo percentuali migliori.
 
Stone: 7
6 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Stone chiude l’annata senza aver segnato un tiro da due punti. Non ci prova mai. Questa sera nel finale riscatta una prestazione un po’ opaca a livello difensivo mandando a bersaglio ben due triple oltre che a servire un assist per Frank. Da play fa un lavoro di smistamento per i compagni discreto. Dopo molti giudizi negativi questa sera è da premiare per la voglia e la prestazione che offre.
 
Hernangomez: 7
6 pt., 10 rimbalzi, 1rubata, 2 stoppate. 2/7 dal campo. Si arresta a 6 punti non andando in doppia doppia, perché 10 rimbalzi li cattura. Vive un momento di difficoltà con Jefferson pur facendo il massimo. Bravo a prender rimbalzi e nel finale si concede la stoppata su Robinson III più un’azione complessivamente da tre punti.
 
Paige: s.v.
0 pt. (0/1). Tre minuti, un tentativo da fuori sul ferro.
 
Coach Clifford: 6,5
Chiudiamo la regular season mostrando di saper giocare un po’ di più a basket rispetto a quanto mostrato in stagione regolare. Le percentuali dal campo aiutano.

Kup – chack, si gira?

Dopo la sconfitta con i Pacers arriva l’ufficialità…

La breaking news era nell’aria, Kupchack ha battuto la concorrenza di Rosas e altri GM per il ruolo di nuovo direttore generale delle operazioni di pallacanestro per gli Charlotte Hornets.

 

 

Jordan ha puntato su di lui e come l’uomo Del Monte l’ex LAL ha detto sì.

 

Riporto qui sotto, tradotto e leggermente accorciato, l’articolo dedicato dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets:

 

“Il presidente dei Charlotte Hornets, Michael Jordan, ha annunciato oggi che il team ha nominato Mitch Kupchak, ex LAL, presidente delle operazioni e direttore generale. Kupchak porta a Charlotte oltre 30 anni di esperienza nel front office NBA, sarà responsabile della ricostruzione del team.

“In ogni ruolo e in ogni tappa durante la sua permanenza in NBA, Mitch Kupchak ha portato ai suoi team i massimi livelli di successo. È un vincitore provato”, ha detto Jordan. ” Avendo vinto campionati sia come giocatore sia come dirigente, abbiamo fiducia che Mitch sia la persona giusta per guidare le nostre operazioni di pallacanestro, creare una cultura vincente e portare un successo duraturo alla nostra organizzazione, ai nostri tifosi e alla città di Charlotte.”

“Sono entusiasta di far parte dell’organizzazione degli Hornets e voglio ringraziare Michael per questa opportunità”, ha dichiarato Kupchak. “Sono pienamente consapevole della passione per il basket a Charlotte e in tutto lo stato del North Carolina, così sono fiducioso che potremo costruire gli Hornets come una squadra di successo della quale i nostri grandi fan potranno essere orgogliosi”.

Kupchak si unisce agli Hornets dopo una carriera molto distinta e di successo come dirigente di front office e giocatore dei Los Angeles Lakers. Ha iniziato a lavorare nel front office del team nel 1986 sotto due NBA Hall-of-Famers: il leggendario dirigente NBA Jerry West e Bill Sharman, la prima persona a vincere un campionato come giocatore, allenatore ed esecutivo. Kupchak è stato nominato direttore generale nel 2000, prestando servizio in quella veste per 17 stagioni. Durante il mandato di Kupchak come direttore generale, i Lakers hanno vinto quattro campionati NBA e sei titoli nella Western Conference con un record complessivo da stagione regolare di 747-607 (.552) e vincendo il 63% (111-66) delle loro partite postseason.

Pur essendo il direttore generale dei Lakers, Kupchak era responsabile della gestione quotidiana della squadra, comprese le decisioni relative al personale, le trattative contrattuali, la strategia sulle retribuzioni salariali e i giocatori di college internazionali in cerca di scouting.

13^ scelta assoluta nel primo turno del Draft NBA del 1976, Kupchak ha giocato nove stagioni NBA a Washington e Los Angeles prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse al ritiro. Ha segnato 10.2 punti e 5.4 rimbalzi a partita in 510 gare di regular season.

