In nome della Rosa

 
 
Nelle ultime giornate si era alzato un rumor secondo il quale Brandon Jennings, tagliato dai Knicks ieri, si sarebbe quasi accasato agli Hornets che avevano sondato il terreno nelle ultime giornate di mercato sia per lui sia per Lance Thomas.
La notizia sarebbe uscita dalla bocca di Stan Van Gundy (ieri mattina), il quale avrebbe parlato di lui con l’agente del play e troverebbe altre “conferme” in quest’articolo in inglese.
 
Jennings con i Knicks partendo dalla panchina ha fatto registrare una media di 12,5 punti e 7,2 assist in 36 minuti, statistica ritenuta non soddisfacente dalla dirigenza newyorkese osservando anche il suo 38% dal campo.
 
Jennings è calato dal momento del suo infortunio ma può dire ancora certamente la sua, anche se aspettarsi di più che di un giocatore di livello medio sarebbe illusorio.
Brandon è un giocatore ricco di dettagli, di episodi da raccontare.
Il primo è che sfortunatamente il padre si uccise quando era piccolo.
Per ricordare avvenimenti più recenti avvenuti alle nostre longitudini, il play è anche ricordato per aver scartato l’ipotesi universitaria (probabilmente Arizona Wildcats) per giocare un anno in Europa.
Roma fu la squadra con la quale disputò una stagione non brillante chiusa con 5,5 punti di media e 2,2 assist in 17 minuti di media per 27 partite.
Dopo la deludente stagione tornò in America dichiarandosi eleggibile per il Draft, così fu il primo caso di giocatore professionista ad aver giocato in un campionato professionista saltando la NCAA per poi giocare nella “massima serie” statunitense.
Jennings ha anche donato 50.000 dollari (sperando siano andati a buon fine) per il terremoto de L’Aquila nel 2009.
A Detroit, ritrovato anche “Gigi” Datome nel team, nel 2014 (12 gennaio) smistò 16 assist in un quarto infrangendo questo tipo di record precedentemente ottenuto dal mitico Isiah Thomas. Solamente nove giorni dopo però arrivò l’infortunio al tendine d’Achille che successivamente probabilmente limitò l’ex promessa scelta dai Milwaukee Bucks nel 2009.

Il GM Rich Cho (a sx), un po’ meno brillante e acuto di Sean Connery, interprete originale del film ispirato al romanzo di Umberto Eco “Il Nome della Rosa”. Forse per lui si profila una minima redenzione se riuscirà a portare l’aiutante “Adson”, alias Brandon Jennings (a dx) sulla via di Charlotte.

 
Da un arrivo non ancora certo (anche perché forse la società aspetta di vedere il risultao nella Los Angeles gialloviola per capire se sia il caso di “aiutare” il team?), parliamo ora di un acquisto sicuro, anche se di minor impatto.
L’ala grande Johnny O’Bryant ha firmato un contratto di 10 giorni. Nativo di Cleveland ma college alla LSU State nel (2011-14).
L’ex Northern Arizona aveva già firmato un contratto di una decina di giorni con le Pepite di Denver, esteso per un numero pari di giorni dalla dirigenza dei Nuggets sino al 6 febbraio.
Sette le partite con Denver, media punti di 2,9 e 1,6 rimbalzi in 6,6 minuti a partita abbastanza trascurabile.
Venticinque invece le partite con i Soli di Northern Arizona con medie decisamente più alte; 18,4 punti, 8,8 rimbalzi e 1,7 assist a game, anche lui stato selezionato per l’All-Star Game di categoria.
Clifford tuttavia, nonostante le perdite di Zeller e Miles Plumlee, ha introdotto Wood nelle rotazioni da un paio di partite.
Difficile pensare che la scelta numero 36 del Draft 2014 (stranamente ancora targata Milwaukee Bucks) possa ritagliarsi spazio nonostante 107 partite in NBA (19 da titolare tra Milwaukee e Denver) e medie di carriera di 3,0 punti, 2,3 rimbalzi in 11,9 minuti a partita.

O’Bryant in azione contro gli Hornets.
L’ala grande nata a Cleveland il primo giugno 1993 misura 206 cm e pesa circa 117 kg.

 
Ieri, 27 febbraio 2017, il direttore generale Rich Cho ha anche annunciato che il playmaker Brianté Weber (188 cm x 75 kg), nato a Chesapeake in Virginia il 29/12/1992, ha sottoscritto un contratto di 10 giorni con gli Hornets.
La guardia quest’anno aveva già firmato due contratti consecutivi di 10 giorni con i Golden State Warriors.
In questa stagione con i Warriors, Weber ha messo piede sul parquet in sette partite tenendo una media di 1,7 punti, 0,6 rimbalzi e 0,7 assist in 6,6 minuti a partita.
Seguendo le informazioni ufficiali derivanti dal sito degli Hornets, si registrano nella sua carriera NBA 14 partite (quattro da titolare) con oltre due stagioni passate ai bordi delle panchine di Grizzlies, Heat e Warriors appunto. In totale ha una media di 3,1 punti, 2,1 rimbalzi e 1,9 assist in 15,4 minuti a partita.
Il giocatore formatosi alla Virginia Commonwealth University ha anche giocato con i Sioux Falls Skyforce nella NBA Development League in questa stagione.
31 partite (tutte da titolare) con medie di 16,5 punti, 7,5 rimbalzi, 7,4 assist e 3,3 palle rubate in 36,8 minuti a partita, cifre che gli sono valse il titolo di giocatore del mese di gennaio e la chiamata all’All-Star Game della D-League.

Brianté Weber cerca di passare Xavier Munford dei Greensboro Swarm in una gara disputata il 29 novembre.
2016 NBAE (Photo by Dave Eggen/NBAE via Getty Images)

 
A lasciar spazio ai nuovi arrivi Mike Tobey che il 24 febbraio si è ritrovato con il secondo contratto da 10 giorni scaduto ma non a piedi, il centro provato da Clifford, infatti, è tornato a giocare per i Greensboro Swarm insieme a gente che aveva saggiato “la prima squadra” come Perry Ellis e Rasheed Sulaimon.
 
Stessa sorte temporale per Ray McCallum Junior che dopo esser stato lasciato libero dagli Hornets è tornato a giocare per i Grand Rapids.
La guardia tuttavia, al contrario di Tobey, non è riuscita a scender in campo un solo minuto con Clifford.
 
Dopo questi piccoli movimenti il roster degli Hornets sale ai canonici quindici in attesa di poter abbracciare forse Jennings.
 
La classifica dice undicesimo posto a tre partite dall’ottavo e a cinque dal settimo dopo la sfortunata prima prova di L.A..
In bilico a rollare in mezzo al mare tra le voci di creature marine che richiamano alla tentazione della bassa classifica per il tank estremo e le sirene di un’altra apparizione playoffs non certo impossibile a est a patto di non fallire più le gare da vincere.

Dalla terza in giù a Est.
Tre partite dall’ottavo, cinque dal settimo nonostante la classifica non certo esaltante.

Nella notte andremo a giocare a Los Angeles contro i Los Angeles Lakers (4:30 italiane), per motivi di lavoro purtroppo però il recap arriverà inevitabilmente più tardi, in giornata.

Game 59: Charlotte Hornets @ Los Angeles Clippers 121-124 (OT)

 

ImbarcaziHornets
 
Quando Cristoforo Colombo nell’estate del 1492 salpò da Palos de la Frontera alla volta dell’Asia, incappando nel nuovo continente non sapeva che avrebbe attraccato nel nuovo continente.
Una fortuna per lui, giacché i suoi calcoli per raggiungere l’Oriente dall’Ovest erano errati, sottostimati di un quinto.
I grandi “Velieri”, caravelle e caracca con le quali partirono Colombo e la ciurma, non potevano stazzare cibo a sufficienza per raggiungere le coste orientali.
I Velieri di oggi potrebbero navigare più velocemente e agilmente, ma la rotta per un titolo NBA ai Clippers sembra esser sempre preclusa.
Gli Hornets chiedevano agli alisei (venti che soffiano da nord-est a sud-ovest) di spingere il loro volo per uscire indenni dai pericoli di L.A..
Purtroppo il finale è stato ancora una volta amaro.
Un altro OT, un’altra sconfitta.
L’imbarcazione degli Hornets è giunta nella rada ma è affondata lì, nell’acqua melmosa del supplementare.
Tuttavia l’avversario era duro da battere, da giudicare positivamente l’attacco, un po’ meno la difesa che in qualche occasione deve far meglio se il gioco di Clifford si basa su quei principi.
Non parlo spesso degli arbitri in termini negativi, ma nel finale non mi son piaciuti, a parte il macro torto della stoppata di DeAndre (20 pt. e 19 rimbalzi) su Kemba non regolare che ha dato il via al +4 Clippers, anche qualche micro torto; falli fischiati su Griffin (43 pt. e 10 rimb.) che da serial killer non ha bisogno di esser protetto.
Contati tre contatti più che discutibili, comunque sia, due squadre che hanno dato spettacolo e avrebbero meritato entrambe la vittoria.
Ai Clippers serviva per cercar di raggiungere il fattore campo a noi i playoffs.
Ora non rimane che battere assolutamente Lakers e Suns, le due prossime avversarie, altrimenti diverrà troppo tardi.
Come andrà a finire non lo so, purtroppo una lunga giornata lavorativa chiama (settimana difficile a livello di turni dopo esser riuscito a essere tempista sino a oggi, cercherò comunque di recuperare scrivendo la parte mancante appena possibile) anche se i pronostici ostici in partenza non mi gasano, così come le prospettive di successo nell’impresa del navigatore genovese non entusiasmavano di certo i primi regnanti che denegarono il loro aiuto per la spedizione.
L’ammiraglio Clifford sceglieva I suoi cinque uomini da schierare sul ponte immediatamente, cioè; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Kaminsky.
Doc Rivers contrapponeva; Paul (15 pt. e 17 assist, J.J. Redick (22 pt.), Mbah a Moute, Griffin e Jordan.

Nicolas Batum allo Staples Center di Los Angeles. Per il francese 31 punti con tiri rapidi e chirurgici.
2017 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

Partenza ottimale per J.J. Redick, spina nel fianco che infilava subito una sospensione valida per due punti, dall’altra parte Kaminsky rispondeva con una flipperata da tre a 10:49 portando in vantaggio Charlotte, tuttavia 13 secondi più tardi un altro jumper della SG dei Clippers dava il +1 ai Clippers.
Walker con uno step back si allontanava dalla marcatura di Griffin e segnava il 5-4 male stelle di Los Angeles iniziavano a splendere; Paul segnava una tripla avanzando dalla top of the key, Griffin ne metteva altri due con il gancio e Jordan stoppava Kemba, in più da destra J.J. Redick era fortunato con i rimbalzi segnando ancora, infine in un duello sotto canestro tra Williams e Jordan il secondo aveva la meglio portando sul 5-13 i locali.
Hornets sotto effetto del polo magnetico e nord geografico perso.
La bussola non segnava più la giusta rotta e Clifford decideva per una pausa per cercare di tornare a navigare nelle giuste acque. Al rientro Kemba spingeva i Calabroni con tre punti, ma Redick dalla diagonale sinistra segnava ancora.
Folate fastidiose di vento contrario dal quadrante SG, vento avverso che si alzava ancor più forte quando MKG regalava il coast to coast di Griffin con approdo da due punti.
Dentro Wood, cambio di marcature con MKG su Griffin…
A 5:46 Walker passando dietro un blocco altro di Wood segnava da tre subendo il tocco di CP3.
Purtroppo il tiro libero non entrava e la nostra guardia si privava di una giocata da quattro punti ma a 5:04 da sinistra Batum penetrava in uno contro uno fino al cuore del pitturato, scontro con il difensore, spinta all’indietro per il fade-away in separation e Calabroni sul -6 (13-19).
A 4:49 Griffin segnava da tre con MKG in ritardo sulla chiusura a sinistra.
Break di Clifford che se la prendeva in particolare con il suo giocatore reo di aver seguito più l’azione che l’uomo.
La soluzione da tre rimaneva gettonata tra le file teal, l’esecutore era ancora Walker, tuttavia i Clippers tenevano miglia di vantaggio grazie alla stoppata di Mbah A Moute su Batum e tripla da destra della stessa ala (16-25).
Un runner di Lamb a 2:57 cercava di riportar a galla Charlotte ma un fulmineo assist verticale di Redick per Jordan mandava alla schiacciata il centro avversario.
Su un errore in contropiede Redick e MKG si contendevano il rimbalzo seguente, cadeva prima J.J. poi MKG con palla in mano cercando di scavalcare il corpo dell’avversario, per gli arbitri era fallo, generoso probabilmente, Redick non era d’accordo e per vistosissime e rumorose proteste finiva per prendersi un tecnico e tornare in panchina.
Belinelli da tre punti faceva riprender consistenza al punteggio degli Hornets che toccavano i 22 contro i 27 dei locali, sul finire tuttavia Speights imitava l’italiano segnando da oltre l’arco.
Lamb mandava a segno un floater centrale ma Crawford segnava il canestro del 24-32 che chiudeva i primi 12 minuti.
 
La panchina degli Hornets a inizio secondo quarto massacrava quella di L.A.; Lamb apriva con un 2/2 dalla lunetta facendo seguire alla precisione dalla lunetta anche quella da distanza siderale, Kaminsky in lento avvicinamento uno contro due subiva fallo e segnava altri due liberi, in più a 9:37 Roberts con un’entrata veloce batteva la difesa dei Clippers appoggiando da destra al vetro per il sorpasso (33-32).
Il parziale di 9-0 però non si fermava lì, Roberts sbagliava il tiro ma Wood sotto il canestro a sinistra recuperava il rimbalzo e risaliva a segnare altri due punti.
Charlotte chiudeva il parziale con una rimessa di Batum dalla sinistra; Belinelli scappava sotto canestro, nessuno lo seguiva veramente, Marco ringraziava segnando il 37-32.
I Clippers andavano sullo 0/8 al tiro nel quarto ma a 7:34 per un fallo di Wood su Griffin segnavano il loro primo punto dalla lunetta (1/2 di Blake).
A 6:49 Mbah a Moute riceveva dalle parti della linea di fondo sinistra e tagliando fuori Batum, rimasto dietro di lui, appoggiando in avvicinamento il 37-35 mostrava qualche lacuna difensiva del francese d’origine camerunense.
MKG da due in jumper rispondeva ma i Clippers, sfruttando il movimento di Redick a 6:06 si avvicinavano con un suo jumper dalla baseline sinistra ottenuto dopo aver stancato Marco in eterna ricorsa su di lui.
Mbah A Moute segnando il settimo punto pareggiava la partita, poi grazie ai titolari “secchi” i Clippers passavano avanti; Paul per Griffin che planava su MKG cambiando all’ultimo il tiro (da schiacciata ad appoggio), due punti più libero a segno per il +3 Velieri.
A 4:45 un 2/2 di Frank ridava il -1 a Charlotte che si vedeva ancora una volta tarpar le ali dall’ennesima tripla di Redick a 4:37.
Resisteva ancora Kaminsky che a 4:11 muovendosi sulla line del pitturato destro riusciva con i suoi movimenti a vincere un uno contro uno ma dall’altra parte gli assist per i Clippers salivano a 17 quando Paul serviva a Jordan un pallone per ottenere altri due punti.
Kaminsky cambiava lato risultando ancora più efficace, runner al vetro, contatto con Mbah a Moute e gioco da tre punti del 46-47. Charlotte a 2:30 ripassava in vantaggio; finta da tre di Marvin, passaggio a Batum, scatto sin sotto il canestro, triangolazione con il francese che restituendo con i tempi giusti consentiva alla nostra ala di segnar comodamente da vicino.
Il finale di primo tempo però era tutto di marca Clippers che si portavano sul 51-57 con un catch n’shoot da tre di Redick a :41.4.
Suggellava il vantaggio Jordan che al volo correggendo un errore di Rivers travolgeva Wood schiacciando con vigore alle spalle del nostro giocatore.
Il buzzer beater costava il 51-59 a Charlotte.

Jeremy Lamb nella notte finirà con 19 punti.
2017 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

 
Evidentemente gli Hornets accusavano il colpo e a nulla servivano i 10 minuti di break, a inizio ripresa Griffin inaugurava il quarto con tre punti frontali ottenuti ai 24, Clifford di lì a poco si trovava costretto a chiamar un time-out che non serviva ancora una volta a niente perché a 9:59 Jordan schiacciando in transizione mandava sul -17 Charlotte (51-68).
Walker segnando due punti interrompeva la deriva dei teal, a 8:19 il capitano si ripeteva, questa volta da tre punti mostrando facilità d’esecuzione.
Batum con un open 3 dal corner destro accorciava sino al -9 (59-68).
Questa volta toccava a Doc chiamare il time-out ma al rientro un flaoter di Frank sull’entrata di personalità riduceva a 7 lo svantaggio.
Non pareva vero ai miei occhi quando Batum a 6:51, esaltando nella finalizzazione la trama di passaggi dei compagni, guadagnava tre punti mandando lo scoreboard sul 64-68.
Redick interrompeva ancora una volta il parziale di 13-0 e ancora con un ½ ai liberi.
Frank prendeva confidenza e andando fino al vetro metteva dentro il -3.
L’aggancio arrivava a 5:45, passaggio di Kemba, tripla aperta di Marvin fronte a canestro: Hornets-Clippers 69 pari.
Hornets forse un po’ appagati che lasciavano spazio a DeAndre per la monster dunk, spin di Griffin in area e due punti facili, Redick no, ma altro mega dunk, questa volta era Griffin a intercettare il pallone volante e a rispedirlo oltre il ferro.
A 3:26 una delle armi di serata degli Hornets scattava ancora; l’archibugio di Batum sparava tre punti per far tornar i visitatori sul -3 (72-75).
Graham per Marvin, Clifford dalla panca chiedeva di allargarsi ma era Walker fuori equilibrio con un tiro dal mid-range a segnare. Dalla destra al centro tagliando dietro Belinelli, era ancora Redick in appoggio a metter dentro in corsa.
A 1:32 gli Hornets replicavano con l’uomo più rappresentativo; Walker resisteva al fallo di Crawford e realizzando udiva anche il fischio contro il giocatore in maglia bianca.
FT realizzato che riportava a -2 la squadra di MJ.
Rivers restituiva la cortesia appoggiando sulla destra, Wood era un po’ moscio nel commetter fallo così il figlio dell’allenatore Clips mandava dentro anche l’occasione extra.
Kemba con velocità da cobra sparava la sua quinta tripla ma Rivers chiudeva il quarto con due punti che mandavano il punteggio sull’80-84 a 12 dalla fine.
 
L’ultimo quarto dei regolamentari era una battaglia; la bordata da tre di Batum a 10:40 portava Charlotte a -2, il siluro di Lamb a 9:53 portava una giocata da tre punti che riduceva il gap al minimo scarto (88-89).
A 9:20 un sandwich su Batum al tiro, fallo di Felton che serviva al transalpino per realizzar altri due punti, quelli che facevan valicare agli Hornets, i Clippers nel punteggio.
Griffin con due punti dava fastidio ma a 8:14 Batum riceveva, si alzava su Mbah a Moute che nonostante provasse in salto a stoppar la conclusione, impotente nell’osservar la tripla dal profumo di cotone del n°5, s’inginocchiava alla giocata.
Dopo il pari (93-93) dei Clips, Batum spostandosi leggermente a destra dalla top of the key, per sfuggir alla marcatura aggiungeva uno step back per guadagnar il tiro da tre punti.
Canestro clamoroso ancora una volta per il 96-93.
Dopo nove secondi (più il time-out) Paul pareggiava dalla grande distanza ma Kemba non voleva interrompere il volo, uno contro uno Vs Paul, costeggiando a L il bordo destro del campo girava l’angolo passando CP3, finendo per prender la baseline destra, facile segnare poi.
Un gioco da tre punti di Griffin (solito avvicinamento) otteneva una doppia finalità, oltre i punti MKG era costretto a uscire precauzionalmente per falli avendo commesso il quinto.
Le squadre andavano in Bonus; dalla lunetta Paul 2/2, Griffin 0/2, Williams ½, poi Kaminsky veniva espulso per il sesto fallo mentre misurando la pressione a Griffin in entrata determinava l’errore dell’ala grande dei Clippers in penetrazione.
Blake splittando ancora portava sul 99-102 il match.
A 4:07 era la volta di Kemba fare un giro in lunetta park. Per lui un 2/2 che avvicinava gli Hornets sul -1.
Per aver sbattuto su Paul, il rientrante MKG finiva out definitivamente ma i Clippers erano ancora imprecisi dalla lunetta consentendo a Charlotte di rimaner in scia.
A 3:45 le squadre si ritrovavano pari dopo un 2/2 di Marvin a gioco fermo.
Un secondo dopo Charlotte propendeva per il fallo su DeAndre, voluto, cercato…
Il centro si recava in lunetta da dove splittando portava avanti i suoi 103-104.
Era ancora lui con una schiacciata ad allontanare la squadra di Rivers A 2:43 Wood si materializzava volando dietro Jordan al quale non riusciva il tagliafuori, mazzata di Wood che faceva intraveder ancora una volta le rive del pareggio.
Un lungo tre di Batum a 2:15 (grazie a Wood a portar via il n°12) segnava il sorpasso sul 108-107.
A 1:45 la tripla di Redick era l’ennesimo colpo di scena.
108-110.
Una persa di Batum, due punti del Grifone d’oltremare con fallo di Walker (di poco in ritardo nel posizionarsi) consegnavano il +5 (108-113) ai Clippers con :48.2 ancora sul cronometro.
A :37.4 Kemba passando dietro Wood andava sulla diagonale destra, tiro rapido, arcobaleno perfetto da tre punti con De Andre e CP3 a cercar disperatamente di bloccarlo, Chris dietro e Jordan in salto davanti, pose plastiche che ricordavano i bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Nel finale Paul provava dall’angolo destro, portato da Kemba e Wood che in sincrono come avanzando, mantenevano le distanze dal play avversario che si avventava in un brutto tiro, Walker in contropiede era contratto irregolarmente guadagnando due FT. Palloni preziosi che il nostro capitano non sprecava. Ultima palla per i Clippers, uno contro uno di CP3 che non in ritmo colpiva i due ferri tirando oltre Kemba. Nulla di fatto, si andava ai supplementari.
 
Teoricamente Charlotte sarebbe dovuta esser favorita entrandovi da squadra in rimonta ma i Clippers passavano in vantaggio per primi.
A 2:00 esatti dalla fine Batum scagliava una tripla dall’angolo destro dopo essersi fatto ripassar la palla da Wood davanti a lui. 116-115 Charlotte che resisteva fino a 1:38, quando un contatto con Batum procurava a Griffin un libero supplementare oltre la marcatura appena ottenuta.
+2 Clippers che avrebbe potuto essere annullato dall’appoggio di Kemba, purtroppo gli arbitri davano per buona la stoppata di Jordan all’inseguimento; il solito repentino e potente scatto per stoppare un pallone sul quale chiamare goaltending.
 

