Alla scoperta dei Calabroni greci

Domande a…

Italiano

1ª domanda:

Buongiorno Sig. Tasos.

Partiamo raccontando al pubblico di lingua italiana che lei gestisce una pagina FB sugli Charlotte Hornets (https://www.facebook.com/BuzzCityGreece) per il “pubblico” greco.

Ci racconta qualcosa su di lei, cosa fa nella vita, i suoi hobby e perché tra tutte le squadre NBA ha scelto proprio i Charlotte Hornets?

1ª risposta:

“Ho 17 anni, nel mio tempo libero, di solito guardo programmi TV o guardo partite.

Prima della chiusura ovviamente anch’io uscivo più spesso ma ora non è la mia priorità.

Ho scelto gli Hornets per via di Kemba.

Una T-shirt di Tasos raffigurante il suo idolo cestistico.

Walker è il mio giocatore preferito anche in questo momento e continuo a supportarlo anche se ora è un giocatore dei Celtics.”

2ª domanda:

E’ sempre affascinante dal mio punto di vista andare a scoprire il punto di vista di una cultura differente anche se “vicina”.

Nei miei articoli ogni tanto inserisco storie di mitologia greca come esempi e trait d’union per descrivere le particolari situazioni momentanee di Charlotte.

Da fuori vediamo le bellezze architettoniche e paesaggistiche ma ovviamente il panorama è cambiato.

Oltre all’architettura, è rimasto qualcosa di quella cultura in Grecia o il pensiero è modellato sul mercato dal modello anglosassone?

Come sta la gente realmente in Grecia in generale oggi?

2ª risposta:

“Anche se oggigiorno la maggior parte degli Stati è fortemente influenzata dal modello anglosassone, il temperamento greco esiste ancora e credo che esisterà sempre anche se saremo più influenzati dal modello anglosassone.

Oggigiorno in Grecia ci sono molti diversi tipi di persone.

Suppongo che la città dalla quale provieni legata alla situazione finanziaria siano i fattori principali per i greci.

Credo che ci siano molte persone non progressiste in Grecia, razziste, ultraconservatrici, ecc., tuttavia ritengo siano un 5-10%, quindi non rappresentano la nostra maggioranza.”

3ª domanda:

Un tempo, un istrionico allenatore di calcio chiamato Franco Scoglio, alla guida del Genoa utilizzò la definizione di “popolo rossoblu” per unire in un abbraccio universale tutti i tifosi del Grifone che amassero quei colori.

Ecco… cosa ne pensa la fetta del popolo teal & purple greco degli Hornets di questi ultimi anni?

Ha speranza per il futuro o è rassegnato a vedere la squadra per agape?

3ª risposta:

“Per come la vedono nella nostra pagina greca, i fan degli Hornets sono fiduciosi che approderemo almeno ai playoff quest’anno o nel peggiore dei casi accadrà l’anno prossimo.

Personalmente mi unisco al coro ma anche se non dovessimo riuscire ad avere successo con i LaMelo e i Gordon sono sicuro che questa squadra sarà divertente da guardare e credo che alla maggior parte dei fan degli Hornets, non solo in Grecia ma in tutto il mondo, non importi primariamente se otteniamo qualcosa quindi immagino che la risposta alla tua domanda sia che sì, naturalmente vorremmo una squadra competitiva e sì, ci sentiamo fiduciosi per il futuro ma anche se alla fine non dovessimo ottenere successo, saremo sempre insieme alla squadra.”

4ª domanda:

In Italia gli Hornets sono una squadra di nicchia con pochi fan.

Come sono considerati in Grecia?

Hanno più appeal o sono sempre le solite squadre (Celtics, i Lakers come esempio) o le emergenti (Warriors, Heat) ad avere più seguito?

4ª risposta:

“Qui in Grecia si va bene sulla base del proprio successo.

I Lakers hanno la più grande fan base qui in Grecia ma credo che la maggior parte di loro siano dei “ronin” (liberamente tradotto da me dalla risposta originale – che parlava di bandwagoner – per descrivere coloro che errano da un team all’altro come quei samurai che servivano il Signore di turno).

Anche i Celtics e i Bulls hanno un grande seguito qua quindi suppongo che la maggior parte delle persone supporti le solite squadre.

Rispetto ad altre squadre mediocri come Kings e Timberwolves che non hanno nemmeno una pagina greca attiva, stiamo andando piuttosto bene.

Probabilmente ci classificherei tra la ventesima e la venticinquesima posizione tra le squadre più seguite dai tifosi in Grecia.

Ovviamente è uno status basato soltanto su Facebook perché è impossibile per me sapere realmente quante persone tifano realmente ogni squadra.”

5ª domanda:

Negli anni abbiamo visto tanti giocatori europei andare oltreoceano a cercare fortuna.

In Grecia probabilmente il basket è uno degli sport più popolari.

Il derby Panathinaikos Vs Olympiakos è uno di quegli eventi che non si possono mancare.

Come mai nonostante un buonissimo livello di basket nei recenti anni solo i tre Antetokounmpo sono riusciti a fare il grande salto (per trovare il più recente dobbiamo tornare al 2014 con Papanikolaou)?

Che ne pensa di Kyriakos Rambidis (Kurt Rambis giocatore americano con passaporto greco per discendenza) che ci diede la vittoria nella prima partita contro i Bulls (di Jordan) nella prima partita tra i due team?

5ª risposta:

“La realtà è che molti anni fa, Aris e Paok erano le squadre dominanti.

L’Aris aveva Nikos Galis all’epoca, il giocatore di basket greco più forte di tutti i tempi in Grecia.

Nikos Galis, dal 1979 al 1994 astro per il basket greco. Con lui gli ellenici vinceranno l’oro europeo nel 1987 e l’argento nel 1989. Foto Castoldi da I Giganti del Basket.

Allora il basket era molto popolare, quasi lo sport più popolare qui ma al giorno d’oggi non è nemmeno vicino ad esserlo.

Il calcio supera il basket nonostante la grande base di fan della NBA esistente e molte più persone tentano la fortuna nel calcio che nel basket.

Credo che questo sia il motivo principale (meno movimento).

Anche i fan del Panathinaikos e dell’Olympiakos non si preoccupano davvero della loro squadra di basket.

Voglio dire, entrambi prima del blocco avrebbero assistito solo a partite di Eurolega o agli scontri tra di loro.

In realtà Kostas Koufos ha anche giocato nella NBA per i Kings fino al 2019 oltre ad avere esperienze nei Minnesota Timberwolves e nei Denver Nuggets.

Su Rambis… mi dispiace ma non ho sentito parlare di lui, dev’essere a causa della mia età.

Andrò a cercare sicuramente informazioni su di lui.”

Personalmente mi è piaciuta molto questa sincera risposta, favorisco la ricerca con un paio di video e come forse non tutti sapranno attualmente Rambis (una carriera spesa principalmente a L.A. nelle fila giallo-viola) è il senior basketball adviser dei Lakers.

6ª domanda:

Gli Hornets hanno vissuto a cavallo tra la metà degli anni novanta e gli albori del nuovo secolo il periodo più luminoso della loro breve vita ma sono passati 19 anni e le apparizioni ai PO sono state con il contagocce.

Perché secondo lei è diventato cosi difficile fare basket professionale a buoni livelli in North Carolina?

6ª risposta:

“Credo che si siano prese decisioni terribili in tutti questi anni.

Pessime scelte al primo turno, giocatori che hanno lasciato la città a causa del tetto salariale (vedi Jeremy Lamb), probabilmente i peggiori contratti della NBA, inoltre, siamo un piccolo mercato e non è facile convincere le star nel venire a Charlotte.

Credo che questo sia il motivo principale per cui lottiamo per costruire una squadra competitiva.”

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English

1Q)

Good morning Mr. Tasos.

Let’s start by telling the Italian-speaking audience that you run a FB page on the Charlotte Hornets. Can you tell us something about you, what you do in your life, what your hobbies are and why you chose the Charlotte Hornets among all the NBA teams?

1R)

Good Morning Hornets fan.

In my free time, I usually watch TV shows or I watch sports games.

Before the lockdown I used to go out too, but now that’s not my priority.

I chose the Hornets because of Kemba.

Kemba is my favourite player even at this moment, and I continue supporting him even though he is now a Celtic.

2Q)

It is always fascinating from my point of view to discover the point of view of a different culture.

In my articles, I occasionally insert some examples and trait d’union taken from the Greek mythology to describe the particular momentary situations of Charlotte.

From the outside we see the Greek architectural and landscape beauties but obviously the panorama has changed.

In addition to architecture, is there something left of that culture in Greece or is the thinking shaped on the market by the Anglo-Saxon model?

How are people really in Greece in general today?

2R)

Even though these days most countries get highly affected by the Anglo-Saxon model, the Greek temperament still exists and I believe that it will always exist even if we get more affected by the Anglo-Saxon model.

Nowadays in Greece, there are many different types of people.

I suppose the city you come from and your financial status are the main factors for Greek people.

I believe there are many not progressive people in Greece, racists, ultraconservative, etc.

However it’s like a 5-10% so it doesn’t represent all of us.

3Q)

Once a histrionic football coach called Franco Scoglio, at the helm of Genoa, used the definition of “red and blue people” to unite in a universal embrace all the Grifone fans who loved those colors.

Well, what do the Greek Teal & Purple people of the Hornets think of the last few years?

Do you have hope for the future or are you resigned to seeing the team for agape?

3R)

As I see from our page, most Hornets fans in Greece are confident for us to at least make the playoffs this year or at worst case next year.

Personally, I am confident too but even if we don’t manage to succeed with LaMelo and Gordon, I am sure this team will be so fun to watch.

4Q)

In Italy the Hornets are a niche team with few fans.

How are they considered in Greece?

Do they have more appeal?

Are the usual teams (Celtics, Lakers as an example) or emerging teams (Warriors, Heat) always the most popular?

4R)

I believe most Hornets fans not only in Greece, but worldwide don’t really care if we achieve something.

So I guess the answer to your question is that yes of course we want the team to be competitive, and yes we feel confident for the future, but even if in the end we don’t achieve something, we will always be behind the team.

Here in Greece, we are doing OK based on our success.

The Lakers have the biggest fan-base here in Greece, but I believe most of them are band-wagoners. The Celtics and the Bulls have a large fan-base too, so I suppose most people support the usual teams.

Compared to other mediocre teams like the Kings and the Timberwolves which don’t even have an active Greek page, we are doing pretty well.

I would probably rank us between 20-25 in fans in Greece.

Of course that’s based on Facebook, because it is impossible for me to know how many people support each team.

5Q)

Over the years we have seen so many European players go overseas to seek their fortune.

In Greece basketball is probably one of the most popular sports.

The Panathinaikos Vs Olympiakos derby is one of those events that cannot be missed.

How come despite a very good level of basketball in recent years only the three Antetokounmpo have managed to make the big leap (to find the most recent one we have to go back to 2014 with Papanikolaou)?

What do you think of Kyriakos Rambidis (Kurt Rambis American player with Greek passport by descent) who gave us the victory in the first game against the Bulls (in which Jordan played) in the first game between the two teams?

5R)

The reality is that many years ago, Aris and Paok used to be the most dominant teams.

Aris had Nikos Galis at the time, the most successful basketball player in Greece of all time.

Then basketball used to be very popular, almost the most popular sport here, but nowadays it’s not even close. football tops basketball, despite the large NBA fan-base, and much more people try their luck in football than in basketball.

I believe that’s the main reason.

Even Panathinaikos and Olympiakos fans don’t really care for their basketball team.

I mean both of them prior to the lockdown would attend only Euroleague games or games between the two sides.

Kostas Koufos also played in the NBA for the Kings until 2019. He also played in Minnesota and Denver.

I’m sorry but I haven’t heard of him (about Rambis).

It must be because of my age (17 y).

I will make sure to search about him.

6Q)

The Hornets lived between the mid-nineties and the dawn of the new century the brightest period of their short life but 19 years have passed and the appearances at the POs have been quite limited. Why do you think it has become so difficult to do professional basketball at a good level in North Carolina?

6R)

I believe we have made awful decisions through all these years.

Very bad first round picks, letting players leave because of cap space (for example Jeremy Lamb), probably the worst contracts in the league.

Also, we’re a small-market team and it’s not easy to convince stars to come to Charlotte.

I believe that’s the main reasons we struggle to build a competitive team.

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Eλληνικά

Καλημέρα Τάσο, ας αρχίσουμε λέγοντας στο Ιταλόφωνο κοινό μας πως έχεις μια σελίδα στο Facebook για τους Hornets.

Μπορείς να μας πεις κάτι για εσένα, τι κάνεις στην ζωή σου, ποια είναι τα χόμπι σου και γιατί διάλεξες τους Hornets ανάμεσα σε όλες τις ομάδες του NBA; Καλημέρα Ματέο. Τον ελεύθερό μου χρόνο, συνήθως βλέπω σειρές ή αθλητικούς αγώνες.

Πριν την καραντίνα συνήθιζα να βγαίνω έξω επίσης, αλλά τώρα δεν είναι προτεραιότητα μου. Διάλεξα τους Hornets εξαιτίας του Kemba.

Ο Kemba είναι ο αγαπημένος μου παίκτης ακόμα και αυτή την στιγμή, και συνεχίζω να τον υποστηρίζω παρόλο που είναι στους Celtics.

Είναι πάντα συναρπαστικό από μεριάς μου να ανακαλύπτω νέες κουλτούρες.

Στα άρθρα μου, περιστασιακά χρησιμοποιώ κάποια παραδείγματα και παραδόσεις από την Ελληνική μυθολογία για να περιγράψω συγκεκριμένες καταστάσεις της στιγμής της Charlotte.

Εξωτερικά βλέπουμε την Ελληνική αρχιτεκτονική και όμορφα τοπία, αλλά προφανώς τα πράγματα έχουν αλλάξει.

Εκτός από την αρχιτεκτονική, έχει μείνει τίποτα από αυτήν την κουλτούρα στην Ελλάδα, ή το σκεπτικό της αγοράς έχει επηρεαστεί από το Αγγλοσαξονικό μοντέλο; Πως είναι γενικά ο κόσμος στην Ελλάδα σήμερα; Παρόλο που αυτές τις μέρες οι περισσότερες χώρες επηρεάζονται σε υψηλό βαθμό από το Αγγλοσαξονικό μοντέλο, το ελληνικό ταμπεραμέντο ζει και βασιλεύει και πιστεύω πως θα υπάρχει για πάντα ακόμα και αν επηρεαστούμε περισσότερο από αυτό.

Στις μέρες μας στην Ελλάδα, υπάρχουν πολλοί διαφορετικοί τύποι ανθρώπων.

Υποθέτω πως η πόλη που κατάγεσαι και η οικονομική σου κατάσταση είναι οι κύριοι παράγοντες για τον κόσμο στην Ελλάδα.

Πιστεύω πως υπάρχουν πολλοί οπισθοδρομικοί άνθρωποι στην Ελλάδα, ρατσιστές, ακροδεξιοί κλπ.

Παρόλα αυτά είναι ένα ποσοστό 5 με 10%, οπότε δεν μας αντιπροσωπεύει όλους.

Κάποτε ένας ιστορικός προπονητής ποδοσφαίρου, ο Franco Scoglio, στο τιμόνι της Τζένοα, χρησιμοποιούσε τον όρο ”red and blue people” για να ενώσει όλους τους Grifone και να γίνουν μια αγκαλιά όσοι αγαπούσαν αυτά τα χρώματα.

Τι πιστεύουν οι Έλληνες Teal & Purple των Hornets για τα τελευταία χρόνια; Ελπίζετε για το μέλλον, ή παρακολουθείτε την ομάδα επειδή την αγαπάτε; Όπως βλέπω στην σελίδα μας, οι περισσότεροι φανς της ομάδας ελπίζουν τουλάχιστον να μπούμε στα playoffs είτε αυτήν είτε στην χειρότερη περίπτωση του χρόνου.

Προσωπικά, και εγώ ελπίζω στην ομάδα αλλά ακόμα και να μην καταφέρουμε κάτι με τον Lamelo και τον Gordon, είμαι σίγουρος πως αυτή η ομάδα θα είναι πολύ fun to watch. Και πιστεύω πως οι περισσότεροι φίλοι της ομάδας όχι μόνο στην Ελλάδα, αλλά παγκοσμίως δεν νοιάζονται ιδιαίτερα αν θα καταφέρουμε κάτι.

Οπότε υποθέτω πως η απάντησή μου στο ερώτημά σου είναι πως ναι, φυσικά θέλουμε η ομάδα να είναι ανταγωνιστική, και ναι νιώθουμε αισιοδοξία για το μέλλον, αλλά ακόμα και αν στο τέλος δεν καταφέρουμε κάτι, για πάντα θα στηρίζουμε την ομάδα.

Στην Ιταλία, οι Hornets είναι περιθωριακή ομάδα με λίγους υποστηρικτές.

Πως είναι τα πράγματα στην Ελλάδα; Είναι πιο δημοφιλής; Είναι οι συνήθεις ομάδες (Celtics, Lakers) ή οι ανερχόμενες (Warriors, Lakers) οι πιο δημοφιλής? Εδώ στην Ελλάδα, τα πάμε μια χαρά με βάση την επιτυχία μας.

Οι Lakers έχουν το μεγαλύτερο fanbase, αλλά πιστεύω πως οι περισσότεροι είναι bandwagoners.

Οι Celtics και οι Bulls έχουν επίσης μεγάλο fanbase, οπότε υποθέτω πως οι περισσότεροι υποστηρίζουν τις συνήθεις ομάδες.

Σε σχέση με άλλες μέτριες ομάδες όπως οι Kings και οι Timberwolves οι οποίοι δεν έχουν καν ενεργή ελληνική σελίδα, τα πηγαίνουμε αρκετά καλά.

Πιθανότατα θα μας έβαζα ανάμεσα στις θέσεις 20-25 για ελληνικό κοινό.

Φυσικά αυτό είναι βασισμένο στο Facebook, γιατί είναι αδύνατον για εμένα να γνωρίζω πόσος κόσμος υποστηρίζει την κάθε ομάδα.

Με το πέρασμα των χρόνων, έχουμε δει τόσους Ευρωπαίους παίκτες να πηγαίνουν στο NBA για να αναζητήσουν την μοίρα τους.

Στην Ελλάδα, το μπάσκετ είναι πιθανόν ένα απτα δημοφιλέστερα αθλήματα.

Το ντέρμπι Παναθηναϊκός – Ολυμπιακός, είναι ένα από αυτά τα ματς που δεν γίνεται να χάσεις. Παρόλο που το επίπεδο του μπάσκετ είναι πολύ καλό αυτά τα χρόνια, μόνο οι 3 Antetokounmpo έχουν καταφέρει να κάνουν το μεγάλο βήμα.

(Για να βρούμε κάποιον πριν από αυτούς πρέπει να πάμε πίσω στο 2014 με τον Παπανικολάου); Τι πιστεύεις για τον Kurt Rambis (Αμερικανός με ελληνικό διαβατήριο) που μας έδωσε την νίκη στο πρώτο μας ματς με τους Bulls (στο οποίο έπαιξε ο Jordan) ανάμεσα στις 2 ομάδες; Η αλήθεια είναι πως πολλά χρόνια πριν, ο Άρης και ο ΠΑΟΚ ήταν οι δυνάμεις της χώρας.

Ο Άρης είχε τον Νίκο Γκάλη εκείνη την εποχή, τον σπουδαιότερο Έλληνα μπασκετμπολίστα όλων των εποχών.

Τότε, το μπάσκετ ήταν πολύ δημοφιλές, σχεδόν το δημοφιλέστερο άθλημα εδώ, αλλά πλέον δεν είναι καν κοντά.

Το ποδόσφαιρο υπερέχει του μπάσκετ παρά το μεγάλο fanbase του NBA, και πολύς παραπάνω κόσμος δοκιμάζει την τύχη του στο ποδόσφαιρο πλέον πάρα στο μπάσκετ.

Πιστεύω πως αυτός είναι ο κύριος λόγος.

Ακόμα και οι οπαδοί του Παναθηναϊκού και του Ολυμπιακού, δεν νοιάζονται ιδιαίτερα για τις ομάδες τους στο μπάσκετ.

Εννοώ πως πριν την καραντίνα, και οι δυό τους θα πήγαιναν μόνο σε αγώνες της Euroleague ή στις μεταξύ τους αναμετρήσεις.

Λυπάμαι αλλά δεν έχω ακούσει για αυτόν.

Πιθανώς λόγω της ηλικίας μου.

Θα ψάξω σίγουρα για αυτόν.

Οι Hornets έζησαν στα μέσα της δεκαετίας του 90 και την αυγή της νέας δεκαετίας τις καλύτερες μέρες της μικρής ζωής τους, μα έχουν περάσει 19 χρόνια και οι εμφανίσεις στην postseason ήταν ελάχιστες.

Γιατί νομίζεις πως έχει γίνει τόσο δύσκολο να κάνεις επαγγελματικό μπάσκετ σε καλό επίπεδο στην North Carolina; Πιστεύω πως έχουμε πάρει άθλιες αποφάσεις όλα αυτά τα χρόνια.

Πολύ κακά first round picks, αφήνουμε παίχτες να φύγουν λόγω cap space (π.χ Jeremy Lamb), πιθανότατα τα χειρότερα συμβόλαια στην λίγκα.

Επίσης είμαστε small-market team, οπότε δεν είναι εύκολο να πείσουμε μεγάλα ονόματα να έρθουν στην Charlotte.

Πιστεύω πως αυτός είναι ο κύριος λόγος που δυσκολευόμαστε να χτίσουμε μια ανταγωνιστική ομάδα.

Υ.Γ Ο Κώστας Κουφός έπαιξε επίσης στο NBA μέχρι το 2019 με τους Kings.

Έπαιξε επίσης στην Μινεσότα και στο Ντένβερ.

Game 21 – Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 126-114

Analisi

I Calabroni volano altissimi: dopo aver battuto i buoni Indiana Pacers riescono nell’impresa – non semplice – di vincere anche contro i Bucks dopo aver perso lo scorso anno tre volte senza giocare una partita casalinga (fu considerata “Home” la gara parigina).

Partiamo subito dalla nota negativa sperando non si tratti di nulla di grave: Terry Rozier sulla sirena del secondo quarto, calpestando un piede di DiVincenzo ha subito una distorsione alla caviglia e ha privato Charlotte di un buon scorer ma paradossalmente alcuni minuti sono stati presi da Ball, vero trascinatore degli Hornets in questa importante W.

LaMelo si è preso la scena nel finale contornato da tanti buoni giocatori che gli hanno dato una mano con il solito Graham che diventa clutch solo quando serve: due pugnalate da tre ad abbattere le ultime sacche di resistenza dei cervi già ampiamente indebolite da Ball.

Antetokounmpo ha finito con 34 punti e 18 rimbalzi, Jrue Holiday con 21 ma si è progressivamente spento, 18 i pt. di Middleton quindi Connaughton ha messo 15 pt. ma in difesa ha palesato parecchi limiti.

Per finire, Bobby Portis con 11 pt. completa lo specchietto tra i giocatori avversari in doppia cifra.

Gli Hornets hanno imitato i New Orleans Pelicans, ben 21 triple si sono abbattute oltre le maglie bianco-verdi e il 47,7% da tre contro il 40,0% dei Bucks è stato dato importante.

Sul totale gli Hornets hanno tirato con il 47,8% contro il 48,8% dei Bucks a dimostrazione che la zona di Milwaukee funziona bene dentro l’area a volte ma non fuori…

Charlotte ha chiuso con un 17/20 ai liberi mentre Milwaukee dovrebbe mangiarsi le mani con il 16/24 (66,7%) causato dal 10/18 di Giannis.

Charlotte nel primo tempo ha concesso troppe seconde chance ma a rimbalzo ha chiuso sul -5 (48-53) quindi siamo andati sotto nelle stoppate 5-6 ma sopra nelle rubate 8-6 e cosa più importante abbiamo perso pochi palloni (9-15) riuscendo a dare solidità alla manovra in attacco che ha beneficiato di 32 assist contro i 22 avversari.

Avremmo meritato di vincere prima ma se gli altri hanno un Giannis ornato dello status di superstar (gli consente anche qualche fischio a favore) si fa sempre dura.

I Calabroni sono stati ancora clutch pungendo nel finale i Cervi con un gioco veloce e avvolgente, per coach Budenholzer ci sarà da lavorare per sfruttare meglio le possibilità del suo team.

La “sorpresa” potrebbe essere riassunta dall’espressione di Gerald Henderson (osservando la bella Shahahmadi) a inizio gara che richiama un Film di Aldo, Giovanni e Giacomo: “Chiedimi se sono Felice”…

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Charlotte non teneva molta fede alle parole di Graham sul difendere forte contro i Bucks a inizio partita: Jrue Holiday iniziava con due punti facili in area per replicare dall’angolo sinistro da tre, Antetokounmpo depositava otre P.J. dal post basso dopo una finta quindi ancora Holiday, mettendo dentro l’ottavo punto, portava gli ospiti su 0-10.

Il primo punto degli Hornets arrivava grazie a un tecnico affibbiato ad Antetokounmpo che protestando per un possibile contatto con P.J. regalava a Rozier a 9:46 il primo punto di serata.

I primi punti dal campo li otteneva 10 secondi più tardi Hayward a mezzo tripla ma Antetokounmpo puntando il canestro trovava due punti e due liberi portando sul 4-13 il match.

Graham con un rapido catch n’shoot frontale dietro un blocco metteva il settimo punto Hornets con la bomba a 8:28 ma una drive di Middleton era chiusa da vicino per il 7-17 con uno 0-10 nel pitturato che al momento faceva la differenza.

Gli Hornets continuavano ad affidarsi alle triple: Rozier a 7:05 infilava la bomba ma anche Holiday dal corner sinistro lo faceva contro Bridges.

Miles tirava dall’altra parte segnando dallo stesso angolo, gli venivano assegnati te punti ma al controllo più tardi gli veniva tolto un punto per aver pestato la linea comunque Hayward aggiungeva due punti in jumper per il 14-20.

Gli Hornets intensificavano la difesa continuando il buon momento: steal di Terry, apertura di Miles, scoop in transizione di LaMelo che poi rubando un pallone andava in fast break, passaggio naturale dietro la schiena dunk a rimorchio di Hayward per il 18-20 con un 8-0 di parziale…

Il comeback era interrotto dalla terna che assegnava due liberi battuti e realizzati da Middleton ma i viola a 4:52 con una bomba di Hayward si portavano sino al -1.

Charlotte lasciava però un rimbalzo offensivo che era sfruttato dai Bucks ancora con Middleton che trovava la mano per colpire da oltre l’arco.

A 4:15 Zeller serviva Rozier che metteva dentro un altro tiro da fuori (24-25) poi Rozier e Holiday si alternavano in due soluzioni a testa ma nessuno riusciva a segnare, a farlo era Connaughton con una tripla che portava a +4 gli ospiti.