Si è guadagnato l’onore degli NBA All-Rookie Team durante la stagione 1976-77 e ha raggiunto in media 15.9 punti e 6.9 rimbalzi a partita durante la stagione di campionato a Washington nel 1977-78. Fu ceduto a Los Angeles nel 1981, dove giocò un ruolo chiave dalla panchina nel campionato NBA 1985 per i Lakers.

Kupchak ritorna nello stato in cui è stato un fuoriclasse americano insieme alla University of North Carolina. Divenne la prima matricola a giocare all’università dopo che le regole di eleggibilità per le matricole furono cambiate prima della stagione 1972-73. Kupchak è stato nominato giocatore dell’anno ACC per il 1975-76 come senior ed è uno dei 49 membri dell’UNC che hanno fatto sì che la sua maglia (n. 21) fosse onorata e appesa sotto al soffitto del Dean Smith Centre a Chapel Hill (novembre 1994).”

 

Chissà se la nuova stagione di Charlotte, proclami a parte, finalmente voltando pagina, girerà nel verso migliore…

Kup-chack, si gira!

Game 81: Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 117-123

 
 
Ultima partita casalinga della stagione in quel che una volta a Charlotte chiamavano Fantastic Fanale.
Stagione poco “fantastic” chiusa per il terzo anno su quattro nel limbo della mediocrità, né fanalini di coda, né squadra da playoffs.
Ospiti gli Indiana Pacers, i quali a scapito della maggior parte delle previsioni pessimistiche nei loro confronti (dopo il saluto della stella George), hanno saputo creare una stagione capace di regalare soddisfazioni ai loro fan.
Seduta comodamente al quinto posto, con un record di 47-33 (prima della partita), i Battistrada hanno tenuto per tutta la stagione invernale.
Indy tra l’altro sarà ancora la nostra futura e ultima avversaria nell’ultima gara da disputare in trasferta.
Finiva come il solito.
Hornets battuti da una delle squadre di medio/alto livello senza troppe storie, salvo un finale nel quale la panchina ha provato a rimettere in discussione una gara che era sul -20 poco dolo l’inizio dell’ultimo quarto.
Sul -4 però Charlotte si è fermata consegnando la W ai Pacers.
L’addio di Steve Martin, storica voce degli Hornets, dalla notte dei tempi, dagli albori del 1988, avrebbe meritato altro saluto.
Oladipo (giocatore rapido a tirare uscendo dai blocchi o bravo in penetrazione) per i Pacers chiudeva con 27 punti in 27 minuti, Domantas Sabonis faceva meglio con 30 (credo career high) e l’ex lance Stephenson con 10 rimbalzi, e 10 assist andava in doopia doppia fermandosi a 8 pt., tutti nel secodo periodo.
Charlotte ha tirato con il 50% ma ha concesso il 53,8% agli avversari…
 
La partita iniziava con Turner a mandare il primo pallone nella propria metà campo.
Doveva passare un minuto esatto prima che qualcuno segnasse; gli Hornets passavano in vantaggio 3-0 con una tripla di Williams dal corner sinistro, immediatamente pareggiata da Oladipo, uno che ha i numeri per sostituire George…
Turner era costretto a due falli in poco tempo e dopo un minuto e mezzo abbandonava il parquet, Charlotte si avvantaggiava momentaneamente con Howard che in area si arrangiava sul neo entrato Sabonis per depositare il 5-3.
A 9:37 da una palla a due MKG scappava in transizione ricevendo da Walker.
Fallo di Oladipo e due FT a segno per il 7-3.
Sabonis però rispondeva a livello offensivo segnando in jumper prima e in fing and roll poi chiudendo un fast break. Toccava a Williams riportarci in vantaggio con la seconda tripla personale di serata prima che Sabonis da sotto correggesse un errore di un compagno.
Oladipo dalla diagonale sinistra mandava a segno un tiro pesante, così i Battistrada passavano a condurre 10-12, anche se un buon Marvin Williams rimediava due FT a 7:36 impattando il match a quota 12.
I Pacers allungavano con i canestri di Bogdanovic e del centro tiratore Sabonis, inoltre Young intercettando un brutto passaggio di Batum si trovava la strada spianata per chiudere con la bimane veleggiando solitario in transizione.
Howard catturando un rimbalzo offensivo segnava due punti nonostante il difensore a ridosso e a 4:15 Marvin Williams dava una mano per la rimonta infilando una tripla (3/3) per il 17-18.
Oladipo però si schermava per una tripla vincente, Howard commetteva il terzo fallo (in attacco) e Sabonis a una mano andava a metter dentro l’ennesimo tiro.
Kaminsky entrava segnando un jumper dalla diagonale destra ma Oladipo faceva fuori in velocità un paio d’uomini in difesa per appoggiare lo scoop a canestro sguarnito.
Kaminsky infilava il tiro da sinistra oltre il bordo area sinistro su Oladipo (21-25) ma Joseph segnava il +6.
Il divario rimaneva uguale sino alla fine del quarto nonostante Monk entrasse in campo mostrando una buona elevazione per un perfetto jumper.
Anche Hernangomez dava il suo contributo in uno contro uno in area appoggiando al vetro ma dopo un gioco di passaggi Sabonis dalla mattonella Buzz City a sinistra si dimostrava implacabile affondando un altro piazzato che lo portava a 14 punti e chiudeva il quarto sul 25-31.