Kemba fa toccar alla sfera il plexiglass, Jordan sta per stoppar la palla, troppo tardi ma nessuno si avvede dell’irregolarità mentre Paul dall’altra parte va a segnare.

Niente da fare nonostante le proteste di Lamb, Williams e Clifford, Paul non si fermava se non per l’arresto e tiro che in mezza transizione dava il +4 (116-120) ai padroni di casa.
Lamb a 1:05 mandava a bersaglio due liberi e a :31.0 dalla fine sfruttava il lavoro di Kemba, il quale svolazzando tra i difensori in divisa bianca faceva anche da schermo per il piazzato dalla baseline sinistra.
120 pari…
Griffin andando dentro si faceva stoppare da Wood ma un contatto discutibile con la parte bassa del corpo di Marvin, dava l’occasione all’ala dei Velieri di battere due liberi.
L’1/2 era comunque buono poiché ottenuto a soli :20.7 dalla fine. Charlotte finiva con il perder palla.
Sul possesso Paul pressava quasi a livello di metà campo, Kemba, piedi troppo paralleli si sbilanciava un po’ all’indietro finendo per spostare anche l’arto destro e posizionarlo sopra il sinistro dell’avversario.
Nessun fallo, palla lanciata in avanti preda dei Clippers che in transizione sbagliavano con Paul ma correggevano immediatamente al volo con il rimorchio del centro iper tricotico. -3 a tre secondi dalla fine.
Fallo tattico su Kemba immediato, primo libero realizzato, secondo errato intenzionalmente per la ribattuta, ma Griffin era il più lesto e il meglio piazzato per guadagnar il rimbalzo che chiudeva i giochi.
Finiva con l’1/2 di Griffin in lunetta dall’altra parte per il 121-124.
 
 
Pagelle
 
Walker: 7
34 pt. (11/19), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Perde tre palloni e subisce un -19 di plus/ minus. Non ha le geometrie del navigato Paul che lo ammazza negli assist ma non nei punti. Un solo pallone recuperato ma ottima serata da oltre l’arco (6/10). Colleziona buoni voti ma esce affranto dal campo. Sarebbe stato bello uscire dalla L.A. rossoblù con una vittoria di prestigio ma non è andata così. Non è finita, coraggio e fiducia. Dalla prossima ancor più grinta e convinzione.
 
Batum: 7
31 pt. (9/18), 8 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 8/13 da tre ma 5 palle perse, una nel finale da evitare. Certamente le sue triple tengono in piedi Charlotte. Alcune bombe sono capolavori di velocità e coordinazione. Meccanica perfetta. Magari tirasse sempre così. Quando lui e Walker superavano i 20 punti a testa avevamo sempre vinto (6-0), stanotte entrambi superano i 30 ma non basta.
 
Kidd-Gilchrist: 5
2 pt. (1/3), 6 rimbalzi, 2 assist. Gioca venti minuti limitato dai falli. Inizia su Redick non riuscendo a fermarlo. Su Griffin non ce la fa fisicamente, è proprio lì il punto in generale. L’atletismo sembra abbia troppi cali, va a fasi alterne e a noi serve spesso il miglio MKG in difesa. Attacco inesistente. Finisce fuori per raggiunto limite di falli commessi. Sono le ali titolari a non volare stasera.
 
M. Williams: 5
8 pt. (2/6), 6 rimbalzi, 1 assist. Gioca 39 minuti, commette 5 falli sfiorando anch’esso l’espulsione, anche se su di uno non sono d’accordo con la terna ma viene spostato facilmente da Griffin. Per il resto statistiche che andrebbero bene per un panchinaro. Una buona triangolazione in memoria.
 
F. Kaminsky: 6
16 pt. (5/13), 5 rimbalzi, 2 assist. E’ un sophemore, deve crescere e metter su anche qualche muscolo in più. Nella notte degli Oscar si disimpegna bene, vince la statuetta per il miglior gioco da tre punti. Si sta svegliando, beneficia forse della continuità (anche se nella notte finisce out per problemi di falli) nel rimanere in campo potendo apprendere malizie e visionare dettagli.
 
Wood: 6,5
4 pt. (2/4), 6 rimbalzi, 1 assist. Gioca 22 minuti. Paradossalmente tra I più solidi in difesa anche se si prende in testa sulla sirena di metà tempo una schiacciata di Jordan. Il numero 35 ha però il fisico da opporre agli avversari anche se in certi fondamentali rimane imbarazzante. Deve essere un po’ più furbo. Evitasse di tirar da tre sarebbe meglio, si vede che non è sua materia. Sbaglia un canestro facile a inizio OT, buono per far stancare gli avversari e dare più consistenza, lui crea caos ma almeno si muove. Un pessimo blocco alto ma tanti altri efficaci per le triple di Kemba e Nic.
 
Lamb: 6,5
19 pt. (5/10), 6 rimbalzi, 2 assist. Gioca parecchio, 36 minuti… Perde tre palloni, spara un air-ball ma in difesa gioca meglio del solito cercando anche talvolta di oscillare tra la minaccia sotto canestro in aiuto e Redick, letale da tre. In attacco non va assolutamente male unendo un mix d’incursioni leggere a tiri liberi. Mette anche una tripla su tre tentate.
 
Belinelli: 6
5 pt. (2/4), 2 rimbalzi. Gioca solo 14 minuti. Insolitamente poco. Clifford gli preferisce Lamb che sembra più in palla e ha più velocità rispetto a Marco. Il Beli aiuta la panchina, anche se perde un pallone e si fa sorprender nettamente una volta alle spalle.
 
Roberts: 6
2 pt. (1/3), 1 rimbalzo. Gioca 10 minuti, fa poco ma va sul +15 di plus/minus.
 
Graham: 6
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. 6 minuti, non male in difesa a contrastare tiri. Attacco, cheee?
 
Coach Clifford: 6
Ennesimo OT perso. Non è un caso. Si evidenzia bene una certa mancanza di fisicità da opporre ad alcuni giocatori. La solidità del team ne risente. Il materiale è quello che è. Lui sperimenta un po’ cercando anche cambi di marcature. Rotazioni buone a mio avviso però è il gioco che non mi convince. Si spara troppo da tre punti, anche perché senza Cody probabilmente abbiamo perso peso sotto le plance. 27 assist per i Clippers contro i 16 di Charlotte e 14 rubate dei Clippers contro solo un pallone sottrato dagli Hornets. Il 45,5% dal campo e il 45% da tre non è bastato. Clifford invocava una miglior mano prima della gara contro Sacramento ma anche la difesa deve fare di più. In serate come questa MKG e Marvin si trasformano in punti di debolezza. Nervoso, non sempre pone motivazioni fondate per le sue proteste.

Game 58: Charlotte Hornets @ Sacramento Kings 99-85

 
I Re s’inginocchiano alla Regina.
“A quanto vendete l’entusiasmo al kg?”
Si potesse comprare, probabilmente in mezzo a qualche mercato sentiremmo pronunciare questa frase da Rich Cho, M. Jordan e l’entourage (quello che si occupa della composizione del roster), perché oggi tutto sembra avere un prezzo.
Beh… non so quanti baratterebbero la propria felicità per soldi, anche se qualcuno obietterà che i soldi sono uno strumento per esser più felici.
Non so se MJ sia felice così, sicuramente incassa come guadagna la squadra, i fan invece non guadagnano nulla se non una collezione di delusioni che finiscono per comporre una collana di frustrazione.
Nella notte la frustrazione lascia spazio alle frustate di Kaminsky, Belinelli e compagni che a Sacramento battono i Re con una prova finalmente convincente che restituisce un minimo d’entusiasmo e speranza per il futuro.
La Queen City esce quindi vincente in questo scontro dal sangue blu.
Tra i Re si distingue McLemore con 18 punti, percentuali basse (39,2% e 39,3% da tre) lasciano Hield a 15 pt., Evans e Tolliver (uscito anzitempo) a 11.
Charlotte vince a rimbalzo 50-41 e negli assist 26-18, 40% al tiro, solo 10 turnover contro i 14 dei Kings.
Buonissima la mano dei Calabroni dalla lunetta con 17/18 realizzati/tentati…

Gli inviati di Fox degli Hornets.
Da sinistra; Collins, Ready e Dell Curry.

 
Clifford non essendo certo un innovatore (almeno fino a ieri), se non per esigenza, mandava in campo il solito quintetto composto da; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Kaminsky. Joerger, persi Demarcus e Omri, si affidava a; Collison, McLemore, Evans, Tolliver e Koufos.
 
La palla a due era vinta da Koufos, i Kings in nero portavano la prima minaccia dalle parti del ferro degli Hornets; quando ormai Koufos sembrava pronto a depositare inaspettatamente arrivava sorprendentemente da dietro Batum a spazzar via la sfera prima che potesse varcare l’anello.
Dall’altra parte MKG nel mezzo del pitturato era toccato da Evans sul tentativo in fade-away.
Due su due dalla lunetta e Hornets in vantaggio 2-0, punteggio raddoppiato con una triangolazione che vedeva Frank tagliar dentro il passaggio per Marvin che agganciava al volo e in due tempi realizzava il 4-0.
I Kings non segnavano anche perché MKG stoppava Collison mentre a 10:11 Marvin, approfittando dalla diagonale sinistra della totale assenza della difesa, aperta più del Mar Rosso a Mosè, realizzava i tre punti che consentivano a Charlotte di andare sul 7-0.
Nic e Marvin si riscattavano dalle loro recenti prestazioni, il primo segnando il 9-0, il secondo stoppando un avversario, consegnando, di fatto, a Batum l’occasione da tre che il francese non falliva portando il parziale iniziale sul 12-0…
Joerger chiamava il time-out e gli Hornets tornavano con la mente a Detroit nell’ultimo quarto.
Staccata la spina, si affidavano tre volte alla conclusione da oltre l’arco non ricavando nulla, Sacramento invece incominciava a segnare, Tolliver da tre a 6:40 portava i Kings sul 12-11, Koufos con una palla appoggiata al vetro prima portava sopra i Kings e a 5:15 su un assist breve con una bruttura stilisticamente efficace realizzava il 12-15.
Per fortuna il controparziale si fermava a 15… a bloccarlo ci pensava Kemba, il quale riceveva un passaggio e sorprendendo la difesa dei Kings con una partenza fulminea centrale appoggiava il nuovo -1.
A 4:06 Lamb falliva l’occasione del sorpasso ma Wood forniva l’energia per recuperare il rimbalzo, manata di Tolliver alle spalle due FT e Hornets sul +1.
Per una spinta su Lamb che si stava recando sul tiratore i Kings si vedevano annullare giustamente un canestro mentre dall’altra parte Marco sbagliava da tre punti, ma sulla fase discendente del tiro arrivava il fallo inutile di Collison.
Fischiatissimo l’ex tornava nella sua ex lunetta (poco al sapor di miele) non facendosi distrarre.
Un perfetto 3/3 ci portava sul 19-15 prima che Labissiere riducesse lo scarto prima a due punti e poi pareggiasse a 2:31 con l’alzata a una mano.
Lamb a 1:50 migliorava le sue percentuali in fatto di tre punti mentre Kaminsky chiudeva sul 24-19 il primo quarto riconoscendo il vantaggio in post basso destro, mezzo giro e tiro vincente.

Frank Kaminsky finirà con 23 punti nel nuovo palazzo dei Kings.
2017 NBAE (Photo by Rocky Widner/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo periodo si apriva con Charlotte ancora a segno; palla a Marco che fintava la tripla dall’angolo destro, il difensore cadeva con tutte le scarpe al pump fake, passi in avanti del nostro n°21 e piazzato di precisione con traiettoria perfetta sul lungo linea.
Il nuovo acquisto Hield realizzava due punti a 10:43 ma dall’altro lato del campo Roberts fuggiva con scatto improvviso al numero 24, assist dalle parti del pitturato da destra a sinistra, Frank si ritrovava in corsa lo stesso difensore in recupero, finta e schiacciata non appena salutato Hield ormai con la labirintite. Lamb con un layup in transizione faceva toccar quota 30 ai ragazzi del North Carolina.
Il vantaggio saliva a 9 punti, Lawson con due liberi riduceva a 8 lo scarto mettendo solo una delle due occasioni.
Belinelli si prodigava per trovar una linea di passaggio per Wood che rollava bene sul suo bound pass e realizzando in schiacciata a 9:30 dava il vantaggio in doppia cifra agli uomini in teal.
Dieci secondi più tardi una putback dunk di Labissiere riportava i Kings allo svantaggio a una cifra, Cauley-Stein stoppava alla grande Roberts ma Wood si procurava ancora due liberi (fallo di Labissiere), questa volta realizzandone solamente uno. Evans iniziava a dar fastidio scoprendo una pecca nella difesa di Charlotte che, se presa controtempo, lasciava molto a desiderare.
Wood si arrangiava con il fallo ma il 2/2 dalla lunetta non salvava Charlotte che subiva altri due punti dall’ex Pels.
Un time-out di Charlotte dava un po’ di calma ai nostri che tornati in campo realizzavano con Frank (dalla diag. destra) tre punti, i quali precedevano i due di Kemba a 5:46 ottenuti in transizione.
Dal +10 gli Hornets si facevano rimontare; Kings bravi con Evans a metter due punti da sotto (spinta laterale su MKG e appoggio) antecedenti alla tripla di Lawson che faceva abboccare Kemba alla finta.
Belinelli riceveva un passaggio e con tiro immediato a 4:23 rimediava tre punti per il 41-33, Walker a 4:03 imitava Marco ma in situazione differente, era un bound pass laterale dell’italiano a mettere in ritmo Walker che frontalmente non incontrava valide opposizioni e caricando il tiro frustava la retina.
McLemore dalla baseline destra schiacciava a una mano prepotentemente dopo esser sfuggito facilmente alla marcatura di Belinelli.
A 3:16 dalla sua mattonella sulla diagonale destra Tolliver realizzava la tripla del -6, Evans in penetrazione faceva scattare l’allarme rosso.
Hornets solo sul +4, a 1:46 un long two di Kaminsky ridavano due possessi lunghi di distanza ai ragazzi di Jordan che provavano a bloccare Tolliver lanciato all’appoggio sulla destra, fallo di Marvin caduta dell’ala dei Kings sul corpo del Tank e gioco fermato per soccorrere il Re a terra.
Un po’ di sangue ma niente di serio al momento, 0/2 però per la PF avversaria, evidentemente con qualche problema in più del percettibile.
Gli ultimi punti erano appannaggio di Charlotte; per una trattenuta su Batum il francese si recava in lunetta a realizzare due pt., poi era Frank a sfruttare un rimbalzo sul primo ferro e l’amorevole tabella che dava al pallone la giusta angolazione per finir nel cesto.
I pirati di Clifford quindi rientravano negli spogliatoi su un soddisfacente +11 (51-40).
 
L’inizio del terzo quarto vedeva ancora una volta gli Hornets segnar per primi; Marvin sbagliava da sotto ma riprendeva il suo rimbalzo e correggeva a dovere per il 53-40.
Frank trovato nel pitturato in uno contro uno fintava minimamente e alzava la parabola di quel tanto che bastava per portare il vantaggio dei teal a 15 punti.
Evans ci provava con un wild reverse layup ma non riusciva nell’intento, Charlotte capiva di trovarsi di fronte al bivio, l’ottimo momento preso per la fuga arrivava a 8:42, quando la buona mano di Kaminsky (in serata) gli permetteva di realizzare l’ennesima tripla sfruttando un giro palla veloce da capogiro. 60-40, Hornets sugli scudi anche con la discussa coppia del momento Nic/Marvin; il primo passava all’ex Hawks un pallone che Marvin in salto cercava di andare a metter dentro.
Evans non era d’accordo e trattenendolo faceva girare Marvin con un effetto freno a mano in piena aria, era comunque bravissimo a resistere completamente sbilanciato il nostro numero 2 riuscendo anche a realizzare.
Gioco da tre punti meritato e Hornets sul +23 con solido micelio piantato nel terreno.
I Kings provavano a reagire affidandosi al solito Evans che passando dietro al blocco alto di Koufos tagliava fuori MKG, sull’aiuto Tyreke sbatteva sul corpo del lungo (Kaminsky) finendo per realizzare l’alzata in penetrazione e il libero supplementare.
A 6:11 lo svantaggio si riduceva a 19 (65-46) punti.
A 5:58 una delle pochissime iniziative di Batum si concludeva con un circus shot.
Entrata quasi centrale, un po’ spostata a destra rispetto al canestro, palla tirata su un qualche modo nell’uno contro uno, palla sul vetro e nel canestro per il 67-46…
Le distanze rimanevano quelle; a un’entrata di MKG rispondeva Collison in jumper, il tempo passava e a 2:21 un buon assist di Belinelli per Kaminsky portava alla conclusione vincente ancora una volta il nostro centro.
A 2:07 McLemore da tre replicava bloccando per poco il tabellone sul 74-55.
Marco segnava due punti, Collison replicava da tre dal lato destro ma l’ultima parola del quarto l’aveva Kaminsky, il quale, giocando un pick and pop con Marco infilava a :22.4 l’ultimo canestro del periodo, buono per il 79-58.

Christian Wood ha finito con 5 punti, ma finalmente ha dato il suo contributo giocando almeno 9 minuti che contano.

L’ultimo periodo trascorreva lentamente tra la paura di esser riacciuffati ancora una volta e un inizio lento e stagnante da parte dei due team che giovava alla squadra ospite.
A 8:42 Marco scaldava la retina provocando attrito tra essa e la sfera caricata da oltre l’arco, 15 secondi più tardi Hield per par condicio compiva lo stesso gesto.
Hield in entrata chiudeva di sinistra ma a 7:03 ancora l’asse Batum/Williams procurava tre punti a Charlotte; assist del primo, tripla del secondo per l’89-69.
Kemba poi andava sulla sinistra a prender palla e frustava la tripla del nuovo +23 (92-69).
Charlotte smetteva di giocare seriamente e a 2:53 un McLemore molto fortunato sul tiro conquistava tre punti che riducevano lo scarto a 15.
A 2:39 un numero della stessa guardia costringeva Walker al fallo.
Canestro fortunato per rimbalzi ma meritato per tenacia e abilità. Gioco da tre punti chiuso dalla lunetta e imenotteri con un vantaggio dimezzato dalla tripla di Walker.
Per fortuna su un attacco Kings, Marco, alzando le braccia, deviava un passaggio e gli Hornets recuperavano un pallone fondamentale.
Kemba a 1:22 realizzava in accelerazione appoggiando sulla sinistra, in più a :49.3 un hockey pass del capitano dava la possibilità a Williams di “chiudere” i conti con la bomba del 99-82.
Hield con la difesa degli Hornets ferma segnava il 99-85 finale.
Gli Hornets finalmente tornavano a vincere in trasferta dopo due mesi…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
12 pt. (5/12), 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Kemba perde 4 palloni, però entra in diverse trame di gioco di Charlotte. Se non è lui a segnare o a rifinire, devono sempre dargli un’occhiata in più gli avversari. Quando si aggira nelle lande nemiche. Mette i due punti della sicurezza, anche se in difesa non sempre è bravo come in attacco.
 
Batum: 6
15 pt. (4/17), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Strano ma vero, un solo turnover, ma anche metà assist rispetto al solito. Prestazione controversa. Inizia bene dando l’input al team con una bella stoppata su Koufos e poi segna da tre. Sparisce ben presto al tiro vittima dei suoi errori. Si diverte a pompar la palla in palleggio e sul giro e tiro a farsi toccare guadagnando la lunetta da dove riesce a ottenere un 6/6. Difesa migliore delle ultime volte anche se in particolare, su una chiusura da tre nel primo tempo, braccio in avanti parallelo al parquet sembra Ralph Supermaxi eroe quando tenta di apprendere i rudimenti della tuta rossa lasciata dagli spaziali senza libretto (o meglio, perso da lui) d’istruzioni.
 
Kidd-Gilchrist: 7
6 pt. (1/6), 12 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Buona prestazione. Anche lui a inizio gara contribuisce a non far violare la no fly zone sopra il canestro di Charlotte. Poi impegno, difesa e rimbalzi, equamente divisi tra difensivi e offensivi, importanti per Charlotte. Dalla lunetta sa tirare, dal campo stasera invece fa cilecca.
 
M. Williams: 6,5
16 pt. (6/12), 6 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. Discreta prestazione difensiva che fa da contorno a una buona prestazione offensiva. Il 3/8 da tre punti, il bel canestro subendo la trattenuta reiterata. Tre palloni persi ma pazienza…
 
Kaminsky: 7,5
23 pt. (9/18), 13 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 5/9 da tre punti, nessun turnover. Ritrova confidenza e mano. In difesa è aiutato dalla sparizione di Cousins ma nulla toglie ai meriti di serata. Doppia doppia convincente. Career high da tre punti.
 
Wood: 6,5
5 pt. (1/3), 4 rimbalzi. Perde un pallone e commette tre falli. I falli commessi unitamente alle scelte di tiro sono due problemi per lui. Lo vediamo provarci da tre e prendere una stoppata da sotto, ottenendo comunque una rimessa dal fondo. Porta energia fondamentale e anche se crea caos in campo, battaglia e recupera palloni a rimbalzo o in situazioni di palla vagante. Utile comunque.
 
Lamb: 6,5
7 pt. (3/8), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Depistato un paio di volte in difesa, non va male in attacco. Trova un paio di canestri importanti, uno al limite. 17 minuti, +7 di +/-.
 
Belinelli: 7
13 pt. (4/7), 2 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Una sola palla persa. Un passaggio per Walker che fintando di andar dentro si vedeva sfilar la palla lanciata da Marco sulla sinistra. Per il resto ritrova la mano da fuori con un 2/4 da tre punti. Se nella scorsa partita i rimbalzi erano stati il suo pane, questa sera si prodiga come uomo assist e vi riesce molto bene. Sei passaggi vincenti aiutano il team a finalizzare buone trame di gioco.
 
Roberts: 6,5
2 pt. (1/2), 4 assist. Segna con un buon jumper dalla baseline sinistra. Tiro a gittata lunga… Non perde palloni e smazza 4 assist in 12 minuti.
 
Coach Clifford: 7
Cambia un po’ inserendo l’energia di Wood. Buona mossa. A inizio ultimo quarto lascia il frontcourt titolare (Williams/Kaminsky) unendolo al backcourt di riserva per cercar di mesticare un colore che dia la pennellata indelebile della W. Ci riesce. Avesse messo solo riserve, sarebbe venuto fuori l’ennesimo pasticcio. Il piano d’attacco funziona, la difesa tiene dopo lo 0-15 “iniziale” e il time-out necessario preso. Due o tre correttivi lucidi e di buon senso portano alla vittoria esterna. Applaude anche Marco sul passaggio per Walker non andato a buon fine cercando di trasmettere fiducia.