LaMelo innescava ad alte quote Miles che come un aquila volava per un plastico e gorgeous alley-oop a una mano per tagliare il divario e preparare il sorpasso per P.J. che grazie ai rimbalzi amici tra ferro e vetro vedeva la palla scendere in retina (29-28).

Passi di Craig, fallo di D.J. Augustin sul tiro di Ball, due FT a bersaglio…

La corsa non si fermava perché Bridges metteva in piedi una buona difesa su Antetokounmpo e Monk con lo step-back infilava anche il 33-28.

Altro travel di Craig e altri punti per Ball che questa volta si affidava al suo particolare tiro da tre per accarezzare solo la retina.

Tripla frontale di Forbes per spezzare la run degli Hornets ma un buzzer beater di Monk spediva i Calabroni a fine quarto sul 39-31…

Bridges in palleggio osserva la situazione. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Hornets in un “in the zone collettivo” con P.J. che apriva il secondo quarto con un’altro colpo da tre poi rubando palla a Lopez innervosiva il centro che beccava il tecnico per proteste.

Graham lo realizzava e gli Hornets sulle ali dell’entusiasmo giocavano dentro con un taglio diagonale di ball che correndo verso canestro veniva chiuso ma la visione di gioco gli consentiva di servire sull’altro lato l’accorrente Bridges liberatosi per una facile dunk.

Monk passava un blocco per andare a colpire da tre con semplicità dalla top of the key prima di calare la seconda tripla che spediva Charlotte sull’incredibile +20 (51-31).

Antetokounmpo si arrabbiava provando come un treno in corsa a portare qualcosa ai suoi, piuttosto storditi.

Dunk e 2+1 dopo lo spin dal giro lungo su Hayward, Zeller era stoppato da Lopez ed Antetokounmpo andando a metterne altri due dal pitturato realizzava il 51-38.

Charlotte interrompeva lo 0-7 con una tripla di Hayward con finta a far saltar via Connaughton quindi seguivano il greco in modalità intercity e due pt. in area di Hayward che, arrestandosi in area con velocità, dimostrava di avere una colla speciale sul piede perno per colpire oltre un Lopez staccatosi in ripiegamento al ferro.

LaMelo dava ancora ritmo al match spingendo un veloce assist per la dunk dell’appostato Zeller (58-40).

I Cervi tornavano di corsa in partita cercando il pari: tripla di Connaughton, due FT per Antetokounmpo che gravava Ball del terzo fallo, Portis da sotto per il 60-49…

Per fortuna il tiro da tre di T.-Ro Terry Rozier ci dava ossigeno, almeno sino alla terza tripla di Holiday, sempre dallo stesso angolo sinistro…

Con un gancio il greco faceva registrare il -6 (63-57) prima di veder i suoi giungere al -4 ma ancora Rozier (spinto ma senza aver avuto il fallo a favore) toccava al vetro per il 65-59.

Forbes con finta, ricollocazione e tiro dopo aver fatto saltar via P.J. in ritardo dava pepe alla partita con i Bucks tornati a un solo possesso.

Due FT per Zeller splittati ci riportavano a distanza di sicurezza a 1:08 ma dall’ennesimo rimbalzo offensivo Portis metteva dentro i -2.

Bridges non metteva il suo tiro ma sul rimbalzo Zeller con un piccolo spiraglio riusciva ad alzarsi e ad appoggiare il 68-64.

La brutta notizia però arrivava sulla sirena quando Rozier mettendo il piede su DiVincenzo finiva a terra con un dolore alla caviglia che non gli permetterà di rientrare nel secondo tempo lasciando la squadra priva di un importante tiratore.

3° quarto:

Dentro Ball che provava subito da tre contro Lopez ma non in ritmo andava corto.

Un fallo di Graham inesistente sul greco faceva consegnare una rimessa ai Bucks che avrebbero perso invece palla: sulla seconda azione P.J. abboccava alla finta di Antetokounmpo invadendo il cilindro: 3 FT dei quali solo uno attraversava il cotone.

Una tripla non semplicissima di Hayward dava slancio ai purple che tuttavia erano colpiti dalla jam di Antetokounmpo.

Poco male se Hayward metteva l’elbow jumper oltre il raddoppio (73-67) e LaMelo, dopo aver rischiato due volte di perder palla andava avanti ostinatamente per mettere da sotto altri due punti.

Antetokounmpo commetteva passi ma si rifaceva più tardi mettendo un’altra schiacciata.

Altro elbow money per Gordon (77-69) che era però stoppato da Antetokounmpo sull’azione successiva, quindi dopo qualche errore Holiday andava infilare la tripla con gli Hornets che tornavano a concedere troppo spazio sul perimetro.

LaMelo dal corner destro realizzava a 7:13 il siluro dell’80-74 ma sull’ennesimo scarico in angolo i disattenti Hornets incassavano la tripla di Connaughton.

Si andava avanti per triple a anche Miles a 6:01 dava il suo contributo, Middleton replicava, Hayward tornava indietro per prendersi spazio su Portis e caricare l’ennesima bomba esplosa a bersaglio ma Middleton tagliava il divario e dopo un off-balance a vuoto di Monk arrivava il pari di Portis (4:13 dal corner dx) con un altro lungo tre (86-86).

Un bel passaggio di Bridges costringeva i Bucks a spendere un fallo su Hayward che in lunetta ci riportava sopra ma un passaggio pregevole di Antetokounmpo per Portis era buono per ritrovare il pareggio come il reverse del greco era utile al vantaggio ospite, nonostante il passaggio fosse stato sporcato e avesse il marcatore addosso…

Altro fallo fischiato sul greco e Hornets a -4 dopo i liberi a 2:03.

Sembrava prendere una brutta piega la partita ma dopo uno scambio ai liberi Monk attaccava il ferro due volte segnando 5 punti grazie al two and one sulla seconda minaccia portata contro Middleton a :0.32.

95-94 che diveniva +3 quando Bridges regalava il cioccolatino a LaMelo per gustare due cremosi punti in transizione.

Jrue Holiday cerca di fermare LaMelo Ball con un colpo da arte marziale o quasi… Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Rimanere attaccati era la missione e parevamo esserci anche se colpiti subito da Lopez ma un non consigliabile gancio vecchia scuola di Miles che in corsa apriva il compasso sopra le teste di Antetokounmpo e Lopez era difficile quanto esaltante nonché fortunato con la palla sul secondo ferro tirata dentro con le unghie.

I lunghi di MIL provavano a far la voce grossa. 2 di Lopez e fallo sul greco, il quinto di P.J., speso bene a sua insaputa poiché Giannis andava a vuoto in lunetta.

Ball prendeva le misure in entrata depositando di sinistro oltre Lopez, Connaughton pareggiava a 10:03 con la solita tripla della casa ma Caleb che sino a quel momento era stato pessimo inventava una tripla.

Ancora emozioni quando un Lopez chetissimo da oltre l’arco trovava solo il cotone ma gli Hornets riuscivano a segnare su una second chance dopo una palla strappata (Connaughton si addormentava un po’ su quel rimbalzo) sotto il canestro avversario da Caleb che sul proseguo dell’azione infilava un altro triplone (107-104).

Nessuno fermava Antetokounmpo a 8:31 (jam) ma Graham puntando un Connaughton in difficoltà lo costringeva al fallo in chiusura: ½ ai liberi a 7:50.

Lopez faceva ciò che voleva di Zeller pareggiando poi Bridges perdeva palla e spendeva un altro fallo sul greco sperando sbagliasse nuovamente ma Giannis non tremava riportando sul +2 i bianco-verdi a 6:57.

Dopo aver subito una miriade di dunk dal greco finalmente arrivava la “vendetta sportiva” di Zeller che servito da Graham andava in corsa a posterizzare proprio Giannis per sue punti vitali.

La terna chiamava fallo (sfondamento) ad Antetokounmpo ma Budenholzer con il challenge faceva cambiare idea ai giudici e il greco dal superpotere magnetico (mai uno sfondamento pur essendo un treno in corsa) splittava i liberi per il 110-111.

LaMelo mostrava personalità partendo dall’angolo destro e trovando il contatto con Portis sull’appoggio a 6:09, la scena si ripeteva a 5:39 con altre angolazioni ma il risultato era lo stesso: fallo di Portis e due FT a segno per il 114-111.

Si aggiungeva Malik in coast to coast a depositare al plexiglass per il +5 e Budenholzer era costretto a spendere il time-out finale prima del tempo.

A mettere peperoncino di Cayenna sul match questa volta erano Lopez (stoppata su Malik) e Connaughton che rimediava agli errori difensivi con la granata del 116-114 a 3:26 (116-114).

Time-out con gli Hornets a perder palla con Graham ma anche Antetokounmpo, cercando il cambio lato, tirava fuori dal cilindro solo un passaggio moscio intercettato da Hayward che lanciava il contropiede sul quale Ball andava chiudere con uno spin in aria: due punti, fallo di Middleton, libero a segno e Hornets sul +5 (119-114) grazie al ragazzo terribile.

A chiudere la partita, mentre i Bucks non andavano a segno, erano due triple consecutive di un Graham che pugnalava la squadra del Wisconsin così gravemente che a 1:56 si andava sul 125-114 e Budenholzer pochi secondi più tardi sceglierà di richiamare in panchina Antetokounmpo capendo che per il finale non ce ne sarebbe più stata…

Finiva 126-114 per gli Hornets che vincendo in back to back contro un’altra squadra prestigiosa davano credito alle proprie chance di PO.

Monk e Ball, due protagonisti dalla panchina.

Devonte’ Graham: 6,5

12 pt. (3/10), 3 assist, +5 in +/-. 2 TO e 3 PF. Che dire di un giocatore che in difesa va così così e in attacco sbaglia praticamente tutto prima di chiudere la partita nel finale con due triple dopo aver sparacchiato 1/7 da oltre l’arco sino a quel momento? Si vede che gli piace vincere nei finali dove ad esempio recupera due FT costringendo Connaughton al fallo in chiusura. Poca incisività per il resto una palla persa nell’ultimo quarto che poteva esser gestita meglio. Orna alla dimensione perimetrale provando a sparar tutto da fuori. Da 4,5 prima delle triple, da 8,5 nel finale (splitta anche due liberi a partita vinta per ritoccare i punteggio finale) considerando anche il bel passaggio per i poster di Zeller.

Terry Rozier: 7

12 pt. (4/9), 2 rimbalzi, 1 assist, rubate, -18 in +/-. 2 TO in 17:55. Buon 3/6 da oltre l’arco. Nonostante l’ingeneroso plus/minus che è addebitabile più alla squadra nel suo insieme (sui movimenti in close-out mancanti rimane invischiato anche lui ma nel secondo tempo, in particolare nel terzo quarto la squadra fa peggio concedendo tanti open e lui non c’è) che a lui giacché sono suoi un paio di canestri che fanno resistenza nel rimo tempo. Finisce lì lui a causa della distorsione alla caviglia dopo aver messo il piede su DiVincenzo, sperando di ritrovarlo presto, buona guarigione Scary.

Gordon Hayward: 7

27 pt. (10/22), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -11 in +/-. 1 TO. Un po’ come la tortura cinese, goccia a goccia Hayward scava nella difesa ospite tra triple, elbow jumper e un paio d’assist anche se non è serata per recuperare liberi (un po’ in difficoltà nel pitturato). Per lui bisognerebbe inventare la “Fiera delle Finte”, allestirebbe lo stand dal campionario più completo. Mette una tripla spettando Connaughton che in rientro salta e scivola via. Dal replay si vede che con la coda dell’occhio lo guarda, lo aspetta e poi prende il tempo per il canestro. Nel finale mantiene una buona posizione sulla zona, intercetta il cambio lato di Antetokounmpo e da il via all’azione di transizione per tre punti di LaMelo.

P.J. Washington: 6

6 pt. (2/3), 7 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 3 stoppate, +15 in +/-. 5 PF. Subito in difficoltà, deve spender due falli veloci e poi un terzo per contenere Antetokounmpo che quando comincia a giocare lo batte sempre sul passo. Almeno realizza due triple e cattura 7 rimbalzi. Arriva al limite dei falli riuscendo anche a dare tre stoppate.

Cody Zeller: 6,5

7 pt. (3/9), 15 rimbalzi, 7 assist, 1 stoppata, -4 in +/-. 1 TO. Sbaglia tanto in attacco e Lopez nell’ultimo quarto lo mangia. Prende no sfondamento da Giannis ma gli arbitri ribaltano la sentenza dopo il challenge. Importante a livello di rimbalzi e di assist dove partecipa con la squadra. Poster coraggioso su Antetokounmpo e un discreto finale gli conferiscono almeno un 6,5.

Miles Bridges: 7,5

11 pt. (5/9), 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +25 in +/-. 2 TO. Poco visibile forse ma mette fisico e pressione in difesa tanto da mettere in difficoltà e riuscire a fermare anche il greco talvolta. Meglio di P.J. in difesa. Buoni passaggi salvo uno nel finale, personalità per giocare con la squadra che lo premia con il solito Ball che gli offre l’alley-oop plastico divenuto una costante. Si sdebiterà più tardi con il passaggio per LaMelo in transizione.

LaMelo Ball: 9

27 pt. (8/10), 5 rimbalzi, 9 assist, 4 rubate, +37 in +/-. 1 TO. Detto che il primo TO arriva a partita vinta è impressionante la maturità del rookie. Non perde un pallone quando serve, fornisce assist dietro la schiena o per gli alley-oop, sa tagliare e soprattutto diviene l’apriscatole degli Hornets: attacca il ferro mettendo canestri importanti o andando in lunetta trovando il contatto su veloci incursioni che sfrutta anche a campo aperto per arrivare al suo career-high di punti non sbagliando quasi nulla. Mani veloci, basti rivedere la steal in pressione su Middleton disintegrato da lui (come Portis) nel finale. Il ragazzo terribile riesce a stare in campo 31:01 e fa danni irreparabili agli avversari che colano a picco sulle sue planate incendiarie.

Caleb Martin: 6,5

6 pt. (2/4), 1 assist, +6 in +/- in 6:34. Inizia male e si vede platealmente anche la spinta che rifila a Middleton ma il suo ingresso per far rifiatare Hayward e soci prende forma e validità quando scarica due triple a bersaglio rubando anche palla a Connaughton per metter sulla second chance la propria seconda.

Cody Martin: s.v.

0 pt. (0/0), 2 rimbalzi, +2 in +/- in 1:12. Due buoni rimbalzi ma rimane troppo poco in campo per un voto reale.

Malik Monk: 7

18 pt. (7/16), 2 rimbalzi, 2 assist, +3 in +/-. Partenza spettacolare con un paio di triple fatte sembrare semplici poi perde la mano, attacca anche nel pitturato ma con scarsa fortuna tuttavia si rivede a buoni livelli nel finale con importanti azioni e canestri che aiutano a dare la spinta decisiva per la vittoria. L’uomo giusto dalla panchina per ottenere punti “extra”. 22:44 in campo “grazie” all’infortunio di Rozier probabilmente gioca 8/9 minuti in più.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/0), in 21 secondi non ha il tempo di fare niente di niente, dolo e solo per le eventuali foto ricordo.

Coach James Borrego: 7

Altra vittoria e senza Rozier. Soffriamo da tre soprattutto nel terzo quarto e ci rimettiamo in carreggiata dopo uno 0-10 iniziale andiamo anche sul +20. Non riusciamo a mantenere il vantaggio ma siamo clutch come ha detto lo stesso coach ieri dopo la W con Indy. Va a nozze nel primo tempo contro la zona dei Bucks finché non calano le percentuali nel secondo tempo ma c’è l’apriscatole LaMelo.

Matchup Key Vs Milwaukee Bucks

Matchup Key Vs Bucks

(A cura di Igor F.)

Giannis Antetokounmpo Vs P.J. Washington

Strana la vita nella NBA, gli Hornets battono i Pacers e i Bucks perdono a New Orleans nella serata appena trascorsa.

Il tempo di volare a Charlotte e per i Bucks, come per gli Hornets, sarà back to back.

Ovvio che i Cervi abbiano voglia di riscatto così come le speranze per i Calabroni di vincere la partita contro i Cerbiatti passino dalla difesa, in particolare toccherà al redivivo P.J. Washington cercare di contenere la furia di Antetokounmpo.

Il greco è reduce da una notte da 38 punti nonostante la sconfitta della sua squadra.

“La stessa mentalità che avevamo (venerdì). Dobbiamo uscire e giocare in difesa. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci è l’attacco”, Graham riassume così l’importanza di difendere come e meglio della serata precedente.

Sarà importante anche lo scontro tra panchine, i Bucks potrebbero avere una buona produzione, quella degli Hornets anche ma deve trovare costanza.

Possibili svantaggi:

La qualità degli interpreti della squadra del Wisconsin è superiore, inoltre lo strabordante Antetokounmpo potrebbe dar veramente fastidio a una squadra che nei pressi del ferro non ha un rim protector.

Le minacce al tiro che i verdi porteranno, però, saranno molto variegate.

Coach Borrego dovrà cercare una soluzione per non mandare sistematicamente l’uomo in raddoppio e concedere così triple aperte agli avversari che possono contare anche su un lungo capace di tirare da fuori come Brook Lopez.

Se gli Hornets dovessero reggere il passo sino alla fine bisognerà resistere giocando con intelligenza e astuzia cercando di non aprire l’ultimo periodo con falli non necessari.

Possibili vantaggi:

I Pelicans sono riusciti a infilare 21 canestri consecutivi da 3 punti contro la difesa di Milwaukee.

Se le rotazioni di Borrego saranno buone e non faranno spendere eccessive energie difensive ai suoi, gli Hornets potrebbero trovare una chiave dal perimetro per spendere meno energie e scardinare pesantemente la difesa ospite ma le percentuali della squadra di Borrego a volte sono state disastrose, tuttavia Rozier e soci hanno dimostrato di poter colpire in maniera efficiente se in serata.

D’obbligo concedere qualche minuto in più a Ball (coprendolo con giocatori più difensivi) per metterlo in ritmo, quel ritmo che potrebbe far la differenza.

L’head to head tra le entità Hornets/Bucks e Charlotte/Milwaukee.

Da Superbasket una bella pagina arricchita da disegni. Una panoramica vintage firmata G. Bagatta sulle speranze della green line dell’epoca dei Bucks in simbiosi con i nostri progetti immediati e futuri.

Game 20 – Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 108-105

Intro

Un’altra duplice sfida dopo lo 0-2 rimediato prima a Philadelphia poi a Tampa Bay contro Toronto e infine un discreto 1-1 ottenuto a Orlando.

Questa volta saranno i Pacers a completare il doppio game.

Gli Hornets sono sul poco invidiabile record di 1-6 in questo particolare contesto ma chissà che l’aria di casa stimoli i ragazzi di Borrego a imitare Orlando e a strappare una vittoria che ci consenta di rimanere agganciati all’orbita Playoff sebbene la missione sia difficile come abbiamo già visto due giorni fa in un ultimo quarto andato alla deriva sul più bello dopo un ottimo recupero.

L’orfeica Charlotte deve scendere nell’Ade per recuperare Euridice (la vittoria) ma non deve voltarsi prima di uscire dall’oscuro tunnel, pena perdere la partita.

Gli Hornets devono resistere alla tentazione di deconcentrarsi rimanendo per 48 minuti sul pezzo tirando dritto se vogliono avere chance d’impattare la serie con i Pacers.

Analisi

Charlotte non si volta ingenuamente come Orfeo appena uscito dal tunnel dell’Ade (la storia vuole che l’amata Euridice avrebbe dovuto rimanere negli inferi se lui si fosse voltato a guardarla prima che i due fossero usciti ma lei che deceduta a causa di un serpente che le aveva morso un piede si era attardata dolorante e non aveva ancora varcato la soglia della luce) riuscendo a uscire da un infernale rimonta Pacers nell’ultimo quarto.

L’ingenuità commessa da Orfeo fu l’ineluttabilità personificata, perdere l’amata però non è stata questa volta prerogativa di Charlotte che ha faticato per recuperare una situazione che si andava compromettendo.

I Pacers sono sembrati sì una squadra più completa ma gli Hornets a lunghi tratti sono riusciti a dare il ritmo alla partita affidandosi soprattutto al tiro da tre punti che questa volta è arrivato con buone percentuali.

Le invenzioni di Ball hanno prodotto sì qualche TO ma scosso anche la difesa avversaria inoltre P.J. per la prima parte della gara è sembrato redivivo.

A decider la partita guidata per molto tempo, oltre lo sforzo difensivo che ha portato a dei buoni stop (bravo Zeller), dopo il secondo sorpasso (nel finale) di Lamb, sono state le triple no fear di Rozier e Graham che hanno spostato il match a nostro favore.

Se pensiamo a molte caselle simili (17-16 nei TO, 5-4 nelle stoppate, 7-7 nelle rubate, 46-47 a rimbalzo oltre a un 50,6% dal campo per gli Hornets contro il 48,3% avversario) a decider la partita sono stati i 35 assist contro 30 degli Hornets e le percentuali da tre punti con il 43,2% per la squadra in teal contro i 31,4% ospite.

Una difesa più attenta sul perimetro con delle rotazioni miglior alla quale si può imputare solo un po’ di fiacchezza in alcune situazioni a difender nel pitturato.

Un attacco più bilanciato a imitare i Pacers ha battuto la zona nel rematch.

I Pacers hanno perso McDermott (11 pt.) per un colpo alla mano anche se ha resistito per un po’ sul parquet ma tra i bianchi il miglior è stato ancora Sabonis con 22 punti e 11 rimbalzi, tuttavia niente tripla doppia, fermatosi a 6 assist con gli Hornets che l’hanno controllato meglio questa volta nonostante a tratti sia apparso immarcabile.

21 punti di Brogdon, 20 di Turner oltre ai 12 dell’ex Lamb per completare i giocatori in doppia cifra.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Come nella prima partita tra i due team Turner vinceva la palla a due e i Pacers partivano subito a suon di triple con Brogdon abile a colpire due volte e Turner un’altra per un perfetto 3/3 intervallato però dai canestri di Hayward, P.J. Washington e infine di Zeller che facendo saltar via con la finta Lamb e J. Holiday sulla baseline sinistra, toccava ravvicinatamente per il 6-9.

Lamb a 9:26 infilava due FT quindi gli Hornets trovavano il loro primo canestro da tre con P.J. Washington dal corner destro per il 9-11.

Su un extra possesso (il terzo consecutivo) Charlotte indovinava la tripla dallo stesso angolo, questa volta era Rozier a fornire i punti per il sorpasso (12-11) prima di essere colpiti e scavalcati nel pitturato da Turner benché il nuovo controsorpasso dei Calabroni avvenisse abbastanza agilmente con un runner di Zeller.

Uno scarico in corsa di Hayward per il solissimo Rozier consentiva al nostro numero tre di colpire con un catch’n shoot pesante a 6:14 (17-13) prima di veder Sabonis pareggiare grazie a due canestri da due punti.

Da un errore dei Pacers nasceva il rimbalzo Hornets con LaMelo abile ad aprir lungo oltre tutta la difesa gialla: baseball pass per Rozier veloce ad appoggiare il nuovo +2.

Era ancora Sabonis – questa volta a mezzo lunetta – a pareggiare a 4:18 quindi un passaggio verticale di McConnell per McDermott che aggirava le nostre linee riportando avanti i ragazzi di Bjorkgren mettevano in difficoltà i Calabroni che cedevano anche su una tripla di McDermott a 2:28.

Sul -5 (19-24) P.J. portava a casa due FT e un punto ma Monk sfruttando l’amato angolo destro infilava la tripla del -1.

Brogdon inventava per la facile dunk di Bitadze ma gli Hornets resistevano con il jumper di Graham a 1:09,andando oltre i Pacers con LaMelo che prima intercettava un passaggio e poi dopo essersi arrestato si allungava oltre A. Holiday per metter in scoop il 27-26.

Altro sorpasso Pacers ma ancora Ball inventava un two and one subendo allo da McConnell per il 30-28 ritoccato dal nostro numero due in transizione con una jam grazie alla steal di P.J. Washington.

32-28 alla fine dei primi 12 minuti.

Bridges attacca Sabonis. Foto di Jared C. Tilton/Getty Images.

2° quarto:

Charlotte sfruttava la prima palla segnando con P.J. in schiacciata su pocket pass di Bridges ma la difesa di Charlotte tenuta a distanza forse magneticamente intorno all’anello, concedeva la put-back dunk al solissimo McDermott.

Gli Hornets entravano nel quarto infiammandosi da tre punti con Monk a 11:01 (37-30) quindi un dangerous pass di Ball dietro la schiena era intercettato e usato dai “gialli” per chiuder la transizione con Bitadze.

Un turnaround di Hayward lasciava Bitadze inebetito di fronte al tiro del nostro numero 20 che aggiungeva due punti ma i Pacers recuperavano 4 punti tuttavia Monk si rivelava un buon passatore per Bridges bravo a prendere il suo tempo per il reverse layup.

Hayward a 8:0 lanciava dalla lunetta gli Hornets sul +7 (43-36) ma un mumbo 3 di Turner tagliava il divario.

Non c’era problema se Monk con un twist pass nell’angolo destro trovava dietro di sé un preciso Graham per la bomba da tre nemmeno se Turner aveva la meglio fisicamente su Biz in appoggio.

Turner stoppava Biyombo in attacco ma la palla cadente verso l’angolo sinistro era usata per una tripla fuori equilibrio di Rozier che si esaltava vedendola “flipperare” tra i bordi del ferro e inabissarsi per il 51-43.

I Pacers mettevano a segno 3 punti iniziando con un ½ di Sabonis (finta con Biz a cascargli addosso abboccando) ma altri tre arrivavano per Charlotte dalla diagonale destra con la torcia umana Rozier (54-46).

Hockey pass di LaMelo e tripla di Graham a 4:07, alzata di Ball per Bridges in strabordante alley-oop e tripla di Bridges che da destra usava la scarsa attenzione del proprio difensore per realizzare un quasi impensabile tre punti.

62-50, sul +12 gli Hornets si arrestavano cercando giocate imprecise o troppo difficili, qualche TO sugli scarichi e i Pacers andavano a sfruttare le nostre debolezze riportandosi a fine quarto sul -4 dopo aver infilato con Sumner dall’angolo sinistro l’ultimo tiro.

3° quarto:

P.J. Washington trascinava Charlotte in avvio quarto colpendo da tre punti dopo 16 secondi, Zeller vinceva la doppia sfida con Sabonis contenendolo e battendolo in floater, una tripla di Brogdon non andava a segno anche per lo sforzo di P.J. di mettere la mano in close-out oltre il blocco quindi P.J. A 10:32 dall’angolo sinistro P.J Washington rischiava un’altra tripla realizzando e rimanendo perfetto dal campo.

I Calabroni riprendevano il +12 (72-60) ma i Pacers rientravano sino al -7 dopo un ½ di Sabonis dalla lunetta a 8:15.