Willy prova a zittire l’ex Stephenson.

 
Il secondo quarto l’apriva Monk da tre a 11:27, gli rispondeva G. Robinson III da due, canestro controreplicato da Lamb che ricevendo fintava sul difensore facendolo saltare per poi chiudere comodamente.
Glen Robinson III teneva fede al numero dopo il cognome bombardando dal corner destro per ben due volte portando sul 34-41 il match.
Monk, che tra una tripla e l’altra aveva messo un circus shoot dal pitturato dopo essersi quasi sfracellato al suolo (ritrovando il passo), segnava anche da tre punti per il 37-44.
La difesa di Charlotte era abbastanza penosa dalle parti del ferro e Booker deviando un tiro (per una volta) sbagliato da Sabonis non faceva perdere un colpo ai gialli.
I Pacers correvano allontanandosi con i canestri di Joseph, Booker e Bogdanovic prima che i titolari di Charlotte rientrassero e conquistassero con Walker (4:55) un gioco da tre punti.
Fallo di Lance sul terzo tempo, appoggio comodo in continuazione del capitano che dalla lunetta non tradiva fissando il 42-54.
Oladipo segnava in reverse layup su Howard, ma per Charlotte rispondevano MKG in jumper e Kemba con un paio d’entrate che ci riportavano sul -10 (48-58).
Il divario però non si assottigliava, anzi… nonostante una momentanea dunk di Howard a una mano, Bogdanovic segnava due canestri consecutivi, Oladipo infilava il 50-64 prima che due FT di Howard (lotta per la posizione con Turner a 1:36) cadessero nel cesto.
Collison nel finale segnava il suo primo canestro della partita, basket che subito replicava “grazie” a una palla persa da Batum che tentava di farsi perdonare elargendo una tripla dalla diagonale sinistra a :50.4 (55-68).
I Calabroni finivano tirando un paio di volte dalla lunetta con Howard e Walker che aiutavano il team con un 13/13 complessivo dalla lunetta mentre lo 0/0 dei Pacers ai FT testimoniava la difesa allentata di Charlotte che concedeva ancora un canestro a Oladipo in entrata selvaggia su un MKG che nemmeno in piovra style riusciva ad arrestare il veloce avversario.

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots over Indiana Pacers’ Cory Joseph (6) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Sunday, April 8, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Oladipo non perdeva il vizio di segnare dopo l’intervallo, firmando con l’entrata in caduta il primo canestro della ripresa.
A proposito di riprendere, c’era da andare a recuperare una partita…
Ci provava Kemba che a 10:03, nonostante la trattenuta in area, chiudeva da sotto per due punti e FT aggiuntivo.
Alla giocata in due tempi di Walker da tre punti si aggiungevano quelle da altrettanti punti in un’unica soluzione da parte di Batum e Williams, nel secondo caso dopo che Howard avesse gettato un po’ di scompiglio partendo in coast to coast prima d’esser raddoppiato.
Questi canestri permettevano a Charlotte di riaffacciarsi sul -6 (66-72) finché due penetrazioni di MKG con esito diverso avvantaggiassero ulteriormente Charlotte; sulla prima il canestro, sulla seconda l’errore serviva ad Howard per rimbalzo e correzione che ci portava incredibilmente sul -2 (70-72).
Gli Hornets però erano sfortunati; su una palla vagante Marvin prendeva una spallata involontaria da Sabonis che controllava la palla lanciando il 5 vs 4 per i suoi, sul tentativo di tiro di Bogdanovic un fischio ritardato di un arbitro dava ai Battistrada i primi tre FT della partita che il lungo avversario affondava dopo aver cambiato una lente a contatto.
MKG riportava sotto i nostri quando a 6:49 Oladipo commetteva un blocking foul al limite del semicerchio antisfondamento.
Libero ok per il 73-75 ma Charlotte si perdeva; Oladipo con un pullup frontale, Sabonis con il piazzato tirando con due metri di spazio su un Howard troppo rintanato erano l’antipasto della fuga Pacers nonostante il breve runner dalla sinistra di Williams che mandava a segno il 75-79.
Collison da tre (uno che è in testa alla classifica dal tiro da oltre l’arco) di addome correggeva la tripla mandandola a bersaglio dalla top of the key, MKG potrebbe ridurre il gap ma in transizione era fermato in maniera decisa da Oladipo.
Due FT mancati che unitamente a quelli di Howard a 3:17 lasciavano gli Hornets alla stessa distanza.
Joseph da tre, Sabonis in schiacciata più una rimessa per Charlotte invertita per errore dagli arbitri allontanavano i Pacers che finivano per incassare un tiro lesto di Monk prima della sirena, il quale tuttavia faceva solamente varcare la soglia degli 80 punti alla squadra di MJ.
81-95 il finale di quarto…
 