Il Silenzio dei Colpevoli + classifiche.

Il GM birmano/americano Rich Cho. Ci si aspettava qualcosa da lui e dal suo staff ma non è arrivato nulla d’interessante per aiutare Charlotte nella risalita.
Il solo Plumlee (MIles) oltretutto è già in lista infortunati.
Per mio conto quindi il GM sale sul banco degli imputati.

Aldilà di vittorie e sconfitte che danno momentanei entusiasmi oppure disinteresse, folgoranti arrabbiature miste a deprimenti stati d’animo (dipende ovviamente dal carattere d’ognuno), ritengo che fondamentalmente questo sia il peggior momento mai vissuto dagli Hornets, ovunque essi siano volati.
Gli Charlotte Hornets 1988/89, gli originali, erano una squadra composta all’expansion draft, dopo tre o quattro anni incominciarono a risalir la china grazie alle aggiunte di Gill, Johnson e Mourning. Andammo bene sino al 2002, l’anno nel quale Shinn trasferì la franchigia a New Orleans.
In realtà anche i primi due anni in Louisiana si conclusero con l’approdo ai playoffs, poi nella disastrata stagione 2004/05, la peggiore di sempre, si stava in realtà ricostruendo.
Katrina, l’uragano arrivò a devastare la Big Easy, gli Hornets si trovarono per due anni a OKC in una situazione di medio/bassa classifica ma tra l’entusiasmo del pubblico locale che pose le basi per una franchigia (i Thunder), purtroppo non nuova ma a discapito della rimpianta Seattle.
L’annata stupenda del rientro a “casa”, poi anni in discesa con il tumore di Shinn, la vendita alle altre 29 franchigie in attesa di ricostruire.
Biglietti a poco prezzo e team smembrato ma in attesa di acquirenti “seri”. La vendita al businessman locale Tom Benson, il rebrand e il ritorno del Calabrone a Charlotte voluto dai tifosi e concesso da Jordan che probabilmente non vedeva l’ora di scrollarsi di dosso un po’ di polvere, accumulata dalla gestione Bobcats, sempre più suoi.
Il primo anno le cose non girarono bene a causa degli infortuni nella parte finale della stagione, lo scorso anno fu una stagione da 48 vittorie, sorprendente, si sarebbe dovuto dare continuità a un progetto che non facesse rimpiombare Charlotte negli anni di piombo dei Bobcats.
L’incubo però sembra riproporsi oggi. Alla chiusura del mercato il verdetto è inequivocabile.
Dal mio punto di vista la società è colpevole.
5-17 da gennaio fino all’All-Star game.
La squadra andava aiutata per conseguire i playoffs e invece non è stato fatto nulla per migliorare un team in crisi se non operazioni marginali o senza senso.
L’arrivo di Miles Plumlee in cambio di Hawes e Hibbert (girato ieri dai Bucks a Denver per una seconda scelta futura) non sposta nulla, anzi, ha finito per peggiorar le cose perché il fato ha voluto che il fratello meno conosciuto dei Plumlee si stirasse un polpaccio.
Il suo atletismo non garantirebbe comunque una protezione del ferro ottimale, mancante dall’addio di Biyombo.
Ancor peggio l’operazione Chris Andersen preso per soldi dai Cavaliers e poi tagliato, ai limiti della società satellite.
Scorrendo gli screen di Wojnaroski ieri sera i tifosi si aspettavano almeno una piccola scossa, invece nulla, più fermi di quei bravissimi mimi truccati nelle piazze o di montagne lì, ferme da secoli…
Nessuna voce, nessun player utile…
Il silenzio della società è assordante e parafrasando la canzone di Caparezza “Il silenzio dei colpevoli”, potremmo definire il GM Cho, il suo staff e Jordan, colpevoli di tradimento verso le aspettative dei tifosi.
MJ oggi, dietro la scrivania sembra l’ombra del magnifico giocatore che fu.
Non sembra minimamente interessato a render veramente competitiva la sua creatura e il contratto collettivo (sebbene rechi differenze in sé) fa da sfondo a un team che pare senza “ambizioni” sportive.
E’ già stato annunciato che l’anno prossimo il prezzo dei biglietti si alzerà anche allo Spectrum Center e lo spettacolo sul campo offerto potrebbe non essere degno, anche perché se si fosse puntato a tankare oggi avremmo già dovuto vedere mosse per liberare spazio salariale.
Vero è che liberarsi di certi contratti in una finestra di mercato particolare è difficile, ma non impossibile…
Charlotte aveva fatto anche una buona mossa rifirmando diversi free agent in estate, ma con il senno di poi (nemmeno molto), possiamo dire che le cifre di alcuni (Batum e Marvin Williams) sono troppo esose, qualche contratto è troppo lungo e finisce per incidere sul monte ingaggi per troppi anni (compresa l’aggiunta di Plumlee), ma il vero problema attuale è il valore dei giocatori che sta scendendo a picco.
I giocatori si stanno deprezzando, Batum sembra più essere interessato al contratto che al gioco, Marvin è sceso di un paio di gradini così come Sessions, seguito da Belinelli che ultimamente non sta avendo un buon momento.
I contro di una strategia buona (se pensiamo a contratti meno onerosi da rifirmare, senza stare ad aver l’incubo dello scambio a febbraio perché il giocatore potrebbe non firmare), sta mostrando i suoi limiti.
Sicuramente anche coach e giocatori sono colpevoli a oggi. Perdere partite sul +17 e +18 (a fine terzo quarto o quasi) in serie, nella NBA è osceno.
La squadra si mangia margini di vantaggio più voracemente di quanto Hannibal Lecter possa fare, tirando da tre punti e giocando con sufficienza a parte un Kemba isolato che quasi ci prova da solo visto l’ambiente circostante.
Lo scenario quindi potrebbe essere, comunque vada a finire la stagione, che Jordan vada pesantemente mettendoci la faccia sul mercato per stravolger il team scegliendo in secundis un GM più acuto dell’attuale, altrimenti “Il Silenzio degli Innocenti” potrebbe essere il rumore dello Spectrum l’anno prossimo, con tifosi delusi dalla nuova gestione, anche se una scelta alta al Draft fa sempre gola.
La classifica ci vede ormai in un limbo tra la possibilità di approdare i playoffs e la bassa classifica.
 
Ultima spiaggia per cercare una via d’uscita alla bassa classifica, Sacramento, un’eventuale e ulteriore L certificherebbe la fine anticipata della stagione.
 
Per completezza d’informazione, stavolta, ecco anche la classifica anche a Ovest.
 
Per l’amarcord invece il 17 febbraio 2001 Baron Davis centrava il canestro più lungo mai registrato su un campo NBA, alla faccia della scaramanzia, ma se ci si prova si può anche riuscire nell’impresa (messaggio subliminale per i giocatori di Charlotte)…

Game 57: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 108-114 (OT)

 
E’ già Ieri…
 
La voce di Linus pronuncia: “Buenos Dias, dias, dias, dias, dias, dias, dias!
Sono le 7:00 del mattino.
Fatti un caffè, guarda fuori, è una giornata meravigliosa e il sole splende …oggi è la notte più importante.
E sapete perché?
Perché è il 13 agosto”…
No, non sono impazzito io, semplicemente sono le parole che in radio pronuncia Linus ogni mattina nel film: “E’ già Ieri”, una specie di remake di “Ricomincio da Capo”, girato alle Canarie con protagonisti Antonio Albanese e la bella attrice locale Goya Toledo.
Il protagonista (Filippo Fontana, interpretato da Albanese) è bloccato in un loop spaziotemporale.
Ogni mattina, questo inizialmente cinico divulgatore, si sveglia sempre il 13 agosto e rivive le stesse scene.
E’ lui a dare un senso alla monotonia della giornata inventandosi sempre cose nuove da fare.
Non vi rovino il film (lo trovate anche su YT), diciamo solo che dopo l’idea che apre spazio a riflessioni sul tempo che scorre e sul senso della vita, il finale della commedia parla “d’amore”. Proprio il vero amore riuscirà a spezzare il sortilegio e finalmente dopo mesi, forse anni, il nostro protagonista riuscirà a vivere anche il 14 agosto con un rinnovato spirito e in compagnia della sua nuova ragione di vita.
Gli Hornets allo stesso modo dovrebbero ricordarsi, oltre che a essere dei professionisti, di metterci il “cuore” (qualcuno ha il portafoglio troppo gonfio e non ricorda le origini) avendo scelto lo sport ascensionale per antonomasia.
Batum su tutti.
Bene, anzi… male… anche oggi ci svegliamo ed è il 13 agosto, non so quando finirà essendo vittima come Voi, tifosi di Charlotte dello stesso paradosso spazio/tempo.
Altra L, punto a punto e al supplementare.
Superfluo inserire statistiche in questa parte introduttiva, non direbbero molto se non magari segnalare i 33 punti di Caldwell-Pope tra i Pistons.
 
Passando al match, gli Hornets rinunciavano a Zeller, Sessions e Miles Plumlee scendendo sul parquet comunque con; Walker, Batum, MKG, M. Williams e Kaminsky.
L’amico/nemico Stan Van Gundy invece costellava il parquet con le sue 5 punte; R. Jackson, Caldwell-Pope, M. Morris, Leuer e Drummond.

Kemba Walker, 34 punti, gran finale ma non riesce da solo a interrompere la serie negativa di trasferte consecutive.

 
La palla a due era spazzata via da Drummond, Caldwell-Pope sulla sinistra faceva saltare Marvin Williams ma falliva il tiro, era Kemba a dar in profondità un pallone allo stesso Marvin che rimbalzava su un difensore elevandosi, tuttavia il 2-0 era assicurato, così come il pari di Drummond da sotto senza Kaminsky nei dintorni, costretto a seguire un taglio lontano dal canestro.
A 10:41 a sorpresa arrivava una tripla di Kaminsky ma anche questa era riassorbita da una tripla di Caldwell-Pope che sfruttava un ribaltamento lato e Batum in ritardo sulla chiusura.
A 8:54 primo vantaggio Pistons con l’hook di Drummond (12 pt., 13 rimb.), Charlotte subiva la pressione su Walker che in attacco portava palla ma il distacco dei lunghi dentro creava spazio e distrazione nella difesa bianca bordata di rosso e blu, Kemba prendeva il centro e segnando da tre punti riportava in vantaggio Charlotte di un punto a 8:42.
A 8:14 Kemba era favilla, crossover, penetrazione, assist sulla sinistra del ferro per MKG che si guadagnava due punti easy.
A 8:01 M. Morris replicava da tre punti agganciando sulla minima doppia cifra gli Hornets che ci provavano con un pick and pop tra Batum e Kaminsky finito irrimediabilmente con un tiro a fender l’aria da parte di quest’ultimo…
Hornets che tuttavia riprendevano la strada del vantaggio con un 2/2 di Batum bravo a forzare dal palleggio Jackson a una difesa troppo aggressiva.
Walker sulla destra era sfidato da Leuer in difesa, palleggio, step back veloce e due punti con il classico tiro imprendibile per i riflessi del lungo…
Kemba era scintillante ancora andando nel mezzo a romper la difesa, drive e assist originale dietro la schiena per Kaminsky che nell’angolo destro onorava il compagno non fallendo la tripla del 17-10.
Hornets brillanti e Kaminsky che con la drive da fuori arrivava sino quasi al ferro alzando con un soft touch vincente la sfera.
Harris (25 pt.) segnava il 19-12, poi, dopo due errori di Batum, Jackson accorciava ulteriormente dalla lunetta di due il gap dei Pistons che finivano per ritrovare il pari a quota 19 con un gancio di Jackson dopo un palleggio insistito dello stesso contro Kemba e tiro dalle parti alte dell’area.
MKG a 3:19 sbloccava l’attacco degli Hornets con due liberi, seguiva il pari dei Pistons ma Walker da tre dalla diagonale sinistra prima segnava e poi se la rideva quasi incredulo per la buonissima partenza.
MKG seguiva al buon attacco di Walker, partenza dalla sinistra, zona rossa guadagnata, appoggio di destra con autorità sopra i due difensori a protezione e 26-21 Hornets.
In difesa Lamb recuperava due rimbalzi grazie a riflessi felini riuscendo a districare un paio di situazioni difficili ma una penetrazione di Johnson con tocco al vetro riportava al -3 i padroni di casa.
Per un blocking foul di Ish Smith, Walker si presentava in lunetta e segnando le due occasioni chiudeva lo score dei primi 12 minuti sul 28-23.
 
Charlotte ripartiva senza Kemba nel secondo quarto ma facendo girar palla Roberts si prendeva il vantaggio e penetrando segnava in floater seguito da Lamb.
Hornets che incameravano altri 4 punti di vantaggio (32-23), così Van Gundy optava per un time-out a 11:09.
Motown cercava di risolver la situazione a suon di triple; Harris a 10:33 e a 10:00 ne metteva un paio intervallato solo da un tiro da due di Lamb bravo a crearsi spazio.
Per Charlotte rispondeva Belinelli, prima tirando su Harris da due e successivamente andando dopo una finta a prendersi il tiro dalla baseline sinistra con schiena all’indietro e difensore non lontanissimo.
Ancora una volta il risultato era la retina, così gli Hornets tornavano a comandare di 9 punti (38-29) ma Marvin era stoppato da Harris, questa volta per i Pistons era Morris a segnare da tre approfittando di un po’ di confusione degli Hornets sulla difesa del perimetro.
Non c’era nulla che Clifford potesse fare per arrestare il rientro dei Pistoni, a 7:19 tripla di Johnson e a 6:58 drive di Harris, fallo di Batum.
Gioco da tre punti e sorpasso della macchina di Van Gundy lanciata sul +3 con un 12-0 di parziale…
Hornets che ritrovavano la via smarrita quando Batum intuendo il possibile fallo di Morris passava dietro al blocco e scaricava da tre giusto per guadagnare i tre liberi, poi assegnati e realizzati. Batum da tre dalla diagonale sinistra questa volta ci provava davvero finendo per segnare il 44-41, in più Kemba a 5:46 estendeva il controparziale Hornets sull’8-0 segnando con un pullup micidiale per esecuzione.
Leuer rintuzzava da due punti ma sull’eurostep di Kemba, lo stesso lungo non teneva il passo del nostro numero 15 finendo per concedere altri due tiri liberi agli Hornets.
Ancora una volta precisissimo il nostro capitano ci portava sul 48-43.
Dopo due punti Pistons in attacco la palla perveniva a Kaminsky che sulla destra fintava dall’esterno, faceva un paio di passi alzando il floater sul contatto con Drummond.
Ancora tiri liberi, numerosi e copiosi per Charlotte nei primi 24 minuti… questa volta però Frank splittava facendo risultare l’unico errore degli Hornets sul tabellino durante il primo tempo.
Poco male perché MKG asportava una palla a Drummond e a 3:52 sull’assist di Batum dalla linea di fondo destra finiva per segnare in schiacciata.
Charlotte usava la difesa, magari un po’ spartana, confusionaria ma reggeva da sotto, Batum in entrata spostando peso del corpo e anca finiva per dribblare in corsa il difensore e appoggiare il fing and roll del 55-45.
Arrivava anche un tecnico a Van Gundy, così Charlotte con l’1/1 di Kemba si ritrovava sul +11.
A 2:48 pioveva sul bagnato per Detroit.
Impensabile ma Frank stoppava Drummond, Kaminsky si esaltava forse e segnando da tre il 59-45 faceva decollare Charlotte.
Harris a 1:34 da tre recuperava qualche punto ma ai 24 Marvin sulla sinistra era toccato ingenuamente sul salto in avanti di Johnson.
Tre liberi, tutti a segno quando il cronometro segnava :05.9.
Ci metteva però solo :05.3 Smith per l’arresto e tiro vincente che chiudeva il primo tempo.
Hornets 62, Pistons 50 dopo i primi 24.

Marvin Williams ad Aubunr Hill al “The Palace”.
2017 NBAE (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

 
Il terzo quarto iniziava con due punti di Drummond ai quali rispondeva Marvin, poi era Jackson a provarci era Jackson, tripla frontale, praticamente già dentro ma ferro e palla concordavano per l’uscita della stessa e sfera con incredibile calcio gravitazionale a uscire per uno dei tiri più sfortunati della storia con la parte inferiore della sfera già sotto il livello del ferro.
Una volta tanto la fortuna ci arrideva, Marvin metteva due FT con Morris pescato in azione fallosa sul tentativo d’appoggio della nostra ala grande.
Se a 9:58 Caldwell-Pope infilava il jumper, gli Hornets rispondevano doppiamente con due transizioni; Walker appoggiava sulla destra resistendo al contatto con Leuer, poi era Marvin ad alzare per Batum solo nel pitturato, appoggio volante al vetro di destra per il 70-54 a 9:00 dal termine della terza frazione. A 8:22 un tap-in di Drummond su una seconda occasione liberava un po’ la mente dei locali da queste situazioni sulle quali erano riusciti solamente una volta a realizzare.
Leuer non aveva fortuna contro Marvin bravo a piazzare uno stoppone sul lungo bianco, dall’altra parte appena fuori dai bordi dell’area a destra Batum con un turn and gun sparava a canestro trovando anche il settantaduesimo punto.
A 4:44 Leuer riportava il distacco all’iniziale dozzina di punti costringendo Clifford a chiedere una pausa. Si rientrava sul parquet, Frank si prendeva licenza d’entrata, braccio sinistro di Leuer ad angolo su Frank e spinta, canestro e libero realizzato. Rispondeva a 4.21 CKCP5 da tre punti ma Kemba con le sue esitazioni si portava nel pitturato avversario, i compagni intorno si muovevano, la difesa dei Pistons valutava le opzioni mentre Kemba ripartiva battendo tre difensori con il layup.
Da un assist orizzontale di MKG Batum ne ricavava un hook al vetro per portare i Calabroni sull’83-67.
Gli Hornets creavano spazi, ma anche quando non ci riuscivano ecco arrivare Lamb a circumnavigare il lato sinistro e poi arrestarsi in prossimità della linea di fondo per segnare un preciso uno contro uno a 1:56, un capolavoro che dava a Charlotte il +18.
Come perdere una partita fotocopia di quella di Toronto per gli Hornets era semplice. Panchina in campo e Detroit a chiudere sul -15 il terzo quarto, Charlotte anche graziata da un open dall’angolo destro di Harris non andato a buon fine.
Era lo stesso Tobias a inaugurare il quarto finale con due punti ottenuti dalla drive, sempre lui riportava di tripla al -12 (87-75) i suoi.
Tobey in seconda battuta riusciva a fermare lo scatenato avversario in penetrazione sulla linea di fondo sinistra riuscendo a vincere anche la palla a due alla quale lo aveva costretto ma proprio su un suo passaggio Johnson intercettava e chiudeva la transizione del -10.
Panchina deleteria in campo, Walker rientrava e fornendo l’assist per il rollante Marvin che depositava oltre il difensore in allungo dava qualche speranza d’interromper l’inerzia dei locali.
Niente da fare però perché mentre il vantaggio scemava a 8, Batum falliva una tripla aperta, i Pistons si rifacevano sotto e su un passaggio saltato di Smith i Calabroni lasciavano la via centrale aperta, dish di Ish schiacciata dinamitarda di Harris e 88-87 quando alla fine ancora mancavano 262 secondi tutti da vivere.
Finale rovente…
Batum in entrata riusciva a battere due giocatori appoggiando Harris non mettendo la tripla lasciava un’altra occasione offensiva a Charlotte che sfruttandola con Walker riusciva ad andare sul +4 (contatto con Smith sulla penetrazione e due liberi a segno nonostante Ish non fosse d’accordo).
Caldwell-Pope da tre a 2:19 riportava a contatto i Pistoni (93-92), i quali se la dovevano vedere con un Walker per nulla intenzionato a perdere.
A 1:53 da tre punti realizzava il 96-92 ma dall’altra parte in soli 7 secondi KCP5, ancora lui, da oltre l’arco ridava il minimo scarto a Motown.
A :44.8 uno step back separava Kemba da Leuer, tiro al limite della riga da tre punti, fantastico considerando anche il fatto di esser stato ottenuto sulla sirena dei 24…
Kemba era ancora una volta la risposta e gli Hornets viaggiando sul +3 (98-95) sembravano poter resistere agli assalti degli uomini di Stan.
Una dunk centrale di Caldell-Pope però rilevava tutta la fragilità di Charlotte, la quale non riuscendo a stoppare la SG avversaria si votava a qualche santo mentre per fortuna gli arbitri non punivano anche il tocco di Frank sull’avambraccio dell’avversario.
A :20.7 l’arresto e tiro da due di Kemba portava Charlotte sul +3. Detroit sulla rimessa si affidava a KCP5, solito gioco di blocchi. Batum in due tappe della Via Crucis seguiva benino l’avversario, poi passava dietro un blocco di Leuer (non troppo regolare, comunque della tipologia concessa con braccia fuori cilindro a spingere sul passaggio), il numero 5 guadagnava tempo ed era preciso nel segnar da fuori per il 100 pari.
Charlotte avrebbe l’ultima occasione per vincere; rimessa, Kemba a prendere il pallone e a congelarlo sino a una decina di secondi dalla fine, penetrazione in area, chiuso dal raddoppio scarico sulla destra per Marvin in angolo che facendo girar palla indietro e più centralmente dava l’opportunità a Belinelli d’esser l’eroe della partita.
Questa volta Marco non centrava (come la volta scorsa fuori tempo) il canestro e si andava ai supplementari in una gara senza più storia.
 
Pope dalla destra realizzava da due con sicurazza dalla media distanza a 4:06, Morris a 3:31 metteva dentro da 3, partita già finita mentalmente, anche se Kemba subendo uno sfondamento e MKG segnando in contropiede a 1:59 (102-105) destava vaghi sospetti di rimonta che non si evolvevano nel crimine perfetto.
Canestro quasi mono quello della nostra ala, mentre dall’altra parte su una seconda possibilità Morris segnando da due punti garantiva la quasi sicurezza che dava a :55.1 Caldwell-Pope da tre.
Imbarazzante Nicolas in chiusura sulla tripla del 102-110.
Finiva 108-114.
Un dejà vu a tinte canadesi (dal +17 alla sconfitta) ma anche locali (sconfitta di un punto a Detroit nell’ultima tra i due team), fenomeno reale e non psichico purtroppo…
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
34 pt. (11/19), 7 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. Aggiungerei 0 turnover e +4 nel plus/minus più un finale di ultimo quarto nei regolamentari eroico. L’unico veramente incedibile se non arrivasse ad esempio lo “Steph” nazionale, ma da queste parti non arriva nemmeno Varejao, quindi… Mi dispiace per lui. Meritava la vittoria, ha fato di tutto aumentando gli assist e piazzando un 9/9 dalla lunetta. Fino alla fine ci prova ma non può risolvere tutto lui.
 