Hayward mancava un tiro da due punti ma allontanandosi riceveva sul rimbalzo medio di P.J. per esplodere una bazookata da tre punti per il 75-65.

La terna dava contro Zeller un blocking foul su una penetrazione selvaggia di McDermott dalla baseline sinistra ma Borrego chiamando il challenge riusciva a farsi assegnare il fallo a favore anziché subire un possibile two and one.

Bridges schiantava sul ferro una schiacciata oltre Sabonis e LaMelo si metteva le mani nei capelli per aver sbagliato una tripla dopo aver fatto saltare il difensore ed essersi ricollocato in solitaria ma non c’era tempo per disperarsi poiché era subito trovato per due punti facili in transizione.

Un parziale di 2-9 concluso da Brogdon con due liberi a segno (fallo di Bridges) a 3:48 trascinavano Indiana al -5 ma un turnaround di P.J. che senza panico lavorava prima sul raddoppio e poi in avvicinamento ci dava più tranquillità grazie al suo 7/7 aggiornato dal campo.

McConnell con il giro/tiro nel pitturato infastidiva Charlotte (81-76) ma da un errore di Graham, ancora impreciso in penetrazione nasceva la LaMelo put-back dunk con il rookie a sorgere sopra Sabonis per una dunk aggressiva.

La tripla di Graham a 1:54 ci regalava un margine di 10 punti da difendere ma a fine quarto i point scemavano a 8 grazie anche u un bel reverse alley-oop di Bridges.

4° quarto:

Cominciava bene Hayward che realizzava due punti per salire a 11 con un tocco su Turner ma il cuscinetto di 11 punti si assottigliava con Lamb in floater e con Sabonis che trovato da Holiday metteva dentro da sotto toccato da Monk.

Two and one a 8:58 per il 92-86.

La connessione tra fratelli Holiday portava a tagliare il divario (passaggio Aaron, tripla Justin) e gli Hornets in difficoltà andavano in time-out a8:31 ma non cambiava la solfa perché Sabonis metteva da sotto il -1.

Charlotte riusciva a mettere un freno momentaneo a Indiana avvantaggiandosi sul contropiede con un preciso teardrop di Rozier nel pitturato per il 94-91.

Hayward dava un altro stop a Lamb ma mancava la tripla e a 6:38 era Bjorkgren a chiamare la pausa.

Il pari era nell’aria e arrivava puntuale a 5:26 con la tripla di Brogdon quindi a 5:15 rientrava Hayward dopo un breve riposo ma l’azione che portava Charlotte avanti era targata LaMelo che trovando il taglio diagonale di Zeller lo serviva con un no look dai tempi perfetti per vedere l’appoggio del compagno.

Zeller ci riprovava ma Turner lo fermava e sull’altro fronte Sabonis da sotto risultava difficile da fermare (96-96).

Brutto segnale quando palla in mano a LaMelo nessuno degli Hornets schierati larghi si muoveva, accenno di blocco Hayward ma LaMelo andava dentro a depositare di sinistra con personalità.

Un passaggio nel pitturato per Sabonis spalle a canestro era prolungato dal lungo che favorita la schiacciata d Turner.

Sul 98 pari Hayward chiedeva a gran voce il fallo per il contatto disegnato su Sabonis ma la furbata del numero 20 non era premiata e il tiro corto consisteva in un TO che si trasformava successivamente nel vantaggio Pacers con il tocchetto dalla linea di fondo di Turner.

Charlotte sfibrava la difesa avversaria con passaggi dentro/fuori e sul finire Graham scavalcava il marcatore regalando a Zeller l’appoggio facile.

Brogdon mancava il tiro, Zeller in corsa non aveva riguardi per Sabonis andando a metter dentro nonostante Domantas lamentasse un colpo al volto.

102-100, finale teso con la beffa di una tripla dell’ex: Lamb lasciato con spazio non ricordava i suoi trascorsi pensando al presente.

Il sorpasso era però storia già vecchia quando Rozier su una seconda possibilità abbatteva senza paura il primo dardo avvelenato oltre la barriera gialla: 105-103.

Zeller stoppava Lamb e a :52.6 un Graham no fear intingeva la punta della seconda freccia avvelenata nel curaro, scoccando dall’arco la tripla che mandava sul 108-103 la partita.

A portare ulteriore tensione arriva l’entrata di Brogdon del -3 e un pick and roll tra Graham (giocando con il cronometro) e Hayward con quest’ultimo a perder palla sul fondo.

Sulla rimessa Brogdon sparava oltre Rozier ma troppo lungo, palla vagante e ultimo tocco proprio della guardia di Indiana.

Fallo su Hayward sopo la rimessa di Ball a :02.1, nessun FT perché non si era in bonus, seconda rimessa e qui Ball combinava la “lamelata” tirando palla sulla schiena di Sabonis sapendo di avere 9 decimi da giocare sul cronometro, assicurando la vittoria de facto.

Devonte’ Graham: 8

14 pt. (5/14), 3 rimbalzi, 10 assist, +12 in +/-. 3 TO. 4/9 da tre punti è un ottimo dato, se poi consideriamo che nel finale mette la freccia: sua la tripla coraggiosa che risolve la partita ma anche l’assist per la precedente di Rozier si capisce come finisca clutch ma i numeri rivelano anche l’altra faccia della medaglia…

1/5 da due punti, quasi tutto in entrata tra appoggi e floater, ancora non ci siamo, non ha coordinazione e ritmo per essere preciso, eppure a volte di spazio ne avrebbe. Va comunque in doppia doppia risultando anche più utile in difesa con più aggressività e attenzione, una determinazione che usa per catturare tre rimbalzi e non gettare la spugna nel finale dopo il controsorpasso.

Terry Rozier: 7,5

19 pt. (7/12), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 0 in +/-. 1 TO. Altro protagonista offensivo che si scalda con un paio di triple nel primo tempo: una in fade-away e fuori equilibrio dall’angolo sinistro sfruttando lo schermo di Biyombo, l’altra da destra ma quella che fa male è quella nel finale dopo aver fallito un paio di tiri (per la verità gli mancano due liberi su un contatto netto ma la terna ha fischiato pochissimo falli su shooting motion nella notte) senza essersi demoralizzato. Prendere e tirare, prendere e tirare dritto fino all’occasione di riscatto successiva. Conferma le sue doti realizzative dando una mano

Gordon Hayward: 6

11 pt. (4/12), 8 rimbalzi, 6 assist, 2 stoppate. -7 in +/-. 2 TO. Serata un po’ deficitaria per i suoi livelli ma mette su comunque numeri. Nel finale non segna più nulla pareggiando il minimo stagionale in punti. Prova a disegnare un contatto con Sabonis, niente fallo e lui si lamenta parecchio. Un errore al tiro da due e una persa nello scambio con Graham in momenti decisivi ma anche una stoppata da dietro a canestro fatto e 6 assist. Una sufficienza la merita.

P.J. Washington: 8

19 pt. (7/8), 9 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +5 in +/-. 3 TO. Ottima prima frazione e inizio secondo tempo. Parte con un 7/7 da campo poi dopo l’errore si ferma. La notizia è il ¾ da oltre l’arco che finalmente da una dimensione perimetrale ai lunghi di Charlotte. Molto attivo (steal e assist per LaMelo ad esempio) e preciso al tiro è colui che è spesso mancato agli Hornets. A Un pass dalla doppia doppia, peccato abbia rallentato nel finale.

Cody Zeller: 7

12 pt. (6/11), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -4 in +/-. 1 TO. Qualche volta si fa tagliare fuori oppure nel finale si fa influenzare e stoppare d Turner ma in difesa i alcune occasioni, pur opponendo poco atletismo fa valere l’esperienza mantenendo una buona posizione difensiva che fa sbagliare Sabonis e non solo lui. In attacco prende posizioni interessanti e aiuta nell’ultima frazione Charlotte con due punti dalla baseline su pass di Graham e con una schiacciata senza riguardi andando oltre Sabonis. Più veloce e sveglio, meglio anche in reattività.

Miles Bridges: 6,5

9 pt. (4/9), 4 rimbalzi, 3 assist, -1 in +/-. 1 TO. Qualche sbavatura difensiva anche se ci prova, un po’ fuori equilibrio a volte. Entra nel gioco degli Hornets facendo girar palla ed arrivano 3 assist. Una tripla arguta considerando rapidamente la disattenzione del difensore in chiusura su di lui e un reverse alley-oop da highlight anche se nei pressi non c’era nessuno.

LaMelo Ball: 8

16 pt. (7/13), 6 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, 0 in +/-. 5 TO. 0/6 da tre punti con due lunghissimi tiri sconsigliati, uno in una fase delicatissima sono l’eccesso come alcuni passaggi (5 TO), vedi quello dietro la schiena su una transizione in superiorità numerica e su qualche azione difensiva deve essere più consistente ma per il resto mostra personalità. Ruba un paio di palloni, fornisce assist spettacolari come quello no look sul taglio di Zeller, baseball pass o traccianti per alley-oop. Segna in put-back dunk sorgendo sopra Sabonis ed eclissandolo, nel finale va dentro da solo appoggiando di sinistro congelando la difesa dei Pacers poi nel finale combina la lamelata a nove decimi scagliando palla sulla schiena di Sabonis per imitare Belinelli qualche anno fa con Detroit (all’italiano serviva però la tripla che arrivò ma fuori tempo massimo) e assicurarci la partita.

Malik Monk: 6,5

6 pt. (2/4), 2 assist, 1 rubata, +5 in +/-. 1 TO. Buona prima parte con canestri e passaggi per mettere in ritmo i compagni. Nella seconda si spegne commettendo anche un paio di falli, uno per un two and one inutile. I minuti sono quelli che giocava Caleb ma le prestazioni sono migliori. Se riesce a rimettersi in carreggiata anche al rientro nei secondi tempi potrebbe essere il valore aggiunto. Alla fine in serata probabilmente lo è poiché i Martin non avrebbero messo un 2/4 da oltre l’arco probabilmente.

Bismack Biyombo: 6

2 pt. (1/2), 1 rimbalzo, 1 assist, 1 stoppata +5 in +/-. 5:40 in campo, due punti con un tocco ravvicinato, una buona stoppata e un canestro preso da Turner non riuscendo a fermarlo fisicamente. Fa rifiatare Zeller senza lasciarlo rimpiangere. Limitatissimo nel tempo ma la prestazione finalmente è migliore delle ultime.

Coach James Borrego: 7

Finalmente si vede qualcosa di diverso. Più attenzione sul perimetro tanto che Indiana prova 5 tiri meno dell’ultima partita e scende di circa del 9%… Ancora da registrare qualche meccanismo di copertura sui passaggi nel breve ma gli Hornets riescono finalmente a giocare come si dovrebbe: con grinta e portando un po’ di pressione. Gira bene anche l’attacco benché i basi spesso su soluzioni da fuori come sappiamo ma i quasi 30 minuti di Ball sul parquet danno quel pizzico d’imprevedibilità in più necessaria a disorientare le difese avversarie e a non farle chiudere agilmente sull’arco. Vince un altro challenge, alla fine importantissimo perché da un two and one si passa allo sfondamento di McDermott.

Il Punto @ 19

Intro

‘era una volta una squadra con Kemba Walker, Tony Parker e Jeremy Lamb ma durante l’estate 2019 le ultime resistenze si sciolsero: dopo la partenza di Kemba e il quasi azzeramento delle potenzialità del roster si era detto che bene o male per far ripartire un progetto senza riuscire a ottenere big sul mercato avremmo dovuto aspettare ancora tre anni circa per vedere se il nuovo corso degli Hornets porterà a una svolta positiva.

La scorsa regular season, nonostante fosse stata chiusa su un record di 23-42, è stata comunque più esaltante del previsto avendo ottenuto qualche buona vittoria in più delle aspettative che quest’anno non erano da prima della classe ma l’arrivo di LaMelo Ball come terza scelta assoluta (il giocatore più futuribile tra i rookie dicevano gli analisti) in combinazione con la sign and trade di Gordon Hayward da Boston, aveva dato un tono a una squadra e alzato l’asticella delle aspettative nonostante tutti gli analisti la dessero ancora distante dall’ottenere un posto per i playoff.

Nonostante le lacune tecniche e la ormai storica carenza di un centro valido che difenda il ferro garantisca rimbalzi e migliori le spaziature (avrebbe dovuto arrivare in estate come priorità), la giovane squadra potrebbe rendere di più.

I ragazzi di Borrego sono andati un po’ su e giù vincendo e perdendo strisce di partite risultando troppo acerba ancora per trascinare dalla nostra parte finali dubbi.

Il team deve ritrovare solidità ed essere più preciso al tiro per non esser sempre costretto a rincorrere come troppo spesso ultimamente accade.

Non sempre siamo in grado di andare a riprendere delle partite in comeback, tuttavia la parte tattica in questo ha un peso enorme.

Nelle ultime 7 uscite gli Hornets hanno perso 6 volte evidenziando sempre il medesimo difetto principale ovvero la mancanza di copertura sull’arco da dove piovono triple che alla fine decidono le partite a nostro sfavore.

Ne parleremo più approfonditamente nel pezzo ma al momento risulta impossibile giocare con questo handicap e pretendere di vincere le partite, o Borrego cambia rotta in fretta oppure avremo poche gioie quest’anno…

Da game 1 a game 19

Ripercorriamo tutte le uscite degli Hornets da gara 1 a gara 19 tra rimpianti e W inaspettate.

L’inaugurale game 1 era una di quelle partite a rischio poiché nonostante nelle arene NBA non vi fosse pubblico a causa del problema Covid-19, un match in trasferta contro una squadra considerata di pari livello dava un 50 e 50%…

Finiva molto male a Cleveland (nonostante il fresco entusiasmo dei fan) così come la seconda gara, la prima allo Spectrum Center.

OKC prendeva a pallate la squadra di Borrego ma Miles Bridges con tre impensabili triple consecutive, in poco tempo pareggiava la partita nel finale.

Purtroppo rimaneva del tempo a Gilgeous-Alexander per trovare il jumper vincente allo scadere.

Dopo due delusioni arrivava l’armata Nets a Charlotte, missione improba non collezionare la terza L ma nel finale gli Hornets resistevano al ritorno di Irving e Durant portando a casa una W dallo scarto risicato ma prestigiosa.

A Dallas gli Hornets incantavano distruggendo i Mavs in una serata da dimenticare per Doncic.

Pronti al salto di qualità?

Nemmeno per sogno, Memphis faceva la stessa cosa sul nostro campo e gli Hornets ripiombavano in una serie negativa aggiungendo due L nel back to back a Philadelphia.

La serie di 3 L veniva interrotta dalla W contro Atlanta, la successiva vittoria contro i Pels faceva ingranare Charlotte, la quale grazie alle brillanti prove di Hayward e Ball passava ancora contro Atlanta e New York giungendo sul 6-5 in classifica, un millesimale superiore ai .500 che non si registrava da tempo.

Durava poco la gioia poiché da lì piovevano quasi solo sconfitte: doppia sconfitta a Tampa Bay contro i Raptors con grosse recriminazioni contro la terna soprattutto nella seconda partita quando gli arbitri ignoravano un netto contatto sulla tripla dell’ipotetico pari emanata da Rozier.

Un break programmato di quattro giorni era allungato a sei dalla mancanza della squadra avversaria, ecco perché, anche se il Punto è intitolato “@ 19”, le partite giocate al momento sono soltanto 18 aspettando il recupero.

I Wizards, non avendo un numero di giocatori sufficienti per poter giocare spedivano il calendario dei Calabroni al 22 quando arrivava una sconfitta casalinga con i Bulls nella quale si palesavano tutti i recenti difetti già mostrati dagli Hornets, alla faccia del lavoro svolto durante la “sosta partite”…

Doppia trasferta a Orlando agrodolce, nella prima uscita la partita era vinta dopo mille emozioni solamente al fotofinish con un game-winner di Hayward, nella seconda i Magic portavano a casa la vittoria meritatamente.

Si tornava allo Spectrum Center per riportarsi in media vittorie ma i Pacers non erano dell’idea e con la coppia Sabonis/McDermott violavano il parquet amato.

Blocco delle future partite

Abbiamo finito con Indiana e ripartiremo sempre dai Pacers il 29 (data americana).

Avversari ostici così come i Bucks che ospiteremo in back to back sempre a Charlotte.

La trasferta a Miami, le partite casalinghe contro Philadelphia , Utah (10 W consecutive) non saranno semplici visto il valore dell’avversario di turno quindi domenica 7 febbraio ci batteremo contro Washington nel recupero della partita precedentemente persa (la gara programmata in origine con Portland sarà riprogrammata) e chiuderemo il poker di partite casalinghe contro l’”amorfa” Houston, squadra che dopo aver cambiato molto sta cercando di trovare repentinamente una propria identità.

Non ci sarà da fidarsi ma sulla carta le ultime due saranno le più abbordabili del periodo.

Parentesi a Memphis per cercar di riscattare la brutta sconfitta casalinga patita contro i Grizzlies e tombola di partite allo Spectrum Center da sfruttare il più possibile.

In ordine: Timberwolves, Spurs, Bulls, Nuggets e Warriors saranno le nostre rivali di turno.

La missione è ricavare più W possibili facendo rispettare un fattore campo che al momento pare una chimera, prima di avventurarsi in una lunga serie di trasferte che chiuderanno il calendario a oggi conosciuto.

Sei trasferte che toccheranno il Midwest e la costa pacifica: Salt Lake City, Phoenix, San Francisco, Sacramento, Portland e Minneapolis saranno le città che ospiteranno il volo dei Calabroni.

Arriveremo così agli albori di marzo, una lunga marcia che ci porterà appena oltre la metà stagione (38 partite su 72 se sarà recuperata nel periodo il match contro i Trail-Blazers) con un blocco di 19 partite suddivise in 11 gare casalinghe contro 8 trasferte.

Sarà interessante capire il valore della nostra squadra in questo variegato contesto.

Se si riuscissero a vincere una decina di partite potremmo rimanere legittimamente agganciati al treno playoffs, da 7 in giù continuerebbe il recente problematico trend che probabilmente non ci porterebbe da nessuna parte se non nel solito limbo di mediocrità, ma in un’annata come questa il futuro è ancora più incerto grazie a variabili “impazzite”, staremo a vedere…

Per oggi la classifica attuale ci dice che gli Hornets sono 7-11 in dodicesima piazza ma distanti solo mezza partita da New York che detiene l’ottavo seed a Est.

Dopo la standing ci addentreremo in alcuni aspetti più tecnici e generali sulla squadra.

Classifica

Considerazioni

Partiamo come “natura cestistica” vuole dai piccoli: i Buzz Brother (la coppia Devonte’ GrahamTerry Rozier) sono un duo interessante in attacco ma in difesa faticano per questioni di cm sui tiratori dal perimetro (oltre che per scelte tattiche) e mettendo un po’ di pepe a uno degli argomenti principali di questi tempi si potrebbe dire che forse (alla prova dei fatti) LaMelo Ball giocando in quintetto al posto di Devonte’ potrebbe assortire ed equilibrare meglio il backcourt nonché mettere più in ritmo il rookie, mentre in attacco – pur giocando due ruoli differenti ma sovrapponibili – Graham e Rozier probabilmente finiscono per pestarsi un po’ i piedi e finire fuori ritmo a turno quando uno dei due player prende il sopravvento al tiro continuando a cavalcare l’onda positiva in una buona serata.

I due dovrebbero cercare maggiormente le penetrazioni (soprattutto Graham visto che Rozier qualche serata aggressiva l’ha) per portare un po’ d’imprevedibilità al gioco di coach James Borrego, il quale sfrutta molto il tiro da tre punti ma pecca in questo sia d’originalità e di dinamicità poiché aspettare su uno scarico è strategia funzionante (spesso) a patto di muover la palla e spostare la difesa, inoltre ovviamente bisognerebbe avere nel roster arcieri affidabili.

Gli Hornets non ne hanno moltissimi di ottimo livello per la verità ma Rozier è un tiratore dalla buona mano anche se nelle ultime uscite (contro Chicago e nella prima a Orlando) ha fatto tanta fatica, forse scosso da quella tripla a Toronto con fallo subito e non fischiato che grida ancora vendetta ma si è rivisto in un paio di finali in versione on-fire.

Il suo contributo diventa quindi prezioso.

La sua mattonella diagonale sinistra sugli scarichi è quasi una garanzia, metterlo nelle condizioni dovrebbe essere il già citato LaMelo Ballche coach Borrego giudica dichiaratamente non pronto per partir come titolare ma in realtà avrebbe le caratteristiche per portare assalti diretti al ferro o drive and kick che lo potrebbero connettere bene (per questioni di cm e maggior aggressività rispetto a Graham) con “Scary”.

Graham potrebbe – nelle rotazioni – assortirsi meglio invece con Miles Bridges abile a portare energia e difesa sul campo, caratteristica quest’ultima nella quale Devonte’ difetta un po’ faticando sui blocchi o recuperando lentamente dalla zona voluta da Borrego ma il tiro del numero 4 e la pericolosità dello 0 nei pressi del ferro dovrebbe essere una variante da sfruttare.

Le corte rotazioni del coach dal numero rigido (9 giocatori) sono leggermente cambiate da inizio stagione, innanzitutto perché l’infortunio di Cody Zeller aveva sconvolto sin da subito le intenzioni dell’allenatore che aveva gettato nella mischia l’altro Cody (Cody Martin) e Jalen McDaniels facendogli fare una specie di surrogato del mancane centro titolare anche se con proprie caratteristiche in una small ball fortemente voluta dal coach stesso.

Zeller è rientrato in squadra recentemente (contro Chicago) partendo dalla panchina per poi riprendere il suo posto nello starting five contro Indiana mentre Cody Martin e Jalen McDaniels si sono rapidamente eclissati a causa delle scarse prestazioni con il primo immaturo a livello tattico e il secondo stranamente regredito a livello tecnico anche nelle cose più semplici tanto da sembrare un altro giocatore rispetto a quello dello scorso anno.

Al posto di un Martin perso tuttavia ne avevamo trovato altro: il fratello Caleb Martin divenuto il nono uomo in campo, pallino di coach Borrego (evidentemente lo preferiva a Malik Monk) per quei pochi minuti dalla panchina a far rifiatare il backcourt ma contro Indiana Borrego ha avuto bisogno di Monk a livello offensivo e l’ha gettato nella mischia.

Caleb porta aggressività e poco altro.

Spesso il suo modo di difendere rischioso fa saltare il banco mentre in attacco ha alternato buone serate ad altre veramente squallide che hanno buttato giù Charlotte anche a causa delle sue percentuali pessime.

Meglio quando si getta a canestro piuttosto che vederlo accontentarsi di un jumper preso di fretta o caricato troppo lentamente che non risulta ancora affidabile.

La difesa di Borrego (anche se stiamo concedendo poco nei secondi tempi in termini di percentuali concesse e punti risultando tra le migliori della NBA ma non basta), resta il Tallone di Achille della squadra, per questo andiamo a vedere alcune situazioni tratte dal pezzo che io e l’amico coach Matteo Vezzelli avevamo scritto qualche tempo fa per Around The Game integrando con qualche ulteriore recente nota la situazione.

“C’era una vota un mondo antico, lento e particolareggiato.

Quel mondo si è dissolto progressivamente negli ultimi trecento anni: la modernità ha portato enormi benefici e ancor di più irrisolvibili problemi per una società lanciata ormai follemente oltre la velocità della luce.

L’illimitatezza rischia di far scomparire anche questo fragile panorama.

Nella NBA gli Charlotte Hornets hanno deciso di affidarsi al moderno: gioco veloce, small ball, una cornucopia di molti altri attuali o appena passati (vedi Houston) progetti NBA ma ogni team ha le proprie caratteristiche e peculiarità.

Lo scorso anno i Calabroni hanno resettato la propria recente storia ripartendo da zero con un nuovo giovane allenatore che per il primo anno ha fatto bene facendo crescere e sviluppare i giovani.

Quest’anno tuttavia il coach ha deciso che per svilupparli seguirà i suoi credo e pare essersi infilato in un personale stanco e difettoso progetto che il suo ego non consente di modificare.

C’è una differenza fondamentale però tra sviluppo e progresso – l’identificava bene Pasolini – poiché lo sviluppo è fine a sé stesso e non è detto che sia positivo mentre il progresso porta benessere diffuso.

Qualche parziale similitudine latente con un altro team c’è: andremo vederla facendo un passo indietro.

C’era una volta, in una nebulosa primordiale, una massa informe gassosa pronta a esplodere per rivelare nuove brillanti e scintillanti giovani stelle.

Un young team che aveva grandi aspettative per il proprio futuro ed era sostenuto da un pubblico folle che ogni sera gremiva il “The Hive”.

Al vecchio Charlotte Coliseum gli Hornets 1.0 (li chiameremo così per differenziarli da quelli nuovi viste le note e travagliate vicende) pagarono nei primi anni (a cavallo tra i fine ’80 e gli albori dei ’90) il dazio d’essere una franchigia d’espansione.

Stare sul fondo della classifica però portò in dote anno dopo anno il pezzo mancante.

Kendall Gill, Larry Johnson e Alonzo Mourning, tre nomi conosciuti anche al di fuori dalle lande del North Carolina che fecero sognare i fan dell’epoca.

A gestire i palloni sul parquet il piccolo Tyrone “Muggsy Bogues” (il piccolo per eccellenza, 158 cm misurato senza scarpe), in panchina un ex giocatore e GM: Allan Bristow, un allenatore con uno stile di gioco ante-litteram, mezzo precursore di quello attuale.

Già per natura il nickname Hornets dava l’idea di qualcosa di preciso e veloce, idea che ricalcava sul parquet Bristow.

Lo spiritato coach praticava questo stile di gioco rapido adatto per i suoi piccoli playamaker di turno (Tony Bennett, Anthony Goldwire e Kenny Anderson tra gli altri) atto a favorire anche i letali tiratori da tre (Dell Curry su tutti ma anche Glen Rice, Hersey Hawkins, ecc.).

Un gioco moderno e meno gassoso della Charlotte attuale poiché l’arrivo di Alonzo Mourning e poi del veterano centro di riserva Robert Parish garantiva stabilità e solidità nei pressi del ferro oltre un gioco variabile impostato sui lunghi nel pitturato.

Potremmo dire che quegli Hornets, in continua trasformazione, poiché anche il progetto del proprietario originale George Shinn era più votato a guadagnare che a vincere (vedi Larry Johnson spedito a NYK per Anthony Mason e Brad Loahaus non appena i suo contratto multiyear si impennò), rimase comunque più competitivo e solido in una NBA che valorizzava diversamente in base ai credo e alle regole del gioco dell’epoca (vedi la zona vietata e sanzionata) i suoi talenti lunghi.

Passiamo però all’attualità andando a mostrare le differenze tra quel tipo di gioco e quello che Charlotte pratica oggigiorno:

Sistema di gioco

Coach James Borrego – prima dell’inizio della stagione – aveva chiaramente fatto intendere che quest’anno anche gli Hornets si sarebbero uniti a quel novero di squadre intenzionate a giocare ciò che viene definito “il basket del futuro”, ovvero, la cosiddetta small ball.