Un paio di canestri di Lamb a inizio ultimo quarto non davano esiti positivi perché l’ex Stephenson in entrata segnava un circus shot sulla trattenuta di Stone con palla saturniana a ballare sul l’anello prima di finire nella retina.
Libero aggiuntivo per l’85-100 e altra giocata in appoggio di Stephenson che anticipava la tripla di Joseph che sembrava ammazzare la partita sull’85-105.
Nonostante una tripla di Monk e una boom dunk di frustrazione firmata Lamb a una mano che fintando su Stephenson si apriva il varco, la partita sembrava poter scorrere sonnacchiosamente sino all’ultima luce rossa, invece il neo entrato Paige al primo tiro scaricava dalla laterale sinistra una bomba per il 105-116.
Monk in reverse e in entrata mostrava la sue verve dando altri 4 punti a Charlotte che con Stone recuperava una palla a Oladipo (rispedito in campo da McMillan per evitare brutte sorprese nel finale), reo d’aver toccato sul pressing di Julyan la linea di centrocampo commettendo infrazione.
Willy segnava due liberi mentre quelli a favore di Oladipo erano incredibilmente mancati dal numero 4 che a 1:03 doveva assistere al 3/3 di Monk dalla lunetta (toccato da Joseph sul gomito durante il tiro).
Charlotte tornava a poco più di un minuto dalla fine a 4 punti (114-118) riaprendo il match.
Una drive di Oladipo serviva Robinson, arrivava Stone a due man che prendendo tutto regalava due FT a Robinson III. Nessun errore e +6. Purtroppo Charlotte sbagliava le triple finali con Monk e Paige.
Dalla lunetta allungava Indy sino alla bomba di Frank a 4 decimi dalla sirena che suggellava il 117-123 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 6
12 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. 4/9 al tiro, troppi (4) turnover. Vampate di Kemba che non ci sta a perdere. Gioca solo 25 minuti dando spazio alla panchina.
 
Batum: 5
8 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/6 dal campo con 2/3 da fuori in 22 minuti. Veramente tanti i turnover che ci costano qualche punto. Ci prova con le triple e con un tentativo di stoppata al quale però gli viene chiamato goaltending. Prestazione controversa inficiata dai palloni persi e passaggi fuori misura come un lob nettamente fuori portata anche per Howard.
 
Kidd-Gilchrist: 5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 3/7 al tiro, 2 palloni persi. Difesa difficoltosa su Oladipo (27 pt. In 27 minuti) e due FT mancati in un momento delicato. Attacca il canestro trovando anche una giocata da tre punti ma non basta la verve.
 
M. Williams: 6,5
16 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata., 2 stoppate. Finisce con un 5/8 al tiro. Inizia con un 3/3 da fuori, poi si rende utile in vari modi, anche in difesa. Buona prestazione per Williams, uno dei pochi a salvarsi in serata.
 