Batum: 4,5
18 pt. (6/17), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Utile come un piatto piccante nel deserto nei momenti che contano. Mette dentro solo un layup, poi si affida a un paio di conclusioni forzate e a un tiro sbagliato. In difesa è più pigro di un panda o almeno… non è per nulla sul pezzo. Altra partitaccia se escludiamo la vampata che ci porta 6 punti di fila.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
12 pt. (5/9), 14 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Lui la grinta e la voglia come elementi d’amore per questo sport le mette. +9 di plus/minus. Tra stoppate, difesa e rimbalzi per un po’ tiene a galla Charlotte. Anche nell’OT nel mucchio si rende utile ed è suo l’ultimo canestro “utile”.
 
M. Williams: 5,5
13 pt. (4/8), 7 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. Da tre proprio zero (0/2). Si prende in faccia un paio di triple, una di Harris micidiale, ha un -16 ma non voglio sparare eccessivamente su di lui. Ci prova alternando risultati buoni come la stoppata nell’OT su Morris da sotto che anticipa il canestro di MKG.
 
Kaminsky: 5,5
17 pt. (6/18), 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Limita a 3 I suoi falli. In difesa subisce nell’ultimo quarto uno spin danzante di Leuer senza troppe colpe. Nella prima parte tiene botta bene a Drummond, gran pregio e finisce anche con 17 punti ma con un finale decisamente in salita nel quale sbaglia un paio di tiri importanti. Un solo rimbalzo, dopo un buonissimo inizio cala come molti altri…
 
Belinelli: 5
4 pt. (2/7), 8 rimbalzi, 1 assist. Marco gioca 22 minuti e segna nel primo tempo due canestri consecutivi, poi il nulla. Prende otto rimbalzi, sembra Rodman con il radar per capire dove cadranno questi rimbalzi, magari non proprio corti a differenza dell’ex folkloristico giocatore di Pistons, Spurs e Bulls… Ha la possibilità di divenire eroe della partita ma sbaglia la tripla sull’ultima luce rossa e consegna la busta con la W dentro a Detroit.
 
Lamb: 5,5
6 pt. (3/8), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Finisce al limite dei falli con 5, 0/3 da fuori, a volte è costretto a tirare sul rasoio, mette dentro un bel floater e un jumper notevole, spende falli in maniera “intelligente” a parte una spinta sulla schiena. Dalla panchina forse il migliore stasera nonostante sulla difesa si possa discutere abbondantemente.
 
Roberts: 5
4 pt. (1/5), 3 rimbalzi, 1 assist. Parte bene nel secondo quarto facendo girar palla, così come nell’ultimo però insieme agli altri 4 naufraga subendo un -10. Lui riesce a mettere solo un canestro e due liberi in 11 minuti smistando un assist. Poco come ricambio.
 
Tobey: 4,5
0 pt. (0/1), 1 assist. 13 minuti sul parquet basterebbero a far partire una retata a casa Cho per capire che sostanze stupefacenti usi il nostro GM. Inguardabile. L’unica volta che fa qualcosa di buono la vanifica con la palla persa. Di livello inferiore.
 
Coach Clifford: 5
Non ha risolto il problema della testa. La squadra nell’ultimo quarto la perde giocando a volte in maniera affrettata. C’è poca tranquillità e ci si affida sempre a Kemba che tra poche partite continuando così potrebbe aver già bisogno della bombola d’ossigeno. Avrebbe dovuto tempestare Cho di chiamate per farsi aggiungere qualcosa nel roster. Bene, diamo fiducia ancora alla squadra. La prossima a Sacramento è veramente l’ultima spiaggia contro un team, con tutto il rispetto, in disfacimento… Se non si vince nemmeno lì, possiamo anche andare in vacanza.

Il Cody c’è! La Vinci.

Cody Zeller, templare di Charlotte, custode dell’anello. Senza di lui Charlotte stenta (per usare un eufemismo) a vincere…

Dovessimo scrivere del Priorato di Sion non ne usciremmo più.
Tante e troppe sono le interpretazioni legate alla setta che prende il nome del monte “israeliano” tra miti, verità e leggenda.
Dai Cavalieri Templari, alla loro organizzazione attribuita a Goffredo di Buglione (conte belga difensore del Sacro Sepolco in Terra Santa e governatore di Gerusalemme) all’alba del 1100, ai loro presunti ruoli da tesorieri e da custodi del Sacro Graal, all’estinzione nel quattordicesimo secolo e all’organizzazione del 1956 fondata da Pierre Plantard che come aveva come simbolo il Fleur de Lys (un po’ modificato in maniera massonica nella parte alla base) divenuto simbolo di regalità in Francia nell’oscuro (non poi così buio) Medioevo.
Proprio per questo faccio una premessa introduttiva su New Orleans che reca nello stemma il fiore del giglio araldico, retaggio gallico di un passato non troppo remoto.
Oggi i tifosi dei Pelicans si sono svegliati in Paradiso trovandosi Cousins in casa da affiancare a Davis.
Per me, potenzialmente sono la coppia titolare a livello di frontcourt di tutta la NBA.
L’ex Vlade Divac, a Sacramento, probabilmente stufo dei capricci e delle “cousinate” in spogliatoio dell’ex uomo franchigia dei Kings, ha spedito Boogie insieme a Casspi (altre attinenze sioniste?) a New Orleans in cambio di Evans, già ex Kings e in scadenza (probabilmente non avrebbe rifirmato), del prodotto locale (Baton Rouge) Galloway, buono specialista e di Buddy Hield, un rookie che non sta brillando particolarmente (credo diverrà buon giocatore se la testa lo aiuterà), più una prima scelta.
Mentre i Kings mettono sul mercato anche Collison, Afflalo e McLemore (trovo Collison perfetto per sostituire Lin, perché anche in panchina Charlotte ha bisogno di alternative reali) scegliendo di abdicare nella corsa ai playoffs per prime scelte e giocatori “freschi” per un ambiente logoro, ovvio che ora i Pelicans puntino alla post season.
“Divertente” è notare che la storia delle due franchigie spesso corra su binari paralleli e quello che servirebbe a noi è andato a NOLA.
Anche Demps si è riscattato con questa trade, mentre il nostro GM Rich Cho ha “incasinato” il roster andando a prender per 4 anni Miles Plumlee a 12,5.
Mentre Cho dorme sonni tranquilli, forse sognando nella nostra nebbia fitta il film Il Codice da Vinci, il quale s’intrometteva in antiche tematiche legate a quanto scritto sopra, 5-17 è il poco affascinante record degli Hornets targati 2017.
Difficile rientrare in carreggiata con Clifford alla guida di una macchina allo sbando.
A bordo non c’è più Zeller, lasciato in riparazione da qualche parte, forse in uno sperduto Autogrill americano perso nel “nulla”…
Zeller ha giocato nella prima fase dell’anno a intermittenza un totale di sette partite.
Gli Hornets ne hanno vinte tre e perse quattro con lui in campo.
Senza di lui è arrivata una sola vittoria contro Brooklyn.
Se senza Cody perdi, con Cody hai più possibilità di vincere.
Il problema è che non si conoscono i tempi di recupero per Cody per l’infortunio al quadricipite che lo sta tenendo lontano dal parquet.
L’uomo dal profilo spartano aveva iniziato dalla panca dietro a Hibbert, progetto abortito dopo una partita.
Roy a Milwaukee aveva giocato splendidamente, ma il ginocchio aveva dato subito segnali di recidività.
Gli Hornets passati dalle problematiche ginocchia di Jefferson si ritrovavano nella stessa situazione e per non finire in ginocchio si affidavano a Zeller, il quale, dopo una buona prova a Milwaukee, contribuiva subito a Miami ad aiutare il team nella sua partenza sprint di 8-3 nelle prime undici gare.
Proprio nell’undicesima Zeller toccava lo zenit.
Dopo l’ottima prestazione contro gli Hawks, il nostro centro, ormai titolare, era costretto a saltare le sfide con New Orleans, Memphis e San Antonio (gare 12, 13 e 14), le quali finivano con altrettante sconfitte degli Hornets.
Ancora però si sarebbe potuto pensare a sconfitte episodiche, dettate da appagamento, un po’ di stanchezza e qualsiasi altra scusante vogliate inserire.
Invece ecco che il 2017, con le sue ultime due nefaste cifre messe insieme, toglievan di mezzo ancora una volta Cody.
Dopo il finale della 2014/15 con relativo infortunio a “darci una mano” per pescar più alto al Draft, eccoci a oggi.
Senza Cody nel 2017 siamo 2-12 e aggiungendo le 3 L precedentemente menzionate ecco un 2-15…
 

Cody da più solidità al quintetto base. Ha aumentato le sue cifre e messo su un po’ di muscoli rispetto al passato.

Se Cody Zeller non entra nel novero delle stelle visibili e rispettabili dalla massa dei tifosi NBA, la sua assenza sta mostrando che, dopo Walker, è un secondo astro in un sistema binario, importante per i pianeti che gli gravitano intorno, vero punto di riferimento della squadra.
Ad alcuni sembrerà una bestemmia ma, numeri alla mano e considerazioni sul gioco di squadra vi spiego i miei perché.
 
Clifford dopo la sconfitta contro Phila ha detto: “Siamo ancora in tempo, ma si sta facendo tardi.”, aggiungendo che se la sfida cambia si deve cambiare.
Parole sibilline forse, meno aulico è stato quando ha detto che non è difficile giocar contro gli Hornets, squadra che ha perso fisicità e smalto.
Il 51-33 a favore dei 76ers a rimbalzo (senza Embiid e Okafor) parla chiaro…
Clifford sa che Charlotte ha perso identità e la grinta di Zeller potrebbe aiutare Charlotte a ritrovarsi dopo la pausa dell’All-Star Game.
La fisicità di Cody aiuta.
Nella NBA attuale divenuta meno tecnica degli anni d’oro, se non hai giocatori fisici, come ormai capita a tutti gli sport di contatto spinti allo stremo, “ti disintegrano”…
Tornando a Cody, a parte il fatto di esser stato scelto nel 2013 alla posizione numero 4 (ok, a volte si pescano dei bidoni anche alla uno), altro numero che non porta proprio benissimo per gli scaramantici d’oriente (shi significa 4 ma è anche la radice del verbo shinu, cioè “morire” in giapponese), dal mio punto di vista, lo Zeller di Charlotte è importantissimo per il nostro gioco per due motivi principali.
Intanto perché in un gioco basato essenzialmente su pick and roll e tiro da tre, Cody riesce a fare benissimo da bloccante e rollante, sovente Batum diventa l’uomo assist per lui riuscendo a migliorare le statistiche d’entrambi.
Gli Hornets, mano alle statistiche, sfruttano i pick and roll ampiamente, sono terzi, dietro ai Suns, mentre i Raptors sono primi.
L’intesa c’è e se dalle parti del pitturato c’è Zeller, le difese avversarie devono dargli un’occhiata in più, anche perché se non è uno che porta a casa 20 punti a partita, lasciargli varchi vuol dire concedergli punti facili da sotto (a volte è Kemba a portar la minaccia e a scaricagli facili extra passaggi) o lasciare la pista di decollo sgombra per una delle sue incursioni atletiche che vanno a concludersi con slam dunk da NBA JAM.
In genere le difese gli danno un’occhiata anche perché Cody, se non è un giocatore da temere particolarmente, è pur sempre un giocatore da rispettare, un lungo che mette impegno ed energia, con queste doti può portare a prender più rimbalzi offensivi e a creare differenti spaziature, spazi che possono essere sfruttati anche fuori dal perimetro.

Il GM Rich Cho con Cody Zeller ai tempi dei Bobcats.

 
Zeller attualmente gira a 10,8 punti, 6,5 rimbalzi (dei quali 2,3 offensivi), 1,4 assist, 1,1 stoppate a partita, il tutto tirando con il 58,7% dal campo.
Con Cody in campo Charlotte ha un net rating di +7,8, senza -4,2…
Per 100 possessi, con Cody si riescono a segnare 108,6 punti contro i 102,8 (-5,8) quando non c’è.
In una parola sola, il nostro numero 40 è efficiente, non solo in attacco ma anche in difesa (secondo fattore d’importanza), dove spesso mette in difficoltà avversari più quotati di lui, per dirne uno su tutti, Howard o gente tra i lunghi che non ha la terza dimensione, quella esterna all’arco.
Subiamo 100,8 punti con lui in campo, mentre senza, saliamo a 106,9 (- 6,1)…
22-17 con Cody è il record attuale.
24-32 è il record attuale globale.
Con Cody in campo, tenendo conto anche del calendario, i Calabroni hanno ottenuto un +5, senza un -13, ciò vuol dire almeno in parte, che per come giochiamo, Cody fa la differenza.
Gli Hornets, per pareggiare il record con Zeller sul parquet, dovrebbero aprire una striscia di 18 W consecutive…
Il 31 ottobre 2016 Zeller ha firmato un contratto di 5 anni con gli Hornets a salire.
Se per quest’anno gli emolumenti corrisposti da Jordan saranno intorno ai 5 milioni, dall’anno prossimo saliranno intorno ai 12,5 per arrivare a 15,4 nel 2020/21.
Un contratto complessivo di 56 milioni che si potrebbe giustificare solo se Cody non fosse così “prono” agli infortuni.
Lo avevo scritto a inizio anno. Ci sarebbe stato da soffrire e avremmo dovuto avere tutti a disposizione per puntare alla post season.
Cho non ha coperto adeguatamente i ruoli, la panchina è diventata corta e gli sforzi di Zeller hanno prodotto l’ennesimo infortunio “con ricaduta”.
Onestamente lo ritengo l’unico intoccabile oltre a Walker.
Batum ha dimostrato di saper giocare delle buone partite ma a intermittenza.
Qualcuno dice che lui e Marvin, firmato il ricco contratto, si sono adagiati sugli allori.
Sicuramente non sono due clutch player.
Se consideriamo che MKG come ala piccola da poco apporto in attacco e in fase difensiva sia regredito rispetto ai suoi alti standard mentre Kaminsky, a parte qualche exploit, sta giocando soprattutto a liberarsi per sparar da fuori, non dando consistenza sotto le plance in attacco, risultando poco efficacie anche in difesa, ecco che in quintetto il solo, solito e stanco Walker non può bastare.
 
Manca mezza settimana alla scadenza del mercato NBA.
Gli Hornets sono a 2,5 partite dall’ottavo posto ma sono equidistanti dalle ultime posizioni.
Difficile dire cosa pensi di fare la franchigia.
Tankare e prendere un buon prospetto per il futuro o cercar di dare continuità al progetto per cercare di non far inabissare la stagione.
Nel primo caso i Calabroni hanno disperatamente bisogno di Zeller e non solo.
Personalmente punterei a prendere un giocatore alla Millsap, magari sacrificando anche l’intoccabile Batum o MKG, un giocatore che mi piace molto, ma in un sistema senza altri validi attaccanti intorno acuisce la crisi di punti…

 
Ora, parlando meno di Zeller e più della squadra, facendo un passo indietro… gli Hornets erano divenuti una delle più belle sorprese della stagione 2015-16 con un record di 48-34, prendendosi diverse soddisfazioni sul parquet.
Wade salvò gli Heat dall’eliminazione clamorosa al primo turno e poi in estate i Calabroni si trovavano con diversi F.A. in casa.
Scegliere quali rifirmare era compito di Cho.
Marvin Williams e Nicolas Batum con sontuosi aumenti salariali furono trattenuti a fronte rispettivamente di una buona prima parte di regular e di una stagione super.
Jeremy Lin, Courtney Lee e Al Jefferson invece erano i tre destinati a lasciar la Queen City.
Per Big Al un addio scontato viste, le sue ginocchia che non davano garanzie, Lin chiedeva certamente troppo rispetto al contratto precedente e finiva ai Net in grado d’accontentarlo, mentre Lee, con un po’ più di acume si sarebbe potuto trattenere ma con il rientro di MKG (ricordiamo che l’anno scorso giocò solo sette partite), l’attuale Knicks veniva considerato un doppione, almeno “difensivamente parlando”.
MKG tornava così a far da ala piccola liberando spazio per Batum come guardia tiratrice ma MKG, nonostante provi a trovare anche dei buoni tiri dalla media o ci provi da sotto, si aggiunge ai tiratori occasionali sul campo, tra i quali annoveriamo Marvin Williams. L’anno scorso contribuì da oltre l’arco a portare Charlotte all’ottavo posto in % nel tiro da tre punti.
Aveva il 40,2% contro il 34,7% di quest’annata.
Quest’anno Charlotte è scesa al 21° posto con il 35,2% con Kaminsky a tirare con il 30,8% da fuori….
Peggio ancora va come percentuali in generale dal campo, dove siamo piombati in ventottesima posizione con il 43,9%.
 
Il piano d’attacco “Walker contro tutti” non sta funzionando. Kemba ha migliorato le sue statistiche, compreso il tiro da fuori, ma anche lui non riesce a vincer le partite da solo, in uno sport di squadra.
Miglior qualità della panchina e possibilità d’usare giochi differenti, uno dei pochi a salvarsi fuori dallo starting five è Marco Belinelli, il quale sta tirando con il 37,6% ma anche lui è in fase calante.

Le statistiche di Marvin Williams, giocatore nato il 19 giugno 1986. In calo ovunque rispetto lo scorso anno, salvo nella percentuale ai liberi. Soprattutto manca troppi tiri da tre punti, anche con spazio, causando danno a Charlotte.

Quasi nessuno più in North Carolina sembra essere intoccabile, voci davano i soli Walker, Batum e Zeller sicuri di rimanere con anche MKG in bilico.
Scelta numero due come possibile pedina di scambio, il che equivarrebbe come ammissione di fallimento di un progetto, ma ora urgono delle scelte.
Tempo per pensare ed eventualmente contattare le altre franchigie ve n’è stato molto.
L’ora della verità si avvicina.
Vedremo se Cho a capo della spedizione per ritrovare il Sacro Graal riuscirà a portar a casa almeno qualcosa che gli assomigli e che funzioni…

Game 56: Charlotte Hornets @ Toronto Raptors 85-90

 
SpecchiHornets
 
Air Canada Center ai tempi delle favole.
La regina malvagia alla sua graspecchiera parlante chiede chi è la più bella del reame…
E’ la fine del terzo quarto e lo specchio questa volta non mente neppure pronunciando il nome Charlotte, regina del terzo quarto.
“Charlotte” si agghinda per la festa truccandosi e diviene splendida in un terzo quarto nel quale i Calabroni danno 20 punti ai Raptors, poi la panchina entra in campo e va d’insieme, forse la troppa supponenza, sicuramente le troppe soluzioni prese senza cercare il gioco… i Predatori, nel caso il Lupo di Biancaneve (lo so, stiamo mischiando le favole, da Cenerentola a Biancaneve) , ne approfittavano facendo mangiare dal mammifero “malvagio” ancora una volta la protagonista, solo che questa volta non ci sarà nessuno a soccorrerla.
Gli Hornets finiscono così per prendere un differenziale di quasi due punti al minuto cedendo 85-90.
E’ la partita simbolo, lo specchio della stagione, sperando solo di questa parte della stagione (inizio gennaio, prima metà di febbraio), niente da aggiungere se non la già citata caratura mentale e la poca convinzione che anche nel finale, con i titolari in campo, ha spinto Charlotte a usare soluzioni ritenute più semplici come il tiro da tre punti (a volte affrettato) piuttosto che cercare un gioco più interno e vicino a canestro.
Per Toronto, che ha appena acquistato Ibaka dai Magic (non disponibile nella notte), sono arrivati 21 punti di Lowry, 17 di Powell, DeRozan fermo a 10 con Carroll a superarlo con 13. Il 42,1% contro il 38,1% dal campo (scarsa stanotte Toronto al tiro sotto i 40,0) non è bastato a Charlotte che ha incassato un 14/19 dalla lunetta contro l’8/9 a referto.
Si scende mezza partita sotto Miami, finalmente arriva il break dell’All-Star Game per rompere l’inerzia negativa.
 
Hornets con il solito quintetto in assenza di Zeller al quale si è aggiunto Plumlee già in vacanza…
Walker, Batum, MKG, M. Williams e Kaminsky per Clifford.
I locali di Casey invece presentavano; Lowry, Powell, DeRozan (depistato come ala piccola), Carroll, Valanciunas.

Il logo degli Huskies.

 
Partenza shock a favore di Toronto sul parquet “marchiato Huskies”; Lowry da tre senza esitazione e due dunk di Valanciunas (la seconda a 10:52) portavano sullo 0-7 Toronto.
Charlotte reagiva con una transizione veloce di MKG fermata irregolarmente un secondo prima che il cronometro scendesse sotto i 10:00.
Charlotte reagiva; dopo aver segnato i primi due punti dalla lunetta, Kaminsky appoggiava due volte al vetro per il 6-7 ma Valanciunas a 8:41 s’infiltrava senza problemi tra il nugolo di canotte bianche che presidiando l’area, si dimenticavano di fare il tagliafuori sul centro avversario che conquistava il rimbalzo e metteva dentro due punti in tranquillità.
A 8:18 Kaminsky pareggiava con una tripla di personalità ma la gioia durava 15 secondi poiché dall’angolo destro Carroll colpiva anche lui in maniera pesante riportando i Calabroni sul -3.
Un fade-away di Batum a 7:45 e una tripla di Kemba sfruttando il blocco alto di Kaminsky, a 7:03 portavano Charlotte sul +2 (14-12) costringendo coach Casey a un time-out dal quale i Raptors uscivano più performanti.
Dopo un 2/2 di Valanciunas a 6:27 arrivava 20 secondi più tardi la transizione del +2 Huskies/Raptors firmata Lowry, Marvin non andava in ritmo con l’universo, tre ancora corto, dall’altra parte plastico frontale di Lowry da tre e Hornets sul -5 in brevissimo tempo…
Il time-out Charlotte non sembrava sortire effetti al contrario di quello dei Raptors anche perché Valanciunas segnava la terza jam di serata con una bimane appesa a 5:26, poi dopo un errore da sotto di MKG, Powell splittava dalla lunetta sfruttando il primo fallo di Lamb, appena entrato.
Lo stesso Lamb dal mid range in sospensione accorciava ma a 3:59 Jeremy correva a chiudere dal centro all’esterno destro, leggero tocco sul tiro di Powell da tre, gioco da 4 punti completato dalla lunetta e canadesi sul +10 (16-26).
Belinelli su una drive and kick andava fuori misura sul passaggio per Lamb, MKG in transizione correva troppo velocemente fino a non controllare la palla sul contrasto del difensore mandando l’oggetto del contendere oltre la linea di fondo per il sesto turnover…
Kemba ci provava da tre ma non trovava la retina, ferro, Tobey dalla copertura per il tiro del compagno passava all’assalto deviando la sfera in anticipo su Nogueira per i 8 primi due punti del nostro n°10.
Un bump serviva a Wright per conquistar la lunetta nonostante l’1/2 Toronto si avvantaggiava.
Seguiva l’uscita di Lamb per falli (3 in 4 minuti).
Tobey prendeva gusto ma non il ritmo, stoppata di Nogueira su di lui questa volta e a 1:40 fallo dello stesso centro con il contratto da 10 giorni.
2/2 di Carroll per il 18-29 che diveniva 21-29 quando Roberts con una finta faceva saltare il difensore davanti a sé e incrociando portando avanti un piede trovava lo spazio per colpire agilmente. DeRozan vanificava una buona difesa di Graham che si faceva stoppare da Nogueira sull’ultima azione di primi 12 minuti.
Si chiudeva quindi sul 20-31 il primo periodo.