Questo sistema di gioco per funzionare ha bisogno di un’alta intensità difensiva e di buone capacità in versatilità e adattabilità dei suoi interpreti, questi sono i suoi precetti, i suoi mantra, i suoi punti cardinali.

I quattro giocatori esterni devono essere abili nel correre e ad aprire il campo, mentre l’unico interno, in questo caso un lungo “adattato” o di ruolo, deve saper giocare sia nel pitturato che sul perimetro.

Ora, proviamo a verificare quanto di ciò scritto sopra possa adattarsi all’attuale roster degli Hornets in modalità small ball.

Il primo problema degli Hornets in generale è nella posizione del lungo, dell’interno.

Charlotte negli anni ha perso il big man, il rim protector, scegliendo volutamente o per esigenze di privarsi di un big man (A. Jefferson e D. Howard gli ultimi due funzionali) andando a potenziare sempre di più il reparto “esterni”.

Una scelta da ritenersi coerente se l’intenzione è quella di passare circa mezza partita con un sistema di gioco che prevede la “rinuncia” al lungo di vecchio stampo a favore di un giocatore più atletico e versatile.

Tra i titolari né Cody ZellerBismack Biyombo possiedono queste caratteristiche nonostante Borrego avrebbe bisogno di “imporgli” quel ruolo per avere un five-out che possa aprire il campo.

Il sistema non funziona nemmeno con P.J. Washington schierato come centro viste le sue basse percentuali da oltre l’arco…

Attacco

Il playbook di coach Borrego è generalmente piuttosto semplice.

Solitamente, dalla disposizione iniziale di 4-1 si entra in azione con un pick & roll centrale o in posizione di guardia con il lungo che rolla a canestro.

Il portatore di palla ha poche multi-opzioni:

A) Penetrazione diretta/scarico al rollante (secondo la convenienza o la visione di gioco del “play”).

B) Hand-off (consegnato) con una mezza ruota che prevede la possibilità per un esterno di penetrare e/o scaricare ribaltando l’azione per un tiro da fuori.

Questo modo di attaccare, se sviluppato con il giusto timing e le giuste spaziature, porterebbe ad avere enormi vantaggi sia con palla o senza ma nella Charlotte attuale la cosa non accade quasi mai.

La situazione non cambia quando nel ruolo di lungo andiamo a collocare Miles Bridges o P.J. Washington, i quali, per decisione di Borrego, sono slittati un ruolo avanti durante le rotazioni (Miles da SF a PF e P.J. da PF a C).

Offensivamente parlando, la loro principale mancanza è tecnica poiché “palla in mano” non sono ancora estremamente affidabili, specialmente il primo.

Bridges è molto atletico ma da solo rimane un mediocre incursore, P.J. mostra a tratti buone doti nei movimenti ma è scostante, attacca il ferro non sempre in maniera appropriata prediligendo a volte un gioco orizzontale volto a colpire dal perimetro avendo tuttavia qualche problema ad aggiustare il tiro come abbiamo visto nella penultima uscita a Toronto quando ha mancato il buzzer beater per il pareggio.

In sostanza non sempre riescono a essere un fattore o pericolosi.

Questo fatto incrementa una già spasmodica ricerca nel tiro da fuori, il che diventa abuso di sovente quando ciò avviene con con mancanza di ritmo o in situazioni non consigliabili.

Gli esterni però sono il fulcro della squadra: grazie alla visione di gioco del rookie LaMelo Ball, Charlotte è riuscita a indirizzare un maggior numero di palloni buoni ai suoi esterni innalzando anche le statistiche negli assist mentre per incrementare il bisogno di punti, rispetto alla scorsa annata, Gordon Hayward sembra l’uomo giusto sebbene spesso agisca in solitaria.

Se Hayward riesce a essere pericoloso anche a ritmi sincopati che mandano all’aria i difensori tra finte, esitazioni, cambi passo, direzione e mano, Ball è un giocatore che poggia sulla rapidità e l’imprevedibilità le proprie fondamenta.

La tecnica è particolare ma non funziona peggio rispetto ad altri interpreti mentre dovrebbe migliorare in affidabilità.

Nonostante LaMelo brilli come uomo assist riuscendo spesso a scovare i compagni con il personale radar che altri play non hanno a volte eccede in giocate complicate che portano a possibili danni.

Qui sotto vediamo tre TO di Ball evitabili.

Come possiamo vedere, in alcuni casi, Ball – come un moderno Narciso – si specchia troppo nella bellezza estetica del suo gioco, tre passaggi in situazioni leggermente differenti ma con l’unico denominatore comune di essere rischiosi.

Nel primo caso vediamo un possibile pick and roll dinamico non preso, chi viene preso in mezzo, invece, è P.J. Washington il quale accenna l’arretramento per aprire spazio, stessa cosa che fa Bridges da rollante in un’area intasata ma Ball anziché propendere per un passaggio semplice sull’esterno per liberare il tiratore, cerca la giocata più difficile impossibile per tempo e spazio, finendo così per commettere un TO.

Nel secondo caso è semplicemente una scelta erronea con un passaggio non ben dosato (sperando forse che White, l’uomo a guardia di Rozier si abbassasse su di lui o verso canestro) finendo preda del play dei Bulls mentre a Orlando il raddoppio su di lui lo consiglia nel passar la palla ma l’angolazione presa dal raddoppio è ottimale per sporcar palla, quella che comunque sarebbe andata in punta a Biyombo che in un’azione del genere qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa facesse lì dato che il congolese ha un tiro da tre dalle possibilità azzerate che prende quasi più unicamente che raramente…

LaMelo è anche bravo nei no look pass e le invenzioni sono la sua prerogativa alla quale non si può chiedere di rinunciare, l’importante è che riesca a ottimizzare queste giocate riuscendo a prendere quella frazione di secondo in più per essere sicuro che lo scarico avvenga preciso e puntuale.

Va detto che la stagione di LaMelo fino a oggi è comunque positiva e si stia ponendo l’accento su alcuni aspetti migliorabili dal rookie.

Difesa

Nel parlare dell’aspetto difensivo ci soffermeremo soprattutto sugli aspetti che non funzionano.

Nel sistema difensivo voluto da Borrego, Charlotte sui P&R avversari di solito cambia, soprattutto quando questi avvengono tra esterni.

Differente discorso quando si tratta di un lungo che partendo in penetrazione da bloccante o in azione personale, il più delle volte viene raddoppiato da un esterno:

Qui basta la minaccia di un Vucevic spalle a canestro per attirare il raddoppio di Rozier e lo spostamento della difesa: sul ribaltamento si aprono spazi che Orlando sfrutta.

Il raddoppio comporterebbe rotazioni difensive, che in alcune serate sono state lente o totalmente assenti con il risultato di concedere tiri aperti all’attacco soprattutto da oltre la linea dei tre punti.

Qui notiamo come Caleb Martin a zona in una posizione ibrida vada a flottare in raddoppio verso Siakam nella prima immagine per poi gettarsi con un balzo su VanVleet sullo scarico del lungo di Toronto.

La finta del n° 23 avversario manda a vuoto Caleb e Rozier è costretto al raddoppio ma a quel punto il tiratore ha già molti metri disponibili tra sé e il difensore.

Altra tendenza degli Hornets è quella di implodere nel pitturato quando gli avversari accennano una penetrazione: non avendo intimidatori sotto canestro si crea densità in area riuscendo a volte a uscire vincitori in quelle situazioni ma se arriva uno scarico fuori sono dolori e l’abbiamo visto bene contro i Raptors nella prima partita tra i due team ma anche questa situazione da small ball contro Memphis è lampante:

Questa pioggia di fuoco da tre punti costante alla quale Charlotte è sottoposta scava solchi importanti durante le partite e sta erodendo il record.

Se Borrego non risolverà per primo questo aspetto la squadra farà fatica, basti pensare che anche Indiana nell’ultima partita ha tirato con il 40,0% da oltre l’arco tentando 40 volte e infilando 16 triple realizzando ben 48 punti dalla distanza…

I due gemelli Martin vanno a chiudere entrambi su Dieng, a quel punto basta poco a Konchar, finta, passaggio orizzontale per ribaltare il gioco: la zona di Charlotte salta sul peggior passaggio possibile (di base) venendo colpita da tre punti.

Va ancora peggio in questa azione quando la partenza di Gordon in spin provoca uno smottamento difensivo: l’ala quadruplicata scarica fuori per un tre contro zero…

Alcune squadre avversarie giocano tantissimo su questa carenza portando sul perimetro i lunghi di ruolo (Orlando e Memphis come esempi) attaccando i nostri centri titolari, lenti e poco pronti.

Qui Dieng porta fuori “Biz” sfruttando la sua lentezza e lo batte colpendolo da tre punti.

Oppure notando il mismatch quando sul parquet utilizziamo P.J. Washington e Bridges vanno ad attaccare direttamente con facilità nel pitturato:

Marjanovic in girata usa esperienza, kg e cm per passare facilmente P.J. Washington che tentando un anticipo in ritardo lasciava strada troppo facilmente al centro dei Mavs.

Nonostante la densità in area i cm mancanti in fase small ball si fanno sentire, qui Toronto cattura ben quattro rimbalzi offensivi con P.J. Washington – a fasi alterne con molti bassi in un ruolo non suo – schierato come centro:

Analisi di fondo

Queste carenze offensive e difensive portano il “pro-fan” a porsi molteplici domande.

Perché costruire un intero schema di gioco avendo giocatori inadatti a questo sistema?

Tra l’altro Miles e P.J. sono stati rifirmati in dicembre dagli Hornets che sperano di vederli sviluppare considerandoli buoni giocatori in proporzione al loro ancora basso salario.

Perché andare a saturare un reparto che a oggi conta molti giocatori (alcuni inadeguati) che hanno poco minutaggio (Borrego, consciamente, sta diminuendo gli uomini in rotazione scendendo a nove giocatori per partita) trascurando un reparto fondamentale come quello degli interni nelle due metà campo?

Il mistero si infittisce considerando le ultime due seconde scelte al Draft: Nick Richards e Vernon Carey Jr. sono sicuramente lunghi acerbi ma avrebbero più kg e cm per creare uno scudo migliore nel pitturato, tuttavia fanno la pubblicità alla Bostik in panchina.

Di loro parleremo nella classifica dedicata ai singoli.

La bravura di un front office dovrebbe essere quelle di fornire all’allenatore gli interpreti più adatti (se non si ha la possibilità di reperire i migliori) alle esigenze del coach, a sua volta l’allenatore deve essere capace di plasmare un sistema di gioco funzionale al team che gestisce essendo disposto in caso di difficoltà a mettere in gioco le sue convinzioni intervenendo con piccole modifiche che migliorino la solidità di un team apparso troppo spesso gassoso e in balia delle individualità solitarie, talvolta scostanti, dei suoi uomini migliori.

Terry Rozier sta continuando a lievitare in fase offensiva mostrando atletismo e abilità nel finire le azioni al ferro o con tiri da tre punti (42,1% da fuori al momento) anche se a volte esagera mentre Devonte’ Graham, il quale ha un ruolo meno predominante da playmaker rispetto lo scorso anno, sta trovando qualche difficoltà, soprattutto nel tiro da fuori (34,2%) che prende troppe volte in pullup da marcato o non in ritmo abbassando le sue percentuali che si elevano notevolmente quando ha spazio o è servito.

Charlotte a oggi ha tirato 1580 volte dal campo con 935 tiri effettuati da due punti e 645 da tre, il che porta a una percentuale stabile di partita in partita del 59,2% da 2 pt. (51,0% realizzato) e mostra come il tiro da tre al 40,8% (35,5% realizzato) sia una soluzione gettonatissima ma in proporzione, sottratte le dovute difficoltà legate alla distanza, meno redditizia.

Borrego, scelto a inizio scorsa stagione, dal mio punto di vista ha fatto bene lo scorso anno facendo crescere i giovani ma quest’anno sta rimanendo fedele alla propria mono opzionale linea che non garantisce certezze.

Se l’imprevedibilità in attacco aumenta, diminuisce la solidità difensiva in caso di small ball.

Gli Hornets attuali sono un miscuglio di cose – un “mappazzone” come direbbero in Emilia-Romagna – con evidenti problemi tattici e tecnici, con i secondi paradossalmente più risolvibili dei primi.

Emblematici in questo senso i due piccoli gemelli Caleb Martin e Cody Martin che pur con ruoli secondari dai bassi minutaggi (Caleb, più offensivo ha preso più piede del fratello invertendo le gerarchie con questo sistema di gioco) influenzano con le loro buone o scarse prestazioni talvolta il risultato nella small ball di Borrego.

I due sono rapidi giocatori che nell’idea di Borrego dovrebbero portare pressione sulla palla o intercettare con veloci mani passaggi o palle vaganti in difesa per ripartire con veloci fast break ma spesso ci troviamo in situazioni nelle quali queste idee vengono disattese così gli avversari a oggi ci relegano al ventottesimo posto nella percentuale di tiri da tre punti tentati dagli avversari con 40,2 mentre facciamo segnare a favore dei rivali di turno un 36,2% complessivo con una percentuale canestri subiti da fuori aumentata dello 0,10%.”

A riprova del del fatto che gli Hornets utilizzino una strategia difensiva non efficiente possiamo dire che prima della doppia trasferta a Orlando, i Magic risultavano tra le peggiori squadre al di tiro da 3 punti dell’intera NBA.

Prima della seconda partita la squadra della Florida vantava solamente il 33,6% da 3 punti, 25ª su 30 squadre, tuttavia i Magic in gara 18 hanno realizzato un 19/37 (51%) dalla lunga distanza…

Qui possiamo notare (nella tabella di Basketball Reference che mostra le nostre cifre nelal parte superiore contro quelle avversarie in quella inferiore) come le altre squadre provino e sfruttino il tiro da fuori e le carenze a rimbalzo e da second chance mentre siamo divenuti dei discreti stealer e degli ottimi passatori, in testa alla lega ma concediamo molto sull’altro fronte…
Le cifre dei singoli ordinate per punti realizzati con Hayward in testa, Rozier a seguire e Graham sul podio.
Come Borrego muove le sue pedine stimando le posizioni in campo dei giocatori e altre statistiche avanzate sempre da Basketball Reference.

Quando gli Hornets hanno rimontato ai Magic 12 punti nella prima partita, Bridges ha preferito mettersi a uomo risultando più guanto per isolare tagli e smarcamenti vari dei Magic.

La zona è un’arma a doppio taglio che andrebbe utilizzata in pochi e adatti momenti dagli Hornets, in circostanze nelle quali il rischio e il cambiamento possano essere considerati necessari.

Eloquente come non si possa andare avanti così ma con il rientro di Zeller potremmo forse vederne un po’ meno in futuro ma ci saranno da correggere anche i raddoppi.

Anche le seconde possibilità stanno costando caro, potremmo citare la transizione dei Bulls con doppio layup errato e palla recuperata per la tripla di White dall’angolo sinistro o quel rimbalzo lasciato nella seconda partita a Orlando a circa otto minuti dalla fine: tiro errato, rimbalzo centrale per i Magic e canestro di Vucevic…

Troppe le occasioni che si concedono agli avversari sia per difetti da small ball, per scarsa aggressività e mezzi fisici (questioni di cm, kg e atletiche) non sempre importanti nel tagliar fuori nel migliore dei modi l’attaccante.

In attacco è interessante l’accoppiata momentanea tra SF potenziali (Bridges può slittare come PF) Gordon Hayward e Miles Bridges che in giocate high-low mettono le difese in difficoltà perché lasciare Hayward tirare non è mai una buona scelta ma anche lasciare un Bridges vicino al ferro pronto a esplodere è un rischio.

A inizio anno la panchina sembrava poter essere un punto forte di Charlotte anche se personalmente, come molti, avevo calcolato Ball in quintetto e Graham a partire dalla bench.

Non che cambi molto, i giocatori che Borrego tiene in considerazione sono soltanto nove con Ball, Bridges e al momento Biyombo realmente considerati dalla panchina con un minutaggio decente.

Caleb Martin è al bordo, forse out dopo l’ingresso di Monk nell’ultima partita, il fratello di Caleb (Cody) è uscito dalle rotazioni come McDaniels che andrà in G-League insieme agli altri due lunghi e ai two-way contract.

Alla fine la rotazione è volutamente corta e in un’annata condensata come questa potrebbe pesare sui titolari benché giovani ma Hayward sta mostrando già qualche piccolo segno di stanchezza.

I due Martin sono calati in qualità, stesso discorso per McDaniels mentre Monk, l’unico che potrebbe dare un apporto offensivo importante a Charlotte, è stato lasciato a lungo per scelta – erronea perché c’è bisogno di allungare le rotazioni e portare un po’ più di attacco sul parquet per reggere ai break degli avversari rimanendogli in scia nei momenti difficili – in panchina.

Vediamo nella tabella che riporta nella parte superiore le statistiche di squadra di Charlotte e in quella inferiore le stat contro Charlotte degli altri team dove eccelle e dove difettano i Calabroni con i numeri cerchiai in rosso a mostrare le difficoltà e quelli in verde i pregi (come possiamo vedere nelle rubate e negli assist dove siamo primi ma lasciando giocare molto notando come anche dalla parte opposta si produca tanto, troppo…).

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

____________________________________________________________________________

14) Malik Monk

Malik Monk è stato l’ultimo Hornet con un contratto regolare (esclusi i two-way) a scendere sul parquet tanto che per lungo tempo è stato un caso, un oggetto misterioso.

Non si comprendeva e non si comprende del tutto il perché Borrego non voglia impiegarlo con maggiore frequenza.

Sicuramente l’allenatore ha in mente rotazioni più rigide per trovare l’amalgama del gruppo.

In questo contesto Monk, colpito da Covid-19 e poi rientrato nel gruppo non ha trovato spazio in un reparto che ha i suoi punti fermi ma che vede in rotazione anche i Martin sopra di lui, almeno sino all’ultima uscita quando Monk è spuntato dal cubo del cambio a sorpresa entrando al posto di Caleb Martin seduto in panchina.

Che sia l’inizio di un cambiamento?

Malik ha giocato 5 partite realizzando più tiri da tre dal campo (4/9 da tre punti con un 6/14 totale dal campo).

Malik sembra più lo specialista indotto che un giocatore inserito correttamente nel roster, eppure ha smistato anche 8 assist.

4/6 ai liberi, 4 rimbalzi, 3 TO, 3 falli e 20 punti totali in 52 minuti d’apparizione sul parquet.

Chissà se Malik avrà ancora l’occasione di esprimersi anche se in realtà non è sempre andato benissimo e sembrava esser fuori dal progetto (vorrà più soldi probabilmente alla scadenza del contratto ma non giocando gli Hornets rischiano che il giocatore perda di valore per eventuali scambi anticipati rispetto alla sessione di mercato estivo) nonostante il gioco di Borrego si basi molto sul tiro da tre punti e Malik sembrava essersi presentato bene in quel contesto.

Nel piano B non era convocato:

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13) Jalen McDaniels: 5,64

Raramente l’abbiamo visto in buono stato come lo scorso anno.

Disadattato per gli schemi o fuori forma non saprei dire, di certo ha commesso anche diversi errori personali e banali: palle perse o lanciate male, passaggi semplici non trattenuti, attacchi sconclusionati senza ritmo come runner imprecisi con tocco troppo lungo sul secondo ferro.

Jalen ha dato poco a Charlotte e la small ball non ne ha esaltato le caratteristiche di lungo andato oltre il proprio ruolo.

Il suo fisico esile non gli consente per mancanza di kg lo slittamento in una posizione più avanzata.

L’esperimento è quindi stato abolito e il buon Jalen ha finito per pagarne le conseguenze oltre i propri demeriti (molti) finendo fuori dalle rotazioni e a Greensboro per giocar con gli Swarm che andranno presto a cominciare la nuova e ridotta stagione in G-League.

Il roster degli Swarm con lui e Richards indiziati per dividersi tra le due città del North Carolina.

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12) Caleb Martin: 5,78

Caleb ha passato nelle gerarchie della squadra il fratello.

I twin sono benvoluti dall’allenatore per le loro capacità d’adattamento alle richieste dall’alto:

“Il nostro ruolo è quello di adattarci alla situazione, indipendentemente dal fatto che uno di noi stia giocando molto e uno di noi no oppure stessimo giocando entrambi”, ha detto Caleb.

“Penso che sia per questo che gli piacciamo, perché ci adattiamo alla situazione. Non ho intenzione di lamentarmi. Lavorerò sempre e dimostrerò a chiunque stia allenando che appartengo al campo. Ma se non sarò sul parquet farò il tifo più che posso per i compagni di squadra” ha continuato.

La sua posizione è in continuo mutamento: dall’università nel Nevada al salto in NBA a farsi le ossa nella lega affiliata a Greensboro per poi ottenere la scorsa stagione diversi minuti con la green line, le prove per il futuro ma in questa regular season gli innesti di due talentuosi giocatori come Hayward e Ball hanno chiuso di più gli spazi ai gemelli Martin che devono competere con molti esterni per vedere il campo.

La missione di Caleb, come ha sotteso è sopravvivere giocando al meglio in quei pochi minuti concessi convincendo il coach d’essere la miglior scelta di ripiego per dar spazio ai titolari.

Gambe, velocità ed esplosività non gli mancano, purtroppo nel sistema voluto da Borrego, a parte qualche errore personale, spesso è preso in mezzo, flottando in aiuto sul lungo o comprendo il perimetro al contempo si stanca e non riesce a essere davvero efficace ma questo è un discorso che coinvolge l’intera difesa sul parquet e che forse Caleb sta pagando in parte visto che è stato accantonato nell’ultima uscita ma se avesse messo su un tiro migliore probabilmente starebbe giocando ancora al posto di Monk.

Il 44,4% dal campo non è male ma il 24,2% da tre punti è un dato drammatico che nemmeno Borrego probabilmente poteva più “tollerare”…

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11) Cody Zeller: 5,80

L’abbiamo visto poco e senza offesa (dispiace per la frattura alla mano occorsagli immediatamente alla prima uscita a Cleveland) è stato meglio così.

Giocatore divenuto l’ombra di sé stesso.

Giocatore che difensivamente oppone solo un po’ di verticalità alle penetrazioni e ai kg e cm dei mastodontici avversari ma non fa paura.

Troppo facile batterlo vista la sua mancanza di esplosività e di atletismo su questo versante.

Imbolsito, sembra attratto da sacchi di zavorra sotto la canotta che lo portano a non staccarsi da terra.

Coach Borrego l’ha voluto titolare a inizio stagione giudicandolo più completo dei pari ruolo ma un Biyombo più equilibrato sembrava essere migliore dell’attuale Zeller che spesso non tiene in mano un pallone passatogli o è lento nell’abbassarsi e recuperare palloni a livello parquet.

In attacco non ha un reale tiro da tre punti anche se saltuariamente l’anno scorso era sembrato in grado di colpire pur con basse percentuali mentre quest’anno sta tirando da fuori molto macchinosamente.

Sebbene sui blocchi e i pick and roll possa offrire qualcosa di meglio degli altri giocatori in roster gli Hornets dovrebbero svoltare e lasciar decadere il pesante contratto in scadenza nonostante dispiaccia per via della sua lunga militanza nelle file di Charlotte.

Nelle ultime due uscite è parso rivitalizzato e coach Borrego l’ha voluto reinserire in quintetto contro Indiana confermando la propria coerenza dopo aver detto in preseason che il centro titolare sarebbe stato Zeller per via delle sue buone doti.

C’è da chiedersi a questo punto se sarà la sua ultima stagione a Charlotte o magari le parti troveranno un accordo “alla Biyombo” al ribasso per il prossimo anno che lo veda partire dalla panchina ma Charlotte nel ruolo di centro titolare deve ambire a qualcosa di meglio anche se in 5 partite giocate ha la media di 7 rimbalzi ma anche di “soli” 7,2 punti in 18,4 minuti di media.

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10) Bismack Biyombo: 5,83

Bismack Biyombo avrebbe dovuto giocare la nuova stagione per un altro team probabilmente ma il destino, ciò che è, ha messo lo zampino sul desiderio del congolese di rimanere a Charlotte per vedere come andrà a finire questo progetto giovani, come ha detto lui.

Gordon Hayward è stata l’operazione che ha favorito il centro.

Gli Hornets cercavano un centro ma passeggiando in centro per fare shopping tra i negozi si dono fatti attrarre dall’”offerta” di Hayward.

Era l’ultimo pezzo, ciò che andava bene per loro e nell’ammaliarsi per il capo inseguito a lungo sono rimasti con pochi spicci nel borsellino.

Il drastico taglio dello stipendio che si è dato Biz ha fatto il resto.

Kup avrà pensato: “Ok, rimaniamo per ora con Zeller e usiamo Biyombo dalla panchina” ma come spesso accade il fato è stato beffardo.

La rottura della mano di Zeller avvenuta durante la prima partita ha permesso a Biz di partire (per ora) almeno 16 volte come titolare.

Per il futuro il suo rientro in panchina è già avvenuto.

Le sue caratteristiche sono sempre le medesime, quelle che elenco a ogni “Il Punto”.

Il giocatore è formato, nel bene e nel male.

La sua miglior arma è la difesa anche se pecca in coordinazione e velocità, inoltre rispetto a qualche anno fa, quando era più giovane, l’esplosività è venuta un po’ meno tuttavia in certe situazioni (potrebbe catturare più rimbalzi) rimane abbastanza affidabile o almeno, dei 3 centri che ruota Borrego, dal punto di vista difensivo è quello più specializzato.

In attacco ha poca mano, dunk di rottura e qualche tocco ravvicinato, non sempre a buon fine.

Le mani quadrate non solo non gli consentono di essere più letale nelle vicinanze del ferro ma anche poca presa su palloni passati da vicino dove mostra anche riflessi lenti e una coordinazione macchinosa per non parlare di come sia sempre rimasto un pessimo tiratore di liberi e quest’anno la percentuale è inferiore al 50,0%…

La sua presenza sul parquet toglie dalla dimensione 5 out Charlotte ma garantisce spesso più copertura, sta a Borrego trovare gli equilibri quando rientrando in rotazioni non più da starting five iniziale può essere un peso per la squadra in attacco che trova meno sbocchi e spaziature poiché gli avversari considerano Biz un pericolo marginale.

Pala in mano lontano dal ferro non ha iniziativa, cerca semplicemente i compagni.

Nonostante si sia parlato di scarsa coordinazione e lentezza, gli arbitri lo stanno vessando più del dovuto, non è una super stella, è un onesto muratore che ultimamente è calato drasticamente nelle prestazioni…

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09) Cody Martin: 5,90

Forse si arrabbierà di meno per il fatto di non giocare avendo visto sul parquet il gemello Caleb (al quale è legatissimo) prendere il suo posto tra coloro che risultano sostituibili.