Howard: 5
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/5 dal campo, 2/4 dalla linea, 3 TO. Lascia troppo spazio a Sabonis che prende ben presto le misure e confidenza. Gli arbitri lo vessano fischiandogli o non fischiandogli a seconda dei casi falli contro o a favore non ottenuti. Ennesima doppia doppia ma stasera la protezione del ferro non mi è piaciuta.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 1 assist. 5/9 al tiro. Non bene quando entra, sbaglia un paio di tiri poi lascia troppo spazio in difesa. Meglio durante la seconda rotazione dove da il suo contributo al rientro. Serata old style (quasi solo punti).
 
Kaminsky: 5
9 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. 3 falli, 3/11 al tiro. Partecipa al festival dell’allegra difesa. La sua è una delle più frustranti. Non riesce quasi mai a fermare l’avversario lanciato. Sbaglia un paio di canestri semplici in stile MCW, mette la tripla finale che non serve a molto…
 
Monk: 6,5
22 pt., 5 assist, 2 rubate. 8/17 per colpa di un 3/11 da oltre l’arco da dove deve migliorare un pochetto, anche se quando sembra in ritmo, difficilmente sbaglia. Solita spinta in 24 minuti, compreso ultimo quarto, ma non basta ancora purtroppo.
 
G. Hernangomez: 5,5
14 pt., 8 rimbalzi, 2 asssit. Come cifre c’è. Qualche giocata, anche all’europea ce l’ha ma anche lui fatica sotto le plance tra rimbalzi mancati e difesa su Sabonis. Piccolo passo indietro.
 
Stone: 5,5
0 pt., 1 assist, 1 rubata. Male all’inizio, surclassatissimo in difesa, aumento di mezzo voto per un finale nel quale mette pressione e recuperando un paio di palloni ci prova. Il fallo speso su Robinson era necessario, deciso ma non cattivo. Corretta la decisione della terna di non assegnare il flagrant perché Julyan cerca la palla.
 
Paige: 6
3pt., 1 rimbalzo. Entra e segna tre punti, cattura anche un rimbalzo. Manca la seconda tripla che avrebbe potuto riavvicinarci per un finale da brividi…
 
Coach S. Clifford: 5
Una squadra piuttosto scarsa da smontare in estate, pena la ripetizione dell’odierna stagione ad andar bene… Nessuna difesa nel primo tempo, la partita prende la via d’Indianapolis. Howard sotto non sarà un passatore ma nemmeno gli altri sviluppano un granché nonostante Charlotte riesca ad andare in lunetta spessissimo avendo un differenziale tra FT tentati e subiti favorevolmente impressionane, così come negativamente rilevante è il dato della percentuale realizzativa.

Un dato rilasciato a partita in corso riguardante l’enorme differenziale a favore tra FT pro e contro…

 

Game 80: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 137-100

Collins e Curry prima della partita.

 
Terzultima partita della stagione per Charlotte impegnata sul parquet d’Orlando.
Personalmente e contrariamente il solito la partita era guardata con poco entusiasmo vista la stagione e le ultime prestazioni di molti giocatori, scadenti o già in vacanza.
Negli ultimi tempi solamente Howard, Bacon, Monk e Hernangomez (partito male), hanno alzato il loro rendimento e Dwayne non era nemmeno presente per infortunio, mentre Dwight e Willy si dividevano i minuti come centro.
Charlotte vince ininterrottamente con Orlando da 11 partite (compresa quella nella notte) e le premesse per i Magic non erano buone senza i vari Vucevic, Fournier e Gordon.

Le statistiche delle ultime 10 parite (prima della gara della notte).

Per Charlotte era tutto facile sin dall’inizio, anche la panchina questa sera spingeva giocando bene, facilitata dalla pochezza dei Magic, inabili chiudere gli spazi per il tiro, così Charlotte faceva una buona figura nonostante la stagione ormai non abbia più nulla da dire.
Magic per il tanking e Hornets a raggiungere la vittoria numero 35 in stagione.
Per i Magic bene D.J. Augustin con 19 punti in 18 minuti e benino Speights con 14 in 24.
Cifre complessive a favore degli Hornets con 50-36 a rimbalzo, 32-27 negli assist, 55,8% al tiro contro il 44,7% dei Magic.
Charlotte da tre poi ha tirato con il 54,8%…
24/26 per gli Hornets ai liberi contro il 7/13 avversario.
I Magic hanno perso una palla in meno degli Hornets (9-8) come unica nota positiva della serata…
 