Frank Kaminsky contro il brasiliano Nogueira. Nonostante il career high del Tank, nulla da fare per Charlotte anche stavolta.
2017 NBAE (Photo by Ron Turenne/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto vedeva Belinelli mancare la tripla, Tobey commettere un fallo in attacco mentre in difesa Marvin proteggeva il ferro cancellando l’entrata di Lowry con la mano sinistra ma in attacco la destra non gli faceva sapere che stesse combinando tirando ancora corto da oltre l’arco.
Graham continuava a essere beffato; questa volta era Carroll a colpire da tre nonostante il nostro numero 12 rimanesse sul pezzo.
Marvin girato verso la linea laterale destra proponeva il palleggio in avvicinamento in uno contro uno, giro e tiro dalla media, solo retina questa volta…
Belinelli buttava via un altro pallone cercando Marvin, poi in entrata, ricevendo da Batum, si faceva stoppare dalle parti del ferro da Nogueira.
I locali viaggiavano sul +14 dopo due liberi ma un assist piuttosto originale e difficile di Kemba era manna per la tripla di Batum a 8:02.
A 7:07 Belinelli apriva sull’esterno destro, spazio per l’avanzata del carrarmato Frank, finta di dunk in uno contro uno e appoggio vincente con la mano destra.
Valanciunas ci provava da sotto a destra, Marvin in rotazione con meno cm ma più aggressività bastava a far sbagliare il barbuto centro mentre dall’altra parte del parquet MKG da distanza discreta coglieva la retina perfettamente (5:37) per il 7-0 run che portava Charlotte sul 29-36.
Gli Hornets però andavano in difficoltà in un momento duro del match.
A 5:23 il parziale era interrotto da Powell con l’appoggio in entrata nonostante il fallo di Batum, tuttavia la guardia di Toronto mancava il libero.
A 5:15 DeRozan scappava via a Batum, reaching del transalpino sulla partenza da destra, due punti della guardia adattata ala, ma anche per lui la lunetta non era terra di conquista (0/1).
Il top player dei Raptors segnava ancora in transizione assorbendo il contatto onesto di Frank.
Il piccolo spostamento consentiva agli arbitri di assegnare il fallo contro il tank ma DeRozan ancora una volta sbagliava a gioco fermo andando corto.
Dopo tre errori dalla lunetta Walker iniziava il suo show da tre contro tutti; a 4:03 da una seconda opportunità (tap-out di Marvin dopo errore da tre di Frank) ricavava tre punti per il -10, a 2:45 arrivava la bomba del -7, a 2:17 ecco arrivare la trinità con lo spirito Santo a inabissare la palla dentro la retina oltre le mani protese di due difensori comprese quelle dell’alto Valanciunas.
Il colpo del 38-43 non bastava a Kemba, il quale a 1:49 calava il poker di triple con un pazzesco step-back e rilascio fantastico per il jackpot che sbancava l’anello.
Hornets sul -1 41-42 prima dell’appoggio di Powell che chiudeva i giochi, almeno nel punteggio, dopo i primi 24 minuti.
Hornets sul -3 ma in partita…

Mike Tobey anticipa Nogueira e segna un lay up.
2017 NBAE (Photo by Ron Turenne/NBAE via Getty Images)

 
Il terzo quarto vedeva gli Hornets sugli scudi e i Predatori sazi; Kemba con un bound pass vedeva il taglio da lontano di Kaminsky, corsa del centro dalla destra verso il centro, dunk e avvicinamento.
DeRozan in attacco pressato passava a Batum, transizione due contro uno, il francese non era egoista e al momento giusto cedeva a Kemba che in appoggio portava avanti i Calabroni di uno. Imenotteri che andavano a toccare il +3 quando Frank a 10:30 infilava da destra con gran sicurezza un jumper.
Toronto continuava a tirare ma non segnando consentiva a Charlotte di allungare; Frank lavorava su Valanciunas vicino a canestro riuscendo a ritagliarsi lo spazio per un perfetto tiro.
A 8:37 i Predatori interrompevano il digiuno con due tiri liberi a segno ma a 8:24 Batum correva verso il canestro servito da Kaminsky, extra pass sulla destra per MKG bravo a seguire e a sua volta a catapultarsi per la schiacciata del 51-46.
Lowry con un reverse da circus da sotto canestro accorciava chiedendo anche un fallo (tocco di MKG) sulla drive dalla linea di fondo.
Marvin sulla sinistra riceveva e stavolta colpiva da tre punti avendo più o meno lo spazio tra la nostra galassia e quella di Andromeda…
Un triangolo dei canadesi portava Powell a rispondere da tre per far segnare allo scoreboard il 54-52.
Per un tocco sull’avambraccio di Batum impegnato al tiro da tre a 5:55 Charlotte guadagnava tre liberi, due gli utili ma Charlotte sul +5, spinta da Kaminsky a 5:22 sul +8 (triplona) e sul +11 da Kemba che chiudeva la pioggia di triple segnando a 4:49 dal corner sinistro raggiungendo i 20 punti personali.
DeRozan s’inventava un paio di canestri in una serata spenta per realizzare il 62-55.
Uno spin e un appoggio con l’aiuto dell’anello per Frank era utile per continuare la sua corsa verso il suo massimo in carriera, Lamb dava il suo apporto offensivo segnando il 66-55 di destra sulla destra del canestro in penetrazione.
Lamb in difesa si prendeva un ankle break ma si vendicava a 1:47 in attacco segnando un top shot dalla baseline sinistra tirando sul francobollo dalle sembianze di difensore.
I Raptors tornavano sul -3 ma la scelta di Kaminsky di attaccare il ferro si rivelava giusta; spinta, fallo, due su due e Hornets sul 70-58 a 1:09.
A :48.1 Frank si ripresentava dalle parti del ferro con un fing and roll per fotografi, poi un ficcante passaggio in diagonale tagliava tutta la metà campo difensiva dei Raptors, ad aspettare nell’angolo destro c’era Belinelli bravo a metter dentro la tripla del 75-58 che chiudeva i giochi nel terzo quarto.
Hornets sul 75-58 con un cuscino imbottito di 17 punti da difendere nell’ultimo quarto.
Quasi a qualsiasi squadra sarebbero bastati, anche perché Charlotte giocando bene in attacco e resistendo ai tentativi dei Raptors in difesa, sembrava poter controllare la partita, mai fidarsi però dei rettili (mi scuseranno lucertole, varano di Comodo e simili specie rimaste in vita)…
 
Si partiva subito male in avvio ultima frazione.
Un passaggio lungo dalla difesa dei Raptors pescava Carroll avanti a tutti in attacco, era facile segnare nonostante il rientro di Marvin.
Joseph da tre dall’angolo sinistro riduceva lo scarto alla dozzina di punti, Marco da tre non segnava, Wright guadagnava due liberi a 10:10 per effetto del quarto fallo di Lamb.
In un minuto e cinquanta secondi i Raptors mangiavano a Charlotte ben 7 punti ma dopo aver “preso anche il +8”, Clifford chiamava il time-out.
Niente da fare, Joseph dalla top of the key tirava fuori dal cilindro un’altra tripla, anche perché da quelle parti di difesa a ruotare non se ne vedeva.
Marco esagerava da tre mentre Lowry lo imitava con più fortuna. A 8:36 grazie i Raptors si portavano incredibilmente sul -2 con un parziale di 15-0…
Tornava in campo MKG per correre ai ripari in difesa ma anche lui sbagliava in attacco, in difesa conquistava un altro rimbalzo però. A 7:55 Charlotte si sbloccava dalla lunetta con due FT di Kemba ma una drive di Wright con nessuna resistenza al ferro, bruciava la difesa degli Hornets.
Anche Frank si faceva coinvolgere nel tentativo di tripla continua ma non segnando dava la possibilità a Lowry (7:11) di realizzare la bomba del sorpasso.
Nemmeno a scriverlo… detto, fatto.
Hornets sul -1, Clifford alla lavagna, ma poco cambiava al rientro sul parquet.
Batum ci provava ancora da tre e per ben due volte non ottenendo nulla.
Kaminsky commetteva un fallo in attacco portando un blocco (netto), poi non riusciva a fermare Lowry in entrata a 4:47. Raptors che rallentavano il ritmo ma trovavano sempre più punti di vantaggio con un parziale di 22-1 in 6:43…
Kemba da tre ormai segnalava alla polizia di una bisca clandestina con carte truccate da tre che valevano zero, per fortuna Toronto sbagliava due volte clamorosamente da sotto (secondo errore del lungo austriaco) ma da una penetrazione in area di Lowry con relativo passaggio breve orizzontale sotto canestro, l’uomo della terra delle montagne si rifaceva segnando il più rilassante dei canestri.
Batum a 3:27 entrava in modalità “persa criminale” nonostante provasse a recuperare finiva per bloccare la palla con un piede e gli arbitri ci davano contro ancora una volta.
Kemba in corsa al vetro era l’unica arma nonostante l’impatto sul difensore.
Due punti per il 79-82.
Charlotte potrebbe recuperare giacché Marvin era bravo in difesa a rimanere all’interno dell’attaccante e a recuperare allungando il braccio su un pass orizzontale, purtroppo da contraltare faceva l’ennesima tripla fallita dal nostro numero 2.
A 2:01 Joseph ricevendo da una rimessa dal fondo, con pochissimo tempo per tirare, colpiva il tabellone lateralmente, finiva per segnare Frank da tre dalla diagonale sinistra mente due Raptors sbattevano su di loro (il centro austriaco sostanzialmente prendeva un blocco da un compagno).
L’importantissimo tre punti valeva l’82 pari e il massimo in carriera per Frank.
A 1:41 purtroppo Lowry dalla sinistra si avvicinava verso il centro, contatto con MKG appoggio al vetro effettuato in ritmo e gioco da tre punti…
Charlotte cedeva a 1:26, quando Batum vedendo arrivare Kaminsky ingenuamente tentava di ceder un pallone toccato facilmente dal proprio difensore, una persa da ergastolo che portava all’appoggio Wright solo in contropiede.
Marvin da tre non segnava, Batum sì ma a 29.2.
L’85-87 e i secondi rimasti sul cronometro inducevano Charlotte a non commetter fallo per scelta.
Purtroppo Toronto costruiva una discreta azione finale; lato sinistro, blocco alto di Poeltl, Lowry sulla fascia sinistra in penetrazione lasciava toccar con la mano Kemba il parquet, a chiudere il piccolo andava Frank, rollata del lungo austriaco, sul lato debole al bordo dell’area Batum e Marvin, il francese decideva di aiutare al centro sull’austriaco lanciato contro Walker in ritardo, palla scaricata al volo sulla destra, tripla di Carroll in solitaria nonostante Marvin si staccasse dal suo uomo dalla baseline provando a saltargli avanti.
Niente da fare, -5 e giochi fatti, anche perché Batum con pochi secondi rimasti falliva la tripla e si andava negli spogliatoi con un mesto Frank a testa bassa che nemmeno fissava il tabellone finale sapendo di aver perso 85-90.
 
Pagelle
 
Walker: 7
24 pt. (8/15), 4 rimbalzi, 9 assist, 2 rubate. Pere tre palloni e nell’ultimo quarto non è decisivo realmente, però se c’è stata una partita sino alla fine, lo si deve a lui. Mette 4 triple sul finire del primo tempo, prosegue bene nel terzo quarto, mette un paio di canestri nell’ultimo quarto cercando di far rimanere a galla Charlotte. Sfiora la doppia doppia con gli assist. Gioca 42 minuti e adesso passerà dal freddo Canada al caldo di New Orleans. Speriamo non si stressi troppo. Gli sarebbe servita una vacanza per lo stacco.
 
Batum: 3,5
10 pt. (3/9), 4 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Da radiazione. Perde 6 palloni, guadagna venti milioni e a parte le cifre sul campo più basse del solito, I due turnover nel quarto finale sono “roba” da dilettanti. Non lo condanno sull’azione finale, Carroll è il suo uomo ma la scelta con il senno di poi potrebbe essere condannata solo se vedessimo in un universo parallelo e l’austriaco, non segnando l’appoggio eventuale, avrebbe concesso più chance a Charlotte.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
6 pt. (2/7), 14 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Finisce con un +10 di plus minus. Senza di lui in campo nell’ultimo quarto Charlotte prende l’imbarcata rapida. Clifford lo fa riposare meno ma il danno ormai è quasi compiuto. Torna lui sbattendosi sui tiri avversari e andando a catturare rimbalzi. Attacco più scadente e meno selezionato ma presenza sul parquet.
 
M. Williams: 5,5
5 pt. (2/9), 9 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Alcune o anche più di alcune buone difese testimoniate dai numeri a rimbalzi e dalle stoppate. Bene in difesa, male in attacco purtroppo. Lì gli costa il voto e a noi la partita. Forse quel millesimo di secondo di ritardo a sganciarsi dal suo uomo sull’ultima azione dei canadesi ma non è più giovanissimo e sarebbe come trovare il pelo nell’uovo.
 
F. Kaminsky: 7
27 pt. (11/18), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Perde un paio di palloni ma è record in carriera di punti. Pronto per non sparare sulla Croce Rossa invece questa notte stupisce. Gran prestazione per tre quarti, poi si fa coinvolgere anche lui nel giro delle triple, anche se lui una la mette nel finale. Sulla difesa finale fa il suo. Bravo in attacco, un po’ sottotono a rimbalzo e negli assist ma stasera decide di creare per sé stesso. Mi piace quando gioca da vicino e trova soluzioni senza esagerare. Stanotte più che iena Plinsky, iena Kaminsky. Forza Frank nonostante la stagione fno a oggi non sia stata certamente positiva.
 
Lamb: 5,5
6 pt. (3/5), 2 rimbalzi. Un altro Marvin ma al contrario. Forse mettendoli contemporaneamente sul parquet… In 11 minuti chiude con 4 falli e una difesa più che rivedibile. Benino in attacco.
 
Tobey: 5
2 pt. (1/3), 3 rimbalzi in 11 minuti. Esordio dopo esser stato tagliato in preseason e rifirmato per il secondo contratto da 10 giorni. Inizia bene con due punti, poi mostra i suoi limiti di tempi. Mediocre, finisce con un -12 nonostante sia anche volentereso.
 
Graham: 5,5
4 pt. (0/2), 1 rimbalzo. Gioca 4 minuti, battuto diverse volte nonostante lui rimanga a giusta distanza, quasi un francobollo. Peccato, sfortunato.
 
Belinelli: 4
3 pt. (1/6), 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 22 minuti ma non c’è. Un paio di palloni scaraventati via, poi il nulla se non la tripla del +17 sul tramonto dei Calabroni. L’imbrunire della sera lo coglie a inizio ultimo quarto quando forza troppo tentando più la giocata eroica che utile. Non siamo in gran forma, è dura, gli avversari lo curano se non raddoppiano in certe fasi. Lui ha esperienza, deve avere la lucidità e la precisione di valutare meglio le situazioni. Non segna e crolliamo. Da quando ho letto su un articolo dove Marco asserisce che le squadre di questi tempi sono in vacanza mentalmente per l’arrivo dell’All-Star Game, ne abbiamo vinta solo una. Ci faccia sapere se negli spogliatoi qualcuno ha già messo giù la sabbia, l’ombrellone e gli occhiali da sole perché solo i Nets hanno fatto peggio di noi ultimamente.
 
Roberts: 6
2 pt. (1/2), 1 rimbalzo. -5 di plus/minus giocatore che da solo non cambia le partite, ma fa il suo umilmente. Pochi i 5 minuti perché ci si possa discostare dal 6 base. Senza lode né infamia.
 
Coach Clifford: 6
Abbiamo perso ancora. Vero. La squadra è crollata mentalmente, vero… L’unica cosa che gli imputo però è il non prendere i giocatori per le orecchie quando esagerano da tre. Abbiamo tentato di risolvere la partita dall’arco e abbiamo finito per buttarla via. I time-out mi sono sembrati più o meno effettuati al momento giusto, specialmente quello sul -1 nell’ultimo quarto. Il rientro di MKG anticipato altra buona scelta. Poi Graham finalmente. Un altro piccolo appunto è l’inutilizzo di Wood. Ha giocato Tobey e questo è ciò che passa il convento, se poi anche titolari come Batum giocano così…

Game 55: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 99-105

 
Scusate il ritardo
 
Massimo Troisi nel 1983 fece uscite nelle sale cinematografiche il suo secondo film intitolato: “Scusate il ritardo”, il quale conteneva nel titolo molteplici significati.
A parte il riferimento al tempo trascorso dal primo film, è anche espressione delle paure del singolo, delle problematiche della vita soprattutto delle differenti aspettative della coppia, le quali spesso non sono in simbiosi e non aiutano a sincronizzare le singole entità, ma paradossalmente le possono porre in conflitto per divergenze di vario genere.
Se metaforicamente portassimo il dualismo sul piano tifoso/squadra, le aspettative di quest’anno a fronte dei risultati ottenuti dovrebbero uccidere l’amore, ma, nella giornata dedicata agli innamorati, l’affetto per il proprio team si fa più solido nonostante una crisi tecnico/atletica e mentale che genera anche quella di risultati i quali stanno affossando le speranze dei tifosi quasi tre anni dopo la reincarnazione del Calabrone in terra natia. La pur bella ma perdente Lince arancione è sparita, tuttavia è rimasto il GM Cho che ha compiuto ieri un’operazione abbastanza incomprensibile dal mio punto di vista; prendere Chris Andersen, giocatore con problemi al ginocchio alla fine della sua carriera (vestì anche la maglia dei New Orleans Hornets) per poi tagliarlo, prendendo in cambio del denaro da Cleveland e “cedendo” una scelta protetta dal secondo giro (dalle parole del commentatore Collins sino alla 55).
Se la scelta di Cho appare quasi senza senso o di secondo piano (tempo perso, quisquilie), potrebbe apparire anche il pezzo, ma nell’era del cinismo e della stupidità dove la maggior parte sposa la causa del più forte di turno in una sorta di familismo amorale, è importante contrastare questa tendenza distruttiva.
Gli Hornets comunque stanno vivendo la peggior crisi di sempre dalla nuova gestione jordaniana, nemmeno nel novembre nero 2014 (concorsero fattori tremendi come calendario, back to back, ecc.) il team mi è parso così disunito sul campo.
33-51 a rimbalzo, 19-24 negli assist, 5-9 nelle rubate, 43,6% contro il 47,7% dal campo (Charlotte è terzultima per percentuali di tiri dal campo) sono cifre che dicono parecchio.
Nemmeno l’11/17 di Phila contro i 20/26 degli Hornets bastano a Charlotte per vincere.
Charlotte saluta così nel peggior dei modi il pubblico amico per rivederlo a marzo, tra pausa All-Star Game e trasferte programmate da calendario.
Scusate il ritardo potrebbe anche essere il motto di Jordan e Cho in questi giorni di mercato se prendessero qualcosa d’interessante.
In caso contrario potremmo già assistere a un rompete le righe da fine febbraio (team impegnato in trasferta continua), delusione dalle proporzioni bibliche dopo la stagione soddisfacente dello scorso anno.
 
Philadelphia orfana dei centri Okafor ed Embiid ma con Noel in campo.
I Sixers schieravano quindi; McConnell, Henderson, Covington, Ilyasova e Noel.
Coach Clifford non rinunciava a uno stanco Kemba spedendo sul parquet il seguente quintetto; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Kaminsky.
 

Marvin Williams e Mkg cercano di contenere Covington che ha terminato con 17 punti contro i 4 di Marvin e i 6 di MKG…

Philadelphia iniziava bene la gara nonostante il primo errore di McConnell (14 pt. alla fine) in penetrazione era Noel approfittando della caduta di Kaminsky ad appoggiare a sinistra del ferro lo 0-2.
Frank si faceva stoppare da Noel e con spazio dall’altra parte a un minuto dall’inizio l’ex Henderson segnava la tripla dello 0-5 prima che gli Hornets, con una triangolazione di prima, innescassero MKG; passaggio dal lato di Batum, Covington rimaneva dietro alla nostra ala rimediando con il fallo sul tentativo del numero 14 che non andava in bianco dalla lunetta ma invece a 10:41 metteva dentro i primi due punti per coach Clifford.
Noel con un gancio cielo in vecchio stile aumentava il gap a 5, Ilyasova recuperava una persa di Walker e segnava in appoggio a 9:01 così il divario saliva a 7 punti prima che Batum segnasse una tripla aperta a 8:12 (5-9).
Marvin ne mancava un’altra tirando corto e Henderson finiva per scappar via sulla baseline destra a MKG che commetteva fallo toccando l’ex SG impegnata nel reverse layup vincente (passando sotto il ferro).
Un tiro libero supplementare che realizzato anticipava a 6:57 altri due punti di Covington, tutto faceva brodo per portare sul 5-14 la partita, compresa la tripla di Ilyasova che a 6:34 sotterrava sul -12 Charlotte…
Batum con l’air-ball e Williams con il floater corto non davano segni di risveglio, ci pensava Lamb con l’entrata e l’appoggio che valicava il ferro a 5:28 a rendersi utile per la causa.
Sul passaggio verso la passerella Jeremy subiva fallo e aggiungeva un libero supplementare, poi da uno scarico da sotto canestro di Stauskas, Batum allungava dando il via a una transizione di MKG chiusa con una jam in solitaria a 5:08 per il 10-17.
A 4:46 Covington era solamente guardato a vista ma non contrastato sulla tripla, così i 76ers salivano sul +10 (10-20), Batum su Stauskas realizzava un turnaround con schiena all’indietro da appena fuori il pitturato a destra, Lamb da 3 a 3:23 rincarava la dose portando sul 15-20 la gara, poi MKG stoppando Saric dava la possibilità a Marco di accorciare sul -3 dopo uno spin sulla destra che gli serviva per liberarsi del difensore, il Beli faceva seguire un preciso tiro in sospensione per il 17-20 a 2:19 dalla prima luce rossa.
Charlotte perdeva la tramontana ancora una volta e velocemente, dal 17-20 si passava con un parziale di 0-8 sul 17-28, dal canestro di Saric da sotto al due punti di Rodriguez incorniciato dall’1/1 di Noel per spinta di Marvin a rimbalzo sulla stessa azione, gli Hornets ci capivano poco…
Belinelli cercava di arrivare al ferro in corsa, ma vistosi chiuso scaricava al volo nell’angolo destro, dove Roberts riceveva e trasformava in tre punti l’assist.
A :22.5 Plumlee si faceva spazio nel pitturato tra due difensori e in girata appoggiava il 24-28 ma proprio sulla sirena il colpo gobbo da tre di Rodriguez costringeva Charlotte a finire sul -9 il primo quarto.
 