La tenue posizione di questi giocatori li rende probabilmente meno performanti ma i Martin sanno che quello è il loro status e si adattano più di altri a questa condizione e a fare ciò che gli richiede il coach, forse per questo sono stati preferiti per lungo tempo a Monk, più selvaggio.

È facile identificare dove Cody deve migliorare: il tiro dall’arco viaggia su percentuali bassissime ed è un problema per una squadra che ha bisogno di metter su un tiro rispettabile tiro da tre punti che crei spaziature, essenziale per eseguire un attacco NBA moderno ed efficiente.

Gli allenatori gli ricordano di avere fiducia in se stesso.

“Per me è essere più aggressivo” in modo offensivo, ha detto Cody.

Ha smesso di calcare il parquet ma resta pronto: “Questa è solo una parte dell’essere un professionista; assicurandomi di essere pronto e di restare sveglio, indipendentemente dal fatto che io stia giocando o no. Il mio lavoro è fare tutto il possibile per aiutarci a vincere.”

53,6% dal campo ma il 20,0% da tre, stessi difetti estremizzati del fratello Caleb…

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08) Vernon Carey Jr.: 6,00

Pensavamo di vederlo sul parquet molto di più ma il suo ruolo di lungo è meno utilizzato da Borrego che durante le partite sceglie di togliere il centro reale per inserire P.J. o altri lunghi adattati.

Va da sé che l’ex Duke non stia ottenendo minuti.

Non tanto probabilmente perché sia acerbo (difficile giudicarlo avendolo visto sul parquet per 6 minuti in 3 partite) ma perché le rotazioni corte a 9 uomini del coach pongono un secondo ostacolo, una sbarra insormontabile per un rookie che, infatti, ha giocato solo garbage time accumulando 3 punti (1/3 FG e ½ FT), 3 rimbalzi (due buoni offensivi), 1 stoppata e un assist.

“Non è colpa loro” (riferendosi ai rookie che non stanno giocando), ha detto Kupchak.

La pandemia ha privato questa classe da principianti di un normale processo di ingresso nella NBA. Invece della Summer League, tre mesi di coaching individuale e partite di pick-up con i veterani, hanno avuto due settimane tra il Draft e il training camp per trasferirsi, fare le visite mediche e firmare i contratti.

Kupchak manderà lui e Richards a Orlando, in Florida, per far parte della bolla della G-League nel campus della Disney a partire dall’inizio del prossimo mese.

“Devono giocare”, ha detto Kupchak lunedì in un’intervista personale con il Charlotte Observer. “Giocheranno 15 partite” in Florida.

Gli Hornets sono una delle 17 squadre NBA che stanno partecipando alla stagione di G-League.

Un 18 ° team, composto da prospettive evolutive d’élite, l’Ignite, completerà il panorama.

Jay Hernandez, assistente allenatore degli Hornets, si è offerto volontario per allenare gli Swarm in questo scenario.

Lui, insieme ai due lunghi più Grant Riller e Nate Darling, saranno tutti insieme con Greensboro per andare a giocare in G-League.

Kupchak ha detto che organizzare la G-League in tempi di Covid 19 è stato impegnativo ma che pensa che tutti riconoscono quanto sia importante soprattutto per i team giovani e in costruzione come gli Hornets.

I soliti “richiami”, l’avanti e indietro dalla squadra B a quella A e viceversa, non saranno semplici poiché la NBA sta ancora elaborando i protocolli di sicurezza.

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07) Nick Richards: 6,00

Il centro giamaicano sembrava destinato in stagione alla panchina perenne.

L’infortunio di Zeller avrebbe dovuto aprirgli le porte per giocare come secondo centro dopo Biyombo (Borrego pare avere una leggera preferenza per lui piuttosto che per Carey Jr.) ma la small ball voluta dallo stesso coach e la mancanza di preparazione dei rookie a causa Covid-19 hanno tagliato le gambe al caraibico.

Sceso sul parquet 4 volte ha giocato solo 12 minuti realizzando 5 punti con un 2/2 dal campo e un ½ ai liberi.

Quattro rimbalzi e due falli commessi completano le risibili statistiche per un giocatore osservabile in panca con una mascherina bianca, fantasma tra gli uomini di Borrego che giocherà come il compagno di reparto con gli Swarm nella bubble di Orlando per sviluppare il suo gioco e vedere se più avanti potrà trovare un minimo spazio nel roster.

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06) P.J. Washington: 6,00

Il sophemore che parte regolarmente in quintetto come ala grande titolare si tramuta in partita in centro nella quale veste passa la maggior parte del tempo (circa il 51,0%).

Borrego gli sta chiedendo probabilmente più di ciò che realmente possa offrire a buoni livelli.

Ci si può lavorare sopra ma al momento siamo di fronte a un work in progress raramente soddisfacente.

P.J. ha avuto spesso alti e bassi dovuti allo spostamento di ruolo: partito male si era ben ripreso per affievolirsi nuovamente recentemente.

La sua duplice versione pone anche qualche problema di assestamento del quintetto sul campo, ad esempio, nonostante segni gli stessi punti dello scorso anno, il tiro è peggiorato specialmente dai 16 piedi e oltre.

Dai 16 piedi alla linea da tre non ha ancora realizzato un tiro mentre da fuori sta collezionando errori su errori compresa la tripla mancata nel finale a Toronto in gara 1 per pareggiare la partita.

Spesso sbaglia avendo spazio e cm a disposizione risultando un problema nel momento in cui sotto canestro per andare a catturare il rimbalzo si mettano in campo piccole unità contro forze ipoteticamente soverchianti (questo è un problema di gestione tattica di Borrego).

Personalmente ciò che gli imputo è una scarsa aggressività, quella che si manifesta qualche volta con i tempi sbagliati sebbene il nuovo ruolo l’abbia portato a incrementare le stoppate e i rimbalzi, dal mio punto di vista la difesa è ancora migliorabile.

Prende ancora i suoi tiri anche se l’arrivo di compagni come Hayward e Ball l’ha posto sicuramente in un ruolo più marginale per quanto riguarda l’attacco degli Hornets.

Non ha forse tutte le caratteristiche che si addicono a un’ala grande ma anche se lenti, ha dei buoni movimenti nel pitturato con semiganci e appoggi.

Il problema è che li usa poco anche quando l’avversario è difensivamente battibile orientandosi su una dimensione più orizzontale e periferica cercando il tiro da tre punti che non sta dando soddisfazioni e questo per Charlotte è un problema poiché le sue percentuali al 29,2% portano ad avere lunghi incapaci di colpire da fuori (lui, Zeller, Biyombo e McDaniels) per aprire il campo.

42,6% dal campo con un tiro da due punti (piuttosto ravvicinato) al 49,6%, 1,3 stoppate (1° nel team) e 6,7 rimbalzi (terzo in squadra) a partita completano i principali dati.

Negative invece le prestazioni in possesso di palla, 2,2 le perse (secondo in squadra) e con 2,8 falli a partita è l’uomo che ne spende di più (non sempre bene) nel roster.

Una sufficienza stiracchiata ma speravamo tutti d’aver di più da un possibile giocatore emergente, speriamo non sia un flop ma solo un momentaneo enigma.

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05) Devonte’ Graham: 6,05

Il play titolare ha iniziato la stagione con un’enorme pressione addosso.

Dopo essersi ritagliato un posto da titolare nella NBA dal nulla (con pieno merito), rischia di vederselo scippare da LaMelo Ball, rookie emergente.

Il coach però per il momento non la pensa ancora così, preferisce che sia Graham a iniziare le partite.

Dargli stabilità e fiducia pare sia stata l’intenzione di Borrego ma la sua fiducia era andata in frantumi tanto che i suoi compagni di squadra hanno dovuto convincerlo a prendere tiri che a inizio stagione temeva di rilasciare.

“L’avete visto tutti. Stavo solo rinunciando al tiro azione dopo azione… Quando uscivo (dalla partita), i compagni mi dicevano: ‘Perché non spari la palla? Perché stai lasciando stare? Abbiamo bisogno che tu spari la palla! Non importa importa se sbagli!'”.

C’è da dire che la prima versione di Graham era più scadente dal punto di vista offensivo ma molto performante a livello di assist tuttavia ritrovare fiducia ritmo e armonia al tiro è stata la missione di Graham che dopo aver sbagliato molto ha realizzato cinque triple nella sconfitta per 118-101 degli Hornets contro i 76ers.

Graham ha iniziato a prendersi i tiri che lo scorso anno cercava di metter dentro per tornare tra i top scorer (l’anno scorso fu il capocannoniere della squadra) e tornare “il Devonte che conosciamo”, come ha detto coach James Borrego.

“Andrà solo meglio nel tempo” secondo il coach.

In effetti non avrebbe potuto fare molto peggio ma in realtà Graham non sta andando ancora al massimo, manca di capacità realizzative costanti in penetrazione per dare più profondità al gioco della squadra ma Borrego (ha le sue colpe) ha dichiarato che spettava a lui trovare il modo per sostenere Graham con migliori opportunità di tiro.

In effetti giocare senza un vero centro porta più pressione su Graham che ormai non è più un oggetto sconosciuto e deve faticare il doppio per trovare e prendersi i suoi spazi al tiro cercando di non essere solo un giocatore monodimensionale intento a caricare colpi da oltre l’arco.

Graham non da la colpa all’allenatore, agli schemi ma all’amalgama del team ma si prende le sue responsabilità per quanto riguarda le sue prestazioni realizzative.

Purtroppo sul lato difensivo i Buzz Brother (lui e Rozier) sono una coppia di talento ma con pochi cm, inoltre tra i due Graham è il difensore più passabile, colui che porta meno energia, difende peggio sui blocchi e sulla zona lascia qualche spazio in più (Rozier fa spesso un lavoro diverso in raddoppio).

Per ora Devonte’ resiste nelle rotazioni con qualche discreta recente prestazione che ha aiutato Charlotte nei secondi tempi (vedi prima partita a Orlando nel finale) anche se gli Hornets penseranno inevitabilmente al futuro e chissà se abbia inciso anche quest’aspetto sulla testa di un Graham partito in difficoltà (come diceva anche Rozier per altre questioni).

Gli Hornets potrebbero offrire un estensione a Graham ma se non lo facessero in estate diverrebbe un free agent limitato.

Il suo stipendio di $ 1,66 milioni fa sorridere a confronto dei 9 all’anno del contratto stretchato di Batum.

Tocca a lui dare più stabilità alla squadra anche se i compiti di play sono molto più suddivisi rispetto lo scorso anno.

Portare in dote prestazioni con meno errori al tiro e lavorare meglio in difesa potrebbero convincere Charlotte a tenerlo offrendogli un contratto più adeguato anche se per il futuro Graham potrebbe fare la fine di Bridges partendo dalla panchina ma per ora noi speriamo di ritrovare la versione migliore di Graham, quella andata in scena lo scorso anno.

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04) Miles Bridges: 6,22

Giocatore retrocesso a panchinaro dopo l’arrivo di Hayward.

Il futuro per Miles si è improvvisamente oscurato.

Charlotte cercava un centro ma ha colto l’occasione per portare a casa una buona SF di qualità superiore che ha parzialmente eclissato il nostro numero 0, eppure Miles sta avendo i suoi spazi.

durane le rotazioni sta andando a corrente alternata fornendo prestazioni estreme: infuocate o ghiacciate.

Gli Hornets relegandolo in panca si aspettavano probabilmente un maggior contributo da parte di Bridges in termini di punti anche perché il minutaggio reale non è sceso molto rispetto lo scorso anno.

Segna meno ma tira meglio con le statistiche principali al tiro, al tiro da tre punti e soprattutto ai liberi migliorate sorprendentemente fino a far registrare un 95,2% che lo porta in testa al team.

E’ importante nei duetti con Hayward o nel tiro da tre punti quando trova la serata.

Sta dimostrando di essere un tiratore da striscia alternando serate ottime ad altre nefaste ma è l’unico lungo (adattato) che stia giocando a poter colpire da tre punti e in quest’ottica è molto importante per allungare le difese avversarie che contro gli altri nostri ¾ interpreti non si stretchano…

Con il 39,1% da tre punti (4° in squadra e primo tra i lunghi) è un importante variabile offensiva sugli scarichi ma non solo: recentemente l’abbiamo visto tirare su pull-up, prendersi lo spazio e battere l’avversario in uno contro uno da oltre l’arco mostrando una personale meccanica di tiro efficace quando riesce a riprodurla per mettersi in ritmo.

Non sa attaccare ancora il ferro sebbene ogni tanto carichi i fan con delle slam dunk notevoli.

Tuttavia è migliorato (il 51,4% da due punti va letto in diverse maniere).

Le sue due vistose pecche sono: un eccessivo ricorso al fallo (questo perché Borrego lo impiega anche come PF sottodimensionata per la propria small ball) e i maggiori TO che derivano da passi in partenza o perse banalmente su un palleggio che dimostra come il non saper attaccare il ferro parta da un limitato ball handling.

L’avesse potrebbe esplodere al ferro con il suo atletismo pazzesco, purtroppo rimane un giocatore incompleto, porta molta energia in campo in un sistema confusionario ma come cantavano i Talk Talk in My Foolish Friend: “So much heart is not enough” e Bridges anche se non spesso “sposta”, piace per l’impegno.

Il mio Miles in fase di lavorazione. Se l’originale riuscisse a migliorare ancora un pochino sarebbe un upgrade molto interessante.

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03) LaMelo Ball: 6,44

Arrivato con molti dubbi come peso sulle spalle per via del suo strano percorso (la scelta di giocare nel campionato australiano lo scorso anno) e un padre promoter molto fumo e poco arrosto, il rookie ha stupito positivamente dimostrando d’esser quello tra i tre fratelli con maggior potenziale.

LaMelo non sta camminando con i tacchi sulle uova in campo: la sua presenza difensiva come pressatore e stealer è tangibile, sicuramente nell’uno contro uno deve migliorare ancora molto (lo sta facendo piano piano) ma la dimensione assist e quella scorer lo portano in 3D.

Ottiene la quarta dimensione a rimbalzo in veste di lottatore.

La sua completezza su tutti i fronti è dimostrata dal fatto di esser stato il più giovane giocatore nella NBA ad aver messo insieme una tripla doppia.

Negli assist deve ancora rivedere qualche eccesso, bisognerà vedere se il suo ritmo tribale lo porterà sempre a eccedere o con un po’ d’esperienza in più i TO diminuiranno grazie a scelte meno istintive e più oculate anche se prese in fretta.

Passatore volante, no look, dal ribaltamento in corsa: Ball ha messo in azione molte volte i nostri tiratori nella maniera migliore per dargli spazio e tempo per colpire alternando passaggi che hanno prodotto qualche fast break irritante, l’affidabilità è ciò che potrebbe fare la differenza tra un passatore di talento e uno laser letale.

Come scorer ha le proprie caratteristiche: strani floater e tiri da tre punti anche deep che viaggiano con una strana glaciale rotazione, quasi comete, stelle cadenti che ricadendo in retina realizzano i desideri dei fan degli Hornets.

Ultimamente si è generata una piccola polemica tra LaVar Ball e il coach: il padre di LaMelo ha ricordato che il figlio dovrebbe giocare mente Borrego aveva detto precedentemente che il rookie non fosse ancora pronto “criticandolo” dopo le 5 palle perse contro Chicago.

Nel complesso effettivamente è ancora scostante, può alternare grandi serate a black-out pazzeschi per questo ci si chiede quale sarà il LaMelo reale.

Per ora possiamo dire sicuramente che è uno tra i giocatori più svegli e positivi della squadra, molto più born ready del previsto essendo riuscito a dare in alcune serate un aiuto serio alla squadra cambiando ritmo alla partita.

Ultimamente lo sta facendo in tono minore e probabilmente gli gioverebbe avere qualche minuto in più per fare la differenza anche se il coach per ora non lo vede titolare.

Per ora LaMelo parte dalla panchina: Borrego non ha voluto sconvolgere le rotazioni affidandosi alla coppia Graham-Rozier che sta funzionando in parte, forse i suoi cm potrebbero aiutare maggiormente in difesa se fosse più disciplinato ma ciò che servirebbe a questi Hornets sono imprevedibilità e velocità oltre ad avere un uomo capace di distribuire assit, in poche parole un tuttofare che cambi il ritmo alla partita innescando la scintilla…

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02) Terry Rozier: 6,58

Un giocatore che pareva aver le valigie in mano questa estate (era uscita su un noto social esattamente una foto che lo ritraeva con una valigia pronto per la partenza) ma poi non si sa bene che cosa sia successo.

Il mercato ha detto che avrebbe dovuto rimanere ancora a Charlotte e personalmente ne sono felice, in primis perché è un giocatore che spesso, nel bene e nel male, si danna l’anima non giocando solo per firma, in secundis perché rimane un arciere pericoloso al servizio dei Calabroni capace di realizzare in svariate maniere soprattutto da oltre l’arco dove ha un ottimo 42,1%.

Ottimo tiratore sugli scarichi ma bravo anche quando in uscita da un blocco deve andare a prendere e tirare con pochi secondi ai 24.

Gli si potrebbe imputare di attaccare poco il ferro in molte serate rispetto ad altre soluzioni che sceglie anche se quando l’ha fatto gli è capitato di regalarci highlight a ripetizione (la schiacciata contro Durant e i Nets, quella contro Atlanta e Chicago sono state esplosive).

E’ il secondo miglior marcatore della squadra, uno dei principali stealer grazie a una difesa a tratti accanita che lo vede andare a volte in raddoppio come gli chiede Borrego.

La cosa non sempre va a buon fine ma la profusione di energia in fase difensiva non gli impedisce di avere una delle migliori percentuali al tiro di tutta la squadra.

Sul suo condividere il parquet con Graham abbiamo già detto, sotto l’aspetto tattico bisognerebbe impiegarlo in maniera differente in difesa per ottimizzare lo scudo (a volte risulta un evidente buco nella difesa a zona) e lasciargli più energie in attacco che ci sono ma lo portano probabilmente a una maggior imprecisione ai liberi rispetto lo scorso anno.

Complessivamente però la sua stagione al momento non può che esser considerata che positiva.

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01) Gordon Hayward: 6,82

Forse qualcuno mi dirà che avevo arrischiato la previsione oppure che stia vantandomi d’averlo fatto.

In realtà nulla di tutto ciò.

Era semplicemente lampante dal mio punto di vista che un giocatore dalle caratteristiche di Hayward si sposasse benissimo nel roster di Charlotte.

Innanzitutto perché sul valore del giocatore non ho mai avuto dubbi, inoltre le sue caratteristiche tecniche unite alla sua condizione di veterano con esperienza pur essendo nella media fase della sua carriera lo poneva tra i principali giocatori per guidare l’attacco di Borrego prendendosi la responsabilità di aumentarne l’efficienza giocando liberamente.

La presenza di pochi marcatori affidabili di livello nel roster per lui è un vantaggio poiché al contrario dell’esperienza con i Celtics può esprimere il suo potenziale senza dover condividere tiri e ritmo con troppi altri giocatori bisognosi della spicchiata.

L’anno scorso finì per segnare 17,5 punti di media a Boston, quest’anno con gli Hornets ne sta mettendo a referto 23,6 per serata.

Dopo Monk (il quale ha comunque un numero di tiri effettuato sotto la decina) è il miglior tiratore da oltre l’arco per gli Hornets con il 42,7%.

Il suo minimo naturale rallentamento fisiologico in termini di scatto ed esplosività pare esser dimenticato dallo stesso Gordon in fasi importanti della partita (vedi il crossover nel finale contro i Magic).

Hayward ha firmato sì un contrattone ma lo sta onorando al meglio con cifre importanti sostenendo spesso l’attacco di Charlotte illuminandolo come un faro nella notte con iniziative personali quando esso va in blackout.

La sua resistenza in partite perse o vinte si traduce in una resa molto alta e nel fatto che sia nettamente il miglior marcatore della squadra.

Ovviamente la preoccupazione di fondo per noi ansiosi rimane la sua condizione fisica: un soffio di vento può toglierlo di mezzo oppure è tornato a essere un giocatore resistente?

Questo è impossibile a dirsi, per ora non si risparmia giocando come sa fare, forse in certe penetrazioni non mette tutta la velocità a disposizione ma il passo cadenzato spesso trova il ritmo giusto per battere i difensori in entrata, in arresto e tiro con la variante finta che manda all’aria l’avversario oppure ancora riesce a guadagnare liberi poiché chi gli sta di fronte non trova soluzione che ricorrere al fallo e non è mai una buona soluzione mandare in lunetta un tiratore di liberi micidiale come Hayward.

Gordon da il meglio di sé in attacco anche se rimane un discreto rimbalzista e passatore secondario.

I suoi minuti rispetto all’anno con Boston sono aumentati ma non risente di stanchezza, infatti, sono anche le percentuali al tiro in generale, in quello da tre punti, ai liberi e nelle rubate.

Ha ottenuto il suo massimo in carriera con 44 pt. ad Atlanta quest’anno ma ha replicato altre volte con prestazioni dall’alto punteggio (altre tre volte sopra i 30 punti con un minimo @ Dallas di 11) che lo pongono oggi a una media di pt. a partita grazie alla sua versatilità che lo vede talvolta anche riuscire a colpire colpendo in back-door da tagli, uscendo dietro a un blocco per un tiro da tre o semplicemente ricevere e usare il suo potenziale fisico molto importante specialmente nella parte superiore del corpo.

Sui close-out non è ultra-aggressivo a la mano davanti spesso la mette arrivando al limite per non indurre la terna a fischiare un fallo a sfavore il che lascia a volte via libera a tiratori confidenti con qualche cm di vantaggio.

Nelle ultime due partite è apparso un po’ stanco, Hayward comunque rimane a oggi la piacevole scoperta (per qualcuno) dell’inizio stagione degli Hornets, colui che in altra maniera si è sostituito qualitativamente a Walker per aumentare la cifra tecnica del team.

Lui sul parquet la direzione la cambia, che sia il primo tassello per farla cambiare anche alla squadra?

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Voti partite

Classifica giocatori e coach partite

Game 19 – Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 106-116

Intro

Siamo a gara 19 ma avendo saltato quella con Washington in realtà sarà la diciottesima sul parquet.

Diciotto è il numero che si presta per antonomasia alla prova di maturità: è la cifra che consente alla singola persona di entrare tecnicamente e ufficialmente nell’età adulta con oneri e doveri, è il minimo voto per superare un esame nel sistema universitario nostrano e nella smorfia simboleggia il sangue.

Vogliamo metterci che è anche il numero di buche di un campo da golf?

Ecco… per vincere la partita contro i Pacers gli Hornets dovranno sbagliare al tiro il meno possibile, proprio come un golfista, impegnandosi in difesa “sputando sangue”, un modo di dire inelegante ma appropriato per descrivere lo sforzo che dovranno fare i ragazzi di coach Borrego.

Dal sui canto al coach è richiesta una prova di maturità tattica, di adattamento al conclamato gioco di squadra dei Pacers per trovare la giusta soluzione difensiva per rallentare i Battistrada.

Analisi

Gli Hornets vanno su e giù nelle temperature in partita: dopo una partenza che faceva presagire una Waterloo storica (19-36), nel secondo quarto si rimettevano in carreggiata arrivando al -1 prima della tripla beffa quasi sulla sirena di Sabonis aiutato dalla tabella.

La rincorsa di Charlotte la faceva passare avanti per la terza volta in serata ma a fine terzo quarto si reggeva sul -4.

Un peccato dopo esser tornati sul -1 aver assistito allo sfaldamento difensivo nel finale.

I Pacers hanno messo in scena il loro gioco di passaggi esaltando Sabonis e i tagli di McDermott oltre a mostrare di esser clutch nel tiro da fuori quando serve: A. Holiday e Brogdon hanno messo una tripla a testa importante e gli Hornets non hanno più saputo attaccare la zona dei Pacers finendo per staccarsi sino al 106-116 finale.

Nonostante il rientro di Zeller tra i titolari e l’utilizzo di Monk al posto di Caleb Martin, Charlotte ha subito un 26-39 nel confronto tra panchine con il solo McDermott a realizzare 28 punti…

Brogdon nelle file di Indiana ha chiuso con 25 punti, Sabonis è andato in tripla doppia con 22 punti, 11 rimbalzi e 10 assist anche sera dato in dubbio per via di una contusione ma evidentemente non lo sapeva.

Justin Holiday ha chiuso out per falli nel finale con 19 punti mentre Turner si è fermato a 8 ma con 5 stoppate.

A livello complessivo, se consideriamole magre differenze nei TO (11-12), nelle rubate (3-1) e la parità a rimbalzo (50 a 50), la vera differenza l’ha fatta la percentuale al tiro: Indiana ha chiuso con il 51,1% e un 40,0% da tre punti, Charlotte si è abbassata a un 41,1&% dal campo con il 34,2% da tre punti.

Meglio gli Hornets ai liberi con più occasioni (90,5% contro l’83,3%) ma il 3-9 nelle stoppate non ci ha certamente favorito.

Charlotte ha tratto beneficio dalle seconde possibilità ricavandone anche delle triple ma in area i Pacers sono una delle migliori squadre e ne hanno approfittato così come sui fast break.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Buona partenza degli Hornets e di Graham che sorrideva una prima volta infilando una tripla di tabella obbligata oltre Turner (11:20).

I sorrisi si sprecavano poiché Holiday mancava contro di lui un facile appoggio da sotto ma soprattutto si ripeteva ai 24 (9:50) con una difficile tripla battezzando anche Sabonis in close-out.

Brogdon, preso dal più energetico Rozier, segnava da tre ma gli Hornets andavano dentro frontalmente con Hayward che disegnava l’arcobaleno perfetto per scavalcare i lunghi dei Pacers.

Rozier mancava un tiro ma il tap-in di Zeller portava sul 10-3 la situazione.

Indy accorciava con un open 3 di J. Holiday e un mid range da due di Brogdon.

Zeller però impegnando l’area in corsa e scaricando fuori per Rozier faceva segnare al compagno lo stesso numero ricamato sulla maglia del tiratore: 13-8.

J. Holiday riusciva a mettere un’altra tripla sparando sopra i cm di Rozier ma la partita sembrava ancora equilibrata.

Ciò che la spostava a favore degli ospiti era la decisione di Borrego di procedere troppo in fretta ai cambi.

Dentro le 3B (Bridges, Ball e Biyombo) che tuttavia non portavano nulla all’attacco di Charlotte, anzi, i Pacers con tutti i titolari sul parquet si avvantaggiavano in fretta partendo da un rimbalzo offensivo e due punti di Sabonis per il pari e una tripla di Lamb a 6:16 in transizione per il 13-16.

Ball in salto a ostacoli dava l’unica gioia agli Hornets nella parte centrale rilasciando il 15-16 ma gli ospiti piazzavano un parziale di 0-16 che partendo a 5:55 con Brogdon da tre punti per finire con una two hand di McDermott che portava Charlotte al time-out a 1:34 sul 15-32…

Una caduta senza fondo non arrestata nemmeno da Monk che nel frattempo aveva fatto il suo ingresso sul parquet ma era stato stoppato).