Tip-off risolto da Howard e inizio facile per gli Hornets che grazie a un’entrata con tiro acrobatico di Walker recuperavano due FT (fallo Hezonja).
Il capitano ripartiva dopo aver interrotto la serie a Chicago con due liberi a segno prima che su un giro palla D.J. Augustin punisse una difesa in rotazione lenta.
No problem però poiché gli Hornets ripassavano avanti con un gancetto di Howard e un lob di Batum pescando Williams dietro al proprio difensore lo facilitava molto per l’appoggio al vetro.
Kemba aumentava le distanza fintando all’esterno più volte sul suo difensore fino a chiudere in scoop andando però all’interno.
Howard splittando portava la partita sul 9-3 a 8:48 mentre 26 secondi più tardi mandava gli Hornets in doppia cifra con un alley-oop appeso che consigliava a coach Vogel il primo time-out per Orlando.
Segnava Hezonja alla ripresa delle ostilità ma Walker centrava la tripla, Howard respingeva il tentativo a una mano di Biz dal pitturato mentre lo stesso Biyombo respingendo MKG lo mandava in lunetta per un 2/2.
Dopo due FT di Hezonja (fallo di Marvin) Batum lanciava ancora Howard che questa volta chiudendo in reverse layup anticipava un dai e vai veloce chiuso da D.J. Augustin che s’inventava anche un’entrata nel traffico poco più tardi per chiudere con un gioco da tre punti che portava i Magic sul -6 (18-12 a 6:10).
Un tap-in di Batum e un tocco al vetro su assist di D.J. Augustin da parte di Hezonja aumentavano il punteggio, Kemba aggiungeva un punto dalla lunetta e Batum in uno contro uno, tirando dall’altezza dei liberi altri due, Marvin dal corner sinistro infilava indisturbato una tripla in transizione e gli Hornets toccando il +13 (27-14) tornavano a sedersi in panchina con la seconda chiamata di Vogel per l’interruzione della gara (4:25).
Riprendeva ancora Marvin da sotto canestro a sinistra per due punti, mentre nel finale uscendo Biyombo per un paio di falli spesi, gli Hornets iniziavano a trovare molta facilità d’azione oltre spazi per tirare…
14-8 i punti fino a questo momento pro Charlotte in area che rimanevano tali dopo un jumper da oltre la linea dei liberi di Purvis che pescava altri due punti vedendosi fischiare a favore un goaltending dubbio (Howard) dopo una drive su Lamb.
I due incriminati si rifacevano in attacco; Howard con due FT a 2:52, Lamb con una tripla a 2:14.
Gli Hornets volavano con l’alley-oop in corsa ravvicinato di Monk per Howard e anche se Mack centrando la tripla siglava il 36-23, il finale era pro Hornets.
Scoop di Lamb facile in entrata, transizione di Howard con passaggio allungato a Frank sulla diagonale destra per la tripla in ritmo del numero 44 che assisteva anch’esso nel finale a un tap-in di Iwundu e un’entrata di Monk con palla appoggiata al vetro, azioni che chiudevano il primo periodo sul 43-25…

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots next to Orlando Magic’s Wesley Iwundu (25) during the first half of an NBA basketball game Friday, April 6, 2018, in Orlando, Fla. (AP Photo/John Raoux)

 
Il secondo quarto vedeva Charlotte far girare palla sul perimetro fino al passaggio per Kaminsky che a 11:23 pescava la seconda bomba di serata, Speights rispondeva da due poi Lamb fallendo un tiro recuperava il rimbalzo fornendo la sfera in area a Willy che si arrangiava da solo per depositare il 48-27.
Frank centrava la terza tripla su altrettanti tentativi, Stone invece la mancava così a 9:22 Speights correggendo un suo errore da sotto anticipava un canestro di Biz per il -20 Orlando (51-31).
Un jumper di Lamb era seguito da un air-ball di Frank con tipica parolaccia in inglese pronunciata…
Forse Biz non si esprimeva altrimenti dopo lo 0/2 in lunetta ma a 7:14 qualche pensiero per la mente gli sarà passato guardando Lamb colpire da tre dalla top of the key.
Uno dei pochi giocatori consistenti d’Orlando rispondeva da tre (Speights) ma dalla top of the key anche Monk trovava spazio per colpire pesantemente prima della chiusura tardiva…
Hezonja da destra continuava la guerra di triple a 5:51 aiutato ancora una volta da Speights (4:56) per il 59-40.
Un hook di Hernangomez interrompeva il buon momento offensivo dei Magic che incassavano un 2/2 dalla linea di Monk oltre al pullup lungo a 3:55 sempre firmato dal rookie per il 65-40.
D.J. Augustin interrompeva il digiuno offensivo dei Magic con due punti ma Batum con una finta e tiro mandava al bar il difensore infilando il cesto in maniera precisa per il 67-42.
Nel finale uno swooping hook di MKG portava Charlotte a quota 70 contro i 46 dei Magic che dalla top of the key aumentavano di tre unità i propri punti grazie a D.J. Augustin ma chiudeva il quarto Charlotte con una drive di Kemba che trovando Howard sotto mostrava tutta la fragilità di un team senza Gordon, Fournier e Vucevic con la schiacciata a una mano del nostro numero 12 a chiudere il primo tempo sul 72-49.