Il secondo periodo Iniziava con Roberts, abile ancora una volta a trasformare dal lato destro, questa volta passando dietro lo schermo di Plumlee.
A 10:49 Roberts restituiva il favore, assist ravvicinato saltato per Miles che chiudeva in bimane schiacciata per il 27-31.
Gli Hornets però continuavano a mostrare crepe sul perimetro; Stauskas da tre ne approfittava a 10:28 rimandando sul -7 la squadra di Jordan.
A 10:10 arrivava anche la dunk di Saric in transizione prima che Belinelli portasse un po’ di luce con un catch n’shoot da tre punti (30-36) a 9:19.
Un tap-in di Saric con la sinistra era rintuzzato da Kemba in entrata, i punti di svantaggio oscillavano tornando a 8 con una parabola alta e corta di McConnell a 7:01, tuttavia Covington spingeva Batum sulla diagonale destra mentre si elevava per la tripla sfruttando un blocco.
L’arbitro numero 7 Lauren Holtkamp zittiva il coach dei 76ers Brett Brown mentre il transalpino si recava in lunetta segnando il tris d’occasioni concesse.
Purtroppo era ancora Natale in attacco per i blu/stellati; Noel sopra il ferro con un soft touch metteva l’assist volante da alley-oop (35-42) e a 6:28 Charlotte si affidava a una pausa per rimettere insieme i cocci.
Kemba segnava due punti, Kaminsky stoppava Ilyasova piuttosto facilmente, inoltre a 4:51 MKG spingeva oltre Henderson il suo corpo arrivando all’appoggio al ferro con vigore per metter dentro il 39-42.
A 3:41 un back-door di Stauskas sorprendeva Belinelli, il giocatore dei Sixers arrivava al ferro, dove Kaminsky nel tentativo di stoppata commetteva fallo.
Dei due liberi solo uno portava punti e sul +4 Phila a 3:05 McConnell concedeva due FT a Kemba il quale non si faceva pregare trasformandoli e portando sul -2 Charlotte preparava i suoi al sorpasso.
McConnell non era d’accordo con l’idea e affidandosi al banker portava oltre il break gli ospiti, dopo 14 secondi il pullup di Kemba riportava a tiro i 76ers…
Kaminsky da tre falliva l’occasione del sorpasso ma a 1:55 un baseball pass di Batum per Belinelli dava la possibilità all’italiano di servire in orizzontale con un extra pass Marvin che da pochi passi a 1:55 agganciava finalmente la squadra della città dell’amore fraterno.
A 1:36 Kemba saltava Ilyasova sulla destra; fallo, bonus, due FT a segno, Hornets in vantaggio sul 47-45.
A :50.9 però l’ultimo colpobasso dei primi ventiquattro; Saric da tre chiudeva le marcature dei primi 24 con una tripla che dava il +1 agli ospiti.
Si chiudeva sul 47-48 a favore dei blu il primo tempo.

Il neo acquisto Miles Plumlee schiaccia, poi però sarà costretto ad abbandonare il campo per problemi al polpaccio destro.

 
Ritemprati dalla rimonta e rifocillatisi, i Calabroni iniziavano il terzo quarto con la tripla di Batum a 11:45 per il sorpasso (50-48).
Seguiva il pari di Henderson ma Kemba prima in penetrazione e poi con un tiro su McConnell dalla sinistra infilava 4 punti, poi i Sixers si riavvicinavano sul -2, Batum mancava un tiro comodo e nonostante Covington perdesse un pallone facendo tutto da solo senza pressioni, si faceva perdonare con la tripla del sorpasso a 8:28.
A 8:14 Kemba segnava ancora ma rispondeva Covington in Back-door, troppo facile…
Kaminsky in attacco resisteva in aria al contatto/spinta con Ilyasova facendo esultare anche un bambino nelle prime file che si doveva sorbire l’errore di Frank al libero supplementare.
A 7:50 comunque gli Hornets ripassavano avanti 58-57, Frank dava la possibilità a Henderson di andare in transizione facendosi toccar palla da dietro da Noel, l’ex SG non falliva il controsorpasso.
A 7:09 continuava il saliscendi nel punteggio; fallo di Ilyasova (terzo personale) su Williams e due liberi a bersaglio per il 60-59.
A 6:54 Frank subiva anche la spinta di Henderson, questa volta il gioco era da tre punti e gli Hornets tornavano sul +4 (63-59).
Charlotte andava in totale black-out e prendeva un parziale di 10-0 che serviva a Phila per issarsi sul 63-69 con Covington a mettere la tripla (4:39) che costringeva Clifford due secondi più tardi a chiedere un time-out necessario.
Kemba rubava un pallone in difesa, coast to coast atomico a 3:41 incorniciato dal libero supplementare (fallo di McConnell).
Un gioco da tre punti che consentiva di tornare a mirare gli ospiti ma per poco…
Il numero 20 T.L.C dalla diagonale destra realizzava da te punti, Frank da tre continuava a litigare con aria e ferro, così dopo uno sfortunato runner di Lamb (con palla a ballonzolare nervosamente ai lati dell’anello prima di uscire) Holmes da sotto mostrava la depressione degli Hornets realizzando i due punti del 66-74. Kaminsky in entrata segnava due punti prima di sedersi in panchina e pronunciare una parola un po’ colorita e tipicamente americana per la frustrazione…
McConnell in entrata pasteggiava, poi dopo uno 0/2 di Holmes dalla lunetta, si mettevano anche gli arbitri che permettevano un po’ di tutto a Philadelphia su un’azione che tra spinte e altro finiva ridicolmente con due liberi a favore dello stesso Holmes, il quale ripresentandosi in lunetta poco più tardi, migliorava con un ½ la sua media…
Lamb dal lato destro metteva la tripla chiudendo con un ½ dalla lunetta a :01.3 (penetrazione cercata) per un quarto che vedeva finir sotto di otto i teal & purple.
 
S’iniziava così a handicap l’ultimo che partiva in salita con T.L.C. (Luwawu-Cabarrot) a mandare il distacco in doppia cifra (72-82), Lamb con un jumper da sinistra riportava a una cifra lo svantaggio ma si oscillava su quelle distanze…
A 10:05 senza protezione al ferro Charlotte incassava il tap-in del 76-87 per opera di Noel.
Kemba infilava una tripla e poi passando dietro al blocco di Kaminsky guadagnava tre liberi grazie a Rodriguez cha appoggiava il braccio a L sulla schiena del nostro capitano. Anche Kemba però tradiva realizzando solo il libero centrale dei tre concessi.
Si andava sull’80-87 a 9:19 dalla luce rossa ultima.
Stauskas in entrata aveva più spinta per alzarsi sopra MKG e appoggiare, in generale Phila aveva più propulsione e paradossalmente fame, Saric (18 pt.) a 7:11 con una tripla aperta dalla diagonale destra sorprendeva in transizione gli Hornets che finivano tra i fischi sul -14 (82-96).
Con molta fatica Charlotte, tra errori e triple infilate, sui riportava sul -10 (bomba frontale da qualche passo dietro la linea di Batum a 4:56), poi Kaminsky in entrata recuperava due FT a 4:29 ma finiva per sprecarli entrambi.
Un turnover di Batum e un pullup di Kemba a 2:46 per il -8, Belinelli era imbeccato nell’angolo sinistro con una prateria davanti a lui ma la tripla del -5 non entrava così McConnell da centro area con uno spin e un jumper su Kemba a 1:14 ridava i 10 di vantaggio agli ospiti.
La reazione degli Hornets, evidentemente tardiva, si concretizzava con una finta per far saltare il difensore e conseguente tripla di Marco dal lato destro a :32.3 (99-104).
Sulla pressione nell’angolo sinistro di Marvin Williams e Batum Phila perdeva palla, il transalpino andava per il -2 ma il tiro era impreciso e colpendo l’anello faceva calare le ultime speranze degli Hornets che cercavano il pressing finale.
Covington rischiava di buttar via un pallone ma dopo aver visto il replay, gli arbitri propendevano per la rimessa 76ers.
L’1/2 di Stauskas chiudeva i conti perché sull’ultima azione Kemba tergiversava troppo chiuso dagli avversari, palla a Marco che al volo faceva sbattere la palla sulla tabella poi sul cerchio e infine fuori…
Gli Hornets chiudevano quindi il match sul -6, 99-105 a favore di Philadelphia.
 
Pagelle
 
Walker: 6
29 pt. (10/18), 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. Perde due palloni e sbaglia solo due liberi ma nel momento meno opportuno per farlo. Se è vero che mette quasi un trentello con buone medie, è anche vero che in difesa viene battuto facilmente, se non altro per statura ma anche atteggiamento; mano alzata ma piedi spesso a terra. McConnell nel finale con giro e tiro lo evidenzia. Tergiversa troppo sull’ultima azione ma anche avessimo segnato, sarebbe stata dura colmare il gap.
 
Batum: 5,5
16 pt. (5/12), 1 rimbalzo, 4 assist, 2 rubate. Perde solo un Pallone e fa il 50% da tre, però ci prova poco in entrata, dove evidenzia una buona protezione palla e decisione. Si limita a tirar da due per il resto e si vedono un paio di tiracci orrendi. Stasera viene a mancare il suo apporto a rimbalzo, negli assist è sottotono. Uno di quelli che per body language non mi piace e lui essendo un leader nel team dovrebbe caricar la squadra.
 
Kidd-Gilchrist: 5
6 pt. (2/2), 7 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata in 31 minuti. Un 2/2 al tiro e due palloni persi. In difesa sembra ci provi ma non sempre ci riesca. Ha perso un pochino di smalto, forse atletismo e tempismo. Non pare quello di due anni fa. Dispiace dirlo perché per grinta è uno dei miei preferiti, ma se ci fosse un Ibaka o un W. Chandler all’orizzonte, lo scambio lo farei in questo momento. L’apporto offensivo (si fa rubare anche un pallone e prendiamo la controtransizione) è minimo come lo spreco, tuttavia è la fase difensiva a preoccuparmi.
 
M. Williams: 4
4 pt. (1/7), 2 assist, 1 rubata in 33 minuti. Osceno. Uno 0/5 da tre con diversi tentativi con spazio. Non trova mai il ritmo. Un FG e due FT per l’ala titolare grande senza rimbalzi… Sembra a Miami lo scorso anno nei playoffs.
 
Kaminsky: 4,5
12 pt. (5/16), 11 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 3 stoppate. Fa un 1/6 da tre e perde tre palloni, uno in maniera ingenua. E’ vero che da qualcosina in difesa con stoppate e rimbalzi ma è anche vero che la doppia doppia è aiutata da 37 minuti sul parquet e da Phila che tira 86 volte a canestro. Sono diversi i rimbalzi in più che si potevano catturare. Mette su discreti numeri ma compie scelte sbagliate e se gli va bene un gioco da tre punti ne fallisce un altro errando il libero, così come ne manca due in una fase fondamentale del match chiudendo con un ¼ dalla lunetta…
 
Belinelli: 4,5
8 pt. (3/10), 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Mezzo voto in più solo perché non mi dispiace la difesa di Marco, ma non posso far sconti a nessuno nonostante la simpatia. 2/5 da tre e un buon inizio, poi anche 4 palloni persi. Nel finale sbaglia una tripla importante e ancor prima un due punti. Finisce per segnar quando ormai è tardi. Il 3/10 non è granché per un tiratore che serve per cambiare gli esiti di un incontro. Nel gorgo psicodrammatico anche lui nonostante il suo +/- dica +10, unico positivo a Charlotte.
 
Lamb: 5,5
12 pt. (4/8), 1 rubata in 15 minuti. Commette 4 falli, non perde palloni. Dal palleggio al tiro. Passa dall’uno all’altro con disinvoltura e buone medie ma fa solo quello, se devi rimontare e costruire qualcosa di più sicuro, non è il giocatore adatto. Il jumper o il floater come arma se non l’entrata in un paio d’occasioni. Jeremy ci prova con il suo gioco, dietro direi scarso…
 
Roberts: 6
8 pt. (2/3), 2 assist in 10 minuti. Due perse, una in entrata con palla che gli sbatte sul petto e va oltre la linea di fondo. Crea il suo bottino con due triple da destra nel primo tempo. Era il terzo play, accompagna le pause di Walker cercando di trovar per se e la squadra la via del canestro.
 
Mil. Plumlee: 6
4 pt. (2/2) 3 rimbalzi, 1 rubata. Problemi al polpaccio destro per Plumlee arrivati durante la partita. Abbandona il campo e non rientra più. Anche se il momento nel quale è rimasto sul parquet non è stato positivo, ha fatto in 8 minuti, in proporzione meglio di Frank. Ora bisognerà vedere i tempi dell’infortunio per il n°18.
 
Coach Clifford: 4,5
Squadra senza senso che ha perso profondità dalla panchina. Non gira nulla o poco nulla. Sta a lui motivare i giocatori. Se con Plumlee gli rimproveravo il fatto di far giocar troppo Frank, ancora acerbo per un progetto maturo, adesso che potrebbe averlo perso, senza volergli andare contro a tutti i costi, ha in pancha Graham e Wood, che peggio di qualcuno non possono certo fare.La poi appare disunita e troppo fragile nei settori nevralgici (da tre e sotto il ferro).

Classifica a Est il 13/02/2017

Aggiornando la classifica a Est, rispetto a qualche tempo fa, ci si trova di fronte a qualche sconvolgimento.

Cleveland, anche senza Love, è ancora saldamente al comando, Toronto, nonostante abbia ritrovato DeRozan, ha perso qualche posizione, dalla seconda è passata alla quarta, Boston e Washington sono salite rispettivamente al secondo e al terzo posto sfruttando il loro ottimo momento, Atlanta ha ceduto la leadership della Southeast Division ed è anche momentaneamente out per avere il fattore campo a favore (essendo quinta) nei Playoffs.

Indiana mantiene la sesta posizione ma è un po’ in crisi, così come Chicago (subito dietro, alla caccia sul mercato per ottenere i P.O. mancati lo scorso anno) che fatica. Detroit si risolleva nella notte con una tripla di Caldwell-Pope dall’angolo destro (imbeccato da Ish Smith natio di Charlotte) che serviva per superare nei secondi finali i Raptors (101-102).

Charlotte è la prima delle escluse ma nelle ultime 10 ha vinto solo contro i derelitti e tankanti Nets, perdendo le restanti 9, così ora si ritrova a contatto Miami che sfrutta il percorso inverso (9-1), con un parziale di 13-0 fermato da Philadelphia nell’ultima gara disputata dai disciplinati ragazzi di coach Spolestra.

Segue Milwaukee che ha perso per tutta la stagione Jabari Parker, toccherà ad Antetokounmpo cercar di tener vive le speranze dei Cervi in ottica post season. New York ha ancora chance, la città del frutto proibito e della nuova fiamma dalle sembianze di Unicorno pare ormai pronta a terminare l’era Melo ma oggi è a sole 3,5 partite da Motown, mentre per le altre si fa più complicato. Phila ha aperto un trend positivo ma ha perso Embiid almeno sino al 24 febbraio e senza Okafor sino il 15. Per Charlotte… occasione propizia stanotte affrontare i 76ers in casa e senza i due centri principali avversari, anche se nelle nostre fila di contro, Zeller è ancora in dubbio.

Orlando ha messo sul mercato Ibaka e aveva Vucevic. Che cosa vogliano fare i Magic ora è difficile a dirsi, c’è ancora qualche giorno per effettuare scambi… Morente sul fondo invece è Brooklyn che non vince da dodici partite.

 

Game 54: Charlotte Hornets Vs Los Angeles Clippers 102-107

 
CopiHornets
 
Charlotte cade ancora e lo fa in una gara casalinga alla portata. La nottata “Buzz City” era sempre finita in festa fino a oggi (3-0).
A rovinare i piani per il poker di Clifford, ecco l’armata di Rivers che, impegnata a guadagnarsi una posizione migliore nella griglia delle partecipanti dei Playoffs a Ovest, ha giocato senza risparmiarsi.
Buzz City a parte, il solito copione da inizio stagione.
Charlotte perde quasi tutte le gare punto a punto, oltretutto sembra avere un Kemba stremato e l’All-Star Game in programma a New Orleans non sarà certo occasione per rilassarsi poiché si parla di una lunga serie d’eventi anche fuori dal campo e non semplicemente della partitella tra Est e Ovest o la gara del tiro da tre punti.
Si celebrava la sua serata per congratularsi con lui per la convocazione ottenuta ma lui in campo è stato irriconoscibile a parte un paio di lampi da cineteca; entrate del suo repertorio.
Gli Hornets hanno sofferto a rimbalzo con 40 palloni conquistati contro i 50 presi dagli avversari, 13 i turnover dei Clippers, solo 7 quelli di Charlotte, 13/20 dalla lunetta per gli ospiti, 15/20 per noi, non è bastato…
41,2% da tre per i Clippers contro il 35,1% di Charlotte con Kemba e Marco che da oltre l’arco non hanno tirato bene.
Tra le file avversarie sono 22 i punti di Crawford (5/8 da tre), 20 quelli di Griffin e 18 quelli di Rivers (4/6 da tre).
 

Un plastico Marvin Williams che nonostante l’impegno rimane marginale in attacco e sufficiente in difesa.
(Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

Per coach Doc Rivers, vista l’assenza di Paul fino a marzo, spazio a suo figlio più il rientrante Griffin a comporre il seguente quintetto; A. Rivers, J.J. Redick, Mbah A Moute, Griffin e D. Jordan.
Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e F. Kaminsky per Coach Clifford nuovamente costretto a rinunciare a Zeller per una ricaduta dello stesso infortunio al quadricipite che lo aveva tenuto lontano dal parquet fino allo scorso game.
 
DeAndre Jordan portava nella propria metà campo la palla in ascensione, i Clippers iniziavano in attacco ma sbagliavano il primo tiro, fallo di Kaminsky su DeAndre a rimbalzo, altra occasione, ancora errore, saltava Griffin fuori cilindro, un “animalata” saltando sopra MKG e schiacciandolo a terra, mancava solo il conteggio dei tre secondi da wrestling degli arbitri ma il fallo era pro Clippers, altra occasione con tripla tentata da J.J. ma nulla di fatto ancora, rimbalzo nelle mani di Williams, primo attacco a 11:06 con tripla di Kaminsky a segno seguita da un lungo due dalla diagonale destra di Williams per un 5-0 veloce. J.J. Redick riprovava da lontano a 9:37 ma ancora una volta il risultato era zero, anche grazie a un doppio disturbo sul tiro. Batum in entrata non trovava opposizioni sotto il ferro, plexiglass, retina e 7-0 assicurato.
Una dunk di Jordan a 9:08 sbloccava il punteggio ospite, Charlotte, però volava ancora sulle ali dell’entusiasmo iniziale e con MKG metteva dentro 4 punti dalla media distanza sulla linea di fondo destra (8:38 e 8:15, con il secondo notevole in turnaround contro J.J. Redick).
Mbah a Moute ne metteva altri due per i rossi ma a 7:33 da una dribble drive Kaminsky ricavava una parabola perfetta da metà area per il 13-4.
Dopo la replica di Mbah a Moute, Batum segnava da tre con il pullup a 6:54, 17 secondi più tardi Griffin aiutato dall’anello realizzava i suoi primi due punti di serata ma un catch and shoot di Batum dalla top of the key conquistava altri tre punti per Charlotte che scappava a 6:19 sul 19-8.
Mbah a Moute da sotto ne realizzava due mentre MKG montava guardia su J.J. Redick da inizio partita, Griffin in entrata mangiava altri due punti a Charlotte e a 3:29 Speights fintava sull’uscita di Kemba; spostamento laterale, top of the key da tre, perfetto tiro e -4 raggiunto dagli ospiti.
A 3:21 Clifford si tutelava con un time-out ma non era sufficiente, Speights e Felton finivano il parziale di 11-0 per agganciare a quota 19 la formazione di coach Clifford.
A far ripartire i Calabroni ci pensava Marco Belinelli con un efficace tiro da tre punti a 2:22, purtroppo però i Velieri, spinti dal vento di Griffin trovavano una giocata da tre punti a 1:54 che ristabiliva subito la parità per poi passare anche in vantaggio di due con lo stesso invisibile elemento.
Per fortuna Blake falliva il libero supplementare e gli Hornets con tre FT di Lamb si riportavano sopra di uno a :51.4.
A :42.8 il vento per i Californiani cambiava nome (Speights) ma il risultato erano tre punti micidiali che Lamb ancora una volta (2/2) recuperava dalla lunetta, tuttavia al giro di Boa il vento Griffin riprendeva vigore lasciando dopo il primo passaggio le Luna Rosse sopra di due (27-29).
 
MKG inaugurava il secondo quarto con il terzo jumper dalla linea di fondo destra, anche da più distante la precisione c’era e i Calabroni pareggiavano ma ben presto dovevano subire l’attacco dei californiani che con W. Johnson si portavano sopra di quattro (un tiro e un 2/3 dalla lunetta), punteggio che Crawford non aumentava pur avendo due liberi a disposizione.
Felton a 8:21 infilava da tre Roberts in una lotta fiscica simile a quella tra un lottatore di sumo e un maratoneta kenyano, così il +7 era assicurato.
Il n°9 dei Clippers Anderson metteva dentro due punti facili dopo uno sfondamento non chiamato precedentemente e a 7:38 Clifford chiamava il time-out per riordinare le idee e metter in campo i pezzi pregiati sul 32-41.
Kemba e Marco reagivano, primi due punti per il capitano e due per cercar di migliorare le statistiche al tiro per Marco, 36-41 seguito purtroppo da due punti di Crawford (su Batum) ottenuti dal semicerchio non colorato della lunetta.
A 4:23 Marco s’infilava frontalmente sull’assist di Batum all’indietro; due punti più fallo, giocata da tre punti per il Beli che avvicinava sul 39-43 gli ospiti.
A 4:10 Crawford con spazio realizzava la tripla ma Batum passando dietro a Kaminsky sparava una bomba che deflagrava dentro la retina, in più Redick in ritardo dietro al blocco si appoggiava sul fianco sinistro del transalpino impegnato nella sospensione.
Giocata da 4 punti per il 43-46.
Marvin con un’iniziativa personale alzava da pochi passi di distanza dal ferro riportando lo scarto al minimo ma commetteva fallo e Marco appena uscito rientrava in campo ma era colto di sorpresa dalla tripla di Redick a 3:15.
Batum a 2:25 con lo step back da destra costringeva Griffin ad allungarsi, fallo per gli arbitri e 2/2 della nostra SG dalla lunetta. A 2:14 saliva Belinelli circondato da 4 mani, tiro da 2 punti da media distanza e aggancio sul 49 pari.
Beli rubava anche un pallone ma Kaminsky sprecava in transizione troppo approssimativamente.
Mbah a Moute avvantaggiava gli ospiti ma Kemba metteva dentro due punti per raggiungere i 4 personali sfuggendo a Griffin che sino all’ultimo tentava di stopparlo, ma il capitano si buttava dentro tutta birra facendo soffrire di gambrinismo la PF avversaria chiudendo con un layup che non lasciava scampo.
A finire avanti erano però i ragazzi di Doc che con Austin al vetro chiudevano i primi 24 sul 51-53.