A 1:25 però Monk si ripartiva per attaccare il ferro e smuoveva finalmente l’attacco di Charlotte che chiudeva con altri due punti di P.J. (schiacciata in transizione su assist di Ball) ma Bitadze stoppava a una mano P.J. e i Pacers con 4 punti a fine quarto correvano sul 19-36.

Monk rientra tra i partecipanti a banchetto. Non gioca molti minuti e termina con 7 punti.

2° quarto:

Sembrava una partita già inutile da visionare anche perché Monk partiva perdendo palla in palleggio oltre il fondo, invece, la panca dei Pacers non dava nulla e le parti si invertivano: Hayward splittava due liberi per un inizio rimonta soft ma Monk si abbatteva con tre punti a 10:45, Hayward infilava un FT jumper imitato da P.J. Washington per il 27-38.

Gli Hornets andavano sul -10 (30-40) grazie a una tripla di Hayward che sfruttava la transizione e l’intesa con Monk per aggiungere due punti e tagliare alla singola cifra il divario.

Da una second chance nasceva la tripla di Graham dalla diagonale destra per il -5 mentre Indiana cercava di ritrovarsi in time-out a 7:45 ma Turner al rientro mandava a vuoto una tripla con un air-ball.

Il centro dei Pacers si faceva perdonare cancellando da dietro (in aiuto) Hayward dalle parti del ferro ma Brogdon non trovava il ritmo per mettere il tiro così , dopo una spallata di Sabonis su Zeller e relativo TO a 6:13 era P.J. a segnare finalmente da oltre l’arco dopo un lungo digiuno.
Holiday continuava a sparar male per Indy (0/6 da tre nel quarto per i gialli) mentre P.J. incuneandosi nella difesa yellow recuperava due liberi per il 40-42 a 5:48.

Il buon momento della nostra ala grande continuava con un facile canestro in schiacciata su lancio in transizione ed era 42 pari.

Brogdon non ci stava gettandosi con tutte le sue forze in penetrazione per appoggiare la vetro e i compagni davano una mano ne momento in cui Charlotte cercava di rifiatare anche se un flash pass di LaMelo per Zeller esaltava il centro in schiacciata (46-44).

Turner dall’angolo destro colpiva, Sabonis in tap-in anche ma su una palla tenuta viva in attacco da Zeller e Bridges, Rozier riscattava l’errore al tiro (extra pass di Graham) abbattendosi con la tripla per il 49-49. Il finale era tirato: Hayward in lunetta segnava il 53-54, Rozier appoggiava in entrata il sorpasso ma un tecnico contro Graham e una tripla beffa di tabella pochi secondi prima della luce rossa portavano i Pacers a chiudere sul +4 (55-59).

3° quarto:

Charlotte dopo aver riportato in bolla la partita cercava il sorpasso avvicinandosi con un pick and roll tra Zeller e Rozier che vedevano il primo lanciarsi frontalmente per una impressionante dunk contro due uomini in giallo ma Turner da tre sparava sopra Graham per il +5.

Rozier si gettava a canestro venendo colpito da Sabonis in pieno viso.

Flagrant 1: un punto aggiunto e palla in mano ma si doveva aspettare ancora un po’ per trovare il sorpasso poiché dopo le stoppate di J. Holiday su Rozier e Hayward su Brogdon, Graham ci avvicinava con due liberi e Rozier pareggiava in transizione costretto da Lamb allo spin e appoggio.

L’avvincente sorpasso arrivava a 8:48 con un catch n’shoot di Graham abile a sfruttare il sacrificio in blocco di Rozier: 65-62, vantaggio implementato da Terry con un soft jumper nel pitturato per il 67-63.

Charlotte tuttavia accusava uno dei soliti blackout offensivi consentendo una corsa da 11-0 agli avversari che a 5:00 con Brogdon in lunetta realizzavano il 67-74.A 4:27 Rozier con un dardo avvelenato dei suoi rompeva il parziale per il 70-74 ma Holiday restituiva…

Dalla baseline Ball apriva per lo stesso Miles che caricava da sinistra la tripla risposta per il 73-77, un divario che non mutava a fine quarto nonostante le vicissitudini del parquet poiché dopo un’ottima tripla di Bridges arrivavano 5 punti in fila per Brogdon ma Ball a due decimi dalla fine riusciva su una seconda possibilità a mettere il jumper per l’80-84.

Il rientrante Cody Zeller (tra i titolari) ha fatto bene ma Domantas Sabonis è stato decisivo con un 9/10 dal campo e una tripla doppia. Foto tratta dalsito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Dopo 35 secondi, grazie a una bomba di Bridges, gli Hornets tornavano sul -1 ma McDermott dopo un’azione convulsa sbattendo su P.J. trovava il two and one. A. Holiday ne segnava tre grazie a un blocco per andare a metterne altri due più tardi e gli ospiti scappavano sull’85-94.

Monk metteva due punti ravvicinati, Ball spingeva a tutta velocità la transizione servendo P.J. abile ad appoggiare un two and one restituendo il -4 (90-94).

Un soft left hand di Zeller valeva il -2 (92-94).

Gli Hornets però si smarrivano sul più bello: la zona proposta per il quarto dai Pacers non era sfruttata da Charlotte che iniziava ad essere affettata da ogni parte.

Sabonis e McDermott imperversavano aggiungendo rispettivamente due e tre punti.

A poco valeva l’arcobaleno dalla baseline destra di un Rozier marcato (94-99) se McDermott riusciva due volte ad arrivare dalle parti del ferro senza essere contrastato validamente e Sabonis in appoggio resisteva al contatto di Miles appoggiando il 96-105.

La frittata era fatta aldilà di qualche punto sporadico, Sabonis, triplicato, offrendo a McDermott la palla per aumentare il suo tabellino raggiungeva la tripla doppia con l’assist mancante.

Il finale era un 106-116 piuttosto scontato nei termini ma è stato un peccato assistere allo sfaldamento difensivo finale e non giocarsi una partita – ripresa un paio di volte – fino agli ultimi istanti.

Devonte’ Graham: 5,5

16 pt. (4/11), 3 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, +9 in +/-. 3 TO. Forse sembrerà un po’ ingeneroso il voto ma dopo l’ottima partenza con due triple a bersaglio, riesce solamente a realizzare altri due tiri e qualche libero perché realmente attacca poco il ferro. 4/9 da tre e 0/2 da due punti con mid-range presi. Se vuole salire di livello deve saper anche gettarsi in mischia qualche volta. In generale tiene bene con i quintetti nei quali viene inserito. Si becca un tecnico per aver aperto il palleggio con una manata all’avversario ma non esattamente volontaria . E’ un po’ l’emblema della Charlotte con problemi nelle percentuali. Deve trovare soluzioni per sbagliare meno mentre fa una discreta partita a livello assist come ad esempio servendo Rozier per la tripla, con un extra pass che sposta il gioco sul lato debole.

Terry Rozier: 6

20 pt. (8/18), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, -15 in +/-. Offensivamente fa il suo provando più del solito a essere aggressivo dalle parti del ferro ma in difesa stenta, sia sui blocchi che nelle coperture nonostante la generosità a volte è tagliato fuori. Un 3/9 da fuori sotto le sue medie ma nel complesso una sufficienza la ottiene.

Gordon Hayward: 5,5

16 pt. (6/14), 1 rimbalzo, 4 assist, 1 stoppata, -10 in +/-. 1 TO. Timido sin da inizio partita, sbaglia troppo in serata unendosi al coro dei tiratori in difficoltà da oltre l’arco (¼) ma soprattutto, a parte nel finale, manca un po’ di leadership. Qualche assist e una bella stoppata (restituisce quella subita da Turner) recuperando posizione su un Brogdon che sembrava destinato a realizzare da quella posizione però è troppo poco, anche a rimbalzo, in 40:22 latita un po’ mettendo insieme scarni numeri e una scarsa prestazione.

P.J. Washington: 6

18 pt. (6/14), 8 rimbalzi, 4 assist, +17 in +/-. 3 TO. 1/6 da tre punti. Più convincente del solito a tratti ma anche lui alla fine ha qualche dimenticanza difensiva. 5/8 da due punti e 1/6 da tre. La notizia è che riesce a infilare una bomba ma la sua dimensione non è perimetrale e continuando a insistere troppe volte a partita su questo tiro che non va gli Hornets ne traggono svantaggio saltando giri. 31:33 sul parquet, bene a rimbalzo e negli assist come nelle posizioni sotto canestro dove si apposta bene. Poco reattivo a tratti. Deve giocare più in ara anche se Bitadze lo cancella una volta.

Cody Zeller: 6,5

10 pt. (5/10), 14 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +8 in +/-. Inaspettato buon rientro di Zeller che garantisce molti più rimbalzi di Biyombo e va in doppia doppi con un plus/minus a suo vantaggio. Interessante e coraggiosa dunk frontale in corsa contro due lunghi su un pick and roll con Rozier, bell’assist corto per P.J. e a tratti pare ritrovato. Anche lui tuttavia nel finale viene preso in mezzo e tagliato da Sabonis e McDermott.

Miles Bridges: 5,5

11 pt. (3/9), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, -30 in +/-. 2 TO. Tre bombe importanti per Bridges che ne mette una in pullup dopo le finte di crossover che mandano al bar l’avversario. Infila quella del -1 nell’ultimo quarto ma poi sparacchia un paio di tiri non consigliabili. Un terrificante -30 di plus/minus con meno colpe di ciò che dica il dato tuttavia a parte una buona stoppata che fa nascere una transizione non riesce a essere un fattore in difesa.

LaMelo Ball: 6

8 pt. (2/4), 4 rimbalzi, 5 assist, -24 in +/-. 1 TO. 21:51 sul parquet, gli assist ci sono, alcuni fulminanti e anche il rapporto con i TO è buono (solo una palla persa) tuttavia non riesce a cambiare da solo l’inerzia della gara ma regala qualche buon momento nel secondo tempo. In difesa ultimamente sembra un po’ migliorato ma in serata prende un -24 in +/-.

Bismack Biyombo: 4,5

0 pt. (0/4), 1 rimbalzo, -15 in +/- in 8:57. Gioca poco. Nel primo tempo è letteralmente travolto in difesa mentre in attacco sbaglia tiri e subisce due stoppate. Nel secondo tempo entra senza lasciate tracce, impalpabile, fantasmatico… Nelle ultime gare pare regredito e di molto.

Malik Monk: 6,5

7 pt. (3/6), 1 rimbalzo 2 assist, +10 in +/-. 1 TO. Fuori Caleb Martin dentro Monk che esce dalla naftalina con un numero di minuti limitato più o meno pari a quelli concessi a Caleb. In 13:47 non parte benissimo con un tiro non a segno e lo si vede palleggiarsi anche sulla gamba perdendo palla ma è uno dei pochi che ha le capacità per attaccare il ferro e resistere anche in aria sul contatto con il difensore ed è così che realizza uno dei suoi canestri. Segna anche una tripla su due tentativi. Dargli più spazio in partite come questa, contro squadre che passano a zona potrebbe essere un’idea da testare.

Coach James Borrego: 5,5

Si salva per le sperimentazioni e perché tiene per tre quarti e mezzo ma Indiana mette comunque 16 triple e diversi tiri da sotto con la difesa di Charlotte tagliata da McDermott sotto canestro. Il materiale è quello che è ma bisogna migliorare ancora sulla tenuta difensiva.

Matchup Key Vs Pacers

Matchup Key

(A cura di Filippo Barresi)

Disegno di Igor F., ritraente Filippo Barresi.


Devonte’ Graham Vs Malcom Brogdon


Vista la possibile assenza di Sabonis, il secondo giocatore più pericoloso dei Pacers è senza dubbio Brogdon.

Il suo inizio di stagione è stato molto solido e sta riuscendo a trovare con molta più facilità il canestro.

Per Graham non sarà facile contenerlo e trovare spazi in attacco contro di lui.

La sfida passa per questo scontro.

Possibili svantaggi:
I Pacers sono molto organizzati e giocano un’ottima pallacanestro fatta da movimenti coordinati e intelligenti.

La difesa di Charlotte, come sappiamo, tende a lasciare molta libertà di circolazione per gli avversari stringendo le maglie intorno al ferro per coprire le lacune interne.

Se non vi sarà un’adeguata pressione sui portatori di palla intorno al perimetro, Indiana potrà rivelarsi inarrestabile.

Possibili vantaggi:
Nelle scorse partite vittoriose abbiamo visto come la panchina di Charlotte sia stata la chiave per il successo, se i ragazzi che usciranno dal cubo del cambio sapranno essere efficaci, le possibilità di vittoria aumenteranno molto.

Le riserve dei Pacers sono alla portata dei nostri ragazzi e sarà compito dei Vari Ball, Bridges, Caleb Martin e Zeller sfruttare al meglio questo confronto.

Head to Head e copertina a cura di Igor F.

Game 18 – Charlotte Hornets @ Orlando Magic 108-117

Intro

“La Spoon River Anthology è una raccolta di poesie pubblicate da Edgar Lee Masters tra il 1914 e il 1915 sul “Mirror” di St. Louis, nelle quali, in forma di epitaffio, i residenti sepolti nel cimitero locale, raccontano in prima persona gli accadimenti di un’immaginaria cittadina statunitense.”

L’opera viene introdotta in Italia da Cesare Pavese nel 1943 e Fabrizio De André che la usa per un suo concept album.

I temi del disco sono l’invidia e la scienza, due elementi che potrebbero sembrare estranei ma che s’intersecano benissimo giacché gli uomini sono i curiosi manipolatori della seconda e posseggono istinti che confliggono con essa potendola portare al servizio del bene o del male.

De André lo legge due volte almeno: da giovane e nel 1969 e in un’intervista del 1971 dice: Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.”

La Spoon River Anthology mi piace molto nella sua idea originale perché trascende tempo e rapporti riportando tutto al nulla, sincerità pura senza ipocrisie generate da rapporti umani degenerati da connessioni di una società smarrita. Non al denaro non all’amore né (all’uscita del disco la copertina era stata palesemente sbagliata con il né al posto del né) al cielo mi piace molto poiché metaforicamente potrebbe essere adattato a Charlotte per esprimere i vizi e le virtù (altro tema dell’album) della squadra che alla ricerca della sua versione finale adulta cerca di crescere intersecando i rapporti di spogliatoio con qualche extra (LaVar che è tornato a parlar del figlio dopo le parole non troppo complimentose di Borrego sul figlio dopo Chicago) e l’amalgama sul parquet.

E se il controverso Diogene di Sinope avrebbe potuto essere una specie di maestro con la sua lanterna in pieno giorno a “cercare l’uomo” intendendo un uomo scevro da ipocrisia e costrizioni, il più naturale possibile, gli Hornets cercano la loro vera natura a Orlando nel rematch per confermare di essere ancora tra le squadre che ambiranno almeno ai play-in o qualcosa di più.

Analisi

Gli Hornets sono umani, sin troppo umani.

La squadra di Borrego porta con sé qualche pregio e molti difetti, uno di questi è lo scarso agonismo di alcuni interpreti che al massimo viaggiano a piccole fiammate nascondendosi un po’ per buona parte della partita, uno su tutti P.J. Washington che non ha giocato moltissimo (il rientro di Zeller inizia a togliergli spazi) ma a parte gli assist è scomparso nel secondo tempo.

L’ingannevole e promettente primo quarto della squadra si è dissolto in fretta materializzando i recenti spettri.

Crollata nel terzo quarto sino al -20, dopo un 11-0 run è riuscita a tagliare il divario ma non è mai più riuscita a riagganciare la squadra dell’ex Clifford che con Vucevic (uno che dalle nostre parti farebbe sfracelli ma è molto fedele a Orlando) e le triple ha allargato il campo mostrando i soliti difetti di Charlotte.

Charlotte è riuscita ad andar meglio nella percentuale ai liberi (70,4% contro il 63,6%, scarse comunque entrambe), nelle stoppate (6-3) e nel numero dei TO (14-15), per il resto è stata battuta a rimbalzo 53-59, negli assist 22-31 e nelle rubate 5-10.

Non parliamo delle percentuali al tiro con il 43,8% dal campo contro il 47,7% avversario, percentuali dal margine ancor contenuto che si ampliano esponenzialmente se contestualizzassimo soltanto i tre punti con la seconda brutta serata consecutiva da oltre l’arco per CHA: 28,9% contro il 51,4%…

La verità di stanotte è che contro dei Magic raffazzonati con il solo Gordon in più, abbiamo lasciato troppo fare, ci sarà da sudare per entrare nei play-in se non si migliorano le percentuali al tiro parendo da difesa e un gioco più solido nel fornire assist ai compagni.

Orlando ha utilizzato la serata di un Vucevic da 28 punti, 12 rimbalzi e 7 assist per vincer il match.

21 punti di Cole Anthony, 19 di Fournier, 15 di Bacon e 12 di Gordon più 11 rimbalzi ma 4/10 dalla linea, hanno dato ulteriore importante spinta alla squadra di casa.

La partita

I quintetti:

La terna arbitrale con la particolarità di essere composta da due donne è andata piuttosto bene ma ha omesso nel finale di espellere Anthony per un brutto gesto su Zeller e in questo credo l’arbitro centrale abbia influito mentre sul risultato i tre fischietti hanno fatto il loro.

1° quarto:

Gli Hornets vincevano nuovamente la palla a due e realizzavano subito con Terry Rozier da tre punti ma Fournier dal corner destro approfittava della lontananza da Graham per pareggiare.

P.J. allo scadere dei 24 tirava da tre, ferro ma Biz correggeva in tap-in per il 5-3 che resisteva un po’ poiché gli Hornets andavano sul 2/7 al tiro e i Magic sull’1/5 dopo un’entrata frontale a tutta velocità di Fournier che non si concludeva bene.

Charlotte aumentava il punteggio con l’appoggio di Rozier a conclusione di una triangolazione sotto tra i lunghi che pressati scaricavano fuori.

Vucevic a 7:30 colpiva da tre ma nella battaglia tra torri spuntava Biz che con qualche difficoltà recuperava la contesa da sotto l’anello e schiacciava il 9-6.

Ci provava anche P.J. a metter punti sfruttando il momento lunghi ma Gordon stoppandolo dava il via alla transizione layup di Anthony a 6:40.

Un tiro di Hayward era dato come due lungo mentre sull’altro fronte orlando commetteva un altro TO.

Charlotte usava la combinazione LaMelo/Hayward per recuperare altri due punti ma Vuc con un jump hook riportava a un possesso (13-10) i suoi.

A 5:07 un deep 3 frontale di Hayward si infilava nella retina in modalità arcobaleno, Birch recuperava due FT realizzandoli ma un ispirato Hayward aggiungeva altri tre punti in modalità diretta giungendo alla doppia cifra personale (10 pt.).

Hayward con un lob scavalcava la difesa dei Magic trovando Bridges che appoggiando subiva il contatto realizzando il two and one del 22-15 a 3:42.

Anche LaMelo potrebbe imitarlo fiondandosi a tutta velocità oltre Clark ma dopo il canestro l’addizionale era sprecato malamente.

Poco importava al momento poiché Hayward continuando a produrre attirava su di sé il raddoppio in entrata, passaggino sotto la retina per due punti facili di Zeller (26-15) inoltre Caleb Martin in transizione eseguiva una drive and kick frontale per la bomba di Graham del +14.

Gli Hornets giungevano a doppiare i Magic con due FT splittati da Ball ma sul 30-15 si dimenticavano di attaccare il ferro così Orlando accorciava di 4 unità alla prima sirena portandosi sul 30-19.

Cody Zeller è partito dalla panchina realizzando 11 punti e catturando 7 rimbalzi. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

L’inerzia non si modificava a inizio quarto così lentamente gli uomini di Clifford recuperavano: 30-24 dopo la tripla di Bacon, addirittura sorpasso a 8:15 (32-33) dopo la bomba di Gordon…

Bacon cambiava registro rispetto l’ultima partita segnando 4 punti intervallati da due di Rozier, la partita rimaneva sul filo anche perché Hayward aggiungendo tre punti la portava sul 39-41 ma Vucevic, Birch e una tripla aperta di Anthony in transizione su uno di quei passaggi volanti arrischiati di LaMelo (intercettato da Ross) lanciava i Magic sul 41-48.

Fournier in driving layup aggravava la situazione (41-50) quindi finalmente gli Hornets sbloccavano il proprio attacco con due triple in a row di Graham per il 49-55.

Layup di Rozier e cutting dunk di Bridges a :37.2 per l’8-0 run che portava alla minima distanza Charlotte: 54-55 che resisteva sino all’intervallo poiché Gordon in entrata sfondava spingendo troppo decisamente Zeller e le triple di Bridges Graham sull’ultima azione si infrangevano sull’arancio metallo.

Il tabellino di Charlotte a fine primo tempo.
Il tabellino dello starting five di Orlando dopo 24 minuti.

3° quarto:

Gli Hornets non aprivano nel migliore dei modi la ripresa: fallo in aria di Hayward sul 360° twist alley-oop e due FT che l’ala sbagliava graziandoci.

Rozier mancava il tocco in entrata e Fournier puniva da fuori quindi veniva fischiato un fallo offensivo a Rozier che si agganciava ad Anhony per avvantaggiarsi in palleggio.

Finta e partenza di Gordon a sinistra per la dunk senza aiuti, spin e fade-away di Hayward nel pitturato per il 56-60 ma sull’errore di Vuc da tre addirittura Anhony recuperava da sotto il rimbalzo con Hayward da solo a guardarsi intorno.

56-62, time-out di Borrego che inizialmente funzionava per rompere il ritmo avversario e per recuperare: doppio ribaltamento rapido e tripla di Hayward dall’angolo destro, recupero dello stesso Gordon e attacco con crossover frontale per recuperare un fallo e realizzare i liberi del -1 (61-62) a 9:29.

Il disastro però si materializzava nella parte centrale del quarto quando Hayward e soci sembravano stanchi e appannati: Vucevic colpiva da tre, Anthony ne aggiungeva due in transizione ma la situazione precipitava così tanto da sembrare una voragine senza fondo.

Vucevic oltre Biz in difficoltà nel controllarlo sul perimetro, dentro LaMelo, Caleb Martin e Miles Bridges che schiacciava a 6:30 il 63-74 tuttavia anche la panchina soffriva inizialmente l’inerzia Magic.

La squadra di Clifford trovava spazio dall’arco e a 5:12 Anthony colpendo da tre mostrava come i Magic nel quarto fossero abili a tirar da fuori (6/8) sfruttando lo spazio come quando Caleb rimanendo troppo distante invogliava Anthony a colpire una seconda volta frontalmente per il 63-83.

Un -20 che pareva irrecuperabile anche se gli Hornets partivano a 4:46 con un brodino per Cody Zeller e i suoi due liberi continuando la run con un crossover di Caleb Martin con passaggio laser per la dunk appostata dello stesso Zeller e chiudendo l’11-0 di parziale con LaMelo che di sinistra andava oltre Vucevic per il 74-83.

Orlando però si affidava al più sicuro centro montenegrino che lavorando su Zeller faceva ripartire l’attacco dei Magic con due punti bissati da Bacon su una second chance.

Nel finale ottimo passaggio no look di LaMelo per Hayward perso sulla linea di fondo per il 76-87.

4° quarto:

Inizio grandioso per Rozier nel quarto che iniziava con la marcia alta inserita andando ad appoggiare contro la difesa dei Magic che tuttavia non stavano a guardare: Clark colpiva da tre dall’angolo, Rozier tornava a colpire dall’angolo sinistro ma Bacon a 10:13 in fast break realizzava l’81-94.

Rozier orlava l’inizio del suo quarto con la cornice di un’altra tripla per il -10 ma a 9:33 Gordon trovando spazio colpiva i nostri da fuori.

Biz schiacciava ma Rozier terminava la polverina magica sui suoi polpastrelli mancando due liberi a 8:16 e nonostante Graham con uno scoop di sx tagliasse a 9 il divario, il rientro di Hayward sul -11 a 7:08 non dava i frutti sperati.

Orlando teneva anche perché i nostri centri si dimostravano molto limitati e scostanti: Vucevic era molto bravo a battere Zeller per due volte anche se dall’altra parte Cody totalizzava anch’esso 4 punti ai liberi.

Nella seconda occasione, su un blocco deciso, Anthony ne aveva a male e inseguendo Graham trovava il tempo per rifilare una manata volontaria sul volto di Zeller.

Flagrant 2 ed espulsione diretta ma la terna che non era andata male sino a quel momento decideva di graziare la guardia dei Magic propendendo per il Flagrant 1 che permetteva a Cole di rimanere in campo.

2/2 di Zeller a 1:55, altro fallo di Anthony su Graham 10 secondi più tardi per cercare di riaprire la partita sul -9 (106-115) ma le triple errate di Bridges e Graham non consentivano a Charlotte di mettere pressione ai Magic che splittavano momentaneamente la serie stagionale prima di sapere quando saranno programmate le altre due gare da disputare tra i due team nella seconda parte di stagione regolare.

Devonte’ Graham: 6,5

21 pt. (6/15), 5 rimbalzi, 3 assist, -9 in +/-. 2 TO. Al solito. Giocatore che vive di rapide fiammate lasciando spazio ad altri per tratti della partita preferendo magari servirli. Il problema è che non rimane affidabile in termini di percentuali. Non moltissimi assist in 36:12. In difesa dalla sua parte si notano dei buchi: la collaborazione momentanea con Bridges o altri interpreti va migliorata con la comunicazione e con il coach. In mancanza d’altro comunque mette su 21 punti con 4 triple (su 12 tentativi) per il resto infila dal mid-range ma dovrebbe cercare di buttarsi più dentro.

Terry Rozier: 6,5

24 pt. (10/18), 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -6 in +/-. 1 TO. Segna subito tre punti poi giochicchia cercando di portare pressione, lo fa ma non sempre in maniera corretta. Meglio va nell’ultima frazione con una difesa attenta e un attacco che a inizio quarto da una mano a Borrego gettandosi più dentro (troppo frenate le sue entrate nel primo tempo con arretramenti e ripartenze) e ritrovando la mano da tre punti 4/6 recentemente un po’ smarrita.

Gordon Hayward: 6,5

24 pt. (9/16), 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 1 stoppata, 0 in +/-. 5 TO. Il trascinatore si spegne alla distanza. A metà terzo quarto alza bandiera bianca dopo aver praticamente segnato abbastanza per rimaner in media stagionale punti. Ci prova ma è troppo solo. La prestazione è valida, non strepitosa ma non può sempre esser in serata di grazia. L’efficacia c’è anche se stasera commette troppi TO.

P.J. Washington: 4,5

2 pt. (1/6), 6 rimbalzi, 4 assist, -21 in +/-. 2 TO e 3 falli in 23:07. Da lui mi aspetto nettamente di più. La bella addormentata nel bosco fa ancora cilecca da fuori (0/2) e mette solo un tiro in tutta la partita sebbene ne giochi metà. Buoni assist per Biz e Hayward ma la prestazione per una possibile futura promessa che gioca già tra i titolari da inizio scorsa annata è deludente.