Le statistiche a fine primo tempo.

 
La ripresa iniziava sullo stesso tenore; due FT a segno per Williams, stoppata di Howard su Biz e due punti per il nostro centro dopo il bump in area a evitare un difensore con arresto e tiro ravvicinato.
Hezonja da tre e DJ Augustin (goaltending di Howard) provavano a invertire il trend ma dopo una stoppata di Biz su Howard la flipperata dall’angolo sinistro di Williams valeva tre punti.
D.J. Augustin infilava ancora in jumper con affidabilità a 8:13 ma a 7:55 Batum infilava uno splash da tre punti per l’84-57.
A 7:05 s’infiammava la partita con Williams che servito in corsa si elevava per speronare la difesa dei Magic con la dunk a una mano e posterizzazione sull’ex Biyombo…
A 6:43 Biz rispondeva con una boom dunk per prendersi più tardi anche due FT dei quali ne realizzava solamente uno.
Un pullup preciso di Kemba dalla baseline destra vanificava il buon lavoro difensivo avversario.
Toccava a Birch segnare nella saga della net night, dopo altri canestri Speights incastrava la sua tripla dalla diagonale destra tra ferro e vetro; palla a due a metà campo vinta da Charlotte che risolveva a 2:05 con un tiro fortunoso da tre punti di Lamb che si serviva del plexiglass in maniera migliore dell’avversario.
Monk a 1:34 con semplicità calibrava la sua tripla (98-68) ma Purvis rispondeva da tre punti per alleviare il pesante passivo.
Si arrivava al finale di quarto sul 103-75 (+28 Charlotte)…

Stone su Afflalo. Julyan non ha segnato nemmeno un due punti in stagione.
Anche questa sera per lui i punti sono arivati da una tripla realizzata.

 
Logico che l’ultimo quarto fosse garbage time ma le squadre continuavano a giocare infondendo piacevolezza alla partita; soprattutto Charlotte che con un fast pick and roll mandava a canestro Willy in schiacciata (assist di Monk).
Monk segnava un rapido pullup da due punti e la difesa di Charlotte con la stoppata di Lamb su Artis si trasformava in transizione con il lancio di Stone per Frank toccato da Purvis senza che il fallo riuscisse a bloccare il Tank in movimento.
Gioco da tre punti che era buono per il 110-75.
Birch con l’alley-oop segnava ma tre punti diretti arrivavano da Hernangomez che faceva carambolare la palla dentro il ferro dalla top of the key.
Monk rimaneva giù dopo un’entrata di Birch (colpo sotto al mento), un po’ d’apprensione ma il rookie dimostrava d’essersi ripreso con il pullup in palleggio sul posto a 8:36 che shakerava Afflalo costringendolo alla resa sulla veloce tripla dalla diagonale destra.
Monk forniva l’assist in corsa al Tank che questa volta prendeva la carezza d’Iwandu sulla nuca.
Ancora due punti e tiro libero nonostante un po’ di mal di testa…
Hornets sul velluto con la tripla di Lamb per il 124-79, quindi entrava anche Paige che sbagliava un paio di triple e un’entrata nel traffico prima di vedere l’assist d Monk per la passeggiata con alzata perfetta di Frank che faceva ricader la palla nella retina senza quasi toccarla.
Paige capiva la giocata e allargava su Stone che dal corner sinistro mandava a bersaglio la tripla del 133-95 (1:55). Charlotte aggiungeva 2 punti, i Magic 5, così si chiudeva comodamente su un +37 (137-100)…
 
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
13 pt., 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. 3/9 al tiro e 6/6 ai liberi. Torna a giocare Walker (dopo la vacanza mentale) che riapre la serie dei liberi dopo aver interrotto a quota 53 la precedente a Chicago. Qualche buon canestro e propensione anche all’assist, sottolineata generosamente da Monk prima dell’inizio gara riferita all’ultima partita prima di questa.
 