Marco Belinelli infila la difesa dei Clippers.
Ultimamente Marco tira meglio da due punti che da tre, trovand anche più spazio dopo aver effettuato spesso buoni movimenti.
Da tre punti è però calato dopo l’infortunio e per Charlotte è un problema.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Dopo soli venti secondi a inizio ripresa MKG pareggiava la partita mostrando di saper tirare anche frontalmente, le squadre sbagliavano parecchio ma un taglio di J.J. Redick cui seguiva l’appoggio in corsa e dopo una tripla dello stesso tiratore, il gap degli Hornets saliva a 5 punti.
A 8:50 Frank conquistava la lunetta ma falliva uno dei liberi, una put back dunk di DeAndre Jordan era annullata dagli arbitri per interferenza, così a 8:24 un Batum caldo realizzava il 56-58. Rivers dall’angolo sinistro mostrava ancora una volta la lacuna degli angoli riportando sul +5 i suoi.
Batum come passatore era fantastico lob in diagonale a sorvolare la difesa, alley-oop leggero di Kaminsky e Hornets sul -3 (58-61). A 6:30 uno dei pochi lampi di Kemba il quale irrompeva prepotentemente nello spazio tempo calcolando al rallentatore i movimenti dei difensori avversari e allungandosi di destra batteva la difesa di Rivers.
Rivers da tre realizzava, riproponeva quindi nuovamente il leitmotiv il figlio di Doc; altra bomba per i Velieri che salivano sul 62-67. Marvin Williams scaricava una tripla da tre che si metteva in connessione con la retina per il 65-67, tuttavia in attacco gli Hornets non giocavano più al meglio e finivano per incassare un parziale di 3-10 che portava sul 68-77 i “cugini poveri” dei Lakers. Facendo un passo indietro da segnalare la tripla siderale del 68-75 di Crawford.
Batum sfruttava un leggerissimo tocco di Rivers su un blocco, tre liberi assegnati, due realizzati 70-77 il punteggio dopo aver visto il francese all’opera.
 
A proposito di opera, i due punti iniziali dei Clippers nell’ultimo quarto evocavano il fantasma, Hornets sul -9 che aspettavano Marco per recuperare qualcosa; tripla vincente fuori equilibrio passando dietro il blocco di Plumlee (74-82).
Lamb con la mano destra, la più lontana da canestro, da vicino lasciava il difensore fuori portata per stoppare la sfera, due punti e -6…
Felton con una finta e tiro over Kemba, dal mid-range teneva a distanza Charlotte, la quale ricavava però tre punti con la seconda tripla di serata di Kaminsky.
Anderson segnava due punti (fallo assegnato a Kaminsky sotto canestro sul tentativo del n°9 avversario di passarlo) dalla lunetta, poi Frank si faceva perdonare inchiodando l’entrata di Felton mentre Marco dall’altra parte in uno contro uno effettuava uno spin/fade-away che non lasciava scampo al difensore a 7:18. Grazie al canestro di Marco le distanze si riducevano a 5 e grazie a Williams e il suo reverse layup (buon gioco di passaggi da parte della squadra), i Clippers dovevan guardarsi le spalle con soli tre punti di vantaggio (83-86).
Felton si calava nel ruolo di tiratore e metteva dentro altri due punti fastidiosi recuperati da Marco con altrettanti poco dopo. Crawford purtroppo per noi pescava il secondo jolly di serata; dopo la precisa tripla da casa sua, arrivava la mattonata a tabella che rischiava d’infrangere il plexiglass ma era utile perché finiva in fondo al cesto.
Non mollava ancora Charlotte che a 5:20 segnava con Kaminsky da tre punti ma un arrembaggio di Rivers proveniente da tribordo con parabola alta al vetro rimandava i Calabroni sul -5.
Destino già segnato quando Griffin spalle a canestro forzava contro Marvin, finte veloci, giro e tiro dal pitturato, -7 Hornets.
A 3:57 Kaminsky era orrendo nel primo appoggio nonché superficiale, riprendendo e segnando però purificava il suo peccato.
Frank a 3:38 da tribordo contro-arrembava il Veliero; DeAndre rimaneva a babordo del ferro, nessuno in vista, jam bimane per Frank, quella del 92-95.
I teal & purple si scioglievano come il solito sul più bello; un passaggio volante di Rivers per DeAndre Jordan violava la no fly-zone e a 1:45 Rivers segnava da tre punti su Kemba.
92-100.
Sul-8 la partita sembrava finita, invece sulla rimessa di Belinelli, Batum ci metteva due secondi per realizzare il catch n’shoot del 95-100.
Kaminsky subiva l’abbraccio di J.J. Redick sotto canestro andando a realizzare due liberi.
97-100 a :57.8 dalla fine.
A 44 secondi dalla fine Rivers non segnava ma la difesa di Charlotte non conteneva Griffin che ribadiva a canestro in schiacciata sulla respinta dell’anello.
Batum in entrata si faceva stoppare da DeAndre Jordan, recuperava Charlotte che provava con Marco dalla destra ma ancora una volta nulla da fare, finiva per recarsi in lunetta Crawford per uno scippo di Walker ritenuto non regolare che faceva disperare Clifford, il quale non credeva alla chiamata. 97-104 seguito da una tripla di Kemba per il 100-104.
Le ultime speranze le metteva Batum a disposizione; il suo 2/2 dalla lunetta a :08.9 rimetteva leggermente in discussione la gara con il 102-105 segnalato dallo scoreboard, ma i Calabroni sulla pressione non riuscivano a rubar palla e costretti a commetter fallo subivano il 2/2 di J.J.Redick che portava la squadra tifata da F. Buffa oltre il break.
Finiva 102-107, ennesimo fall down degli Hornets, altra occasione persa.
La stagione si assottiglia, da qui a un paio di settimane Cho deve metter sotto contratto qualcos di consistente, anche se, visti stasera, servirebbe una rivoluzione…
 
Pagelle:
 
Walker: 5
10 pt. (4/18), 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Normale nei vari tabellini ma a quello del tiro proprio non c’è… sembra scarico in campo, sia in avanti sia in difesa, dove ogni tanto recupera qualcosa, ma prende in faccia troppi canestri. Stremato per aver tirato avanti la carretta fino a oggi, tradisce in una partita dedicata a lui, dove sarebbe servito come il pane.
 
Batum: 7
25 pt. (7/13), 6 rimbalzi, 8 assist, 1 stoppata. Cala leggermente la media delle perse con due tonight, trova buone giocate sia da dentro che da fuori, anche in penetrazione, peccato per la stoppata presa nel finale da Jordan, ma la palla era rimasta ancora nelle nostre mani. Dopo un inizio a prender le misure all’attaccante, non fa male nemmeno difensivamente.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt. (4/8), 7 rimbalzi, 2 rubate. Coinvolto da rotazioni della panchina, è l’unico titolare che finisce in negativo e pesantemente con un -13. Dimostra di saper anche tirare precisamente quando si mette in ritmo. Brutta scelta nel secondo tempo quando si prende un tiro abbastanza scoordinato. Parte bene su J.J, poi gli tocca anche marcare Griffin e su quelli più grossi fa fatica…
 
M. Williams: 5,5
9 pt. (4/6), 5 rimbalzi, 1 assist. Una bella deflection ma anche tre turnover. Nei finali è timido e oggi va fuori tempo non riuscendo a fermare Griffin un paio di volte.
 
F. Kaminsky: 7
20 pt. (7/16), 8 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Oscilla tra il 6,5 e il 7, per la difesa alterna un paio di ottime stoppate a rimbalzi non conquistati. Prende un colpo al naso e finisce con un tampone dentro la narice. Bene il lato offensivo anche se in alcune circostanze cerca di metter dentro appoggi sui quali è troppo approssimativo.
 
Belinelli: 6,5
17 pt. (7/14), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Entra al posto di MKG in certi momenti del match unitamente al team titolare. Questo spiega anche il suo -1 (poco rispetto agli altri compagni della panca). Segna spesso da media distanza ma ci prende poco da tre e sbaglia una tripla in un momento importante. Alcune buone difese occasionali, su Griffin e su altri…
 
Lamb: 6
13 pt. (4/9), 1 rimbalzo, 3 assist. Come punti non fa male se si pensa che gioca solo 15 minuti ma dietro qualche pecca si vede. L’idea di dare una mano a Marco lascia scoperto il tiratore da tre, che nonostante il suo rientro rapido, segna. -14 di plus/minus.
 
Mil. Plumlee: 4,5
0 pt. (0/), 2 rimbalzi. La stella vespertina (Venere quando compare subito dopo il tramonto) che faceva innamorare era lui. Gioca 11 minuti. Posterizzato da Griffin, le statistiche minime si sciolgono con l’acido solforico presente sul secondo pianeta del sistema solare. Si diceva che Venere fosse il pianeta gemello della terra, stasera ci hanno mandato forse il gemello più scarso? Il -17 è eloquente…
 
Roberts: 5,5
0 pt. (0/1), 3 rimbalzi, 2 assist. -9 di plus/minus. Giocatore che fa fatica co il fisico se trova tipi alla Felton. Mette su qualche numero in 6 minuti ma viene travolto.
 
Coach Clifford: 5,5
La panchina non c’è. Giocare così è una tortura e lui dovrebbe tentare di dare spazio anche ad altri, peggio di così non può andare. Kemba è costretto a stare in campo 41 minuti ed è cotto, la squadra è in caduta libera e il GM per me ha sempre 3 come voto sino a oggi, se non 2,5 dopo l’operazione Plumlee per i costi… Deve un attimino riprendere i ragazzi sul prendi e tira in transizione che qualche volta scappa troppo entusiasticamente. Buona l’idea di MKG su Redick, pessima quella di girarlo su Griffin. Mi viene la labirintite a guardar le difese sui tre punti.

Game 53: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 95-107

 
TentativHornets
 
La corsa allo spazio, la guerra fredda sul finire degli anni ’50 che portò in orbita lo Sputnik1 dei sovietici dando inizio all’era spaziale.
La NASA era indietro dal punto di vista tecnico e progettuale, così, nell’ottica dell’inimicizia tra le due superpotenze corse ai ripari, ma il primo modello del razzo Vanguard lanciato verso il cielo, esplose in fase di ascensione.
Da lì al primo allunaggio per passare all’Apollo 13, l’allunaggio tentato e non riuscito con la famosa frase di Swigert: “Houston abbiamo avuto un problema qui” il passo è stato rapido…
Ok, uno dei serbatoi dell’ossigeno era esploso, l’equipaggio si salvò rientrando con un modulo lunare di salvataggio, ancora abbastanza grezzo…
Anche gli Hornets sono in questa fase pioneristica, ahimè a metà stagione, i playoffs potrebbero arrivare penso solo attraverso il mercato (in tema di progresso), anche perché Zeller, appena recuperato, ha giocato solo 21 minuti con qualche problemino fisico di troppo ancora.
Dopo un primo tempo chiuso in vantaggio e ben giocato, il collasso nel terzo periodo, nel finale Clifford ha messo un quintetto piuttosto basso per cercare di recuperare, con Marvin come centro.
Tentativo di diversificazione vano, il gap contro i top team dell’anno c’è e se si decide di tentare l’allunaggio post-stagionale va corretta la rotta della navicella.
In serata si vince a rimbalzo 47-41, negli assist 26-22, si perde nelle rubate 8-13 e soprattutto i turnover (con Charlotte sul podio) sono quelli che costano la partita.
21-17 con Houston lesta ad approfittarne.
30 pt. e 11 rimbalzi per Harden, 17 per Beverley, mentre per Charlotte Batum si è fermato a 15, Walker a 14…
 
Houston di coach D’Antoni, affamata di vittorie, cercava la numero 39 per insidiare gli Spurs e il loro secondo posto a Ovest. In North Carolina quindi il quintetto proposto dallo scafato coach vedeva scender subito sul parquet; Harden, Beverley, Ariza, R. Anderson e Capela con Gordon in panchina ma solo come spettatore a causa di problemi fisici.
Per Clifford i 5 da schierare immediatamente erano; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Cody Zeller al rientro.

Cody Zeller al rientro ha finito con luci e ombre in 21 minuti sul parquet.
L’energia c’è, ma nel finale è rimasto fuori con qualche problema fisico forse non del tutto risolto.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Zeller portava a casa subito la palla a due, Charlotte attaccava con Marvin Williams che chiuso a mezz’altezza nel pitturato rilasciava un floater leggiadro senza commetter sfondamento. Anderson da tre tirava corto, Zeller andava a vuoto da vicino dovendo ancora prendere il ritmo, Harden sbagliava il tiro contro MKG, poi a Zeller era fischiato un fallo offensivo.
Charlotte difendeva forte ma Beverley dalla baseline destra girava davanti a MKG staccandosi un pochino per il tiro del pareggio. MKG dall’area segnava il 4-2 seguito da Kemba bravo a metter dentro il layup grazie al passaggio di Batum che sorprendeva i Rockets nella zona centrale dell’area da dove arrivava il nostro playmaker per concludere.
A 9:22 Capela in area accorciava, gli Hornets ripartivano e dalla linea di fondo destra Batum serviva in corsa Cody, dunk unstoppable a due mani per l’8-4.
Houston reagiva con Anderson che da una drive andava a contatto con Cody, il quale finendo per terra lasciava il via libera ai due dell’ex Pelicans.
Gli Hornets guadagnavano altri due punti ma i Rockets trovavano comunque il pareggio a 7:36 con un fede-away di Anderson, passando anche in vantaggio con Capela, bravo a recuperar un rimbalzo offensivo dopo l’errore di Harden in entrata con l’eurostep.
Charlotte raggiungeva il 12-12 con un passaggio verticale di Batum corto; la difesa di Houston collassava incredibilmente sul francese lasciando solo MKG a pochi cm dal canestro, facile per il nostro numero 14 pareggiare.
A 6:25 la sfera viaggiava in orizzontale da Batum a Williams, tre punti e Hornets di nuovo in vantaggio (15-12), incrementato a 5:54 quando un passaggio dietro la schiena di Walker trovava Zeller in corsa per due punti in entrata e tiro libero aggiuntivo.
Calabroni sul 18-12 che non si arrestavano, infatti, da una transizione Lamb ricavava due punti dalla media distanza con la sospensione per il +8, a quel punto l’asse Harden/Capela realizzava l’alley-oop e a 3:21 gli arbitri regalavano due punti a Harden; goaltending ma non reale, Marvin arrivava sul pallone quando lo stesso raggiungeva il suo apogeo, stoppata solare ma solo dopo il replay.
Due punti incamerati per i texani che anticipavano i due regolari di Harrel per il 23-21, per fortuna Lamb in entrata alzava un pallone che ricadeva perfettamente nella retina prima che a 1:44 Anderson segnasse il 25-23.
Plumlee segnava due punti con uno spin in area su Dekker mentre Harden continuava a trovare difficoltà in attacco, Brewer commetteva il secondo fallo in pochi secondi sulla palla appena recuperata d Kaminsky in torsione, così Frank metteva dentro due FT per chiudere il primo quarto sul 29-23.
 
Batum ripartiva nella seconda frazione guadagnando anche qualcosa per sé.
Due liberi e altrettanti punti a 11:51, solo Houston realizzava da tre con Ariza dopo una rubata di Brewer ai danni di Roberts.
Ci pensava Marco a “vendicare” il piccolo play degli Hornets con un lungo due sparato in faccia al difensore dei texani.
Brewer provava a replicare ma sbagliava il tiro da lontano sulla difesa del Beli, Houston riusciva invece a segnare grazie a un fast break concluso da Dekker in violenta schiacciata a 10:35.
Venti secondi più tardi Kaminsky in entrata con allungo guadagnava due punti e un FT; gioco da tre punti per il 36-28. Dekker tentava ancora la violenza sull’anello ma sbagliava recuperando il rimbalzo, altro tiro e altro errore, ma sulla palla vagante arrivava prepotentemente Harrel per la schiacciata appesa a due mani.
Gli Hornets non badavano troppo a ciò e rispondevano con Belinelli e un jumper di fino a 9:38.
La squadra di D’antoni, staccata di otto lunghezze, riduceva il gap a tre con Dekker da due (ravvicinato vs Frank) e una tripla di Beverley a 8:25.
Un lob perfetto di Batum scavalcava Harden, Kaminsky riceveva e metteva dentro senza oppositori da pochi passi, lato destro del ferro.
Ariza scappava via a Marco sulla linea di fondo destra andando a schiacciare il 40-37, in più Harden in lunetta realizzava un 3/3 che ristabiliva la parità a quota 40.
Batum (autore del fallo precedente), si faceva perdonare in attacco, dal lato destro continuava a essere ispirato; passaggio perfetto sul taglio in corsa di Kaminsky bravo a depositare il 42-40.
Beverley dalla rubata pareggiava, poi recuperava un pallone, Kemba si prendeva un tecnico sull’azione ma Harden falliva il libero del +1 ospite.
A 4:52 su un retropassaggio di Batum, Walker segnava una bomba dalla top of the key, Capela a 4:38 potrebbe pareggiare segnando due punti recandosi in lunetta (altro tocco di Batum), ma il suo 0/1 faceva conservare il +1 alla squadra di Clifford.
Dalla lunetta però arrivava il pari; tre secondi chiamati a Charlotte…
Harden al tecnico e pareggio a quota 45.
A 3:41, dal palleggio Batum ricavava tre punti, Harden poi subiva uno sfondamento di Zeller sulla destra (annullato il canestro) mentre MKG sopravviveva allo stesso James, così a 2:21 Charlotte metteva dentro due punti dal post basso destro, sempre Zeller e sempre dal post basso destro, questa volta tutto regolare per il 50-47.
Marvin allungava con due FT (fallo sulla palla vagante offensiva per e di Brewer), Walker subiva due cariche da Capela e da Harden, Kemba a :28.7 realizzava un pullup aiutandosi con il primo ferro ma lo step-back di Harden da tre consegnava allo scoreboard il 54-50 per almeno 10 minuti.

Jeremy Lamb su Harrell.
8 punti per il #3 di Charlotte in 11 minuti sul campo stanotte.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Rientrati in campo gli Hornets segnavano per primi con due liberi di Marvin Williams a 11:35 ma il +6 si assottigliava subito dimezzandosi a +3 con una tripla di Beverley dal corner destro su Kemba.
Reazione Hornets: drive di Kemba, passaggio corto a sinistra vicino al ferro per MKG, il quale vedeva più libero di lui Zeller a centro area, extra pass e dunk per il 58-53.
Un pullup di Kemba a 10:04 faceva allontanare dalla zona rossa Charlotte che sul +7 subiva un gancio di Capela, ma Batum ristabiliva il vantaggio dopo finta e tiro dalla baseline destra.
A 9:06 Ariza da tre punti dava il -4 ai Rockets che pareggiavano a 8:01 sempre di tripla portando il punteggio sul 63-63.
Charlotte andava d’insieme con troppi turnover concessi, e anche se ci si salvava su quello concesso all’azione successiva al pareggio, Williams era sfortunato da tre mentre Anderson spostandosi dopo la finta sul lato destro, realizzava tre punti per il 63-66.
A 7:14 Clifford chiavava il time-out ma Charlotte al rientro perdeva l’ennesimo pallone, Belinelli non segnava ma Kemba in step back su Capela a 6:21 sì, accorciando sul -1.
Houston però trovava il via per la fuga finale a 5:55 quando Harden giunto quasi ai 24 segnava da tre punti in maniera difficile contro MKG.
Trenta secondi più tardi Williams in rotazione salvava un canestro già fatto bloccando irregolarmente Capela che ai liberi non essendo una cima splittava portando pur sempre il punteggio sul 65-70.
Harden in ritmo dalla diagonale destra scavalcava un’altra volta MKG colpendo da tre punti, a 4:24 nel suo piccolo il nostro numero 14 restituiva due punti con la sospensione da destra e nonostante a 3:47 M. Williams in entrata recuperasse un contatto con Anderson, mettendo dentro solo il secondo dei due liberi assegnati, aggiungendo un punto, le distanze rimanevano ancora siderali.
Un -5 destinato ad accrescersi a 3:08 per effetto dell’entrata di Harden e di un fallo (da spendere) di Lamb su Anderson.
Sul -9 Lamb restituiva l’illusione di una possibile rimonta con una tripla a 2:35 ma solamente 13 secondi più tardi Anderson affossava le speranze dei Calabroni restituendo da oltre l’arco per il 71-80.
Charlotte passava dal -9 al -10 quando sul finire del periodo, sul contatto MKG/Harden, gli arbitri prima assegnavano canestro e libero (decidendo per la continuazione), poi arretravano concedendo solo i due FT che, realizzati dal play barbuto, consentivano a Houston di chiudere sul +10 (76-86) il terzo periodo.
 
Nell’ultimo quarto Belinelli apriva la mano con due ma Brewer usava due FT mettendo il due di denari da carte francesi, a 10:50 Roberts calava il 3 di cuori infilando la sua prima tripla stagionale ma da un altro fast break Harrell usava le napoletane mettendo sul tavolo l’asse di bastoni con la schiacciata dell’81-90.
La partita volgeva al termine quando Kaminsky da tre sfiorava la retina esterna mentre Ariza colpiva da tre con Charlotte tutta schiacciata nella propria area.
-12 (81-93), a poco serviva la tripla di Roberts a 8:55 (84-93), oppure il taglio di Marco su passaggio di Batum per il layup dell’86-95.
Houston cercava e trovava i punti deboli di Charlotte come l’angolo destro da dove Beverley aveva ancora modo di battere Kemba (pur presente) da tre punti, la difesa dei Rockets forzava tiri che Charlotte non segnava, si finiva così con un alley-oop esagerato di Harrel, quando ormai a partita finita, le squadre per rispetto, sovente non giocano più.
95-107 il punteggio finale con Charlotte che per ripartire aspetterà i Clippers alle 23.00 italiane nella prossima sfida casalinga.
 
Pagelle
 
Walker: 5
14 pt. (6/14), 5 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. -15 di plus/minus, nel secondo quarto su di lui arrivano raddoppi, alla fine Kemba perderà 6 palloni recuperandone due in difesa a causa di sfondamenti e un altro da steal. Troppi errori, lento su certi layup finisce per farsi stoppare 3 volte. Qualche buon tiro ma la percentuale finale non è lusinghiera e se si ferma lui son dolori… In più subisce qualche tripla di troppo da Beverley, anche se lui c’è nell’angolo.
 