Bismack Biyombo: 5

7 pt. (3/7), 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, -15 in +/-. 1 TO in 26:52. Se non schiaccia sbaglia anche da poca distanza e ai liberi un 2/2 è una rarità (stasera li splitta). In difficoltà nel seguire Vucevic ma anche nel proteggere il ferro blocca l’attacco e ci penalizza. Una versione di Biyombo che non piace.

Miles Bridges: 6

10 pt. (4/11), 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata, +3 in +/- in 27:30. Non riesce nell’intento di dare spinta. Nel primo tempo riesce a dare qualche scossa ma nel secondo sbaglia troppo.

LaMelo Ball: 5

9 pt. (4/10), 2 rimbalzi, 4 assist, 2 stoppate, -7 in +/-. 3 TO e 3 falli in 21:06. 0/5 da 3 punti. Tolte le estemporaneità degli highlight è uno di quelli che potrebbe cambiare il volto della partita e il suo rientro sul parquet sul -20 in parte lo fa. Attacca il ferro bene ma usa anche troppo il tiro da tre in situazioni non consigliabili. Serata più under che up, c’è da dire che permane un giocatore a tutto tondo: 2 stoppate ma niente steal, pochi i rimbalzi e deve stare attento su quei passaggi orizzontali volanti che spesso conducono gli avversari in transizione.

Caleb Martin: 5

0 pt. (0/3), 4 rimbalzi, 3 assist, -5 in +/-. 1 PF in 14:01. Cosa aggiunga Caleb Martin esattamente tendo a non capirlo più. Sì, pressione, qualche rimbalzo ma rimane evanescente in attacco e a quel punto personalmente preferirei il fratello Cody se l’intento principale è difensivo o Monk se si vuol creare qualcosa in attacco. Era partito bene con un ottimo assist in corsa per Graham e una buona difesa poi la zona lo ha preso in mezzo come arma a doppio taglio mentre in attacco ha continuata a fallire le sue occasioni.

Cody Zeller: 6,5

11 pt. (2/3), 7 rimbalzi, 1 assist, +15 in +/-. 2 PF in 18:03. 7/8 ai liberi. Non sarà il fenomeno che annulla completamente l’attacco avversario e a volte patisce la fisicità di Vuc che lo porta dove vuole se è vicino a canestro ma nella notte contrasta bene qualche tiro, prendei suoi rimbalzi e ci da qualcosa dalla lunetta. Nel finale innervosisce con un blocco Anthony, il quale gli rifila una manata. Niente espulsione però per la magnanima terna. Meglio di Biyombo, offre più stabilità e punti in attacco. Il tiro da fuori è inguardabile ma il +15 di plus/minus non è casuale.

Coach James Borrego: 5,5

Prova a cambiare Biz con Zeller e va meglio, apprezzo il tentativo specifico di serata per il resto le rotazioni sono un po’ meno condivisibili (non nel minutaggio ma in alcuni interpreti e situazioni di gioco) e la squadra esprime poca pericolosità offensiva lasciando inalterata la propensione di andare in rapidi blackout difensivi che costano cari. Ancora alla ricerca di un’identità dopo 17 partite giocate la situazione si aggrava non vincendo queste partite.

Game 17 – Charlotte Hornets @ Orlando Magic 107-104

Intro

Nel secondo secolo D.C. Apuleio ci racconta la storia di Amore e Psiche.

Psiche è una bellissima ragazza che ha altre due belle sorelle, eppure non ha marito.

I genitori si recano da un oracolo per sapere qualcosa sul suo futuro e l’oracolo gli risponde di portarla in cima una montagna perché solo dopo aver incontrato un mostro il suo destino si compirà.

Sull’altro fronte a far avverare in qualche maniera la predizione dell’oracolo ci pensa la Dea Venere, che, invidiosa della bellezza di Psiche e dei “tributi” offerti alla mortale ordina a suo figlio Eros (Amore) di far innamorare Psiche dell’uomo più brutto e vile della Terra.

Eros però, durante il tentativo è stranamente maldestro e finendo per ferirsi finisce per innamorarsi della ragazza divenendo esso stesso “schiavo d’amore”.

I venti zefiri trasportano la ragazza dalla cima della montagna in una meravigliosa reggia dove tutto è mosso da Eros che non volendo farsi vedere si rivelerà parzialmente soltanto alla futura sposa nel buio notturno più totale.

La felicità di Psiche è reale ma vorrebbe condividerla con la famiglia e le sorelle che non sanno più dove sia finita quindi convince Eros a trasportarle alla reggia.

Le sorelle invidiose maturano l’idea di mettere zizzania e in una futura visita porteranno a Psiche una lama affilata e una lampada per convincere Psiche a guardare il volto del marito asserendo che questi fosse un mostro.

Una notte Psiche utilizza questa lampada e vede che in realtà il marito è bellissimo e non un mostro ma una goccia di olio bollente della lampada cade sul petto del marito che in un battito d’ali si dissolve, lasciando l’esistenza di Psiche vuota.

Finirà con Psiche che dovrà superare 4 temibili prove per rivedere il marito come promesso da Venere che nel frattempo aveva fatto rinchiudere in una gabbia dorata il figlio perché non tornasse a vedere la consorte.

Psiche, aiutata da delle formiche riesce a dividere un numero incredibile di granaglie in poco tempo come richiesto dalla Dea, riesce a recuperare (ben consigliata) il vello di infuriati arieti d’oro (pecore secondo Venere), riesce a recuperare l’acqua sacra da una montagna altissima grazie all’aquila di Giove, infine, è abile anche nel recuperare un vado dall’Ade dalle mani di Persefone.

La storia finisce bene anche se Psiche aprendo quel vaso per farsi più bella per lo sposo cadrà in un sonno profondo ma qui interviene Cupido che riuscirà a chiudere la nuvola soporifera (in realtà contenuta nel vaso) prima che essa possa avere effetti letali sull’amata.

Psiche, la nostra mente, è resiliente, affronta le prove con coraggio vincendole grazie ad aiuti esterni ed è anche molto curiosa, gli errori nei quali incappa sono banali e correggibili, eppure gli impulsi la conducono a commetterli.

Non è la razionalità che la guida ma sono istinto e curiosità…

Probabilmente se ci “rileggessimo” in questa chiave ognuno di noi sarebbe un po’ Psiche con quelle motivazioni a spingerci ad affrontare prove difficili quando qualcosa o qualcuno interessa davvero ma la storia ricalca bene anche molti aspetti psicologici degli Hornets attuali.

La squadra di Borrego, dopo aver perso tre partite e saltata quella con Washington è arrivata scarica dopo 6 giorni di riposo alla partita con i Bulls persa in maniera inscusabile.

La doppia trasferta di Orlando potrà rivelarci se il vero volto di questi Hornets sarà bello come quello di Eros o sarà mostruoso.

Sperando che anche coach Borrego faccia luce sui suoi personali errori, comunicativi e soprattutto tattici, un passo indietro personale per far muovere un passo avanti alla squadra è d’obbligo.

Analisi

Gli Hornets estendono il loro sonno per tre quarti di partita dove è più difficile dire se sia più dura rimanere svegli per la soporiferità del non gioco della squadra o per la frustrazione di vedere la squadra precipitare oltre la decina di punti contro una squadra con qualche defezione per via degli infortunati.

Improvvisamente cambia tutto nell’ultimo quarto: gli Hornets con tre guardie in campo attaccano il ferro e trovano soluzioni meno tirate: Orlando si spegne, Bacon, Ross e soci ci permettono di rientrare tanto che Hayward (39 punti alla fine) e Graham fanno la voce grossa portandoci sul +9.

Sembrerebbe finita per inerzia ma la tripla di Rozier e altri due punti di Hayward si rivelano fondamentali perché dopo due triple di Fournier e due FT mancati da Biyombo a :19.2 arriva puntuale il pareggio beffa di Ross a :08.7.

Una partita nella partita, condensato di emozioni in un breve spazio che non smette di stupire, è, infatti, ancora ricca di un paio di colpi di scena: finalmente è Hayward a gestire un ultimo pallone ed è lui che battendo Fournier in crossover, l’aiuto timido di Clark e Birch sotto il ferro, porta a casa una partita che i Magic regalano anche perché Anthony fa scadere i 5 secondi sulla rimessa seguente (con sette decimi sul cronometro).

Agli Hornets basta un quarto per vincere la partita rompendo il digiuno di W e sperando di aver capito come attaccare un squadra che concede abbastanza ma che era stata mal attaccata per tre quarti.

Vucevic finirà con 22 punti e 13 rimbalzi, Fournier con 21 pt. seguito da Clark con 14 e Ross con 10, gli unici 4 Magic ad andare in doppia cifra.

A livello di statistiche di squadra spicca il 10-4 Hornets nelle rubate, per il resto ci sono poche differenze nelle statistiche principali anche se gli Hornets tirano meglio dal campo con il 47,7% contro il 44,8% Magic che ribaltano le statistiche da tre punti (38,9% CHA, 44,7% ORL) e ai liberi (56,3% CHA, 69,2% ORL).

50-55 a rimbalzo pro Magic, 28-27 negli assist per gli Hornets che perdono tre palloni in meno dei rivali (12-15) vincendo una sfida tra due team in difficoltà.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Charlotte portava a casa la palla a due ma stringendosi troppo sulla destra favoriva il primo recupero dei Magic e conseguentemente il primo canestro di Vucevic abile a superare con un semigancio P.J. Washington.

Hayward in entrata era stoppato in recupero da Ennis ed Anthony passando Rozier e Biyombo in fing and roll raddoppiava i canestri.

Primi due punti anche per Charlotte ottenuti con un bound pass diagonale corto per Hayward che da destra sulla baseline appoggiava comodamente a 10:39.

Botta e risposta tra Fournier e Hayward che facendo saltare l’avversario grazie alla rispettabile finta di tiro trovava precisione e via libera per il preciso elbow dal mid-range.

P.J. intercettava un passaggio in difesa e realizzava da tre sugli sviluppi dell’azione portando in vantaggio Charlotte 7-6.

Un gancetto di P.J. oltre Clark estendeva il vantaggio ma un parziale di 0-8 pro Orlando aperto e chiuso da Fournier lanciava sul 9-14 i padroni di casa.

Gli Hornets riuscivano a recuperare tre punti da una second chance con Hayward al tiro da fuori a metà tempo tuttavia Vucevic realizzava con il suo gancetto il +4 Magic.

Dopo un fallo su Biz arrivava il primo time-out a 5:54.

In Zeller che riceveva da Ball un passaggio sotto riuscendo a sfruttarlo nel migliore dei modi.

Il canestro faceva da trampolino di lancio quando lo stesso Cody dall’angolo sparava nettamente fuori ma Bridges, pur pressato e finito a terra, palleggiava la palla per spedirla fuori dove Hayward centrava il bersaglio a 4:23.

Ennis resisteva a Miles mettendo due punti da sotto per poi trovare anche la tripla.

Borrego chiamava un time-out non contento della difesa dei suoi, almeno al rientro si vedeva qualcuno attaccare il canestro: nella fattispecie era Ball che subendo il fallo di Bacon pescava un two and one a 2:56 per il 20-21.

Clark con il catch n’shoot su un LaMelo più attento alla palla che all’uomo, realizzava il +4 Orlando quindi a 1:51 gli Hornets accorciavano con due FT ma Ross riusciva a segnare da tre nonostante Miles opponesse un buon close-out.

Un lungo due di Caleb Martin arretrando consentiva di tornare a un possesso (24-27) ma nel finale (:45.6) Clark regalava con due liberi il +5 ai Magic che sulla prima sirena andavano a riposo sul 24-29.

Miles Bridges ha dato un’ottima spinta dalla panchina. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Cercare di accorciare era la missione di Charlotte che si metteva subito all’opera con Miles abile a rubare un pallone grazie a un bad pass di Bacon per andare in corsa in transizione a depositare.

Birch tentando di posterizzare Bridges riceveva il no di Miles che volendo avere l’esclusiva commettendo fallo.

La buona mano del lungo però funzionava solo sul secondo FT e CHA riceveva uno sconto per andare poi a riavvicinarsi con un baseball pass di Ball che pescando Bridges in area consentiva alla squadra di Borrego di tornare al -2 (28-30).

Ross segnava nel pitturato, Bridges metteva dentro arrestandosi sotto contro Clark ma nonostante il rientro di Biz gli Hornets si perdevano in difesa e a rimbalzo:, una second chance era sfruttata da Anthony che colpiva da tre punti, il copione si ripeteva dopo il time-out con il rookie prodotto da N.C. A portare sul +10 i Magic (30-40).

Due FT per Fournier a 8:07 e -12, finalmente Hayward in transizione usava Biz come bloccante volante per depositare due pt. in fing and roll.

Vucevic dalla baseline sinistra dimostrava buon tocco dal mid range su P.J. poi due TO di Biz in attacco (pestando la linea di fondo in ricezione e facendo schermo in movimento) non facevano muovere Charlotte che tornava a far girare il mega-schermo quando LaMelo, nonostante il primo errore, togliendo la palla di mano in maniera ortodossa a Vucevic che si era assicurato il rimbalzo, andava fuori nel corner destro per colpire isolatissimo da tre punti.

Biz riusciva a stoppare il pullup di Vucevic ma Bone realizzava da tre oltre Rozier.

Bad moment per Terry che in ricezione palleggiava palla sul piede per vederla uscire oltre il fondo ma ancora peggio andava quando Bone infilava contro di lui la seconda tripla (37-50) nel giro di poco tempo.

Ball si vendicava alla stessa maniera segnando una tripla sempre dalla diagonale sinistra proprio su Bone.

Hayward in close-out da dietro sfiorava la testa di Fournier: 3 FT che il francese non sfruttava realizzandone soltanto uno per il 40-51.

Hayward realizzava da tre, Rozier da 2 a 1:39 per i suoi primi due punti, Miles ne aggiungeva altri 3 dall’angolo destro ed Hayward a :41.4 schiacciava in transizione passando a destra del blocco velato semimobile di Biyombo ma anche se i Calabroni passavano dal -11 del dopo FT di Fournier al -5, subivano prima dell’intervallo la tripla di Clark che portava negli spogliatoi le squadre sul 50-58.

3° quarto:

Non era la maniera migliora di aprire la ripresa incassare un’altra tripla, questa volta a firma Anthony.

Un secondo tecnico contro i Magic ci restituiva la single digit ma era un brodino perché le due squadre colpendosi a vicenda spostavano verso l’alto il punteggio ma il divario per gli Hornets oscillava sempre intorno alla decina di punti.

Da -7 si passava a l -13 dopo tre punti di Vucevic e un libero (due splitatti) di Fournier che portando sul 59-72 metteva la tacca benzina della macchina di Charlotte sul livello “disperati”…

Artistica dunk di Zeller in corsa ma dopo un blocco considerato illegale di Bridges (più che un blocco, un tentativo arretrando di sfondare un muro di due uomini) e una tripla di Ennis III, il divario tornava sul -13 (64-77).

Time-out a 5:04 per cercare di colmare il divario che scendeva di due unità al rientro con l’alzata di Ball per l’elettrico alley-oop di Bridges.

Impietoso, sulle indecisioni difensive, Vuc battezzava da tre frontalmente anche Zeller ma finalmente Charlotte trovava la chiave della partita: attaccare il ferro.

Bridges e Ball (2:32) lo facevano in maniera veloce e determinata portando la partita sul 70-80 poi lo stesso Bridges – a 1:15 – aggiungendo tre punti dall’angolo sinistro realizzava il settantatreesimo punto per i Calabroni anche se Birch in post basso destro contro il nostro numero 0 aveva la meglio sul tocco per questioni legate ai maggiori cm a disposizione.

Si finiva sul -12, 74-86 senza creder troppo alle parole del commentatore Collins che ricordava il winning time come spesso fa a inizio dell’ultimo quarto.

4° quarto:

La trasformazione da bruco a farfalla, invece, si notava subito: drive and kick di Ball, tripla di Graham dopo 17 secondi, bisognava anche iniziare a ringraziare Bacon che sparando e sbagliando quasi tutto ciò che gli capitava per le mani riusciva con i suoi stop a farci rientrare in gara mentre Vucevic sedeva in panca a riposare.

I Magic poi commettevano anche tre falli rapidi (Bacon protagonista), così la squadra del North Carolina si avvantaggiava con un’altra entrata frontale rapida di Bridges che non incontrava resistenza (79-86).

Pull-up di Graham su Birch e Clifford in time-out a 9:03 per cercare di spostare l’evidente inerzia del match cambiata così rapidamente.

Un terribile passaggio di Bacon non era imitato da Graham che dalla destra forniva i componenti per la jam a P.J. Washington.

-3 ma Vucevic, rientrato, era la benzina della macchina di Orlando ferma da inizio quarto, due punti eleganti dal mid-range che non facevano desistere comunque Charlotte dal progetto rimonta: Graham diventava clutch infilando a 7:23 una tripla dietro Biyombo quindi gli Hornets con tre guardie in campo (Rozier, Graham e Ball) andavano ancora per il ferro con Rozier.

Fallo e due FT per il pari ottenuto a 6:45.

Orlando muoveva ancora avanti sull’88-90 dopo due FT di Vuc sacrosanti, mani di Biyombo sul costato del montenegrino e spinta sul tiro.

A 6:10 Graham però si ripeteva da tre destando ancora più impressione per velocità d’esecuzione e confidenza.

Sorpasso sul 91-90 con Orlando che tentando il controsorpasso con l’open 3 di Vuc era beffata dai balzelli della spicchiata sul ferro mentre sull’altro fronte Hayward dimenticato nel corner destro infilava il +4.

Persa di Fournier pestando la linea di fondo, altri due di Hayward con il FT jumper e fallo di Anthony sul nostro Gordon nella seguente azione per un ½ che allontanava comunque Charlotte giunta al massimo vantaggio di 9 punti dopo aver visto Biz sporcare un pallone in difesa a Birch facendo ripartire l’onnipresente Hayward in transizione.

99-90 a 3:59 con Clifford in time-out.

Charlotte si piaceva un po’ troppo adagiandosi.

Per farsi bella apriva il vaso di Persefone e il sonno veniva interrotto brevemente e 2:20 da Rozier che con abile spostamento laterale mandava per le terre Anthony colpendo da tre punti per il 102-93.

Purtroppo una tripla di Fournier, un tap-in di Vucevic su errore dello stesso francese e una seconda tripla del transalpino a :58.9 portavano i padroni di casa sul -3 (104-101).

I rimbalzi offensivi di Hayward (errore di Rozier) e di Biz erano preziosissimi per far scorrere il tempo ma il fallo sul congolese gridava vendetta perché l’africano mostrava mani quadrate e lo 0/2 era da brividi.

Orlando “come da copione”, infatti, pareggiava a :08.7 quando Ross dal corner sinistro esplodeva da tre oltre il close-out di Hayward la bomba del pari.

Dopo il time-out la palla veniva affidata ad Hayward che partiva in crossover: gli incrociatori dei Magic Fournier e Clark cozzavano tra di loro sbattendo in chiusura, l’esplosione distraeva anche il lungo sottomarino Birch che in chiusura non riusciva a impedire al nostro eroe di appoggiare quel che si rivelerà il canestro vincente a sete decimi dal termine.

Orlando provava a organizzare l’ultima disperata palla ma sulla rimessa laterale Anthony faceva scadere i 5 secondi così Hayward a un decimo ritoccava il punteggio splittando due FT per il 107-104 finale.

Devonte’ Graham: 6,5

15 pt. (5/14), 1 rimbalzo, 6 assist, -2 in +/-. 0 TO. Primo tempo da 4 al tiro con qualche forzatura e un paio di conclusioni fuori equilibrio, secondo da 7 circa ma è l’ultimo quarto a mostrare il miglior Graham che segna 11 punti in serie infilando due triple che sconvolgono la partita. Alcuni pregevoli assist come quello schiacciato nel primo tempo per Hayward in back-door o quello per P.J. Washington nel finale ma anche quello per Bridges che subiva fallo.

Terry Rozier: 5

7 pt. (2/10), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +7 in +/-. 1 TO in 38:02. Serata no al tiro. Ancora scialbo offensivamente la sua convivenza con Graham sembra un po’ difficile. Non trova ritmo sbagliando anche un tecnico. Finisce con 2 pt. il primo tempo per fermarsi a 7 alla fine grazie anche a due liberi guadagnati. Nervoso. La sua fortuna è che a 2:20 mettendo la tripla fornisce ossigeno agli Hornets. Qualche rimbalzo e assist ma nel complesso è insufficiente.

Gordon Hayward: 8,5

39 pt. (15/25), 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -3 in +/-. 2 TO. L’unica pecca sono i liberi. Era oltre il 91% ma il 4/8 di serata gli abbasserà la media. Poco importa se è lui a trascinare la squadra con i suoi punti grazie a un ottimo repertorio di soluzioni tra finte, jumper dal mid range, triple, entrate “lente” a volte ma inesorabili. Nell’ultimo quarto accumula punti spedendoci a +9 poi con altri due pt. rintuzza i Magic e per finire mette la ciliegina sulla torta in entrata con timing perfetto per il tiro vincente a 7 decimi dalla fine. Se qualcuno non credeva nelle qualità di questo giocatore è accontentato. Altra prestazione di livello condita da 9 rimbalzi, magari non tutti contestati, arriva a uno dalla doppia doppia.

P.J. Washington: 6

9 pt. (4/8), 3 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate, 2 stoppate, 0 in +/-. 2 TO in 31:42. Partiamo dall’1/4 da tre punti (tra l’altro con la prima tripla realizzata a inizio partita quando era fresco), rimane un ¾ frutto di entrate o movimenti nel pitturato. Potrebbe farsi vedere molto di più da quelle parti togliendo un po’ di pressione agli esterni anziché andare ad affollare le linee con l triple anche perché se fa da centro e cerca di colpir da fuori il rimbalzo non sarà facile e con queste medie…

Bismack Biyombo: 5

2 pt. (1/1), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -11 in +/-. 2 TO in 24:53. E’ vero che qualcosa di buono la combina come ad esempio deflettere un pallone a Birch per far segnare a Hayward due pt. in transizione e stoppa una volta Vucevic ma è sciagurato nel primo quarto quando la sua presenza non incide a rimbalzo e i Magic sfruttano tante second chance. Nel secondo tempo commette due TO offensivi in poco tempo ma la cosa peggiore (oltre a essere inerte offensivamente) la fa quando nel finale sbaglia due liberi con la sua solita mano quadrata e Orlando trova un pari che avrebbe potuto costar caro. Che il rientro di Zeller lo destabilizzi?

Miles Bridges: 7,5

18 pt. (8/11), 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, +8 in +/-. 1 TO. Grande energia per Miles che lotta (vedi il palleggio a terra e la palla spedita fuori a Hayward per la tripla nel primo tempo) non solo a rimbalzo ma riesce a rubare due palloni. Qualche vota non ce la fa in uno contro uno dalle parti del ferro ma compensa ampiamente con una serata dove spreca poso giocando sul doppio filo ferro/tre punti. Da fuori fa 2/5 mentre in entrata è perfetto con un 6/6 e se lui che in genere fa fatica ad attaccare l’anello rimane perfetto vuol dire che la possibilità per farlo ci sono. Lui ci mette del suo con tanta velocità ed esplosività dando finalmente quell’importante contributo dalla panchina che gli si richiede. Limita i TO a uno con un bad screen che sinceramente è un po’ tirato per i capelli dalla terna poiché stava cercando di scattare girandosi ma sul doppio blocco ha prodotto un vantaggio considerato illegale.

LaMelo Ball: 7

11 pt. (4/11), 5 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata, +15 in +/-. 4 TO. Al tiro potrebbe fare meglio (un tiraccio da tre deep che passa lontanissimo dal canestro come un meteorite classico con la Terra e un paio di forzature in entrata) ma ha il merito di provare a penetrare e quando non mette il layup è anche in grado di servire i compagni, vedi l’assist per Graham nell’ultimo quarto, l’alzata precedente per Bridges in alley-oop o ancora il baseball pass per lo stesso Miles come esempi. Si vede anche in difesa dove gli Hornets hanno bisogno di una mano a rimbalzo e lui riesce a dargliela.

Cody Zeller: 6

4 pt. (2/7), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. +5 in +/-. 0/2 da tre punti. Gioca 14:47 minuti controversamente. Riesce a fornire un considerevole apporto come numero di rimbalzi e assist andando anche a metter dentro una bella schiacciata in corsa ma a vederlo prender tiri da tre a poca distanza da Vucevic sanguinano gli occhi come quando lui e Biz ricevono passaggi bassi. Una differenza abissale con risultati differenti. Lo perde anche su una tripla frontale mentre altre volte è bravo a contenere. Meglio delle due uscite precedenti. Un po’ migliorata l’intesa con Ball.

Caleb Martin: 6

2 pt. (1/1), -4 in +/-. Quasi da “Chi l’Ha Visto” perché in 5:08 non combina un granché ma sta in campo piuttosto dignitosamente segnando due punti in attacco con l’arretramento e il jumper con spazio dalla diagonale destra.

Coach James Borrego: 7

Per la prima volta in stagione, nonostante tutti i difetti ascritti al coach, lo si vede cambiare strategia come asserito anche da Collins. Borrego chiede di attaccare più decisamente il ferro e il piano funziona, un po’ tardi ma in tempo. Attacca in maniera lineare e semplice con entrate non impossibili ma anche ottenendo migliori spaziature per il tiro da tre punti. L’attacco è meno prevedibile e statico così gli Hornets spostano l’inerzia della partita. Sicuramente la scelta di far giocare a Hayward l’ultimo pallone è stata la più consona visto che Graham spesso nei finali di quarto ha peccato di scarsa pericolosità andando in azione personale o muovendo troppo tardi la palla.

2ª intervista

Per l’intervista di oggi andiamo a scomodare Fabrizio Getuli, entrato a far parte del gruppo in estate e già evolutosi a creatore di sacrileghi o divertenti meme ufficiali per esso.

Domande

1ª domanda:

Buongiorno Sig. Getuli, ci racconta qualcosa su di lei?

Dove vive, in che attività è impegnato, le sue passioni, ecc.

1ªrisposta:

Ciao, mi sono Fabrizio, ho 35 anni e sono di Roma.

Lavoro per un’azienda che si occupa di taratura di strumenti di misura, in particolare per le industrie farmaceutiche.

Ho due bambini, sono un grande tifoso della Lazio e, quando gli acciacchi lo permettono, mi piace correre (sono tesserato con la S.S. Lazio Atletica Leggera).

2ª domanda:

Da quando e perché tifa i Charlotte Hornets?

Ha un un ricordo piacevole o divertente sugli Hornets o qualcosa di simbiotico che le è capitato nella vita e magari collega in qualche maniera a un momento particolare della sua vita?