Batum: 7
9 pt., 6 rimbalzi, 6 assist. 4/7 al tiro e 2 TO. Un paio d’alzate per Howard in alley-oop, anche al tiro è preciso, più del solito realizzando due buoni canestri in uno contro uno e una tripla nel secondo tempo messa con facilità. Tutto in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. A parte la persa direi discreta tenuta difensiva e nei 22 minuti guadagna la sufficienza con alcuni rimbalzi ma soprattutto un paio d’azioni offensive nelle quali tenta d’andare sul sicuro.
 
M. Williams: 7
18 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 7/9 al tiro prendendo una stoppata. Notte accesa come realizzatore da parte di Marvin che da una buona mano a più riprese. Imbianca i Magic con 2/3 da fuori e gettate di pitturato. Buona prestazione.
 
Howard: 7
16 pt., 17 rimbalzi, 2 assist, 4 stoppate. Chiude con un 5/10 dal campo, basso per i suoi soliti standard ma regala schiacciate e alley-oop. D’altra parte prende un paio di stoppate ma rimedia recuperando palla. Comunque sia domina su Biz e se non arriva a un 20/20 è perché gli mancano alcuni minuti. Si ferma a 28 passando il finale di serata a scherzare con due bambini dietro la panchina.
 
Lamb: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist in 19 minuti. Chiude con un 6/9 dal campo incluso un 4/5 da tre punti che lo porta a +27 di plus/minus. Scampato alla tradizione pasquale, l’Agnello viene a redimere i peccati della stagione dei compagni scatenando la sua buona mano. In difesa fatica su finte e palleggi modello crossover, tuttavia la sua prestazione è buona.
 
Kaminsky: 7
21 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 8/15 al tiro. Inizia bene da tre colpendo per tre volte consecutive finendo con un 3/6 ma nel finale tra lanci e passaggi in transizione chiude bene con altre due giocate da tre punti e un arcobaleno perfetto da due che trova il pentolone d’oro del Leprechaun. Da abbattere a Chicago, da lodare questa sera.
 
Monk: 8
26 pt., 1 rimbalzo, 8 assist. 8/14 al tiro, 6/6 ai liberi, +23 di plus/minus, 1 solo turnover. Altra prestazione di spessore del Monaco che, uscito dall’eremo, incanta anche stasera. Trovato il ritmo, la sua crescita pare essere come il risveglio improvviso di primavera. Peccato che solo nell’ultimo periodo si sia potuto usufruire di buone prestazioni di un Monk, che agevolato sicuramente da difese non eccelse è riuscito a ritagliarsi spazio per i suoi tiri ma a osservarlo bene, ha preso molta più velocità nel meccanismo di shooting motion e questo ne fa un pericolo serio per le difese avversarie. Smista poi anche 8 assist in una serata “Magic”…
 
G. Hernangomez: 7
11 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Concede qualcosa a Birch nel finale ma tira con 5/6 dal campo (tripla compresa) realizzando una doppia doppia in soli 19 minuti sul parquet. Qualche fallo di troppo (4) che non influisce sul giudizio complessivo.
 
Stone: 6
3 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Sfiora appena la sufficienza mandando Frank a canestro e segnando nel finale tre punti. In 25 minuti, assist a parte, rimane sempre troppo marginale.
 
Paige: 5,5
0 pt., 1 assist. 0/3 dal campo e 1 assist per la tripla di Monk in 6 minuti. -8 di +/- nel garbage time.
 
 
Coach S. Clifford:7
Tutto facile per la squadra che mostra anche di sapere giocare a basket quando la pressione avversaria è per larghi tratti inconsistente. Si può rilassare in serata. Va a stringere la mano a un affranto Vogel cercando di consolarlo. Tanking a parte la NBA deve riflettere un po’ sulla situazione di alcune franchigie per cercare di riequilibrare lo scenario da troppi anni monopolizzato, non dico dagli stessi team ma da lunghe dinastie che tra buon lavoro organizzativo di GM (nulla da eccepire) e discorsi su small e big market, vincere titoli, alla fine creano divari che rendono meno interessante lo spettacolo.