Batum: 6
15 pt. (5/10), 8 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. Equilibrato. Perde tre palloni ma al tiro non fa male. Recede un po’ nei tentativi d’entrata ma arriva in doppia doppia con un primo tempo ispiratissimo che lo portava già a 8 assist. Si ferma nel secondo come uomo assist e la squadra ne risente.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
8 pt. (4/9), 9 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Gran primo tempo su Harden che nel terzo quarto gli segna due triple in faccia. E’ lui che mette dentro due punti per il tentativo di recupero ma poi il Barba mette su numeri, anche se non sempre sono sue “le colpe”. Però… come Kemba… se non funziona lui come stopper difensivo, è dura…
 
M. Williams: 5,5
12 pt. (3/8), 7 rimbalzi, 2 rubate. Latita nella tripla (1/4), peccato per la stoppata buona non considerata valida. Nel finale si adatta a un ruolo non suo e lascia sparare i più piccoli.
 
C. Zeller: 6
9 pt. (4/8), 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Attivo in difesa conquista due palloni, un po’ lento di riflessi ne perde tre. Anche per lui nella fase più importante della partita, scelta improbabile, un lungo due a colpire la base del ferro. Pazienza, il suo apporto in 21 minuti lo da, anche se Capela in area con i suoi semiganci e simili lo batte diverse volte o conquista rimbalzi.
 
F. Kaminsky: 5
9 pt. (3/9), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Salvate il soldato Frank. Scelte di tiro peggiori di quella citata di Zeller. Nel finale spara una tripla da ben oltre la linea da tre aggiustandosi dalla diagonale destra; tiro a sfiorare la retina, ma anche altre occasioni da oltre l’arco sprecate (0/3). Non voglio certo vessarlo ma giocar con lui è a handicap. 20 minuti son troppi, Clifford lo risparmia nel finale ma il danno è fatto o il dado è tratto, come preferite.
 
M. Belinelli: 5,5
10 pt. (5/13), 4 rimbalzi, 1 assist. Due le perse e 0/3 da fuori. Purtroppo Marco sbaglia alcuni tiri per cercare di riaprire la partita, dopo un buon inizio non riesce a esser uomo utile a Charlotte per cercare di riaprirla seriamente.
 
B. Roberts: 6
6 pt. (2/4), 2 assist. Prime due triple dell’anno e una persa. Giocatore elementare ma funzionale. +2 per lui nei suoi 12 minuti in campo. Due su tre da oltre l’arco.
 
Mil. Plumlee: 6
4 pt. (2/2), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Abbonato ai 4 punti a partita stavolta non sbaglia nemmeno un tiro. Roba facile comunque… Zeller gli toglie minuti e lui ne gioca solo 13. Non incide ma non sfigura.
 
Lamb: 5,5
8 pt. (3/8), 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 11 minuti e a livello di punti va bene, come FG è sufficiente, come palle perde gravemente insufficiente con 3…
 
Coach Clifford: 6
Un po’ fa bene, un po’ pasticcia. Troppa la differenza tra i due team quest’anno. Il piccolo chimico ormai con una squadra dai tasselli del puzzle spostati. Prova a incollarli con il Bostik ma in serata trova il tassello Kemba con un lembo rovinato, Lamb e Belinelli non si agganciano perfettamente e il tassello di Kaminsky non lo si trova più…Se Frank deve giocare meglio nella prima parte, nella seconda scopare, meglio usare Plumlee e incastrarlo in un quintetto equilibrato.

Game 52: Charlotte Hornets Vs Brooklyn Nets 111-107

 
MarcatorHornets
 
Febbraio, nella NBA, è il mese dedicato alla storia nera, quindi vorrei iniziare con una frase iconica di Martin Luther King:
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” Ovviamente, a parte darvi uno spunto di riflessione generale su ciò che ci circonda, ben sintetizza il momento di Charlotte che dopo le paure iniziali ha fatto la sua partita finendo per portarla a casa, anche se con molta fatica, come il solito, in un finale reso avvincente da due triple di Bogdanovic in serie che avevano riportato il risultato nella più totale incertezza.
Belinelli tuttavia, lasciato sul parquet da Clifford, ha finito per realizzare i 4 punti decisivi in due tranche dalla lunetta.
Marco quindi diveniva il marcatore decisivo in un finale che si sarebbe altrimenti complicato…
Percentuali basse dal campo ma 51 rimbalzi contro 45 compensano i dati dal campo, importanti anche i turnover; 15 per gli ospiti e solo 7 per noi.
Vincere significava riagganciare Detroit all’ottavo posto, anche in quest’ottica la vittoria era importante.
 
I Nets non vincevano da nove partite, coach Atkinson provava a mettere in campo il meglio a disposizione (con Lin sempre infortunato in panchina); Dinwiddie, Foye, Hollis-Jefferson, Bogdanovic e Brook Lopez erano quindi i prescelti.
Gli eletti di Clifford invece si chiamavano; Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Frank Kaminsky, con quest’ultimo riproposto titolare per la seconda volta dopo il saluto di Hibbert e l’infortunio di Zeller.

Cody Zeller è ancora out.
Kaminsky è partito titolare anche stanotte.

 
Brooklyn vinceva la palla a due ma la riperdeva subito con Bogdanovic che marcato da Batum sgomitava troppo sul francese incollato a lui cosicché gli arbitri propendesero per il fallo offensivo.
Saltando qualcosa… Lopez stoppava Walker e Batum su un’apertura orizzontale si faceva intercettare già il primo pallone. Finiva pe segnare Dinwiddie in transizione prima che gli Hornets pareggiassero a 10:26 con MKG bravo a liberarsi di due difensori nel pitturato realizzando il 2-2.
Bogdanovic rollava in area e inchiodava a canestro in anticipo su Batum, gli Hornets pareggiavano con un tiro in area di Marvin Williams (un uno contro uno leggermente forzato e fuori equilibrio che pescava solo il cotone) e trovavano anche il vantaggio con MKG a 9:16 abile a colpir da media distanza dalla sinistra.
Gli Hornets continuavano a segnare nonostante che da ambo le parti vi fossero diversi errori al tiro Kemba da tre frontalmente e Kaminsky (in incrocio con MKG sul passaggio di quest’ultimo proveniente dalla linea di fondo destra), mettevano altri 5 punti pro Charlotte sullo scoreboard, portando sull’11-4 il punteggio.
Un parziale destinato ad ampliarsi (12-0) dopo la tripla di Batum a 5:31 che portava il punteggio sul 14-4.
Harris con una tripla dal lato destro interrompeva momentaneamente il fluido seguito da una dribble drive di Whitehead che a 4:08 mandava sul 14-9 il risultato.
Batum credeva all’entrata e aveva ragione, appoggio al vetro a buon fine Hornets a quota 16, cifra che aumentava grazie a un pallone raccolto da Plumlee dalle parti del canestro dopo un errore di Lamb al tiro.
Due facili e Hornets sul +9 (18-9) a 3:25. Harris da tre dal corner sinistro evidenziava i problemi (appena descritti sul punto della situazione) dall’angolo di Charlotte, Hamilton con il gancio e l’anello amico ad assorbire il tiro, spostavano sul 18-14 il risultato.
Batum a 2:10 usava lo schermo di Plumlee per una penetrazione sulla sinistra arrestata in prossimità del post basso sinistro e chiusa con un banker dopo aver galleggiato in aria eludendo la stoppata del difensore messo fuori tempo.
Lamb costringeva Booker a cambiare il tiro da sotto facendolo sbagliare, ma sull’azione ci si preoccupava per Kemba colpito al volto da una gomitata di Harris in entrata.
Walker rimaneva fermo e sul rimbalzo conquistato, dopo pochi secondi Charlotte chiamava time-out.
Kemba usciva ma non sembrava esser nulla di preoccupante. Lamb portava 4 punti alla causa con un floater prima, con un runner dall’alzata calcolata, distanza e ritmo, arcobaleno sopra il difensore a trovar il pentolone magico del Leprechaun in fondo alla retina.
Hornets sul +10, Booker sul ferro, altro errore per l’atletica ala grande dei Nets che spalmava una potente dunk sul ferro, tuttavia gli uomini di Atkinson guadagnavano e realizzavano due FT a 08.5 dopo un rimbalzo di Hamilton, stesso uomo della lunetta. Hornets in vantaggio 24-16 a fine primo quarto.

Nicolas Batum sta variando un po’ il suo gioco cercando anche qualche entrata.
Buona partita anche per Nicolas.
2017 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Marco iniziava bene per Charlotte il secondo, spinto da Harris, fuori equilibrio, sbilanciato, andando lateralmente verso destra trovava il tiro da due punti che faceva rumoreggiare lo Spectrum Center.
26-16, occasione dalla linea supplementare ma stavolta Marco sbagliava il tiro, poco importava, anche se Hamilton ne metteva due da sotto e Plumlee (servito da Roberts) perdeva sulla sinistra palla oltre il fondo.
Lamb era ancora una volta facile grimaldello per scardinare la difesa delle Retine che subivano l’entrata, il canestro e commettevano anche un fallo inutile in ritardo sui temi della giocata di Jeremy.
Tre punti totali e Calabroni sul 29-18.
Plumlee si faceva scippar un pallone in attacco e Hamilton tirava fuori dal cilindro una tripla a 9:03 per il 29-21.
Plumlee dopo un paio di passaggi a vuoto dimostrava IQ cestistico e fantasia, dando dentro a Marvin una sfera che la nostra ala grande spingeva dentro la retina da pochi passi. Plumlee prendeva anche una buona posizione in difesa e si guadagnava lo sfondamento su una furiosa entrata di Bogdanovic. A 6:37 Belinelli trovava un varco frontale e colpiva da tre punti (34-21), mentre Lopez dando buon giro al pallone servendosi del primo ferro per far carambolare lo sferico oggetto dentro la retina. Al centro di Brooklyn rispondeva Williams che dalla linea di fondo sinistra si metteva in ritmo con un giro e tiro rapido oltre il difensore, ferro toccato ma pallone dentro.
Charlotte dialogava a due, uscita dai blocchi a sinistra di Marco, pallone preso da Batum e restituito dall’italiano al francese in rapida avanzata, extrapass sulla chiusura, MKG sotto il ferro a destra resisteva al contatto mettendo dentro due punti “quasi” facili.
Bogdanovic metteva dentro due punti ma poi MKG riprendeva piede difendendo due volte sotto il ferro in maniera egregia, vittime Hollis-Jefferson e Bogdanovic, il quale tuttavia tornava a segnare portando le cifre sul 38-29.
Charlotte cercava di distanziare gli avversari e lo faceva con Kemba a 3:47 da due punti, con Marco (3:10) che recuperava due FT da sotto servito da Batum e con schiacciata dello stesso transalpino, il quale in transizione (servito da MKG) spostava il risultato sul 44-29.
Bogdanovic rimaneva caldo colpendo da tre oltre un incolpevole Belinelli e Hollis-Jefferson ne aggiungeva due per gli ospiti, ma a 1:28 Frank metteva dentro la sua prima tripla di serata al quarto tentativo.
A :55.3 MKG metteva dentro in schiacciata dopo aver subito una stoppata da dietro di Rondae Hollis Jefferson e riavvolgendo il nastro come in Carlitos Way, aver conquistato il rimbalzo offensivo.
Dinwiddie e Kemba si rispondevano dalla lunetta (anche se per Kemba era un 2/3), poi a :13.4 dalla sirena dell’intervallo Batum decideva d’aver l’ultima parola con un rapido step-back e tiro imprendibile da tre punti che mandava negli spogliatoi gli Hornets sul confortante vantaggio di 54-37.
 
Il secondo tempo iniziava con gli air-ball di Kaminsky e Walker,Hollis Jefferson puniva a 11:12 e Lopez in schiacciata passando Kaminsky accorciava sul -13 a 10:49.
Lopez montava buona guardia su Kemba stoppandolo ma a Hollis-Jefferson sfuggiva il pallone e lo mandava oltre il fondo.
Da lì Kemba ricavava un gioco da tre punti (pick and roll con Frank in entrata sparata con fallo di Foye) ribattuto dallo stesso Foye qualche secondo più tardi (10:18 fallo di Marvin).
A 9:36 da una transizione arrivava una chiusura di MKG con mano destra sul lato sinistro in vecchio stile.
Brooklyn tentava comunque la rimonta accorciando con Foye da tre 11 secondi più tardi. A 8:45 altra tripla dall’angolo subita; Dinwiddie per il 59-50…
A 8:17 calava ancora il divario; con Foye che passava dietro un blocco e andava a cercare il contatto in area con il rientrante MKG.
Un parziale di 2-11 che consigliava a Clifford un time-out per parlarci sopra.
Charlotte trovava la via del canestro con un passaggio schiacciato di Kaminsky in verticale per Marvin Williams, il quale dal back-door dalla linea di fondo riceveva e in un duello al sole saltava insieme e contro Foye bruciandolo in schiacciata.
Batum a 7:12 proponeva un’altra entrata riuscendo a segnare e a issare gli Hornets sul 63-54 prima che Lopez avesse vita facile su Frank appoggiando al plexiglass.
MKG andava a cercar fortuna in area e con uno spin sull’esterno chiudeva con la destra l’azione vincente ma dall’altra parte Lopez colpiva da tre a 6:23 accorciando sul 65-59.
Charlotte tornava in attacco con Kemba minaccioso d’entrata verso il centro dell’area, Brooklyn si chiudeva, classico scarico dietro, Frank con spazio ringraziava non fallendo la tripla frontale. I tre punti per il 68-59 non gasavano Frank che in entrata dalla sinistra finiva per farsi stoppare da Hollis-Jefferson, ci pensava Lopez ad abbracciare da dietro Kemba sul tentativo di penetrazione.
Due su due e 70-59 in cascina.
Batum ne aggiungeva altrettanti con un fade-away dal post basso destro su Harris, poi era Batum fermo a sinistra ad aspettare e a riconoscere il taglio in diagonale di Lamb che portava il nostro swingman a chiudere abilmente vicino al ferro per il 74-59.
I “neri” non mollavano e Harris segnava da tre, Kaminsky in attacco si lasciava sfuggir palla mentre dall’altra parte Kilpatrick portava il parziale di Brooklyn sull’8-0 per far scemare il gap a 7 punti.
A 2:42 la cosa più impensabile; drive dalla sinistra di MKG e chiusura dello stesso passando sotto il ferro per far ripartire Charlotte…
Lamb con un 2/2 dalla lunetta e Booker con una gomitata in attacco su MKG sembravano buoni segnali ma arrivava una dunk da highlight di Booker dalla potenza smisurata a 1:51.
Per Charlotte Lamb ci provava dalla diagonale destra, ben oltre il bordo da tre punti, Jeremy smentiva le sue statistiche e segnava con estrema precisione l’81-69 a 1:24.
A :34.3 Whitehead chiudeva il punteggio di quarto con un top shot da tr grazie al quale Brooklyn accorciava al -9 pur essendo partita dal -17 a metà partita.

Marco Belinelli, 17 punti e finale da pompiere per mettere in sicurezza il risultato. Un Lin con gli occhiali, alle sue spalle osserva la situazione.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Booker metteva dentro su Plumlee nella prima azione dell’ultimo quarto, poi finalmente si vedeva qualcosa di nuovo in casa Charlotte; Roberts per il nuovo arrivato, numero 18 (Plumlee) e accattivante alley-oop.
Marvin dava gas accelerando e segnando in entrata a 10:37 (85-74), a 9:22 Lamb imitava il compagno per l’87-76, in più Marco metteva dentro un jumper applaudito da due punti a 8:52 per andare sull’89-78.
Sembrava tutto facile, anche se Belinelli sbagliava due triple consecutive nonostante un tuffo parallelo alla linea laterale destra di Marvin Williams a tener vivo il pallone in uscita.
Booker e Whitehead rispondevano accorciando a 7 il divario che non scendeva sino a 6:41 quando Bogdanovic attaccando Kaminsky guadagnava un gioco da tre punti che riportava a due possessi lunghi le Retine (91-85).
Marco forzava un tiro in entrata con l’uomo davanti, la palla finiva dall’altra parte del ferro tra le mani di Frank, due punti facili da segnare ma ennesimo clamoroso errore del nostro centro, forse nemmeno l’intercessione di Paolo Brosio alla Madonna nell’ex Jugoslavia potrebbe risanargli le mani…
A 6:12 una punta del piede di Harris (al tiro sulla linea da tre) toglieva l’iniziale tre assegnato all’esterno dei Nets ma a 5:11 un gancio di Lopez su Frank portava al -4 nuovamente gli ospiti.
A 4:36 una top finish di Marco a destra del canestro era manna, una correzione di Kaminsky dopo un errore di Kemba più due FT di Belinelli a 2:52 (finta dalla destra su Harris che abboccava saltando e drive con tocco irregolare alle spalle di Marco impegnato in schiacciata da parte dello stesso numero 12 avversario) erano quasi polizze d’assicurazione per il finale.
98-89 dopo il due su due del connazionale seguito però da una reverse jam di Lopez a due mani… in qualche maniera i Nets accorciavano sul -5 (fallo di Belinelli) grazie a un gioco di Lopez da tre punti a :26.7 dalla chiusura.
Batum andava in lunetta dall’altra parte ma splittando consentiva di mangiar altri due punti a Brooklyn che dopo la bomba di Bogdanovic andava sul -3.
A 18.4 Marco quasi andava a perder la palla ma Harris spingendo trascinava Marco per terra.
Un attimo di terrore per una possibile persa, poi la consapevolezza di due liberi che freddamente il giocatore di San Giovanni in Persiceto realizzava.
Finita?
No… nemmeno per sogno, troppo facile…
Bogdanovic di corsa andava sulla linea dei tre punti, finta, Marvin saltava, Bogdanovic prendeva la mira e nonostante il tentativo di controstoppata con la mano più vicina della nostra ala grande, arrivava un’altra tripla subita.
A 10 secondi dalla fine 109-107…
I MJ boys rimettevano immediatamente lunga la sfera per un Belinelli quasi abbandonato che non si faceva ingolosire dalla possibilità della tripla (avrei già sentito le urla sino a qui di coach Clifford) ma con esperienza girava fino a esser toccato.
A :06.7 Marco era ancora freddo e chiudeva i giochi realizzando i due punti dalla lunetta per il 111-107 finale che ci portavano oltre il break.
 
Pagelle
 
Walker: 5
17 pt. (4/20), 3 rimbalzi, 5 assist. Serataccia al tiro di Kemba che compensa con un 8/9 dalla lunetta. Sbaglia troppe cose facili per lui, un po’ lento si prende 5 stoppate, un paio da Lopez con entrate telefonate. Mi piace di più come rifinitore oggi. Pazienza, gli Hornets hanno vinto, alla prossima giocando decisamente meglio speriamo, quando servirà di più…
 
Batum: 7
17 pt. (7/18), 8 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, 2 stoppate. Parte subito forte (non al tiro) e guadagna una palla conquistata per Charlotte. Mette su discreti numeri nonostante un paio di tiracci. I turnover scendono a due, così come smista un paio d’assist in meno rispetto alla media. Evidentemente il rapporto qualità assist/prezzo perse è proporzionale. Segna canestri senza esagerare, continuando a mettere dentro anche con qualche entrata.
 
Kidd-Gilchrist: 7
14 pt. (7/12), 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Buona priva difensiva di MKG, anche al tiro non va male. Sicuramente non è Wilson Chandler, uomo che, leggendo un articolo di Swarmsting, era proposto come possibile pedina di scambio per MKG. Certamente sarebbe un fallimento per Charlotte cedere il progetto MKG, sebbene a me piacciano tutti e due ed è sempre difficile dire quale sia l’innesto migliore. Non è vero secondo me che MKG sia uno scarso tiratore, il problema è che deve aver un po’ di spazio e non sempre riesce a costruirsi da solo le azioni come fa la controparte indicata di Denver.
 
M. Williams: 7
14 pt. (6/11), 9 rimbalzi, 2 stoppate. Energia e difesa ma anche attacco. Su entrambi i lati del campo Marvin dice la sua. Nel finale una bella stoppata su Bogdanovic che aveva già preso il tempo e infilato Batum, scompare meno in attacco e una dunk a ricordare quella dello scorso anno contro Phila sempre in casa.
 
Kaminsky: 5,5
12 pt. (4/17), 11 rimbalzi,5 assist, 1 rubata. Lo so… vi starete chiedendo… come si fa a dare 5,5 per un giocatore che in 33 minuti raggiunge la doppia doppia? Il motivo è semplice. I numeri non sempre spiegano tutto anche se danno indicazioni. Purtroppo a volte parziali e/o fuorvianti. Intanto il 4/17 al tiro è uno scempio alla mano educata che dovrebbe avere, sbaglia canestri ravvicinati, tenta spin e tiro seguente rimanendo in piedi in qualche modo… In difesa è troppo facile passarlo. Rimangono i dati nel tabellino.
 
Belinelli: 7
17 pt. (4/9), 3 rimbalzi, 1 stoppata. Fa 1/3 da oltre l’arco ma chiude la partita con i liberi (8/9 il totale). Si salva in una delle due azioni finali che lo portano in lunetta. Già mi vedevo smentito quando scrivevo solo ieri che l’avrei visto bene in alcuni finali, anche per il fallo su Lopez. Però, eccolo… l’esperienza a San Antonio e gli anni in NBA con New Orleans, Golden State e Chicago (vado random), sono serviti.
 
Roberts: 6
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo, 2 assist. In 12 minuti cerca più gli assist che i tiri. Solo una tripla tentata ed errata, poi un bell’alley-oop per Plumlee. Non fa disastri in difesa come nelle ultime due giocate.
 
Lamb: 7
16 pt. (6/11) , 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Bene. Entra prima di Marco ed entra anche nelle difese avversarie incuneandosi e segnando con runner e floater. Mette anche una tripla lunare. Rimbalzi a livello, questo è il Lamb che serve.
 
Plumlee: 6,5
4 pt. (2/3), 2 rimbalzi, 1 assist. Gioca 14 minuti. Si limita al tiro ma piano piano accumula buone statistiche. Non è lui la bocca da fuoco principale. Sbaglia solo un’entrata in corsa forzandola. Ha un momento nel quale non gli riesce nulla, poi si riprende e gioca bene i suoi scampoli di partita nonostante Booker lo trafigga come San Sebastiano dal pitturato in avvio ultimo quarto con un tiro/freccia a parabola dal pitturato.
 
Coach Clifford: 6,5
Arrestata la crisi di risultati, il gioco ha latitato nella qualità nel primo quarto. La rimonta dei Nets per fortuna non è andata a buon fine. Senza Lin sono squadra spenta nonostante il fuoco sotto le ceneri covi individualmente. Servirà decisamente di più per battere Houston, ma per stasera va bene così. Time-out giusti e Marco in campo a risolver la gara. L’unico appunto è Frank nei finali. Troppo facile batterlo.