2ª risposta:

Simpatizzo gli Hornets da quando mia madre, oramai almeno 25 anni fa, comprò a me e ai miei fratelli tre cappelli: uno dei Bulls, uno dei Celtics e uno appunto degli Hornets.

Il mio era quello dei Bulls ma quello di mio fratello, con quel buffo calabrone mi è sempre piaciuto di più e quindi lo “prendevo in prestito” spesso.

Negli anni poi, ad essere sincero, ho sempre seguito più il basket italiano che quello NBA (sono stato abbonato alla Virtus Roma dal 2004 al 2007) ma ultimamente mi sono appassionato anche alla NBA.

Il ricordo divertente in realtà è abbastanza recente, ossia quando a fine dicembre 2020 gli Hornets chiesero ai tifosi di mandare un video di incoraggiamento alla squadra per la nuova stagione e, non solo inserirono il mio video, ma misero anche il mio volto nell’anteprima quindi sul profilo ufficiale degli Charlotte Hornets su Instagram si può trovare la mia immagine tra quelle di Graham e dei gemelli Martin. Assurdo!

3ª domanda:

Domanda d’attualità.

Dei rookie abbiamo parlato la scorsa volta.

Passiamo a colui sul quale si nutrono parecchi dubbi: Coach James Borrego.

La squadra è tornata in un momento difficile.

Nel complesso, come stratega e come motivatore come giudica l’opera del coach fino a oggi?

Pensa che abbia colpe tattiche o che siano i ragazzi ancora troppo acerbi tecnicamente e a livello d’esperienza che difettino sui suoi insegnamenti tattici?

3ª risposta:

Di sicuro la squadra è giovane e ha molti limiti ma sinceramente mi lasciano perplesso alcune scelte del coach come ad esempio quella d’accantonare Malik Monk o non utilizzare mai i due rookie: Vernon Carey jr. e Richards anche quando ci si è ritrovati con il solo Biyombo come centro a causa dell’assenza di Zeller per infortunio.

Sul resto non ho tali competenze tecniche per proferire giudizi sul coach, però, a livello motivazionale non mi sembra riesca a dare grandissimi stimoli ai ragazzi.

4ª domanda:

Abbiamo già parlato di Ball ma per collegarci al discorso del coach… vedendo all’opera Graham e Rozier contemporaneamente sul parquet pensa che Borrego dovrebbe far partite titolare LaMelo per migliorare il backcourt in fase difensiva e offensiva?

4ª risposta:

Sulla gestione di Ball, invece, credo che il coach non stia facendo male, in fondo, anche se non parte titolare, LaMelo gioca quasi sempre gli stessi minuti (a volte di più) di Graham.

Se c’è qualcosa da cambiare – secondo me – non sarebbe LaMelo al posto di Graham in quintetto ma riuscire a spronare di più i ragazzi nell’affrontare le partite con un atteggiamento diverso, più da “vincenti”.

5ª domanda:

Intermezzo: la mia classica domanda simpaticamente idiota da non prendere troppo sul serio:

Guardando una partita degli Hornets, quando raggiunge il massimo grado di terrore?

Il classico momento lampo di paura da film horror sapendo già che andrà a finir male…

A) Biyombo che cerca di agganciare un no look pass o un passaggio ravvicinato.

B) Zeller, imbolsito dopo esser passato da “Gigi er pastasciuttaro” (Menù: antipasto di mare con microplastiche, pasta panna, piselli e cozze, secondo con polenta rosolata nella betoniera, brasato e funghi, doppia porzione di Tiramigiù, macedonia con gelato, caffè, ammazza-caffè e secondo amaro punitivo offerto dalla casa, lascia tutto sul conto di Biyombo) a difendere in uno contro uno (indistintamente si tratti di un piccolo o un lungo) sull’accorrente giocatore che lo punta.

C) Miles Bridges in palleggio con la palla a rimbalzare come se avessero appena effettuato dei lavori stradali.

D) Guardare i due gemelli Martin. Oltre a non capire (se non scovando il numero di maglia) chi sia Caleb e chi sia Cody, fa male agli occhi vederli girovagare per il parquet senza un apparente senso logico lasciando spazi sui quali si sa già che gli avversari ci colpiranno pesantemente.

Si scherza ovviamente…

5ª risposta:

Sinceramente trovo ingeneroso denigrare il menù di “Gigi er pastasciuttaro” famoso in tutto il globo.

Comunque la risposta è senza dubbio la D).

Credo che i gemelli Martin giochino in NBA allo stesso modo in cui Homer Simpson lavora in una centrale nucleare:“Si pronuncia nuculare”, cit..

6ª domanda:

Domanda etico-strategica.

Siamo solo agli inizi ma già i fan visionando ciò che è andato in onda sino a oggi si chiedono cosa fare per la stagione.

Siamo sempre in un limbo di mediocrità ma a un certo punto si potrebbe prendere una scelta anche se gli Hornets non l’hanno mai fatto nelle annate precedenti.

Pensa anche Charlotte abbia qualche possibilità di puntare almeno al decimo posto per i play-in e quindi debba continuare a giocare per vincere o lascerebbe decadere la stagione ottenendo qualche W ogni tanto ma tankando per acquisire (ipoteticamente e “sorte” permettendo) un altro buon pezzo al Draft per costruire il futuro?

6ª risposta:

Si deve puntare al decimo posto, quindi giochiamocele tutte fino alla fine.

Gli innesti di Hayward e di LaMelo devono far cambiare la mentalità della squadra.

Non si può sperare nella buona sorte.

Bisogna darsi da fare e se dovesse andare male si potrà costruire comunque una squadra più forte l’anno prossimo, liberandoci del contratto di Zeller più qualche altra zavorra, magari.

7ª domanda:

Come le è venuto in mente di fare dei meme sugli Hornets?

Non teme che un giorno a casa sua possano presentarsi i giocatori arrabbiato o fa affidamento sulla loro mancanza di conoscenza della lingua o sul fatto che non siano nostri fan?

7ª risposta:

Sono in un gruppo FB di meme sulla Lazio e ne ho realizzati parecchi lì.

Mi è perciò venuta l’idea di farne qualcuno anche sugli Hornets.

Spero riescano a strappare qualche sorriso, soprattutto dopo le sconfitte.

Per quanto riguarda la paura che si presentino i giocatori per picchiarmi sono sinceramente più preoccupato di quelli della Lazio dato che condividiamo la città, in fondo c’è un oceano che mi divide da Zeller e dai gemelli Martin e dovrei davvero farli arrabbiare parecchio. 😊

Grazie a Fabrizio Getuli per le cortesi risposte e alla prossima interview.

Game 16 – Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 110-123

Intro

“E questo è solo un gioco in cui non vince nessuno, con un grandissimo tifo diffuso per il globo.”

Più o meno potrebbe essere così, il senso e il tempo l’hanno inventato i mortali tuttavia non dite niente ai fan di Charlotte sul significato della vittoria perché sono rimasti scottati nella penultima partita, quando alcune decisioni arbitrali dubbie (l’ultima sul fallo subito da Rozier che avrebbe potuto portare ai supplementari la partita è stato ammesso come errore anche dalla NBA) hanno decretato la terza sconfitta consecutiva per gli uomini di Borrego che arrivavano da un buon momento (6-5).

Oggi, complice il rientro dei giocatori che avevano riempito la lista infortunati dei Bulls – causa Covid 19 – le parti si nono invertite: Chicago arriva lanciata da due win consecutive riuscendo a portarsi sullo stesso identico record Hornets (6-8 in attesa di recuperare il game con i Wizards) arriva allo Spectrum Center con altra livrea.

La partita quindi diventa uno spartiacque: Chicago (dodicesima) vuol proseguire il suo momento positivo, Charlotte (undicesima) vuole ritrovare il sorriso (dopo un lungo riposo: 4 giorni più altri due extra a causa della partita posticipata con i Wizards) avendo ottenuto un discreto tempo per lavorare su alcuni dettagli e si spera anche nell’aver avuto buon gioco nel correggere alcuni difetti.

Vincere significherebbe anche avvicinarsi all’ottava piazza di una classifica ancora corta a Est dove solo i Sixers sembrano staccarsi e le 4 prossime inseguitrici sono tutte reduci da almeno una sconfitta ma dal sesto al tredicesimo posto la bagarre è aperta.

Forse nessuna delle due compagini potrebbe approdare ai playoff ma una gioia momentanea potrebbe riportare in carreggiata gli Hornets e dargli nuova linfa, nuovo slancio vitale tuttavia la missione non sarà affatto semplice…

Analisi

Charlotte non ce la fa, più che un sorriso ai tifosi verrà una paresi facciale, mentre i Bulls – che stanno attraversando un buon momento – passano con una partita determinata a Charlotte.

Viene da chiedersi quanto peso si possa dare nello specifico della squadra di Donovan, ovvero quanti e quali siano i meriti dei Bulls e quanto siano i demeriti dei guy di Borrego.

Sicuramente il risultato è frutto di un mix tra le due situazioni.

Chicago ha usato le proprie armi sfruttando gli errori degli Hornets giocando con un quintetto spesso più piccolo di quello messo su parquet da Borrego ma mediamente più aggressivo di quello dei color mint.

Gli Hornets hanno commesso troppi TO (20-15) per sperare di vincere inoltre Borrego con il rientro di Zeller ha modificato troppo le rotazioni, poca intesa con Ball in serata non eccelsa e P.J. come terzo centro sono un po’ troppo per ritrovare meccanismi di gioco sicuri.

Alla fine sono saltate fuori le individualità su troppe azioni, nel bene e nel male e a riprova l’abbassamento nella media assist (22 stasera) ha fatto un’ulteriore differenza (33 per i Bulls).

Dal mio punto di vista però la partita è stata persa in difesa poiché se nel primo tempo si era comunque riusciti a controllare o almeno contrastate quasi tutto dal perimetro, nel secondo tempo sono saltate fuori le solite voragini sui lati del campo da dove Temple e soci ne hanno approfittato per colpirci da tre punti e respingere ogni tentativo di rientro (Charlotte nell’ultima frazione è tornata al massimo sul -6).

Sicuramente una delusione e una preoccupazione per il proseguo della stagione: la squadra avrebbe dovuto essere più affamata dopo 3 L consecutive ma dopo un buon inizio con Biyombo a dare più stabilità difensiva, si è persa progressivamente.

A nulla sono serviti i 34 punti di Hayward e i 24 di Graham (buon avvio per lui), dall’altra parte LaVine ha chiuso con 25 punti seguito da Markkanen con 23 e ancora troviamo White con 18 e Temple a 15.

Charlotte ha tirato con il 49,4% contro il 51,6% avversario ma da fuori ha ottenuto solo il 21,9% (un problema se basi buona parte del tuo gioco sul tiro da fuori) contro il 34,9% ospite.

Charlotte ha vinto a rimbalzo 51-46 ma ha lasciato ben 15 rimbalzi offensivi ai Bulls (11 i nostri) che sono stati in grado di sfruttarli meglio (vedere il grafico 2nd chance pts)….

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Charlotte partiva bene vincendo il lancio della palla a due e portandosi subito iv vantaggio con una penetrazione chiusa con classico appoggio al vetro di destra da P.J. bravo ad attaccar in entrata la difesa ospite.

I Bulls sbagliavano due tiri consecutivi e in uscita dai blocchi da destra Hayward compiva un mezzo giro a ricciolo per l’arresto e tiro da due punti.

A 10:49 anche i Bulls trovavano punti con Gafford: ben 3 per un two and one nel pitturato contro Biz.

A 10:38 un close 3 di Graham era annullato – gli arbitri non davano la continuazione sul fallo – ma il nostro numero 4 si rifaceva 8 secondi più tardi con un preciso jumper da due punti che trascinava CHA sul 6-3.

Chiamata contro CHA: tre secondi difensivi contestati da Biz ma LaVine andava comunque in lunetta a realizzare il 6-4, trampolino di lancio per il primo sorpasso di serata: tripla di White a 10:09 e il gioco era fatto e appesantito da un alley-oop in transizione di LaVine che si avvantaggiava di un passaggio volante ad opera di Hayward non agganciato da Biyombo.

Ci pensava ancora Graham – autore di un buon inizio – a pareggiare per effetto di una tripla andando anche a sbloccare nuovamente il risultato con un back to back triple per il 12-9.

Altro alley-oop per i Bulls: questa volta era Williams il beneficiario dell’alzata di White tuttavia anche gli Hornets andavano in fotocopia con l’attacco di P.J. e appoggio di destra per il 14-11.

A 7:16 rientrava Zeller ma il primo a segnare era Hayward con una tripla seguito per i Bulls da Markkanen che si contorceva in mezzo a due difensori per un difficile appoggio.

Zeller tagliando al centro non intendeva il passaggio di Ball che si perdeva sul fondo ma il centro si faceva perdonare con un rimbalzo difensivo e un canestro da sotto (dopo aver mancato sulla stessa azione un alley-oop).

Fase impegnativa per Cody ma la sua tripla andava a vuoto al contrario di quella sganciata da Markkanen per il 19-16 tuttavia LaMelo in entrata otteneva un blando fallo da LaVine per il two and one che ci restituiva 6 punti di margine (22-16).

Williams mancava una tripla ma sul proseguo Chicago recuperando il rimbalzo trovava Markkanen pronto ad accorciare a tre punti.

White in transizione portava gli ospiti alla minima distanza a 4:00 dalla prima sirena, Hayward – servito – tagliava frontalmente la difesa bianca per depositare in fing and roll ma Porter da sotto realizzando un mezzo reverse restituiva il -1 alla squadra di Donovan (24-23).

Young in post basso aveva la meglio su Martin poi un goaltending dubbio per doppia stoppata era dato contro Charlotte che subiva anche il running layup di Temple (24-27) prima di recuperare due punti in lunetta ma Valentine dal corner destro infilava la tripla.

Fortuna voleva che un Graham ispirato fosse lasciato solo a :32.1 quando il suo marcatore si staccava disinteressandosi: tripla da fermo e 29-30 a chiudere i primi 12 minuti.

P.J. Washington marcato da C. White. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La pressione difensiva di Ball favoriva l’appoggio finale in transizione di Martin ma i fast break continuavano a rimaner favorevoli agli avversari che ne infilavano due di seguito con Temple, abile a sfruttare un paio di defezioni da parte di Hayward.

Martin andava a sfondare su Young e Valentine faceva scendere in retina una tripla lanciata da un altro pianeta: 31-37…

Hornets in difficoltà che si affidavano a 9:58 a Graham in lunetta (spinto da dietro sull’azione) ma l’1/2 non modificava granché la situazione.

23 secondi più tardi la tripla di Hayward portava ad un avvicinamento più consistente tuttavia, nonostante la netta stoppata da dietro di P.J. su Markkanen, i Bulls mantenendo il possesso scovavano nuovamente il finlandese nei pressi del ferro guardato da un Martin impossibilitato a intervenire per salvare due punti facili.

Il finlandese gelava ancora Charlotte per il 35-41 poi arrivava un bel gancio di P.J. in uno contro uno dal post basso destro per rimanere in scia.

Babbo Natale regalava a Markkanen il rimbalzo morbido sul ferro che consentiva all’europeo di portare a casa altri due punti con un tiro oltre Biz che sembrava destinato a uscire.

Ball e Lavine aggiungevano due punti a testa, LaMelo ci riprovava deciso: poster a Gafford mancato per la spiattellata sul ferro ma il recupero e l’assist nel corner destro per Graham consentivano a Charlotte di riportarsi sul -3 (42-45).

Gli Hornets rimanevano attaccati ma il buon momento di LaVine che passando Graham e Biz in corsa realizzava il 46-51 proseguiva.

Graham replicava con uno zig zag mid range da sinistra (48-51) tuttavia la tripla di LaVine (6/6 dal campo) e il 2+1 di Williams consentivano ai Bulls di andare a sbagliare dalla lunetta rimanendo comunque sul +8 (48-56) a 2:13.

Gli Hornets tagliavano di tre punti ma nel finale il disastro era servito: risibile contatto Zeller/White, ½ dalla lunetta per il secondo e appoggio allo scadere di Young oltre P.J. che beffava Charlotte andata a riposo sul nuovo -8 (53-61).

3° quarto:

Inizio ripresa stesso copione: a parte la terna che si accaniva contro Biz chiamandogli altri tre secondi difensivi nel deserto del pitturato a 11:06 Markkanen trovava la tripla del siderale -12.

Hayward aggiungeva 4 punti, il secondo con un turnaround elegante su White dalla baseline sinistra (57-65) ma White recuperava due liberi contro Biz riportando sul +10 la squadra della Wind City.

Hayward, sempre lui, si inventava un giro nel pitturato veloce con appoggio per battere un uomo e il recupero tuttavia Charlotte lasciava troppi spazi in difesa e nel caso Gafford trovava la schiacciata.

Charlotte riusciva ad avere sprazzi offensivi come l’intercetto di Rozier su Temple che in recupero andava a commettere fallo sulla potente schiacciata del numero 3.

Primi tre punti di Rozier da poster per il 63-69 ma Charlotte arrancava in difesa: open 3 di Temple a rispedire nell’ade del gap gli Hornets…

A poco servivano 4 punti di P.J. nel pitturato e due di Biz in appoggio in corsa (assist di Hayward) se Chicago intervallava con altri 4 portandosi sul 69-76 con gli ultimi due punti firmati White in turnaround.

Hayward dava una spinta alla squadra per due punti in coast to coast pur mancando l’aggiuntivo ma Charlotte continuando a commettere troppi TO dava la spinta ai Bulls per l’ennesimo fast break beffa: due layup mancati ma palla ancora agli ospiti che realizzavano con White da tre…

Satoransky acuiva le difficoltà riportando il divario a 12 punti mentre Hayward a 4:53 con altri due FT ci riportava sul -10 ma il divario oscillava intorno alla doppia cifra anche quando i Calabroni con 4 punti consecutivi tornavano sul -7 (steal di Graham e appoggio di Hayward).

Nuovo -7 con uno spin di Zeller e appoggio su uno Young finito a terra a chieder un fallo inesistente ma nel finale i canestri di O. Porter da due e la tripla di Temple da sx, preludio del finale di partita trascinavano Chicago sul +12.

4° quarto:

Difficile pensare di vincere se a ogni quarto si accumulava divario, ancor più difficile se nel terzo quarto si notavano molti più buchi rispetto al primo sul perimetro.

Niente di esaltante nell’ultimo periodo: Rozier metteva insieme qualche punto a inizio quarto (7) portando a 8:38 Charlotte sul -9 (94-103) ma nonostante Hayward aggiungesse 3 punti provenienti da 4 FT per il -6 (97-103) in partita veramente gli uomini di Borrego non riusciranno mai a rientrare veramente.

A 6:28 Markkanen risolveva la partita con la tripla dall’angolo destro (il più grosso problema di Charlotte, controllare i corner).

A 4:01 Hayward provava ancora a vincere una partita (104-110 dopo una partenza con finta e arrivo al ferro depistando tutta la difesa avversaria) che senza i tanti errori finali avremmo potuto giocarci con poco merito ma LaVine realizzava la tripla del 104-115 e nel finale ormai mollata la presa con la testa anche se le gambe andavano, gli Hornets incassavano 2 punti di Porter che ne aggiungeva tre da sinistra imitato da White.

L’appoggio di Hayward valeva solo a ritoccare un finale triste oltre la sconfitta perché aldilà del 110-123 finale e nonostante il lavoro svolto nei giorni di riposo Charlotte sembra mantenere inalterati alcuni suoi gravi problemi.

Devonte’ Graham: 6,5

24 pt. (9/18), 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, -10 in +/-. 1 TO. Ottima partenza in attacco di Devonte’ eroe del primo tempo però il secondo tempo è meno performante. Comunque sia sul lato offensivo è un giocatore ritrovato nelle ultime 5 partite con cifre in aumento, peccato che sul perimetro quando c’è la zona non tenga benissimo. Lo si vede anche perdere LaVine che andrà a segnare oltre Biz e ha bisogno i lavorare meglio sui blocchi avversari per difendere in maniera migliore.

Terry Rozier: 5

10 pt. (4/12), 4 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate, -12 in +/-. 1 TO. 1/6 da tre punti. Super slam dunk su Temple dopo la rubata e 7 punti a inizio ultimo quarto, qui stanno tutti i punti di Rozier, giunto a 10 alla fine. Passa il primo tempo a secco offensivamente parlando mente in difesa è il principale indiziato su diverse azioni dei Bulls andare a bersaglio. Serata storta per uno dei giocatori chiave degli Hornets.

Gordon Hayward: 7

34 pt. (12/20), 6 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -4 in +/-. 4 TO. Parte male nell’arte del passaggio con una “risma” di TO in serie: 3 in fotocopia arrivano in breve tempo e fanno male con Temple che recupera 4 punti veloci e facili sugli ultimi due descritti. Segna comunque discretamente nel primo ma si accende ancor di più nel secondo tempo quando con azioni personali e FT guadagnati con esperienza lascia qualche timida speranza. E’ l’ultimo ad arrendersi ma in serata è rimasto troppo solo in attacco.

P.J. Washington: 6

16 pt. (7/14), 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, -7 in +/-. 2 TO. 0/6 da tre punti. Della serie: come perdere una partita. Non tanto per lui che attacca bene il pitturato con svariati movimenti sin dall’inizio. Finisce con 7/8 dal pitturato e una superiorità evidente, mismatch o no. Peccato poi debba prendersi dei tiri da fuori che non mette. 0/6 pesante. La scelta migliore sarebbe stata lasciarlo giocare come ala e cavalcar la tigre nel pitturato ma l’espressione è un po’ apatica e il felino che è in lui a tratti è sonnecchiante.

Bismack Biyombo: 6,5

6 pt. (2/3), 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, +6 in +/-. 0 TO. 4 falli. Vessato dalla terna che gli chiama contro ben due volte i tre second difensivi in area e un paio di contatti al limite del dubbio, il congolese offre più stabilità in una partita dove si fa vedere con punti di rottura: un appoggio in corsa e un two and one oltre che con 10 rimbalzi. Il migliore dei centri girati in serata anche se non fa nulla di eccezionale. Lo si vede andare anche a pressare sul perimetro se occorre e chiudere la linea di fondo in aiuto. Non sempre gli va bene ma non c’è altro di meglio in casa.

Miles Bridges: 5,5

2 pt. (0/0), 7 rimbalzi, -12 in +/-. 4 TO. Serata altruista per Miles che cattura ben 7 rimbalzi ma fa poco altro oltre che battere due liberi segnandoli (continua la sua buona serie dalla lunetta). Purtroppo nonostante un buon passaggio volante per Zeller a mostrare ottima visione di gioco (non si trasforma in assist per fallo di Satoransky), perde ben 4 palloni e non incide offensivamente.

LaMelo Ball: 5

7 pt. (3/7), 1 rimbalzo, 2 assist, 2 rubate, -15 in +/-. 5 TO. Gioca 16:34 con Borrego a diminuire drasticamente il minutaggio, un po’ a causa delle nuove rotazioni ma anche perché Ball è in una serata di eccessi con passaggi volanti orizzontali che producono fast break letali. Qualche colpo di genio ma a fare un bilancio gli assist sono 2, i TO ben 5 anche se in un caso non si intende con Zeller. Porta buona pressione difensiva recuperando un paio di palloni ma alla fine aggrava con turni di gioco persi (ad esempio un brutto passaggio per Rozier su un fast break in superiorità numerica) la posizione degli Hornets scendendo a un plus/minus di -15.

Cody Zeller: 5

5 pt. (2/4), 3 rimbalzi, 1 TO in 10:56. -6 in +/-. Rientra sul parquet dopo gara 1 partendo dalla panchina. L’inizio non è dei migliori con diverse azioni ambigue (alley-oop mancato e poi 2 punti appena appoggiati, tripla mancata) ma alla fine ci si rimette più che guadagnarci. Nel secondo tempo perde una palla oltre la linea di fondo non riuscendo a trattenerla, eppure era facile mentre prova a fermare White staticamente ma il play Bulls gli sbatte addosso e segna cadendo. Anche poco fortunato ma sembra sempre troppo lento e poco esplosivo per giocare in NBA oggi anche quando infila il cesto dopo uno spin che Young aveva tentato di far passare per sfondamento ma anche gli arbitri conoscendo Zeller non ci cascano.

Caleb Martin: 5,5

6 pt. (3/7), 6 rimbalzi, 2 rubate, -5 in +/-. 2 TO. 19:15. Apprezzabile sicuramente l’impegno, preso da fiammate va anche sui tiri che sbaglia provando a recuperar il rimbalzo e qualche volta ci riesce. Capolavoro in pressing su LaVine, una ventosa che alla fine intercetta palla, peccato non riesca a sfruttare quel pallone per segnare. La cosa gli riesce bene un paio di volte nel finale ma al tiro è impreciso e fa tanto fumo in difesa. Diradatosi la squadra salta un po’…

Coach James Borrego: 5

In una partita a scacchi con la morte lui riesce a giocare senza torri a tratti non sfruttando il vantaggio opposto ai Bulls. I pedoni dei Bulls sembrano cavalli rispetto ai nostri. Sei giorni di riposo, rotazioni cambiate, medesimo risultato a fronte degli stessi principali problemi dei quali abbiamo parlato nell’analisi aggravati dai troppi TO di serata. 15/43 da fuori per i Bulls: tutte le squadre sanno che Charlotte fatica sul perimetro e sparano tantissimo contro di noi. Quarta sconfitta consecutiva, nonostante la simpatia, mah…

Matchup Key Vs Chicago Bulls

Matchup Key

A cura di Filippo Barresi.

Cody Zeller vs Daniel Gafford

In netto anticipo rispetto alla tabella di marcia ritroviamo sotto canestro il nostro centro titolare Cody Zeller.

Il suo rientro sarà fondamentale per le sorti della squadra e in questa partita sarà l’ago della bilancia per determinare l’esito della sfida.

Davanti a lui, al posto dell’infortunato Carter Jr., ci sarà Daniel Gafford.

Zeller dovrà far valere peso ed esperienza per aiutare gli Hornets nelle loro solite difficoltà sotto canestro.

Possibili svantaggi:

La coppia LaVine-White dei Bulls sta dimostrando di essere in un ottimo stato di forma e nelle ultime partite stanno divenendo i trascinatori della squadra.

Entrambi sono ottimi scorer su tutti e tre i livelli e le piccole guardie degli Hornets avranno davanti a loro una sfida molto complessa per fermarli.

Possibili vantaggi:

L’assenza sotto canestro di Carter Jr. potrebbe pesare molto per i Bulls che dovranno sostituirlo con Gafford, sophomore con poca esperienza.

Per una volta saranno gli Hornets a dover sfruttare le mancanze avversarie sotto canestro con Zeller e Biz, il secondo molto probabilmente in uscita dalla panchina.

L’head to head della sfida con i Bulls avvantaggiatisi dall’era Jordan mentre Charlotte nasceva dall’Expaansion Draft (1988) come matricola per qualche anno…